Vinoè 2018: Wine Exibition at Stazione Leopolda, Florence

“One should always be drunk. That’s all that matters…But with what? With wine, with poetry, or with virtue, as you chose. But get drunk.” 
― Charles Baudelaire

Florence is not only the “Cradle of the Renaissance”, because its historical center is a triumph of art, but it’s a lively city . There are lots of things to do, such as traditional Festivals, Art and Cultural manifestations that represent the core of the city and its inhabitants. Experiencing Florence in this way means  living the city as a local! 

As the capital of Tuscany, Florence has remarkable Wines, most notably the deep red wine Chianti Classico. Florence offers Wine Festivals lots  all the year long.  In addition, every restaurant, every cafe, sometimes every vendor on the street sells Florence’s best Wines. Above all Tuscany is famous for its Chianti , made with perfect purple Sangiovese grapes grown in the golden sunlight of the Tuscan hills. You’ll also find fine Wines like the”Brunello di Montalcino”, “Pomino Vin Santo” and other “Trebiano White Wines”, and “Moscadello” varieties for sweet wines! It takes a long time to speak about Wine in Tuscany, so it’s better to participate in the Wine Exibition ““Vinoè”, held in Stazione Leopolda, Florence, from from Saturday 27 to Monday 29 October 2018.

“Vinoè”now in its third edition, is  an event dedicated to Italian and International Wine Excellence , and it is organized by FISAR (Italian Federation of Hotel and Catering Sommeliers). There are not only exihibitors with their best bottles of white, sparkling, rosé and red wines, but also cooking shows . 

“Vinoè” is a meeting point for Wine Lovers.  It is possible in 3 days  to discover: 

“Vinoè” is a really beautiful and inspiring experience. There are lots of visitors and I have the fantastic opportunity to taste High Quality Wine such as: 

Three Extraordinary Wineries  give me the idea what Passion for Wine and Life means. 

I want to share with you my favourite Wineries of this unforgettable Wine Kermesse: Claudio Cipressi Winery, Molise”, “Piccini/Tenuta Mora, Tuscany” and “Tenuta del Travale, Calabria”They are 

Claudio Cipressi Winery, is located in San Felice del Molise, Campobasso. Since 2014 it has become officially certified as organic . 

Molise is a beautiful region with a unique landscape. It is largely uncontaminated and the vineyards have great potential, which is why Claudio Cipressi cultivates 16 hectares with enthusiasm. Claudio Cipressi has reintroduced the Tintilia a native white grape variety.

“Tenuta Mora Winery”  is owned by the historic Tuscan Producer Tenute Piccini, one of the most popular brand of Chianti, Chianti Classico, and Brunello Wines in Italy and the world.

“Tenuta Mora  is a boutique Winery located on the Etna volcano, a black mountain looking at a blue shining sea, a unique place able to craft hidden wine gems. The two vineyards of “Tenuta Mora ” are located at about 650-700m in Contrada Rovittello, in the municipality of Castiglione di Sicilia and Contrada Torre, in the municipality of Linguaglossa. The philosophy of “Tenuta Mora Winery” is one grape, one territory. Their main grapes are Nerello Mascalese and Nerello Cappuccio. The average age of vines sits at around 15 years old . Vineyards on the Etna feature extremely fertile volcanic soils at an altitude of 650-700 meters above sea level (2100-2300 ft), with important temperature variations between day and night considerably influencing the quality of the grapes. Other properties under the Piccini umbrella are Valiano in Chianti ClassicoVilla al Cortille in Montalcino, Tenuta Moraia in the Maremma Toscana, and Regio Cantinain the Aglianico del Vulture DOC zone of Basilicata.  They are passionate about Winemaking! 

Tenuta del Travale”  is located in Rovito, Cosenza, a thirty minute drive from the spectacular blue sea of the Tyrrhenian coast in Calabria.

Calabria is a wine region waiting to be discovered. Calabrian Wine has not received the recognition it deserves, even though the region of Calabria has a very long history of vine cultivation. The territory is gorgeous, but the economic problems of the region have prevented it from achieving its full potential. A goal that was pursued with determination by the owners of “Tenuta del Travale” , Raffaella Ciardullo and his husband Nicola Piluso. Today they run this stunning  estate revitalising the old territory.  They carry on the intent of defending the ancient Calabrian origin of Nerello Mascalese with one single label “Eleuteria” (there is  some evidence that Nerello Mascalese may be related to Mantonico Bianco, an ancientCalabrian grape). “Tenuta del Travale” covers two hectares of hilly terrain. Founded in 1993, the estate cultivates today only 2 varieties of vines, Nerello Mescalese and Nerello Cappuccio, from which are produced Red Wines with the IGP recognition

 “Vinoè” 20018 is not only a sensorial experience. It’s the perfect place where you can understand why the story behind each Wine in your glass matters. There’s the Value of Work according to human passion and effort. An example of Authentic Life to follow in the caos of these times!

Enjoy it ! 

Stefania

 

Cantina Benanti: un viaggio nel cuore dell’Etna. II Parte

Il sogno di visitare la Cantina Benanti in Sicilia si realizza per il mio compleanno,  l’08 Ottobre 2018. 

Più tempo passa più il vino è buono, e Giuseppe Benanti “ha 20 anni il resto è esperienza”, come lui dice. Giuseppe accoglie me e la mia amica Anna nel cuore dell’Etna, a Viagrande, nella sua cantina  con lo stesso sorriso del primo incontro al Vinitaly 2018. Io e Anna partiamo da Pisa e arriviamo all’aeroporto di Catania, noleggiamo una  Fiat Cinquecento e ci avviamo in albergo. Sistemiamo le valigie e ci dirigiamo in un ristorante nei pressi del Castel Ursino. L’aria è ancora estiva, e c’è tanta gente seduta fuori ai tavoli: ordiniamo vino rosso e carne di cavallo alla griglia, specialità di queste parti. Facciamo un giro per le strade illuminate del boulevard di Cataniavia Etnea,  e parliamo dei nostri ricordi legati alla città  e di come è a volte difficile stare lontani dall’isola. 

Colazione da Saiva, nota e storica pasticceria e tavola calda di Catania, con caffè nero bollente e due dolci enormi tipici della gastronomia siciliana

Cariche di energia per iniziare la giornata con la nostra visita alla Cantina Benanti. Giornata piena di sole, direzione Viagrande. Il tragitto da Catania è breve, dopo circa 20 minuti siamo nel regno di Giuseppe Benanti. Si apre un cancello in ferro battuto e vediamo un lungo viale alberato, ci incamminiamo ed è come essere entrati in un altro mondo. Lasciamo il caos di Catania per entrare in un’altra dimensione, un posto unico immerso nel verde, dove ogni cosa sembra essere messa al posto giusto. C’è un grande palazzo a due piani in pietra lavica, un giardino adiacente e Giuseppe è lì che  aspetta me ed Anna con il suo inseparabile amico Jo, un pastore tedesco affabile e cordiale, e una Magnum di “Noblesse”, bollicine di puro Carricante. Entriamo insieme nel vecchio palmento, antiche vasche scavate nella roccia e collegate da un canale, in cui avveniva la pigiatura dell’uva per produrre il mosto. Giuseppe spiega con un rigore quasi scientifico l’importanza di quel vecchio palmento e la sua funzione per la produzione del vino. E con una nota di melanconia ricorda i profumi del mosto di quando è piccolo, quando il nonno lo porta a pistare la racina  (pestare l’uva), e cita in dialetto catanese i versi dei canti dei contadini di un tempo che accompagnavano le fatiche e le gioie del fare il vino . Il palmento è rimasto integro, e da lì attraverso una porta a vetri si va al salone delle feste. Il salone delle feste è grande, con al centro un pianoforte a coda,  dei mobili di prestigio abbelliti  da specchi antichi e quadri di valore. Giuseppe ama, cura e celebra l’Arte e la Bellezza in tutte le sue forme, che siano  le sue vigne alle pendici dell’Etna o le tele secolari, che acquista e colleziona nella grande sala aristocratica, i cui personaggi enigmatici sono oggi alcune delle etichette dei suoi vini. Come quella che adorna il primo metodo classico di Carricante dell’ Etna nato nel 2003, il “Noblesse”. Si tratta del ritratto di un nobile misterioso, che Giuseppe trova  e rispolvera a  Palermo, che si fa risalire al periodo in cui Antoon Van Dick vive in Sicilia. L’atmosfera del superbo salotto è riscaldata dalla presenza di un camino, che immagino accesso, con intorno amici, curiosi che come me ed Anna sono lì in visita e parlano dei bei momenti e brindano come noi alla vita. E di calici al cielo Giuseppe ne ha innalzati, essendo un curioso di natura, dai mille interessi, non ultimi quelli per le auto d’epoca, traversate in moto degli USA, fotografia digitale. Slanci che si fondono in quell’energia unica  che respiri man mano che prosegue la visita della cantina verso la  sala degustazione. Questa è più luminosa. Ci sono tavoli, sedie spaziose e una gigantografia colorata, che, come i bei libri cartonati da collezione sparpagliati ovunque, hanno come soggetto l’Etna. Dopo si fa un salto nella cella dove dorme il vino, pieno di barrique e tonneau, che stanno li ad aspettare di finire il loro lavoro, e successivamente ci rechiamo nell’area relax, accanto alla magnifica piscina, da cui si vede il Monteserra.

Dopo un altro breve giro nel giardino della cantina, il brontolio dello stomaco ci suggerisce che è ora di pranzo.

Ci allontaniamo da Via grande in macchina per pranzare alla “Trattoria Scalo Grande”in un paesino di pescatori della costa catanese: gamberoni freschi, linguine alla vongole e quanto di più buono il mare di Sicilia può regalare al palato umano.  Siamo seduti con di fronte un panorama mozzafiato, sembra una scena di un quadro di Antonino Leto nelle sue rappresentazioni veriste della Sicilia: un mare blu cobalto, delle barche che ondeggiano e dei gabbiani che virando nell’aria sembrano quasi darci il benvenuto. Tornati in cantina  Giuseppe ci inizia alla magnifica degustazione dei Vini Benant, e fornisce dei dettagli sulla Cantina Benanti, sui vigneti, e in particolare sull’importante contributo di tutto lo staff aziendale, ed in particolare  quello dei due figli , Antonio e Salvino, a cui oggi è affidata la direzione. 

L’origine della famiglia Benanti è bolognese e va indietro nel lontano 1734. A quel tempo si chiamano “Benati”, poi grazie a un provvedimento regale, si chiede a un loro antenato di spostarsi in Sicilia e fare fiorire un ramo e al tempo stesso di cambiare il nome da “Benati” a “Benanti”. 

Sono da generazioni proprietari terrieri, dediti alla viticultura dell’Etna, che poi diventano anche imprenditori nel campo della farmaceutica, quando il padre di Giuseppe Benanti, Antonino Benanti, fonda a  Catania nel 1935  la  Sifi, una delle più importanti aziende al mondo  in campo oftalmologico.  Il vino è una passione di famiglia, trasformato da  Giuseppe Benanti, anche lui imprenditore farmaceutico, nella Cantina Benanti nel 1988 a Viagrande, versante Est dell’Etna. Giuseppe è a pranzo con l’amico medico Francesco Micale al Circolo del golf di Castiglione, “Il Picciolo”, Castiglione di Sicilia, desidera un gran vino rosso dell’Etna, ma niente di simile sulla carta! Giuseppe sceglie di valorizzare il territorio Etneo, da sempre comunque votato alla viticultura, ma non vuole solo la qualità, vuole l’eccellenza. Giuseppe inizia un progetto portato avanti assieme a grandi dell’Enologia: Salvo Foti, il  professor Rocco Di Stefano dell’”Istituto Sperimentale per l’Enologia di Asti” e il professor Jean Siegrist dell’ ’”INRA” di Beaune. Nascono le basi per produrre grandi vini sull’ Etna e si dà inizio alla svolta. Le vigne acquistate o gestite, nei comuni di Castiglione di Sicilia (Etna nord) e Milo (Etna est), sono già impiantate o vengono impiantate a Nerello Mascalese (Castiglione di Sicilia) e Carricante (Milo), i vitigni autoctoni del vulcano. Giuseppe scommette da  subito e  con decisione su tali varietà, effettuando circa 150 prove di micro vinificazione e valorizzando sia i tradizionali assemblaggi tipici della DOC Etna Rosso (Nerello Mascalese + Nerello Cappuccio) che i monovitigni, all’epoca una vera rarità. A metà degli anni novanta. Giuseppe collabora con coltivatori di Santa Maria di Licodia (Etna sudovest), mentre nel 1998, quindi dieci anni dopo la sua fondazione, l’azienda si espande anche sul Monte Serra a Viagrande (Etna sudest). Un lavoro pionieristico quello di Giuseppe e dalla fondazione della Cantina Benanti a oggi l’obiettivo dell’azienda vitivinicola è sempre lo stesso: portare in un bicchiere di vino rosso o bianco, tutto il Terroir dell’Etna. Il risultato : una produzione di vini autentici ed eleganti capaci di esaltare le diverse tipicità di più versanti e contrade della DOC Etna, oggettivamente differenti fra loro per esposizione, temperatura, altitudine, tipologia di suolo vulcanico, luminosità, piovosità, ventilazione, sistema di allevamento e quindi vocazione. Grazie alla passione e al genio di Giuseppe Benanti, l’Etna fa parlare  di “Rinascita” e successo. L’Etna diventa un nuovo distretto vinicolo d’eccellenza, attira altri produttori giunti in seguito nella “Muntagna”, ispirati dai traguardi ottenuti dalla Cantina Benanti negli anni ‘9o nella lavorazione del Carricante, del Nerello Mascalese e del Nerello Cappuccio. Nel 2005 invece l’azienda avvia una lunga ed importantissima sperimentazione che porta nel 2010 alla selezione ed all’ottenimento del brevetto di quattro lieviti autoctoni. Ancora oggi, esempio unico sull’Etna.

Nel 2012 i gemelli Antonio e Salvino, classe 1974, reduci da esperienze accademiche e lavorative di diversi anni all’estero e poi in Italia, accompagnano il padre Giuseppe Benanti in questa splendida avventura imprenditoriale. 

Antonio e Salvino portano energia e innovazione nella Cantina Benanti, mantenendo intatte la filosofia aziendale, cioè la valorizzazione dei Vitigni Autoctoni Etnei. I fratelli Benanti si  formano alla “International School di Ginevra” ed in seguito alla “European Business School ed all’Imperial College di Londra”. Un ricco percorso accademico, seguito da altre importanti esperienze lavorative formative nel campo della finanza anglossassone. L’idea di Antonio e Salvino è quella di portare i Vini Benanti in giro per l’Italia e il mondo, vini di alto livello pensati per tutti, e  non solo per esperti e palati sofisticati. Una tattica vincente che conferma il grande successo dei Vini Benanti nel mercato nazionale e internazionale. Antonio e Salvino portano avanti strategie molto chiare e pienamente condivise, ed agiscono da subito con grande decisione facendo scelte importanti, come quelle di seguito riportate:
• attribuzione del ruolo di Responsabile Tecnico Vigna e Cantina ad Enzo Calì,
enologo etneo dipendente della’Cantina Benanti dal 2004; 
• dismissione di alcune proprietà ed alcuni vigneti e terreni considerati non
strategici o non funzionali al progetto, con conseguente abbandono dei vini ad essi collegati;
• acquisto di ulteriori terreni e di vigneti, in parte anche da conferitori storici, ubicati in sotto zone di eccellenza sull’Etna a Rovittello e a Milo, due località
tradizionalmente importanti per l’azienda;
• avvio formale del processo finalizzato all’ottenimento della certificazione biologica per vigneti e cantina;
• effettuazione di importanti investimenti in cantina, con nuovi sistemi di controllo delle temperature, nuova strumentazione di laboratorio, una nuova pressa pneumatica, botti grandi in sostituzione di legni più piccoli, impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili;
• allestimento di nuovi e moderni spazi sia per lo stoccaggio e la movimentazione (circa 250 posti pallet) che per il lungo affinamento (circa 200 posti pallet) del vino imbottigliato, con impianti di condizionamento all’ avanguardia; 
• sviluppo di un’attività di accoglienza e degustazioni in cantina che ben presto
innalza lo standard sull’Etna e consente di interagire ogni anno con migliaia di
appassionati e professionisti del mondo del vino italiani e stranieri;
• ampliamento, rinnovamento e consolidamento della rete commerciale, composta da distributori e importatori specializzati in vini di eccellenza, oggi in grado di coprire circa quaranta mercati in circa trenta paesi nel mondo.
Antonio e Salvino portano a termine il  passaggio generazionale, ma il core business   rimane sempre  loro padre  Giuseppe Benanti !

La Cantina Benanti si estende per 20 ha, nei comuni di Castiglione di Sicilia, frazione Rovittello (versante nord), Milo (est) e Viagrande (sudest) più 10 ha in gestione a Santa Maria di Licodia (sudovest)

La produzione, altamente specializzata, oggi ammonta a circa 160.000 bottiglie (obiettivo nel medio periodo 190.000-200.000)

I Vini  Benanti prodotti: 

“Spumanti”:

“Classici”:

“Contrade”:

Single Vineyard”:

I Vini Benanti sono esportati in importanti mercati esteri, tra i quali spiccano gli Stati Uniti, il Canada, la Gran Bretagna, la Francia, la Scandinavia, la Svizzera, il Belgio, la Russia, l’Austria, Singapore, Hong Kong, la Cina continentale, il Giappone, l’Australia e la Nuova Zelanda, ricevendo apprezzamenti convinti ed unanimi e creando consenso tra gli appassionati e tra i professionisti, figure chiave nella divulgazione della conoscenza dei Vini Etnei.

Fra i principali riconoscimenti ottenuti risaltano quello di “Cantina Italiana dell’Anno”:

La Cantina Benanti è diventata un’azienda di nicchia specializzata nella produzione di vini dell’Etna, votata all’eccellenza qualitativa. I Vini Benanti esprimono appieno  il Terroir Etneo,  sono vini autentici, fatti per durare nel tempo ed accompagnare i piatti delle migliori cucine. Non sono vini alla moda, né puntano ad esserlo. Essi ambiscono invece ad entrare nell’élite dei grandi vini d’Europa. I Vini Benanti sono di grande carattere, tipicità ed eleganza capaci di emozionare e fare innamorare chi li beve e di essere ricordati nel tempo. 

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Il vino non è un business è una passione, e la cosa più bella è condividere questa passione con qualcun altro per tirare fuori delle emozioni, e ricordarsi di queste per sempre. Ed ecco il mio regalo per il mio compleanno,  questa giornata in Cantina con il Cavaliere Benanti: non la dimenticherò mai, insieme al profumo, al sapore dei Vini Benanti.

La Bellezza della Semplicità. Per chi sa ancora apprezzarla. 

Enjoy it! 

Stefania 

Grazie Giuseppe per quello che SEI e FAI

Camogli, Liguria

Camogli  is situated in the north-west Italian region of Liguria, between Genoa and Portofino. It is a fishing settlement rather than a beach resort.

Camogli  is only a short drive from Pisa. I arrived in Camogli  by car with a friend of mine, and I definitely was able to relate to the ‘hidden’ part. I parked at the top of the town and explored on foot. There is limited access to vehicles in the town itself. As I  descended from the car park towards the town Camogli was really  pleasant ,  the seafront area was lovely. I fall in love with  the harbour and the seafront, attractively surrounded by tall pastel-painted  houses . There were lots of cafes and shops all around that diverted my attention!

The origins of Camogli  date back to the prehistory. Around the year one thousand, when the village was property of Milan Diocese, Camogli  started to be known as a maritime hamlet, keeping this characteristic over the centuries, under the dominion of the Republic of Genoa

In 1797 Camogli  was included by Napoleon Bonaparte in the Tigullio Gulf Department, with Rapallo as county town. After the Battle of Abukir, where the French fleet was totally destroyed, the Camogli  ship owners began to pour money into new merchant ships, receiving many requests by the main European governments.  In 1856 the Camogli fleet counted on about 580 ships which were all booked in the local “Mutual Maritime Insurance”. In that period this company was the only one of that kind in Europe and Camogli one of the most powerful marine cities.  At the end of 19th century, with the rising of steamboat sailing, Camogli main activities turned into fishing and tourism.

Camogli is a a true hidden gem of Liguria.  The little colored houses face the sea and the sun shines on them. I enjoyed the Camogli’s picturesque setting. It was simply stunning. I was amazed by the blue colour of the sea,the seafront is essentially divided into two parts: the eastern section with a beach and promenade, and the western part with a harbour. The beach is of stone and pebble rather than sand, and very popular in summer. From the beach area where you arrive you can stroll along the seafront promenade as far as the small Dragonara Castle. It  dates from the 15th century and now holds occasional exhibitions. Also on this headland is the other important historical monument in the town, the Basilica Santa Maria, which also overlooks the harbour. Originally dating from the 12th century, the basilica has been substantially modified over the centuries and now has an interior in the baroque style and a neo-classical facade.n the town behind the harbour, many of the houses in Camogli feature various decorative and Trompe l’Oeil effects – often painted seashells.

 

The best part of the day was my lunch at “La Piazzetta” offering a  unique views of coastline

You’ll find the most regional specialties here cooked to a very high standard including trofie al pesto, lasagna al forno con pesto, fresh calamari and many dishes involving anchovies. I had a grilled fish with potatos and the best White Wine in Liguria the so called “Pigato”. “Pigato” is one of Liguria’s most important grapes. Its wine is part of the denomination Riviera Ligure di Ponente, a DOC from western Liguria and the region’s biggest. This is one name you’ll want to keep an eye on when perusing the wine menu, if you’re lucky enough to find it. “Pigato” wines of Riviera Ligure di Ponente are, in their best form, aromatically complex, mineral, long-lived, and with a saline touch that comes from the nearby coastline.

All in all, Camogli, Italy is worth the visit. Here below an useful link about what to do  in Camogli for the would-be traveler:

Enjoy it!

Stefania

Civitella d’Agliano: un Weekend DiVino

Cullata dal dondolio di un treno da Pisa a Roma, dopo un paio di ore arrivo per la prima volta a Civitella d’Agliano.

Civitella d’Agliano è un delizioso Borgo Medievale sperduto a nord dell’Urbe, nella Tuscia, vicino Viterbo, che torna alla luce con la II ° edizione del “Festival del Vino e della Musica 2018”. Nel Weekend del 29 Settembre 2018, l’Arte trasforma l’antica “Torre Monaldesca” di Civitella d’Agliano in un affascinante porto straniero, a cui partecipo come blogger del mio sito sulle Bellezze d’Italia www.WeLoveItaly.eu. Protagonisti d’eccezione: i Vini di Sergio Mottura, grandi musicisti quali  Marco Meucci con i “Red Wagons”,  e Joe Castellano, Direttore Artistico del “Blues & Wine Soul Festival” (giunto alla XVI edizione), da cui prende origine l’intera kermesse, a  cura della “Dionisio Project” di Gian Paolo Piccini.

Civitella d’Agliano sorge tra il Lazio e l’Umbria, in uno scenario fatto di colline morbide, vigneti, ulivi, tombe etrusche e  romane, calanchi argillosi, un paesaggio a volte quasi lunare,  incantevole e incontaminato.

A Civitella d’Agliano Arte e Natura si fondono in un magnifico equilibrio, e ne è un esempio un Giardino di Sculture Contemporanee nelle immediate vicinanze chiamato “ La Serpara” di Paul Wiedmer. Paul Wiedmer è un artista svizzero che negli anni ‘60 ha realizzato nel suo giardino un percorso di circa 30 statue di artisti da tutto il mondo. Civitella d’Agliano offre tante altre attrattive come l’Oasi WWF del lago di Alviano, la città fantasma di Civita di Bagnoregio, e una tradizione enogastronomica da provare  a ogni angolo del paese, in cui predomina per lo più la cacciagione.

Civitella d’Agliano è la casa di appena mille abitanti .  Varco l’uscio, e un sole lento di un sabato pomeriggio  rallegra la piazza principale e la torre medievale.  Ci sono poche persone in città che stanno preparando tutto per il Festival, e  io e altri invitati facciamo numero. Giro per la deliziosa cittadina laziale in compagnia del mio amico Siciliano Joe Castellano.

Joe Castellano, pianista e compositore Siciliano, crea ad Agrigento nel 2003 il “Blues & Wine Soul Festival”, uno dei più bei 20 Festival Estivi Italiani da Nord a Sud, unico menzionato per la Sicilia nel sito ufficiale dell’Italia nel mondo www.Italia.it. Joe Castellano è recensito in tutte le principali riviste del mondo del “Blues & Soul”, ha pubblicato ben sei album, di cui l’ultimo, “Soul Land”, è stato il primo disco di un Italiano che è stato candidato ai leggendari “Blues Music Awards” Americani (2013). Conosco Joe da molti anni, e lo ringrazio di cuore, perché mi da la possibilità di scrivere sullo spettacolo nel mio blog. Questo succede perché abbiamo molte cose in comune: gli stessi natali agrigentini, un amore smisurato per la Sicilia, ma soprattutto il tentativo  di valorizzare la nostra terra,  con passione e in modo diverso, attraverso progetti culturali. Si tratta di un duro lavoro, faticoso e difficile, che va avanti da anni e non finirà mai, ma il risultato è sorprendente. Così come accade a Civitella d’Agliano, Cultura, Musica e Vino sono occasione non solo di svago, ma anche di crescita economica e sociale, laddove la politica è lenta o assente, e trasformano ogni piccola borgata italiana, da Nord a Sud, in un teatro plen airCivitella d’Agliano, questo piccolo borgo antico, diventa un’affascinante meta turistica  per ciò che Joe e Gian Paolo organizzano sapientemente per questo Sabato  sera:

Seguitemi nel mio viaggio a Civitella d’Agliano!

Civitella d’Agliano si sveglia piano piano, c’è più gente nelle stradine e anche qualche gruppo di turisti americani, che pare aspettarmi all’ ingresso della Cantina di Sergio Mottura verso cui mi dirigo.

 Joe e Gian Paolo mi presentano Sergio Mottura. Sergio è un signore piemontese dal fascino straniero, che da generazioni custodisce dalla sua Cantina nella piazza principale di Civitella d’Agliano i segreti di questa silente e misteriosa cittadina laziale. Sergio ci accoglie con gioia all’ interno della sua barriccaia , e davanti a dei  calici del suo  “Spumante Metodo Classico Brut”, inizia a raccontarci la storia della sua vita. I suoi occhi azzurri si illuminano non appena ci fa visitare il suo regno. Sergio ha un fare aristocratico, capisci subito che hai davanti una persona d’altri tempi per gentilezza e disponibilità. Dagli anni ’60 Sergio si occupa dell’azienda vitivinicola di famiglia, originaria delle zone tra Pinerolo e Torino, insieme ai figli e alla seconda moglie Alessandra, e si gode il successo senza presunzione, così come fanno in precedenza i suoi avi in campi diversi. Tra questi ultimi uno in particolare, Sebastiano Mottura, fonda nel 1862 a Caltanissetta l’ “Istituto Mottura”, il primo Istituto Tecnico Minerario d’Italia ! Nel 2013 il Gambero Rosso nomina Sergio MotturaIl migliore Viticoltore e Interprete di Grechetto al mondo”. Sergio intuisce il potenziale del Grechetto in particolare, e di altri vitigni autoctoni della zona di Viterbo, quali Procanico, Verdello e DrupeggioSergio produce così dei Vini di Grande Qualità, rilanciando il Lazio all’interno della produzione enologica italiana, in cui ha sempre occupato un posto secondario rispetto ad altre regioni.  La Cantina di Sergio Mottura rappresenta così una smentita alle regole, fa parte proprio di quelle eccezioni, tanto belle quanto rare. La Cantina di Sergio Mottura, circa 36 ettari, sorge in un territorio fortunato, ricco di storia (dal 1292 vocato alla viticoltura come attestano alcuni documenti storici di Orvieto), di risorse naturali. Si trova precisamente  tra le colline e i calanchi argillosi del  Nord del Lazio e la Pianura Umbra bagnata dal Tevere, e le viti sono coltivate  secondo i parametri dell’Agricoltura Biologica. Questo spiega anche la scelta di utilizzare l’Istrice come simbolo della cantina: esso infatti è un animale che vive esclusivamente dove c’è equilibrio ecologico. Per questo i Vini di Sergio Mottura garantiscono forte territorialità, qualità e rispetto per l’ambiente.

   

Si fa tardi ed è giunta l’ora di andare via. Inebriata dalla conoscenza di Sergio Mottura, partecipo al dibattito “Cultura e Vino come volano per lo Sviluppo del Territorio “, moderato dalla brava Teresa Pierini, giornalista romana della testata on line www.LaTuaEtruria.it .

All’interno di una sala della “Torre Monaldesca” di Civitella d’Agliano, mi trovo a sedere intorno a un tavolo insieme agli altri partecipanti, che oltre me, Joe e Gian Paolo, includono il Sindaco di Civitella d’Agliano, Giuseppe Mottura (figlio di Sergio Mottura), e Mauro Morucci, fondatore del “Tuscia Film Fest” (www.TusciaFilmFest.com). Il tema su cui si discute è a me profondamente caro, cioè creare Percorsi Turistici Esperienziali, ed Eventi Culturali Musicali ed Enogastronomici calendarizzati per lo sviluppo economico locale. Ognuno dei presenti riporta la propria esperienza al riguardo, e ci sono importanti momenti di riflessione e di confronto con il pubblico, in cui emerge la comune consapevolezza di come in Italia non è “il Cosa ma il Come fare” per trasformare il Turismo in una risorsa primaria di benessere, lavoro e qualità di vita. A oggi non ci si riesce e ciò è un paradosso assurdo in un paese come l’Italia che detiene il 70% del Patrimonio Culturale Mondiale, e in cui solo a macchia di leopardo e con il sacrificio dei privati,  si tiene alta la bandiera del Made in Italy, mentre la maggior parte dell’Amministrazione Pubblica  spesso investe poco e male. Rimane sempre la voglia di cambiare le cose, e l’essere qui tutti insieme ne è la prova!

I bollori di cotanta ardita questione vengono sedati subito dopo alla cena degustazione nel ristorante della Cantina Mottura, “La Tana dell’Istrice”.

In un salone signorile e davanti una tavola finemente imbandita iniziano le danze, nulla è lasciato al caso:

Io e i mie commensali Joe , Teresa Pierini e suo consorte, rimaniamo insieme agli  altri ospiti stranieri del ristorante in un teutonico silenzio di fronte alla bellezza della sala, e alla professionalità e dolcezza con cui Sebastiano, figlio prediletto di Sergio, ci spiega quei piatti raffinati e qui vini pregiati.

A concludere quei momenti indimenticabile, il concerto di “Joe Castellano & “Red Wagons”.

Come nelle migliori favole che si rispettino questi straordinari musicisti, sono un po’ come dei magici pifferai, che  con le note del loro irresistibile “Blues & Soul”, stanano gli abitanti di Civitella d’Agliano. Grandi e piccini, riempiono, ballando, cantando e divertendosi  la “Torre Monaldesca” per tutta la durata della perfomance. Lo spettacolo finisce, cala il sipario, gli attori vanno via dalla scena. Scendiamo un paio di scalini e tutti quanti insieme ci ritroviamo nel cuore di Civitella d’Agliano, la piazza centrale, che Sergio trasforma per l’occasione in un Wine Bar a cielo aperto. Ci accomodiamo in questo salotto, e seduti su dei cuscini color porpora, sorseggiando le bollicine di Grechetto, guardiamo in alto le stelle che brillano, come la speranza che storie come queste siano un giorno non l’eccezione ma la regola nella nostra bella Italia, dalle Alpi alla Sicilia.  

Enjoy it

Stefania

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Giuseppe Benanti, Etna: la Sicilia che vorrei. Parte I

Giuseppe Benanti, Etna: la  Sicilia che vorrei

L’Italia è, di gran lunga, il Paese con la maggiore diversità vinicola al mondo, ampiamente superiore ai sui diretti competitor come Francia e Spagna, secondo gli ultimi dati dell’ OIV (Organizzazione Internazionale del Vino e della Vigna).

Tutte le regioni italiane vantano produzioni vinicole degne di nota, con punte di eccellenza nella magica Sicilia, mia terra natia, e nella bella Toscana dove attualmente vivo e lavoro. Precisamente a Pisa mi occupo con passione del mio blog www.WeLoveItay.eu, per parlare della Sicilia e della Toscana, e del loro eccezionale Patrimonio Culturale, Artistico, Paesaggistico  ed Enogastronomico. Curiosa come tutti i  Sommelier, un anno fa  galeotto fu uno dei tanti  momenti di Wine & Food  trascorsi con il  mio gruppo AIS di Lucca per innamorarmi di due dei Vini della Cantina Benanti“Rovittello Etna Rosso DOC” (Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio) e “Pietra Marina Bianco Superiore ”  (Carricante) . Fu così che conobbi, da neofita nel mondo enoico,  un patrimonio straordinario, quello Vitivinicolo  dell’Etna.

Giunse il momento di conoscere meglio la Cantina Benanti, un’azienda nota in tutto il mondo, che parla di sé senza fare rumore, arrivando dritto al cuore. 

Come fare? Quale migliore occasione del  Vinitaly 2018 ! Proprio a Verona, città dell’amore, al Vinitaly 2018 , manifestazione internazionale dedicata al mondo del vino, Giulietta incontrò Romeo! Allo Stand Sicilia seguì i segnali di fumo della “muntagna” , l’Etna, che mi portò direttamente alla Cantina Benanti. Il sogno si tramutò in realtà. Guardai le stelle e mi abbagliò la luna: Giuseppe Benanti e  i figli Antonio e  Salvino oscurarono, con la loro classe innata e l’eleganza dei loro vini, tutti gli altri nettari presenti alla fiera in un’uggiosa domenica di Aprile.  Iniziai e conclusi  il mio primo viaggio al Vinitaly 2018 con una grande esperienza umana e “divina” alla Cantina Benanti! Mi accolse il sorriso di Antonio prima e di Giuseppe  dopo, che trovarono il modo di dedicare del  tempo anche a me, insieme a una folta schiera di Wine Lovers, giornalisti e buyers. Ciò mi colpì tantissimo. Si presero cura di me , senza fretta. Raccontarono la storia della loro famiglia, del loro legame profondo con la terra, con la gente e la Sicilia, del loro percorso professionale in Italia e all’estero, dei loro successi, delle loro difficoltà. Mi fecero degustare  i loro vini Etnei,  superbi , con caratteristiche di forte tipicità , che una volta assaggiati, tra rossi e bianchi,  tirarono fuori incantevoli  ricordi della mia Isola Mediterranea. E la mia mente andò indietro nel tempo in una parte profonda di me fatta di: estati calde,  mare cristallino, feste natalizie in famiglia, calore umano, luoghi cari.  E ancora una volta la Sicilia mi emozionò attraverso la degustazione degli antichi vitigni autoctoni dell’Etna, tra i quali il Nerello Mascalese, il  Nerello Cappuccio  e  il  Carricante , da cui provengono le  migliori  etichette della Cantina Benanti:

La  Cantina Benanti fu protagonista della “Rinascita dei vini dell’Etna”, prodotti di un territorio con caratteristiche pedoclimatiche uniche al mondo: diversa altitudine ed esposizione solare, grandi escursioni termiche, età avanzata dei vigneti (spesso pre-fillosserici) varietà d’uva (Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio, Carricante, ecc.), suoli vulcanici ricchi ed eterogenei per composizione . Giuseppe, Antonio e Salvino  lavorarono per primi  con amore i frutti generosi del territorio Etneo, ridisegnandolo e potenziandolo con ingegno e perfezione, esempio lodevole di “Viticultura Eroica” alle pendici dell’Etna.

Le favole finiscono ma quello con la  Cantina Benanti non fu l’ultimo capitolo della mia storia “divina” .

Durante le vacanze estive a Licata (AG), mia città natale, il mio primo pensiero fu quello di visitare finalmente la Cantina Benanti a Catania. Purtroppo mancavano pochi giorni al mio rientro in Toscana e non ebbi logisticamente la possibilità di spostarmi. Sapevo che non potevo andarmene senza fare qualcosa. Così presi coraggio e inviai per e-mail una richiesta formale al Cavaliere Giuseppe Benanti , in cui l’unica cosa chiara fu  il desiderio infinito di raggiungere a qualsiasi costo la  Cantina Benanti e di ascoltare la storia della loro famiglia, per poi riportarla nel mio blog  www.WeLoveItaly.eu . Mi resi  conto che si trattava di un’impresa quasi impossibile, però la fortuna premia gli audaci! Con mio grande stupore e gioia si trovò una soluzione per intervistare il  Cavaliere Giuseppe Benanti. Il cavaliere Giuseppe Benanti, essendo un amante della cucina raffinata, accettò il mio invito a cena Licata, osannata ovunque per uno dei suoi ristoranti preferiti “La Madia” dello chef  due  stelle Pino Cuttaia. L’occasione giusta per fare due chiacchiere sulla Cantina Benanti !

Un sabato d’Agosto aspettai il Cavaliere Giuseppe Benanti al Falconara Resort, per un aperitivo sotto un sole pomeridiano ancora cocente, tra palme, ibiscus, un mare africano e un castello imponente  che fece da sfondo a un incontro speciale, quello con il cavaliere Giuseppe Benanti.

Il cavaliere Giuseppe Benanti ruppe subito il ghiaccio con una raffinata semplicità, rammentando la nostra prima conoscenza al Vinitaly 2018 e si iniziò così a conversare davanti a due bicchieri di Noblesse , Metodo Classico di  Carricante  in purezza. Il cavaliere mi chiese di dargli del tu, mi mise subito  a mio agio, perché vide quanta  felicità traboccava dal rossore del mio viso. Forse per paura che svenissi,  Giuseppe , gran maestro della favella ma al contempo schietto, mi fece cenno di sedermi e di deliziarmi con un altro bicchiere dello spumante etneo per riprendermi! Al fresco di un secolare albero di ulivo, prima che il pomeriggio cedesse il passo alla sera, Giuseppe iniziò a raccontarmi di lui, della sua famiglia, della sua azienda, dei suoi vini, dei suoi amori, delle sue passioni, della sua terra, dei suoi viaggi, della sua vita , di cui ne ha fatto inevitabilmente un vero capolavoro. Io ero lì ad ascoltarlo, incantata,  pensando che la  Cantina Benanti è la Sicilia che vorrei: una terra fatta di uomini che collaborano, che lavorano duramente per valorizzarla con passione, con immenso amore, rispettando le tradizioni ma con uno sguardo verso il futuro.

Giuseppe Benanti imprenditore catanese nel campo della farmaceutica da generazioni, Cavaliere del Lavoro, ed Accademico Aggregato dei Georgofili, fece di  una antica passione di famiglia per il vino un punto di riferimento ed un fiore all’occhiello per l’intera economia del  territorio Etneo e Siciliano.

Tutto iniziò quasi per caso a fine anni’ 80 al Picciolo Golf Club di Castiglone di Sicilia. Giuseppe, a pranzo con un amico medico Francesco Micale, rimanendo insoddisfatto di un rosso ordinato al tavolo, scommise che si poteva e si doveva fare di meglio in fatto di vini a Catania, sull’Etna, perché era un luogo ricco di grandi potenzialità. Giuseppe, uomo di mondo, sofisticato, abituato al meglio, ma anche profondamente legato all’isola, tornando in patria, non  si accontentò certo di  bere vino mediocre! Giuseppe cominciò così a cercare quel qualcosa in più che gli altri non furono in grado di vedere. Un visionario dall’ animo inquieto, che nel giro di pochi anni realizzò il “Rinascimento” dei vini Etnei, da molto tempo anonimi e offuscati dal modaiolo Nero d’Avola. Giuseppe portò l’eccellenza dell’Etna in un bicchiere valorizzandone le varietà autoctone! Si avvalse di un equipe di autorevoli personalità dell’ Enologia provenienti dalle Langhe e dalla Borgogna: rispettivamente Salvo Foti, punto di riferimento per il movimento del vino sull’Etna, Rocco di Stefano dell’Istituto di Enologia di Asti, e Jean Siegrist, professore di Enologia all’ Università di Beaune. Giuseppe fu  un pioniere, intravide una punta di diamante laddove gli altri fermarono lo sguardo su uno strato di carbone. Giuseppe ebbe un’intuizione importante  che  poi diventò una filosofia di azienda: impiantare i Vitigni Etnei Autoctoni su più versanti e contrade del Vulcano , ognuno con differenze ampelografiche e di  terroir notevoli e oggettive, per portare il  potenziale del territorio dell’Etna nella produzione di  vini autentici ed eleganti. 

Giuseppe  capì che bisognava puntare a Nord dell’Etna per i rossi autoctoni,  quali il Nerello Cappuccio, il Nerello Mascalese: così il primo polo dell’azienda nasce nel 1988,  a Castiglione di Sicilia  con l’originario nome  di “Tenuta di Castiglione”.

Per i bianchi autoctoni, quali il Carricante, Giuseppe mira a Sud dell’Etna, a Milo  . Dopo nel 1994  Giuseppe lavorò per conto di terzi l’area vitivinicola a  Santa Maria di Licodia (Etna sudovest), e poi finì per allagarsi fino a  Monte Serra a Viagrande (Etna sudest), zona del nonno di  Giuseppe, riprendendo con ben altra visione l’attività amatoriale di famiglia avviata qui alla fine del 1800. Giuseppe  investì tutto e subito con decisione su tali varietà, effettuando circa 150 prove di micro vinificazione e valorizzando sia i tradizionali assemblaggi tipici della DOC Etna Rosso (Nerello Mascalese più Nerello Cappuccio) che i monovitigni, all’ epoca una vera rarità. Nel  giro di pochi anni la Cantina Benanti ispirò diversi produttori giunti in seguito sull’ Etna e diventò in breve tempo  un  distretto vinicolo di eccellenza. Dal  2000 a oggi la Cantina Benanti contribuì  ad incrementare ancor di più la visibilità e la conoscenza dei Vitigni Autoctoni Etnei, e si evolse attraverso importanti tappe aziendali. Tra queste:

  • 2003 primo spumante metodo classico dell’Etna da uve Carricante;
  • 2010 selezione ed ottenimento del brevetto di quattro lieviti autoctoni, ancora oggi, esempio unico sull’ ’Etna. 

Nel 2012 al  Giuseppe si affiancarono a tempo pieno i figli Antonio e Salvino, classe 1974, reduci da esperienze accademiche e lavorative di diversi anni all’estero e poi in Italia. Antonio e Salvino interpretarono con ancora maggiore focalizzazione e rigore la filosofia aziendale ed agirono da subito con grande decisione facendo scelte importanti.  Di questa seconda parte della storia della Cantina Benanti , Giuseppe mi propose di parlarne da loro in cantina a Catania! 

Si era fatto tardi e Giuseppe ebbe giusto il tempo per concludere la nostra interminabile conversazione sulla Cantina Benanti e sulla vita a cena in un altro scenografico ed eccellente ristorante di Licata, la Bottega del Relais Villa Giuliana. Un piatto gigantesco di crostacei freschi serviti su ghiaccio e una bottiglia di “Seleziona di Familia di Cantine Milazzo” fu l’unica cosa capace di far scendere improvvisamente il silenzio. La notte calò e la carrozza andò via insieme a Giuseppe, un Cavaliere Siciliano nel senso più romantico e grande del termine.

To be continued….

Enjoy it! 

Stefania