Tenute Delogu, Alghero

“Faremo scherzi al vento,  lo chiuderemo in una stanza,
ma promettiamo di liberarlo , se ci aiuterà a volare” 
P. Marras

Alghero

Andare ad  Alghero, è come essere in “compagnia di uno straniero” , parafrasando una famosa canzone di Juni Russo : ti innamori e hai voglia di ritornarci! A Luglio, in  meno di un’ora di volo da Pisa, attero per la seconda volta ad Alghero, per riprendermi il cuore lasciato in questo gioiello incastonato nella “Riviera del Corallo” a  Nord Ovest della Sardegna . Ancora ebbra dei paesaggi, della gente, dei colori, degli odori, e del vino,  sorseggiando un calice di Chelos, vi racconto una bella  storia: Alghero in un bicchiere! 

Piero  le Tenute  e i Vini Delogu

Piero Delogu  viene a prendermi all’aeroporto di Fertilia Alghero . In pochi minuti  raggiungiamo il  suo splendido Wine Resort le  “Tenute Delogudove ci aspetta il figlio Lorenzo, per continuare una chiacchierata tra amici iniziata con Valeria Crabuzza, manager di “Alghero Conciergie”, all’hotel Carlos V di Alghero , in occasione di una degustazione dei vini d’eccellenza dell’inesauribile imprenditore sardo.

Piero , classe 1962, nasce a Ittiri , Sassari, inizia la sua carriera lavorativa alla fine degli anni Ottanta.  Partendo da zero, Piero si dedica alla produzione di  impianti all’avanguardia di mungitura degli ovini. Nel giro di pochi anni raggiunge un grande successo e reinveste quanto guadagnato nella realizzazione dell’azienda “Carpenterie Metalliche” (attività di progettazione sviluppo e realizzazione di strutture in profilati di acciaio), nell’acquisto di dieci ettari di zona industriale e nella costruzione di appartamenti da rivendere a Olmedo. Questi sono alcuni dei  capitoli della vita di Piero, raccontanti  con un gran sorriso lungo un tragitto in macchina verso la  sua elegante bottaia, e i primi di un libro che hanno poi per protagonista la  passione di famiglia: il vino. Il salto dalla realtà al cinema, per narrare con ironia delle gioie e dei dolori di una cantina vinicola sarda è in “Bianco di Babbudoiuou”.  Si tratta di un film comico del 2016,  girato in parte nelle “Tenute Delogu” , diretto da Igor Biddau , con l’esordio cinematografico del trio comico Pino & gli anticorpi e la partecipazione della esotica Caterina Murino. Tutto ‘made in Sassari’ !

Nel 2004 nasce “Tenute Delogu” : da 5  ettari di superficie vitata sotto il  Nuraghe di Palmavera a 20 nel 2008 tra le campagne dorate e pianeggianti  della Nurra e il mare crsitallino di Alghero, la cui brezza soffia gentile in una zona dove la coltivazione della vite è una tradizione dai tempi dei tempi. Si tratta di un terreno con caratteristiche uniche per la viticoltura, con i suoi inverni miti ed estati ventilate.  Ed è proprio in questo territorio, fatto di argille rosse, calcare e ricco in minerali, che si adagiano i filari (allevamento Guyot) di Vermentino, Cannonau, Cagnulari, Merlot, Cabernet e Syrah. Vitigni autoctoni e internazionali di grande pregio che Piero cura personalmente insieme al giovane enologo Antonio Puddu e la consulenza esterna di Piero Cella ( della scuola di Tachis!) .

Un patrimonio straordinario e Piero ne ha subito  capito il valore e lo ha lavorato con amore: l’attaccamento alla sua Terra, il suo  instancabile lavoro e quello dei suoi preziosi collaboratori sono racchiusi nei suoi vini e nei  nomi delle 6 etichette dell’azienda vinicola (circa 100 mila bottiglie annue): “Ego”, Cannonau in purezza, “Geo” riuscitissimo blend di Cannonau, Cabernet e Syrah, “Cagnulari” pregiato vitigno autoctono,  “Ide” Vermentino maturato in botti per un anno, “Die” Vermentino di Sardegna DOC,“Chelos” spumante di Vermentino e Chardonnay (Metodo Charmat).

7 giorni in Paradiso: Tenute Delogu

Piero e Lorenzo mi accolgono come se fossi di famiglia. La mia vacanza  inizia sotto un sole cocente di Luglio nell’orto delle “Tenute Delogu”, ettari di terra in cui sono coltivati e allevati  tutti i loro prodotti a km 0!

Allievo la calura estiva con  una doccia fredda nella mia camera “il Grappolo”, arredata con gusto e dotata di tutti i comfort, un tuffo nella magnifica  piscina tra palme e cicas ed è ora di cena. Mi incammino attraverso un percorso di fiori e statue in pietra.  Una luna gigante e il sottofondo delle cicale mi accompagnano fino al ristorante della “Tenute Delogu”, composto da una sala interna ed una esterna su prato, una  location immersa nel verde alle quali fanno da cornice delle scenografiche cascate. Conosco Vincenzo il cuoco, un signore gentile, che mi anticipa il menù della cena, senza svelarmi però i segreti della sua cucina. La tradizione sarda in tavola, tra vini superbi e tavoli sapientemente imbanditi: antipasti di verdure, gnocchetti sardi e  ‘culurgiònes’  (gnocchi di patate con formaggio e menta) al sugo di pomodoro fresco, basilico e pecorino, ‘porcheddu’ con patate, e in fine il mirto ! Piero e Lorenzo mi guardano con aria soddisfatta, perché faccio fuori tutto compiaciuta! Si fa tardi e gli ospiti della sala tornano a casa loro con un’aria leggera di chi è stato bene. Piero e Lorenzo continuano il romanzo della loro vita. Passione, costanza, perseveranza,  duro lavoro, attaccamento alla terra, rispetto delle tradizioni,  modernizzazione strutture aziendali, amore per la gente: gli ingredienti del loro successo. Incredula di quanta bellezza ci sia in ogni gesto loro, mi sento per un attimo come la protagonista di una favola, in cui c’è sempre qualcuno che ti fa felice, protegge e ti mette prima di ogni altra cosa, fosse anche la più urgente. L’attenzione ai dettagli fa la differenza e io l’ho provato sulla mia pelle! Ascolto con grande ammirazione un padre e un figlio che portano avanti il loro progetto di vita , e con molta naturalezza mi rendono partecipe di questa gioia tra una telefonata e l’altra, mille pensieri per iniziare la giornata a seguire, compreso il mio tour ! Non ho con me un orologio, e la sveglia per alzarmi  la mattina alle “Tenute Delogu” non serve. Apro la finestra e davanti a me lo spettacolo in prima fila di una natura rigogliosa. Colazione, e giro per le tenute: parcheggio  molto ampio, spazi immensi costellati da due blocchi di appartamenti nuovi del residence,  cantina e  vigneti. Cerco un po’  d’ombra e la trovo sotto una folta  bouganvillea , leggo la mia guida sulla Sardegna e sogno di percorrere  tutta la costa Nord Occidentale , perché la posizione della tenuta a tal proposito è strategica. Seguitemi!

10 Posti Top da non perdere

  • Pranzo con famiglia sarda:  patrimonio dell’UNESCO! Piero conosce tutti ed è di casa ovunque! Non riesco a non divorare spaghetti al tonno con gamberi freschi, parago con patate, insalata di polpo, tre tipi di formaggio,  “casu marzu” compreso, e vassoi di dolci infiniti!
  • Bombarde, Spiagge: un chilometro di sabbia finissima affacciata su un mare azzurro, rallegrato  dalla dolcissima Annapaola, che prepara le cozze cotte al carbone nel suo lido. Indimenticabile;
  • Stintino:  il profumo della salsedine si respira da lontano  e fa venir voglia di tuffarti a mare. Un mare, quello di Stintino, che una volta scoperto, assaporato e vissuto, non ti lascia più!
  • La Pelosauna spiaggia tropicale  con un mare turchese sul  Golfo dell’ Asinara; 
  • Cala Mugoni: a ridosso di una pineta si trova questa baia di sabbia bianca calda e mare blu , nei pressi di Porto Conte;
  • Fertilia: fondata nel 1933 con lo scopo di diventare il centro economico amministrativo di tutta la zona rurale della Nurra di Alghero, colpisce per la sua terrazza severa  prospiciente un porticciolo;
  • Sugheria di Suni: piccolo centro in provincia di Oristano, noto per la produzione di sughero e malvasia;
  • Bosa: un incantevole e affascinante borgo mediterraneo fatto di case colorate, dove tradizione e modernità si fondono;
  • Alghero:  catalana, superba e altezzosa che ti abbraccia e non si fa scordare con i suoi paesaggi mozzafiato, le strette viuzze piene di storia, e un mare tra i più belli che abbia mai visto;
  • Ristorante “Sa Mesa” ad Alghero: per capire ed assaporare in fondo il meglio della Enogastronomia Sarda, con  una cucina tipica rivisitata e  la ricerca dei migliori prodotti locali.

L’unico rimpianto quello di non cogliere i segni del destino, del  mio volo di ritorno cancellato per i soliti disagi della Ryanair . Riparto per la Toscana. Qualcuno forse vuole che rimanga  più a lungo ad Alghero e alle “Tenute Delogu”. Quel fine settimana mi perdo il concerto dal vivo di Piero Marras , un famoso cantautore sardo,  in occasione dei suoi 40 anni di carriera, un grande artista a cui Piero, dedica una Magnum di Geo , come fa  anche con il gruppo dei  Tazendas. E insieme ai musicisti e i poeti,  Piero canta della sua Sardegna attraverso l’Arte del suo Vino.

Grazie Piero &  Lorenzo

Enjoy it! 

Stefania

 

Terre di Pisa 2019

Terre di Pisa 2019 , Wine Exibition

Terre di Pisa Terre di Vino 2019

Terre di Pisa  Terre di Vino 2019″  , organized by the Comunication Agency “Darwine & Food”, is an important and charming Wine Exbition, which aims to offer learning opportunities about “Pisa Hills Top Wines” for all: industry operators, connoisseurs and Wine Lovers. It is also an important occasion to promote Pisa and its province with its incredible Cultural, Historic, Wine & Food heritage.

On the 27th and 28th May at the “Chamber of Commerce of Pisa”  , 36 Local and talented Winemakers launch their Top Wines made by Sangiovese and  International Grapes in ocassion of this stunning event. They are here gathered to represent “Terre di Pisa Wine Production”, a  beautiful territory  of hills, forests, fields, and olive groves, where Wine History goes back to the Etruscans time. Here grapes grow in an area, which once was covered by the sea, in  soils rich on fossil,  and composed of  sand along the coast and limestone towards the inland. That’s the reason of Fine, Complex and Mineral Wines in Pisa ! Moreover, Pisa Wines Producers boast about the “DOC  Terre di Pisa Wine” designation  created in 2011 and “Terre di Pisa Wine Consortium”  founded in 2018 to classify and protect “Pisa Hills Wines” Here a list of the most important ones: 

Terre di Pisa 2019
Terre di Pisa 2019

Pisa Top Wines Exhibition

There is  a packed program of must-attend events and activities: tastings, seminars, and workshops run  by industry workers and experts such as:

And last  but not least, it’s worth emphasizing the importance of  great speeches of two renowned journalists regarding the history and the future of Sangiovese. Let’s begin with  Daniele Cernilli  , “Doctor Wine Blog” editor. He claims that Salviati Dukes introduce Merlot (1600) in their estate in Migliarino Pisano before  French  in Bordeaux. Then, Antonio Boco, contributor writer to the famous  “Gambero Rosso” Italian Cuisine guide, highlights the economic value generated by  IGT and  DOC  appelations for this terrific corner of Tuscany, whereas quality plays an important role in determining demand. The message is clear! Pisa  is  something over than the famous Leaning Tower and the city centre. It’s a massive treasure  to be discovered by curious travelers from the Wine Tours through the Pisa Hills  to “Massacciuccoli Lake”, from the “Parco di San Rossore” to the sandy Coast and the Apuan Alps. Wine and Tourism could become a driving force of  job creation, economic growth and development.  Howerever, Politicians, Education Institutions, Enterprises and others,  must invest in Workforce Development ,  Skill Formation and Comunication Strategy. 

Giusti e Zanza Winery

Pisa Coast Wines Press Trip

Pisa is certainly a step in the right direction for interest and commitment of private parties, but  it still has a long way to go, beacuse it needs a more efficient public administration. By the way, I just realize how many Wine-Growing Small and Medium-Sized Wine Enterprises are scattered everywhere in thiz land kissed by the sun. They define the key success factors in the process of internationalization and enrichment of  Pisa and its province. I join a Press Visit at the most enchanting Wineries along the Tyrrhenian Coastline to experience ths Pisa Wine Renaissance: 

  • “Torre a Cenaia”, Crespina Lorenzana: it is an oasis  of peace and tranquility. At “Torre a Cenaia” you can live the experience of a millennial Estate, with its 500 hectares of unspoiled Tuscan countryside, where time seems to have stopped. Wine, Craft Beer, Extravirgin Olive Oil, Restaurants, Events and more. A real unconventional Tuscan Experience not far from Pisa and Livorno; 
  • “I Giusti e Zanza”, Fauglia:  it was born in 1996 from the restoration of an Historical Winery in the Fauglia Hills. Wine has been made here since the 16th century. I find their “Bruno” (100 % Syrah)  excellent. “Pierbruno” is a fulll-bodied wine of an intense purple colour. The bouquet features aromatic undertones  cherries, blackberries and blueberries.The mouthfeel is fantastic with its softness and extra fine elegance. When you taste it you’ll be greeted with a punch of flavor that tapers off and then has a spicy peppery note in the aftertaste;
  • “Sator”, Pomaia: the vineyards cover over 11 hectares in three different plots: Campo San Giovanni, Campo al Pino and Cantina. The Red and White grapes varieties are: Ciliegiolo, Sangiovese, Teroldego, Merlot , Cabernet Franc, Vermentino and Fiano. This is a Family-Run Winery, so most likely you’ll find a family member guiding you on the journey into the World of Wine, starting from their vineyards to the Winery before moving on to the tasting of their Wines, which you can choose to buy afterward as well;
  • “Pagani de Marchi”, Casale Marittimo: it dates back to 1996 and it’s very well-known due to a  glorious archaeological discovery, the so called “Tomba del Principe Guerriero” (“The War Lord Tomb “) with his “Tasting Wine Kit”(a funeral banquet outfit) . Therefore this domain stretches back into the antiquity (VI – IV centuries B.C.). Their Wine are made by Sangiovese, Merlot , Cabernet Sauvignon, and Sauvignon Blanc. 
Pisa Wines

If you love Wine, Food and Life , Tuscany waits for You. Book your Holiday in Pisa, and left behind all your Worries. 

Enoy it ! 

Stefania

I Garagisti di Sorgono

I Garagisti di Sorgono, l’oro rosso di Sardegna

“…siamo il regno  ininterrotto del lentisco, delle onde che ruscellano i graniti antichi,  della rosa canina, del vento, dell’immensità del mare. Siamo  una terra di antichi silenzi, di orizzonti ampi e puri, di piante fosche, di montagne bruciate dal sole, e dalla vendetta.  Noi siamo Sardi…”

G. Deledda

 “I Garagisti di Sorgono”

 “I Garagisti di Sorgono” è la risposta di Roberto Cipresso, enologo di fama internazionale, alla mia domanda riguardo a dove scovare nuovi vini da assaporare e nuove emozioni da raccontare nel mio Blog DiVino e viaggi  WeLoveItaly.eu.

Galeotta una cena fra sommelier presso l’elegante ristorante “Nautilus” a Tirrenia, Pisa, il 28 Novembre del 2018. Roberto è ospite d’onore della serata. Tutti i commensali lo ascoltiamo affascinati mentre descrive le sue bottiglie di rossi e bianchi e presenta il suo libro “Il Vino, il Romanzo Segreto” , in cui scrive delle sue esperienze in giro per il mondo e del suo approdo finale a Montalcino nel 1987. Nella città del Brunello il talentuoso winemaker fonda, tra le altre cose,  il “Wine Circus”, una società di consulenza agronomica ed enologica ora a disposizione di trenta aziende dislocate in tutta Italia, isole comprese. Proprio in Sardegna Roberto scopre un territorio e quattro giovani imprenditori che osano trasformare un’antica passione di famiglia per il vino nel lavoro della loro vita. Si tratta di Pietro Uras, Renzo Manca, Simone Murru e Andrea Macis, amici sin da piccoli, che grazie all’aiuto di Roberto avviano un’azienda vinicola. Il loro sogno ha un nome “I Garagisti di Sorgono”, che trae volutamente ispirazione dal movimento francese dei “ Vins de Garage”, a sottolineare la tipologia ricercata e introvabile dei loro vini rossi, garbati, caldi, e destinati a una nicchia di intenditori.  Il fenomeno dei “ Vins de Garage”, nasce a Bordeaux negli anni ’90, quando Robert Parker stella l’altissima qualità ed esclusività di alcuni “microchateaux” prima a Pomerol e poi a Saint-Emilion (“Le Mondotte” di Chateau Canon-La-Gaffeliere, Le Dome” di Chateau Teysser e il “Gracia”), facendoli diventare carissimi e  oggetto dei desideri da parte di collezionisti di tutto il mondo. Ciò succederà inevitabilmente anche ai rossi de  “I Garagisti di Sorgono” , il meglio della tradizione vinicola sarda in quattro etichette che hanno il loro cognome e il loro volto : “Macis” per il  Bovale o Muristeddu in sardo, “Manca” per il Cannonau, “Murru” per la Monica e “Uras” per il Mandrolisai , una chicca di cui vi dirò a breve. Nel giro di pochi mesi volo verso la Terra dei Nuraghi per conoscerli di persona, perché attraverso i loro vini desidero afferrare lo spirito della Sardegna, della sua cultura, delle sue tradizioni, delle persone che la abitano. Un pellegrinaggio verso paesaggi mai monotonamente uniformi, che ora mostrano e ora nascondono le remote vicende di questa isola le cui origini sono tra le più complesse e singolari del Mediterraneo.  Un Eden dove la viticoltura viene praticata da millenni, da prima della dominazione romana, e poi con i Fenici, i Romani, i Bizantini, le signorie toscane e genovesi con i monaci benedettini e camaldolesi, il lungo dominio spagnolo, per finire con il regno sardo-piemontese, ininterrottamente sino ai giorni nostri.

“Uras”, il Mandrolisai di Sorgono

Sono le 10 di venerdì sera. Attero a Cagliari in un weekend piovoso di fine Maggio. Il mio primo pensiero è Giulia, raggiante medico della capitale, una di quelle amicizie che porti con te sempre e per sempre, a cui devo l’onore d’ avermi fatto scoprire per prima questo angolo d’Italia. Ad attendermi all’aeroporto c’è Pietro Uras, che mi accoglie con un gran sorriso. Il suo fare gentile e amichevole mi mette subito a mio agio.  Mi fa accomodare in una piccola Fiat Panda grigia per il nostro viaggio, direzione Sorgono! Mi fa stare solo un po’ male l’idea di due ore di curve prima di raggiungere la meta. Pietro però riesce a distrarmi con una parlantina degna di un avvocato non appena mi parla della sua Sorgono, un paesino di appena 1700 abitanti, e di come inizia l’avventura imprenditoriale dei quattro “garagisti”. Seguitemi!

Pietro colloca Sorgono nel centro della Sardegna, a 700 metri d’altezza sul versante occidentale della catena montuosa del Gennargentu, a sud ovest della Barbagia di Ollolai. Questa è l’area geografica del Mandrolisai, da cui l’omonima DOC , di cui però non so molto. Pietro non esita a intervenire dandomi precise informazioni al riguardo, che riporto nel dettaglio perché molto interessanti. La denominazione Mandrolisai DOC risale al 1981, e comprende i vini rossi e rosati delle zone collinari della Sardegna centro occidentale, includendo per intero oltre che Sorgono i seguenti comuni: Ortueri, Atzara, Sorgono, Tonara, Desulo e Meana Sardo, in provincia di Nuoro e il comune di Samugheo in provincia di Oristano. I vini “Mandrolisai” sono il risultato dell’uvaggio in diversa percentuale dei tre vitigni sardi , cioè, secondo disciplinare, 35 % Bovale /20%-35% di Monica (vitigni autoctoni) e 20%-35% di Cannonau (simile alla Grenache francese) . I tre vitigni vengono vinificati assieme in maniera da conferire al vino ognuno le proprie qualità migliori: il Bovale il colore, l’intensità, il corpo e un po’ di rudezza e di tannicità, il Monica la gentilezza, la freschezza e la fruttuosità e il Cannonau l’alcool. A un certo punto Pietro si sofferma sull’unicità della tecnica dell’uvaggio multivarietale che è praticata solo nel Mandrolisai, ed è antichissima. Con sistematicità i loro nonni e bisnonni, possedendo filari di viti con tante tipologie di uva, dopo la raccolta vendemmiavano tutto insieme, mescolando anche 5/10 differenti tipi di uva e producendo così quasi esclusivamente vini misti. Rispetto al passato Pietro fa notare che tale mescolanza non dà più vita ad un miscela casuale, ma è bensì il frutto di approfonditi studi dei tempi di maturazione dell’uva ed è mirata a conferire al vino particolari note e sfumature. Leggo negli occhi di Pietro la fierezza di preservare questa alchimia enoica, e ne ha tutte le ragioni, perché sono vini rossi pregiati che richiamano i più modaioli Bordeaux, Valpolicella e Chianti, solo per citarne alcuni.

 

Sorgono, l’ombelico del Mondo

C’è ancora un po’ di strada da fare. Durante il tragitto la notte è troppo fonda ed oscura per ammirare il paesaggio intorno, che solo una luna tonda e bianca riesce a tratti ad illuminare. Quelle sagome nere che ci circondano improvvisamente prendono forma nella mia mente, non appena Pietro evoca i suoi ricordi d’infanzia: quella è sempre la stessa vegetazione rigogliosa che ricorda da bambino, fatta di querce, mirto, corbezzolo e cisto, che si alternano ai vigneti in una cornice suggestiva, avvolta da un silenzio profondo. 

Rimango un po’ perplessa, c’è una nota di nostalgia in Pietro, come se tutto ciò che ama non è sempre lì a portato di mano, e mi chiedo il perché dal momento che sta sempre a Sorgono! Il mio dubbio svanisce quando Pietro mi confessa del suo desiderio di trasferirsi presto in Sardegna per dedicarsi completamente alla sua attività. Vengo infatti a sapere che lui è l’unico che abita fuori, precisamente a Parma, dove si forma come tecnologo alimentare collaborando con importanti imprese emiliane da 19 anni. Da studente va via per la curiosità e la necessità di vedere cosa c’è oltre la sua isola, e gli fa bene, ma non può stargli lontano per molto. Pietro risente della lontananza da casa, e al momento può rientrare solo qualche volta al mese. Non può lasciare definitivamente la sua occupazione attuale, come del resto gli altri tre soci, perché c’è bisogno continuamente di soldi da investire. Devono decollare e non possono permettersi di stare dietro i tempi e la burocrazia infinita e macchinosa delle istituzioni governative di settore e non, che sono sempre più lente laddove invece dovrebbero agevolare e favorire lo sviluppo della cittadinanza. L’Italia è il lupo cattivo di questa favola. I quattro vigneron sardi però non si arrendono di fronte a nessuna difficoltà, sono testardi e risoluti ad andare avanti a tutti i costi, senza mollare mai. Pietro, Renzo, Simone e Andrea si conoscono da sempre, e ciò che li accomuna oltre a un grande affetto, è la passione per la Sardegna e per le loro vigne, ereditate dai loro padri e dai loro nonni. Hanno competenze tecniche e grinta giusta per imbottigliare quel patrimonio enorme in rossi versatili, fini e particolari, da quelli che rallegrano la famiglia, a quelli che soddisfano i palati più esigenti. Un grande passo quello di mettersi in proprio e un terno al lotto in Italia, eppure sono accanto a chi ci sta provando, che mi sta accompagnando proprio in quel borgo sardo da cui tutto trae origine. All’improvviso Pietro svolta verso una piccola stradina e spegne il motore del veicolo nei pressi di un promontorio in mezzo alla campagna. Mi porta vicino a un santuario, quello di San Mauro e me lo dipinge con orgoglio, perfetta sintesi di arte tardogotica, barocca e rinascimentale. Questo è un edificio di culto, un ampio complesso architettonico, la cui caratteristica è la presenza di abitazioni a schiera, dette muristenes in sardo, veri e propri alloggi per i pellegrini. Ancora oggi le muristenes sono utilizzate da migliaia di devoti come luogo di ritrovo in occasione della “Sagra di San Mauro”, celebrata l’ultima domenica di Maggio a Sorgono. Abbagliata dalla maestosità di quel monumento di arte sacra, risalgo nella Panda e dopo un po’ giungiamo finalmente a Sorgono. Pietro mi lascia al mio alloggio e prima di andare via mi comunica che l’indomani il mio itinerario prosegue con gli altri due “garagisti “, Simone e Renzo, perché lui è a un matrimonio, e Andrea a Cagliari per lavoro. Sono nella mia stanza e non ho la forza di disfare le valigie per la stanchezza. Vado a letto con il pensiero di quei vicoli stretti e deserti, e la voglia di perlustrare alle prime luci dell’alba questa piccola cittadina, di cui fino a qualche tempo fa non ne conoscevo neppure l’esistenza!

“Manca”  il Cannonau e “Murru” la Monica

Sabato mattina mi risveglio nel mio accogliente B&B “Minù”, una mansarda elegantemente arredata in centro, che mi coccola con una colazione sublime di dolci e frutta fresca per avere l’energia giusta e vivermi Sorgono, con i suoi tesori e le sue delizie enogastronomiche.

Renzo e Simone vengono a prendermi con una jeep. Parcheggiamo e ci sediamo a un bar vicino il comune per prendere un caffè perché fuori diluvia. Le lancette dell’orologio sembrano fermarsi, tutto a Sorgono scorre lento, ogni cosa è al suo posto e la gente si saluta per strada. C’è un senso di pace e di quiete che fa bene all’anima. Renzo mi indica fuori dalla finestra una piazza che è il luogo di ritrovo per i compaesani. Lì si svolgono quasi tutte le più significative manifestazioni  del calendario sorgonese “Autunno in Barbagia“, tra cui “Sa Innenna“, ovvero la vendemmia tradizionale. Quell’agorà cambia in meglio il loro destino quando nel 2014 vi si tiene “Wine and Sardinia”. In occasione di questo rinomato concorso enologico di vini regionali e locali, entrano in contatto con Roberto Cipresso, il presidente della commissione esaminatrice. I quattro amici non esitano a chiedere consigli a Roberto per il loro progetto di vinificare con le loro risorse e in modo del tutto autonomo. Da lì a poco Roberto si reca a Sorgono per studiare più da vicino le loro vigne e rimane meravigliato delle straordinarie potenzialità di quell’angolo di paradiso, e decide di fargli da guida per tutto il loro percorso imprenditoriale. Nulla accade per caso! Io Renzo e Simone siamo ancora dentro il piccolo cafè sardo, fuori c’è solo qualche passante che si affretta a rientrare in casa, fa freddo e grandina, quale momento migliore per prendere ancora appunti. Ora è il turno di Simone che prosegue la narrazione citando il 2016 come il loro anno di svolta, quando, contando sul supporto professionale di Roberto, lanciano circa 6000 bottiglie della loro azienda vinicola direttamente nel mercato nazionale. Nel 2017 i loro quattro rossi sono presenti nella gettonatissima enoteca della Locanda Mariella, un piccolo e noto ristorante vicino Parma. Subito dopo nel 2018 fanno il debutto ufficiale nel mondo del vino al “Vinitaly” di Verona e i loro quattro marchi suscitano la curiosità e l’interesse di innumerevoli Wine Lovers e Wine Experts.  Mi rendo conto di avere la fortuna di intervistare un’azienda cult, e proprio quando penso che faranno strada, giocano d’anticipo! Quasi incredula vedo pubblicato nel giornale del paese un articolo in merito ai premi che nel 2019 i loro rossi strepitosi ricevono a livello europeo al “Concurs Mundial Bruxellese a livello mondiale al “Decanter World Wine Award”! Quale è la prossima mossa? Non so se riesco a stagli dietro! Proviamoci. Neppure un attimo per rendersi conto di cosa gli stia succedendo di così bello, che questi quattro prodi marinai sono di nuovo in mare aperto. Nuove sfide li aspettano. Adesso il loro compito è quello di cavalcare quelle onde che li porterà in alto senza sommergerli, perchè sono dei bravi navigatori e sanno dove vogliono andare. Sfrutteranno i venti loro favorevoli e  guideranno la loro nave fino agli oceani più lontani, con la consapevolezza di avere sempre nella loro Itaca un porto sicuro dove ormeggiare.

Il  Mandrolisai, essenza di un terroir

Qual è il segreto dell’eccellenza dei vini firmati dai quattro “garagisti” sardi? Alla base c’è la loro terra, che anche in altri parti dell’isola in questi ultimi anni dispensa fiumi di oro rosso, apprezzato tanto in Italia quanto all’estero. Non siamo di fronte a un fenomeno o a una moda passeggera del momento. Molti giovani intraprendenti, tra cui i nostri quattro amici, sanno semplicemente che gli abbondanti terreni che hanno tra le mani, quelli tramandati dalle generazioni precedenti dopo la crisi dell’edilizia, valgono una fortuna immensa per il presente e il futuro. I beni di madre natura sono così lavorati con sudore e sapere da impresari di nuova era e ne consegue il proliferarsi di piccole aziende. E sono proprio queste ultime che stanno dando un certo respiro all’economia regionale, con una produzione enoica di qualità a tiratura limitata, sempre più richiesta nel mercato dai consumatori moderni più attenti e con elevato potere d’acquisto.  I vini sardi dunque rappresentano oggi una possibilità di rinascita per il paese e possono contare su prodotti di punta come quelli de “I Garagisti di Sorgono”. I loro vini fanno impazzire, perché sono un mix perfetto di rispetto per la tradizione e occhio all’innovazione per raggiungere e farsi raggiungere dalle persone: sono dei rossi mediterranei profondi e snelli, complessi e non troppo alcolici o difficili da bere.

Adesso voglio sapere di più, capire e vivere un’identità territoriale vincente e senza uguali, quella di Sorgono, capoluogo del Mandrolisai, regione estrema ma ancora per poco sconosciuta, da cui provengono quei vini che smanio di degustare. Il mio viaggio è con olfatto, gusto e occhi, tesi a percepire profumi, sapori e colori che si avvertono subito nell’aria non appena un sole timido ci permette di uscire fuori dalle mura urbane. Con il loro piccolo fuoristrada  Renzo e Simone mi fanno varcare i cancelli del loro El Dorado, fornendomi ogni sorta di dati e delucidazioni su tutto quanto sperimento in prima persona con loro. Qui di seguito il mio tour ora turistico ora più squisitamente enologico:

  • Ferrovia di Sorgono: tappa imperdibile un binario unico utilizzato cento anni fa per collegare Sorgono con Cagliari e altri centri della Sardegna. Nel 1997 si decise di destinare questa tratta ferroviaria esclusivamente a uso turistico, e la maggior parte degli spazi abbandonati sono oggi adoperati come rimessa degli autobus urbani. Quello che si può vedere adesso è lo scheletro di questa vecchia ferrovia e dei vagoni treno dell’epoca, che però farebbero bene a essere sfruttati come un museo plein air piuttosto che come vasi per l’erba rampicante! Ci sarebbe molto da dire su questo pezzo di storia cittadina, come per esempio del fatto che proprio da qui lo scrittore inglese D. H. Lawrence nel gennaio del 1921 vagabonda per l’interno della Sardegna e lo rende eterno in un capitolo del suo diario “Sea and Sardinia” (Mare e Sardegna);
  • “Biru e Concas”: scavalchiamo un muretto basso, l’accesso è libero, è davanti a noi la maggiore concentrazione di menhir (dal bretone men “pietra”e hir “lungo”) del Mediterraneo, risalente a circa cinquemila anni fa. Un sito archeologico di circa 200 monumenti megalitici immerso in cinque ettari di campagna selvaggia, rigogliosa, puntellata da sugheri, castagni, noccioli, conifere e fiori colorati che crescono spontaneamente ovunque.  Questi grossi massi sono scolpiti e levigati fino a ottenere una forma ogivale: i più antichi, proto-antropomorfi, risalgono al Neolitico recente (3500-2800 a.C.), quelli più lavorati e stilizzati, antropomorfi, sono da collocare nell’Eneolitico (2700-1700 a.C.). Queste teste di roccia allungate hanno posizioni diverse, ora isolate, ora messe in fila l’uno dietro l’altro, ora in coppia o in triadi, ora in circolo.  Alcune invece sono stese per terra e rivolte a ovest, verso il tramonto, atre spezzate, forse per effetto della ‘guerra santa’ contro gli idoli dei barbaricini, dichiarata da papa Gregorio magno nel VI secolo, durante la cristianizzazione della Sardegna più interna. Un’ area suggestiva che strega chiunque entri al suo interno e di cui rimane ancora irrisolta la motivazione della sua costruzione. Siamo di fronte a una testimonianza di arte cultuale preistorica, a un osservatorio astronomico, o cos’altro? Molti archeologi stanno tentando di dare una risposta. Io invece da persona comune, mi domando se in Sardegna, come del resto in tutta Italia, esisterà mai un giorno una classe politica in grado di produrre valore dalle ricchezze storico – culturali che tutti gli stranieri ci invidiano. Per fortuna laddove non c’è il pubblico c’è il privato e allora accontentiamoci delle telecamere del programma televisivo “Voyager”, che abilmente condotto da Roberto Giacobbo, dedica una puntata intera a “Biru e Concas” con l’appellativo di “Stonhenge Italiana”. Che dirvi se non buona visione!
  • I vigneti del Mandrolisai: sono ancora sotto effetto del carico di magia di quel giardino di pietra. A scuotermi il meteo che torna a essere avverso, e perciò riusciamo ad avere accesso solo al vigneto di Simone in località “Pischina/Bau Perdosu”, dove c’è prevalentemente il Monica per il suo “Murru”. Il paesaggio è costellato da filari splendidi il cui colore verdeggiante è sbiadito da una nebbiolina fitta e densa. La nostra passeggiata viene interrotta da un acquazzone improvviso che ci spinge a trovare riparo all’interno di un vecchio edificio lì nelle vicinanze. Simone ne approfitta per mostrami almeno in una mappa la posizione degli altri tre complessi di viti, che, suo compreso, offrono le tipiche varietà della tradizione vitivinicola sarda: il Cannonau di Renzo per il suo “Manca” sta a “Figu/Su Boscu/Burdaga”, il Bovale di Andrea per il suo “Macis” a “Monte Pischina /Ghennargiunei”, e infine il Mandrolisai di Pietro per il suo “Uras” a “Sa Sedda/Perdu/Cresia”. Simone, l’enologo dell’azienda, poi con semplicità mi fa luce sul perché i loro vini rossi sono così speciali e possono essere fatti solo lì a Sorgono e in nessun’altra parte del globo terrestre. Le loro uve nascono da terreni di alta collina (a circa 400/600 metri sul livello del mare), soleggiati e magnificamente esposti (sud-est) con un suolo di origine granitico, sciolto, povero. Da qui vini rossi che hanno un bouquet fresco, fruttato, rotondo, e un gusto secco, sapido, pieno, giustamente tannico e bilanciato. Anche il clima, caratterizzato da forti escursioni termiche, poche piogge e da lunghe estati, contribuisce alla buona riuscita dei vini, garantendo una perfetta maturazione dell’uva anche nelle annate più fresche. Inoltre la maggior parte delle loro vigne essendo per lo più centenarie, e per lo più allevate ad alberello (da sempre diffuso in Sardegna), risultano essere molto poco generose nel produrre una buona quantità di grappoli (densità di quattromila ceppi per ettaro e rese bassissime, non superiori a 35 quintali), ma sono ideali per offrire una altissima qualità. Tutte queste caratteristiche geografiche e pedoclimatiche, questo tipo di natura aspra e dolce, forte e delicata, regalano ai quattro “garagisti” di Sorgono magnifici vini di terroir, che non hanno nulla da invidiare a quelli dei cugini d’Oltralpe;
  • Agriturismo “Su Connuttu”: giustamente vi starete chiedendo se ci è venuta fame dopo questo lungo giro! Certo che sì, e ci siamo egregiamente viziati all’ Agriturismo “Su Connuttu”, Sorgono. Ad aprire la porta di questo casolare intimo e accogliente il proprietario Costantino e il figlio Daniele che ci fanno accomodare davanti una tavola ben imbandita piena di delizie sarde da abbinare ai quattro  rossi de “I Garagisti di Sorgono”. Ed è così un po’ on the road che tra un boccone di agnello e ‘carasau’ li tasto uno a uno per la prima volta! Sono una rivelazione dei sensi magnifica. Ogni vino rosso al calice esprime al massimo tutte gli elementi distintivi dei quattro vitigni sardi: colori vivaci, profumi inebrianti, tannini gentili e levigati, e intensi al punto da potere essere perfettamente abbinati al resto del succulento banchetto a base di verdure fritte, polpettine di maiale in umido e delle immancabili ‘seadas’, dolci di pecorino filante e miele. Come in ogni buona tavola sarda sai quando inizi ma mai quando finisci!  Così termino il sabato sera in pizzeria e poi al pub del paese con Renzo e Simone. E sorpresa si aggiunge pure Pietro, arrivato sfatto dalle baldorie di uno sposalizio appena concluso!

Omphalos, la Sardegna di Atlante, primo centro del mondo

Domenica, partenza, è da mettere in conto , così come la consapevolezza che ti mancheranno, però non faccio prendere dalla malinconia.

Mi godo ancora una camminata a Sorgono con Renzo e Simone e Pietro che mi illustrano i quartieri e le abitazioni più tipiche, tra cui la casa nobiliare dello stesso Uras del 1600 appartenuta al vescovo Aragonese Joan Per Ecarta. All’interno del suo bel palazzo, Pietro mi confida esserci custoditi dipinti di un pittore spagnolo molto acclamato del 1900, Antonio Ortiz. Dopo Parigi e Roma, Ortiz sceglie il centro della Sardegna per manifestare nei suoi quadri tutto il suo talento nel ritrarre la vita quotidiana e scene di aggregazione sociale , come voleva il movimento artistico a cui apparteneva, quello costumbrista. Non c’è neppure un minuto purtroppo per contemplare quei capolavori perché c’è una tabella di marcia da rispettare, che mi sorprende ancora una volta:

  • “Omphalos, la Sardegna diAtlante, primo centro del mondo”: titolo di una mostra a cui necessariamente i tre “garagisti” mi invitano a partecipare. E non finirò mai di ringraziarli per questo, perché affidati tutti quanti alla graziosa Francesca, guida del museo, facciamo un salto nel passato più remoto di questa isola così intrigante e misteriosa. Questa esposizione approfondisce tutto ciò che tra libri, interviste e video riguarda Sergio Frau, uno scrittore di origine cagliaritane che vive a Roma. Con le sue teorie Frau fa accendere i riflettori su Sorgono, sostenendo, tra assensi e dissensi, che Sorgono è il centro del mondo, dove secondo Eschilo, nel suo “Prometeo Incatenato”, Atlante reggeva il cielo. Frau è certo (fino a che, come osserva lui, qualcuno non lo smentisce) di avere trovato nella Sardegna con Sorgono l’ombelico del mondo, quello cantato da Omero, Diodoro Siculo, cercato dall’uomo attraverso le tenebre dei secoli e l’oblio dei Questo giornalista infrange ogni ”certezza” moderna, spostando le Colonne d’Ercole da Gibilterra al canale di Sicilia, individuando così nella Sardegna del II millennio a.C. la mitica Atlantide, raccontata quasi come su una mappa da Platone proprio oltre le Colonne. A concludere la visita un excursus storico di Francesca su tutto ciò che rende la Sardegna degna di essere visitata tutto l’anno: dai Nuraghi a San Mauro, dai vestiti folkloristici dei sardi alle cassapanche di legno di fine secolo sapientemente intagliate da maestri artigiani locali per il corredo di giovani spose;
  • Vigneti di PietroRenzo : questi sono gli ultimi spazi benedetti della mia esperienza sarda, una delle più significative del mio errare per le bellezze del nostro Bel Paese sia a livello professionale che umano. Aperta un’inferriata tra trazzere strette e lunghe Pietro guida fino ai suoi 10 ettari di terra seminati tutti a Mandrolisai. Un vento leggero e gentile soffia su tutto il resto della vegetazione incolta, e mentre affido agli scatti distratti della mia macchina fotografica l’immortalità di quegli attimi, Pietro sussura qualcosa a una vite, Renzo e Simone ne abbracciano una e io li seguo. Lì in quell’universo primordiale ritorni all’essenza e alla straordinarietà della vita, che si manifesta in quei gesti spontanei così semplici e veri. Dal poggio della tenuta ci dirigiamo verso la villetta dei genitori di Pietro, dove si rifugia quando può, piena di oggetti che ricordano una mamma dolce e sempre presente, e di quadri che ritraggono Sorgono. Questo legame con la famiglia è forte, lo senti a pelle, e lo riavverti nella masseria di Renzo in cui ci spostiamo poco dopo. Una magnifica distesa di Cannonau protetta dal guardiano di turno, Pasqualino il ciuchino, che ci fa qualche festa appena ci vede avvicinare, e poi ci snobba tornando al suo riposino pomeridiano. Renzo  ci presenta intanto uno per uno le facce delle foto in bianco e nero appese nelle pareti dello stabile del suo fondo. Sono i suoi zii, i suoi cugini, padre, madre, e Simone e Pietro interrompono Renzo perché ci scorgono qualche parente. Mi allontano quasi per rispettare quella loro atmosfera così intima e mi rilasso su una panca di legno. Sotto un albero fronzuto e attorno a un tavolo di marmo io, Pietro, Renzo e Simone finiamo l’ultima bottiglia di Mandrolisai brindando alla bellezza, che, parafrasando Dostoevskij , un giorno salverà il mondo!

E in vino veritas tutti e tre  mi fanno notare che è ora di recuperare le valigie e spedirmi a Pisa! Pietro mi riporta alle partenze e , sfiorando l’idea non andata in porto di restare ancora un po’, abbraccio lui e virtualmente tutti gli altri tre “garagisti” di Sorgono, promettendomi di essere presto con loro un’altra volta ancora.

 

Ajò,

Stefania

 

 

Andalusia

“…No creas lo que tus ojos te dicen.
Todo lo que muestran son limitaciones.
Mira con tu comprensión,
encuentra lo que ya sabes,
y verás el camino para volar…”
(R. Bach)

Andalusia, a Paradise between Europe and Africa

Andalusia is a Vibrant Destination to visit for its Treasures, the Faboulous Nightlife, the regional pride on Flamenco, Bullfighting, Moorish Architecture, and more over. 

Andalusia  consists of 8 provinces: Seville, Cádiz, Cordoba, Granada, Huelva, Jaen, Almeria and Malaga; each one of them has very distinct charateristics and it is worth spending some time in .Being the Southern part of the Iberian Peninsula and the Southernmost point of Europe, Andalusia boasts Several Microclimates and stunning and variegated Landscapes. Its coastline stretches for  over 500 miles peppered with beaches overlooking both the Mediterranean and the Atlantic: from the The Costa del Sol  to the The Costa de La Luz. Andalusia offers also imposing Mountain chains , such as the Sierra Morena, the Sierra Nevada, and the Sierra Madrona. Andalusia is a gem of nature, which provides Endless Nature Wanders , among which  24 Natural Parks, and the Tabernas , one of the most Wide World Known Desert for its International Cinematic Location ! The Tabernas is located in the barren interior of Costa de Almeria. It’s  approximately 280 square kilometers, and since the 1950s  Westerns, War Films and Fantasy Adventures have all been filmed in this Southeastern corner of Spain, such as the famous   Sergio Leone’s “Spaghetti Westerns”, Steven Spielberg’s “Indiana Jones”, David Lean’s “Lawrence of Arabia”, and so on. 

I’m still looking for the reason why I’m so fascinated by Andalusia , going beyond the fact that it is damned extraordinary! Its similarity to Sicily, where I was born,  could be a possible answer. I can say Andalusia and Sicily, are like twins, because they have much in common: Great Weather all the year long, Spectacular Nature, excellent Wine production and Gastronomy, Art, Passion, Strong Identity ,  a Sincere Sense of Hospitality, and above all a Mix of Cross-Cultural Heritage. 

Being a gateway between  Europe and Africa like Sicily, Andalusia attracted  different Cultures and People  over the past centuries:  Phoenicians, Greeks, Carthaginians, Romans, Christians, Vandals, Visigots,  and Arabs. Since 711 AC  the territory was ruled by Muslim caliphates  and emirates under the name of Al-Andalus, from which Andalusia takes its name today. The Guadalquivir River Valley was the heart of the Kingdom and the city of Cordoba became the capital of the Islamic Empire. Moors  were enlightened rulers, they contributed to the economical and social development of Andalusia and promoted a religious tolerance towards the Christian community  and the  Jewish one, something that was really revolutionary in the Middle Age.  Arabs governed Andalusia till  the 1492 , when the Catholic Kings  Ferdinand II of Aragon and Isabella I of Castile established the famous “Reconquesta”. In the same year the Italian Explorer Christopher Columbus sailed away from the harbor of Palos de la Frontera (in the Western coast of Andalusia ), and   discovered the New World, establishing the beginning of the Spanish Colonial Empire in the overseas territory. This florid period was the  “Golden Age” for Andalusia, whose fruits can still be seen  today in its  great buildings of the Gothic, the Renaissance and the early BaroqueSeville and Cádiz were the biggest and richest cities in the Iberian Peninsula. However,  the overwhelming majority of the wealth that reached Andalusia after the Discovery of America did not concur to the enrichment of the whole territory.  Indeed it was in part diverted in war and too much trade and finance came to be controlled by other areas of Spain and by other European States as well.  The economic situation  continued to deteriorate throughout the following period.  The 18th and 19th centuries were turbulent times for Andalusia marked by the Spanish War of Succession, the Napoleonic Invasion,  the Battle of Trafalgar, and social conflicts in the Andalusian countryside . The 20th century was firstly shaped by the conflict between Monarchists and Republicans, then  the ensuing Civil War (1936-39) ended with the national government of General Franco, who maintained his power until his death in 1975. With the return to the Democracy under the popular monarch Juan Carlos I, Andalusia attained a new self-confidence and became an Autonomous Region in 1982.

Seville, My Second Time 

I love exploring New places, Gathering New Experiences and Trying new Wine & Food, so I can write about them in my Travel Blog WeLoveItaly.eu.

Seville was only one of  the several Must-See Places where to be Once in my Life for another Emotional and Useful Post. This was the reason why I made a 24 hours Trip there two months ago, but not yet knowing that  Seville would have bewitched me  Soul & Body! Seville made me feel like I was exactly where I needed to be. As I wanted to understand why I was so inspired by this passionate city, I decided to spend my Easter Holidays in this exotic metropolis , not only because spring was the best period for its mild warm temperature, but also because I had much more time. Therefore, I had the possibility to enjoy the Charm of  Andalusia and its Hypnotic Atmosphere. I discovered other amazing cities too, such as Cádiz and Cordoba, which made me deeply aware of the complexity of this incredible land and off the “alma” (soul) of its inhabitants. 

 

What to do in Seville 

I arrived in Seville at the end of April between two important celebrations the Semana Santa” (Holy week) and the Feria de Abril” (April Fair), avoiding the busiest period of the year, but at the same time missing the most interesting events too. By the way these are  some of the best Seville‘s Marvels which involed me more closely: 

Cadiz & Cordoba 

My Andalusian Itinerary included two great cities , Cádiz and Cordoba, which were connected to Seville by fast Renfe trains in  about two hours. I found  Cádiz  andCordoba historic, quaint  and seductive. Here you are some reasons why to go there: 

  • Exploring the remnants of a great Islamic Empire;
  • Strolling the cobbled laneways and famous floral patios;
  • Witnessing one of the Most Historically Fascinating Buildings in the World:
  • Visiting the home of powerful kings;
  • Tasting superb “tapas ”  in cute squares;

Cadiz

​​Cádiz is the oldest city in Europe.  It was founded in 1100 BC by the Phoenicians, who called it “Gadir” and traded Baltic amber and British tin, as well as Spanish silver.

The city  became a naval base for the Romans  until 1262, when it was taken from the Muslims by Alfonso X. It enjoyed a period of notable splendour  with the Discovery of America, as Columbus sailed from this port on his second and fourth voyages. Much later the city had its “Golden Age” during the 18th century,  when it had the monopoly of American trade  with Spain to a large extent. From this time it grew into one of the wealthiest and most cosmopolitan cities in Spain and most of the city’s fine buildings date from this time.

 

What to do in Cadiz

Cádiz is filled with things to see and experiences to live. It has a laid-back vibe, excellent seafood and atmospheric streets bathed in intense sunlight.

  • Cádiz Cathedral: When I was  in“Barrio del Pópulo”, I found myself contempling the majestic Cádiz Cathedral . Considered among Cadiz’s Most Famous Monuments, the golden dome of the Cádiz Cathedral represents everyone’s classic image of the city. Cádiz Cathedral, designed by Vicente de Acero, is a spectacular architectural work of art and is very original managing to combine the traditional Spanish Architecture with Baroque forms from Italy. Check out the inside of the cathedral for five euros or with a guided tour. You can also climb up the tower for another great view of the city; 
  • Tavira Tower: It is a Watchtower and  witness to the trade and prosperity which the city experienced in the 18th century. It is situated in the centre of town, and It is also the highest point in the town at 45 meters above the sea level. The most known attraction of this Tower , apart from the beautiful panoramic view I had on the top floor of it, is the famous “Camera Oscura”.  It consists of an optical system that reflects a live image on a white circular screen which functions as telescopes used in submarines, where visitors can enjoy an exhibition of approximately 15 minutes. These exposures are developed by guides that explain accurately and with sympathy all the historical data, interesting facts and curiosities;
  • “La Caleta Beach”: this is known as one of the most beautiful beaches in Cádiz , which has been made famous by the James Bond movie “007, Die Another Day. It is located between two old castles, the Castillo de Santa Catalina” and the Castillo de San Sebastián” , where you can enjoy art exhibitions and colourful sunsets; 
  • “Calle Plocia” :  It’s a street behind the “Plaza de Sevilla” full of restaurants and bar where to try the best of the Andalusian “tapas” and  Wines.

Cordoba

Cordoba is a pint-sized historical jewellery that punches well above its weight. Cordoba was even better than I imagined! I was in complete awe.

Whilst Western European peasants worried that their wattle-and-daub might not see out the winter the Cordoba people were carving intricate vegetal friezes into their sandstone. Whilst wild Vikings were burning their boats, Cordoba’s Muslims were creating libraries! During its turbulent history, Cordoba was under Roman rule, then colonized by the Muslims in the 8th century, which led to it becoming a major Islamic center and the capital of the “Caliphate of Córdoba” in the Middle Ages. At that time it was one of the biggest, if not the biggest city in the world. During the Reconquista” in the 13th century, it was recaptured by Christian forces. 

 

What to do in Cordoba

One day was too short to experience all the magic things Cordoba had to offer, but It was enough  to get an appreciable first impression.  I arrived early in the morning so I didn’t have to stand in line to visit its main attractions.

The most important advice I can probly give you to visit Cordoba is: planning and research is everything! A lot of monuments are only open until 3 pm. So make sure to choose what you want to see in advance! Here My Top List of Things to do in Cordoba

  • “The Mosque–Cathedral Mezquita”: One of the World’s Greatest Works of Islamic Architecture, “Mezquita Mosque–Cathedral” is an astounding hybrid structure built as a Mosque in the 8th century by Umayyad Abd-ur-Rahman. At that time Cordoba was the leading city in terms of science and culture in Europe and the most important city in the Islamic Kingdom. At the beginning of the 13th century, Cordoba was retaken by Christians and the Mosque was converted into a church, culminating with the Renaissance Cathedral Nave in the 16th century. Click here for Useful Tips for visiting it
  • “Patio De Los Naranjos”: an enchanting Orange Patio inside the “The Mosque–Cathedral Mezquita” . This former Caliphate Courtyard of Ablutions today houses the ticket office and is a great place to enjoy the shade of the trees and the subtle orange scent. Click here for Useful Tips for visiting it
  • Cordoba Historic Centre :  Just around the corner North from the Mosque, you’ll find “Calleja de las Flores” , a narrow whitewashed alley filled with flowers and a great photo opportunity. The Historic Centre of Cordoba is famed for its hidden patios, large interior courtyards and twisting alleys;
  • “La Judería” : The streets which are referred to as “La Judería” , that means the “Jewish Quarter”, are the ones where Jewish people once dwelled and it is still the most beautiful part of the city. There was a time several centuries ago when Cordoba was known as the city of three cultures, becasue  Christians, Muslims and Jews lived in harmony with each other.  Today, there are very very few Muslims and Jews comunities in Cordoba, but their influence remains in the Architecture and the Mosque and Synagogue (neither functioning religiously now) all around; 
  • “Paseo de la Ribera”: Cordoba‘s Promenade is an area filled with stylish restaurants, and it’s a  perfect place where to stop for a break! I walked along  the Roman Bridge to reach the other side of the city and I had nice views of the nature around the  Guadalquivir River. The Roman Bridge dates from the 1st century BC, but was rebuilt in the 10th century during the Moorish occupation. The Roman Bridge leads to “Torre de la Calahorra” at South end , that is a fortified gate originally built by the Moors (Almohads) and extensively restored by King Enrique II of Castile in 1369 to defend the city from attack by his brother Pedro I the Cruel. The tower houses the  Museo Vivo de Andalus” , a living museum featuring waxworks and a model of the Alhambra
  • Horno San Luis”: it’s a delicious resaturant in the Old Town , where I sheltered after I got caught unexpectedly in a downpour at lunch time.  The staff was super friendly , its cocktails fantastic and the food even better! I had  “salmorejo” , the typical dish from Cordoba – a gazpacho” with eggs and Iberico ham, paired with  my Verdejo ! The restaurant was also an attraction in itself. It consisted of different patios all decorated differently but with a lot of plants and flowers;
  • “Plaza de La Tendillas”: it’s the modern business and financial core of the city, where I stopped before going  back to Seville.  Clouds gave way to splendid sunshine , so  I  sat on the edge of a fountain to take last photos in Cordoba. During my “siesta” my attention was attracted by a smiling lady while sketching a dome  of a white Colonial House . Her drawing was simple and beautiful, absolutely clear, made only with a piece of charcoal. I congratulated her to be able to capture the magnificence of that old builduing in few essential lines.  We started to talk each other,  and we introduced ourselves . We had immediately felt a great liking each other. Her name was Lucila Veloz Gutierrez, a Well-Rounded Artist born in Guanajuato, Mexico, who moved for her job in Cordoba twenty years ago. To my great astonishment she invited me to go to her atelier in the heart of “Plaza de La Tendillas” at the second floor of an old and elegant palace. It was a fascinating  laboratory of Architecture and Painting , where I admired her works dealing with the  costant theme of the integration of Mexican Comunity in Andalusia. I’ll never forget the brightness of her  watercolors depicting the Bicolored Arches of the Cordoba Mezquita. As I was heading to the train station, I knew that it wasn’t  the last time I would see Lucila

There’s no place like Andalusia! This is a mesmerizing  Spanish region, which exudes style and flair whilst also steeped in hundreds of years of glorious history. 

The true essence of Spain is in Andalusia, in  the passionate Flamenco woven into the fabric of everyday life, along the intricate cobbled lanes of a blindingly whitewashed village, in a majestic cathedral that soars into the blue, or inside a crowded “tapas bar” where locals and visitors  come for Top Food & Wine !  Whether it’s a masterpiece of Islamic architecture, a breathtaking nature scene, or a ravishing coastal town overflowing with old-world charm, there’s no better way to grab the soul of Southern Spain than by visiting these beautiful places in Andalusia. Definitely, Andalusia is a perfect idea for your next upcoming trip, because this buzzing land will give you that tingling sensation in your stomach and make your heart beat faster . 

Andalusia is somewhere I’ll return to again and again!

 

Enjoy it! 

Stefania

Terre di Toscana 2019, Event in Tuscany

Terre di Toscana 2019

Tuscany is well-known all over the world for Its Beauty. Tuscany is a golden hue of sunflower fields and pale green grape wines, that  line in rows, framing a stone farmhouse, Renaissance tower, or a decorative church. There are  long gravel roads, leading to villas and vineyards, romantically decorated with soaring cypress trees.

Tuscany is a combination of Natural and Man-Made Wonder, and famous  for masterfully producing Red, White, and Dessert Wines with world-renowned Food that can accompany each glass. So, how can you experience this real-life fantasy? Let’s go to an amazing Wine Tasting called “Terre di Toscana 2019”On the 3th /4th March 2019 I didn’t miss the twelfth edition of “Terre di Toscana 2019” , a  Wine Event organized by “Acqua Buona” that took place  inside the “Una Hotel ” in Camaiore

Top Tuscan Wineries

Every year  “Terre di Toscana 2019” is the most definitive event about Tuscan Wines . Over 130 talented Wine Makers and Producers gathered up for two  days to showcase their Wines to Trade and Wine Lovers. The program included Local Product Tastings, such as Cheese, ham, sausages and pastry, and Cooking Shows. “Acqua Buona”selected precisely the following   Wineries: 

 “Terre di Toscana 2019” is  for Wine Enthusiast  who wanted to expand their  knowledge about Tuscan Wine, and a great opportunity to  taste the Top Tuscan White & Red Wines as well as the best Chianti Classico Wine in the very area that bears its name. Hundreds of stands are set up in the charming “Una Hotel ”  , an exclusive estate directly overlooking the beautiful  Tyrrhenian sea.  “Terre di Toscana 2019“is not only about enjoying a glass or two with some good grub, but it’s also a chance to wet your palate and stock up on the region’s best established and up-and-coming Vintages. 

Here My “Terre di Toscana 2019”  Top Tuscan Wines List

Caiarossa Bianco 2016: This elegant and balanced White Wine is an expression of both varietal Viognier and Chardonnay cultivated on the most chalky terroir of the estate. The name of Caiarossa was coined as a homage to the soil, which is characterized by the presence of jasper, rock and pebbles intensely red in color.  Caiarossa Winery  history began in 1998, taking as its guide the principles of organic agriculture for the cultivation of the vineyards and that of geo-dynamics and the oriental discipline of Feng Shui for the construction of the cellars.

Poggio ai Ginepri Vermentino 2016, Argentiera: It’s an elegant and fruity White Wine made from Vermentino 90% and Sauvignon Blanc 10%. Intense straw yellow in color. Fresh on the nose with fruit-forward notes of pear, banana and apricot. On the palate, floral tones of lavender and white flowers . On the palate, It’s  fresh and easy drinking; truly well balanced. A long, flavorful finish is pronounced by aromatics and definitive minerality.

Sassicaia 2016, Tenuta San Guido: The “Sassicaia by Tenuta San Guido” is an important and legendary wine, a Bordeaux blend of Bolgheri, aged for 24 months in barrique. Intense and complex, rich of herbaceous and mineral aromas, wild fruits, graphite, Mediterranean scrub, and with a soft and robust character, it embodies the essence of Supertuscan;

Sterpato 2015,  Varramista: This is a ruby red wine of medium intensity. It is made from Sangiovese 80%, Merlot 10%, and Cabernet 10%. To the nose It presents fruity and slightly spicy notes reminiscent of wild berries. The flavour is smooth, lively, easy to drink, well-balanced, persistent. 

Ixe Pietro Beconcini Tempranillo Toscana: It’s a fantastic Italian  version of the Spanish grape called “Tempranillo” that is able to grow in San Miniato. The extraordinary adaptation of these vines to this part of Tuscany gives birth to a unique and generous Red Wine. It’s a fruity and mineral Red Wine, with violet and blue highlights typical of this Vine. 

Reciso 2013 Pietro Beconcini: It’s a Super Tuscan, a Red Wine made from Sangiovese, is produced in very limited quantities. It’s a ruby and intense red Wine.

Falluca Cabernet Franc: A great wine to satisfy the most discerning palates. It has a dual personality: complex and deep, reveals hints of red fruits like black currant, strawberry and raspberry while being oxygenated in the glass. Fine and elegant it has all the characteristics of the grape and our territory. We like to drink it slowly, because it changes every time, glass after glass, all the evening and the following day too.

Mastro Janni 2014, 2016, 2017 : The good thermal excursions of the year 2013, combined with the pebble and the tuff of Vigna Loreto, have allowed the local Sangiovese to express itself with personality and elegance. Always balanced between strength and refinement, this Brunello is defined by an intriguing succession of notes of fruit, sweet spices and tobacco, which find admirable synthesis in a large, rich and vigorous structure.

Le Pergole  Torte 2016: It’s one of the most prestigious Red Wine made from 100% Sangiovese in Tuscany.  It is aged for about 12 months in Slavonian oak barrels and for about 12 months in Allier barriques. It s a Red Wine with a long history . It reminds us of  blackberry,  cherry, chocolate,  and tobacco Smooth, complex, and elegant attack, with intense notes of black berries, ripe tannins, lovely acidity over a long finish.

 

“alla prossima” 

Enjoy It ! 

Stefania