Cantina Benanti: un viaggio nel cuore dell’Etna. II Parte

Cantina Benanti: un viaggio nel cuore dell’Etna. II Parte

“La Sicilia è il paese delle arance, del suolo fiorito la cui aria, in primavera, è tutto un profumo… Ma quel che ne fa una terra necessaria a vedersi e unica al mondo, è il fatto che da un’estremità all’altra, essa si può definire uno strano e divino museo di architettura.”

“Cantina Benanti” , carattere etneo dal 1734

Il sogno di visitare la Cantina Benanti” a Viagrande in Sicilia, si realizza per il mio compleanno l’08 Ottobre 2018.  Io e la mai amica Anna arriviamo in tarda serata all’aeroporto di Catania e noleggiamo una  Fiat Cinquecento e ci avviamo in albergo.

Sistemiamo le valigie e ci dirigiamo in un ristorante nei pressi del “Castel Ursino”, vicino il centro storico di Catania. L’ aria è ancora estiva, e c’è tanta gente seduta fuori ai tavoli dei locali che rallegrano l’ atmosfera . Per cena ordiniamo vino rosso e carne di cavallo alla griglia, specialità di queste parti.

Io e Anna facciamo un giro per le strade illuminate di  via Etnea,  boulevard di Catania, e parliamo dei  ricordi legati alla nostra isola e di come è difficile starle lontani. E per questo motivo voglio condividere questa visita alla Cantina Benanti” , per suggerirvi un posto unico per le vostre prossime vacanze!

La visita alla “Cantina Benanti”, Rovitello, Catania

All’indomani del nostro arrivo in terra patria, la prima tappa è la colazione da Saiva”,  storica pasticceria e tavola calda di Catania. Ci concediamo caffè nero bollente e due dolci enormi tipici della gastronomia siciliana.

Cariche di energia dopo circa 20 minuti da Catania   facciamo finalmente tappa alla  Cantina Benanti”,  a Viagrande. Si apre un cancello in ferro battuto e vediamo un lungo viale alberato, ci incamminiamo ed è come essere entrati in un altro mondo.

Lascito  il caos di Catania è come entrare in un’ altra dimensione:  un parco privato con un vulcano in mezzo,  dove ogni cosa sembra essere messa al posto giusto.

Davanti a noi c’è un grande palazzo a due piani in pietra lavica e  un parco adiacente, dove Giuseppe Bennati  ci aspetta con il suo inseparabile  Jo, un pastore tedesco affabile e cordiale.

L’antico palmento

Giuseppe accoglie me e  Anna nella sua straordinaria azienda con un magnifico sorriso e una magnum di “Noblesse”, bollicine di puro Carricante. Successivamente entriamo insieme nel vecchio palmento, antiche vasche scavate nella roccia e collegate da un canale, in cui avveniva la pigiatura dell’uva per produrre il mosto.

Giuseppe spiega con un rigore quasi scientifico l’importanza di quel vecchio palmento e la sua funzione per la produzione del vino. E con una nota di melanconia ricorda i profumi del mosto di quando è piccolo, quando il nonno lo porta a “pistare la racina ” (“pestare l’uva”). Il cvaliere cita anche in dialetto catanese i versi dei canti dei contadini di un tempo , che accompagnavano le fatiche e le gioie dei campi.

Il palmento è rimasto integro, e da lì attraverso una porta a vetri si va al salone delle feste. Questo è infinito  con il suo  pianoforte a coda,  e adornato da mobili di prestigio ,   specchi antichi e quadri di valore.

“Noblesse”, bollicine di puro Carricante. Un successo programmato!

Giuseppe ama, cura e celebra l’arte e la bellezza in tutte le sue forme.  Che siano  le sue vigne alle pendici dell’Etna o le tele secolari,  i cui personaggi enigmatici sono oggi alcune delle etichette dei suoi vini. Come quella che adorna il “Noblesse 2003”, primo metodo classico di Carricante dell’ Etna  Si tratta del ritratto di un nobile misterioso, che Giuseppe trova  e rispolvera a  Palermo, che si fa risalire al periodo in cui Antoon Van Dick vise  in Sicilia.

La hall delle degustazione della “Cantina Benanti”

Altre parti interessanti della cantina sono:

  • L’ala dedicata alla degustazione: questa è molto  luminosa. Ci sono tavoli e sedie di prestigio. Spicca una gigantografia colorata che ha come soggetto l’Etna, proprio come tutti i libri cartonati da collezione sparpagliati ovunque;
  • La cella dove dorme il vino, pieno di barrique e tonneau, che stanno lì ad aspettare di finire il loro lavoro;
  • Una magnifica piscina da cui si vede il Monteserra.

“Cantina Benanti”, un giardino di natura e d’arte alle falde dell’Etna

Il brontolio dello stomaco ci suggerisce che è ora pranzo, ci allontaniamo io, Anna e il cavaliere  iper pranzare alla “Trattoria Scalo Grande”, a Santa Maria La Scala. Ci deliziamo con gamberoni freschi e  linguine alla vongole.

Siamo seduti con di fronte un panorama mozzafiato: un mare blu cobalto, delle barche che ondeggiano e dei gabbiani , che virando nell’aria sembrano quasi darci il benvenuto.

Vini Benanti , vini d’autore

Tornati in cantina  Giuseppe ci inizia alla magnifica degustazione dei vini Benanti, e fornisce dei dettagli sulla Cantina Benanti”, sui vigneti, e in particolare sull’importante contributo di tutto lo staff aziendale. In particolare  quello dei due figli , Antonio e Salvino, a cui oggi è affidata la direzione.

La storia della  famiglia Benanti

L’origine della famiglia Benanti è bolognese e va indietro nel lontano 1734. A quel tempo si chiamano “Benati”. Poi grazie a un provvedimento regale, si chiede a un loro antenato di spostarsi in Sicilia e fare fiorire un ramo e al tempo stesso di cambiare il nome da “Benati” a “Benanti”.

Sono da generazioni proprietari terrieri, dediti alla viticultura dell’Etna. Successivamente diventano anche imprenditori nel campo della farmaceutica,  fondando nel 1935 a  Catania   la  Sifi, una delle più importanti imprese in campo oftalmologico.

Giuseppe Benanti e le origini della cantina

Il vino è una passione di famiglia trasformato da  Giuseppe Benanti, anche lui imprenditore farmaceutico, nella Cantina Benanti”  nel 1988 a Viagrande, versante Est dell’Etna.

Tutto comincia quando Giuseppe è a pranzo con l’amico medico Francesco Micale al pranzo al ” Picciolo”, Castiglione di Sicilia. Lui desidera un gran vino rosso dell’Etna, ma non trova  niente di simile sul menù ! Giuseppe sceglie di valorizzare il territorio Etneo, da sempre comunque votato alla viticultura, ma non vuole solo la qualità, vuole l’eccellenza.

Francia e Piemonte come modello per la rinascita del vino etneo

Ed ecco che Giuseppe inizia un progetto portato avanti in collaborazione con  numi dell’enologia, tra questi:

  • Salvo Fot:  il più importante agronomo ed enologo siciliano;
  • Rocco Di Stefano,   professore dell’ “Istituto Sperimentale per l’Enologia di Asti” ;
  • Jean Siegrist professore dell’ ’ “INRA” di Beaune.

Da quel momento in poi si pongono le basi per produrre grandi vini sull’ Etna e si dà inizio “rivoluzione dei vini etnei”.

Le vigne acquistate o gestite nei comuni di Castiglione di Sicilia (Etna nord) e Milo (Etna est), sono già impiantate o vengono coltivate a Nerello Mascalese (Castiglione di Sicilia) e Carricante (Milo), i vitigni autoctoni del vulcano.

A metà degli anni novanta Giuseppe scommette da  subito e  con decisione su tali varietà. Effettua circa 150 prove di micro vinificazione, e valorizza sia i tradizionali assemblaggi tipici dellaDOC Etna Rosso” (Nerello Mascalese e  Nerello Cappuccio) che i monovitigni, all’epoca una vera rarità!

Le vigne  della “Cantina Benanti”

Giuseppe collabora con coltivatori di Santa Maria di Licodia (Etna sudovest), mentre nel 1998,  dieci anni dopo la  creazione  della sua cantina,  l’azienda si espande anche sul Monte Serra a Viagrande (Etna sudest).

Un lavoro pionieristico quello di Giuseppe , che vuole da sempre portare in un calice tutto il terroir dell’Etna.

Il risultato :

La rivoluzione della famiglia Benanti con il vino dell’Etna

Grazie alla passione e al genio di Giuseppe Benanti, l’Etna fa parlare  di “rinascita” e successo. L’Etna diventa un nuovo distretto vinicolo d’eccellenza. Inoltre attira altri produttori ella “muntagna”, ispirati dai traguardi ottenuti dalla Cantina Benanti” negli anni ‘9o nella lavorazione del Carricante, del Nerello Mascalese e del Nerello Cappuccio.

Nel 2005 Cantina Benanti”   avvia una lunga ed importantissima sperimentazione che porta nel 2010 alla selezione ed all’ottenimento del brevetto di quattro lieviti autoctoni. Ancora oggi, esempio unico sull’Etna.

Antonio e Salvino Benanti

Nel 2012 i gemelli Antonio e Salvino, classe 1974, reduci da esperienze accademiche e lavorative di diversi anni all’estero e poi in Italia, accompagnano il padre Giuseppe Benanti in questa splendida avventura imprenditoriale.

Antonio e Salvino portano energia e innovazione nella Cantina Benanti, mantenendo intatte la filosofia aziendale, cioè la valorizzazione dei vitigni Autoctoni Etnei. I fratelli Benanti si  formano alla “International School di Ginevra” ed in seguito alla “European Business School” ed all’ “Imperial College di Londra”.

Un ricco percorso accademico, seguito da altre importanti esperienze lavorative formative nel campo della finanza anglosassone.

Un ricambio generazionale vincente

L’idea di Antonio e Salvino è quella di portare i vini Benanti in giro per l’Italia e il mondo, vini di alto livello pensati per tutti. E non solo per esperti e palati sofisticati. Una tattica vincente che conferma il grande successo dei vini Benanti nel mercato nazionale e internazionale.

Antonio e Salvino portano avanti strategie molto chiare e pienamente condivise, ed agiscono da subito con grande decisione facendo scelte importanti, come quelle di seguito riportate:

  •  Dal 2004 attribuzione del ruolo di enologo, responsabile tecnico di  vigna e  cantina ad Enzo Calì;
  • Dismissione di alcune proprietà ed alcuni vigneti e terreni considerati non strategici, con conseguente abbandono dei vini ad essi collegati;
  • Acquisto di ulteriori tevigneti, in parte anche da conferitori storici, ubicati in sotto zone di eccellenza sull’Etna a Rovittello e a Milo;
  • Avvio formale della certificazione biologica per i vini.

8 modernità della “Cantina Benanti”

Con i fratelli Benanti la parola d’ordine è investimenti, e tra quelli più importanti che sono stati fatti , ricordiamo:

  1. Nuovi sistemi di controllo delle temperature;
  2. Nuova strumentazione di laboratorio,;
  3. Una nuova pressa pneumatica;
  4. Botti grandi in sostituzione di legni più piccoli;
  5. Impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili;
  6. Allestimento di nuovi e moderni spazi sia per lo stoccaggio e la movimentazione (circa 250 posti pallet) che per il lungo affinamento (circa 200 posti pallet) del vino imbottigliato, con impianti di condizionamento all’ avanguardia;
  7. Sviluppo di un’attività di accoglienza e degustazioni in cantina;
  8. Ampliamento, rinnovamento e consolidamento della rete commerciale, composta da distributori e importatori specializzati in vini di eccellenza, oggi in grado di coprire circa quaranta mercati in circa trenta paesi nel mondo.

Antonio e Salvino portano a termine il  passaggio generazionale, ma il core business   rimane sempre  loro padre  Giuseppe Benanti !

Quali sono le zone dell’Etna più vocate per la “Cantina Benanti”?

La Cantina Benanti” si estende per 20 ha, nei comuni di:

Quali sono i migliori vini della “Cantina Benanti”?

La produzione, altamente specializzata, oggi ammonta a circa 160.000 bottiglie (obiettivo nel medio periodo 190.000-200.000).  I vini Benanti prodotti sono:

Spumanti:

Classici:
Monovitigni:

I vini Benanti nel mondo

I vini Benanti sono esportati in importanti mercati esteri, tra i quali spiccano :

  • gli Stati Uniti, il Canada, la Gran Bretagna, la Francia, la Scandinavia, la Svizzera, il Belgio, la Russia, l’Austria, Singapore, Hong Kong, la Cina continentale, il Giappone, l’Australia e la Nuova Zelanda.

I vini Benanti ricevonoapprezzamenti convinti ed unanimi e creando consenso tra gli appassionati e tra i professionisti.

6 riconoscimenti dei vini Benanti

Fra i principali riconoscimenti ottenuti risaltano quello di “Cantina Italiana dell’Anno”:

Una Sicilia dall’anima nobile

La Cantina Benanti” è diventata un’azienda di nicchia specializzata nella produzione di vini dell’Etna, votata all’eccellenza qualitativa.

I Vini Benanti esprimono appieno  il Terroir Etneo,  sono vini autentici, fatti per durare nel tempo ed accompagnare i piatti delle migliori cucine. Non sono vini alla moda, né puntano ad esserlo. Essi ambiscono invece ad entrare nell’élite dei grandi vini d’Europa.

Il vino non è un business è una passione! Ed ecco il mio regalo per il mio compleanno,  un giorno  con la mia amica Anna e il cavaliere Benanti.  Un’esperienza che non dimenticherò mai, insieme al profumo, al  sapore dei vni Benanti.  Un articolo che è un omaggio alla bellezza e allo splendore dell’ Etna, che vi invitio a vederre presto!

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‘Vinoè 2018’ , Florence

‘Vinoè 2018’ , Florence

“One should always be drunk. That’s all that matters…But with what? With wine, with poetry, or with virtue, as you chose. But get drunk.”
Charles Baudelaire

“Vinoè 2018” , a stunning wine exihibition in Florence

“Vinoè 2018” is an event in Florence, which is  dedicated to Italian and international wine wxcellence . Now it is in its third edition and is  organized by FISAR’ (‘Italian Federation of Hotel and Catering Sommeliers’). There are not only exihibitors with their best bottles of white, sparkling, rosé and red wines, but also cooking shows .

15 reasons to go to “Vinoè 2018”,  in Florence

“Vinoè 2018” is a meeting point for wine lovers and expetrs.  It is possible in 3 days  to discover:

  1. 800 wine labels, among the famous and less famous wineries;
  2. 140 tasting counters, chaired by winemakers, providing a special glimpse of  national  and international  wine making tradition;
  3. Wine roducers from all over Italy, from the North to the South; in particular there will be a wide representation of Tuscany with its Brunello di Montalcino. This is a red DOCG Italian wine produced in the vineyards surrounding the town of Montalcino , which is located about 80 km South of Florence in the Tuscany Wine region;
  4. The great  ine excellence from beyond the Alps;
  5. An interesting debate about reduction and replacement of sulphites in wine launched by  Carlos Veloso dos Santos , CEO of “Amorim”
  6. The art of asting chocolate, grapes & distillates with a special workshop presented by Paolo Bini, whois a distillate expert;
  7. The secrets of winemaking in anfora from ancient to modern time with a seminar dedicated on this issue , a meeting whose speaker is the oenologist Francesco Bartoletti;
  8.  The terroir of Burgundy with the vertical tasting of Vosne Romanée Clos des Réas 1er Cru” (Pinot Noir in purity produced between 2011 and 2015);
  9. A masterclass dedicated to champagne vintages led by Cristina Willemsen of  “Fier Ce Fit”;
  10. A vertical tasting of Lauro Costa Toscana IGT Podere la Regola”,  and of Brunello Montalcino Castello Banfi” ;
  11. Food and wine culture of eastern countries, the origins and rituals of  Sakè (a Japanese drink that is made by fermenting rice) told by Giovanni Baldini of “Firenze Sakè” and by Arimitsu Sake Brewery” ;
  12. A professional talk about the physico-chemical composition or the organoleptic  characteristics of the wine by Monica Picchi, teacher at “Agrarian Faculty of the University of Florence”
  13. A journey around the world of the women entrepreneurs in the field of wine making moderated by the sommelier  Genni Setteducati;
  14. Emanuele Costantini, the best FISAR” , who earned a nomination for best sommelier  2018;
  15. Cooking classes with a pool of experts: Michelangelo Masoni, who is  a famous butcher of ViareggioSimone Alessio Sparacino, who is the chef at the starred  “CumQuibus” of San Gimignano; Francesco Secci, who is a member of the “Prato Deak Team”; the partners of ” Consorzio di Tutela del Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale”, which is an Italian consortium for the protecion of native breeds, such as the Chianina  and the white veal from thecentral Apennines.

8 great Italian vines at “Vinoè 2018” 

“Vinoè 2018” is a really beautiful and inspiring experience. There are lots of visitors and I have the fantastic opportunity to taste high quality wine such as:
  1. “Tintilia (66)”, Claudio Cipressi, Molise;
  2. Bianco di Mariagrazia”,Tenuta Benedetta Etna Bianco,  Sicily;
  3. “Tommaso Stellino”, Sicily;
  4. “Scalunera Etna Bianco”, Torre Mora/Piccini, Sicily/Tuscany;
  5. “Eleuteria”, Nerello Mascalese, Tenuta del Travale, Calabria;
  6. “Barolo”, Bruna Grimaldi, Piedmont;
  7. “Erbaluce”, Cieck, Piedmont;
  8. “Alta Langa”, Borgo Moncalvo, Piedmont.

3 great Italian wineries at “Vinoè 2018” 

Of course there are lot of wineries which deserve lot of attention, but I have selected three of them . They are located in the South of Italy .  The wines ofItaly’s southern wine districts are bold, full-bodied, and satisfying.

Southern Italy has been producing wine for over 4000 years. The wine business here was already booming in 2000 B.C. when the Phoenicians arrived. The Greeks dubbed southern Italy “The Land of Wine” and the Romans delighted in the wines of the Campania region.

In modern times, however, wine production in southern Italy has languished, and a large portion of wine produced there was sold to France and Germany as a blending wine. All that is changing!

Give a lokk to the rich and fine wine production of these wineries here above which are situated in Molise, Sicily, and Calabria. Have fun!

1. “Claudio Cipressi Winery”, Molise

Claudio Cipressi Winery”, is located in San Felice del Molise, Campobasso. Since 2014 it has become officially certified as organic .  Moliseis a beautiful region with a unique landscape. It is largely uncontaminated and the vineyards have great potential, which is why Claudio Cipressi cultivates 16 hectares with enthusiasm. Claudio Cipressi has reintroduced the Tintilia a native white grape variety.

2. “Tenuta Mora Winery”, Sicily

“Tenuta Mora Winery is owned by the historic Tuscan producer Tenute Piccini”, one of the most popular brand of Chianti, Chianti Classico, and Brunello Wines in Italy and the world. “Tenuta Mora Winery is a boutique winery located on the Etna volcano, a black mountain looking at a blue shining sea, a unique place able to craft hidden wine gems.

The two vineyards of “Tenuta Mora are located at about 650-700m in Contrada Rovittello, in the municipality of Castiglione di Sicilia and Contrada Torre, in the municipality of Linguaglossa. The philosophy of “Tenuta Mora Winery is one grape, one territory. Their main grapes are Nerello Mascalese and Nerello Cappuccio. The average age of vines sits at around 15 years old .

Vineyards on the Etna feature extremely fertile volcanic soils at an altitude of 650-700 meters above sea level (2100-2300 ft), with important temperature variations between day and night considerably influencing the quality of the grapes. Other properties under the Piccini umbrella are Valiano in Chianti ClassicoVilla al Cortille in Montalcino, Tenuta Moraia in the Maremma Toscana, and Regio Cantinain the Aglianico del Vulture DOC zone of Basilicata.  They are passionate about Winemaking!

3. “Tenuta del Travale”, Cosenza

Tenuta del Travale”  is located in Rovito, Cosenza, a thirty minute drive from the spectacular blue sea of the Tyrrhenian coast in Calabria. Calabria is a wine region waiting to be discovered. Calabrian Wine has not received the recognition it deserves, even though the region of Calabria has a very long history of vine cultivation. The territory is gorgeous, but the economic problems of the region have prevented it from achieving its full potential.

A goal that was pursued with determination by the owners of “Tenuta del Travale” , Raffaella Ciardullo and his husband Nicola Piluso. Today they run this stunning  estate revitalising the old territory.  They carry on the intent of defending the ancient Calabrian origin of Nerello Mascalese with one single label “Eleuteria” (there is  some evidence that Nerello Mascalese may be related to Mantonico Bianco, an ancientCalabrian grape). “Tenuta del Travale” covers two hectares of hilly terrain. Founded in 1993, the estate cultivates today only 2 varieties of vines, Nerello Mescalese and Nerello Cappuccio, from which are produced Red Wines with the IGP recognition.

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What is “Vinoè 2018”

“Vinoè 2018”  is not only a sensorial experience. It’s the perfect place where you can understand why the story behind each wine in your glass matters. There’s the value of work according to human passion and effort. An example of authentic life to follow in the caos of these times!

“Vinoè 2018”   is a way to travel in the world of wine, which is one of the best attractive in Florence. The capital of Tuscany  has remarkable wines, most notably the deep red wine Chianti Classico,  which is made with perfect purple Sangiovese grapes grown in the golden sunlight of the Tuscan hills. You’ll also find fine wines like the Brunello di Montalcino, Pomino Vin Santo and other Trebiano white wines, and Moscadello varieties for sweet wines! It takes a long time to speak about wine in Tuscany, so it’s better for you to come and taste them! Have a nice trip!

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Stefania

 

Vinitaly 2018

Vinitaly 2018

“Non esiste mondo fuori dalle mura di Verona, ma solo purgatorio, tormento, inferno”

W. Shakespeare 

Vinitaly 2018: un motivo in più per visitare Verona 

Senza dubbio Bacco ha colpito ancora! Spinta dal mio interesse per il vino-dopo un corso da sommelier con l ‘Ais di Lucca- mi sono decisa ad andare al Vinitaly 2018  . Così ho trascorso un fine settimana a Verona, ospite di alcuni amici.  Si tratta della più grande fiera del vino in Italia e sicuramente una delle più grandi al mondo. Presso Verona Expo , migliaia di produttori e operatori del settore provenienti da tutta Italia e dagli angoli più lontani del globo hanno presentato le loro eccellenze enologiche. Così  mi sono resa conto che la Città degli Innamorati ha molto da offrire ai viaggiator. Intendo richiami diversi dalla  nota drammatica storia d’amore tra Romeo e Giulietta.  Seguite i miei consigli in questo post per scoprire questa splendida città italiana e le migliori cantine del nostro Stivale (e non solo!).
Certamente  il Vinitaly 2018 è stato molto più di una semplice manifestazione sul vino. Perchè questa storica 52ª edizione si è trasformata nella più significativa vetrina  per il business vinicolo italiano. Ma cosa rende questo evento così speciale per un visitatore?Immaginate di attraversare un mosaico liquido di oltre 95 mila metri quadrati, dove ogni padiglione racconta l’identità di un territorio.

Vinitaly 2018 : numeri e segreti di un fenomeno divino! 

Durante i quattro giorni della kermesse, la macchina organizzativa di Veronafiere ha coordinato un’affluenza da record. Il suo vero punto di forza è stato la sua straordinaria  anima cosmopolita. Perchè? Grazie alla presenza di cantine italiane e aziende vinicole provenienti da ben 36 paesi stranieri.  Tra i corridoi si respirava un’atmosfera internazionale:  aziende vinicole italiane e  36 di paesi stranieri . A potenziare il network commerciale si è aggiunta una platea globale di top buyer e giornalisti, riuniti per stringere accordi strategici e seguire le ultime tendenze del settore. Il bilancio finale di Vinitaly 2018 conferma il successo di questa sinergia:
In definitiva, quella del  Vinitaly 2018 è stata un’avventura incredibile che ha lasciato il segno. Mi ha dimostrato come il vino non sia solo un prodotto da degustar. L’elisir degli dei  è un vero e proprio atlante culturale da esplorare un calice alla volta. Perché, in fondo, viaggiare significa anche questo: raccontare un luogo  attraverso i suoi sapori più autentici. E voi, avete già scelto la vostra prossima meta vinicola?

Vinitaly 2018  in 24 ore? Una follia meravigliosa!

Dopo ore passate a camminare tra gli stand affolati la lezione si impara in fretta! Se come me, si ha  solo a disposizione un giorno per il Vinitaly 2018 , ti serve un piano. Con un biglietto d’ingresso da circa 100 euro, perdersi senza meta non è un’opzione.
La mia strategia? Meno quantità, più cuore.  Per non trasformare la giornata in una missione suicida tra cento regioni diverse, ho fatto una scelta radicale: focus totale sulla Sicilia. C’è  una ragione ben precisa:  in questa isola meravigliosa ci sono nata. La amo da impazzire,  ed è oggettivamente uan delle punte di diamante del vino in Italia. Selezionare le cantine più autentiche e rappresentative non è stato facile (le avrei inserite tutte!). Dovendo però fare una scelta, vi presento le mie tre chicche imperdibili:

Dimenticavo , per ottimizzare al massimo le ore all’affolatissimo appuntamento veronese , non scordatevi :

  • Scarpe comode e look casual;
  • Acqua sempre in borsa; 
  • Pranzo al sacco per evitare code e prezzi folli ai bar.

1. Cantina Castellaro : il faro enoico di Lipari 

Immaginavo tramonti strappa lacrime alla sola vista di un’immagine delle  Eolie. Proprio in questo paradiso nasce  la  Tenuta di Castellaro, precisamete a Lipari, nel borgo di  Quattropani. Questo è un luogo ideale per la coltivazione della vite: mare, vento e vulcani sono gli inredienti speciali per un vino unico. Lo aveva intuito  fin da subito il proprietario Massimo Lentsch, imprenditore bergamasco già winemaker a Dubrovnik. Durante una vacanza in Sicilia rimase stregato  dal potenziale vitivinicolo di Lipari e decise di fondare questa fantastica  impresa.

La proprietà è composta da diversi appezzamenti distribuiti sull’isola: Vigna Maggiore, Lisca, Lisca Alta, Caolino e Gelso. Questi ultimi  sono tra i vigneti principali, tutti caratterizzati da suoli vulcanici ricchi di pomice e ossidiana. Un momento fondamentale per la crescita della cantina fu l’incontro tra Massimo Lentsch e l’enologo Salvo Foti, fondatore del Consorzio dei Vigneri Siamo di fronte a una figura simbolo della viticoltura etnea ed eoliana. Grazie alla sua esperienza, la cantina ha sviluppato un marchio  orientato all’eccellenza, nel pieno rispetto della natura e delle tradizioni agricole isolane.

Il terroir di Lipari e la filosofia produttiva

Inaugurata nel 2013, dopo quattro anni di lavoro,   Tenuta di Castellaro, è  oggi considerata una delle winery  più importanti dell’arcipelago. La struttura è stata progettata con un impatto ambientale minimo.  Il processo di vinificazione avviene per gravità, senza l’ utilizzo di pompe. Mentre le fermentazioni sono affidate esclusivamente ai lieviti indigeni presenti naturalmente sulle uve.

Il terroir di Lipari è estremamente particolare , plasmato  da terreni vulcanici, forti venti marini  e notevoli  escursioni termiche. In queste condizioni estreme trovano un habitat ideale vitigni autoctoni , che danno origine a vini intensamente minerali e  sapidi .  Tra questi :

Bianco Pomice e Nero Ossidiana

Tra le etichette più rappresentative della Tenuta di Castellaro spiccano:

2. Cantina Benanti: le viscere dell’ Etna

Da tempo desideravo tornare sull’Etna.  Soprattutto per assaggiare finalmente i vini della Cantina Benanti  . Quel desiderio si è realizzato, almeno in parte, al Vinitaly 2018. Mi sono diretta senza esitazione verso i proprietari: il fondatore Giuseppe Benanti e il figlio Antonio Tra una chiacchiera e l’altra  mi hanno parlato con grande spontaneità  della storia della loro famiglia.

La Cantina Benanti  si trova a Viagrande, in provincia di Catania, alle pendici dell’Etna. Essa ha contribuito alla rinascita dell’Etna DOC moderna. Fu proprio Giuseppe Benanti, farmacista catanese , a credere per primo nelle potenzialità dei vitigni autoctoni etnei. Alla fine degli anni Ottanta iniziò a investire nel sogno di fare  vini strepitosi sull’Etna.  Recuperò praticamente  un’antica tradizione di famiglia attraverso uno studio accurato dei terreni laviici  e delle contrade più vocate.

La rivoluzione dei fratelli Benanti

Il vero salto verso il successo è arrivato tuttavia con i figli gemelli, Antonio e Salvino . Cresciuti in Sicilia e laureati in economia aziendale, hanno deciso  di rientrare da Londra per guidare l’azienda di famiglia. Nel 2012 Giuseppe Benanti ha ceduto  ufficialmente  la guida della  cantina ai fratelli.

I nuovi leader  hanno dimosrato subito di avere idee chiare: puntare esclusivamente sull’identità dell’Etna e sui rari vitigni  autoctoni del territorio. Cosa hanno fatto? Tre mosse da campioni:

  1. Hanno venduto  alcuni vigneti nella Sicilia sud-orientale e le parcelle etnee valutate meno interessanti;
  2. Hanno ridotto  drasticamente il volume complessivo della produzione;
  3. Hanno eliminato completamente i vitigni internazionali.
Cosa ha fatto la differenza nel cambio generazionale?

In dettaglio è stato Antonio Benanti  ad avere il lampo di genio  di non  inseguire mode o vini costruiti. Ha preferito racchiudere nei suoi nettari la quintessenza del territorio etneo, nel modo più autentico possibile . Attualmente la famiglia Benanti è ritenuta  uan delle assolute  protagoniste della rinascita dell’Etna DOC moderna . Ha svolto un ruolo fondamentale nel riportare sotto i riflettori internazionali i vini del vulcano.  Perciò ha contribuito a  fare  di questa zona  una delle aree vinicole più prestigiose d’Italia.

Oggi i vini Benanti si trovano nelle carte dei vini dei ristoranti più ricercati del nostro Bel Paese, degli Stati Uniti e del  Giappone.  Sono diventati un vero simbolo dell’eleganza vulcanica siciliana. Il loro stile è preciso, fine,  verticale, minerale e dotato di una personalità immediatamente riconoscibile.

I vitigni simbolo della cantina

Tutto il lavoro della famiglia Benanti ruota attorno a tre grandi vitigni autoctoni dell’Etna:

 Queste varietà riescono a sviluppare una freschezza e una tensione così particolari per merito di  fattori pedoclimatici peculiari:

  • Terreni vulcanici ricchi di minerali;
  • Altitudini elevate;
  • Forti escursioni termiche tra il giorno e la notte;
  • Straordinaria luminosità solare: fondamentale per una perfetta maturazione delle uve;
  • Suoli sabbiosi e sciolti: garantiscono un drenaggio idrico ottimale per le radici;
  • Ottima varietà microclimatica tra i diversi versanti del vulcano (Nord, Est, Sud).

Da questo immenso lavoro certosino  sono venuti fuori   tre  vini  ricercatissimi:

  1. Pietramarina Etna Bianco Superiore: probabilmente il vino simbolo della cantina. Un Carricantei n purezza teso, con un puna di sale e fragrante;
  2. Rovittello Etna Rosso Riserva:  sottile, ottenuto principalmente da Nerello Mascalese del versante nord dell’Etna. Un rosso che si fa sentire con garbo;
  3. Serra della Contessa Etna Rosso Riserva: più intenso e strutturato, ma sempre attraversato da quella freschezza lavica che rende i vini dell’Etna così riconoscibili.

3. Cantina Fina: l’abbraccio del mare a Marsala 

Per caso durante una cena nella mia incantevole Sicilia mentre assaporavo delle triglie fritte mi sono innamorata del bianco che le accompagnava: il  Kikè della  Cantina Fina . Quel calice mi ha letteralmente conquistato per l’ insolito e magnetico connubio  tra Traminer e Sauvignon Blanc che la solarità  siciliana ha reso più intrigante. Al  Vinitaly 2018 ho avuto il piacere di incontrare  Bruno Fina,  enologo e creatore di questa preziosa  cantina a Marsala   che ha preso forma 2005 .

Posizionata nel cuore della Sicilia occidentale, la Cantina Fina  (Contrada/ Bausa, snc, 91025 Marsala TP),  si adagia su una collina . La vista da qui domina sulla Riserva dello Stagnone e guarda verso le Isole Egadi, la cantina coltiva circa 48 ettari di vigneti a regime biologico. Questi sono immersi in un terroir unico, influenzato dal mare, da brezze  costanti e dai suoli tufaceo-calcarei ad alta componente minerale.

I vini Fina 

La  Cantina Fina unisce vitigni autoctoni come Grillo, Zibibbo, Perricone e Nero d’Avola a varietà internazionali come Traminer, valorizzando al massimo il carattere del territorio siciliano. La produzione annuale raggiunge circa 650.000 bottiglie. Sono prodotte combinando tecnologie moderne e una rigorosa raccolta manuale delle uve. Grazie a questo approccio,  la famiglia  Fina  ha saputo coniugare perfettamente la cura artigianale con una forte presenza internazionale.

Tra i vini  più celebri spiccano:

Verona tutta da gustare! 

Non a caso Verona è una città iscritta nel Patrimonio Mondiale dell’UNESCO che vanta oltre due millenni di storia. Fondata dai Romani come colonia strategica, divenne nel Medioevo una delle capitali culturali d’Europa grazie alla Signoria degli Scaligeri. Il passato cittadino ha visto poi la dominazione della Repubblica di Venezia e, in epoca ottocentesca, dell’Impero Austriaco, che la trasformò in una delle fortezze del Quadrilatero. Queste influenze storiche hanno lasciato in eredità un panorama urbano monumentale e stratificato, visibile in ogni vicolo del centro.

Senza dubbi,  Verona è una delle mete preferite dai turisti di ogni dove per il perfetto connubio tra il romanticismo shakespeariano, una vivace scena artistica e una posizione geografica ideale tra il Lago di Garda e la Valpolicella. La città offre un’alternativa intima, sicura e interamente percorribile a piedi rispetto alle grandi metropoli.

 5 cose da vedere a Verona 

Inoltre,  Verona  si distingue per una rinomata tradizione enogastronomica,   basata su vini d’eccellenza come l’Amarone e piatti tipici della cucina veneta.  Ma oltre al cibo e il vino , vediamo cosa ci offre questo gioiello italiano . Ecco le principali attrazioni cittadine che non possono assolutamente mancare :
  1. Arena di Verona: l’antico anfiteatro romano situato nella centrale Piazza Bra, famosissimo  per la stagione lirica e teatrale
  2. Casa di Giulietta: il cortile medievale con il mitico balcone e  la statua in bronzo dell’eroina di Shakespeare
  3. Piazza delle Erbe: è il salotto cittadino  che  sorge sull’antico foro romano , circondata da palazzi affrescati e bar storici.
  4. Torre dei Lamberti: alta 84 metri, offre una spettacolare vista panoramica a 360 gradi sui tetti della città e sulle colline circostanti; 
  5. Castelvecchio:la fortezza trecentesca della famiglia Della Scala, oggi sede di un museo d’arte e collegata al suggestivo ponte merlato che scavalca l’Adige.

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Conclusione. Vinitaly 2018: a presto! 

Vinitaly 2018 è stato un insieme di momenti carichi  di entusiamo e cultura enoica . Tutto ciò che avevo studiato sui libri dell’Associazione Italiana Sommelier di Lucca ha finalmente preso vita davanti ai miei occhi.  Per qualche istamte , il vino è uscito dalle pagine dei manuali per evolversi  in volti, geografie , e storie vere. Degustare vini, ascoltare i racconti dei winemaker e viverli  di persona  è stata una magia difficile da spiegare.

Un grazie infinito alla  mia cara  amica Laura, che mi ha accolta con un affetto sincero facendomi sentire come a casa. Grazie a lei ho potuto ammirare  Verona  , scovandone e  fotografandone gli scorci più affascinanti.  Sono rientrata a Pisa stanca e  con i buchi ai calzini. Ma  ho avuto  la certezza che il vino, prima ancora di essere una bevanda, è incontro, condivisione e memoria.