Cannes in un weekend

Cannes in un weekend

“Ho avuto successo nella vita. Ora, intendo fare della mia vita un successo”

B.B. 

Cannes in un weekend: oltre il Red Carpet

Senza dubbio, visitare Cannes in un weekend è stata una fuga improvvisa, un incontro inaspettato con il primo sole di maggio. Questo è il periodo ideale per farsi  avvolgere da questo gioiello della Costa Azzurra, tra clima mite e poca folla. Il mio legame con il sud della Francia affonda le radici tra i vicoli di Nizza .  Diventa presto un’ossessione costante. Quale? Quella di conoscere ogni sfumatura di questa terra in bilico tra raffinatezza mediterranea e carattere ancestrale. In questo scenario, Cannes rappresenta una tappa inevitabile. Ma cosa mi spinge davvero a rincorrerla proprio ora? La curiosità di scoprire se esista un’anima più autentica oltre il cinema e la divina  Brigitte Bardot.

Ed è stata proprio questa ricerca a indurmi a esplorarla con occhi diversi, e a raccontarla in questo articolo. Tra queste righe troverete la mappa della mia esplorazione a Cannes in un weekend , fino a sfiorarne i dintorni:   Antibes e Saint-Tropez. Un percorso ritmato da una natura fatta di paesaggi mozzafiato, e da quell’ ospitalità discreta che si palesa nei sorrisi dei suoi abitanti. Seguitemi  per i sali e scendi di un antico borgo marinaro, che, tra gli anni ’30 e ’50 ha saputo reinventarsi come la destinazione più esclusiva della riviera francese. Come? Grazie al suo spirito ribelle e a una strana, fortunata combinazione di astri!

Cannes in un weekend: dal silenzio delle isole Lérins al fragore della Croisette

Nessuno penserebbe mai che la patinata Cannes (dal ligure Canoa: “altezza”) sia sbocciata da un umile villaggio di pescatori. Si adagia sulla collina del   Suquet, ed è  rivolta verso le incantevoli isole di Lérins. Io non ho avuto la possibilità di vederle, ma per salpare basta prendere un traghetto (15 minuti )  a Quai des îles. Un buon mtivo per tornare|

Una di queste è Sainte-Marguerite, che , per secoli, ha protetto il golfo con le sue fortificazioni militari. Fece anche da prigione  al misterioso Uomo dalla Maschera di Ferro .  Si suppone sia stato il gemello illegittimo di Luigi XIV. L’altra è Saint-Honorat, sede di una comunità di monaci cistercensi che nel Medioevo furono i principali signori feudali della baia.

Dal fango al fashion: Sir Henry Brougham

Ho provato a immaginare questa costa prima dei riflettori. Cannes, 1834: solo scogli e barche. Poi il colpo di scena: il colera bloccò la carrozza del barone inglese Henry Brougham (1778–1868), diretto in Italia per problemi di salute familiari.  Quella che doveva essere una quarantena forzata  diventò un colpo di fulmine. Stregato  da quel paradiso terrestre, decise di restare. In onore della figlia  a La Croix-des-Gardes  fece  anche costruire la splendida Villa Éléonore-Louise.

Ma Brougham non era un viaggiatore qualunque: era un ex Lord Cancelliere, uno degli uomini più influenti d’Europa. E usò quel peso. Scriveva, invitava, convinceva. Innescò un passaparola che trascinò l’aristocrazia britannica in quell’eldorado.  Poi passò ai fatti: si adoperò per il porto, e pretese la ferrovia.  Cambiò il volto di quella riva desolata in una stazione climatica d’élite. Nasceva Cannes: capitale del lusso e della villeggiatura europea.

Era l’alba della Belle Époque e Cannes cominciava a indossare i suoi abiti più nobili. Un vecchio sentiero sterrato si era rimodellato nella Croisette: un boulevard di 2 km che ricordava gli  Champs-Élysées . Si chiamò così per via di una croisette, che era  una minuscola croce posta sull’estremità del litorale. Attorno svettavano i giganti dell’ospitalità, come il maestoso Hotel Carlton, inaugurato nel 1911.

Cannes in un weeknd . Ciak si gira!

Osservando  Cannes  si percepisce subito l’impronta del Novecento che la rese simbolo globale di glamour. Viene spontaneo chiedersi se, oltre le passerelle e i lustrini, ci sia qualcosa di più profondo. La risposta è sì. Dietro la superficie luccicante si cela una storia diversa, più silenziosa: quella di una città che ha lottato per affermare la propria libertà culturale.

Da quest’ impulso germogliò il Festival di Cannes : un atto di sfida concepito come alternativa indipendente. Si voleva promuovere un cinema libero da condizionamenti politici. Il riferimento diretto era la  Mostra di Venezia, la rassegna rivale che in quell’epoca risentiva ormai fortemente del clima propagandistico del regime nazifascista.

Venezia, il leone da ingabbiare!

L’idea di una kermesse autonoma fu del diplomatico Philippe Erlanger, sostenuto dal Ministro Jean Zay . Insieme ipotizzarono un contraltare democratico sulla Costa Azzurra. Il progetto coinvolse anche Louis Lumière.  Il pioniere della pellicola  ne presiedette la prima, sfortunata edizione del 1939. La guerra interruppe l’iniziativa, ma il risveglio del 1946 suggellò questo evento come tempio internazionale del jet set.

Mi ero messa in fila per salire i gradini del tappeto rosso del Palais des Festivals et des Congrès ( 1979, H. Bennett e F. Druet) . Questo è l’imponente palazzo moderno che ogni anno per due settimane raduna i fan del  Festival di Cannes .

Per un attimo fantasticavo sulle tante premiazioni delle celebrità. Chissà cosa si prova alla consegna della Palma d’Oro (1955,  L. Lazon  ). Ispirata allo stemma di Cannes, la statuetta  si è imposta come il trofeo più ambito della cinematografia.

 

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Cannes in un weekend. Primo giorno

Buongiorno Cannes! Al mattino presto la mia sveglia è stata il profumo di burro che risaliva  dalle boulangerie di Rue d’Antibes. Pernottare  qui, nel salotto della città, è stata una coccola possibile grazie a una prenotazione fatta con largo anticipo.

Dopo una doccia veloce, mossa dalla fame, mi sono precipitata a far colazione. Caffè nero bollente, un pain au chocolat  e via. In strada, pronta a decifrare lo spirito di Cannes, la  femme fatale  della Costa Azzurra: affascinante, eppure così  gelosa del suo mistero.

 

Marche forville cannes wine travel blog weloveitalyeu

1. Mercato Forville e Chapelle de la Miséricorde

Lasciata Rue d’Antibes e superata la chiassosa  Rue Maynard  , la via dello shopping  , la mia prima tappa è stata il Marché  Forville (1929 , Henri-Bret).   Fu il sindaco André Capron a lanciare questo mercato di sapori, una gabbia di ferro Art Déco di 3.000 m², per sostituire il vecchio bazar all’aperto.

Varcare il suo ingresso (info orari ), un arco in muratura rosso ocra, è stato come buttarsi nel ventre della tradizione gastronomica della Provenza.  Cosa ho scovato? Tante delizie: dalla socca, ai frutti di mare, dai formaggi alla frutta e verdura, fino alle carni più pregiate e al pesce appena pescato.

Hotel de ville cannes wine travel blog weloveitalyeu

2. I Penitenti Neri e l’ Hôtel de Ville

Ho proseguito il mio cammino verso la Chapelle de la Miséricorde ( Cappella della Misericordia) . Fu eretta  nel 1617 come sede della Confraternita dei Penitenti Neri, dediti all’assistenza dei poveri e dei malati. Sebbene l’architetto originale sia ignoto, è un esempio di stile barocco . L’edificio fu ampliato nel XVIII secolo con un elegante portale in pietra e un campanile rivestito di tegole policrome smaltate, tipiche dell’architettura provenzale.

Ripresa la marcia, mi sono ritrovata davanti all’Hôtel de Ville, che è il municipio! Un paradosso francese, qui non si dorme ma si governa! Ho appreso che anticamente il termine hôtel indicava solo le dimore  di pregio  destinate a funzioni pubbliche. Questa splendida struttura  in stile eclettico (1876, L. Hourlier ) , sembra lì apposta per dare il benvenuto ai visitatori! Di fronte,  non si può  non notare per la sua mole un Monumento ai Caduti di Cannes (1927, A.  Cheuret), che ricorda gli orrori e i sacrifici umani della Prima Guerra Mondiale.

Souquet cannes wine travel blog weloveitalyeu

3. Le Suquet di Cannes

Zaino in spalla, e cappello d’ordinanza: ho continuato verso la sommità del Suquet , il fulcro medievale di Cannes .  Adagiato sulla collina del Mont Chevalier, questo quartiere è un dedalo di viuzze stretti, scalinate ripide e casette color pastello adornate da bouganville , rose ed agavi. Una volta in cima, Cannes   si è manifestata  in tutto il suo fascino:  le acque smeraldo punteggiate da yacht sfavillanti , l’arcipelago verdeggiante  delle Lérins, e  i tetti schiariti dalla calura.

Mi è piaciuto molto lo  Château de la Castre, l’antico castello della città. Si tratta di una fortezza militare del XII secolo innalzata dai frati leriniani per proteggere la costa dalle incursioni dei pirati.  Il complesso comprende:

Scendendo tra i vicoli del   Suquet, mi sono accostata con il mio gruppo di amici  a una ringhiera per venerare un murales monumentale conosciuto come Cannes Cinéma (o L’Hôtel des Tournages).  Realizzato su una parete di una autostazione è stato commissionato nel 2004 a Patrick Commecy (A. FRESCO)  per il centenario del cinema. Vi erano raffigurati:  Charlie Chaplin, Marilyn Monroe, Alfred Hitchcock,  Jean-Paul Belmondo , Marcello Mastroianni, fino a Topolino e Roger Rabbit.

Hotel martinez cannes wine travel blog weloveitalyeu

4. Il porto di Cannes e la Croisette

Salutate le alture del  Suquet, sono ridiscesa verso il Vieux Port di Cannes , cioè il porto vecchio.  L’odore del sale si faceva intenso mentre raggiungevo il molo. Il contrasto tra la semplicità delle barchette rosse e bianche e lo sfarzo di panfili è stato lampante; erano tutti ormeggiati lungo la banchina più antica, detta  Quai Saint-Pierre. Poco dopo mi sono diretta fino a Place Mérimée, dove è collocata una fontana abbellita da una  statua dedicata a Lord  Brougham (1953 ,  André Louis Trivero)  -animata tra l’ altro dall’adiacente mercato delle pulci.

Intanto la  Croisette si è srotolata davanti a me con tutte le marche più blasonate-Louis VuittonGucci Valentino– fino alla Malmaison. Quest’ultimo è un candido padiglione immerso nel verde, che in origine era la dependance di un albergo sontuoso demolito nel 1950. Intitolato come la reggia di Giuseppina Bonaparte vicino Parigi , nel 1946 ha ospitato le prime feste del Festival di Cannes . Inoltre, in passato ha esposto giganti come Picasso e Miró.

Adesso è un centro di arte contemporanea, in cui ho assistito alla mostra di Carole Benzaken (Grenoble,1964)  . La pittrice francese omaggia  il jazz, catturando nelle sue pennellate il movimento di una jam session. L’ esibizione stessa evolve in uno stato mentale, dove memoria, percezione e architettura si intrecciano in modo dinamico.

Bacco colpisce ancora!

Come per magia, la Croisette  ha accantonato le sue prestigiose boutique per fare spazio a una lunga successione di lidi moderni e attrezzati, affacciati sull’intera passeggiata lungomare. M è sembrato quasi estate: musica, camerieri in corsa  tra  i tavoli  per servire fantasiosi cocktail , e turisti sdraiati sui lettini ad abbronzarsi.

Essendo ora di pranzo, con lo stomaco che brontolava ,  mi sono viziata al ristorante dell’ Hotel Martinez lungo la promenade. Ho ordinato un carpaccio di polpo condito con olive, capperi e pomodorini accompagnato da un calice di rosé , come  solo in Provenza sanno fare bene.

5. Plage du Midi

Infine, ho deciso di chiudere il cerchio perlustrando l’area più tranquilla di Cannes  , che è attorno la collina del castello. Questa zona è caratterizzata da Place Mistral:  un’oasi di pini marittimi che fanno da sfondo alle splendide Spiagge del Midi. Mi sono sdraiata sulla sabbia senza fretta a guardare i bambini giocare, mentre il rumore delle onde faceva da colonna sonora a quello spettacolo in prima fila.

Questo è un ritrovo per cittadini e forestieri che vogliono riposare e staccare la spina. Ho osservato il tramonto: una palla arancione scivolava lentamente dietro l’orizzonte fino a scomparire dietro la roccia rossastra del massiccio dell’Esterel . Una quiete immensa, che mi ha dato la sensazione di aver colto l’essenza più profonda di Cannes, quella che respira lontano dalla ribalta.

Antibes wine travel blog weloveitalyeu

Cannes in un weekend. Pomeriggio pigro ad Antibes

Ovviamente non ho saputo resistere alla tentazione di fare un salto nella meravigliosa Antibes, antica colonia greco-romana scelta nel Medioevo dalla potente famiglia Grimaldi come proprio feudo. In seguito,  Antibes,  avamposto chiave sul Mediterraneo, venne convertita dal genio dell’ingegnere S.  L.  Vauban nel glorioso Fort Carré. Questo è una roccaforte quadrangolare  (XVII  sec.)  con bastioni maestosi fatti apposta per rimediare alle incursioni nemiche.

Questo gigante di pietra situato sulla penisola di Saint-Roch mi ha accolta appena sono scesa dal treno nella stazione di Antibes (10 minuti da Cannes). Erano già tardi  per ispezionarlo tutto. Un appunto interessante:  qui , nel 1794 il giovane Napoleone rischiò la ghigliottina perché sospettato di tradimento contro la Rivoluzione  Francese. Trascorse dieci giorni in cella prima di essere salvato dall’intervento del generale Dumerbion, un colpo di fortuna che preservò  il destino dell’Europa.

L’ombra di Picasso e l’eco della Sardegna

Qualche secolo più avanti,   Antibes  si è evoluta in un rifugio per artisti, bohemien e nobili.  La sua notorietà come musa dell’arte moderna si consolidò nel Novecento , quando  Picasso scelse il Castello Grimaldi come suo studio.  Purtroppo, era chiuso e non sono potuta entrare!

Mentre mi avviavo verso il centro storico , la città già si mostrava in lontananza come una perla incastonata nel mare. Mi sono sentita come a casa, percependo un legame immediato con  Alghero . Come la cittadina sarda , anche Antibes si sviluppa su una scogliera  avvolta dalla sua antica cinta muraria.

Antibes vecchia

Appena attraversata  Porta Marina (XVIII sec, Vauban)  mi sono subito  addentrata nella old city , girovagando per le stradine acciottolate. Pochi istanti dopo mi sono precipitata verso la Cattedrale di Notre-Dame-de-la-Platea .  La sua  facciata ambrata , rimaneggiata da  L. A.  de Valbelle nel XVIII secolo,  fa appena trasparire  lo stile barocco, attenuato da una sobria linearità architettonica. Da lì ho vagato a zonzo  fino Cours Masséna, che mi ha rapita per il suo vivace  Mercato Provenzale;  un emporio traboccante di delizie provenzali, dalla lavanda al pane, dai gioielli ai dolci.

La vera sorpresa di  Antibes  è stato qualche secondo dopo il quartiere del Safranier,  una chicca insolita. La sua peculiarità  è che si autodefinisce “Comune Libero” dal 1966 : l’intento della sua anarchia romantica era quello di mantenere vive le usanze marinare. Tutto intorno è come un quadro di Monet: decine di decorazioni floreali che ingentiliscono ogni suo angolo , specialmente  in Rue du Bas-Castelet .

Per concludere, riavviandomi verso i binari, sono approdata nella spiaggia della Gravette. È da lì che ho scorto a distanza  la sagoma bianca del Nomade: la monumentale scultura dello spagnolo  Jaume Plensa che, come un guardiano fatto di lettere, scruta immobile la linea del mare.

Saint tropez wine travel blog weloveitalyeu

Cannes in un weekend: Saint-Tropez

In realtà a Saint-Tropez mi ci ha guidato  lo spirito di Brigitte Bardot, astro del cinema mondiale,  scomparsa nel dicembre 2025.  L’ho sempre ammirata, non solo per il suo sex appeal, ma soprattutto per il suo anticonformismo e l’amore viscerale verso gli animali. La sua è stata una frattura epocale.  Ha riscritto l’immaginario femminile incarnando un desiderio di emancipazione che nel dopoguerra stava appena emergendo.

Chi era davvero B. B. ? Una figura complessa.  Parigina dell’alta borghesia ,  a 16  anni finì  sulla  copertina della rivista  ELLE.  Quello fu il suo trampolino di lancio, e la catapultò nelle braccia del futuro marito. Questi era  il regista Roger Vadim che la immortalò nel  film E Dio creò la donna (1956) .

Juliette

Siamo a Saint-Tropez,  un paesotto fino a quel momento ignorato dalla mondanità.  Qui è ambientata la storia di Juliette, un’ orfana indomabile , seducente come non mai, che sconvolgeva il perbenismo borghese. Ballava il mambo scalza con una gonna verde che volteggiando faceva vedere le gambe. Indossava tranquillamente il bikini sdoganandolo  a livello planetario!

Il successo di questa opera fu straordinario e oltrepassò  il confine europeo . Il suo look — capelli biondi spettinati, trucco marcato, abiti semplici ma provocanti — influenzò moda e costume nel Vecchio Continente e negli Stati Uniti.  E se da una parte B.B. alimentò lo scandalo, dall’altra incarnò un nuovo modello di donna. Quella indipendente, che era in netto contrasto con l’immagine femminile più rigida degli anni ’50. Un cambiamento colto  anche da  Simone de Beauvoir, compagna intellettuale e sentimentale di Sartre,  che le dedicò un saggio.

Saint-Tropez: il Museo dei Gendarmi

Con un cambio da Cannes a Saint-Raphaël  (TER Transport Express Régional) e il bus n.  876 mi sono recata a Saint-Tropez. Ho speso in tutto 15 euro circa contro i 90 di un taxi boat .  Il tragitto è stato tra i ricordi più belli.  Dai finestrini scorrevano in tutto il loro splendore le calette di Agay, La Gaillarde, Saint-Aygulf e Les Issambres. La fascia costiera si dispiegava tra il blu del mare, le pinete e ville da sogno.

Dal capolinea degli autobus mi sono incamminata per esplorare Saint-Tropez. Oltrepassata la statua di Bruno Catalano il Viaggiatore (2000), mi sono infilata nel Museo dei Gendarmi (2016). Il fabbricato (ex caserma, 1879- 2003) invita a leggere:

Pisa e San Torpete

Quando Saint-Tropez era una colonia dell’impero romano, si dice che il santo fosse un ufficiale martirizzato da Nerone per la sua fede cristiana. I suoi resti furono gettati a bordo di una barca con un gallo e un cane. Il corpo riposa in Francia .  La testa invece rotolò  fino  a Pisa,  è custodita nell’omonima chiesa. Persino un vino pisano è intitolato al martire: il Bianco Pisano di San Torpè DOC (da uve Trebbiano) .

Prima dei paparazzi, però, c’erano i cannoni. Nel 1637 questo borghettodifeso dai Grimaldi, fu un baluardo inespugnabile capace di respingere persino la flotta spagnola. A testimonianza di questo pezzo del suo passato c’è una cittadella del XVII secolo con  il suo  Museo Marittimo . Dopo una ripida  scalinata mi sono arrampicata fino  a un belvedere  indimenticabile sulla stessa Saint-Tropez . Da quassù si capisce perché nel 1892 il pittore Paul Signac se ne innamorò, trasformando con la sua tavolozza una borgata marinara nella culla dell’arte d’avanguardia.

Gli chef di saint tropez wine travel blog weloveitalyeu

Non è tutto oro quello che luccica!

Purtroppo, l’impatto con la  Saint-Tropez reale  ha deluso le mie aspettative:  rincorrevo l’istantanea dei suoi albori , quel  boom anni ’50 che fu la golden age italiana! Un’immagine romantica rimasta intrappolata soltanto nel mio immaginario.

Mi dispiace ammetterlo, ma mi è sembrato di varcare la soglia di un’enorme vetrina del lusso! Centinaia di turisti a caccia di griffe e dello scatto perfetto! Della  Saint-Tropez di nasse e marinai che Brigitte aveva letteralmente rivoluzionato, sopravvive ormai poco.

Tarte Tropézienne

Per consolarmi  mi sono accomodata a un tavolino di una pasticceria cittadina, concedendomi  quella  brioche dalla crema vellutata che conquistò Brigitte Bardot . Fu proprio lei a ribattezzarla Tarte Tropézienne, consacrandola come una delle delizie più golose di Saint-Tropez.

E con l’ultimo morso in bocca, riflettevo sulla biografia della diva e  sulla sua  inaspettata uscita  di scena: il ritiro dal palcoscenico nel 1973. A soli 39 anni Brigitte Bardot si ritirò nella La Madrague, il suo focolare stellato acquistato a Saint-Tropez,  donato poi alla sua fondazione animalista.

Francia e Italia: cronaca rosa di gusti diversi

Ad allietare la mattinata mi ha dato il benvenuto  Gli chef a Saint-Tropez . Questa è una manifestazione culinaria, che a inizio maggio per tre giorni nella Place des Lices segna l’apertura della stagione estiva nel Golfo di Saint-Tropez.

Che fiera di prelibatezze provenzali: specialità della cuisine della Francia meridionale con prevalenza di formaggi e insaccati. E inoltre fiumi di vino, specie di rosé.  In particolare, mi hanno colpito queste etichette per la loro leggerezza e mineralità e la presenza di un  blend fisso dei vitigni SyrahGrenache Cinsault , e Mourvèdre :

Assaggiandoli, non potevo fare a meno di riflettere sulla differenza, non solo chilometrica, dai nostri rosati italiani. Se i nostri sono figli della passione vibrante —  spesso carichi nel colore e strutturati perchè fatti da vitigni autoctoni corpulenti come il Negroamaro— questi provenzali sono processati  “senza sforzo“. Sono vini color cipria, quasi trasparenti, che non gridano ma sussurrano note di macchia mediterranea e brezza marina. Se il rosato italiano è una serata conviviale e audace, il rosé di Saint-Tropez è un vestito di lino bianco: essenziale, fresco, aristocratico nella sua semplicità.

Mentre l’ultimo sorso puliva il palato, ho realizzato che per i vini rosati non è solo una questione di uve, ma di attitude. Se  l’Italia mette nel calice la polpa e il calore di suoli infuocati,  la Provenza risponde con leggerezza e sale. Due modi diversi di intendere la bellezza, proprio come quella di Brigitte : un’eleganza naturale che, una volta svelata, non ha più bisogno delle luci della ribalta.

Cannes in un weekend costa azzurra francia wine travel blog weloveitalyeu

Conclusioni. Cannes in un weekend

La mia avventura a Cannes mi ha regalato la consapevolezza di essere stata in un luogo che stupisce oltre la sua vena modaiola. Perdersi tra i suoi cunicoli quelli più distanti dai flash dei fotografi , dal  Suquet ai suoi arenili dorati è il vero itinerario da fare, lo stesso che ha ispirato poeti come Guy de Maupassant. Nel suo diario di bordo Sur l’eau, scrisse parole che risuonano ancora oggi:

“J’ai vu de l’eau, du soleil, des nuages et des roches […] et j’ai pensé simplement, comme on pense quand le flot vous berce, vous engourdit et vous promène”(“Ho visto acqua, sole, nuvole e rocce […] e ho pensato semplicemente, come si pensa quando l’onda ti culla, ti intorpidisce e ti porta a spasso”).

È in questo abbandono meditativo, che consegno le mie impressioni di un viaggio che mi ha incantata e che vi consiglio di fare perché la Costa Azzurra è davvero tutta da assaporare. Come le ricette più golose di Cannes tra cui la bouillabaisse , la zuppa di pesce povera da ordinare in uno di questi tre ristoranti consigliati:

 

À tout à l’heure

 

Il VII arrondissement di Parigi

Il VII arrondissement di Parigi

ò

“Trois allumettes une à une allumées dans la nuit
La première pour voir ton visage tout entier
La seconde pour voir tes yeux
La dernière pour voir ta bouche
Et l’obscurité tout entière pour me rappeler tout cela
En te serrant dans mes bras”

J. Prévert

Il  VII arrondissement di Parigi : da dove partire alla scoperta di una delle città più belle del mondo

Senza dubbio il VII arrondissement di Parigi è stato un ottimo punto di partenza per scoprire  la  capitale della Francia  . Questo è il settimo distretto della Ville Lumière in cui ho alloggiato (booking.com) . Ho impiegato meno di 30 minuti  per raggiungere il mio hotel con la metropolitana dall’  Aeroporto di Parigi Orly (ORY). Non è stata un’ opzione affatto  economica,  ma  di sicuro strategica: la posizione è centrale e  perfetta  per muoversi ovunque, sia a piedi che con i mezzi.

L’atmosfera nel VII arrondissement di Parigi è elegante, a tratti quasi surreale, vivace di giorno e sorprendentemente esuberante la sera. Che dire! Durante i quattro giorni di  Pasqua, dai misteri del Louvre fino ai tesori  di Montmartre, Parigi mi ha letteralmente stregato. Camminare tra i suoi viali infiniti e i cortili più nascosti è stato come assistere a uno spettacolo in prima fila.  Ogni angolo riservava una magia inattesa e un dettaglio da incorniciare.

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Bacco colpisce ancora!

Tuttavia, la mia passione per la Francia era nata ancora prima di partire: galeotto fu un calice di Pouilly-FuméSauvignon blanc in purezza della Loira. Un bianco minerale e morbido,  che mi aveva conquistata durante gli studi da sommelier all’AIS di Lucca. Quel sorso racchiudeva una promessa: calpestare, un giorno, la sua terra d’origine. E alla fine, è stato proprio quel desiderio a portarmi fin lì (se volete saperne di più del  vino francese cliccate qui).

Come spesso accade , il caso ha giocato la sua parte! Ho avuto la fortuna di essere ospitata da Debby, una mia carissima amica e  allora maître in un ristorante del VII arrondissement di Parigi. Mi ha guidato alla conoscenza di una città inimitabile,  fatta di sfumature impercettibili agli occhi distratti. E per questo le sarò sempre grata.

Cosa aggiungere?  Parigi, non si spiega, si vive . Ti avvolge, rallenta il tempo ed entra sotto pelle senza chiedere permesso. Ci arrivi da turista e riparti con qualcosa in più, a cui non sai dare un’etichetta. Nei consigli di viaggio in basso proverò a descrivervela, consapevole che la sua anima  più vera sfugge alle parole: Parigi va respirata fino in fondo.

Buona lettura!

Parigi: dov’è, mappa urbana e origini

Ecco cosa è Parigi : un sogno  ad occhi aperti da cui non ci si vorrebbe più svegliare. La città degli innamorati, della moda! Chiamatela come volete, c’è sempre un buon motivo per tornare! Si trova nel bel mezzo della Francia settentrionale, ed è divisa dalla Senna in due anime:

Sapevate che Parigi Copre circa 105 km² e conta oltre 2,1 milioni ( 12 milioni nell’area metropolitana ) rendendola il centro più popoloso e vivace del Paese. La sua posizione centrale e la presenza della Senna hanno da sempre favorito il commercio, gli scambi culturali e lo sviluppo urbano. Per questa ragione nel corso dei secoli  Parigi si è consolidata come un nodo chiave  non solo della Francia, ma dell’intera Europa.

Gli arrondissement di Parigi

La particolarità di Parigi è che è suddivisa in 20 arrondissement, ovvero quartieri che a partire dalla Senna si aprono fino a formare una spirale (come una chiocciola) :

  • 1-9:  sono quelli prettamente storici e turistici;
  • 10-20: sono più residenziali e popolari. Questa struttura permette di orientarsi facilmente e di esplorare la città passo dopo passo.

La storia di Parigi e le trasformazioni di Haussmann

Fondata dai Parisii sull’ Île de la Cité, Parigi,  crebbe sotto l’Impero Romano, diventando un emporio  commerciale e politico di rilievo. Nel Medioevo, tra guerre e carestie, fu il riferimento del regno di Francia. Università e cattedrali ne segnarono l’identità, tra cultura e spiritualità.

Nei secoli XVII e XVIII, Parigi,  diventò un laboratorio di idee. Filosofi, scienziati e artisti discutevano  su riforme, diritti, promuovendo un fermento culturale che conquistò  tutta l’Europa. Poi, nel 1789, la Rivoluzione francese consacrò la città come simbolo di libertà, uguaglianza e fraternità.

In seguito nel  XIX secolo, il Barone Haussmann ridisegnò Parigi. Boulevard larghi, piazze scenografiche, parchi pubblici e un moderno sistema fognario trasformarono i sobborghi congestionati. Diventò più luminosa, ariosa e vivibile, ci si poteva passeggiare,  o gustare un caffè. Parigi emerse come modello di urbanistica moderna e icona di raffinatezza e charme europeo.

Oggi visitare Parigi, significa percepire l’eredità di quei secoli e comprendere come la città abbia saputo intrecciare passato, civiltà e modernità, affermandosi non solo come metropoli della Francia, ma come uno dei poli più influenti  del globo .

Parigi: tu me fais tourner la tête!

Senz’altro un finesettimana Parigi non basta  per girarla tutta ,  ma è  sufficiente per afferrarne il suo spirito aristocratico e  vagabondo. Il mio itinerario si è sviluppato così, quasi senza volerlo, seguendo una geografia emotiva prima ancora che urbana: ogni arrondissement come una variazione sul tema, ogni via come un invito a deviare.

Ho cominciato dall’epicentro monumentale : il  Museo del Louvre e la Senna. Entrambi sono l’essenza di Parigi.  Il primo custodisce la sua memoria artistica e culturale, mentre la seconda è una vena vitale d’acqua che attraversa la città ,  riflettendone luci, storia e movimento. Inoltre è l’asse principale che conduce verso gli Champs-Élysées : il viale degli amanti  e dello shopping più sfrenato. Qui  Parigi è riconoscibile al massimo, si fa  quasi teatrale. Poco dopo, come una promessa mantenuta, appare la Torre Eiffel, che al tramonto sembra alleggerirsi, ed  essere quasi evanescente.

E non è finita!

Poi, cambiando rotta, Parigi si fa più intima. Sull’ Île de la Cité , suo nucleo originario, la Cattedrale di Notre-Dame  resta un pilastro indiscusso.  Anche nel suo stato ferito e in trasformazione. Attorno, le viuzze si stringono, i particolare contano di più: portoni, insegne, librerie. È qui che  Parigi smette di impressionare e inizia a raccontare.

Nel frattempo, emergono quei luoghi sospesi che sono i caffè storici di Parigi.  Questi non semplici soste, ma piccoli rituali. Sedersi, osservare e non ascoltare più il rumore delle lancette dell’orologio. In questi spazi si percepisce un’altra Parigi:  più calma, più riflessiva, fatta di conversazioni e silenzi condivisi.

Parigi: una tela di emozioni

La riva sinistra della Senna cambia subito il flusso di Parigi. Al Musée d’Orsay i grandi maestri dell’arte sembrano dialogare con gli spettatori tra le sale. Le sponde del torrentone parigino sono puntellate da battelli  che  aspettano i viaggiatori a bordo per cullarli  sotto un cielo trapunto di stelle.

Poi c’è Montmartre che dall’alto domina Parigi ,  modellata com’è da stradine tortuose che in salita e in discesa la dipingono con pennellate di colore irregolari. Le sue piazzette , le sue mansarde e i suoi portoni consumati conservano ancora l’eco delle follie di  Lautrec , Degas,  Manet ,  Picasso e  Dalì. Qui non è più la Parigi smorfiosa e distante quella delle grandi prospettive, ma quella irregolare e segreta.

Il mio weekend  nel VII arrondissement di Parigi non è stato un elenco di tappe, ma un percorso che è andato dal grandioso al nascosto, dal familiare al personale. Parigi è sembrata immutabile — eppure si è  rinnovata continuamente, scorcio dopo scorcio.

Parigi in 3 giorni wine travel blog weloveitalyeu

I primi tre giorni a Parigi

Dunque la prima giornata sono entrata  al  Louvre di buon’ora (10:00) .   Ho avuto  quella sensazione di infilarmi  in qualcosa d’ irreale : come  i suoi saloni immensi . Senza fretta  mi sono fermata dove mi ammaliava  davvero qualcosa:  la calma delle statue greche, la forza silenziosa della Nike di Samotracia. Oppure  lo sguardo della Monna Lisa che sembrava cambiare mentre ti sposti. Al contrario l’Egitto ti porta lontano oltre confine.  

La sera,  Parigi ha mostrato un volto diverso. Gli Champs-Élysées scorrevano senza interruzioni, con un andamento regolare e armonioso. Le persone procedevano o con calma tra vetrine, edifici e altri passanti. All’estremità, l’Arco di Trionfo si distingueva come elemento costante e facilmente riconoscibile. Un omaggio alla vittoria nella battaglia di Austerlitz  di Napoleone (XIX sec.) ubicato al centro di Place Charles de Gaulle.  Non è  stata solo una camminata: mi ha permesso di cogliere la città da vicino.

Un caffè a Parigi è diverso!

A Parigi ci si accorge  subito che i suoi caffè storici non sono semplici fermate occasionali: sono l’identità stessa della  città. Al Café de Flore, tra tavolini ravvicinati e illuminazione soffusa, sembrava che gli anni si fossero accumulati uno sull’altro. Ogni momento era  quello giusto per  i clienti  per bere bollicine , scrivere o semplicemente parlare. Non c’era nulla di artificiale, solo la continuità naturale di un’abitudine parigina.

Il Musée d’Orsay, è situato sul bordo sinistro  della Senna e ha sede in una struttura particolare. Questa era un’ ex stazione ferroviaria realizzata per l’Esposizione universale. Già dall’esterno impressionava per la sua forma armoniosa, mentre all’interno manteneva  il carattere dell’architettura originaria. Attualmente è uno dei musei più rilevanti di Parigi, dedicato soprattutto all’arte del XIX secolo.

Museo louvre parigi wine travel blog weloveitalyeu

Museo del Louvre

Il Museo del Louvre (info orari e prezzi) risale  al XII secolo, quando re Filippo II lo fece erigere  come fortezza difensiva . Nei secoli successivi  ebbe la funzione di  residenza reale . Dopo la Rivoluzione Francese (1793)  venne aperto al pubblico come museo nazionale. La sua storia riflette quindi il passaggio da simbolo del potere monarchico a luogo di cultura accessibile a tutti.

Sicuramente il Louvre è uno dei musei più importanti del globo.  Annualmente attira milioni di visitatori ed è diviso in tre ali tematiche e geografiche:

Il Louvre in meno di 24 ore

Ispezionare  il Louvre meno di 24 ore è possibile, ma serve organizzazione. Vi consiglio di farlo  la mattina presto , e restare fino alla chiusura ( intorno alle  18.00 circa).   Anzitutto,  ricordate che ci sono tre ingressi:

  1. Piramide di vetro : ideata dall’architetto leoh Ming Pei nel 1989. È il migliore perché , anche se super affollato, collega tutti gli accessi del museo;
  2. Carrousel du Louvre: vicino al magnifico Giardino delle Tuileries, che da solo merita un salto ( fu fatto da Caterina de’ Medicicome giardino del Palazzo delle Tuileries nel 1564);
  3. Passaggi laterali in Rue de Rivoli: sono entrate secondarie, spesso riservate o con accesso limitato.
Alcuni consigli indispensabili
La mia selezione d’arte al Louvre !

Inizia pure  dall’ Ala Denon con la Monna Lisa (1503–1506) di Leonardo da Vinci: famosa per il sorriso enigmatico e la tecnica dello sfumato. Raffigura probabilmente Lisa Gherardini, moglie di un commerciante fiorentino.  È un masterpiece  del Rinascimento per realismo e innovazione nel linguaggio artistico.

Prosegui con le sculture greche e italiane: come la Nike di Samotracia (circa 190 a.C.):  esprime movimento e potenza. Dopo passa   alla Venere di Milo (130–100 a.C.) : rappresenta la bellezza ideale. Non perdere neppure Amore e Psiche di Canova (1787–1793): si ammira il bacio  tra i due amanti ( dal mito di Apuleio) ,  simbolo della delicatezza artistica del Neoclassicismo.

Nell’Ala Sully (sale del Nilo) : trovi le Antichità egizie (3000 a.C.–IV secolo d.C.).  Come sarcofagi, statue e papiri. Da vedere soprattutto è la Grande Sfinge di Tanis (circa 2600 a.C.), simbolo del potere faraonico. Nell’Ala Richelieu : sono esposte le collezioni del Vicino Oriente antico (3000 a.C.–VI secolo a.C.). Vi rimarrà  impresso il Codice di Hammurabi (circa 1754 a.C.), una delle prime leggi scritte della storia.              

                  Champs Elysees éarigi wine travel blog weloveitalyeu                                                      

Champs-Élysées 

Che classe gli Champs-Élysées !  Da questo mitico boulevard , posto tra Place de la Concorde e l’Arco di Trionfo , non aspettarti solo fascino da cartolina. Nasce  nel Seicento da un gesto visionario di André Le Nôtre, l’artefice  dei giardini della Reggia di Versailles. L’idea fu  quella di prolungare l’asse dei Giardini delle Tuileries verso l’orizzonte, convertendo un terreno paludoso in una prospettiva monumentale. Non solo urbanistica: era teatro puro, pensato per impressionare.

Il suo  nome deriva dai Campi Elisi,  ovvero  il paradiso della mitologia greca, dove dimoravano le anime virtuose. Adesso è un insieme di contrasti: palcoscenico delle grandi parate e  lusso sfrenato dei negozi. Celebrazioni nazionali e flussi incessanti di turisti e  parigini che lo attraversano senza rallentare. È una promenade intensa, persino imprevedibile. Ma è proprio qui il segreto: pulsa senza tregua, come un battito animale.

A baciare dall’alto gli Champs-Élysées  c’è la Torre Eiffel (1989)   che  con  la sua struttura slanciata in ferro fu fatta dall’ingegnere G. Eiffell nel 1989 per celebrare il centenario della Rivoluzione francese. Quando l’ingegneria incontra l’arte! Per venerare lo skyline di Parigi ci sono altri belvedere meno trafficati e cari  della torre : come la terrazza della  Galleria Lafayette e altri ancora. 

Notre dame wine travel blog weloveitalyeu

Notre-Dame

Sull’ Île de la Cité  (info oraricircondata dalla Senna che la avvolge come un abbraccio lento, la  Cattedrale di Notre-Dame si fa notare subito,  senza bisogno di presentazioni. Protagonista di eventi chiave della storia francese ( matrimoni reali,  prima convocazione degli Stati Generali, la Liberazione del 1944)  la cattedrale è più di un monumento: è  una trama fitta di significati e allegorie. La sua costruzione prese avvio nel 1163 per volontà del vescovo Maurice de Sully .  Proseguì per quasi due secoli, grazie al lavoro di diversi maestri dell’architettura gotica . Tra questi: Jean de Chelles e Pierre de Montreuil.

La facciata è un intreccio ordinato di pietra calcarea sapientemente lavorata , mentre le due torri laterali definiscono l’assetto verticale e la simmetria del duomo. Il grande rosone centrale ,  tipico dello stile  gotico francese, costituisce il  suo fulcro decorativo . Le sculture sviluppano invece un programma iconografico articolato. In esso gli episodi biblici sono predisposti come una narrazione continua destinata alla lettura visiva.

Tanti aneddoti contribuiscono alla suggestione della cattedrale francese . Tra questi: le sculture dei 28 re di Giudea sul prospetto anteriore furono decapitate perché scambiate per immagini dei re di Francia durante  la Rivoluzione Francese. Dopo l’incendio del 2019, la cattedrale è stata a lungo chiusa, ma oggi è nuovamente visitabile. Superato il varco  è una meraviglia : vetrate istoriate, archi rampanti che sembrano sospendere la costruzione e le garguglie che osservano la città dall’alto. Nonostante le sue ferite non smette di brillare rimanendo un tempio di assoluta preghiera e pace.

Parigi in un sorso: i caffè storici che hanno fatto l’Europa

Esiste un modo per leggere la storia di Parigi  senza sfogliare un libro. Sedetevi , come ho fatto io, a un  tavolino rotondo dei  suoi caffè leggendari . Ho ordinato un café au lait  , e ho sperimentato la  città mentre scorreva davanti a me con tutta la sua energia. Non è una semplice pausa: è un’esperienza dei sensi.  La stessa che si doveva provare nell’Ottocento a Saint-Germain-des-Prés,  il seducente sobborgo parigino . Qui  la cultura germogliava  spontanea, come fiori selvatici tra fumo e conversazioni.

Nel  secondo dopoguerra i caffè storici parigini sono stati il vero epicentro della cultura europea: tra un drink e l’altro hanno preso forma  la filosofia e l’arte moderna. Alcuni sono rimasti intatti,  altri si sono evoluti in contesti più turistici senza rinunciare al loro carattere esclusivo. Se aguzzi la vista, ti sembrerà di stare sul set di un film in bianco e nero.

Il duello a  Saint-Germain!

All’angolo con Boulevard Saint-Germain, il Café de Flore (1887) e Les Deux Magots (1885) si  sfidano da sempre come  due aristocratici  rivali. Al Flore, tra arazzi  e mobili d’ epoca,  sembra di intravedere Jean-Paul Sartre e Simone de Beauvoir mentre abbozzano i principi   dell’Esistenzialismo, tra una sigaretta e un taccuino. Poco più in là, Les Deux Magots conserva la stessa classe che sedusse Ernest Hemingway e Pablo Picasso.

Non molto distante,  La Brasserie Lipp (1880) incarna la coscienza politica della Rive Gauche. Con la sua facciata in mogano e le sue  piastrelle decorate, resta uno dei rari salotti  dove ministri, giornalisti e intellettuali continuano a confrontarsi . Poco lontano svetta  Le Procope (1686) : più che un ristorante , una vera istituzione. Tra queste mura il filosofo   Voltaire beveva caffè e poneva le basi dell’Illuminismo e della democrazia moderna.

Montparnasse e gli anni ruggenti

Spostandosi verso sud, l’aria  si fa più elettrica. Se Saint-Germain è riflessione, Montparnasse– pezzo forte del  XIV arrondissement è vitalità estrema. Qui si adagia La Coupole (1927) , una storica  brasserie che ne è l ‘immagine riflessa. Si  caratterizza  per la finezza  dell’ Art Déco dei suoi arredi, che  rievocano le notti canterine di  Josephine Baker . star (e spia) dell’ Età del jazz.

Poco distante, Le Select (1923)  dona più intimità e si fa  rifugio degli espatriati americani, tra cui F. Scott Fitzgerald, che a Parigi cercavano libertà, ispirazione e anarchia senza le restrizioni del proibizionismo.

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Museo d’Orsay

Indubbiamente il Museo d’ Orsay  (1898, V. Laloux) vale da solo  un biglietto aereo per Parigi (info orari e prezzi). C’è qualcosa di magnetico nel suo affacciarsi sulla Senna , e incanta per la sua imponenza. La  sua perfezione architettonica non si limita a contenere l’arte: la descrive, la anticipa, la sussurra. Salire all’ultimo piano è come compiere un piccolo rito: dalle vetrate dell’enorme orologio si svela un panorama mozzafiato su Parigi.

Suddiviso su tre livelli principali, il museo accompagna il visitatore lungo l’evoluzione dell’arte tra il 1848 e il 1914. Capolavori imperdibili  emergono come incontri inattesi:  la presenza intensa e quasi provocatoria dell’ Olympia di Édouard Manet, il silenzio raccolto de L’ Angelus di Millet e la forza ruvida e terrena delle tele di Courbet. E poi , improvvisamente   la mente è rapita dalle visioni  struggenti della Notte Stellata sul Rodano  di Vincent van Gogh, e dall’ evocazione delle  isole polinesiane  di Gauguin e delle sculture eteree di Rodin.

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Montmartre: la Parigi ribelle

Parigi non è solo una città, è un destino tracciato tra accademie seicentesche e caffè illuministi. Già sotto Luigi XIV, la capitale francese si affermò come approdo per spiriti tormentati, convertendosi nei secoli in una fucina intellettuale senza eguali. Ma la magia esplode tra Ottocento e Novecento: mentre il barone Haussmann ridisegnava il profilo colossale  della metropoli, un’aura cosmopolita attirava creativi da ogni dove. Tra affitti bassi e una vita sociale frenetica, il mix di teatri e cabaret si impose  come fulcro creativo per chiunque inseguisse l’estro.

In questa rinascita, la città fu tappa obbligata per artisti stranieri , che qui ebbero  il coraggio di infrangere ogni regola. Fu un terreno fertile per  prospettive inedite: l’Impressionismo e il Cubismo. Anche se successivamente menti  come Picasso si spostarono a Montparnasse, la base delle avanguardie europee rimase legata  a queste strade.

Su questo scenario straordinario si staglia Montmartre: l’altra Parigi. Una collina sospesa tra cielo e nuvole, un microcosmo in grado   ancora attualmente di restituirci   l’ eco di quella stagione irripetibile. Iniziamo il nostro cammino dall’uscita della metro Abbesses nella piazza giardino Rictus . Qui fa bella mostra Le mur des Je T’Aime, un muro azzurro di 10 metri (2000, F. Baron e C. Kito) che celebra l’amore con la ripetizione della scritta Ti amo in oltre  250 lingue.

Cosa vedere a Montmartre: non solo la Basilica del Sacro Cuore!

La marcia prosegue poi verso la vetta, pronti a riscoprire quell’universo di artisti nomadi   che non ha mai smesso di brillare. Il mio  tragitto iniziale è stato segnato da una fatica catartica: salire le scale verso la monumentale Basilica del Sacro Cuore  (1875 -1914, P. Abadie) . Essa (info orari e prezzi) presenta un particolare stile romano-bizantino con grandi cupole che ricordano l’architettura orientale. Voluta come voto nazionale dopo la guerra franco-prussiana, è rinomata  per il suo bianco abbagliante.

Il merito  è della  pietra di Château-Landon, che a contatto con la pioggia secerne una sostanza bianca : la calcite. Questa sostanza permette alla struttura di  autopulirsi e rimanere splendente nonostante lo smog. I suoi  interni sono da record: vanta  un maestoso mosaico (circa 475 m²) e la Savoyarde, una campana colossale che da  19 tonnellate. Giunti sul promontorio, si ha la percezione di attraversare una soglia temporale. Il fiato si accorcia lungo la pendenza, ma la visione galoppa immediatamente verso lo stupore.

Chiesetta di Sant-Pierre

L’avventura parte dalla Chiesetta di Saint-Pierre .  È qui, in questo ex monastero benedettino in stile romanico-gotico, che risuona la memoria più profonda del borgo; consacrata da papa Eugenio III nel 1147, custodisce quattro colonne romane originali, appartenenti  a un antico tempio dedicato a Marte. Nelle vicinanze sorge il modesto camposanto omonimo, che preserva tuttora un complesso di epoca merovingia.

Nei pressi della piazza, in Rue Poulbot, si trova la più grande collezione francese dedicata a Salvador Dalí. L’artista visse per un periodo a Montmartre e qui, nel 1956, realizzò il suo primo Don Chisciotte usando due corna di rinoceronte come pennello.

Sua maestà la piazzetta!

Dopo un breve tratto,  la solennità di Montmartre (130m.)  si dissolve nel brusio di   Place du Tertre, la celebre “piazzetta degli artisti”. Al suo civico 3 , nel 1790 , ebbe sede il primo municipio di Montmartre, quando era ancora un comune indipendente da Parigi. A fine Ottocento tra il brusio dei bistrot e l’odore delle  tavolozze colorate la piazza fu l’atelier per antonomasia di pittori erranti.

Proseguendo  verso Rue de l’Abreuvoir, ci si imbatte nella celebre Maison Rose. Le sue pareti rosa confetto  furono il ritrovo  dove Picasso e i suoi contemporanei discutevano di nuove prospettive. Si dice che Germaine (Laure) Gargallo, amante e musa del pittore spagnolo , decise di dipingerla per richiamare i toni caldi del Mediterraneo.

Il Bateau-Lavoir: la culla della modernità

A breve distanza, in Place Émile-Goudeau, si  incrocia il Bateau-Lavoir. Questo singolare edificio in legno, che ricordava ai pittori i barconi della Senna, fu l’officina più povera e prolifica della storia dell’arte. Qui, tra soffitti bassi e il profumo  acre dell’assenzio, un giovane Picasso dipinse Les Demoiselles d’Avignon, scardinando ogni regola prospettica e inaugurando ufficialmente il Cubismo. Fu un nido di miseria e talento, dove la mancanza di riscaldamento era compensata dal calore della genialità.

Clos Montmartre

Poco lontano a Clos Montmartre un cancello racchiude quello che rimane della Parigi rurale: un vigneto che simboleggia  un atto di ribellione. Infatti, fu piantato nel 1933 dalla comunità locale, guidata dal disegnatore Francisque Poulbot. Questo accadde per impedire che un progetto edilizio cementificasse la collina.

Ancora oggi, i suoi filari producono un vino esclusivo, celebrato ogni ottobre durante la Fête des Vendanges, una festa del vino molto sentita dai parigini. Nelle vicinanze spicca il  Moulin de la Galette, uno dei mulini a vento  in cui Renoir nel 1876 ambientò il suo celebre ballo: il suo quadro  è un omaggio alla spensieratezza di una domenica parigina trascorsa all’aperto.

I fratelli van Gogh

La discesa continua verso Rue Lepic . Al numero 54, è posizionato   l’appartamento  dove dimorò Vincent van Gogh con il fratello Theo . Proprio qui l’artista  abbandonò i toni cupi del periodo olandese per abbracciare quei chiarori che sconvolsero  il suo tratto. Poco più giù, il quotidiano diventa cinema: il Café des Deux Moulins , reso eterno dalla pellicola Il favoloso mondo di Amélie, accoglie i viandanti in cerca di relax.

Infine il ciclo si chiude al  Moulin Rouge   il music-hall con le sue pale scarlatte inaugurate nel 1889,  che acquistò fama grazie  alle ballerine del  Cancan. Donne audaci come Louise Weber, detta La Goulue,  fecero dello spettacolo  un’arte fatta di acrobazie spericolate  .

Cosa fare a parigi in 3 giorni wine travel blog weloveitalyeu

Conclusioni. Il VII arrondissement di Parigi

In fin dei conti, Parigi è una sorpresa che si rinnova anche  dopo mille ritorni. Nulla è affidato alla casualità e ogni centimetro di questa città ti segna nel profondo. Tradurre in parole il vissuto di chi la ammira per la prima volta è un’impresa impossibile. Bisogna volare lì e vagabondare tra i suoi vicoli senza una direzione precisa.

Ciò che sbalordisce maggiormente è l’impatto visivo: l’eleganza dei palazzi nobiliari, il fermento dei quartieri popolari, i ponti sospesi sulla Senna e l’infinita varietà di stimoli. Solo un istante dopo, si percepisce come Parigi sia un’ondata di adrenalina e malinconia che attraversa il corpo. È una galassia secolare a sé stante, plasmata dalla storia e dal genio umano fino a diventare ciò che è oggi.

Parigi da mangiare

Tuttavia, Parigi non sarebbe stata  completa senza aver ceduto alle lusinghe del  suo patrimonio gastronomico. La cucina francese ha influenzato mezzo pianeta e non è solo una questione di gusto: è l’incontro perfetto fra contenuto e forma. Si sa che i francesi sono maestri dell’estetica e quello che hanno di qualità riescono a venderlo con estrema facilità e sapienza. Le sue radici affondano nel binomio della tradizione popolare e delle corti nobili, nelle delizie rubate al mare e alla montagna.

I miei piatti preferiti sono stati:

Sarebbe lunga la lista delle specialità francesi da provare. Qui un link molto utile per saperne di più: https://www.parigi.it/20-piatti-tipici-della-cucina-francese

Se volete un consiglio sui ristoranti da prediligere per tastare le prelibatezze d’oltralpe ecco un elenco qui: https://www.sortiraparis.com/it/articles/tag/guida-ai-ristoranti-francesi/page/9. Oppure osate in questi tre posticini da urlo:

A bientont Paris!