Vinitaly 2022: Roberto Cipresso

Vinitaly 2022: Roberto Cipresso

“Non fidatevi di una persona che non ama il vino.”

Karl Marx

Vinitaly 2022: la cantina di  Roberto Cipresso 

Tutto è iniziato prima del Vinitaly 2022 , a Pisa,  durante una cena per sommelier. Ero tra gli ospiti.  Totalmente rapita dai suoi  aneddoti,  ascoltavo Roberto Cipresso , veneto di nascita ma toscano per scelta, presentare i suoi libri e i suoi elisir.

All’epoca Roberto Cipresso  era già  un winemaker di fama internazionale. Era a capo  della  sua omonima cantina a Montalcino , celebre per il suo  Brunello e per  la consulenza strategica per numerose aziende vinicole in Italia e all’estero.  Spinta dall’ispirazione di quella sera, ho preso l’iniziativa proponendogli di raccontare i suoi successi enoici. Il suo “” ha cambiato ogni mia prospettiva, confermandomi che quando ami ciò che fai, il vento soffia sempre nella giusta direzione.

Da lì iniziò un viaggio lungo cinque anni di gavetta, dal Nord al Sud Italia, isole comprese. Un percorso intenso che ha dato un significato ancora più profondo al mio cammino nella sommellerie, permettendomi di scrivere, come wine reporter, sulle diverse consulenze  vitivinicole  nazionali e oltre confine di Roberto Cipresso. 

La ripartenza dopo il Covid

Dal 10 al 13 aprile, questa incredibile avventura si materializzò davanti ai miei occhi con il Vinitaly 2022 . Dopo il lungo silenzio imposto dal  Covid-19  , la kermesse veronese riaprì finalmente le porte al mondo del vino. Quella 54ª edizione rappresentò molto più di un semplice appuntamento professionale: tra i padiglioni si respiravano rinascita, condivisione  e voglia di tornare a vivere. In quell’occasione ebbi il privilegio di vivere il Vinitaly 2022 da dietro le quinte  insieme al team della sua cantina :

Mi occupavo dell’accoglienza e della presentazione di sei produttori italiani e di uno spagnolo tutti uniti sotto la guida di Roberto Cipresso .Non so se è stata una semplice coincidenza , chi lo sa, ma il sogno non era finito perchè in occasione della manifestazione ho rivisto alcune delle prime cantine intervistate- dalla Sardegna alla Maremma, fino al Piemonte- per il genio di Bassano del Grappa  .  Stringere nuovamente la mano, specie dopo la pandemia, della gente e di quelle che qualche anno prima avevo descritto solo tra le righe è stata un’emozione difficile da spiegare. Per cui questo post  prova a essere un umile tentativo di convertire in parole quegli attimi di gioia indimenticabile.

Buona lettura!

Vinitaly 2022: Trend e novità ! 

Non c’ era alcun dubbio che i numeri del  Vinitaly 2022 sarebbero stati esplosivi (4.400 espositori) . Il format ha rispecchiato quello del passato, a cui  si sono aggiunti degli spazi inediti che hanno visto protagonisti:

  • ‘Vinitaly Bio’ :  vini green certificati italiani  e stranieri ;
  • ‘Micro Mega Wines’ , ‘Micro Size’, ‘Mega Quality’ : vini italiani di altissima qualità, reperibili in piccole quantità d’autore;
  • ‘Enolitech’ :  innovazione e   tecnologica applicata alla vitivinicoltura, olivicoltura e beverage;
  • Vinitaly Design’ : salone indirizzato a tutte le nuove mode in merito  agli accessori  per ristorazione e sommellerie ;
  • ‘International Wine Hall’ :  vini e distillati provenienti da ogni parte del pianeta.

Le tre novità di Roberto Cipresso al Vinitaly 2022

Che  Roberto Cipresso   non  finirà mai di stupirci è ormai una certezza. Perché propone sempre qualcosa di rivoluzionario. Come i suoi vini, che modella  di continuo con dei blend mai banali per regalarci qualcosa fuori dal comune! Il riflesso della sua filosofia aziendale è stato il suo stand al  Vinitaly 2022 : il n. 9  B12 Toscana   Quello è stato un vero e proprio laboratorio di vino e di idee che ha visto i riflettori puntati su:

  1. Sette cantine firmate Roberto Cipresso: I Garagisti di Sorgono (Sardegna), Cantina Ribote (Piemonte), MaremmAlta (Maremma), Cantina Corte Capitelli  (Veneto), Tenuta Donna Madia, (Puglia),  Centimetro Zero (Marche); Bodega Santa Caterina, (Palma di Maiorca);
  2. Mosaico per Procida 2022 : un  assemblaggio  di 26 vitigni campani . Si tratta della grand cuvée celebrativa creata da Roberto Cipresso in onore di Procida  capitale della cultura 2022. Un conccept enoico di successo lanciato dal giornalista  Gaetano Cataldo insieme all’ Ass. Cult. Identità Mediterranea di cui è presidente;
  3. Un vino per la pace in Ucraina : un’anticipazione di un altro capolavoro dell’enologo nazionale. L’idea prevede  di realizzare  per la pace in Ucraina un vino fatto dal suo vitigno autoctono, cioè l Odessa black . Così la vite  diventa simbolo di speranza per la fine della guerra con la Russia.

Vola solo chi sa osare! 

Per ordine entriamo nel vivo di questo grande circo del vino focalizzando l’attenzione sul primo punto descritto in alto, perchè è stato quello che ho toccato con mano. Ho letteralmente afferrato lo spirito  di Roberto Cipresso nel  fare vino :  andare oltre le regole! Testa e cuore, scienza e intuizione per creare dei blend inediti.

Nettari pregiati che sono il risultato del connubio dei vitigni più rappresentativi della viticultura globale.  Quelli cioè che si snodano lungo un filo immaginario posto sul 43° Parallelo Nord, che va dalla Georgia al Nuovo Mondo. Cerchiamo di capire di cosa sto parlando qui in basso.

Vinitaly 2022:  il vino secondo  Roberto Cipresso! 

Come avrete ben capito, Roberto Cipresso  ha un modus operandi in fatto di vino che sorprende sempre più , e conquista! La sua è un’ossessione calibrata  per ottenere  un vino che possa avvicinarsi alla perfezione. Per raggiungere questo traguardo  si affida alle straordinarie matrici dei suoli della Toscana, dell’Umbria e delle Marche. Queste tre regioni sono infatti attraversate in Italia dal leggendario 43° Parallelo Nord. Ma che cos’è esattamente questo concetto, base assoluta di tutto il suo lavoro?

Ci troviamo di fronte  a una congiunzione fortunata di terre  d’elezione dove nascono e prosperano alcune delle varietà più espressive in assoluto: Verdicchio, Sangiovese, Montepulciano, Vermentino e Sagrantino. Questa linea immaginaria non rappresenta un semplice dato cartografico, ma racchiude un concetto rivoluzionario di terroir diffuso.

Il 43° Parallelo Nord  è un asse simbolico, storico e profondamente mistico, capace di avvolgere l’intero globo terrestre. Questo orizzonte unisce idealmente i luoghi in cui la viticoltura ha emesso i suoi primissimi vagiti, come le antiche valli del Tigri e dell’Eufrate e le terre della Georgia, fino a toccare le nuove e avveniristiche frontiere vinicole oltreoceano  nell’Oregon. Si tratta di una coordinata geografica speciale, che sorvola santuari di immensa energia spirituale come Medjugorje, Assisi e Santiago de Compostela, quasi  a voler trasmettere ai frutti della terra un’aura ancestrale e identitaria.

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7 Cantine gioiello  firmate Roberto Cipresso!

L’ instancabile visione creativa di Roberto Cipresso  non conosce  sosta, vede castelli laddove altri ci scorgono solo pietre. Non a caso l’angolo divino di Roberto Cipresso al Vinitaly 2022  è stato un melting pot delle migliori aziende vitivinicole tutte legate da una forte partnership con l’enologo.

Il tocco del maestro ha impresso una svolta decisiva. Queste cantine stanno facendo rumore in campo  per la purezza e l’originalità dei loro sorsi. Ognuna di esse custodisce  un frammento di quel puzzle planetario racchiuso nel principio del 43° Parallelo Nord. Eccole nel dettaglio!

1. I Garagisti di Sorgono, Sardegna

Tra i ricordi più vivi del mio percorso nel vino, quello legato ai I Garagisti di Sorgono occupa un posto speciale. Fu infatti il primo wine report che sviluppai  per Roberto Cipresso, un’esperienza che accese la scintilla del vino vissuto e narrato fra i filari.

Chi sono ? Pietro UrasRenzo Manca, Simone Murru : tre giovani imprenditori della provincia di Nuoro che si sono affacciati sul  mercato nel 2015 . Il loro scopo è stato  chiarissimo: fare vino in modo puro, rubando il mestiere ai vecchi artigiani. Si sono ispirati al movimento francese dei  vins da garage.  

Come i vigneron d’Oltralpe hanno voluto solo imbottigliare poche bottiglie mettendoci l’anima dentro e  curando ogni singolo grappolo. Il risultato di questa marcia aziendale sono delle microproduzioni amatoriali di vino all’ interno della  Mandrolisai DOC : una piccola denominazione vinicola nel bel mezzo  della terra dei Nuraghi. Essa comprende i comuni di : OrtueriAtzaraSorgonoTonaraDesulo, e Samugheo. La sua unicità risiede nello storico uvaggio previsto dal disciplinare, ottenuto dall’unione dei tre principali vitigni sardi:

I Garagisti di Sorgono  stanno portando un’ondata di rinnovamento nei vini della Mandrolisai DOC. Rispetto al passato i tre amici possono essere considerati come i pionieri del vino della Sardegna centrale: non si accontentano più di assemblare quantità  casuali di vitigni. Al contrario studiano la vite  in modo più approfondito , concentrandosi sui tempi di maturazione dell’uva.  Sudano per guadagnare  equilibrio, precisione ed espressività. Da questo approccio nascono vini più intensi,  e capaci di esprimere con autenticità il carattere del Mandrolisai DOC.

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2. Cantina Ribote, Piemonte

SuaMaestà  Piemonte entra in scena con la Cantina Ribote  (1980): da cinque generazioni sono il simbolo dell’eccellenza dei vini piemontesi. Siamo nelle colline delle  Langhe  , un fazzoletto di terra vocato da secoli alla viticoltura. Guardando la mappa, questo paradiso tutto italiano si sviluppa tra la provincia di  Cuneo  e quella di Asti . I suoi confini geografici si suddividono in Alta Langa   (fino a 896 metri) e Bassa Langa (con quote genericamente inferiori ai 600 metri).

Nei loro 35 ettari di terreni a Dogliani (CN) la famiglia Porro   coltiva il Dolcetto , vitigno autoctono generoso e versatile. Da oltre vent’ anni  coltivano  queste uve, che provengono da piante che hanno un’ età compresa tra i 10 e i 95 anni, e  vinificandole prevalentemente in purezza. Le versioni più rappresentative sono:   Dogliani  , Dogliani DOCG, e Dogliani superiore. Vini Ribote sono biologici e di alto livello, su cui si interviene solo laddove è estremamente necessario. L’esclusione totale di sostanze chimiche, di diserbanti e di insetticidi, applicata rigorosamente fino all’imbottigliamento, garantisce vini  puliti che tutelano la salute del consumatore e l’integrità dell’ambiente.

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3. MaremmAlta, Toscana

MaremmAlta è la cantina di Stefano Rizzi che ci porta con i suoi vini  a Gavoranno , un piccolo paesino vicino a Grosseto . Siamo esattamente in  Maremma, la zona  più selvaggia  e meno  conosciuta della Toscana , che  si estende per  5000 km2   da Livorno fino a Civitavecchia. Vent’anni fa Stefano Rizzi vendeva il vino in qualità di   vicepresidente della Winebow (gruppo specializzato nell’export del vino italiano negli USA fondato da Leonardo Lo Cascio). Oggi lo produce, ed egregiamente. 

Da allora il poliedrico imprenditore romano si dedica alla sua splendida  azienda agricola  immersa in  16 ettari di rigogliosa e fertile campagna toscana. Qui coltiva Ciliegiolo, Syrah , SangioveseCabernet Sauvignon, Vermentino e Viognier . E ne vengono fuori vini straordinari  per lo più lavorati in purezza.

4. Cantina Corte Capitelli, Veneto

Cantina Corte Capitelli è un business giovane . Ci troviamo  a  Montebello Vicentino (Vicenza). Questa è una provincia  ad alta vocazione vitivinicola.  Il cammino di questa coppia di ragazzi  innamorati,  brillanti e capaci è appena iniziato! Il loro desiderio è quello di trarre il meglio dalla Garganega, vitigno a bacca bianca tipico delle colline vicentine. Da esso  confezionano le loro principali bottiglie.

I vigneti della Cantina Corte Capitelli sono prevalentemente disseminati in località Conca D’ Oro . Questo è un ampio anfiteatro naturale incastonato nelle Prealpi vicentine. Si tratta di una suggestiva dimora custode di un  terroir introvabile altrove. Le particolari caratteristiche di questo ambiente pedoclimatico sono una felice esposizione a sud-est  e la natura vulcanica dei suoli. In particolare vi suggerisco di ordinare il loro Doradorosè. Questo è un rosato di Syrah e Tai , che colpisce perchè riesce a essere delicato al primo assaggio, ma anche deciso nella sua elegante persistenza. Sicuranente è un vino ricercato , di cui ricordo la vivace freschezza e mineralità. 

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5. Centimetro Zero,  Marche

Ad onorare il ricco patrimonio vitivinicolo del centro Italia I Vini cm 0 : circa 600 etichette realizzate da Roberto Cipresso e dai ragazzi con disabilità intellettive del ristorante sociale  Centimetro Zero , a Pagliare (Spinetoli),  Ascoli Piceno. Con  il supporto e la supervisione di Roberta D’Emidio, responsabile della locanda del terzo settore, il guru del vino dimostra ancora una volta che il vino è motivo di crescita,  solidarietà e speranza.

Roberto Cipresso e Roberta D’Emidio sono due grandi personalità che hanno messo il loro sapere fare al servizio di chi è stato meno fortunato. E nonostante tutto si sorride e si va avanti! Un qualcosa di così speciale che anche il presidente della Repubblica Mattarella ha riconosciuto pubblicamente l’alto valore di questo modello di convivenza civile e solidale.

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6. Tenuta Donna Madia, Puglia

Rotoliamo verso il Sud d’Italia con la scheda di Tenuta Donna Madia : il desiderio del medico  Bartolomeo Lofano di  continuare  una vecchia attività di  famiglia. Con il prezioso aiuto di Roberto Cipresso la  Tenuta Donna Madia è un cantiere in divenire nella  soleggiata Contrada Petrarolo in Puglia . Un luogo speciale pieno di  filari di Fiano, Primitivo e Sangiovese e alberi di olivo, protetti dagli antichi muri a secco. Ad un’altitudine di circa 200 metri ,  il Mare Adriatico influisce sul vigore  delle tre uve  della tenuta, da cui scaturiscono queste due formidabili etichette:

  • Donna Madia 2019: un rosso esplosivo di 25%  Primitivo e 75%  Sangiovese. La vigna è coltivata  ad un’altitudine di 195 m s.l.m. nell’entroterra del territorio di Monopoli. Il colore è rosso rubino,  al naso regala sensazioni di ciliegia e confettura di fichi, e note che ricordano il cuoio e il tabacco. Al palato entra lentamente e poi si accende con un gusto  pieno e definito. Il gusto, coerente con l’olfatto, porta sensazioni retronasali di frutta matura. Ha una buona definizione e una buona persistenza;
  • Fiano Minutolo 2020: un bianco da Fiano  in purezza. Un vino da pasto dal colore  giallo con riflessi finemente verdognoli, al naso ricorda subito la pesca bianca , fiori secchi e zafferano.  Al palato è suadente con note vibrate di mela gialla e miele. Chiude con una buona acidità che imprime una buona persistenza e pulizia.

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7. Bodega Santa Caterina, Maiorca

Al presente la  consulenza internazionale di Roberto Cipresso è un fronte oggi in continua espansione globale. Spicca l’esempio della  Bodega Santa Caterina,  un cantina fondata nel 1984 da Stellan Lundqvist a Maiorca. Questi fu un viticoltore svedese che si innamorò  di questa perla delle Baleari,  e vi piantò per primo le varietà nobili di Francia:  Merlot, Cabernet Sauvignon, Chardonnay e Syrah.

Nel 2002 , dopo una serie di vicissitudini e problematiche personali , l’azienda cessò la sua attività produttiva , per poi ripartire  nel 2014  grazie all’impegno dei figli . Da allora in poi  Bodega Santa Caterina  è attiva nel consolidare uno standard elevato dei loro vini, dei quali vi descrivo le etichette più interessanti: 

  • Inguany 2020: un rosso dall’anima latina intitolato così dalla parola catalana  “inguany'” , che significa “carpe diem”. Non cogliere al volo l’occasione di bere questo vino fatto da Calette (Cannonau) e Mandò (Alicante), sarebbe un peccato!  Il colore è rosso porpora, con riflessi violacei. Al naso risulta  complesso, con aromi di frutta nera , pepe, caffè e  caramello e tostato. Il suo finale è elegante, rotondo e lungo, con  un retrogusto di caramello e note tostate;
  • Bianco Mallorca 2021: un bianco fatto di Viognier , Girò Ros e Prensal che piace a tutti, quasi un vino universale, che tira secco come uno champagne. Il colore è giallo paglierino. Al naso è fresco, molto espressivo con aromi di  mela ,  pera e ananas . Un vino bianco soave , con una buona un’acidità integrata, e  un retrogusto  vaniglia.

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Conclusioni. Vinitaly 2022

Innanzitutto per me viaggiare è come l’aria che respiro: una necessità prima che un capriccio. Apre la mente ,  insegna  a osservare il mondo da  prospettive differenti,  e inevitabilmente migliora l’approccio alla vita e il rapportarsi agli altri.  La lista dei motivi per fare le valigie  e lasciare la propria comfort zone è davvero infinita . E il vino, senza dubbio,  per me è diventato un fattore scatenante per vagabondare, perché  ti catapulta laddove tutto ha origine.  In fondo, questo è anche uno degli assiomi che   Roberto Cipresso  ripete  più spesso durante le sue lezioni sul vino nelle conferenze in giro per le unversità italiane.

Troppo spesso il vino è  associato  al solo atto del bere e al piacere del bere o ai momenti di convivialità. In verità è molto di più. Il vino è cultura quando nasce in vigna, quando viene prodotto e persino quando viene condiviso a tavola. Non si sceglie soltanto in base al gusto o a criteri pratici, ma  anche per le emozioni e le sensazioni che riesce a veicolare. Ogni bottiglia imprigiona un paesaggio, una saga familiare, e l’attaccamento alle proprie radici.  Proprio questo è il messaggio  che Roberto Cipresso  ha professato al Vinitaly 2022.

Vinitaly 2022: dati interessanti!

Infine, non bisogna dimenticare che il vino rappresenta anche uno dei grandi motori dell’economia italiana. Non a caso il Vinitaly 2022 ha dimostrato ancora una volta che il vino italiano resta la prima voce dell’export agroalimentare . Il suo fatturato è  in continuo aumento . Un successo non scontato in un mercato mondiale in continua evoluzione, sempre più affollato e competitivo. Leggiamo insieme  alcune delle più interessanti statistiche emerse secondo la  fonte ASNALI (Ass. Naz. Aut. Liberi Imprenditori):

  • Erano presenti ben 88.000 operatori, e il 28% di questi erano stranieri (25.000) provenienti da 139 paesi. Questo dato testimonia una  rinascita economica;
  • Sul fronte delle presenze estere, la leadership appartiene in ordine di importanza a: USA, Germania, Regno Unito, Canada, Francia. Seguono Svizzera, Belgio, Olanda, Repubblica Ceca e Danimarca.  In ambito extraeuropeo si segnalano come emergenti: Singapore, Corea del Sud, Vietnam, India e Africa.

A conti fatti ,  il  Vinitaly  ha scandito l’evoluzione del sistema vitivinicolo nazionale e internazionale. Sin dal 1967 anno della sua fondazione.  Perchè ha compiuto una vera rivoluzione culturale. Ha cambiato il volto del vino da semplice prodotto agricolo di consumo quotidiano a icona di stile, economia e turismo. Era arrivato il momento di dare  dignità internazionale al lavoro dei vignaioli.


MaremmAlta, la cantina di Stefano Rizzi in Maremma

MaremmAlta, la cantina di Stefano Rizzi in Maremma

“…O mite terra che di fieno odori
di grano ancor 
baciata dal maestral vento di mare
questo lo so 
o terra che sei il regno dei colori 
una canzone a te voglio cantar. 
E canto sol per te Maremma mia
a mia canzon 
or che la primavera è rifiorita 
di rose e fior
a te che ispiri al cuor la poesia
queste parole voglio dedicar…”

Spartaco Trapassi / Elioi Menconi 

 

‘MaremmAlta’, la cantina di Stefano Rizzi

A inizio primavera  raggiungo MaremmAlta’, una cantina di nicchia vicino Grosseto, seguita da Roberto Cipresso, agronomo di fama internazionale, con cui collaboro ormai da circa cinque anni. Ed ecco che parto da Pisa per intervistare Stefano Rizzi ,  il proprietario di questa splendida azienda agricola. 

Ancora una volta mi ritrovo a fare un wine report  davvero speciale che mi porta a scoprire il ‘Morellino di Scansano‘ , uno dei rossi più buoni della Toscana!  E dietro questo bicchiere divino ci sta lo splendore della terra in cui cresce rigoglioso, cioè la Maremma. Seguitemi per scopire questa  terra magica ! 

La Maremma , il polmone verde della Toscana

La Maremma è un angolo di paradiso della Toscana ancora poco conosciuto.  Dal fascino mediterraneo e  dai confini ben difficili da definire, la Maremma   si estende per  5000 km2 ,  da Livorno fino a Civitavecchia.

Ed è proprio in questi spazi  battuti dai Butteri, i mitici pastori a cavallo per il bestiame a pascolo , che sette anni fa Stefano Rizzi  fondò la sua impresa vinicola ‘MaremmAlta’. Siamo precisamente a Gavoranno un piccolo paesino sul versante settentrionale del Monte Amiata a est di Scarlino.

Qui Stefano Rizzi   si trasferì  dall’ America , dopo trenta anni di vicepresidenza allaWinebow’ (gruppo strategico per l’export del vino italiano negli U.S.A.  fondato nel 1980 da Leonardo Lo Cascio). Ma soprattutto fece il grande passo per amore dei tre figli Ettore, Diletta e Domitilla.

Storia  della Maremma

La Maremma seduce per la diversità dei suoi paesaggi mozzafiato tra mare e monti,  per l’arte, la cultura e la tradizione enogastronomica ereditate da antichi popoli e nobili, che la dominarono, e resero eterna.

Dagli Etruschi ai Romani, dagli Aldobrandeschi ai Medici, dagli Asburgo Lorena al secondo dopo guerra la Maremma si trasformò da un luogo malsano,  a uno che si sceglie per viverci o per soggiornarvi!

Perché  si chiama Maremma? 

C’è un riferimento di questo periodo triste  della  Maremma nell’etimologia del suo stesso nome . Esso  forse deriverebbe dal castigliano ‘marisma‘, che vuol dire ‘palude’. 

La Maremma  ebbe dunque  un passato di inferno fatto di malaria. Il suo popolo dovette lottare per la sopravvivenza per via delle aree palustri cirocostanti. Queste già dall’ Alto Medioevo la circondavano a causa dell’innalzamento dei tomboli , che cordoni di sabbia costieri che provocavano il ristagno delle acque. 

Da palude malsana a territorio di eccellenza sotto il potere di Leopoldo II

Successivamente la situazione i Maremma migliorò  per merito del piano di bonifica intensiva del granduca di Toscana Leopoldo II eseguito nel XIX secolo, che si protrasse fino al primo dopo guerra.

Quel tragico  trascorso di morte rimase unicamente un refrain in vecchie canzoni popolari. C’è ne traccia anche  nelle imprecazioni tipiche della parlata colorita dei Toscani, ove la Maremma ora è poeticamente amara‘ ora irriverentemente maiala’.

Il progresso della Maremma

Quello della Maremma fu un progresso sociale lento , una ripresa faticosa fatta da menti illuminate e dal sudore delle braccia di contadini, falegnami, boscaioli, minatori, allevatori. Tutti questi lavoratori  scommisero tutto quello che avevano nella Maremma Proprio come fece Stefano Rizzi.

Inizialmente  Stefano  seguiva la fattoria ‘Le Pupille’ , sotto la scuola francese di Christian Le Sommer . Questi era il luminare di Les Domaines Baron de Rothschild-Lafite’. Successivamente dopo vari e complicati passaggi della sua esistenza,  proseguì per la sua strada fondando quella che è oggi la sua cantina ‘MaremmAlta’

‘MaremmaAlta’, il laboratorio divino di Stefano Rizzi

La mia avventura in Maremma  comincia quando fuori dalla stazione a Grosseto c’è ad aspettarmi Letizia Borselli.  Mi saluta e con la sua Dacia bianca ci  avviamo per andare a   ‘MaremmAlta’. Letizia è una donna dai tratti gentili e riservata. Dopo qualche minuto di strada, prende un po’ di confidenza , dicendomi  che è contenta di avermi come ospite nella loro tenuta.

Durante il tragitto Letizia mi confida che il loro business è gestito al meglio e con la massima dedizione. Ovviamente sottolinea il fatto che la loro realtà aziendale è a conduzione familiare, molto diversa dalle vicine cattedrali del vino quali: 

Qual è il segreto del successo della cantina ‘MaremmAlta’

Letizia dice che il cosiddetto x-factor della cantina  ‘MaremmAlta’  è quello di essere dei bravi e semplici vigneron, che fanno questo lavoro perché  lo amano. Vogliono fare vino, perché non saprebbero fare altro.  Il loro nettare soddisfa dai palati più semplici a quelli più esigenti. 

Dall’asfalto della provincia di Grosseto ai girasoli e i cipressi dei campi maremmani il passo è davvero breve. In meno di un’ora giungiamo a ‘MaremmAlta’ , a Gavorannoin località Casteani.  Stefano mi attende a braccia aperte  a ‘MaremmAlta’ per raccontarmi la loro storia.

‘MaremmAlta’ , la cantina  del  vigneron  artista

Varco la porta di un antico casolare ristrutturato in chiave moderna. Questo è circondato da  filari in fiore e uliveti secolari, da cui viene estratto un olio eccezionale.  A farmi festa tanti cagnolini scodinzolanti, e lo stesso Stefano Rizzi,  un signore alto e distinto, dagli occhi azzurri e sinceri . 

Stefano mi offre un bicchiere della loro profumatissima Ansonica’ . Si fa un brindisi insieme a Letizia e suo fratello Federico Borselli. Mi sono sentita come a casa.

Gli interni da galleria! 

Prima di gustare ogni sorta di prelibatezza, Stefano mi mostra gli interni del suo casolare. I colori esterni ed interni sono caldi . Si nota subito una ricerca dei dettagli infinita, soprattutto negli arredamenti . Essi sono molto lineari ed easy chic.  Negli scaffali ci sono libri di ogni genere, prevalgono quelli dedicati alla pittura.

Lo spirito del collezionista di Stefano trasuda dalle pipe di ogni forma e foggia e dalle tele di valore che abbelliscono ogni parete del suo nido. Intanto lo ascolto mentre mi spiega cosa è il vino! 

Stefano concepisce il vino come un miracolo tra intervento della natura e quella dell’uomo. E quando ciò succede si genera un capolavoro, perché perfetto equilibrio di  sentimento e tecnica. Il sole è invitante, e l’aria frizzante.

vini 'MaremmAlta'

Degustazione in giardino dei vini ‘MaremmAlta’

Ci accomodiamo nella veranda. Tutti insieme imbandiamo la tavola per il nostro pranzo luculliano a base di squisitezze a chilometro zero: porchetta, lardo, patate arrosto, formaggi , pane e dolci di riso, abbinati alle migliori etichette di ‘MaremmAlta’:

  • ‘Lestra 2020’ : è un vino bianco di Viognier al 100 % . Giallo paglierino, al naso è caratterizzato da percezioni d lime e albicocca, iris, giglio e acqua di rose. C’è un sottofondo di menta e pepe bianco . L’assaggio è fedele al naso, con un’ esplosione di morbidezza e sapidità . Perfetto per aperitivi formaggi, pesce e primi;

  • Micante Bianco 2019 ‘ : Vermentino (90%) e Sauvignon (10%), è un bianco proveniente da vigneti giovani e vigorosi. Si ammira un bel giallo chiaro luminoso .  Al naso esprime sentori intensi di frutta esotica, ananas e pesca bianca, insieme a note di erbe aromatiche e qualche accenno di agrumi. Al palato si avverte subito una piacevole freschezza e mineralità . Il  finale è agrumato , misurato, ma  intenso. Si presta a buona longevità in bottiglia. Ideale per piatti a base di pesce;

  • Micante 2019′ : Sangiovese 80% e Cabernet Sauvignon 20% puramente biologico e certificato, manifesta un rosso rubino accesso e raggiante. Al naso si respira mirtillo, prugna e ciliegia. A questi sentori  si avvertono sensazioni di viola, sottobosco, foglie secche e lievi accenni balsamici di eucalipto. La bocca gode di struttura piena , morbidezza avvolgente e suadente freschezza. Il finale è burroso e persistente . Consigliabile per grigliate di carne;

  •  ‘Poggio Maestro 2019’: un Syrah 100 % biologico , che cresce perfettamente in Maremma con i suoi terreni  calcareo-silicei. Di un rosso rubino carico , è intenso e speziato al naso. Esso è carico di sentori di amarena sotto spirito, cioccolato fondente, pepe, e grafite. Al  palato si presenta corposo e scalpitante con un lungo finale balsamico. Ottimo per formaggi, salumi, piatti a base di carne;

  • ‘Ciliegiolo Casa Rizzi 2019’ : è una carta da giocare quella del Ciliegiolo, vitigno autoctono del sud della Toscana, che invece di essere usato come taglio per il ‘Chianti’ , viene fatto in purezza. Dal rosso rubino, al naso esso sa di ciliegia e viola con qualche accenno di pepe e noce moscata. Al palato è ampio, pieno di polpa. La sua acidità non molto spiccata. I tannini sono invece forti, e  danno slancio al vino senza prepotenza alcolica. La persistenza è gradevole e di frutti di bosco selvatici. Abbinabile ad aperitivi, formaggi, salumi, primi, secondi di carne e preparazioni BBQ .

Come nasce ‘MaremmAlta’?

Dopo aver pranzato , Letizia ci lascia per prendersi cura dei suoi cuccioli. Con Stefano e Federico ci rechiamo tra le vigne di ‘MaremmAlta’.  Intanto  la luce del giorno si smorza,  pennellando di arancione la campagna maremmana.

Giungiamo nel punto più lontano della cantina, da cui si ha una panoramica meravigliosa sui 16 ettari (di cui 6 in affitto) dell’azienda agricola. Questa produce  30,000 bottiglie annue , e sono vendute prevalentemente in Italia e in Nord Europa.

Un  ristorante particolare! 

Tutto intorno è la pace, e si ode solo il cinguettio degli uccelli e il fruscio degli alberi, che sembrano come delle colonne che reggono un cielo turchino e terso. Saliamo su degli scalini e arriviamo in cima a una maestosa quercia. Qui sopra   Stefano ha costruito un piccolo locale  plen air .

Stefano ha organizzato tante  degustazioni su questo delizioso  ristorante posto su un  albero, che è  fatto tutto in legno . E le richieste dei clienti aumentano , tanto che pensa di attrezzarlo e allargarlo per ricavarne un petit chateaux ! Ad un certo punto lo sguardo  di  Stefano quasi si spegne. Questo perché  mi confessa di una tragedia immane, che da adolescente lo segnò nel suo intimo. 

La vita di Stefano Rizzi. Dal furto alla Capitale all’oro rosso della Maremma

Girando le lancette dell’orologio indietro nel tempo, Stefano ricorda di quando era dodicenne, quando rimase orfano di entrambi i genitori. In seguito  fu adottato dai Salesiani a Frascati. Ad aggravare la situazione la  sorella si ammala, ma non si perse d’animo.

Stefano cominciò a buttarsi sul lavoro per sopravvivere a quella disgrazia familiare. I  suoi primi guadagni li ottenne faticando come fattorino in uno studio notarile ai Parioli, quartiere vippaiolo di Roma. Destino volle che trovò conforto a   ‘Vigna Stelluti’, l’ enoteca più famosa dell’Urbe, quella dei fratelli Antoni in largo Stefano.

La gazza ladra di Roma

Stefano era attratto dai lustri di quel posto. Per  lui  quel posto rappresentava quella giostra mai goduta per un’ infanzia bruciata troppo velocemente. Stefano era come rapito dalla bella gente, che sembrava essere felice con un solo calice di vino in mano. Così rubò un’ampolla e pure delle più scadenti per capire quale fosse il segreto di quel misterioso elisir!

Luca uno dei proprietari, si accorse del furto e fece finta di nulla.  In fondo sapeva si trattava di una ragazzata. E finì pure per affezionarsi a quel biondo brigantello. Il piccolo da ‘quell’ ignobile gesto’ in poi frequentò assiduamente la sua lussuosa vineria. Luca trasmise tutto il suo sapere sul vino a Stefano  , che lo considerò come padre e  mecenate.

In appresso Stefano, dovendosi campare, si lanciò prima nella gestione degli spacci del ministero prima, e poi esplose come  top manager delle esportazioni del vino Italiano in America negli anni ottanta.

Bacco solleva dai dolori 

Prima di volare via, Stefano fu festeggiato da Luca con un ‘Barolo Bussia 68’, rammentandogli bonariamente:  “se vuoi fare come la volpe che frega le galline , almeno fallo bene la prossima volta!” .

Nelle parole di Stefano c’è molta nostalgia, e se guarda indietro, la fortuna è stata con lui come una donna capricciosa, che lo ha sedotto e poi abbandonato e poi ripreso, fino a farlo diventare l’uomo che è adesso.

Stefano è di una umanità disarmante, la stessa virtù che lo accomuna al suo amico e consulente Roberto Cipresso, incontrato qualche anno fa in occasione di una giornata AIS nella capitale.  

Il Morellino, il vino della Maremma

Contemplo la bellezza della Maremma, e Stefano me ne spiega i segreti. Dopo periodi nefasti, questa parte di Toscana è stata sanata e valorizzata al punto da vantare un terroir ineguagliabile e uan ricezione turistica di livello.

La Maremma è quel “…dolce paese dal quale derivai identico il carattere fiero e la poesia sdegnosa e l’animo in cui non si acquietano mai odio e amore, ti rivedo ancora e rivedendoti il cuore sussulta…”. Così Carducci  la immortalò, versi aulici legati ai ricirdi della sua fanciullezza ivi trascorsa! 

Le ‘DOC Morellino di Scansano’

Grazie agli sforzi , gli investimenti e l’acume di produttori illuminati , la Maremma  tuttavia e per fortuna, da brulla si è evoluta. Si è trasformata  in una sorta di eldorado viticolo consolidato e certificato con una DOCG, sette DOC, due IGT e a ‘tre Strade del Vino’:

Vitigni della Maremma

Le caratteristiche pedoclimatiche della Maremma sono particolari:

  • La presenza contemporanea e ravvicinata di mare, montagna e colline, la rendono unica:
  • Gli inverni non sono mai troppo rigidi e le estati mai eccessivamente calde

Questo spiega perché i vini  della Maremma  , da secoli vocata alla viticultura, sono di alta qualità. Essi possono essere bianchi, rosati, passiti, vinsanti, e di vendemmia tardiva. La Maremma è ormai proiettata verso una lavorazione moderna dei suoi vitigni più diffusi quali: 

Senza ombra di dubbio dal tufo di Pitigliano  alle terrazze dell’isola del Giglio, la Maremma è  testimonial indiscusso della Toscana in fatto di vino. E il ‘Morellino di Scansano’ ha contribuito indiscutibilmente alla sua fama.

Sua maestà, il Morellino di Scansano 

Il ‘Morellino di Scansano , DOCG dal 2007, è originario dell’omonimo comune di Scansano e del comprensorio delle cittadine di: 

Secondo quanto previsto dal disciplinare, il ‘Morellino di Scansano DOCG’ deve contenere: 

Esso inoltre va  vinificato in vasche di acciaio inox. Solo la versione riserva, più strutturata, prevede un invecchiamento di due anni in botti di legno.

Perché  si chiama ‘Morellino’

Il termine ‘Morellino’ è stato introdotto, intorno al 1700, dai viticoltori di Scansano per indicare il loro vino, vigoroso , scuro intenso nel suo rosso . Esattamente come il manto dei cavallo detti ‘morelli’ , che venivano utilizzati per trainare le carrozze dei nobili verso Scansano, dove si recavano per acquistare proprio il vino.

Qualcuno sostiene, invece, che il termine sia da attribuire all’uva Sangiovese impiegata per la sua produzione e denominata ‘morella’ in Maremma.

4 buoni motivi per visitare la Maremma

Maremma oggi è una meta turistica ambita da milioni di visitatori da tutte le parti dell’Italia e dell’estero. Stefano mi svela che rimane davvero poco del suo passato da  ‘Medioevo buio’. 

Il  mezzo migliore per esplorare la Maremma  rimane sicuramente la macchina, proprio per essere indipendenti e permettersi di godersela appieno in tutto il suo splendore. La bellezza della Maremma  declina dal mare  alla montagna, dalla pianura alla collina, dai borghi medievali alle oasi naturalistiche, e tanto altro ancora. Sarebbe davvero impossibile elencare tutto quello che c’è da fare e vedere in Maremma. Vi regalo però un piccolo assaggio! 

1. Il Parco della Maremma

Il ‘Parco della Maremma’  chiamato localmente ‘Parco della Uccellina ,  fu istituito nel 1975 per un totale di quasi 10.000 ettari. Esso va da Principina a Mare’ (circa 20 km a sud di Castiglione della Pescaia) fino al promontorio di Talamone

2. Populonia

Populonia e il ‘Golfo di Baratti’ sono dei must da perlustrare della ‘Costiera degli Etruschi’.  Due località che abbagliano per il loro patrimonio archeologico e paesaggistico. Siete davanti i più antichi insediamenti degli Etruschi, civiltà all’avanguardia e misteriosa che ha lasciato di se tracce nel DNA del popolo toscano.

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3. Terme di Saturnia

Terme di Saturnia’  sono un centro termale incantevole situato ai piedi del borgo medievale di Saturnia . Questa oasi  è circondata da un parco . Innegabile  che sia una struttura di altissimo livello, sapientemente organizzata, in grado di soddisfare una clientela molto esigente. Il complesso è composto da  Spa & Golf Resort e Golf Club’

Immersi nelle quattro piscine termali all’aperto (da cui si alza un vapore suggestivo e rilassante),  si può godere  di  una magnifica vista sulla tipica  terra maremmana. Il fulcro delle terme è dato  costituite da un’unica sorgente termale,  la quale sgorga ad una temperatura costante di 37,5 gradi.

4. San Galgano

San Galgano è un luogo magico, che ti trasporta in un altro tempo, sospeso fra la realtà e il mito. Questo posto fantastico si trova a Chiusdino, in provincia di Siena. Di grande impatto è una singolare ‘Abbazia’   del  1200, che  appartenne all’ordine  dei monaci  cistercensi. Perse il suo prestigio e la sua ricchezza un secolo dopo, a seguito di una gravissima epidemia di peste,  che decimò la popolazione monastica.

Questa misteriosa  chiesa diroccata è legata alla leggenda d di San Galgano.  Prima di essere santo questi era un ricco cavaliere che si dedicò a Dio dopo l’apparizione Arcangelo Michele, che avvenne proprio qui . Esattamente a Montesiepi, si narra che  San Galgano  abbia conficcato la spada nella roccia, simbolo della scelta santa fatta.

Di questa ‘Abbazia’  sono rimaste solo le mura. Varcandole si entra in un edificio gotico, solenne, con un pavimento di terra ed erba e con un tetto di cielo e nuvole. Sorprendente è la forza che questi resti architettonici emanano,  nonostante le evidenti mancanze.

Tramonto in Maremma

Stregata da un tramonto che sfuma di riflessi ambrati il blu dell’orizzonte, mi accorgo che è ora di andare via dalla cantina MaremmAlta’ .Mi riprometto  di tornare quanto prima, perché la Maremma crea dipendenza. Non siete d’accordo?

In conclusione, posso confessare che la Toscana non smette mai di stupirmi. Ovunque ti dirigi, c’è sempre qualcosa da vedere o fare. Non c’è da meravigliarsi se è considerata dagli stranieri  la regione più affascinante d’Italia. Spero di avere contribuito nel mio piccolo ad avervi proposto un itinerario alternativo per le vostre prossime vacanze! 

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