Mare DiVino Livorno 2018

Si svolge al Terminal Crociere Piazzale dei Marmi di Livorno la  X Manifestazione MareDivino 2018 , organizzata dalla Fisar di Livorno per degustare le eccellenze vinicole della Toscana: un percorso di grandi  vini che vanno da Bolgheri, Val di Cornia, Montescudaio, Riparbella, Bibbona fino all’ Isola d’Elba e Capraia .

MareDivino 2018 è un anteprima delle eccellenze enoiche della Toscana, un’occasione unica di conoscenza e  promozione del territorio che si svolge sempre ogni anno  e con grande successo dal 17 al 18 Novembre . Nelle due giornate di MareDivino 2018 , sono presenti Wine Lovers ed Esperti del Mondo dell’Enogastronomia da ogni angolo d’Italia: molti produttori di olio, cibo, salumi, miele, formaggi, farine, e tanto altro, sono insieme per far conoscere le eccellenze regionali e non, esaltate dalla passione e dal lavoro delle persone che le interpretano e realizzano. Ho l’occasione di conoscere etichette  di nuove aziende , e di parlare con gli stessi produttori che raccontano le loro storie con passione dedicandomi un pò del loro tempo. 

Elenco qui di seguito  le  Cantine Toscane che mi hanno colpito in modo particolare:

Oltre  60 aziende e 300 vini in assaggio a MareDivino 2018   , e la curiosità degli appassionati  è risvegliata da un interessante Concorso : “Rosso Buono Per Tutti”, una selezione “a giuria popolare” con assaggio alla cieca dei vini rossi più graditi alla fiera. 

Trovo MareDivino 2018 una grande iniziativa, perché coinvolge un grande pubblico, e anche io mi sento partecipe in prima linea di questo imperdibile  evento organizzato in ogni minimo dettaglio, che mi regala delle belle emozioni e soprattutto nuove conoscenze in fatto di vino da  riproporre a cena con le persone a me care in questo periodo di feste! Questa indimenticabile manifestazione mi fa riscoprire anche Livorno, che invito vivamente a visitare., per il suo fascino, la sua storia e l’ospitaltà della gente. La splendida giornata volge al termine . E concludo in bellezza con una  cena insieme a  degli amici livornesi in un locale storico in centro nella città labronica, la   “Vecchia Ciurma” , per assaporare le delizie di mare da me preferite,  crudità di mare e il famoso  “cacciucco”. 

Scusate è ora di andare

Enjoy it! 

Stefania

Fisar : Degustazione Champagne 18 Ottobre 2018, Convento dei Cappucini,Pisa

Capodanno, Natale, il cuore di ogni festa è nelle bollicine  che salgono  brillanti lungo i  calici. Certo, oggi nei bicchieri possono fare splendida figura spumanti italiani o spagnoli, americani e perfino australiani, bianchi o rosati, secchi e dolci, ma all’inizio c’era soltanto lui: lo Champagne

Si tratta di un mondo affascinante, su cui non si finisce mai di imparare . Così per approfondire le mie conoscenze, e per bere oro liquido, partecipo alla Degustazione di Champagne organizzata dalla Fisar di Pisa  il  18 Ottobre 2018. All’interno della suggestiva Biblioteca del Convento dei Cappuccini di Pisa l’esperto Sommelier Luca Canapicchi  svela a un folto pubblico di partecipanti, tutti i segreti dello Champagne in modo semplice e coinvolgente: caratteristiche, origini, zone di produzione, differenze tra i piccoli e grandi produttori , legislazione , denominazioni, appellazioni. Mi auguro il mio resoconto su quanto apprendo, possa essere utile ai neofiti e possa offrire qualche spunto interessante per chi ha maggiore esperienza. 

10 Cose da sapere sullo Champagne 

1. Lo Champagne è diverso dallo Spumante: sono vini effervescenti ottenuti da diverse qualità di uva coltivate nel mondo e secondo differenti metodi di lavorazione. Un vino Spumante può essere dunque molto diverso per origine e tipologia. I migliori Spumanti, e non solo in Italia, hanno guadagnato la denominazione di origine geografica che ne garantisce la qualità e la provenienza. Un esempio è il Franciacorta, prodotto secondo un rigido disciplinare, o il Prosecco Spumante, oggi sempre più apprezzato; 

2. Lo Champagne è  coltivato nell’omonima zona , Nord Est Parigi, (34.000 ettari), divisa in 5 aeree: le Montagne di Reims  , la Valle della Marna  , la Cote des Blancs , la Cote de Sèzanne e la Cote des Bar (Aube);

3. Lo Champagne e il clima :  possiede aromi di eccezionale finezza perché nasce da grappoli maturati oltre il 49° parallelo, ultima frontiera a nord per la coltivazione della vite;  è questo il segreto della sua inimitabile eleganza, dell’armonico equilibrio tra la freschezza acidula del suo sapore e la calda dolcezza della sua alcolicità;

4. Lo Champagne e il terreno : ma le uve dello Champagne non riuscirebbero a maturare nel rigido clima continentale francese se il terreno (gesso, calcare, ecc… ) su cui sono impiantate le viti non avesse un sottosuolo che riverbera il calore del sole e che dosa alle radici l’acqua della pioggia, assorbendola quando è in eccesso e restituendola lentamente durante la siccità estiva.

5. I vitigni consentiti per la produzione dello Champagne sono tre: Pinot Nero (Montagna di Reims) che da Pinot Meunier (Valle della Marna) e Chardonnay (la Cote des Blancs); i primi due sono a bacca nera e conferiscono allo Champagne corpo e freschezza, il terzo è   bacca bianca e dona delicatezza ;  in misura nettamente minore, altri vitigni come Arbanne e Petit Meslier

6. Lo Champagne è ottenuto con il Metodo Classico/“Champenoise”, di cui le fasi principali sono : 

  • Vinificazione in bianco del Pinot Nero,  Pinot Meunier, e Chardonnay (Vin de Clair ) e  loro assemblaggio  detto Cuvée : i tre vitigni principali possono essere di diversa annata (se no si parla di Millesimato) e di diversa provenienza;
  • Seconda Fermentazione/Presa di Spuma (che avviene prima in tini e poi in bottiglia) per aggiunta  alla Cuvée di zuccheri e lieviti;
  • Affinamento a contatto con i lieviti, fondamentale per dare allo Champagne le note aromatiche;
  • Remuage (manuale o meccanico):  dopo il contatto con i lieviti avviene un  processo che consiste nel ruotare le bottiglie di qualche millimetro ogni giorno per far scivolare i depositi nel collo della bottiglia;
  • Dégorgement o Sboccatura: rimozione del deposito, raggiunta la posizione verticale, con il collo verso il basso ; 
  • Liqueur de Dosage o D’expédition : nella fase conclusiva, verrà aggiunto uncomposto spesso da zucchero di canna disciolto nel vino, in dosi variabili a seconda della tipologia di vino prodotto (Doux 50 gr/l ; Demi-Sec 32-50 gr/l ; Sec tra 17 -32 g / l ; Doux più di 50 g / l; Demi-Sec  32 -50 g /l;  Extra Dry tra 12 -17 g / l; Brut meno di 12 g / l; Extra Brut  0 – 6 g / l; Pas Dosé o Dosage Zéro con una concentrazione inferiore ai 3 g / l)

7. Tiplogia di Champagne

  • Blanc de Blancs, ottenute esclusivamente da uve Chardonnay;
  • Blanc de Noirs, ottenuto vinificando in bianco uve nere (Pinot Noir e Pinot Meunier);
  • Rosé, miscelando vino bianco o vino rosso, oppure da uve rosse vinificate in rosato;
  • Cuvée speciale, assemblaggio di vini eccezionale qualità (ogni Maison la chiama con nome diverso).;
  • Millesimato, è lo Champagne che dichiara in etichetta l’anno della vendemmia;
  • Grand Cru, è fatto con uve raccolte in vigneti classificati 100%;
  • Premier Cru, è fatto con uve raccolte in vigneti classificati tra il 90% e il 99%;
  • Monocru, preparato con le uve di un solo vigneto anziché con Cuvée. Molto raro

8. Dimensioni bottiglie Champagne

 

9. Storia/Leggenda dello Champagne: comincia con Pierre Pérignon, il  monaco benedettino che fu cantiniere e amministratore  dell’Abbazia di Hautvillers per 47 anni, dal 1668 al 1715, e che è universalmente conosciuto come l’inventore dello Champagne

10. Fatti importanti nella seconda metà dell’Ottocento per lo Champagne

  • Il chimico francese Louis Pasteur dimostra l’attività dei lieviti e il loro ruolo centrale nella fermentazione, gettando le basi per l’Enologia moderna. Negli stessi anni nasce l’Ampelografia, la scienza che studia e classifica le caratteristiche morfologiche dei vitigni, e l’Agronomia si orienta verso un approccio scientifico;
  • Madame Clicquot produce nel 1810 il primo Champagne Millesimato e inventa la prima Table de Remouage, una tavola che inclina le bottiglie, facendo gradualmente scivolare i sedimenti verso il collo della bottiglia, da dove possono essere rimossi per rendere il vino più limpido e prezioso; 
  •  Louise Pommery, alla morte del marito, gestisce  l’azienda di famiglia fondata nel 1858 che impegnata fino a quel momento nel commercio della lana, punta dopo alla produzione di Champagne. Louise Pommery ha successo, e in breve tempo il marchio di famiglia assurge ad un ruolo di primo piano fra le “Maison” della Regione; 
  • Nel XVIII secolo nascono le Grandi Maison : Ruinart, Moèt, Vander-Veken, Delamotte, Veuve Cliquot, Heidsieck, Jacquesson, Krug; il loro talento risiede nell’ elaborazione di Cuvée che riflettano immutabilmente lo stile caratteristico di ogni marchio attraverso l’assemblaggio di vitigni, Cru e annate provenienti essenzialmente dagli acquisti di uve presso i Vigneron (piccoli viticoltori) con i quali stipulano contratti di partnership pluriennali; 
  • 1882 primi  Sindacati e Associazioni di categoria che lottano per la difesa della denominazione e delle tecniche di viticoltura; 
  • Fine del XIX  secolo diffusione di alcune terribili malattie della vite come  l’ Oidio, e la Peronospora che si propagano in tutta Europa portando al grave danneggiamento di quasi tutti i vigneti;  in modo particolare per la più distruttiva, la Fillossera (un insetto giunto dall America che attacca le radici della pianta provocandone rapidamente la morte),  l’unico rimedio si rivela l’innesto di viti europee su portainnesto di vite americana, immune dal parassita; 
  • 1911 Scala dei Cru: Gran Cru (17 villaggi), Premier Cru (44 villaggi) e Cru (255 villaggi),  classificazione territoriale con cui  legalmente si certifica  la qualità delle uve costantemente più alta che nel resto della regione a Nord Est di Parigi, Reims, quella tradizionalmente più vocata per la produzione di Champagne
  • Legge sullo Champagne;  
  • AOC Champagne; 
  • 1941 nascita della  CIVC (Comité Interprofessionnel du vin de Champagne) ; senza queste azioni, “Champagne” sarebbe divenuto un nome generico, sinonimo di un metodi di elaborazione di vini effervescenti. 

La bellissima serata prosegue con la degustazione delle seguenti etichette, provenienti dai territori più rappresentativi e da produttori di rilievo nel panorama degli Champagne, in abbinamento a degli stuzzichini:

Ho davvero apprezzato la preparazione di Luca Canapicchi,  e soprattutto tutto ciò che di nuovo imparo da questa Degustazione di Champagne  unica ideata e ben orchestrata dalla Fisar di Pisa. Sorseggiando un nettare divino pregiatissimo con una storia lunga quasi 300 anni, ringrazio in modo particolare alcuni dei rappresentanti della Fisar di Pisa, Salvo Pulvirenti e Luigi Vaglini, che per l’accoglienza, e per darmi la possibilità di  scrivere un post su questa eccezionale esperienza nel mio blog sulle Bellezze d’Italia www.WeLoveItaly.eu . 

Enjoy it ! 

Stefania

Civitella d’Agliano: un Weekend DiVino

Cullata dal dondolio di un treno da Pisa a Roma, dopo un paio di ore arrivo per la prima volta a Civitella d’Agliano.

Civitella d’Agliano è un delizioso Borgo Medievale sperduto a nord dell’Urbe, nella Tuscia, vicino Viterbo, che torna alla luce con la II ° edizione del “Festival del Vino e della Musica 2018”. Nel Weekend del 29 Settembre 2018, l’Arte trasforma l’antica “Torre Monaldesca” di Civitella d’Agliano in un affascinante porto straniero, a cui partecipo come blogger del mio sito sulle Bellezze d’Italia www.WeLoveItaly.eu. Protagonisti d’eccezione: i Vini di Sergio Mottura, grandi musicisti quali  Marco Meucci con i “Red Wagons”,  e Joe Castellano, Direttore Artistico del “Blues & Wine Soul Festival” (giunto alla XVI edizione), da cui prende origine l’intera kermesse, a  cura della “Dionisio Project” di Gian Paolo Piccini.

Civitella d’Agliano sorge tra il Lazio e l’Umbria, in uno scenario fatto di colline morbide, vigneti, ulivi, tombe etrusche e  romane, calanchi argillosi, un paesaggio a volte quasi lunare,  incantevole e incontaminato.

A Civitella d’Agliano Arte e Natura si fondono in un magnifico equilibrio, e ne è un esempio un Giardino di Sculture Contemporanee nelle immediate vicinanze chiamato “ La Serpara” di Paul Wiedmer. Paul Wiedmer è un artista svizzero che negli anni ‘60 ha realizzato nel suo giardino un percorso di circa 30 statue di artisti da tutto il mondo. Civitella d’Agliano offre tante altre attrattive come l’Oasi WWF del lago di Alviano, la città fantasma di Civita di Bagnoregio, e una tradizione enogastronomica da provare  a ogni angolo del paese, in cui predomina per lo più la cacciagione.

Civitella d’Agliano è la casa di appena mille abitanti .  Varco l’uscio, e un sole lento di un sabato pomeriggio  rallegra la piazza principale e la torre medievale.  Ci sono poche persone in città che stanno preparando tutto per il Festival, e  io e altri invitati facciamo numero. Giro per la deliziosa cittadina laziale in compagnia del mio amico Siciliano Joe Castellano.

Joe Castellano, pianista e compositore Siciliano, crea ad Agrigento nel 2003 il “Blues & Wine Soul Festival”, uno dei più bei 20 Festival Estivi Italiani da Nord a Sud, unico menzionato per la Sicilia nel sito ufficiale dell’Italia nel mondo www.Italia.it. Joe Castellano è recensito in tutte le principali riviste del mondo del “Blues & Soul”, ha pubblicato ben sei album, di cui l’ultimo, “Soul Land”, è stato il primo disco di un Italiano che è stato candidato ai leggendari “Blues Music Awards” Americani (2013). Conosco Joe da molti anni, e lo ringrazio di cuore, perché mi da la possibilità di scrivere sullo spettacolo nel mio blog. Questo succede perché abbiamo molte cose in comune: gli stessi natali agrigentini, un amore smisurato per la Sicilia, ma soprattutto il tentativo  di valorizzare la nostra terra,  con passione e in modo diverso, attraverso progetti culturali. Si tratta di un duro lavoro, faticoso e difficile, che va avanti da anni e non finirà mai, ma il risultato è sorprendente. Così come accade a Civitella d’Agliano, Cultura, Musica e Vino sono occasione non solo di svago, ma anche di crescita economica e sociale, laddove la politica è lenta o assente, e trasformano ogni piccola borgata italiana, da Nord a Sud, in un teatro plen airCivitella d’Agliano, questo piccolo borgo antico, diventa un’affascinante meta turistica  per ciò che Joe e Gian Paolo organizzano sapientemente per questo Sabato  sera:

Seguitemi nel mio viaggio a Civitella d’Agliano!

Civitella d’Agliano si sveglia piano piano, c’è più gente nelle stradine e anche qualche gruppo di turisti americani, che pare aspettarmi all’ ingresso della Cantina di Sergio Mottura verso cui mi dirigo.

 Joe e Gian Paolo mi presentano Sergio Mottura. Sergio è un signore piemontese dal fascino straniero, che da generazioni custodisce dalla sua Cantina nella piazza principale di Civitella d’Agliano i segreti di questa silente e misteriosa cittadina laziale. Sergio ci accoglie con gioia all’ interno della sua barriccaia , e davanti a dei  calici del suo  “Spumante Metodo Classico Brut”, inizia a raccontarci la storia della sua vita. I suoi occhi azzurri si illuminano non appena ci fa visitare il suo regno. Sergio ha un fare aristocratico, capisci subito che hai davanti una persona d’altri tempi per gentilezza e disponibilità. Dagli anni ’60 Sergio si occupa dell’azienda vitivinicola di famiglia, originaria delle zone tra Pinerolo e Torino, insieme ai figli e alla seconda moglie Alessandra, e si gode il successo senza presunzione, così come fanno in precedenza i suoi avi in campi diversi. Tra questi ultimi uno in particolare, Sebastiano Mottura, fonda nel 1862 a Caltanissetta l’ “Istituto Mottura”, il primo Istituto Tecnico Minerario d’Italia ! Nel 2013 il Gambero Rosso nomina Sergio MotturaIl migliore Viticoltore e Interprete di Grechetto al mondo”. Sergio intuisce il potenziale del Grechetto in particolare, e di altri vitigni autoctoni della zona di Viterbo, quali Procanico, Verdello e DrupeggioSergio produce così dei Vini di Grande Qualità, rilanciando il Lazio all’interno della produzione enologica italiana, in cui ha sempre occupato un posto secondario rispetto ad altre regioni.  La Cantina di Sergio Mottura rappresenta così una smentita alle regole, fa parte proprio di quelle eccezioni, tanto belle quanto rare. La Cantina di Sergio Mottura, circa 36 ettari, sorge in un territorio fortunato, ricco di storia (dal 1292 vocato alla viticoltura come attestano alcuni documenti storici di Orvieto), di risorse naturali. Si trova precisamente  tra le colline e i calanchi argillosi del  Nord del Lazio e la Pianura Umbra bagnata dal Tevere, e le viti sono coltivate  secondo i parametri dell’Agricoltura Biologica. Questo spiega anche la scelta di utilizzare l’Istrice come simbolo della cantina: esso infatti è un animale che vive esclusivamente dove c’è equilibrio ecologico. Per questo i Vini di Sergio Mottura garantiscono forte territorialità, qualità e rispetto per l’ambiente.

   

Si fa tardi ed è giunta l’ora di andare via. Inebriata dalla conoscenza di Sergio Mottura, partecipo al dibattito “Cultura e Vino come volano per lo Sviluppo del Territorio “, moderato dalla brava Teresa Pierini, giornalista romana della testata on line www.LaTuaEtruria.it .

All’interno di una sala della “Torre Monaldesca” di Civitella d’Agliano, mi trovo a sedere intorno a un tavolo insieme agli altri partecipanti, che oltre me, Joe e Gian Paolo, includono il Sindaco di Civitella d’Agliano, Giuseppe Mottura (figlio di Sergio Mottura), e Mauro Morucci, fondatore del “Tuscia Film Fest” (www.TusciaFilmFest.com). Il tema su cui si discute è a me profondamente caro, cioè creare Percorsi Turistici Esperienziali, ed Eventi Culturali Musicali ed Enogastronomici calendarizzati per lo sviluppo economico locale. Ognuno dei presenti riporta la propria esperienza al riguardo, e ci sono importanti momenti di riflessione e di confronto con il pubblico, in cui emerge la comune consapevolezza di come in Italia non è “il Cosa ma il Come fare” per trasformare il Turismo in una risorsa primaria di benessere, lavoro e qualità di vita. A oggi non ci si riesce e ciò è un paradosso assurdo in un paese come l’Italia che detiene il 70% del Patrimonio Culturale Mondiale, e in cui solo a macchia di leopardo e con il sacrificio dei privati,  si tiene alta la bandiera del Made in Italy, mentre la maggior parte dell’Amministrazione Pubblica  spesso investe poco e male. Rimane sempre la voglia di cambiare le cose, e l’essere qui tutti insieme ne è la prova!

I bollori di cotanta ardita questione vengono sedati subito dopo alla cena degustazione nel ristorante della Cantina Mottura, “La Tana dell’Istrice”.

In un salone signorile e davanti una tavola finemente imbandita iniziano le danze, nulla è lasciato al caso:

Io e i mie commensali Joe , Teresa Pierini e suo consorte, rimaniamo insieme agli  altri ospiti stranieri del ristorante in un teutonico silenzio di fronte alla bellezza della sala, e alla professionalità e dolcezza con cui Sebastiano, figlio prediletto di Sergio, ci spiega quei piatti raffinati e qui vini pregiati.

A concludere quei momenti indimenticabile, il concerto di “Joe Castellano & “Red Wagons”.

Come nelle migliori favole che si rispettino questi straordinari musicisti, sono un po’ come dei magici pifferai, che  con le note del loro irresistibile “Blues & Soul”, stanano gli abitanti di Civitella d’Agliano. Grandi e piccini, riempiono, ballando, cantando e divertendosi  la “Torre Monaldesca” per tutta la durata della perfomance. Lo spettacolo finisce, cala il sipario, gli attori vanno via dalla scena. Scendiamo un paio di scalini e tutti quanti insieme ci ritroviamo nel cuore di Civitella d’Agliano, la piazza centrale, che Sergio trasforma per l’occasione in un Wine Bar a cielo aperto. Ci accomodiamo in questo salotto, e seduti su dei cuscini color porpora, sorseggiando le bollicine di Grechetto, guardiamo in alto le stelle che brillano, come la speranza che storie come queste siano un giorno non l’eccezione ma la regola nella nostra bella Italia, dalle Alpi alla Sicilia.  

Enjoy it

Stefania

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Giuseppe Benanti, Etna: la Sicilia che vorrei. Parte I

Giuseppe Benanti, Etna: la  Sicilia che vorrei

L’Italia è, di gran lunga, il Paese con la maggiore diversità vinicola al mondo, ampiamente superiore ai sui diretti competitor come Francia e Spagna, secondo gli ultimi dati dell’ OIV (Organizzazione Internazionale del Vino e della Vigna).

Tutte le regioni italiane vantano produzioni vinicole degne di nota, con punte di eccellenza nella magica Sicilia, mia terra natia, e nella bella Toscana dove attualmente vivo e lavoro. Precisamente a Pisa mi occupo con passione del mio blog www.WeLoveItay.eu, per parlare della Sicilia e della Toscana, e del loro eccezionale Patrimonio Culturale, Artistico, Paesaggistico  ed Enogastronomico. Curiosa come tutti i  Sommelier, un anno fa  galeotto fu uno dei tanti  momenti di Wine & Food  trascorsi con il  mio gruppo AIS di Lucca per innamorarmi di due dei Vini della Cantina Benanti“Rovittello Etna Rosso DOC” (Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio) e “Pietra Marina Bianco Superiore ”  (Carricante) . Fu così che conobbi, da neofita nel mondo enoico,  un patrimonio straordinario, quello Vitivinicolo  dell’Etna.

Giunse il momento di conoscere meglio la Cantina Benanti, un’azienda nota in tutto il mondo, che parla di sé senza fare rumore, arrivando dritto al cuore. 

Come fare? Quale migliore occasione del  Vinitaly 2018 ! Proprio a Verona, città dell’amore, al Vinitaly 2018 , manifestazione internazionale dedicata al mondo del vino, Giulietta incontrò Romeo! Allo Stand Sicilia seguì i segnali di fumo della “muntagna” , l’Etna, che mi portò direttamente alla Cantina Benanti. Il sogno si tramutò in realtà. Guardai le stelle e mi abbagliò la luna: Giuseppe Benanti e  i figli Antonio e  Salvino oscurarono, con la loro classe innata e l’eleganza dei loro vini, tutti gli altri nettari presenti alla fiera in un’uggiosa domenica di Aprile.  Iniziai e conclusi  il mio primo viaggio al Vinitaly 2018 con una grande esperienza umana e “divina” alla Cantina Benanti! Mi accolse il sorriso di Antonio prima e di Giuseppe  dopo, che trovarono il modo di dedicare del  tempo anche a me, insieme a una folta schiera di Wine Lovers, giornalisti e buyers. Ciò mi colpì tantissimo. Si presero cura di me , senza fretta. Raccontarono la storia della loro famiglia, del loro legame profondo con la terra, con la gente e la Sicilia, del loro percorso professionale in Italia e all’estero, dei loro successi, delle loro difficoltà. Mi fecero degustare  i loro vini Etnei,  superbi , con caratteristiche di forte tipicità , che una volta assaggiati, tra rossi e bianchi,  tirarono fuori incantevoli  ricordi della mia Isola Mediterranea. E la mia mente andò indietro nel tempo in una parte profonda di me fatta di: estati calde,  mare cristallino, feste natalizie in famiglia, calore umano, luoghi cari.  E ancora una volta la Sicilia mi emozionò attraverso la degustazione degli antichi vitigni autoctoni dell’Etna, tra i quali il Nerello Mascalese, il  Nerello Cappuccio  e  il  Carricante , da cui provengono le  migliori  etichette della Cantina Benanti:

La  Cantina Benanti fu protagonista della “Rinascita dei vini dell’Etna”, prodotti di un territorio con caratteristiche pedoclimatiche uniche al mondo: diversa altitudine ed esposizione solare, grandi escursioni termiche, età avanzata dei vigneti (spesso pre-fillosserici) varietà d’uva (Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio, Carricante, ecc.), suoli vulcanici ricchi ed eterogenei per composizione . Giuseppe, Antonio e Salvino  lavorarono per primi  con amore i frutti generosi del territorio Etneo, ridisegnandolo e potenziandolo con ingegno e perfezione, esempio lodevole di “Viticultura Eroica” alle pendici dell’Etna.

Le favole finiscono ma quello con la  Cantina Benanti non fu l’ultimo capitolo della mia storia “divina” .

Durante le vacanze estive a Licata (AG), mia città natale, il mio primo pensiero fu quello di visitare finalmente la Cantina Benanti a Catania. Purtroppo mancavano pochi giorni al mio rientro in Toscana e non ebbi logisticamente la possibilità di spostarmi. Sapevo che non potevo andarmene senza fare qualcosa. Così presi coraggio e inviai per e-mail una richiesta formale al Cavaliere Giuseppe Benanti , in cui l’unica cosa chiara fu  il desiderio infinito di raggiungere a qualsiasi costo la  Cantina Benanti e di ascoltare la storia della loro famiglia, per poi riportarla nel mio blog  www.WeLoveItaly.eu . Mi resi  conto che si trattava di un’impresa quasi impossibile, però la fortuna premia gli audaci! Con mio grande stupore e gioia si trovò una soluzione per intervistare il  Cavaliere Giuseppe Benanti. Il cavaliere Giuseppe Benanti, essendo un amante della cucina raffinata, accettò il mio invito a cena Licata, osannata ovunque per uno dei suoi ristoranti preferiti “La Madia” dello chef  due  stelle Pino Cuttaia. L’occasione giusta per fare due chiacchiere sulla Cantina Benanti !

Un sabato d’Agosto aspettai il Cavaliere Giuseppe Benanti al Falconara Resort, per un aperitivo sotto un sole pomeridiano ancora cocente, tra palme, ibiscus, un mare africano e un castello imponente  che fece da sfondo a un incontro speciale, quello con il cavaliere Giuseppe Benanti.

Il cavaliere Giuseppe Benanti ruppe subito il ghiaccio con una raffinata semplicità, rammentando la nostra prima conoscenza al Vinitaly 2018 e si iniziò così a conversare davanti a due bicchieri di Noblesse , Metodo Classico di  Carricante  in purezza. Il cavaliere mi chiese di dargli del tu, mi mise subito  a mio agio, perché vide quanta  felicità traboccava dal rossore del mio viso. Forse per paura che svenissi,  Giuseppe , gran maestro della favella ma al contempo schietto, mi fece cenno di sedermi e di deliziarmi con un altro bicchiere dello spumante etneo per riprendermi! Al fresco di un secolare albero di ulivo, prima che il pomeriggio cedesse il passo alla sera, Giuseppe iniziò a raccontarmi di lui, della sua famiglia, della sua azienda, dei suoi vini, dei suoi amori, delle sue passioni, della sua terra, dei suoi viaggi, della sua vita , di cui ne ha fatto inevitabilmente un vero capolavoro. Io ero lì ad ascoltarlo, incantata,  pensando che la  Cantina Benanti è la Sicilia che vorrei: una terra fatta di uomini che collaborano, che lavorano duramente per valorizzarla con passione, con immenso amore, rispettando le tradizioni ma con uno sguardo verso il futuro.

Giuseppe Benanti imprenditore catanese nel campo della farmaceutica da generazioni, Cavaliere del Lavoro, ed Accademico Aggregato dei Georgofili, fece di  una antica passione di famiglia per il vino un punto di riferimento ed un fiore all’occhiello per l’intera economia del  territorio Etneo e Siciliano.

Tutto iniziò quasi per caso a fine anni’ 80 al Picciolo Golf Club di Castiglone di Sicilia. Giuseppe, a pranzo con un amico medico Francesco Micale, rimanendo insoddisfatto di un rosso ordinato al tavolo, scommise che si poteva e si doveva fare di meglio in fatto di vini a Catania, sull’Etna, perché era un luogo ricco di grandi potenzialità. Giuseppe, uomo di mondo, sofisticato, abituato al meglio, ma anche profondamente legato all’isola, tornando in patria, non  si accontentò certo di  bere vino mediocre! Giuseppe cominciò così a cercare quel qualcosa in più che gli altri non furono in grado di vedere. Un visionario dall’ animo inquieto, che nel giro di pochi anni realizzò il “Rinascimento” dei vini Etnei, da molto tempo anonimi e offuscati dal modaiolo Nero d’Avola. Giuseppe portò l’eccellenza dell’Etna in un bicchiere valorizzandone le varietà autoctone! Si avvalse di un equipe di autorevoli personalità dell’ Enologia provenienti dalle Langhe e dalla Borgogna: rispettivamente Salvo Foti, punto di riferimento per il movimento del vino sull’Etna, Rocco di Stefano dell’Istituto di Enologia di Asti, e Jean Siegrist, professore di Enologia all’ Università di Beaune. Giuseppe fu  un pioniere, intravide una punta di diamante laddove gli altri fermarono lo sguardo su uno strato di carbone. Giuseppe ebbe un’intuizione importante  che  poi diventò una filosofia di azienda: impiantare i Vitigni Etnei Autoctoni su più versanti e contrade del Vulcano , ognuno con differenze ampelografiche e di  terroir notevoli e oggettive, per portare il  potenziale del territorio dell’Etna nella produzione di  vini autentici ed eleganti. 

Giuseppe  capì che bisognava puntare a Nord dell’Etna per i rossi autoctoni,  quali il Nerello Cappuccio, il Nerello Mascalese: così il primo polo dell’azienda nasce nel 1988,  a Castiglione di Sicilia  con l’originario nome  di “Tenuta di Castiglione”.

Per i bianchi autoctoni, quali il Carricante, Giuseppe mira a Sud dell’Etna, a Milo  . Dopo nel 1994  Giuseppe lavorò per conto di terzi l’area vitivinicola a  Santa Maria di Licodia (Etna sudovest), e poi finì per allagarsi fino a  Monte Serra a Viagrande (Etna sudest), zona del nonno di  Giuseppe, riprendendo con ben altra visione l’attività amatoriale di famiglia avviata qui alla fine del 1800. Giuseppe  investì tutto e subito con decisione su tali varietà, effettuando circa 150 prove di micro vinificazione e valorizzando sia i tradizionali assemblaggi tipici della DOC Etna Rosso (Nerello Mascalese più Nerello Cappuccio) che i monovitigni, all’ epoca una vera rarità. Nel  giro di pochi anni la Cantina Benanti ispirò diversi produttori giunti in seguito sull’ Etna e diventò in breve tempo  un  distretto vinicolo di eccellenza. Dal  2000 a oggi la Cantina Benanti contribuì  ad incrementare ancor di più la visibilità e la conoscenza dei Vitigni Autoctoni Etnei, e si evolse attraverso importanti tappe aziendali. Tra queste:

  • 2003 primo spumante metodo classico dell’Etna da uve Carricante;
  • 2010 selezione ed ottenimento del brevetto di quattro lieviti autoctoni, ancora oggi, esempio unico sull’ ’Etna. 

Nel 2012 al  Giuseppe si affiancarono a tempo pieno i figli Antonio e Salvino, classe 1974, reduci da esperienze accademiche e lavorative di diversi anni all’estero e poi in Italia. Antonio e Salvino interpretarono con ancora maggiore focalizzazione e rigore la filosofia aziendale ed agirono da subito con grande decisione facendo scelte importanti.  Di questa seconda parte della storia della Cantina Benanti , Giuseppe mi propose di parlarne da loro in cantina a Catania! 

Si era fatto tardi e Giuseppe ebbe giusto il tempo per concludere la nostra interminabile conversazione sulla Cantina Benanti e sulla vita a cena in un altro scenografico ed eccellente ristorante di Licata, la Bottega del Relais Villa Giuliana. Un piatto gigantesco di crostacei freschi serviti su ghiaccio e una bottiglia di “Seleziona di Familia di Cantine Milazzo” fu l’unica cosa capace di far scendere improvvisamente il silenzio. La notte calò e la carrozza andò via insieme a Giuseppe, un Cavaliere Siciliano nel senso più romantico e grande del termine.

To be continued….

Enjoy it! 

Stefania

Giulio Adelfio: un giovane artista a Termini Imerese

Giulio Adelfio, classe 2000, è un giovane e talentuoso Artista di Termini Imerese,  cittadina sul Golfo di Palermo. 

Giulio, come è nata la tua passione ? 

<< La mia passione è nata insieme a me, ed è andata avanti nel tempo. Sin da quando ero piccolo, sono stato circondato dall’amore per tutto ciò che era bello: la cucina, l’arte e la cultura. Ho preso le prime matite colorate da piccolo e ricordo il mio primo lavoro, un ritratto a carboncino di mia cugina Cinzia, che mi ha sempre ispirato e incoraggiato, insieme a Norma, mia cara amica di Napoli, e i miei grandi artisti: Milo Manara, Andy Warhol, Salvador Dalì e molti altri. >>

Come artista, che percorso hai intrapreso fino ad oggi? 

<<Il prossimo anno, se Dio vuole, mi diplomo e finalmente avrò più tempo per dedicarmi alla mia passione: la pittura e la scultura . Fondamentalmente, sono un autodidatta e cerco di approfondire le tecniche artistiche attraverso dei corsi particolari. Tempo fa ho fatto un corso all’Accademia del Fumetto di Palermo, e ultimamente sono stato a Milano per un corso di una settimana all’Accademia  “Naba “, esperienza emozionante perché mi ha dato la possibilità, tra le altre cose, di accedere direttamente all’università “Nuove Tecnologie per le Arti Applicate” senza fare test di ingresso.>>

Cosa fai oggi come artista a Termini Imerese? 

<<Cerco di sfruttare le splendide occasioni che mi sono capitate. In prima linea parlo di Piero Macaluso. Si tratta del proprietario del Teatro Zeta di Termini Imerese , che  mi ha commissionato delle scenografie per i suoi splendidi spettacoli e grazie al quale ho fatto una esposizione personale di quadri a tecniche miste nella sala ” Juliano-Mer-Khamis” del teatro. Altra cosa importante la nascita del mio gruppo culturale e multiartistico “Nchio Pittio” il cui scopo è quello di avvicinare artisti diversi sotto uno stesso tetto! A Settembre 2018 , in occasione della stagione teatrale del Teatro Zeta di Termini Imerese, ci sarà un nostro evento chiamato “Il Colore dell’Arte”, una collettiva che ha come tema il teatro. 

 

Cosa vuoi fare da grande, Giulio? 

<<Non lo so ancora, lo voglio scoprire ! Perché oggi l’arte è in continua trasformazione e non so dove la mia passione porterà>>

Grazie Giulio e ricordarti che io c’ero !