“Non esiste mondo fuori dalle mura di Verona, ma solo purgatorio, tormento, inferno”
Vinitaly 2018: un motivo in più per visitare Verona
Vinitaly 2018 : numeri e segreti di un fenomeno divino!
- Visitatori: oltre 128 mila presenze ;
- Aziende espositrici: 4.380 .
Vinitaly 2018 in 24 ore? Una follia meravigliosa!
- Cantina Castellaro (Eolie): il mio viaggio è partito dai panorami infiniti di Lipari, patria di una Malvasia straordinaria;
- Benanti (Etna): una tappa sul vulcano per conoscere da vicino la purezza e l’eleganza del Carricante e Nerello Mascalese;
- Cantina Fina (Marsala) : la conclusione perfetta nella ventilata costa della Sicilia occidentale ; tra le note intense di Grillo e Nero d’Avola.
Dimenticavo , per ottimizzare al massimo le ore all’affolatissimo appuntamento veronese , non scordatevi :
- Scarpe comode e look casual;
- Acqua sempre in borsa;
- Pranzo al sacco per evitare code e prezzi folli ai bar.
1. Cantina Castellaro : il faro enoico di Lipari
Immaginavo tramonti strappa lacrime alla sola vista di un’immagine delle Eolie. Proprio in questo paradiso nasce la Tenuta di Castellaro, precisamete a Lipari, nel borgo di Quattropani. Questo è un luogo ideale per la coltivazione della vite: mare, vento e vulcani sono gli inredienti speciali per un vino unico. Lo aveva intuito fin da subito il proprietario Massimo Lentsch, imprenditore bergamasco già winemaker a Dubrovnik. Durante una vacanza in Sicilia rimase stregato dal potenziale vitivinicolo di Lipari e decise di fondare questa fantastica impresa.
La proprietà è composta da diversi appezzamenti distribuiti sull’isola: Vigna Maggiore, Lisca, Lisca Alta, Caolino e Gelso. Questi ultimi sono tra i vigneti principali, tutti caratterizzati da suoli vulcanici ricchi di pomice e ossidiana. Un momento fondamentale per la crescita della cantina fu l’incontro tra Massimo Lentsch e l’enologo Salvo Foti, fondatore del Consorzio dei Vigneri. Siamo di fronte a una figura simbolo della viticoltura etnea ed eoliana. Grazie alla sua esperienza, la cantina ha sviluppato un marchio orientato all’eccellenza, nel pieno rispetto della natura e delle tradizioni agricole isolane.
Il terroir di Lipari e la filosofia produttiva
Inaugurata nel 2013, dopo quattro anni di lavoro, Tenuta di Castellaro, è oggi considerata una delle winery più importanti dell’arcipelago. La struttura è stata progettata con un impatto ambientale minimo. Il processo di vinificazione avviene per gravità, senza l’ utilizzo di pompe. Mentre le fermentazioni sono affidate esclusivamente ai lieviti indigeni presenti naturalmente sulle uve.
Il terroir di Lipari è estremamente particolare , plasmato da terreni vulcanici, forti venti marini e notevoli escursioni termiche. In queste condizioni estreme trovano un habitat ideale vitigni autoctoni , che danno origine a vini intensamente minerali e sapidi . Tra questi :
Bianco Pomice e Nero Ossidiana
Tra le etichette più rappresentative della Tenuta di Castellaro spiccano:
- Bianco Pomice: blend di Malvasia delle Lipari e Carricante: profumi agrumati, sfumature di macchia mediterranea e una marcata sapidità vulcanica;
- Nero Ossidiana: rosso ottenuto da Corinto Nero e Nero d’Avola. Il risultato ? Un vino intenso e speziato che odora di frutti rossi, erbe aromatiche .
2. Cantina Benanti: le viscere dell’ Etna
Da tempo desideravo tornare sull’Etna. Soprattutto per assaggiare finalmente i vini della Cantina Benanti . Quel desiderio si è realizzato, almeno in parte, al Vinitaly 2018. Mi sono diretta senza esitazione verso i proprietari: il fondatore Giuseppe Benanti e il figlio Antonio Tra una chiacchiera e l’altra mi hanno parlato con grande spontaneità della storia della loro famiglia.
La Cantina Benanti si trova a Viagrande, in provincia di Catania, alle pendici dell’Etna. Essa ha contribuito alla rinascita dell’Etna DOC moderna. Fu proprio Giuseppe Benanti, farmacista catanese , a credere per primo nelle potenzialità dei vitigni autoctoni etnei. Alla fine degli anni Ottanta iniziò a investire nel sogno di fare vini strepitosi sull’Etna. Recuperò praticamente un’antica tradizione di famiglia attraverso uno studio accurato dei terreni laviici e delle contrade più vocate.
La rivoluzione dei fratelli Benanti
Il vero salto verso il successo è arrivato tuttavia con i figli gemelli, Antonio e Salvino . Cresciuti in Sicilia e laureati in economia aziendale, hanno deciso di rientrare da Londra per guidare l’azienda di famiglia. Nel 2012 Giuseppe Benanti ha ceduto ufficialmente la guida della cantina ai fratelli.
I nuovi leader hanno dimosrato subito di avere idee chiare: puntare esclusivamente sull’identità dell’Etna e sui rari vitigni autoctoni del territorio. Cosa hanno fatto? Tre mosse da campioni:
- Hanno venduto alcuni vigneti nella Sicilia sud-orientale e le parcelle etnee valutate meno interessanti;
- Hanno ridotto drasticamente il volume complessivo della produzione;
- Hanno eliminato completamente i vitigni internazionali.
Cosa ha fatto la differenza nel cambio generazionale?
In dettaglio è stato Antonio Benanti ad avere il lampo di genio di non inseguire mode o vini costruiti. Ha preferito racchiudere nei suoi nettari la quintessenza del territorio etneo, nel modo più autentico possibile . Attualmente la famiglia Benanti è ritenuta uan delle assolute protagoniste della rinascita dell’Etna DOC moderna . Ha svolto un ruolo fondamentale nel riportare sotto i riflettori internazionali i vini del vulcano. Perciò ha contribuito a fare di questa zona una delle aree vinicole più prestigiose d’Italia.
Oggi i vini Benanti si trovano nelle carte dei vini dei ristoranti più ricercati del nostro Bel Paese, degli Stati Uniti e del Giappone. Sono diventati un vero simbolo dell’eleganza vulcanica siciliana. Il loro stile è preciso, fine, verticale, minerale e dotato di una personalità immediatamente riconoscibile.
I vitigni simbolo della cantina
Tutto il lavoro della famiglia Benanti ruota attorno a tre grandi vitigni autoctoni dell’Etna:
- Carricante: anima dei bianchi etnei, capace di dare vini minerali, salini e longevi;
- Nerello Mascalese: elegante e raffinato, considerato l’oro rosso del vulcano;
- Nerello Cappuccio: aggiunge struttura e profondità ai blend etnei.
Queste varietà riescono a sviluppare una freschezza e una tensione così particolari per merito di fattori pedoclimatici peculiari:
- Terreni vulcanici ricchi di minerali;
- Altitudini elevate;
- Forti escursioni termiche tra il giorno e la notte;
- Straordinaria luminosità solare: fondamentale per una perfetta maturazione delle uve;
- Suoli sabbiosi e sciolti: garantiscono un drenaggio idrico ottimale per le radici;
- Ottima varietà microclimatica tra i diversi versanti del vulcano (Nord, Est, Sud).
Da questo immenso lavoro certosino sono venuti fuori tre vini ricercatissimi:
- Pietramarina Etna Bianco Superiore: probabilmente il vino simbolo della cantina. Un Carricantei n purezza teso, con un puna di sale e fragrante;
- Rovittello Etna Rosso Riserva: sottile, ottenuto principalmente da Nerello Mascalese del versante nord dell’Etna. Un rosso che si fa sentire con garbo;
- Serra della Contessa Etna Rosso Riserva: più intenso e strutturato, ma sempre attraversato da quella freschezza lavica che rende i vini dell’Etna così riconoscibili.
3. Cantina Fina: l’abbraccio del mare a Marsala
Per caso durante una cena nella mia incantevole Sicilia mentre assaporavo delle triglie fritte mi sono innamorata del bianco che le accompagnava: il Kikè della Cantina Fina . Quel calice mi ha letteralmente conquistato per l’ insolito e magnetico connubio tra Traminer e Sauvignon Blanc che la solarità siciliana ha reso più intrigante. Al Vinitaly 2018 ho avuto il piacere di incontrare Bruno Fina, enologo e creatore di questa preziosa cantina a Marsala che ha preso forma 2005 .
Posizionata nel cuore della Sicilia occidentale, la Cantina Fina (Contrada/ Bausa, snc, 91025 Marsala TP), si adagia su una collina . La vista da qui domina sulla Riserva dello Stagnone e guarda verso le Isole Egadi, la cantina coltiva circa 48 ettari di vigneti a regime biologico. Questi sono immersi in un terroir unico, influenzato dal mare, da brezze costanti e dai suoli tufaceo-calcarei ad alta componente minerale.
I vini Fina
La Cantina Fina unisce vitigni autoctoni come Grillo, Zibibbo, Perricone e Nero d’Avola a varietà internazionali come Traminer, valorizzando al massimo il carattere del territorio siciliano. La produzione annuale raggiunge circa 650.000 bottiglie. Sono prodotte combinando tecnologie moderne e una rigorosa raccolta manuale delle uve. Grazie a questo approccio, la famiglia Fina ha saputo coniugare perfettamente la cura artigianale con una forte presenza internazionale.
Tra i vini più celebri spiccano:
- Kebrilla : Grillo in purezza che racconta tutta la sapidità del mare di Marsala, con note iodate, agrumi e fiori bianchi;
- Taif: elegante Zibibbo secco dai profumi floreali e agrumati, fresco e mediterraneo;
- Caro Maestro: il rosso più importante della collezione, un raffinato taglio bordolese affinato in barrique . Il nome è una ddica affettuosa al mentore di Bruno Fina: il leggendario enologo piemontese Giacomo Tachis,
Verona tutta da gustare!
Non a caso Verona è una città iscritta nel Patrimonio Mondiale dell’UNESCO che vanta oltre due millenni di storia. Fondata dai Romani come colonia strategica, divenne nel Medioevo una delle capitali culturali d’Europa grazie alla Signoria degli Scaligeri. Il passato cittadino ha visto poi la dominazione della Repubblica di Venezia e, in epoca ottocentesca, dell’Impero Austriaco, che la trasformò in una delle fortezze del Quadrilatero. Queste influenze storiche hanno lasciato in eredità un panorama urbano monumentale e stratificato, visibile in ogni vicolo del centro.
5 cose da vedere a Verona
- Arena di Verona: l’antico anfiteatro romano situato nella centrale Piazza Bra, famosissimo per la stagione lirica e teatrale ;
- Casa di Giulietta: il cortile medievale con il mitico balcone e la statua in bronzo dell’eroina di Shakespeare;
- Piazza delle Erbe: è il salotto cittadino che sorge sull’antico foro romano , circondata da palazzi affrescati e bar storici.
- Torre dei Lamberti: alta 84 metri, offre una spettacolare vista panoramica a 360 gradi sui tetti della città e sulle colline circostanti;
- Castelvecchio:la fortezza trecentesca della famiglia Della Scala, oggi sede di un museo d’arte e collegata al suggestivo ponte merlato che scavalca l’Adige.

Conclusione. Vinitaly 2018: a presto!
Vinitaly 2018 è stato un insieme di momenti carichi di entusiamo e cultura enoica . Tutto ciò che avevo studiato sui libri dell’Associazione Italiana Sommelier di Lucca ha finalmente preso vita davanti ai miei occhi. Per qualche istamte , il vino è uscito dalle pagine dei manuali per evolversi in volti, geografie , e storie vere. Degustare vini, ascoltare i racconti dei winemaker e viverli di persona è stata una magia difficile da spiegare.
Un grazie infinito alla mia cara amica Laura, che mi ha accolta con un affetto sincero facendomi sentire come a casa. Grazie a lei ho potuto ammirare Verona , scovandone e fotografandone gli scorci più affascinanti. Sono rientrata a Pisa stanca e con i buchi ai calzini. Ma ho avuto la certezza che il vino, prima ancora di essere una bevanda, è incontro, condivisione e memoria.
