Stefano Rizzi . Dall’ American Dream alla Toscana. Dall’amore per il vino alla rinascita in Maremma.

“…O mite terra che di fieno odori
di grano ancor 
baciata dal maestral vento di mare
questo lo so 
o terra che sei il regno dei colori 
una canzone a te voglio cantar. 
E canto sol per te Maremma mia
a mia canzon 
or che la primavera è rifiorita 
di rose e fior
a te che ispiri al cuor la poesia
queste parole voglio dedicar…”

Spartaco Trapassi / Elioi Menconi 

 

Un sabato pomeriggio di inizio primavera il mio wine report firmato Roberto Cipresso, agronomo di fama internazionale con base nel suo laboratorio sperimentale di ‘Winecircus’ a Montalcino, mi porta nella provincia grossetana per un’intervista all’imprenditore Stefano Rizzi, proprietario di ‘MaremmaAlta’, una cantina di nicchia tutta da scoprire . La Toscana è una regione ‘maledetta’, perché incanta , se ci vai una volta, ci ritorni ancora un’altra, fino a che non ti trasferisci per sempre, come è accaduto a me, Roberto , e Stefano. Nato a Roma, Stefano si stabilisce definitivamente in Maremma, dopo trenta anni di vicepresidenza alla ‘Winebow’ (gruppo strategico per l’export del vino italiano negli U.S.A. nel 1980 fondato da Leonardo Lo Cascio) e per amore dei tre figli Ettore, Diletta e Domitilla.

La Maremma è un angolo di paradiso della Toscana ancora poco conosciuto, dal fascino mediterraneo, dai confini ben difficili da definire , che per 5000 km2 si estende da Livorno fino a Civitavecchia. Ed è proprio in questi spazi benedetti da Dio e battuti dai Butteri, i mitici pastori a cavallo per il bestiame a pascolo , che sette anni fa Stefano fondò la sua impresa vinicola ‘MaremmaAlta’. Siamo precisamente a Gavoranno un piccolo paesino sul versante settentrionale del Monte Amiata a est di Scarlino, in una zona estremamente ricca di grandi giacimenti di pirite sfruttati intensamente fino a metà del ‘900 nelle numerose miniere sparse un po’ ovunque. La Maremma seduce non solo per la diversità dei suoi paesaggi mozzafiato che si alternano tra mare e monti , ma anche per l’arte, la cultura e la tradizione enogastronomica ereditate da antichi popoli e nobili che la dominarono, plasmarono e resero eterna. Dagli Etruschi ai Romani, dagli Aldobrandeschi ai Medici, dagli Asburgo Lorena al secondo dopo guerra la Maremma si trasformò da un luogo paludoso e malsano, come evoca etimologicamente l’origine del suo nome (forse dal castigliano ‘marisma‘), a uno che invece scegli per viverci o per le tue vacanze. La Maremmainfatti ebbe un passato di inferno fatto di malaria, e di lotta per la sopravvivenza per via delle aree palustri che già dall’ Alto Medioevo la circondavano a causa dell’innalzamento dei tomboli (cordoni di sabbia costieri che provocavano il ristagno delle acque) . Successivamente per merito del piano di bonifica intensiva del granduca di Toscana Leopoldo II eseguito nel XIX secolo e protrattosi fino al primo dopo guerra , quel triste trascorso di morte rimase unicamente un refrain in vecchie canzoni popolari e nelle imprecazioni tipiche della parlata colorita dei Toscani, ove la Maremma ora è poeticamente amara‘ ora irriverentemente maiala’. Quello della Maremma fu un progresso sociale lento e faticoso , una ripresa lenta fatta da menti illuminate e dal sudore delle braccia di contadini, falegnami, boscaioli, minatori, allevatori che scommisero tutto quello che avevano nella Maremma, proprio come fece Stefano. Dopo anni di esperienza enoica alla fattoria ‘Le Pupille’ sotto la scuola francese di Christian Le Sommer il mago di ‘Les Domaines Baron de Rothschild-Lafite’, Stefano prosegue per la sua strada e insieme alla sua compagna Letizia Borselli, risorge come dalle ceneri dell’Araba Fenice, per trasformare la sua passione per il vino nel suo sogno e pane quotidiano.

‘MaremmAlta’, cantina di Stefano Rizzi, Gavorrano, Grosseto

Vini ‘MaremmaAlta’, la Toscana in un bicchiere

Fuori dalla stazione a Grosseto c’è ad aspettarmi Letizia , che mi saluta e mi invita con un gran sorriso a montare nella sua Dacia bianca per raggiungere Stefano nella loro cantina ‘MaremmaAlta’. Letizia è una donna dai tratti gentili e riservata, che però dopo qualche chilometro si apre e prende un po’ di confidenza dicendomi subito che è felice di avermi come ospite nella loro tenuta. Durante il tragitto Letizia mi confida che il loro business è gestito al meglio e con la massima dedizione, ma che per ovvie ragioni non arriva ai livelli dei loro wine competitors . Essi puntellano con le loro cattedrali queste zone: da ‘Rocca di Frassinello’ costruita da Renzo Piano alle ‘Mortelle’ di Antinori , da ‘Montemassi’ di Zonin alla ‘Tenuta Ammiraglia’ dei Frescobaldi, colossi che hanno contribuito a fare della Maremma uno di quelle mete che attirano ogni anno milioni di visitatori per dei tour indimenticabili. Letizia schiva però i riflettori e la mondanità, lei è una maestra di Buriano che adora i suoi bambini , i suoi figli e quelli di Stefano , che ebbe in classe come alunni, e galeotto fu un colloquio genitori! Stefano e Letizia entrarono subito in sintonia pur essendo molto diversi, avendo in comune però un attaccamento morboso per la natura, che salvò entrambe le loro anime da vite precedentemente vissute in cui non si riconoscevano più. Inevitabilmente Stefano fece innamorare Letizia del vino, un universo a lei del tutto nuovo, e nel 2007 la coinvolse nell’ avviare ‘MaremmaAlta’ , il loro rifugio agreste, che produce bianchi , rossi , rosati e spumanti da essere sì concepiti per la vendita, ma prima di tutto per essere bevuti in compagnia! Letizia dice che il loro X-factor è quello di essere dei bravi vigneron, che lavorano la terra per avere in cambio preziosi frutti. Accompagnando il vino nel suo percorso dalla vigna alla bottiglia, la loro filosofia è quella di intervenire il meno possibile nelle fasi di trasformazione. Ecco perché alla fine il loro nettare sa essere ora semplice e buono , per condividerlo con gli affetti , ora di qualità e sofisticato, per soddisfare i palati degli intenditori più esigenti. Dall’asfalto del capoluogo ai girasoli e i cipressi dei campi maremmani il passo è davvero breve, in meno di un’ora giungiamo al capolinea in località Casteani. Il vino non si beve solamente, il vino si annusa, si guarda , si ascolta , e la voce va al pilastro dell’impresa di famiglia, Stefano che mi attende a braccia aperte nel loro podere a ‘MaremmaAlta’ pr raccontarmi la loro storia.

vini 'MaremmAlta'
vini ‘MaremmAlta’

Varco la porta di un antico casolare ristrutturato in chiave moderna, immerso nel verde di filari in fiore e uliveti secolari. Improvvisamente sette adorabili cani scodinzolanti mi saltano addosso per giocare e farmi festa, non certo per bloccare l’entrata di un estraneo, come dovrebbe essere loro dovere! Per fortuna non sono un ladro! Mi accoglie Stefano, un signore elegante , alto, dagli occhi azzurri e sinceri, intanto poggio il soprabito in una sedia di una cucina grande e luminosa. Dopo Stefano mi offre un bicchiere della loro profumatissima Ansonica e si fa un brindisi insieme a Letizia e suo fratello Federico Borselli , che si presenta cordialmente e si presta ad aiutarci per preparare quanto occorre per il nostro banchetto . Mi sono sentita subito come a casa. Prima di gustare ogni sorta di prelibatezza, Stefano mi mostra gli interni del suo buen ritiro . Gli arredamenti sono molto lineari ed easy chic, i colori sono caldi , la ricerca dei dettagli infinita, e negli scaffali ci sono libri di ogni genere, prevalgono quelli dedicati alla pittura. Lo spirito del collezionista di Stefano trasuda dalle pipe di ogni forma e foggia e dalle tele di valore che abbelliscono ogni parete del suo nido. In bella vista nel salotto mi colpisce un quadro che ritrae Venezia , è quella astratta del paesaggista crepuscolare Michele Cascella, opera acquistata con i primi soldi guadagnati all ‘inizio della sua carriera, quando appena venticinquenne Stefano possedeva un forte senso per l’estetica e poca di quella conoscenza artistica che oggi indiscutibilmente ha maturato. Stefano concepisce il vino come un miracolo, quando esso è perfetto bilanciamento tra Creato e intervento sapiente dell’essere umano, e quando ciò succede si sente come un pittore di talento, che riesce a fare un capolavoro usando con maestria sentimento e tecnica. Il sole è invitante, e l’aria frizzante. Ci accomodiamo nella veranda, e tutti insieme imbandiamo la tavola per il nostro pranzo luculliano a base di squisitezze a chilometro zero: porchetta, lardo, patate arrosto, formaggi , pane e dolci di riso, abbinati alle migliori etichette di ‘MaremmaAlta’:

  • ‘Lestra 2020’ : è un vino bianco di Viognier al 100 % . Giallo paglierino, al naso è caratterizzato da percezioni d lime e albicocca, iris, giglio e acqua di rose, con sottofondo di menta e pepe bianco . L’assaggio è fedele al naso, con un’ esplosione di morbidezza e sapidità . Perfetto per aperitivi formaggi, pesce e primi;

  • Micante Bianco 2019 ‘ : Vermentino (90%) e Sauvignon (10%), è un bianco proveniente da vigneti giovani e vigorosi.
    Si ammira un bel giallo chiaro luminoso , al naso esprime sentori intensi di frutta esotica, ananas e pesca bianca, insieme a note di erbe aromatiche e qualche accenno di agrumi. Al palato si avverte subito una piacevole freschezza e mineralità con un finale agrumato misurato ma intenso. Si presta a buona longevità in bottiglia. Ideale per piatti a base di pesce;

  • ‘Micante 2019’ : Sangiovese 80% e Cabernet Sauvignon 20% puramente biologico e certificato, manifesta un rosso rubino accesso e raggiante. Al naso si respira mirtillo, prugna e ciliegia, unite a sensazioni di viola, sottobosco, foglie secche e lievi accenni balsamici di eucalipto. La bocca gode di struttura piena , morbidezza avvolgente e suadente freschezza, con finale burroso e persistente . Consigliabile per grigliate di carne;

  •  ‘Poggio Maestro 2019’: un Syrah 100 % biologico , che cresce perfettamente in Maremmacon i suoi terreni  calcareo-silicei. Rosso rubino carico con bordo porpora , a tratti impenetrabile. Intenso e speziato al naso, carico di sentori di amarena sotto spirito, cioccolato fondente, pepe, e grafite; al palato si presenta corposo e scalpitante con un lungo finale balsamico. Ottimo per formaggi, salumi, piatti a base di carne;

  • ‘Ciliegiolo Casa Rizzi 2019’ : una carta da giocare quella del Ciliegiolo, vitigno autoctono del sud della Toscana che invece di essere usato come taglio per il ‘Chianti’ , viene fatto in purezza. Dal rosso rubino, al naso sa di ciliegia e viola con qualche accenno di pepe e noce moscata. Al palato è ampio, pieno di polpa, con una acidità non molto spiccata, e tannini forti che danno slancio al vino senza prepotenza alcolica; la persistenza è gradevole e di frutti di bosco selvatici. Abbinabile ad aperitivi, formaggi, salumi, primi, secondi di carne e preparazioni BBQ .

Stefano e Letizia come i loro vini hanno la capacità di farti staccare la spina ed evadere almeno per un attimo dai tuoi pensieri, dalla tua quotidianità con tutta la loro semplicità e bontà. E se gli stranieri hanno un debole per la Toscana, me compresa, un motivo ci sarà, anzi più di uno. La Toscana con la sua cusine, isuoi manufatti, la quiete dei suoi borghi, è la poesia d’Italia. E lo sa benissimo anche Federico che, tra una chiacchiera e l’altra, mi confessa che dopo un felice e ricco trascorso di fotografo nella Milano modaiola, si rassegna al richiamo della sua Maremma, ed è così che ritorna a Grosseto. Qui con altri soci fonda ‘Maremma Canapa’ una cooperativa di impresari agricoli, che hanno puntato sulla troppo a lungo dimenticata e sottovalutata canapa e i suoi molteplici derivati, che vanno dal settore tessile e della bioedilizia a quello agroalimentare . Il loro intento è quello di selezionare le migliori selezioni genetiche di questa antica pianta dalle foglie lanceolate per fabbricare birra artigianale, oli e cosmetici; il loro più grosso traguardo è quello di trovare investimenti per organizzare una filiera tutta maremmana della canapa dalla manifattura alla distribuzione sul mercato. Non si finisce mai di imparare, e di questo ne è consapevole principalmente Stefano , che di strada ne ha fatta tanta e per cui ‘MaremmaAlta’ non è però un punto di arrivo ma di partenza!

Maremma

Dopo aver pasteggiato, Letizia ci lascia per prendersi cura dei suoi cuccioli e con Stefano e Federico ci avviamo tra le vigne di ‘MaremmaAlta’, mentre la luce del giorno si smorza piano piano pennellando di arancione la campagna maremmana. Giungiamo nel punto più lontano della cantina, da cui si ha una panoramica meravigliosa sui 16 ettari (di cui 6 in affitto) dell’azienda agricola, le cui 30,000 bottiglie annue sono vendute prevalentemente in Italia e in Nord Europa. Tutto intorno è la pace, e si ode solo il cinguettio degli uccelli e il fruscio degli alberi, che sembrano come delle colonne che reggono un cielo turchino e terso. Saliamo su degli scalini e arriviamo in cima a una maestosa quercia, su cui Stefanoha costruito un ristorante plen air , dove ha organizzato tante di quelle degustazioni, che ormai su richiesta dovrà attrezzarlo e allargarlo per ricavarne un petit chateaux per tutti quei buongustai che apprezzano solo i sapori autentici!  Dal balcone di questa locanda cinque stelle con lo sguardo quasi perso nel vuoto, Stefano mi ammutolisce appena lo ascolto parlare di una tragedia immane, che da adolescente lo segnò nel suo intimo, e che nonostante il dolore contribuì a fortificarlo, perché cadendo negli abissi invece che sprofondare decise di emergere. Da allora nulla e nessuno più lo poté mai più scalfire. Neppure dodicenne Stefano rimase orfano di entrambi i genitori, e fu adottato dai Salesiani a Frascati. Con il peso di una sorella che pagò con salute cagionevole lo scotto di quella disgrazia familiare, Stefanocominciò a fare i suoi primi guadagni faticando come fattorino in uno studio notarile ai Parioli, blasonato quartiere di Roma. Destino volle che trovò conforto in una nota enoteca dell’Urbe, quella dei fratelli Antoni in largo ‘Vigna Stelluti’ . Stefano era attratto dagli sbarluccichii di quel posto, che per lui rappresentava quella giostra mai goduta per un’ infanzia bruciata troppo velocemente. Stefano era come rapito dalla bella gente che sembrava essere felice con un calice, e così rubò un’ampolla’ e pure delle più scadenti per capire quale fosse il segreto di quel misterioso elisir! Luca uno dei proprietari, si accorse del furto e fece finta di nulla, in fondo si accorse si trattava di una ragazzata, e finì pure per affezionarsi a quel biondo brigantello, che da ‘quell ‘ignobile gesto’ in poi frequentò assiduamente la sua lussuosa vineria. Luca trasmise tutto il suo sapere sul vino a Stefano , fu un padre per lui , un mecenate che lo instradò a maggiore età ad essere un adepto di Bacco piuttosto che un allievo ufficiale. Come sottolinea Stefano, non tutto il mal vien per nuocere, e quei pochi millimetri in altezza mancanti che gli fecero sfuggire l’entrata in accademia militare, lo lanciarono da gestore degli spacci del ministero e rappresentante di vini esclusivi a top manager delle esportazioni del vino Italiano in America negli anni ottanta. Prima di volare via, Stefano fu festeggiato da Luca con un ‘Barolo Bussia 68’, come a rammentargli bonariamente che ‘se vuoi fare come la volpe che frega le galline , fallo bene la prossima volta’! . Nelle parole di Stefano c’è molta nostalgia, e se guarda indietro, la fortuna è stata con lui come una donna capricciosa che lo ha sedotto e poi abbandonato e poi ripreso, fino a farlo diventare l’uomo che è adesso, che ancora con qualche ferita aperta guarda con fiducia e speranza nel futuro. Stefano è di una umanità disarmante, la stessa virtù che lo accomuna al suo amico e consulente Roberto Cipresso, incontrato qualche anno fa in occasione in una giornata AIS nella capitale, a cui è riconoscente per la grande motivazione datagli a mettere su e portare avanti ‘MaremmaAlta’.

La Maremma , il sud selvaggio della Toscana

Contemplo la bellezza della Maremma, e Stefano me ne spiega i segreti. Dopo periodi nefasti, questa parte di Toscana è stata sanata e valorizzata al punto da vantare un terror ineguagliabile e ricevere la giusta attenzione da parte del turismo internazionale, perché qui è davvero tanto quello che si può fare e vedere. ‘Dolce paese dal quale derivai identico il carattere fiero e la poesia sdegnosa e l’animo in cui non si acquietano mai odio e amore, ti rivedo ancora e rivedendoti il cuore sussulta…’ , versi aulici in cui il Carducci immortalò la Maremma della sua fanciullezza. Da essa il sommo poeta italiano ereditò l’indole fiera e ribelle, peculiarità che celebra come l’essenza stessa di questa zona della Toscana che da brulla, grazie agli sforzi , gli investimenti e l’acume di produttori illuminati si è evoluta in una sorta di eldorado viticolo consolidato e certificato con una DOCG, sette DOC, due IGT ed a ‘tre Strade del Vino’:

Le caratteristiche pedoclimatiche della Maremma sono particolari: la presenza contemporanea e ravvicinata di mare, montagna e colline, la rendono unica, inoltre gli inverni non sono mai troppo rigidi e le estati mai eccessivamente calde Questo è il perché dei vini di altissimo spessore della Maremma, che tra rossi, bianchi, rosati, passiti, vinsanti, e i vendemmia tardiva, testimoniano come essa sia da secoli vocata alla viticultura. Nel rispetto delle tradizioni, la Maremma è ormai proiettata verso una lavorazione moderna dei suoi vitigni più diffusi quali Sangiovese, Ciliegiolo, Canaiolo nero, Alicante, Trebbiano toscano, Ansonica, Malvasia bianca lunga e Vermentino, e le varietà alloctone quali Merlot, Cabernet Sauvignon, Syrah, e Chardonnay. Dal tufo di Pitigliano, alle terrazze dell’isola del Giglio, la Maremma è senza ombra di dubbio testimonial indiscusso della Toscana in fatto di vino, e il ‘Morellino di Scansano’ ha contribuito indiscutibilmente alla sua fama. Il ‘Morellino di Scansano‘ , DOCG dal 2007, è originario dell’omonimo comune di Scansano e del comprensorio delle cittadine di Campagnatico, Manciano, Magliano in Toscana, Semproniano e Roccalbenga dove scorrono i fiumi Albegna ed Ombrone. Secondo quanto previsto dal disciplinare, il ‘Morellino di Scansano DOCG’ deve contenere almeno una percentuale dell’85 % di uve Sangiovese, tagli di Cabernet Sauvignon e Syrah e vinificato in vasche di acciaio inox. Solo la versione riserva, più strutturata, prevede un invecchiamento di due anni in botti di legno. Il termine ‘Morellino’ è stato introdotto, intorno al 1700, dai viticoltori di Scansano per indicare il loro vino, vigoroso , scuro intenso nel suo rosso come il manto dei cavallo detti ‘morelli’ che venivano utilizzati per trainare le carrozze dei nobili verso Scansano, dove si recavano per acquistare proprio il vino. Qualcuno sostiene, invece, che il termine sia da attribuire all’uva Sangiovese impiegata per la sua produzione e denominata ‘morella’ in Maremma.

La zona costiera e l’entroterra grossetano erano piene di paludi e di quel ‘Medioevo buio’ Stefano mi svela che al presente rimangono solo il carattere scontroso dei Butteri, i leggendari mandriani in sella, e oasi immense di flora e fauna come per esempio il ‘Parco della Maremma’ . Questo è chiamato localmente ‘Parco della Uccellina’ , ed istituito nel 1975 per un totale di quasi 10.000 ettari, va da Principina a Mare’ (circa 20 km a sud di Castiglione della Pescaia) fino al promontorio di Talamone. Altre attrattive fanno della Maremma una destinazione irrinunciabile per i propri viaggi: dai borghi Etruschi di Vetulonia, Roselle e Sovana a quelli medievali di Manciano e Montemarano, dalle mura di Massa Marittima al ‘Giardino dei Tarocchi di Capalbio’, dalle terme di Saturnia alle splendide spiagge dell’Argentario , dalla laguna di Orbetello alle marine di Porto Ercole e Porto Santo Stefano, dalle acque della baia di Cala Violina’ ai misteri della spada nella roccia dell’abbazia di San Galgano. Stregata da un tramonto che sfuma di riflessi ambrati il blu dell’orizzonte, mi accorgo che è ora di andare via con la promessa solenne di tornare quanto prima, perché la Maremma crea dipendenza.