Cantina Benanti: un viaggio nel cuore dell’Etna. II Parte

Il sogno di visitare la Cantina Benanti a Viagrande in Sicilia, si realizza per il mio compleanno l’08 Ottobtre 2018. A proposito di tempo che passa,  Giuseppe Benanti “ha 20 anni, il resto è esperienza”, come lui stesso dice, perché la sua vita sembra scorrere all’infinito senza mai fermarsi. 

Io e Anna arriviamo in tarda serata all’aeroporto di Catania e noleggiamo una  Fiat Cinquecento e ci avviamo in albergo. Sistemiamo le valigie e ci dirigiamo in un ristorante nei pressi del Castel Ursino. L’aria è ancora estiva, e c’è tanta gente seduta fuori ai tavoli dei locali che rallegrano l’ atmosfera . Per cena ordiniamo vino rosso e carne di cavallo alla griglia, specialità di queste parti. Facciamo un giro per le strade illuminate di  via Etnea,  boulevard di Catania,  e parliamo dei  ricordi legati alla nostrs Isola e di come è difficile starle lontani.

All’indomani del nostro arrivo in terra patria, la prima tappa è la colazione da Saiva,  storica pasticceria e tavola calda di Catania: caffè nero bollente e due dolci enormi tipici della gastronomia siciliana. Cariche di energia la  giornata inizia con la tanto desiderata  visita alla Cantina Benanti.

Giornata piena di sole, direzione Viagrande,  Il tragitto da Catania è breve, dopo circa 20 minuti siamo nel regno di Giuseppe Benanti. Si apre un cancello in ferro battuto e vediamo un lungo viale alberato, ci incamminiamo ed è come essere entrati in un altro mondo. Lasciamo il caos di Catania per entrare in un’ altra dimensione, un parco privato con un cratere, dove ogni cosa sembra essere messa al posto giusto. C’è un grande palazzo a due piani in pietra lavica e  un giardino adiacente, dove Giuseppe ci aspetta con il suo inseparabile amico Jo, un pastore tedesco affabile e cordiale. Giuseppe accoglie me e la mia amica Anna nella sua straordinaria Azienda con un magnifico sorriso e una Magnum di “Noblesse”, bollicine di puro Carricante. Successivamente entriamo insieme nel vecchio palmento, antiche vasche scavate nella roccia e collegate da un canale, in cui avveniva la pigiatura dell’uva per produrre il mosto. Giuseppe spiega con un rigore quasi scientifico l’importanza di quel vecchio palmento e la sua funzione per la produzione del vino. E con una nota di melanconia ricorda i profumi del mosto di quando è piccolo, quando il nonno lo porta a pistare la racina  (pestare l’uva), e cita in dialetto catanese i versi dei canti dei contadini di un tempo che accompagnavano le fatiche e le gioie del fare il vino . Il palmento è rimasto integro, e da lì attraverso una porta a vetri si va al salone delle feste. Il salone delle feste è grande, con al centro un pianoforte a coda,  dei mobili di prestigio abbelliti  da specchi antichi e quadri di valore. Giuseppe ama, cura e celebra l’Arte e la Bellezza in tutte le sue forme, che siano  le sue vigne alle pendici dell’Etna o le tele secolari, che acquista e colleziona nella grande sala aristocratica, i cui personaggi enigmatici sono oggi alcune delle etichette dei suoi vini. Come quella che adorna il primo metodo classico di Carricante dell’ Etna nato nel 2003, il “Noblesse”. Si tratta del ritratto di un nobile misterioso, che Giuseppe trova  e rispolvera a  Palermo, che si fa risalire al periodo in cui Antoon Van Dick vive in Sicilia. L’atmosfera del superbo salotto è riscaldata dalla presenza di un camino, che immagino accesso, con intorno amici, curiosi che come me ed Anna sono lì in visita e parlano dei bei momenti e brindano come noi alla vita. E di calici al cielo Giuseppe ne ha innalzati, essendo un curioso di natura, dai mille interessi, non ultimi quelli per le auto d’epoca, traversate in moto degli USA, fotografia digitale. Slanci che si fondono in quell’energia unica  che respiri man mano che prosegue la visita della cantina verso la  sala degustazione. Questa è più luminosa. Ci sono tavoli, sedie spaziose e una gigantografia colorata, che, come i bei libri cartonati da collezione sparpagliati ovunque, hanno come soggetto l’Etna. Dopo si fa un salto nella cella dove dorme il vino, pieno di barrique e tonneau, che stanno li ad aspettare di finire il loro lavoro, e successivamente ci rechiamo nell’area relax, accanto alla magnifica piscina, da cui si vede il Monteserra.

Dopo un altro breve giro nel giardino della cantina, il brontolio dello stomaco ci suggerisce che è ora di pranzo.

Ci allontaniamo da Via grande in macchina per pranzare alla “Trattoria Scalo Grande”in un paesino di pescatori della costa catanese: gamberoni freschi, linguine alla vongole e quanto di più buono il mare di Sicilia può regalare al palato umano.  Siamo seduti con di fronte un panorama mozzafiato, sembra una scena di un quadro di Antonino Leto nelle sue rappresentazioni veriste della Sicilia: un mare blu cobalto, delle barche che ondeggiano e dei gabbiani che virando nell’aria sembrano quasi darci il benvenuto. Tornati in cantina  Giuseppe ci inizia alla magnifica degustazione dei Vini Benant, e fornisce dei dettagli sulla Cantina Benanti, sui vigneti, e in particolare sull’importante contributo di tutto lo staff aziendale, ed in particolare  quello dei due figli , Antonio e Salvino, a cui oggi è affidata la direzione. 

L’origine della famiglia Benanti è bolognese e va indietro nel lontano 1734. A quel tempo si chiamano “Benati”, poi grazie a un provvedimento regale, si chiede a un loro antenato di spostarsi in Sicilia e fare fiorire un ramo e al tempo stesso di cambiare il nome da “Benati” a “Benanti”. 

Sono da generazioni proprietari terrieri, dediti alla viticultura dell’Etna, che poi diventano anche imprenditori nel campo della farmaceutica, quando il padre di Giuseppe Benanti, Antonino Benanti, fonda a  Catania nel 1935  la  Sifi, una delle più importanti aziende al mondo  in campo oftalmologico.  Il vino è una passione di famiglia, trasformato da  Giuseppe Benanti, anche lui imprenditore farmaceutico, nella Cantina Benanti nel 1988 a Viagrande, versante Est dell’Etna. Giuseppe è a pranzo con l’amico medico Francesco Micale al Circolo del golf di Castiglione, “Il Picciolo”, Castiglione di Sicilia, desidera un gran vino rosso dell’Etna, ma niente di simile sulla carta! Giuseppe sceglie di valorizzare il territorio Etneo, da sempre comunque votato alla viticultura, ma non vuole solo la qualità, vuole l’eccellenza. Giuseppe inizia un progetto portato avanti assieme a grandi dell’Enologia: Salvo Foti, il  professor Rocco Di Stefano dell’”Istituto Sperimentale per l’Enologia di Asti” e il professor Jean Siegrist dell’ ’”INRA” di Beaune. Nascono le basi per produrre grandi vini sull’ Etna e si dà inizio alla svolta. Le vigne acquistate o gestite, nei comuni di Castiglione di Sicilia (Etna nord) e Milo (Etna est), sono già impiantate o vengono impiantate a Nerello Mascalese (Castiglione di Sicilia) e Carricante (Milo), i vitigni autoctoni del vulcano. Giuseppe scommette da  subito e  con decisione su tali varietà, effettuando circa 150 prove di micro vinificazione e valorizzando sia i tradizionali assemblaggi tipici della DOC Etna Rosso (Nerello Mascalese + Nerello Cappuccio) che i monovitigni, all’epoca una vera rarità. A metà degli anni novanta. Giuseppe collabora con coltivatori di Santa Maria di Licodia (Etna sudovest), mentre nel 1998, quindi dieci anni dopo la sua fondazione, l’azienda si espande anche sul Monte Serra a Viagrande (Etna sudest). Un lavoro pionieristico quello di Giuseppe e dalla fondazione della Cantina Benanti a oggi l’obiettivo dell’azienda vitivinicola è sempre lo stesso: portare in un bicchiere di vino rosso o bianco, tutto il Terroir dell’Etna. Il risultato : una produzione di vini autentici ed eleganti capaci di esaltare le diverse tipicità di più versanti e contrade della DOC Etna, oggettivamente differenti fra loro per esposizione, temperatura, altitudine, tipologia di suolo vulcanico, luminosità, piovosità, ventilazione, sistema di allevamento e quindi vocazione. Grazie alla passione e al genio di Giuseppe Benanti, l’Etna fa parlare  di “Rinascita” e successo. L’Etna diventa un nuovo distretto vinicolo d’eccellenza, attira altri produttori giunti in seguito nella “Muntagna”, ispirati dai traguardi ottenuti dalla Cantina Benanti negli anni ‘9o nella lavorazione del Carricante, del Nerello Mascalese e del Nerello Cappuccio. Nel 2005 invece l’azienda avvia una lunga ed importantissima sperimentazione che porta nel 2010 alla selezione ed all’ottenimento del brevetto di quattro lieviti autoctoni. Ancora oggi, esempio unico sull’Etna.

Nel 2012 i gemelli Antonio e Salvino, classe 1974, reduci da esperienze accademiche e lavorative di diversi anni all’estero e poi in Italia, accompagnano il padre Giuseppe Benanti in questa splendida avventura imprenditoriale. 

Antonio e Salvino portano energia e innovazione nella Cantina Benanti, mantenendo intatte la filosofia aziendale, cioè la valorizzazione dei Vitigni Autoctoni Etnei. I fratelli Benanti si  formano alla “International School di Ginevra” ed in seguito alla “European Business School ed all’Imperial College di Londra”. Un ricco percorso accademico, seguito da altre importanti esperienze lavorative formative nel campo della finanza anglossassone. L’idea di Antonio e Salvino è quella di portare i Vini Benanti in giro per l’Italia e il mondo, vini di alto livello pensati per tutti, e  non solo per esperti e palati sofisticati. Una tattica vincente che conferma il grande successo dei Vini Benanti nel mercato nazionale e internazionale. Antonio e Salvino portano avanti strategie molto chiare e pienamente condivise, ed agiscono da subito con grande decisione facendo scelte importanti, come quelle di seguito riportate:
• attribuzione del ruolo di Responsabile Tecnico Vigna e Cantina ad Enzo Calì,
enologo etneo dipendente della’Cantina Benanti dal 2004; 
• dismissione di alcune proprietà ed alcuni vigneti e terreni considerati non
strategici o non funzionali al progetto, con conseguente abbandono dei vini ad essi collegati;
• acquisto di ulteriori terreni e di vigneti, in parte anche da conferitori storici, ubicati in sotto zone di eccellenza sull’Etna a Rovittello e a Milo, due località
tradizionalmente importanti per l’azienda;
• avvio formale del processo finalizzato all’ottenimento della certificazione biologica per vigneti e cantina;
• effettuazione di importanti investimenti in cantina, con nuovi sistemi di controllo delle temperature, nuova strumentazione di laboratorio, una nuova pressa pneumatica, botti grandi in sostituzione di legni più piccoli, impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili;
• allestimento di nuovi e moderni spazi sia per lo stoccaggio e la movimentazione (circa 250 posti pallet) che per il lungo affinamento (circa 200 posti pallet) del vino imbottigliato, con impianti di condizionamento all’ avanguardia; 
• sviluppo di un’attività di accoglienza e degustazioni in cantina che ben presto
innalza lo standard sull’Etna e consente di interagire ogni anno con migliaia di
appassionati e professionisti del mondo del vino italiani e stranieri;
• ampliamento, rinnovamento e consolidamento della rete commerciale, composta da distributori e importatori specializzati in vini di eccellenza, oggi in grado di coprire circa quaranta mercati in circa trenta paesi nel mondo.
Antonio e Salvino portano a termine il  passaggio generazionale, ma il core business   rimane sempre  loro padre  Giuseppe Benanti !

La Cantina Benanti si estende per 20 ha, nei comuni di Castiglione di Sicilia, frazione Rovittello (versante nord), Milo (est) e Viagrande (sudest) più 10 ha in gestione a Santa Maria di Licodia (sudovest)

La produzione, altamente specializzata, oggi ammonta a circa 160.000 bottiglie (obiettivo nel medio periodo 190.000-200.000)

I Vini  Benanti prodotti: 

“Spumanti”:

“Classici”:

“Contrade”:

 

Single Vineyard”:

 

 

I Vini Benanti sono esportati in importanti mercati esteri, tra i quali spiccano gli Stati Uniti, il Canada, la Gran Bretagna, la Francia, la Scandinavia, la Svizzera, il Belgio, la Russia, l’Austria, Singapore, Hong Kong, la Cina continentale, il Giappone, l’Australia e la Nuova Zelanda, ricevendo apprezzamenti convinti ed unanimi e creando consenso tra gli appassionati e tra i professionisti, figure chiave nella divulgazione della conoscenza dei Vini Etnei.

Fra i principali riconoscimenti ottenuti risaltano quello di “Cantina Italiana dell’Anno”:

 

 

 

 

 

La Cantina Benanti è diventata un’azienda di nicchia specializzata nella produzione di vini dell’Etna, votata all’eccellenza qualitativa. I Vini Benanti esprimono appieno  il Terroir Etneo,  sono vini autentici, fatti per durare nel tempo ed accompagnare i piatti delle migliori cucine. Non sono vini alla moda, né puntano ad esserlo. Essi ambiscono invece ad entrare nell’élite dei grandi vini d’Europa. I Vini Benanti sono di grande carattere, tipicità ed eleganza capaci di emozionare e fare innamorare chi li beve e di essere ricordati nel tempo. 

Il vino non è un business è una passione, e la cosa più bella è condividere questa passione con qualcun altro per tirare fuori delle emozioni, e ricordarsi di queste per sempre. Ed ecco il mio regalo per il mio compleanno,  questa giornata in Cantina con il Cavaliere Benanti: non la dimenticherò mai, insieme al profumo, al sapore dei Vini Benanti.

La Bellezza della Semplicità. Per chi sa ancora apprezzarla. 

Grazie Giuseppe per quello che SEI e FAI

Enjoy it! 

Stefania. 



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