Sestiere Castello Venezia

Sestiere Castello Venezia

“Perchè il sogno più vero è quello più dstante dalla realtà,

quello che vola via senza bisogno di vele, né di vento” 

H. Pratt

Sestiere  Castello, la Venezia vera

Senza dubbio il sestiere di Castello è uno dei quartieri meno turistici di Venezia (249 726 abitanti). La Serenissima si sviluppa sull’isola di Venezia  ed è posta tra il delta del fiume Brenta e il mare Adriatico. Si estende per 42 chilometri quadrati .  Ed è fatta da 118 isole unite tra loro da circa 150 canali e circa 400 ponti.

Dovete sapere che il  sestiere di Castello è la parte più abitata dai veneziani, quella più silenziosa. Per capirci quella lontana dal caos dei milioni di turisti  che ogni anno visitano Venezia  per la sua straordinaria bellezza. Un’antica Repubblica Marinara che ormai è come un teatro a cielo aperto e che vive del suo glorioso passato. Percorrere il  sestiere di Castello  in questi tre itinerari proposti in questo post  significa perdersi in una Venezia autentica . Tre percorsi che vi porteranno indietro nella sua storia, e nel suo ricco patrimonio culturale, artistico e paesaggistico.  Buon viaggio ! Rigorosamente a piedi, perché a Venezia  si cammina e basta!

Sestiere Castello, la coda di pesce di Venezia

Qual è la zona più orientale e verde di Venezia ? La irsposta è  il sestiere Castello  . Esso comprende diversi isolotti come quello di La Certosa e Le Vignole . Il suo nome si dovrebbe per la presenza di una fortezza (ormai inesistente) sull’adiacente isola di San Pietro . Durante il Medioevo e il Rinascimento era il posto dove si lavorava più duramente. Questo poiché  qui  c’erano tanti moli per lo scarico merci , che arrivavano da ogni lato del pianeta. Ma soprattutto perché era sede dell’ Arsenale, il più vecchio cantiere industriale del globo.

Al presente il  sestiere di Castello  è quello più esteso e popoloso di Venezia   , che è famoso perché ospita la celebre Biennale di arte e architettura . Esso sfoggia pure maestose piazze, chiese, diverse scuole grandi. Queste ultimi  non sono istituti educativi, bensì organismi religiosi spesso dediti alla carità per i più bisognosi . Di notevole interesse sono anche i numerosi pozzi disseminati  ovunque nei distretti veneziani. Questi necessitavano per raccogliere acqua che non fosse salmastra ma piovana. Chiaramente il genio dell’uomo risale all’epoca della nascita di Venezia  , poiché costruita interamente sul mare! Ed è questo quello che ha sempre maggiormente destato stupore !

Tre itinerari da fare al sestiere Castello 

In questo articolo vi suggerisco tre tappe da fare al sestiere di Castello  . Magari in un weekend , che ovviamente non è sufficiente. Per cui mettete in conto di ritornare presto.  Il primo itinerario si sviluppa dalla stazione dei treni di Venezia.  Il secondo dal punto più interno del sestiere di Castello . E l’ultimo dalla riva che lo delimita a sud.

Un tragitto che prova a farvi scoprire il sestiere di Castello dove potrete  afferrare davvero lo spirito di Venezia. Sicuramente girare per le sue calli vi darà una sensazione unica , prché qualsiasi scorcio vi lascerà con il fiato sospeso.  Da quello dei suoi  proverbiali monumenti a qualche lenzuolo bianco che sventola  profumato all’aria fresca della prima brina mattutina.

Venezia , la storia di una città anfibia

Ciò che sbalordisce di Venezia è il fatto che è una città costruita interamente sull’acqua. Questo accadde nel V secolo . Quando dalla terraferma gli abitanti in fuga da Attila e da altri barbari si rifugiarono nelle lagune. Queste ultime da allora diventarono dei veri e propri baluardi difficili da espugnare. Ma Venezia prosperò  nei secoli al punto da diventare un’ entità politica autonoma amministrata dai Dogi.

Da allora  Venezia si arricchì con il commercio grazie alla sua posizione strategica tra l’Occidente e l’Oriente , diventando  al contempo uno dei porti più importanti d’Europa . La sua gloria imperiale però cominciò a diminuire già dalla fine del XV secolo con l’avanzata dei Turchi e  la scoperta dell’America. E non andò meglio nel XVIII secolo quando emersero Inghilterra e Olanda sul piano del monopolio commerciale europeo. Infine con l’arrivo di Napoleone ci fu la sua sottomissione ai francesi . E dopo Venezia seguì le sorti del resto del regno d’Italia dall’unità  al secondo conflitto mondiale .

Come erano costruite le case sull’acqua a Venezia?

In principio  Venezia  era un insieme di palafitte arrangiate su delle paludi bonificate. Queste erano essiccate con l’uso di argilla bruciata e il riporto di altri terreni. Dal X secolo in poi si passo alla pietra . Allora  fu necessario rifabbricare il suolo costipandolo . E lo si consolidò con una fitta rete  di pali di legno (20/25 cm di diametro, lunghi 1, 5). Questi furono  conficcati verticalmente nel fango fino al caranto. Questo è il sedimento sabbioso argilloso su cui poggia Venezia  .

Questa tecnica  serviva ad addensare dello strato originario e rendere più stabile la sua capacità portante. Si riempivano gli spazi tra i pali con detriti di ogni tipo e pozzolana. Il fenomeno sorprendente è che il legno sommerso nel limo non si consuma . Questo perché non filtra ossigeno.  E per il flusso perenne  di acqua salata il tutto si  pietrifica . Si innesca praticamente un processo di mineralizzazione che anziché far marcire provoca resistenza dei materiali.

Lungo il Canal Grande (come il Fondaco Tedeschi) sorgono le tipiche dimore veneziane  conosciute come case -fondaco. Al livello inferiore sta un porticato con degli archi, che si affaccia sull’acqua. Questo era fatto apposta per il carico e scarico merci al passaggio delle navi . Il piano superiore era destinato alla famiglia dei mercanti . E c’erano anche dei sottotetto per la servitù o a uso magazzino.

Venezia una foresta rovesciata

Successivamente su questa foresta rovesciata veniva posta una sorte di zatterone, cioè una tavolata di panconi di larice . E sopra di questa veniva aggunta un’altra incrociata di olmo  oppure ontano. Così facendo si distribuiva uniformemente il carico e in seguito si erigevano i muri portanti in mattone. Su questi ultimi in un secondo momento si ponevano uno strato di pietra d’Istria (presa nelle cave di Orsera e Rovigno) per prevenire l’umidità.

Su queste fondamentate praticamente inventate  (e  possibilmente nel punto più elevato e vicino a un rio) dunque  si realizzavano le residenze dei più facoltosi. E ovviamente anche edifici più imponenti come cattedrali e altri capolavori architettonici. Mentre dietro ad esse sorgevamo attorno a una corte le abitazioni dei più poveri.

Primo itinerario al Sestiere Castello

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Il primo itinerario del sestiere di Castello  parte dalla Stazione di Santa Lucia .  Vi renderete conto che passeggiare per questi angoli  vi farà osservare Venezia da un altro punto di vista. Niente più file per abbandonarsi all’arte, o rumori di viuzze che gremitano di gente alla ricerca di un ricordo della vacanza da riportare in patria.

Al sestiere di Castello  non vi capiterà mai di imbattervi in un cameriere che vi isorride ammiccando per farvi accomodare a mangiare. Piuttosto  vi può succcedere di fare due chacchiere con un artista del posto che vi spiega come funziona Venezia. O ancora di  bere un mitico  spritz  magari preparato con il Cynar anzichè con il classico Aperol o Campari. Questo drink per antonomasia è l’aperitivo in Italia . Ed  è stato inventato proprio in Veneto. Precisamente dalle truppe dell’impero austriaco.  Nel 1800 i soldati  solevano allungare i vini veneti frizzanti con acqua gasata per neutralizzare l’alcol.

Basilica dei Santi Giovanni e Paolo

Lasciato alla spalle il  Quartiere di Cannaregio  , che è quello più residenziale e dove si concentravano gli ebrei , ci ritroviamo al Campo Santi Giovanni e Paolo . Prima è stato uno dei salotti di Venezia, prediletto da artisti quali il Canaletto. Il grande pittore la dipinse in una tela (1724) adesso esposta al museo Ca’ Rezzonico. In mezzo domina  la statua in bronzo di Bartolomeo Colleoni. Il sagace condottiero bergamasco se la fece fare in cambio del rilascio della sua eredità a Venezia. I lavori furono affidati ad Andrea del Verocchio . Però i veneziani non  accontentarono il valoroso mercenario  sulla posizione da lui voluta cioè  a Piazza San Marco!

San Zanipolo

Qui si staglia l’omonima  Basilica  dei Santi Giovanni e Paolo localmente detta San Zanipolo  ((XIV secolo) . Essa fu voluta dai  Domenicani .  L’ampliamento delle sue basi originali sono da attribuire ai frati  Benvenuto da Bologna e Nicolò da Imola.

Notevole è la sua facciata in stile gotico così piena di dettagli.  Mentre al suo interno , ai fianchi del portale centrale di Bartolomeo Bon , si custodiscono i sarcofagi di 25 Dogi veneziani. Preziose poi sono le due statue del XIII secolo una raffigurante la Vergine Maria , l’altra un arcangelo. Da lì poi si è rapiti da un enorme rosone a da tre edicole bianche sul tetto,  che contengono le effigi di San Domenico, San Pietro e San Tommaso d’Aquino. 

Scuola Grande di San Marco

Accanto alla Basilica  dei Santi Giovanni e Paolo si può ammirare la Scuola Grande di San Marco . Questa era  la più operativa delle confraternite veneziane che prestavano aiuto ai più poveri. Il loro era anche un contributo importante per organizzare le processioni religiose. E facevano anche da mecenati per gli artisti.  Venne eretta alla fine del XV secolo dallo scultore Pietro Lombardo e ci sono segni evidenti di influenza rinascimentale e bizantina.

La  facciata della Scuola Grande di San Marco è in marmo bianco. Al suo interno si slanciano dieci colonne corinzie che sono state spogliate dai decori originali. Nel 2013 si inaugurò la Sala Capitolare , che vanta una collezione di testi antichi e strumenti di medicina. Il tutto coperto da un grandioso tetto ligneo del XVI secolo fatto da Vettor Scienza da Feltre e Lorenzo di Vincenzo da Trento.

Libreria Acqua Alta del Sestiere Castello

La Librera Acqua Alta si apre in via C. Longa Santa Maria Formosa, 5176b e nasce da un’idea del vicentino  Luigi Frizzo. Sognatore e viaggiatore incallito si ferma per amore in Valle D’Aosta dove si appassiona ai libri e alla filosofia di Rudolf Steiner. Sceglie Venezia alla fine per aprire la sua cantina di libri usati dove non esiste un catalogo digitale. Ci sono solo  dei cartellini con indicati i prezzi dei  libri di vario genere e riciclati . Questi volumetti sono adagiati su delle gondole spolverate dalle code dei gatti che vi fanno da padroni.

In questo scenario con una scalinata di vecchi volumi affacciata su Corte Sconta sono raccolti i fumetti  di Corto Maltese. Questi è il noto personaggio dello scrittore riminese Hugo Pratt, tanto amato da Luigi Frizzo . Librera Acqua Alta  non è un luogo per tutti.  Ma solamente per i puri d’animo  come il marinaio pirata che salpa sempre per nuove avventure per raggiungere  un giorno il suo porto.

Chiesa di Santa Formosa

Sul mercato di  Campo di Santa Formosa fa bella mostra la Chiesa di Santa Maria Formosa che fu eretta all’inizio del XVI secolo su resti di un tempietto religioso raso al suolo da un incendio. Chi si preoccupò di restaurarla fu l’architetto Mauro Codussi  , che allungò la precedente navata greca fino a farla di tipo  latina. La chiesa è intitolata a un vescoco veneziano del VII secolo , che si dice ebbe la visione della Madonna nella figura di una stupenda matrona.

La Chiesa di Santa Maria Formosa possiede due facciate e  un campanile.  Quello che rimane impresso è  un enigmatico mascherone esterno con tanto di barba , i dentoni e  la bocca storta con funzione di  scaccia i diavoli.  Internamente sono distribuiti quadri del TiepoloLeandro Bassano e Palma il Vecchio.

Fondazione Querini Stampalia del Sestiere Castello

La Fondazione Querini Stampalia è una casa  museo di arte antica e pop della ricca famiglia Querini. Fu fondato nel 1868 dal conte Giovanni. Un gioiello di cui pochi sanno che è incassato al pianterreno di un palazzo nobiliare di Venezia . Si possono venerare esempi di ville patrizie . Perché ci sono mobili settecenteschi e neoclassici, porcellane, sculture e oltre 400 dipinti dal XIV al XX secolo .

La Fondazione Querini Stampalia è stata restaurata nel 1949 . Ed  è circondata da un giardino creato dal genio dell’architetto Carlo Scarpa il cui elemento vitale fu l’utilizzo dell’acqua. Qui si fanno moltissimi eventi di stampo artistico. Essa è dotata di tutti i comfort, tra i quali una caffetteria dal design ricercato di Mario Botta. 

Secondo Itinerario al Sestiere Castello

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Il secondo itinerario di Castello  parte da Campo dei Pozzi . Questa è la sua area più centrale e caratteristica facilmente raggiungibile da ogni parte di Venezia . Il suo prolungamento coincide con il Canale di san Pietro dove iniziò l’urbanizzazione di Venezia  .

Merita davvero un salto la Basilica di San Pietro   che guarda l’ Isola di Sant’Elena  con il suo Parco delle Rimembranze . Un susseguirsi questo di viali ombrosi , aree gioco e altari a Verdi, Wagner, e ai Caduti della Seconda Guerra Mondiale . La basilica in questione fu il duomo ufficiale di Venezia dal 1451 al 1807. Oltre al solenne campanile in pietra d’Istria di Mauro Codussi (XV secolo) il complesso ostenta il tesoro di Pietro Liberi che è il dipinto Castigo dei Serpenti .  Le principali attrattive da non farsi scappare sono queste in basso.

San Francesco alle Vigne

La  Chiesa di San Francesco delle Vigne  fu fatta nel 1534 per mano di Jacopo Sansovino (ma la facciata è del Palladio). Si narra che secoli fa al di sotto doveva esserci un’altra chiesa dedicata a San Marco, patrono di Venezia. Secondo la tradizione il santo di ritorno da Aquilea si sarebbe riposato qui . E gli apparve un angelo che a lui si rivolse pronunciando una frase poi presa da Venezia come suo motto. Questa recita così:

“Pax tibi Marce, evangelista meus” – “Pace a te Marco, mio evangelista.

La  Chiesa di San Francesco delle Vigne si distingue per i suoi tre pittoreschi chiostri e un giardino . Ed è stata progettata seguendo le teorie architettoniche ed esoteriche di frate Francesco Zorzi . Fra i tesori del suo interno si può rammentare la serie di Pietro Lombardo . Annessa alla chiesa c’è anche un Istituto di Studi Ecumenici, e  una sontuosa  Biblioteca

Il vigneto della Chiesa di San Francesco alle Vigne

La  Chiesa di San Francesco delle Vigne ha uno dei vigneti più ampi di Venezia   appartenuto alla famiglia Ziani che nel 1253 l’ebbe in concessione dai frati cistercensi. Questo testimonia lo stretto legame tra Venezia  e il vino che non veniva solo importato ed esportato (come la Malvasia greca) ma anche fatto in loco .

Su questi terreni argillosi e alti appena 1, 87 cm la  Cantina Santa Margherita (Portogruaro) coltiva il  Glera . Vitigno questo che a detta dei loro enologi dovrebbero essere il più antico e rappresentativo di Venezia . Io ho avuto la fortuna di perlustrare i filari della Chiesa di San Francesco delle Vigne  in occasione di una loro degustazione del 2021 . Evento esclusivo che mi ha insegnato tante cose sulla Venezia e il suo ricco patrimonio enoico.

 

Arsenale

Con i sui 30 ettari di estensione l’ Arsenale è arroccato a est di Venezia   , di fronte la mole delle mura cittadine. Era il cantiere navale più colossale  della storia. Esso possedeva una flotta invincibile su cui si basava la forza di Venezia  . Dalle sue navi dipendeva infatti il suo dominio sul Mediterraneo Orientale.

Poco è rimasta di questa fabbrica antica che attualmente si è trasformato in un centro  polivalente che abbraccia le arti, la scienza e la Marina Militare. Venne fatto nel XII secolo e produceva qualcosa come 3000 galere e nel XVI secolo dava da mangiare a 16.000 operai. Grazie alla Biennale di Venezia  l’ Arsenale si salvò dall’abbandono , perché venne a far parte delle aree espositive. Di grande impatto sono i quattro leoni posti all’entrata attorno i quali ci sono molte leggende. Una delle fiere giunse per merito di Francesco Morosini come bottino di guerra dal Pireo attorno al 1688 

Terzo itinerario al Sestiere Castello

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Il terzo itinerario è quello che vi condurrà da Via Garibaldi l’unica strada  di Venezia, nel pieno del movimento cittadino di Venezia  . Con una deviazione all’arco degli innamorati o Sottoportego dei Preti , potete procedere verso la Riva degli Schiavoni .  Questa riva ampliata è del 1780 e si chiama in questo modo per via degli slavi (o meglio i dalmati) che vi erano soliti approdare. Il loro mestiere  era quello di vendere castradina (carne secca di montone) e bojana (scarabina, un pesce secco importato dall’Albania).

Lungo la  Riva degli Schiavoni si troveranno tantissimi  locali e bazar  , e  la lista di cose da vedere anche in questo caso è piuttosto lunga. Intanto non saltate da queste parti il Museo Navale   in riva S. Biasio che illustra, che è inserito in un granaio del XV secolo . Con vista su Bacino di San Marco , esso  illustra la golden age della marina veneziana in 42 padiglioni espositivi .

Le misure dei pesci di Venezia

Tra le cose strabilianti di Venezia ne acciufferete una  in Fondamenta de la Tana all’incrocio con Calle Loredana . Mi sto riferendo a una lapide con incise le misure dei vari pesci commerciabili , sotto le quali si incorreva in gravi sanzioni (altre simili sono al mercato ittico di Rialto e Campo Santa Margherita) .

Verso la fine della via inoltre potrete contemplare una costruzione del V secolo a forma di prua, che era il focolare dei navigatori Giovanni e Sebastiano Caboto scopritori del Canada.

Chiesa della Pietà

La  Chiesa della Pietà è soprannominata Vivaldi perché è dove il grandissimo compositore insegnava violino fu Maestro del Coro (1703-1740). Venne commissionata come cappella dell’Ospedale della Pietà , un’associazione che univa convento orfanotrofio e conservatorio musicale.

La chiesa fu disegnata da Gorgio Massari e ed ha pianta ovale che dona alla struttura un’acustica formidabile. Cosa che si può apprezzare se si ha la fortuna di partecipare ai numerosi concerti in programma tutto l’anno. Appuntamenti imperdibili gestiti da  I Virtusoi Italiani , l’orchestra in carica dal 2011. Tra i canvas di valore bisogna ricordare quelli del Tiepolo, di Giambattista Piazzetta e Giuseppe Angeli.

Chiesa di San Giorgio dei Greci

La chiesa di  San Giorgio dei Greci  ( XVI secolo) fu il frutto della volontà della folta comunità greca durante la diaspora.  I greci trovarono rifugio a Venezia   quando erano in fuga da Costantinopoli per l’invasione dei Turchi del 1453. E furono accolti talmente bene che gli fu consentito di avere il loro santuario.

In stile rinascimentale la chiesa di  San Giorgio dei Greci  fu fatta dall’architetto  Sante Lombardo ,  Gianantonio Chiona, .  Si tratta di una basilica a navata unica con cupola fatta da Giovanni Cipriota sotto la direzione del Tintoretto (XVI secolo). L’ingresso è abbellito da un mosaico recante un’ epigrafe che  compose nel 1564 Michele Sofianòs :

“In onore di Cristo Salvatore e del santo Martire Giorgio i Greci residenti e coloro che di frequente sbarcano a Venezia, affinché essi potessero secondo la tradizione venerare Iddio, (…) edificarono questo Santuario, 1564”.

I suoi  interni furono decorati con oro ed effetti policromi  dall’iconografo Michele Damaskinòs di Creta. Si può subito restare stregati dalla vista del  poderoso campanile fatto da Bernardo Ongarin . Con la vittoria napolenoica tutti i beni furono confiscati e nel 1991 divenne cattedrale dell’Arcidiocesi ortodossa d’Italia e Malta.

Chiesa di San Giovanni di Malta

La Chiesa di San Giovanni di Malta   (appellata anche come Chiesa dei Furlani o Chiesa San Giovanni al Tempio) è del XI secolo e fu fatta da Giovanni Battista in stile rinascimentale. Per secoli era appartenuta ai Templari . E dopo la soppressione dell’ordine se ne impossessarono nel 1312  Cavalieri di Malta . Qui gli eroi delle Crociate ebbero il loro quartier generale a Venezia. Per procedere con il sangue alla diffusione del Cristianesimo contro l’Islam.

Finite le guerre si dispersero .  E dopo varie sorti (Rodi, Viterbo, Malta) , allorché la stessa chiesa fu chiusa da Napoleone, riapparirono a Roma nel 1839. Da allora in poi la chiesa fu aperta al pubblico e si allargò con una stamperia e u palco per gli spettacoli.  La Chiesa di San Giovanni di Malta  nasconde al suo interno un enigmatico chiostro adornato con stemmi degli ospitalieri .

Giardini della Biennale del Sestiere Castello

I Giardini della Biennale  sono la location dell’  illustre esposizione annuale d’arte moderna della Biennale di Venezia . Tutto cominciò nel 1895 quando il poeta Riccardo Selvatico e il critico Antonio Fradeletto misero su una prima kermesse che era molto accademica e oppositiva verso u movimenti artistici d’avanguardia.

Solamente nel 1924 comparirono le prime tele impressioniste e quelle di Picasso si videro più tardi nel 1948. Alla Biennale di Venezia ogni nazione gestisce uno stand con i prodotti migliori di arte e architettura contemporanea che hanno visto esplodere personaggi di spessore tra cui : Carlo Scarpa (Venezuela), Josef Hoffman (Austria), Bruno Giacometti (Svizzera) , Takamasa (Giappone), Belgioso, Pereseutti e Rogers (Canada), e Alvar Alto (Finlandia).

Harry’s Bar

E se avete ancora fiato concedetevi un piccolo grande lusso come un calice di Bellini (prosecco e polpa di pesca bianca) all’ Harry’s Bar in San Marco 1323 , dichiarato nel 2001 patrimonio nazionale dal Ministero dei Beni Culturali. Il rinomato bar insieme al cocktail rosa e al  carpaccio di carne cruda  sono delle  creature di Giuseppe Cipriani . L’imprenditore veneziano fece successo con questo piccolo cafè ricavato da una ex corderia vicino San Marco . L’investimento gli fu possibile grazie a un lascito dell’amico Harry Pickering che aiutò a rientrare in America .

A dirigere l’Harry’s Bar , meta di personaggi illustri, è il figlio Arrigo Cipriani . Ogni tanto gira tra i banchi di questa minuscola caffetteria e continua il suo antico mestiere di servire il cliente viziandolo. Se il padre aveva imparato a viaggiare stando fermo perché incontrava sempre forestieri, lui invece ha capito qual è il segreto del turismo di successo.  Lo spiega in uno dei suoi libri che è L’elogio dell’accoglienza . Ci insegna che L’italia da Nord a Sud deve impare a trattare bene i viaggiatori , senza sfruttarli !

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Sestiere Castello, Venezia come non l’avete mai vista !

In conclusione il  sestiere di Castello  riserva mille sorprese come la vicina Giudecca  , che è il sinuoso arcipelago che si snoda  lungo il Bacino di San Marco e il lungomare delle Zattere.. Qui da osservare ci sono la Basilica di San Giorgio Maggiore e l’elegante Hotel Cipriani .

Per non parlare dell’ isola di San Michele . Questo  è il cimitero per eccellenza di Venezia  . Cona la sua forma quadrata sta tra Cannaregio e Murano e fu fatto dall’architetto Mauro Codussi. Tra le personalità illustri che vi riposano ci sono:  il musicista Igor Stravinsky, i poeti Ezra Pound e Brodsky,  il matematico Doppler, e don Salvador de Iturbide (ex governatore del Messico).

Al   sestiere di Castello  niente è per caso . Aggirandovi nei suoi dintorni vi pervaderà una sensazione di pace infinita e di solitudine, che è momentanea . Perché appena vi siederete a un bacareto (trattoria veneziana) il carattere cosmolìta e irriverente di Venezia  salterà fuori da una improvvisa conversazione con perfetti sconosiuti. Che chissà se veneziano o meno non avraà problemi a invitarvi a bere una birra o un prosecco. E state sicuri che prima o poi li rivedrete!

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Vinitaly 2022: Roberto Cipresso

Vinitaly 2022: Roberto Cipresso

“Non fidatevi di una persona che non ama il vino.”

Karl Marx

Vinitaly 2022: la cantina di  Roberto Cipresso 

Tutto è iniziato prima del Vinitaly 2022 , a Pisa,  durante una cena per sommelier. Ero tra gli ospiti.  Totalmente rapita dai suoi  aneddoti,  ascoltavo Roberto Cipresso , veneto di nascita ma toscano per scelta, presentare i suoi libri e i suoi elisir.

All’epoca Roberto Cipresso  era già  un winemaker di fama internazionale. Era a capo  della  sua omonima cantina a Montalcino , celebre per il suo  Brunello e per  la consulenza strategica per numerose aziende vinicole in Italia e all’estero.  Spinta dall’ispirazione di quella sera, ho preso l’iniziativa proponendogli di raccontare i suoi successi enoici. Il suo “” ha cambiato ogni mia prospettiva, confermandomi che quando ami ciò che fai, il vento soffia sempre nella giusta direzione.

Da lì iniziò un viaggio lungo cinque anni di gavetta, dal Nord al Sud Italia, isole comprese. Un percorso intenso che ha dato un significato ancora più profondo al mio cammino nella sommellerie, permettendomi di scrivere, come wine reporter, sulle diverse consulenze  vitivinicole  nazionali e oltre confine di Roberto Cipresso. 

La ripartenza dopo il Covid

Dal 10 al 13 aprile, questa incredibile avventura si materializzò davanti ai miei occhi con il Vinitaly 2022 . Dopo il lungo silenzio imposto dal  Covid-19  , la kermesse veronese riaprì finalmente le porte al mondo del vino. Quella 54ª edizione rappresentò molto più di un semplice appuntamento professionale: tra i padiglioni si respiravano rinascita, condivisione  e voglia di tornare a vivere. In quell’occasione ebbi il privilegio di vivere il Vinitaly 2022 da dietro le quinte  insieme al team della sua cantina :

Mi occupavo dell’accoglienza e della presentazione di sei produttori italiani e di uno spagnolo tutti uniti sotto la guida di Roberto Cipresso .Non so se è stata una semplice coincidenza , chi lo sa, ma il sogno non era finito perchè in occasione della manifestazione ho rivisto alcune delle prime cantine intervistate- dalla Sardegna alla Maremma, fino al Piemonte- per il genio di Bassano del Grappa  .  Stringere nuovamente la mano, specie dopo la pandemia, della gente e di quelle che qualche anno prima avevo descritto solo tra le righe è stata un’emozione difficile da spiegare. Per cui questo post  prova a essere un umile tentativo di convertire in parole quegli attimi di gioia indimenticabile.

Buona lettura!

Vinitaly 2022: Trend e novità ! 

Non c’ era alcun dubbio che i numeri del  Vinitaly 2022 sarebbero stati esplosivi (4.400 espositori) . Il format ha rispecchiato quello del passato, a cui  si sono aggiunti degli spazi inediti che hanno visto protagonisti:

  • ‘Vinitaly Bio’ :  vini green certificati italiani  e stranieri ;
  • ‘Micro Mega Wines’ , ‘Micro Size’, ‘Mega Quality’ : vini italiani di altissima qualità, reperibili in piccole quantità d’autore;
  • ‘Enolitech’ :  innovazione e   tecnologica applicata alla vitivinicoltura, olivicoltura e beverage;
  • Vinitaly Design’ : salone indirizzato a tutte le nuove mode in merito  agli accessori  per ristorazione e sommellerie ;
  • ‘International Wine Hall’ :  vini e distillati provenienti da ogni parte del pianeta.

Le tre novità di Roberto Cipresso al Vinitaly 2022

Che  Roberto Cipresso   non  finirà mai di stupirci è ormai una certezza. Perché propone sempre qualcosa di rivoluzionario. Come i suoi vini, che modella  di continuo con dei blend mai banali per regalarci qualcosa fuori dal comune! Il riflesso della sua filosofia aziendale è stato il suo stand al  Vinitaly 2022 : il n. 9  B12 Toscana   Quello è stato un vero e proprio laboratorio di vino e di idee che ha visto i riflettori puntati su:

  1. Sette cantine firmate Roberto Cipresso: I Garagisti di Sorgono (Sardegna), Cantina Ribote (Piemonte), MaremmAlta (Maremma), Cantina Corte Capitelli  (Veneto), Tenuta Donna Madia, (Puglia),  Centimetro Zero (Marche); Bodega Santa Caterina, (Palma di Maiorca);
  2. Mosaico per Procida 2022 : un  assemblaggio  di 26 vitigni campani . Si tratta della grand cuvée celebrativa creata da Roberto Cipresso in onore di Procida  capitale della cultura 2022. Un conccept enoico di successo lanciato dal giornalista  Gaetano Cataldo insieme all’ Ass. Cult. Identità Mediterranea di cui è presidente;
  3. Un vino per la pace in Ucraina : un’anticipazione di un altro capolavoro dell’enologo nazionale. L’idea prevede  di realizzare  per la pace in Ucraina un vino fatto dal suo vitigno autoctono, cioè l Odessa black . Così la vite  diventa simbolo di speranza per la fine della guerra con la Russia.

Vola solo chi sa osare! 

Per ordine entriamo nel vivo di questo grande circo del vino focalizzando l’attenzione sul primo punto descritto in alto, perchè è stato quello che ho toccato con mano. Ho letteralmente afferrato lo spirito  di Roberto Cipresso nel  fare vino :  andare oltre le regole! Testa e cuore, scienza e intuizione per creare dei blend inediti.

Nettari pregiati che sono il risultato del connubio dei vitigni più rappresentativi della viticultura globale.  Quelli cioè che si snodano lungo un filo immaginario posto sul 43° Parallelo Nord, che va dalla Georgia al Nuovo Mondo. Cerchiamo di capire di cosa sto parlando qui in basso.

Vinitaly 2022:  il vino secondo  Roberto Cipresso! 

Come avrete ben capito, Roberto Cipresso  ha un modus operandi in fatto di vino che sorprende sempre più , e conquista! La sua è un’ossessione calibrata  per ottenere  un vino che possa avvicinarsi alla perfezione. Per raggiungere questo traguardo  si affida alle straordinarie matrici dei suoli della Toscana, dell’Umbria e delle Marche. Queste tre regioni sono infatti attraversate in Italia dal leggendario 43° Parallelo Nord. Ma che cos’è esattamente questo concetto, base assoluta di tutto il suo lavoro?

Ci troviamo di fronte  a una congiunzione fortunata di terre  d’elezione dove nascono e prosperano alcune delle varietà più espressive in assoluto: Verdicchio, Sangiovese, Montepulciano, Vermentino e Sagrantino. Questa linea immaginaria non rappresenta un semplice dato cartografico, ma racchiude un concetto rivoluzionario di terroir diffuso.

Il 43° Parallelo Nord  è un asse simbolico, storico e profondamente mistico, capace di avvolgere l’intero globo terrestre. Questo orizzonte unisce idealmente i luoghi in cui la viticoltura ha emesso i suoi primissimi vagiti, come le antiche valli del Tigri e dell’Eufrate e le terre della Georgia, fino a toccare le nuove e avveniristiche frontiere vinicole oltreoceano  nell’Oregon. Si tratta di una coordinata geografica speciale, che sorvola santuari di immensa energia spirituale come Medjugorje, Assisi e Santiago de Compostela, quasi  a voler trasmettere ai frutti della terra un’aura ancestrale e identitaria.

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7 Cantine gioiello  firmate Roberto Cipresso!

L’ instancabile visione creativa di Roberto Cipresso  non conosce  sosta, vede castelli laddove altri ci scorgono solo pietre. Non a caso l’angolo divino di Roberto Cipresso al Vinitaly 2022  è stato un melting pot delle migliori aziende vitivinicole tutte legate da una forte partnership con l’enologo.

Il tocco del maestro ha impresso una svolta decisiva. Queste cantine stanno facendo rumore in campo  per la purezza e l’originalità dei loro sorsi. Ognuna di esse custodisce  un frammento di quel puzzle planetario racchiuso nel principio del 43° Parallelo Nord. Eccole nel dettaglio!

1. I Garagisti di Sorgono, Sardegna

Tra i ricordi più vivi del mio percorso nel vino, quello legato ai I Garagisti di Sorgono occupa un posto speciale. Fu infatti il primo wine report che sviluppai  per Roberto Cipresso, un’esperienza che accese la scintilla del vino vissuto e narrato fra i filari.

Chi sono ? Pietro UrasRenzo Manca, Simone Murru : tre giovani imprenditori della provincia di Nuoro che si sono affacciati sul  mercato nel 2015 . Il loro scopo è stato  chiarissimo: fare vino in modo puro, rubando il mestiere ai vecchi artigiani. Si sono ispirati al movimento francese dei  vins da garage.  

Come i vigneron d’Oltralpe hanno voluto solo imbottigliare poche bottiglie mettendoci l’anima dentro e  curando ogni singolo grappolo. Il risultato di questa marcia aziendale sono delle microproduzioni amatoriali di vino all’ interno della  Mandrolisai DOC : una piccola denominazione vinicola nel bel mezzo  della terra dei Nuraghi. Essa comprende i comuni di : OrtueriAtzaraSorgonoTonaraDesulo, e Samugheo. La sua unicità risiede nello storico uvaggio previsto dal disciplinare, ottenuto dall’unione dei tre principali vitigni sardi:

I Garagisti di Sorgono  stanno portando un’ondata di rinnovamento nei vini della Mandrolisai DOC. Rispetto al passato i tre amici possono essere considerati come i pionieri del vino della Sardegna centrale: non si accontentano più di assemblare quantità  casuali di vitigni. Al contrario studiano la vite  in modo più approfondito , concentrandosi sui tempi di maturazione dell’uva.  Sudano per guadagnare  equilibrio, precisione ed espressività. Da questo approccio nascono vini più intensi,  e capaci di esprimere con autenticità il carattere del Mandrolisai DOC.

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2. Cantina Ribote, Piemonte

SuaMaestà  Piemonte entra in scena con la Cantina Ribote  (1980): da cinque generazioni sono il simbolo dell’eccellenza dei vini piemontesi. Siamo nelle colline delle  Langhe  , un fazzoletto di terra vocato da secoli alla viticoltura. Guardando la mappa, questo paradiso tutto italiano si sviluppa tra la provincia di  Cuneo  e quella di Asti . I suoi confini geografici si suddividono in Alta Langa   (fino a 896 metri) e Bassa Langa (con quote genericamente inferiori ai 600 metri).

Nei loro 35 ettari di terreni a Dogliani (CN) la famiglia Porro   coltiva il Dolcetto , vitigno autoctono generoso e versatile. Da oltre vent’ anni  coltivano  queste uve, che provengono da piante che hanno un’ età compresa tra i 10 e i 95 anni, e  vinificandole prevalentemente in purezza. Le versioni più rappresentative sono:   Dogliani  , Dogliani DOCG, e Dogliani superiore. Vini Ribote sono biologici e di alto livello, su cui si interviene solo laddove è estremamente necessario. L’esclusione totale di sostanze chimiche, di diserbanti e di insetticidi, applicata rigorosamente fino all’imbottigliamento, garantisce vini  puliti che tutelano la salute del consumatore e l’integrità dell’ambiente.

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3. MaremmAlta, Toscana

MaremmAlta è la cantina di Stefano Rizzi che ci porta con i suoi vini  a Gavoranno , un piccolo paesino vicino a Grosseto . Siamo esattamente in  Maremma, la zona  più selvaggia  e meno  conosciuta della Toscana , che  si estende per  5000 km2   da Livorno fino a Civitavecchia. Vent’anni fa Stefano Rizzi vendeva il vino in qualità di   vicepresidente della Winebow (gruppo specializzato nell’export del vino italiano negli USA fondato da Leonardo Lo Cascio). Oggi lo produce, ed egregiamente. 

Da allora il poliedrico imprenditore romano si dedica alla sua splendida  azienda agricola  immersa in  16 ettari di rigogliosa e fertile campagna toscana. Qui coltiva Ciliegiolo, Syrah , SangioveseCabernet Sauvignon, Vermentino e Viognier . E ne vengono fuori vini straordinari  per lo più lavorati in purezza.

4. Cantina Corte Capitelli, Veneto

Cantina Corte Capitelli è un business giovane . Ci troviamo  a  Montebello Vicentino (Vicenza). Questa è una provincia  ad alta vocazione vitivinicola.  Il cammino di questa coppia di ragazzi  innamorati,  brillanti e capaci è appena iniziato! Il loro desiderio è quello di trarre il meglio dalla Garganega, vitigno a bacca bianca tipico delle colline vicentine. Da esso  confezionano le loro principali bottiglie.

I vigneti della Cantina Corte Capitelli sono prevalentemente disseminati in località Conca D’ Oro . Questo è un ampio anfiteatro naturale incastonato nelle Prealpi vicentine. Si tratta di una suggestiva dimora custode di un  terroir introvabile altrove. Le particolari caratteristiche di questo ambiente pedoclimatico sono una felice esposizione a sud-est  e la natura vulcanica dei suoli. In particolare vi suggerisco di ordinare il loro Doradorosè. Questo è un rosato di Syrah e Tai , che colpisce perchè riesce a essere delicato al primo assaggio, ma anche deciso nella sua elegante persistenza. Sicuranente è un vino ricercato , di cui ricordo la vivace freschezza e mineralità. 

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5. Centimetro Zero,  Marche

Ad onorare il ricco patrimonio vitivinicolo del centro Italia I Vini cm 0 : circa 600 etichette realizzate da Roberto Cipresso e dai ragazzi con disabilità intellettive del ristorante sociale  Centimetro Zero , a Pagliare (Spinetoli),  Ascoli Piceno. Con  il supporto e la supervisione di Roberta D’Emidio, responsabile della locanda del terzo settore, il guru del vino dimostra ancora una volta che il vino è motivo di crescita,  solidarietà e speranza.

Roberto Cipresso e Roberta D’Emidio sono due grandi personalità che hanno messo il loro sapere fare al servizio di chi è stato meno fortunato. E nonostante tutto si sorride e si va avanti! Un qualcosa di così speciale che anche il presidente della Repubblica Mattarella ha riconosciuto pubblicamente l’alto valore di questo modello di convivenza civile e solidale.

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6. Tenuta Donna Madia, Puglia

Rotoliamo verso il Sud d’Italia con la scheda di Tenuta Donna Madia : il desiderio del medico  Bartolomeo Lofano di  continuare  una vecchia attività di  famiglia. Con il prezioso aiuto di Roberto Cipresso la  Tenuta Donna Madia è un cantiere in divenire nella  soleggiata Contrada Petrarolo in Puglia . Un luogo speciale pieno di  filari di Fiano, Primitivo e Sangiovese e alberi di olivo, protetti dagli antichi muri a secco. Ad un’altitudine di circa 200 metri ,  il Mare Adriatico influisce sul vigore  delle tre uve  della tenuta, da cui scaturiscono queste due formidabili etichette:

  • Donna Madia 2019: un rosso esplosivo di 25%  Primitivo e 75%  Sangiovese. La vigna è coltivata  ad un’altitudine di 195 m s.l.m. nell’entroterra del territorio di Monopoli. Il colore è rosso rubino,  al naso regala sensazioni di ciliegia e confettura di fichi, e note che ricordano il cuoio e il tabacco. Al palato entra lentamente e poi si accende con un gusto  pieno e definito. Il gusto, coerente con l’olfatto, porta sensazioni retronasali di frutta matura. Ha una buona definizione e una buona persistenza;
  • Fiano Minutolo 2020: un bianco da Fiano  in purezza. Un vino da pasto dal colore  giallo con riflessi finemente verdognoli, al naso ricorda subito la pesca bianca , fiori secchi e zafferano.  Al palato è suadente con note vibrate di mela gialla e miele. Chiude con una buona acidità che imprime una buona persistenza e pulizia.

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7. Bodega Santa Caterina, Maiorca

Al presente la  consulenza internazionale di Roberto Cipresso è un fronte oggi in continua espansione globale. Spicca l’esempio della  Bodega Santa Caterina,  un cantina fondata nel 1984 da Stellan Lundqvist a Maiorca. Questi fu un viticoltore svedese che si innamorò  di questa perla delle Baleari,  e vi piantò per primo le varietà nobili di Francia:  Merlot, Cabernet Sauvignon, Chardonnay e Syrah.

Nel 2002 , dopo una serie di vicissitudini e problematiche personali , l’azienda cessò la sua attività produttiva , per poi ripartire  nel 2014  grazie all’impegno dei figli . Da allora in poi  Bodega Santa Caterina  è attiva nel consolidare uno standard elevato dei loro vini, dei quali vi descrivo le etichette più interessanti: 

  • Inguany 2020: un rosso dall’anima latina intitolato così dalla parola catalana  “inguany'” , che significa “carpe diem”. Non cogliere al volo l’occasione di bere questo vino fatto da Calette (Cannonau) e Mandò (Alicante), sarebbe un peccato!  Il colore è rosso porpora, con riflessi violacei. Al naso risulta  complesso, con aromi di frutta nera , pepe, caffè e  caramello e tostato. Il suo finale è elegante, rotondo e lungo, con  un retrogusto di caramello e note tostate;
  • Bianco Mallorca 2021: un bianco fatto di Viognier , Girò Ros e Prensal che piace a tutti, quasi un vino universale, che tira secco come uno champagne. Il colore è giallo paglierino. Al naso è fresco, molto espressivo con aromi di  mela ,  pera e ananas . Un vino bianco soave , con una buona un’acidità integrata, e  un retrogusto  vaniglia.

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Conclusioni. Vinitaly 2022

Innanzitutto per me viaggiare è come l’aria che respiro: una necessità prima che un capriccio. Apre la mente ,  insegna  a osservare il mondo da  prospettive differenti,  e inevitabilmente migliora l’approccio alla vita e il rapportarsi agli altri.  La lista dei motivi per fare le valigie  e lasciare la propria comfort zone è davvero infinita . E il vino, senza dubbio,  per me è diventato un fattore scatenante per vagabondare, perché  ti catapulta laddove tutto ha origine.  In fondo, questo è anche uno degli assiomi che   Roberto Cipresso  ripete  più spesso durante le sue lezioni sul vino nelle conferenze in giro per le unversità italiane.

Troppo spesso il vino è  associato  al solo atto del bere e al piacere del bere o ai momenti di convivialità. In verità è molto di più. Il vino è cultura quando nasce in vigna, quando viene prodotto e persino quando viene condiviso a tavola. Non si sceglie soltanto in base al gusto o a criteri pratici, ma  anche per le emozioni e le sensazioni che riesce a veicolare. Ogni bottiglia imprigiona un paesaggio, una saga familiare, e l’attaccamento alle proprie radici.  Proprio questo è il messaggio  che Roberto Cipresso  ha professato al Vinitaly 2022.

Vinitaly 2022: dati interessanti!

Infine, non bisogna dimenticare che il vino rappresenta anche uno dei grandi motori dell’economia italiana. Non a caso il Vinitaly 2022 ha dimostrato ancora una volta che il vino italiano resta la prima voce dell’export agroalimentare . Il suo fatturato è  in continuo aumento . Un successo non scontato in un mercato mondiale in continua evoluzione, sempre più affollato e competitivo. Leggiamo insieme  alcune delle più interessanti statistiche emerse secondo la  fonte ASNALI (Ass. Naz. Aut. Liberi Imprenditori):

  • Erano presenti ben 88.000 operatori, e il 28% di questi erano stranieri (25.000) provenienti da 139 paesi. Questo dato testimonia una  rinascita economica;
  • Sul fronte delle presenze estere, la leadership appartiene in ordine di importanza a: USA, Germania, Regno Unito, Canada, Francia. Seguono Svizzera, Belgio, Olanda, Repubblica Ceca e Danimarca.  In ambito extraeuropeo si segnalano come emergenti: Singapore, Corea del Sud, Vietnam, India e Africa.

A conti fatti ,  il  Vinitaly  ha scandito l’evoluzione del sistema vitivinicolo nazionale e internazionale. Sin dal 1967 anno della sua fondazione.  Perchè ha compiuto una vera rivoluzione culturale. Ha cambiato il volto del vino da semplice prodotto agricolo di consumo quotidiano a icona di stile, economia e turismo. Era arrivato il momento di dare  dignità internazionale al lavoro dei vignaioli.


‘Venissa’  e  il vino a Venezia

‘Venissa’ e il vino a Venezia

“Perchè il sogno più vero è quello più distante dalla realtà. quello che vola via senza bisogno di vele, né di vento”. 

Hugo Pratt

 

‘Venissa’ , una cantina per degustare il vino dei Dogi

Ad Aprile ho avuto il piacere di visitare ‘Venissa’  , un wine resort che si trova a Fondamenta Santa Caterina 3 , Mazzorbo. Quest’ultima è una delle isole principali di Venezia insieme a  Torcello e Burano. ‘Venissa’  è la  cantina  gioiello della famiglia Bisol, storico nome del ‘Prosecco di Valdobbiadene’, alla cui nascita ha contribuito il genio di  Roberto Cipresso.

‘Venissa’   viene fuori dal  desiderio di Gianluca Bisol di riproporre il vino dei Dogi . Questo era  fatto con uno dei più antichi vitigni autoctoni della Laguna: la Dorona. Il suo nome vuol dire ‘uva d’oro’, perché era il nettare dei banchetti nobiliari, che oggi ritroviamo nelle etichette dei bianchi e dei rossi di ‘Venissa’ . Quest’utilma è un’ azienda vitivinicola ineguagliabile, di cui ho avuto un’anteprima  al ‘Vinitaly 2022’ attraverso Matteo Turato,  che ne è il wine ambassador .

Ancora una volta vi racconterò un’altra avventura di vino di Roberto Cipresso, winemaker di fama internazionale. Vi porterò alla scoperta di qualcosa che nessuno ancora sa: Venezia è anche vino! Non ci credete? Siete curiosi? Leggete allora questo post e capirete meglio di cosa sto parlando!

Venezia, non solo arte e gondole!

Venezia è una città unica al mondo, che tutti ci invidiano perché è costruita sul mare. E l’acqua stessa fu fonte di potere . Basta pensare a un’espansione coloniale che raggiunse il massimo del suo splendore tra il XIII e il XVI secolo. Un impero vastissimo sul Mediterraneo (specie nel versante orientale) che crollò con l’arrivo di Napoleone.

Nonostante la fase di declino, dal Settecento in poi Venezia fu  comunque al centro dell’attenzione Europea per la mondanità  ,  la libertà di cui i cittadini godevano, la ricchezza delle arti e il piacere di vivere.

Il passato di Venezia ha così segnato il suo stesso futuro, infatti a oggi il turismo rappresenta la principale fonte di economia. Migliaia di visitatori da ogni dove arrivano nella Serenissima per ammirarla in tutto il suo fascino. E il vino è un altro motivo che la rende ideale per  una destinazione turistica  da intenditori.

La storia del vino a Venezia

Ebbene sì, perché a Venezia , come in tutto il Veneto, c’è una tradizione vitivinicola che affonda le radici in un’era remota prima di Cristo.  E l’uva era una risorsa alimentare che garantiva sostentamento all’uomo. Per di più  in una superficie abitabile che al 92% era coperta di acqua. Pensate che nel Medioevo ‘Piazza San Marco’ era un orto, da cui il suo  appelativo in  dialetto ‘campo’ .

Ecco in basso una story line che ne riassume in breve le tappe fondamentali:

  1. Al VII secolo a.C. risalgono le prime testimonianze di produzione enologica a opera delle popolazioni Etrusco – Retiche;
  2. Nel Medioevo la vitivinicoltura veneta si sviluppò grazie ai lustri del commercio di Venezia. Questo favorì l’introduzione dei vini veneti in altri paesi, e di quelli di Grecia e Cipro in Italia. E ancora la diffusione della Malvasia nel Friuli Venezia Giulia e in Dalmazia;
  3. I vetrai di Murano contribuirono a fare apparire bottiglie e bicchieri in vetro soffiato. Oggetti  nuovi e ricercati per contenere il vino, rispetto a quelli precedenti più semplici in ceramica, peltro e argento;
  4. Dal XVI fino al XVIII secolo il vino veneto subì alti e bassi fino a scomparire,  e ciò per molti fattori. Tra questi il principio della fase di decadenza di Venezia. Ciò oscurò l’importanza dei vini della Grecia, e spostò i riflettori sui vini locali di Treviso, di Vicenza e della Valpolicella. Seguirono anche guerre, pestilenze e gelate;
  5. Nel XX secolo subentrarono le catastrofi dello oidio, peronospora e dalla fillossera che afflissero tutta l’Europa. Tuttavia, ci fu un grande segnale di rilancio con la fondazione della famosa ‘Scuola di Enologia di Conegliano’ e della ‘Stazione Sperimentale di Viticoltura ed Enologia’. Questi due istituti rilanciarono l’enologia Veneta verso la sfida degli anni ’90 e che al presente non mostra segni di cedimento. E il successo del Prosecco e dell’Amarone ne sono una conferma!

Dove si coltivava il vino a Venezia?

La vocazione vitivinicola di Venezia è testimoniata da alcuni toponimi come:

Un tesoro tramandato dalla coltivazione di uve locali da parte di monaci nei loro conventi, e da privati nei loro giardini. I principali posti in cui c’erano vecchi insediamenti di vigneti sono:

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Visita alla cantina ‘Venissa

Durante le feste di Pasqua  da ‘Fondamenta Nuove’  ho preso  il battello n 12, diretto a est di Venezia . Durante il tragitto mi sono goduta la vista su Venezia, che piano piano spariva all’orizzonte in tutto il suo fascino e mistero.

Dopo mezz’ora sono arrivata a  Mazzorbo. Appena sono scesa dal vaporetto mi ha colpito subito il silenzio e una fila di casette colorate. Dal X secolo  Mazzorbo  era un fiorente villaggio agricolo e anche di svago di patrizi veneziani.

Mazzorbo ha tanti spazi verdi nonostante le sue modeste dimensioni. Tra i suoi monumenti vi consiglio di fare un salto alla:

  • ‘Chiesa di Santa Cataerina’: Questo tempietto sacro è del VIII e poi nel XIII secolo fu annesso a un monastero  benedettino. Nel XIV venne ritoccata con influssi romanici e gotici, e le modifiche continuarono in seguito. Esternamente in cima al porticato d’ingresso svetta il campanile , che pare essere uno dei più vecchi della laguna (1328).

Mazzorbo  è un rifugio dal caos di Venezia  . Passeggiare nelle sue strette viuzze per raggiungere la vigna murata di ‘Venissa’  è qualcosa da fare almeno una volta nella vita! Anche perché , come avrete capito, a Mazzorbo si faceva e si fa vino!

Luca Carnevali racconta ‘Venissa’ !

Ho sempre solo sentito parlare di ‘Venissa’ da tanto!  E mi sono sempre domandata che effetto potesse fare starci almeno per qualche ora. Mi è accaduto e mi sono sentita davvero felice di trovarmi finalmente lì.

Giunta a  ‘Venissa’  mi ha aperto il cancello  Luca Carnevali , responsabile accoglienza. Questo brillante e giovane  sommelier di Padova mi ha accolto con un gran sorriso. Dopo essersi presentato, con un fare gentile Luca Carnevali mi ha fatto perlustrare la piccola tenuta, facendomi sentire come a casa.

Mentre stavamo camminando fra i filari del vigneto sono rimasta stregata dalla bellezza di una natura rigogliosa. A distrarmi da quell’incanto le parole di Luca Carnevali . L’ ho ascoltato attentamente mentre mi stava spiegando con molta semplicità e professionalità quando nasce e cosa è esattamente ‘Venissa’ .

Storia della cantina ‘Venissa’

‘Venissa’  è circondata da delle mura di origine Medievale, che custodiscono le uve di Dorona , un frutteto e i lussuosi spazi per l’accoglienza degli ospiti. Nel bel mezzo di questa oasi  svetta l’imponente torre diSan Michele Arcangelo’ del XIII secolo. Questo è il campanile di una chiesa che era precedentemente annessa a un convento di monaci cistercensi (e poi benedettini).

Questo terreno era prima di proprietà della famiglia Scarpa Volo, che battezza la sala degustazione di ‘Venissa’  . Gli Scarpa Volo dei primi vigneron che gestirono questo immenso bene fino all’inondazione del 1966, che a Venezia  rase al suolo tutti i vigneti allora esistenti. Nel 1990 l’area passò in mano al comune del capoluogo.

Intanto nel 2001 Gianluca Bisol scorse per caso una vecchia vigna in una dimora privata di fronte la ‘Cattedrale di Santa Maria Assunta’ . Se ne fece inviare qualche cassetta per esaminarla. E fu una gran sorpresa. Perché si rese conto non solo che le vigne erano sempre esistite nelle isole, ma che le 80 varietà che aveva trovato erano le ultime di un vitigno autoctono veneziano: la  Dorona!

Per tagliare un diamante ci vogliono grandi maestri!

Da quel momento in poi il progetto di recupero della  Dorona assorbì i Bisol.  Seguirono anni di ricerche, cura e la competenza tecnica di due mostri dell’enologia: Desiderio Bisol Roberto Cipresso.

Nel 2007 si acquistarono i lotti di quella zona abbandonata e se ne affidò la riqualifica allo studio di Zanon Architetti Associati’ . Un’operazione magistrale che fu in grado di portare a nuova luce i vecchi edifici e la vigna murata all’interno della quale si ripiantò la  Dorona. Ed ecco che gradualmente ‘Venissa’  prese forma fino a diventare quello che è oggi: una splendida struttura ricettiva, un centro di formazione, educazione e ricerca agro-ambientale

Cosa è  ‘Venissa’ ? Vino, arte, natura e 10 esperienze

‘Venissa’ ,  è un wine resort di 8 ettari , composto  da 5 appartamenti (doppia con colazione da € 160)  più 13 camere di ‘Casa Burano’ (a partire da € 150) sull’isolotto omonimo distante 10 minuti e collegato da un ponte in legno , che è detto ‘Ponte Longo’.

Si possono fare diverse esperienze a ‘Venissa’ :

  1. Giro in cantina ( aperto al pubblico anche solo per curiosare) e la degustazione ( a partire da € 20 euro) dei vini ‘Venissa’  ;
  2. Workshop sulla lavorazione del merletto: Entrerete nel caratteristico atelier di Martina Vidal, dove potrete anche seguire una lezione di merletto;
  3. Corso di Yoga : Relax tra panorami mozzafiato e di gran pace;
  4. Tour delle isole: Un’escursione che vi farà avere un’idea generale della bellezza di questi luoghi;
  5. Pescaturismo: A bordo di piccoli battelli assisterete alla tecnica della pesca delle ‘moeche’, i piccoli granchi alla base delle prelibatezza della cucina veneta;
  6. Visita a una famiglia di ‘battiloro’ : Gli artigiani che lavorano a mano le etichette di foglie d’oro delle bottiglie di ‘Venissa’ ;
  7. Verso il mare Cà Savio: Questa è una delle spiagge più belle di Cavallino Treporti, ideale per ripararsi dal caldo estivo all’ombra delle sue pinete;
  8. Kayak a Burano: Fare sport mentre si ammira l’adiacente borgo incantato di Burano non ha prezzo;
  9. Gita a ‘San Francesco del Deserto’ : Una località misteriosa, che ospita un convento di frati francescani del 1230 circa. È circondata da barene ed è avvolta lungo il suo perimetro da cipressi e pini marittimi;
  10. ‘Sant’ Erasmo’ in bici: Su due ruote per perdersi in uno degli angoli più verdi della laguna, immersi tra i campi delle rinomate ‘castraure’, i minuscoli carciofi amarognoli e violacei tipici di qui;

‘Venissa’ il ristorante e l’osteria

‘Venissa’   vanta anche due eccellenze della ristorazione Italiana:

  1. ‘Ristorante Venissa’ : Un locale raffinato che ha preso 1 stella Michelin per la cucina sostenibile (pacchetto pranzo e passaggio in barca da € 175). Ci sono dieci tavoli in cui Francesco Brutto e Chiara Pavan interpretano il meglio della cucina veneta in versione gourmet. Come per esempio il pesce della laguna, le verdure a km zero, e le erbe spontanee raccolte dagli chef nel giardino adiacente in cui c’è un orto e un frutteto;
  2. ‘Osteria Contemporanea’: Un posto meno esigente del primo, con una scelta di piatti che rimanda a ricette più popolane. Tra queste figurano gli immancabili ‘cicchetti’, una sorta di finger food appetitoso che spazia dalle ‘sarde in saor e cipolle’ (questo è il più consumato!) , alle polpette di carne, o di peperoni e piselli.

La Dorona , l’oro giallo di Venezia

La Dorona è un’ eredità delle meraviglie di  Venezia. Era definita l’uva d’oro, perché si dice fosse quella dei Dogi durante i loro banchetti nobiliari. I  Bisol la ripropongono per rievocare quella forte identità territoriale che ha reso gloriosa Venezia.

Nonostante la  Dorona  sia un vitigno povero e non  carico di aromaticità, una volta riscoperto si è riadattato a questa area salmastra . E da questo ‘terroir’ che mette in difficoltà la vite, si generano quelle condizioni che danno la possibilità al vino di tirare fuori un carattere di forte spessore.

Ed ecco che la Dorona sprigiona caratteristiche uniche quali:

  • Perfetta adattabilità al sale e alle periodiche inondazioni;
  • Resistenza alla botrite. L’umidità viene combattuta durante l’anno con l’uso della poltiglia bordolese (10% per ogni litro);
  • Capacità di mantenere un’ottima acidità anche a temperature elevate.

‘Venissa’, un ‘terroir’ difficile, una qualità di vino irripetibile

A ‘Venissa’   c’è un solo vigneto di un ettaro di  Dorona da cui si producono i bianchi  (vinificati a Baone , Padova) . Questi hanno in comune la macerazione, che ne è il carattere distintivo, poiché  li rende strutturati come dei rossi!

La macerazione dei bianchi in questo fazzoletto di terra è una vecchia tecnica. Questa  è stata ripresa ancora oggi non solo per il rispetto della tradizione, ma perché non si potrebbe fare altrimenti da queste parti!

Infatti non essendo possibile scavare in profondità nella laguna, mancano cavità ben refrigerate dove conservare i vini. Per cui ai primi caldi estivi l’uva a contatto con il sole si macera!

A ‘Venissa’    genera appena 10 000 bottiglie all’anno ,  tra cui anche rossi. Questi ultimi provengono da ettari ettari di Merlot , Carmènere , e Cabernet in località ‘Santa Cristina’,  proprietà del gruppo ‘Swaroski’.

Perché i vini di ‘Venissa’ sono speciali?

A ‘Venissa’  i suoli sono sabbiosi, con limo e argilla. Le radici fanno fatica a scendere giù ,  si strozzano, per cui crescono in orizzontale Questo determina poca resa e alta qualità, cioè dei prodotti eccezionali, oltre che biologici .

Pur non essendo ancora certificati i vini di ‘Venissa’  sono green, su cui si cerca di intervenire il meno possibile (si ricorre a rame e zolfo laddove è necessario). Ciò è in linea con la filosofia aziendale che ha un approccio olistico, con un occhio attento alla tutela della flora e della fauna autoctona.

 Dorona prospera spontanea nel suo habitat naturale, in una completa simbiosi con la biodiversità lagunare. Ecco perché i vini di ‘Venissa’  sono delle rarità enoiche pluripremiati, che chiaramente hanno carpito l’attenzione di grandi appassionati ed esperti di vino, nonché della stampa specializzata di settore.

Degustazione di 2 Bianchi di ‘Venissa’ 

Ho avuto la fortuna di degustare con Luca Carnevali  due bianchi fuoriclasse della cantina  ‘Venissa’ , mi riferisco a  ‘Venusa 2018’    e   ‘Venissa 2016’Anche se entrambi sono fatti  Dorona in purezza, differiscono per:

Ovviamente è palese che abbiamo a che fare con due vini concepiti per soddisfare esigenze completamente diverse: ‘Venusa 2018’ è tanto leggero da pasteggiarci in compagnia . Invece ‘Venissa 2016’  è un vino da meditazione, che non scorderai mai!

Senza dubbio, l’obiettivo di ‘Venissa’  è quello di sfruttare al massimo la Dorona per potere offrire prodotti inediti che sono portavoce di una identità territoriale specifica, quella del Veneto. Proprio perché si vuole che tutti possano assaporare queste eccellenze , si tende a variare l’offerta  per il pubblico. Ma vediamo nel dettaglio qualche nota di gusto!

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‘Venusa 2018’

‘Venusa 2018’: Un bianco di ultima generazione, non troppo impegnativo, che si distingue per la piacevolezza di beva. Il suo colore è un giallo paglierino, ed emana sentori più leggere e floreali, oltre a frutta come pesca, mela cotogna ed erbe di campo. In bocca il vino risulta etereo, minerale, denotando un’ acidità piacevole.

Scheda Tecnica 

  • Area di Produzione: Venezia, Isola di Mazzorbo;
  • Varietà: 100%  Dorona di Venezia;
  • Superficie vigneto: 0,8 ha;
  • Esposizione: Est-ovest, pianeggiante;
  • Altimetria: Variabile da 1 m a -1 m s.l.m. ;
  • Tipo di suolo: Lagunare, limoso-sabbioso;
  • Sistema di allevamento: Guyot;
  • Densità di piante per ha: 4000;
  • Produzione per pianta: 1,5 kg;
  • Raccolta delle uve: Inizio di settembre;
  • Fermentazione: Acciaio;
  • Temperatura di fermentazione: 16/17 C;
  • Durata della macerazione: 7 giorni;
  • Gradazione alcolica: 12,5%;
  • Affinamento: 24 mesi in cemento.

 

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‘Venissa 2016’

‘Venissa 2016’  è  stata un’annata particolarmente proficua: il numero di bottiglie arriva a 4000 pezzi. Di colore dorato intenso, il naso esibisce aromi di fiori gialli, miele e agrumi. Alla bocca si presenta pieno,  fresco, con una texture vellutata. Il suo finale è secco, sapido e persistente. ‘Venissa 2016’ è un grande bianco da collezione, adatto ad invecchiare. Singolare la sua etichetta , che è una foglia d’oro laminato. L’applicazione è stata eseguita a mano e poi l’ampolla preziosa messa a ricottura nei forni delle vetrerie di Murano. Un capolavoro pensato da Giovanni Moretti, un grande artista del vetro di Murano, e realizzato dal laboratorio  artigianaleMario Berta Battiloro’.

Scheda tecnica

  • Area di Produzione: Venezia, Isola di Mazzorbo;
  • Vitigni: 100%  Dorona di Venezia;
  • Esposizione del vigneto: Est-ovest, pianeggiante;
  • Altimetria del vigneto: Variabile da 1 m a -0,10  m s.l.m. ;
  • Tipo di Suolo: lagunare, limoso-sabbioso, ricco di sostanza organica;
  • Sistema di allevamento: Guyot;
  • Densità di piante per Ha: 4000;
  • Produzione per pianta: 1,10 Kg;
  • Epoca di raccolta delle uve: ;
  • Fermentazione: Acciaio;
  • Temperatura di fermentazione: 16°/17°-,
  • Durata del processo di macerazione: 30 giorni;
  • Operazioni durante la macerazione: Follature manuali;
  • Affinamento: 48 mesi in contenitori inerti;
  • Gradazione alcolica: 13 %Vol.

 ‘Venissa’ , il lato sconosciuto e divino di Venezia!

Senza dubbio la mia tappa a  ‘Venissa’ è stata un momento  indimenticabile che mi ha regalato una Venezia  inedita grazie a un vino d’autore. Un viaggio nel tempo che mi ha fatto innamorare di questo angolo di paradiso, che vi consiglio di mettere in lista per le vostre future vacanze.

‘Venissa’  è una testimonianza di quanto il vino sia in assoluto un patrimonio culturale dell’uomo. Quella dei  Bisol non è stata una mossa commerciale per fare di un vino un privilegio per pochi, ma il risultato dell’amore per il loro territorio, che vogliono elevare e valorizzare con i calici dei loro raffinati elisir! Un esempio per fare un turismo sostenibile e non di massa, di quello che rilancia e non sotterra l’Italia.

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‘Bortolomiol Winery’. Il  Prosecco in Valdobbiadene

‘Bortolomiol Winery’. Il Prosecco in Valdobbiadene

“One’s destination is never a place, but a new way of seeing things.”

 Henry Miller

‘Bortolomiol winery’ . A weekend in Valdobbiadene, Veneto 

On the first weekend of October  I took  a train from Pisa to Valdobbiadene, a quaint medieval village, located in the  hills of Prosecco set in Veneto. It was my birthday! What a better present than leaving for Valdobbiadene  for a special  wine tasting at ‘Bortolomiol winery  ! It was an original way to celebrate my date of birth,  as Roberto Cipresso suggested with a call greeting!

Roberto Cipresso  is my wine mentor and friend. He is a famous and talented international winemaker . At the age of twenty three, he  moved from Bassano del Grappa  to Montalcino, Tuscany, where he now lives with his family running his own winery ‘Cipresso 43’. The ‘Bortolomiol winery’ is one of the most prestigious wine  companies Roberto  deals with. It is also ine of the most representative of the ‘Prosecco area’ in Veneto, included in the ‘UNESCO’s World Heritage List ‘ in 2019.

If you like bubbles, you need an holiday in Veneto. Vineyards of Prosecco perch on the southern part of this region at a height between  50 and 500 meters above sea level. it’s useful to know for the  wine experts that the most prestigious zone for the Prosecco production is Cartizze!

Veneto, is a perfect mix of environment and art, based on an efficient and widespread system of tourism and hospitality. All of this  goes together with a remarkable variety and quality of great local products.

It is now time for me to share with you my unforgettable wine experience , which  revealed yet another hidden Italian treasure, that is Veneto !

Veneto, the land of Prosecco

Veneto is a captivating Italian region, full of attractions, and renowned for its wine. All around are dotted small terraced vineyards planted on the steep slopes and almost exclusively dedicated to Prosecco, the most famous of Italy’s sparkling wines.

The Prosecco area is marvellous to visit at any time of year, though ideally between April and June, not only the weather mild, though also because there are many Prosecco-related events such as:

Today there are 8159 wine estates, 269 sparkling wine producers and around 200 million bottles produced. The Prosecco area includes 15 communes distributed between Conegliano and Valdobbiadene in the province of Treviso , which  has extended into about 18 000 hectares of good quality agricultural land.

The beauty of Valdobbiadene

It was Friday . I arrived in Valdobbiadene in the late afternoon. After I entered my accommodation in ‘Piazza Marconi’, I unpacked, had a shower and then an aperitivo with some friends in a small though elegant cafè. The weather was just right for a stroll in the historic centre of Valdobbiadene.

Valdobbiadene  has been inhabited for over forty thousand years and the first written documents there date back to 1116, when it was conquered by king Enrich V, and in the following centuries by Treviso, the Ezzelini family’,  Venice and  Napoleon before finally being annexed by Italy in 1861.

What to see in the historic center of Valdobbiadene

Valdobbiadene may not be as popular as other cities in Italy though is a minuscule, charming tourist destination that is worth a visit. You will be surprised by some of the unique things you can do and the places you can explore.

Valdobbiadene is surrounded by important churches, castles and colourful Renaissance buildings aligned to the main Piazza Marconi , on which stands:

On Saturday morning after a huge breakfast and a strong coffee, I went walking along the narrow rural streets of Valdobbiadene for a couple hours,  immersing myself in nature and the green vineyards, whilst admiring the allure of autumn in the falling of leaves from the chestnut trees.

The sun was shining and I felt relaxed, simply wondering in contemplation prior to my first sip of Prosecco at the ‘Bortolomiol winery’.

What is Prosecco?

Prosecco is a sparkling white wine from Veneto,  which  is famous all over the world for its unique  style and taste. Located in the North-Eastern part of Italy, Veneto is a small region, full of landscape of steep hills, which in turn create incredible flavours in its wines.

While consumers often equate it with widely available commercial-quality fizz, access to Italy’s finest sparkling wines is rising. Production techniques continue to improve, and the appetite for experimentation grows. The result is better bubbles and diminished sugar levels.

In the past, Prosecco and Glera were the thin-skinned green grapes used for making Prosecco , which grew  in Veneto  and Friuli Venezia Giulia  in the Northern  Italy for hundreds of years. But  in 2009 due to an increased number of New World plantings, Italian authorities protected  the name ‘Prosecco’  as a place of origin in a legal way , by rechristening the variety as Glera .  Conegliano Valdobbiadene’s appellation’ became a   ‘DOCG’  in the same year!

History of Prosecco

Nowadays in Italy, the delightfully bubbly Prosecco pertains therefore to the historical village of Prosecco, a suburb of Trieste, close to Duino, where Glera grapes originated and had been cultivated since Roman times. Actually , Its name derives from the Slovenian word ‘prozek’ , which means ‘path through the woods’. 

Romans used the Glera grapes to make a tasty drink called ‘Pucino’, which apparently was the life elixir of Livia, the second wife of the Roman Emperor Augustus, as stated by Pliny the Elder in his ‘Natural History’  ( First Century BC). Since then up until the 18th century the cultivation of the delicious Glera grapes has spread around Northern Italy.

Prosecco first and after the great Antonio Carpenè

The first written mention of Prosecco comes:

Prosecco took its next major step forward when in 1868 Count Marco Giulio Balbi Valier cultivated a special grape variety he named ‘Prosecco Balbi’ . He published a booklet regarding his important research. Moreover, in 1876 ‘Conegliano’s School of Winemaking’ was founded, becoming a milestone for both the entire winemaking industry and education regarding wine.

The Romans may have enjoyed Prosecco, but it wasn’t until the 19th century when Antonio Carpenè subjected the still white wine to a second fermentation that Prosecco acquired its now lasting association with bubbles. Prosecco was going to be something major in the 20th century.

Prosecco DOC and DOCG

Until the years after World War II, almost all Prosecco was consumed locally, when  it then grew beyond the borders of Veneto and Friuli-Venezia-Giulia, resulting in the production of inferior imitations to the point where wine producers formed a ‘Consortium’that would go on to create D.O.C.

Up until 2008, vintage Prosecco was protected in Italy as D.O.C’.   (‘Controlled Designation of Origin’),  though in 2009 was upgraded to D.O.C.G.’(‘Controlled Designation of Origin Guaranteed’).

The Prosecco D.O.C.’ covers four provinces:

For the first, the wines are harvested on the hills between the two eponymous towns, while the latter is produced from its namesake town and is known for its exclusive extra-brut vintage (up to 6 grams of residual sugar per liter). The hills where the wine is cultivated are so steep that the vineyards can only be worked by hand, which only adds to the value of the wine. It should come as no surprise that  it is also a lovely place to visit.


Prosecco versus Champagne

In recent years, Prosecco has become very popular, especially in the UK. According to current figures, Britons spent more money in supermarkets over the holidays on Prosecco than on Champagne. It is a big affair for an appellation that didn’t even formally exist until 2009 as the shortage of Prosecco  in 2017 upset wine lovers across the globe!

Prosecco is getting more and more popular, probably because it is a luxury product like Champagne but has a much affordable price! Both Champagne and Prosecco are sparkling wines, though the similarities end there!

Do you know the difference between Prosecco and Champagne? 

Is Prosecco Champagne? The quick answer is simple:

14 main differences between Prosecco and Champagne

But there’s more than just the name . Let’s go deeper into these differences as regards their terroir, composition, output, flavour, tasting notes, aging, calories, and price:

  1. Champagne encompasses a patchwork of soils endowed with unique characteristics such as the presence of chalk and limestone;
  2. Prosecco grapes are harvested on steep, mostly chalk and limestone hills west of Venice  and north of Valpolicella, with traces of clay, marl and marine sandstone.  These hills are situated  between the Dolomite mountains and the Adriatic Sea. This is a perfect position with a mild climate and plenty of annual rainfall;
  3. Champagne can be made as a blend or from a single varietal wine predominantly from Chardonnay, Pinot Noir and Pinot Meunier ;
  4. Prosecco is made primarily from Glera grapes; 
  5. Champagne is made using a high-priced method known as the méthode champenoise’ or ‘traditional method’, which happens in the bottle, releasing complexity, texture and flavours;
  6. Prosecco undergoes the cheap and fast ‘tank method’ , meaning that the second fermentation happens in a single large tank.
  7. Prosecco tends to be a little sweeter than  Champagne ;
  8. Champagne‘s primary flavours are citrus, white peach and cherry, almond and toast;
  9. Prosecco’s primary flavours are green apple, honeydew, honeysuckle, pear and fresh cream;
  10. Unlike  Champagne, Prosecco should be consumed young as it doesn’t benefit from bottle aging;
  11. A standard 5 oz serving of Brut Champagne has 91–98 calories and 1.8 g of carbohydrates (12% ABV);
  12. A standard 5 oz serving of Extra-Dry Prosecco has 91–98 calories and 2.6 carbohydrates (11% ABV);
  13. A good-quality bottle of Champagne can cost between € 50  and € 300- whilst vintage bottles are  sold  for thousands of euros;
  14. A bottle of Prosecco can cost as little as $12.

Is better Champagne  or Prosecco?   It’s not a question of price , and Champagne  cannot be the winner in this debate because costs much more (It is  a lot more time intensive to produce and thus, more expensive1) than Prosecco. Both types of wine are unique and offer different kinds of tasting experience. If you want to understand better, consider purchasing a bottle or two of each kind to help you decide which one you prefer!

‘Bortolomiol Winery’, a beating heart in the hills Conegliano and Valdobbiadene

The  family-run Prosecco ‘Bortolomiol winery’ lies in between the hills of Conegliano and Valdobbiadene, the territory of the ‘Prosecco Superiore D.O.C.G.’, where it has been based since 1949. Here are the most prized vineyards for the production of this great sparkling wine, because the steep slopes make it difficult to mechanize the work traditional methods that are more than 200 years old are still used by growers in these hills today.

Conegliano and Valdobbiadene  are  at opposite ends of the region of Veneto, the first to the east the second to the west. With their different and varying microclimates, complex geologic history, and dedicated winemakers, both came to produce world-class sparkling wine.

The terroir of Conegliano and Valdobbiadene 

Conegliano is the site of Italy’s first winemaking school which opened in 1876,  the lands around lands around it carved by glaciers, which smoothed the rocky edges into rolling hills and left deep mineral deposits in the soil. The soil here is a mix of clay, stones, and sand, which yields grapes with more sugar and consequently wine with a persistent and intense fruity and floral aroma even with spicy notes.

Valdobbiadene‘s hills in the west are by contrast rugged and steep. The soil here comes partly from ancient sea beds, a mix of marlstone, sandstone, and clay. Wines made from grapes grown in this area tend to be more floral while fruit elements can vary from citrus to sweeter white fruits.

‘Prosecco and Conegliano Valdobbiadene hills wine route’

The two capitals are also the place where the first Italian wine route was introduced in 1966, now known as the ‘Prosecco and Conegliano Valdobbiadene hills wine route’. It is a circular itinerary spanning approximately 90 km, which offers visitors the opportunity to explore traces of the local rural, civil and religious history , such as awesome vineyards, medieval hamlets, churches and castles.

Cartizze 

Cartizze is an even more exclusive sub-designation of the ‘Prosecco Conegliano Valdobbiadene Superiore D.O.C.G.’, one  of the finest versions of Prosecco. The steep hill is known as the grand cru’ covering about 107 hectares of the region.

For producers in Prosecco, Cartizze is the most honoured area in the region and has witnessed unprecedented popularity all around the world. This south-facing hilly chain is always exposed to the sun, yet constantly catches a breeze from the north-east as well as cold air from the Alps at night which enhances the flavour of the grapes.

Conegliano

The marlstone-sandstone soil here is old, but not as deep as that around Conegliano. The highest-quality and most sought-after wines come from this part of the D.O.C.G. region, partly because of the unique growing conditions created by the terrain.

The tricky landscape is one of the reasons for the high quality of the grapes, as the steep slopes mean excellent drainage that keeps the vines healthy. The grapes that grow in Cartizze produce wines that are predominantly floral rather than fruity, and usually are made dry (which is the sweet end of the Prosecco scale).

Welcome  at ‘Bortolomiol winery’. One day to experience the real venetian Prosecco

Saturday, 11 o’clock.  Valdobbiadene woke up after a cold windy night with people crowded all around the streets and inside the shops. I went into a tourist office to ask for  information as to how to get to the ‘Bortolomiol winery’.  As it was ten minutes on foot from the historic centre, I decided to go there earlier than my booking at 14:30 !I rang the bell at the gate, and not a soul was in sight !

After a while and to my relief, a tall, smart man came and welcomed me. It was Diego, who is responsible for the guest relation service. I tried to change the scheduled time of my tour, but he said he could not satisfy my request because it was against company policy.  I was so sorry ! Suddenly, he made a sign for me to go inside the winery and to wait for him there.

I opened the brass handled door and fell in love with the big and smart tasting room full of visitors and great Prosecco labels. I sat on a comfortable red sofa and whilst I was reading a magazine, a polite and pretty hostess offered me a glass of a fresh dry white wine. After having greeted his last clients, Diego came close enough to me so that he was certain that no one else could hear  him while he attended to my needs.

‘Bortolomiol winery’ , a jewellery nested in the ‘Filandeta park’ 

First, Diego was really  kind  to invite me to lunch at the winery ,  charming my palate with hand-made bread , parmesan and ham paired of course with Prosecco! After lunch , he  showed me a map of ‘Filandeta park’, which is home to the ‘Bortolomiol winery’,  where he suggested going for a walk   before my official tasting  at ‘Bortolomiol winery’  in the afternoon!

I said thank  for being so kind , then I headed toward ‘Filandeta park’ next to the bell tower of Valdobbiadene. This huge wood was once a silkworm factory, which was bought  and restored by the Bortolomiols as part of their business. The Bortolomiols have contributed significantly not only to the culture and economy of Valdobbiadene . They have also created a corner of paradise inside the municipality, a green space placed  at the disposal of all citizens and any pilgrim, who wants to be involved in the real food and wine heritage of Northern Italy.

The ‘Bortolomiol winery’ is located exactly in the centre of  Valdobbiadene surrounded by its vineyards inside the stunning ‘Filandeta park’  . It is  an open-air wine & arts area, hosting an incredible artwork collection by Giovanni Casellato and  Susken Rosenthal.

There was a connection between their modern and abstract statues, illustrating the concept of freedom. Reading the plaques adorning these statues, all these sculptures are made of different materials and are a symbol of life and nature.

The history of the Bortolomiol family

I appreciated a lot of what was around me, everything seemed to fall right into place. As the sky was turning grey and the air was getting progressively colder, I went back to the winery. I learnt  a lot about the history of the Bortolomiol family by scanning the  inner descriptive panels and black and white photos that hung on the walls of that magnificent building.  It goes like this!

Giuliano Bortolomiol founded the winery in 1949. His father passed on to him a strong passion for  wine and the values of countryside. Giuliano was very young when he decided to attend the prestigious ‘Conegliano Wine School’. Soon after the Second World War, he decided that he wanted to realize an oenological rebirth in his homeland.

Thanks to an improvement in production and quality of Prosecco, he has created  his own brand of a new prestigious Italian sparkling wine which would be become known throughout the world. Having obtained the ‘D.O.C.G. designation’,  his dream has come true and ‘Prosecco Superiore’, has become a wine beloved at international level.

Maria Elena, Elvira, Luisa and Giuliana . The new generation of the Bortolomiol family

However, the winery owes its growth to his four daughters, Maria Elena, Elvira, Luisa, and Giuliana, who today together with their mother Ottavia run business with professionalism. In their father’s memory  the four sisters  made the ‘Cuvée Del Fondatore’,  which is one of their best Prosecco  .

‘Cuvée Del Fondatore’  is a ‘Valdobbiadene D.O.C.G. Prosecco Superiore Brut’ made from a  single-vineyard cultivated in San Pietro di Barbozza. However, what has set the Bortolomiol family apart is simply their love and their intense dedication to what they have done and still do . Their principles have remained unaltered since its founding, producing high quality products and supporting the promotion of their territory.

The Bortolomiols also supports humanitarian projects in Africa such as those representing women rights and the fight against AIDS. Two centuries of tradition lie at the heart of the Bortolomiol family’s understanding and vocation for wine-making in Valdobbiadene. They  interpret  the varieties used to make their wine in the best possible way, planting the steep hills with hand-tended vineyards. They develope also a wine making process to enhance the aromatic characteristics , elegance, freshness and vitality,  which has made their brand stand out.

 The Glera grape variety has found an ideal environment in these hills. It is in fact in this area that the variety has always performed at its best and it is from here that universally recognized quality has developed, the cutting edge of which is ‘Superiore di Cartize’.

A top Tasting at Bortolomiol winery’

There’s nothing better and more unconventional than enjoying a glass of classy Prosecco  in front of a fireplace in the lush open spaces at ‘Bortolomiol winery’ on a rainy autumn afternoon. Visiting the ‘Bortolomiol winery’ means that you give yourself the best opportunity of having a fantastic holiday discovering Veneto and tasting some of the finest Prosecco  varieties on offer.

Tasting Prosecco in that elegant room in the ‘Bortolomiol winery’ was really like being in a fairy tale. At two o’ clock a sommelier entertained us showing us a video regarding the history of the denomination. Moreover, the video tell us about  the land and how the whole family exploited their talent for winemaking from their beginnings to current days.

Prosecco, the sparkling wine from North Italy . Seduction in a simple way 

Later the young wine expert informed us of some interesting detailed facts regarding Prosecco:

  • Proper Prosecco must be made with at least 85% Glera grape and now  must be grown in UNESCO designated areas. Other grapes commonly added to Glera  include native varieties, such as Verdiso, Bianchetta Trevigiana, Perera, Glera Lunga and international grapes, such as Chardonnay, Pinot Bianco and Pinot Grigio;
  • The very best Prosecco has the ‘D.O. C.G.’ signifier;
  • While iconic Prosecco  are sparkling, both the  D. O.C.’ and ‘D.O.C.G.’ versions can be made in sparkling, semi-sparkling and even still versions;
  • Unlike Champagne and other red and white wines, Prosecco is a young wine that doesn’t like to be aged. By the way, recently a new version of  Prosecco  known locally as ‘col fondo’ has been launched onto the market. It is a Prosecco  refermented in the bottle, whose yeasts accumulate at the bottom (‘il fondo’ in Italian) producing a layer of sediment, that gives the wine a fragrant bread crust aroma;
  • Prosecco should be served cold in a tulip glass, as this design allows a little more space for easy swirling of the wine, and focuses the aromatic notes towards the nose;
  • Prosecco is one of the most versatile wines around. It is ideal for drinking at breakfast along with scrambled  eggs, a sweet tipple     in the afternoon to be served with  pastries and as a salty aperitivo or with a variety of dinners.

Giuliano Bortolomiol

Best labels of the ‘Bortolomiol winery’ 

After my tasting of Prosecco  at the Bortolomiol winery’, I realized that there is so much more to Prosecco  than just reasonably priced bubbles! It is not only the favourite aperitivo for Italians up and down the peninsula, though nowadays is also the most sold sparkling wine in the U.S. Why? Because Prosecco is refreshing, flavourful, light-bodied, and  (usually) dry.

It is my pleasure to list below the best labels I discovered during my wine tasting at the ‘Bortolomiol winery’:

  • ‘Bandarossa Valdobbiadene DOCG Prosecco Superiore Extra Dry Millesimato’: It is the Italian for ‘red band’. Since 1986 Giuliano Bortolomiol has put this mark on bottles containing the best ‘extra dry’ of the year to be consumed with close friends, and today this band indicates wines of a high standard. It is delicate sparkling wine, with a nose and fragrance of mature yellow apple with scents of sweet citrus and flower hints. Its perlage is fine. On the palate it is slightly sweet and creamy balanced by a nice acidity. It is perfect as an aperitivo and for serving with any pleasant and savoury dish such as mozzarella with marinated anchovies, marinated fish and stuffed artichoke;
  • ‘Superiore di Cartize’: The Cartizze hill is a genuine Grand Cru. It is a fragrant sparkling wine with a gentle and persistent perlage. It has a nose with an aroma of exotic fruit, hazelnuts and sweet acacia flowers. On the palate sugars are balanced, having a freshness, notable density and creaminess. This is a wine for special occasions which can be enjoyed on its own or as the perfect accompaniment to fine desserts;
  • ‘Extra brut Riserva del Governatore’: it is a kind of Charmat made from Pinot Noir and Chardonnay It is a very refined and dry sparkling wine. It is quite aromatic, crispy, of medium body with a long last. It goes perfectly with rich fried meat and fish dishes;
  • ‘Filanda Rosé’: Giuliano made his first rosé in the 1970’s, and his four daughters together with their mother made this rosé great, dedicating this wine to the noble women who worked in the Valdobbiadene silk mills, improving the whole area from anybody’s point of view. This wine is made from Pinot Noir of the Oltrepò Pavese – north west Italy. It is light pink in Its bouquet is fruity, complex, and floral. It has a nose that is spicy. In the mouth it is fragrant with a good body. It pairs well with exotic and tasty food;
  • ‘Canto Fermo Valdobbiadene Prosecco D.O.C.G. Tranquillo’: it is a non-sparkling Prosecco, basically a white wine made out of Glera grapes, traditional and very specific to the region. This ‘Prosecco D.O.C. Tranquillo’ offers a different kind of pleasure, more reflective and genuine. In contrast to the sparkling and semi-sparkling versions, ‘Prosecco Tranquillo’ has no carbon dioxide or residual sugars. It is fragrant, fruity fine and very tasty. Pairing foods: all kinds of fish, above all the more delicate dishes.

Prosecco for modern cocktails and venetian recipes

There’s a whole lot you don’t know about Prosecco, from its fascinating history to the rare varieties and the best ways to drink it.  For example, Prosecco is a key ingredient in some worldwide known cocktails:

Prosecco goes incredibly well with many Italian dishes and menus. Of course you’ll find Prosecco  in lot of venetian farmhouses, shops, and restaurants. Before going back to Pisa, I had a dinner in an intimate bistrò in Valdobbiadene , where I had Prosecco paired with:

  • An appetizer of  succulent ‘crostini’ seasoned with sorpressa , which is a traditional cured meat with spices and garlic added to it;
  • The highly acclaimed ‘risotto con radicchio di Treviso’, which is rise stuffed with a lettuce leaf with a unique bitter taste, that can be used and cooked in countless ways.

Are you hungry? If your answer is yes, hurry up, and start planning your upcoming trip. Veneto is still a relatively unknown area, which attracts many visitors keen to admire its beauty and who also want to find out more about this fantastic  Italian wine region. Make sure you get there first for an authentic experience like the one I had!

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Vinitaly 2018

Vinitaly 2018

“Non esiste mondo fuori dalle mura di Verona, ma solo purgatorio, tormento, inferno”

W. Shakespeare 

Vinitaly 2018: un motivo in più per visitare Verona 

Senza dubbio Bacco ha colpito ancora! Spinta dal mio interesse per il vino-dopo un corso da sommelier con l ‘Ais di Lucca- mi sono decisa ad andare al Vinitaly 2018  . Così ho trascorso un fine settimana a Verona, ospite di alcuni amici.  Si tratta della più grande fiera del vino in Italia e sicuramente una delle più grandi al mondo. Presso Verona Expo , migliaia di produttori e operatori del settore provenienti da tutta Italia e dagli angoli più lontani del globo hanno presentato le loro eccellenze enologiche. Così  mi sono resa conto che la Città degli Innamorati ha molto da offrire ai viaggiator. Intendo richiami diversi dalla  nota drammatica storia d’amore tra Romeo e Giulietta.  Seguite i miei consigli in questo post per scoprire questa splendida città italiana e le migliori cantine del nostro Stivale (e non solo!).
Certamente  il Vinitaly 2018 è stato molto più di una semplice manifestazione sul vino. Perchè questa storica 52ª edizione si è trasformata nella più significativa vetrina  per il business vinicolo italiano. Ma cosa rende questo evento così speciale per un visitatore?Immaginate di attraversare un mosaico liquido di oltre 95 mila metri quadrati, dove ogni padiglione racconta l’identità di un territorio.

Vinitaly 2018 : numeri e segreti di un fenomeno divino! 

Durante i quattro giorni della kermesse, la macchina organizzativa di Veronafiere ha coordinato un’affluenza da record. Il suo vero punto di forza è stato la sua straordinaria  anima cosmopolita. Perchè? Grazie alla presenza di cantine italiane e aziende vinicole provenienti da ben 36 paesi stranieri.  Tra i corridoi si respirava un’atmosfera internazionale:  aziende vinicole italiane e  36 di paesi stranieri . A potenziare il network commerciale si è aggiunta una platea globale di top buyer e giornalisti, riuniti per stringere accordi strategici e seguire le ultime tendenze del settore. Il bilancio finale di Vinitaly 2018 conferma il successo di questa sinergia:
In definitiva, quella del  Vinitaly 2018 è stata un’avventura incredibile che ha lasciato il segno. Mi ha dimostrato come il vino non sia solo un prodotto da degustar. L’elisir degli dei  è un vero e proprio atlante culturale da esplorare un calice alla volta. Perché, in fondo, viaggiare significa anche questo: raccontare un luogo  attraverso i suoi sapori più autentici. E voi, avete già scelto la vostra prossima meta vinicola?

Vinitaly 2018  in 24 ore? Una follia meravigliosa!

Dopo ore passate a camminare tra gli stand affolati la lezione si impara in fretta! Se come me, si ha  solo a disposizione un giorno per il Vinitaly 2018 , ti serve un piano. Con un biglietto d’ingresso da circa 100 euro, perdersi senza meta non è un’opzione.
La mia strategia? Meno quantità, più cuore.  Per non trasformare la giornata in una missione suicida tra cento regioni diverse, ho fatto una scelta radicale: focus totale sulla Sicilia. C’è  una ragione ben precisa:  in questa isola meravigliosa ci sono nata. La amo da impazzire,  ed è oggettivamente uan delle punte di diamante del vino in Italia. Selezionare le cantine più autentiche e rappresentative non è stato facile (le avrei inserite tutte!). Dovendo però fare una scelta, vi presento le mie tre chicche imperdibili:

Dimenticavo , per ottimizzare al massimo le ore all’affolatissimo appuntamento veronese , non scordatevi :

  • Scarpe comode e look casual;
  • Acqua sempre in borsa; 
  • Pranzo al sacco per evitare code e prezzi folli ai bar.

1. Cantina Castellaro : il faro enoico di Lipari 

Immaginavo tramonti strappa lacrime alla sola vista di un’immagine delle  Eolie. Proprio in questo paradiso nasce  la  Tenuta di Castellaro, precisamete a Lipari, nel borgo di  Quattropani. Questo è un luogo ideale per la coltivazione della vite: mare, vento e vulcani sono gli inredienti speciali per un vino unico. Lo aveva intuito  fin da subito il proprietario Massimo Lentsch, imprenditore bergamasco già winemaker a Dubrovnik. Durante una vacanza in Sicilia rimase stregato  dal potenziale vitivinicolo di Lipari e decise di fondare questa fantastica  impresa.

La proprietà è composta da diversi appezzamenti distribuiti sull’isola: Vigna Maggiore, Lisca, Lisca Alta, Caolino e Gelso. Questi ultimi  sono tra i vigneti principali, tutti caratterizzati da suoli vulcanici ricchi di pomice e ossidiana. Un momento fondamentale per la crescita della cantina fu l’incontro tra Massimo Lentsch e l’enologo Salvo Foti, fondatore del Consorzio dei Vigneri Siamo di fronte a una figura simbolo della viticoltura etnea ed eoliana. Grazie alla sua esperienza, la cantina ha sviluppato un marchio  orientato all’eccellenza, nel pieno rispetto della natura e delle tradizioni agricole isolane.

Il terroir di Lipari e la filosofia produttiva

Inaugurata nel 2013, dopo quattro anni di lavoro,   Tenuta di Castellaro, è  oggi considerata una delle winery  più importanti dell’arcipelago. La struttura è stata progettata con un impatto ambientale minimo.  Il processo di vinificazione avviene per gravità, senza l’ utilizzo di pompe. Mentre le fermentazioni sono affidate esclusivamente ai lieviti indigeni presenti naturalmente sulle uve.

Il terroir di Lipari è estremamente particolare , plasmato  da terreni vulcanici, forti venti marini  e notevoli  escursioni termiche. In queste condizioni estreme trovano un habitat ideale vitigni autoctoni , che danno origine a vini intensamente minerali e  sapidi .  Tra questi :

Bianco Pomice e Nero Ossidiana

Tra le etichette più rappresentative della Tenuta di Castellaro spiccano:

2. Cantina Benanti: le viscere dell’ Etna

Da tempo desideravo tornare sull’Etna.  Soprattutto per assaggiare finalmente i vini della Cantina Benanti  . Quel desiderio si è realizzato, almeno in parte, al Vinitaly 2018. Mi sono diretta senza esitazione verso i proprietari: il fondatore Giuseppe Benanti e il figlio Antonio Tra una chiacchiera e l’altra  mi hanno parlato con grande spontaneità  della storia della loro famiglia.

La Cantina Benanti  si trova a Viagrande, in provincia di Catania, alle pendici dell’Etna. Essa ha contribuito alla rinascita dell’Etna DOC moderna. Fu proprio Giuseppe Benanti, farmacista catanese , a credere per primo nelle potenzialità dei vitigni autoctoni etnei. Alla fine degli anni Ottanta iniziò a investire nel sogno di fare  vini strepitosi sull’Etna.  Recuperò praticamente  un’antica tradizione di famiglia attraverso uno studio accurato dei terreni laviici  e delle contrade più vocate.

La rivoluzione dei fratelli Benanti

Il vero salto verso il successo è arrivato tuttavia con i figli gemelli, Antonio e Salvino . Cresciuti in Sicilia e laureati in economia aziendale, hanno deciso  di rientrare da Londra per guidare l’azienda di famiglia. Nel 2012 Giuseppe Benanti ha ceduto  ufficialmente  la guida della  cantina ai fratelli.

I nuovi leader  hanno dimosrato subito di avere idee chiare: puntare esclusivamente sull’identità dell’Etna e sui rari vitigni  autoctoni del territorio. Cosa hanno fatto? Tre mosse da campioni:

  1. Hanno venduto  alcuni vigneti nella Sicilia sud-orientale e le parcelle etnee valutate meno interessanti;
  2. Hanno ridotto  drasticamente il volume complessivo della produzione;
  3. Hanno eliminato completamente i vitigni internazionali.
Cosa ha fatto la differenza nel cambio generazionale?

In dettaglio è stato Antonio Benanti  ad avere il lampo di genio  di non  inseguire mode o vini costruiti. Ha preferito racchiudere nei suoi nettari la quintessenza del territorio etneo, nel modo più autentico possibile . Attualmente la famiglia Benanti è ritenuta  uan delle assolute  protagoniste della rinascita dell’Etna DOC moderna . Ha svolto un ruolo fondamentale nel riportare sotto i riflettori internazionali i vini del vulcano.  Perciò ha contribuito a  fare  di questa zona  una delle aree vinicole più prestigiose d’Italia.

Oggi i vini Benanti si trovano nelle carte dei vini dei ristoranti più ricercati del nostro Bel Paese, degli Stati Uniti e del  Giappone.  Sono diventati un vero simbolo dell’eleganza vulcanica siciliana. Il loro stile è preciso, fine,  verticale, minerale e dotato di una personalità immediatamente riconoscibile.

I vitigni simbolo della cantina

Tutto il lavoro della famiglia Benanti ruota attorno a tre grandi vitigni autoctoni dell’Etna:

 Queste varietà riescono a sviluppare una freschezza e una tensione così particolari per merito di  fattori pedoclimatici peculiari:

  • Terreni vulcanici ricchi di minerali;
  • Altitudini elevate;
  • Forti escursioni termiche tra il giorno e la notte;
  • Straordinaria luminosità solare: fondamentale per una perfetta maturazione delle uve;
  • Suoli sabbiosi e sciolti: garantiscono un drenaggio idrico ottimale per le radici;
  • Ottima varietà microclimatica tra i diversi versanti del vulcano (Nord, Est, Sud).

Da questo immenso lavoro certosino  sono venuti fuori   tre  vini  ricercatissimi:

  1. Pietramarina Etna Bianco Superiore: probabilmente il vino simbolo della cantina. Un Carricantei n purezza teso, con un puna di sale e fragrante;
  2. Rovittello Etna Rosso Riserva:  sottile, ottenuto principalmente da Nerello Mascalese del versante nord dell’Etna. Un rosso che si fa sentire con garbo;
  3. Serra della Contessa Etna Rosso Riserva: più intenso e strutturato, ma sempre attraversato da quella freschezza lavica che rende i vini dell’Etna così riconoscibili.

3. Cantina Fina: l’abbraccio del mare a Marsala 

Per caso durante una cena nella mia incantevole Sicilia mentre assaporavo delle triglie fritte mi sono innamorata del bianco che le accompagnava: il  Kikè della  Cantina Fina . Quel calice mi ha letteralmente conquistato per l’ insolito e magnetico connubio  tra Traminer e Sauvignon Blanc che la solarità  siciliana ha reso più intrigante. Al  Vinitaly 2018 ho avuto il piacere di incontrare  Bruno Fina,  enologo e creatore di questa preziosa  cantina a Marsala   che ha preso forma 2005 .

Posizionata nel cuore della Sicilia occidentale, la Cantina Fina  (Contrada/ Bausa, snc, 91025 Marsala TP),  si adagia su una collina . La vista da qui domina sulla Riserva dello Stagnone e guarda verso le Isole Egadi, la cantina coltiva circa 48 ettari di vigneti a regime biologico. Questi sono immersi in un terroir unico, influenzato dal mare, da brezze  costanti e dai suoli tufaceo-calcarei ad alta componente minerale.

I vini Fina 

La  Cantina Fina unisce vitigni autoctoni come Grillo, Zibibbo, Perricone e Nero d’Avola a varietà internazionali come Traminer, valorizzando al massimo il carattere del territorio siciliano. La produzione annuale raggiunge circa 650.000 bottiglie. Sono prodotte combinando tecnologie moderne e una rigorosa raccolta manuale delle uve. Grazie a questo approccio,  la famiglia  Fina  ha saputo coniugare perfettamente la cura artigianale con una forte presenza internazionale.

Tra i vini  più celebri spiccano:

Verona tutta da gustare! 

Non a caso Verona è una città iscritta nel Patrimonio Mondiale dell’UNESCO che vanta oltre due millenni di storia. Fondata dai Romani come colonia strategica, divenne nel Medioevo una delle capitali culturali d’Europa grazie alla Signoria degli Scaligeri. Il passato cittadino ha visto poi la dominazione della Repubblica di Venezia e, in epoca ottocentesca, dell’Impero Austriaco, che la trasformò in una delle fortezze del Quadrilatero. Queste influenze storiche hanno lasciato in eredità un panorama urbano monumentale e stratificato, visibile in ogni vicolo del centro.

Senza dubbi,  Verona è una delle mete preferite dai turisti di ogni dove per il perfetto connubio tra il romanticismo shakespeariano, una vivace scena artistica e una posizione geografica ideale tra il Lago di Garda e la Valpolicella. La città offre un’alternativa intima, sicura e interamente percorribile a piedi rispetto alle grandi metropoli.

 5 cose da vedere a Verona 

Inoltre,  Verona  si distingue per una rinomata tradizione enogastronomica,   basata su vini d’eccellenza come l’Amarone e piatti tipici della cucina veneta.  Ma oltre al cibo e il vino , vediamo cosa ci offre questo gioiello italiano . Ecco le principali attrazioni cittadine che non possono assolutamente mancare :
  1. Arena di Verona: l’antico anfiteatro romano situato nella centrale Piazza Bra, famosissimo  per la stagione lirica e teatrale
  2. Casa di Giulietta: il cortile medievale con il mitico balcone e  la statua in bronzo dell’eroina di Shakespeare
  3. Piazza delle Erbe: è il salotto cittadino  che  sorge sull’antico foro romano , circondata da palazzi affrescati e bar storici.
  4. Torre dei Lamberti: alta 84 metri, offre una spettacolare vista panoramica a 360 gradi sui tetti della città e sulle colline circostanti; 
  5. Castelvecchio:la fortezza trecentesca della famiglia Della Scala, oggi sede di un museo d’arte e collegata al suggestivo ponte merlato che scavalca l’Adige.

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Conclusione. Vinitaly 2018: a presto! 

Vinitaly 2018 è stato un insieme di momenti carichi  di entusiamo e cultura enoica . Tutto ciò che avevo studiato sui libri dell’Associazione Italiana Sommelier di Lucca ha finalmente preso vita davanti ai miei occhi.  Per qualche istamte , il vino è uscito dalle pagine dei manuali per evolversi  in volti, geografie , e storie vere. Degustare vini, ascoltare i racconti dei winemaker e viverli  di persona  è stata una magia difficile da spiegare.

Un grazie infinito alla  mia cara  amica Laura, che mi ha accolta con un affetto sincero facendomi sentire come a casa. Grazie a lei ho potuto ammirare  Verona  , scovandone e  fotografandone gli scorci più affascinanti.  Sono rientrata a Pisa stanca e  con i buchi ai calzini. Ma  ho avuto  la certezza che il vino, prima ancora di essere una bevanda, è incontro, condivisione e memoria.