Cannes in un weekend

Cannes in un weekend

“Ho avuto successo nella vita. Ora, intendo fare della mia vita un successo”

B.B. 

Cannes in un weekend: oltre il Red Carpet

Senza dubbio, visitare Cannes in un weekend è stata una fuga improvvisa, un incontro inaspettato con il primo sole di maggio. Questo è il periodo ideale per farsi  avvolgere da questo gioiello della Costa Azzurra, tra clima mite e poca folla. Il mio legame con il sud della Francia affonda le radici tra i vicoli di Nizza .  Diventa presto un’ossessione costante. Quale? Quella di conoscere ogni sfumatura di questa terra in bilico tra raffinatezza mediterranea e carattere ancestrale. In questo scenario, Cannes rappresenta una tappa inevitabile. Ma cosa mi spinge davvero a rincorrerla proprio ora? La curiosità di scoprire se esista un’anima più autentica oltre il cinema e la divina  Brigitte Bardot.

Ed è stata proprio questa ricerca a indurmi a esplorarla con occhi diversi, e a raccontarla in questo articolo. Tra queste righe troverete la mappa della mia esplorazione a Cannes in un weekend , fino a sfiorarne i dintorni:   Antibes e Saint-Tropez. Un percorso ritmato da una natura fatta di paesaggi mozzafiato, e da quell’ ospitalità discreta che si palesa nei sorrisi dei suoi abitanti. Seguitemi  per i sali e scendi di un antico borgo marinaro, che, tra gli anni ’30 e ’50 ha saputo reinventarsi come la destinazione più esclusiva della riviera francese. Come? Grazie al suo spirito ribelle e a una strana, fortunata combinazione di astri!

Cannes in un weekend: dal silenzio delle isole Lérins al fragore della Croisette

Nessuno penserebbe mai che la patinata Cannes (dal ligure Canoa: “altezza”) sia sbocciata da un umile villaggio di pescatori. Si adagia sulla collina del   Suquet, ed è  rivolta verso le incantevoli isole di Lérins. Io non ho avuto la possibilità di vederle, ma per salpare basta prendere un traghetto (15 minuti )  a Quai des îles. Un buon mtivo per tornare|

Una di queste è Sainte-Marguerite, che , per secoli, ha protetto il golfo con le sue fortificazioni militari. Fece anche da prigione  al misterioso Uomo dalla Maschera di Ferro .  Si suppone sia stato il gemello illegittimo di Luigi XIV. L’altra è Saint-Honorat, sede di una comunità di monaci cistercensi che nel Medioevo furono i principali signori feudali della baia.

Dal fango al fashion: Sir Henry Brougham

Ho provato a immaginare questa costa prima dei riflettori. Cannes, 1834: solo scogli e barche. Poi il colpo di scena: il colera bloccò la carrozza del barone inglese Henry Brougham (1778–1868), diretto in Italia per problemi di salute familiari.  Quella che doveva essere una quarantena forzata  diventò un colpo di fulmine. Stregato  da quel paradiso terrestre, decise di restare. In onore della figlia  a La Croix-des-Gardes  fece  anche costruire la splendida Villa Éléonore-Louise.

Ma Brougham non era un viaggiatore qualunque: era un ex Lord Cancelliere, uno degli uomini più influenti d’Europa. E usò quel peso. Scriveva, invitava, convinceva. Innescò un passaparola che trascinò l’aristocrazia britannica in quell’eldorado.  Poi passò ai fatti: si adoperò per il porto, e pretese la ferrovia.  Cambiò il volto di quella riva desolata in una stazione climatica d’élite. Nasceva Cannes: capitale del lusso e della villeggiatura europea.

Era l’alba della Belle Époque e Cannes cominciava a indossare i suoi abiti più nobili. Un vecchio sentiero sterrato si era rimodellato nella Croisette: un boulevard di 2 km che ricordava gli  Champs-Élysées . Si chiamò così per via di una croisette, che era  una minuscola croce posta sull’estremità del litorale. Attorno svettavano i giganti dell’ospitalità, come il maestoso Hotel Carlton, inaugurato nel 1911.

Cannes in un weeknd . Ciak si gira!

Osservando  Cannes  si percepisce subito l’impronta del Novecento che la rese simbolo globale di glamour. Viene spontaneo chiedersi se, oltre le passerelle e i lustrini, ci sia qualcosa di più profondo. La risposta è sì. Dietro la superficie luccicante si cela una storia diversa, più silenziosa: quella di una città che ha lottato per affermare la propria libertà culturale.

Da quest’ impulso germogliò il Festival di Cannes : un atto di sfida concepito come alternativa indipendente. Si voleva promuovere un cinema libero da condizionamenti politici. Il riferimento diretto era la  Mostra di Venezia, la rassegna rivale che in quell’epoca risentiva ormai fortemente del clima propagandistico del regime nazifascista.

Venezia, il leone da ingabbiare!

L’idea di una kermesse autonoma fu del diplomatico Philippe Erlanger, sostenuto dal Ministro Jean Zay . Insieme ipotizzarono un contraltare democratico sulla Costa Azzurra. Il progetto coinvolse anche Louis Lumière.  Il pioniere della pellicola  ne presiedette la prima, sfortunata edizione del 1939. La guerra interruppe l’iniziativa, ma il risveglio del 1946 suggellò questo evento come tempio internazionale del jet set.

Mi ero messa in fila per salire i gradini del tappeto rosso del Palais des Festivals et des Congrès ( 1979, H. Bennett e F. Druet) . Questo è l’imponente palazzo moderno che ogni anno per due settimane raduna i fan del  Festival di Cannes .

Per un attimo fantasticavo sulle tante premiazioni delle celebrità. Chissà cosa si prova alla consegna della Palma d’Oro (1955,  L. Lazon  ). Ispirata allo stemma di Cannes, la statuetta  si è imposta come il trofeo più ambito della cinematografia.

 

Cannes in un weekend wine travel blog weloveitalyeu

Cannes in un weekend. Primo giorno

Buongiorno Cannes! Al mattino presto la mia sveglia è stata il profumo di burro che risaliva  dalle boulangerie di Rue d’Antibes. Pernottare  qui, nel salotto della città, è stata una coccola possibile grazie a una prenotazione fatta con largo anticipo.

Dopo una doccia veloce, mossa dalla fame, mi sono precipitata a far colazione. Caffè nero bollente, un pain au chocolat  e via. In strada, pronta a decifrare lo spirito di Cannes, la  femme fatale  della Costa Azzurra: affascinante, eppure così  gelosa del suo mistero.

 

Marche forville cannes wine travel blog weloveitalyeu

1. Mercato Forville e Chapelle de la Miséricorde

Lasciata Rue d’Antibes e superata la chiassosa  Rue Maynard  , la via dello shopping  , la mia prima tappa è stata il Marché  Forville (1929 , Henri-Bret).   Fu il sindaco André Capron a lanciare questo mercato di sapori, una gabbia di ferro Art Déco di 3.000 m², per sostituire il vecchio bazar all’aperto.

Varcare il suo ingresso (info orari ), un arco in muratura rosso ocra, è stato come buttarsi nel ventre della tradizione gastronomica della Provenza.  Cosa ho scovato? Tante delizie: dalla socca, ai frutti di mare, dai formaggi alla frutta e verdura, fino alle carni più pregiate e al pesce appena pescato.

Hotel de ville cannes wine travel blog weloveitalyeu

2. I Penitenti Neri e l’ Hôtel de Ville

Ho proseguito il mio cammino verso la Chapelle de la Miséricorde ( Cappella della Misericordia) . Fu eretta  nel 1617 come sede della Confraternita dei Penitenti Neri, dediti all’assistenza dei poveri e dei malati. Sebbene l’architetto originale sia ignoto, è un esempio di stile barocco . L’edificio fu ampliato nel XVIII secolo con un elegante portale in pietra e un campanile rivestito di tegole policrome smaltate, tipiche dell’architettura provenzale.

Ripresa la marcia, mi sono ritrovata davanti all’Hôtel de Ville, che è il municipio! Un paradosso francese, qui non si dorme ma si governa! Ho appreso che anticamente il termine hôtel indicava solo le dimore  di pregio  destinate a funzioni pubbliche. Questa splendida struttura  in stile eclettico (1876, L. Hourlier ) , sembra lì apposta per dare il benvenuto ai visitatori! Di fronte,  non si può  non notare per la sua mole un Monumento ai Caduti di Cannes (1927, A.  Cheuret), che ricorda gli orrori e i sacrifici umani della Prima Guerra Mondiale.

Souquet cannes wine travel blog weloveitalyeu

3. Le Suquet di Cannes

Zaino in spalla, e cappello d’ordinanza: ho continuato verso la sommità del Suquet , il fulcro medievale di Cannes .  Adagiato sulla collina del Mont Chevalier, questo quartiere è un dedalo di viuzze stretti, scalinate ripide e casette color pastello adornate da bouganville , rose ed agavi. Una volta in cima, Cannes   si è manifestata  in tutto il suo fascino:  le acque smeraldo punteggiate da yacht sfavillanti , l’arcipelago verdeggiante  delle Lérins, e  i tetti schiariti dalla calura.

Mi è piaciuto molto lo  Château de la Castre, l’antico castello della città. Si tratta di una fortezza militare del XII secolo innalzata dai frati leriniani per proteggere la costa dalle incursioni dei pirati.  Il complesso comprende:

Scendendo tra i vicoli del   Suquet, mi sono accostata con il mio gruppo di amici  a una ringhiera per venerare un murales monumentale conosciuto come Cannes Cinéma (o L’Hôtel des Tournages).  Realizzato su una parete di una autostazione è stato commissionato nel 2004 a Patrick Commecy (A. FRESCO)  per il centenario del cinema. Vi erano raffigurati:  Charlie Chaplin, Marilyn Monroe, Alfred Hitchcock,  Jean-Paul Belmondo , Marcello Mastroianni, fino a Topolino e Roger Rabbit.

Hotel martinez cannes wine travel blog weloveitalyeu

4. Il porto di Cannes e la Croisette

Salutate le alture del  Suquet, sono ridiscesa verso il Vieux Port di Cannes , cioè il porto vecchio.  L’odore del sale si faceva intenso mentre raggiungevo il molo. Il contrasto tra la semplicità delle barchette rosse e bianche e lo sfarzo di panfili è stato lampante; erano tutti ormeggiati lungo la banchina più antica, detta  Quai Saint-Pierre. Poco dopo mi sono diretta fino a Place Mérimée, dove è collocata una fontana abbellita da una  statua dedicata a Lord  Brougham (1953 ,  André Louis Trivero)  -animata tra l’ altro dall’adiacente mercato delle pulci.

Intanto la  Croisette si è srotolata davanti a me con tutte le marche più blasonate-Louis VuittonGucci Valentino– fino alla Malmaison. Quest’ultimo è un candido padiglione immerso nel verde, che in origine era la dependance di un albergo sontuoso demolito nel 1950. Intitolato come la reggia di Giuseppina Bonaparte vicino Parigi , nel 1946 ha ospitato le prime feste del Festival di Cannes . Inoltre, in passato ha esposto giganti come Picasso e Miró.

Adesso è un centro di arte contemporanea, in cui ho assistito alla mostra di Carole Benzaken (Grenoble,1964)  . La pittrice francese omaggia  il jazz, catturando nelle sue pennellate il movimento di una jam session. L’ esibizione stessa evolve in uno stato mentale, dove memoria, percezione e architettura si intrecciano in modo dinamico.

Bacco colpisce ancora!

Come per magia, la Croisette  ha accantonato le sue prestigiose boutique per fare spazio a una lunga successione di lidi moderni e attrezzati, affacciati sull’intera passeggiata lungomare. M è sembrato quasi estate: musica, camerieri in corsa  tra  i tavoli  per servire fantasiosi cocktail , e turisti sdraiati sui lettini ad abbronzarsi.

Essendo ora di pranzo, con lo stomaco che brontolava ,  mi sono viziata al ristorante dell’ Hotel Martinez lungo la promenade. Ho ordinato un carpaccio di polpo condito con olive, capperi e pomodorini accompagnato da un calice di rosé , come  solo in Provenza sanno fare bene.

5. Plage du Midi

Infine, ho deciso di chiudere il cerchio perlustrando l’area più tranquilla di Cannes  , che è attorno la collina del castello. Questa zona è caratterizzata da Place Mistral:  un’oasi di pini marittimi che fanno da sfondo alle splendide Spiagge del Midi. Mi sono sdraiata sulla sabbia senza fretta a guardare i bambini giocare, mentre il rumore delle onde faceva da colonna sonora a quello spettacolo in prima fila.

Questo è un ritrovo per cittadini e forestieri che vogliono riposare e staccare la spina. Ho osservato il tramonto: una palla arancione scivolava lentamente dietro l’orizzonte fino a scomparire dietro la roccia rossastra del massiccio dell’Esterel . Una quiete immensa, che mi ha dato la sensazione di aver colto l’essenza più profonda di Cannes, quella che respira lontano dalla ribalta.

Antibes wine travel blog weloveitalyeu

Cannes in un weekend. Pomeriggio pigro ad Antibes

Ovviamente non ho saputo resistere alla tentazione di fare un salto nella meravigliosa Antibes, antica colonia greco-romana scelta nel Medioevo dalla potente famiglia Grimaldi come proprio feudo. In seguito,  Antibes,  avamposto chiave sul Mediterraneo, venne convertita dal genio dell’ingegnere S.  L.  Vauban nel glorioso Fort Carré. Questo è una roccaforte quadrangolare  (XVII  sec.)  con bastioni maestosi fatti apposta per rimediare alle incursioni nemiche.

Questo gigante di pietra situato sulla penisola di Saint-Roch mi ha accolta appena sono scesa dal treno nella stazione di Antibes (10 minuti da Cannes). Erano già tardi  per ispezionarlo tutto. Un appunto interessante:  qui , nel 1794 il giovane Napoleone rischiò la ghigliottina perché sospettato di tradimento contro la Rivoluzione  Francese. Trascorse dieci giorni in cella prima di essere salvato dall’intervento del generale Dumerbion, un colpo di fortuna che preservò  il destino dell’Europa.

L’ombra di Picasso e l’eco della Sardegna

Qualche secolo più avanti,   Antibes  si è evoluta in un rifugio per artisti, bohemien e nobili.  La sua notorietà come musa dell’arte moderna si consolidò nel Novecento , quando  Picasso scelse il Castello Grimaldi come suo studio.  Purtroppo, era chiuso e non sono potuta entrare!

Mentre mi avviavo verso il centro storico , la città già si mostrava in lontananza come una perla incastonata nel mare. Mi sono sentita come a casa, percependo un legame immediato con  Alghero . Come la cittadina sarda , anche Antibes si sviluppa su una scogliera  avvolta dalla sua antica cinta muraria.

Antibes vecchia

Appena attraversata  Porta Marina (XVIII sec, Vauban)  mi sono subito  addentrata nella old city , girovagando per le stradine acciottolate. Pochi istanti dopo mi sono precipitata verso la Cattedrale di Notre-Dame-de-la-Platea .  La sua  facciata ambrata , rimaneggiata da  L. A.  de Valbelle nel XVIII secolo,  fa appena trasparire  lo stile barocco, attenuato da una sobria linearità architettonica. Da lì ho vagato a zonzo  fino Cours Masséna, che mi ha rapita per il suo vivace  Mercato Provenzale;  un emporio traboccante di delizie provenzali, dalla lavanda al pane, dai gioielli ai dolci.

La vera sorpresa di  Antibes  è stato qualche secondo dopo il quartiere del Safranier,  una chicca insolita. La sua peculiarità  è che si autodefinisce “Comune Libero” dal 1966 : l’intento della sua anarchia romantica era quello di mantenere vive le usanze marinare. Tutto intorno è come un quadro di Monet: decine di decorazioni floreali che ingentiliscono ogni suo angolo , specialmente  in Rue du Bas-Castelet .

Per concludere, riavviandomi verso i binari, sono approdata nella spiaggia della Gravette. È da lì che ho scorto a distanza  la sagoma bianca del Nomade: la monumentale scultura dello spagnolo  Jaume Plensa che, come un guardiano fatto di lettere, scruta immobile la linea del mare.

Saint tropez wine travel blog weloveitalyeu

Cannes in un weekend: Saint-Tropez

In realtà a Saint-Tropez mi ci ha guidato  lo spirito di Brigitte Bardot, astro del cinema mondiale,  scomparsa nel dicembre 2025.  L’ho sempre ammirata, non solo per il suo sex appeal, ma soprattutto per il suo anticonformismo e l’amore viscerale verso gli animali. La sua è stata una frattura epocale.  Ha riscritto l’immaginario femminile incarnando un desiderio di emancipazione che nel dopoguerra stava appena emergendo.

Chi era davvero B. B. ? Una figura complessa.  Parigina dell’alta borghesia ,  a 16  anni finì  sulla  copertina della rivista  ELLE.  Quello fu il suo trampolino di lancio, e la catapultò nelle braccia del futuro marito. Questi era  il regista Roger Vadim che la immortalò nel  film E Dio creò la donna (1956) .

Juliette

Siamo a Saint-Tropez,  un paesotto fino a quel momento ignorato dalla mondanità.  Qui è ambientata la storia di Juliette, un’ orfana indomabile , seducente come non mai, che sconvolgeva il perbenismo borghese. Ballava il mambo scalza con una gonna verde che volteggiando faceva vedere le gambe. Indossava tranquillamente il bikini sdoganandolo  a livello planetario!

Il successo di questa opera fu straordinario e oltrepassò  il confine europeo . Il suo look — capelli biondi spettinati, trucco marcato, abiti semplici ma provocanti — influenzò moda e costume nel Vecchio Continente e negli Stati Uniti.  E se da una parte B.B. alimentò lo scandalo, dall’altra incarnò un nuovo modello di donna. Quella indipendente, che era in netto contrasto con l’immagine femminile più rigida degli anni ’50. Un cambiamento colto  anche da  Simone de Beauvoir, compagna intellettuale e sentimentale di Sartre,  che le dedicò un saggio.

Saint-Tropez: il Museo dei Gendarmi

Con un cambio da Cannes a Saint-Raphaël  (TER Transport Express Régional) e il bus n.  876 mi sono recata a Saint-Tropez. Ho speso in tutto 15 euro circa contro i 90 di un taxi boat .  Il tragitto è stato tra i ricordi più belli.  Dai finestrini scorrevano in tutto il loro splendore le calette di Agay, La Gaillarde, Saint-Aygulf e Les Issambres. La fascia costiera si dispiegava tra il blu del mare, le pinete e ville da sogno.

Dal capolinea degli autobus mi sono incamminata per esplorare Saint-Tropez. Oltrepassata la statua di Bruno Catalano il Viaggiatore (2000), mi sono infilata nel Museo dei Gendarmi (2016). Il fabbricato (ex caserma, 1879- 2003) invita a leggere:

Pisa e San Torpete

Quando Saint-Tropez era una colonia dell’impero romano, si dice che il santo fosse un ufficiale martirizzato da Nerone per la sua fede cristiana. I suoi resti furono gettati a bordo di una barca con un gallo e un cane. Il corpo riposa in Francia .  La testa invece rotolò  fino  a Pisa,  è custodita nell’omonima chiesa. Persino un vino pisano è intitolato al martire: il Bianco Pisano di San Torpè DOC (da uve Trebbiano) .

Prima dei paparazzi, però, c’erano i cannoni. Nel 1637 questo borghettodifeso dai Grimaldi, fu un baluardo inespugnabile capace di respingere persino la flotta spagnola. A testimonianza di questo pezzo del suo passato c’è una cittadella del XVII secolo con  il suo  Museo Marittimo . Dopo una ripida  scalinata mi sono arrampicata fino  a un belvedere  indimenticabile sulla stessa Saint-Tropez . Da quassù si capisce perché nel 1892 il pittore Paul Signac se ne innamorò, trasformando con la sua tavolozza una borgata marinara nella culla dell’arte d’avanguardia.

Gli chef di saint tropez wine travel blog weloveitalyeu

Non è tutto oro quello che luccica!

Purtroppo, l’impatto con la  Saint-Tropez reale  ha deluso le mie aspettative:  rincorrevo l’istantanea dei suoi albori , quel  boom anni ’50 che fu la golden age italiana! Un’immagine romantica rimasta intrappolata soltanto nel mio immaginario.

Mi dispiace ammetterlo, ma mi è sembrato di varcare la soglia di un’enorme vetrina del lusso! Centinaia di turisti a caccia di griffe e dello scatto perfetto! Della  Saint-Tropez di nasse e marinai che Brigitte aveva letteralmente rivoluzionato, sopravvive ormai poco.

Tarte Tropézienne

Per consolarmi  mi sono accomodata a un tavolino di una pasticceria cittadina, concedendomi  quella  brioche dalla crema vellutata che conquistò Brigitte Bardot . Fu proprio lei a ribattezzarla Tarte Tropézienne, consacrandola come una delle delizie più golose di Saint-Tropez.

E con l’ultimo morso in bocca, riflettevo sulla biografia della diva e  sulla sua  inaspettata uscita  di scena: il ritiro dal palcoscenico nel 1973. A soli 39 anni Brigitte Bardot si ritirò nella La Madrague, il suo focolare stellato acquistato a Saint-Tropez,  donato poi alla sua fondazione animalista.

Francia e Italia: cronaca rosa di gusti diversi

Ad allietare la mattinata mi ha dato il benvenuto  Gli chef a Saint-Tropez . Questa è una manifestazione culinaria, che a inizio maggio per tre giorni nella Place des Lices segna l’apertura della stagione estiva nel Golfo di Saint-Tropez.

Che fiera di prelibatezze provenzali: specialità della cuisine della Francia meridionale con prevalenza di formaggi e insaccati. E inoltre fiumi di vino, specie di rosé.  In particolare, mi hanno colpito queste etichette per la loro leggerezza e mineralità e la presenza di un  blend fisso dei vitigni SyrahGrenache Cinsault , e Mourvèdre :

Assaggiandoli, non potevo fare a meno di riflettere sulla differenza, non solo chilometrica, dai nostri rosati italiani. Se i nostri sono figli della passione vibrante —  spesso carichi nel colore e strutturati perchè fatti da vitigni autoctoni corpulenti come il Negroamaro— questi provenzali sono processati  “senza sforzo“. Sono vini color cipria, quasi trasparenti, che non gridano ma sussurrano note di macchia mediterranea e brezza marina. Se il rosato italiano è una serata conviviale e audace, il rosé di Saint-Tropez è un vestito di lino bianco: essenziale, fresco, aristocratico nella sua semplicità.

Mentre l’ultimo sorso puliva il palato, ho realizzato che per i vini rosati non è solo una questione di uve, ma di attitude. Se  l’Italia mette nel calice la polpa e il calore di suoli infuocati,  la Provenza risponde con leggerezza e sale. Due modi diversi di intendere la bellezza, proprio come quella di Brigitte : un’eleganza naturale che, una volta svelata, non ha più bisogno delle luci della ribalta.

Cannes in un weekend costa azzurra francia wine travel blog weloveitalyeu

Conclusioni. Cannes in un weekend

La mia avventura a Cannes mi ha regalato la consapevolezza di essere stata in un luogo che stupisce oltre la sua vena modaiola. Perdersi tra i suoi cunicoli quelli più distanti dai flash dei fotografi , dal  Suquet ai suoi arenili dorati è il vero itinerario da fare, lo stesso che ha ispirato poeti come Guy de Maupassant. Nel suo diario di bordo Sur l’eau, scrisse parole che risuonano ancora oggi:

“J’ai vu de l’eau, du soleil, des nuages et des roches […] et j’ai pensé simplement, comme on pense quand le flot vous berce, vous engourdit et vous promène”(“Ho visto acqua, sole, nuvole e rocce […] e ho pensato semplicemente, come si pensa quando l’onda ti culla, ti intorpidisce e ti porta a spasso”).

È in questo abbandono meditativo, che consegno le mie impressioni di un viaggio che mi ha incantata e che vi consiglio di fare perché la Costa Azzurra è davvero tutta da assaporare. Come le ricette più golose di Cannes tra cui la bouillabaisse , la zuppa di pesce povera da ordinare in uno di questi tre ristoranti consigliati:

 

À tout à l’heure

 

Il VII arrondissement di Parigi

Il VII arrondissement di Parigi

ò

“Trois allumettes une à une allumées dans la nuit
La première pour voir ton visage tout entier
La seconde pour voir tes yeux
La dernière pour voir ta bouche
Et l’obscurité tout entière pour me rappeler tout cela
En te serrant dans mes bras”

J. Prévert

Il  VII arrondissement di Parigi : da dove partire alla scoperta di una delle città più belle del mondo

Senza dubbio il VII arrondissement di Parigi è stato un ottimo punto di partenza per scoprire  la  capitale della Francia  . Questo è il settimo distretto della Ville Lumière in cui ho alloggiato (booking.com) . Ho impiegato meno di 30 minuti  per raggiungere il mio hotel con la metropolitana dall’  Aeroporto di Parigi Orly (ORY). Non è stata un’ opzione affatto  economica,  ma  di sicuro strategica: la posizione è centrale e  perfetta  per muoversi ovunque, sia a piedi che con i mezzi.

L’atmosfera nel VII arrondissement di Parigi è elegante, a tratti quasi surreale, vivace di giorno e sorprendentemente esuberante la sera. Che dire! Durante i quattro giorni di  Pasqua, dai misteri del Louvre fino ai tesori  di Montmartre, Parigi mi ha letteralmente stregato. Camminare tra i suoi viali infiniti e i cortili più nascosti è stato come assistere a uno spettacolo in prima fila.  Ogni angolo riservava una magia inattesa e un dettaglio da incorniciare.

Parigi wine travel blog weloveitalyeu

Bacco colpisce ancora!

Tuttavia, la mia passione per la Francia era nata ancora prima di partire: galeotto fu un calice di Pouilly-FuméSauvignon blanc in purezza della Loira. Un bianco minerale e morbido,  che mi aveva conquistata durante gli studi da sommelier all’AIS di Lucca. Quel sorso racchiudeva una promessa: calpestare, un giorno, la sua terra d’origine. E alla fine, è stato proprio quel desiderio a portarmi fin lì (se volete saperne di più del  vino francese cliccate qui).

Come spesso accade , il caso ha giocato la sua parte! Ho avuto la fortuna di essere ospitata da Debby, una mia carissima amica e  allora maître in un ristorante del VII arrondissement di Parigi. Mi ha guidato alla conoscenza di una città inimitabile,  fatta di sfumature impercettibili agli occhi distratti. E per questo le sarò sempre grata.

Cosa aggiungere?  Parigi, non si spiega, si vive . Ti avvolge, rallenta il tempo ed entra sotto pelle senza chiedere permesso. Ci arrivi da turista e riparti con qualcosa in più, a cui non sai dare un’etichetta. Nei consigli di viaggio in basso proverò a descrivervela, consapevole che la sua anima  più vera sfugge alle parole: Parigi va respirata fino in fondo.

Buona lettura!

Parigi: dov’è, mappa urbana e origini

Ecco cosa è Parigi : un sogno  ad occhi aperti da cui non ci si vorrebbe più svegliare. La città degli innamorati, della moda! Chiamatela come volete, c’è sempre un buon motivo per tornare! Si trova nel bel mezzo della Francia settentrionale, ed è divisa dalla Senna in due anime:

Sapevate che Parigi Copre circa 105 km² e conta oltre 2,1 milioni ( 12 milioni nell’area metropolitana ) rendendola il centro più popoloso e vivace del Paese. La sua posizione centrale e la presenza della Senna hanno da sempre favorito il commercio, gli scambi culturali e lo sviluppo urbano. Per questa ragione nel corso dei secoli  Parigi si è consolidata come un nodo chiave  non solo della Francia, ma dell’intera Europa.

Gli arrondissement di Parigi

La particolarità di Parigi è che è suddivisa in 20 arrondissement, ovvero quartieri che a partire dalla Senna si aprono fino a formare una spirale (come una chiocciola) :

  • 1-9:  sono quelli prettamente storici e turistici;
  • 10-20: sono più residenziali e popolari. Questa struttura permette di orientarsi facilmente e di esplorare la città passo dopo passo.

La storia di Parigi e le trasformazioni di Haussmann

Fondata dai Parisii sull’ Île de la Cité, Parigi,  crebbe sotto l’Impero Romano, diventando un emporio  commerciale e politico di rilievo. Nel Medioevo, tra guerre e carestie, fu il riferimento del regno di Francia. Università e cattedrali ne segnarono l’identità, tra cultura e spiritualità.

Nei secoli XVII e XVIII, Parigi,  diventò un laboratorio di idee. Filosofi, scienziati e artisti discutevano  su riforme, diritti, promuovendo un fermento culturale che conquistò  tutta l’Europa. Poi, nel 1789, la Rivoluzione francese consacrò la città come simbolo di libertà, uguaglianza e fraternità.

In seguito nel  XIX secolo, il Barone Haussmann ridisegnò Parigi. Boulevard larghi, piazze scenografiche, parchi pubblici e un moderno sistema fognario trasformarono i sobborghi congestionati. Diventò più luminosa, ariosa e vivibile, ci si poteva passeggiare,  o gustare un caffè. Parigi emerse come modello di urbanistica moderna e icona di raffinatezza e charme europeo.

Oggi visitare Parigi, significa percepire l’eredità di quei secoli e comprendere come la città abbia saputo intrecciare passato, civiltà e modernità, affermandosi non solo come metropoli della Francia, ma come uno dei poli più influenti  del globo .

Parigi: tu me fais tourner la tête!

Senz’altro un finesettimana Parigi non basta  per girarla tutta ,  ma è  sufficiente per afferrarne il suo spirito aristocratico e  vagabondo. Il mio itinerario si è sviluppato così, quasi senza volerlo, seguendo una geografia emotiva prima ancora che urbana: ogni arrondissement come una variazione sul tema, ogni via come un invito a deviare.

Ho cominciato dall’epicentro monumentale : il  Museo del Louvre e la Senna. Entrambi sono l’essenza di Parigi.  Il primo custodisce la sua memoria artistica e culturale, mentre la seconda è una vena vitale d’acqua che attraversa la città ,  riflettendone luci, storia e movimento. Inoltre è l’asse principale che conduce verso gli Champs-Élysées : il viale degli amanti  e dello shopping più sfrenato. Qui  Parigi è riconoscibile al massimo, si fa  quasi teatrale. Poco dopo, come una promessa mantenuta, appare la Torre Eiffel, che al tramonto sembra alleggerirsi, ed  essere quasi evanescente.

E non è finita!

Poi, cambiando rotta, Parigi si fa più intima. Sull’ Île de la Cité , suo nucleo originario, la Cattedrale di Notre-Dame  resta un pilastro indiscusso.  Anche nel suo stato ferito e in trasformazione. Attorno, le viuzze si stringono, i particolare contano di più: portoni, insegne, librerie. È qui che  Parigi smette di impressionare e inizia a raccontare.

Nel frattempo, emergono quei luoghi sospesi che sono i caffè storici di Parigi.  Questi non semplici soste, ma piccoli rituali. Sedersi, osservare e non ascoltare più il rumore delle lancette dell’orologio. In questi spazi si percepisce un’altra Parigi:  più calma, più riflessiva, fatta di conversazioni e silenzi condivisi.

Parigi: una tela di emozioni

La riva sinistra della Senna cambia subito il flusso di Parigi. Al Musée d’Orsay i grandi maestri dell’arte sembrano dialogare con gli spettatori tra le sale. Le sponde del torrentone parigino sono puntellate da battelli  che  aspettano i viaggiatori a bordo per cullarli  sotto un cielo trapunto di stelle.

Poi c’è Montmartre che dall’alto domina Parigi ,  modellata com’è da stradine tortuose che in salita e in discesa la dipingono con pennellate di colore irregolari. Le sue piazzette , le sue mansarde e i suoi portoni consumati conservano ancora l’eco delle follie di  Lautrec , Degas,  Manet ,  Picasso e  Dalì. Qui non è più la Parigi smorfiosa e distante quella delle grandi prospettive, ma quella irregolare e segreta.

Il mio weekend  nel VII arrondissement di Parigi non è stato un elenco di tappe, ma un percorso che è andato dal grandioso al nascosto, dal familiare al personale. Parigi è sembrata immutabile — eppure si è  rinnovata continuamente, scorcio dopo scorcio.

Parigi in 3 giorni wine travel blog weloveitalyeu

I primi tre giorni a Parigi

Dunque la prima giornata sono entrata  al  Louvre di buon’ora (10:00) .   Ho avuto  quella sensazione di infilarmi  in qualcosa d’ irreale : come  i suoi saloni immensi . Senza fretta  mi sono fermata dove mi ammaliava  davvero qualcosa:  la calma delle statue greche, la forza silenziosa della Nike di Samotracia. Oppure  lo sguardo della Monna Lisa che sembrava cambiare mentre ti sposti. Al contrario l’Egitto ti porta lontano oltre confine.  

La sera,  Parigi ha mostrato un volto diverso. Gli Champs-Élysées scorrevano senza interruzioni, con un andamento regolare e armonioso. Le persone procedevano o con calma tra vetrine, edifici e altri passanti. All’estremità, l’Arco di Trionfo si distingueva come elemento costante e facilmente riconoscibile. Un omaggio alla vittoria nella battaglia di Austerlitz  di Napoleone (XIX sec.) ubicato al centro di Place Charles de Gaulle.  Non è  stata solo una camminata: mi ha permesso di cogliere la città da vicino.

Un caffè a Parigi è diverso!

A Parigi ci si accorge  subito che i suoi caffè storici non sono semplici fermate occasionali: sono l’identità stessa della  città. Al Café de Flore, tra tavolini ravvicinati e illuminazione soffusa, sembrava che gli anni si fossero accumulati uno sull’altro. Ogni momento era  quello giusto per  i clienti  per bere bollicine , scrivere o semplicemente parlare. Non c’era nulla di artificiale, solo la continuità naturale di un’abitudine parigina.

Il Musée d’Orsay, è situato sul bordo sinistro  della Senna e ha sede in una struttura particolare. Questa era un’ ex stazione ferroviaria realizzata per l’Esposizione universale. Già dall’esterno impressionava per la sua forma armoniosa, mentre all’interno manteneva  il carattere dell’architettura originaria. Attualmente è uno dei musei più rilevanti di Parigi, dedicato soprattutto all’arte del XIX secolo.

Museo louvre parigi wine travel blog weloveitalyeu

Museo del Louvre

Il Museo del Louvre (info orari e prezzi) risale  al XII secolo, quando re Filippo II lo fece erigere  come fortezza difensiva . Nei secoli successivi  ebbe la funzione di  residenza reale . Dopo la Rivoluzione Francese (1793)  venne aperto al pubblico come museo nazionale. La sua storia riflette quindi il passaggio da simbolo del potere monarchico a luogo di cultura accessibile a tutti.

Sicuramente il Louvre è uno dei musei più importanti del globo.  Annualmente attira milioni di visitatori ed è diviso in tre ali tematiche e geografiche:

Il Louvre in meno di 24 ore

Ispezionare  il Louvre meno di 24 ore è possibile, ma serve organizzazione. Vi consiglio di farlo  la mattina presto , e restare fino alla chiusura ( intorno alle  18.00 circa).   Anzitutto,  ricordate che ci sono tre ingressi:

  1. Piramide di vetro : ideata dall’architetto leoh Ming Pei nel 1989. È il migliore perché , anche se super affollato, collega tutti gli accessi del museo;
  2. Carrousel du Louvre: vicino al magnifico Giardino delle Tuileries, che da solo merita un salto ( fu fatto da Caterina de’ Medicicome giardino del Palazzo delle Tuileries nel 1564);
  3. Passaggi laterali in Rue de Rivoli: sono entrate secondarie, spesso riservate o con accesso limitato.
Alcuni consigli indispensabili
La mia selezione d’arte al Louvre !

Inizia pure  dall’ Ala Denon con la Monna Lisa (1503–1506) di Leonardo da Vinci: famosa per il sorriso enigmatico e la tecnica dello sfumato. Raffigura probabilmente Lisa Gherardini, moglie di un commerciante fiorentino.  È un masterpiece  del Rinascimento per realismo e innovazione nel linguaggio artistico.

Prosegui con le sculture greche e italiane: come la Nike di Samotracia (circa 190 a.C.):  esprime movimento e potenza. Dopo passa   alla Venere di Milo (130–100 a.C.) : rappresenta la bellezza ideale. Non perdere neppure Amore e Psiche di Canova (1787–1793): si ammira il bacio  tra i due amanti ( dal mito di Apuleio) ,  simbolo della delicatezza artistica del Neoclassicismo.

Nell’Ala Sully (sale del Nilo) : trovi le Antichità egizie (3000 a.C.–IV secolo d.C.).  Come sarcofagi, statue e papiri. Da vedere soprattutto è la Grande Sfinge di Tanis (circa 2600 a.C.), simbolo del potere faraonico. Nell’Ala Richelieu : sono esposte le collezioni del Vicino Oriente antico (3000 a.C.–VI secolo a.C.). Vi rimarrà  impresso il Codice di Hammurabi (circa 1754 a.C.), una delle prime leggi scritte della storia.              

                  Champs Elysees éarigi wine travel blog weloveitalyeu                                                      

Champs-Élysées 

Che classe gli Champs-Élysées !  Da questo mitico boulevard , posto tra Place de la Concorde e l’Arco di Trionfo , non aspettarti solo fascino da cartolina. Nasce  nel Seicento da un gesto visionario di André Le Nôtre, l’artefice  dei giardini della Reggia di Versailles. L’idea fu  quella di prolungare l’asse dei Giardini delle Tuileries verso l’orizzonte, convertendo un terreno paludoso in una prospettiva monumentale. Non solo urbanistica: era teatro puro, pensato per impressionare.

Il suo  nome deriva dai Campi Elisi,  ovvero  il paradiso della mitologia greca, dove dimoravano le anime virtuose. Adesso è un insieme di contrasti: palcoscenico delle grandi parate e  lusso sfrenato dei negozi. Celebrazioni nazionali e flussi incessanti di turisti e  parigini che lo attraversano senza rallentare. È una promenade intensa, persino imprevedibile. Ma è proprio qui il segreto: pulsa senza tregua, come un battito animale.

A baciare dall’alto gli Champs-Élysées  c’è la Torre Eiffel (1989)   che  con  la sua struttura slanciata in ferro fu fatta dall’ingegnere G. Eiffell nel 1989 per celebrare il centenario della Rivoluzione francese. Quando l’ingegneria incontra l’arte! Per venerare lo skyline di Parigi ci sono altri belvedere meno trafficati e cari  della torre : come la terrazza della  Galleria Lafayette e altri ancora. 

Notre dame wine travel blog weloveitalyeu

Notre-Dame

Sull’ Île de la Cité  (info oraricircondata dalla Senna che la avvolge come un abbraccio lento, la  Cattedrale di Notre-Dame si fa notare subito,  senza bisogno di presentazioni. Protagonista di eventi chiave della storia francese ( matrimoni reali,  prima convocazione degli Stati Generali, la Liberazione del 1944)  la cattedrale è più di un monumento: è  una trama fitta di significati e allegorie. La sua costruzione prese avvio nel 1163 per volontà del vescovo Maurice de Sully .  Proseguì per quasi due secoli, grazie al lavoro di diversi maestri dell’architettura gotica . Tra questi: Jean de Chelles e Pierre de Montreuil.

La facciata è un intreccio ordinato di pietra calcarea sapientemente lavorata , mentre le due torri laterali definiscono l’assetto verticale e la simmetria del duomo. Il grande rosone centrale ,  tipico dello stile  gotico francese, costituisce il  suo fulcro decorativo . Le sculture sviluppano invece un programma iconografico articolato. In esso gli episodi biblici sono predisposti come una narrazione continua destinata alla lettura visiva.

Tanti aneddoti contribuiscono alla suggestione della cattedrale francese . Tra questi: le sculture dei 28 re di Giudea sul prospetto anteriore furono decapitate perché scambiate per immagini dei re di Francia durante  la Rivoluzione Francese. Dopo l’incendio del 2019, la cattedrale è stata a lungo chiusa, ma oggi è nuovamente visitabile. Superato il varco  è una meraviglia : vetrate istoriate, archi rampanti che sembrano sospendere la costruzione e le garguglie che osservano la città dall’alto. Nonostante le sue ferite non smette di brillare rimanendo un tempio di assoluta preghiera e pace.

Parigi in un sorso: i caffè storici che hanno fatto l’Europa

Esiste un modo per leggere la storia di Parigi  senza sfogliare un libro. Sedetevi , come ho fatto io, a un  tavolino rotondo dei  suoi caffè leggendari . Ho ordinato un café au lait  , e ho sperimentato la  città mentre scorreva davanti a me con tutta la sua energia. Non è una semplice pausa: è un’esperienza dei sensi.  La stessa che si doveva provare nell’Ottocento a Saint-Germain-des-Prés,  il seducente sobborgo parigino . Qui  la cultura germogliava  spontanea, come fiori selvatici tra fumo e conversazioni.

Nel  secondo dopoguerra i caffè storici parigini sono stati il vero epicentro della cultura europea: tra un drink e l’altro hanno preso forma  la filosofia e l’arte moderna. Alcuni sono rimasti intatti,  altri si sono evoluti in contesti più turistici senza rinunciare al loro carattere esclusivo. Se aguzzi la vista, ti sembrerà di stare sul set di un film in bianco e nero.

Il duello a  Saint-Germain!

All’angolo con Boulevard Saint-Germain, il Café de Flore (1887) e Les Deux Magots (1885) si  sfidano da sempre come  due aristocratici  rivali. Al Flore, tra arazzi  e mobili d’ epoca,  sembra di intravedere Jean-Paul Sartre e Simone de Beauvoir mentre abbozzano i principi   dell’Esistenzialismo, tra una sigaretta e un taccuino. Poco più in là, Les Deux Magots conserva la stessa classe che sedusse Ernest Hemingway e Pablo Picasso.

Non molto distante,  La Brasserie Lipp (1880) incarna la coscienza politica della Rive Gauche. Con la sua facciata in mogano e le sue  piastrelle decorate, resta uno dei rari salotti  dove ministri, giornalisti e intellettuali continuano a confrontarsi . Poco lontano svetta  Le Procope (1686) : più che un ristorante , una vera istituzione. Tra queste mura il filosofo   Voltaire beveva caffè e poneva le basi dell’Illuminismo e della democrazia moderna.

Montparnasse e gli anni ruggenti

Spostandosi verso sud, l’aria  si fa più elettrica. Se Saint-Germain è riflessione, Montparnasse– pezzo forte del  XIV arrondissement è vitalità estrema. Qui si adagia La Coupole (1927) , una storica  brasserie che ne è l ‘immagine riflessa. Si  caratterizza  per la finezza  dell’ Art Déco dei suoi arredi, che  rievocano le notti canterine di  Josephine Baker . star (e spia) dell’ Età del jazz.

Poco distante, Le Select (1923)  dona più intimità e si fa  rifugio degli espatriati americani, tra cui F. Scott Fitzgerald, che a Parigi cercavano libertà, ispirazione e anarchia senza le restrizioni del proibizionismo.

Museo D'Orsay wine travel blog weloveitalyeu

Museo d’Orsay

Indubbiamente il Museo d’ Orsay  (1898, V. Laloux) vale da solo  un biglietto aereo per Parigi (info orari e prezzi). C’è qualcosa di magnetico nel suo affacciarsi sulla Senna , e incanta per la sua imponenza. La  sua perfezione architettonica non si limita a contenere l’arte: la descrive, la anticipa, la sussurra. Salire all’ultimo piano è come compiere un piccolo rito: dalle vetrate dell’enorme orologio si svela un panorama mozzafiato su Parigi.

Suddiviso su tre livelli principali, il museo accompagna il visitatore lungo l’evoluzione dell’arte tra il 1848 e il 1914. Capolavori imperdibili  emergono come incontri inattesi:  la presenza intensa e quasi provocatoria dell’ Olympia di Édouard Manet, il silenzio raccolto de L’ Angelus di Millet e la forza ruvida e terrena delle tele di Courbet. E poi , improvvisamente   la mente è rapita dalle visioni  struggenti della Notte Stellata sul Rodano  di Vincent van Gogh, e dall’ evocazione delle  isole polinesiane  di Gauguin e delle sculture eteree di Rodin.

Montmartre-wine-travel-blog-weloveitalyeu

Montmartre: la Parigi ribelle

Parigi non è solo una città, è un destino tracciato tra accademie seicentesche e caffè illuministi. Già sotto Luigi XIV, la capitale francese si affermò come approdo per spiriti tormentati, convertendosi nei secoli in una fucina intellettuale senza eguali. Ma la magia esplode tra Ottocento e Novecento: mentre il barone Haussmann ridisegnava il profilo colossale  della metropoli, un’aura cosmopolita attirava creativi da ogni dove. Tra affitti bassi e una vita sociale frenetica, il mix di teatri e cabaret si impose  come fulcro creativo per chiunque inseguisse l’estro.

In questa rinascita, la città fu tappa obbligata per artisti stranieri , che qui ebbero  il coraggio di infrangere ogni regola. Fu un terreno fertile per  prospettive inedite: l’Impressionismo e il Cubismo. Anche se successivamente menti  come Picasso si spostarono a Montparnasse, la base delle avanguardie europee rimase legata  a queste strade.

Su questo scenario straordinario si staglia Montmartre: l’altra Parigi. Una collina sospesa tra cielo e nuvole, un microcosmo in grado   ancora attualmente di restituirci   l’ eco di quella stagione irripetibile. Iniziamo il nostro cammino dall’uscita della metro Abbesses nella piazza giardino Rictus . Qui fa bella mostra Le mur des Je T’Aime, un muro azzurro di 10 metri (2000, F. Baron e C. Kito) che celebra l’amore con la ripetizione della scritta Ti amo in oltre  250 lingue.

Cosa vedere a Montmartre: non solo la Basilica del Sacro Cuore!

La marcia prosegue poi verso la vetta, pronti a riscoprire quell’universo di artisti nomadi   che non ha mai smesso di brillare. Il mio  tragitto iniziale è stato segnato da una fatica catartica: salire le scale verso la monumentale Basilica del Sacro Cuore  (1875 -1914, P. Abadie) . Essa (info orari e prezzi) presenta un particolare stile romano-bizantino con grandi cupole che ricordano l’architettura orientale. Voluta come voto nazionale dopo la guerra franco-prussiana, è rinomata  per il suo bianco abbagliante.

Il merito  è della  pietra di Château-Landon, che a contatto con la pioggia secerne una sostanza bianca : la calcite. Questa sostanza permette alla struttura di  autopulirsi e rimanere splendente nonostante lo smog. I suoi  interni sono da record: vanta  un maestoso mosaico (circa 475 m²) e la Savoyarde, una campana colossale che da  19 tonnellate. Giunti sul promontorio, si ha la percezione di attraversare una soglia temporale. Il fiato si accorcia lungo la pendenza, ma la visione galoppa immediatamente verso lo stupore.

Chiesetta di Sant-Pierre

L’avventura parte dalla Chiesetta di Saint-Pierre .  È qui, in questo ex monastero benedettino in stile romanico-gotico, che risuona la memoria più profonda del borgo; consacrata da papa Eugenio III nel 1147, custodisce quattro colonne romane originali, appartenenti  a un antico tempio dedicato a Marte. Nelle vicinanze sorge il modesto camposanto omonimo, che preserva tuttora un complesso di epoca merovingia.

Nei pressi della piazza, in Rue Poulbot, si trova la più grande collezione francese dedicata a Salvador Dalí. L’artista visse per un periodo a Montmartre e qui, nel 1956, realizzò il suo primo Don Chisciotte usando due corna di rinoceronte come pennello.

Sua maestà la piazzetta!

Dopo un breve tratto,  la solennità di Montmartre (130m.)  si dissolve nel brusio di   Place du Tertre, la celebre “piazzetta degli artisti”. Al suo civico 3 , nel 1790 , ebbe sede il primo municipio di Montmartre, quando era ancora un comune indipendente da Parigi. A fine Ottocento tra il brusio dei bistrot e l’odore delle  tavolozze colorate la piazza fu l’atelier per antonomasia di pittori erranti.

Proseguendo  verso Rue de l’Abreuvoir, ci si imbatte nella celebre Maison Rose. Le sue pareti rosa confetto  furono il ritrovo  dove Picasso e i suoi contemporanei discutevano di nuove prospettive. Si dice che Germaine (Laure) Gargallo, amante e musa del pittore spagnolo , decise di dipingerla per richiamare i toni caldi del Mediterraneo.

Il Bateau-Lavoir: la culla della modernità

A breve distanza, in Place Émile-Goudeau, si  incrocia il Bateau-Lavoir. Questo singolare edificio in legno, che ricordava ai pittori i barconi della Senna, fu l’officina più povera e prolifica della storia dell’arte. Qui, tra soffitti bassi e il profumo  acre dell’assenzio, un giovane Picasso dipinse Les Demoiselles d’Avignon, scardinando ogni regola prospettica e inaugurando ufficialmente il Cubismo. Fu un nido di miseria e talento, dove la mancanza di riscaldamento era compensata dal calore della genialità.

Clos Montmartre

Poco lontano a Clos Montmartre un cancello racchiude quello che rimane della Parigi rurale: un vigneto che simboleggia  un atto di ribellione. Infatti, fu piantato nel 1933 dalla comunità locale, guidata dal disegnatore Francisque Poulbot. Questo accadde per impedire che un progetto edilizio cementificasse la collina.

Ancora oggi, i suoi filari producono un vino esclusivo, celebrato ogni ottobre durante la Fête des Vendanges, una festa del vino molto sentita dai parigini. Nelle vicinanze spicca il  Moulin de la Galette, uno dei mulini a vento  in cui Renoir nel 1876 ambientò il suo celebre ballo: il suo quadro  è un omaggio alla spensieratezza di una domenica parigina trascorsa all’aperto.

I fratelli van Gogh

La discesa continua verso Rue Lepic . Al numero 54, è posizionato   l’appartamento  dove dimorò Vincent van Gogh con il fratello Theo . Proprio qui l’artista  abbandonò i toni cupi del periodo olandese per abbracciare quei chiarori che sconvolsero  il suo tratto. Poco più giù, il quotidiano diventa cinema: il Café des Deux Moulins , reso eterno dalla pellicola Il favoloso mondo di Amélie, accoglie i viandanti in cerca di relax.

Infine il ciclo si chiude al  Moulin Rouge   il music-hall con le sue pale scarlatte inaugurate nel 1889,  che acquistò fama grazie  alle ballerine del  Cancan. Donne audaci come Louise Weber, detta La Goulue,  fecero dello spettacolo  un’arte fatta di acrobazie spericolate  .

Cosa fare a parigi in 3 giorni wine travel blog weloveitalyeu

Conclusioni. Il VII arrondissement di Parigi

In fin dei conti, Parigi è una sorpresa che si rinnova anche  dopo mille ritorni. Nulla è affidato alla casualità e ogni centimetro di questa città ti segna nel profondo. Tradurre in parole il vissuto di chi la ammira per la prima volta è un’impresa impossibile. Bisogna volare lì e vagabondare tra i suoi vicoli senza una direzione precisa.

Ciò che sbalordisce maggiormente è l’impatto visivo: l’eleganza dei palazzi nobiliari, il fermento dei quartieri popolari, i ponti sospesi sulla Senna e l’infinita varietà di stimoli. Solo un istante dopo, si percepisce come Parigi sia un’ondata di adrenalina e malinconia che attraversa il corpo. È una galassia secolare a sé stante, plasmata dalla storia e dal genio umano fino a diventare ciò che è oggi.

Parigi da mangiare

Tuttavia, Parigi non sarebbe stata  completa senza aver ceduto alle lusinghe del  suo patrimonio gastronomico. La cucina francese ha influenzato mezzo pianeta e non è solo una questione di gusto: è l’incontro perfetto fra contenuto e forma. Si sa che i francesi sono maestri dell’estetica e quello che hanno di qualità riescono a venderlo con estrema facilità e sapienza. Le sue radici affondano nel binomio della tradizione popolare e delle corti nobili, nelle delizie rubate al mare e alla montagna.

I miei piatti preferiti sono stati:

Sarebbe lunga la lista delle specialità francesi da provare. Qui un link molto utile per saperne di più: https://www.parigi.it/20-piatti-tipici-della-cucina-francese

Se volete un consiglio sui ristoranti da prediligere per tastare le prelibatezze d’oltralpe ecco un elenco qui: https://www.sortiraparis.com/it/articles/tag/guida-ai-ristoranti-francesi/page/9. Oppure osate in questi tre posticini da urlo:

A bientont Paris!

 

Sestiere Castello Venezia

Sestiere Castello Venezia

“Perchè il sogno più vero è quello più dstante dalla realtà,

quello che vola via senza bisogno di vele, né di vento” 

H. Pratt

Sestiere  Castello, la Venezia vera

Senza dubbio il sestiere di Castello è uno dei quartieri meno turistici di Venezia (249 726 abitanti). La Serenissima si sviluppa sull’isola di Venezia  ed è posta tra il delta del fiume Brenta e il mare Adriatico. Si estende per 42 chilometri quadrati .  Ed è fatta da 118 isole unite tra loro da circa 150 canali e circa 400 ponti.

Dovete sapere che il  sestiere di Castello è la parte più abitata dai veneziani, quella più silenziosa. Per capirci quella lontana dal caos dei milioni di turisti  che ogni anno visitano Venezia  per la sua straordinaria bellezza. Un’antica Repubblica Marinara che ormai è come un teatro a cielo aperto e che vive del suo glorioso passato. Percorrere il  sestiere di Castello  in questi tre itinerari proposti in questo post  significa perdersi in una Venezia autentica . Tre percorsi che vi porteranno indietro nella sua storia, e nel suo ricco patrimonio culturale, artistico e paesaggistico.  Buon viaggio ! Rigorosamente a piedi, perché a Venezia  si cammina e basta!

Sestiere Castello, la coda di pesce di Venezia

Qual è la zona più orientale e verde di Venezia ? La irsposta è  il sestiere Castello  . Esso comprende diversi isolotti come quello di La Certosa e Le Vignole . Il suo nome si dovrebbe per la presenza di una fortezza (ormai inesistente) sull’adiacente isola di San Pietro . Durante il Medioevo e il Rinascimento era il posto dove si lavorava più duramente. Questo poiché  qui  c’erano tanti moli per lo scarico merci , che arrivavano da ogni lato del pianeta. Ma soprattutto perché era sede dell’ Arsenale, il più vecchio cantiere industriale del globo.

Al presente il  sestiere di Castello  è quello più esteso e popoloso di Venezia   , che è famoso perché ospita la celebre Biennale di arte e architettura . Esso sfoggia pure maestose piazze, chiese, diverse scuole grandi. Queste ultimi  non sono istituti educativi, bensì organismi religiosi spesso dediti alla carità per i più bisognosi . Di notevole interesse sono anche i numerosi pozzi disseminati  ovunque nei distretti veneziani. Questi necessitavano per raccogliere acqua che non fosse salmastra ma piovana. Chiaramente il genio dell’uomo risale all’epoca della nascita di Venezia  , poiché costruita interamente sul mare! Ed è questo quello che ha sempre maggiormente destato stupore !

Tre itinerari da fare al sestiere Castello 

In questo articolo vi suggerisco tre tappe da fare al sestiere di Castello  . Magari in un weekend , che ovviamente non è sufficiente. Per cui mettete in conto di ritornare presto.  Il primo itinerario si sviluppa dalla stazione dei treni di Venezia.  Il secondo dal punto più interno del sestiere di Castello . E l’ultimo dalla riva che lo delimita a sud.

Un tragitto che prova a farvi scoprire il sestiere di Castello dove potrete  afferrare davvero lo spirito di Venezia. Sicuramente girare per le sue calli vi darà una sensazione unica , prché qualsiasi scorcio vi lascerà con il fiato sospeso.  Da quello dei suoi  proverbiali monumenti a qualche lenzuolo bianco che sventola  profumato all’aria fresca della prima brina mattutina.

Venezia , la storia di una città anfibia

Ciò che sbalordisce di Venezia è il fatto che è una città costruita interamente sull’acqua. Questo accadde nel V secolo . Quando dalla terraferma gli abitanti in fuga da Attila e da altri barbari si rifugiarono nelle lagune. Queste ultime da allora diventarono dei veri e propri baluardi difficili da espugnare. Ma Venezia prosperò  nei secoli al punto da diventare un’ entità politica autonoma amministrata dai Dogi.

Da allora  Venezia si arricchì con il commercio grazie alla sua posizione strategica tra l’Occidente e l’Oriente , diventando  al contempo uno dei porti più importanti d’Europa . La sua gloria imperiale però cominciò a diminuire già dalla fine del XV secolo con l’avanzata dei Turchi e  la scoperta dell’America. E non andò meglio nel XVIII secolo quando emersero Inghilterra e Olanda sul piano del monopolio commerciale europeo. Infine con l’arrivo di Napoleone ci fu la sua sottomissione ai francesi . E dopo Venezia seguì le sorti del resto del regno d’Italia dall’unità  al secondo conflitto mondiale .

Come erano costruite le case sull’acqua a Venezia?

In principio  Venezia  era un insieme di palafitte arrangiate su delle paludi bonificate. Queste erano essiccate con l’uso di argilla bruciata e il riporto di altri terreni. Dal X secolo in poi si passo alla pietra . Allora  fu necessario rifabbricare il suolo costipandolo . E lo si consolidò con una fitta rete  di pali di legno (20/25 cm di diametro, lunghi 1, 5). Questi furono  conficcati verticalmente nel fango fino al caranto. Questo è il sedimento sabbioso argilloso su cui poggia Venezia  .

Questa tecnica  serviva ad addensare dello strato originario e rendere più stabile la sua capacità portante. Si riempivano gli spazi tra i pali con detriti di ogni tipo e pozzolana. Il fenomeno sorprendente è che il legno sommerso nel limo non si consuma . Questo perché non filtra ossigeno.  E per il flusso perenne  di acqua salata il tutto si  pietrifica . Si innesca praticamente un processo di mineralizzazione che anziché far marcire provoca resistenza dei materiali.

Lungo il Canal Grande (come il Fondaco Tedeschi) sorgono le tipiche dimore veneziane  conosciute come case -fondaco. Al livello inferiore sta un porticato con degli archi, che si affaccia sull’acqua. Questo era fatto apposta per il carico e scarico merci al passaggio delle navi . Il piano superiore era destinato alla famiglia dei mercanti . E c’erano anche dei sottotetto per la servitù o a uso magazzino.

Venezia una foresta rovesciata

Successivamente su questa foresta rovesciata veniva posta una sorte di zatterone, cioè una tavolata di panconi di larice . E sopra di questa veniva aggunta un’altra incrociata di olmo  oppure ontano. Così facendo si distribuiva uniformemente il carico e in seguito si erigevano i muri portanti in mattone. Su questi ultimi in un secondo momento si ponevano uno strato di pietra d’Istria (presa nelle cave di Orsera e Rovigno) per prevenire l’umidità.

Su queste fondamentate praticamente inventate  (e  possibilmente nel punto più elevato e vicino a un rio) dunque  si realizzavano le residenze dei più facoltosi. E ovviamente anche edifici più imponenti come cattedrali e altri capolavori architettonici. Mentre dietro ad esse sorgevamo attorno a una corte le abitazioni dei più poveri.

Primo itinerario al Sestiere Castello

Clicca qui per il percorso su Google Map

Il primo itinerario del sestiere di Castello  parte dalla Stazione di Santa Lucia .  Vi renderete conto che passeggiare per questi angoli  vi farà osservare Venezia da un altro punto di vista. Niente più file per abbandonarsi all’arte, o rumori di viuzze che gremitano di gente alla ricerca di un ricordo della vacanza da riportare in patria.

Al sestiere di Castello  non vi capiterà mai di imbattervi in un cameriere che vi isorride ammiccando per farvi accomodare a mangiare. Piuttosto  vi può succcedere di fare due chacchiere con un artista del posto che vi spiega come funziona Venezia. O ancora di  bere un mitico  spritz  magari preparato con il Cynar anzichè con il classico Aperol o Campari. Questo drink per antonomasia è l’aperitivo in Italia . Ed  è stato inventato proprio in Veneto. Precisamente dalle truppe dell’impero austriaco.  Nel 1800 i soldati  solevano allungare i vini veneti frizzanti con acqua gasata per neutralizzare l’alcol.

Basilica dei Santi Giovanni e Paolo

Lasciato alla spalle il  Quartiere di Cannaregio  , che è quello più residenziale e dove si concentravano gli ebrei , ci ritroviamo al Campo Santi Giovanni e Paolo . Prima è stato uno dei salotti di Venezia, prediletto da artisti quali il Canaletto. Il grande pittore la dipinse in una tela (1724) adesso esposta al museo Ca’ Rezzonico. In mezzo domina  la statua in bronzo di Bartolomeo Colleoni. Il sagace condottiero bergamasco se la fece fare in cambio del rilascio della sua eredità a Venezia. I lavori furono affidati ad Andrea del Verocchio . Però i veneziani non  accontentarono il valoroso mercenario  sulla posizione da lui voluta cioè  a Piazza San Marco!

San Zanipolo

Qui si staglia l’omonima  Basilica  dei Santi Giovanni e Paolo localmente detta San Zanipolo  ((XIV secolo) . Essa fu voluta dai  Domenicani .  L’ampliamento delle sue basi originali sono da attribuire ai frati  Benvenuto da Bologna e Nicolò da Imola.

Notevole è la sua facciata in stile gotico così piena di dettagli.  Mentre al suo interno , ai fianchi del portale centrale di Bartolomeo Bon , si custodiscono i sarcofagi di 25 Dogi veneziani. Preziose poi sono le due statue del XIII secolo una raffigurante la Vergine Maria , l’altra un arcangelo. Da lì poi si è rapiti da un enorme rosone a da tre edicole bianche sul tetto,  che contengono le effigi di San Domenico, San Pietro e San Tommaso d’Aquino. 

Scuola Grande di San Marco

Accanto alla Basilica  dei Santi Giovanni e Paolo si può ammirare la Scuola Grande di San Marco . Questa era  la più operativa delle confraternite veneziane che prestavano aiuto ai più poveri. Il loro era anche un contributo importante per organizzare le processioni religiose. E facevano anche da mecenati per gli artisti.  Venne eretta alla fine del XV secolo dallo scultore Pietro Lombardo e ci sono segni evidenti di influenza rinascimentale e bizantina.

La  facciata della Scuola Grande di San Marco è in marmo bianco. Al suo interno si slanciano dieci colonne corinzie che sono state spogliate dai decori originali. Nel 2013 si inaugurò la Sala Capitolare , che vanta una collezione di testi antichi e strumenti di medicina. Il tutto coperto da un grandioso tetto ligneo del XVI secolo fatto da Vettor Scienza da Feltre e Lorenzo di Vincenzo da Trento.

Libreria Acqua Alta del Sestiere Castello

La Librera Acqua Alta si apre in via C. Longa Santa Maria Formosa, 5176b e nasce da un’idea del vicentino  Luigi Frizzo. Sognatore e viaggiatore incallito si ferma per amore in Valle D’Aosta dove si appassiona ai libri e alla filosofia di Rudolf Steiner. Sceglie Venezia alla fine per aprire la sua cantina di libri usati dove non esiste un catalogo digitale. Ci sono solo  dei cartellini con indicati i prezzi dei  libri di vario genere e riciclati . Questi volumetti sono adagiati su delle gondole spolverate dalle code dei gatti che vi fanno da padroni.

In questo scenario con una scalinata di vecchi volumi affacciata su Corte Sconta sono raccolti i fumetti  di Corto Maltese. Questi è il noto personaggio dello scrittore riminese Hugo Pratt, tanto amato da Luigi Frizzo . Librera Acqua Alta  non è un luogo per tutti.  Ma solamente per i puri d’animo  come il marinaio pirata che salpa sempre per nuove avventure per raggiungere  un giorno il suo porto.

Chiesa di Santa Formosa

Sul mercato di  Campo di Santa Formosa fa bella mostra la Chiesa di Santa Maria Formosa che fu eretta all’inizio del XVI secolo su resti di un tempietto religioso raso al suolo da un incendio. Chi si preoccupò di restaurarla fu l’architetto Mauro Codussi  , che allungò la precedente navata greca fino a farla di tipo  latina. La chiesa è intitolata a un vescoco veneziano del VII secolo , che si dice ebbe la visione della Madonna nella figura di una stupenda matrona.

La Chiesa di Santa Maria Formosa possiede due facciate e  un campanile.  Quello che rimane impresso è  un enigmatico mascherone esterno con tanto di barba , i dentoni e  la bocca storta con funzione di  scaccia i diavoli.  Internamente sono distribuiti quadri del TiepoloLeandro Bassano e Palma il Vecchio.

Fondazione Querini Stampalia del Sestiere Castello

La Fondazione Querini Stampalia è una casa  museo di arte antica e pop della ricca famiglia Querini. Fu fondato nel 1868 dal conte Giovanni. Un gioiello di cui pochi sanno che è incassato al pianterreno di un palazzo nobiliare di Venezia . Si possono venerare esempi di ville patrizie . Perché ci sono mobili settecenteschi e neoclassici, porcellane, sculture e oltre 400 dipinti dal XIV al XX secolo .

La Fondazione Querini Stampalia è stata restaurata nel 1949 . Ed  è circondata da un giardino creato dal genio dell’architetto Carlo Scarpa il cui elemento vitale fu l’utilizzo dell’acqua. Qui si fanno moltissimi eventi di stampo artistico. Essa è dotata di tutti i comfort, tra i quali una caffetteria dal design ricercato di Mario Botta. 

Secondo Itinerario al Sestiere Castello

Clicca qui per il percorso su Google Map

Il secondo itinerario di Castello  parte da Campo dei Pozzi . Questa è la sua area più centrale e caratteristica facilmente raggiungibile da ogni parte di Venezia . Il suo prolungamento coincide con il Canale di san Pietro dove iniziò l’urbanizzazione di Venezia  .

Merita davvero un salto la Basilica di San Pietro   che guarda l’ Isola di Sant’Elena  con il suo Parco delle Rimembranze . Un susseguirsi questo di viali ombrosi , aree gioco e altari a Verdi, Wagner, e ai Caduti della Seconda Guerra Mondiale . La basilica in questione fu il duomo ufficiale di Venezia dal 1451 al 1807. Oltre al solenne campanile in pietra d’Istria di Mauro Codussi (XV secolo) il complesso ostenta il tesoro di Pietro Liberi che è il dipinto Castigo dei Serpenti .  Le principali attrattive da non farsi scappare sono queste in basso.

San Francesco alle Vigne

La  Chiesa di San Francesco delle Vigne  fu fatta nel 1534 per mano di Jacopo Sansovino (ma la facciata è del Palladio). Si narra che secoli fa al di sotto doveva esserci un’altra chiesa dedicata a San Marco, patrono di Venezia. Secondo la tradizione il santo di ritorno da Aquilea si sarebbe riposato qui . E gli apparve un angelo che a lui si rivolse pronunciando una frase poi presa da Venezia come suo motto. Questa recita così:

“Pax tibi Marce, evangelista meus” – “Pace a te Marco, mio evangelista.

La  Chiesa di San Francesco delle Vigne si distingue per i suoi tre pittoreschi chiostri e un giardino . Ed è stata progettata seguendo le teorie architettoniche ed esoteriche di frate Francesco Zorzi . Fra i tesori del suo interno si può rammentare la serie di Pietro Lombardo . Annessa alla chiesa c’è anche un Istituto di Studi Ecumenici, e  una sontuosa  Biblioteca

Il vigneto della Chiesa di San Francesco alle Vigne

La  Chiesa di San Francesco delle Vigne ha uno dei vigneti più ampi di Venezia   appartenuto alla famiglia Ziani che nel 1253 l’ebbe in concessione dai frati cistercensi. Questo testimonia lo stretto legame tra Venezia  e il vino che non veniva solo importato ed esportato (come la Malvasia greca) ma anche fatto in loco .

Su questi terreni argillosi e alti appena 1, 87 cm la  Cantina Santa Margherita (Portogruaro) coltiva il  Glera . Vitigno questo che a detta dei loro enologi dovrebbero essere il più antico e rappresentativo di Venezia . Io ho avuto la fortuna di perlustrare i filari della Chiesa di San Francesco delle Vigne  in occasione di una loro degustazione del 2021 . Evento esclusivo che mi ha insegnato tante cose sulla Venezia e il suo ricco patrimonio enoico.

 

Arsenale

Con i sui 30 ettari di estensione l’ Arsenale è arroccato a est di Venezia   , di fronte la mole delle mura cittadine. Era il cantiere navale più colossale  della storia. Esso possedeva una flotta invincibile su cui si basava la forza di Venezia  . Dalle sue navi dipendeva infatti il suo dominio sul Mediterraneo Orientale.

Poco è rimasta di questa fabbrica antica che attualmente si è trasformato in un centro  polivalente che abbraccia le arti, la scienza e la Marina Militare. Venne fatto nel XII secolo e produceva qualcosa come 3000 galere e nel XVI secolo dava da mangiare a 16.000 operai. Grazie alla Biennale di Venezia  l’ Arsenale si salvò dall’abbandono , perché venne a far parte delle aree espositive. Di grande impatto sono i quattro leoni posti all’entrata attorno i quali ci sono molte leggende. Una delle fiere giunse per merito di Francesco Morosini come bottino di guerra dal Pireo attorno al 1688 

Terzo itinerario al Sestiere Castello

Clicca qui per il percorso su Google Map

Il terzo itinerario è quello che vi condurrà da Via Garibaldi l’unica strada  di Venezia, nel pieno del movimento cittadino di Venezia  . Con una deviazione all’arco degli innamorati o Sottoportego dei Preti , potete procedere verso la Riva degli Schiavoni .  Questa riva ampliata è del 1780 e si chiama in questo modo per via degli slavi (o meglio i dalmati) che vi erano soliti approdare. Il loro mestiere  era quello di vendere castradina (carne secca di montone) e bojana (scarabina, un pesce secco importato dall’Albania).

Lungo la  Riva degli Schiavoni si troveranno tantissimi  locali e bazar  , e  la lista di cose da vedere anche in questo caso è piuttosto lunga. Intanto non saltate da queste parti il Museo Navale   in riva S. Biasio che illustra, che è inserito in un granaio del XV secolo . Con vista su Bacino di San Marco , esso  illustra la golden age della marina veneziana in 42 padiglioni espositivi .

Le misure dei pesci di Venezia

Tra le cose strabilianti di Venezia ne acciufferete una  in Fondamenta de la Tana all’incrocio con Calle Loredana . Mi sto riferendo a una lapide con incise le misure dei vari pesci commerciabili , sotto le quali si incorreva in gravi sanzioni (altre simili sono al mercato ittico di Rialto e Campo Santa Margherita) .

Verso la fine della via inoltre potrete contemplare una costruzione del V secolo a forma di prua, che era il focolare dei navigatori Giovanni e Sebastiano Caboto scopritori del Canada.

Chiesa della Pietà

La  Chiesa della Pietà è soprannominata Vivaldi perché è dove il grandissimo compositore insegnava violino fu Maestro del Coro (1703-1740). Venne commissionata come cappella dell’Ospedale della Pietà , un’associazione che univa convento orfanotrofio e conservatorio musicale.

La chiesa fu disegnata da Gorgio Massari e ed ha pianta ovale che dona alla struttura un’acustica formidabile. Cosa che si può apprezzare se si ha la fortuna di partecipare ai numerosi concerti in programma tutto l’anno. Appuntamenti imperdibili gestiti da  I Virtusoi Italiani , l’orchestra in carica dal 2011. Tra i canvas di valore bisogna ricordare quelli del Tiepolo, di Giambattista Piazzetta e Giuseppe Angeli.

Chiesa di San Giorgio dei Greci

La chiesa di  San Giorgio dei Greci  ( XVI secolo) fu il frutto della volontà della folta comunità greca durante la diaspora.  I greci trovarono rifugio a Venezia   quando erano in fuga da Costantinopoli per l’invasione dei Turchi del 1453. E furono accolti talmente bene che gli fu consentito di avere il loro santuario.

In stile rinascimentale la chiesa di  San Giorgio dei Greci  fu fatta dall’architetto  Sante Lombardo ,  Gianantonio Chiona, .  Si tratta di una basilica a navata unica con cupola fatta da Giovanni Cipriota sotto la direzione del Tintoretto (XVI secolo). L’ingresso è abbellito da un mosaico recante un’ epigrafe che  compose nel 1564 Michele Sofianòs :

“In onore di Cristo Salvatore e del santo Martire Giorgio i Greci residenti e coloro che di frequente sbarcano a Venezia, affinché essi potessero secondo la tradizione venerare Iddio, (…) edificarono questo Santuario, 1564”.

I suoi  interni furono decorati con oro ed effetti policromi  dall’iconografo Michele Damaskinòs di Creta. Si può subito restare stregati dalla vista del  poderoso campanile fatto da Bernardo Ongarin . Con la vittoria napolenoica tutti i beni furono confiscati e nel 1991 divenne cattedrale dell’Arcidiocesi ortodossa d’Italia e Malta.

Chiesa di San Giovanni di Malta

La Chiesa di San Giovanni di Malta   (appellata anche come Chiesa dei Furlani o Chiesa San Giovanni al Tempio) è del XI secolo e fu fatta da Giovanni Battista in stile rinascimentale. Per secoli era appartenuta ai Templari . E dopo la soppressione dell’ordine se ne impossessarono nel 1312  Cavalieri di Malta . Qui gli eroi delle Crociate ebbero il loro quartier generale a Venezia. Per procedere con il sangue alla diffusione del Cristianesimo contro l’Islam.

Finite le guerre si dispersero .  E dopo varie sorti (Rodi, Viterbo, Malta) , allorché la stessa chiesa fu chiusa da Napoleone, riapparirono a Roma nel 1839. Da allora in poi la chiesa fu aperta al pubblico e si allargò con una stamperia e u palco per gli spettacoli.  La Chiesa di San Giovanni di Malta  nasconde al suo interno un enigmatico chiostro adornato con stemmi degli ospitalieri .

Giardini della Biennale del Sestiere Castello

I Giardini della Biennale  sono la location dell’  illustre esposizione annuale d’arte moderna della Biennale di Venezia . Tutto cominciò nel 1895 quando il poeta Riccardo Selvatico e il critico Antonio Fradeletto misero su una prima kermesse che era molto accademica e oppositiva verso u movimenti artistici d’avanguardia.

Solamente nel 1924 comparirono le prime tele impressioniste e quelle di Picasso si videro più tardi nel 1948. Alla Biennale di Venezia ogni nazione gestisce uno stand con i prodotti migliori di arte e architettura contemporanea che hanno visto esplodere personaggi di spessore tra cui : Carlo Scarpa (Venezuela), Josef Hoffman (Austria), Bruno Giacometti (Svizzera) , Takamasa (Giappone), Belgioso, Pereseutti e Rogers (Canada), e Alvar Alto (Finlandia).

Harry’s Bar

E se avete ancora fiato concedetevi un piccolo grande lusso come un calice di Bellini (prosecco e polpa di pesca bianca) all’ Harry’s Bar in San Marco 1323 , dichiarato nel 2001 patrimonio nazionale dal Ministero dei Beni Culturali. Il rinomato bar insieme al cocktail rosa e al  carpaccio di carne cruda  sono delle  creature di Giuseppe Cipriani . L’imprenditore veneziano fece successo con questo piccolo cafè ricavato da una ex corderia vicino San Marco . L’investimento gli fu possibile grazie a un lascito dell’amico Harry Pickering che aiutò a rientrare in America .

A dirigere l’Harry’s Bar , meta di personaggi illustri, è il figlio Arrigo Cipriani . Ogni tanto gira tra i banchi di questa minuscola caffetteria e continua il suo antico mestiere di servire il cliente viziandolo. Se il padre aveva imparato a viaggiare stando fermo perché incontrava sempre forestieri, lui invece ha capito qual è il segreto del turismo di successo.  Lo spiega in uno dei suoi libri che è L’elogio dell’accoglienza . Ci insegna che L’italia da Nord a Sud deve impare a trattare bene i viaggiatori , senza sfruttarli !

sestiere-castello-venezia-wine-travel-blog-weloveitalyeu

Sestiere Castello, Venezia come non l’avete mai vista !

In conclusione il  sestiere di Castello  riserva mille sorprese come la vicina Giudecca  , che è il sinuoso arcipelago che si snoda  lungo il Bacino di San Marco e il lungomare delle Zattere.. Qui da osservare ci sono la Basilica di San Giorgio Maggiore e l’elegante Hotel Cipriani .

Per non parlare dell’ isola di San Michele . Questo  è il cimitero per eccellenza di Venezia  . Cona la sua forma quadrata sta tra Cannaregio e Murano e fu fatto dall’architetto Mauro Codussi. Tra le personalità illustri che vi riposano ci sono:  il musicista Igor Stravinsky, i poeti Ezra Pound e Brodsky,  il matematico Doppler, e don Salvador de Iturbide (ex governatore del Messico).

Al   sestiere di Castello  niente è per caso . Aggirandovi nei suoi dintorni vi pervaderà una sensazione di pace infinita e di solitudine, che è momentanea . Perché appena vi siederete a un bacareto (trattoria veneziana) il carattere cosmolìta e irriverente di Venezia  salterà fuori da una improvvisa conversazione con perfetti sconosiuti. Che chissà se veneziano o meno non avraà problemi a invitarvi a bere una birra o un prosecco. E state sicuri che prima o poi li rivedrete!

Info  utili : 

If you like my post, please subscribe to the socials of www.WeLoveitaly.eu :

 

 

 

 

 

Copenhagen in un weekend

Copenhagen in un weekend

“La vita si può capire solo all’indietro, ma si vive in avanti.”

S. Kierkegaard

Copenhagen in un weekend

Indubbiamente visitare  Copenaghen in un weekend non basta per afferrare a fondo l’anima della capitale (638.790 abitanti)  della Danimarca. Tuttavia, è un tempo sufficiente per farsi un’idea dello charme di questa spettacolare  città scandinava . Situata sulla riva orientale dell’isola di Sjælland , e separata  dalla Svezia dallo stretto di Øresund , Copenaghen è ricca di storia, arte, cultura e paesaggi mozzafiato.

Quello che mi ha colpito di più Copenaghen in un weekend è stato soprattutto il suo aspetto generale . C’è tantissimo verde .   L’ architettura urbana è sostenibile, minimale e  all’avanguardia. La società  è circolare, ovvero costruisce dove c’è già qualcosa , perché non c’è più spazio ! Le nuove costruzioni hanno non solo un look impattante , ma anche una funzionalità  ben definita pensata per l’interazione tra le persone.

Danimarca, la perfezione!

Perlustrare Copenaghen in un weekend è un must! I danesi sono insuperabili per l’ efficienza dei servizi pubblici di ogni genere e per le loro infrastrutture . Basta dare uno sguardo alla rete stradale in cui pedoni, macchine e biciclette convergono perfettamente senza mai scontrarsi . Insomma la Danimarca si distingue per un elevato standard di benessere e  per un forte senso di comunità, rendendola un modello da seguire per molti.

Vale davvero la pena fare una vacanza a Copenaghen in un weekend ! In questo post vi darò qualche consiglio su come peregrinare in questo luogo incantevole. Ma infilatevi un paio di scarpe comode e  togliete l’orologio dal polso .  Perdetevi tra i vicoli e i canali di Copenaghen in un weekend. Non c’è modo migliore per ritrovarsi. Buona lettura!

Storia di Copenhagen

Camminando per Copenaghen in un weekend e puntando gli occhi verso l’alto si notano palazzi sontuosi e casette colorate . Nidi della nobiltà e del popolo che hanno  lavorato per lo sviluppo di questa metropoli  che vanta una storia secolare. I suoi primi insediamenti  si aggirano attorno al 12000 a. C.

Ma le sue origini  riportano al IX secolo quando era un villaggio di pescatori vichingo ( oggi Gammel Strand) . Successivamente  crebbe come emporio ittico , specie di aringhe.  Da cui il suo nome danese Køpmannæhafn, che significa appunto “porto dei mercanti”. Il suo periodo di massima espansione fu tra il VIII e il XI secolo, quando si distinse come patria dei  Vichinghi . Questi erano i temuti guerrieri della Scandinavia, prodi marinai che  potevano contare sulle loro abili e potenti navi per conquistare nuovi popoli (come York in Inghilterra)

Il motore primo

Il  primo vero nucleo abitativo di Copenhagen è da identificare con l’odierno Palazzo di Christianborg . Questa infatti era una fortezza eretta nel 1167 da Absalon vescovo di Roskilde . Fu fatta per difendere la nascente cittadina dagli attacchi dei nemici . La grandezza territoriale era evidente . E a proteggerla ci fu il re Aroldo I Gormsson  . Detto  Dente Azzurro  questo monarca unificò la Danimarca alla fine del X secolo .  Questi fu il capostipite in definitiva del casato reale danese,  che adesso continua con l’attuale re Federico X . 

La golden age di Copenhagen fu però  l’anno di Cristiano IV soprannominato il “Re Costruttore”. Fu un’era di ricchezza e quella dell’ edificazione dei monumenti più rappresentativi di Copenhagen. Come per esempio  il Castello di Frederiksborg, la Biblioteca Nazionale, il Castello di Rosenborg e la torre Rundetårn. A lui si deve pure a nascita di Oslo, Norvegia.

Qust’ arco temporale non fu tutto rose e fiori perché si dovette lottare contro l’invasione della Svezia, epidemie, pesti e disastri ambientali. Gravi  furono  gli incendi del 1728 e del 1795  che aprirono una grossa voragine a Copenhagen dilaniando il suo tratto medievale. Di grosso impatto fu a metà del XIX la fondazione dei Giardini di Tivoli e della fabbrica di birra Carlsberg.

Copengahen e le battaglie

Dopo tutte le guerre, la Danimarca fu al collasso al punto da cedere  la Norvegia alla Svezia nel 1813. Dopo un po’ si riprese e lentamente nella fattispecie Copenhagen investì nell’istruzione rendendola gratuita e obligatoria e nella scienza.

Nel 1849 la Danimarca divenne una democrazia e in appresso si caratterizzò per una crescita economica stabile fino alla tragedia delle due guerre mondiali. Dopo il 1945 a seguito dell’occupazione nazista si contarono ben 8000  ebrei sterminati, di cui solo pochi riuscirono a salvarsi! Dal dopoguerra in poi certamente Copenaghen ha sempre mantenuto un’ideologia neutralista rispetto ai fatti politici e bellici dell’EU tra il XVIII e il XIX secolo. Questo per la distanza geografica , cosa che chiaramente riguarda il resto delle nazioni scandinave. In tutto questo la Danimarca fa parte della NATO dal 1943 e dell’Unione Europea dal 1973. Nonostante l’adesione politica non c’è stata  adozione dell’euro a fronte della corrente   corona danese.

Il XX secolo

A partire dal XXI secolo  Copenaghen è il  cuore pulsante e finanziario della Scandinavia e gettonatissima per conferenze e congressi internazionali. Con un sistema educativo e una rete universitaria eccellente, attualmente la politica di Copenaghen riflette quella della Danimarca. Vige  cioè una monarchia costituzionale con un sistema parlamentare.

L’economia è in forte crescita con  rapidi sviluppi nel settore dei servizi, dell’informatica, della farmaceutica e dell’economia verde. Sì perché Copenhagen è non solo una delle metropoli più green d’Europa ma anche una delle più innovative . Basti menzionare il completamento del ponte di Øresund che la integra alla provincia di Scania e la fanno divenire valevole di uno scatto fotografico immemorabile!


Copenhagen in un weekend.  22 Aprile

La prima giornata a Copenaghen l’ho trascorsa nel suo salotto, cioè il  lungomare di Nyhavn ! Mi sono mossa a piedi come piace a me . Da lì ho proseguito per  Slotsholmen  dove sorge Christianborg . Questo era il  fulcro primitivo di Copenaghen, ora sede del governo (ingloba anche il Museo di Thorvaldsens,  scultore danese – islandese ) .

Ho fatto poi un salto al Museo Nazionale Danese . Ho approfondito la conoscenza dell’età  preistorica e vichinga di Copenaghen .  C’era anche  una sezione riservata all’etnografia. Poi superato il vecchio Municipio dalle caratteristiche mattonelle rosse , sono balzata a  Stroget.  Questa è la lunghissima via dello shopping dove si fa baldoria fino a notte tarda.

Attraversato   Inderhavnsbroen , un ponte  pensato per pedoni e ciclisti, mi sono presa una pausa con un caffè a Ofelia Plads. Si tratta di uno stupendo pezzo del molo di Kvæsthus accanto al Royal Danish Playhouse  (studio   Lundgaard & Tranberg , 2016) . Dotato di un parcheggio sotterraneo per 500 auto è una piazza sull’acqua dove i locali si svagano e rilassano.

Copenhagen, immenso stupore

Rigenerata ho ripreso il cammino fino ai palazzi reali di Amaliemborg . E  la Marmorkirken , chiesa famosa perché ha la cupola come quella di San Pietro a Roma! Il mio percorso si è concluso all’ iconica Statua della Sirenetta , che gareggia con la vicina  Fontana di Gefion . Quest’ultima raffigura la leggenda delle origini della Zelanda. Secondo la mitologia norrena la Gefion era girovaga . Questa avrebbe trasformato i suoi figli in buoi per arare la terra promessa dal re di Svezia.

Qualche attimo  dopo mi sono catapultata al Kastellet , la fortezza militare di Federico II. Ho utilizzato la metro (2002) che serve il centro di Copenaghen. Mentre la periferia è collegata grazie ad un efficiente servizio ferroviario. Dopo mi sono riservata un succo d’arancia  alla libreria reale danese, nota come il Black Diamond (Diamante Nero) .  L’edificio è una perla dell’ architettura danese . Qui  si organizzano eventi di ogni genere.

Per concludere c’è stato l’ appuntamento con  Vesterbro, il lato orientale di Copenaghen. Precedentemente era un ex lupanara nel suo tratto più distintivo che è Istedgade . Questa è la via dei murales e dove ha esposto Banksy! Del suo trascorso a luci rosse non è rimasto nulla. Anzi è l’area più gettonata dove tutti si vorrebbero trasferire !

nyahn-copenhagen-wine-travel-blog-weloveitalyeu

Copenaghen in un weekend . Nyhavn

Benvenuti a Nyhavn , la destinazione da cartolina di Copenaghen, un  fiabesco canale del  XVII secolo. Questa è la  zona più affollata dai turisti. Originariamente era un porticciolo  vivace. I tetti spioventi e le casette pastello  che si vedono oggi erano i rifugi  di pescatori e mercanti in arrivo a.  Immaginate le storie che queste mura potrebbero raccontare!

Nyhavn è sicuramente il posto ideale per una sosta dagli affanni  sia per i residenti che per i visitatori.  Un’esplosione di colori e delizie culinarie tra tutti i ristorantini alla moda disseminati  lungo la riva! A ricordo delle radici marittime di Nyhavn tenete d’occhio le antiche navi in ​​legno che vi ormeggiano e dove molti vivono!

Hans Christian Andersen

Nyhavn  ha vissuto Hans Christian Andersen (1805-1875)   uno degli scrittori più illustri di Copenaghen. Tra il 1835 e il 1872, Andersen pubblicò numerose fiabe per bambini ( Fiabe e Racconti )  . Tra le sue storie più popolari:  La sirenetta  , I vestiti nuovi dell’imperatore, Il brutto anatroccolo, L’ acciarino  , Il piccolo Claus e il grande Claus, La principessa sul pisello, La regina delle nevi, L’ usignolo e Il soldatino di stagno.

Alcuni credono che le storie di Andersen siano diventate così popolari perché non erano pensate solo per i piccini, ma anche per gli adulti. Sebbene le trame  siano semplici e affascinanti, la maggior parte di esse contiene  profondi insegnamenti morali .

Copenaghen in un weekend . Palazzo di Christianborg

Il Palazzo di Christiansborg (info costi e orari)  consta di  cinque edifici (XV sec.)   che hanno ottocento anni.  Qui  si poggia  il Parlamento , il  Ministro di Stato , e la Corte suprema. Buona parte delle sue stanze sono destinate a uso della famiglia reale. Tra  queste si possono contemplare: la sala del trono, la sala dei ricevimenti, le cucine reali, la cappella reale, le scuderie ed il teatro di corte.

Le sue fondamenta sono quelle dell’ ormai disperso Castello di Absalons,   nucleo primordiale Copenhagen! Le sue mura furono  riportarono alla luce nel1907  , che dovevano avere un perimetro di 6-8 metri. Le rovine sono tuttora visitabili nei  sotterranei del  Palazzo di Christiansborg . In esso convergono diversi stili,  perché ha subito parecchi danni e modifiche dai vari regnanti.  La più significativa fu  la Torre Blu , per mano di re Erik VII di Pomerania. Qui ci fece imprigionare Leonora Christina (22 anni)  una principessa accusata di tradimento

museo-nazionale-danese-copenhagen-wine-travel-blog-weloveitalyeuweloveitalyeu

Copenaghen in un weekend . Museo Nazionale di Copenhagen

Non avevo con me l’ombrello per ripararmi da una pioggerellina improvvisa. Così mi sono fiondata dentro il Museo Nazionale di Copenhagen (info e costi). Esso ci fa ripercorrere  la time line della cultura danese (14.000 anni). Dai cacciatori di renne dell’era glaciale  e i Vichinghi  fino  alle  opere d’arte religiosa del Medioevo . Molti  oggetti esposti provengono dalla collezione privata di re Federico ( XVII secolo).  Tra le gemme più esclusive ricordiamo:

Il Museo Nazionale di Copenhagen include pure delle vetrine storiche su altre latitudini del nostro pianeta . Come Roma ,   Grecia,  Egitto, Vicino Oriente ,  Iraq, Rio de Janeiro, Groenlandia ,  Sud America, Polinesia, Artico e Giappone. Ci sono anche interessanti mostre che affrontano tematiche diverse e di  valore.

amalienborg-copenhagen-wine-travel-blog-weloveitalyeu

Copenaghen in un weekend . Amalienborg 

Dopo una bella passeggiata sotto un sole tiepido , ho visitato solo dall’esterno Amalienborg  (info costi e orari). Questa è la residenza permanente e ufficiale della monarchia danese as seguito di terribile fuoco appiccato al Palazzo di Christiansborg . Si distinguono quattro palazzi  in stile rococò  (XVIII sec.) di  :

Questi tesori circondano una  piazza spettacolare. Alle 12:00 in punto vi aspetta giornalmente il cambio della guardia!  State attenti perché c’è sempre molta folla e un poliziotto che sorveglia e blocca chiunque oltrepassa la riga!

Marmorkirken

Davanti   Amalienborg c’è la sbalorditiva Marmorkirken  (info e costi) che letteralmente vuol dire Chiesa Marmorea. Come ho già scritto si ispira alla  Basilica di San Pietro in Vaticano per il  magnifico cupolone di 50 metri di altezza .

Essa è un ottimo esempio  di architettura barocca a Copenaghen  , cosa che la  contraddistingue dall’austerità degli altri monumenti cittadini. Eretta nel 1749  su richiesta  di Federico V fu limata  da Nicolai Eigtved. I lavori continuarono per un secolo e mezzo .. Internamente la volta è abbellita con affreschi dei dodici apostoli, intercalati a medaglioni in cui sono raffigurati i sacramenti cattolici. .

kastellet-copenhagen-wine-travel-blog-weloveitalyeu

Copenaghen in un weekend . Kastellet

Il cielo si era ingrigito non appena ero giunta a Kastellet . Questa era  un’antica fortezza  militare Copenaghen fatta su commissione  di Cristiano IV ( 1624) . A ornare l’ingresso meridionale c’è un monumento ai caduti  per il secondo conflitto mondiale  . Esso fu  celebrato  il 5 maggio 1960 nell’ anniversario della liberazione della Danimarca. Si deve a Federico III (per combattere  l’odiata Svezia)  il suo assetto odierno di cinque bastioni con fossato (1658-1660,  Henrik Rüse )   .

A completare la  struttura difensiva sono presenti anche : tre rivellini ,  due controguardie,  un carcere, una propria chiesa che è la Kastelskirken  .  Della cittadella originale si possono venerare due porte: quella di Sjællandsporten o Kongeporten a sud.  E quella di  Norgesporten , entrambe del  al 1663  in stile barocco olandese .

Qualche pezzo del Kastellet servì per innalzare la vicina stazione di Østerport verso la fine del 1800 e nell’aprile 1940 fu presa d’assalto dai nazisti . Oggigiorno è ancora un campo militare, con i suoi magazzini e le inconfondibili caserme rosse.  Ma ci si può entrare tranquillamente per riposarsi nelle panchine del parco con tanto di mulini al vento e alberi fronzuti.

la-sirenetta-copenhagen-wine-travel-blog-weloveitalyeu

Copenaghen in un weekend . La Sirenetta

Cosa sarebbe Copenhagen senza la sua Sirenetta! Per mirarla mi sono diretta  catapultata a ovest , a Østerbro . Questo è un quartiere  vasto apprezzato per il  parco di Fælledparken)  , ed è anche  colmo di grandi magazzini.  Devo assolutamente ribattere contro  quanti sostengono che la Sirenetta sia minuscola (1,25 m )  e non  meritevole di così tanta fama.  Mi ha incantata per la sua armonia e per il suo mistero.

Questa dea marina ha le spalle rivolte allo spettatore . Forse per nascondere la tristezza per aver perso il suo amato . Come si legge nel racconto di Hans Christian Andersen  . Sì, perché lei è la protagonista di una delle sue favole . La stessa che travolse l’immaginazione del magnate Carl Jacobsen . Il ricco danese  la materializzò commissionandone l’esecuzione allo scultore  Edvard Eriksen (18761959)  .

Chi c’è dietro il suo volto? Si dice Eriksen si sia ispirato per il viso a Ellen Price. Questa fu la ballerina di danza classica che fece sognare la Danimarca per aver interpretato la divina sirenetta di Andersen. Ma non volle posare nuda, per cui per il corpo l’artista pregò la propria moglie ! Questo stravagante busto è stato mira di atti vandalici. Dalla decapitazione alla tinteggiatura, e altro. L’attuale testa è una replica perché quella originale fu rubata e mai più ritrovata!

vesterbro-copenhagen-wine-travel-blog-weloveitalyeu

Copenaghen in un weekend . Vesterbro

Vesterbro è un’ala non troppo periferica di  Copenaghen che fu spianata nel XVI sec. Da terreno agricolo si urbanizzò ( XIX sec.)  con il congiungimento  a una stazione ferroviaria. Con questo suo rapido ampliamento si riempì di gruppi di persone eterogenee con prevalenza di classe operaia.

Lo  spirito ribelle di Vesterbro  si mantenne fino alla Seconda Guerra Mondiale giacché fu l’avanguardia del movimento di resistenza.  Da vicoli di perdizione si è tramutata in un’ambita oasi in cui abitare . Oltretutto non è distante da Copenaghen  ed è al contempo fuori dal caos urbano. E se si vuole fare un picnic ci si rifugia nella lussureggiante vegetazione di Vestre Kirkegard e Sønder Boulevard .

Cosa fare a Vesterbro?

Vesterbro è adatto a tutti, dai creativi agli studenti, dalle famiglie ai pensionati. Le sue palazzine sono a cinque piani come nel resto di Copenaghen.  L’intrattenimento è assicurato da mille attività e concerti, sport all’aperto e queste altre chicche:

  • Vega: fatto nel 1996 da Vilhelm Lauritzen è l’hub della musica e del divertimento per eccellenza ;
  • Meatpacking: sono ex fabbriche mutate in localini di alta gastronomia , dove si possono anche sorseggiare sofisticati cocktail ;
  • Værnedamsvej : è come una “piccola Parigi” , poiché è  una via che rammenta appunto la romantica capitale francese  ;
  • Havnebadet Fisketorvet: è una delle migliori piscine oceaniche di Copenaghen; d’estate, moltissimi residenti si ritrovano qui per rinfrescarsi;

Copenhagen in un weekend. 23  Aprile

Il secondo giorno mi ha rivelato una  Copenaghen borghese e bohemien . Un mix esplosivo che la rendono assolutamente affascinante. Per non parlare  della cucina danese gustata a Broens street food. Questo è un insieme di  baracchine in legno che servono street food nazionale, dove  sovrano è il  Rød pølse. Cosa è ?  Un’hot dog con salsiccia di maiale saporitissimo , che si fa fuori in un secondo. C’era davvero l’imbarazzo della scelta tra questi chioschetti allegri disseminati a Papier Island, una superficie residenziale raffinata e pubblica.

Non potevo  stare a Copenaghen senza aver dato un’occhiata al Design Museum. I danesi sono celebri in tutto il pianeta per i loro prodotti di design inimitabili. Con un grande carico di energia poi mi sono diretta ai Giardini e il Castello di Rosenborg. Qui  prima risiedevano i sovrano. All’uscita di questo luna park  sono entrata  nell’immenso Museo Statale di Copenhagen .

Tuttavia quello che mi ha rapito di più di Copenaghen è stato il mio peregrinare per Christiana , lo stato indipendente di Copenaghen! La  Woodstock danese che da comunità sex, drug and  rock & roll è diventata la meta preferita da famiglie e solitari aristocratici! Cosa ci poteva essere infine di meglio di finire al Reffen. Questo è  il mercato gastronomico danese per eccellenza. All’aperto e ventilato dalla brezza marina propone specialità nazionali e straniere. Io mi sono concessa dei gustosissimi tacos messicani con tanto di boccale di birra!

museo-design-copenhagen-in un-weekend-wine-travel-blog-weloveitalyeu

 

Copenaghen in un weekend .  Museo del Design 

Il design è nel DNA dei danesi . Questa loro passione è tangibile al Design Museum  (1920, I. Bentzen-K. Klint) , che è stato  collocato dentro il Royal Frederik’s Hospital.  Quest’ultimo fu la prima clinica collettiva di Copenhagen. Dove Søren Kierkegaard fu ricoverato e morì nel 1855. Lo splendido  fabbricato  rococò è pieno o di dettagli e  ripercorre la storia del design danese dagli albori alla contemporaneità.

il picco massimo della migliore produzione del design danese fu   soprattutto tra il 1930 e il 1970 .   Prese linfa dal movimento artistico del modernismo  ,  e professò  le idee del Bauhaus . In questo settore la filosofia danese  è semplice. Si manifesta nel conferire eleganza e funzionalità agli oggetti  comuni fatti su scala industriale. Senza tralasciare l’attenzione ai materiali e all’ecologia.

Le sedie dei danesi

Un processo che ben esprimeva la crescita della Danimarca nel dopoguerra . Proprio quando si arricchì e investì nella generazione di moderne abitazioni. Per avere un’idea di cosa sia il design danese  ecco chi  ha convertito l’ordinario in straordinario:

Il design danese ebbe un clamore a livello globale grazie ai giri itineranti delle loro produzioni negli USA. Il loro carattere artigianale e minimalista sconvolse in positivo la penna di molti giornalisti americani. 

Mary Elisabeth’s Hospital

Nel Design Museum   ci sono 500 oggetti che spaziano dal 200 a. C.  al 1900 : carta, ossa, tessile,  porcellana, metallo e legno. Il tema è umani, animali, Giappone, piacere,  amore e morte.

A rammentarci che l’impulso primo dei manufatti di qualità  è da ricercare nel Sol Levante . E che l’arte in generale  è di enorme importanza per gli esseri umani. Pensiero quest’ultimo perfettamente espresso nel rivoluzionario modello del Mary Elisabeths Hospital . Un  ospedale  su sette piani che predilige il rosso esternamente al grigio e fa sorridere. Una casa di cura  i cui interni sono stati progettati non solo per guarire ma anche per vivere!

rosenborg-copenhagen-wine-travel-blog-weloveitalyeu

 

Copenaghen in un weekend . Castello di Rosenborg

Il Castello di Rosenborg (info costi e orari) è una cittadella rinascimentale .  In principio nacque come villa estiva di Cristiano IV  (1606 ,  Bertel Lange) . Dopo la sua morte passò al figlio Federico III, che lo ingrandì insieme alla regina Sofia Amalia . Gli appartamenti furono  utilizzati dalla sovranità danese fino al 1720. Le ultime volte furono due occasioni speciali . Nel 1794 quando il Palazzo di Christiansborg s’incendiò.  E durante la Battaglia di Copenaghen del 1801.

Le sue particolarità sono i Giardini del Re (Kongens Have) sfavillanti di rose e fiori di ogni genere . Come i crochi con le loro magnifiche forme geometriche. Molte sculture di vari personaggi famosi popolano le varie aiuole .  Il Padiglione di Ercole invece vi coccolerà con i suoi caffè .

Sua maestà! 

Internamente si possono venerare, le stanze da letto e di udienza reali . Internamente  è ben conservato ed è  costituto dalle camere reali. Da tenere in considerazione sono:

carlsberg-glyptotek-copenhagen-wine-travel-blog-weloveitalyeu

 

Copenaghen in un weekend . Galleria Nazionale d’Arte

La Galleria Nazionale d’Arte  ( info costi e orari) è una favolosa  pinacoteca . Mette in mostra le più prestigiose tele di artisti danesi e internazionali dal XIV secolo fimo ai giorni nostri. Una galleria enorme ubicata in due immobili rinascimentali giganteschi . Sono garantiscono ai visitatori tutti i comfort possibili e immaginabili . Dalle caffetterie agli spogliatoi e tanto altro ancora.

Si possono contare 9.000 tesori, tra dipinti e sculture, molte delle quali sono state omaggio della monarchia danese negli ultimi anni. Spiccano  in assoluto le sezioni inerenti:  l’ arte europea (1300-1800),  danese e nordica (1750-1900), francese (1900-1930), danese e internazionale (dal 1900 in poi)

Michelangelo imperfect

Sono stata fortunata ho anche goduto di una struggente esposizione   intitolata Michelangelo Imperfect (Marzo-Agosto 2025) . Un’esibizione artistica unica nel suo genere . Poiché  ha permesso di ammirare in un colpo 150  capolavori di Michelangelo Buonarroti (1475–1564).  Sebbene fossero tutti dei calchi e   presi in prestito dal Museo di Arte Moderna di Vienna.

L’attenzione di Michelangelo come artista visivo era quasi esclusivamente rivolta al corpo umano.  Questo  era per lui un enigma infinito e anche imperfezione. E di esso esprimeva con i le sue creature  titaniche le emozioni ,  le tenzioni dall’ansia fino all’esitazione.

christiana-copenhagen-wine-travel-blog-weloveitalyeu

Copenaghen in un weekend . Christiana

Mi viene in mente ancora un’immagine stupenda , quella dei tulipani che tinteggiavano di giallo e arancio Christiana . Questa è una comunità anarchica  di Copenhagen  e conta 1000 residenti che si autogestiscono.

Spuntò nel 1971 dall’ occupazione di hippies di una precedente  base militare sull’isola di Amager . Era un gruppo di dissidenti guidati dal giornalista  Jacob Ludvigsen . Questi  disconosceva la mentalità dei borghesi e la confusione delle guerre e della bramosia della ricchezza. Il governo danese, pur non legalizzando la presenza  di questi ribelli, di fatto la tollerò . Con la  promessa però di riqualificare  con dei compromessi con i residenti.

Nemoland

Chiunque è il benvenuto a Christiana (7, 7 ettari) .  Anche perché posticini dove farsi servire uno Spritz  o uno spuntino come il Nemoland , sono un fattore trainante per molti viaggiatori. Tra vicoli di negozietti artigianali, camper e ville , inoltrarsi dentro Christiana  è una sensazione stranissima. Perché per la sua atmosfera vibrante è una  Copenaghen più selvaggia . Graffiti imponenti commemorano Natasja Saad, una rapper  amatissima dai danesi morta giovanissima a trentatreanni.

Le  regole esistenziali di Christiana sono quelle della non violenza e dell’ anticonformismo. Ma ci sono anche problemi seri di ordine pubblico. Come nella famosa stradina della droga ovvero  Pusher Street, che ora è in via di smantellamento.

Copenhagen in un weekend. 24 Aprile

A Copenaghen ho rivissuto  la street art di Banksy al MACA, un minuscolo museo d’arte moderna da non perdere! Poi mi sono addentrata   BLOX, una struttura multifunzionale che è contemporaneamente ricreativa per i cittadini . Qui spopola il  DAC  Danish Architecture Center: una lettura dell’evolversi dell’architettura danese dalle sue origini a oggi. Come anche   il Bloxhub, un incubatore multidisciplinare per lo sviluppo sostenibile.

Decisamente impegnativo è stato il pomeriggio passato alla  Nuova Carlsberg Glyptotek. Questa è il museo donato da  Carl Jacobsen (1842-1914) a Copenaghen  . Lui era  il proprietario del birrificio Home of  Carlsberg , mausoleo della popolarissima birra.

I  danesi rivoluzionano anche i cimieri, come quello di Assistens . Ne hanno fatto un giardino dove commemorare luminari come Christian Andersen . Ho portato i fiori sulla sua tomba!  A ricordare che la nostra permanenza terrena non ha una fine  ma continua sotto altre forme!

blox-DAC-banksy.copenhagen-wine-travel-blog-weloveitalyeu

Copenaghen in un weekend . Blox

Blox  è un esperimento architettonico  ben riuscito per vivacizzare la località portuale di Copenhagen. Un contenitore multifunzionale ed eclettico che raccoglie uffici , appartamenti, palestre . E il DAC , ovvero il Centro di Architettura Danese (info costi e orari) ,  una roccaforte culturale che spiega il genio dei danesi nell’arte del creare!

Prima fu l’argilla nell’800 d. C. , poi il legno per le prime capanne e scavallando i secoli bui del Medievo , si manifestò il rinascimento con Cristiano IV. Il progresso si determinò con l’avvento della democrazia nel 1894 . Superato il tracollo finanziario del  XX secolo fu tutto in salita per l’architettura danese. Proprio quando ispirò con  Jørn Utzon l’architetto che pose mano all’Opera House di Sydney in Australia. Dopodichè   l’attenzione delle grandi menti della Danimarca per l’architettura si lanciarono sul  rispetto per la natura e del riciclo .

carlsberg-glyptotek-copenhagen-wine-travel-blog-weloveitalyeu

Copenaghen in un weekend . Nuova Carlsberg Glyptotek

La  Nuova Carlsberg Glyptotek Carlsberg (info costi e orari) è l’insieme dei pezzi d’arte della famiglia Carlsberg  conservati in un palazzo barocco di estrema bellezza. I suoi architetti furono  tra i massimi della Danimarca: Vilhelm Dahlerup (1836-1907), Hack Kampmann (1856-1920) e Henning Larsen (1925-2013).

Varcata la sua entrata con pavimenti a mosaico  mi sono imbattuta in un Giardino d’Inverno stracolmo di palme e coperto da un eclettico tetto in ferro e vetro . Al centro spicca  l’ appariscente fontana di Kai Nielsen l ‘Acquario (1919-20)  .

Dalla pittura danese a quella francese

Aggirando  una deliziosa caffetteria,  ho avuto accesso ai  quattro blocchi:

Attualmente la Nuova Carlsberg Glyptotek annovera 10. 000 perle d’arte . Tra queste vanno annoverate : busti antichi, e le creazioni di  Auguste Rodin, Paul Gauguin , ed Edgar Degas . La lista sarebbe troppo lunga . Essa comprende altre anche altri nomi altisonanti. Quali  Meunier, Klinger, Picasso e Giacometti .Renoir, Van Gogh, Picasso, Cézanne , Manet e  Delacroix,  Courbet, Rousseau, e Sisley

vesterbro-copenhagen-wine-travel-blog-weloveitalyeu

Copenaghen in un weekend . Norrebro 

Norrebro  è il nord di Copenhagen . Possiede dei connotati medievali ,  agricoli e operai  che  a metà del XIX secolo si è ingrandito e modernizzato. Nel XX secolo c’erano ben 125.000 abitanti nel dopoguerra (XX sec.) con  movimenti indipendentisti che  fecero scappare la popolazione. Da allora Norrebro  andò in rovina e ci fu un  calo demografico piuttosto drastico. Il suo risveglio avvenne tra gli anni ’70 e ’80 . Questi  furono quelli di molti investimenti che lo hanno fatto evolvere e migliorare .

Esso  è divenuto dinamico e multiculturale , facilmente raggiungibile con metro o bici . Sono strepitosi i suoi  laghi quelli di Frederiksberg e  Østerbro. Il suo snodo essenziale è Nørrebrogade , che è molto trafficata e costellato di ristorantini, boutique e altro . Come del resto le altre due mitiche vie : quella di Jægersborggade e Blågårdsgade.  Fatevi una camminata nel cimitero di  Assistens   (XVIII sec.) e salutate Handersen! Oppure dirigetevi al parco Superkilen fatto dall’acclamatissimo designer danese Bjarke Ingels Group

tivoli-copenhagn-wine-tavel-blog-weloveitalyeu

Copenaghen in un weekend . Tivoli

A due minuti dalla stazione centrale di Copenhagen c’è Tivoli (info e costi). Questo è  un parco giochi dove intrattenersi, e assistere a spettacoli. Se  ci si  trascorrono  le ultime ore del pomeriggio si ci sentirà avvolti dalle caldi lucine che brillano ovunque .  Fu avviato  il 15 agosto 1843 dal suo fondatore Georg Carstensen . Tutto qusto grazie alla concessione del  Re Cristiano VIII.  Nel 2017  Tivoli ha battuto il record di 4.6 milioni di visitatori.

Tivoli è una forza di quaranta attrazioni. Le sue numerose montagne russe, macchinari a forma di draghi e demoni  ti fanno volare a velocità pazzesche. Un paradiso per i bambini . In angoli fatti esclusivamente per loro possono incontrare orsetti come Rasmus Klump. L’animaletto peloso è il personaggio principale di una  serie a fumetti danese per bambini (1951 Carla e Vilhelm Hansen). Gli innamorati a Tivoli possono baciarsi al lago Dragon Boat Lake dopo una pantomima al Pantomime Theatre e una cena romantica al Nimb.

Copenhagen in un weekend. Cosa bolle in pentola!

Cosa si mangia a Copenhagen? Il piatto istituzionale  è lo smørrebrød che sarebbe pane di segale imburrato e salmone nella sua variante più rivisitata. Ma hanno il loro perché anche : la stegt flæsk, maiale croccante con patate lesse, le frikadeller, polpette di maiale   insaporite con noce moscata, cannella e cotte nella birra . E tanto altro ancora.

I danesi prediligono il cibo sano :  pesce, carne , verdure ,  tuberi ,bacche. Sanno essere anche golosi di dolci  con frutta e panna.  Sono pure  rinomati per i loro ristoranti stellati che sono tanti e tra i più richiesti. Stagionalità dei prodotti , disciplina , attenzione ai dettagli e minimalismo è il loro x  factor .

Se vi state domandando quali sono questi  templi della cuisine scandinava la risposta unica è  il  Noma in  Refshalevej 96, 1432 Indre By. Il suo superchef René Redzepi ha fatto la gavetta tra le cucine più sofisticate del globo . Lui è stata la risposta al successo di questa alcova del food danese. Nel suo menù si respira aria nordica: alghe islandesi, pesce faroese, buoi muschiati della Groenlandia e acetosella delle foreste danesi.

Dove mangiare a Copenhagen!

Non sono da meno per gli appassionati di nouvelle cuisine altri rifugi per il palato quali : il Geranium, Jordnær, Alchemist, AOC, Frederikshøj, Henne Kirkeby Kro, Kadeau Copenhagen
Il mio elenco di locande danesi per voi :

stroget-rundeturm - copenhagen-wine-travel-blog-weloveitalyeu

Copenhagen in un weekend. Conclusioni

Andare a Copenaghen è un lusso da concedersi , vi ammalierà . Non fatevi ingannare sullo stereotipo dei danesi depressi per la poca luce invernale  e il clima rigido di questa stagione. Potrà essere anche vero per certi versi, ma si difendono bene.

Hanno reagito alle condizioni estreme con un motto tutto loro che è  Hygge! Questa è una parola danese , intraducibile in Italiano, che esprime il senso della felicità nelle piccole cose dell’esistenza. Come la capacità d’ inventarsi un’atmosfera accogliente e rilassante . Leggere un libro davanti un camino, cenare con gli affetti più intimi a lume di candela, scaldarsi dal freddo con una coperta calda.

Fino all’ultimo respiro!

La mia avventura a Copenaghen in un weekend è giunta al capolinea  con la visita di altre due attrattive:

Purtroppo non mi è riuscito fare il giro in battello di Copenhagen, fatelo voi al posto mio. Se volete risparmiare per come è cara Copenhagen rivolgetevi all’agenza Netto .  Con € 8 da Nyvn vi farà girare nei punti  più importanti! Vi auguro buon viaggio!

If you like my post, please subscribe to the socials of www.WeLoveitaly.eu :