Vinitaly 2018

Vinitaly 2018

“Non esiste mondo fuori dalle mura di Verona, ma solo purgatorio, tormento, inferno”

W. Shakespeare 

Vinitaly 2018: un motivo in più per visitare Verona 

Senza dubbio Bacco ha colpito ancora! Spinta dal mio interesse per il vino-dopo un corso da sommelier con l ‘Ais di Lucca- mi sono decisa ad andare al Vinitaly 2018  . Così ho trascorso un fine settimana a Verona, ospite di alcuni amici.  Si tratta della più grande fiera del vino in Italia e sicuramente una delle più grandi al mondo. Presso Verona Expo , migliaia di produttori e operatori del settore provenienti da tutta Italia e dagli angoli più lontani del globo hanno presentato le loro eccellenze enologiche. Così  mi sono resa conto che la Città degli Innamorati ha molto da offrire ai viaggiator. Intendo richiami diversi dalla  nota drammatica storia d’amore tra Romeo e Giulietta.  Seguite i miei consigli in questo post per scoprire questa splendida città italiana e le migliori cantine del nostro Stivale (e non solo!).
Certamente  il Vinitaly 2018 è stato molto più di una semplice manifestazione sul vino. Perchè questa storica 52ª edizione si è trasformata nella più significativa vetrina  per il business vinicolo italiano. Ma cosa rende questo evento così speciale per un visitatore?Immaginate di attraversare un mosaico liquido di oltre 95 mila metri quadrati, dove ogni padiglione racconta l’identità di un territorio.

Vinitaly 2018 : numeri e segreti di un fenomeno divino! 

Durante i quattro giorni della kermesse, la macchina organizzativa di Veronafiere ha coordinato un’affluenza da record. Il suo vero punto di forza è stato la sua straordinaria  anima cosmopolita. Perchè? Grazie alla presenza di cantine italiane e aziende vinicole provenienti da ben 36 paesi stranieri.  Tra i corridoi si respirava un’atmosfera internazionale:  aziende vinicole italiane e  36 di paesi stranieri . A potenziare il network commerciale si è aggiunta una platea globale di top buyer e giornalisti, riuniti per stringere accordi strategici e seguire le ultime tendenze del settore. Il bilancio finale di Vinitaly 2018 conferma il successo di questa sinergia:
In definitiva, quella del  Vinitaly 2018 è stata un’avventura incredibile che ha lasciato il segno. Mi ha dimostrato come il vino non sia solo un prodotto da degustar. L’elisir degli dei  è un vero e proprio atlante culturale da esplorare un calice alla volta. Perché, in fondo, viaggiare significa anche questo: raccontare un luogo  attraverso i suoi sapori più autentici. E voi, avete già scelto la vostra prossima meta vinicola?

Vinitaly 2018  in 24 ore? Una follia meravigliosa!

Dopo ore passate a camminare tra gli stand affolati la lezione si impara in fretta! Se come me, si ha  solo a disposizione un giorno per il Vinitaly 2018 , ti serve un piano. Con un biglietto d’ingresso da circa 100 euro, perdersi senza meta non è un’opzione.
La mia strategia? Meno quantità, più cuore.  Per non trasformare la giornata in una missione suicida tra cento regioni diverse, ho fatto una scelta radicale: focus totale sulla Sicilia. C’è  una ragione ben precisa:  in questa isola meravigliosa ci sono nata. La amo da impazzire,  ed è oggettivamente uan delle punte di diamante del vino in Italia. Selezionare le cantine più autentiche e rappresentative non è stato facile (le avrei inserite tutte!). Dovendo però fare una scelta, vi presento le mie tre chicche imperdibili:

Dimenticavo , per ottimizzare al massimo le ore all’affolatissimo appuntamento veronese , non scordatevi :

  • Scarpe comode e look casual;
  • Acqua sempre in borsa; 
  • Pranzo al sacco per evitare code e prezzi folli ai bar.

1. Cantina Castellaro : il faro enoico di Lipari 

Immaginavo tramonti strappa lacrime alla sola vista di un’immagine delle  Eolie. Proprio in questo paradiso nasce  la  Tenuta di Castellaro, precisamete a Lipari, nel borgo di  Quattropani. Questo è un luogo ideale per la coltivazione della vite: mare, vento e vulcani sono gli inredienti speciali per un vino unico. Lo aveva intuito  fin da subito il proprietario Massimo Lentsch, imprenditore bergamasco già winemaker a Dubrovnik. Durante una vacanza in Sicilia rimase stregato  dal potenziale vitivinicolo di Lipari e decise di fondare questa fantastica  impresa.

La proprietà è composta da diversi appezzamenti distribuiti sull’isola: Vigna Maggiore, Lisca, Lisca Alta, Caolino e Gelso. Questi ultimi  sono tra i vigneti principali, tutti caratterizzati da suoli vulcanici ricchi di pomice e ossidiana. Un momento fondamentale per la crescita della cantina fu l’incontro tra Massimo Lentsch e l’enologo Salvo Foti, fondatore del Consorzio dei Vigneri Siamo di fronte a una figura simbolo della viticoltura etnea ed eoliana. Grazie alla sua esperienza, la cantina ha sviluppato un marchio  orientato all’eccellenza, nel pieno rispetto della natura e delle tradizioni agricole isolane.

Il terroir di Lipari e la filosofia produttiva

Inaugurata nel 2013, dopo quattro anni di lavoro,   Tenuta di Castellaro, è  oggi considerata una delle winery  più importanti dell’arcipelago. La struttura è stata progettata con un impatto ambientale minimo.  Il processo di vinificazione avviene per gravità, senza l’ utilizzo di pompe. Mentre le fermentazioni sono affidate esclusivamente ai lieviti indigeni presenti naturalmente sulle uve.

Il terroir di Lipari è estremamente particolare , plasmato  da terreni vulcanici, forti venti marini  e notevoli  escursioni termiche. In queste condizioni estreme trovano un habitat ideale vitigni autoctoni , che danno origine a vini intensamente minerali e  sapidi .  Tra questi :

Bianco Pomice e Nero Ossidiana

Tra le etichette più rappresentative della Tenuta di Castellaro spiccano:

2. Cantina Benanti: le viscere dell’ Etna

Da tempo desideravo tornare sull’Etna.  Soprattutto per assaggiare finalmente i vini della Cantina Benanti  . Quel desiderio si è realizzato, almeno in parte, al Vinitaly 2018. Mi sono diretta senza esitazione verso i proprietari: il fondatore Giuseppe Benanti e il figlio Antonio Tra una chiacchiera e l’altra  mi hanno parlato con grande spontaneità  della storia della loro famiglia.

La Cantina Benanti  si trova a Viagrande, in provincia di Catania, alle pendici dell’Etna. Essa ha contribuito alla rinascita dell’Etna DOC moderna. Fu proprio Giuseppe Benanti, farmacista catanese , a credere per primo nelle potenzialità dei vitigni autoctoni etnei. Alla fine degli anni Ottanta iniziò a investire nel sogno di fare  vini strepitosi sull’Etna.  Recuperò praticamente  un’antica tradizione di famiglia attraverso uno studio accurato dei terreni laviici  e delle contrade più vocate.

La rivoluzione dei fratelli Benanti

Il vero salto verso il successo è arrivato tuttavia con i figli gemelli, Antonio e Salvino . Cresciuti in Sicilia e laureati in economia aziendale, hanno deciso  di rientrare da Londra per guidare l’azienda di famiglia. Nel 2012 Giuseppe Benanti ha ceduto  ufficialmente  la guida della  cantina ai fratelli.

I nuovi leader  hanno dimosrato subito di avere idee chiare: puntare esclusivamente sull’identità dell’Etna e sui rari vitigni  autoctoni del territorio. Cosa hanno fatto? Tre mosse da campioni:

  1. Hanno venduto  alcuni vigneti nella Sicilia sud-orientale e le parcelle etnee valutate meno interessanti;
  2. Hanno ridotto  drasticamente il volume complessivo della produzione;
  3. Hanno eliminato completamente i vitigni internazionali.
Cosa ha fatto la differenza nel cambio generazionale?

In dettaglio è stato Antonio Benanti  ad avere il lampo di genio  di non  inseguire mode o vini costruiti. Ha preferito racchiudere nei suoi nettari la quintessenza del territorio etneo, nel modo più autentico possibile . Attualmente la famiglia Benanti è ritenuta  uan delle assolute  protagoniste della rinascita dell’Etna DOC moderna . Ha svolto un ruolo fondamentale nel riportare sotto i riflettori internazionali i vini del vulcano.  Perciò ha contribuito a  fare  di questa zona  una delle aree vinicole più prestigiose d’Italia.

Oggi i vini Benanti si trovano nelle carte dei vini dei ristoranti più ricercati del nostro Bel Paese, degli Stati Uniti e del  Giappone.  Sono diventati un vero simbolo dell’eleganza vulcanica siciliana. Il loro stile è preciso, fine,  verticale, minerale e dotato di una personalità immediatamente riconoscibile.

I vitigni simbolo della cantina

Tutto il lavoro della famiglia Benanti ruota attorno a tre grandi vitigni autoctoni dell’Etna:

 Queste varietà riescono a sviluppare una freschezza e una tensione così particolari per merito di  fattori pedoclimatici peculiari:

  • Terreni vulcanici ricchi di minerali;
  • Altitudini elevate;
  • Forti escursioni termiche tra il giorno e la notte;
  • Straordinaria luminosità solare: fondamentale per una perfetta maturazione delle uve;
  • Suoli sabbiosi e sciolti: garantiscono un drenaggio idrico ottimale per le radici;
  • Ottima varietà microclimatica tra i diversi versanti del vulcano (Nord, Est, Sud).

Da questo immenso lavoro certosino  sono venuti fuori   tre  vini  ricercatissimi:

  1. Pietramarina Etna Bianco Superiore: probabilmente il vino simbolo della cantina. Un Carricantei n purezza teso, con un puna di sale e fragrante;
  2. Rovittello Etna Rosso Riserva:  sottile, ottenuto principalmente da Nerello Mascalese del versante nord dell’Etna. Un rosso che si fa sentire con garbo;
  3. Serra della Contessa Etna Rosso Riserva: più intenso e strutturato, ma sempre attraversato da quella freschezza lavica che rende i vini dell’Etna così riconoscibili.

3. Cantina Fina: l’abbraccio del mare a Marsala 

Per caso durante una cena nella mia incantevole Sicilia mentre assaporavo delle triglie fritte mi sono innamorata del bianco che le accompagnava: il  Kikè della  Cantina Fina . Quel calice mi ha letteralmente conquistato per l’ insolito e magnetico connubio  tra Traminer e Sauvignon Blanc che la solarità  siciliana ha reso più intrigante. Al  Vinitaly 2018 ho avuto il piacere di incontrare  Bruno Fina,  enologo e creatore di questa preziosa  cantina a Marsala   che ha preso forma 2005 .

Posizionata nel cuore della Sicilia occidentale, la Cantina Fina  (Contrada/ Bausa, snc, 91025 Marsala TP),  si adagia su una collina . La vista da qui domina sulla Riserva dello Stagnone e guarda verso le Isole Egadi, la cantina coltiva circa 48 ettari di vigneti a regime biologico. Questi sono immersi in un terroir unico, influenzato dal mare, da brezze  costanti e dai suoli tufaceo-calcarei ad alta componente minerale.

I vini Fina 

La  Cantina Fina unisce vitigni autoctoni come Grillo, Zibibbo, Perricone e Nero d’Avola a varietà internazionali come Traminer, valorizzando al massimo il carattere del territorio siciliano. La produzione annuale raggiunge circa 650.000 bottiglie. Sono prodotte combinando tecnologie moderne e una rigorosa raccolta manuale delle uve. Grazie a questo approccio,  la famiglia  Fina  ha saputo coniugare perfettamente la cura artigianale con una forte presenza internazionale.

Tra i vini  più celebri spiccano:

Verona tutta da gustare! 

Non a caso Verona è una città iscritta nel Patrimonio Mondiale dell’UNESCO che vanta oltre due millenni di storia. Fondata dai Romani come colonia strategica, divenne nel Medioevo una delle capitali culturali d’Europa grazie alla Signoria degli Scaligeri. Il passato cittadino ha visto poi la dominazione della Repubblica di Venezia e, in epoca ottocentesca, dell’Impero Austriaco, che la trasformò in una delle fortezze del Quadrilatero. Queste influenze storiche hanno lasciato in eredità un panorama urbano monumentale e stratificato, visibile in ogni vicolo del centro.

Senza dubbi,  Verona è una delle mete preferite dai turisti di ogni dove per il perfetto connubio tra il romanticismo shakespeariano, una vivace scena artistica e una posizione geografica ideale tra il Lago di Garda e la Valpolicella. La città offre un’alternativa intima, sicura e interamente percorribile a piedi rispetto alle grandi metropoli.

 5 cose da vedere a Verona 

Inoltre,  Verona  si distingue per una rinomata tradizione enogastronomica,   basata su vini d’eccellenza come l’Amarone e piatti tipici della cucina veneta.  Ma oltre al cibo e il vino , vediamo cosa ci offre questo gioiello italiano . Ecco le principali attrazioni cittadine che non possono assolutamente mancare :
  1. Arena di Verona: l’antico anfiteatro romano situato nella centrale Piazza Bra, famosissimo  per la stagione lirica e teatrale
  2. Casa di Giulietta: il cortile medievale con il mitico balcone e  la statua in bronzo dell’eroina di Shakespeare
  3. Piazza delle Erbe: è il salotto cittadino  che  sorge sull’antico foro romano , circondata da palazzi affrescati e bar storici.
  4. Torre dei Lamberti: alta 84 metri, offre una spettacolare vista panoramica a 360 gradi sui tetti della città e sulle colline circostanti; 
  5. Castelvecchio:la fortezza trecentesca della famiglia Della Scala, oggi sede di un museo d’arte e collegata al suggestivo ponte merlato che scavalca l’Adige.

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Conclusione. Vinitaly 2018: a presto! 

Vinitaly 2018 è stato un insieme di momenti carichi  di entusiamo e cultura enoica . Tutto ciò che avevo studiato sui libri dell’Associazione Italiana Sommelier di Lucca ha finalmente preso vita davanti ai miei occhi.  Per qualche istamte , il vino è uscito dalle pagine dei manuali per evolversi  in volti, geografie , e storie vere. Degustare vini, ascoltare i racconti dei winemaker e viverli  di persona  è stata una magia difficile da spiegare.

Un grazie infinito alla  mia cara  amica Laura, che mi ha accolta con un affetto sincero facendomi sentire come a casa. Grazie a lei ho potuto ammirare  Verona  , scovandone e  fotografandone gli scorci più affascinanti.  Sono rientrata a Pisa stanca e  con i buchi ai calzini. Ma  ho avuto  la certezza che il vino, prima ancora di essere una bevanda, è incontro, condivisione e memoria.