S.Caetano, Vinho Verde, Portogallo

“Sa volare solo chi osa farlo” . L. Sepulveda

L’oro verde del Portogallo.

Il Vinho Verde è un vino portoghese prevalentemente bianco, ma anche rosato e rosso (quest’ultimo è presente in quantità minore in Portogallo e di solito piace poco fuori confine per la sua struttura debole dovuta al basso contenuto in alcol, al contrario invece dell’alto consumo a livello locale nelle caratteristiche ciotole di ceramiche) che sta riscuotendo un’enorme popolarità. Perché? Il Vinho Verde è un lusso alla portata di tutti, che ammalia per la sua delicatezza, eleganza, e soprattutto per la sua versatilità perché adatto a tutti i tipi di piatti e palati, da quelli più semplici a quelli più esigenti. Altro e indiscutibile X factor del Vinho Verde è la sua frizzantezza, derivante in origine dal carbonio naturale dell’uva ed ultimamente procurata da molti vignaiuoli con l’aggiunta di una lieve dose di anidride carbonica per venire incontro al gusto dei consumatori specie quelli americani!

Il Vinho Verde è una Denominazione di Origine Protetta, ed è tipico delle sinuose alture del Nord del Portogallo che trasuda vino dagli albori della viticoltura. Forse si chiama così per il colore verde dei suoi vigneti e delle sue valli ,  per quello delle uve acerbe da cui è fatto perché raccolte in anticipo, o perché va bevuto giovane. Il Vinho Verde è fresco, erbaceo, ma leggermente sapido e con un sentore di frutta finale che stupisce, come la vita che ti regala sempre qualcosa di magnifico quando meno te lo aspetti. Ed è quello che accade a me con il mio blog sul vino e viaggi www.WeLoveItaly.eu che mi dà la possibilità di condividere le mie esperienze emozionali attraverso il racconto di persone e storie di successo che è misurato non in soldi guadagnati, ma in obiettivi raggiunti. Come ogni sommelier adoro andare in giro alla ricerca di nettari prelibati. Viaggiare poi è una droga da cui non tento neppure di disintossicarmi, non perché così si stacca dalla routine, o perché fa tendenza, o ci si va con qualcuno di speciale. Nulla di tutto questo. Viaggiare mi apre il cuore, non smetto mai di imparare, mi fa vedere le cose e la gente da una prospettiva diversa, controllo meglio i problemi, me stessa e avverto una pace interiore e con l’universo immensa. Miglioro ogni volta che faccio la valigia e poi la ripongo nell’armadio di casa mia, che sia la Sicilia, dove sono nata, o la Toscana dove vivo ormai felicemente da sei anni.

 

Andrè Amaral, cantina Quinta de Torre. Niente è per caso!

Per pura coincidenza o destino non lo so,  Andrè Amaral , responsabile di ‘Quinta de Torre’, una delle più prestigiose cantine di Vinho Verde del Portogallo, naviga sul mio sito www.WeLoveItaly.eu. Lo scorso Agosto due miei articoli dedicati a Lisbona e Faro lo incuriosiscono e  mi contatta  via social.   

Il Portogallo non me lo tolgo proprio di dosso, mi attiva una strana dipendenza. A Pasqua del  2017 atterro a  Lisbona , una moderna capitale che non appena sfiori con lo sguardo, la fai tua e non la lasci più per il suo patrimonio artistico culturale, il suo charme, l’azzurro del suo oceano e delle sue ceramiche, il calore del suo popolo . A Lisbona ci si perde tra i suoi vicoli irti e ciottolati. Lì si respira un passato glorioso fatto di esplorazioni e conquiste, cantate nelle languide musiche del  fado , la cui malinconia o saudade la senti nell’aria e pare manifestarsi al primo chiarore di luna annidandosi tra i tavoli delle piccole taverne sempre a festa  . Un’estate fa sono  a Sud , ad Algarve, nella splendida Faro. Faro è una deliziosa cittadina lusitana che ipnotizza con le sue falesie grandi e immobili come giganti, che acceca lo sguardo con le sue interminabili distese di sabbia dorata e le sue acque azzurre cristalline. Avere tra i miei follower un noto produttore di vino come Andrè Amaral mi lusinga, e il successivo Settembre, tra messaggi e video chiamate varie, ci faccio amicizia  e mi confessa che leggere i miei post gli fa venire voglia di andare in vacanza e di bere qualcosa di introvabile. Mi viene spontaneo confessargli che c’è una sorta di richiamo irresistibile verso il Portogallo, perché forse è così simile alla mia isola per il suo fascino decadente e misterioso.  

Food Life Style rivista ristoranti stellati
Food Life Style di Carmela Loragno, rivista ristoranti stellati

Andrè segue assiduamente il mio diario di bordo virtuale di questo mio girovagare per posti, e personaggi straordinari che ti entrano nell’anima. Duranti questi contatti via etere, tra me ed Andrè scatta una certa sintonia professionale, che presto si traduce in una collaborazione che ci porta a realizzare il desiderio comune di valicare i nostri confini territoriali: io da reporter del vino  in Portogallo, e lui da esportatore del suo Vinho Verde nel nostro Bel Paese! C’è molto entusiasmo, ma non è sufficiente, perché per la riuscita dei nostri intenti ci sono delle variabili esterne tutt’altro che trascurabili da considerare. Per prima cosa è abbastanza complicato avere dei risultati positivi in un settore competitivo come quello della vendita del vino in l’Italia, a cui basta il suo e per il quale oltre tutto è già famosa in tutto il globo. Con Andrè poi non ci conosciamo personalmente e ci separano chilometri di distanza. Non occorre solo che il suo vino sia eccellente, che il suo packaging sia curato, e che il suo sito web aziendale sia impeccabile sotto ogni punto di vista. Per sfondare necessita studiare qualcosa di strategico, e capire anzitutto se rispetto all’Italia:   

  • il Vinho Verde può essere adatto al nostro mercato;
  • si può impostare un piano di marketing efficace creando relazioni on line e off line ;
  • si possono fare eventi nell’immediato in presenza del winemaker portoghese in questione per dare visibilità al suo prodotto.

Vi spiego come tutto si è piano piano sbrogliato come il bozzolo di una matassa e come sboccia una fiducia e  stima tale da portare Andrè a  finanziare il mio soggiorno presso ‘Quinta de Torre’! Le  moderne tecnologie sono indispensabili, e nel frattempo io e Andrè ci diamo da fare senza sperare che la ruota giri da sola.  Ancora una volta il mio intuito non si sbaglia  e mi rendo conto che si fa sul serio quando Andrè mi spedisce a Pisa, con mia meraviglia, il primo di una serie di campioni dei suoi vini etichettati “San Caetano” , chiamati così  in onore di una cappella del suo wine relais che lo protegge come Dio fa con i suoi fedeli. Mi innamoro inevitabilmente di ognuna delle sei bottiglie di quell’oro verde! Se voglio fare l’inviata all’estero per toccare con mano ciò che stuzzica le mie papille gustative, ho davanti un’impresa quasi pioneristica da affrontare: lanciare i vini portoghesi in Italia, che certamente non ama molto i forestieri in campo enoico! In realtà c’è un algoritmo che potrebbe funzionare! In due regioni vocate per lo più ai rossi come Toscana e la vicina Puglia, in cui i bianchi non sono molti e quelli esistenti di un certo spessore sono piuttosto costosi, i vini  “San Caetano” potrebbero essere un’ottima alternativa! I vini  “San Caetano” potrebbero infatti fare gola ai ristoratori delle coste tirreniche e adriatiche, i quali avrebbero delle bollicine esotiche di alto livello per i loro clienti, che non hanno nulla da invidiare a un Riesling o a uno Chablis, a fronte però  di una spesa decisamente più contenuta (al momento attuale il Vinho Verde è accessibile, perché in passato l’economia del Portogallo ha sofferto della recessione globale, quindi il costo dei terreni e del lavoro è relativamente basso ).  

  

Il Vinho Verde in Toscana.

Per scendere in campo non posso combattere da sola! Mi avvalgo di tre solidi alleati a cui faccio avere l’arma potente dei vini ‘San Caetano’  per vincere la battaglia !

A Ottobre il primo è Andrea Baldeschi , Toscano puro sangue e grande degustatore Ais Toscana, che nel suo ristorante “Nautilus” a Tirrenia organizza delle cene a base di baccalà più elaborate di quelle fatte da me nel mio terrazzo con i miei amici. Come tutti i commensali anche Andrea  rimane piacevolmente stupito dal sapore avvolgente di quei vini bianchi portoghesi, che esaltano il gusto di ogni tipo di piatto leggero di terra o di mare che sia. Andrea cede al fascino di quel vino straniero al punto che per Maggio ha in mente di farne una degustazione al “Palace Hotel”,  un cinque stelle molto rinomato a  Livorno . A Dicembre il secondo è Orazio Sinigallia, un eclettico distributore di vini che, conosciuto fortuitamente a Bari nella sua bottega di vini georgiani in anfora, diventa promoter dei vini di Andrè in Puglia. Per merito di Orazio, il terzo è la strabiliante Carmela Loragno, direttrice di  Food Life Style’, un’illustre rivista stellata sulla gastronomia italiana per la quale a Natale mi commissiona una pagina tutta dedicata al Vinho Verde e ai vini di ‘San Caetano’ . Questi avvenimenti picareschi coinvolgono Andrè, che , dopo una lunga e giusta attesa, mi vuole avere come sua ospite a ‘Quinta de Torre’ per farmi sperimentare con mano la bellezza di quei luoghi lontani e per farmi vedere cosa ha combinato Bacco da quelle parti. Non ci sono più voli diretti ed economici da Pisa per il Portogallo né tanto meno date compatibili che ci vadano bene per impegni vari da parte di entrambi. Quando non c’è una soluzione cambio completamente direzione. Senza una ragione plausibile invece di rodermi dentro, pianifico il mio Capodanno dalla mia amica Lory a Bruxelles e poi perché non volare comodamente  dal centro dell’Europa verso Marco de Canaveses e starci per esempio tre giorni?  L’anno nuovo del 2020 è un sogno diventato realtà.

Bruxelles 2020
Bruxelles 2020

Capodanno 2020, Bruxelles

Esattamente come due anni fa in occasione del mio compleanno, al mio arrivo Lory mi fa perlustrare  Bruxelles in lungo e in largo.  Prima tappa il ‘Quartiere del Parlamento’  all’interno del ‘Parc Leopold’, dove con la sua solarità Lory si occupa dell’accoglienza al pubblico.

Si tratta di un complesso di edifici postmoderni in vetro e acciaio senza fronzoli, ove l’Unione Europea tiene le riunioni di comitato. Una struttura asciutta e minimale a parte la sovrastante cupola detta ‘Le Caprice de Dieux’ , un’enorme sfera a forma di emiciclo che è sede della camera parlamentare degli eurodeputati. Senza pagare nulla ed obbligo alcuno di prenotazione dopo facciamo un salto al ‘Planetarium’,  una sezione dedicata alla didattica, per far comprendere al viaggiatore come funziona l’ U.E. Un gruppo di hostess ci mostrano tre modelli architettonici dei quartier generali di  Bruxelles, Strasburgo e Lussemburgo e sintetizzano quali sono i  compiti più importanti del Parlamento del Consiglio Europeo , del Consiglio  e della Commissione Europea. La fama istituzionale di Bruxelles non deve ingannare, oltre ad essere frequentata assiduamente da politici e giornalisti, essa è da sempre una delle destinazioni turistiche più amate del Vecchio Continente. Passeggiando per l’urbe l’atmosfera è allegra e pittoresca dal suo simbolo il ‘Manneken-Pis’ a la  ‘Grand Place’, che riflette negli ori dei palazzi laterali le luci degli addobbi natalizi che la rendono ancora più baroccheggiante. Rivedere Lory poi è una sensazione indescrivibile, come il festeggiare a mezzanotte l’ultimo dell’anno ballando tra i cafè di Bruxelles fino all’alba, l’ultima insieme prima della mia partenza per il Portogallo.

 

Aeroporto Sà Carneiro Porto
Aeroporto Sà Carneiro Porto

3 Gennaio

Porto, Tre Gennaio 2020, otto del mattino. Andrè mi aspetta fuori dall’ Aeroporto Internazionale  “Francisco Sá Carneiro” . Appena lo intravedo mi fa un cenno, si avvicina e il suo sorriso smagliante scioglie l’imbarazzo dell’incontrarsi per la prima volta. Andrè carica me e il mio bagaglio nella sua macchina e ci dirigiamo verso Marco de Canaveses, un delizioso borgo a pochi chilometri da Porto attraversato dal fiume Tâmega. Ci troviamo nella feconda valle del Douro e proprio qui, dove la natura esplode in tutto il suo rigoglio dall’entroterra all’Oceano Atlantico, nasce il Vinho Verde, vitigni autoctoni che si abbarbicano dappertutto dai palazzi nobiliari alle piccole case di villaggi sperduti. Un cielo grigio con i suoi nuvoloni, che non rende giustizia all’unicità di quei paesaggi portoghesi,  una lunga ora di viaggio tra strade sinuose e larghe, e la  mia stanchezza non distraggono la mia attenzione dal racconto di Andrè della sua vita, della sua  azienda, e  del suo vino. Durante il tragitto Andrè mi svela nel dettaglio i segreti del Vinho Verde .

Ascoltare Andrè è come seguire la linea del tempo del Portogallo. Il Vinho Verde cresce solo nella regione del Minho, approdo ambito di antichi popoli a partire dal 100 AC, quando Fenici e Cartaginesi vi introducono, tra le altre cose, i primi vitigni che curati da Greci e Romani, cadono in abbandono durante il periodo dei Mori, e si risollevano grazie al generoso contributo dei monasteri e della corona portoghese nel Medioevo. Tra il XII ed il XIII secolo il Portogallo è protagonista di una crescente espansione demografica ed economica specie nel commercio agricolo a cui si associa un rapido sviluppo della moneta metallica. Tutto questo trasforma il vino in una fonte essenziale delle entrate, al punto che esso entra a far parte delle abitudini alimentari della popolazione della regione del Minho. Andrè sottolinea orgogliosamente che rispetto al porto, suo fratello liquoroso, il  Vinho Verde è più antico perché, secondo alcuni fonti scritte, se ne registrerebbe già l’esistenza nell’ 870 d.C nel convento di  ‘Alpendurada’ di Marco de Canaveses , anche se in entrambi i casi la prima documentazione della loro esportazione da parte degli Inglese in Europa è attestata alla fine del XIX secolo. Andrè mi confessa che non si stanca mai di vagare per il Minho, perché, ricco di storia, arte, cultura e panorami mozzafiato, è una delle zone più boscose del Portogallo caratterizzata da una vegetazione abbondante e verdeggiante, è. Ad un tratto Andrè si ferma e dal finestrino del veicolo mi fa guardare fuori ed entra nel vivo della sua novella raccontandomi altre cose interessanti sul Vinho Verde . Mi dice che il Minho possiede un terroir distintivo dato dal connubio tra alcuni fattori irritrovabili per la viticultura e la memoria del sapere umano tramandato da secoli di generazione in generazione, che dà alla luce vini dallo stile inimitabile e dall’ equilibrio quasi perfetto. Prosegue asserendo che  il Minho è un fazzoletto di suoli prevalentemente granitici, a tratti scistosi, calcarei e sabbiosi, che da Nord Ovest, bagnato dall’Oceano Atlantico, si apre a ventaglio verso Nord Est lungo la Galizia spagnola con vallate immense e lunghe e abbondanti corsi d’acqua, che rigenerano e rinfrescano le montagne  garanti di una barriera naturale contro i venti più dannosi. Andrè tiene a precisare che aspetti senza eguali quali una tipografia irregolare, che influenza un clima di tipo continentale, un tasso medio annuo di precipitazioni di 1200 mm (concentrate in inverno e primavera), e altitudini che sfiorano circa i 700 m, si riflettono superbamente nelle diverse tipologie di uve delle nove subregioni del Vinho Verde che sono Amarante, Monção, Melgaço, Lima, Basto, Cávado, Ave, Baião, Sousa e Paiva.  Andrè definisce la coltivazione della vite nella regione del Vinho Verde di tipo “eroica”, per la presenza di pendii molto scoscesi, e perché essendo i livelli di fertilità del Minho naturalmente bassi, esso è stato reso produttivo grazie ad una serie prolungata di interventi  quali terrazzamenti concimati con sostanze organiche. Andrè si sente pure risollevato che negli ultimi anni la qualità del Vinho Verde è migliorata notevolmente, ciò è dovuto in parte a una migliore formazione e ad un rinnovato trasporto tra i winemaker di oggi. Dove la vite per esempio una volta cresceva alta tra gli alberi e in pergole (questo per liberare il terreno sottostante per altre coltivazioni di cereali, frutta e ortaggi), attualmente molti dei vigneti invece sono formati lungo moderne righe cablate, in modo che le uve sono più esposte alla luce del sole e alla brezza, e quindi il vino è più maturo e più sano. Andrè mette in evidenza anche l’esistenza di una legislazione nazionale che ha contribuito, tra alti e bassi, a sigillare l’autenticità e il valore dei vitigni del Vinho Verde. A sentirlo sicuramente sono stati fatti passi da gigante. Si riprende la via e Andrè conclude rammentandomi che nel 1926 vengono fuori le linee guida per la produzione e la commercializzazione del Vinho Verde con la definizione dei suoi limiti geografici, e nel 1984 esso viene riconosciuto come D.O.C. sotto la supervisione di una ‘Commissione della Viticoltura della Regione del Vinho Verde’. Un progresso tutto in salita quello del Vinho Verde che registra adesso questi numeri nel Minho:

  • rappresenta 15% della produzione totale di vino di tutto il Portogallo;
  • occupa una superfice vitata di 21,000 ettari;
  • Ci sono 19,000 produttori;
  • Esistono 68 varietà di ‘Minho IGT’  e 47 varietà di ‘Vinho Verde D.O.C’.;
  • L’87 % della produzione di riguarda il bianco, il 7% riguarda il rosso, e il 6 % il rosé;
  • Circa 80 milioni di litri di vino prodotti all’anno e più di 100 paesi per le esportazioni (USA, Germania, Francia, Brasile, Canada, Svizzera, Regno Unito, Angola, Belgio, Lussemburgo, Olanda, Polonia, Giappone, Danimarca).

Stiamo quasi per arrivare percorrendo i paesaggi da favola del Minho (la sua demarcazione risale al 1756), che formano la cosiddetta ‘Strada del Vinho Verde’.  La ‘Strada del Vinho Verde’ è un ambiente grandioso, con vigneti terrazzati , e masserie imbiancate a calce arroccate in cima alle colline, tra le quali si scorgono villaggi fiabeschi quali Guimarães, Braga, Amarante, Barcelos, Viana do Castelo, Ponte de Lima, Ponte da Barca e Arcos de Valdevez. Il cancello della cantina di ‘Quinta de Torre’ si apre e quando lo oltrepasso capisco che qualunque traguardo dipende esclusivamente dalla nostra volontà e dal nostro atteggiamento. Il Portogallo è un refrain costante nella mia mente, come la  bossa nova , e in maniera quasi automatica a furia di sintonizzarmi su quelle frequenze per una sorta quasi di legge universale finalmente, mi spingo come wine blogger oltre le alpi per scoprire da dove provengono quei vini che sorseggiati mi emozionano ! Andrè mi accoglie a ‘Quinta de Torre’ facendomi sentire come a casa. Mi presenta alla mamma, ai suoi figli, e ai suoi dipendenti e per tutto il resto della mattinata esploriamo il suo regno in cui sono stata catapultata quasi per magia. C’è da recuperare un po’ di forze perché è ora di pranzo. Dopo avere nutrito dei buffi lama e delle pecore di angora,  io e  Andrè ci spostiamo  nella vicina locanda ‘Tapada do Xandoca’ per deliziarci di prelibatezze portoghesi quali: vongole stufate e pesce grigliato all’ aglio e olio d’oliva che fanno finire tutto il pane in tavola . Intanto Andrè mi spiega che  in origine ‘Quinta de Torre’ è una vecchia casa padronale acquistata in famiglia nel 1995 da Josè Manuel Mendes, che restaurata e ammodernata, diventa quella che è oggi, cioè un’azienda agricola a conduzione familiare di circa venticinque ettari, di cui dodici di vigna. Per smaltire il lauto pasto torniamo a passeggiare all’interno della sua tenuta che mi appare in tutto il suo splendore: filari infiniti, giardini, cascate d’acqua, alberi secolari di limoni e mirtilli, un mini zoo popolato da alpaca, canguri, lepri della Patagonia, pony, anatre selvatiche, tartarughe, pesci e altri animali rari che sembrano quasi bearsi della semplicità della loro esistenza. Andrè descrive ‘Quinta de Torre’ come fosse un quadro, essa è incastonata come un gioiello prezioso nell’ Amarante , con le sue viti immerse nel verde, che cercando il sole,  si arrampicano sugli arbusti o pergolati e abbelliscono i campi costellati dagli espigueiros , i tipici granai in pietra e legno costruiti su una base sopraelevata per essiccazione dei cereali. Il discorso si fa sempre più tecnico e preciso. L’ Amarante ha quei presupposti pedoclimatici specifici che la rende l’ambiente ideale per i principali vitigni autoctoni con cui si fanno i vini nella sua cantina ‘Quinta de Torre’: Alvarinho , Loureiro (contraddistinti da note tropicali e da una certa complessità se invecchiati in botti di rovere), Azal, Arinto e Avesso  (noti per  la loro spiccata acidità e ministerialità) per i bianchi, ed Espadeiro e Vinhão per i rossi. Queste sono dunque le uve base e anche il nome dei sette diversi tipi di vino firmati ‘San Caetano’ ,  che lasciano il segno per il loro carattere vivace, delicato e invitante. Con una produzione di 50,000 bottiglie annue,  ‘Quinta de Torre’ , premiata ogni anno in concorsi nazionali e internazionali,  dà alla luce un Vinho Verde  unico al mondo, che rivela rispetto per la vigna, per la tradizione e  per l’innovazione. I vini ‘San Caetano’  , monovitigno o cuvée , sono il risultato della raccolta di uve selezionate a mano durante la vendemmia, che,  una volta riposte in cassette da 20kg, vengono fatte affinare in serbatoi d’acciaio per garantirne il brio. Le vinificazioni avvengono secondo moderne tecniche che includono un sistema informatizzato per il monitoraggio della fermentazione, linea di imbottigliamento e un rigoroso laboratorio di analisi. I vini ‘San Caetano’ sono la migliore espressione del Vinho Verde, e devono il loro Woh  factor non solo alla generosa operosità di chi da sempre rende fertile e florido questo pezzo di Portogallo, ma anche ad un’attenta operazione di marketing e di comunicazione dirette a migliorare sempre più la distribuzione commerciale sia su territorio nazionale che internazionale. Tra una chiacchiera e l’altra non ci accorgiamo che cala la sera con la sua luna bianca e il suo manto di stelle, e per quanto piacevole la compagnia siamo vittime di  Morfeo che ci reclama! Rimontiamo nel suo fuoristrada direzione Porto dove mi attende il mio ‘Métier  Boutique hotel’, che con il suo charme e le sue comodità allieta il mio sonno fino alla sveglia dell’indomani.  

Porto
Porto

4 Gennaio

4 Gennaio. Il tenue sfarzo del ‘Métier  Boutique hotel’ mi coccola dal bianco candido delle lenzuola e degli asciugamani profumati alla ricca colazione della hall. I banconi del bar sono pieni di ogni delizia: spremuta di arance, dolci appena sfornati, burro, marmellate di more, miele e frutta.

Mi ricarico con un caffè nero bollente e sono pronta per un nuovo capitolo di un libro senza fine. Andrè viene a prendermi e via a ‘Quinta de Torre’. Appena giungiamo lì si entra nel laboratorio e nella barricaia di Andrè, che lavora senza sosta per garantire l’alto standard dei suoi vini. Davanti le vasche d’acciaio sigillate con le sigle delle varie annate, comprendo che trasformare l’uva in vino è un miracolo, essendo tutto ciò non solo fonte di rendita ma soprattutto di felicità. Ci sono spazi molto grandi e moderni, pieni di attrezzature all’avanguardia per conferire pregio al bene finale. La sala degustazione che si affaccia sui poggi di Marco de Canaveses è tutta a vetri, e nelle grandi vetrate si riflettono le sagome dell’erba che si confondono con il grigio di una fitta nebbiolina improvvisa che disturba la visuale. Un tavolo cerimoniale e una credenza antica piena di medaglie e riconoscimenti vari fanno bella mostra attorno a una vecchia Bedford. Terminata la visita il sole torna a splendere e nel primo pomeriggio Andrè mi accompagna nel centro storico di Porto, il leggendario quartiere della ‘Ribiera’ situato sulle sponde del fiume Duro che incanta qualsiasi visitatore con le sue casine dipinte e le sue facciate decorate, sorvegliate da gabbiani che si librano leggeri nell’aria a qualsiasi ora del giorno. I pescatori e i commercianti ambulanti ti sorridono e si lasciano osservare nel loro affaccendarsi quotidiano. Mi è familiare questa zona e mi perdo tra i labirinti delle sue viuzze strette per poi rilassarmi al ‘Cafe do Cais’ , un loft bar molto chic della  ‘Ribiera’ da cui mi godo la vista di  ‘Vila Nova de Gaia’. La temperatura diventa quasi estiva e mi dirigo verso l’altra parte della città. Salgo nel vecchio tram linea 1 che mi consegna letteralmente alle onde di un oceano blu cobalto. Entro al ‘Praia dos Ingleses’ un chiosco vista mare e ci resto fino al tramonto. Si fanno le sette e risalgo verso la stazione di ‘Sao Bento’, la cui entrata principale è rivestita da oltre ventimila ‘Azulejos’, le tradizionali piastrelle turchine che raffigurano i principali momenti storici del Portogallo e dei suoi mezzi di trasporto. Lì trovo Andrè che mi fa salire nella sua peugeout. Non c’è molto traffico e dopo aver parcheggiato Andrè e io ci  accomodiamo al ‘Royal 4’ , un delizioso posticino per gustarsi il meglio della cucina portoghese. Una cameriera simpatica e sorridente ci serve dei crostini con burro e formaggio, seguiti da un risotto ai gamberi fumanti e per finire del pane fritto con zucchero e gelato alla vaniglia. Non mi accorgo neppure che è ora di andare via, il locale sta per chiudere! Salutiamo ed eccoci al mio hotel dove a malincuore è l’ultima volta che sto con Andrè! Non è un addio ma solo un arrivederci! Appena rientro in stanza faccio fatica ad addormentarmi, penso a tutto quello che di incantevole sto vivendo. Non ho voglia di  riposare ma devo farlo l’indomani si torna a Pisa!

Portogallo
Portogallo

5 Gennaio

Un tassista mi viene a prelevare in albergo per condurmi all’aeroporto ed è inevitabile sentirmi come la protagonista di un romanzo inedito. Il mio pensiero non va su quello che è stato in Portogallo ma su quello che ancora sarà, perché ritornerò per inebriarmi da nord a sud del suo clima mite, del suo litorale dorato, delle sue sconfinate pianure, dei suoi tesori e dei suoi vini nobili che stanno uscendo a poco a poco dall’ombra grazie agli ultimi sforzi governativi per rilanciare un’economia fino a qualche decennio fa in bilico.

Riprendo la mia quotidianità aprendo la porta del mio appartamento a Pisa, nella mia comfort zone che mi sta subito stretta e di conseguenza la mia mente è al prossimo obiettivo. Non mi fermo mai, e questa non è sempre una bella caratteristica, perché non mi fa godere il cammino che è più importante della meta, ma fa parte del mio modo di essere. Sistemo i souvenir e mi metto sul divano per fare il punto della situazione e per orchestrare tra Febbraio e Marzo la giusta musica per animare le notti toscane con il Vinho Verde con l’estate che non è molto lontana. La lista delle serate predisposte a dare il benvenuto ai vini  ‘San Caetano’ di ‘Quinta de Torre’ è folta ma a bloccarla è il Covid-19.

Andrà tutto bene!

Stefania

 

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