“Ho avuto successo nella vita. Ora, intendo fare della mia vita un successo”
Cannes in un weekend: oltre il Red Carpet
Senza dubbio, visitare Cannes in un weekend è stata una fuga improvvisa, un incontro inaspettato con il primo sole di maggio. Questo è il periodo ideale per farsi avvolgere da questo gioiello della Costa Azzurra, tra clima mite e poca folla. Il mio legame con il sud della Francia affonda le radici tra i vicoli di Nizza . Diventa presto un’ossessione costante. Quale? Quella di conoscere ogni sfumatura di questa terra in bilico tra raffinatezza mediterranea e carattere ancestrale. In questo scenario, Cannes rappresenta una tappa inevitabile. Ma cosa mi spinge davvero a rincorrerla proprio ora? La curiosità di scoprire se esista un’anima più autentica oltre il cinema e la divina Brigitte Bardot.
Ed è stata proprio questa ricerca a indurmi a esplorarla con occhi diversi, e a raccontarla in questo articolo. Tra queste righe troverete la mappa della mia esplorazione a Cannes in un weekend , fino a sfiorarne i dintorni: Antibes e Saint-Tropez. Un percorso ritmato da una natura fatta di paesaggi mozzafiato, e da quell’ ospitalità discreta che si palesa nei sorrisi dei suoi abitanti. Seguitemi per i sali e scendi di un antico borgo marinaro, che, tra gli anni ’30 e ’50 ha saputo reinventarsi come la destinazione più esclusiva della riviera francese. Come? Grazie al suo spirito ribelle e a una strana, fortunata combinazione di astri!
Cannes in un weekend: dal silenzio delle isole Lérins al fragore della Croisette
Nessuno penserebbe mai che la patinata Cannes (dal ligure Canoa: “altezza”) sia sbocciata da un umile villaggio di pescatori. Si adagia sulla collina del Suquet, ed è rivolta verso le incantevoli isole di Lérins. Io non ho avuto la possibilità di vederle, ma per salpare basta prendere un traghetto (15 minuti ) a Quai des îles. Un buon mtivo per tornare|
Una di queste è Sainte-Marguerite, che , per secoli, ha protetto il golfo con le sue fortificazioni militari. Fece anche da prigione al misterioso Uomo dalla Maschera di Ferro . Si suppone sia stato il gemello illegittimo di Luigi XIV. L’altra è Saint-Honorat, sede di una comunità di monaci cistercensi che nel Medioevo furono i principali signori feudali della baia.
Dal fango al fashion: Sir Henry Brougham
Ho provato a immaginare questa costa prima dei riflettori. Cannes, 1834: solo scogli e barche. Poi il colpo di scena: il colera bloccò la carrozza del barone inglese Henry Brougham (1778–1868), diretto in Italia per problemi di salute familiari. Quella che doveva essere una quarantena forzata diventò un colpo di fulmine. Stregato da quel paradiso terrestre, decise di restare. In onore della figlia a La Croix-des-Gardes fece anche costruire la splendida Villa Éléonore-Louise.
Ma Brougham non era un viaggiatore qualunque: era un ex Lord Cancelliere, uno degli uomini più influenti d’Europa. E usò quel peso. Scriveva, invitava, convinceva. Innescò un passaparola che trascinò l’aristocrazia britannica in quell’eldorado. Poi passò ai fatti: si adoperò per il porto, e pretese la ferrovia. Cambiò il volto di quella riva desolata in una stazione climatica d’élite. Nasceva Cannes: capitale del lusso e della villeggiatura europea.
Era l’alba della Belle Époque e Cannes cominciava a indossare i suoi abiti più nobili. Un vecchio sentiero sterrato si era rimodellato nella Croisette: un boulevard di 2 km che ricordava gli Champs-Élysées . Si chiamò così per via di una croisette, che era una minuscola croce posta sull’estremità del litorale. Attorno svettavano i giganti dell’ospitalità, come il maestoso Hotel Carlton, inaugurato nel 1911.
Cannes in un weeknd . Ciak si gira!
Osservando Cannes si percepisce subito l’impronta del Novecento che la rese simbolo globale di glamour. Viene spontaneo chiedersi se, oltre le passerelle e i lustrini, ci sia qualcosa di più profondo. La risposta è sì. Dietro la superficie luccicante si cela una storia diversa, più silenziosa: quella di una città che ha lottato per affermare la propria libertà culturale.
Da quest’ impulso germogliò il Festival di Cannes : un atto di sfida concepito come alternativa indipendente. Si voleva promuovere un cinema libero da condizionamenti politici. Il riferimento diretto era la Mostra di Venezia, la rassegna rivale che in quell’epoca risentiva ormai fortemente del clima propagandistico del regime nazifascista.
Venezia, il leone da ingabbiare!
L’idea di una kermesse autonoma fu del diplomatico Philippe Erlanger, sostenuto dal Ministro Jean Zay . Insieme ipotizzarono un contraltare democratico sulla Costa Azzurra. Il progetto coinvolse anche Louis Lumière. Il pioniere della pellicola ne presiedette la prima, sfortunata edizione del 1939. La guerra interruppe l’iniziativa, ma il risveglio del 1946 suggellò questo evento come tempio internazionale del jet set.
Mi ero messa in fila per salire i gradini del tappeto rosso del Palais des Festivals et des Congrès ( 1979, H. Bennett e F. Druet) . Questo è l’imponente palazzo moderno che ogni anno per due settimane raduna i fan del Festival di Cannes .
Per un attimo fantasticavo sulle tante premiazioni delle celebrità. Chissà cosa si prova alla consegna della Palma d’Oro (1955, L. Lazon ). Ispirata allo stemma di Cannes, la statuetta si è imposta come il trofeo più ambito della cinematografia.
Cannes in un weekend. Primo giorno
Buongiorno Cannes! Al mattino presto la mia sveglia è stata il profumo di burro che risaliva dalle boulangerie di Rue d’Antibes. Pernottare qui, nel salotto della città, è stata una coccola possibile grazie a una prenotazione fatta con largo anticipo.
Dopo una doccia veloce, mossa dalla fame, mi sono precipitata a far colazione. Caffè nero bollente, un pain au chocolat e via. In strada, pronta a decifrare lo spirito di Cannes, la femme fatale della Costa Azzurra: affascinante, eppure così gelosa del suo mistero.

1. Mercato Forville e Chapelle de la Miséricorde
Lasciata Rue d’Antibes e superata la chiassosa Rue Maynard , la via dello shopping , la mia prima tappa è stata il Marché Forville (1929 , Henri-Bret). Fu il sindaco André Capron a lanciare questo mercato di sapori, una gabbia di ferro Art Déco di 3.000 m², per sostituire il vecchio bazar all’aperto.
Varcare il suo ingresso (info orari ), un arco in muratura rosso ocra, è stato come buttarsi nel ventre della tradizione gastronomica della Provenza. Cosa ho scovato? Tante delizie: dalla socca, ai frutti di mare, dai formaggi alla frutta e verdura, fino alle carni più pregiate e al pesce appena pescato.

2. I Penitenti Neri e l’ Hôtel de Ville
Ho proseguito il mio cammino verso la Chapelle de la Miséricorde ( Cappella della Misericordia) . Fu eretta nel 1617 come sede della Confraternita dei Penitenti Neri, dediti all’assistenza dei poveri e dei malati. Sebbene l’architetto originale sia ignoto, è un esempio di stile barocco . L’edificio fu ampliato nel XVIII secolo con un elegante portale in pietra e un campanile rivestito di tegole policrome smaltate, tipiche dell’architettura provenzale.
Ripresa la marcia, mi sono ritrovata davanti all’Hôtel de Ville, che è il municipio! Un paradosso francese, qui non si dorme ma si governa! Ho appreso che anticamente il termine hôtel indicava solo le dimore di pregio destinate a funzioni pubbliche. Questa splendida struttura in stile eclettico (1876, L. Hourlier ) , sembra lì apposta per dare il benvenuto ai visitatori! Di fronte, non si può non notare per la sua mole un Monumento ai Caduti di Cannes (1927, A. Cheuret), che ricorda gli orrori e i sacrifici umani della Prima Guerra Mondiale.
3. Le Suquet di Cannes
Zaino in spalla, e cappello d’ordinanza: ho continuato verso la sommità del Suquet , il fulcro medievale di Cannes . Adagiato sulla collina del Mont Chevalier, questo quartiere è un dedalo di viuzze stretti, scalinate ripide e casette color pastello adornate da bouganville , rose ed agavi. Una volta in cima, Cannes si è manifestata in tutto il suo fascino: le acque smeraldo punteggiate da yacht sfavillanti , l’arcipelago verdeggiante delle Lérins, e i tetti schiariti dalla calura.
Mi è piaciuto molto lo Château de la Castre, l’antico castello della città. Si tratta di una fortezza militare del XII secolo innalzata dai frati leriniani per proteggere la costa dalle incursioni dei pirati. Il complesso comprende:
- Il Musée des Explorations du Monde: collezioni di arte primitiva e strumenti musicali esotici che convivono tra mura millenarie;
- La torre quadrata del castello: aveva funzione di avvistamento dei nemici; inerpicatevi per i 109 scalini se volete godervi il migliore skyline di Cannes ;
- La Chiesa di Notre-Dame d’Espérance: la più importante parrocchia di Cannes fu terminata nel 1648 in un severo stile gotico. L’interno mi ha sorpreso soprattutto per una statua dorata della Madonna, un capolavoro in legno donato dall’ Abbazia di Lérins nel XVI
Scendendo tra i vicoli del Suquet, mi sono accostata con il mio gruppo di amici a una ringhiera per venerare un murales monumentale conosciuto come Cannes Cinéma (o L’Hôtel des Tournages). Realizzato su una parete di una autostazione è stato commissionato nel 2004 a Patrick Commecy (A. FRESCO) per il centenario del cinema. Vi erano raffigurati: Charlie Chaplin, Marilyn Monroe, Alfred Hitchcock, Jean-Paul Belmondo , Marcello Mastroianni, fino a Topolino e Roger Rabbit.
4. Il porto di Cannes e la Croisette
Salutate le alture del Suquet, sono ridiscesa verso il Vieux Port di Cannes , cioè il porto vecchio. L’odore del sale si faceva intenso mentre raggiungevo il molo. Il contrasto tra la semplicità delle barchette rosse e bianche e lo sfarzo di panfili è stato lampante; erano tutti ormeggiati lungo la banchina più antica, detta Quai Saint-Pierre. Poco dopo mi sono diretta fino a Place Mérimée, dove è collocata una fontana abbellita da una statua dedicata a Lord Brougham (1953 , André Louis Trivero) -animata tra l’ altro dall’adiacente mercato delle pulci.
Intanto la Croisette si è srotolata davanti a me con tutte le marche più blasonate-Louis Vuitton, Gucci e Valentino– fino alla Malmaison. Quest’ultimo è un candido padiglione immerso nel verde, che in origine era la dependance di un albergo sontuoso demolito nel 1950. Intitolato come la reggia di Giuseppina Bonaparte vicino Parigi , nel 1946 ha ospitato le prime feste del Festival di Cannes . Inoltre, in passato ha esposto giganti come Picasso e Miró.
Adesso è un centro di arte contemporanea, in cui ho assistito alla mostra di Carole Benzaken (Grenoble,1964) . La pittrice francese omaggia il jazz, catturando nelle sue pennellate il movimento di una jam session. L’ esibizione stessa evolve in uno stato mentale, dove memoria, percezione e architettura si intrecciano in modo dinamico.
Bacco colpisce ancora!
Come per magia, la Croisette ha accantonato le sue prestigiose boutique per fare spazio a una lunga successione di lidi moderni e attrezzati, affacciati sull’intera passeggiata lungomare. M è sembrato quasi estate: musica, camerieri in corsa tra i tavoli per servire fantasiosi cocktail , e turisti sdraiati sui lettini ad abbronzarsi.
Essendo ora di pranzo, con lo stomaco che brontolava , mi sono viziata al ristorante dell’ Hotel Martinez lungo la promenade. Ho ordinato un carpaccio di polpo condito con olive, capperi e pomodorini accompagnato da un calice di rosé , come solo in Provenza sanno fare bene.
5. Plage du Midi
Infine, ho deciso di chiudere il cerchio perlustrando l’area più tranquilla di Cannes , che è attorno la collina del castello. Questa zona è caratterizzata da Place Mistral: un’oasi di pini marittimi che fanno da sfondo alle splendide Spiagge del Midi. Mi sono sdraiata sulla sabbia senza fretta a guardare i bambini giocare, mentre il rumore delle onde faceva da colonna sonora a quello spettacolo in prima fila.
Questo è un ritrovo per cittadini e forestieri che vogliono riposare e staccare la spina. Ho osservato il tramonto: una palla arancione scivolava lentamente dietro l’orizzonte fino a scomparire dietro la roccia rossastra del massiccio dell’Esterel . Una quiete immensa, che mi ha dato la sensazione di aver colto l’essenza più profonda di Cannes, quella che respira lontano dalla ribalta.
Cannes in un weekend. Pomeriggio pigro ad Antibes
Ovviamente non ho saputo resistere alla tentazione di fare un salto nella meravigliosa Antibes, antica colonia greco-romana scelta nel Medioevo dalla potente famiglia Grimaldi come proprio feudo. In seguito, Antibes, avamposto chiave sul Mediterraneo, venne convertita dal genio dell’ingegnere S. L. Vauban nel glorioso Fort Carré. Questo è una roccaforte quadrangolare (XVII sec.) con bastioni maestosi fatti apposta per rimediare alle incursioni nemiche.
Questo gigante di pietra situato sulla penisola di Saint-Roch mi ha accolta appena sono scesa dal treno nella stazione di Antibes (10 minuti da Cannes). Erano già tardi per ispezionarlo tutto. Un appunto interessante: qui , nel 1794 il giovane Napoleone rischiò la ghigliottina perché sospettato di tradimento contro la Rivoluzione Francese. Trascorse dieci giorni in cella prima di essere salvato dall’intervento del generale Dumerbion, un colpo di fortuna che preservò il destino dell’Europa.
L’ombra di Picasso e l’eco della Sardegna
Qualche secolo più avanti, Antibes si è evoluta in un rifugio per artisti, bohemien e nobili. La sua notorietà come musa dell’arte moderna si consolidò nel Novecento , quando Picasso scelse il Castello Grimaldi come suo studio. Purtroppo, era chiuso e non sono potuta entrare!
Mentre mi avviavo verso il centro storico , la città già si mostrava in lontananza come una perla incastonata nel mare. Mi sono sentita come a casa, percependo un legame immediato con Alghero . Come la cittadina sarda , anche Antibes si sviluppa su una scogliera avvolta dalla sua antica cinta muraria.
Antibes vecchia
Appena attraversata Porta Marina (XVIII sec, Vauban) mi sono subito addentrata nella old city , girovagando per le stradine acciottolate. Pochi istanti dopo mi sono precipitata verso la Cattedrale di Notre-Dame-de-la-Platea . La sua facciata ambrata , rimaneggiata da L. A. de Valbelle nel XVIII secolo, fa appena trasparire lo stile barocco, attenuato da una sobria linearità architettonica. Da lì ho vagato a zonzo fino a Cours Masséna, che mi ha rapita per il suo vivace Mercato Provenzale; un emporio traboccante di delizie provenzali, dalla lavanda al pane, dai gioielli ai dolci.
La vera sorpresa di Antibes è stato qualche secondo dopo il quartiere del Safranier, una chicca insolita. La sua peculiarità è che si autodefinisce “Comune Libero” dal 1966 : l’intento della sua anarchia romantica era quello di mantenere vive le usanze marinare. Tutto intorno è come un quadro di Monet: decine di decorazioni floreali che ingentiliscono ogni suo angolo , specialmente in Rue du Bas-Castelet .
Per concludere, riavviandomi verso i binari, sono approdata nella spiaggia della Gravette. È da lì che ho scorto a distanza la sagoma bianca del Nomade: la monumentale scultura dello spagnolo Jaume Plensa che, come un guardiano fatto di lettere, scruta immobile la linea del mare.

Cannes in un weekend: Saint-Tropez
In realtà a Saint-Tropez mi ci ha guidato lo spirito di Brigitte Bardot, astro del cinema mondiale, scomparsa nel dicembre 2025. L’ho sempre ammirata, non solo per il suo sex appeal, ma soprattutto per il suo anticonformismo e l’amore viscerale verso gli animali. La sua è stata una frattura epocale. Ha riscritto l’immaginario femminile incarnando un desiderio di emancipazione che nel dopoguerra stava appena emergendo.
Chi era davvero B. B. ? Una figura complessa. Parigina dell’alta borghesia , a 16 anni finì sulla copertina della rivista ELLE. Quello fu il suo trampolino di lancio, e la catapultò nelle braccia del futuro marito. Questi era il regista Roger Vadim che la immortalò nel film E Dio creò la donna (1956) .
Juliette
Siamo a Saint-Tropez, un paesotto fino a quel momento ignorato dalla mondanità. Qui è ambientata la storia di Juliette, un’ orfana indomabile , seducente come non mai, che sconvolgeva il perbenismo borghese. Ballava il mambo scalza con una gonna verde che volteggiando faceva vedere le gambe. Indossava tranquillamente il bikini sdoganandolo a livello planetario!
Il successo di questa opera fu straordinario e oltrepassò il confine europeo . Il suo look — capelli biondi spettinati, trucco marcato, abiti semplici ma provocanti — influenzò moda e costume nel Vecchio Continente e negli Stati Uniti. E se da una parte B.B. alimentò lo scandalo, dall’altra incarnò un nuovo modello di donna. Quella indipendente, che era in netto contrasto con l’immagine femminile più rigida degli anni ’50. Un cambiamento colto anche da Simone de Beauvoir, compagna intellettuale e sentimentale di Sartre, che le dedicò un saggio.
Saint-Tropez: il Museo dei Gendarmi
Con un cambio da Cannes a Saint-Raphaël (TER Transport Express Régional) e il bus n. 876 mi sono recata a Saint-Tropez. Ho speso in tutto 15 euro circa contro i 90 di un taxi boat . Il tragitto è stato tra i ricordi più belli. Dai finestrini scorrevano in tutto il loro splendore le calette di Agay, La Gaillarde, Saint-Aygulf e Les Issambres. La fascia costiera si dispiegava tra il blu del mare, le pinete e ville da sogno.
Dal capolinea degli autobus mi sono incamminata per esplorare Saint-Tropez. Oltrepassata la statua di Bruno Catalano il Viaggiatore (2000), mi sono infilata nel Museo dei Gendarmi (2016). Il fabbricato (ex caserma, 1879- 2003) invita a leggere:
- La saga dei gendarmi cittadini , resi celebri dalla saga comica di Louis de Funès;
- La biogafia di Brigitte Bardot , l’idolo di Saint-Tropez . Ma il nome stesso della località è legato a una storia antica: quella di San Torpete.
Pisa e San Torpete
Quando Saint-Tropez era una colonia dell’impero romano, si dice che il santo fosse un ufficiale martirizzato da Nerone per la sua fede cristiana. I suoi resti furono gettati a bordo di una barca con un gallo e un cane. Il corpo riposa in Francia . La testa invece rotolò fino a Pisa, è custodita nell’omonima chiesa. Persino un vino pisano è intitolato al martire: il Bianco Pisano di San Torpè DOC (da uve Trebbiano) .
Prima dei paparazzi, però, c’erano i cannoni. Nel 1637 questo borghetto, difeso dai Grimaldi, fu un baluardo inespugnabile capace di respingere persino la flotta spagnola. A testimonianza di questo pezzo del suo passato c’è una cittadella del XVII secolo con il suo Museo Marittimo . Dopo una ripida scalinata mi sono arrampicata fino a un belvedere indimenticabile sulla stessa Saint-Tropez . Da quassù si capisce perché nel 1892 il pittore Paul Signac se ne innamorò, trasformando con la sua tavolozza una borgata marinara nella culla dell’arte d’avanguardia.
Non è tutto oro quello che luccica!
Purtroppo, l’impatto con la Saint-Tropez reale ha deluso le mie aspettative: rincorrevo l’istantanea dei suoi albori , quel boom anni ’50 che fu la golden age italiana! Un’immagine romantica rimasta intrappolata soltanto nel mio immaginario.
Mi dispiace ammetterlo, ma mi è sembrato di varcare la soglia di un’enorme vetrina del lusso! Centinaia di turisti a caccia di griffe e dello scatto perfetto! Della Saint-Tropez di nasse e marinai che Brigitte aveva letteralmente rivoluzionato, sopravvive ormai poco.
Tarte Tropézienne
Per consolarmi mi sono accomodata a un tavolino di una pasticceria cittadina, concedendomi quella brioche dalla crema vellutata che conquistò Brigitte Bardot . Fu proprio lei a ribattezzarla Tarte Tropézienne, consacrandola come una delle delizie più golose di Saint-Tropez.
E con l’ultimo morso in bocca, riflettevo sulla biografia della diva e sulla sua inaspettata uscita di scena: il ritiro dal palcoscenico nel 1973. A soli 39 anni Brigitte Bardot si ritirò nella La Madrague, il suo focolare stellato acquistato a Saint-Tropez, donato poi alla sua fondazione animalista.
Francia e Italia: cronaca rosa di gusti diversi
Ad allietare la mattinata mi ha dato il benvenuto Gli chef a Saint-Tropez . Questa è una manifestazione culinaria, che a inizio maggio per tre giorni nella Place des Lices segna l’apertura della stagione estiva nel Golfo di Saint-Tropez.
Che fiera di prelibatezze provenzali: specialità della cuisine della Francia meridionale con prevalenza di formaggi e insaccati. E inoltre fiumi di vino, specie di rosé. In particolare, mi hanno colpito queste etichette per la loro leggerezza e mineralità e la presenza di un blend fisso dei vitigni Syrah, Grenache , Cinsault , e Mourvèdre :
Assaggiandoli, non potevo fare a meno di riflettere sulla differenza, non solo chilometrica, dai nostri rosati italiani. Se i nostri sono figli della passione vibrante — spesso carichi nel colore e strutturati perchè fatti da vitigni autoctoni corpulenti come il Negroamaro— questi provenzali sono processati “senza sforzo“. Sono vini color cipria, quasi trasparenti, che non gridano ma sussurrano note di macchia mediterranea e brezza marina. Se il rosato italiano è una serata conviviale e audace, il rosé di Saint-Tropez è un vestito di lino bianco: essenziale, fresco, aristocratico nella sua semplicità.
Mentre l’ultimo sorso puliva il palato, ho realizzato che per i vini rosati non è solo una questione di uve, ma di attitude. Se l’Italia mette nel calice la polpa e il calore di suoli infuocati, la Provenza risponde con leggerezza e sale. Due modi diversi di intendere la bellezza, proprio come quella di Brigitte : un’eleganza naturale che, una volta svelata, non ha più bisogno delle luci della ribalta.

Conclusioni. Cannes in un weekend
La mia avventura a Cannes mi ha regalato la consapevolezza di essere stata in un luogo che stupisce oltre la sua vena modaiola. Perdersi tra i suoi cunicoli quelli più distanti dai flash dei fotografi , dal Suquet ai suoi arenili dorati è il vero itinerario da fare, lo stesso che ha ispirato poeti come Guy de Maupassant. Nel suo diario di bordo Sur l’eau, scrisse parole che risuonano ancora oggi:
“J’ai vu de l’eau, du soleil, des nuages et des roches […] et j’ai pensé simplement, comme on pense quand le flot vous berce, vous engourdit et vous promène”(“Ho visto acqua, sole, nuvole e rocce […] e ho pensato semplicemente, come si pensa quando l’onda ti culla, ti intorpidisce e ti porta a spasso”).
È in questo abbandono meditativo, che consegno le mie impressioni di un viaggio che mi ha incantata e che vi consiglio di fare perché la Costa Azzurra è davvero tutta da assaporare. Come le ricette più golose di Cannes tra cui la bouillabaisse , la zuppa di pesce povera da ordinare in uno di questi tre ristoranti consigliati:
À tout à l’heure








































































































































































