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“Trois allumettes une à une allumées dans la nuit
La première pour voir ton visage tout entier
La seconde pour voir tes yeux
La dernière pour voir ta bouche
Et l’obscurité tout entière pour me rappeler tout cela
En te serrant dans mes bras”
Il VII arrondissement di Parigi : da dove partire alla scoperta di una delle città più belle del mondo
Senza dubbio il VII arrondissement di Parigi è stato un ottimo punto di partenza per scoprire la capitale della Francia . Questo è il settimo distretto della Ville Lumière in cui ho alloggiato (booking.com) . Ho impiegato meno di 30 minuti per raggiungere il mio hotel con la metropolitana dall’ Aeroporto di Parigi Orly (ORY). Non è stata un’ opzione affatto economica, ma di sicuro strategica: la posizione è centrale e perfetta per muoversi ovunque, sia a piedi che con i mezzi.
L’atmosfera nel VII arrondissement di Parigi è elegante, a tratti quasi surreale, vivace di giorno e sorprendentemente esuberante la sera. Che dire! Durante i quattro giorni di Pasqua, dai misteri del Louvre fino ai tesori di Montmartre, Parigi mi ha letteralmente stregato. Camminare tra i suoi viali infiniti e i cortili più nascosti è stato come assistere a uno spettacolo in prima fila. Ogni angolo riservava una magia inattesa e un dettaglio da incorniciare.

Bacco colpisce ancora!
Tuttavia, la mia passione per la Francia era nata ancora prima di partire: galeotto fu un calice di Pouilly-Fumé, Sauvignon blanc in purezza della Loira. Un bianco minerale e morbido, che mi aveva conquistata durante gli studi da sommelier all’AIS di Lucca. Quel sorso racchiudeva una promessa: calpestare, un giorno, la sua terra d’origine. E alla fine, è stato proprio quel desiderio a portarmi fin lì (se volete saperne di più del vino francese cliccate qui).
Come spesso accade , il caso ha giocato la sua parte! Ho avuto la fortuna di essere ospitata da Debby, una mia carissima amica e allora maître in un ristorante del VII arrondissement di Parigi. Grazie alla sua guida, ho visto una città inimitabile, fatta di sfumature impercettibili agli occhi distratti.
Cosa aggiungere? Parigi, non si spiega, si vive . Ti avvolge, rallenta il tempo ed entra sotto pelle senza chiedere permesso. Ci arrivi da turista e riparti con qualcosa in più, a cui non sai dare un’etichetta. Nei consigli di viaggio in basso proverò a descrivervela, consapevole che la sua anima più vera sfugge alle parole: Parigi va respirata fino in fondo.
Buona lettura!
Parigi: dov’è, mappa urbana e origini
Ecco cosa è Parigi : un sogno ad occhi aperti da cui non ci si vorrebbe più svegliare. La città degli innamorati, della moda! Chiamatela come volete, c’è sempre un buon motivo per tornare! Si trova nel bel mezzo della Francia settentrionale, ed è divisa dalla Senna in due anime:
- Rive Droite mondana e animata;
- Rive Gauche libera e studentesca con il Quartiere Latino e Saint-Germain-des-Prés
Copre circa 105 km² e conta oltre 2,1 milioni di abitanti. Mentre l’area metropolitana supera i 12 milioni, rendendola il centro più popoloso e vivace del Paese. La posizione centrale e la presenza del fiume hanno da sempre favorito il commercio, gli scambi culturali e lo sviluppo urbano. Per questa ragione nel corso dei secoli Parigi si è consolidata come un nodo chiave non solo della Francia, ma dell’intera Europa.
Gli arrondissement di Parigi
La particolarità di Parigi è che è suddivisa in 20 arrondissement, ovvero quartieri che a partire dalla Senna si aprono fino a formare una spirale (come una chiocciola) :
- 1-9: sono quelli prettamente storici e turistici;
- 10-20: sono più residenziali e popolari. Questa struttura permette di orientarsi facilmente e di esplorare la città passo dopo passo.
La storia di Parigi e le trasformazioni di Haussmann
Fondata dai Parisii sull’ Île de la Cité, Parigi, crebbe sotto l’Impero Romano, diventando un emporio commerciale e politico di rilievo. Nel Medioevo, tra guerre e carestie, fu il riferimento del regno di Francia. Università e cattedrali ne segnarono l’identità, tra cultura e spiritualità.
Nei secoli XVII e XVIII, Parigi, diventò un laboratorio di idee. Filosofi, scienziati e artisti discutevano su riforme, diritti, promuovendo un fermento culturale che conquistò tutta l’Europa. Poi, nel 1789, la Rivoluzione francese consacrò la città come simbolo di libertà, uguaglianza e fraternità.
In seguito nel XIX secolo, il Barone Haussmann ridisegnò Parigi. Boulevard larghi, piazze scenografiche, parchi pubblici e un moderno sistema fognario trasformarono i sobborghi congestionati. Diventò più luminosa, ariosa e vivibile, ci si poteva passeggiare, o gustare un caffè. Parigi emerse come modello di urbanistica moderna e icona di raffinatezza e charme europeo.
Oggi visitare Parigi, significa percepire l’eredità di quei secoli e comprendere come la città abbia saputo intrecciare passato, civiltà e modernità, affermandosi non solo come metropoli della Francia, ma come uno dei poli più influenti del globo .
Parigi: tu me fais tourner la tête!
Senz’altro un finesettimana Parigi non basta per girarla tutta , ma è sufficiente per afferrarne il suo spirito aristocratico e vagabondo. Il mio itinerario si è sviluppato così, quasi senza volerlo, seguendo una geografia emotiva prima ancora che urbana: ogni arrondissement come una variazione sul tema, ogni via come un invito a deviare.
Per cominciare, l’epicentro monumentale: il Museo del Louvre e la Senna. Entrambi sono l’essenza di Parigi: il primo custodisce la sua memoria artistica e culturale. Mentre la seconda scorre come una vena vitale, attraversando la città , riflettendone luci, storia e movimento. Inoltre è l’asse principale che conduce verso gli Champs-Élysées : il viale degli amanti e dello shopping più sfrenato. Qui Parigi è riconoscibile al massimo, si fa quasi teatrale. Poco dopo, come una promessa mantenuta, appare la Torre Eiffel, che al tramonto sembra alleggerirsi, ed essere quasi evanescente.
E non è finita!
Poi, cambiando rotta, Parigi si fa più intima. Sull’ Île de la Cité , suo nucleo originario, la Cattedrale di Notre-Dame resta un pilastro indiscusso. Anche nel suo stato ferito e in trasformazione. Attorno, le viuzze si stringono, i particolare contano di più: portoni, insegne, librerie. È qui che Parigi smette di impressionare e inizia a raccontare.
Nel frattempo, emergono quei luoghi sospesi che sono i caffè storici di Parigi. Non semplici soste, ma piccoli rituali. Sedersi, osservare e non ascoltare più il rumore delle lancette dell’orologio. In questi spazi si percepisce un’altra Parigi: più calma, più riflessiva, fatta di conversazioni e silenzi condivisi.
Parigi: una tela di emozioni
La riva sinistra della Senna cambia subito il flusso di Parigi. Al Musée d’Orsay i grandi maestri dell’arte sembrano dialogare con gli spettatori tra le sale. La sera, lo specchio d’acqua si trasforma: i battelli ti aspettano a bordo per cullarti sotto un cielo trapunto di stelle.
Poi c’è Montmartre che dall’alto domina Parigi , modellata com’è da stradine tortuose che in salita e in discesa la dipingono con pennellate di colore irregolari. Le sue piazzette , le sue mansarde e i suoi portoni consumati conservano ancora l’eco delle follie di Lautrec , Degas, Manet , Picasso e Dalì. Non è più la Parigi smorfiosa e distante quella delle grandi prospettive, ma quella irregolare e segreta.
Il mio weekend nel VII Arrondissement di Parigi non è un elenco di tappe, ma un percorso che va dal grandioso al nascosto, dal familiare al personale. Parigi sembra immutabile — eppure si rinnova continuamente, scorcio dopo scorcio.

I primi tre giorni a Parigi
Immagina per la prima giornata di entrare al Louvre di buon’ora (10:00) . Si ha quella sensazione di infilarsi in qualcosa d’ irreale : i suoi saloni immensi . E senza fretta, ti fermi dove ti ammalia davvero qualcosa: la calma delle statue greche, la forza silenziosa della Nike di Samotracia. Oppure lo sguardo della Monna Lisa che sembra cambiare mentre ti sposti. Al contrario l’Egitto ti porta lontano oltre confine.
La sera, Parigi mostra un volto diverso. Gli Champs-Élysées scorrono senza interruzioni, con un andamento regolare e armonioso. Le persone procedono con calma tra vetrine, edifici e altri passanti. All’estremità, l’Arco di Trionfo si distingue come elemento costante e facilmente riconoscibile. Un omaggio alla vittoria nella battaglia di Austerlitz di Napoleone (XIX sec.) ubicato al centro di Place Charles de Gaulle. Non è solo una camminata: permette di cogliere la città da vicino.
Un caffè a Parigi è diverso!
A Parigi ci si accorge subito che i suoi caffè storici non sono semplici fermate occasionali: sono l’identità stessa della città. Al Café de Flore, tra tavolini ravvicinati e illuminazione soffusa, sembra che gli anni si siano accumulati uno sull’altro. Ogni momento è quello giusto per i clienti per bere bollicine , scrivere o semplicemente parlare. Non c’è nulla di artificiale, solo la continuità naturale di un’abitudine parigina.
Il Musée d’Orsay, è situato sulla sponda sinistra della Senna e ha sede in una struttura particolare. Questa era un’ ex stazione ferroviaria realizzata per l’Esposizione universale. Già dall’esterno impressiona per la sua forma armoniosa, mentre all’interno mantiene il carattere dell’architettura originaria. Attualmente è uno dei musei più rilevanti di Parigi, dedicato soprattutto all’arte del XIX secolo.
Museo del Louvre
Il Museo del Louvre (info orari e prezzi) risale al XII secolo, quando re Filippo II lo fece erigere come fortezza difensiva . Nei secoli successivi ebbe la funzione di residenza reale . Dopo la Rivoluzione Francese (1793) venne aperto al pubblico come museo nazionale. La sua storia riflette quindi il passaggio da simbolo del potere monarchico a luogo di cultura accessibile a tutti.
Sicuramente il Louvre è uno dei musei più importanti del globo. Annualmente attira milioni di visitatori ed è diviso in tre ali tematiche e geografiche:
- Denon: ospita opere datate tra il XIII e il XIX secolo, e annovera una ricca serie di quadri di pittura italiana (dal Medioevo al Rinascimento); oltre a grandi tele francesi e sculture greche;
- Ala Sully: raccoglie testimonianze che vanno dall’antichità (circa 3000 a.C.) fino al Medioevo; sono interessanti i reperti dell’ Antico Egitto, della Grecia arcaica e classica . Include anche i resti della fortezza medievale del XII secolo;
- Ala Richelieu: presenta vestigia dell’ Oriente del 3000 a.C. (fino al XIX sec.) insieme ad arti decorative francesi e ambienti storici ricostruiti.
Il Louvre in meno di 24 ore
Ispezionare il Louvre meno di 24 ore è possibile, ma serve organizzazione. Vi consiglio di farlo la mattina presto , e restare fino alla chiusura ( intorno alle 18.00 circa). Anzitutto, ricordate che ci sono tre ingressi:
- Piramide di vetro : ideata dall’architetto leoh Ming Pei nel 1989. È il migliore perché , anche se super affollato, collega tutti gli accessi del museo;
- Carrousel du Louvre: vicino al magnifico Giardino delle Tuileries, che da solo merita un salto ( fu fatto da Caterina de’ Medicicome giardino del Palazzo delle Tuileries nel 1564);
- Passaggi laterali in Rue de Rivoli: sono entrate secondarie, spesso riservate o con accesso limitato.
Alcuni consigli indispensabili
- Prenota in anticipo il biglietto online per evitare la fila: https://www.louvre.fr;
- Indossa scarpe comode;
- Per orientarti al meglio segui la segnaletica della mappa online;
- Non portare cibo o bevande: all’interno è vietato. Però all’interno ci sono bar e ristoranti con prezzi abbordabili.
La mia selezione d’arte al Louvre !
Inizia pure dall’ Ala Denon con la Monna Lisa (1503–1506) di Leonardo da Vinci: famosa per il sorriso enigmatico e la tecnica dello sfumato. Raffigura probabilmente Lisa Gherardini, moglie di un commerciante fiorentino. È un masterpiece del Rinascimento per realismo e innovazione nel linguaggio artistico.
Prosegui con le sculture greche e italiane: come la Nike di Samotracia (circa 190 a.C.): esprime movimento e potenza. Dopo passa alla Venere di Milo (130–100 a.C.) : rappresenta la bellezza ideale. Non perdere neppure Amore e Psiche di Canova (1787–1793): si ammira il bacio tra i due amanti ( dal mito di Apuleio) , simbolo della delicatezza artistica del Neoclassicismo.
Nell’Ala Sully (sale del Nilo) : trovi le Antichità egizie (3000 a.C.–IV secolo d.C.). Come sarcofagi, statue e papiri. Da vedere soprattutto è la Grande Sfinge di Tanis (circa 2600 a.C.), simbolo del potere faraonico. Nell’Ala Richelieu : sono esposte le collezioni del Vicino Oriente antico (3000 a.C.–VI secolo a.C.). Vi rimarrà impresso il Codice di Hammurabi (circa 1754 a.C.), una delle prime leggi scritte della storia.
Champs-Élysées
Gli Champs-Élysées ? Da questo mitico boulevard , posto tra Place de la Concorde e l’Arco di Trionfo , non aspettarti solo fascino da cartolina. Nasce nel Seicento da un gesto visionario di André Le Nôtre, l’artefice dei giardini della Reggia di Versailles. L’idea fu quella di prolungare l’asse dei Giardini delle Tuileries verso l’orizzonte, convertendo un terreno paludoso in una prospettiva monumentale. Non solo urbanistica: era teatro puro, pensato per impressionare.
Il suo nome deriva dai Campi Elisi, ovvero il paradiso della mitologia greca, dove dimoravano le anime virtuose. Adesso è un insieme di contrasti: palcoscenico delle grandi parate e lusso sfrenato dei negozi. Celebrazioni nazionali e flussi incessanti di turisti e parigini che lo attraversano senza rallentare. È una promenade intensa, persino imprevedibile. Ma è proprio qui il segreto: pulsa senza tregua, come un battito animale.
A baciare dall’alto gli Champs-Élysées c’è la Torre Eiffel (1989) che con la sua struttura slanciata in ferro fu fatta dall’ingegnere G. Eiffell nel 1989 per celebrare il centenario della Rivoluzione francese. Quando l’ingegneria incontra l’arte! Per venerare lo skyline di Parigi ci sono altri belvedere meno trafficati e cari della torre : come la terrazza della Galleria Lafayette e altri ancora.

Notre-Dame
Sull’ Île de la Cité (info orari) circondata dalla Senna che la avvolge come un abbraccio lento, la Cattedrale di Notre-Dame si fa notare subito, senza bisogno di presentazioni. Protagonista di eventi chiave della storia francese ( matrimoni reali, prima convocazione degli Stati Generali, la Liberazione del 1944) la cattedrale è più di un monumento: è una trama fitta di significati e allegorie. La sua costruzione prese avvio nel 1163 per volontà del vescovo Maurice de Sully . Proseguì per quasi due secoli, grazie al lavoro di diversi maestri dell’architettura gotica . Tra questi: Jean de Chelles e Pierre de Montreuil.
La facciata è un intreccio ordinato di pietra calcarea sapientemente lavorata , mentre le due torri laterali definiscono l’assetto verticale e la simmetria del duomo. Il grande rosone centrale , tipico dello stile gotico francese, costituisce il suo fulcro decorativo . Le sculture sviluppano invece un programma iconografico articolato. In esso gli episodi biblici sono predisposti come una narrazione continua destinata alla lettura visiva.
Tanti aneddoti contribuiscono alla suggestione della cattedrale francese . Tra questi: le sculture dei 28 re di Giudea sul prospetto anteriore furono decapitate perché scambiate per immagini dei re di Francia durante la Rivoluzione Francese. Dopo l’incendio del 2019, la cattedrale è stata a lungo chiusa, ma oggi è nuovamente visitabile. Superato il varco è una meraviglia : vetrate istoriate, archi rampanti che sembrano sospendere la costruzione e le garguglie che osservano la città dall’alto. Nonostante le sue ferite non smette di brillare rimanendo un tempio di assoluta preghiera e pace.
Parigi in un sorso: i caffè storici che hanno fatto l’Europa
Esiste un modo per leggere la storia di Parigi senza sfogliare un libro. Sedetevi , come ho fatto io, a un tavolino rotondo dei suoi caffè leggendari . Ho ordinato un café au lait , e ho sperimentato la città mentre scorreva davanti a me con tutta la sua energia. Non è una semplice pausa: è un’esperienza dei sensi. La stessa che si doveva provare nell’Ottocento a Saint-Germain-des-Prés, il seducente sobborgo parigino . Qui la cultura germogliava spontanea, come fiori selvatici tra fumo e conversazioni.
Nel secondo dopoguerra i caffè storici parigini sono stati il vero epicentro della cultura europea: tra un drink e l’altro hanno preso forma la filosofia e l’arte moderna. Alcuni sono rimasti intatti, altri si sono evoluti in contesti più turistici senza rinunciare al loro carattere esclusivo. Se aguzzi la vista, ti sembrerà di stare sul set di un film in bianco e nero.
Il duello a Saint-Germain!
All’angolo con Boulevard Saint-Germain, il Café de Flore (1887) e Les Deux Magots (1885) si sfidano da sempre come due aristocratici rivali. Al Flore, tra specchi e mobili d’ epoca, sembra di intravedere Jean-Paul Sartre e Simone de Beauvoir mentre abbozzano i principi dell’Esistenzialismo, tra una sigaretta e un taccuino. Poco più in là, Les Deux Magots conserva la stessa classe che sedusse Ernest Hemingway e Pablo Picasso.
Non molto distante, La Brasserie Lipp (1880) incarna la coscienza politica della Rive Gauche. Con la sua facciata in mogano e le sue piastrelle decorate, resta uno dei rari salotti dove ministri, giornalisti e intellettuali continuano a confrontarsi . Poco lontano svetta Le Procope (1686) : più che un ristorante , una vera istituzione. Tra queste mura il filosofo Voltaire beveva caffè e poneva le basi dell’Illuminismo e della democrazia moderna.
Montparnasse e gli anni ruggenti
Spostandosi verso sud, l’aria si fa più elettrica. Se Saint-Germain è riflessione, Montparnasse– pezzo forte del XIV arrondissement – è vitalità estrema. Qui si adagia La Coupole (1927) , una storica brasserie che ne è l ‘immagine riflessa. Si caratterizza per la finezza dell’ Art Déco dei suoi arredi, che rievocano le notti canterine di Josephine Baker . star (e spia) dell’ Età del jazz.
Poco distante, Le Select (1923) dona più intimità e si fa rifugio degli espatriati americani, tra cui F. Scott Fitzgerald, che a Parigi cercavano libertà, ispirazione e anarchia senza le restrizioni del proibizionismo.

Museo d’Orsay
Indubbiamente il Museo d’ Orsay (1898, V. Laloux) vale da solo un biglietto aereo per Parigi (info orari e prezzi). C’è qualcosa di magnetico nel suo affacciarsi sulla Senna , e incanta per la sua imponenza. La sua perfezione architettonica non si limita a contenere l’arte: la descrive, la anticipa, la sussurra. Salire all’ultimo piano è come compiere un piccolo rito: dalle vetrate dell’enorme orologio si svela un panorama mozzafiato su Parigi.
Suddiviso su tre livelli principali, il museo accompagna il visitatore lungo l’evoluzione dell’arte tra il 1848 e il 1914. Capolavori imperdibili emergono come incontri inattesi: la presenza intensa e quasi provocatoria dell’ Olympia di Édouard Manet, il silenzio raccolto de L’ Angelus di Millet e la forza ruvida e terrena delle tele di Courbet. E poi , improvvisamente la mente è rapita dalle visioni struggenti della Notte Stellata sul Rodano di Vincent van Gogh, e dall’ evocazione delle isole polinesiane di Gauguin e delle sculture eteree di Rodin.
Montmartre: la Parigi ribelle
Parigi non è solo una città, è un destino tracciato tra accademie seicentesche e caffè illuministi. Già sotto Luigi XIV, la capitale francese si affermò come approdo per spiriti tormentati, convertendosi nei secoli in una fucina intellettuale senza eguali. Ma la magia esplode tra Ottocento e Novecento: mentre il barone Haussmann ridisegnava il profilo colossale della metropoli, un’aura cosmopolita attirava creativi da ogni dove. Tra affitti bassi e una vita sociale frenetica, il mix di teatri e cabaret si impose come fulcro creativo per chiunque inseguisse l’estro.
In questa rinascita, la città fu tappa obbligata per artisti stranieri , che qui ebbero il coraggio di infrangere ogni regola. Fu un terreno fertile per prospettive inedite: l’Impressionismo e il Cubismo. Anche se successivamente menti come Picasso si spostarono a Montparnasse, la base delle avanguardie europee rimase legata a queste strade.
Su questo scenario straordinario si staglia Montmartre: l’altra Parigi. Una collina sospesa tra cielo e nuvole, un microcosmo in grado ancora attualmente di restituirci l’ eco di quella stagione irripetibile. Iniziamo il nostro cammino dall’uscita della metro Abbesses nella piazza giardino Rictus . Qui fa bella mostra Le mur des Je T’Aime, un muro azzurro di 10 metri (2000, F. Baron e C. Kito) che celebra l’amore con la ripetizione della scritta Ti amo in oltre 250 lingue.
Cosa vedere a Montmartre: non solo la Basilica del Sacro Cuore!
La marcia prosegue poi verso la vetta, pronti a riscoprire quell’universo di artisti nomadi che non ha mai smesso di brillare. Il mio tragitto iniziale è stato segnato da una fatica catartica: salire le scale verso la monumentale Basilica del Sacro Cuore (1875 -1914, P. Abadie) . Essa (info orari e prezzi) presenta un particolare stile romano-bizantino con grandi cupole che ricordano l’architettura orientale. Voluta come voto nazionale dopo la guerra franco-prussiana, è rinomata per il suo bianco abbagliante.
Il merito è della pietra di Château-Landon, che a contatto con la pioggia secerne una sostanza bianca : la calcite. Questa sostanza permette alla struttura di autopulirsi e rimanere splendente nonostante lo smog. I suoi interni sono da record: vanta un maestoso mosaico (circa 475 m²) e la Savoyarde, una campana colossale che da 19 tonnellate. Giunti sul promontorio, si ha la percezione di attraversare una soglia temporale. Il fiato si accorcia lungo la pendenza, ma la visione galoppa immediatamente verso lo stupore.
Chiesetta di Sant-Pierre
L’avventura parte dalla Chiesetta di Saint-Pierre . È qui, in questo ex monastero benedettino in stile romanico-gotico, che risuona la memoria più profonda del borgo; consacrata da papa Eugenio III nel 1147, custodisce quattro colonne romane originali, appartenenti a un antico tempio dedicato a Marte. Nelle vicinanze sorge il modesto camposanto omonimo, che preserva tuttora un complesso di epoca merovingia.
Nei pressi della piazza, in Rue Poulbot, si trova la più grande collezione francese dedicata a Salvador Dalí. L’artista visse per un periodo a Montmartre e qui, nel 1956, realizzò il suo primo Don Chisciotte usando due corna di rinoceronte come pennello.
Sua maestà la piazzetta!
Dopo un breve tratto, la solennità di Montmartre (130m.) si dissolve nel brusio di Place du Tertre, la celebre “piazzetta degli artisti”. Al suo civico 3 , nel 1790 , ebbe sede il primo municipio di Montmartre, quando era ancora un comune indipendente da Parigi. A fine Ottocento tra il brusio dei bistrot e l’odore delle tavolozze colorate la piazza fu l’atelier per antonomasia di pittori erranti.
Proseguendo verso Rue de l’Abreuvoir, ci si imbatte nella celebre Maison Rose. Le sue pareti rosa confetto furono il ritrovo dove Picasso e i suoi contemporanei discutevano di nuove prospettive. Si dice che Germaine (Laure) Gargallo, amante e musa del pittore spagnolo , decise di dipingerla per richiamare i toni caldi del Mediterraneo.
Il Bateau-Lavoir: la culla della modernità
A breve distanza, in Place Émile-Goudeau, si incrocia il Bateau-Lavoir. Questo singolare edificio in legno, che ricordava ai pittori i barconi della Senna, fu l’officina più povera e prolifica della storia dell’arte. Qui, tra soffitti bassi e il profumo acre dell’assenzio, un giovane Picasso dipinse Les Demoiselles d’Avignon, scardinando ogni regola prospettica e inaugurando ufficialmente il Cubismo. Fu un nido di miseria e talento, dove la mancanza di riscaldamento era compensata dal calore della genialità.
Clos Montmartre
Poco lontano a Clos Montmartre un cancello racchiude quello che rimane della Parigi rurale: un vigneto che simboleggia un atto di ribellione. Infatti, fu piantato nel 1933 dalla comunità locale, guidata dal disegnatore Francisque Poulbot. Questo accadde per impedire che un progetto edilizio cementificasse la collina.
Ancora oggi, i suoi filari producono un vino esclusivo, celebrato ogni ottobre durante la Fête des Vendanges, una festa del vino molto sentita dai parigini. Nelle vicinanze spicca il Moulin de la Galette, uno dei mulini a vento in cui Renoir nel 1876 ambientò il suo celebre ballo: il suo quadro è un omaggio alla spensieratezza di una domenica parigina trascorsa all’aperto.
I fratelli van Gogh
La discesa continua verso Rue Lepic . Al numero 54, è posizionato l’appartamento dove dimorò Vincent van Gogh con il fratello Theo . Proprio qui l’artista abbandonò i toni cupi del periodo olandese per abbracciare quei chiarori che sconvolsero il suo tratto. Poco più giù, il quotidiano diventa cinema: il Café des Deux Moulins , reso eterno dalla pellicola Il favoloso mondo di Amélie, accoglie i viandanti in cerca di relax.
Infine il ciclo si chiude al Moulin Rouge il music-hall con le sue pale scarlatte inaugurate nel 1889, che acquistò fama grazie alle ballerine del Cancan. Donne audaci come Louise Weber, detta La Goulue, fecero dello spettacolo un’arte fatta di acrobazie spericolate .
Conclusioni. Il VII arrondissement di Parigi
In fin dei conti, Parigi è una sorpresa che si rinnova anche dopo mille ritorni. Nulla è affidato alla casualità e ogni centimetro di questa città ti segna nel profondo. Tradurre in parole il vissuto di chi la ammira per la prima volta è un’impresa impossibile. Bisogna volare lì e vagabondare tra i suoi vicoli senza una direzione precisa.
Ciò che sbalordisce maggiormente è l’impatto visivo: l’eleganza dei palazzi nobiliari, il fermento dei quartieri popolari, i ponti sospesi sulla Senna e l’infinita varietà di stimoli. Solo un istante dopo, si percepisce come Parigi sia un’ondata di adrenalina e malinconia che attraversa il corpo. È una galassia secolare a sé stante, plasmata dalla storia e dal genio umano fino a diventare ciò che è oggi.
Parigi da mangiare
Tuttavia, Parigi non sarebbe stata completa senza aver ceduto alle lusinghe del suo patrimonio gastronomico. La cucina francese ha influenzato mezzo pianeta e non è solo una questione di gusto: è l’incontro perfetto fra contenuto e forma. Si sa che i francesi sono maestri dell’estetica e quello che hanno di qualità riescono a venderlo con estrema facilità e sapienza. Le sue radici affondano nel binomio della tradizione popolare e delle corti nobili, nelle delizie rubate al mare e alla montagna.
I miei piatti preferiti sono stati:
- Le ostriche marinate con pezzettini di salmone accompagnati da un rosè provenzale delicatissimo;
- Il boeuf bourguignon , uno stufato di manzo cotto nel vino con cipolle, carote e patate;
- Il foie gras , fegato d’oca servito con pane tostato e burro e un calice di champagne.
Sarebbe lunga la lista delle specialità francesi da provare. Qui un link molto utile per saperne di più: https://www.parigi.it/20-piatti-tipici-della-cucina-francese
Se volete un consiglio sui ristoranti da prediligere per tastare le prelibatezze d’oltralpe ecco un elenco qui: https://www.sortiraparis.com/it/articles/tag/guida-ai-ristoranti-francesi/page/9. Oppure osate in questi tre posticini da urlo:
- Bistrot d’Edmond: in 23 Rue du 4 septembre, un localino semplice e raccolto in cui si possono ordinare tutte le tipiche pietanze francesi:
- Le Minet Galant: in 8 Rue Monsigny, un ristorantino ( vicino l’Operà) che propone ricette antiche della Francia rivisitati con un tocco di modernità; “fatto in casa” è il motto di questo;
- Harry’s New York Bar: considerato il primo cocktail bar d’Europa è un American bar trapiantato da Manhattan (1911) in 5 Rue Daunou a Parigi . Perfetto per un dopo cena, viziatevi con un Bloody Mary, un Sidecar o un Blue Lagoon. Questi pilastri della mixology sono nati qui . La prenotazione è obbligatoria!
A bientont Paris!



