Ischia, Golfo di Napoli  

Ischia, Golfo di Napoli  

Ora sono commosso dalla Partenopea intrisa di luce,
il mio grazie è per te, Ischia,
cui un buon vento m’ ha portato
a goderti con dei cari amici”
W.H. Auden

Ischia: un tuffo nel blu del Golfo di Napoli  

Mare turchese, tramonti indimenticabili e un’atmosfera che invita a rallentare: benvenuti a  Ischia ! Paradiso mediterraneo , l’isola è  incastonata come una perla nel blu cobalto del  Golfo di Napoli . Dista 33 km  in direzione sud-ovest. Condivide la scena  cone le divine  Capri e Procida . Orgoglio e vanto del popolo partenopeo, Ischia  conquista per la sua autenticità, la varietà dei suoi paesaggi e la sua sorprendente estensione: non si può girare in pochi giorni, perché è immensa.

Spinta dal sogno di farmi travolgere dal suo charme a Ottobre sono partita da Pisa e sono arrivata alla Stazione di Piazza Garibaldi di Napolli.   Da qui poi ho preso la metropolitana: Linea 1, (Piscinola-Centro Direzioale) che è considerata tra le più belle d’Europa. Il tragitto verso il porto è stato semplice e  immediato, ci vogliono appena 10 minuti a piedi. Per il biglietto : il costo è di soli 1,50 € a tratta ed è acquistabile:

  • Presso le biglietterie automatiche nelle stazioni.
  • Nelle edicole, tabaccherie ;
  • Con pagamento contactless direttamente ai tornelli (carta o smartphone abilitato);
  • Tramite l’app UnicoCampania.

La fermata cambia in base al mezzo per approdare all’isola:

Da principio il vino : Cantina Pietra Tommasone!

Sbarcata sull’isola, la scelta della mia base è stata un ritorno alle origini: Ischia Porto . Proprio qui, tra il profumo di salsedine e il riflesso delle barche del suo porticciolo -detto  catino borbonico- è nato il mio legame più profondo con l’isola. La mia prima volta in questo eldorado risale a un wine report a una splendida cantina locale  Pietra di Tommasone . Fu nuovamente il vino, a guidarmi: un filo invisibile che mi ha condotta là dove è coltivato, tra colline e vigne che raccontano molto più di ciò che producono.

Per l’occasione sono stata ospitata all’ Abergo Locanda sul Mare  in via Iasolino, 80 .  In questo hotel, gestito da Giuseppe Macrì e Olimpia De Angelis , ho trovato molto più di un posto dove dormire: i proprietari mi hanno accolta sin dall’inizio come una di famiglia.  Da allora questo palazao bianco e azzurro del 1900 , centralissimo e a un quarto d’ora di camminata da entrambi i terminal marittimi,  è diventato il mio rifugio. Grazie ai loro  preziosi consigli   ho avuto la possibilità di esplorare  l’isola da viaggiatrice e non da turista.

Buona lettura!

Ischia : un’eruzione di meraviglie

Con i suoi 46, 3 km 2  Ischia (60.000 abitanti) è l’ottava isola più estesa d’Italia. Si trova all’interno  dell’area marina protetta del  Regno di Nettuno . Questo è un ecosistema straordinario dove è possibile fare immersioni e contemplare magnifiche grotte e archi, come quelle dette delle Formiche. Si può nuotare tra anfibi di varie specie, cetacei e delfini. E con un pizzico di fortuna magari si potrà scorgere il raro corallo nero  scovato dal giornalista subacqueo Franco Savastano nei pressi del borgo Sant’Angelo. Ischia si divide in sei comuni, che sono:

Se Dio in principio era il verbo, Ischia  è la più grande manifestazione della sua mano in terra. Il suo cielo si confonde con il mare al punto da unirsi in un’unica linea azzurra, sopra la quale i gabbiani volteggiano liberi  in una danza infinita. Soprannominata l’ Isola Verde per la sua rigogliosa vegetazione, Ischia è una cornucopia di piante rare: orchidee, felci, papiri, fiori dell’Ipomea, macchia mediterranea e castagneti.  Sopra questo giardino esotico svolazzano splendidi volatili quali l’airone cenerino, l’upupa, e il martin pescatore. Ciò che affascina di questo atollo campano è la varietà dei suoi scenari . Essi  vanno dalle pianure alle colline, dai boschi alle montagne che  degradano gentilmente verso le baie cristalline.

Ma come è nata Ischia?

Non è facile spiegare l’origine geologica d’Ischia.  In generale , secondo gli studi più recenti, si può dire si sia formata da una caldera di 7,5 km emersa dagli abissi 150.000 anni fa. Il sollevamento tettonico del fondale marino generò le montagne sui vari versanti isolani (con quote più elevate a nord che a sud), di cui la più alta è  l’ Epomeo . Questo monte si staglia nel bel mezzo d’Ischia   con i suoi 789 m. coprendo una superfice complessiva di 16 km².

Il tufo verde d’Ischia

Che  Ischia  ai suoi albori fosse sprofondata nelle sue acque è provato dal colore esclusivo di una roccia che esiste solo qui! Mi sto riferendo al tufo verde, una pietra vulcanica  di cui è composto l’ Epomeo.   La sua tinta verdognola è causata dal contatto prolungato con l’acqua marina prima di riaffiorare in superficie.

Il tufo verde   è simbolo indiscusso e anima stessa d’ Ischia. Esso è stato regolarmente adoperato per gli usi più svariati, da quelli ingegneristici a quelli ornamentali. Una testimonianza , questa, dell’eccezionale capacità adattativa dell’uomo al Creato, e di un passato che ora non c’è più.

Il mito di Tifeo

Proprio per questa sua natura vulcanica,  Ischia   è stata baciata per la presenza delle terme e maledetta per  le scosse telluriche . Però gli antichi erano meno scientifici nel dare una spiegazione dei pregi e dei difetti della loro patria. Secondo il mito, le terme erano infatti  le  lacrime del gigante Tifeo, che venne confinato nelle viscere d’ Ischia per la sua ribellione a Zeus.

La terra invece tremava, perchè ogni tanto il titano si stancava di reggere l’isola sulle proprie spalle e si scuoteva. Il dio greco non solo non permise al ribelle di prevaricarlo nella lotta per l’Olimpo, ma lo sconfisse, relegandolo sotto l’isola. Le varie parti del corpo di Tifeo, disteso nelle profondità, hanno battezzato alcune frazioni d’Ischia  quali: il Ciglio, la Bocca, Panza, il Testaccio,  e Piedimonte.

Storia d’ Ischia

Ischia   non è solamente un eden dove pellegrinare , ma è  anche un luogo in cui si vive benissimo. Non manca davvero nulla. Questo lo avevano capito anticamente altri popoli. La conquistarono e ci si stanziarono permanentemente per la sua posizione felice e le sue risorse.

Ischia   fu  la prima colonia della Magna Grecia  in Occidente!  I Greci di Eretria e di Calcide vi sbarcarono nel VIII secolo a. C.  denominandola  Pitechusa (ovvero “popolata dalle scimmie”). Del loro passaggio restano molti scavi archeologici a Lacco Ameno   eseguiti dal rinomato archeologo tedesco Giorgio Buchner .

I Romani e il Medioevo

I Romani (IV secolo a. C.) battezzarono Ischia con l’epiteto di Aenaria , che vuol dire  “metallo, poiché si estraeva ferro, piombo e rame. Un vero e proprio centro industriale infatti sorgeva in località Cartaromana . Nel 1972 ad una profondità di circa nove metri i due subacquei Pierino Boffelli e Rosario D’Ambra  riesumarono qualche resto di questa officina , che sparì per cause ancora sconosciute.

Dopo il disfacimento dell’Impero Romano seguirono secoli di saccheggi e barbarie ad di VisigotiVandaliArabi. Molte sono le strutture difensive che si disseminarono in tutta Ischia con funzioni di avvistamento e difesa. Come le torri sulle coste ischitane a base rotonde  fatte dai regnanti Angioini e a base quadrate degli  Aragonesi

Dai  Borbone all’ Unità d’Italia

Più tardi Ischia passò  sotto il controllo diretto della corona dei Borbone, che realizzarono numerose infrastrutture. La più importante fu  il porto voluto e  inaugurato nel  1854   da Ferdinando II. Da quel momento la comunità isolana prosperò economicamente essendosi  finalmente aperta ai traffici commerciali e turistici esterni.  Dal disfacimento del Regno delle due Sicilie  le vicende d’ Ischia  furono quelle relative  all’avvento dell’ Unità d’Italia.

Angelo Rizzoli :  la rinascita d’Ischia

Subito dopo le Due Guerre Mondiali Ischia rifiorì. Gli anni ’50 furono la golden age d’quando l’imprenditore milanese  Angelo Rizzoli (1889 – 1970) ci approdò per villeggiatura su invito dell’amico medico Pietro Malcovati. Fu questo brillante ginecologo che esortò il ‘cummenda’ a fare tutta una serie di finanziamenti che rimodernarono Ischia, che in breve si trasformò in un appuntamento inevitabile della mondanità cosmopolita . Anche se ovviamente non fu tutto in discesa!

Ovviamente Angelo Rizzoli finì per innamorarsi di quegli spazi immacolati, che mantennero la loro aura , fino a quando nello stesso periodo non scoppiò il boom del turismo  . Cosa che se da un lato fu un miracolo per le finanze d’Ischia, dall’altro in appresso scatenò una corsa per garantire la preservazione delle sue specificità ambientali (piaga dell’abusivismo edilizio).

Cosa ha fatto Angelo Rizzoli per Ischia? 

Angelo Rizzoli acquistò Villa Arbusto a Lacco Ameno (ora sede del Museo Angelo Rizzoli) e ne fece la sua residenza. Da allora iniziò a fare molti investimenti che promossero e svilupparono  Ischia  quali:

Ischia, l’sola dei VIP!

Senza dubbio Angelo Rizzoli  ribaltò  le sorti d’Ischia , che da selvaggia diventò tappa obbligatoria di uno star system internazionale . Era consuetudine potere incontrare attori quali :  Clark Gable ,  Ava Gardner , John Wayne, Delia Scala , e Anita Ekberg.

Oppure intravedere l’armatore greco Aristotele Onassis , il soprano  Maria Callas. Senza tralasciare i reali inglesi, i Duchi di Windsor, l’ultimo scià di Persia Mohammad  Reza Pahlavi,  gli scienziati Albert Sabin e Christiaan Barnard, i mitici De ChiricoHerbert Von Karajian ecc.

Giusto per citarne qualcuno! Angelo Rizzoli   fu anche un geniale produttore cinematografico che ambientò a Ischia  vari film con stelle del calibro di : Vittorio de Sica, Walter Chiari, Catherine Spaak, Peter Seller, Jack Lemmon, e Anna Magnani.

Ischia e il cinema

Comunque Ischia era  abituata ai riflettori sin da quando a Ischia Ponte nel 1909 aprì Unione,  la terza sala cinematografica più ampia d’Italia. Tuttavia, le luci della ribalta si accesero quando nel 1936 vi cominciarono le riprese del Corsaro Nero, di  Campane a Martello con Gina Lollobrigida, e del  Corsaro dell’isola Verde con Burt Lancaster.

Decisamente un colossale avvenimento fu quando nel 1957 Charlie Chaplin scelse Ischia   come anteprima mondiale per il suo capolavoro  Un Re a New York . La fortuna continuò nel 1963 quando in varie zone  d’ Ischia   la 20th Century Fox girò il colossal di Cleopatra con Liz Taylor  e Richard Burton ! Una produzione parecchio costosa in cui si possono ancora apprezzare alcune inquadrature della Baia di San Montano e che immolò Ischia   a una fama planetaria.

Da Lucchino Visconti all’era moderna

Certamente un’altra figura di rilievo per Ischia  fu Lucchino Visconti, padre del Neorealismo ,  primo movimento cinematografico di spicco in Italia del secondo dopo guerra. L’illustre regista lombardo si trasferì a Ischia  . Dal barone Fassini comprò un vistoso immobile , che  modificò in uno splendido cottage in stile liberty detto La Colombaia   (oggi mausoleo dedicato al regista)

Lucchino Visconti  ci visse fino al 1976 e fu il suo quartier generale , dove creò  pellicole eccezionali quali Senso,  Rocco e i suoi fratelli. Fu un via vai di collaboratori e celebrità quali Pasolini, Elsa Morante, Moravia

Il cinema a Ischia oggi

Dal 1970 in poi il cinema Italiano subì una crisi irreparabile e si spense anche  Ischia  , che si allontanò dal genere della commedia sexy all’italiana di quell’epoca. Qualche novità ci fu nel 2003 quando Michelangelo Messina lanciò l’  ‘Ischia Film Festival . Questo è un concorso per  lungometraggi che si tiene ogni Luglio presso il Castello Aragonese a Ischia Ponte. Di recente ci fu qualche risveglio con alcune riprese di successo con setting a Ischia, quali:

Le terme di Ischia   

Caratterizzata da un clima mite,  Ischia attrae tutto l’anno flussi di visitatori da ogni parte del globo per le sue famose terme. Fin dal 700 a.C.  Greci e Romani sfruttarono i poteri curativi delle sue acque termali , che resero pubbliche con l’apertura di edifici dedicati. Persino Plinio e Strabone  vantavano le loro proprietà terapeutiche nei loro scritti.

In seguito durante il Rinascimento il medico calabrese Giulio Iasolino  studiò e censì la  ricchezza termale ischitana , che venne impiegata in medicina. Il salto di qualità fu considerevole. Perciò si cominciò a catapultarsi a Ischia specificatamente per curare ferite, malattie e disturbi di vario genere.

Un bene che non era soltanto riservato ai ricchi e ai borghesi. Si pensò anche ai più bisognosi con la costruzione caritativa a Casamicciola del  Pio Monte della Misericordia. una delle Spa più gigantesche d’Europa.

Le terme a Ischia oggi

Il risultato dell’operato di   Iasolino fu che Ischia  venne riconosciuta come la stazione termale  più famosa del mondo! Ci si fiondarono pure Garibaldi a Camillo Benso  di Cavour ,   Arturo Toscanini  e altre insigni personalità .

Attualmente a Ischia ci sono più di trecento stabilimenti di diversa tipologia tra centri benessere, parchi termali e sorgenti spontanee: da quelli specifici per le esigenze curative a quelli ideati per il divertimento e il relax . Le fonti termali ischitane sono caratterizzate da acque notevolmente ricche di sali (da circa 2,5 a oltre 30 grammi/litro), cioè minerali, e calde o molto calde, cioè termali o ipertermali (dai 40 gradi in su).

Quante e quali sono le principali terme a Ischia?

In tutto si contano ventinove bacini idrotermali.  E ancora centinaia di fumarole. Il tutto  immerso in una natura esotica che abbaglia per la sua prepotente magnificenza. In basso un elenco delle terme ischitane in cui abbandonarsi, staccando la spina definitivamente da tutto e tutti:

Le Fonti di Nitrodi

A livello scientifico nelle vicinanze del paesino di Buonopane sono da visitare le Fonti di Nitrodi . Da cui sgorgano circa 12 mila litri di acqua all’ora , erogata a 28 ° attraverso docce, lavabi e piccole fontane . Il Ministero della Salute con il decreto n° 3509 del 9 ottobre 2003 ha dichiarato l’importanza di queste acque per la loro efficacia sul sistema gastrico, ginecologico, intestinale, ed epidermico. Hanno anche un effetto positivo per migliorare l’attività enzimatica, endocrina e respiratoria.

Alle Fonti di Nitrodi oltre a guarire ci si svaga perché  tra   fichi ,  ulivi e panorami mozzafiato c’è una struttura attrezzata per godersi tante iniziative rivolte al benessere fisico e mentale (yoga, musicoterapia, meditazione, mandala terapia, massaggi, terapie olistiche, ecc.). Si può anche finire la giornata stuzzicando qualcosa a un bio bar .

Ischia da mangiare!

Ischia  è un complesso di panorami molto diversi tra loro,  per tanto la gastronomia  è sia  marinara che contadina. Di base napoletana la cucina ischitana  è rivisitata, e risulta semplice e  molto saporita e con qualche asso nella manica. Quale? Per esempio il coniglio all’ischitana, cucinato a forno nell’immancabile tegame di coccio e spolverato con la piperna, un profumatissimo timo selvatico. Vi consiglio di provarlo  inseieme agli spaghetti conditi con il suo stesso sugo ai ristoranti:

Il coniglio all’ischitana  è il re dei piatti locali, la carne è tenera per la tecnica di allevamento degli animali che sono selvatici e  che vengono allevati in fosse.  Questi quadrupedi sono stati da sempre indispensabili . Perché soddisfacevano il fabbisogno alimentare della popolazione con pochi sforzi visto la loro proverbiale capacità riproduttiva!

6 piatti tipici d’ Ischia

1.  Pizza di scarola: una bontà smisurata, un calzone alle verdure condito con  olive nere, capperi, acciughe ,  pinoli, vino cotto ed a volte noci e uva passa;

2. Zingara ischitana: due golose fette di pane cafone farcito con prosciutto, mozzarella o fior di latte, maionese e lattuga. La ricetta originale prevede le pagnotte del leggendario Panificio Boccia a Ischia Ponte, dove praticamente è nata nel 1977 nel pub-paninoteca La Virgola ;

3. Pasta fagioli e cozze: le cozze si alternano ai legumi utilizzando la pasta mischiata,  cioè tutti gli avanzi che rimangono che è la premessa della filosofia dello zero sprechi;

4. Pesce spada all’ischitana: lo spada viene marinato con  limone, olio, sale e pepe, menta e salsa Worcestershire, e poi fatto arrosto. Assolutamente da provare;

5. Pollo alla Fumarola: i fusi di pollo messi in fogli di alluminio sono cotti  nelle fumarole (temperature tra i 30° e i 100°  gradi) in prossimità delle sorgenti termali d’ Ischia  . Specie nella spiaggia di Maronti è ordinario cimentarsi in cuochi stravaganti che si dilettano a sperimentare nuovi intingoli che includono uova, patate, pesci, e selvaggina;

6. Migliaccio:  un dolce tipico di carnevale fatto di spaghettini, uova, limone, e zucchero. La fantasia nei dolci spazia dal dolce al salato . Due sapori che si combinano in ricette abbastanza  estreme da sconvolgere anche i palati più esigenti.

Ischia da bere!

La vocazione d’ Ischia  alla viticoltura affonda le radici nell’antichità (quella addirittura precedente la colonizzazione greca). Ciò è testimoniato da un’iscrizione che inneggia al buon vino impressa sulla nota Coppa di Nestore  . Questa è una tazza di 10 cm (700 a. C.) che fu scoperta nel 1995 nella necropoli di San Montano .   I tre versi (il primo esemplare di scrittura alfabetica greca) recitano così:

 “Di Nestore… la coppa buona a bersi. Ma chi beva da questa coppa, subito quello sarà preso dal desiderio d’amore per Afrodite dalla bella corona”.

Quella d’ Ischia   è una tradizione vitivinicola millenaria. Essa si affina nel 1500 quando la produzione enoica poteva contare sull’esportazione del bianco sfuso in velieri da trasporto. Allora ad  Ischia   si contavano svariate tipologie di uve quali: Codacavallo, Coglionara, Fragola, Lentisco, Lugliese, Malvasia, Moscatella, Nocella, Pane, Sanfilippo, Sorbisogno, Zibibbo, Verdesca, Uvanta, Campotese, Montonico.

Cantina Pietra di Tommasone, il futuro enoico d’Ischia

Il boom del turismo del 1940 ebbe risvolti negativi per l’ambiente a Ischia  . Il cemento imperante ridusse drasticamente gli ettari vitati da 24. 000 a soli 300. Un piccolo tesoro agricolo preservato dal 1990 a venire da aziende di spicco. Tra queste la Cantina di Pietra di Tommasone, grazie alla quale ho scoperto Ischia .

Al presente purtroppo sono rimasti pochi vitigni autoctoni. Questi nelle loro eterogenee declinazioni costituiscono la Ischia DOC ( la seconda proclamata in Italia nel 1966) e sono:

La viticultura a Ischia è eroica! 

La problematicità della gestione delle vigne è lampante visto che il terriotrio è estremamente piccolo. Ecco perché La viticultura ischitana è di tipo eroica . Oltretutto Ischia ha un’orografia difficile che richiede molto sacrificio per la coltivazione e la cura della vigna. In linea di massima la raccolta delle uve avviene a mano. E  i grappoli vengono trascinati in cantina dai gozzi via Tirreno!

Per lo più si fa fatica nel versante orientale, che presenta dei pendii più scoscesi organizzati in terrazzamenti (50 % di pendenza) sorretti dalle cosiddette parracine .  Questi sono dei muretti a secco (senza cioè l’utilizzo di alcun tipo di legante) in  tufo verde . Questi divisori proteggono dal rischio frana, dal vento e dall’acqua, garantendo il normale deflusso delle piogge. A Sud Ovest d’Ischia   al contrario i filari di vite si allevano a spalliera essendo più pianeggiante.

Il terroir unico d’Ischia, suoli vulcanici e  vini minerali 

Eppure quello d’Ischia, è un terroir unico, caratterizzato da:

  • Terreni vulcanici , ben drenati e fertili;
  • Suoli ricchi di potassio, e altre sostanze fondamentali per la crescita del frutto;
  • Fresche brezze marine che mitigano la calura estiva ;
  • Altitudine delle colline che vanno dai 200 ai 600 metri slm .

Fattori pedoclimatici che generano risultati eccellenti in grado di appagare anche il più scettico dei viticoltori. L’enorme energia investita viene ripagata con una produzione di qualità, di  nettari rari, profumati, minerali e freschi.

10 artisti  ischitani

Il fascino d’Ischia  crea dipendenza al punto che tanti personaggi illustri, oltre a quelli menzionati, decisero di assuefarsi. Ricordiamo a tal proposito : Enrico Ibsen, Alphonse de Lamartine, Benedetto Croce, Stendhal, Verga, Maupassant, Nietzsche, Pasolini, Truman Capote, Eduardo De Filippo, ecc. Qualcuno di loro ci stava per un po’ , qualcuno invece si  trasferiva definitivamente.

Ischia ha dato anche i natali a parecchi artisti celebri tra i quali:

1. Cesare Calise 

Cesare Calise (1560-1640): questi fu un pittore manierista di Forio la cui attività artistica è documentata dal 1588 al 1641. Di lui ci sono scarse notizie. E quel poco che si sa proviene  dai contratti firmati dal pittore.  E ancora dai registri parrocchiali delle chiese di ‘S. Maria di Loreto’ e di ‘S. Vito’ a Forio  (per gli anni tra il 1588 e il 1641). 

Napoli ci rimangono oggi due sue tele: la Deposizione dalla Croce e 0 Il Battesimo di Cristo con San Francesco d’Assisi’, entrambe nella Chiesa di San Giovanni Battista. Sembra ebbe un destino avverso perché le sue produzioni andarono distrutte o mal restaurate. Si firmava in lingua latina Caesar Calensis pingebat. 

2. Giovanni Maltese 

Giovanni Maltese (1852-1913): fu uno scultore di Forio formatosi a Napoli e alla scuola romana di Giulio Monteverde. Partecipò agli interventi di abbellimento del castello di Chenonceaux, uno dei castelli della Loira. In patria ebbe in enfiteusi il  Torrione (adesso galleria permanente delle sue creazioni artistiche) che fu suo  atelier personale e alcova con l’amata Fanny Lane Fayer.

La decisione di ritirarsi a vita reclusa derivò dopo il lutto di alcuni familiari dopo il terribile terremoto di Casammicciola del 1883. Con la sua sposa Fanny Lane Fayer, che era una pittrice inglese, trovò una sua dimensione. E cominciò a scrivere poesie in dialetto foriano.

3. Luigi de Angelis

Luigi De Angelis (1883 – 1966): nato a Roma , presto si stabilizzò con la sua famigla a Ischia dove decise di lavorare come barbiere.  All’età di quarant’ann la magia d’Ischia  gli ispirò degli acquerelli con paesaggi isolani  che attacava con del sapone nelle vetrate del suo salone.

Per caso un giorno ebbe come cliente l’incisore tedesco Purrman .  Il fondatore  della celebre scuola di Matisse tra il 1904 e il 1914 , riconobbe il talento di Luigi De Angelis e ne decretò la fama.  Dopo avere acquistato una prima opera per duecento lire , Purrman provò a lanciare il pittore ischitano nella cerchia dei modernisti che contavano.

Fu un tentativo vano, perchè Luigi De Angelis  rimase fedele alla sua arte povera e naif .  Se si esclude la sua prima esposizione presso la Libreria del 900 di Napoli e un invito l’anno dopo alla Biennale di Venezia , Luigi De Angelis  fu per tutti il pittore del popolo. E perciò venne sempre amato e stimato.

4. Vincenzo Colucci

Vincenzo Colucci (1900-1975): fu un pttore molto venerato a Ischia, che venne celebrata in ogni suo dipinto. Sin da piccolo, quando il padre, scenografo del San Carlo a Napoli, gli regalò i primi pennelli. Nella capitale frequentò la scuola di nudo e poi ebbe una delle prime botteghe d’arte in una Ischia  ancora selvaggia.

Casa  Colucci fu un vero e proprio cenacolo artistico frequentato da personalità del calibro di  De Chirico e Montale. Vincenzo Colucci  viaggiava spesso quando poteva . Fu in  Francia, Olanda, America, Inghilterra, Giappone . A Venezia lasciò il segno , e a Palermo fu nominato professore n un liceo artistico. La chiamata alle armi spezzò questa parentesi della sua vita . Dopo la quale tornò con le valigie in mano e il suo cavalletto. Fino a quando un male al cuore lo spense.

5. Vincenzo Funiciello

Vincenzo Funiciello (1905-1987): questi fu un paesaggista ischitano di talento. Barche ancorate al porto, lune struggenti e stradine deserte sono i temi dei suoi collage con pezzi di stoffa colorati. Era abile in qualsiasi tecnica come quella dell’acquerello, e della china.

Ebbe la fortuna di essere apprezzato fin da subito, cosa che però non scalfì il suo carattere riservato. Un tratto distintivo della sua arte era anche la tonalità accessa dei sui quadri, che incorniciavano la dirompente sensualità di un’ Ischia   non ancora invasa dal progresso. Ciò che Vincenzo Funiciello  riproduceva erano le chiese, il Castello Aragonese, Ischia Ponte. E poi ancora i mercati e le processioni, che vibravano di un forte realismo. Alla sua morte lo ripiansero in molti, soprattutto per le sue doti di bravo mandolinista.

6. Matteo Sarno 

Matteo Sarno (1894-1957): questi fu un artista che dipingeva le onde che si rinfrangevano negli scogli della sua adorata Ischia da cui non si staccò mai.  A parte una ritirata  passeggera in America. Conosceva bene il mare, i suoi odori, la sua calma, e la sua furia. Lo dipingeva in ogni stagione, e non si stancava mai di guardarlo e raffigurarlo.

Matteo Sarno era anche un poeta e per un po’ si mise a vagabondare con una barca di porto in porto. Trovava in questo errare la sua felicità e rimaneva incantato per la gloria del Creato. Si sentiva una cosa unica con l’Universo e a esso tornava sempre con la sua arte e con le sue marine.

7. Federico Variopinto

Federico Variopinto (1905-1940): nativo del quartiere di ‘San Lorenzo’ a Napoli, fu un pittore che morì giovanissimo . A soli quarantacinque anni per un infarto. Un bohemien che parlava molte lingue ed era sempre in viaggio. Cosa non molto scontata per quel periodo.

Che dire, un artista inquieto che era sempre alla ricerca di qualcosa e forse non sapeva neppure lui cosa. Subiva felicemente il richiamo d’ Ischia, immortalata con le sue distintive pennellate di grigio. Le sue tele erano scene ischitane parecchio malinconiche. Come quelle di un mattino uggioso, o di qualche piazza isolata di periferia.

8. Mario Mazzella

Mario Mazzella (1923-2008): quasi un’istituzione .  Veniva da una famiglia di contadini e la sua fu un’esistenza piuttosto semplice. Sin dall’eta di cinque anni scarabocchiava santini, ed era molto viva la passione per l’arte. Questa raggiunse il culmine nell’incontro con il pittore rumeno  John Pletos nel 1932 , che era a  Ischia nel periodo del Grand Tour.

Mario Mazzella abbandonò la campagna subito dopo la guerra per dedicarsi ai suoi studi artistici. Si formò a Napoli e al centro delle sue creazioni pittoriche c’erano per lo più feste popolari , barche e nasse.  E donne dalle vesti lunghe che riecheggiavano le memoria della sua infanzia.

9. Aniello Antonio Mascolo

Aniello Antonio Mascolo (1903-1979): dopo la scuola di ‘Belle Arti’ a Siena, questi fu un genio poliedrico che si appassionò alla scultura, alla xilografia e alla terracotta. Di  Ischia ritraeva i suoi tratti bucolici precedentemente l’avvento del progresso. Chiaramente nostalgico di qualcosa che non c’era più, egli denunciò marcatamente le nefandezze della società moderna.

Aniello Antonio Mascolo oltrepassò i confini d’ Ischia  aderendo a due diverse edizioni della Biennale di Venezia nel 1948 e nel 1952, e alle Quadriennali di Roma. Non si faceva mancare neppure rassegne di rilievo internazionale. Tuttavia. lui apparteneva a Ischia e la sua apertura al mondo non offuscò la sua arte . Perchè le sue vendemmie, o la raccolta della frutta o o lo strascico delle reti della sua isola, furono sempre la linfa vitale della sua arte

10. Gabriele Mattera

Gabriele Mattera (1929 – 2005): questi fu soprannominato il pittore del  Castello Aragonese  allorquando i familiari lo acquisirono nei primi del ‘900. I suoi lavori spaziavano dalla pittura ad olio, al disegno, dall’incisione su linoleum alla ceramica. Tra mostre in Italia e Europa, la sua missione fu quella di attaccare la pubblicistica di un turismo che edulcorava la vita a Ischia  per vendere e guadagnare! A ciò contrapponeva dei cicli pittorici di stampo espressionistico in cui spuntavano soggetti delle classi povere che facevano emergere il suo spiccato realismo pessimistico.

La lista dei nomi autorevoli sarebbe ancora lunga , per cui finisco con quello di Massimo Venia che ho conosciuto personalmente. La sua piccola bottega in via Roma, 32  a Ischia Porto espone quadri che hanno come tema gli scenari sconfinati d’Ischia . Ha anche firmato le etichette delle bolle di Cantina di Pietra di Tommasone.

Conclusioni. Ischia nel cuore

Ischia  è frivolezza per chi ostenta il lusso, ma è anche intimità per chi ama la semplicità. Sono le piccole grandi cose che non dimenticherò mai, come il sole che scompariva all’orizzonte  davanti la terrazza della Tenuta C’est la vie. Questo è il nuovissimo wine relais di Lucia Moraschi e del marito Giorgio Besenzoni, imprenditori bresciani che hanno concretizzato il loro desiderio d’impresa vinicola a  Ischia. Per capire lo spirito d’Ischia  vi lascio un inno di Erri de Luca , perché di meglio non saprei fare :

“Ischia rappresenta tutti i centimetri che possiedo. Accadeva una cosa strana, durante la mia infanzia e poi durante la mia adolescenza, almeno fino ai sedici anni. Qui, durante i tre mesi estivi, crescevo. Accumulavo centimetri e ve ne era traccia sul muro, segnando le tacche all’altezza del mio cranio.

Al sole e al sole di Ischia devo quella crescita: a Napoli, misteriosamente, nei nove mesi restanti non crescevo. Quanto al Castello, a quest’isola nell’isola, si veniva a fine settembre in gita, con le prime piogge e l’aria fresca. Ricordo distintamente la cripta delle monache: quelle ossa ti restano impresse, mezzo secolo fa si trovavano i resti delle religiose. Amo tornare a Ischia, e qui in particolare.

Compiacendomi dei luoghi che restano inalterati. Adoro tornare laddove il tempo si ferma. Ma sono che posti immutabili sono un’eccezione e mi consolo, in fondo, con il fatto che sono un visionario: in fondo mi basta un dettaglio del tempo passato, per ricostruire tutto”. 

Info utili su Ischia:

Antiche Terme di  Cavascura a Ischia

Antiche Terme di Cavascura a Ischia

“…Il Sole porta il giorno ad altri mondi
Silenziosa sale la luna nel deserto orizzonte
E getta, penetrando le tenebre profonde,
Un velo trasparente sulla fronte della notte…”

A. De La Martenne 

Antiche Terme di  Cavascura a Ischia

Tra le pieghe selvagge dell’isola d’ Ischia , dove la roccia incontra il vapore e il tempo sembra rallentare, si nascondono le Antiche Terme di  Cavascura : un luogo primordiale, scavato nella pietra e modellato dall’acqua termale nei secoli. Qui  da aprile a ottobre ( 8:00 -18:00) non esiste alcuna idea di lusso artificiale, ma un ritorno diretto all’essenziale, agli elementi nella loro forma più pura.

Potrete concedervi un’esperienza indimenticabile per il benessere di corpo e mente. Esattamente come ho fatto io!  Ho trascorso una giornata intera in questa spa-gioiello. Non ho solo  apprezzato le proprietà delle acque termali, ma anche il paesaggio stesso, che diventa parte integrante del percorso tra vasche naturali, vapori e cavità tufacee.

Le Antiche Terme di  Cavascura a Ischia  sono situate nel comune di Serrara Fontana .a circa 10 minuti a piedi dalla splendida spiaggia dei Maronti, raggiungibile in auto o con con i bus locali dell’isola. Le alternative per arrivarci sono poche: oltre al percorso a piedi, è possibile optare per un suggestivo trasferimento via mare in taxi boat dal vicino e delizioso borgo di Sant’Angelo. Ma cosa rende queste terme così speciali rispetto alle altre dell’ Isola Verde? Continuate a leggere e lo scoprirete!? Continuate a leggere per scoprirlo.

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Antiche Terme di  Cavascura a Ischia .  Perché andare?

Certamente il segreto della bellezza delle Antiche Terme di  Cavascura a Ischia  deriva da un mix sorprendente  di storia, paesaggi mediterranei e modalità di fruizione. Tutto ciò le rende un luogo quasi fuori dal tempo. Ecco  5 motivi per prenotare alle Antiche Terme di  Cavascura :

  1. Sono tra le terme più antiche d’ Ischia e tra le più autentiche d’Italia: risalgono addirittura all’epoca greca  e  romana,quando le loro acque erano già apprezzate per le proprietà benefiche. Frequentate nei secoli da nobili e sovrani, furono più volte restaurate dopo frane e abbandoni. Nel 1988 i fratelli Di Iorio le riaprirono al pubblico, preservandone l’aspetto originale;
  2. Sono terme assolutamente naturali: scavate in un canyon di roccia tufacea avvolto da fiorie e piante rare.  C’è poca gente anche in alta stagione ; ciò è dovuto alla loro posizione piuttosto isolata;
  3. Non ci sono piscine artificiali o ambienti lussuosi: ma docce e vasche di pietra dove poter beneficiare dei vapori salutari di una sorgente termale  che sgorga a temperature prossime ai 90°C;
  4. Le acque termali sono ricchissime di : zolfo, sodio e sali minerali, tradizionalmente apprezzati per i benefici che possono apportare;
  5. Si usano tecniche tradizionali per i trattamenti: quelli al viso e al corpo sono fatti con il fango che viene mescolato all’acqua termale . Poi viene  spalmato con un pennello sulla pelle all’aria aperta . Poi ci si risciacqua con una pompa in un bagno adiacente;

Cosa si fa alle Antiche Terme di  Cavascura ?

Ho visitato le Antiche Terme di  Cavascura nel mese di luglio . Nonostante il caldo ho trovato estremamente rilassante, tonificante e benefico il percorso benessere proposto:

  1. Si inizia con un forte getto d’acqua calda a cascata per acclimatarsi;
  2. Segue una auna naturale nella spelonca tufacea: i vapori termali favoriscono il rilassamento e la depurazione dell’organismo;
  3. Dopo ci si immerge in acqua calda per circa 20 minuti in una piccola conca rocciosa : ideale per abbandonarsi completamente al dolce far niente. Sentirete solo il canto delle cicale;
  4. Ci sono anche trattamenti aggiuntivi  da potere scegliere: fango applicato, massaggio curativo, lettino al sole, inalazioni termali;
  5. Oziare nella terrazza panoramica : ci si può sdraiare sotto gli ombrelloni per l’ombra o farsi baciare dal sole con gli occhi chiusi.

L’apertura è stagionale: le terme sono accessibili generalmente da aprile a ottobre, in orario indicativo 8:30-18:00 . È sempre consigliabile verificare eventuali aggiornamenti:  www.cavascuraterme.it

Conclusioni . Antiche Terme di  Cavascura

Che dire ! Le  Antiche Terme di  Cavascura a Ischia  sono ilposto ideale dove staccare la spina, lasciandosi  alle spalle ogni tipo di  stres  .  Lo staff accoglie ogni ospite con gentilezza e premura.  Ogni gesto, ogni sorriso, racconta la passione di chi custodisce un eden così prezioso. Se poi volete rinfrescarvi in loco c’è un bar che prepara bevande salutari. A soddisfare le vostre papille gustative invece nelle immefiate vicinanze si trova il ristorante PietroPaolo Stalino, rinomato per il suo eccelente  coniglio all’ischitana!

Questa antica ricetta affonda le proprie radici nella tradizione contadina ischitana del XIX secolo, durante il Regno borbonico (XIX sec.)  . Allora si  allevavano i conigli in fosse scavate nel terreno, da cui il nome. Rappresentava  una  preziosa fonte di sostentamento: carne bianca, nutriente, facilmente reperibile e simbolo di prosperità.

La piperna , erba aromatica d’Ischia

Oggi non sempre si trovano veri conigli di fossa. Ma il segreto del piatto resta nella semplicità dei condimenti e nella tecnica di cottura. Il coniglio viene marinato in aceto bianco per almeno mezz’ora. Poi  viene cotto lentamente in un tegame di coccio, insieme a pomodorini, aglio, vino bianco . Il tocco speciale è l’aggiunta di  una spezia unica: la piperna, il timo selvatico che cresce solo sull’isola.

Adesso è il vostro turno. Staccate un biglietto (circa € 20,00 ) per farvi belli e leggeri  alle  Antiche Terme di  Cavascura a Ischia. O semplicemente per dare un’occhiata veloce a questa oasi ischitana (€ 2)  per non perdervi proprio nulla della regina del Golfo di Napoli. Farete  un viaggio sensoriale che ritempra, coccola e riconcilia con il proprio equilibrio interiore.

Cantina Raustella , Ischia

Cantina Raustella , Ischia

“Alcuni non diventano mai folli. I loro vini devono essere proprio noiosi”
Charles Bukowski

Cantina Raustella , Ischia

Senza dubbio la  Cantina Raustella (+39 331 784 8052 ) è stata un’altra scoperta d’ Ischia , perla del Mare Tirreno durante uno dei miei immancabili ritorni all’Albergo Locanda sul Mare a Ischia Porto. Questo palazzo antico che fronteggia il porto non è soltanto un hotel accogliente e strategico dove soggiornare: per me è  una seconda casa.

Alla Cantina Raustella ci sono stata in un caldo pomeriggio di Luglio . In macchina mi sono avventurata  fino a via Lorenzo Fiore, 49 d, 80081 nel comune di  Serrara Fontana . Questo è un paesino ubicato nella parte più alta dell’isola : alle falde del Monte Epomeo . Qui  i contadini scavavano per creare delle grotte per conservare l’uva. La Cantina Raustella è la più antica di queste cave. Le sue mura sembrano trasudare una storia vecchia di trecento anni quando sui loro dorsi i muli trasportavano  i grappoli che dalla montagna erano poi scaricati al porto

La famiglia Mattera

La Cantina Raustellala  è un’azienda vitivinicola a conduzione familiare , fondata  dal nonno Francesco e portata avanti  dal  figlio Giuseppe e dal nipote Francesco . Il primo dedicò la propria vita alla terra, lavorando come fattore in un podere , che  originariamente apparteneva a dei coloni di Vico Equense. Instancabile lavoratore, fino a novant’anni fu chiamato “raustella”, che in dialetto vuol dire “dalle guance rosse”.  Soprannome che il secondo diede al podere, quando lo acquistò definitivamente nel 2010 . Venne successivamente aperto al pubblico , e nel 2019 fu rimodernato in un agriturismo di lusso .

Il terzo ha ereditato tutto. La sua missione è quella di fare conoscere  questo piccolo eldorado a una clientela prevalentemente straniera.  Sembra essere nato per fare ciò che fa e, si sa, è proprio in questo che risiede la felicità. La sua non è una strategia di marketing, ma una genuina voglia di far stare bene gli altri. Forse per restituire, almeno in parte, ciò che la vita gli ha donato e che lui sa custodire e valorizzare con rara sensibilità. Volete scoprire di più ? Allora leggete queste righe dedicate alla storia e alla descrizione di questo gioiello ischitano!

Buona lettura!

Storia della Cantina Raustella

Alla Cantina Raustella   ci sono andata con due mie amiche: Olimpia e Alessandra . Dopo aver parcheggiato l’auto lungo una stretta strada di campagna, ci siamo ritrovate immerse in un silenzio quasi irreale. Per qualche minuto abbiamo cercato la tenuta senza riuscire a individuarla. A indicarci la strada è stata un’anziana signora seduta accanto al suo gatto, gli unici abitanti visibili di quel piccolo borgo sospeso tra cielo e nuvole.

Ad accompagnarci lungo il cammino c’era il frinire incessante delle cicale. Intorno si apriva una valle aspra e luminosa, modellata dalle caratteristiche parracine, gli antichi terrazzamenti di tufo verde che sorreggono le vigne e raccontano il legame profondo tra l’uomo e la terra.

L’incontro con Francesco

Fu allora che la Cantina Raustella   si rivelò ai nostri occhi:  un antico casolare  lineare a cui si accede da un ingresso il cui tetto è un pergolato di foglie d’uva che facevano  ombra. Appariva davvero  come un santuario immerso nella quiete della campagna. Ad accoglierci sulla soglia c’era Francesco , il giovane responsabile dell’accolgienza. Con una stretta di mano sincera, ci ha accompagnate in un viaggio infinito attraverso la storia della sua famiglia e della cantina.

Francesco ci ha raccontato che sono serviti otto anni di lavoro perché quell’edificio usato in guerra come rifugio si riconvertisse  in un laboratorio di vino e convivialità. Oggi quel vecchio riparo è stato ristrutturato e modernizzato e accoglie  visitatori provenienti da ogni parte del mondo. Il successo arrivò fin dai primi anni di attività. Iniziò ad attirare migliaia di ospiti, soprattutto stranieri. Dopo la difficile parentesi della pandemia , l’impresa ha ripreso a crescere, confermandosi una delle realtà più apprezzate dell’isola.

Il segreto della Cantina Raustella

Alla domanda su quale fosse il segreto di questo successo, Francesco  non ha avuto dubbi. La forza della Cantina Raustella   risiede nella semplicità . E nella capacità di far sentire ogni visitatore parte di una storia più grande. In un’epoca dominata dalla velocità e dalla tecnologia, questo luogo continua a conquistare chi ricerca autenticità. Qui il vino è importante, ma lo sono ancora di più le persone e le tradizioni che lo accompagnano.

La nostra passeggiata era continuata nel cortile esterno dedicato al ristoro  abbellito con tre giardini e antiche lanterne provenienti dalle regge borboniche. Facevano bella mostra tante  collane di pomodorini gialli e trecce di cipolle .

Il coniglio all’ischitana

Ci siamo poi persi nella bellezza degli  interni della cantina, destinati all’ospitalità dei clienti. . Ogni stanza  era caratterizzata dalla presenza di diversi cimeli che sono legati alla tradizione agricola tramandata dalla famiglia nel corso delle generazioni. Ma quello che più mi ha colpito  è stato  il ristorante:  una magnifica sala da pranzo  imbandita a festa. Sparsi qui e lì c’erano quadri d’autore, un piano a coda e tavoli di legno di prestigio . Il locale è prenotabile su richiesta ed è aperto solo  per cene ed eventi privati.

Cosa propone il menù? Unicamente il  coniglio all’ischitana. Sono utilizzati solo animali allevati nelle fosse, cosa che dona al piatto un gusto unico. La sua peculiarità è che viene cucinato in un tegame di coccio . Poi viene condito con aglio, olio, peperoncino, piperna (timo selvatico) e i pomodori del piennolo. Infine, con il  sugo restante vengono conditi  i  bucatini ,  per i palati più più esigenti.

Se poi siete insaziabili si possono anche ordinare antipasti a base di verdure  a chilometro zero perché coltivate su un appezzamento di 13.000 metri quadrati. Un terreno infinito che alimenta parimenti i filari di grappoli isolani.

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Giuseppe : l’amore per il vino e la famiglia

Nulla è lasciato al caso in cantina. Davanti all’entrata  principale ci eravamo soffermate ad ammirare il grande portone ovale da cui poi si scendeva  giù nella barriccaia. La serratura del portale è realizzata a forma di “R” ed era stata forgiata in ferro battuto recuperato dal riciclo di vecchi mobili d’epoca. Nelle immediate vicinanze non si poteva non notare : un corno rosso . Un tocco di originalità per dare il benvenuto a tutti i wine lover ed expert!

Varcata la soglia  si apriva una suggestiva caverna scavata nella pietra nel 1885. Un lungo corridoio conduceva all’interno di ambienti caratterizzati da volte ad ogiva e sfiatatoi, elementi che conferivano al luogo un fascino antico e quasi solenne. Sulle pareti si susseguivano ritratti degli antenati, edicole votive e utensili agricoli. Torchi, frantoi, orci per l’aceto e focolari in pietra raccontavano la quotidianità di generazioni di contadini e vignaioli.

Una cantina museo

Molti degli spazi anticamente destinati alla lavorazione del vino sono stati recuperati e trasformati in ambienti accoglienti dedicati alla degustazione e alla convivialità. Qui il passato continua a dialogare con il presente attraverso storie, sapori ed emozioni. La visita si è conclusa salendo una piccola scalinata . Questa  conduceva  a uno dei simboli più suggestivi della cantina: un magnifico presepe napoletano realizzato da maestri artigiani partenopei. Un’opera che racchiudeva la stessa cura e lo stesso amore per la tradizione che si respirano in ogni angolo della Cantina Raustella   .

Dopo essere usciti fuori dalla bottaia , ci siamo dirette in un angolo particolare della cantina. Era una piccola area immersa nel verde in cui si adagiava  una grande macina per il grano . Questa era un vecchio strumento agricolo molto caro a  Giuseppe, uno degli assi principali dell’azienda.  Un uomo gentile e di poche parole che ha continuato a farci esplorare quell’oasi ischitana. Tra una chiacchiera Giuseppe ci parlava della sua passione per il collezionismo. Questa era cominciata quando era giovane e viaggiava per tutta  la penisola  per recuperare gli oggetti più strani . Ne aveva anche acquistati di prestigiosi , gli stessi che adesso arredano la sua cantina. Tra questi il suo grande orgoglio è  un tavolo in madreperla trafugato in una rigattiera di  Bologna. Una delle tante  rigattiere che ha perlustrato in giro per l’Italia .

Bacco colpisce ancora!

In seguito  Giuseppe ci ha guidato direttamente in un patio per la degustazione dei suoi nettari , che sono i principali vitigni isolani: il Biancolella e il Piede di Palumbo . Rispettivamente un bianco minerale e un rosso rotondo che sono perfetti per accompagnare le deliziose pietanze ischitane di mare e di  terra. Questi vini sono più leggeri di altre etichette testate a d’ Ischia . Perché le uve della Cantina Raustella  sono coltivate più in altura . E le vigne  sono accarezzate da  una frescura montana che mitiga dove serve l’aridità dei mesi estivi . Quelli che precedono la loro  vendemmia autunnale del 04 ottobre, quando si festeggia San Francesco.

Tra un calice e l’altro abbiamo anche divorato una bruschetta rossa spolverata di origano e olive . Non ci siamo più alzate dalle sedie. Il lauto banchetto è proseguito con un tagliare cadauno di salumi e formaggi . E si è concluso con profitterol, frutta di stagione e amari di ogni tipo. Eccezionali quelli al basilico e al finocchieto. Nulla da fare venire alla Cantina Raustella significa ubriacarsi ma di benessere , pace e allegria.

Conclusione. Cantina Raustella

Non smetterò mai di tornare a Ischia, un’isola straordinaria che crea dipendenza. Ogni volta riesce a sorprendermi con i suoi vini eroici, frutto della dedizione di imprenditori profondamente legati alla propria terra. Sono i custodi di un sapere enoico che tramandano con orgoglio, rinnovandolo e rendendolo sempre più sostenibile. Il risultato è una produzione di vini  rara e irripetibile, capace di racchiudere, al primo sorso, tutta la forza dei suoli vulcanici da cui nasce.

Viaggiare mi piace perché permette di conoscere realtà e culture diverse, ma spesso torno soprattutto per le persone che incontro: quelle che, da semplici incontri, sanno diventare legami autentici. Per questo suggerisco  vivamente di visitare la Cantina Raustella: vivrete un’esperienza intensa e coinvolgente, capace di accendere tutti i sensi e di lasciare un ricordo profondo, difficile da dimenticare.

Cantina ‘Pietra di Tommasone’,  Ischia

Cantina ‘Pietra di Tommasone’, Ischia

“…A primma vota ca nce sò venuto
‘ncopp’ a stu scoglio d’oro illuminato,
senza parola sò rimasto, e muto
pe chesta spiaggia me sò ‘ncammenato…”

Totò

Cantina Pietra di Tommasone: Ischia in un bicchiere!

Indubbiamente la cantina Pietra di Tommasone  è stata  la mia porta per Ischia, una delle tre perle  del Golfo di Napoli  . L’ho scoperta in un caldo weekend di fine giugno, quando l’isola già vibra di luce e di mare. Con i suoi 64. 000 abitanti Ischia è l’isola  più popolosa d’Italia (dopo la Sicilia e la Sardegna), perfetta come meta di vacanza ma anche per viverci. Infatti i suoi paesini sono organizzati come delle piccole città . In tutto sono sei  i comuni che fanno parte di Ischia , i quali si susseguono l’uno dopo l’altro in tutto il loro splendore:

A portarmi in questo paradiso  è stato ancora una volta il vino , in particolare Mosaico per Procida 2022: una grande cuvée ( uve da 25 cantine campane) realizzata in occasione di Procida  Capitale della Cultura  2022. Un progetto firmato da  Roberto Cipresso, winemaker di fama internazionale, e raccontato da Gaetano Cataldo , direttore dell’  Associazione Identintità Mediterranee. 

Non finirò mai di ringraziare  Pietra di Tommasone per avermi preso per mano e fatto  conoscere la loro terra , una cantina giovane che insieme ad imprenditori agricoli locali  stanno investendo tanto per la ripresa economica isolana. Il mio viaggio verso sud prosegue tra queste righe. Vi porterò in giro per l’isola campana che è di una bellezza imbarazzante e da suoli minerali che danno vita a bianchi e rossi fini, aromatici e indimenticabili. Venite con me nel mondo e ubriacatevi pure d’ Ischia, vi consiglierò i migliori calici della tenuta ischitana. 

Buona lettura!

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Pietra di Tommasone, un giro in cantina

Che dire,  Ischia inebria per  l’arte, la cultura, e  sopratutto per  il  grande patrimonio vitivinicolo, che la cantina Pietra di Tommasone contribuisce ad arricchire con i suoi nettari divini. Dai banchi ai rossi fino alle bolliccine, si tratta di un’azienda vitivinicola di nicchia, che sta facendo molto rumore!

Appena sbarcata a Ischia Porto ho incontrato Giuseppe Andreoli, che, insieme alla moglie ed enologa Lucia Monti  guida la cantina Pietra di Tommasone . Questo brillante ragazzo , con estrema disponibilità, mi ha teso la mano fin dai primi istanti, attendendo il mio check-in all’ Albergo Locanda sul Mare,  la deliziosa struttura che mi ha ospitato per l’intero soggiorno. Situato a pochissimi passi dal terminal di aliscafi e traghetti, questo hotel è stata una scelta ottimale  per perlustrare  Ischia sia per la posizione strategica,  che per la gentilezza dei proprietari.

Una terrazza sul mare

Appena saliiti in macchina , ci siamo diretti alla cantina Pietra di Tommasone in via Pro.le Lacco Fango, 144, 80076 , a  Lacco Ameno.  L’ ospitalità dei campani è davvero proverbiale, in particolare quella di Giuseppe Andreoli  e Lucia Monti  , che fin da subito mi hanno fatto sentire come a casa.

Varcato il cancello, che si apre su un vero e proprio eden, marito e moglie mi hanno accompagnata alla scoperta della cantina. La struttura è moderna ed essenziale, progettata per seguire tutte le fasi della produzione del vino, dalla vinificazione all’imbottigliamento. Il momento più suggestivo è arrivato sulla terrazza panoramica: uno sguardo aperto sull’azzurro del Golfo di Napoli. Qui ho assaggiato i loro vini bianchi e rossi, ascoltando direttamente dalla loro voce la storia della tenuta e del territorio.

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La storia della cantina Pietra di Tommasone

La cantina Pietra di Tommasone è davvero un luogo benedetto da Dio, totalmente immersa in una natura ancora incontaminata. Le sue radici affondano nel 1870. L’hanno messa su mattone dopo mattone  il bisnonno, il nonno e il padre  di  Lucia Monti. Questi sono rispettivamente: Pietro, Tommaso e Antonio Monti. Ognuno di loro contribuì in modo diverso alla nascita della  cantina Pietra di Tommasone .

Pietro Monti ne costruì le fondamenta. Tommaso Monti, detto Tommasone” per via delle grosse proprietà terriere, l’allargò e la battezzò.  Antonio Monti invece l’ avviò definitivamente  nel 1999, gestendo parimenti  la sua  Osteria dei Centovini,  una trattoria Italiana molto rinomata a Colonia (Germania).

Antonio Monti smise di importare vini per i suoi banchetti, e si mise a farli!  Questo perché desiderava tornare alle sue origini contadine per farle fruttare in patria. Come del resto si faceva da secoli in famiglia. L’ antico palmeto e un vecchio torchio che adornano la cantina  Pietra di Tommasone , dimostrano  tuttora il forte legame della famiglia  Monti con la vite. Un legame che  non è stato cambiato, ma solo trasformato in meglio!

Pier Paolo Sirch e la svolta

Intanto Antonio Monti sposato con la teutonica Birgit, avviò le figlie Lucia e Barbara Monti in studi di settore. Successivamente per dare forma alle sue idee imprenditoriali, si affidò a importanti professionisti. Tra questi è da menzionare  Pier Paolo Sirch , luminare di agronomia, che gli fece una consulenza ad hoc per ottenere vini di prestigio.

A seguire ci fu  Renato Germini , direttore di Agrotecnica Isontina’. Questa  ditta friulana si occupò degli impianti aziendali , da quelli della vinificazione fino a quelli dell’ imbottigliamento. Da allora in poi fu tutto un divenire. Si attrezzò la cantina a regola d’arte, unendo il sapere antico alle tecniche più moderne.

Pitechusa, l’antica Ischia

Con dedizione e sacrifici la cantina Pietra di Tommasone  finalmente vendemmiò per la prima volta nel 2004 . Ne vennero fuori  due vini straordinari , che sono :

Non c’è da stupirsi per la scelta del nome Pithecusa (che da un termine greco significa “popolata dalle scimmie”, anche se non è stata mai trovata traccia di questi animali in zona!). Quest’ultimo infatti era il vecchio toponimo dato a Ischia dagli Eubei, i greci che la colonizzarono. E che  tra le altre cose vi introdussero  la viticultura.

Ischia e il vino, un passato glorioso

Sin dai tempi più remoti nelle vene degli abitanti di Ischia scorre vino, perché esso insieme all’olio era una preziosa fonte di alimentazione. Cosa che è attestata del resto dal ritrovamento  nella necropoli di San Montano  nei pressi di Lacco Ameno della famosa  Coppa di Nestore  .

Su questa piccola tazza di 10 cm. risalente al VIII sec a. C è incisa un’ iscrizione che fa riferimento al consumo del vino nei banchetti. Un reperto archeologico tra l’altro fondamentale perché è una delle testimonianze più antiche dell’uso del Greco arcaico.

Il buio del Medioevo 

Il paesaggio di Ischia è incorniciato dalle sue ordinate vigne , che degradano  dalle montagne  fino alle coste sabbiose. Inoltre esse , tra alti e bassi, rappresentarono una solida base per l’economia isolana per lunghi periodi storici. Alla profonda crisi agricola in epoca Medioevale,  subentrò una bella ripresa per i vini ischitani ( per lo più per i bianchi). Questi erano esportati con orgoglio nei principali mercati italiani fino in Dalmazia. E che dire del Greco di Ischia , che fu magnificato da Sante Lancerio, bottigliere di Papa Paolo III !

Nel XIX però la devastazione della fillossera determinò un cambio di rotta, favorendo a Ischia la diffusione della coltivazione del tabacco e di uve meno rappresentative del territorio. Tra queste il  Sangiovese, il  Barbera, e vitigni internazionali quali Merlot, Chardonnay e Cabernet Franc.

La rinascita enologica a Ischia

Successivamente il  boom economico degli anni Cinquanta  ebbe risvolti negativi per l’ambiente a Ischia . Gli isolani preferirono impiegare i loro sforzi nel  turismo en nell’edilizia per i guadagni più immediati e proficui (come del resto accadde in tutta Italia). Tutto ciò però ebbe gravi conseguenze , poichè l’interesse per la  viticultura andò a venire meno.  Oltretutto  il cemento imperante ridusse drasticamente gli ettari vitati da 24. 000 a soli 300.

Negli ultimi anni  per fortuna c’è stata una vera e propria rinascita vitivinicola a Ischia, che mira al recupero di uve autoctone. E anche  alla ricerca di  una filiera di mercato ricercata e di valore. Tutto questo lo si deve grazie all’impegno di nuove generazioni di winemaker preparati e appassionati. Esattamente  come Lucia Monti e Giuseppe Andreoli  della cantina ‘Pietra di Tommasone’  , che stanno lavorando sodo per salvaguardare il  futuro enoico di Ischia.

Pietra di Tommasone, il vino a Ischia oggi

Chi semina raccoglie! E se gli scaffali di Pietra di Tommasone sono perennemente svuotati, si può stare certi che la strada è quella giusta.  Con una produzione di  120.000 bottiglie di vino all’anno, il trend dell’ esportazione aziendale  è orientato per soddisfare una clientela per lo più regionale.  Con delle punte comunque anche in Lazio e Puglia e uno sguardo proiettato verso l’Europa e oltre Oceano.

Dal 2009 a oggi con i suoi Pietra di Tommasone  è una delle realtà vitivinicole più rappresentative di Ischia. In tutto  sono circa 17 ettari vitati di proprietà. Essi sono suddivisi in 15 parcelle di piccole dimensione distribuite tra Lacco Ameno a Nord, Forio a Ovest e  Sant’Angelo a Sud.

Tutti gli appezzamenti sono fertili, ma molti di loto sono ripidi e scoscesi. Per questo motivo per renderli coltivabili si ricorre ai caratteristici terrazzamenti detti in dialetto  parracine, che sono  muretti a secco in tufo verde. Ci troviamo di fronte a un dedalo di poggi mediamente alti,  che in località Monte Zunta sfiorano i 450 metri s.l.m.  Qui si pratica la  viticultura eroica, perché l’intervento delle macchine è praticamente impossibile.

Pietra di Tommasone, una cantina biologica

La determinazione  di Lucia Monti e il know-how squisitamente partenopeo di Giuseppe Andreoli sono gli assi principali  del  successo della cantina Pietra di Tommasone. Inoltre è  green , perché si pratica  un’agricoltura sostenibile. Per un rispetto totale e continuo dell’ambiente ifatti si seguono alcune regole rigide quali:

  • Trattamenti chimici nelle vigne solo in caso di danni irreparabili;
  • Ricorso ai diserbanti meccanici, insetticida bio, e funghicidi per contrastare i danni delle malattie più comuni dovuti all’umidità , alla peronospora  alla flavescenza dorata , e al mal d’esca ;
  • Riduzione al minimo del contenuto di anidride solforosa per i vini; questi sono imbottigliati in vetro leggero e imballati con un packaging eco-friendly;
  • Utilizzo di  silos in acciaio inox per la vinificazione dei bianchi;
  • Affinamento dei rossi  nel fresco  delle antiche grotte della cantina.

Pietra di Tommasone: un esempio di viticultura eroica a Ischia

La problematicità della gestione delle vigne per Pietra di Tommasone a Ischia  è dato dalle dimensioni ridotte del territorio vitato.  Oltretutto Ischia ha un’orografia difficile che richiede molto sacrificio per la coltivazione e la cura della vigna. I grappoli solitamenti vengono  raccolta delle uve a mano. Per queste e altre difficoltà si può davvero  parlare di viticultura  eroica.

Per lo più si fa fatica nel versante orientale dell’isola, che presenta dei pendii più scoscesi organizzati in terrazzamenti (50 % di pendenza) sorretti dalle cosiddette parracine .  Questi sono dei muretti a secco (senza cioè l’utilizzo di alcun tipo di legante) in  tufo verde . Questi divisori proteggono dal rischio frana, dal vento e dall’acqua, garantendo il normale deflusso delle piogge. A Sud Ovest d’Ischia   al contrario i filari di vite si allevano a spalliera essendo più pianeggiante.

Qual è il segreto dei vini di Pietra di Tommasone

Il segreto del carattere esclusivo dei vini di Pietra di Tommasone è che sono fatti a Ischia ! Si tratta di un terroir unico, un equilibrio perfetto di fattori pedoclimatici che si può trovare solo qui:

  • La presenza del Monte Epomeo  ( 789 mt), un vulcano sottomarino sprofondato negli ultimi 130.000 anni. Incastonato come un cameo al centro di Ischia, esso arricchisce i suoli di magnesio, fosforo e potassio. Sostanze queste ultime che conferiscono una spiccata mineralità  ai vini;
  • Terreni per la gran parte collinari, ben drenati, mitigati dal mare e protetti dai monti. Per cui si generano rossi e  bianchi freschi, di ottima beva, dal gusto ricco, equilibrati in acidità e sapidità, e molto longevi;
  • Un clima mite, un’esposizione solare costante, e una ventilazione che attenuano l’umidità, e di conseguenza il rischio di gravi malattie per la vite stessa.

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La degustazione dei vini di Ischia Biancolella e Ischia Forastera

Durante il corso della mia giornata a Pietra di Tommasone  ho avuto modo di imparare molte cose sul vino di  Ischia. Per la mia degustazione ho scelto due vini simbolo di questa terra magica che sono:

  • Ischia Biancolella Doc 2021: questo bianco è fatto da Biancolella in purezza. Esso è un vitigno millenario e fiore all’occhiello di Ischia. Originario della Corsica e diffuso qui dai Greci, il Biancolella è molto apprezzato e richiesto oltre oceano, specie in Australia e California. Al naso sprigiona odori di pesca gialla, e gelsomino. Al palato è consistente, sapido, con un finale tipicamente mandorlato. L’ideale per antipasti freddi con salse agrodolci, verdure, fritture di pesce, creme di verdure e carine bianche. Si sposa divinamente con il coniglio alla cacciatore, una delle ricetta locali più richieste dai buongustai;
  • Ischia Forastera Doc 2021 : questo bianco è ricavato al 100% dal Forastera. Le origini di questo vitigno sono sconosciute . La sua presenza a Ischia è attestata dal 1800. Però per essere un “forestiero” , si è ambientato benissimo . E pare che esso attecchisca solamente a Forio. Rispetto al Biancolella , il Forastera risulta essere più sapido. Al naso presenta sentori di frutta tropicale, pera Williams, e pepe bianco. Avvolge il palato, e si abbina bene con crostacei, e con gli spaghetti alle vongole.

I vitigni autoctoni  di Ischia

Ischia incanta per il  blu delle sue acque cristalline ,  il  giallo di un sol leone , ma principalmente per il verde dei suoi vigneti. . In questo scenario paradisiaco Pietra di Tommasone coltiva i seguenti vitigni autoctoni:

I vini della cantina Pietra di Tommasone

Grazie a questa grande  varietà di uve autoctone la cantina Pietra di Tommasone offre una variegata linea di vini bianchi  (il 70 % della produzione vinicola totale) , rosé (principalmente da Aglianico) , e rossi  . Tutti questi elisir sono etichettati dagli acquerelli di  Massimo Venia , che li illumina con il tocco delicato del suo pennello.

I vini della cantina Pietra di Tommasone stupiscono per le loro peculiarità organolettiche.  Oltretutto il loro ottimo rapporto qualità prezzo fa riscuotere molti  riconoscimenti , come quello conferito al vino Ischia Bianco Terradei 2020 dalla guida Berebene 2022 .

E per gli amanti  delle bollicine la cantina Pietra di Tommasone  realizza pure spumanti fruttati , eleganti, e dalla piacevole acidità .  Essi sono confezionati con uve selezionate , raccolte a mano, e sono vinificati con pressatura soffice e fermentazione a temperatura controllata.

Ischia Banco Spumante DOC  sotto gli abissi

Pietra di Tommasone  vuol dire anche voglia di sperimentare, unendo all’istinto il rigore della ricerca scientifiche. Sulla scia di un vecchio esperimento fatto a Portofino dalla Cantina Bissont di Pier Luigi Lugano , si sono calati negli abissi di Casamicciola (a 37 /40 metri di profondità):

Qual è la ragione  di tutto questo? Ha per caso a che fare con un piano specifico di marketing? Assolutamente no. Ci sono due valide motivazioni tecniche per invecchiare le bolle nelle acque salate di Ischia rispetto ad altri ambienti:

  • La prima è che  la seconda rifermentazione (24 mesi)  assicura meno contatto con la luce e una temperatura molto più costante;
  • La seconda è che c’è una contropressione tale da garantire un gusto e un perlage particolare e  intenso.

L’appuntamento per stappare il primo sughero sarà nel 2024. E non vediamo l’ora di assaggiare  i risultati di questa impresa faraonica che sta facendo molto rumore!

Cosmetica Tommasone, i benefici dell’uva per la pelle

Le novità non finiscono qui. L’uva non è solo impiegata per avere dell’eccellente vino. Niente viene sprecato da questo prezioso frutto. E dal suo succo e dalla sua polpa Barbara Monti, sorella di Lucia Monti,  crea Cosmetica Tommasone- : una marca di cosmetici preparati nei laboratori di Torino e acquistabili on line . Questi comprendono :

Si formulano così dei trattamenti naturali, che hanno per l’epidermide:

  • Ottime proprietà nutrienti ;
  • Un effetto rivitalizzante, purificante e ringiovanente

Cosa c’è nell’uva che fa bene alla pelle?

I polifenoli dell’uva , come il resveratrolo, ci proteggono dai radicali liberi e contrastano l’invecchiamento precoce. Oltretutto oligoelementi e minerali, come il magnesio e il calcio, stimolano la circolazione sanguigna e rassodano il tessuto cutaneo.

Tantissimi centri benessere all’avanguardia hanno attivato la vinoterapia tra i loro servizi. E sono sempre più i brand che stanno imboccando questa strada. Personalmente ho provato Vin Day ‘n’ Night , che è un unguento straordinario avere un aspetto luminoso, idratato e levigato.

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Conclusioni. Perché andare Ischia !

Ci sono stata tre volte a Ischia e credo di tornarci presto. Se mi chiedete quali sono i motivi per recarsi in questo giardino esotico non saprei da dove iniziare.  Dagli elisir minerali escluvi dell’isola allle sue baie cristalline, dalle escursioni del Monte Epomeo alle passeggiate nel bosco di Zaro. Per non dimenticare la cucina ischitana ricca di primi e secondi di mare e terra che potete trovare tra i tavoli di uno dei miei ristoranti isolani preferiti : la Cantina del Mare a Lacco Ameno di Pier Paolo Iovinelli . La lista è praticamente infinita.

Tuttavia l’’unicità di Ischia è nel sorriso dei passanti che incontri . O nella vista delle barchette che dondolano indisturbate nel mare. Oppure nell’ascolto del canto dei gabbiani che volteggiano nell’aria inseguendosi l’un l’altro in un gioco infinito. C’è altro da vedere e fare a Ischia?  Certamente! Ma non basta un weekend  per afferrarne l’ essenza, per cui staccate un biglietto per almeno una settimana!