Capri. Napoli parte seconda

“…Sbarcai d’inverno.
Il suo abito di zaffiro
l’isola conservava ai suoi piedi,
e nuda sorgeva nel suo vapore
di cattedrale marina.
Era di pietra la sua bellezza. In ogni
frammento della sua pelle rinverdiva
la primavera pura
che nascondeva nelle fenditure il suo tesoro…”

P. Neruda

Ogni cosa a Napoli è un’esperienza!  C’è sempre qualcosa da raccontare anche dietro na tazzulella di cafè del “Vero bar del Professore” , inventato nel 1996 da Raffaele Ferrieri per proporre qualcosa di nuovo. E il  Ferrieri  ci riesce al punto che il suo ristretto alla nocciola diventa la stella del Made in Italy alla fiera agroalimentare di Osaka .

Sorseggiando l’oro nero di Napoli , ammiro  “Piazza del Plebiscito” in tutta la sua maestosità. Si tratta in origine di uno spazio irregolare dedicato ai festeggiamenti dei sovrani tra tornei, matrimoni, caroselli e gare di armigeri, che  poi tra il 1600 e il 1700 , grazie ai Borbone , si trasforma nel salotto della città partenopea con i suoi  imponenti edifici , quali la “Basilica di San Francesco di Paola”, il “Palazzo Reale”, il “Palazzo della Prefettura” e il “Palazzo Salerno”, un capolavoro tutto italiano protetto al centro dalle due statue equestri di “Ferdinando I” e  “Carlo di Borbone”. Divoro un babbà al gelato di cioccolato, e  carica di energia mi incammino verso il “Molo Beverello di Napoli”  per prendere un aliscafo , direzione paradiso,  Capri

Capri, Marina Grande. Gabriele Massa local tour guide
Capri, Marina Grande. Gabriele Massa local tour guide

Capri è un sogno che si materializza davanti i miei occhi in una mattina caldissima di Luglio. Un’isola dai mille colori, quelli del Sud, che la natura riesce bene a mescolare fino a creare un panorama mozzafiato come quello del ristorante “Le Palette” ad Anacapri, da cui inizia il mio viaggio alla scoperta di uno dei luoghi più visitati e suggestivi al mondo. Gabriele Massa, mio amico e collega sommelier pluristellato e responsabile food & beverage nell’hotellerie di fama nazionale e internazionale, mi aspetta a “Marina Grande” , unico porticciolo dell’isolotto, affollato di turisti , barche,  e yatch di lusso. Gabriele  è il mio Caronte che mi traghetta verso il suo empireo, che ama tanto quanto la bella moglie Raffaella . Gabriele è il classico napoletano pieno di fascino che ti sembra di conoscere da una vita. Casco allacciato  e montiamo su un piccolo scooter bianco , e mi sento per un attimo come in uno degli scatti di Nicolini, quasi un amarcord dei ruggenti anni sessanta. Girando tra le viuzze strette di Capri ombreggiate da bouganville e dipinte dal verde accecante della macchia mediterranea,  ascolto  Gabriele  , la storia di Capri on the road!

 

Storia di Capri

La storia di Capri è legata a quella del Mar Mediterraneo e delle antiche popolazioni che lo hanno attraversato, e che qui si sono stanziate tra Capo Miseno e Punta Campanella ,  teatro di grandi eventi e scambi culturali.  

Abitata sin dalla preistoria come risulta dal ritrovamento di cinte muraria megalitiche, Capri viene successivamente colonizzata prima dai Greci e poi dai Romani come dimostrano i preziosissimi resti classici e l’origine del suo nome dal greco antico “Kapros” (cinghiale) o dal latino “Capraeae” (capre). Da secoli la magia di questo posto rapisce chiunque ci metta piede , primo fra tutti Augusto, che nel 29 a.C. la scioglie dalle dipendenze di Napoli e inizia il suo dominio privato. Il suo successore, l’Imperatore Tiberio, la sceglie invece come sede per le sue manovre politiche sull’impero Romano e fa costruire ben 12 ville, tra cui “Villa Jovis” e “Villa Damecuta” . Durante il Medioevo i Saraceni assaltano Capri , costringendo gli abitanti a spostarsi dal primo agglomerato urbano nei pressi della “Chiesa di San Costanzo” a “Marina Grande” a quello seguente sorto accanto la “Chiesa della Madonna delle Grazie” , vicino l’ attuale “Via Le Botteghe”.  Nel 1371 il Conte Giacomo Arcucci amministra Capri come segretario della regina Giovanna I d’Angiò, e fa edificare la magnifica “Certosa di San Giacomo”, che si annovera tra i monumenti più interessanti da visitare in questo diamante del nostro stivale. Nel XIX secolo Capri è tra i tanti possedimenti contesi tra Inglesi e Francesi nel loro eterno conflitto di supremazia politica in Europa, che finisce con la vittoria dei cugini d’Oltralpe nel 1808 guidati da Gioacchino Murat,  e ivi  restano fino al crollo dell’Impero Napoleonico e il ritorno dei Borbone nel 1815 con Ferdinando IV di NapoliCapri risorge nella seconda metà del XIX secolo , quando diventa una tappa fondamentale del Grand Tour grazie ad una natura immacolata e alla semplicità dei suoi abitanti , che fanno innamorare tutti quei viaggiatori romantici che la costellano di dimore sfavillanti, un  buen retiro per i loro lunghi periodi di voluto esilio artistico e intellettuale. Nel 1826 due stranieri, August Kopisch e Ernst Fries, accompagnati dal pescatore locale Angelo Ferraro, scovano la “Grotta Azzurra”, in realtà già conosciuta da Augusto e Tiberio che la celebrano come loro ninfeo preferito. Questo avvenimento è riportato in un volumetto che al momento della sua pubblicazione è un successo editoriale clamoroso per la descrizione romanzata della bellezza e del mistero di  Capri, cosa che contribuisce alla notorietà di questa piccola oasi che tra il XIX ed il XX secolo passa da un’economia agricola e marinara ad una di tipo turistica di un certo spessore , allorché si arricchisce di una serie di servizi e di infrastrutture moderne ed esclusive che le valgono un decreto governativo che la  dichiara  stazione di cura e villeggiatura per la mitezza del suo clima. Ed è così che la fama di  Capri  di un Eden in cui potere scappare per trovare pace e serenità comincia ad accrescere, annoverando tra i suoi esuli i personaggi più disparati da imprenditori (Friedrich Alfred KruppEdwin Cerio) , medici (Axel Munthe) , premi Nobel (Thomas Mann ), e leader russi  Massimo Gorki e Vladimir Lenin a scrittori del calibro di Pablo NerudaCompton MackenzieJacques d’Adelsward-FersenNorman DouglasFilippo Tommaso Marinetti, Curzio MalaparteGraham GreeneRaffaele La Capria ecc. Negli gli anni cinquanta, quelli del boom economico in Italia,  Capri è la destinazione privilegiata dei regnanti (Re Farouk d’Egitto, lo Scià di Persia con la moglie Soraya) e degli attori più noti (Liz TaylorTotò, Rita Hayworth , ecc) di tutto il globo. Ieri come oggi Capri  affascina con il suo canto, e come una sirena adagiata sul Golfo di Napoli ti distrae dalla tua rotta fino a farti perdere nelle sue dolci acque cristalline.

“Le Palette”, il rifugio degli artisti . Anacapri.  

Quella di Gabriele  non è una favola narrata su due ruote mentre ci inerpichiamo su dei tornanti di roccia calcarea. Le sue parole descrivono un luogo che esiste davvero e che conosco attraverso un caprese DOC e le sue passioni , vino e cibo !

Come presentarvi Gabriele e dire quello che fa? Non so se sarò in grado, perché è come provare a fotografare un uragano! Classe 1969, Gabriele ha  una lunga carriera nel settore dell’enogastronomia ristorativa di lusso da quella caprese (è chef de rang all’hotel “Punta Tragara” ) a quella oltre confine in Svizzera, dove impara il rigore e la precisione del suo lavoro , cosa che, unita all’estro della sua personalità, lo fanno andare lontano viaggiando dall’Austria, e Liguria, fino a New York. Gabriele approfondisce e perfeziona gli studi all’AIS e Fisar da relatore, e impara Inglese, Tedesco e Spagnolo. È anche brand ambassador delle migliori aziende vitivinicole da lui stesso selezionate, tra cui “Sorrentino” a Boscotrecase, e “Gerardo Perillo” ad Avellino, di cui consegna una bottiglia al “Boccone” di Gianluca Ponticorvo che ci fa assaggiare una pizza strepitosa! Il nostro tour prosegue a piedi verso sud ovest ad Anacapri , un delizioso comune alle pendici del Monte Solaro . Ci ritroviamo all’interno del Parco Filosofico, un percorso tra aforismi e massime del pensiero filosofico occidentale e orientale , gestito da una fondazione dell’economista svedese Gunnar Adler Karlsson che abita a pochi passi da qui. Giunti al Belvedere Migliera, lontano dal caos e dalla folla di turisti , circondati da vigneti, giardini curati, pergolati di limoni, e querce secolari cinte dall’edera , improvvisamente mi metto a piangere davanti la vista drammatica dei tre faraglioni capresi . Saetta, Stella,  e Scopolo sono come dei giganti che spuntano dal mare in tutto il loro splendore,  sorvegliati dai gabbiani reali che librano nell’aria insieme a qualche falco pellegrino tra agavi, fichi d’india e ginestre,  posandosi ogni tanto più a Nord in cima sul Faro di punta Carena . Guardare  giù per quegli strapiombi infiniti lo spettacolo della di madre natura che si manifesta in tutto il suo splendore,  ti fa pensare che da qualche parte c’è qualcosa di più grande che manovra le fila della nostra esistenza. Ci lasciamo alle spalle  un orizzonte smisurato dove mare e cielo si confondono in un blu cobalto che ritroviamo nelle maioliche dell’ingresso del “Ristorante da Gelsomina” , in cui ci dirigiamo per  depositare dei liquori. Il proprietario Pasquale D’Ambrosio  ci fa accomodare e ci intrattiene per qualche ora con un antipasto di pomodori secchie su pane casereccio ed un cocktail di benvenuto il “Cosmopolitano” , un mix esplosivo di vodka, cointreaux, e succo di mirto dell’orto antistante questa struttura pensata per i palati più fini e per chi vuole allontanarsi dalla mondanità isolana. Gabriele è un vecchio amico di Pasquale  e dei suoi genitori Gelsomina e Raffaele , che raffigurati in una foto in bianco e nero , sembrano quasi salutarci ed essere felici di sentire il figlio parlarci  del passato del loro originario chiosco di panini e bibite risalente agli anni ’50 , che oggi si è trasformato in una meta obbligatoria per chi vuole recarsi nell’anima più selvaggia  di questo atollo e trovare un po’ di pace, come era solito fare Moravia, o lo scrittore svedese Axel Munthe , che cita Filomena, la mamma di Gelsomina, nel suo libro “Storia di San Michele”. Ciò che conquista sempre più clienti è la loro cucina , che da morbide caciotte, gustose salsicce, ottime conserve e melanzane sottolio , si aggentilisce poi sotto le mani sapienti del loro chef Perillo che prepara ottimi primi, secondi e dessert,  quali:  tortelloni al ragù di pesce, spaghetti alla “chiummenzana”  (una prelibatezza marinara che a quanto pare deriverebbe dal dialetto “chiorma” cioè “ciurma”,  quella cioè dei marinai che prima di riprendere a navigare ne fanno una scorpacciata enorme!) in salsa rossa saltata con aglio, olio e peperoncino, gnocchi di patate allo scoglio con  barbabietole peperoncino ed origano, “sciurilli” (fiori) di zucca in pastella ripieni di ricotta, patate e  totani (pescati a 1000 metri di profondità di  Punta Campanella)  e torta caprese cioccolato .

“Ristorante Le Palette”, il rifugio degli artisti. Anacapri

Si fa ora di pranzo e potete immaginare il mio desiderio di gustare quelle delizie , desiderio che  Gabriele realizza invitandomi in uno dei locali più esclusivi di questo fazzoletto di terra benedetto da Dio, il “Ristorante Le Palette”, fondato nel 1960 dal violinista Paolo Falco e oggi diretto dal giovane imprenditore Alfredo Celio e lo chef Giacomo Olivieri .  Alfredo Celio recupera me e Gabriele con una golf cart,  e dopo qualche convenevole di presentazione,  li ringraziamo per averci fatto risparmiare tanta strada in salita sotto un sole leone, un cadeaux che riservano a pochi! Ci muoviamo attraverso un viottolo irto pieno di ibiscus rossi selvaggi che adornano le facciate bianche di case eleganti, che con le loro persiane azzurre , timidamente spuntano qui e lì tra ville e alberghi sfarzosi, che riempiono come una cornucopia questo pugno di pietre emerso dalle acque milioni di anni fa! Il “J.K. Palace” ed  il “Caesar Augustus” sono per esempio  tra i boutique hotel più faraonici  della zona , senza dimenticare ovviamente il “Punta Tragara“ e il “Quisisana”,  fiore all’occhiello dell’ospitalità di alto livello di Capri  !

Il direttore Alfredo Celio e lo chef Giacomo Olivieri, anima de
Il direttore Alfredo Celio e lo chef Giacomo Olivieri, anima de “Le Palette”

Lo staff del  “Ristorante Le Palette”, ci accoglie nella sua raffinata terrazza panoramica prospiciente la “Baia di Marina Piccola”  con un “Capri DOC 2018” ,  blend di Biancolella, Falanghina e Greco dell’azienda avellinese  “Gerardo Perillo” di Castelfranci. Un bianco limpido dal giallo paglierino, aromatico con i suoi sentori di cedro, mela e fiori bianchi, che ci avvolge con il suo sorso leggero, sapido, minerale, e fresco. Alfredo mi svela che non è facile ripartire dopo l’emergenza Covid  che mette in seria difficoltà Capri  e la sua economia locale . Con quell’umiltà che appartiene solo ai grandi,   Alfredo  mi confessa che l’unica soluzione per lui possibile è portare avanti questo locale storico, che sa i segreti di quell’intellighenzia teutonica che da anni si riunisce qui per discutere di arte e riposare nella sottostante “Pensione Reginella”, oggi diventata un piccolo museo di quella folla di sognatori che ha dormito nei suoi letti,  dai pittori Walter Depas , e Hans Paule  al filosofo Willy Kluck  “l’eremita della Migliera” , alla scultrice  di busti in terracotta Annie Cottreau . Finalmente anche io ho l’opportunità di assaggiare a pranzo una cuisine caprese che rispetta la tradizione e modernizza le ricette della nonna con originalità senza stravolgerle nella loro genuinità , che è la base di piatti di successo appetitosi e indimenticabili come quelli che la raggiante Daniela ci serve abbinati ad altre superbe etichette firmate “Gerardo Perillo” : tartare di tonno marinato in crema di pomodorini secchi e marmellata di arancia, linguine Gragnano condite con una spuma di friarelli e cozze di Capo Miseno (tra le più pregiate d’Italia) e spolverati da un mix piccante di erbe rosse, spigola in crosta di pane,  e un tiramisù con vaniglia. Quel tripudio di odori e sapori che risvegliano tutti i sensi, quel tramonto incombente che sta per spennellare di arancione le scogliere di marna bianca visibile a un metro di distanza, e la  piacevole compagnia di questi tre brillanti napoletani fanno rallentare le lancette dell’orologio . In quel momento l’unica cosa che vorrei è non andare più via! Alla fine però devo svegliarmi! Ci congediamo e ringrazio Alfredo  e la sua calorosa e professionale accoglienza, di quella che puoi avere solo in Campania!

Piazza Umberto, Capri
Piazza Umberto, Capri

Gabriele mi accompagna alla nave ed eccomi di fronte all’effetto Capri , sbaglio infatti l’orario di partenza per Napoli di ben due ore che però recupero approfittando della gentilezza del mio maestro che mi può intrattenere solo per un amaro al “Quisisana Bar” , introducendomi il responsabile Paolo Ruggiero. La tempesta è passata, Gabriele si ritira nelle sue stanze e mi augura di tornare presto, promessa che manterrò a breve, consapevole del fatto che per stargli dietro a Capri necessiterò di un altro paio di scarpe, e di almeno un cambio! Il mio tempo è scaduto, e prima di salutare Capri, mi incontro con il giornalista Luciano Garofano, che per qualche minuto mi concede il piacere della sua presenza per concordare un mio prossimo viaggio in questa perla del  Tirreno per scrivere sul  suo libro “Un’altra Capri” . Chissà magari mi ricapiterà di prendere appunti in questo stesso tavolino del “Bar Tiberio” nella paparazzatissima “Piazza Umberto”, emblema della dolce vita caprese che fa girare la testa a tutto il pianeta come era in grado di fare solo Brigitte Bardot, quando qui adagiava i suoi sandali  dopo aver fatto shopping scalza a via delle Camerelle!

Faraglioni di Capri
Faraglioni di Capri

Enjoy it!  

Stefania

 

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