“Alcuni non diventano mai folli. I loro vini devono essere proprio noiosi”
Charles Bukowski
Cantina Raustella , Ischia
Senza dubbio la Cantina Raustella (+39 331 784 8052 ) è stata un’altra scoperta d’ Ischia , perla del Mare Tirreno durante uno dei miei immancabili ritorni all’Albergo Locanda sul Mare a Ischia Porto. Questo palazzo antico che fronteggia il porto non è soltanto un hotel accogliente e strategico dove soggiornare: per me è una seconda casa.
Alla Cantina Raustella ci sono stata in un caldo pomeriggio di Luglio . In macchina mi sono avventurata fino a via Lorenzo Fiore, 49 d, 80081 nel comune di Serrara Fontana . Questo è un paesino ubicato nella parte più alta dell’isola : alle falde del Monte Epomeo . Qui i contadini scavavano per creare delle grotte per conservare l’uva. La Cantina Raustella è la più antica di queste cave. Le sue mura sembrano trasudare una storia vecchia di trecento anni quando sui loro dorsi i muli trasportavano i grappoli che dalla montagna erano poi scaricati al porto
La famiglia Mattera
La Cantina Raustellala è un’azienda vitivinicola a conduzione familiare , fondata dal nonno Francesco e portata avanti dal figlio Giuseppe e dal nipote Francesco . Il primo dedicò la propria vita alla terra, lavorando come fattore in un podere , che originariamente apparteneva a dei coloni di Vico Equense. Instancabile lavoratore, fino a novant’anni fu chiamato “raustella”, che in dialetto vuol dire “dalle guance rosse”. Soprannome che il secondo diede al podere, quando lo acquistò definitivamente nel 2010 . Venne successivamente aperto al pubblico , e nel 2019 fu rimodernato in un agriturismo di lusso .
Il terzo ha ereditato tutto. La sua missione è quella di fare conoscere questo piccolo eldorado a una clientela prevalentemente straniera. Sembra essere nato per fare ciò che fa e, si sa, è proprio in questo che risiede la felicità. La sua non è una strategia di marketing, ma una genuina voglia di far stare bene gli altri. Forse per restituire, almeno in parte, ciò che la vita gli ha donato e che lui sa custodire e valorizzare con rara sensibilità. Volete scoprire di più ? Allora leggete queste righe dedicate alla storia e alla descrizione di questo gioiello ischitano!
Buona lettura!
Storia della Cantina Raustella
Alla Cantina Raustella ci sono andata con due mie amiche: Olimpia e Alessandra . Dopo aver parcheggiato l’auto lungo una stretta strada di campagna, ci siamo ritrovate immerse in un silenzio quasi irreale. Per qualche minuto abbiamo cercato la tenuta senza riuscire a individuarla. A indicarci la strada è stata un’anziana signora seduta accanto al suo gatto, gli unici abitanti visibili di quel piccolo borgo sospeso tra cielo e nuvole.
Ad accompagnarci lungo il cammino c’era il frinire incessante delle cicale. Intorno si apriva una valle aspra e luminosa, modellata dalle caratteristiche parracine, gli antichi terrazzamenti di tufo verde che sorreggono le vigne e raccontano il legame profondo tra l’uomo e la terra.
L’incontro con Francesco
Fu allora che la Cantina Raustella si rivelò ai nostri occhi: un antico casolare lineare a cui si accede da un ingresso il cui tetto è un pergolato di foglie d’uva che facevano ombra. Appariva davvero come un santuario immerso nella quiete della campagna. Ad accoglierci sulla soglia c’era Francesco , il giovane responsabile dell’accolgienza. Con una stretta di mano sincera, ci ha accompagnate in un viaggio infinito attraverso la storia della sua famiglia e della cantina.
Francesco ci ha raccontato che sono serviti otto anni di lavoro perché quell’edificio usato in guerra come rifugio si riconvertisse in un laboratorio di vino e convivialità. Oggi quel vecchio riparo è stato ristrutturato e modernizzato e accoglie visitatori provenienti da ogni parte del mondo. Il successo arrivò fin dai primi anni di attività. Iniziò ad attirare migliaia di ospiti, soprattutto stranieri. Dopo la difficile parentesi della pandemia , l’impresa ha ripreso a crescere, confermandosi una delle realtà più apprezzate dell’isola.
Il segreto della Cantina Raustella
Alla domanda su quale fosse il segreto di questo successo, Francesco non ha avuto dubbi. La forza della Cantina Raustella risiede nella semplicità . E nella capacità di far sentire ogni visitatore parte di una storia più grande. In un’epoca dominata dalla velocità e dalla tecnologia, questo luogo continua a conquistare chi ricerca autenticità. Qui il vino è importante, ma lo sono ancora di più le persone e le tradizioni che lo accompagnano.
La nostra passeggiata era continuata nel cortile esterno dedicato al ristoro abbellito con tre giardini e antiche lanterne provenienti dalle regge borboniche. Facevano bella mostra tante collane di pomodorini gialli e trecce di cipolle .
Il coniglio all’ischitana
Ci siamo poi persi nella bellezza degli interni della cantina, destinati all’ospitalità dei clienti. . Ogni stanza era caratterizzata dalla presenza di diversi cimeli che sono legati alla tradizione agricola tramandata dalla famiglia nel corso delle generazioni. Ma quello che più mi ha colpito è stato il ristorante: una magnifica sala da pranzo imbandita a festa. Sparsi qui e lì c’erano quadri d’autore, un piano a coda e tavoli di legno di prestigio . Il locale è prenotabile su richiesta ed è aperto solo per cene ed eventi privati.
Cosa propone il menù? Unicamente il coniglio all’ischitana. Sono utilizzati solo animali allevati nelle fosse, cosa che dona al piatto un gusto unico. La sua peculiarità è che viene cucinato in un tegame di coccio . Poi viene condito con aglio, olio, peperoncino, piperna (timo selvatico) e i pomodori del piennolo. Infine, con il sugo restante vengono conditi i bucatini , per i palati più più esigenti.
Se poi siete insaziabili si possono anche ordinare antipasti a base di verdure a chilometro zero perché coltivate su un appezzamento di 13.000 metri quadrati. Un terreno infinito che alimenta parimenti i filari di grappoli isolani.

Giuseppe : l’amore per il vino e la famiglia
Nulla è lasciato al caso in cantina. Davanti all’entrata principale ci eravamo soffermate ad ammirare il grande portone ovale da cui poi si scendeva giù nella barriccaia. La serratura del portale è realizzata a forma di “R” ed era stata forgiata in ferro battuto recuperato dal riciclo di vecchi mobili d’epoca. Nelle immediate vicinanze non si poteva non notare : un corno rosso . Un tocco di originalità per dare il benvenuto a tutti i wine lover ed expert!
Varcata la soglia si apriva una suggestiva caverna scavata nella pietra nel 1885. Un lungo corridoio conduceva all’interno di ambienti caratterizzati da volte ad ogiva e sfiatatoi, elementi che conferivano al luogo un fascino antico e quasi solenne. Sulle pareti si susseguivano ritratti degli antenati, edicole votive e utensili agricoli. Torchi, frantoi, orci per l’aceto e focolari in pietra raccontavano la quotidianità di generazioni di contadini e vignaioli.
Una cantina museo
Molti degli spazi anticamente destinati alla lavorazione del vino sono stati recuperati e trasformati in ambienti accoglienti dedicati alla degustazione e alla convivialità. Qui il passato continua a dialogare con il presente attraverso storie, sapori ed emozioni. La visita si è conclusa salendo una piccola scalinata . Questa conduceva a uno dei simboli più suggestivi della cantina: un magnifico presepe napoletano realizzato da maestri artigiani partenopei. Un’opera che racchiudeva la stessa cura e lo stesso amore per la tradizione che si respirano in ogni angolo della Cantina Raustella .
Dopo essere usciti fuori dalla bottaia , ci siamo dirette in un angolo particolare della cantina. Era una piccola area immersa nel verde in cui si adagiava una grande macina per il grano . Questa era un vecchio strumento agricolo molto caro a Giuseppe, uno degli assi principali dell’azienda. Un uomo gentile e di poche parole che ha continuato a farci esplorare quell’oasi ischitana. Tra una chiacchiera Giuseppe ci parlava della sua passione per il collezionismo. Questa era cominciata quando era giovane e viaggiava per tutta la penisola per recuperare gli oggetti più strani . Ne aveva anche acquistati di prestigiosi , gli stessi che adesso arredano la sua cantina. Tra questi il suo grande orgoglio è un tavolo in madreperla trafugato in una rigattiera di Bologna. Una delle tante rigattiere che ha perlustrato in giro per l’Italia .
Bacco colpisce ancora!
In seguito Giuseppe ci ha guidato direttamente in un patio per la degustazione dei suoi nettari , che sono i principali vitigni isolani: il Biancolella e il Piede di Palumbo . Rispettivamente un bianco minerale e un rosso rotondo che sono perfetti per accompagnare le deliziose pietanze ischitane di mare e di terra. Questi vini sono più leggeri di altre etichette testate a d’ Ischia . Perché le uve della Cantina Raustella sono coltivate più in altura . E le vigne sono accarezzate da una frescura montana che mitiga dove serve l’aridità dei mesi estivi . Quelli che precedono la loro vendemmia autunnale del 04 ottobre, quando si festeggia San Francesco.
Tra un calice e l’altro abbiamo anche divorato una bruschetta rossa spolverata di origano e olive . Non ci siamo più alzate dalle sedie. Il lauto banchetto è proseguito con un tagliare cadauno di salumi e formaggi . E si è concluso con profitterol, frutta di stagione e amari di ogni tipo. Eccezionali quelli al basilico e al finocchieto. Nulla da fare venire alla Cantina Raustella significa ubriacarsi ma di benessere , pace e allegria.

