Poggio al Sole, il buen ritiro di Roberto Cipresso a Montalcino

“…Se riesci a parlare con la canaglia
senza perdere la tua onestà
o a passeggiare con i re
senza perdere il senso comune.
Se tanto nemici che amici non possono ferirti
se tutti gli uomini per te contano
ma nessuno troppo.
Se riesci a colmare l’inesorabile minuto
con un momento fatto di sessanta secondi
tua è la terra e tutto ciò che è in essa
e quel che più conta sarai un uomo, figlio mio”
Rudyard Kipling

Un Incontro DiVino

Nulla è per caso, c’è sempre una ragione perché qualcosa accada. Incontrare Roberto Cipresso in qualche modo ti cambia la vita in meglio, perché riesce a indirizzare la tua energia verso quello che inconsciamente stai cercando di tirare fuori da tempo. Una sorta di segnale stradale che, molto sottilmente, indica una via da seguire, anche se non si sa dove porterà. Come un angelo che ti sfiora una spalla, un tocco lieve e la tua pelle è “marchiata” per l’eternità: lui torna a spiegare le sue ali e tu invece incominci a fare sul serio!

Una coincidenza fortunata o buona sorte, non lo so, ma ad oggi quella telefonata di Roberto prima di andare in ferie è un tassello di un mosaico di cui non ho ancora chiaro il soggetto. Qualche settimana fa inaspettatamente  e con mia grande gioia e stupore Roberto mi chiama, e vedendo il suo nome nel mio cellulare non credo ai miei occhi. Prima si complimenta con me del mio ultimo post sui “Garagisti di Sorgono”, figlio del caso nato lo scorso novembre, quando a una cena tra Sommelier  al “Nautilus” di Tirrenia, mi ritrovo per la prima volta davanti a Roberto. Una circostanza propizia insieme a lui, che mi incita a volare nel cuore della Sardegna alla scoperta di questi prodigiosi vignaioli . Dopo mi invita nel suo rifugio segreto “Poggio al Sole” a Montalcino, per darmi il grande privilegio di intervistarlo. Non è certo un treno che mi faccio scappare, quando mi ricapita! Complice ancora una volta la passione per il Vino, mi preparo per questa nuova avventura, felice di scandagliare da vicino l’anima di Roberto. Perché è da un po’ che cerco notizie qui e lì per avere una minima idea di ciò che questo eclettico Wine Globtrotter realizza nel nostro Bel Paese e Oltre Oceano, ma non mi basta. Non voglio stare in superficie, voglio toccare il fondo!  Avere un quadro completo di Roberto e del suo percorso umano, intellettuale e professionale è un’impresa bellissima, ma ardua. Immaginatevi di riuscire a indovinare alla cieca le percentuali dei diversi vitigni di uno  Châteauneuf-du-Pape , il celebre vino rosso francese fatto da ben 13 varietà di uve diverse sia a bacca nera che bianca. Non è una cosa che almeno io sarei mai in grado di fare. Ecco, è uguale con Roberto!  Faccio quello che posso! Bevo tutto d’un fiato questo calice per papi e lo apprezzo più nella sua nuda totalità che nelle sue singole parti complesse. Roberto un nome, mille stili e qualità! 

Poggio al Sole
Poggio al Sole

Poggio al Sole, Montalcino

Un  caldo Venerdì di Giugno e si parte. Un viaggio in macchina di circa due ore e mezza da Pisa lungo la Maremma toscana, tra colline, girasoli e casali antichi, circondati da un verde raggiante e un cielo turchino, che ti danno la risposta al perché hai scelto di vivere qui! Come Dante con Virgilio giunge al Paradiso, io  traghetto a “Poggio al Sole”, il buen ritiro campestre di Roberto, con Giorgia, la receptionist tutto pepe, che mi viene incontro con la sua auto a metà strada, prima che io mi perdessi del tutto. Se vuoi il meglio, il sentiero in cui imbattersi è sempre quello più complicato! Nonostante la mia guida poco brillante e un percorso tortuoso e poco agevole,  varco finalmente il cancello dell’eden attraverso un filare di cipressi alti e maestosi .

“Poggio al Sole” è un’esclusivo agriturismo immerso in due ettari di terra coltivati per lo più a Brunello e pennellati da una vegetazione dolce e avvolgente tra Castelnuovo dell’Abate , Sant’Angelo in Colle, e il Monte Amiata. Nel 1996 Roberto trasforma un vecchio rudere del 1700 in un resort di  5 appartamenti  rivolti ai viaggiatori e ai sognatori, che vogliono rigenerare mente e corpo, lontano da tutto e tutti. Sì, perché l’effetto di quando metti piede lì dentro è devastante, un silenzio che fa rumore, che ti pervade mentre fissi a guardare paesaggi che tolgono il fiato, mentre respiri aria buona, mentre senti profumi di ginestra, lavanda e rosmarino, e ascolti gli alberi parlare al primo fresco venticello che ne muove le foglie. Un’elegante residenza dal sapore antico dove ritrovare se stessi semplicemente rilassandosi e lasciare che tutto scorra leggero come un piccolo ruscello nel bosco. Si apre il sipario. Giorgia mi consegna le chiavi del mio appartamento “Il Sole”, entro nella mia stanza, poso le valigie, mi rinfresco, caffè nero bollente e mi affaccio alla finestra per ammirare la natura in cui “Poggio al Sole” è incastonato come una gemma preziosa .

Poggio al Sole
Poggio al Sole-Montalcino

Non solo Brunello

Non so descrivere esattamente il senso di pace interiore e di beatitudine provato, non ci sono parole adatte, bisogna esserci, niente altro. Il sole che scompare tra gli ulivi secolari e le buganvillee, e che cede il posto al tramonto, è uno spettacolo che ti intimidisce. Una luce soffusa colora d’arancione tutto quanto è intorno: le botti di legno sparse nel giardino, il gelsomino bianco,  i covoni di paglia, i  filari ordinati e i piccoli borghi medievali che si intravedono a distanza.

Rimango sul davanzale di un balconcino intrappolata in quella meraviglia. A distrarmi solo le lancette dell’orologio che segnano le venti, e mi ricordano che è ora di cenare con Roberto e la sua famiglia. Inizio ad affrettarmi e sto appena toccando con mano cosa vuol dire stare dietro Roberto, che è quasi impossibile, non ce la fai! Però tre giorni forse posso reggere. Mi ricarico con una croccante e gustosissima focaccia al pomodoro di una trattoria a pochi chilometri da “Poggio al Sole”, in cui ci rechiamo velocemente per la fame. Sono all’aria aperta intorno a una bella tavola  imbandita con Roberto, i suoi dolcissimi figli Matteo e Gianmarco, e Fabio il padovano, suo instancabile amico e collaboratore. Il caldo è asfissiante, siamo stanchi, e abbiamo la felice idea di metterci dentro il locale in cerca di aria condizionata, ma non ci accorgiamo che siamo finiti accanto al forno! Non si ha la forza di alzarsi e fare qualcosa, tranne che fare due chiacchiere per programmare il mio fine settimana e stare un po’ con Roberto, compatibilmente con i suoi  impegni ! Tra un boccone e l’altro provo a seguire la scaletta di Roberto per i due giorni successivi: sabato relax a “Poggio al Sole” per raccontarmi di lui e della sua incredibile esistenza,  domenica giro della sua cantina. Mi tranquillizzo, si può fare. Roberto mi  incastra tra un’appuntamento e l’altro della sua agenda, e con un sorriso che ti spiazza, ti dice che è contento e che non devo ringraziarlo. No comment! Roberto è fatto così, è pieno di entusiasmo, e corre talmente veloce che non si accorge di quanto sia straordinario, anzi meglio usare il lemma latino extraordinarius, letteralmentefuori dal comune”. Tra le altre cose oltre e  l’umiltà dei grandi, Roberto ha la capacità di farti sentire a casa e parte della sua famiglia, e ti sembra di conoscerlo da secoli. Un uomo di così grande spessore e talento, quando vuole, riesce a donare sempre sé stesso agli altri senza misura. Fosse una poesia Roberto, sarebbe “Se” di Rudyard Kipling, perché “riesce a parlare con la canaglia senza perdere la sua onestà, o a passeggiare con i re senza perdere il suo senso comune”. Ed è questo che più ti rimane impresso e che non dimenticherai mai. Quando Roberto parla ti incanta, e mi confida che lui è quello che è ed ha quello che ha grazie alla presenza costante e all’affetto immenso della moglie Marina, dei suoi bimbi, e di tutti coloro che quotidianamente lo supportano professionalmente in Italia e all’estero . E quando ti senti dire questo, ti auguri solo che al mondo di persone così ce ne possano essere un’infinità. Incredibile ma anche Roberto è sfiancato, e ci ordina quasi imperativamente che è ora di congedarsi. Si risale sulla sua jeep bianca e mi accompagnano gentilmente al “Poggio al Sole”. Li saluto e vado a dormire anche io. Prima di andare a letto vagabondo per “Poggio al Sole”, un regno incantato coperto da un manto di stelle, che  emana un fascino, e suscita di quelle emozioni, che ti toccano nell’intimo più profondo. Mi fa compagnia un calice di prosecco e Macchia, il gattino morbidoso della cascina. Mi addentro lentamente nei meandri della villa, fino a quando non scorgo tra le vigne una piscina sospesa nel buio della notte e illuminata da faretti che esaltano l’azzurro delle sue maioliche e ne definiscono i contorni. Voi cosa avreste fatto al mio posto? Bravi, mi sono lasciata viziare dall’acqua, in cui mi immergo per calmare la calura quasi africana, e da una improvvisa brezza estiva, che mi asciuga dolcemente. Quell’attimo eterno dura fino a quando non rientro in camera e mi faccio coccolare dalle lenzuola di lino bianco del mio letto. La mia mente vaga ancora fino a quando non la spengono fuori le cicale intonando una musica di sottofondo, che mi butta tra le braccia di Morfeo.

Roberto Cipresso
Roberto Cipresso

Roberto Cipresso tra Sacro e Profano

Mi alzo verso le cinque di Sabato mattina e fuori dalla persiana intravedo le sagome di alcuni contadini che stanno vendemmiando in piena campagna toscana. Un quadro di Monet. Riprendo a dormire ma nulla, e scendo giù aspettando l’alba sdraiata su un chaise longue. Chiudo gli occhi per un po’, e li riapro perché Macchia mi sveglia strusciandosi addosso con le sue zampette, quasi a ricordarmi che è ora di alzarsi. Mi tiro su con una abbondante colazione e non voglio fare nulla, solo assecondare i miei ritmi, tanto più tardi a scuotermi ci sarebbe stato Roberto. Così mi dedico esclusivamente a me,  godendo di quello che ho, non ultimo il libro di Roberto “Vino, il Romanzo Segreto”, che voglio finire all’ombra di una quercia al riparo dall’afa di un pieno mezzo giorno di fuoco!

Roberto nasce a Bassano del Grappa nel 1963. Dopo aver terminato agraria nel 1987 si reca a Montalcino  per un incarico di lavoro, e si dà tre mesi per il suo soggiorno. Ormai ubriaco di Vino e della maledetta Toscana, che ti frega appena ti accoglie senza farti andare più via (ne so qualcosa!), Roberto si trasferisce in pianta stabile nella Città del Brunello. Durante la sagra del Tordo a Montalcino, appena ventenne, Roberto, da bravo alpinista qual è, pianta la bandiera rossa e gialla (guarda caso stessi colori di Bassano ) del suo nuovo quartiere di Travaglio in cima alla Torre del paese, un gesto che fa diventare questo straniero uno del posto. Sin da piccolo Roberto è un fanatico della montagna, perché gli insegna ad andare oltre, superando ogni  paura,  ma con la consapevolezza e la saggezza di non sfidare mai i propri limiti.  Motivo per cui dopo l’ incidente di un’arrampicata , decide di dedicarsi solo ed esclusivamente al Vino e ne fa il suo mestiere. Da subito Roberto collabora con alcuni dei più importanti produttori locali e già negli anni ’90 è direttore aziendale di “Ciacci Piccolomini d’Aragona”, cantina con cui ottiene i suoi primi successi:  il “Brunello Riserva 1988” e il “Brunello Vigna Pianrosso 1990” (elogiati ampiamente dalla stampa specializzata internazionale e protagonisti abituali delle più importanti aste di vini pregiati a New York, Chicago e Londra). Parallelamente inizia l’attività di Winemaker presso alcune tra le più importanti cantine italiane. La tensione faustiana di Roberto nei primi anni della sua gioventù è inarrestabile, una sete di conoscenza, di azione, di conquista del bene, che lo portano dritto al successo. Goethe dice che  “l’uomo erra finché aspira”, e  Roberto traduce perfettamente alla lettera la massima dello scrittore tedesco! C’è dentro Roberto un’inquietudine che si porta dietro sin dalla nascita, che lo protende a oltrepassare la linea d’ombra, non esiste nel suo vocabolario la parola “fermarsi” ma affermarsi! Parallelamente alla nascita dei celebri e blasonati Supertuscan, nel 1995 Roberto crea il vino “La Quadratura del Cerchio”, un’ idea completamente nuova e per molti aspetti rivoluzionaria. Nelle sue diverse edizioni ci sono tra i Terroir più potenti ed espressivi del nostro panorama viticolo, che  si combinano in un unico blend, all’interno del quale i requisiti propri dei singoli componenti si esaltano l’uno con l’altro anziché ottenebrarsi a vicenda. L’eredità di questo percorso, è adesso raccolta dal progetto “Cipresso 43” che Roberto condivide con il fratello Gianfranco, e che vede la sua realizzazione nella sua cantina/incubatore del “Winecircus”, alle porte di Montalcino. Poche chiare e importanti regole caratterizzano il progetto “Cipresso 43”: Roberto mescola solo uve di vitigni autoctoni coltivati all’interno del 43° Parallelo, provenienti da vigneti di proprietà e conduzione, con totale vinificazione nella sua cantina, con pratiche di viticultura sostenibile, con rese contenute (1 pianta, 1 bottiglia), e continua ricerca in collaborazione con le più importanti Università. Il 43° Parallelo, situato tra l’Equatore e il Polo Nord, è un itinerario enologico che passa attraverso i Continenti e le Regioni più Vocate ed Espressive della Vite, zone che hanno dato forma alle principali fasi dell’evoluzione della Viticultura dalla Mesopotamia agli USA. In Italia il 43° Parallelo tocca la Toscana, l’Umbria e le Marche . Pur essendo ateo, Roberto è convinto che ci sia qualcosa di ultraterreno nel 43° Parallelo, e non può negare il contrario, se è vero che lungo questo binario si snodano le principali capitali dei pellegrinaggi più leggendari, da Santiago di Compostela alla Grotta di Lourdes, dalla Francescana Assisi a Medjugorje. Quella di Roberto è una visione ambiziosa e globale del concetto di Terroir , che a fine secolo scorso scandalizza l’intellighenzia dello Stivale al pari del taglio della tela di Lucio Fontana. Esattamente come l’artista argentino che muove il suo capolavoro avanti lo spazio e fuori da ogni cornice fisica, Roberto esce fuori dai comuni canoni per vinificare e anela all’Oro Rosso. I suoi primi tentativi non lo lasciano soddisfatto, come quando fa un blend improbabile di Schioppettino del Friuli, Montepulciano d’Abruzzo e Sangiovese di Montalcino. Roberto cambia direzione dopo avere letto un trattato di André Tchelistcheffdel, agronomo e biologo russo, padre della viticoltura californiana, a cui oggi gli americani nella Napa Valley hanno dedicato una statua. Su insegnamento del suo maestro Roberto abbina il Sangiovese al Primitivo di Manduria e thumb up! Non è facile, è una battaglia che diventa guerra! Roberto lotta per  trovare le armi e le tattiche giuste per essere più che un vincitore un bravo stratega nel fare Vino. Roberto non smetterà più di sperimentare, studiare, farsi aiutare da professionisti , Università ed Enti del settore, ed esplorare. Roberto ha sì il suo porto a Montalcino, ma si muove come un marinaio dall ’Argentina, a Venezia, dall’Armenia a Bassano del Grappa. In ognuno di questi anfratti sperduti e lontani del Nuovo Mondo e Vecchio Mondo Roberto, con l’aiuto di altri impresari, ha sempre avuto il goal  di valorizzare il più remoto dei Terroir e dare vita a Vini di carattere, che esprimessero al meglio l’identità di un preciso fazzoletto di terra dimenticato da Dio. Dal Malbec argentino (“Wine & Spirits” ha definito il vino “Achaval Ferrer Finca Altamira 2010 “ il miglior Malbec del mondo” per l’anno 2013) alla Dorona veneziana, al suo progetto di inserire Bassano del Grappa tra le Città del Vino, Roberto acts local and thinks global! 

Roberto Hits Parade

Prendete fiato , non è ancora finita! Nel 2000, in occasione del giubileo, Roberto esegue la Cuvee speciale per il Papa. L’anno successivo l’ ”Associazione Italiana Sommelier” organizza presso l’hotel “Cavalieri Hilton di Roma” una serata dedicata interamente ai suoi vini.

A partire dal 2002 viene chiamato, sia in veste di relatore che come ospite, a numerosi convegni e conferenze nel mondo organizzati dai più prestigiosi enti, Università, testate specializzate e operatori del settore, intervenendo a Valencia, New York, Bruxelles, Berlino, Düsseldorf e nelle più importanti località italiane. Nel 2004 l’ esordio in radio di Roberto , anno in cui collabora con “Rai Radio Due” alla trasmissione “Decanter”. Dal  2006 al 2009 inizia a scrivere e pubblicare i suoi tre libri:  “il Romanzo del Vino”, che vince il Premio Veronelli, “Vinosofia”, e “Vineide”.  Su forza , ancora un po’ di attenzione, ci sono ancora gli svariati riconoscimenti di Roberto, ma niente panico, ne elenco solo qualcuno, perché se no Google mi blocca! A partire dal 2007 Roberto viene insignito del titolo di: “Uomo dell’Anno Categoria Food” dalla rivista “Men’s Health”, “Enologo Italiano nel mondo” al “Merano Wine Festival”. A febbraio 2010 viene eletto “Accademico Corrispondente all’ Accademia Nazionale di Agricoltura di Bologna”, mentre ad Aprile  Roberto incontra il Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano e riceve l’incarico da “Città del Vino” della Produzione del Vino Speciale per il 150° Anno dell’Unità d’ Italia. Stop, perché la lista è troppo lunga! Vi dico solo che uno degli ultimi obiettivi di Roberto è quella di fare assaggiare il pianeta in poche gocce! Da moderno alchimista Roberto presto eseguirà una cuvée unica nel suo genere, fatta da barrique di Argentina, California, Georgia, Italia e Spagna, che saranno spediti e poi lavorati negli USA. Un vino planetario etichettato spiritualmente  “La Luz”, un mix di cinque continenti, che insieme esalteranno le loro identità piuttosto che oscurarsi a vicenda. Un piano molto ambizioso, degno di un visionario qual è Roberto, che non smette mai di mettersi in gioco. Sono agli ultimi capitoli del libro e mi rendo conto di come Roberto sia uno di quei pochi che ha avuto è ha tutt’ora il coraggio di inseguire la felicità.

Roberto Cipresso

Grigliata Argentina a Poggio al Sole

Neppure finisco di rifletterci su che è già l’imbrunire. Roberto mi chiama per bere del prosecco nel pergolato con lui e gli altri commensali prima di un’ appetitosissima grigliata di carne argentina in abbinamento ai suoi migliori Rossi tra i quali:

Con Roberto non ti annoi mai. Gli altri ospiti, Simone, la  moglie Cristine e il loro piccolo Pablo, sono  simpaticissimi e riempiono di allegria la tavolata, che Roberto continua ancora a rifornire di verdure scottate al carbone e morbidissimo pane fragrante. Simone e Cristine sono una coppia di liberi professionisti che sono lì per fornire a Roberto le loro preziose Anfore in Ceramica prodotte dalla loro ditta “Demetra”  a Vicenza. La loro discussione  sulle tecniche di conservazione del Vino nelle Anfore è interessantissima. Mi spiegano che per le loro Anfore usano la  ceramica , perché questo materiale permette al Vino, mentre riposa, di mantenere integre le proprie qualità e caratteristiche, grazie alla sua capacità di essere impermeabile, resistente e isolante. L’efficienza del Nord al Centro Italia funziona! La voglia di fare dei Veneti, la loro creatività, la loro costanza, ti spiega perché sono tra i migliori in Italia in fatto di produttività economica. C’è sempre da imparare, e io ero nel posto giusto al momento giusto tanto quanto l’indomani in occasione della visita della splendida cantina di Roberto.

Winecircus

Pochi giorni fa scompare un grande scrittore Italiano, nato in Sicilia, la mia isola, il suo nome è noto in tutto il mondo, sto parlando di Andrea Camilleri, per intenderci la mano che regala le vicende del commissario Montalbano. Andrea Camilleri lascia un vuoto nella cultura italiana e in tutti noi. Mi colpisce in TV la risposta che il Camilleri Nazionale dà alla domanda dell’intervistatrice, l’arguta comica palermitana Teresa Mannino, in merito al suo impegno di essere scrittore e mi viene in mente Roberto . Roberto è in queste poche righe, cioè il trapezista che è in Andrea Camilleri: « …lo vedi che fa il triplo salto mortale col sorriso sulle labbra, la leggerezza, e non ti fa vedere la fatica bestiale dell’allenamento, perché se te lo facesse vedere rovinerebbe il godimento che tu stai provando. E allora qui mi diverto, capisci? Non è un lavoro…».  Non mi dilungo sulla comparazione, perché come avrete intuito, è in sintesi la capacità di Roberto di avere trasformato ciò che gli piace di più nel suo pane quotidiano. 

Ciò lo avverto totalmente l’ultimo giorno in visita al “Winecircus”, la sua cantina laboratorio a Montalcino, che è uno show in prima fila. Tre piani di un grande edificio moderno tra barricaie, uffici e sale degustazioni in cui Roberto fa da cicerone a me e un gruppo folto di Wine Lovers argentini e colombiani. Ci mostra il suo tesoro e ci fa assaggiare in anteprima il meglio tra Bianchi e Rossi delle sue bottiglie e quelle di altre aziende Italiane e non di cui ne è consulente e produttore. Quel giorno per me è fondamentale perché è l’unica volta in cui posso sentire la sua storia ma dimentico l’imprevedibilità di Roberto, che Fabio, il fido collaboratore, mi dice di mettere sempre in conto! Impeccabile oratore e istrione come sempre Roberto affascina me  il suo pubblico hablando de su bodega en Español ! ¿Qué más se puede pedir? Mi salvano i miei ultimi viaggi a Siviglia in cui imparo un po’ la nostra lingua sorella e in qualche modo riesco a stargli al passo. Lì tocco con mano il mondo di Roberto e il suo ingegno. A distrarci dall’incantatore di serpenti è solo il dispettoso Kira, il lagotto romagnolo di Roberto, che gioca con i bimbi a un tira e molla con i fogli di plastica da imballaggio a bolla d’aria! Dopo l’ultimo assaggio del “Monica 2017” di Renzo Manca dei “Garagisti di Sorgono”, il percorso in cantina prosegue con la parte più esclusiva del tour enoico: una degustazione delle etichette più preziose di Roberto.  Tutti i presenti gradiamo infinitamente il dono di Roberto, che però esclude i Rossi conservati gelosamente ed esclusivamente  in delle casse di  legno  per i figli Matteo e Gianmarco, in memoria un giorno del loro babbo. Roberto continua imperterrito il suo panegirico sul Vino in Spagnolo , e anche se non afferri tutto al volo, lui è capace di farti capire esattamente cosa c’è dentro quel bicchiere, come fa non lo so! Però il risultato è sorprendente, tanto quanto ciò che le mie papille percepiscono in Rossi fenomenali, che non mi si ripresenteranno mai più, tra cui un esplosivo  “Quarto Viaggio 1998”, un mix di 50% Montepulciano, Teroldego 10%, Carmenere 40%  indimenticabile per qualità delle uve e  lungo affinamento . La mia pancia inizia a brontolare, come quella di tutto gli altri, un concerto, che spinge Roberto e Fabio a zittirle! E così organizzano un pranzo memorabile in un ristorante sardo di Montalcino  l “Osteria dei Briganti e dei Poeti” , con 45° al sole. Protagonisti di quel banchetto cosmopolita sono i  toscanissimi Pici  al Ragù  e i succulenti  Culurgiones , gnocchi della Terra dei Nuraghi fatti di patate, formaggio e menta, piatti perfetti per gli immancabili Vini Rossi che ci portiamo dietro dalla degustazione al “Winecircus”. In omaggio al Sud America Roberto apre delle bottiglie strepitose di “Achaval Ferrer 2000”, una combinazione esplosiva di Malbec, Cabernet Sauvignon e Merlot, il cui corpo e gusto deciso bene sposa il nostro pasto luculliano. Tutti devono scappare via, un hasta luego dei Sud Americani, e in assenza di Roberto e Fabio che hanno appuntamenti urgenti , mi avvio con Simone e Cristine a un evento sul Vino in centro a Montalcino.

Tutto un Sorso 2019 Montalcino
Tutto un Sorso- 2019- Montalcino

“Tutto in un Sorso”, Montalcino

Lasciamo la macchina nelle vicinanze, Simone abbandona consegna Cristine e me alla festa di Bacco e si dirige in piscina con il figlioletto Pablo! Sinceramente lo abbiamo invidiato!

Christine e io saliamo con fatica fino alla parte più alta di Montalcino. Montalcino è soprattutto nota per il Rosso per antonomasia, il Brunello appunto. Come in una fiaba Montalcino è rimasta intatta come nel XVI secolo ed è coronata da un bellissimo castello e racchiusa dentro possenti mura, da cui è inevitabile rimanere stregati dalla vista della Val d’Orcia, una delle parti più suggestive e rappresentative della Toscana. Dopo una bella scarpinata entriamo all’interno del “Complesso di Sant’Agostino”, un’antica fortezza medievale, dove ci attende “Tutto un Sorso 2019”, una fiera enologica in cui proviamo il meglio di molti importanti viticoltori provenienti da tutta Europa. A unirli, al netto delle provenienze e delle differenze linguistiche, l’alto livello qualitativo dei prodotti, e la stessa voglia di stare insieme, tra loro e noi appassionati. Lì è una grande festa e io e Cristine ci separiamo per un po’ per poi ricongiungerci e scambiarci opinioni su quello che ci è piaciuto di più. In tutta le kermesse la mia attenzione viene carpita da “La Charanga Ancestral” dell’ azienda “Fernando Angulo”, che si trova  a Sanlucar de Barrameda, vicino Cadice. Si tratta un Palomino lavorato con il Metodo Ancestrale, una seconda fermentazione in bottiglia senza aggiunta di ulteriori zuccheri, che ne fanno un qualcosa simile allo champagne ma più fresco e leggero. Francesi iniziate a tremare! Per fortuna né io né Cristine guidiamo al ritorno da Montalcino, lei si ricongiunge alla sua bella famiglia e io torno con Roberto e Fabio a “Poggio al Sole”, dove spegnere i fumi dell’alcol e conversare con il mio guru del Vino sulle sensazioni di questo mio interminabile weekend  a Montalcino. C’è poco da fare anche Roberto è un essere umano, le sue palpebre stanno per calare e mi concede le ultime ore del suo prezioso tempo davanti a una cena frugale confessandomi qualche sogno nel cassetto. Roberto, per esempio, vorrebbe fare di “Winecircus”un club esclusivo, che propone un calendario annuale di incontri enogastronomici stravaganti ed elitari. E vorrebbe pure trasformare “Winecircus” in una Tenuta  Internazionale, in cui gli Amanti del Vino di tutto il Mondo possono acquistare piccoli ettari di vigneti, e a fare il Vino per loro ma con le loro labels ci pensa lui, il fratello Gianfranco e la sua équipe. Roberto è un Mago del Vino, alla perenne Ricerca dell’ Eccellenza e della Tradizione e dell’Innovazione. Ha  creato un piccolo impero, su cui veglia come un nume tutelare. Come in tutti i poderi, le attività sono complementari: Vino, Accoglienza e Agricoltura, e Roberto fa di tutto per gestirlo al meglio e fare il bene del territorio. Roberto è sempre un inguaribile ottimista e con cognizione di causa va avanti, perché c’è ancora del grande potenziale inespresso ovunque in fatto di Vino. Roberto e Montalcino saranno sempre un punto di riferimento per il Mondo del Vino e per coloro che vogliono evadere da una società caotica alla ricerca di Benessere, Valori e Semplicità. 

Roberto Cipresso
Roberto Cipresso

A chi ha un Cuore che pulsa e lo fa battere agli altri con un bicchiere di Vino! 

Grazie Roberto!

Enjoy it!

Stefania

 

 

 

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