I Garagisti di Sorgono

I Garagisti di Sorgono, l’oro rosso di Sardegna

“…siamo il regno  ininterrotto del lentisco, delle onde che ruscellano i graniti antichi,  della rosa canina, del vento, dell’immensità del mare. Siamo  una terra di antichi silenzi, di orizzonti ampi e puri, di piante fosche, di montagne bruciate dal sole, e dalla vendetta.  Noi siamo Sardi…”

G. Deledda

 “I Garagisti di Sorgono”

 “I Garagisti di Sorgono” è la risposta di Roberto Cipresso, enologo di fama internazionale, alla mia domanda riguardo a dove scovare nuovi vini da assaporare e nuove emozioni da raccontare nel mio Blog DiVino e viaggi  WeLoveItaly.eu.

Galeotta una cena fra sommelier presso l’elegante ristorante “Nautilus” a Tirrenia, Pisa, il 28 Novembre del 2018. Roberto è ospite d’onore della serata. Tutti i commensali lo ascoltiamo affascinati mentre descrive le sue bottiglie di rossi e bianchi e presenta il suo libro “Il Vino, il Romanzo Segreto” , in cui scrive delle sue esperienze in giro per il mondo e del suo approdo finale a Montalcino nel 1987. Nella città del Brunello il talentuoso winemaker fonda, tra le altre cose,  il “Wine Circus”, una società di consulenza agronomica ed enologica ora a disposizione di trenta aziende dislocate in tutta Italia, isole comprese. Proprio in Sardegna Roberto scopre un territorio e quattro giovani imprenditori che osano trasformare un’antica passione di famiglia per il vino nel lavoro della loro vita. Si tratta di Pietro Uras, Renzo Manca, Simone Murru e Andrea Macis, amici sin da piccoli, che grazie all’aiuto di Roberto avviano un’azienda vinicola. Il loro sogno ha un nome “I Garagisti di Sorgono”, che trae volutamente ispirazione dal movimento francese dei “ Vins de Garage”, a sottolineare la tipologia ricercata e introvabile dei loro vini rossi, garbati, caldi, e destinati a una nicchia di intenditori.  Il fenomeno dei “ Vins de Garage”, nasce a Bordeaux negli anni ’90, quando Robert Parker stella l’altissima qualità ed esclusività di alcuni “microchateaux” prima a Pomerol e poi a Saint-Emilion (“Le Mondotte” di Chateau Canon-La-Gaffeliere, Le Dome” di Chateau Teysser e il “Gracia”), facendoli diventare carissimi e  oggetto dei desideri da parte di collezionisti di tutto il mondo. Ciò succederà inevitabilmente anche ai rossi de  “I Garagisti di Sorgono” , il meglio della tradizione vinicola sarda in quattro etichette che hanno il loro cognome e il loro volto : “Macis” per il  Bovale o Muristeddu in sardo, “Manca” per il Cannonau, “Murru” per la Monica e “Uras” per il Mandrolisai , una chicca di cui vi dirò a breve. Nel giro di pochi mesi volo verso la Terra dei Nuraghi per conoscerli di persona, perché attraverso i loro vini desidero afferrare lo spirito della Sardegna, della sua cultura, delle sue tradizioni, delle persone che la abitano. Un pellegrinaggio verso paesaggi mai monotonamente uniformi, che ora mostrano e ora nascondono le remote vicende di questa isola le cui origini sono tra le più complesse e singolari del Mediterraneo.  Un Eden dove la viticoltura viene praticata da millenni, da prima della dominazione romana, e poi con i Fenici, i Romani, i Bizantini, le signorie toscane e genovesi con i monaci benedettini e camaldolesi, il lungo dominio spagnolo, per finire con il regno sardo-piemontese, ininterrottamente sino ai giorni nostri.

“Uras”, il Mandrolisai di Sorgono

Sono le 10 di venerdì sera. Attero a Cagliari in un weekend piovoso di fine Maggio. Il mio primo pensiero è Giulia, raggiante medico della capitale, una di quelle amicizie che porti con te sempre e per sempre, a cui devo l’onore d’ avermi fatto scoprire per prima questo angolo d’Italia. Ad attendermi all’aeroporto c’è Pietro Uras, che mi accoglie con un gran sorriso. Il suo fare gentile e amichevole mi mette subito a mio agio.  Mi fa accomodare in una piccola Fiat Panda grigia per il nostro viaggio, direzione Sorgono! Mi fa stare solo un po’ male l’idea di due ore di curve prima di raggiungere la meta. Pietro però riesce a distrarmi con una parlantina degna di un avvocato non appena mi parla della sua Sorgono, un paesino di appena 1700 abitanti, e di come inizia l’avventura imprenditoriale dei quattro “garagisti”. Seguitemi!

Pietro colloca Sorgono nel centro della Sardegna, a 700 metri d’altezza sul versante occidentale della catena montuosa del Gennargentu, a sud ovest della Barbagia di Ollolai. Questa è l’area geografica del Mandrolisai, da cui l’omonima DOC , di cui però non so molto. Pietro non esita a intervenire dandomi precise informazioni al riguardo, che riporto nel dettaglio perché molto interessanti. La denominazione Mandrolisai DOC risale al 1981, e comprende i vini rossi e rosati delle zone collinari della Sardegna centro occidentale, includendo per intero oltre che Sorgono i seguenti comuni: Ortueri, Atzara, Sorgono, Tonara, Desulo e Meana Sardo, in provincia di Nuoro e il comune di Samugheo in provincia di Oristano. I vini “Mandrolisai” sono il risultato dell’uvaggio in diversa percentuale dei tre vitigni sardi , cioè, secondo disciplinare, 35 % Bovale /20%-35% di Monica (vitigni autoctoni) e 20%-35% di Cannonau (simile alla Grenache francese) . I tre vitigni vengono vinificati assieme in maniera da conferire al vino ognuno le proprie qualità migliori: il Bovale il colore, l’intensità, il corpo e un po’ di rudezza e di tannicità, il Monica la gentilezza, la freschezza e la fruttuosità e il Cannonau l’alcool. A un certo punto Pietro si sofferma sull’unicità della tecnica dell’uvaggio multivarietale che è praticata solo nel Mandrolisai, ed è antichissima. Con sistematicità i loro nonni e bisnonni, possedendo filari di viti con tante tipologie di uva, dopo la raccolta vendemmiavano tutto insieme, mescolando anche 5/10 differenti tipi di uva e producendo così quasi esclusivamente vini misti. Rispetto al passato Pietro fa notare che tale mescolanza non dà più vita ad un miscela casuale, ma è bensì il frutto di approfonditi studi dei tempi di maturazione dell’uva ed è mirata a conferire al vino particolari note e sfumature. Leggo negli occhi di Pietro la fierezza di preservare questa alchimia enoica, e ne ha tutte le ragioni, perché sono vini rossi pregiati che richiamano i più modaioli Bordeaux, Valpolicella e Chianti, solo per citarne alcuni.

 

Sorgono, l’ombelico del Mondo

C’è ancora un po’ di strada da fare. Durante il tragitto la notte è troppo fonda ed oscura per ammirare il paesaggio intorno, che solo una luna tonda e bianca riesce a tratti ad illuminare. Quelle sagome nere che ci circondano improvvisamente prendono forma nella mia mente, non appena Pietro evoca i suoi ricordi d’infanzia: quella è sempre la stessa vegetazione rigogliosa che ricorda da bambino, fatta di querce, mirto, corbezzolo e cisto, che si alternano ai vigneti in una cornice suggestiva, avvolta da un silenzio profondo. 

Rimango un po’ perplessa, c’è una nota di nostalgia in Pietro, come se tutto ciò che ama non è sempre lì a portato di mano, e mi chiedo il perché dal momento che sta sempre a Sorgono! Il mio dubbio svanisce quando Pietro mi confessa del suo desiderio di trasferirsi presto in Sardegna per dedicarsi completamente alla sua attività. Vengo infatti a sapere che lui è l’unico che abita fuori, precisamente a Parma, dove si forma come tecnologo alimentare collaborando con importanti imprese emiliane da 19 anni. Da studente va via per la curiosità e la necessità di vedere cosa c’è oltre la sua isola, e gli fa bene, ma non può stargli lontano per molto. Pietro risente della lontananza da casa, e al momento può rientrare solo qualche volta al mese. Non può lasciare definitivamente la sua occupazione attuale, come del resto gli altri tre soci, perché c’è bisogno continuamente di soldi da investire. Devono decollare e non possono permettersi di stare dietro i tempi e la burocrazia infinita e macchinosa delle istituzioni governative di settore e non, che sono sempre più lente laddove invece dovrebbero agevolare e favorire lo sviluppo della cittadinanza. L’Italia è il lupo cattivo di questa favola. I quattro vigneron sardi però non si arrendono di fronte a nessuna difficoltà, sono testardi e risoluti ad andare avanti a tutti i costi, senza mollare mai. Pietro, Renzo, Simone e Andrea si conoscono da sempre, e ciò che li accomuna oltre a un grande affetto, è la passione per la Sardegna e per le loro vigne, ereditate dai loro padri e dai loro nonni. Hanno competenze tecniche e grinta giusta per imbottigliare quel patrimonio enorme in rossi versatili, fini e particolari, da quelli che rallegrano la famiglia, a quelli che soddisfano i palati più esigenti. Un grande passo quello di mettersi in proprio e un terno al lotto in Italia, eppure sono accanto a chi ci sta provando, che mi sta accompagnando proprio in quel borgo sardo da cui tutto trae origine. All’improvviso Pietro svolta verso una piccola stradina e spegne il motore del veicolo nei pressi di un promontorio in mezzo alla campagna. Mi porta vicino a un santuario, quello di San Mauro e me lo dipinge con orgoglio, perfetta sintesi di arte tardogotica, barocca e rinascimentale. Questo è un edificio di culto, un ampio complesso architettonico, la cui caratteristica è la presenza di abitazioni a schiera, dette muristenes in sardo, veri e propri alloggi per i pellegrini. Ancora oggi le muristenes sono utilizzate da migliaia di devoti come luogo di ritrovo in occasione della “Sagra di San Mauro”, celebrata l’ultima domenica di Maggio a Sorgono. Abbagliata dalla maestosità di quel monumento di arte sacra, risalgo nella Panda e dopo un po’ giungiamo finalmente a Sorgono. Pietro mi lascia al mio alloggio e prima di andare via mi comunica che l’indomani il mio itinerario prosegue con gli altri due “garagisti “, Simone e Renzo, perché lui è a un matrimonio, e Andrea a Cagliari per lavoro. Sono nella mia stanza e non ho la forza di disfare le valigie per la stanchezza. Vado a letto con il pensiero di quei vicoli stretti e deserti, e la voglia di perlustrare alle prime luci dell’alba questa piccola cittadina, di cui fino a qualche tempo fa non ne conoscevo neppure l’esistenza!

“Manca”  il Cannonau e “Murru” la Monica

Sabato mattina mi risveglio nel mio accogliente B&B “Minù”, una mansarda elegantemente arredata in centro, che mi coccola con una colazione sublime di dolci e frutta fresca per avere l’energia giusta e vivermi Sorgono, con i suoi tesori e le sue delizie enogastronomiche.

Renzo e Simone vengono a prendermi con una jeep. Parcheggiamo e ci sediamo a un bar vicino il comune per prendere un caffè perché fuori diluvia. Le lancette dell’orologio sembrano fermarsi, tutto a Sorgono scorre lento, ogni cosa è al suo posto e la gente si saluta per strada. C’è un senso di pace e di quiete che fa bene all’anima. Renzo mi indica fuori dalla finestra una piazza che è il luogo di ritrovo per i compaesani. Lì si svolgono quasi tutte le più significative manifestazioni  del calendario sorgonese “Autunno in Barbagia“, tra cui “Sa Innenna“, ovvero la vendemmia tradizionale. Quell’agorà cambia in meglio il loro destino quando nel 2014 vi si tiene “Wine and Sardinia”. In occasione di questo rinomato concorso enologico di vini regionali e locali, entrano in contatto con Roberto Cipresso, il presidente della commissione esaminatrice. I quattro amici non esitano a chiedere consigli a Roberto per il loro progetto di vinificare con le loro risorse e in modo del tutto autonomo. Da lì a poco Roberto si reca a Sorgono per studiare più da vicino le loro vigne e rimane meravigliato delle straordinarie potenzialità di quell’angolo di paradiso, e decide di fargli da guida per tutto il loro percorso imprenditoriale. Nulla accade per caso! Io Renzo e Simone siamo ancora dentro il piccolo cafè sardo, fuori c’è solo qualche passante che si affretta a rientrare in casa, fa freddo e grandina, quale momento migliore per prendere ancora appunti. Ora è il turno di Simone che prosegue la narrazione citando il 2016 come il loro anno di svolta, quando, contando sul supporto professionale di Roberto, lanciano circa 6000 bottiglie della loro azienda vinicola direttamente nel mercato nazionale. Nel 2017 i loro quattro rossi sono presenti nella gettonatissima enoteca della Locanda Mariella, un piccolo e noto ristorante vicino Parma. Subito dopo nel 2018 fanno il debutto ufficiale nel mondo del vino al “Vinitaly” di Verona e i loro quattro marchi suscitano la curiosità e l’interesse di innumerevoli Wine Lovers e Wine Experts.  Mi rendo conto di avere la fortuna di intervistare un’azienda cult, e proprio quando penso che faranno strada, giocano d’anticipo! Quasi incredula vedo pubblicato nel giornale del paese un articolo in merito ai premi che nel 2019 i loro rossi strepitosi ricevono a livello europeo al “Concurs Mundial Bruxellese a livello mondiale al “Decanter World Wine Award”! Quale è la prossima mossa? Non so se riesco a stagli dietro! Proviamoci. Neppure un attimo per rendersi conto di cosa gli stia succedendo di così bello, che questi quattro prodi marinai sono di nuovo in mare aperto. Nuove sfide li aspettano. Adesso il loro compito è quello di cavalcare quelle onde che li porterà in alto senza sommergerli, perchè sono dei bravi navigatori e sanno dove vogliono andare. Sfrutteranno i venti loro favorevoli e  guideranno la loro nave fino agli oceani più lontani, con la consapevolezza di avere sempre nella loro Itaca un porto sicuro dove ormeggiare.

Il  Mandrolisai, essenza di un terroir

Qual è il segreto dell’eccellenza dei vini firmati dai quattro “garagisti” sardi? Alla base c’è la loro terra, che anche in altri parti dell’isola in questi ultimi anni dispensa fiumi di oro rosso, apprezzato tanto in Italia quanto all’estero. Non siamo di fronte a un fenomeno o a una moda passeggera del momento. Molti giovani intraprendenti, tra cui i nostri quattro amici, sanno semplicemente che gli abbondanti terreni che hanno tra le mani, quelli tramandati dalle generazioni precedenti dopo la crisi dell’edilizia, valgono una fortuna immensa per il presente e il futuro. I beni di madre natura sono così lavorati con sudore e sapere da impresari di nuova era e ne consegue il proliferarsi di piccole aziende. E sono proprio queste ultime che stanno dando un certo respiro all’economia regionale, con una produzione enoica di qualità a tiratura limitata, sempre più richiesta nel mercato dai consumatori moderni più attenti e con elevato potere d’acquisto.  I vini sardi dunque rappresentano oggi una possibilità di rinascita per il paese e possono contare su prodotti di punta come quelli de “I Garagisti di Sorgono”. I loro vini fanno impazzire, perché sono un mix perfetto di rispetto per la tradizione e occhio all’innovazione per raggiungere e farsi raggiungere dalle persone: sono dei rossi mediterranei profondi e snelli, complessi e non troppo alcolici o difficili da bere.

Adesso voglio sapere di più, capire e vivere un’identità territoriale vincente e senza uguali, quella di Sorgono, capoluogo del Mandrolisai, regione estrema ma ancora per poco sconosciuta, da cui provengono quei vini che smanio di degustare. Il mio viaggio è con olfatto, gusto e occhi, tesi a percepire profumi, sapori e colori che si avvertono subito nell’aria non appena un sole timido ci permette di uscire fuori dalle mura urbane. Con il loro piccolo fuoristrada  Renzo e Simone mi fanno varcare i cancelli del loro El Dorado, fornendomi ogni sorta di dati e delucidazioni su tutto quanto sperimento in prima persona con loro. Qui di seguito il mio tour ora turistico ora più squisitamente enologico:

  • Ferrovia di Sorgono: tappa imperdibile un binario unico utilizzato cento anni fa per collegare Sorgono con Cagliari e altri centri della Sardegna. Nel 1997 si decise di destinare questa tratta ferroviaria esclusivamente a uso turistico, e la maggior parte degli spazi abbandonati sono oggi adoperati come rimessa degli autobus urbani. Quello che si può vedere adesso è lo scheletro di questa vecchia ferrovia e dei vagoni treno dell’epoca, che però farebbero bene a essere sfruttati come un museo plein air piuttosto che come vasi per l’erba rampicante! Ci sarebbe molto da dire su questo pezzo di storia cittadina, come per esempio del fatto che proprio da qui lo scrittore inglese D. H. Lawrence nel gennaio del 1921 vagabonda per l’interno della Sardegna e lo rende eterno in un capitolo del suo diario “Sea and Sardinia” (Mare e Sardegna);
  • “Biru e Concas”: scavalchiamo un muretto basso, l’accesso è libero, è davanti a noi la maggiore concentrazione di menhir (dal bretone men “pietra”e hir “lungo”) del Mediterraneo, risalente a circa cinquemila anni fa. Un sito archeologico di circa 200 monumenti megalitici immerso in cinque ettari di campagna selvaggia, rigogliosa, puntellata da sugheri, castagni, noccioli, conifere e fiori colorati che crescono spontaneamente ovunque.  Questi grossi massi sono scolpiti e levigati fino a ottenere una forma ogivale: i più antichi, proto-antropomorfi, risalgono al Neolitico recente (3500-2800 a.C.), quelli più lavorati e stilizzati, antropomorfi, sono da collocare nell’Eneolitico (2700-1700 a.C.). Queste teste di roccia allungate hanno posizioni diverse, ora isolate, ora messe in fila l’uno dietro l’altro, ora in coppia o in triadi, ora in circolo.  Alcune invece sono stese per terra e rivolte a ovest, verso il tramonto, atre spezzate, forse per effetto della ‘guerra santa’ contro gli idoli dei barbaricini, dichiarata da papa Gregorio magno nel VI secolo, durante la cristianizzazione della Sardegna più interna. Un’ area suggestiva che strega chiunque entri al suo interno e di cui rimane ancora irrisolta la motivazione della sua costruzione. Siamo di fronte a una testimonianza di arte cultuale preistorica, a un osservatorio astronomico, o cos’altro? Molti archeologi stanno tentando di dare una risposta. Io invece da persona comune, mi domando se in Sardegna, come del resto in tutta Italia, esisterà mai un giorno una classe politica in grado di produrre valore dalle ricchezze storico – culturali che tutti gli stranieri ci invidiano. Per fortuna laddove non c’è il pubblico c’è il privato e allora accontentiamoci delle telecamere del programma televisivo “Voyager”, che abilmente condotto da Roberto Giacobbo, dedica una puntata intera a “Biru e Concas” con l’appellativo di “Stonhenge Italiana”. Che dirvi se non buona visione!
  • I vigneti del Mandrolisai: sono ancora sotto effetto del carico di magia di quel giardino di pietra. A scuotermi il meteo che torna a essere avverso, e perciò riusciamo ad avere accesso solo al vigneto di Simone in località “Pischina/Bau Perdosu”, dove c’è prevalentemente il Monica per il suo “Murru”. Il paesaggio è costellato da filari splendidi il cui colore verdeggiante è sbiadito da una nebbiolina fitta e densa. La nostra passeggiata viene interrotta da un acquazzone improvviso che ci spinge a trovare riparo all’interno di un vecchio edificio lì nelle vicinanze. Simone ne approfitta per mostrami almeno in una mappa la posizione degli altri tre complessi di viti, che, suo compreso, offrono le tipiche varietà della tradizione vitivinicola sarda: il Cannonau di Renzo per il suo “Manca” sta a “Figu/Su Boscu/Burdaga”, il Bovale di Andrea per il suo “Macis” a “Monte Pischina /Ghennargiunei”, e infine il Mandrolisai di Pietro per il suo “Uras” a “Sa Sedda/Perdu/Cresia”. Simone, l’enologo dell’azienda, poi con semplicità mi fa luce sul perché i loro vini rossi sono così speciali e possono essere fatti solo lì a Sorgono e in nessun’altra parte del globo terrestre. Le loro uve nascono da terreni di alta collina (a circa 400/600 metri sul livello del mare), soleggiati e magnificamente esposti (sud-est) con un suolo di origine granitico, sciolto, povero. Da qui vini rossi che hanno un bouquet fresco, fruttato, rotondo, e un gusto secco, sapido, pieno, giustamente tannico e bilanciato. Anche il clima, caratterizzato da forti escursioni termiche, poche piogge e da lunghe estati, contribuisce alla buona riuscita dei vini, garantendo una perfetta maturazione dell’uva anche nelle annate più fresche. Inoltre la maggior parte delle loro vigne essendo per lo più centenarie, e per lo più allevate ad alberello (da sempre diffuso in Sardegna), risultano essere molto poco generose nel produrre una buona quantità di grappoli (densità di quattromila ceppi per ettaro e rese bassissime, non superiori a 35 quintali), ma sono ideali per offrire una altissima qualità. Tutte queste caratteristiche geografiche e pedoclimatiche, questo tipo di natura aspra e dolce, forte e delicata, regalano ai quattro “garagisti” di Sorgono magnifici vini di terroir, che non hanno nulla da invidiare a quelli dei cugini d’Oltralpe;
  • Agriturismo “Su Connuttu”: giustamente vi starete chiedendo se ci è venuta fame dopo questo lungo giro! Certo che sì, e ci siamo egregiamente viziati all’ Agriturismo “Su Connuttu”, Sorgono. Ad aprire la porta di questo casolare intimo e accogliente il proprietario Costantino e il figlio Daniele che ci fanno accomodare davanti una tavola ben imbandita piena di delizie sarde da abbinare ai quattro  rossi de “I Garagisti di Sorgono”. Ed è così un po’ on the road che tra un boccone di agnello e ‘carasau’ li tasto uno a uno per la prima volta! Sono una rivelazione dei sensi magnifica. Ogni vino rosso al calice esprime al massimo tutte gli elementi distintivi dei quattro vitigni sardi: colori vivaci, profumi inebrianti, tannini gentili e levigati, e intensi al punto da potere essere perfettamente abbinati al resto del succulento banchetto a base di verdure fritte, polpettine di maiale in umido e delle immancabili ‘seadas’, dolci di pecorino filante e miele. Come in ogni buona tavola sarda sai quando inizi ma mai quando finisci!  Così termino il sabato sera in pizzeria e poi al pub del paese con Renzo e Simone. E sorpresa si aggiunge pure Pietro, arrivato sfatto dalle baldorie di uno sposalizio appena concluso!

Omphalos, la Sardegna di Atlante, primo centro del mondo

Domenica, partenza, è da mettere in conto , così come la consapevolezza che ti mancheranno, però non faccio prendere dalla malinconia.

Mi godo ancora una camminata a Sorgono con Renzo e Simone e Pietro che mi illustrano i quartieri e le abitazioni più tipiche, tra cui la casa nobiliare dello stesso Uras del 1600 appartenuta al vescovo Aragonese Joan Per Ecarta. All’interno del suo bel palazzo, Pietro mi confida esserci custoditi dipinti di un pittore spagnolo molto acclamato del 1900, Antonio Ortiz. Dopo Parigi e Roma, Ortiz sceglie il centro della Sardegna per manifestare nei suoi quadri tutto il suo talento nel ritrarre la vita quotidiana e scene di aggregazione sociale , come voleva il movimento artistico a cui apparteneva, quello costumbrista. Non c’è neppure un minuto purtroppo per contemplare quei capolavori perché c’è una tabella di marcia da rispettare, che mi sorprende ancora una volta:

  • “Omphalos, la Sardegna diAtlante, primo centro del mondo”: titolo di una mostra a cui necessariamente i tre “garagisti” mi invitano a partecipare. E non finirò mai di ringraziarli per questo, perché affidati tutti quanti alla graziosa Francesca, guida del museo, facciamo un salto nel passato più remoto di questa isola così intrigante e misteriosa. Questa esposizione approfondisce tutto ciò che tra libri, interviste e video riguarda Sergio Frau, uno scrittore di origine cagliaritane che vive a Roma. Con le sue teorie Frau fa accendere i riflettori su Sorgono, sostenendo, tra assensi e dissensi, che Sorgono è il centro del mondo, dove secondo Eschilo, nel suo “Prometeo Incatenato”, Atlante reggeva il cielo. Frau è certo (fino a che, come osserva lui, qualcuno non lo smentisce) di avere trovato nella Sardegna con Sorgono l’ombelico del mondo, quello cantato da Omero, Diodoro Siculo, cercato dall’uomo attraverso le tenebre dei secoli e l’oblio dei Questo giornalista infrange ogni ”certezza” moderna, spostando le Colonne d’Ercole da Gibilterra al canale di Sicilia, individuando così nella Sardegna del II millennio a.C. la mitica Atlantide, raccontata quasi come su una mappa da Platone proprio oltre le Colonne. A concludere la visita un excursus storico di Francesca su tutto ciò che rende la Sardegna degna di essere visitata tutto l’anno: dai Nuraghi a San Mauro, dai vestiti folkloristici dei sardi alle cassapanche di legno di fine secolo sapientemente intagliate da maestri artigiani locali per il corredo di giovani spose;
  • Vigneti di PietroRenzo : questi sono gli ultimi spazi benedetti della mia esperienza sarda, una delle più significative del mio errare per le bellezze del nostro Bel Paese sia a livello professionale che umano. Aperta un’inferriata tra trazzere strette e lunghe Pietro guida fino ai suoi 10 ettari di terra seminati tutti a Mandrolisai. Un vento leggero e gentile soffia su tutto il resto della vegetazione incolta, e mentre affido agli scatti distratti della mia macchina fotografica l’immortalità di quegli attimi, Pietro sussura qualcosa a una vite, Renzo e Simone ne abbracciano una e io li seguo. Lì in quell’universo primordiale ritorni all’essenza e alla straordinarietà della vita, che si manifesta in quei gesti spontanei così semplici e veri. Dal poggio della tenuta ci dirigiamo verso la villetta dei genitori di Pietro, dove si rifugia quando può, piena di oggetti che ricordano una mamma dolce e sempre presente, e di quadri che ritraggono Sorgono. Questo legame con la famiglia è forte, lo senti a pelle, e lo riavverti nella masseria di Renzo in cui ci spostiamo poco dopo. Una magnifica distesa di Cannonau protetta dal guardiano di turno, Pasqualino il ciuchino, che ci fa qualche festa appena ci vede avvicinare, e poi ci snobba tornando al suo riposino pomeridiano. Renzo  ci presenta intanto uno per uno le facce delle foto in bianco e nero appese nelle pareti dello stabile del suo fondo. Sono i suoi zii, i suoi cugini, padre, madre, e Simone e Pietro interrompono Renzo perché ci scorgono qualche parente. Mi allontano quasi per rispettare quella loro atmosfera così intima e mi rilasso su una panca di legno. Sotto un albero fronzuto e attorno a un tavolo di marmo io, Pietro, Renzo e Simone finiamo l’ultima bottiglia di Mandrolisai brindando alla bellezza, che, parafrasando Dostoevskij , un giorno salverà il mondo!

E in vino veritas tutti e tre  mi fanno notare che è ora di recuperare le valigie e spedirmi a Pisa! Pietro mi riporta alle partenze e , sfiorando l’idea non andata in porto di restare ancora un po’, abbraccio lui e virtualmente tutti gli altri tre “garagisti” di Sorgono, promettendomi di essere presto con loro un’altra volta ancora.

 

Ajò,

Stefania

 

 

Alghero: a DiVine Trip

“…L’ Alguer de sempre se vanta
de ésser país català,
la ginqueta me vol recordar,
a mi ella me canta…”
( “La Ginqueta”, song of Pino Piras , voice of Claudia Crabuzza

 Alghero 

There are places where I want to go without knowing why. Alghero, in Northen Sardinia, is one of these. 

It all starts out with an urge to be somewhere that I’m  not. I travel for several reasons, but even just a short vacation to the beach or an unfamiliar city can serve as a  kind of escape.  I often loosen up, allowing for  learning. I push myself forward in new cultures, try new things, get myself into uncomfortable situations, and find out the best part of me. It is easy to get high off the sense of anonymity that can be experienced while travelling. It doesn’t matter if it’s for a weekend  or a year long trip, if nobody knows me, I  often feel free to break out of my  shell.

I remember when I started planning my first trip to Alghero, which is only 40-minutes flight from Pisa on  Ryanair , I had no idea what I was doing! 

I wanted to get lost in Alghero, but at the same time, I didn’t want to miss the most beautiful things of this unique pearl of the “Coral Riviera”. I thought it might be impossible for me to arrange everything  by simply  following  my guidebook for two days! I had to try something different. I searched the Web for information about Alghero. I just needed someone special to hold my hand and show me the way.  That’s why my first choice was Valeria Crabuzza, Managing Director & Founder of  Alghero ConciergeValeria was the first person I turned to for tips and information about Alghero, and she was always prepared to offer help and understanding. Before my departure for Alghero, I contacted Valeria by mail and then by a phone call. Valeria provided me with outstanding concierge services creating my tailor-made holiday in Alghero. She provided me  with  free advice on accommodations, holiday activities, cultural events, archaeology sites and  other services.  Thanks to Valeria, I saved a great deal of time and effort researching and comparing on the net. I simply told Valeria my  preferences and I packed my bags!  Valeria was my Good Angel in Alghero , a paradise just a few steps from home! Valeria made me fall in Love with Alghero . Now I long to return to this enchanting place!

1st Day, Tuesday , 12th June 2018

I landed in Alghero’s Fertilia Airport on the 12th June 2018.  There were only 6 kilometers from Fertilia Airport to the city centre, a short trip of less than 15 minutes drive. The airport is  well connected with the major Italian and European airports with low cost flights the whole year round. If you don’t want to drive or if you don’t want to rent a car, the city has an excellent transport service to and from the airport. 

It was lunchtime and I reached Alghero’s Old Town  where I met Valeria at Alghero Concierge, her  Holiday Counsultancy and Tourist Services Office in the heart of the city. Valeria was my “Welcome to Alghero” , the best a traveller can wish.  Valeria was charming-a true Mediterranean Beauty. The gentle nature of her soul, was reflected in her love for Life and for the History and Tradition of her beautiful Island.  After my arrival in Alghero at midday and my interview with Valeria, I was excited to  uncover and bring to light  what she reserved . It was incredible, and  Valeria did an incredible job to ensure a perfect vacation in Alghero which covered all my requests. First of all it was very easy for me to visit all the best parts of Alghero , because Valeria booked a nice room  for me in  the b&b “Benebenniu” in Via Carlo Alberto,70,  the carrer major of the medieval town: it was a Bed & Breakfast nestled in the heart of Alghero’s Old Town.  It was in a very  central location  in Alghero among its cobblestoned streets (no heels, but comfortable shoes!), few steps away from the picturesque Sea-Front Promenade, the Bastioni and the Towers. Bus station, harbour, city beach, all the best bars and restaurants were all in the immediate proximity.  After having unpacked my bags, I walked around Alghero’s main streets, having all its Beauty around me , just in the area where I stayed.  I took terrific photos of all that drew my attention and sensitivity . I explored each corner  of Alghero , in any direction from the bottom towards the top and the from left to right! I went on strolling till the afternoon, when Valeria picked me up by car , leading me out of Alghero toward a breathless itinerary : from Punta Negra, Bombarde, Lazzaretto, Cala Dragunara to the final and gorgeous destination of  the Protected Area of  Capo Caccia. I enjoyed the awesome scenery and admired the spectacular landscapes of the -North-Western tip of Sardinia. I was enough lucky  to watch the sun dipping down in the blu sea among its impressive cliffs and to hear the seagulls crying out . As soon as I ridiscovered Nature in all its glory,  Valeria remembered it  was time to go away!  On the road back to Alghero, while I was thinking about that dreamy holiday,  Valeria explained the value and the importance of those places and the story of her life!  

Valeria Crabuzza

Valeria was born her in Alghero  where she spent the first nineteen Years of Her Life before travelling abroad to work in Hospitality.

Initial economic hardships during her childhood didn’t stop Valeria cheerful and strong  temperament, but strengthened her character and  her spirit of adaptabilty. Valeria reflected on  those hard days with a smile, because they made her grow. Valeria has got a brother, Francesco, and a sister Claudia , who eventually became a very well-known Italia songwriter. Claudia Crabuzza won the prestigious Music Award  “Targa Luigi Tenco 2016” (Minority Languages Category) for Best Album in “Algherese” Dialect . She  worked  as author and interpreter with many famous national artists such as the most popular Sardinian ethno-rock band Tazenda, Pippo Pollina, Mirco Menna, Il Parto delle Nuvole Pesanti, and others . Valeria graduated from the professional hotel school of Alghero and started working in the field of tourism in Italy, Switzerland, Egypt and on  Canouan Island (Eastern Caribbean). She was inevitably drawn back to her native land . Valeria  wished to combine her experience, her local knowledge and love of Sardinia, her passion and her positive attitude to best welcome and assist anyone coming to visit Alghero and the north-west coast of Sardinia. On her personal note: she is married and had two wonderful children. The love story with her Egyptian husband  Ehab Rashwan , a pro-active hospitality professional with over 25 years in the hospitality industry , is another incredible and long chapter of her life ! I hope you will have the chance  to listen to it , when you are her guest! 

That one hour drove to Alghero with listening to all  Valeria‘ s tales  astounded me, because it seemed so familiar. 

The  sunset was unforgettable . The artificial lights of the lamps adorning Alghero transformed this noble city in an elegant living room. The closed shops were making the way for the night-loving people. I felt the infinity poetry which emanated from this peaceful and ordered city, but at a certain moment all that enchantment was suspended by my rumbling tummy that looked forward to the dinner time. Soon after  Valeria and me seated  comfortably on a terrace of   the casual “La Botteghina” restaurant . She said it was the right place for tasting local fresh Food &  Wine and it was true!   A friend of Valeria, Carlo Deffenu, a very polite person did the honours. He was a lovely worker there and an Italian writer as well, who proposed a vast range of pleasures! I had typical Sardinian Food & Wine:  a sparkilng  “Vermentino” called “Sessantaquattro” paired with a mussels soutè,  “fregola “ (it’s a type of semolina-based pasta) with seafood,  and “culurgiones” (pasta filled with boiled potatoes, extra olive oil, pecorino cheese, garlic and  mint ) with tomatos sauce and parmisan, best new dish I ever had in the last period! The night was flowing slowly while Valeria was entertaining me with all her knowledge  about Alghero . I was totally immersed in all those stories: a journey in the past of  Alghero, and an understanding of its present, a multifaceted world of an island within  the island that is trying to grow and to improve despite the cumbersome Italian Political system and the closed-shop mentality of the major part of its  inhabitants. By the way, I realized  that Alghero  is considered one of the most charming towns of Sardinia. Ryainair flies  at least here twice a day. Take this as an opportunity to explore some of the amazing Art the city has to offer. Alghero is the perfect blend of History, Gorgeous Beaches, lovely Food & Wine, Traditions and so much more. The town provides excellent hospitality for a constant flow of tourists, with a range of entertainments, facilities and nightlife that is ideal for young and old alike. 

Alghero was inhabited since prehistoric times, and  was founded by the Genoese in the 11th century. For many years, it was controlled by the dynasty of the Doria family, despite a brief period of Pisan domination in 1283 and 1284. Many different conquerors launched assaults on Alghero  until the Catalans expelled everyone in 1372 and created a home away from home. From then on, the town came to be known as “Barceloneta”, or “Little Barcelona”, and maintains its Catalan identity to this day. Control of Alghero passed to the House of Savoy in 1720 and this marked the start of a long period of steady decline. This continued right up until the Fascist Era which resulted in heavy damage to the town during Italy’s participation in WWII. The removal, from the surrounding countryside, of malaria in the 1950s and the growth in package holidays during the 1960s saw the start of a transformation in the fortunes of Alghero. A large number of hotels and restaurants have been built on the investment in the town and development has spread northwards alongside the city’s sandy beach. Today, tourism has not completely overtaken Alghero and the town still retains its distinctive Catalan identity with the local fishing industry an important contributor to the local economy. 

2nd Day, Wednesday , 13th June 2018

It was late in the night. I opened the window of my room that overlooked one of the main square of Alghero

There was nobody outside, but few tables scattered among cafes and restaurants and a  silhouette of a  bell tower that raised above the rooftops of houses and churches. My thoughts wandered and I couldn’t sleep for the excitement of what it happened, but I was tired and I fall asleep. The following day I woke up late in the morning, and the weather was awful.  I thought it was  perfect to visit Wineries in Alghero.  I sat down at my table for eating something.  I took a look  in blogs and travel forums about  all the Top Wines. In the meanwhile ,  Valeria and her friend Katya attended my breakfast with  a  homemade lemon cake, hot coffee and orange juice. Katya is another fabulous character of this Sardinian Novel. At first sight Katya, so pretty with big green eyes, seemed to be an easy going person. Actually, Katya is a  romantic bohemian, a very deep fellow, a strong worker with the soul of an artist  in sewing technique. She said she was from Pesaro, Marche. She met Valeria on the Caribbean Resort 20 years ago. Since that time they were not only colleagues , but above all close friends. After having travelled a lot,  with a long stay in Peru, that changed her mind placing greater emphasis on the “being” and not on  “having” in this life, Katya wanted to help Valeria in her aim to create something unforgettable in Alghero, with the intent of promoting this area in Italy and abroad. What a marvelous and spiritual conversation! Katya withdrew, bidding me farewell, and saying I was in  a good service with Valeria about my trip in Alghero. Of course she was right! I glanced at the clock on my phone and a last great moment awaited me to complete my journey: visit the best Wineries in Alghero. The weather promised to get worse, far more than I could expect! Never before had I seen so much rain in summer . Before my  appointment with Valeria and with the divine nectar of Sardinia in the early afternoon , I had little time to visit the old churches of the historic core, that provided sufficient protection against rain and wind: “San Francesco Church”, the Alghero’s  Cathedral, and the  “San Michele Church”. The churches were unadorned, the simple churches of a simple  fishing village. I liked these types of churches- built solely as a religious sanctuary for the towns people with no more boisterous intent. Alghero’s Old Town was large enough to be interesting and small enough to tackle in a day of exploring. Walking around Alghero, I didn’t feel like I was in Italy, but in a foreign land with such an atmosphere you had to live. Colorful facades, an almost derelict elegance , all complete with beautiful sea views from any given angle.

Pietro Delogu

It was lunchtime and to my surprise,  Valeria came to take me to a luxury Hotel called “Carlos V” in Alghero to attend a Wine Tasting organized by  “Tenute Delogu “ .  

The  terrace of  the 5 stars Hotel  “Carlos V was magnificent , it  afforded panoramic views that encompassed everything from the Capo Caccia promontory (which has a silhouette resembling a sleeping giant) to the costal road that conceals the town of Bosa. The grey of the sky made visible exceptional views that resembled a Monet canvas,  with a mix of rough and soft colours and sparse and evanescent  brushstrokes. That landscape inebriated my senses just like the Top Wines  did in the tasting room. A  light seafood buffet accompanied the Wine Tasting that included the best labels of the  “Delogu Winery”: “Die”, “Ide”, “Geo”, “Ego”, “Cagnulari”, and  “Chelos”.“Tenute Delogu “ extends across approximately 60 hectares, encasing a modern Winery, vineyards, a prestigious Wine Resort and dining options. Amongst palm and olive trees, the vineyards are immersed in Sardinia’s Mediterranean scrub. This is where the “Tenute Delogu “ arises and from where its Wines derive.  I had the honour of knowing personally the owner of the “Tenute Delogu “ Mr Pietro Delogu. Pietro was present at that event to increase potential with his own customers . He was busy to give interviews to the Japanese press about his Wine production, then he was able to spend a little time  with us. We had lunch in that exclusive hotel and talked about that pleasant moment relaxing over glasses of his bubbles. After a while  Valeria had to go away to  collect her children from the residential home and Pietro invited me to spend a couple of hours at his estate “Tenute Delogu “ . We arrived there after an hour’s drive under that heavy rain! Pietro was very proud of all he did in his life, and this was the feeling I perceived during our conversation before to reach his estate.  Finally we arrived at his  “Tenute Delogu “, and we  had no guided  visit from outside due to the standing rain.  We took  refuge in the estate’s restaurant , where he  made me feel at home. That place was lovely and the grey overcast made us long for drinking good Wines! At the very moment when Pietro was describing last lable of his Wine collection, foreign clients entered the reception despite it being closed. As an Islander and a business man, Pietro opened the door . I helped him with attending to them. He regarded my attitude  as polite, but I explained it was a pleasure for me.  It was also  a way to thank him for his dedicating time to me.  We ended our time in the barrique cellar of his Winery , where I finished my friendly interview writing down as much as I could. Pietro’ s passion and love for his job and land emerged from his words.  Pietro wants to pursuit his dream to get better and better.  If only one day the Italian government , in Sardinia as in the rest of the nation, could provide financial and legislative  support for the development of enterprise policies. Pietro and Valeria are strongly attached to their  native land but open minded by nature . I hope their courageous choice to invest all the necessary efforts in ensuring the implementation of their projects and ideas   will find support in a fair and  effective  policy  at local and national level, as soon as possible.  His was the sort of honesty  speech that does one good and it was lightened with a glass of Canonau . Valeria returned to take me back in Alghero. So, I said goodbye to Pietro, a smart and multi-faced man. I knew that this was not a farewell. 

Sardinia is an island that strikes its visitors with natural contrasts, the lights and colors of a region that boasts old traditions and a wild and pure nature.  Sardinia is a land full of archaic Wine Traditions.  Sardinia offers fascinating Wines, it merits to be considered as one of Italy´s most unique wine regions.  There are international varieties and  indigenous grapes, such as Bovale, CagnulariMonicaCarignano, and others. All this  makes it worth to go for a Wine-Discovery tour as I did  at “Tenuta Sella & Mosca” .

“Tenuta Sella & Mosca” was a nice place to visit, they offered a free tour in their estate and I liked it a lot despite the rain. “Tenuta Sella & Mosca” was  founded in 1899 and it is the second largest contiguous vineyard in Italy and one of the largest wineries in Europe – it is a 1,600-acre property with more than 1,200 acres of Wines. From vibrant whites to nuanced reds, “Tenuta Sella & Mosca” has a Wine for every mood and meal. My favourite one is Torbato: a grape originally from Spain with only about 200 acres left in the world. Torbato produces refreshing, pale-straw wine marked by white flowers and hints of sea minerals. The sparkling version is a must as an aperitif but there are also still versions–ranging from gentle, mid-low body to richer, creamier versions. All are definitely worth trying with light fish appetizers, oysters, and clam spaghetti! 

 

For my last night in Alghero , I spend long hours meditating the goods things in Life with Valeria, then after a drink  and an appetizer in a bar , I went to bed .

When the alarm clock rang at 5 o’clock in the morning, I realized I had to leave Alghero. Before to get the airport, I relaxed at the harbor edge while I was investigating  the best picture angles for my  last photos. As I sat on the bench gazing at the rocky faced hills across the harbor, a local fisherman jumped down from his boat and strolled past. His nutty brown skin indicated a life on the sea, his complete lack of self  consciousness as he sang aloud. I lapsed into a fantasy of a  simple  village life. Give me a week here, and I’m quite sure I’d sing along!

I didn’t really know what to expect, but it’s safe to say this city far , exceeded my expectations. 

Ti amo Alghero.

Enjoy it !

Stefania

Thanks to the  travel writer Paula Cullison for her precious help