Il VII arrondissement di Parigi

Il VII arrondissement di Parigi

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“Trois allumettes une à une allumées dans la nuit
La première pour voir ton visage tout entier
La seconde pour voir tes yeux
La dernière pour voir ta bouche
Et l’obscurité tout entière pour me rappeler tout cela
En te serrant dans mes bras”

J. Prévert

Il  VII arrondissement di Parigi : da dove partire alla scoperta di una delle città più belle del mondo

Senza dubbio il VII arrondissement di Parigi è stato un ottimo punto di partenza per scoprire  la  capitale della Francia  . Questo è il settimo distretto della Ville Lumière in cui ho alloggiato (booking.com) . Ho impiegato meno di 30 minuti  per raggiungere il mio hotel con la metropolitana dall’  Aeroporto di Parigi Orly (ORY). Non è stata un’ opzione affatto  economica,  ma  di sicuro strategica: la posizione è centrale e  perfetta  per muoversi ovunque, sia a piedi che con i mezzi.

L’atmosfera nel VII arrondissement di Parigi è elegante, a tratti quasi surreale, vivace di giorno e sorprendentemente esuberante la sera. Che dire! Durante i quattro giorni di  Pasqua, dai misteri del Louvre fino ai tesori  di Montmartre, Parigi mi ha letteralmente stregato. Camminare tra i suoi viali infiniti e i cortili più nascosti è stato come assistere a uno spettacolo in prima fila.  Ogni angolo riservava una magia inattesa e un dettaglio da incorniciare.

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Bacco colpisce ancora!

Tuttavia, la mia passione per la Francia era nata ancora prima di partire: galeotto fu un calice di Pouilly-FuméSauvignon blanc in purezza della Loira. Un bianco minerale e morbido,  che mi aveva conquistata durante gli studi da sommelier all’AIS di Lucca. Quel sorso racchiudeva una promessa: calpestare, un giorno, la sua terra d’origine. E alla fine, è stato proprio quel desiderio a portarmi fin lì (se volete saperne di più del  vino francese cliccate qui).

Come spesso accade , il caso ha giocato la sua parte! Ho avuto la fortuna di essere ospitata da Debby, una mia carissima amica e  allora maître in un ristorante del VII arrondissement di Parigi. Mi ha guidato alla conoscenza di una città inimitabile,  fatta di sfumature impercettibili agli occhi distratti. E per questo le sarò sempre grata.

Cosa aggiungere?  Parigi, non si spiega, si vive . Ti avvolge, rallenta il tempo ed entra sotto pelle senza chiedere permesso. Ci arrivi da turista e riparti con qualcosa in più, a cui non sai dare un’etichetta. Nei consigli di viaggio in basso proverò a descrivervela, consapevole che la sua anima  più vera sfugge alle parole: Parigi va respirata fino in fondo.

Buona lettura!

Parigi: dov’è, mappa urbana e origini

Ecco cosa è Parigi : un sogno  ad occhi aperti da cui non ci si vorrebbe più svegliare. La città degli innamorati, della moda! Chiamatela come volete, c’è sempre un buon motivo per tornare! Si trova nel bel mezzo della Francia settentrionale, ed è divisa dalla Senna in due anime:

Sapevate che Parigi Copre circa 105 km² e conta oltre 2,1 milioni ( 12 milioni nell’area metropolitana ) rendendola il centro più popoloso e vivace del Paese. La sua posizione centrale e la presenza della Senna hanno da sempre favorito il commercio, gli scambi culturali e lo sviluppo urbano. Per questa ragione nel corso dei secoli  Parigi si è consolidata come un nodo chiave  non solo della Francia, ma dell’intera Europa.

Gli arrondissement di Parigi

La particolarità di Parigi è che è suddivisa in 20 arrondissement, ovvero quartieri che a partire dalla Senna si aprono fino a formare una spirale (come una chiocciola) :

  • 1-9:  sono quelli prettamente storici e turistici;
  • 10-20: sono più residenziali e popolari. Questa struttura permette di orientarsi facilmente e di esplorare la città passo dopo passo.

La storia di Parigi e le trasformazioni di Haussmann

Fondata dai Parisii sull’ Île de la Cité, Parigi,  crebbe sotto l’Impero Romano, diventando un emporio  commerciale e politico di rilievo. Nel Medioevo, tra guerre e carestie, fu il riferimento del regno di Francia. Università e cattedrali ne segnarono l’identità, tra cultura e spiritualità.

Nei secoli XVII e XVIII, Parigi,  diventò un laboratorio di idee. Filosofi, scienziati e artisti discutevano  su riforme, diritti, promuovendo un fermento culturale che conquistò  tutta l’Europa. Poi, nel 1789, la Rivoluzione francese consacrò la città come simbolo di libertà, uguaglianza e fraternità.

In seguito nel  XIX secolo, il Barone Haussmann ridisegnò Parigi. Boulevard larghi, piazze scenografiche, parchi pubblici e un moderno sistema fognario trasformarono i sobborghi congestionati. Diventò più luminosa, ariosa e vivibile, ci si poteva passeggiare,  o gustare un caffè. Parigi emerse come modello di urbanistica moderna e icona di raffinatezza e charme europeo.

Oggi visitare Parigi, significa percepire l’eredità di quei secoli e comprendere come la città abbia saputo intrecciare passato, civiltà e modernità, affermandosi non solo come metropoli della Francia, ma come uno dei poli più influenti  del globo .

Parigi: tu me fais tourner la tête!

Senz’altro un finesettimana Parigi non basta  per girarla tutta ,  ma è  sufficiente per afferrarne il suo spirito aristocratico e  vagabondo. Il mio itinerario si è sviluppato così, quasi senza volerlo, seguendo una geografia emotiva prima ancora che urbana: ogni arrondissement come una variazione sul tema, ogni via come un invito a deviare.

Ho cominciato dall’epicentro monumentale : il  Museo del Louvre e la Senna. Entrambi sono l’essenza di Parigi.  Il primo custodisce la sua memoria artistica e culturale, mentre la seconda è una vena vitale d’acqua che attraversa la città ,  riflettendone luci, storia e movimento. Inoltre è l’asse principale che conduce verso gli Champs-Élysées : il viale degli amanti  e dello shopping più sfrenato. Qui  Parigi è riconoscibile al massimo, si fa  quasi teatrale. Poco dopo, come una promessa mantenuta, appare la Torre Eiffel, che al tramonto sembra alleggerirsi, ed  essere quasi evanescente.

E non è finita!

Poi, cambiando rotta, Parigi si fa più intima. Sull’ Île de la Cité , suo nucleo originario, la Cattedrale di Notre-Dame  resta un pilastro indiscusso.  Anche nel suo stato ferito e in trasformazione. Attorno, le viuzze si stringono, i particolare contano di più: portoni, insegne, librerie. È qui che  Parigi smette di impressionare e inizia a raccontare.

Nel frattempo, emergono quei luoghi sospesi che sono i caffè storici di Parigi.  Questi non semplici soste, ma piccoli rituali. Sedersi, osservare e non ascoltare più il rumore delle lancette dell’orologio. In questi spazi si percepisce un’altra Parigi:  più calma, più riflessiva, fatta di conversazioni e silenzi condivisi.

Parigi: una tela di emozioni

La riva sinistra della Senna cambia subito il flusso di Parigi. Al Musée d’Orsay i grandi maestri dell’arte sembrano dialogare con gli spettatori tra le sale. Le sponde del torrentone parigino sono puntellate da battelli  che  aspettano i viaggiatori a bordo per cullarli  sotto un cielo trapunto di stelle.

Poi c’è Montmartre che dall’alto domina Parigi ,  modellata com’è da stradine tortuose che in salita e in discesa la dipingono con pennellate di colore irregolari. Le sue piazzette , le sue mansarde e i suoi portoni consumati conservano ancora l’eco delle follie di  Lautrec , Degas,  Manet ,  Picasso e  Dalì. Qui non è più la Parigi smorfiosa e distante quella delle grandi prospettive, ma quella irregolare e segreta.

Il mio weekend  nel VII arrondissement di Parigi non è stato un elenco di tappe, ma un percorso che è andato dal grandioso al nascosto, dal familiare al personale. Parigi è sembrata immutabile — eppure si è  rinnovata continuamente, scorcio dopo scorcio.

Parigi in 3 giorni wine travel blog weloveitalyeu

I primi tre giorni a Parigi

Dunque la prima giornata sono entrata  al  Louvre di buon’ora (10:00) .   Ho avuto  quella sensazione di infilarmi  in qualcosa d’ irreale : come  i suoi saloni immensi . Senza fretta  mi sono fermata dove mi ammaliava  davvero qualcosa:  la calma delle statue greche, la forza silenziosa della Nike di Samotracia. Oppure  lo sguardo della Monna Lisa che sembrava cambiare mentre ti sposti. Al contrario l’Egitto ti porta lontano oltre confine.  

La sera,  Parigi ha mostrato un volto diverso. Gli Champs-Élysées scorrevano senza interruzioni, con un andamento regolare e armonioso. Le persone procedevano o con calma tra vetrine, edifici e altri passanti. All’estremità, l’Arco di Trionfo si distingueva come elemento costante e facilmente riconoscibile. Un omaggio alla vittoria nella battaglia di Austerlitz  di Napoleone (XIX sec.) ubicato al centro di Place Charles de Gaulle.  Non è  stata solo una camminata: mi ha permesso di cogliere la città da vicino.

Un caffè a Parigi è diverso!

A Parigi ci si accorge  subito che i suoi caffè storici non sono semplici fermate occasionali: sono l’identità stessa della  città. Al Café de Flore, tra tavolini ravvicinati e illuminazione soffusa, sembrava che gli anni si fossero accumulati uno sull’altro. Ogni momento era  quello giusto per  i clienti  per bere bollicine , scrivere o semplicemente parlare. Non c’era nulla di artificiale, solo la continuità naturale di un’abitudine parigina.

Il Musée d’Orsay, è situato sul bordo sinistro  della Senna e ha sede in una struttura particolare. Questa era un’ ex stazione ferroviaria realizzata per l’Esposizione universale. Già dall’esterno impressionava per la sua forma armoniosa, mentre all’interno manteneva  il carattere dell’architettura originaria. Attualmente è uno dei musei più rilevanti di Parigi, dedicato soprattutto all’arte del XIX secolo.

Museo louvre parigi wine travel blog weloveitalyeu

Museo del Louvre

Il Museo del Louvre (info orari e prezzi) risale  al XII secolo, quando re Filippo II lo fece erigere  come fortezza difensiva . Nei secoli successivi  ebbe la funzione di  residenza reale . Dopo la Rivoluzione Francese (1793)  venne aperto al pubblico come museo nazionale. La sua storia riflette quindi il passaggio da simbolo del potere monarchico a luogo di cultura accessibile a tutti.

Sicuramente il Louvre è uno dei musei più importanti del globo.  Annualmente attira milioni di visitatori ed è diviso in tre ali tematiche e geografiche:

Il Louvre in meno di 24 ore

Ispezionare  il Louvre meno di 24 ore è possibile, ma serve organizzazione. Vi consiglio di farlo  la mattina presto , e restare fino alla chiusura ( intorno alle  18.00 circa).   Anzitutto,  ricordate che ci sono tre ingressi:

  1. Piramide di vetro : ideata dall’architetto leoh Ming Pei nel 1989. È il migliore perché , anche se super affollato, collega tutti gli accessi del museo;
  2. Carrousel du Louvre: vicino al magnifico Giardino delle Tuileries, che da solo merita un salto ( fu fatto da Caterina de’ Medicicome giardino del Palazzo delle Tuileries nel 1564);
  3. Passaggi laterali in Rue de Rivoli: sono entrate secondarie, spesso riservate o con accesso limitato.
Alcuni consigli indispensabili
La mia selezione d’arte al Louvre !

Inizia pure  dall’ Ala Denon con la Monna Lisa (1503–1506) di Leonardo da Vinci: famosa per il sorriso enigmatico e la tecnica dello sfumato. Raffigura probabilmente Lisa Gherardini, moglie di un commerciante fiorentino.  È un masterpiece  del Rinascimento per realismo e innovazione nel linguaggio artistico.

Prosegui con le sculture greche e italiane: come la Nike di Samotracia (circa 190 a.C.):  esprime movimento e potenza. Dopo passa   alla Venere di Milo (130–100 a.C.) : rappresenta la bellezza ideale. Non perdere neppure Amore e Psiche di Canova (1787–1793): si ammira il bacio  tra i due amanti ( dal mito di Apuleio) ,  simbolo della delicatezza artistica del Neoclassicismo.

Nell’Ala Sully (sale del Nilo) : trovi le Antichità egizie (3000 a.C.–IV secolo d.C.).  Come sarcofagi, statue e papiri. Da vedere soprattutto è la Grande Sfinge di Tanis (circa 2600 a.C.), simbolo del potere faraonico. Nell’Ala Richelieu : sono esposte le collezioni del Vicino Oriente antico (3000 a.C.–VI secolo a.C.). Vi rimarrà  impresso il Codice di Hammurabi (circa 1754 a.C.), una delle prime leggi scritte della storia.              

                  Champs Elysees éarigi wine travel blog weloveitalyeu                                                      

Champs-Élysées 

Che classe gli Champs-Élysées !  Da questo mitico boulevard , posto tra Place de la Concorde e l’Arco di Trionfo , non aspettarti solo fascino da cartolina. Nasce  nel Seicento da un gesto visionario di André Le Nôtre, l’artefice  dei giardini della Reggia di Versailles. L’idea fu  quella di prolungare l’asse dei Giardini delle Tuileries verso l’orizzonte, convertendo un terreno paludoso in una prospettiva monumentale. Non solo urbanistica: era teatro puro, pensato per impressionare.

Il suo  nome deriva dai Campi Elisi,  ovvero  il paradiso della mitologia greca, dove dimoravano le anime virtuose. Adesso è un insieme di contrasti: palcoscenico delle grandi parate e  lusso sfrenato dei negozi. Celebrazioni nazionali e flussi incessanti di turisti e  parigini che lo attraversano senza rallentare. È una promenade intensa, persino imprevedibile. Ma è proprio qui il segreto: pulsa senza tregua, come un battito animale.

A baciare dall’alto gli Champs-Élysées  c’è la Torre Eiffel (1989)   che  con  la sua struttura slanciata in ferro fu fatta dall’ingegnere G. Eiffell nel 1989 per celebrare il centenario della Rivoluzione francese. Quando l’ingegneria incontra l’arte! Per venerare lo skyline di Parigi ci sono altri belvedere meno trafficati e cari  della torre : come la terrazza della  Galleria Lafayette e altri ancora. 

Notre dame wine travel blog weloveitalyeu

Notre-Dame

Sull’ Île de la Cité  (info oraricircondata dalla Senna che la avvolge come un abbraccio lento, la  Cattedrale di Notre-Dame si fa notare subito,  senza bisogno di presentazioni. Protagonista di eventi chiave della storia francese ( matrimoni reali,  prima convocazione degli Stati Generali, la Liberazione del 1944)  la cattedrale è più di un monumento: è  una trama fitta di significati e allegorie. La sua costruzione prese avvio nel 1163 per volontà del vescovo Maurice de Sully .  Proseguì per quasi due secoli, grazie al lavoro di diversi maestri dell’architettura gotica . Tra questi: Jean de Chelles e Pierre de Montreuil.

La facciata è un intreccio ordinato di pietra calcarea sapientemente lavorata , mentre le due torri laterali definiscono l’assetto verticale e la simmetria del duomo. Il grande rosone centrale ,  tipico dello stile  gotico francese, costituisce il  suo fulcro decorativo . Le sculture sviluppano invece un programma iconografico articolato. In esso gli episodi biblici sono predisposti come una narrazione continua destinata alla lettura visiva.

Tanti aneddoti contribuiscono alla suggestione della cattedrale francese . Tra questi: le sculture dei 28 re di Giudea sul prospetto anteriore furono decapitate perché scambiate per immagini dei re di Francia durante  la Rivoluzione Francese. Dopo l’incendio del 2019, la cattedrale è stata a lungo chiusa, ma oggi è nuovamente visitabile. Superato il varco  è una meraviglia : vetrate istoriate, archi rampanti che sembrano sospendere la costruzione e le garguglie che osservano la città dall’alto. Nonostante le sue ferite non smette di brillare rimanendo un tempio di assoluta preghiera e pace.

Parigi in un sorso: i caffè storici che hanno fatto l’Europa

Esiste un modo per leggere la storia di Parigi  senza sfogliare un libro. Sedetevi , come ho fatto io, a un  tavolino rotondo dei  suoi caffè leggendari . Ho ordinato un café au lait  , e ho sperimentato la  città mentre scorreva davanti a me con tutta la sua energia. Non è una semplice pausa: è un’esperienza dei sensi.  La stessa che si doveva provare nell’Ottocento a Saint-Germain-des-Prés,  il seducente sobborgo parigino . Qui  la cultura germogliava  spontanea, come fiori selvatici tra fumo e conversazioni.

Nel  secondo dopoguerra i caffè storici parigini sono stati il vero epicentro della cultura europea: tra un drink e l’altro hanno preso forma  la filosofia e l’arte moderna. Alcuni sono rimasti intatti,  altri si sono evoluti in contesti più turistici senza rinunciare al loro carattere esclusivo. Se aguzzi la vista, ti sembrerà di stare sul set di un film in bianco e nero.

Il duello a  Saint-Germain!

All’angolo con Boulevard Saint-Germain, il Café de Flore (1887) e Les Deux Magots (1885) si  sfidano da sempre come  due aristocratici  rivali. Al Flore, tra arazzi  e mobili d’ epoca,  sembra di intravedere Jean-Paul Sartre e Simone de Beauvoir mentre abbozzano i principi   dell’Esistenzialismo, tra una sigaretta e un taccuino. Poco più in là, Les Deux Magots conserva la stessa classe che sedusse Ernest Hemingway e Pablo Picasso.

Non molto distante,  La Brasserie Lipp (1880) incarna la coscienza politica della Rive Gauche. Con la sua facciata in mogano e le sue  piastrelle decorate, resta uno dei rari salotti  dove ministri, giornalisti e intellettuali continuano a confrontarsi . Poco lontano svetta  Le Procope (1686) : più che un ristorante , una vera istituzione. Tra queste mura il filosofo   Voltaire beveva caffè e poneva le basi dell’Illuminismo e della democrazia moderna.

Montparnasse e gli anni ruggenti

Spostandosi verso sud, l’aria  si fa più elettrica. Se Saint-Germain è riflessione, Montparnasse– pezzo forte del  XIV arrondissement è vitalità estrema. Qui si adagia La Coupole (1927) , una storica  brasserie che ne è l ‘immagine riflessa. Si  caratterizza  per la finezza  dell’ Art Déco dei suoi arredi, che  rievocano le notti canterine di  Josephine Baker . star (e spia) dell’ Età del jazz.

Poco distante, Le Select (1923)  dona più intimità e si fa  rifugio degli espatriati americani, tra cui F. Scott Fitzgerald, che a Parigi cercavano libertà, ispirazione e anarchia senza le restrizioni del proibizionismo.

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Museo d’Orsay

Indubbiamente il Museo d’ Orsay  (1898, V. Laloux) vale da solo  un biglietto aereo per Parigi (info orari e prezzi). C’è qualcosa di magnetico nel suo affacciarsi sulla Senna , e incanta per la sua imponenza. La  sua perfezione architettonica non si limita a contenere l’arte: la descrive, la anticipa, la sussurra. Salire all’ultimo piano è come compiere un piccolo rito: dalle vetrate dell’enorme orologio si svela un panorama mozzafiato su Parigi.

Suddiviso su tre livelli principali, il museo accompagna il visitatore lungo l’evoluzione dell’arte tra il 1848 e il 1914. Capolavori imperdibili  emergono come incontri inattesi:  la presenza intensa e quasi provocatoria dell’ Olympia di Édouard Manet, il silenzio raccolto de L’ Angelus di Millet e la forza ruvida e terrena delle tele di Courbet. E poi , improvvisamente   la mente è rapita dalle visioni  struggenti della Notte Stellata sul Rodano  di Vincent van Gogh, e dall’ evocazione delle  isole polinesiane  di Gauguin e delle sculture eteree di Rodin.

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Montmartre: la Parigi ribelle

Parigi non è solo una città, è un destino tracciato tra accademie seicentesche e caffè illuministi. Già sotto Luigi XIV, la capitale francese si affermò come approdo per spiriti tormentati, convertendosi nei secoli in una fucina intellettuale senza eguali. Ma la magia esplode tra Ottocento e Novecento: mentre il barone Haussmann ridisegnava il profilo colossale  della metropoli, un’aura cosmopolita attirava creativi da ogni dove. Tra affitti bassi e una vita sociale frenetica, il mix di teatri e cabaret si impose  come fulcro creativo per chiunque inseguisse l’estro.

In questa rinascita, la città fu tappa obbligata per artisti stranieri , che qui ebbero  il coraggio di infrangere ogni regola. Fu un terreno fertile per  prospettive inedite: l’Impressionismo e il Cubismo. Anche se successivamente menti  come Picasso si spostarono a Montparnasse, la base delle avanguardie europee rimase legata  a queste strade.

Su questo scenario straordinario si staglia Montmartre: l’altra Parigi. Una collina sospesa tra cielo e nuvole, un microcosmo in grado   ancora attualmente di restituirci   l’ eco di quella stagione irripetibile. Iniziamo il nostro cammino dall’uscita della metro Abbesses nella piazza giardino Rictus . Qui fa bella mostra Le mur des Je T’Aime, un muro azzurro di 10 metri (2000, F. Baron e C. Kito) che celebra l’amore con la ripetizione della scritta Ti amo in oltre  250 lingue.

Cosa vedere a Montmartre: non solo la Basilica del Sacro Cuore!

La marcia prosegue poi verso la vetta, pronti a riscoprire quell’universo di artisti nomadi   che non ha mai smesso di brillare. Il mio  tragitto iniziale è stato segnato da una fatica catartica: salire le scale verso la monumentale Basilica del Sacro Cuore  (1875 -1914, P. Abadie) . Essa (info orari e prezzi) presenta un particolare stile romano-bizantino con grandi cupole che ricordano l’architettura orientale. Voluta come voto nazionale dopo la guerra franco-prussiana, è rinomata  per il suo bianco abbagliante.

Il merito  è della  pietra di Château-Landon, che a contatto con la pioggia secerne una sostanza bianca : la calcite. Questa sostanza permette alla struttura di  autopulirsi e rimanere splendente nonostante lo smog. I suoi  interni sono da record: vanta  un maestoso mosaico (circa 475 m²) e la Savoyarde, una campana colossale che da  19 tonnellate. Giunti sul promontorio, si ha la percezione di attraversare una soglia temporale. Il fiato si accorcia lungo la pendenza, ma la visione galoppa immediatamente verso lo stupore.

Chiesetta di Sant-Pierre

L’avventura parte dalla Chiesetta di Saint-Pierre .  È qui, in questo ex monastero benedettino in stile romanico-gotico, che risuona la memoria più profonda del borgo; consacrata da papa Eugenio III nel 1147, custodisce quattro colonne romane originali, appartenenti  a un antico tempio dedicato a Marte. Nelle vicinanze sorge il modesto camposanto omonimo, che preserva tuttora un complesso di epoca merovingia.

Nei pressi della piazza, in Rue Poulbot, si trova la più grande collezione francese dedicata a Salvador Dalí. L’artista visse per un periodo a Montmartre e qui, nel 1956, realizzò il suo primo Don Chisciotte usando due corna di rinoceronte come pennello.

Sua maestà la piazzetta!

Dopo un breve tratto,  la solennità di Montmartre (130m.)  si dissolve nel brusio di   Place du Tertre, la celebre “piazzetta degli artisti”. Al suo civico 3 , nel 1790 , ebbe sede il primo municipio di Montmartre, quando era ancora un comune indipendente da Parigi. A fine Ottocento tra il brusio dei bistrot e l’odore delle  tavolozze colorate la piazza fu l’atelier per antonomasia di pittori erranti.

Proseguendo  verso Rue de l’Abreuvoir, ci si imbatte nella celebre Maison Rose. Le sue pareti rosa confetto  furono il ritrovo  dove Picasso e i suoi contemporanei discutevano di nuove prospettive. Si dice che Germaine (Laure) Gargallo, amante e musa del pittore spagnolo , decise di dipingerla per richiamare i toni caldi del Mediterraneo.

Il Bateau-Lavoir: la culla della modernità

A breve distanza, in Place Émile-Goudeau, si  incrocia il Bateau-Lavoir. Questo singolare edificio in legno, che ricordava ai pittori i barconi della Senna, fu l’officina più povera e prolifica della storia dell’arte. Qui, tra soffitti bassi e il profumo  acre dell’assenzio, un giovane Picasso dipinse Les Demoiselles d’Avignon, scardinando ogni regola prospettica e inaugurando ufficialmente il Cubismo. Fu un nido di miseria e talento, dove la mancanza di riscaldamento era compensata dal calore della genialità.

Clos Montmartre

Poco lontano a Clos Montmartre un cancello racchiude quello che rimane della Parigi rurale: un vigneto che simboleggia  un atto di ribellione. Infatti, fu piantato nel 1933 dalla comunità locale, guidata dal disegnatore Francisque Poulbot. Questo accadde per impedire che un progetto edilizio cementificasse la collina.

Ancora oggi, i suoi filari producono un vino esclusivo, celebrato ogni ottobre durante la Fête des Vendanges, una festa del vino molto sentita dai parigini. Nelle vicinanze spicca il  Moulin de la Galette, uno dei mulini a vento  in cui Renoir nel 1876 ambientò il suo celebre ballo: il suo quadro  è un omaggio alla spensieratezza di una domenica parigina trascorsa all’aperto.

I fratelli van Gogh

La discesa continua verso Rue Lepic . Al numero 54, è posizionato   l’appartamento  dove dimorò Vincent van Gogh con il fratello Theo . Proprio qui l’artista  abbandonò i toni cupi del periodo olandese per abbracciare quei chiarori che sconvolsero  il suo tratto. Poco più giù, il quotidiano diventa cinema: il Café des Deux Moulins , reso eterno dalla pellicola Il favoloso mondo di Amélie, accoglie i viandanti in cerca di relax.

Infine il ciclo si chiude al  Moulin Rouge   il music-hall con le sue pale scarlatte inaugurate nel 1889,  che acquistò fama grazie  alle ballerine del  Cancan. Donne audaci come Louise Weber, detta La Goulue,  fecero dello spettacolo  un’arte fatta di acrobazie spericolate  .

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Conclusioni. Il VII arrondissement di Parigi

In fin dei conti, Parigi è una sorpresa che si rinnova anche  dopo mille ritorni. Nulla è affidato alla casualità e ogni centimetro di questa città ti segna nel profondo. Tradurre in parole il vissuto di chi la ammira per la prima volta è un’impresa impossibile. Bisogna volare lì e vagabondare tra i suoi vicoli senza una direzione precisa.

Ciò che sbalordisce maggiormente è l’impatto visivo: l’eleganza dei palazzi nobiliari, il fermento dei quartieri popolari, i ponti sospesi sulla Senna e l’infinita varietà di stimoli. Solo un istante dopo, si percepisce come Parigi sia un’ondata di adrenalina e malinconia che attraversa il corpo. È una galassia secolare a sé stante, plasmata dalla storia e dal genio umano fino a diventare ciò che è oggi.

Parigi da mangiare

Tuttavia, Parigi non sarebbe stata  completa senza aver ceduto alle lusinghe del  suo patrimonio gastronomico. La cucina francese ha influenzato mezzo pianeta e non è solo una questione di gusto: è l’incontro perfetto fra contenuto e forma. Si sa che i francesi sono maestri dell’estetica e quello che hanno di qualità riescono a venderlo con estrema facilità e sapienza. Le sue radici affondano nel binomio della tradizione popolare e delle corti nobili, nelle delizie rubate al mare e alla montagna.

I miei piatti preferiti sono stati:

Sarebbe lunga la lista delle specialità francesi da provare. Qui un link molto utile per saperne di più: https://www.parigi.it/20-piatti-tipici-della-cucina-francese

Se volete un consiglio sui ristoranti da prediligere per tastare le prelibatezze d’oltralpe ecco un elenco qui: https://www.sortiraparis.com/it/articles/tag/guida-ai-ristoranti-francesi/page/9. Oppure osate in questi tre posticini da urlo:

A bientont Paris!

 

Barcellona in 5 giorni

Barcellona in 5 giorni

‘Visitare terre lontane e conversare con genti diverse rende saggi gli uomini.’

M . De Cervantes

Barcellona in 5 giorni

Undostres  ,  Barcellona in 5 giorni!  Come dimenticare  la capitale della Catalogna  ,  terra  fiera e ribelle  a nord est della Spagna . Una metropoli immensa e super organizzata che vanta una miriade di paesaggi che vanno dalla montagna al Mar Mediterraneo.  Senza tralasciare il fatto che detiene un patrimonio artistico, culturale, storico ed enogastronomico da fare invidia! C’è l’imbarazzo della scelta su cosa vedere e  fare !

In questa vacanza capiterà, come nel mio caso, di saltare qualcosa, perché girare  Barcellona in 5 giorni è un’impresa quasi titanica  ,  però ci si può fare un’idea chiara del suo carisma e  della sua  sbalorditiva architettura .  Quest’ultima è  imponente quando risale al periodo Medievale. Per poi essere  moderna e   stravagante quando è firmata da Antoni Gaudí. Se ci si ferma un po’ di più  nel capoluogo catalano  vale la pena fare  anche delle gite fuori porta nei suoi più immediati  e spettacolari dintorni. Tra questi sono stata solo al Parco Montjuc  , riservandomi il resto per le prossime ferie:  Montserrat, il  Parco del Tibidabo  , Sitges e Tosse de Mar . Questi ultimi due  sono dei deliziosi paesini di  pescatori situati nella Costa Brava.

Barcellona  in 5 giorni capiterà come nel mio caso di saltare qualcosa, perché è gigantesca. Però si avrà più di un motivo per ritornare. Allora si parte? Eccovi un articolo con dei  suggerimenti di viaggio utili per perlustrare Barcellona in 5 giorni.  Buona lettura!

Storia di Barcellona

Il modo migliore per godersi Barcellona in 5 giorni non è solo  seguire un itinerario eccezionale! Ma è sopratutto  perdersi tra le sue strade o carres , come si dice in catalano, che è  la lingua ufficiale della  Catalogna. Questa è una regione fatta da 17 province (comunidades) che  sono molto eterogenee tra loro etnicamente, linguisticamente e  culturalmente parlando! Ma hanno in comune una certa autonomia politica e la volontà di sganciarsi completamente dal governo della Spagna. Questa è una questione ancestrale che affonda le sue radici in una storia antica  fatta di sangue , sconfitte e qualche momentanea vittoria!

Secondo la leggenda, Barcellona  sarebbe stata fondata dal cartaginese Amilcare Barca , padre di Annibale . Tuttavia non ci sono prove di una Barcellona punica né tantomeno greca. Si  suppone che ai suoi albori fosse un insediamento iberico   (III sec. a.C.) rioorganizzato in un catrum dai Romani   . Esattamente dove c’è oggi il  Mons Taber Plaça de Sant Jaume . In seguito Barcellona fu occupata  dai:  Visigoti (V sec.)  , dai Mori (VIII sec.) . E  dai Franchi che,  sotto Carlo Magno (IX sec.)  la resero magnifica,  un vero e proprio contado.

Medioevo

Dopo tanti saccheggi  durante il X secolo  Barcellona si arricchì per un gioco di varie alleanze politiche,  Specie con la contea di Aragona. Così diventò un importante snodo commerciale nel Mediterraneo. Tra il XIII e il XIV secolo in poi si eressero straordinarie costruzione gotiche e nuove cinte murarie.

Nel tardo XIV secolo invece  il matrimonio tra Federico II d’ Aragona e Isabella di  Castiglia segnò il declino  di Barcellona. Questo perché fu annessa a un impero  e  venne esclusa dalle rotte dell’America che era stata  già  scoperta. Neppure la Guerra di Sucessione (XVI sec. ) liberò Barcellona .  Perse definitivamente  ogni forma di autogoverno  quando poco dopo  fu dominata da Filippo V. Questi era il contendente francese che salì al trono di SpagnaIl re proibì l’uso del catalano e fece erigere un enorme forte  per sedare i sudditi infedeli.


Fin de siècle

L’ inizio dell’Ottocento fu la Belle Époque per Barcellona . Tra modernizzazione  urbanistica, rivoluzione industriale , tensioni sociali, e una sfrenata joie de vivre ! Si respirava un’aria di rinascita e ripresa economica e sociale testimoniata dalle Esposizioni Universali del 1888 e del 1929.  Uno scenario che richiamò in città migliaia di contadini dalla campagna circostante, e innesco la rapida ricostruzione urbana di BarcellonaNel XIX secolo fu ampliata con l’abbattimento delle mura medievali  e l’inclusione della periferia più estrema.

Di pari passo a Barcellona vi fu una vera e propria impennata  demografica e l’inaugurazione della prima linea metropolitana nel 1924. Pure la cultura,  sulla scia della corrente del Romanticismo europeo , riacquistò vigore e centralità. Oltretutto nel 1899 fu fatto il Futbol Club Barcelona da Hans Gamper, che divenne subito gloria dello sport nazionale.

Francisco Franco

Ad ogni modo, l’euforia di quell’era durò molto poco.  La golden age causò  disuguaglianze sociali e  la formazione di baraccopoli a Barcellona. Il colpo di grazia le fu dato dalla Guerra Civile Spagnola (1936-1939)  . Questa fu un conflitto armato tra il partito della sinistra republicana  e quello della destra nazionalista del generale  Francisco Franco (1892-1975) che alla fine  vinse .

Il temuto comandante  impose una dittatura totalitaria marcata da repressione politica, culturale e linguistica. Nonché da censure per l’informazione e da sorveglianza sulla popolazione. Un regime oppressivo che  terminò solo nel 1975. Con la  morte di Franco nel 1975  si arrivò  alla termine del regime terroristico e della soppressione dei cittadini della Catalogna  . Come per miracolo però  Barcellona  rifiorì grazie al  boom del turismo degli anni ’60 . La situazione peggiorò nel 1978 quando diventata repubblica  tentò due referendum (2014-2017) per l’attuazione della independência . Il risultato fu l’apertura di un processo contro ogni tentativo di anarchia di Madrid. Lotta che persiste ancora. Chissà cosa riserva il futuro!

Barcellona in 5 giorni. La Ciutat Vella

Sicuramente Barcellona attrae milioni di viaggiatori da ogni parte del globo .  La sua popolarità non è solo divuta agli ottimi collegamenti, ma anche alla sua versatilitò:  è adatta a ogni esigenza e budget .  In aggiunta racchiude arte, divertimento, viste stratosferiche, e temperamento latino . Senza tralasciare l’ospitalità della sua gente ,  il  suo carattere cosmopolita  e un clima pressoché mediterraneo tutto l’anno . Insomma   trasmette un’energia contagiosa che fa vibrare ogni centimetro della pelle!

Nonostante Barcellona  sia divenuta piuttosto turistica, non ha perso la sua anima latina . Il suo lato più autentico si scopre nei suoi contrasti : vecchio e nuovo, miseria e nobiltà convivono in perfetta armonia.    Non finirà mai di sedurre per il suo spirito selvaggio e al contempo borghese. È generalmente tranquilla, basta usare buon senso: evitare l’ hinterland, non girare soli di notte , e custodire con attenzione borse e oggetti di valore!

Barcellona in 5 giorni. La città vecchia

La mia evasione estiva a Barcellona in 5 giorni è stata un arco temporale più che adeguato per immergersi nelle principali attrazioni  della Ciutat Vella , la città vecchia . Il centro storico rimane una comunità briosa e frizzante diviso in quattro  quartieri (barris ) , ognuno dotato di  una sua  personalità. Questi sono:

Esplorare la  Ciutat Vella   è come navigare un ruscello straripante in una cascata. Si cammina in un dedalo di stradine che solo per qualche istante sembrano essere  desolate. Poi all’improvviso lo spettacolo della vita quotidiana esplode. I garzoni che spingono carrelli di bibite tra gatti assonati e  murales colorati e giganti. Balconcini adorni di fiori su cui svolazzono lenzuola bianche che profumano di fresco.

Barcellona in 5 giorni . 20 Luglio. Il Barrio Gotico

Il Barrio Gotico è una delle arterie  primarie di Barcellona . Passeggiando tra i suoi blocchi di pietra si torna indietro a Barcino, il primitivo insediamento romano voluto dall’imperatore Augusto (I sec- a. C.) . Si tirò fuori da pochi ettari incastonati tra il monte Tabor e due torrenti rispettivamente  il Collserola (La Rambla) e Junqueras (Via Layetana).

Il nome Barcino evoca mistero perché deriverebbe da tre teorie intriganti:

Cosa è rimasto di Barcino

La Barcellona romana  prosperò accanto alla dominata Tarragona . Fino al suo declino per instabilità politica (III -IV sec. d.C.) . Le sue tracce sono ancora visibili nel  Barrio Gotico  e precisamente:

Si pensa che nei pressi del Barrio Gotico ci dovesse essere anche un anfiteatro romano . La sua piazza principale coincideva con l’attuale e limitrofa Plaça de Sant Jaume. Questa  oggi  ospita il rinascimentale e gotico Palau Centelles (XV sec.) il Palazzo della Generalitat e il Municipio di Barcellona.

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Plaça Catalunya

L’ ombelico di Barcellona è  Plaça de Catalunya  , il ritrovo in assoluto per il pueblo e  i vacanzieri. Questo per la sua posizione strategica poiché collega la  Ciutat Vella  con l’ Eixample , che è la sezione più recente  della capitale. In sostanza è la punta della matassa da cui si dipanano alcune vie  principali di  Barcellona . Tra queste : la Rambla, il Passeig de GràciaRambla de Catalunya, la Ronda de Sant Pere, la Ronda de l’Universitat, il carrer de Pelai e la Avinguda del Portal de l’Àngel.

Le sue origini risalgono al XIX secolo . Fino al 1927 fu oggetto di diverse ristrutturazioni e abbellimenti . Questi includono fontane, monumenti importanti  e altro ancora dovuto agli interventi di artisti eccezionali. Tra questi gli architetti:  Pere Falqués, Puig i Cadafalch e Francesc de Paula Nebot. E scultori come Clarà e Llimona.

Fiori all’occhiello in Plaça de Catalunya   sono :

Ovviamente la sua vivacità  è dovuta anche a una moltitudine di ristoranti, caffè, centri commerciali, trasporti pubblici, e uffici che la popolano. La piazza è spesso palco per manifestazioni politiche. Come la protesta per il referendum d’autodeterminació de Catalunya , che fu  quella sull’autonomia politica del paese del 2017. Ci si fanno anche concerti, e ci si tiene il famoso Barcelona Jazz Festival (tra N

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Rambla

Barcellona non sarebbe la stessa senza la sua leggendaria  Rambla .  Inizialmente era il letto di un fiumiciattolo stagnante che vi scorreva . Nel XV secolo, le autorità cittadine fecero deviare il percorso della fogna e lo pavimentarono.  Conosciuta anche come Las Ramblas ( plurale in catalano)  , perchè  si riferisce ai cinque tratti che compongono questa striscia pedonale lunga quasi un miglio. 

La Rambla è un ampio  boulevard alberato che  congiunge il Nord di Barcellona , in Plaça de Catalunya , con il Sud a  Port Veil . Si tratta di   un circo multicolore di persone . Tra forestieri e locali fanno la loro comparsa acrobati, fioristi, ristoratori, ambulanti, musicisti e vagabondi  . Uno show che dura  tutte le ore del giorno e della notte . Fate solo un po’ di attenzione ai borseggiatori e alle centinaia di taverne laterali vere e proprie trappole per globetrotter!

Alcuni tesori laterali

Lungo la a Rambla è possibile ammirare:

Cathédrale de la Santa Creu i Santa Eulàlia

La Cathédrale de la Santa Creu i Santa Eulàlia (info orari e costi) è un miscuglio di stili in cui prevale quello Gotico. Con pianta a croce latina e splendide finestre a vetri il duomo  commemora la  Santa Croce .  Si eleva per 90 metri ed è  larga 53 metri  . Nel  1298 la si innalzò grazie ai proventi di  confraternite e corporazioni  medievali. Si sotterrò una precedente basilica paleocristiana ( IV sec.) per farla. Questa era  stata devastata dalle truppe del generale andaluso Al-Mansur ( X sec.) . I suoi principali artefici furono: Jaime Fabre, Bernat Roca , Arnau Bargués, Andrés Escuder, Josep Oriol Mestres . Ci vollero sei secoli per terminarla.

Internamente gli elementi chiave sono :

All’esterno colpisce la sobria eleganza delle mura e il portale decorato con la Vergine col Bambino scolpita nel XIV secolo. L’interno è luminoso, ed è dominato da una navata unica e da vetrate colorate che lo riempiono di una calda luce dorata e azzurra.

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Santa Maria del Pi

Santa Maria del Pi (info costi e orari)  si erge silenziosa e maestosa come un angelo custode di Barcellona . Del XI secolo,  essa fu edificata sui resti di una piccola chiesa romanica. Lo stabile attuale ,  in stile Gotico Catalano, è del Trecento e fu consacrato nel 1453. Nei secoli ha superato guerre, incendi e  restauri. Ma è sempre rinata come il pino antistante la piazza in cui giace da cui sarebbe stata denominata! L’albero veniva sostituto dopo ogni calamità!

All’esterno, la basilica strega  per la sua sobrietà . Le sue mura sono imponenti e rinforzate da contrafforti. Il suo portale gotico è impreziosito con la Vergine col Bambino scolpita nel XIV secolo . Inoltre si può apprezzare:  un campanile che svetta fino a 54 metri . E un solenne rosone (1936) che illumina tutto intorno.

L’interno sorprende per la sua navata unica, spaziosa  e luminosa, caratteristica questa tipica  del Gotico Catalano. Le volte a costoloni, alte e slanciate, donano un’atmosfera austera ma accogliente. Le cappelle laterali serbano opere e memorie della storia della città. Venerare  Santa Maria del Pi significa scoprire non solo un capolavoro architettonico, ma anche uno scrigno di eventi  storici e di spiritualità a Barcellona.

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Museo Cera 

Museo Cera  (info orari e costi) è una pausa eccellente per scampare al trambusto cittadino. Ci sono capitata all’improvviso per rifugiarmi da un temporale estivo! ’ È  sistemato in una ex banca del 1873  e nel 1982 fu abbellito con graziose decorazioni come lo stemma della Catalogna .

Il recente restyling (2020) ha introdotto tecnologie moderne per rendere l’attività museale  più interattiva. All’ingresso ci si a accomoda dentro un piccolo montacarichi che proietta immagini tridimensionali di Barcellona. Tutto questo mentre vi conduce al primo di tre piani.

Da Cervantes a Frec Mercury

Su questi sono dislocate più di 150 figure di cera suddivise per tematiche varie . Esse spaziano da personaggi celebri dello show a quello  della storia. Da quello della cultura a quello   della politica. Il set  che mi ha più entusiasmato è  stato quello riservato alle star della musica.

Il Museo Cera  si gira tranquillamente in un’ora . Se volete fare una sosta per qualcosa da bere e per riposarvi andate nell’adiacente Bosc de les Fades . Questo  è un bar arredato come un bosco incantato. Di sicuro un ambiente surreale che piace sia ai bambini che agli adulti.

Barcellona in 5 giorni. 21 Luglio. Barrio El Born

Se c’è un quartiere capace di raccontare la Barcellona più genuina  quello è senza dubbio El Born.   Il suo fascino medievale si intreccia con l’arte contemporanea.  Ogni suo vicolo  vibra di allegria ed estro artistico. Era una zona commerciale, collegata al porto e al vicino quartiere della Ribera. Si organizzavano feste e persino dei tornei cavallereschi che si svolgevano lungo il Passeig del Born, la via principale.

L’ aria scanzonata d’ El Born. rimane tuttora  . Qui   si fa lo  shopping  più esclusivo e  si vive sia di giorno che di notte . Al calare delle saracinesche di botteghe artigiane, boutique di design, e gallerie d’arte  impazza la movida notturna più entusiasmante . Si popola di bohemien e sognatori , nulla è lasciato al caso ed è tutto una sorpresa .  Come il suo El Born Centre de Cultura i Memòria. Questo è  un ex mercato dell’Ottocento trasformato in spazio culturale con resti archeologici della Barcellona del XVIII secolo. Seguitemi , vi svelerò qualcosa del mistero di El Born,  vi resterà addosso come un profumo !

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Santa Maria del Mar

Santa Maria del Mar (1329-1383) è un must da fare perché è poco affermata ma intrigante e spettacolare! La si deve alla volontà dei lavoratori del porto e degli artigiani del  quartiere. Il loro fu un contributo economico importante per materializzare in eterno la  loro fede .  L’orgoglio della classe operaia fu  affidata alla sapienti mani degli architetti Berenguer de Montagut e  Ramon Despuig.

Anzitutto Santa Maria del Mar eprime in toto la purezza dell stile Gotico Catalano: è  priva di ornamenti superflui.  Il suo disegno complessivo è perfettamente proporzionato.  Corredata da due torri ottagonali gemelle  la sua linearità  diventa potenza visiva e spirituale.

Internamente lo stupore è immediato. Le alte navate sembrano dissolversi verso l’alto, sostenute da slanciate colonne poligonali che  donano  leggerezza e armonia. La luce, filtrata dalle ampie vetrate istoriate, danza sui pavimenti antichi. Ci si sente come avvolti da un abbraccio intenso che conforta e trasmette serenità amplificata da un silenzio reverenziale che quasi sgomenta. Lo stesso che probabilmente scatenò la fantasia dello scrittore Ildefonso Falcones che la contemplò nel suo best seller  chiamato appunto La cattedrale del mare.  Questo  è stato  un successo  letterario, un romanzo che ci descrive una Barcellona povera ma fiera nell’epoca medievale. La stessa che ha permesso la fondazione della cattedrale ormai meta di pellegrinaggio mondiale!

MOCO- barcellona-wine-travel-blog-weloveitalyeu

Moco

Il Moco esiste dal  2021 per merito di due collezionisti olandesi Lionel e Kim Logchies-Ten Kate. Il loro goal è stato quello di rendere l’arte contemporanea accessibile a tutti. Fecero qualcosa di simile   anche ad Amsterdam . Fu una mossa vincente , e  nuovamente hanno fatto bingo a Barcellona!

Azzeccata anche l’ospitalità del Moco dentro lo sbalorditivo Palazzo Cervelló ,  una dimora aristocratica  del XVII secolo . Quello che sorprende già all’ingresso  è una gigantografia a forma di cuore umano trafitto.  Un calco della vita che si alterna tra dolore e gioia fatta da Damien Hirst (1965, Bristol)  una delle figure più rappresentative dell’arte moderna.

Ogni sala del  Moco  è una cornucopia di stili, colori e linguaggi diversi. Tra le opere più significative si possono ammirare:

  • Banksy: con le sue provocazioni sulla società dei consumi;
  • Andy Warhol: maestro della pop art e del culto dell’immagine;
  • Jean-Michel Basquiat: con le sue tele cariche di denuncia sociale;
  • Keith Haring: che inneggia all’ inclusione e alla felicità  con le sue figure danzanti;
  • Yayoi Kusama: regina dell’arte immersiva con le sue stanze di specchi e luci infinite;
  • Salvador Dalí e Pablo Picasso:  geni catalani e mentori dell’innovazione artistica

Visitare il Moco è un atto audace che vi farà valutare Barcellona con un visione nuova, più dinamica e senza pregiudizi. Vi costringerà a guardare le cose con una prospettiva diversa.  Riconoscendo l’inevitabile verità che il significato di qualsiasi cosa muta a seconda della prospettiva!

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Museu Picasso

Lungo la suggestiva Carrer de Montcada, sorge il museo  dedicato all’eclettico e rivoluzionario artista malagueño. Sto alludendo a  Pablo Ruiz Picasso (1881-1973). Fu  l’ inventore del  Cubismo, una corrente artistica che sovvertì formalmente la pittura scombinando l’immagine in varie forme. Sconvolse radicalmente  il modo di rappresentare l’esistenza . Un insigne artista il cui monito fu che  quella dell’uomo non è la sola possibile visione delle cose.

Il Museo Picassso  è del 1963 e si deve a Jaume Sabartés, amico e segretario personale di Picasso. Suo intento fu quello di promuovere il talento del pittore accentuando il suo attaccamento a Barcellona che frequentò da giovane . Il museo è  all’interno di cinque palazzi medievali interconnessi.  Tra questi spicca il magnifico Palau di Berenguer Aguilar in pittoresco stile gotico.  Metterci piede  significa ripercorre la formazione, l’evoluzione e la genialità di uno degli artisti più influenti del XX secolo. Esso contiene  le sue prime bozze, i ritratti intimi e quelle sue sperimentazioni che lo resero immortale.

Come è organizzato il museo? 

Si sviluppa su più reparti, seguendo un percorso cronologico e tematico che consente di capire la crescita artistica di Picasso:

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Parc de la Ciutadella 

Parc de la Ciutadella   (17,42 ettari ) è uno dei polmoni verdi di Barcellona , denominato così dalla cittadella militare a cui prima apparteneva. Quella che Filippo V di Borbone fece fare all’indomani della Guerra di Successione per sottomettere i catalani. Furono demolite 1200 case e fu un trauma totale per i residentiIl progetto fu affidato all’architetto Josep Fontserè, che iniziò i lavori nel 1872 con la collaborazione di un giovane Antoni Gaudí, allora suo assistente.

Punti di interesse attuali del  Parc de la Ciutadella  sono:

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Arc de Triomf

Per raggiungere la Parc de la Ciutadella  si passa attraverso il meraviglioso  l’ Arc de  Triomf ,  alto 30 metri  . Disposto  tra il Passeig de Lluís Companys e il Passeig de Sant Joan, è  il passaggio più emblematico di Barcellona (1888 ,  J. Vilaseca i Casanovas). Chiaramente commissionato  per l’Esposizione, questo arco si distingue per il suo  ricercato stile mudejar:  a mattoni rossi e ornamenti moreschi.

Si fa osservare  per i fregi di Josep Reynés e Josep Llimona . Ci sono intagliati  gli stemmi delle 49 province spagnole che formavano il Regno di Spagna nel 1888. Il tutto sormontato dallo stemma di Barcellona. Oltre che per il suo peso storico l’  Arc de  Triomf  è un vero  proprio landmark urbano. Qui ci si viene a passeggiare, e a celebrare la gloria di Barcellona osservando i  suoi bassorilievi che omaggiano  l’industria, l’arte e la cultura catalana.

Barcellona in 5 giorni. 22 Luglio. Barrio Eixample

L’  Eixample   (dal  catalano  “ensanche”  cioè  “ampliamento” )  è un eccepibile  esempio di allargamento  urbanistico. Fatto  dall’ingegnere Ildefons Cerdà servì a contenere il picco di crescita demografica del XIX di Barcellona. Di pari passo alla sua rapida industrializzazione.

L’  Eixample     fu concepito  per  unire il centro storico di Barcellona con la periferia in espansione. Le sue strade disegnano una perfetta griglia geometrica. Apposta pensata per garantire aria , ordine, ampi viali, cortili interni e incroci ottagonali. Si pensò all’agio di tutti senza distinzione tra poveri e ricchi.  Ad ora è  il distretto più popolato di Barcellona, della Catalogna e di tutta la Spagna in termini assoluti (262 485 abitanti). E il secondo in termini relativi (3. 5586 ab./km²).

Ordine e disordine

Percorre  in lungo e in largo l’Eixample significa sfogliare Barcellona come un libro che descrive tutte le sue epoche. Ma in un contesto raffinato, dove impera lo shopping di lusso e l’alta gastronomia offerta da locali di ogni tipo . Nell’Eixample  è tutto sistemato  con logica: i numeri civici aumentano verso il mare o verso la montagna. E  le strade hanno nomi di città o regioni spagnole. Inoltre, negli anni ’80 furono installati alcuni semafori parlanti per non vedenti, tra i primi in Europa.

Una curiosità? Le corsie dell’Eixample sono state progettate per facilitare la circolazione dei cavalli e i raggi  solari. Ciò lo rese uno dei primi prototipi di architettura urbana  sostenibile. Un motivo in più per smarrirsi tra i suoi isolati smussati nelle sue prospicienze. Lasciandosi sorprendere da ogni dettaglio architettonico e dall’armonia senza prezzo di questo straordinario sobborgo.

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Barcellona in 5 giorni. Antoni Gaudì  

È nell’  Eixample     che il Modernismo catalano ha trovato la sua massima espressione grazie ad alcune  opere indimenticabili di Antoni Gaudí. Questi è l’architetto visionario di Barcellona,  che ha saputo trasformare la città catalana in un museo a cielo aperto. Nato nel 1852 a Reus, in Catalogna, Gaudí studiò architettura a Barcellona, dove fin da giovane ebbe la virtù straordinaria di coniugare  inventiva, simbolismo e natura.

Le sue opere non si limitano a costruzioni.  Ma sono vere e proprie esperienze sensoriali.  Dove ogni arcata, colore e dettaglio esprimono un pensiero, una fede. La sua influenza ha travalicato i confini della Spagna, addivenendo uno dei maestri del Modernismo mondiale.

Arte e fede di Gaudì

Per comprendere la profondità dell’arte di  Gaudí  occorre considerare la sua   religiosità , che si fece sempre più intensa con il passare degli anni. Essa  permeò  ogni progetto. Come la Sagrada Familia. Questo è   il suo master piece  incompiuto, elemento inconfondibile dello skyline di  Barcellona.  Purtroppo mi è sfuggito perché avrei dovuto prenotare con largo anticipo.

Il credo in Dio di  Gaudí   si avverte anche nelle sue Casa Batlló e Casa Milà che fanno da padrone a Passeig de Gràcia. Questa è  una delle aree più sofisticate di Barcellona resa indimenticabile  dalla sua vena estetica visionaria  e spirituale. Capacità che furono sostenute economicamente  da grossi mecenati come Eusebi Güell e la famiglia Batlló non le avrebbe mai fatte! Gaudí   vedeva la natura come espressione divina . E per questo, la imitava e reinterpretava applicando il trencadís. Questa era la sua tecnica che prevedeva il  riutilizzo fantasioso di frammenti di ceramica e vetro colorato. Da quei pezzi irregolari otteneva una grazia artistica. Esattamente come la fede che converte l’ordinario in straordinario.

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Casa Milà

Casa Milà o  Pedrera  è il fiore all’occhiello di Gaudí , fatta tra   il 1906 e il  1912  . Il primo appellativo è legato alla famiglia Pere Milà e Roser Segimon per cui venne fatta. I coniugi sognavano una residenza nobiliare a Passeig de Gràcia. Il secondo rimanda   al catalano “Pedrera” , che equivale in Italiano a quella  “cava di pietra”  a cui assomiglia. Quello che mi ha più impressionato sono le sue mura esterne.  Perché sembrano come delle onde che fluttuano nell’oceano. In mezzo a 32 finestre in ferro battuto realizzate da Josep Mraria Jujol.

Casa Pedrera  sembra un organismo vivente  scolpito nella roccia con quell’effetto dinamico delle sue linee curve prive di spigoli,  marchio  di una  Barcellona fortemente modernista.   Gaudí  si ispirò  a Le Corbusier, padre dell’ architettura moderna. Ma si spinse venti anni avanti. Imitò il mare e articolò il complesso su nove livelli. Un piano seminterrato destinato ai magazzini e alle carrozze. Un altro sopra con spazi commerciali. I rimanenti furono destinati a appartamenti di lusso, un attico con archi catenari da cui si scorgono ancora adesso i tetti di Barcellona la Sagrada Tibidado.  Qui fanno sempre sfoggio dei mitici camini a forma di  guerrieri  che fanno da guardia al focolare domestico. Sono lavorati con  la tecnica trencadís  per simulare il fuoco con il riflesso del sole.

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Park Güell

Patrimonio dell’Umanità UNESCO nel 1984,  Park Güell  fu fatto  tra il 1900 e il 1914 . Fu frutto della visione dell’ industriale Eusebi Güell . Questi era ossessionato dalla magnificenza dei  giardini inglesi . Aveva in mente  di mettere a punto un  quartiere residenziale per l’alta borghesia catalana .  Così chiese a   Gaudí di fagli avere un modello da elaborare. Tuttavia, questa pianificazione  immobiliare non ebbe molti consensi . E successivamente fu convertito in parco pubblico nel 1926.

Il Park Güell  si sviluppa come un coloratissimo giardino monumentale che si adagia sulle colline del Carmel. Se preferite la metro per salire in cima al Park Güell   prendete la  linea  L3 e scendete alla stazione di Lesseps . Qui  accederete alle uniche scale mobili che funzionano all’entrata di Avinguada del Santuari de San Joseph. Diffusi sono i belvedere panoramici su Barcellona .

Cosa vedere nel Park Güell

Quando si è  Park Güell  si ha l’impressione di fare un sogno  attorniati da simbolismi religiosi, mitologici e patriottici catalani. Tra i suoi interessi più incredibili:

Barcellona in 5 giorni. 23 Luglio. Barrio Raval

Il Raval è il volto più nascosto e anticonformista di Barcellona . Già come nel Medioevo odiernamente è   la borgata della classe lavoratrice più modesta . Per cui  è sempre stato animato da operai,  grinta e  incessante  movimento. Proprio per questo non è raccomandabile fiondarcisi da soli . Magari come me cliccate su Guruwalk  per avvalervi di una guida autorizzata . Mossa azzeccatissima perché in tutta sicurezza ho avuto una panoramica più completa del Raval  . Funziona  a offerta libera (da un minimo di € 15, 00) .

Quello che ha fatto la differenza per il Raval   è stata la  riqualificazione urbana degli anni Ottanta . Ciò è stato possibile grazie all’impegno del comune che ha chiamato  architetti e urbanisti per riscattarlo dalla cattiva fama di cui godeva. Così si sono dislocate università, diversi rami di istituzioni varie . E sono sorti blocchi multifunzionali  e ricreativi che hanno favorito la diffusione dell’arte e l’integrazione sociale.

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I big del Raval

Tra i propulsori del rilancio del Raval   basta citare  Richard Meier, che qui ha fatto il Museu d’Art Contemporani de Barcelona  (1985) . Questa è  una cupola tutta bianca fatta di cemento e vetro.  Combina linee rette e curve con un portone in vetro che espone una vasta gamma di opere d’arte contemporanea (XX sec.)  di diversa provenienza. La sua piazza esterna si estende tanto per la gioia degli skaters! Ma il  Raval non è solo questo, ecco qualche altro suo gioiello:

Barcellona in 5 giorni . 24 Luglio. Barceloneta

Barceloneta è un eldorado residenziale e di svago incastonato a Port Veil . Le sue fondazioni sono del XVIII secolo . Ma si espande nel 1714 come rifugio degli sfollati al seguito della demolizione della Ribera. Questa era un lato di Barcellona fatto a pezzi da Filippo V di Borbone dopo la Guerra di Successione per erigere una cittadella militare. Della cosa se ne occupò l’ingegnere Pròsper de Verboom . Questi recuperò porzioni di abitati enormi dal mare e li  strutturò in modo semplice  con strade, case e superfici funzionali. Ci vollero anni di fatica per migliorare la Barceloneta che intanto era sempre più affollata da marinai e pescatori.

Nel XIX secolo, l’espansione industriale e l’aumento dell’inquinamento causarono la cessazione  delle attività di pesca, modificando parzialmente il quartiere. Questo si riqualificò totalmente in occasione dei  Giochi Olimpici del 1992. Uno dei primi e efficaci interventi fu  la realizzazione di spiagge importando sabbia dall’Egitto, dal deserto del Sahara. Il risultato fu quello che oggi è un litorale di 5 km di spiagge libere più o meno assaltate dalla massa . Uno sfogo alla calura estiva che disseta con i suoi chiringhitos e divieti che ne preservano l’esistenza.

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Barcellona in 5 giorni. Non solo spiagge

Cosa è rimasto delle antiche vestigia? Poco ! Come la chiesa di Sant Miquel del Port in stile Barocco  , che è inconfondibile per  il suo angelo in marmo che infilza un serpente! A questa chiesa  erano devoti . Altro tratto distintivo della Barceloneta è il Museu D’Historia  De Catalunya . Questo è un omaggio alla storia catalana dagli albori al presente tramite documenti, video e altro materiale interattivo.

Sono i giovanissimi che insediano Barceloneta perché c’è ogni tipo di distrazioni in una lingua dorata bagnata da acque non proprio cristalline . In compenso si possono lodare meraviglie artistiche. Tra queste le sculture:

Cos’altro c’è  vicino a  Barceloneta?

Citare tutto che c’è da setacciare a Barceloneta è impossibile perché è smisurata . Finisco proponendovi qualche chicca:

Barcellona in 5 giorni . 25 Luglio. Montjuc

La collina di Montjuïc si innalza a 192 metri a Sud di Barcellona . In italiano il suo significato è quello di “Monte degli Ebrei”, perché di questa stirpe c’era un cimitero. La sua funzionalità era quella di difesa dal nemico per la qual cosa si pervenne a fare un castello nel XVII sec. Effettivamente da lassù si domina il porto e tutta la pianura circostante. Fino ai Pirenei se fuori è limpido.

La collina di Montjuïc fu sempre teatro di scontri e assedi : Guerra di Successione spagnola (1701-1714), Guerra Civile spagnola (1936-1939). Per fortuna dal XX secolo lo si fruttò come polo culturale e artistico per il susseguirsi di due colossali appuntamenti. Indovinate quali? L’ Esposizione Internazionale del 1929 e le Olimpiadi del 1992.

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Cosa osare nella collina Montjuïc ?

Per staccarvi da Barcellona e fare qualcosa di insolito e dinamico qui è per voi. Oltre la Fondazione Joan Miró,  Davvero eccezionali sono:

Barcellona in 5 giorni. Un cibo caliente!

La cucina catalana è una delle più secolari e complesse d’Europa. Le sue radici affondano nel Medioevo, quando la Catalogna era un importante crocevia commerciale sul Mediterraneo. Le rotte marittime importarono spezie dall’Oriente, ingredienti dal Nord Africa e nuove tecniche di cottura dalla Francia e dall’Italia.

Già nel XIV secolo il Llibre de Sent Soví fece il suo ingresso. Questo fu  uno dei primi ricettari europei . Una sinfonia culinaria di autore anonimo che combinava carne, pesce e verdure con un uso sapiente di erbe aromatiche. Quest’ultima una pratica che è peculiarità della gastronomia catalana e spagnola in genere. Questa fusione esprime l’unicità di un territorio che vive a cavallo tra Mediterraneo e Pirenei.

A partire dagli anni ’80, Barcellona  è diventata un workshop gastronomico globale grazie a chef visionari come Ferran Adrià. A lui si deve la fondazione in Costa Brava di El Bulli, un ristorante assolutamente all’avanguardia  Dopo la sua chiusura nel 2011 è stato trasformato in museo.

La cucina molecolare

Ferran Adrià  ha introdotto la cucina molecolare, plasmando consistenze e sapori in vere esperimenti sensoriali.  Sfere liquide, spume e gelatine hanno modificato lo star bene a tavola. Altri grandi chef catalani, come Carme Ruscalleda  e Jordi Cruz, hanno contribuito a elevare il successo della cuisine catalana. Non stanca mai perché non è scontata . Si muove tra le ricette della nonna e sperimentazioni allo stato puro da testare tra bancarelle all’aperto e ristoranti semplici e stellati. Per voi in basso una lista delle delizie salate e dolci più comuni a Barcellona .

Panetteria

Primi , Carni
Dolci
  • Braç de Gitano: rotolo di pasta soffice farcito con crema o cioccolato, ricoperto da zucchero a velo o caramellato;
  • Coca de Sant Joan: focaccia dolce preparata per celebrare la festa di San Giovanni, con frutta candita e crema;
  • Churros con Chocolate: bastoncini di pasta fritta, spolverati di zucchero;
  • Crema Catalana : rema pasticcera aromatizzata a cannella e limone, con una crosticina di zucchero caramellato;
  • Catànies: praline di Vilanova i la Geltrú: mandorle tostate ricoperte di pasta di mandorle, cacao e zucchero;
  • Orelletes: sfoglie fritte zuccherate, simili alle chiacchiere italiane, tradizionali del Carnevale;
  • Panellets: piccole palline di pasta di mandorle, ricoperte di pinoli, tradizionalmente preparate per la festa di Ognissanti;
  • Turrón de Agramunt:  torrone tradizionale della Catalogna, prodotto a mano dal XVII secolo nel villaggio di Agramunt.

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Barcellona in 5 giorni. Dove mangiare a Barcellona

Per quanto mi riguarda se voglio addentrarmi nell’ essenza della tradizione culinaria di un posto nuovo mi fiondo nello street food e le pietanze più semplici. Per Barcellona basta recarsi nei suoi mercati . E questi  sono tanti , sfarzosi e chiassosi. Tra più di tredici quelli più rinomati sono :

Dalle tortillas di patate e i gamberoni alla brace, dai formaggi più grassi alle paste più golose qui le vostre papille gustative si risvegliano a pieno! Oltre al cibo, i mercati fanno parte dei riti cittadini, e sono dei veri e propri centri di vita sociale . Qui ci incontra per chiacchierare, stare un po’ insieme. Mentre i commercianti lavorano e trattano la vendita della frutta di stagione. Bisogna consultare la propria tabella di marcia e fare attenzione agli orari.  Perché chiudono intorno le venti settimanalmente e la domenica .

Ristoranti a Barcellona

Infine se  siete dei food lovers non posso che proporvi un elenco  di ristoranti molto alla moda a Barcellona :

Barcellona in 5 giorni . Il cava

A proposito di Bacco! Se Barcellona stuzzica per liquori particolari come il ratafia , fatto con noci, e  il vermouth , fatto con artemisia ,  allora è il momento di conoscere il suo cava. Mi sto riferendo allo champagne spagnolo, bollicine ricavate (metodo classico) da uve autoctone . Tra queste   Macabeo, Xarel·lo e Parellada  coltivate per la maggiore nella vicina regione di Penedès. Del cava ce ne è uno per ogni gusto: Brut, Reserva o Gran Reserva.

Il suo ideatore fu Josep Raventós Fatjó . Nel 1872 l’audace imprenditore  applicò la rifermentazione in bottiglia alle uve locali generando lo spumante nazionale. Il suo laboratorio fu la cittadina di  Sant Sadurní d’Anoia, dove istituì la sua monumentale cantina Codorníu, progettata da  Cadafalch. Questa vi dà il benvenuto ancora oggi per delle degustazioni da capogiro. Cosa che è possibile fare anche in altrettante rinomate bodegas limitrofe quali:  RecaredoFreixenet ,  GramonaLlopartJuvé & Camps , Raventós i Blanc .

Il cava fa tendenza

Attualmente il  cava è richiestissimo e ciò  grazie allo sforzo della grandi famiglie di winemaker che portarono all’ eccellenza tra il 1900 e il 1950. Questo periodo fu quello del suo  boom . In questi decenni si superarono grosse crisi  legate alla Prima Guerra Mondiale, alla crisi economica del 1929 e alla Guerra Civile spagnola.

I viticoltori catalani rimasero uniti e cavalcarono l’onda investendo in innovazione, meccanizzazione e marketing  . Essi trasformarono il  cava in un nettare di  massa ma al tempo stesso di qualità. La diffusione fu tale che divenne protagonista delle celebrazioni popolari, e   delle grandi occasioni della società spagnola del Novecento.

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Conclusioni. Barcellona in 5 giorni

Come avrete capito Barcellona è un universo fatto di opposti che si attraggono . Non smette mai di stupire, ed è capace di regalare emozioni intense e variopinte. Fortemente attaccata alla sua emancipazione, alla sua identità, Barcellona   incanta dal sorriso dei suoi abitanti e la sensualità del flamenco , agli aromi travolgenti dei banchi dei mercati rionali.

Purtroppo Barcellona  è stata un’avventura che è durata poco per me. Andrebbe assaporata con calma perché  non ci si annoia mai, e ravviva i sensi. Succede che quando ci si allontana resta una nostalgia dolceamara. Naturalmente si desidera rivederla senza aspettare troppo.  Perché  la sua vitalità richiama sempre indietro, è un  battito che non smette mai di pulsare.

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