Wolfgang Reitzle

Villa Santo Stefano, Lucca

“Chi non ama le donne, il vino e il canto è solo un matto non un santo”.
A. Schopenhauer

Villa Santo Stefano, Lucca

L’ esplosiva e poliedrica Claudia Marinelli , responsabile della società di comunicazione e marketing ‘Darwin & Food’,  mi invita alla ‘Festa del Loto, un evento indimenticabile per conoscere le migliori etichette di ‘Villa Santo Stefano’, una cantina quasi surreale per beltà, che sta nascosta , ma ancora per poco,  tra le magnifiche e dolci colline lucchesi a Pieve di Santo Stefano. 

Mattina del 6 Luglio, 2020. Un sole cocente e un po’ di smarrimento in macchina per delle stradine strette e irte non mi fermano per raggiungere ‘Villa Santo Stefano’, e non finirò mai di ringraziare Claudia per l’opportunità di scoprire un tesoro inestimabile per persone, paesaggi e vini di grande eleganza con un’ ottimo rapporto qualità prezzo che esprimono al meglio  la bellezza, la cultura, l’arte e la tradizione enogastronomica della Toscana. Arrivata a destinazione lo staff di ‘Villa Santo Stefano’ ci accoglie con un sorriso enorme e ci fa accomodare all’ interno della sala degustazione, dove, persi e ammaliati dalla raffinatezza degli interni e dell’apparecchiatura, stiamo fermi e immobili ad ascoltare la storia della tenuta attraverso le parole dell’ ingegnere tedesco Wolfgang Reitzle, che ne è proprietario e fondatore  insieme alla moglie, la giornalista e presentatrice alemanna Nina Ruge.

Wolfgang Reitzle
Wolfgang Reitzle

Wolfgang Reitzle , un sogno diventato realtà

Wolfgang Reitzle è un signore alto , distinto , di una classe innata, che dà il benvenuto a me ed altri giornalisti e blogger nel suo regno, felice  di parlare  di come nel tempo è riuscito a trasformare la sua passione per il vino in un lavoro, che adesso  si è  materializzato in  ‘Villa Santo Stefano’, un’ azienda agricola a metà tra  sogno e realtà.

Wolfgang Reitzle, ex dirigente della BMW e poi CEO della Ford, ci spiega che tutto è nato quasi per caso. Sin da piccolo Wolfgang Reitzle si reca frequentemente  in Toscana  per le vacanze  con la sua famiglia e da allora il desiderio di viverci è forte, a tal punto che poi , nel corso della sua vita e  carriera lavorativa , decide di trovarsi un angolo di paradiso nella regione più amata d’Italia. Wolfgang Reitzle  vuole creare così un posto dove coltivare la vite e produrre nettari divini  fatti di vitigni locali come Sangiovese, Ciliegiolo, Colorino, Canaiolo e Vermentino, insieme ad altri alloctoni quali Merlot, Petit Verdot, Cabernet Sauvignon ed Alicante. L’ occasione è il 2001 quando Wolfgang Reitzle acquista  la “Villa Bertolli”, situata in Lucchesia, assieme ad alcuni oliveti e ad un vigneto di circa un ettaro. A seguito della cessione, da parte della famiglia Bertolli, dell’omonimo marchio a Unilever, i signori Reitzle e Ruge ribattezzano la villa in onore della pittoresca ‘Pieve del IX secolo’ che si trova nelle immediate vicinanze. Così nasce ‘Villa Santo Stefano’.

Wolfgang Reitzle ci confessa che non è facile mettere in piedi un’impresa agricola di tale portata e da straniero in Italia, perché ci sono molti problemi burocratici e logistici da risolvere, non ultimo l’interrogativo se fare tutto ciò è da pazzi o da pionieri! Da grande uomo di affari qual è Wolfgang Reitzle riesce nel suo intento e dal 2005 a oggi l’avventura continua con successo  grazie anche al supporto dei suoi affetti e dei suoi fidati collaboratori nelle figure del manager direzionale Alessandro Garzi, dell’enologo Alessio Farnesi , dell’agronomo Antonio Spurio, e  della responsabile marketing Petra Pforr. Al momento l’azienda rileva, nei suoi 11 ettari di terreno, circa 30.000 bottiglie tra vino rosso e bianco (esportati per il 20% in Versilia e il restante tra Svizzera e Germania), nonché 2500 litri di olio extravergine di oliva. La filosofia che guida la ‘Società Agricola Villa Santo Stefano’ è la ricerca della perfezione nel fare vino ed olio sfruttando al massimo tutte le potenzialità di questo fazzoletto di terra benedetto da Dio.

I vini di 'Villa Santo Stefano'Le migliori etichette di ‘Villa Santo Stefano’ per ‘Darwin & Food’

 

I Vini di Villa Santo Stefano

I vini di ‘Villa Santo Stefano’ sono particolari, biologici, strutturati i rossi e leggiadri i bianchi, ed assaggiare un calice di vino lucchese è un’esperienza speciale che ancora una volta conferma la ricchezza e la varietà enoica della Toscana senza passare per forza attraverso nomi blasonati!

Una delle caratteristiche più distintive dei vini di  ‘Villa Santo Stefano’ è la sapiente mescolanza di vitigni autoctoni con varietà di origine francese, oltre un terroir da manuale fatto di peculiarità pedoclimatiche esclusive. Queste ultime sono i terreni misti e prevalentemente argillosi, una temperatura mite tutto l’anno e una combinazione di vicinanza al mare e montagna che conferisce a questi vini il loro sapore distinto, come ho modo di provare nella degustazione dei seguenti vini:

  • ‘Gioia 2018 e 2019’ : IGT Toscano, è un vino bianco 100 % Vermentino, che cresce spontaneo dalla Lucchesia alla Liguria e che proviene da un vitigno adiacente l’azienda esposto a Sud vicino alle spiagge della Versilia distanti circa 20 km , un microclima straordinario che si riflette nell’aroma fragrante del vino stesso. La selezione e la raccolta delle uve , è eseguita scrupolosamente a mano, e dopo la diraspatura e pigiatura, le uve subiscono una leggera macerazione di qualche ora prima di essere vinificate in bianco. La fermentazione dura dai 15 ai 20 giorni e si avvale delle tecnologie più innovative, il processo avviene infatti in vasche di acciaio a temperatura controllata tra i 15° e i 16°. Questo vino bianco, nelle due diverse annate, possiede un bouquet armonico e fruttato, una buona acidità e un tocco di mineralità che si avverte nel finale;
  • ‘Luna 2019’ : 50% Merlot e 50% Sangiovese è un rosé sobrio, che va bene su tutte le portate di mare e di carni bianche ed è perfetto anche per un aperitivo; ha un colore rosa provenzale, al naso è pulito con profumi che ricordano la pesca bianca e la buccia di mela rossa;
  • ‘Volo 2019’ : IGT Toscano 40% Petit Verdot, 40% Cabernet Sauvignon e 20% Alicante, è un vino che si presenta con un colore rosso intenso e con sfumature violacee frutto della sua giovane età. Al naso è floreale, con note di prugne, more e ciliegie, con un finale delicato di cipria. Al palato si esprime frizzante, con un buon tannino ed un’ acidità equilibrata  che lo fanno diventare di gradevole beva;
  • ‘Sereno 2016, 2017 e 2018’ : è una ‘DOC Colline Lucchesi’ fatto da  80% di Sangiovese e 20% tra Ciliegiolo e da altri vitigni del posto. Si tratta di un vino dal colore rosso rubino con riflessi porpora, al naso  note di violetta, frutti rossi e spezie. Al palato è morbido con un finale gradevole di frutta;
  • ‘Loto 2015, 2017 e 2018’ : è il vino più pregiato di ‘Villa Santo Stefano’ fatto di  50% Cabernet Sauvignon,  40% Merlot e 10% Petit Verdot . Per ogni vite vengono selezionati non più di quattro grappoli, per garantire il massimo della resa da ogni pianta. Nel 2015 è stato installato un impianto computerizzato ad alta tecnologia utilizzato per garantire un processo di fermentazione e vinificazione ottimale. Di norma, il processo di fermentazione dura 12 giorni. L’affinamento dura, a seconda della tipologia di uva e dell’annata, dai 12 ai 18 mesi ed avviene in pregiate barrique francesi, in una barriccaia a temperatura (15°C) e umidità (83%) controllate. Il tipo di legno utilizzato per le barrique viene selezionato a seconda della tipologia di uva. Al termine dell’affinamento viene composta la cuvée e viene quindi imbottigliato il vino, che dovrà attendere almeno altri 6 mesi prima di essere distribuito. Questo è un vino di spessore, di corpo, che si presenta con un colore che può arrivare al rosso rubino intenso ed ha sentori di frutti di bosco, tabacco e vaniglia.
Claudia Marinelli , Darwin & Food

Tra una chiacchiera e l’altra il tempo vola ed è ora di pranzare nello splendido giardino di ‘Villa Santo Stefano’, dove ci sono tavoli superbamente imbanditi, sparsi tra fontane zampillanti di acqua e alberi abbracciati da boccioli di rosa.

Il nostro pergolato ci protegge un po’ dalla calura estiva che finisce di darci fastidio non appena lo chef Riccardo Santini del Vignaccio ci annuncia il menù della festa: una panzanella di pomodoro e cipolle all’aceto balsamico, una torta lunigiana  d’Erbi di bietole spinaci e rapini, uno sformato di fagiolini e formaggio di Scoppolato di Pedona, faraona, zuppa di porro e patate e a finire un sorbetto al melone per pulire la bocca.

Barriccaia di ‘Villa Santo Stefano’

‘Villa Santo Stefano’ è un borgo incantato che ti strega non appena varchi il cancello all’entrata, dove perdersi e rilassarsi tra lusso e  vini pregiati che danno il meglio riposando a lungo, pronti così per essere stappati e consumati a celebrare un momento speciale, che è sempre quello che vivi e non quello che aspetti!

Enjoy it 

Stefania

Cantina Michele Satta

Michele Satta, Bolgheri

L’essenziale è invisibile agli occhi”. 
Antoine de Saint-Exupéry

Michele Satta, un giorno in Cantina

I vini di Michele Satta sono l’essenza di Bolgheri e raccontano la Toscana.   La Toscana è maledetta, pensi di starci poco e poi ci rimani stanziale! Michele Satta, uno tra gli storici winemaker di Bolgheri, è stato vittima di questo incantesimo, quando appena diciannovenne nel 1974 , ci trascorre le vacanze di famiglia. Come biasimarlo, la Toscana rapisce anche me, che nel  mio peregrinare dalla Sicilia ci finisco per scelta,  galeotta  una gita scolastica del liceo a Firenze. Vi risparmio questo lungo aneddoto, e sono qui per condividere con voi la scoperta di un altro angolo di paradiso posto tra Nord e Sud , perfetto bilanciamento degli opposti!

Novembre 2019, una mattina soleggiata e si parte in macchina lungo le vie strette che in pianura si srotolano come tappeti d’erba puntellati da papaveri, trifogli e alberi maestosi.  Direzione Bolgheri, destinazione la cantina di Michele Satta, che mi inebria con il suo ‘Bolgheri Rosso’ qualche Pasqua fa a una cena all’ ‘Osteria San Guido’, vivamente consigliata per chi vuol perdersi tra i sapori , le meraviglie e i tesori  di questa regione centrale da annoverare  tra i patrimoni dell’UNESCO.

Michele Satta
Matteo Bonaguidi racconta i vini di Michele Satta 

Ad accogliere me e gli altri ospiti da Michele Satta è Matteo Bonaguidi, un giovane e brillante sommelier. L’ ingresso semplice e minimale della cantina  inganna perché la sua struttura invece si impone con tutta la modernità, la raffinatezza e la maestosità dell’architettura dei suoi due piani, quello sotterraneo per l’affinamento dei vini, e la terrazza panoramica prospiciente la famosa Costa degli Estruschi, dove siamo riuniti per ascoltare i segreti di Michele Satta. Appoggiandosi al muretto rovente della balconata, Matteo  ci  indica un punto preciso di Bolgheri tra acque trasparenti, cielo ed ulivi da cui inizia l’avventura di Michele Satta. Si tratta della ‘Vigna del Cavaliere’, il cui rudere è l’ombelico di quella che adesso è una superficie vitata di 24 ettari con una media di 150.000 bottiglie annue ottenute tutte da uva propria. In questa area benedetta da Dio il vino è nato molto prima dell’uomo, il vino qui è cultura, è tradizione, è l’anima stessa di Bolgheri che Michele Satta è riuscito perfettamente a svelare e che noi apprendiamo attraverso le parole di Matteo prima del banchetto!

Michele Satta, l’uomo

Sant’ Ambrogio Olona, un paesino vicino Varese, da i natali a  Michele Satta, che è di sangue mezzo sardo e mezzo piemontese. Dopo il Classico il giovane varesino si iscrive ad Agraria a Milano per un richiamo istintivo verso la natura, che da bimbetto in villeggiatura gli appare in tutta la sua magnificenza ora sotto forma di paesaggi nudi brulicanti di pecore e spiagge bianche della Sardegna ora sotto forma di girasoli e dolci pendii della Toscana.

E tra una punta e l’altra dello stivale con le sue diramazioni isolane, come la verità che sta in mezzo, Michele Satta si ritrova a vivere a Castagneto Carducci inizialmente metà estiva per un impiego occasionale da fattore propostogli da un amico del padre ingegnere. Nulla è per caso, ed evidentemente c’è una linea sottile, misteriosa, l’Io più profondo, che unisce tutti questi eventi e che spingono Michele Satta a spiegare le vele verso il suo porto. Così ventiquattrenne Michele Satta continua l’università a Pisa e sposa Lucia da cui ha sei figli, di cui Giacomo, l’enologo, e Benedetta, responsabile comunicazione, costituiscono l’asse portante dell’azienda agricola. Il 1983 è un periodo faticoso per  Michele Satta , che però lo tempra e lo fortifica nello spirito.  Per mandare avanti la baracca si sporca le mani, quelle stesse con cui sfoglia i libri da cui apprende con passione l’Ars Agricolae,  ma la poesia dura davvero poco!  Michele Satta  è infatti testimone di un’agricoltura che sta mutando a vista d’occhio, si sta ammodernando con il conseguente e negativo effetto di prediligere la quantità alla qualità e ciò fa abbassare i costi della merce. Non si guadagna molto con quella fattoria ormai fuori moda di appena settanta ettari coltivati a pesche, fragole, carciofi, grano, e un po’ di vigna rivenduti per una miseria ogni mattina all’alba ai mercati centrali limitrofi.  Michele Satta ce la mette tutta per fare funzionare gli ingranaggi di una macchina che però ormai è al collasso, come le sue finanze. C’è da affannarsi il pane tanto quanto basta per sfamare la cospicua prole. Un concorso in banca a Roma potrebbe essere l’ancora di salvezza, un peso troppo grande tuttavia da sopportare, allorché da parte del suo vecchio capo sopraggiunge la proposta di curare la parte commerciale e i proventi delle vigne della stessa fattoria che abbandona in preecedenza per sfinimento! Michele Satta non esita neppure un attimo e fa ritorno al solo destino cui è designato, il più nobile della terra, il vino! Da allora non si ferma più. 

Degustazione vini Michele Satta
Degustazione vini Michele Satta, Bolgheri

Michele Satta, i vini

Il nostro viaggio a Bolgheri   prosegue con la degustazione dei vini Michele Satta. Matteo  si fa notare subito per la sua classe e la sua professionalità e si capisce subito che fa quello che gli piace fare. Matteo  prepara i tavoli con dei cestini di pane sciocco e taglieri di salumi e formaggi locali.

Matteo  sistema in fila tutti i bicchieri che riflettono una luce calda che entra attraverso le vetrate in modo gentile e che ci avvolge come il gusto del meglio della selezione dei rossi e dei bianchi di Michele Satta. Tra quelli che proviamo  mi hanno particolarmente colpito:

  • ‘Bolgheri Bianco Costa di Giulia 2019’: battezzato così dal vigneto da cui proviene oltre che quello di ‘Querciola’, è  una bomba esplosiva di 70% di Vermentino e di 30% Sauvignon e fa innamorare Michele Obama in occasione del suo quarantunesimo compleanno al  ‘Caffè Milano’ di Washington. Questo bianco  a contatto con le fecce fini fa affinamento lungo per circa sei mesi in tini di acciaio. Dal colore giallo paglierino, alterna i suoi profumi di pesca bianca e fiori delicati a evidenti sentori di  timo,  erba appena tagliata, miele , vaniglia. Dal finale lungo si presta a invecchiare qualche anno ;
  • ‘Syrah Michele Satta 2016’: 100% Syrah del vigneto ‘Vignanova’ è un vino mediterraneo sofisticato che non ha nulla da invidiare ai superbi rossi francesi del Rodano. Fermenta in botti di rovere da trenta hl ed affina diciotto mesi in barriques di secondo, terzo e quarto passaggio ed un anno in bottiglia con capacità di invecchiamento fino a venti anni. Nel calice si annuncia con un colore rosso rubino cupo, con note di frutta a bacca nera e si arricchisce di sensazioni speziate e nuance di erbe aromatiche. In bocca è di ottimo corpo, con un tannino maturo e termina con una chiusura persistente;
  • ‘Il Cavaliere 2017’: 100% da selezione di uve Sangiovese raccolte a mano nei vigneti di ‘Vignanova’ e ‘Torre’ fa cemento per diciotto mesi e può invecchiare fino a venti anni. Presenta un colore rubino ed al naso è molto aperto, con aromi di prugna, violetta, tabacco, cuoio e terra di bosco. In bocca è sapido e con tannini morbidi, con un retrogusto di liquirizia e un piacevole finale;
  • ‘Piastraia Michele Satta’ 2017: è un taglio bordolese di Cabernet, Merlot e Sangiovese che con l’aggiunta di una punta di Syrah prende il corpo  dei vini del Sud. Le uve provengono da cinque diversi vigneti che sono ‘Torre’, ‘Poderini’, ‘Vignanova’, i ‘Castagni’ e ‘Campastrello’. Ciascuna varietà è fermentata separatamente in botti di rovere troncoconiche da trenta hl.  Sosta in barriques di legni francesi tra i diciotto ed i ventiquattro mesi. Un vino smart con un colore tendente al porpora con riflessi violacei. Al naso emergono note di ciliegia, cacao, e fiori blu. Il vino è sapido, con tannini rotondi e finale lungo. Capacità di invecchiamento fino a venti anni.
DOC Bolgheri Consorzio di Tutela Vini
DOC Bolgheri Consorzio di Tutela Vini

I vini di Michele Satta stregano e fanno venire voglia di stare bene, di godersi la vita, di rilassarsi. Ogni commensale è fermo al suo posto a sentire Matteo  che si volta verso una foto gigantesca che ritrae  Michele Satta insieme a chi ha per così dire inventato il ‘caso Bolgheri’! Prendete un calice magari di bollicine, o di cosa vi pare, e unitevi a noi! Il silenzio cala, e la voce di Matteo è l’unica melodia che vogliamo udire.

Bolgheri, la Bordeaux d’Italia

Chiunque arrivi a Bolgheri finisce vittima del suo incantesimo non appena si percorrono i cinque chilometri dell’Aurelia fiancheggiati da 2500 “cipressi che alti e schietti quasi in corsa giganti giovinetti vanno fino a San Guido in duplice filar “. Questi ultimi sono i versi del poeta Giosuè Carducci, premio  Nobel per la letteratura italiana nel 1906, che immortalano questo antico borgo medievale fondato nel XI dal Conte Gherardo della Gherardesca, il cui stemma all’ingresso del castello in mattoni rossi   saluta migliaia di visitatori all’arrivo della bella stagione . Bolgheri è una frazione del comune di Castagneto Carducci, in provincia di Livorno, la cui  posizione strategica, tra le Colline Metallifere e la leggendaria ‘Costa degli Etruschi’, fa di questo villaggio un territorio unico al mondo per arte, cultura, tradizione vitivinicola e paesaggi mozzafiato.

Immersa in una vegetazione rigogliosa e con le sue torri  affacciate su un mare cristallino,  Bolgheri è il fiore all’occhiello della Toscana grazie al Marchese Mario Incisa della Rocchetta, la cui genialità si materializza in tre suoi capolavori e ora attrattive del posto:  il celebre vino Sassicaia, il purosangue Ribot, e il Rifugio Faunistico Padule . Cominciamo da Bacco, perché è una forza divina inebriante quella che invade il Marchese e gli fa realizzare il nettare, il purosangue e l’ oasi dei suoi sogni.

In principio è il Sassicaia, il Marchese Mario Incisa della Rocchetta

Il Marchese nato a Roma e di stirpe sabauda, giunge in Maremma al seguito del suo matrimonio nel 1930 con l’affascinante Clarice, discendente del conte Ugolino cantato da Dante nella sua ‘Divina Commedia’. Agronomo, cosmopolita, visionario e di classe il Marchese  ‘colonizza’ Bolgheri, un centro agricolo di appena cento abitanti e dimenticato da Dio, e la trasforma in una corte stupenda con il suo entourage aristocratico.

Nei poderi ereditati il Marchese  apre un allevamento di cavalli da corsa da cui fuoriesce Ribot, che tra il 1955 e il 1958, vince sedici competizioni su sedici, dall’Arc de Triomphe, al Royal Ascot da San Siro a Longchamp. Ci fa anche una fattoria e in particolare a Castiglioncello di Bolgheri nel 1944 il Marchese semina delle barbatelle di Cabernet importate dai Duchi Salviati di Migliarino , che frequenta ai tempi dell’università a Pisa, e come il cappellaio matto tira fuori il primo taglio bordolese della Maremma. Il Marchese  non è del tutto soddisfatto di quella miscela di vitigni per nulla armonico, ma in fin dei conti gli sta bene, è un esperimento, il suo vino non vuole venderlo ma solo goderselo con chi gli sta intorno e con gli amici. Il Marchese  non si arrende e azzarda a regolare il tiro spostando il vigneto in un campo più alto che chiama ‘Sassicaia’ per il mix di sassi e ghiaia che la caratterizza in onore a Graves a cui si ispira,  e da cui ha origine l’omonimo vino che farà di  Bolgheri la Bordeaux d’Italia e un prestigioso centro di riferimento per l’enologia europea. Ci vogliono venti anni di perfezionamenti e vicende varie prima che nasca il rinomato ‘Sassicaia’ che ognuno di noi vorrebbe in uno scaffale in bella mostra! In questo arco temporale di fondamentale importanza è lo slancio e la lungimiranza del Marchese  nell’avere individuato in Bolgheri la base per la replica di quella tipologia di vini particolari francesi che sono di gran tendenza in Europa e oltre oceano,  in modo tale da offrire qualcosa di nuovo al mercato italiano che, da dopo il sofferente e disastroso dopoguerra alla lenta ripresa economica, dorme almeno fino agli  anni ottanta in fatto di vini! E senza dubbio lo scossone del terremoto  ‘Sassicaia’ con epicentro a Bolgheri si avvertirà in superficie e profondità lungo tutta la penisola ! Pazzo o pioniere, il Marchese  lascia il segno a Bolgheri. A differenza dei contadini della sua era per cui il vino è un modo per sopravvivere e da bere prima dell’inverno successivo, il Marchese è un nobile dentro e fuori , e vuole fare un vino di pregio, si interessa ai problemi agricoli evidenziando la necessità dì uscire dall’improvvisazione e di imitare i francesi dando un tono alla materia. Seguendo il metodo francese e in controtendenza con l’allora dominante produzione di massa dovuta all’avvento delle nuove tecnologie, il Marchese  impianta vitigni selezionati e sperimenta nuovi metodi di vinificazione; preferisce basse rese in vigna e vitigni alloctoni a quelli autoctoni, lascia perdere il torchio a favore di una pressatura più dolce, e introduce l’affinamento in botte. Tutti questi sforzi sarebbero stati forse vani se ad un certo punto di questo bel romanzo non ci sarebbero stati altri protagonisti! Da una parte il figlio Nicolò Incisa della Rocchetta,  che, capendo la reale potenzialità di quel  ‘primitivo’ ‘Sassicaia’   osa commercializzarlo, e dall’ altra i parenti patrizi degli Antinori nelle figure di Niccolò e Piero , che si occupano del marketing. Questi ultimi fanno scacco matto facendo assumere il loro enologo,  il pater vinorum Giacomo Tachis, che, stabilendo tecniche  e tempi di affinamento, ingentilisce e struttura quello che sta per essere il primo cru del Bel Paese! Con l’inconfondibile etichetta della rosa dei venti dorata su sfondo blu disegnata dallo stesso Marchese  , il ‘Sassicaia’ viene imbottigliato per la prima volta nel 1968 e messo in distribuzione nel 1972 . L’oro rosso di Bolgheri è sgrezzato dalle sue impurezze a tal punto da abbagliare i big del giornalismo enogastronomico. Le prime luci del ‘Sassicaia’ colpiscono Luigi Veronelli , pietra miliare nostrana del  wine & food , che gli dedica un articolo intero su ‘Panorama’ nel 1974. Successivamente  con l’annata del 1978 il  ‘Sassicaia’ vola oltre i  confini quando la rivista inglese ‘Decanter’   lo proclama come migliore Cabernet tra quelli in competizione di altri trentatré paesi in un concorso tenutosi a Londra , dove prevale addirittura sui famosi chateaux bordoles . La vendemmia del 1985 regala al ‘Sassicaia’ 100 punti assegnati dalla penna di  Robert Parker,  guru della critica americana che lo consacra a fama internazionale.

Sassicaia

E se vi dico che il ‘Sassicaia’ star indiscussa del jet set planetario usciva con la denominazione ‘vino da tavola’? Un paradosso questo che scatena e indigna al punto che, per questa categoria di vini speciali che non si adattano  alle regole dei rigidi disciplinari di allora come le DOC del 1983 che tutelano i soli bianchi e rosé, si conia in America il termine di ‘super tuscan’, dove ‘super’ sta per ‘diverso’ e non ‘migliore’. Bisogna attendere fino al 1994 con la formazione delle ‘DOC Bolgheri’ ,  ‘DOC Bolgheri Superiore’ e ‘DOC Bolgheri Sassicaia’ per placare le ire funeste . La costituzione  del ‘Consorzio per la Tutela dei Vini Bolgheri DOC’ , di cui Michele Satta è uno dei soci fondatori, nel 1955 con le sue cinquantacinque imprese agricole, sigilla a fuoco una business venture che ricerca costantemente di preservare sapere antico congiunto a modernità  e innovazione con lo scopo  di garantire a Bolgheri  un futuro tutto in salita. In soli cinquanta anni Bolgheri  passa da 120 a circa 1300 ettari di vigna e assurge a  fenomeno di  vini da collezione che oltre al ‘Sassicaia’ vede spuntare nelle immediate vicinanze  mostri sacri del made in Italy quali ‘Ornellaia’, ‘Guado al Tasso’, ‘Grattamacco’ e  il ‘Masseto’ , Merlot al cento per cento che nel 2001 il ‘Wine Spectator’ celebra come secondo solo al ‘Petrus’ di Pomerol. Bolgheri non è una moda o un capriccio di qualche blasonato ma il ‘Rinascimento’ del vino in Toscana, nel momento in cui il ‘Brunello’ e l’Italia sonnecchia per poi svegliarsi del tutto a fine anni Novanta ed essere in classifica tra le potenze enoiche del globo . Bolgheri è il frutto del lavoro e il più dolce dei piaceri di uomini intelligenti e illuminati che, titolati con risorse o artigiani con pochi mezzi e tanta voglia di fare, hanno collaborato e dialogato ribaltando le sorti di questa deliziosa cittadina. Bolgheri ieri landa del deserto e considerata addirittura non vocata alla viticultura oggi chicca dell’enologia italiana e luogo densamente popolato e affollato di turisti, curiosi e investitori provenienti da ogni parte del pianeta.

Cantina Michele Satta
Cantina Michele Satta

Michele Satta, l’azienda

Michele Satta scommette tutto il suo essere e il suo avere a Bolgheri sin da quando ci mette piede. Genius loci , vate, o cosa? Michele Satta è certamente un imprenditore fuori dagli schemi, dotato di grande personalità, sensibilità ed intuito.

Non dimentichiamo però che se Michele Satta è un’autorità in fatto di vino non è solo per  i suoi studi, il suo carattere, le sue esperienze, e certe circostante favorevoli, ma principalmente per la devozione, la costanza , la  gioia e la serietà con cui ha perseguito  i suoi obiettivi, i suoi ideali. Tutto quello che dai ti torna indietro nel bene e nel male, e quanto è vero per  Michele Satta ! E si sa che la fortuna non è una dea cieca ma aiuta gli audaci!  Tutto questo associato a un rapporto quasi ancestrale tra  Michele Satta  e la terra, che è il leitmotiv della sua esistenza stessa, si traduce nella nascita della sua azienda nel 1983 e nel suo primo vigneto nel 1991. Michele Satta si distingue dagli altri fuoriclasse a Bolgheri  perché è una voce fuori coro nel dare largo spazio alle uve del posto quali Sangiovese e Vermentino (sia in assemblaggio che in purezza), e nel cimentarsi con altre varietà quali per esempio il Sauvignon Blanc, il Tempranillo e il Petit Verdot. Una mossa alquanto temeraria quella di Michele Satta in un ambiente di altolocati e di certezze stellate tra le quali primeggia quella del ‘Sassicaia’ , ma mossa del tutto inevitabile per movimentare l’identità territoriale di questo paesotto maremmano, rispettandone sempre l’inclinazione per i vini bordolesi. In linea con i bolgheresi classici,  Michele Satta ha una sua personale visione del vino in cui soggiace prevalentemente l’intenzione di esaltare al massimo la complessità aromatica tipica del terroir mediterraneo che Bolgheri riesce a sprigionare. Ciò si incarna perfettamente in tappe importanti della sua carriera enoica che dà alla luce nel 1987 il ‘Costa Giulia’ , 100% Vermentino,  e  nel 1994 il ‘Piastraia’ , blend di Cabernet Sauvignon, Merlot e Sangiovese. A fine anni novanta, reduce di una consulenza presso l’ ‘Ornellaia’ e sotto la supervisione del prof. Attilio ScienzaMichele Satta pianta anche una piccola porzione di Teroldego, quest’ultimo ingrediente di un’altra opera d’arte di Michele Satta che è il ‘I Castagni’.

Michele Satta, Paolo Lazzarotti studio fotografico
Michele Satta, Paolo Lazzarotti studio fotografico

Scendendo giù nella cella rocciosa in cui i vini riposano, Matteo ci confessa che alcuni Wine Lovers & Experts snobbano i vini bolgheresi perché troppo freschi, fin troppo fruttati e non tipici, ed accontentano in maggiore misura il palato degli intenditori americani e cinesi. Lo ascoltiamo attenti lì tra le botti e le anfore di terracotta, e dopo avere assaggiato i vini di Michele Satta, nessuno dei presenti ha dubbio alcuno che il bello per Bolgheri  deve ancora arrivare. E come non credere ad un avvenire glorioso per questi vini marittimi, sontuosi, con una traccia balsamica indimenticabile che è il ricordo della macchia mediterranea, tratto specifico che li rende irripetibili.  Michele Satta vanta una superficie vitata di 24 ettari e affiancato tecnicamente e moralmente dai suoi affetti frutta attualmente 150.000 bottiglie ottenute da uva propria. Matteo ci fa fare un giro all’interno della bottaia ed è orgoglioso di quello che ci sta descrivendo. I suoi occhi brillano quasi a illuminare quegli spazi bui e freschi della grotta dove i vini di Michele Satta dormono per esprimere al meglio tutto il loro valore, che è strettamente legato a quelle specifiche peculiarità pedoclimatiche che stanno solamente a Bolgheri e che la fanno oggetto di invidia di tutti! Una alchimia naturale di sole, mare e terra questa è Bolgheri! Matteo ci spiega il motivo. Le vigne di Michele Satta sono tra quelle più a sud di tutto il comprensorio, il cui suolo è particolarmente fertile essendo  variegato per struttura (per lo più sabbia e in molti punti argilla e  limo) ,  di medio impasto,  drenante, e privo di sedimenti, cosa che facilita alle radici delle viti di scendere giù a fondo per alimentarsi.  Il nostro bell’Antonio va avanti narrando che i filari, trattati con pratiche biologiche, sono protetti dal vento a est dalle colline, mentre a sud beneficiano degli effetti del mare e dei fiumi Cornia e Cecina che li irrorano di luce favorendo la fotosintesi, ne mitigano il clima con estati fresche e inverni miti, e vi apportano brezze gentili che tolgono la dannosa umidità in superficie.  

Bolgheri, a presto
Bolgheri, a presto!

Una passeggiata tra le stradine ciottolate di   Bolgheri  e una cena a lume di candela nell’ intima e raffinata ‘Enoteca del Centro’ conclude magicamente il mio incontro con Michele Satta. Un sorso del suo ‘Syrah 2015’ è in poesia una frase di Antoine de Saint-Exupéry: “E’ il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante”. 

Grazie Matteo, Michele e Paolo Lazzarotti per il suo infallibile obiettivo fotografico! 

 ‘A chi ancora è capace di emozionare. La bellezza non si misura con ciò che possiamo apprezzare semplicemente guardando con il senso della vista, la vera bellezza  è un atteggiamento. ‘ 

Stefania

 

Marco de Canaveses

S.Caetano, Vinho Verde, Portogallo

“Sa volare solo chi osa farlo” . L. Sepulveda

L’oro verde del Portogallo.

Il Vinho Verde è un vino portoghese prevalentemente bianco, ma anche rosato e rosso (quest’ultimo è presente in quantità minore in Portogallo e di solito piace poco fuori confine per la sua struttura debole dovuta al basso contenuto in alcol, al contrario invece dell’alto consumo a livello locale nelle caratteristiche ciotole di ceramiche) che sta riscuotendo un’enorme popolarità. Perché? Il Vinho Verde è un lusso alla portata di tutti, che ammalia per la sua delicatezza, eleganza, e soprattutto per la sua versatilità perché adatto a tutti i tipi di piatti e palati, da quelli più semplici a quelli più esigenti. Altro e indiscutibile X factor del Vinho Verde è la sua frizzantezza, derivante in origine dal carbonio naturale dell’uva ed ultimamente procurata da molti vignaiuoli con l’aggiunta di una lieve dose di anidride carbonica per venire incontro al gusto dei consumatori specie quelli americani!

Il Vinho Verde è una Denominazione di Origine Protetta, ed è tipico delle sinuose alture del Nord del Portogallo che trasuda vino dagli albori della viticoltura. Forse si chiama così per il colore verde dei suoi vigneti e delle sue valli ,  per quello delle uve acerbe da cui è fatto perché raccolte in anticipo, o perché va bevuto giovane. Il Vinho Verde è fresco, erbaceo, ma leggermente sapido e con un sentore di frutta finale che stupisce, come la vita che ti regala sempre qualcosa di magnifico quando meno te lo aspetti. Ed è quello che accade a me con il mio blog sul vino e viaggi www.WeLoveItaly.eu che mi dà la possibilità di condividere le mie esperienze emozionali attraverso il racconto di persone e storie di successo che è misurato non in soldi guadagnati, ma in obiettivi raggiunti. Come ogni sommelier adoro andare in giro alla ricerca di nettari prelibati. Viaggiare poi è una droga da cui non tento neppure di disintossicarmi, non perché così si stacca dalla routine, o perché fa tendenza, o ci si va con qualcuno di speciale. Nulla di tutto questo. Viaggiare mi apre il cuore, non smetto mai di imparare, mi fa vedere le cose e la gente da una prospettiva diversa, controllo meglio i problemi, me stessa e avverto una pace interiore e con l’universo immensa. Miglioro ogni volta che faccio la valigia e poi la ripongo nell’armadio di casa mia, che sia la Sicilia, dove sono nata, o la Toscana dove vivo ormai felicemente da sei anni.

 

Andrè Amaral, cantina Quinta de Torre. Niente è per caso!

Per pura coincidenza o destino non lo so,  Andrè Amaral , responsabile di ‘Quinta de Torre’, una delle più prestigiose cantine di Vinho Verde del Portogallo, naviga sul mio sito www.WeLoveItaly.eu. Lo scorso Agosto due miei articoli dedicati a Lisbona e Faro lo incuriosiscono e  mi contatta  via social.   

Il Portogallo non me lo tolgo proprio di dosso, mi attiva una strana dipendenza. A Pasqua del  2017 atterro a  Lisbona , una moderna capitale che non appena sfiori con lo sguardo, la fai tua e non la lasci più per il suo patrimonio artistico culturale, il suo charme, l’azzurro del suo oceano e delle sue ceramiche, il calore del suo popolo . A Lisbona ci si perde tra i suoi vicoli irti e ciottolati. Lì si respira un passato glorioso fatto di esplorazioni e conquiste, cantate nelle languide musiche del  fado , la cui malinconia o saudade la senti nell’aria e pare manifestarsi al primo chiarore di luna annidandosi tra i tavoli delle piccole taverne sempre a festa  . Un’estate fa sono  a Sud , ad Algarve, nella splendida Faro. Faro è una deliziosa cittadina lusitana che ipnotizza con le sue falesie grandi e immobili come giganti, che acceca lo sguardo con le sue interminabili distese di sabbia dorata e le sue acque azzurre cristalline. Avere tra i miei follower un noto produttore di vino come Andrè Amaral mi lusinga, e il successivo Settembre, tra messaggi e video chiamate varie, ci faccio amicizia  e mi confessa che leggere i miei post gli fa venire voglia di andare in vacanza e di bere qualcosa di introvabile. Mi viene spontaneo confessargli che c’è una sorta di richiamo irresistibile verso il Portogallo, perché forse è così simile alla mia isola per il suo fascino decadente e misterioso.  

Food Life Style rivista ristoranti stellati
Food Life Style di Carmela Loragno, rivista ristoranti stellati

Andrè segue assiduamente il mio diario di bordo virtuale di questo mio girovagare per posti, e personaggi straordinari che ti entrano nell’anima. Duranti questi contatti via etere, tra me ed Andrè scatta una certa sintonia professionale, che presto si traduce in una collaborazione che ci porta a realizzare il desiderio comune di valicare i nostri confini territoriali: io da reporter del vino  in Portogallo, e lui da esportatore del suo Vinho Verde nel nostro Bel Paese! C’è molto entusiasmo, ma non è sufficiente, perché per la riuscita dei nostri intenti ci sono delle variabili esterne tutt’altro che trascurabili da considerare. Per prima cosa è abbastanza complicato avere dei risultati positivi in un settore competitivo come quello della vendita del vino in l’Italia, a cui basta il suo e per il quale oltre tutto è già famosa in tutto il globo. Con Andrè poi non ci conosciamo personalmente e ci separano chilometri di distanza. Non occorre solo che il suo vino sia eccellente, che il suo packaging sia curato, e che il suo sito web aziendale sia impeccabile sotto ogni punto di vista. Per sfondare necessita studiare qualcosa di strategico, e capire anzitutto se rispetto all’Italia:   

  • il Vinho Verde può essere adatto al nostro mercato;
  • si può impostare un piano di marketing efficace creando relazioni on line e off line ;
  • si possono fare eventi nell’immediato in presenza del winemaker portoghese in questione per dare visibilità al suo prodotto.

Vi spiego come tutto si è piano piano sbrogliato come il bozzolo di una matassa e come sboccia una fiducia e  stima tale da portare Andrè a  finanziare il mio soggiorno presso ‘Quinta de Torre’! Le  moderne tecnologie sono indispensabili, e nel frattempo io e Andrè ci diamo da fare senza sperare che la ruota giri da sola.  Ancora una volta il mio intuito non si sbaglia  e mi rendo conto che si fa sul serio quando Andrè mi spedisce a Pisa, con mia meraviglia, il primo di una serie di campioni dei suoi vini etichettati “San Caetano” , chiamati così  in onore di una cappella del suo wine relais che lo protegge come Dio fa con i suoi fedeli. Mi innamoro inevitabilmente di ognuna delle sei bottiglie di quell’oro verde! Se voglio fare l’inviata all’estero per toccare con mano ciò che stuzzica le mie papille gustative, ho davanti un’impresa quasi pioneristica da affrontare: lanciare i vini portoghesi in Italia, che certamente non ama molto i forestieri in campo enoico! In realtà c’è un algoritmo che potrebbe funzionare! In due regioni vocate per lo più ai rossi come Toscana e la vicina Puglia, in cui i bianchi non sono molti e quelli esistenti di un certo spessore sono piuttosto costosi, i vini  “San Caetano” potrebbero essere un’ottima alternativa! I vini  “San Caetano” potrebbero infatti fare gola ai ristoratori delle coste tirreniche e adriatiche, i quali avrebbero delle bollicine esotiche di alto livello per i loro clienti, che non hanno nulla da invidiare a un Riesling o a uno Chablis, a fronte però  di una spesa decisamente più contenuta (al momento attuale il Vinho Verde è accessibile, perché in passato l’economia del Portogallo ha sofferto della recessione globale, quindi il costo dei terreni e del lavoro è relativamente basso ).  

  

Il Vinho Verde in Toscana.

Per scendere in campo non posso combattere da sola! Mi avvalgo di tre solidi alleati a cui faccio avere l’arma potente dei vini ‘San Caetano’  per vincere la battaglia !

A Ottobre il primo è Andrea Baldeschi , Toscano puro sangue e grande degustatore Ais Toscana, che nel suo ristorante “Nautilus” a Tirrenia organizza delle cene a base di baccalà più elaborate di quelle fatte da me nel mio terrazzo con i miei amici. Come tutti i commensali anche Andrea  rimane piacevolmente stupito dal sapore avvolgente di quei vini bianchi portoghesi, che esaltano il gusto di ogni tipo di piatto leggero di terra o di mare che sia. Andrea cede al fascino di quel vino straniero al punto che per Maggio ha in mente di farne una degustazione al “Palace Hotel”,  un cinque stelle molto rinomato a  Livorno . A Dicembre il secondo è Orazio Sinigallia, un eclettico distributore di vini che, conosciuto fortuitamente a Bari nella sua bottega di vini georgiani in anfora, diventa promoter dei vini di Andrè in Puglia. Per merito di Orazio, il terzo è la strabiliante Carmela Loragno, direttrice di  Food Life Style’, un’illustre rivista stellata sulla gastronomia italiana per la quale a Natale mi commissiona una pagina tutta dedicata al Vinho Verde e ai vini di ‘San Caetano’ . Questi avvenimenti picareschi coinvolgono Andrè, che , dopo una lunga e giusta attesa, mi vuole avere come sua ospite a ‘Quinta de Torre’ per farmi sperimentare con mano la bellezza di quei luoghi lontani e per farmi vedere cosa ha combinato Bacco da quelle parti. Non ci sono più voli diretti ed economici da Pisa per il Portogallo né tanto meno date compatibili che ci vadano bene per impegni vari da parte di entrambi. Quando non c’è una soluzione cambio completamente direzione. Senza una ragione plausibile invece di rodermi dentro, pianifico il mio Capodanno dalla mia amica Lory a Bruxelles e poi perché non volare comodamente  dal centro dell’Europa verso Marco de Canaveses e starci per esempio tre giorni?  L’anno nuovo del 2020 è un sogno diventato realtà.

Bruxelles 2020
Bruxelles 2020

Capodanno 2020, Bruxelles

Esattamente come due anni fa in occasione del mio compleanno, al mio arrivo Lory mi fa perlustrare  Bruxelles in lungo e in largo.  Prima tappa il ‘Quartiere del Parlamento’  all’interno del ‘Parc Leopold’, dove con la sua solarità Lory si occupa dell’accoglienza al pubblico.

Si tratta di un complesso di edifici postmoderni in vetro e acciaio senza fronzoli, ove l’Unione Europea tiene le riunioni di comitato. Una struttura asciutta e minimale a parte la sovrastante cupola detta ‘Le Caprice de Dieux’ , un’enorme sfera a forma di emiciclo che è sede della camera parlamentare degli eurodeputati. Senza pagare nulla ed obbligo alcuno di prenotazione dopo facciamo un salto al ‘Planetarium’,  una sezione dedicata alla didattica, per far comprendere al viaggiatore come funziona l’ U.E. Un gruppo di hostess ci mostrano tre modelli architettonici dei quartier generali di  Bruxelles, Strasburgo e Lussemburgo e sintetizzano quali sono i  compiti più importanti del Parlamento del Consiglio Europeo , del Consiglio  e della Commissione Europea. La fama istituzionale di Bruxelles non deve ingannare, oltre ad essere frequentata assiduamente da politici e giornalisti, essa è da sempre una delle destinazioni turistiche più amate del Vecchio Continente. Passeggiando per l’urbe l’atmosfera è allegra e pittoresca dal suo simbolo il ‘Manneken-Pis’ a la  ‘Grand Place’, che riflette negli ori dei palazzi laterali le luci degli addobbi natalizi che la rendono ancora più baroccheggiante. Rivedere Lory poi è una sensazione indescrivibile, come il festeggiare a mezzanotte l’ultimo dell’anno ballando tra i cafè di Bruxelles fino all’alba, l’ultima insieme prima della mia partenza per il Portogallo.

 

Aeroporto Sà Carneiro Porto
Aeroporto Sà Carneiro Porto

3 Gennaio

Porto, Tre Gennaio 2020, otto del mattino. Andrè mi aspetta fuori dall’ Aeroporto Internazionale  “Francisco Sá Carneiro” . Appena lo intravedo mi fa un cenno, si avvicina e il suo sorriso smagliante scioglie l’imbarazzo dell’incontrarsi per la prima volta. Andrè carica me e il mio bagaglio nella sua macchina e ci dirigiamo verso Marco de Canaveses, un delizioso borgo a pochi chilometri da Porto attraversato dal fiume Tâmega. Ci troviamo nella feconda valle del Douro e proprio qui, dove la natura esplode in tutto il suo rigoglio dall’entroterra all’Oceano Atlantico, nasce il Vinho Verde, vitigni autoctoni che si abbarbicano dappertutto dai palazzi nobiliari alle piccole case di villaggi sperduti. Un cielo grigio con i suoi nuvoloni, che non rende giustizia all’unicità di quei paesaggi portoghesi,  una lunga ora di viaggio tra strade sinuose e larghe, e la  mia stanchezza non distraggono la mia attenzione dal racconto di Andrè della sua vita, della sua  azienda, e  del suo vino. Durante il tragitto Andrè mi svela nel dettaglio i segreti del Vinho Verde .

Ascoltare Andrè è come seguire la linea del tempo del Portogallo. Il Vinho Verde cresce solo nella regione del Minho, approdo ambito di antichi popoli a partire dal 100 AC, quando Fenici e Cartaginesi vi introducono, tra le altre cose, i primi vitigni che curati da Greci e Romani, cadono in abbandono durante il periodo dei Mori, e si risollevano grazie al generoso contributo dei monasteri e della corona portoghese nel Medioevo. Tra il XII ed il XIII secolo il Portogallo è protagonista di una crescente espansione demografica ed economica specie nel commercio agricolo a cui si associa un rapido sviluppo della moneta metallica. Tutto questo trasforma il vino in una fonte essenziale delle entrate, al punto che esso entra a far parte delle abitudini alimentari della popolazione della regione del Minho. Andrè sottolinea orgogliosamente che rispetto al porto, suo fratello liquoroso, il  Vinho Verde è più antico perché, secondo alcuni fonti scritte, se ne registrerebbe già l’esistenza nell’ 870 d.C nel convento di  ‘Alpendurada’ di Marco de Canaveses , anche se in entrambi i casi la prima documentazione della loro esportazione da parte degli Inglese in Europa è attestata alla fine del XIX secolo. Andrè mi confessa che non si stanca mai di vagare per il Minho, perché, ricco di storia, arte, cultura e panorami mozzafiato, è una delle zone più boscose del Portogallo caratterizzata da una vegetazione abbondante e verdeggiante, è. Ad un tratto Andrè si ferma e dal finestrino del veicolo mi fa guardare fuori ed entra nel vivo della sua novella raccontandomi altre cose interessanti sul Vinho Verde . Mi dice che il Minho possiede un terroir distintivo dato dal connubio tra alcuni fattori irritrovabili per la viticultura e la memoria del sapere umano tramandato da secoli di generazione in generazione, che dà alla luce vini dallo stile inimitabile e dall’ equilibrio quasi perfetto. Prosegue asserendo che  il Minho è un fazzoletto di suoli prevalentemente granitici, a tratti scistosi, calcarei e sabbiosi, che da Nord Ovest, bagnato dall’Oceano Atlantico, si apre a ventaglio verso Nord Est lungo la Galizia spagnola con vallate immense e lunghe e abbondanti corsi d’acqua, che rigenerano e rinfrescano le montagne  garanti di una barriera naturale contro i venti più dannosi. Andrè tiene a precisare che aspetti senza eguali quali una tipografia irregolare, che influenza un clima di tipo continentale, un tasso medio annuo di precipitazioni di 1200 mm (concentrate in inverno e primavera), e altitudini che sfiorano circa i 700 m, si riflettono superbamente nelle diverse tipologie di uve delle nove subregioni del Vinho Verde che sono Amarante, Monção, Melgaço, Lima, Basto, Cávado, Ave, Baião, Sousa e Paiva.  Andrè definisce la coltivazione della vite nella regione del Vinho Verde di tipo “eroica”, per la presenza di pendii molto scoscesi, e perché essendo i livelli di fertilità del Minho naturalmente bassi, esso è stato reso produttivo grazie ad una serie prolungata di interventi  quali terrazzamenti concimati con sostanze organiche. Andrè si sente pure risollevato che negli ultimi anni la qualità del Vinho Verde è migliorata notevolmente, ciò è dovuto in parte a una migliore formazione e ad un rinnovato trasporto tra i winemaker di oggi. Dove la vite per esempio una volta cresceva alta tra gli alberi e in pergole (questo per liberare il terreno sottostante per altre coltivazioni di cereali, frutta e ortaggi), attualmente molti dei vigneti invece sono formati lungo moderne righe cablate, in modo che le uve sono più esposte alla luce del sole e alla brezza, e quindi il vino è più maturo e più sano. Andrè mette in evidenza anche l’esistenza di una legislazione nazionale che ha contribuito, tra alti e bassi, a sigillare l’autenticità e il valore dei vitigni del Vinho Verde. A sentirlo sicuramente sono stati fatti passi da gigante. Si riprende la via e Andrè conclude rammentandomi che nel 1926 vengono fuori le linee guida per la produzione e la commercializzazione del Vinho Verde con la definizione dei suoi limiti geografici, e nel 1984 esso viene riconosciuto come D.O.C. sotto la supervisione di una ‘Commissione della Viticoltura della Regione del Vinho Verde’. Un progresso tutto in salita quello del Vinho Verde che registra adesso questi numeri nel Minho:

  • rappresenta 15% della produzione totale di vino di tutto il Portogallo;
  • occupa una superfice vitata di 21,000 ettari;
  • Ci sono 19,000 produttori;
  • Esistono 68 varietà di ‘Minho IGT’  e 47 varietà di ‘Vinho Verde D.O.C’.;
  • L’87 % della produzione di riguarda il bianco, il 7% riguarda il rosso, e il 6 % il rosé;
  • Circa 80 milioni di litri di vino prodotti all’anno e più di 100 paesi per le esportazioni (USA, Germania, Francia, Brasile, Canada, Svizzera, Regno Unito, Angola, Belgio, Lussemburgo, Olanda, Polonia, Giappone, Danimarca).

Stiamo quasi per arrivare percorrendo i paesaggi da favola del Minho (la sua demarcazione risale al 1756), che formano la cosiddetta ‘Strada del Vinho Verde’.  La ‘Strada del Vinho Verde’ è un ambiente grandioso, con vigneti terrazzati , e masserie imbiancate a calce arroccate in cima alle colline, tra le quali si scorgono villaggi fiabeschi quali Guimarães, Braga, Amarante, Barcelos, Viana do Castelo, Ponte de Lima, Ponte da Barca e Arcos de Valdevez. Il cancello della cantina di ‘Quinta de Torre’ si apre e quando lo oltrepasso capisco che qualunque traguardo dipende esclusivamente dalla nostra volontà e dal nostro atteggiamento. Il Portogallo è un refrain costante nella mia mente, come la  bossa nova , e in maniera quasi automatica a furia di sintonizzarmi su quelle frequenze per una sorta quasi di legge universale finalmente, mi spingo come wine blogger oltre le alpi per scoprire da dove provengono quei vini che sorseggiati mi emozionano ! Andrè mi accoglie a ‘Quinta de Torre’ facendomi sentire come a casa. Mi presenta alla mamma, ai suoi figli, e ai suoi dipendenti e per tutto il resto della mattinata esploriamo il suo regno in cui sono stata catapultata quasi per magia. C’è da recuperare un po’ di forze perché è ora di pranzo. Dopo avere nutrito dei buffi lama e delle pecore di angora,  io e  Andrè ci spostiamo  nella vicina locanda ‘Tapada do Xandoca’ per deliziarci di prelibatezze portoghesi quali: vongole stufate e pesce grigliato all’ aglio e olio d’oliva che fanno finire tutto il pane in tavola . Intanto Andrè mi spiega che  in origine ‘Quinta de Torre’ è una vecchia casa padronale acquistata in famiglia nel 1995 da Josè Manuel Mendes, che restaurata e ammodernata, diventa quella che è oggi, cioè un’azienda agricola a conduzione familiare di circa venticinque ettari, di cui dodici di vigna. Per smaltire il lauto pasto torniamo a passeggiare all’interno della sua tenuta che mi appare in tutto il suo splendore: filari infiniti, giardini, cascate d’acqua, alberi secolari di limoni e mirtilli, un mini zoo popolato da alpaca, canguri, lepri della Patagonia, pony, anatre selvatiche, tartarughe, pesci e altri animali rari che sembrano quasi bearsi della semplicità della loro esistenza. Andrè descrive ‘Quinta de Torre’ come fosse un quadro, essa è incastonata come un gioiello prezioso nell’ Amarante , con le sue viti immerse nel verde, che cercando il sole,  si arrampicano sugli arbusti o pergolati e abbelliscono i campi costellati dagli espigueiros , i tipici granai in pietra e legno costruiti su una base sopraelevata per essiccazione dei cereali. Il discorso si fa sempre più tecnico e preciso. L’ Amarante ha quei presupposti pedoclimatici specifici che la rende l’ambiente ideale per i principali vitigni autoctoni con cui si fanno i vini nella sua cantina ‘Quinta de Torre’: Alvarinho , Loureiro (contraddistinti da note tropicali e da una certa complessità se invecchiati in botti di rovere), Azal, Arinto e Avesso  (noti per  la loro spiccata acidità e ministerialità) per i bianchi, ed Espadeiro e Vinhão per i rossi. Queste sono dunque le uve base e anche il nome dei sette diversi tipi di vino firmati ‘San Caetano’ ,  che lasciano il segno per il loro carattere vivace, delicato e invitante. Con una produzione di 50,000 bottiglie annue,  ‘Quinta de Torre’ , premiata ogni anno in concorsi nazionali e internazionali,  dà alla luce un Vinho Verde  unico al mondo, che rivela rispetto per la vigna, per la tradizione e  per l’innovazione. I vini ‘San Caetano’  , monovitigno o cuvée , sono il risultato della raccolta di uve selezionate a mano durante la vendemmia, che,  una volta riposte in cassette da 20kg, vengono fatte affinare in serbatoi d’acciaio per garantirne il brio. Le vinificazioni avvengono secondo moderne tecniche che includono un sistema informatizzato per il monitoraggio della fermentazione, linea di imbottigliamento e un rigoroso laboratorio di analisi. I vini ‘San Caetano’ sono la migliore espressione del Vinho Verde, e devono il loro Woh  factor non solo alla generosa operosità di chi da sempre rende fertile e florido questo pezzo di Portogallo, ma anche ad un’attenta operazione di marketing e di comunicazione dirette a migliorare sempre più la distribuzione commerciale sia su territorio nazionale che internazionale. Tra una chiacchiera e l’altra non ci accorgiamo che cala la sera con la sua luna bianca e il suo manto di stelle, e per quanto piacevole la compagnia siamo vittime di  Morfeo che ci reclama! Rimontiamo nel suo fuoristrada direzione Porto dove mi attende il mio ‘Métier  Boutique hotel’, che con il suo charme e le sue comodità allieta il mio sonno fino alla sveglia dell’indomani.  

Porto
Porto

4 Gennaio

4 Gennaio. Il tenue sfarzo del ‘Métier  Boutique hotel’ mi coccola dal bianco candido delle lenzuola e degli asciugamani profumati alla ricca colazione della hall. I banconi del bar sono pieni di ogni delizia: spremuta di arance, dolci appena sfornati, burro, marmellate di more, miele e frutta.

Mi ricarico con un caffè nero bollente e sono pronta per un nuovo capitolo di un libro senza fine. Andrè viene a prendermi e via a ‘Quinta de Torre’. Appena giungiamo lì si entra nel laboratorio e nella barricaia di Andrè, che lavora senza sosta per garantire l’alto standard dei suoi vini. Davanti le vasche d’acciaio sigillate con le sigle delle varie annate, comprendo che trasformare l’uva in vino è un miracolo, essendo tutto ciò non solo fonte di rendita ma soprattutto di felicità. Ci sono spazi molto grandi e moderni, pieni di attrezzature all’avanguardia per conferire pregio al bene finale. La sala degustazione che si affaccia sui poggi di Marco de Canaveses è tutta a vetri, e nelle grandi vetrate si riflettono le sagome dell’erba che si confondono con il grigio di una fitta nebbiolina improvvisa che disturba la visuale. Un tavolo cerimoniale e una credenza antica piena di medaglie e riconoscimenti vari fanno bella mostra attorno a una vecchia Bedford. Terminata la visita il sole torna a splendere e nel primo pomeriggio Andrè mi accompagna nel centro storico di Porto, il leggendario quartiere della ‘Ribiera’ situato sulle sponde del fiume Duro che incanta qualsiasi visitatore con le sue casine dipinte e le sue facciate decorate, sorvegliate da gabbiani che si librano leggeri nell’aria a qualsiasi ora del giorno. I pescatori e i commercianti ambulanti ti sorridono e si lasciano osservare nel loro affaccendarsi quotidiano. Mi è familiare questa zona e mi perdo tra i labirinti delle sue viuzze strette per poi rilassarmi al ‘Cafe do Cais’ , un loft bar molto chic della  ‘Ribiera’ da cui mi godo la vista di  ‘Vila Nova de Gaia’. La temperatura diventa quasi estiva e mi dirigo verso l’altra parte della città. Salgo nel vecchio tram linea 1 che mi consegna letteralmente alle onde di un oceano blu cobalto. Entro al ‘Praia dos Ingleses’ un chiosco vista mare e ci resto fino al tramonto. Si fanno le sette e risalgo verso la stazione di ‘Sao Bento’, la cui entrata principale è rivestita da oltre ventimila ‘Azulejos’, le tradizionali piastrelle turchine che raffigurano i principali momenti storici del Portogallo e dei suoi mezzi di trasporto. Lì trovo Andrè che mi fa salire nella sua peugeout. Non c’è molto traffico e dopo aver parcheggiato Andrè e io ci  accomodiamo al ‘Royal 4’ , un delizioso posticino per gustarsi il meglio della cucina portoghese. Una cameriera simpatica e sorridente ci serve dei crostini con burro e formaggio, seguiti da un risotto ai gamberi fumanti e per finire del pane fritto con zucchero e gelato alla vaniglia. Non mi accorgo neppure che è ora di andare via, il locale sta per chiudere! Salutiamo ed eccoci al mio hotel dove a malincuore è l’ultima volta che sto con Andrè! Non è un addio ma solo un arrivederci! Appena rientro in stanza faccio fatica ad addormentarmi, penso a tutto quello che di incantevole sto vivendo. Non ho voglia di  riposare ma devo farlo l’indomani si torna a Pisa!

Portogallo
Portogallo

5 Gennaio

Un tassista mi viene a prelevare in albergo per condurmi all’aeroporto ed è inevitabile sentirmi come la protagonista di un romanzo inedito. Il mio pensiero non va su quello che è stato in Portogallo ma su quello che ancora sarà, perché ritornerò per inebriarmi da nord a sud del suo clima mite, del suo litorale dorato, delle sue sconfinate pianure, dei suoi tesori e dei suoi vini nobili che stanno uscendo a poco a poco dall’ombra grazie agli ultimi sforzi governativi per rilanciare un’economia fino a qualche decennio fa in bilico.

Riprendo la mia quotidianità aprendo la porta del mio appartamento a Pisa, nella mia comfort zone che mi sta subito stretta e di conseguenza la mia mente è al prossimo obiettivo. Non mi fermo mai, e questa non è sempre una bella caratteristica, perché non mi fa godere il cammino che è più importante della meta, ma fa parte del mio modo di essere. Sistemo i souvenir e mi metto sul divano per fare il punto della situazione e per orchestrare tra Febbraio e Marzo la giusta musica per animare le notti toscane con il Vinho Verde con l’estate che non è molto lontana. La lista delle serate predisposte a dare il benvenuto ai vini  ‘San Caetano’ di ‘Quinta de Torre’ è folta ma a bloccarla è il Covid-19.

Andrà tutto bene!

Stefania

 

Apulia in my Mind

Bari

“…Ma tutti i sogni nell’alba svaniscon perché,
quando tramonta, la luna li porta con sé,
Ma io continuo a sognare negli occhi tuoi belli,
che sono blu come un cielo trapunto di stelle…”
D. Modugno

Bari

Bari acted as my gateway to Apulia, the beautiful region situated in the heel of the boot of Italy. This Summer I went on holiday to Bari for a week with my parents who were celebrating their wedding anniversary. They first met many years ago in Bari. It was love at first sight and I was their most precious gift.

The Old City known as ‘Bari Vecchia’ is amazing with its narrow stone lined streets of fading pastels and white, wrought iron balconies and above all else the scent of clean white sheets blowing in the light breeze. I did nothing but wander, camera in hand, capturing the best of what makes Bari such a beautiful city. It is much more than just the capital of Apulia, also being a busy, important port with connections to Greece, Albania and Croatia. It is a destination off the beaten track offering many things to do and see. The best way to get to Bari is to fly to ‘Bari Karol Wojtyla International Airport’ (also known as ‘Palese Airport’) which is located about 8km (5 miles) northwest of Bari City Centre. Then you can travel to Bari via many different modes of transport details , and you can choose many different types of accommodation on www.booking.com.  There is no ‘best’ hotel or ‘best’ district though some districts are better than others and you can decide where to stay at your own discretion. I travelled to Bari by car and my B&B was in the City Centre. Everything I could possibly want was close at hand.

Bari
Old Town

Bari, a Charming City in South Italy

Located on the Adriatic Sea, Bari (population around 300 000) is the second largest city in Southern Italy and has become one of Italy’s main commercial and industrial centres as well being a fascinating historical city in its own right. A large university and a high percentage of young people and migrants makes Bari a lively city as well as it having plenty of attractions for visitors such as lovely beaches, elegant boulevards and a gorgeous nightlife. For those interested in culture, a visit to the opera house, the municipal building or to other monuments and museums in Bari  is worthwhile.

Bari is also the place where various cultures came and went due to various invasions and changing governors, the Greeks, Romans, Goths, Lombards, Byzantines, Normans and Crusaders all leaving evidence of having been there. During the Middle Ages, Bari was ruled by Lords such as the Hohenstaufens and the Sforzas of Milan. Bari later suffered damage during World War II. Today Bari is a well connected coastal city, and as a large port has access to many shipping routes having a varied economy that includes the production of textiles as well as agriculture, in particular the production and export of cherries, tomatoes and artichokes. Bari developed industrially in the second half of the twentieth century and now boasts an important trade fair, the largest in southern Italy.

Old Port
Old Port

Bari, caressed by the wind and overlooking the sea has a magical atmosphere that is part life, history and tradition. I liked walking around Bari, finding new corners to photograph and watching the fishermen go out to sea in their boats. Bari is an inspiring town where you can find anything you want. So what can you do in Bari? Let me tell you:

  • ‘Bari Vecchia’ : I explored the Old Town which is nestled around the harbour on a peninsula to the north and contains many beautiful Romanesque -Pugliese structures and churches whilst the wider residential and business area which developed in the 1820’s spreads out from this point into the mainland. Women will like ‘Via Sparano’ and ‘Via Argiro’ which are the best shopping streets In Bari and in general the whole of the Old Town looks and feels as if you have been transported to some time in the past as passing through the narrow streets you will see sweet grandmas rolling pasta, families having dinners and neighbours talking to each other;
  • ‘The own of Murattiano’ : The ‘new’ town was built in 1813 during the French occupation of Bari by Joachim Murat. The upper class ‘Murat District’ is the modern city centre whilst  ‘Corso Cavour’ or ‘Corso Vittorio Emanuele’ and the streets surrounding them are full of many branded shops, cafes and restaurants. During a guided tour I saw the ‘Basilica of S. Nicholas’ (one of the most beautiful examples of Romanesque architecture in Apulia), the ‘Cathedral of S. Sabino’, the ‘Swabian Castle’, the ‘Fortino di Sant’Antonio Abate’, the ‘Piazza del Ferrarese’, the ‘Piazza Mercantile’ and the ‘Old Port’; 
  • The ‘Nazario Sauro Seafront Promenade’ : Slow down, take a stroll and prepare to absorb the beauty of this ‘Lungomare’. I love the sea so much that I could not get enough of just walking along this picturesque promenade whilst enjoying the sunshine or the light at dusk and the smell of the sea. This endless waterfront begins from the port and runs along the length of the city. The promenade was inaugurated in 1927 and along it you can admire several impressive Liberty style palaces, luxury hotels and the colourful ‘Margherita Theatre‘; 
  • Petruzzelli Theater’: Close to the Old Town, Petruzzelli Theater is the third largest opera house in Italy after ‘La Scala’ in Milan and the ‘San Carlo Theatre’ in Naples. Until the middle of the 20th century there were ten theatres in Bari , which was well known all around Italy for its artistic and vivid life;
  • Spazio Murat’: It’s a modern art space in the ‘Piazza del Ferrarese’, which promotes contemporary art with an emphasis on visual art and on design, the wish of its inventors being to create a space that raises questions and encourages interaction and discussion so making Bari a city of the arts with an international dimension. Each season of culture allows art lovers to explore several exhibitions particularly the ones entitled ‘Made in Puglia’;
  • Via delle Orecchiette’: I stumbled across the Italian ladies who made the streets around ‘Arco Alto’ and ‘Arco Basso’ famous (only a few steps away from the imposing ‘Swabian Castle’) by turning flour and water into ‘orechiette’, the typical Apulian pasta. You can watch them go through the entire process of mixing and rolling the dough to hand forming each ear shaped piece of pasta, then placing these on drying racks, all whilst exchanging gossip and smiling for photos. A portion of orecchiette does not cost much , because it is a very simple rustic meal as well as being a very tasty souvenir to bring home!;
  • Pane & Pomodoro Beach: This is not the most captivating beach in Bari though being only fifteen minutes walk from the city is an ideal option for those who do not want to travel far though want to feel the sand between their toes. The beach was named after a cheap local bread topped with tomato mainly eaten by the less well off during their lunch break by the shore.
via delle Orecchiette

Food & Wine in Bari 

Bari is very proud of its traditional Southern Italian Cooking based on Seafood, Vegetables, Wheat, Olive Oil and Wine. Puglian Food and Wine are perfect for an unforgettable culinary tour which is a huge part of any local travel experience expecially in Italy.

Bari is a Foodie Paradise because it is a region with Plenty of Sun and with Fertile Soil where Foods are Fresh and Flavoursome. Vineyards produce some Excellent Local Wines including Full Bodied Reds like ‘Negroamaro’, ‘Primitivo’ and ‘Nero di Troia’ and refreshing white and rose wines ideal for Summer lunches. In Italy, Food is Life and Life is Food as Food is inextricably linked to the culture both nationally and regionally and Bari takes its Food Very Seriously! You’ll always be fascinated by the Food in Bari as there is so much to eat and drink during every season and the cuisine tends to be both simple and delicious. There are plenty of fantastic dishes to choose from such as ‘tiella riso, patate e cozze’ which is made from cheap ingredients such as rice, potatoes, mussels, onions, garlic, tomatoes and grated Pecorino cheese. Walking along the cobblestoned streets you will notice that families usually eat lunch and dinner with their windows and doors open, filling the air with joy and sometimes inviting curious passers by in for a bite. Here are some places I recommend for local Dishes and Wines to try:

Apulia in my Mind
Sea is Happiness

Beginning your Apulia Road Trip from Bari 

 

Castellana Caves

Castellana Caves’  was known by the locals as ‘Hell’s Gate’, a place where the spirits of the dead were thought to wander. On January 23rd 1938 the speleologist Franco Anelli discovered the existence of numerous caves of Karst formation which had originally been formed by the flow of an underground river. After centuries the effect of the water on the limestone turned the area into an astonishing array of stalactites and stalagmites. The caves are 3km in length and 73m in depth with two possible paths for tourists to follow, a short path of 1km which can be done in an hour or a longer path which is far more interesting. The longer path gives the tourist the chance to appreciate all the beauties of the natural environment and in the two hours it takes to traverse the system you get the chance to appreciate all the beauties of the natural environment. Visitors are encouraged to use their imagination to recognise the shapes of animals and people amongst all the gnarled rocks some of which are floodlit to enhance the wonder of the place.

Alberobello

Alberobello

Alberobello’s  “Trulli” became a UNESCO World Heritage Site in 1996. The town of Alberobello is unique for its “Trulli”. They are dry mortarless stone huts built with conical tops . You see “Trulli”  throughout the Itria Valley in Apulia, but the greatest concentration is in Alberobello. The houses are a pleasure on the eye though their nature isn’t clear even today. and their nature isn’t clear even today. Some people say that the houses identify their social class whilst others say that their style serves as a simple embellishment or gives them an esoteric meaning. Plenty of “Trulli” have been converted into guesthouses, so you could try them for a night or two!. Alberobello  is one of the most beautiful towns in Southern Italy and going up onto the panoramic open terraces to admire these roofs for me is something magical, like something out of a fairytale. And don’t forget to stop at ‘La Lira’ , a popular and wonderful ‘rosticceria’  for your lunch . It’s a typical Italian fast food shop which prepares and cooks a variety of dishes, both cold and hot, ranging from roasted meats and pasta through to vegetables and salads. The food is delicious. The owner was so nice and he explained me a lot of things about his culinary specialities. 

Polignano al Mare

Polignano al Mare

‘Polignano al Mare’ is perched on the white cliffs of a rugged coastline, and it’s the birthplace of Domenico Modugno, the author of Nel Blu dipinto di blu”,  the most pupular Italian song . Flying and singing, Modugno flies up happily to the blue sky and when it is already day all his dreams are taken away by the moon. But he keeps on dreaming in the blue eyes of his woman, as blue as a blue starry sky. Stunningly beautiful, there’s plenty to see, eat and drink while strolling around Polignano al Mare, like I did whilst visiting  “Al Buco Preferito Tranquillage” , a lovely restaurant with a breathtaking view. decent prices, great food, excellent service and a good location.

Trani

Trani

‘Trani’ left a deep trace in my heart and in my mind, and  I would love to return, not just once as a tourist, but as if I was visiting old and dear friend. I am not able to define what exactly made me feel connected to this town.  Perhaps it is the simple beauty of the Romanesque ‘Seafront Cathedral’, which dominates the townscape, both by day and night, and the square in front of it which becomes a lively meeting place in the evening.  Maybe it’s the colorful boats in the port or the perfect  lunch I had at ‘Peschef’, a street food restaurant, a street food restaurant, which is the right option for fresh, fast, reasonably priced seafood. The menu is short and centered around local seafood, like tuna and cuttlefish. You can get dishes with fried or raw seafood, all of which are delicious. The restaurant can look crowded at times as it is fairly small thought the line moves fast. The food, the customer service and the view all make for an excellent experience. I sat outside near the water’s edge whilst eating all the different fish dishes that they brought to the table. All the food was fresh and tasty and it is a restaurant I would hlghly recommend visiting.

 

Matera

Matera

Matera is one of the most spectacular places you can visit in Italy or anywhere else in the world for that matter. Until the 1950’s Matera was a source of shame in Italy associated with poverty, malaria and high rates of infant mortality, where people lived in caves with no electricity, running water or sewage. Carlo Levi, the famous Italian writer raised awareness of the desperate conditions people were living in and around half of the 30 000 population moved to new homes in the modern part of the city between 1953 and 1968. When visiting Matera be sure to visit ‘‘Sassi di Matera’ (the Old Caves), where people used to live and the ‘Perrone Bakery’ the place to go in ‘Sassi di Matera’ to buy local breads, treats and gifts to bring home. The bakery is only about 15 minutes walk from the main piazza and although located outside the historic city centre is well worth a visit.

Apulia in my mind

Apulia had just as much impact on me during my holiday and I’m already planning to return next summer. Tourism may be growing though as it is not well known as of yet you will find far fewer visitors here than in other parts of the country so you can navigate the streets without encountering tour groups and also benefit from lower prices. Local people will always have time for you and it is their warmth that will stay with you the most. Apulia is becoming a special destination for those who are open to venturing somewhere a little different in Europe, and many travellers are learning that Apulia is a place that they should visit sooner, rather than later.

Enjoy it! 

Stefania

Federici Winery. Lunigiana in a Glass

“With Wine, Poetry, or Virtue, as you choose, but get Drunk!”
Charles Baudelaire

The Federici Winery. Lunigiana in a Glass

There is nothing like the regional products of a territory that can describe its history and culture. The fruits of the earth tell us how  people have shaped the landscape where they live. That is why visiting “Federici Winery” is a special way to discover Lunigiana, a mysterious land sandwiched between the Ligurian coastal towns of “Cinque Terre” and the Tuscan cities of Lucca and Pisa

On the 2nd November I visited the “Federici Winery” in Ortonovo, near the ancient ruins of Luni, the famous Roman port, where Roman merchant ships  used to transport precious Carrara marble along the Tyrrhenian Sea. Luca Federici welcomed me when I arrived at his wine cellar. He was ready to guide me through a tour of his  winery and dedicated his time to share with me the story of his family, his territory and his wines. Luca’s big smile warmed a rainy day, making me realise that if you do what you love, you never work a day in your life! 

Federici Family

Federici Family, a Story of vineyards and men

The Federici family, originally from Ortonovo  boast a long tradition of winemaking that has been handed down from father to son. It all started in 1985, when Giulio Federici and his wife Isa, the third generation of the family restored a country property in Lunigiana devoting themselves to cultivating the local grapes and to making quality wines. 

Luca, the oenoligist, and his brother Andrea, the sales and marketing manager, represent the fourth generation of the “Federici family,“. Today together they lead their business with passion, professionalism and with care for their territory. The best result of the Federici family‘s love for what they do is  of course one of my favourite wines, the so called Vermentino: a dry white wine that is sleek, tangy and even a little bit sexy. There are hundreds of white grape types planted throughout Italy,  though the Vermentino for me is really the best  This old variety grows well  here , because  the climate is mild , and because the vines are planted close to the sea. I’m crazy  about the elegance of the Vermentino as well as the , minerality and  saltiness in its finish, and pairing it  with the local cuisine specialities , such as seafood antipasti and pesto sauce, is something you have to experience once in your life! 

Federici Winery
Federici Winery

Federici Winery 

“Federici Winery” owes its name to the sun shining in the ancient Roman port of Luni. The archaeological site is still intact and just a couple of miles from the winery, and commemmorates the thousand year old tradition of winemaking in this area.

“Federici Winery” is located near La Spezia in far eastern Liguria nestling against the Apuan Alps (with peaks reaching almost 7,000ft  only 5 km from the sea) and the river plain of the River Magra. This privileged position  provides an incredible microclimate, where the action of sea and mountain breeze, alternating between day and night, creates optimal  conditions for growing vines and producing wines of excellence. Here the soil in the valley is of an alluvial and sandy  nature with leaner clay on the hills. That is how the Federicis can experiment  different varieties of the Vermentino producing completely different taste profiles in the vineyard, along with other local (Albarola, Sangiovese, Canaiolo, Ciliegiolo) and international grapes (Syrah, Merlot). Harvest usually starts  towards the end of  August and the beginning of September . Grape picking is one of the most important phases of work for the Federicis and is entirely done by hand just like it used to be when the winery was first set up.

Federici Family, from father to son

The “Federici Winery is a key player in the local economy and has the objective to constantly work to enhance the quality of its wines. The winery extends over  around 25 hectares with vineyards in prized locations both on the hillside and on the plain. The winery buys hand-harvested grapes from other small growers in the surrounding countryside paying for qualit, and  keeping alive both tradition and wine culture. The winery produces 200.000 bottles a year, including  whites, reds, rosé, sparkling wines, sweet wines and grappa.

Federici Family
Federici Estate

The Federicis invested a lot of money in the new winery in 2015, which now covers 1600 square metres and it is equipped with  state of the art technology, such as a special isobaric bottling system, which ensures  optimal care in the packaging of the wine . Moreover, the winery follows  bio-architectural principles in order to  reduce  the impact on the environment as well as maximise energy savings. The beautiful underground cellar, where the wines rest for their final refinement, is a perfect example of the  harmony that exists between the buildings and nature. The cellar is situated around a hundred metres below sea level, which helps harness the natural stability of temperature and humidity provided by the  presence of an underground aquifer. All this is further supported by constant control of every stage of the production process thanks to ecological  solutions in the wine cellar such as solar panels, natural ventilation and the use of wood, stone and brick. The Federicis are very proud of their magical reign and passion and patience and experience are key words of their philosophy.  For them viticulture is a family tradition, and their care for the environment, the climate, the vineyards and  their employees produces matchless wines, whose  flavour reflect the beauty of their terroir

Luca Federici

Federici  Wine Tasting 

Wine tasting in “Federici Winery” is an intimate and personal experience. The tasting room  is very  large, decorated with frescos and has two magnificent handmade chandeliers the design of which has been inspired by nature. Luca took me through his line of biological  wines and demonstrated the quality of his best bottles of wine by pouring me a glass of their Vermentino. He  is proud of his wines with good reason and I sipped through his wines with pleasure.  All showed great character and depth as well as a softness you rarely see with natural wines. They seemed stable, substantial and yet so expressively honest. Luca explained how the ideal climate for their white wines exists in the “Colli di Luni DOC Area”: “ During the day there is superb ventilation and optimal  exposure to the sun whilst the evenings are fresh and humid, always with moderate temperatures whether it be winter or summer.

Federici‘s  vineyards are situated within two to three miles of the sea, and here are the three versions of  the their  best wines made from 100 % Vermentino

I learned a lot about Vermentino thanks to Luca. The best Vermentino is medium-bodied, fresh and quite round, with a floral aftertaste, and its freshness is the result of the natural, lively acidity of the grape itself which provides balance as well as a marvellous affinity for pairing with a variety of foods. Vermentino grows not only in Liguria, but also in Sardinia and Tuscany, and in each of these three territories, the vineyards are very close to the sea,  giving the wines a special character that you don’t find in wines from vineyards in a warmer, inland area. Vermentino from a maritime climate tends to display a great minerality or saltiness in the finish. Vermentino is one of the most important varieties in Liguria, along with another white known as “Pigato“.

Federici Wines
Federici Wines

Lunigiana is one of the smallest region in Italy, but its white wines are among the most distinctive, like the other three wines I sipped at the “Federici Winery :

Lunigiana
Lunigiana

If you are a wine lover or a wine expert, Lunigiana could be your perfect upcoming destination.

Lunigiana, in north west Tuscany, has a lot to offer. It is a location to be enjoyed all year round, and above all it is easy to get to via flights to either Pisa or Genoa.  The wine region of Lunigiana is very beautiful, with vineyards on rocky  hillsides that  overlook the sea as well as vineyards higher up in the valleys  and small narrow roads that meander up amongst the vineyards.   With such a large number of grape varieties unique to Lunigiana, this can lead to some confusion though doing research before visiting and wine tasting in such a picturesque region is worthwhile. Lunigiana is also dotted with numerous stunning medieval villages and  is a pearl amongst the other international  and aristocratic hamlets  along the zone of the  “Riviera Ligure di Levante”, such as  Portofino, “Cinque Terre”, and the “Gulf of Poets”. Lunigiana lies between the northern Appennines, the “Versilian Plan”, and the “Gulf of la Spezia” and has real rural character as well as castles, Romanesque churches, and  old towns full scenes of rare beauty starting with Luni and Sarzana.

Luni

Luni  the ancient Roman port which gives the name to Lunigiana Luni is surrounded by a valley called “Val di Magra” in the Montemarcello Magra Park”, which extends from inland Liguria up to the Gulf of Poets. Points of interest include the remains of an Roman Amphitheatre (1st century AD) and the Archaeological Museum.

Sarzana, piazza Calandrini
Sarzana, piazza Calandrini

Some are born in Sarzana and love it for life, others choose Sarzana as their place. The latter seems to be the case with the family Bonaparte, who were welcomed there in exile and from  where they left to conquer the world. The Bonaparte family left an important witness to their presence in the form of the “Bonaparte Tower House”, which is located in the first section of the “Via Mazzini”, a few steps away from the ancient church of “Sant’Andrea”. Sarzana is a quiet city, tourists don’t go there much. You might peek into some of the antique shops in the historic centre, or into the terrific  main square “Piazza Matteotti” . There are many restaurants in Sarzana, and all of them are good. It’s like the town is waiting for tourists who seldom come.  Sarzana has two nice castles:  ” Cittadella Fortezza Firmafede”, which is right on the northeast border of the old town, and the “Fortezza di Sarzanello”, which is just north of town. It also has a fine Romanesque/Gothic cathedral, the Santa Maria Assunta Cathedral”.

Federici Wines are perfect for each moment of your Life
Federici Wines are perfect for each moment of your Life

Save your appetite my friends . Stay thirsty. Passion and humility create balance in the heart and balance in the glass. Luca knows this and you can see it in his eyes and taste it in his wines.

Alla vostra!
Enjoy it!
Stefania!