Cantina Arrighi, Porto Azzurro, Elba

 

“La qualità non è mai casuale; è sempre il risultato di uno sforzo intelligente.”
John Ruskin

Il vino della “cantina Arrighi” mi porta nuovamente all’Elba! Vi consiglio  di andare a visitare questa affascinante isola a Settembre, perché le temperature sono miti e piacevoli. Questo è il periodo migliore per vivervela, e lontano dalla massa dei turisti dell’alta stagione  si possono girare i posti più belli: “Capoliveri”, il laghetto di “Sassi Neri”, il monte “Capanne” (1019 metri raggiungibili dalla funivia di “Marciana”), le spiagge di “Cavoli”, della “Biodola”, di “Padulella”, di “Sansone”, di “Marciana”, della “Fetovia” e tanto altro ancora.

Secondo una leggenda Venere , la dea della bellezza e dell’amore, avrebbe perso una collana di perle nel  Mar Tirreno, dando così vita all ‘  “Arcipelago Toscano” di cui l’Elba  fa parte . L’Elba si trova a 6,2 miglia dalla città costiera di Piombino e, con un’area di 86 miglia quadrate (223 km quadrati), è un paradiso toscano incontaminato: limpide acque blu, coste infinite, paesaggi meravigliosi, clima temperato ed una natura rigogliosa tipicamente  mediterranea, con ricchi oliveti e vigneti.  L’ Elba , inoltre, è una terra ricca di una cultura vitivinicola che è antica tanto quanto la sua storia.  L’Elba è stata abitata sin dall’epoca preistorica, ed essendo piena di depositi di minerale ferroso l’Elba, ha  attirato molti colonizzatori. Gli Etruschi ed i Greci la chiamano  “Aethalia” (che significa “luogo fumoso”, probabilmente a causa della presenza di fornaci), successivamente i Romani la ribattezzano “Ilva” , ovvero “ferro”, stabilendovi una base navale. Seguirono altre dominazioni durante il Medioevo: Pisa e Genova se la sono contesa fino al governo  dei Duchi di Piombino  1399 e di Cosimo I dei ‘Medici di Firenze nel 1548. Dal 1596 al 1709 la parte orientale dell’ Elba  passa invece sotto il controllo dell’Impero Spagnolo per circa 150 anni, poi tutto il territorio è  conquistato prima da Napoli e infine dai Francesi nel 1802. Quando Napoleone I  abdica nel 1814, viene esiliato all ‘Elba , dove sbarca il 4 maggio. Da allora, l’ Elba è riconosciuta come Principato Indipendente con Napoleone come suo re fino al 26 febbraio 1815, giorno in cui torna in Francia per i cento Giorni . Napoleone  lascia il suo marchio con le sue residenze nobiliari a Portoferraio ,  capoluogo dell’Elba : la “Palazzina dei Mulini” e la “Villa di San Martino” , entrambe al presente musei aperti al pubblico. Successivamente, l’ Elba è stata restituita alla Toscana , con la quale si annette all’Italia unificata nel 1860 .   L’Elba merita di essere vista anche per i sapori della sua cucina , composta da piatti semplici e fantasiosi, e per lo più a base di pesce, che qui abbonda come i suoi deliziosi ristorantini sparsi ovunque, che vengono riforniti da tutti quei pescatori , che ogni mattina vanno al largo con le loro barche, e le riempiono di  polpi, stoccafissi, totani, e sardine.

Antonio Arrighi

Antonio Arrighi

Venerdi 18 Settembre. Un weekend di fine estate ho deciso di tornare all’Elba per la seconda volta, e vi assicuro che ne vale davvero la pena! Da Piombino prendo il traghetto ( compagnia “Toremar” o “Moby”  con andata e ritorno al costo di circa 32 euro )  per Portoferraio, e qui con la sua auto mi aspetta Antonio Arrighi, un grande winemaker  elbano, che oltre a essere il numero uno nel suo lavoro, è un fuoriclasse nella vita!

Antonio Arrighi è nato all’Elba, precisamente nella stanza numero 13 dell’ “Hotel Belmare” , mio primo alloggio a Porto Azzurro  lo scorso Luglio. L’ “Hotel Belmare” è una struttura elegante e prospiciente la marina, che è stata di proprietà di suo padre! Infatti, Antonio è cresciuto in una famiglia di albergatori e ristoratori esperti , che vantano  un lungo trascorso  nell’  accoglienza turistica  all’Elba  a partire dal 1960, gli anni d’oro del boom economico. Parimenti i suoi genitori si dedicano a tirare su un’azienda agricola pensata per lo più per i loro stessi clienti, producendo diversi tipi di carne (maiale, coniglio, ecc.), fiori, e frutta (pesche e uva).  Da bambino Antonio è sempre stato coinvolto dietro le quinte, quando nel 1980 Antonio diventa sommelier (fa ancora parte della Delegazione Elba di “AIS Toscana” ) non solo per prendersi cura dei suoi vigneti, ma anche per fare dell’ottimo vino! Nel 1995 Antonio ha davanti a sé una grossa opportunità: intraprendere un ambizioso progetto in collaborazione con la “Regione Toscana” e con “Paolo Storchi” , senior researcher del “CREA” (“Assessorato alla Ricerca Agraria di Arezzo”) . Lo scopo è quello di capire quali vitigni internazionali insieme a quelli locali possono crescere all’Elba . La risposta a questa domanda è stata:  Syrah , Sagrantino e Tempranillo per i vini rossi, ed Incrocio Manzoni Chardonnay Viognier per i vini bianchi. Antonio ha continuato a piantare tutte queste varietà di uva internazionali selezionate nella sua terra, essendo resistenti alla siccità ed alle malattie, rispettando parimenti elevati standard di qualità. Dal 2000 in poi,  Antonio si è dedicato completamente alla sua passione vinicola, che si è trasformata nel suo mestiere principale aiutato dai suoi cari. Antonio è molto orgoglioso della sua compagna Giada , delle sue due figlie Giulia e Ilaria e di suo figlio Matteo, che rappresentano un punto di riferimento non solo per lui ma anche il futuro della cantina Arrighi. Sono molto felice di trascorre due giorni all’Elba per godermi il suo silenzio, i suoi colori ed i suoi profumi. La compagnia di  Antonio è una scarica di adrenalina pura, energia che trasfonde alla sua spumeggiante e bella  Giulia , che sta studiando enologia, e alla più timida e dolce Ilaria , che si occupa di comunicazione e marketing. Tutti quanti insieme sono una forza! Si dice che l’umiltà appartiene ai grandi, ed è il loro caso! Appena li conosci è inevitabile non cadere vittima della loro professionalità, genuinità e calorosa ospitalità, e di conseguenza ti ci affezioni!

 

Antonio  è sempre lo stesso, in formissima, vivace, sorridente e pieno di cose da fare.  Contenti di essere in auto e di parlare di presenza dopo il Covid 19 invece che on line, si chiacchiera su come il settore vitivinicolo abbia risentito bruscamente della crisi economica e degli enormi sforzi fatti per compensare le grosse perdite dei periodi della pandemia. Per fortuna Antonio mi dice che si è ripreso e che i suoi ritmi produttivi sono pressoché gli stessi di prima. Mi confessa che ci sono stati momenti di smarrimento, che però sono stati seguiti da altri di riflessione su come investire e fare di più! Mi spiega Antonio  che l’obbiettivo è quello di ingrandirsi e di mantenere il sapere e la tradizione della viticoltura elbana con uno sguardo verso il futuro, mediante l’uso di strumenti sempre più moderni.  L’oro rosso e bianco dell’eden di  Antonio è posizionato a “Piano al Monte” , nelle colline orientali di Porto Azzurro , all’interno del  Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano.  Con una produzione di circa 40.000 bottiglie annue , la proprietà di Antonio si estende su 12 ettari, di cui sette coltivati a vigneto ed il resto ad alberi d’ulivo. L’obiettivo dell’impresa di Antonio è produrre vino dai propri vitigni e sperimentarne altri nuovi, di quelli che chiaramente si adattano meglio al terroir dell’Elba  , un’oasi fatta di ferro, argilla, mare, sole e clima temperato tutto l’anno (la temperatura media annuale è intorno ai 17 ° C con precipitazioni relativamente limitate, concentrate generalmente in autunno e inverno ). L’Elba  attrae chiunque per la sua bellezza che si distingue per un’  immensa varietà di paesaggi, che sono importanti non solo per far arrivare visitatori! Con un terzo della superficie al di sopra dei 200, l’Elba può essere suddivisa in aree con terreni molto dissimili tra loro, che sono il risultato di diverse stratificazioni geologiche, quando essa ha fatto da collante tra la penisola italiana e la Corsica. La parte occidentale dell’Elba è piuttosto montagnosa, mentre quella centrale ha suoli sedimentari sabbiosi ed argillosi. Questa geografia così interessante garantisce dell’ottimo vino con caratteristiche organolettiche uniche ed un’ampia scelta tra tipi di rossi e bianchi! Ovviamente Antonio spera che tutto proceda per il meglio, e che per via della pandemia non ci siano danni nefasti per il turismo. Questo  è motore stesso della sua  attività, che è sempre più in crescita grazie non solo perché la cantina si trova a soli dieci minuti di passeggiata dal centro di Porto Azzurro, ma anche per i percorsi di Wine Trekking al suo interno. Si rimane incantati dagli anfiteatri di filari di un verde sfavillante, che sono disposti l’uno accanto all’altro in modo armonico come le note di uno spartito, che danno vita  ad una musica infinita. 

I Vini della cantina Arrighi

Sistemate le valigie nel mio moderno e raffinato appartamento arredato in stile marinaro, facciamo un salto ad un  pub del paese per un apericena, dove ci raccontiamo di questi ultimi mesi, che per fortuna pare proseguano tranquillamente nella direzione di eventuali lockdown mirati, in caso il virus dovesse circolare e diventare pericoloso. Intanto Antonio mi confessa che tutto sommato il bilancio della cantina è in positivo, e che continua a etichettare:

La migliore qualità di Antonio è la creatività. Una volta immaginato un vino lo realizza poi nella sua cantina. Questo perché, come dice Antonio : “la vinificazione è un’arte oltre che una scienza, e avere la capacità di pensare fuori dagli schemi e di improvvisare, quando necessario, sono abilità critiche per avere successo”. Antonio è un intuitivo, vuole spingere il terroir dell’ Elba fino al suo massimo potenziale, per ottenere dei vini di grande spessore, che riflettano la loro origine. Se volete carpire l’anima dell’Elba veniteci,  e qui vi aggiungo altri nove buoni motivi per concedervi questo privilegio:

Le luci delle strade si spengono e ci si va a riposare un po’. Antonio mi accompagna nella mia suite, lui torna a casa, perché domani ha la sveglia all’alba per la vendemmia.    

 

Nesos, alchimia greca di 2500 anni fa

Il sole fuori è appena spuntato ed è ancora caldo. Esco fuori a  Porto Azzurro, che ormai mi è familiare, e faccio colazione seduta davanti il mare in un baretto nel porto.  Sembra di essere dentro un quadro di Monet. Tutte le barchette variopinte in fila, che dondolano al ritmo delle piccole onde insieme agli yacht a più piani dei ricchi Inglesi, i gabbiani che librano liberi nell’aria, e qualche vagabondo che come me si aggira nel salotto di  piazza Giacomo Matteotti per godersi il silenzio del mattino. Non ho un programma preciso, sono senza orologio, e l’unica cosa che desidero e perdermi tra i vicoli stretti di questo borgo medievale, pieno di localini e botteghe artigianali che lo rallegrano e lo rendono così glamour e alla moda.

 

Proseguo verso il lungomare e mi fermo a osservare dei bambini, che si infilano in una fontana a giocare con gli zampilli d’acqua che rinfrescano i passanti. Ad un certo punto prossima alla banchina del porto turistico , mi ritrovo davanti  l’ “Oasi degli Dei” , cinque statue di marmo di Carrara raffiguranti  un “Cavalluccio Marino”, “Nettuno”, “Medusa”, “Venere Dormiente” e “Gea” , create da artisti del calibro di Raphaelle Duval, Christian Ibanez e  Franco Daga. Per cinque anni queste divinità marmoree hanno abitato le acque di “Punta Polveraia” a “Marciana” dietro iniziativa di Giorgio Verdura, un sommozzatore professionista, e poi sono state tirate fuori per essere esposte in una sorta di museo all’aperto che impreziosisce Porto Azzurro . Da quell’Olimpo elbano mi sposto alla “Passeggiata Carmignani” , che mi conduce fino alla “Spiaggia Barbarossa” , dove faccio purtroppo il mio ultimo bagno! Sul tardo pomeriggio mi avvio verso la cantina, dove trovo Antonio e Giulia affaccendati tra il loro tran tran quotidiano e una decina di Wine Lovers giunti apposta per le degustazioni. Tutti cercano il famoso “Nesos” , il nettare marino, ma non è più disponibile, perché già venduto, e c’è una richiesta spropositata, che purtroppo non può essere accontentata. Io ho avuto la fortuna di assaggiarlo in ‘grezzo’ lo scorso luglio , ed ‘in purezza’ ad “Anteprime di  Toscana” 2019  alla “Fortezza da Basso “ di Firenze prima che Conte ci chiudesse tutti a casa! Vediamo di cosa si tratta! Antonio  crede ciecamente nell’enorme potenziale dell’Elba come regione vinicola, confermato dal suo passato glorioso di  coloni greci (X secolo a.C.), etruschi (VI secolo a.C.) e romani (V secolo a.C.), che lasciano segni indelebili del loro sapere, come ad esempio la vinificazione in anfore di terracotta, antica tecnica che Antonio ha iniziato ad  intraprendere con rigore scientifico nella sua cantina. Tutto questo ha già suscitando molto scalpore!  L’Elba è stata sempre un’area a vocazione fortemente enoica, come dimostrano due scoperte  del 2013: cinque grandi anfore in terracotta (1500 litri ciascuna) in  una villa romana in una zona chiamata “Le Grotte”, ed altre trovate a bordo di relitti romani disperse nei fondali. E la storia continua! Non ci sono prove relative alla viticoltura elbana durante il Medioevo, ma è documentato che il vino elbano  godesse di buona reputazione e di un commercio a prezzi equi in Toscana . Alla fine del Settecento e per tutto l’Ottocento la viticoltura elbana è stata protagonista di un notevole sviluppo grazie alle politiche di salvaguardia di   Napoleone  . Tra il 1850 ed il 1860 invece ci sono alti e bassi, e comunque  l’Elba è costellata  da vigneti a terrazze, che coprono i pendii alti fino a 400 metri sul livello del mare, i quali diminuiscono in numero  nel  1960 a causa dell’urbanizzazione e del  boom del settore turistico . La situazione corrente non è delle più felici, considerando che dei numerosi vigneti , che coprono circa 300 ettari dell’ Elba, solo circa 125 sono iscritti nel “Registro Nazionale delle Varietà delle Viti”.  Per non parlare del fatto che la maggior parte dei precedenti terrazzamenti sono ricoperti di cespugli,  alberi selvatici, ed edifici! Tuttavia, negli ultimi anni i vini elbani stanno rinascendo grazie all’impegno e alla dedizione di cantine ben organizzate e associazioni locali, il cui scopo è la valorizzazione, la promozione e la crescita economica di questo angolo di paradiso. Antonio è sempre stato un visionario, e galeotta è stata la  settima edizione dell’ “Elbaleatico, un Grappolo di Storia” nell’ Aprile del  2018 . In occasione di questa nota kermesse dedicata all’ ”Aleatico Passito dell’Elba DOCG” , il principe dei vini elbani, Antonio fa un incontro che gli cambia in meglio il destino, quello con il professore Attilio Scienza, Agronomo dell’Università di Milano. I due fanno amicizia alla fine dell’evento, e tra una chiacchiera e l’altra, la loro dotta conversazione verte su un argomento a loro caro, cioè tentare di fare il vino come 2500 anni fa a Chio, in Grecia. I proverbi non sbagliano mai, nulla è per caso! Quanto mai di più vero, perché da quel momento parte il loro esperimento! Questo vino della Grecia classica doveva essere corposo, dolce e molto alcolico, ed in grado di intraprendere lunghi viaggi sul mare, e  si prestava a  essere diluito con acqua durante i banchetti e le celebrazioni.  Antonio ha esaudito il desiderio del professor Attilio Scienza di dare vita a qualcosa di simile all’Elba, dopo sue varie iniziative fallite in altre piccole isole del Sud Italia. Insieme si incamminano verso questa avventura, supporta tra l’altro dall’ Università di Pisa, un progetto ambizioso, in cui i due esperti aggiungono anche il loro tocco personale. A tal proposito Antonio decide di riprodurre questo antico vino greco utilizzando l’ Ansonica  , un’ uva simile a quella che doveva esserci a Chio. Successivamente ha travasato l’ uva Ansonica   , tenuta in cesti di vimini sardi, nel mare di Porto Azzurro, fino a circa 7 metri per 5 giorni. Dopo che Antonio ha estratto l’uva Ansonica   dal mare, queste uve vengono disidratate, appassite su graticci ed infine vinificate in anfore di Terracotta.  Per questo vino è stata anche consentita qualche macerazione tra le bucce e il mosto. Gli aspetti più rilevanti di tutto questo processo sono:

  • Primo: l’ acqua di mare scioglie il caratteristico strato di cera che ricopre l’uva, ed  in questo modo la maturazione delle uve diventa più veloce;
  • Secondo: il sale marino è ideale per conservare il vino in modo naturale e delicato!

"Nesos" , il vino del mare elbano

L’ anfora è tornata sul fronte della vinificazione quasi dopo 2000 anni , ed il risultato dell’opera di Antonio è un vino forte, sapido che è il “Nesos” che ha una tiratura di 200 bottiglie tutte già sold out. C’è anche un film documentario chiamato “Vinum Insulae” girato dall’elbano Stefano Muti , che immortala  l’impresa di Antonio . Si tratta di un trailer di 15 minuti, che nel  2019 al Festival del Cinema di Marsille “Aenovideo”  riceve un premio, ritirato personalmente da Antonio in una  cerimonia ufficiale svoltasi  al “Luxenbourg Palace” a Parigi !  La tenacia e la voglia di vivere di Antonio è imbarazzante, anzi meglio irrefrenabile. Ha viaggiato tanto in luoghi lontani,  e poi si è dedicato al suo sogno , cioè quello di diventare un eccellente enologo, trasmettendo il suo amore per ciò che fa alle nuove generazioni, personificate in Matteo, Giulia ed Ilaria. Ritorno nella mia casa vacanze a Porto Azzurro e mi do una rinfrescata per poi cenare in cantina con Antonio ed i suoi familiari e amici. Si fa una bella grigliata a base di fiorentine, salsicce, “rostinciane” , come le chiamano in Toscano, pane fragrante ed un buon gelato artigianale, il tutto accompagnato da bollicine e rosso firmato Arrighi! L’indomani dopo un bell’acquazzone ed una doccia di pioggia ritorno felice a Pisa promettendomi di ripetere presto questa indimenticabile esperienza elbana.

 

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