Ischia, Golfo di Napoli  

Ischia, Golfo di Napoli  

Ora sono commosso dalla Partenopea intrisa di luce,
il mio grazie è per te, Ischia,
cui un buon vento m’ ha portato
a goderti con dei cari amici”
W.H. Auden

Ischia: un tuffo nel blu del Golfo di Napoli  

Mare turchese, tramonti indimenticabili e un’atmosfera che invita a rallentare: benvenuti a  Ischia ! Paradiso mediterraneo , l’isola è  incastonata come una perla nel blu cobalto del  Golfo di Napoli . Dista 33 km  in direzione sud-ovest. Condivide la scena  cone le divine  Capri e Procida . Orgoglio e vanto del popolo partenopeo, Ischia  conquista per la sua autenticità, la varietà dei suoi paesaggi e la sua sorprendente estensione: non si può girare in pochi giorni, perché è immensa.

Spinta dal sogno di farmi travolgere dal suo charme a Ottobre sono partita da Pisa e sono arrivata alla Stazione di Piazza Garibaldi di Napolli.   Da qui poi ho preso la metropolitana: Linea 1, (Piscinola-Centro Direzioale) che è considerata tra le più belle d’Europa. Il tragitto verso il porto è stato semplice e  immediato, ci vogliono appena 10 minuti a piedi. Per il biglietto : il costo è di soli 1,50 € a tratta ed è acquistabile:

  • Presso le biglietterie automatiche nelle stazioni.
  • Nelle edicole, tabaccherie ;
  • Con pagamento contactless direttamente ai tornelli (carta o smartphone abilitato);
  • Tramite l’app UnicoCampania.

La fermata cambia in base al mezzo per approdare all’isola:

Da principio il vino : Cantina Pietra Tommasone!

Sbarcata sull’isola, la scelta della mia base è stata un ritorno alle origini: Ischia Porto . Proprio qui, tra il profumo di salsedine e il riflesso delle barche del suo porticciolo -detto  catino borbonico- è nato il mio legame più profondo con l’isola. La mia prima volta in questo eldorado risale a un wine report a una splendida cantina locale  Pietra di Tommasone . Fu nuovamente il vino, a guidarmi: un filo invisibile che mi ha condotta là dove è coltivato, tra colline e vigne che raccontano molto più di ciò che producono.

Per l’occasione sono stata ospitata all’ Abergo Locanda sul Mare  in via Iasolino, 80 .  In questo hotel, gestito da Giuseppe Macrì e Olimpia De Angelis , ho trovato molto più di un posto dove dormire: i proprietari mi hanno accolta sin dall’inizio come una di famiglia.  Da allora questo palazao bianco e azzurro del 1900 , centralissimo e a un quarto d’ora di camminata da entrambi i terminal marittimi,  è diventato il mio rifugio. Grazie ai loro  preziosi consigli   ho avuto la possibilità di esplorare  l’isola da viaggiatrice e non da turista.

Buona lettura!

Ischia : un’eruzione di meraviglie

Con i suoi 46, 3 km 2  Ischia (60.000 abitanti) è l’ottava isola più estesa d’Italia. Si trova all’interno  dell’area marina protetta del  Regno di Nettuno . Questo è un ecosistema straordinario dove è possibile fare immersioni e contemplare magnifiche grotte e archi, come quelle dette delle Formiche. Si può nuotare tra anfibi di varie specie, cetacei e delfini. E con un pizzico di fortuna magari si potrà scorgere il raro corallo nero  scovato dal giornalista subacqueo Franco Savastano nei pressi del borgo Sant’Angelo. Ischia si divide in sei comuni, che sono:

Se Dio in principio era il verbo, Ischia  è la più grande manifestazione della sua mano in terra. Il suo cielo si confonde con il mare al punto da unirsi in un’unica linea azzurra, sopra la quale i gabbiani volteggiano liberi  in una danza infinita. Soprannominata l’ Isola Verde per la sua rigogliosa vegetazione, Ischia è una cornucopia di piante rare: orchidee, felci, papiri, fiori dell’Ipomea, macchia mediterranea e castagneti.  Sopra questo giardino esotico svolazzano splendidi volatili quali l’airone cenerino, l’upupa, e il martin pescatore. Ciò che affascina di questo atollo campano è la varietà dei suoi scenari . Essi  vanno dalle pianure alle colline, dai boschi alle montagne che  degradano gentilmente verso le baie cristalline.

Ma come è nata Ischia?

Non è facile spiegare l’origine geologica d’Ischia.  In generale , secondo gli studi più recenti, si può dire si sia formata da una caldera di 7,5 km emersa dagli abissi 150.000 anni fa. Il sollevamento tettonico del fondale marino generò le montagne sui vari versanti isolani (con quote più elevate a nord che a sud), di cui la più alta è  l’ Epomeo . Questo monte si staglia nel bel mezzo d’Ischia   con i suoi 789 m. coprendo una superfice complessiva di 16 km².

Il tufo verde d’Ischia

Che  Ischia  ai suoi albori fosse sprofondata nelle sue acque è provato dal colore esclusivo di una roccia che esiste solo qui! Mi sto riferendo al tufo verde, una pietra vulcanica  di cui è composto l’ Epomeo.   La sua tinta verdognola è causata dal contatto prolungato con l’acqua marina prima di riaffiorare in superficie.

Il tufo verde   è simbolo indiscusso e anima stessa d’ Ischia. Esso è stato regolarmente adoperato per gli usi più svariati, da quelli ingegneristici a quelli ornamentali. Una testimonianza , questa, dell’eccezionale capacità adattativa dell’uomo al Creato, e di un passato che ora non c’è più.

Il mito di Tifeo

Proprio per questa sua natura vulcanica,  Ischia   è stata baciata per la presenza delle terme e maledetta per  le scosse telluriche . Però gli antichi erano meno scientifici nel dare una spiegazione dei pregi e dei difetti della loro patria. Secondo il mito, le terme erano infatti  le  lacrime del gigante Tifeo, che venne confinato nelle viscere d’ Ischia per la sua ribellione a Zeus.

La terra invece tremava, perchè ogni tanto il titano si stancava di reggere l’isola sulle proprie spalle e si scuoteva. Il dio greco non solo non permise al ribelle di prevaricarlo nella lotta per l’Olimpo, ma lo sconfisse, relegandolo sotto l’isola. Le varie parti del corpo di Tifeo, disteso nelle profondità, hanno battezzato alcune frazioni d’Ischia  quali: il Ciglio, la Bocca, Panza, il Testaccio,  e Piedimonte.

Storia d’ Ischia

Ischia   non è solamente un eden dove pellegrinare , ma è  anche un luogo in cui si vive benissimo. Non manca davvero nulla. Questo lo avevano capito anticamente altri popoli. La conquistarono e ci si stanziarono permanentemente per la sua posizione felice e le sue risorse.

Ischia   fu  la prima colonia della Magna Grecia  in Occidente!  I Greci di Eretria e di Calcide vi sbarcarono nel VIII secolo a. C.  denominandola  Pitechusa (ovvero “popolata dalle scimmie”). Del loro passaggio restano molti scavi archeologici a Lacco Ameno   eseguiti dal rinomato archeologo tedesco Giorgio Buchner .

I Romani e il Medioevo

I Romani (IV secolo a. C.) battezzarono Ischia con l’epiteto di Aenaria , che vuol dire  “metallo, poiché si estraeva ferro, piombo e rame. Un vero e proprio centro industriale infatti sorgeva in località Cartaromana . Nel 1972 ad una profondità di circa nove metri i due subacquei Pierino Boffelli e Rosario D’Ambra  riesumarono qualche resto di questa officina , che sparì per cause ancora sconosciute.

Dopo il disfacimento dell’Impero Romano seguirono secoli di saccheggi e barbarie ad di VisigotiVandaliArabi. Molte sono le strutture difensive che si disseminarono in tutta Ischia con funzioni di avvistamento e difesa. Come le torri sulle coste ischitane a base rotonde  fatte dai regnanti Angioini e a base quadrate degli  Aragonesi

Dai  Borbone all’ Unità d’Italia

Più tardi Ischia passò  sotto il controllo diretto della corona dei Borbone, che realizzarono numerose infrastrutture. La più importante fu  il porto voluto e  inaugurato nel  1854   da Ferdinando II. Da quel momento la comunità isolana prosperò economicamente essendosi  finalmente aperta ai traffici commerciali e turistici esterni.  Dal disfacimento del Regno delle due Sicilie  le vicende d’ Ischia  furono quelle relative  all’avvento dell’ Unità d’Italia.

Angelo Rizzoli :  la rinascita d’Ischia

Subito dopo le Due Guerre Mondiali Ischia rifiorì. Gli anni ’50 furono la golden age d’quando l’imprenditore milanese  Angelo Rizzoli (1889 – 1970) ci approdò per villeggiatura su invito dell’amico medico Pietro Malcovati. Fu questo brillante ginecologo che esortò il ‘cummenda’ a fare tutta una serie di finanziamenti che rimodernarono Ischia, che in breve si trasformò in un appuntamento inevitabile della mondanità cosmopolita . Anche se ovviamente non fu tutto in discesa!

Ovviamente Angelo Rizzoli finì per innamorarsi di quegli spazi immacolati, che mantennero la loro aura , fino a quando nello stesso periodo non scoppiò il boom del turismo  . Cosa che se da un lato fu un miracolo per le finanze d’Ischia, dall’altro in appresso scatenò una corsa per garantire la preservazione delle sue specificità ambientali (piaga dell’abusivismo edilizio).

Cosa ha fatto Angelo Rizzoli per Ischia? 

Angelo Rizzoli acquistò Villa Arbusto a Lacco Ameno (ora sede del Museo Angelo Rizzoli) e ne fece la sua residenza. Da allora iniziò a fare molti investimenti che promossero e svilupparono  Ischia  quali:

Ischia, l’sola dei VIP!

Senza dubbio Angelo Rizzoli  ribaltò  le sorti d’Ischia , che da selvaggia diventò tappa obbligatoria di uno star system internazionale . Era consuetudine potere incontrare attori quali :  Clark Gable ,  Ava Gardner , John Wayne, Delia Scala , e Anita Ekberg.

Oppure intravedere l’armatore greco Aristotele Onassis , il soprano  Maria Callas. Senza tralasciare i reali inglesi, i Duchi di Windsor, l’ultimo scià di Persia Mohammad  Reza Pahlavi,  gli scienziati Albert Sabin e Christiaan Barnard, i mitici De ChiricoHerbert Von Karajian ecc.

Giusto per citarne qualcuno! Angelo Rizzoli   fu anche un geniale produttore cinematografico che ambientò a Ischia  vari film con stelle del calibro di : Vittorio de Sica, Walter Chiari, Catherine Spaak, Peter Seller, Jack Lemmon, e Anna Magnani.

Ischia e il cinema

Comunque Ischia era  abituata ai riflettori sin da quando a Ischia Ponte nel 1909 aprì Unione,  la terza sala cinematografica più ampia d’Italia. Tuttavia, le luci della ribalta si accesero quando nel 1936 vi cominciarono le riprese del Corsaro Nero, di  Campane a Martello con Gina Lollobrigida, e del  Corsaro dell’isola Verde con Burt Lancaster.

Decisamente un colossale avvenimento fu quando nel 1957 Charlie Chaplin scelse Ischia   come anteprima mondiale per il suo capolavoro  Un Re a New York . La fortuna continuò nel 1963 quando in varie zone  d’ Ischia   la 20th Century Fox girò il colossal di Cleopatra con Liz Taylor  e Richard Burton ! Una produzione parecchio costosa in cui si possono ancora apprezzare alcune inquadrature della Baia di San Montano e che immolò Ischia   a una fama planetaria.

Da Lucchino Visconti all’era moderna

Certamente un’altra figura di rilievo per Ischia  fu Lucchino Visconti, padre del Neorealismo ,  primo movimento cinematografico di spicco in Italia del secondo dopo guerra. L’illustre regista lombardo si trasferì a Ischia  . Dal barone Fassini comprò un vistoso immobile , che  modificò in uno splendido cottage in stile liberty detto La Colombaia   (oggi mausoleo dedicato al regista)

Lucchino Visconti  ci visse fino al 1976 e fu il suo quartier generale , dove creò  pellicole eccezionali quali Senso,  Rocco e i suoi fratelli. Fu un via vai di collaboratori e celebrità quali Pasolini, Elsa Morante, Moravia

Il cinema a Ischia oggi

Dal 1970 in poi il cinema Italiano subì una crisi irreparabile e si spense anche  Ischia  , che si allontanò dal genere della commedia sexy all’italiana di quell’epoca. Qualche novità ci fu nel 2003 quando Michelangelo Messina lanciò l’  ‘Ischia Film Festival . Questo è un concorso per  lungometraggi che si tiene ogni Luglio presso il Castello Aragonese a Ischia Ponte. Di recente ci fu qualche risveglio con alcune riprese di successo con setting a Ischia, quali:

Le terme di Ischia   

Caratterizzata da un clima mite,  Ischia attrae tutto l’anno flussi di visitatori da ogni parte del globo per le sue famose terme. Fin dal 700 a.C.  Greci e Romani sfruttarono i poteri curativi delle sue acque termali , che resero pubbliche con l’apertura di edifici dedicati. Persino Plinio e Strabone  vantavano le loro proprietà terapeutiche nei loro scritti.

In seguito durante il Rinascimento il medico calabrese Giulio Iasolino  studiò e censì la  ricchezza termale ischitana , che venne impiegata in medicina. Il salto di qualità fu considerevole. Perciò si cominciò a catapultarsi a Ischia specificatamente per curare ferite, malattie e disturbi di vario genere.

Un bene che non era soltanto riservato ai ricchi e ai borghesi. Si pensò anche ai più bisognosi con la costruzione caritativa a Casamicciola del  Pio Monte della Misericordia. una delle Spa più gigantesche d’Europa.

Le terme a Ischia oggi

Il risultato dell’operato di   Iasolino fu che Ischia  venne riconosciuta come la stazione termale  più famosa del mondo! Ci si fiondarono pure Garibaldi a Camillo Benso  di Cavour ,   Arturo Toscanini  e altre insigni personalità .

Attualmente a Ischia ci sono più di trecento stabilimenti di diversa tipologia tra centri benessere, parchi termali e sorgenti spontanee: da quelli specifici per le esigenze curative a quelli ideati per il divertimento e il relax . Le fonti termali ischitane sono caratterizzate da acque notevolmente ricche di sali (da circa 2,5 a oltre 30 grammi/litro), cioè minerali, e calde o molto calde, cioè termali o ipertermali (dai 40 gradi in su).

Quante e quali sono le principali terme a Ischia?

In tutto si contano ventinove bacini idrotermali.  E ancora centinaia di fumarole. Il tutto  immerso in una natura esotica che abbaglia per la sua prepotente magnificenza. In basso un elenco delle terme ischitane in cui abbandonarsi, staccando la spina definitivamente da tutto e tutti:

Le Fonti di Nitrodi

A livello scientifico nelle vicinanze del paesino di Buonopane sono da visitare le Fonti di Nitrodi . Da cui sgorgano circa 12 mila litri di acqua all’ora , erogata a 28 ° attraverso docce, lavabi e piccole fontane . Il Ministero della Salute con il decreto n° 3509 del 9 ottobre 2003 ha dichiarato l’importanza di queste acque per la loro efficacia sul sistema gastrico, ginecologico, intestinale, ed epidermico. Hanno anche un effetto positivo per migliorare l’attività enzimatica, endocrina e respiratoria.

Alle Fonti di Nitrodi oltre a guarire ci si svaga perché  tra   fichi ,  ulivi e panorami mozzafiato c’è una struttura attrezzata per godersi tante iniziative rivolte al benessere fisico e mentale (yoga, musicoterapia, meditazione, mandala terapia, massaggi, terapie olistiche, ecc.). Si può anche finire la giornata stuzzicando qualcosa a un bio bar .

Ischia da mangiare!

Ischia  è un complesso di panorami molto diversi tra loro,  per tanto la gastronomia  è sia  marinara che contadina. Di base napoletana la cucina ischitana  è rivisitata, e risulta semplice e  molto saporita e con qualche asso nella manica. Quale? Per esempio il coniglio all’ischitana, cucinato a forno nell’immancabile tegame di coccio e spolverato con la piperna, un profumatissimo timo selvatico. Vi consiglio di provarlo  inseieme agli spaghetti conditi con il suo stesso sugo ai ristoranti:

Il coniglio all’ischitana  è il re dei piatti locali, la carne è tenera per la tecnica di allevamento degli animali che sono selvatici e  che vengono allevati in fosse.  Questi quadrupedi sono stati da sempre indispensabili . Perché soddisfacevano il fabbisogno alimentare della popolazione con pochi sforzi visto la loro proverbiale capacità riproduttiva!

6 piatti tipici d’ Ischia

1.  Pizza di scarola: una bontà smisurata, un calzone alle verdure condito con  olive nere, capperi, acciughe ,  pinoli, vino cotto ed a volte noci e uva passa;

2. Zingara ischitana: due golose fette di pane cafone farcito con prosciutto, mozzarella o fior di latte, maionese e lattuga. La ricetta originale prevede le pagnotte del leggendario Panificio Boccia a Ischia Ponte, dove praticamente è nata nel 1977 nel pub-paninoteca La Virgola ;

3. Pasta fagioli e cozze: le cozze si alternano ai legumi utilizzando la pasta mischiata,  cioè tutti gli avanzi che rimangono che è la premessa della filosofia dello zero sprechi;

4. Pesce spada all’ischitana: lo spada viene marinato con  limone, olio, sale e pepe, menta e salsa Worcestershire, e poi fatto arrosto. Assolutamente da provare;

5. Pollo alla Fumarola: i fusi di pollo messi in fogli di alluminio sono cotti  nelle fumarole (temperature tra i 30° e i 100°  gradi) in prossimità delle sorgenti termali d’ Ischia  . Specie nella spiaggia di Maronti è ordinario cimentarsi in cuochi stravaganti che si dilettano a sperimentare nuovi intingoli che includono uova, patate, pesci, e selvaggina;

6. Migliaccio:  un dolce tipico di carnevale fatto di spaghettini, uova, limone, e zucchero. La fantasia nei dolci spazia dal dolce al salato . Due sapori che si combinano in ricette abbastanza  estreme da sconvolgere anche i palati più esigenti.

Ischia da bere!

La vocazione d’ Ischia  alla viticoltura affonda le radici nell’antichità (quella addirittura precedente la colonizzazione greca). Ciò è testimoniato da un’iscrizione che inneggia al buon vino impressa sulla nota Coppa di Nestore  . Questa è una tazza di 10 cm (700 a. C.) che fu scoperta nel 1995 nella necropoli di San Montano .   I tre versi (il primo esemplare di scrittura alfabetica greca) recitano così:

 “Di Nestore… la coppa buona a bersi. Ma chi beva da questa coppa, subito quello sarà preso dal desiderio d’amore per Afrodite dalla bella corona”.

Quella d’ Ischia   è una tradizione vitivinicola millenaria. Essa si affina nel 1500 quando la produzione enoica poteva contare sull’esportazione del bianco sfuso in velieri da trasporto. Allora ad  Ischia   si contavano svariate tipologie di uve quali: Codacavallo, Coglionara, Fragola, Lentisco, Lugliese, Malvasia, Moscatella, Nocella, Pane, Sanfilippo, Sorbisogno, Zibibbo, Verdesca, Uvanta, Campotese, Montonico.

Cantina Pietra di Tommasone, il futuro enoico d’Ischia

Il boom del turismo del 1940 ebbe risvolti negativi per l’ambiente a Ischia  . Il cemento imperante ridusse drasticamente gli ettari vitati da 24. 000 a soli 300. Un piccolo tesoro agricolo preservato dal 1990 a venire da aziende di spicco. Tra queste la Cantina di Pietra di Tommasone, grazie alla quale ho scoperto Ischia .

Al presente purtroppo sono rimasti pochi vitigni autoctoni. Questi nelle loro eterogenee declinazioni costituiscono la Ischia DOC ( la seconda proclamata in Italia nel 1966) e sono:

La viticultura a Ischia è eroica! 

La problematicità della gestione delle vigne è lampante visto che il terriotrio è estremamente piccolo. Ecco perché La viticultura ischitana è di tipo eroica . Oltretutto Ischia ha un’orografia difficile che richiede molto sacrificio per la coltivazione e la cura della vigna. In linea di massima la raccolta delle uve avviene a mano. E  i grappoli vengono trascinati in cantina dai gozzi via Tirreno!

Per lo più si fa fatica nel versante orientale, che presenta dei pendii più scoscesi organizzati in terrazzamenti (50 % di pendenza) sorretti dalle cosiddette parracine .  Questi sono dei muretti a secco (senza cioè l’utilizzo di alcun tipo di legante) in  tufo verde . Questi divisori proteggono dal rischio frana, dal vento e dall’acqua, garantendo il normale deflusso delle piogge. A Sud Ovest d’Ischia   al contrario i filari di vite si allevano a spalliera essendo più pianeggiante.

Il terroir unico d’Ischia, suoli vulcanici e  vini minerali 

Eppure quello d’Ischia, è un terroir unico, caratterizzato da:

  • Terreni vulcanici , ben drenati e fertili;
  • Suoli ricchi di potassio, e altre sostanze fondamentali per la crescita del frutto;
  • Fresche brezze marine che mitigano la calura estiva ;
  • Altitudine delle colline che vanno dai 200 ai 600 metri slm .

Fattori pedoclimatici che generano risultati eccellenti in grado di appagare anche il più scettico dei viticoltori. L’enorme energia investita viene ripagata con una produzione di qualità, di  nettari rari, profumati, minerali e freschi.

10 artisti  ischitani

Il fascino d’Ischia  crea dipendenza al punto che tanti personaggi illustri, oltre a quelli menzionati, decisero di assuefarsi. Ricordiamo a tal proposito : Enrico Ibsen, Alphonse de Lamartine, Benedetto Croce, Stendhal, Verga, Maupassant, Nietzsche, Pasolini, Truman Capote, Eduardo De Filippo, ecc. Qualcuno di loro ci stava per un po’ , qualcuno invece si  trasferiva definitivamente.

Ischia ha dato anche i natali a parecchi artisti celebri tra i quali:

1. Cesare Calise 

Cesare Calise (1560-1640): questi fu un pittore manierista di Forio la cui attività artistica è documentata dal 1588 al 1641. Di lui ci sono scarse notizie. E quel poco che si sa proviene  dai contratti firmati dal pittore.  E ancora dai registri parrocchiali delle chiese di ‘S. Maria di Loreto’ e di ‘S. Vito’ a Forio  (per gli anni tra il 1588 e il 1641). 

Napoli ci rimangono oggi due sue tele: la Deposizione dalla Croce e 0 Il Battesimo di Cristo con San Francesco d’Assisi’, entrambe nella Chiesa di San Giovanni Battista. Sembra ebbe un destino avverso perché le sue produzioni andarono distrutte o mal restaurate. Si firmava in lingua latina Caesar Calensis pingebat. 

2. Giovanni Maltese 

Giovanni Maltese (1852-1913): fu uno scultore di Forio formatosi a Napoli e alla scuola romana di Giulio Monteverde. Partecipò agli interventi di abbellimento del castello di Chenonceaux, uno dei castelli della Loira. In patria ebbe in enfiteusi il  Torrione (adesso galleria permanente delle sue creazioni artistiche) che fu suo  atelier personale e alcova con l’amata Fanny Lane Fayer.

La decisione di ritirarsi a vita reclusa derivò dopo il lutto di alcuni familiari dopo il terribile terremoto di Casammicciola del 1883. Con la sua sposa Fanny Lane Fayer, che era una pittrice inglese, trovò una sua dimensione. E cominciò a scrivere poesie in dialetto foriano.

3. Luigi de Angelis

Luigi De Angelis (1883 – 1966): nato a Roma , presto si stabilizzò con la sua famigla a Ischia dove decise di lavorare come barbiere.  All’età di quarant’ann la magia d’Ischia  gli ispirò degli acquerelli con paesaggi isolani  che attacava con del sapone nelle vetrate del suo salone.

Per caso un giorno ebbe come cliente l’incisore tedesco Purrman .  Il fondatore  della celebre scuola di Matisse tra il 1904 e il 1914 , riconobbe il talento di Luigi De Angelis e ne decretò la fama.  Dopo avere acquistato una prima opera per duecento lire , Purrman provò a lanciare il pittore ischitano nella cerchia dei modernisti che contavano.

Fu un tentativo vano, perchè Luigi De Angelis  rimase fedele alla sua arte povera e naif .  Se si esclude la sua prima esposizione presso la Libreria del 900 di Napoli e un invito l’anno dopo alla Biennale di Venezia , Luigi De Angelis  fu per tutti il pittore del popolo. E perciò venne sempre amato e stimato.

4. Vincenzo Colucci

Vincenzo Colucci (1900-1975): fu un pttore molto venerato a Ischia, che venne celebrata in ogni suo dipinto. Sin da piccolo, quando il padre, scenografo del San Carlo a Napoli, gli regalò i primi pennelli. Nella capitale frequentò la scuola di nudo e poi ebbe una delle prime botteghe d’arte in una Ischia  ancora selvaggia.

Casa  Colucci fu un vero e proprio cenacolo artistico frequentato da personalità del calibro di  De Chirico e Montale. Vincenzo Colucci  viaggiava spesso quando poteva . Fu in  Francia, Olanda, America, Inghilterra, Giappone . A Venezia lasciò il segno , e a Palermo fu nominato professore n un liceo artistico. La chiamata alle armi spezzò questa parentesi della sua vita . Dopo la quale tornò con le valigie in mano e il suo cavalletto. Fino a quando un male al cuore lo spense.

5. Vincenzo Funiciello

Vincenzo Funiciello (1905-1987): questi fu un paesaggista ischitano di talento. Barche ancorate al porto, lune struggenti e stradine deserte sono i temi dei suoi collage con pezzi di stoffa colorati. Era abile in qualsiasi tecnica come quella dell’acquerello, e della china.

Ebbe la fortuna di essere apprezzato fin da subito, cosa che però non scalfì il suo carattere riservato. Un tratto distintivo della sua arte era anche la tonalità accessa dei sui quadri, che incorniciavano la dirompente sensualità di un’ Ischia   non ancora invasa dal progresso. Ciò che Vincenzo Funiciello  riproduceva erano le chiese, il Castello Aragonese, Ischia Ponte. E poi ancora i mercati e le processioni, che vibravano di un forte realismo. Alla sua morte lo ripiansero in molti, soprattutto per le sue doti di bravo mandolinista.

6. Matteo Sarno 

Matteo Sarno (1894-1957): questi fu un artista che dipingeva le onde che si rinfrangevano negli scogli della sua adorata Ischia da cui non si staccò mai.  A parte una ritirata  passeggera in America. Conosceva bene il mare, i suoi odori, la sua calma, e la sua furia. Lo dipingeva in ogni stagione, e non si stancava mai di guardarlo e raffigurarlo.

Matteo Sarno era anche un poeta e per un po’ si mise a vagabondare con una barca di porto in porto. Trovava in questo errare la sua felicità e rimaneva incantato per la gloria del Creato. Si sentiva una cosa unica con l’Universo e a esso tornava sempre con la sua arte e con le sue marine.

7. Federico Variopinto

Federico Variopinto (1905-1940): nativo del quartiere di ‘San Lorenzo’ a Napoli, fu un pittore che morì giovanissimo . A soli quarantacinque anni per un infarto. Un bohemien che parlava molte lingue ed era sempre in viaggio. Cosa non molto scontata per quel periodo.

Che dire, un artista inquieto che era sempre alla ricerca di qualcosa e forse non sapeva neppure lui cosa. Subiva felicemente il richiamo d’ Ischia, immortalata con le sue distintive pennellate di grigio. Le sue tele erano scene ischitane parecchio malinconiche. Come quelle di un mattino uggioso, o di qualche piazza isolata di periferia.

8. Mario Mazzella

Mario Mazzella (1923-2008): quasi un’istituzione .  Veniva da una famiglia di contadini e la sua fu un’esistenza piuttosto semplice. Sin dall’eta di cinque anni scarabocchiava santini, ed era molto viva la passione per l’arte. Questa raggiunse il culmine nell’incontro con il pittore rumeno  John Pletos nel 1932 , che era a  Ischia nel periodo del Grand Tour.

Mario Mazzella abbandonò la campagna subito dopo la guerra per dedicarsi ai suoi studi artistici. Si formò a Napoli e al centro delle sue creazioni pittoriche c’erano per lo più feste popolari , barche e nasse.  E donne dalle vesti lunghe che riecheggiavano le memoria della sua infanzia.

9. Aniello Antonio Mascolo

Aniello Antonio Mascolo (1903-1979): dopo la scuola di ‘Belle Arti’ a Siena, questi fu un genio poliedrico che si appassionò alla scultura, alla xilografia e alla terracotta. Di  Ischia ritraeva i suoi tratti bucolici precedentemente l’avvento del progresso. Chiaramente nostalgico di qualcosa che non c’era più, egli denunciò marcatamente le nefandezze della società moderna.

Aniello Antonio Mascolo oltrepassò i confini d’ Ischia  aderendo a due diverse edizioni della Biennale di Venezia nel 1948 e nel 1952, e alle Quadriennali di Roma. Non si faceva mancare neppure rassegne di rilievo internazionale. Tuttavia. lui apparteneva a Ischia e la sua apertura al mondo non offuscò la sua arte . Perchè le sue vendemmie, o la raccolta della frutta o o lo strascico delle reti della sua isola, furono sempre la linfa vitale della sua arte

10. Gabriele Mattera

Gabriele Mattera (1929 – 2005): questi fu soprannominato il pittore del  Castello Aragonese  allorquando i familiari lo acquisirono nei primi del ‘900. I suoi lavori spaziavano dalla pittura ad olio, al disegno, dall’incisione su linoleum alla ceramica. Tra mostre in Italia e Europa, la sua missione fu quella di attaccare la pubblicistica di un turismo che edulcorava la vita a Ischia  per vendere e guadagnare! A ciò contrapponeva dei cicli pittorici di stampo espressionistico in cui spuntavano soggetti delle classi povere che facevano emergere il suo spiccato realismo pessimistico.

La lista dei nomi autorevoli sarebbe ancora lunga , per cui finisco con quello di Massimo Venia che ho conosciuto personalmente. La sua piccola bottega in via Roma, 32  a Ischia Porto espone quadri che hanno come tema gli scenari sconfinati d’Ischia . Ha anche firmato le etichette delle bolle di Cantina di Pietra di Tommasone.

Conclusioni. Ischia nel cuore

Ischia  è frivolezza per chi ostenta il lusso, ma è anche intimità per chi ama la semplicità. Sono le piccole grandi cose che non dimenticherò mai, come il sole che scompariva all’orizzonte  davanti la terrazza della Tenuta C’est la vie. Questo è il nuovissimo wine relais di Lucia Moraschi e del marito Giorgio Besenzoni, imprenditori bresciani che hanno concretizzato il loro desiderio d’impresa vinicola a  Ischia. Per capire lo spirito d’Ischia  vi lascio un inno di Erri de Luca , perché di meglio non saprei fare :

“Ischia rappresenta tutti i centimetri che possiedo. Accadeva una cosa strana, durante la mia infanzia e poi durante la mia adolescenza, almeno fino ai sedici anni. Qui, durante i tre mesi estivi, crescevo. Accumulavo centimetri e ve ne era traccia sul muro, segnando le tacche all’altezza del mio cranio.

Al sole e al sole di Ischia devo quella crescita: a Napoli, misteriosamente, nei nove mesi restanti non crescevo. Quanto al Castello, a quest’isola nell’isola, si veniva a fine settembre in gita, con le prime piogge e l’aria fresca. Ricordo distintamente la cripta delle monache: quelle ossa ti restano impresse, mezzo secolo fa si trovavano i resti delle religiose. Amo tornare a Ischia, e qui in particolare.

Compiacendomi dei luoghi che restano inalterati. Adoro tornare laddove il tempo si ferma. Ma sono che posti immutabili sono un’eccezione e mi consolo, in fondo, con il fatto che sono un visionario: in fondo mi basta un dettaglio del tempo passato, per ricostruire tutto”. 

Info utili su Ischia:

Florence Wine Event 2017

Florence Wine Event 2017

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“Florence Wine Event 2017”, Italy in a glass!

Florence Wine Event 2017” is an annual celebration of wine & food around Italy and not only ! For two days-18th and 19th November  lots of artisan and winemakers from different part of Italy gathered to pour over organic, biodynamic and natural wines to consumers.

It was held  with success at “Artex” , which is the “Centre for Artistic and Traditional Craftsmanship of Florence”, in via Giano della Bella 20. Here is the heart of  “San Frediano” , one of Florence’s most characteristic neighbourhoods .

“Florence Wine Event 2017” makes it possible for wine producers to meet each other and share their work, concerns and innovations with their peers. It’s not just for wine producers and wineries, it is also open to wine enthusiasts and other people who work in the wine industry. Let’s go to visit great Italian wineries!

The Wine in Tuscany

Winemaking is embedded in Italian culture and is considered a valuable part of the nation’s history. Italians are as passionate about wines as they are about family, tradition and fine cuisine.

Tuscan wines’ garnet-red colour, medium body and unique aromas all result from the high tannin and acidity in a Sangiovese grape. This is the secret to Tuscany’s unrivaled viticulture and wine-making heritage. Florence Wine Event 2017” is the right place where to experience all this!

At Florence Wine Event 2017” the several participating companies were selected in order to give them the opportunity to make known their top products.

The droves of hungry visitors were fed by a dozen street food stalls manned by some of Florence’s top restaurants and suppliers , whilst those thirsty for knowledge were helped with the kind  explanations of the exhibitors.

8 Top restaurants in Italy at “Florence Wine Event 2017”

Rappresentative wine companies from TuscanySicilyCampania  and Puglia  attended the Florence Wine Event 2017”  together with important professionals of the catering sector in Florence for lovers of local and even of  Japanese food.

Just to remind some of the them:

  1. Due Mari di Vino“ (Puglia);
  2. Donne del Vino (Tuscany);
  3. Adelina Molettieri” (Irpinia, Campania);
  4. “Firenze Sakè”;
  5. Giapponese Cuore (Florence);
  6. “Enoteca Alessi” (Florence);
  7. Osteria Tripperia il Maggazino” (San Frediano, Florence);
  8. Prinz Beverage & Food(Florence).

"I Pilastri  Vermentino DOC "-Lunigiana-wine-blog-weloveitalyeu

6. “Talò Verdeca”, Puglia

7. Catarratto Chardonnay Principi di Corleone”, Sicily

 

Italy and wine, a perfect marriage!

Italy is home of a huge array of wines, regions, grape varieties and wine styles. From the misty, lush rolling hills of the north to the sun-drenched hills of Tuscany, Umbria, the Marche and Abruzzo, to the southern lands of Puglia, Calabria and Basilicata, while not forgetting the islands of Sicily and Sardinia.

Italy – the home of ChiantiBaroloProseccoValpolicellaSoaveOrvietoEtna – has a rich and diverse wine heritage dating back more than four thousand years. Famous for its bewildering diversity of both grape varieties and wine styles, Italy is also significant for the sheer volume of wine it produces: just over 5.6 billion liters (around 1.5 billion US gallons) in 2018, from 695,000 hectares (1.7 million acres) of vineyards.

Why don’t you come here for your next upcoming holiday? There’s lot of things to do, to see . We’re waiting for you!

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Vinitaly 2018

Vinitaly 2018

“Non esiste mondo fuori dalle mura di Verona, ma solo purgatorio, tormento, inferno”

W. Shakespeare 

Vinitaly 2018: un motivo in più per visitare Verona 

Senza dubbio Bacco ha colpito ancora! Spinta dal mio interesse per il vino-dopo un corso da sommelier con l ‘Ais di Lucca- mi sono decisa ad andare al Vinitaly 2018  . Così ho trascorso un fine settimana a Verona, ospite di alcuni amici.  Si tratta della più grande fiera del vino in Italia e sicuramente una delle più grandi al mondo. Presso Verona Expo , migliaia di produttori e operatori del settore provenienti da tutta Italia e dagli angoli più lontani del globo hanno presentato le loro eccellenze enologiche. Così  mi sono resa conto che la Città degli Innamorati ha molto da offrire ai viaggiator. Intendo richiami diversi dalla  nota drammatica storia d’amore tra Romeo e Giulietta.  Seguite i miei consigli in questo post per scoprire questa splendida città italiana e le migliori cantine del nostro Stivale (e non solo!).
Certamente  il Vinitaly 2018 è stato molto più di una semplice manifestazione sul vino. Perchè questa storica 52ª edizione si è trasformata nella più significativa vetrina  per il business vinicolo italiano. Ma cosa rende questo evento così speciale per un visitatore?Immaginate di attraversare un mosaico liquido di oltre 95 mila metri quadrati, dove ogni padiglione racconta l’identità di un territorio.

Vinitaly 2018 : numeri e segreti di un fenomeno divino! 

Durante i quattro giorni della kermesse, la macchina organizzativa di Veronafiere ha coordinato un’affluenza da record. Il suo vero punto di forza è stato la sua straordinaria  anima cosmopolita. Perchè? Grazie alla presenza di cantine italiane e aziende vinicole provenienti da ben 36 paesi stranieri.  Tra i corridoi si respirava un’atmosfera internazionale:  aziende vinicole italiane e  36 di paesi stranieri . A potenziare il network commerciale si è aggiunta una platea globale di top buyer e giornalisti, riuniti per stringere accordi strategici e seguire le ultime tendenze del settore. Il bilancio finale di Vinitaly 2018 conferma il successo di questa sinergia:
In definitiva, quella del  Vinitaly 2018 è stata un’avventura incredibile che ha lasciato il segno. Mi ha dimostrato come il vino non sia solo un prodotto da degustar. L’elisir degli dei  è un vero e proprio atlante culturale da esplorare un calice alla volta. Perché, in fondo, viaggiare significa anche questo: raccontare un luogo  attraverso i suoi sapori più autentici. E voi, avete già scelto la vostra prossima meta vinicola?

Vinitaly 2018  in 24 ore? Una follia meravigliosa!

Dopo ore passate a camminare tra gli stand affolati la lezione si impara in fretta! Se come me, si ha  solo a disposizione un giorno per il Vinitaly 2018 , ti serve un piano. Con un biglietto d’ingresso da circa 100 euro, perdersi senza meta non è un’opzione.
La mia strategia? Meno quantità, più cuore.  Per non trasformare la giornata in una missione suicida tra cento regioni diverse, ho fatto una scelta radicale: focus totale sulla Sicilia. C’è  una ragione ben precisa:  in questa isola meravigliosa ci sono nata. La amo da impazzire,  ed è oggettivamente uan delle punte di diamante del vino in Italia. Selezionare le cantine più autentiche e rappresentative non è stato facile (le avrei inserite tutte!). Dovendo però fare una scelta, vi presento le mie tre chicche imperdibili:

Dimenticavo , per ottimizzare al massimo le ore all’affolatissimo appuntamento veronese , non scordatevi :

  • Scarpe comode e look casual;
  • Acqua sempre in borsa; 
  • Pranzo al sacco per evitare code e prezzi folli ai bar.

1. Cantina Castellaro : il faro enoico di Lipari 

Immaginavo tramonti strappa lacrime alla sola vista di un’immagine delle  Eolie. Proprio in questo paradiso nasce  la  Tenuta di Castellaro, precisamete a Lipari, nel borgo di  Quattropani. Questo è un luogo ideale per la coltivazione della vite: mare, vento e vulcani sono gli inredienti speciali per un vino unico. Lo aveva intuito  fin da subito il proprietario Massimo Lentsch, imprenditore bergamasco già winemaker a Dubrovnik. Durante una vacanza in Sicilia rimase stregato  dal potenziale vitivinicolo di Lipari e decise di fondare questa fantastica  impresa.

La proprietà è composta da diversi appezzamenti distribuiti sull’isola: Vigna Maggiore, Lisca, Lisca Alta, Caolino e Gelso. Questi ultimi  sono tra i vigneti principali, tutti caratterizzati da suoli vulcanici ricchi di pomice e ossidiana. Un momento fondamentale per la crescita della cantina fu l’incontro tra Massimo Lentsch e l’enologo Salvo Foti, fondatore del Consorzio dei Vigneri Siamo di fronte a una figura simbolo della viticoltura etnea ed eoliana. Grazie alla sua esperienza, la cantina ha sviluppato un marchio  orientato all’eccellenza, nel pieno rispetto della natura e delle tradizioni agricole isolane.

Il terroir di Lipari e la filosofia produttiva

Inaugurata nel 2013, dopo quattro anni di lavoro,   Tenuta di Castellaro, è  oggi considerata una delle winery  più importanti dell’arcipelago. La struttura è stata progettata con un impatto ambientale minimo.  Il processo di vinificazione avviene per gravità, senza l’ utilizzo di pompe. Mentre le fermentazioni sono affidate esclusivamente ai lieviti indigeni presenti naturalmente sulle uve.

Il terroir di Lipari è estremamente particolare , plasmato  da terreni vulcanici, forti venti marini  e notevoli  escursioni termiche. In queste condizioni estreme trovano un habitat ideale vitigni autoctoni , che danno origine a vini intensamente minerali e  sapidi .  Tra questi :

Bianco Pomice e Nero Ossidiana

Tra le etichette più rappresentative della Tenuta di Castellaro spiccano:

2. Cantina Benanti: le viscere dell’ Etna

Da tempo desideravo tornare sull’Etna.  Soprattutto per assaggiare finalmente i vini della Cantina Benanti  . Quel desiderio si è realizzato, almeno in parte, al Vinitaly 2018. Mi sono diretta senza esitazione verso i proprietari: il fondatore Giuseppe Benanti e il figlio Antonio Tra una chiacchiera e l’altra  mi hanno parlato con grande spontaneità  della storia della loro famiglia.

La Cantina Benanti  si trova a Viagrande, in provincia di Catania, alle pendici dell’Etna. Essa ha contribuito alla rinascita dell’Etna DOC moderna. Fu proprio Giuseppe Benanti, farmacista catanese , a credere per primo nelle potenzialità dei vitigni autoctoni etnei. Alla fine degli anni Ottanta iniziò a investire nel sogno di fare  vini strepitosi sull’Etna.  Recuperò praticamente  un’antica tradizione di famiglia attraverso uno studio accurato dei terreni laviici  e delle contrade più vocate.

La rivoluzione dei fratelli Benanti

Il vero salto verso il successo è arrivato tuttavia con i figli gemelli, Antonio e Salvino . Cresciuti in Sicilia e laureati in economia aziendale, hanno deciso  di rientrare da Londra per guidare l’azienda di famiglia. Nel 2012 Giuseppe Benanti ha ceduto  ufficialmente  la guida della  cantina ai fratelli.

I nuovi leader  hanno dimosrato subito di avere idee chiare: puntare esclusivamente sull’identità dell’Etna e sui rari vitigni  autoctoni del territorio. Cosa hanno fatto? Tre mosse da campioni:

  1. Hanno venduto  alcuni vigneti nella Sicilia sud-orientale e le parcelle etnee valutate meno interessanti;
  2. Hanno ridotto  drasticamente il volume complessivo della produzione;
  3. Hanno eliminato completamente i vitigni internazionali.
Cosa ha fatto la differenza nel cambio generazionale?

In dettaglio è stato Antonio Benanti  ad avere il lampo di genio  di non  inseguire mode o vini costruiti. Ha preferito racchiudere nei suoi nettari la quintessenza del territorio etneo, nel modo più autentico possibile . Attualmente la famiglia Benanti è ritenuta  uan delle assolute  protagoniste della rinascita dell’Etna DOC moderna . Ha svolto un ruolo fondamentale nel riportare sotto i riflettori internazionali i vini del vulcano.  Perciò ha contribuito a  fare  di questa zona  una delle aree vinicole più prestigiose d’Italia.

Oggi i vini Benanti si trovano nelle carte dei vini dei ristoranti più ricercati del nostro Bel Paese, degli Stati Uniti e del  Giappone.  Sono diventati un vero simbolo dell’eleganza vulcanica siciliana. Il loro stile è preciso, fine,  verticale, minerale e dotato di una personalità immediatamente riconoscibile.

I vitigni simbolo della cantina

Tutto il lavoro della famiglia Benanti ruota attorno a tre grandi vitigni autoctoni dell’Etna:

 Queste varietà riescono a sviluppare una freschezza e una tensione così particolari per merito di  fattori pedoclimatici peculiari:

  • Terreni vulcanici ricchi di minerali;
  • Altitudini elevate;
  • Forti escursioni termiche tra il giorno e la notte;
  • Straordinaria luminosità solare: fondamentale per una perfetta maturazione delle uve;
  • Suoli sabbiosi e sciolti: garantiscono un drenaggio idrico ottimale per le radici;
  • Ottima varietà microclimatica tra i diversi versanti del vulcano (Nord, Est, Sud).

Da questo immenso lavoro certosino  sono venuti fuori   tre  vini  ricercatissimi:

  1. Pietramarina Etna Bianco Superiore: probabilmente il vino simbolo della cantina. Un Carricantei n purezza teso, con un puna di sale e fragrante;
  2. Rovittello Etna Rosso Riserva:  sottile, ottenuto principalmente da Nerello Mascalese del versante nord dell’Etna. Un rosso che si fa sentire con garbo;
  3. Serra della Contessa Etna Rosso Riserva: più intenso e strutturato, ma sempre attraversato da quella freschezza lavica che rende i vini dell’Etna così riconoscibili.

3. Cantina Fina: l’abbraccio del mare a Marsala 

Per caso durante una cena nella mia incantevole Sicilia mentre assaporavo delle triglie fritte mi sono innamorata del bianco che le accompagnava: il  Kikè della  Cantina Fina . Quel calice mi ha letteralmente conquistato per l’ insolito e magnetico connubio  tra Traminer e Sauvignon Blanc che la solarità  siciliana ha reso più intrigante. Al  Vinitaly 2018 ho avuto il piacere di incontrare  Bruno Fina,  enologo e creatore di questa preziosa  cantina a Marsala   che ha preso forma 2005 .

Posizionata nel cuore della Sicilia occidentale, la Cantina Fina  (Contrada/ Bausa, snc, 91025 Marsala TP),  si adagia su una collina . La vista da qui domina sulla Riserva dello Stagnone e guarda verso le Isole Egadi, la cantina coltiva circa 48 ettari di vigneti a regime biologico. Questi sono immersi in un terroir unico, influenzato dal mare, da brezze  costanti e dai suoli tufaceo-calcarei ad alta componente minerale.

I vini Fina 

La  Cantina Fina unisce vitigni autoctoni come Grillo, Zibibbo, Perricone e Nero d’Avola a varietà internazionali come Traminer, valorizzando al massimo il carattere del territorio siciliano. La produzione annuale raggiunge circa 650.000 bottiglie. Sono prodotte combinando tecnologie moderne e una rigorosa raccolta manuale delle uve. Grazie a questo approccio,  la famiglia  Fina  ha saputo coniugare perfettamente la cura artigianale con una forte presenza internazionale.

Tra i vini  più celebri spiccano:

Verona tutta da gustare! 

Non a caso Verona è una città iscritta nel Patrimonio Mondiale dell’UNESCO che vanta oltre due millenni di storia. Fondata dai Romani come colonia strategica, divenne nel Medioevo una delle capitali culturali d’Europa grazie alla Signoria degli Scaligeri. Il passato cittadino ha visto poi la dominazione della Repubblica di Venezia e, in epoca ottocentesca, dell’Impero Austriaco, che la trasformò in una delle fortezze del Quadrilatero. Queste influenze storiche hanno lasciato in eredità un panorama urbano monumentale e stratificato, visibile in ogni vicolo del centro.

Senza dubbi,  Verona è una delle mete preferite dai turisti di ogni dove per il perfetto connubio tra il romanticismo shakespeariano, una vivace scena artistica e una posizione geografica ideale tra il Lago di Garda e la Valpolicella. La città offre un’alternativa intima, sicura e interamente percorribile a piedi rispetto alle grandi metropoli.

 5 cose da vedere a Verona 

Inoltre,  Verona  si distingue per una rinomata tradizione enogastronomica,   basata su vini d’eccellenza come l’Amarone e piatti tipici della cucina veneta.  Ma oltre al cibo e il vino , vediamo cosa ci offre questo gioiello italiano . Ecco le principali attrazioni cittadine che non possono assolutamente mancare :
  1. Arena di Verona: l’antico anfiteatro romano situato nella centrale Piazza Bra, famosissimo  per la stagione lirica e teatrale
  2. Casa di Giulietta: il cortile medievale con il mitico balcone e  la statua in bronzo dell’eroina di Shakespeare
  3. Piazza delle Erbe: è il salotto cittadino  che  sorge sull’antico foro romano , circondata da palazzi affrescati e bar storici.
  4. Torre dei Lamberti: alta 84 metri, offre una spettacolare vista panoramica a 360 gradi sui tetti della città e sulle colline circostanti; 
  5. Castelvecchio:la fortezza trecentesca della famiglia Della Scala, oggi sede di un museo d’arte e collegata al suggestivo ponte merlato che scavalca l’Adige.

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Conclusione. Vinitaly 2018: a presto! 

Vinitaly 2018 è stato un insieme di momenti carichi  di entusiamo e cultura enoica . Tutto ciò che avevo studiato sui libri dell’Associazione Italiana Sommelier di Lucca ha finalmente preso vita davanti ai miei occhi.  Per qualche istamte , il vino è uscito dalle pagine dei manuali per evolversi  in volti, geografie , e storie vere. Degustare vini, ascoltare i racconti dei winemaker e viverli  di persona  è stata una magia difficile da spiegare.

Un grazie infinito alla  mia cara  amica Laura, che mi ha accolta con un affetto sincero facendomi sentire come a casa. Grazie a lei ho potuto ammirare  Verona  , scovandone e  fotografandone gli scorci più affascinanti.  Sono rientrata a Pisa stanca e  con i buchi ai calzini. Ma  ho avuto  la certezza che il vino, prima ancora di essere una bevanda, è incontro, condivisione e memoria.