Negombo, il parco termale a Ischia

Negombo, il parco termale a Ischia

“Perché correre affannosamente qua e là senza motivo? Tu sei ciò che l’esistenza vuole che tu sia. Devi solo rilassarti”
Osho

Negombo:  il parco termale a Ischia

Senza dubbio il Negombo  è uno dei  parchi termali più suggestivi d’ Ischia. Il direttore Marco Castagna mi ha dato la possibilità di perdermi in questo paradiso una domenica di fine Aprile. E così oltre a dimenticare i miei affanni, mi sono rigenerata fisicamente tra gli zampilli di acqua  e agavi giganti. Come potrete immaginare il Negombo  è un’oasi di benessere immersa all’interno di una natura esotica dalla prepotente bellezza. Occorrono circa due ore per vagare in questo eden, che degrada dolcemente nella baia di San Montano. Questa è una delle spiagge più  esclusive d’ Ischia, una mezza luna di mare cristallino che abbaglia per i suoi colori e la sua tranquillità.

Negombo: un ibiscus nella  Baia di San Montano

Al Negombo ci si può arrivare con i mezzi oppure in macchina o in motorino (c’è un ampio parcheggio coperto).  E addirittura potrete anche farvi una passeggiata e raggiungerlo dal centro di Lacco Ameno, uno dei sei comuni d’Ischia . Appena  ho attraversato il cancello d’ingresso del Negombo mi sono precipitata verso gli spogliatoi per cambiarmi. Ho affittato un telo. E dopo aver pranzato nel bar adiacente, mi sono incamminata per esplorare questo dedalo di palme e ibiscus rosa confetto.

Ho iniziato il mio tour dalla spiaggia di San Montano, che era davvero incantevole e quasi deserta. Sedermi in riva con la compagnia di qualche gabbiano e sentire solo il fruscio degli alberi è un lusso che non ha prezzo. Sarà stato perché era primavera, stagione perfetta per soggiornare nell’atollo campano, lontani dalla confusione e dal caldo estivi. Questa è una sensazione meravigliosa , perché si è circondati da un’atmosfera più intima e serena.

Adesso capisco perché Santa Restituta , patrona d’Ischia , trovò conforto alle torture dei Romani  in questo angolo di terra benedetto da Dio. Si dice che le sue spoglie  furono poi devotamente recuperate e custodite nei secoli dai lacchesi. Ancora oggi ogni 16 di Maggio si celebra la martire con una formidabile festa .  Si tiene sulla sabbia cosparsa di gigli bianchi. Un appuntamento ormai che è diventato un’istituzione a Ischia.   Partecipano a flotte da ogni dove per venerare questa Madonna africana.

Vi assicuro che una volta entrati al Negombo  non sarete più gli stessi di prima! Perché vi abbandonerete alle gioie dell’esistenza . E vi prenderete cura del corpo e della mente . Per cui seguitemi in questa altra avventura ischitana, che mi ha riservato altre sorprese infinite. Come quella del Negombo  di cui vi parlerò  più in dettaglio in questo articolo.

Buona Lettura!

Il Negombo , il  giardino verticale del duca  Camerini

Sicuramente la perfezione non esiste. Ma ad avvicinarsi a qualcosa di simile nel 1947 ci è riuscito un romantico aristocratico del Nord con la creazione del Negombo  Si tratta di Luigi Silvestro Camerini ,  un veneto benestante dal cuore d’oro. Il suo era un animo ribelle specie contro il fascismo. Ciò gli costò alla fine della seconda guerra mondiale l’esilio a Ponza. In seguito gli alleati liberarono Luigi Silvestro Camerini  , che finita la sua galera fu dirottato a  Ischia.  Qui poi  si trasferì definitivamente.

Figlio di un ricco industriale, e viaggiatore instancabile il duca Luigi Silvestro Camerini aveva avuto un’infanzia agiata. Vagabondò per l’India e l’Asia, appassionandosi alla botanica e al paesaggismo. Laureatosi in lettere, possedeva una grande cultura umanistica, che affinò la sua indole  già sensibile. Da quando il duca mise piede a Ischia rimase stregato da un preciso punto.  Quello situato tra il Monte Vico e il promontorio di Zaro, dove sorge attualmente il NegomboInizialmente la sua idea era quella di riprodurre  la baia del Negombo (nell’isola di Ceylon, l’attuale Sri Lanka). Un luogo di cui si era innamorato e che diede il nome alla sua regia termale.

Paolo Fulceri e Ermanno Casasco: un sogno diventato realtà

Inevitabile fu la fatica per il duca di concretizzare il suo progetto. Una delle principali difficoltà fu acquistare tutti i poderi che erano divisi tra famiglie locali. Tuttavia, presto si aggiudicò una grande proprietà dove agì indisturbato. Il  passo successivo fu quello di importare piante di ogni genere: africane, australiane, giapponesi e brasiliane. In questo modo ebbe inizio un’impresa straordinaria.

Chiaramente il peso del mantenimento di quel patrimonio il duca lo avvertì subito. E per sostenere la struttura la trasformò da privata a pubblica. Questo accadde nel 1970 per intervento di suo figlio Paolo Fulceri. Questi ingentilì la tenuta per realizzare qualcosa di meno selvaggio.  Da lì si rivolse a Ermanno Casasco, un famoso paesaggista. Un genio che creò un fil rouge all’interno del Negombo oltre ad aree esterni da destinare a svariati usi.

Le novità del Negombo

Certamente gli interventi successivi fatti al Negombo  lo hanno tanto migliorato e valorizzato. Un lavoro certosino di manutenzione e sperimentazione che continua ancora adesso. E non si è mai fermato rispettando l’ambiente e ricorrendo alle tecnologie più moderne laddove è stato necessario. Un impegno costante che è cominciato con:

  • Introduzione di piante mediterranee che c’erano ma non in grandi quantità: il mirto, l’olivo, il sughero e altre specie vegetali di origine australiane e americane. Cosa che si allineava con la funzione originale di orto botanico del Negombo   ; 
  • Recupero dei terrazzamenti, dei muri a secco e di altre innovazioni:  hanno reso il Negombo  una meta di un turismo internazionale  di qualità;
  • L’istituzione di eventi speciali che contribuiscono al richiamo di molti visitatori ogni anno: come  Ipomea , una manifestazione che dal 26 al 28 Maggio è dedicata al giardinaggio. Una kermesse allietata da spettacoli e banchetti in cui ammirare rarità in termini di flora.

Negombo e la storia delle terme a Ischia

La complessa origine geologica e vulcanica d’ Ischia è responsabile del suo ricco patrimonio termale. Esso si sviluppa lungo tutta la fascia costiera (fino a 100 metri da essa) e in prevalenza nei centri d’Ischia Porto , Casamicciola, Lacco Ameno , Forio e Sant’Angelo. Possiamo dire che il Negombo , insieme al Poseidon , è il fiore all’occhiello d’Ischia  in fatto di terme, splendida invenzione nota sin dai tempi degli Etruschi. Sia i Greci che i Romani sfruttarono al massimo i poteri curativi delle acque termali d’Ischia, costruendo molti edifici pubblici.

Il Rinascimento e il medico Iasolino

In seguito durante il Rinascimento ci fu un grande salto in avanti parallelamente alla fioritura della balneazione. Infatti il medico calabrese Giulio Iasolino  studiò e censì la  ricchezza termale ischitana , che venne impiegata in medicina.Perciò si cominciò a raggiungere  Ischia specificatamente per lenire ferite, e guarire malattie e disturbi di vario genere.

Il risultato dell’operato di  Iasolino fu che ad  Ischia  dal 1600 al 1900 cominciarono a spuntare numerosi stabilimenti e alberghi. Proprio in prossimità delle più rinomate sorgenti termali. Qualcosa di fenomenale che non era solo per ricchi, ma anche per i più poveri con la fondazione nel 1610 a Casamicciola delle terme Pio Monte della Misercordia. Da allora in poi Ischia venne riconosciuta come la stazione termale più famosa del mondo!

Le acque termali d’Ischia

Ischia  deve  parte del suo successo alle sue acque termali che sono curative . Queste acque sono calde o caldissime.  E alimentano i singoli stabilimenti e i giardini termali. Altre invece sgorgano quasi infuocate direttamente in alcune spiagge o nel mare.

Oltretutto in talune parti dell’isola si assiste allo spettacolo dei getti di vapore acqueo, che risalgono verso l’alto con altre sostanze aeriformi. Questo si vede spesso lungo i crinali dell’Epomeo, nelle stufe di molte strutture dedicate, o nelle fumarole di alcuni arenili.

Tre tipi di acqua a Ischia

Ci sono tre tipologie di acqua a Ischia :

  1. Acqua piovana: questa è giovane e rimane piuttosto in superficie dopo essersi insinuata nel sottosuolo. Una parte della pioggia evapora, e un’altra riempie alcuni fiumiciattoli e il mare;
  2. Acqua fossile: è quella invece bloccata in una falda acquifera per migliaia, milioni, o addirittura miliardi di anni;
  3. Acqua juvenile: è quella che è contenuta nel magma, e viene fuori da grandi profondità̀. Per cui è completamente nuova. Ed è  pronta a partecipare per la prima volta al ciclo dell’acqua fuoriuscendo sotto forma di sorgente.

Tipologia delle acque del Negombo

Durante questo up and down nell’acqua si concentrano minerali e miscele gassose, che sono contenuti nelle rocce millenarie che attraversa.  Appena poi si riscalda si gonfia e risale tra fenditure e fratture della crosta terrestre.

Questo fenomeno è percepibile nelle acque del Negombo,   il cui effetto benefico è garantito dalla presenza  del Radon . Si tratta di  un gas definito nobile in quanto stimola l’assorbimento dei sali e il tono muscolare. In base a degli studi fatti, le acque sorgive del Negombo possono essere così classificate:

  • Minerali : hanno un residuo secco superiore a 1 grammo per litro;
  • Ipertermali:  escono fuori dalla fonte a una temperatura superiore ai 40° gradi;
  • Salso-alcaline: sono ricche di cloruro di sodio.

I 14 percorsi termali del Negombo

Al Negombo  si contano in tutto 14 piscine termali incastonate in un perimetro di alture che si affacciano su paesaggi mozzafiato. La vista spazia dal mare alle montagne fino ai   pendii scoscesi terrazzati a vigneto. Uno spettacolo a cielo aperto in cui ci si può sempre ritemprare per via di un clima che è sempre mite.

In aggiunta, al  Negombo non c’è un percorso suggerito da seguire. Per cui mi sono abbandonata a vagabondare in questo labirinto magico senza seguire il filo di Arianna. Vediamo da vicino e in breve quali sono i percorsi termali presenti al Negombo  e le loro caratteristiche principali.

1 Buco Nero

Il Buco Nero è un agglomerato di cascate di acqua termale a 32° C che finiscono in  una grotta di  roccia trachitica di origine vulcanica . Si forma una pozza verde smeraldo in cui potete perdere anche i sensi e sognare a occhi aperti.

2 Templare

I doccioni termali a 30° C del  Templare vi coccolano, migliorando il tono dei muscoli della nuca e delle spalle e riducendo la loro tensione. Grande giovamento ne traggono quindi i soggetti sofferenti di cervicali. L’ideale per scordare le fatiche di una giornata e i pensieri negativi o la semplice routine quotidiana.

3 Nesti

Nesti sono tre vasche collegate fra loro a gradoni che terminano in un getto-cascata di 30° C. Sorge davanti una parete di tufo stratificata in un punto molto panoramico. Appartata e silenziosa, è adatta per la riabilitazione motoria. Nella zona sottostante, un pavimento di legno ad uso solarium.

4 Onphalos

Onphalos è una grotta di tufo per antroterapia  profonda 12 mt e   alta 4 mt. Questa è dotata di una base fonda a 32° C dove ci si rilassa.  Segue un flusso di acqua fredda e un pozzo termale. Ci sono dei sedili per doccioni e una serie di tre getti per  le cervicali. Tutta una serie di ambienti diversi per trascorrere un weekend in pace con voi stessi.

5 Maya

Maya  e piscina Kneipp (18-38°C) sono due vasche, una maggiore calda, una minore fredda, con gradini e massi. Si passa dall’ una all’altra. Lo sbalzo termico stimola la circolazione periferica e provoca una tonificazione generale corporea e sensoriale.

6 Piccola Vasca Marina

La Piccola Vasca Marina misura mt. 3.40 x mt. 1.65, ed è bassa mt. 1.45. Fondamentalmente è fatta per chi preferisce un idromassaggio forte in vasca con acqua di mare. Un qualcosa di davvero insolito che prende forza dagli abissi per tornare gentile sulla vostra pelle.

7 Irrgang 

L’ Irrgang  o  Labirinto Giapponese è diviso in due piste separate da un muretto, che sono cosparse di ciottoli. Ognuna ha due temperature, una di acqua termale calda (38° C) e una fredda (18° C). Camminando almeno cinque volte da una sezione all’altra, si effettua una frizione plantare per via dei sassi. Questo attiva alcuni punti cruciali del sistema venoso e linfatico.

8 Hamam

L ‘Hamam  o bagno turco presenta elementi simili alla sauna. Favorisce una generale vasodilatazione e l’eliminazione, attraverso una profusa sudorazione, delle tossine accumulate.

9 Piscina grande di mare

La Piscina grande di mare è una piscina olimpica a temperatura ambiente per nuoto leggero. Dimensioni: lunghezza mt. 33, larghezza mt 15. Due profondità, mt. 0.90 e mt. 3. È adatta a tutti, e si può comodamente nuotare senza avere paura magari di andare al largo!

10 Piscina marina dell’Arco

La Piscina marina dell’Arco è sia a temperatura ambiente che riscaldata. Questa è principalmente pensata per i bambini. Diametro mt. 6, profondità mt. 1.50. Per le famiglie è un toccasana, perché possono tranquillamente lasciare i propri piccoli a giocare indisturbati senza correre nessun pericolo.

11 Ribollita

La Ribollita è una vasca termale Jacuzzi di 38 ° C. Può ospitare fino a un massimo di 8 persone (mt. 2.20 per mt. 1.80, profondità mt. 0.80).  La sensazione di relax appena ci siede lateralmente su degli appositi sedili con gli spruzzi d’acqua che vi solleticano è sublime.

12 Piscina termale 8

Piscina termale 8 è a 34° C ed è stata pensata a doppio circolo (due diametri di mt. 4.40 e mt. 5.50, profondità mt 1.40) con idromassaggio forte in vasca e caduta di acqua termale dai bordi, a media temperatura. Si consigliano movimenti lenti e una permanenza di 10 min.

13 Piscina grande termale

Piscina grande termale è a 30° C. La bassa temperatura permette ampi movimenti e nuoto leggero. Dopo i primi 15 min. si assorbono oligoelementi essenziali per la terapia analgesica. Con movimenti specifici, le articolazioni acquistano più mobilità ed elasticità.

14 Piscina termale circolare

La Piscina termale circolare è a 38° C (diametro mt. 5.80, profondità mt. 0.90). Esattamente dai bordi cade giù dell’acqua e contemporaneamente dal basso si genera un idromassaggio. Dato il calore elevato è bene fare movimenti lenti per una permanenza di circa e non più di 8 minuti.

Quando l’arte si unisce con il Creato

Negombo  significa un viaggio infinito in una dimensione extraterrestre. Un salto fuori dall’ordinario che poi altro non è che una realtà percettibile e dinamica fatta delle meraviglie del Creato. A cui il genio dell’uomo ha partecipato ridefinendole in delle vere e proprie opere d’arte.

Non potevano non mancare capolavori presenti sotto forma di installazioni di illustri artisti quali:

Centro benessere del Negombo

Dopo avere peregrinato in questo luna park di tesori nascosti e piaceri sensoriali mi sono abbandonata a un massaggio ayurvedico rivitalizzante e senza fine. Mi sono accomodata al centro benessere del Negombo   e sono uscita come rinata. Mi hanno accolto con un gran sorriso  Enzo Nicotra e Angelo Iervolino , due operatori che  come altri si prendono cura dei clienti con professionalità e cortesia. Ho  davvero assaporato tutto quello che si può fare all’interno del centro benessere del Negombo   . Il problema è stato che non volevo andare via, perché essere trattati bene fa bene all’anima e crea dipendenza.

Oltre ai massaggi si possono anche prenotare cure inalatorie e altri trattamenti che gioveranno alla vostra salute e al vostro splendore estetico (clicca qui per il listino prezzi) . In tutto si contano 16 cabine, che sono provviste di macchinari super tecnologici. Potete anche fare un po’ di acquarelax in una piscina coperta. Oggi come oggi è un lusso potersi permettere le terme e un massaggio ma una volta nella vita bisogna farlo. Staccare la spina e dedicare un attimo a noi stessi è un dovere , e dovrebbe essere un rituale anche nel mondo del lavoro. Perché se si sta bene si produce anche di più e meglio.

Ma accontentiamoci magari di una vacanza al Negombo  e al suo centro benessere per sciogliere la tensione e tonificarci. I massaggi infatti allentano i muscoli e diminuiscono lo stress. Per noi donne poi è fondamentale il giovamento che donano all’epidermide che risulta più luminosa e levigata. Spariscono le tossine e di conseguenza si rafforza il sistema immunitario e si cancella l’inestetismo della cellulite.

 

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Conclusioni. Perché andare al Negombo?

In conclusione, posso garantirvi che recarsi al Negombo  è stata un’esperienza unica e indimenticabile. Baciata da un sole ancora tiepido e avvolta da un silenzio assordante non ho fatto caso al trascorre del tempo. Ogni tanto bisognare oziare, perché apporta tanti vantaggi. Ci si concentra su noi stessi e l’unico obiettivo è volersi bene.

Il  Negombo  è un modo per riprendere un dialogo con il nostro Io, per estraniarsi da tutto e tutti. In uno spazio incantato si impara a lasciarsi andare, che dovrebbe diventare una filosofia di vita. Ogn tanto fate in modo che tutto vi scivoli addosso armonicamente senza essere troppo razionali. E allora fatela anche voi una follia, e catapultatevi a Ischia per  sognare ad occhi aperti.

Ischia film Festival 2023

Ischia film Festival 2023

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“L’autunno è una seconda primavera dove ogni foglia è un fiore.”

A. Camus

Ischia film Festival 2023

Senza dubbio Ischia Film Festival 2023 è una delle kermesse cinematografiche più significative d’Italia tenutasi all’interno della splendida cornice del Castello Aragonese d’ Ischia . Dal 24 Giugno al 01 Luglio ci sono state proiezioni cinematografiche d’autore che mi hanno rapito l’anima. Ed è così che Piazzale delle Armi, la Cattedrale dell’Assunta e la Casa del Sole  sono diventate sale sotto un cielo trapuntato di  stelle . Un biglietto staccato il mio per uno straordinario evento annuale di alto livello culturale. Un appuntamento imperdibile quello dell’ Ischia Film Festival 2023 , che con un programma vario e internazionale cerca di raccontare l’umanità nel bene e nel male.

Ancora una volta Ischia Film Festival 2023 mi ha riportato alla bellezza d’ Ischia. Ormai l’atollo campano mi ha creato dipendenza . Un’oasi che diventa sempre occasione per me di una pausa rigenerante e necessaria per il corpo e la mente. Tappa fissa in questo luogo del cuore è sempre l’Albergo Locanda sul Mare in via Iasolino 80 a Ischia Porto. Una casa ormai più che un albergo. Ci  torno tutte le volte che mi manca la poesia, e  il calore dei suoi gestori. Un posto in cui vi consiglio di soggiornare per vivere Ischia in tutta la sua magia.  Vediamo meglio  cos’ è il Ischia Film Festival 2023.

Buona visione!

Cos’ è Ischia film Festival 2023 ?

Che dire , Ischia Film Festival 2023  è una manifestazione artistica che vede in concorso lungometraggi, documentari e cortometraggi provenienti da tutto il mondo. Capolavori in grado di valorizzare le tradizioni, la storia, i paesaggi di quei territori scelti per la narrazione filmica.

Giunto alla sua XXI° edizione Ischia Film Festival 2023 è sostenuto dalla:

Da puntualizzare che  Ischia Film Festival 2023 nasce dall’idea dell’imprenditore Michelangelo Messina. Un uomo così appassionato della sua Ischia e del cinema, che è riuscito a creare  un evento di fama internazionale. Qualcosa di unico nel suo genere che ha fatto rinascere il cinema sull’isola dai tempi d’oro di Angelo Rizzoli.

Ischia e il cinema

Comunque Ischia era  abituata ai riflettori . E precisamente da quando a Ischia Ponte nel 1909 aprì Unione, la terza sala cinematografica più ampia dello stivale. Tuttavia, le luci della ribalta si accesero quando nel 1936 vi cominciarono le riprese del:

Decisamente un colossale avvenimento fu quando nel 1957 Charlie Chaplin scelse Ischia  come anteprima planetaria per il suo capolavoro  Un Re a New York . La fortuna continuò nel 1963 quando in varie zone  d’ Ischia   la  20th Century Fox girò il colossal di Cleopatra’ con Liz Taylor  e Richard Burton  ! Una produzione parecchio costosa , in cui si possono ancora apprezzare alcune inquadrature della Baia di San Montano .

Da Lucchino Visconti all’era moderna

Certamente un’altra figura di rilievo per Ischia   fu Lucchino Visconti. Egli fu uno dei padri  del Neorealismo  il primo movimento cinematografico di grande rilievo nell’ Italia del secondo dopo guerra. L’illustre regista lombardo si trasferì a Ischia  . Dal barone Fassini comprò un vistoso immobile. In seguito lo modificò in uno splendido cottage in stile liberty . Di poi fu conosciuto meglio e localmente come  La Colombaia .  Esso oggi è  il mausoleo dedicato al regista). 

Lucchino Visconti  vi abitò  fino al 1976 e fu il suo quartier generale . Qui è dove creò  pellicole eccezionali quali ‘Senso’, ‘Rocco e i suoi fratelli’. Fu un via vai di collaboratori e celebrità quali PasoliniElsa MoranteMoravia

Il cinema a Ischia oggi

Dal 1970 in poi il cinema Italiano subì una crisi irreparabile . E si spense anche  Ischia   , che si allontanò dal genere della commedia sexy all’italiana di quell’epoca.  A parte  la novità nel 2003 di Michelangelo Messina che lanciò appunto  l’  Ischia Film Festival , al presente si possono annoverare pochi risvegli di prestigio con setting a Ischia, quali:

Come è articolato Ischia film Festival 2023?

Ischia Film Festival 2023  è un palinsesto ricco di anteprime d’eccezione e grandi nomi. In questo modo ha garantito nel corso del tempo successo e la fidelizzazione di un pubblico sempre più vasto. In particolare  Ischia Film Festival 2023  si è articolato in diverse sezioni:

  • Best of : sono lungometraggi nazionali ed internazionali che esprimono al meglio l’attuale stagione cinematografica;
  • Sezione competiva: lungometraggi, documentari e cortometraggi che hanno avuto come protagonista principale e colonna portante del racconto le location dei filmati;
  • Location Negata: film, documentari e corti che raccontano gli spazi del pianeta violentati dal progresso, quelli in cui vengono negati i diritti ai popoli, quelli distrutti dalla guerra, o fagocitati da calamità naturali ;
  • Scenari Campani : lungometraggi, corti e documentari che hanno come tema portante la Campania e la sua identità culturale.

Delle 72 opere dell’ Ischia Film Festival 2023  36 sono inserite nella  Sezione competitiva . E  le atre   36 nel resto della lista in alto (24 delle quali saranno proiettate esclusivamente online  su www.ischiafilmfestivalonline.it ).

Momenti salienti dell’ Ischia film Festival 2023

Di notevole effetto è stata l’inaugurazione dell’ Ischia Film Festival 2023  con la consegna di un premio alla carriera a Christopher Lambert, stella indiscussa e mondiale del panorama cinematografico. Riconoscimento che nelle edizioni passate è toccato ad altre star importanti quali :

California, l’Emila di Andrea Roncato

Sono stati otto giorni indimenticabili quelli dell’ Ischia Film Festival 2023    tra giornalisti,  registi  e attori di spessore.  Tra loro c’è stato anche Andrea Roncato. Mi ha commosso con le sue parole di coraggio rivolte alla sua Emilia Romagna dopo il tragico evento delle inondazioni d fine  maggio. La sua regione natale è pronta a rialzarsi . Egli  chiede agli Italiani non bonifici , ma di visitarla rilanciando così un turismo responsabile e attivo.

La sua terra è stata il leitmotiv della pellicola in gara California (2022) di Cinzia Bomoll con la partecipazione di Silvia e Giulia Provedi. Da maschera solitamente comica Andrea Roncato mi ha colpito nella parte responsabile del nonno di due gemelle . Una figura centrale per la salvezza di una parte di una famiglia della provincia emiliana. Un nucleo affettivo che è apparentemente tranquillo. Perché in realtà nasconde tante violenze contro le quali si eleva una denuncia forte e spietata. Specie per quella degli uomini contro le donne. Oltre a California vi descrivo in basso altri due audiovisivi estremamente significativi ed emblematici . Entrambi affrontano il dilemma del legame indissolubile tra l’essere umano , le proprie radici e l’esistenza riconsciuta come dono divino. Mi sto riferendo a La Cura di Francesco Patierno e a An Irish Goodbye di Tom Berkeley e  Ross White

La Cura di Francesco Patierno

Con la La Cura  torna alla ribalta il famoso regista napoletano Francesco Patierno (2022) .  Tra i suoi innumerovoli  traguardi professionali si ricorda  il lungometraggio il  Mattino ha l’oro in bocca del 2007. Esso è tratto dall’autobiografia  Il Giocatore di Marco Baldini (interpreti Elio GermanoLaura Chiatti e Martina Stella)  .  Si tratta di  una condanna a tutti i tipi di dipendenze estreme.  Come quelle per il gioco d’azzardo che hanno massacrato il celebre conduttore radiofonico.

La Cura   vede nel cast il bravissimo Alessandro Preziosi e  parla di una troupe cinematografica, che per l’arrivo del Covid interrompe  le riprese della La Peste, un romanzo dello scrittore Albert Camus. Un film che evolve dal master piece inizale fino a confodersi e fondersi  con esso . Suo obiettivo è quello di esporre in maniera diversa da un documentario il dramma  planetario del lockdown, che ha piegato e cambiato per sempre la nostra società. Dalla finzione si passa alla realtà e non si capisce davvero quale sia il confine, quale sia la parte vera da interpretare!

Il flagello della black death si sposta dall’Argentina a una Napoli contemporanea , che smette di pulsare come è solita fare. Un caos immane in cui si perde il senso dell’orientamento. Il  virus  ha messo a dura prova e fatto rilevare come effimeri , se non modulati nel giusto modo,  i perni saldi della nostra era: soldi e sviluppo industriale.  Inolre a piegato fisicamente e moralmente per solitudine e povertà migliaia di persone in tutto il globo. Una malattia per cui esiste un unico rimedio l’amore e il rapporto con l’altro.

An Irish Goodbye

An Irish Goodbye di Tom BerkeleyRoss White ha vinto il Premio Oscar come Miglior cortometraggio Live Action alla 95a edizione degli Academy Awards.  E si è aggiudicato il premio come Miglior cortometraggio ai Premi BAFTA 2023.

An Irish Goodbye   è una black comedy  che descrive l’unione difficile e picaresca  dei fratelli  Turlough  (Seamus O’Hara) e Lorcan (James Martin). Quest’ultimo  è affetto da sindrome di Down.  Dopo la scomparsa improvvisa  della madre Turlough non vuole più affidare  Lorcan a una zia grazie al ritrovamento di una lista di desideri incompiuta della mamma. Da sfondo a questa trama così ironicamente drammatica e a lieto fine è l’Irlanda del Nord con le sue campagne e il suo assordante silenzio e infinita quiete.

Questo corto è un inno all’amore che vincit omnia . 23 minuti di genialità assoluta e pura che ha avuto il record di essere proiettato al cinema come qualsiasi altro film. Primato che era toccato solamente al cortometraggio di Pedro Almodóvar, The Human Voice.

 

Ischia film Festival 2023, ciak le premiazioni !

In conclusione  manca solo annunciare il vincitore dell’ Ischia Film Festival 2023 (clicca qui per sapere degli altri riconoscimenti)  :

  • Mountain Onion (Kazakistan, 2022) di Eldar Shibanov :    l’undicenne Jabai vende  cipolle di montagna lungo l’autostrada in Kazakistan e farà di tutto per riportare il padre nella sua famiglia . Un grido di speranza per i dolori universali come quelli della separazione dei genitori. Perché nonostante tutto the show must go on !

Ischia Film Festival 2023  è stata un’esperienza unica che mi ha fatto apprezzare ancora una volta Ischia .  Come è facile da intuire questa perla del Golfo di Napoli non affascina solo per il suo passato, il suo patrimonio archeologico. E ancora per le sue terme, i suoi paesaggi esotici e un clima mediterraneo, che ne fanno un buen retiro in ogni momento dell’anno. E Ischia Film Festival 2023   è la conferma che a  Ischia    ci si può perdere per infinite ragioni all’insegna di un turismo di alta qualità e sostenibile. Questo è il trend da seguire per un solido futuro economico , perché è l’unico modo per prosperare senza danneggiare l’ambiente e valorizzare al massimo le risorse territoriali. Sarà l’inizio di un cambio di tendenza che vorrà sbarazzarsi della globalizzazione di massa? È quello che ci auguriamo tutti.

Ischia cosa fare in 4 giorni

Ischia cosa fare in 4 giorni

“… ora sono commosso dalla Partenopea intrisa di luce,
il mio grazie è per te, Ischia,
cui un buon vento m’ha portato
a goderti con dei cari amici …”

Ischia  in 4 giorni

Senza dubbio girare  Ischia  in 4 giorni è stato un antidoto efficace alla mia nostalgia dell’ Isola Verde. La bellezza di questa perla del Golfo di Napoli mi ha conquistato a tal punto da spingermi a tornarci una terza volta . Era  ottobre, e come  sempre sono stata ospite  presso  l’ Abergo Locanda sul Mare  in via Iasolino , 80  a Ischia Porto .

Grazie alla posizione strategica di questo delizioso hotel , ho potuto  esplorato gran parte d’ Ischia senza difficoltà. In questo articolo vi propongo alcuni  itinerari indimenticabili che cominciano dal porticciolo borbonico  e proseguono per  Sant’AngeloForio   e  Lacco Ameno .

Inoltre ,vivere Ischia in 4 giorni mi ha fatto capire che qui  c’è molto di più  delle sue celebri terme. L’isola è un mosaico di paesaggi diversi, ricchissima di storia, arte, cultura ed eccellenze enogastronomiche. Per questo motivo, vi consiglio di non fermarvi a un semplice finesettimana: sarebbe troppo poco per lasciarsi davvero sorprendere da tutti i 46,3 km² di meraviglie che Ischia  ha da offrire.

Buona lettura!

Ischia in 4 giorni:  I° Tappa,  Ischia Porto di mattina

Inevitabilmente il mio percorso è iniziato da Ischia Porto ,  in origine chiamata Villa dei Bagni per via delle fonti termali di Fornello e Fontana.   Questo magico borgo marinaro rappresentò la svolta di tutta l’isola  con l’inaugurazione del suo porticciolo il 17 settembre del 1854. Fu Ferdinando II di Borbone che ebbe l’intuizione straordinaria di trasformare quello che in passato era un lago vulcanico in un’opera pubblica fondamentale. Uno scalo portuale che favorì lo sviluppo economico locale, collegando la comunità isolana con i traffici commerciali e turistici esterni.

Situato tra la collina di S. Alessandro e il Castello Aragonese,  Ischia Porto  costituisce infatti l’ingresso principale per approdare nell’isola .  Nello specifico a  Ischia Porto  attraccano:

Tuttavia, ci sono altri accessi portuali  a Forio e  a  Casamicciola Terme; gli altri a Lacco Ameno e Sant’Angelo sono per lo più approdi per le barche da diporto. Sicuramente Ischia Porto  è la zona perfetta dove alloggiare perché è servitissima, ed  è connessa a tutte le principali attrattive isolane per la presenza di:

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La Rive Droite di Ischia Porto

Che dire! Ischia Porto  è il cuore pulsante d’Ischia  per la vivacità diurna e notturna della riva destra del  porto borbonico chiamat dagli ischitani Rive Droite. Questa banchina è puntellata da tanti ristoranti e locali per un dopo cena con musica dove ci si può divertire, mangiare e bere qualcosa.

A proposito, vi suggerisco:

Via Roma e Corso Vittoria Colonna:  il salotto di Ischia Ponte

Proprio a due passi dalla Rive Droite  per lo shopping basta imboccare via Roma e Corso Vittoria Colonna.  Queste sono le principali arterie di Ischia Porto  , che costituiscono un boulevard pieno di botteghe, gioiellerie, e bazar di prodotti tipici . Non mancano gli accessi alle spiagge più vicine: il Lido e  San Pietro .

Nelle ommediate vicinanze si erge l’ Acquario (1905). L’artefice di questo edificio dal caratteristico color porpora fu l’ architetto Carl Sattler  su commissione di Anton Dohrn (1840-1909), un insigne zoologo marino. Lo scienziato tedesco ci abitò quando ci studiava .

Spesso ospitava i suoi amici con i quali si svagava e si dilettava in colte dissertazioni. Negli anni ’60 l’ Acquario diventò un distaccamento della Stazione  Zoologica Napoletana e Laboratorio di Ecologia del Benthos  , istituzioni fondamentali per  le ricerche nel campo dell’ecologia marina.

Un panino alla Zingara con Massimo Venia

A Ischia Porto  ho avuto il piacere di fare due chiacchiere con  Massimo Venia, autore  delle migliori etichette della Cantina Pietra di Tommasone. Appena entrata nel suo atelier al in via Roma,  32 , questo talentuoso pittore ischitano, mi ha stretto calorosamente la mano. Erede del maestro Mario Mazzella , i suoi acquerelli sono una celebrazione degli scorci più incantevoli d’ Ischia

Non finirò mai di ringraziarlo per la piacevole compagnia e per lo spritz condiviso al  Bar dell’Orologio: storico bistrot in   via Vittoria Colonna, 195 . Come da tradizione ischitana, ci siamo fatti tentare da uno spuntino tipico dell’isola:  il panino alla Zingara ! Cosa è? Due golose fette di pane cafone farcito con prosciutto, mozzarella (o fior di latte), maionese e lattuga. La ricetta originale prevede le pagnotte del leggendario Panificio Boccia a Ischia Ponte, dove è nata nel 1977 nella paninoteca La Virgola .

5 cose da fare nel centro storico d’ Ischia Porto 

Bisogna ricordare che Ischia Porto  non è soltanto il core  dell’isola. Basta infatti allontanarsi di pochi passi dalle vie più frequentate per imbattersi in un universo di architetture insolite e un sorprendente patrimonio culturale, spesso invisibile agli occhi del turismo di massa.

Nelle prossime righe vi svelerò 5  architetture miliari della città: fermate  esclusive  che invitano a guardare oltre le apparenze per seguire le tracce dei Borbone e ascoltare le storie di santi, nobili e avventurieri. Siete pronti a una  Ischia segreta?

1. Villa Altana

Villa Altana: in via delle Fornaci si nasconde una palazzina dai tratti arabeggianti, che incanta con le sue cupole moresche, finestre bifore, e muri merlati. Era il rifugio del colonnello e avventuriero Giovanni Masturzi. Nella II°  Guerra Mondiale il duca S. Camerini comprò e salvò dall’oblio questa  imponente costruzione.

A sua volta essa era ricavata da un precedente tempietto cinese in legno. Questo fu ingegnato da Ferdinando II di Borbone per i gran galà  dell’inaugurazione del porto .  Era noto con l’appellativo di Pagoda con cui ancora oggi ci si riferisce a questo punto a sinistra di Ischia Porto.

2. Chiesa S. Maria del Porto Salvo e Palazzo Reale

Chiesa S. Maria del Porto Salvo : posizionata sotto il  Montagnone  fu fatta  nel 1856 per volere dei Borbone su progetto dell’ Ingegner  Quaranta . A pianta a croce latina  possiede  tre navate, le cui pareti sono decorate da stucchi con diversi motivi . Ci sono due piani ed è ricca internamente di opere di valore. 

Palazzo Reale : in piazza Antica Regia originariamente era una Spa per le classi benestanti . Apparteneva  alla famiglia  Buonocore,  veri e propri pionieri nello sfruttamento benefico delle sorgenti sottostanti di Fontana e Fornello. 

Rimane un mistero come la proprietà passò ai Borbone . Dal 1877 dopo molte controversie storiche legate al Regno di Napoli, il  Palazzo Reale, spettò al demanio militare con uso riservato per lo stesso esercito.

3. Chiesa di Santa Maria delle Grazie e Chiesa di San Girolamo

Chiesa di Santa Maria delle Grazie: questa chiesa è detta anche di Sant’Antonio alla Mandra, perché è posta in località Mandra, anticamente utilizzata come pascolo per le greggi. Risale al XIV secolo ed è in stile Barocco. Dal 30 settembre 2003 vi è custodita la salma di San Giovan Giuseppe della Croce, un altro patrono d’Ischia .

Chiesa di San Girolamo: questa parrocchia si staglia nell’omonima piazza . Tutta di color  bianco ispirò molti artisti che l’immortalarono nelle loro tele per l’essenzialità delle sue forme. Del 1301 fu edificata poco dopo  l’ultima e tremenda eruzione dell’Arso. Nel XVI secolo fu gestita dai frati di Santa Maria della Scala e continuò a essere rimaneggiata fino al 1950. Sono tre le sue particolarità  sono:

4. Chiesa S. G. G. della Croce

Chiesa S. G. G. della Croce: una chiesetta gialla piazzata esattamente accanto alla Spiaggia dei Pescatori in contrada  Mandra,  dove si venera il culto della Madonna bambina . Un tempietto lineare  a croce latina che fu fatto  nel 1636 e modificato più  volte fino al 1851 per iniziativa di Pio IX. Spiccano subito : una cupoletta di mattonelle smaltate di giallo e verde , una torre e la cappella di San Giovan Giuseppe della Croce.

Attraverso una rampa di scalini di marmo si accede all’ Arciconf. S Maria di Costantinopoli  eretta nel 1613 . Particolare è l’usanza del 25 agosto quando si porta in processione una statua della Madonna ivi riposta. C’è solo una navata.  Mentre negli archi reggenti il soffitto sono affrescati i principali episodi del Vecchio e del Nuovo Testamento.  Questi sovrastano un altare del XVIII fatto di marmi . Internamente sono  sparsi qua e là quadri che parlano dell’ecclesia ischitana.

5. Cattedrale dell’Assunta

Cattedrale dell’Assunta: questo monumento religioso a tre navate sostituì la primitiva cattedrale ischitana collocata all’altezza del Castello Aragonese (fu distrutta dai bombardamenti inglesi) . Si distingue per la sua  facciata  barocca ed è protetta da una cancellata in ferro. Al lato c’è un campanile antecedentemente adibito a fortezza per le scorrerie saracene.

Internamente  di grande effetto è un quadro raffigurante una Madonna. Il suo volto pare essere quello della moglie di Pietro Cossa (figlio di Giovanni Cossa governatore d’Ischia e Procida), che nel XIV secolo fece innalzare lo stesso duomo. Alla  Cattedrale dell’Assunta notevole è la cappella con un’altra Madonna alla quale Vittoria Colonna soleva pregare per il ritorno del suo amato sposo.

Ischia in 4 giorni: I° Tappa, Ischia Ponte di pomeriggio

Ischia Ponte è il nuclo antico di Ischia Porto  da cui dista poco più di 1, 5 km  ( andando a spasso per tutto  Corso Vittoria Colonna  ci si arriva in venti muniti) . Se ne attesta l’esistenza sin dal XIII secolo. Nel XIV secolo  Ischia Ponte era conosciuta con il nome di Borgo di Celsa per i gelsi che l’abbellivano. Nel 1700 questo semplice villaggio si riempì di gente per lo spopolamento del Castello Aragonese, che è uno dei suoi principali richiami insieme al Museo del  Mare. Quest’ultimo, fondato nel 1996, espone su tre piani gli antichi e storici attrezzi per la pesca, l’attività che un tempo costituiva la principale fonte di sostentamento dell’isola.

Affollatissimi d’estate sono altri tre richiami Ischia Ponte:

Il Castello Aragonese oggi

Non è facile peregrinare all’interno del  Castello Aragonese , perchè è immenso ed è composto da 15 parti:

  1. La Chiesa dell’Immacolata ;
  2. Il Convento di S. Maria della Consolazione ;
  3. Il Cimitero delle Monache;
  4. La Casa del Sole;
  5. La Chiesa di San Pietro a Pantaniello;
  6. Palmenti per la vinificazione e cellaio;
  7. Il Carcere Borbonico;
  8. La Chiesa S. Maria delle Grazie o dell’Ortodonico;
  9. L’ Antica torre di avvistamento e di difesa;
  10. Il Sentiero del sole;
  11. I Gradoni di S. Cristofaro;
  12. La Chiesa della Madonna della Libera;
  13. Il Viale dell’Ailantus;
  14. Resti del tempio del sole;
  15. La Cattedrale dell’Assunta.

Se si ha la fortuna di poterlo scandagliare per bene , esso ci  racconta delle conquiste dei Greci, dei Romani, degli Aragonesi.   E anche delle gloriose nozze del 1509 tra Fernando Francesco D’Avalos e la poetessa Vittoria Colonna. Questa  nobildonna per la perdita del marito si immerse totalmente nelle arti, creando in quella rupe abitata un cenacolo culturale.

Dopo varie vicissitudini il  Castello Aragonese  nel 1912 passò nelle mani della famiglia Mattera , e nel 1996 fu aperto al pubblico. Ci vollero anni di incessanti interventi di restaurazione per portarlo all’attuale splendore. Tuttora è visitabile ed è sede di importanti eventi come l’‘Ischia Film Festival’ ideato nel 2003 da Michelangelo  Messina.

Info utili :

Come raggiungere Ischia Porto;

Dove alloggiare a Ischia Porto ;

Dove mangiare a Ischia Porto ;

Spiagge a Ischia Porto;

Feste Principali a Ischia Porto

Trekking a Ischia Porto;

Gite in barca a Ischia Porto;

Guide a Ischia Porto.

 

Ischia in 4 giorni:  II ° Tappa, Sant’Angelo

Certamente Sant’Angelo  , presso il comune di Serrara Fontana ,  è l’angolo più chic e suggestivo d’Ischia . A renderlo ancora più speciale è l’assenza totale di auto: il centro è interamente pedonale (sono comunque disponibili parcheggi a pagamento per chi arriva in macchina). La parte alta si sviluppa in un magico gorviglio di casette colorate disposte a spirale sulla Madonella , una collina in tufo  abbellita da una torre difensiva e dalla Chiesa Arcangelo Michele ( 1850) .

La parte bassa, invece, conserva  il tipico aspetto di una borgata di pescatori , con una insenatura favolosa dove gallegiano  barchette e yacht da sogno.Per la sua quiete à e atmosfera avvolgente,  Sant’Angelo  attira soprattutto un turismo d’élite  . Tra i suoi estimatori spicca  l’ex  cancelliera tedesca Angela Merkel, che ne ha fatto un vero e proprio buen retiro , lotano dalla confusione della politica!

In riva in compagnia dei gabbiani!

Dalla fermata dell’autobus a  Sant’Angelo si snoda una suggestiva discesa a serpentina fatta di ciottoli e muretti impreziositi da ceramiche colorate. Dopo pochi minuti di cammino mi sono ritrovata in una piazzetta vivace, ricca di boutique, ristorantini e caffè alla moda. Per riposarmi un poè , mi sono fermata Bar della Taverna del Pirata in via Sant’Angelo, 77 .

Mentre sorseggiavo un calice ghiacciato di Forastera, lo sguardo si è perso fino a scorgere Capri in lontananza . Dopo un bagno rigenerante nelle acque delle magnifiche Antiche Terme di Cavascura  , proprio accanto alla vicina  Spiaggia dei Maronti , la prossima volta bel borgo prenoterò al Tropical  e all’  Aphrodite Apollon.  Sono due imponenti parchi termali con decine di piscine a temperature che vanno dai 20° ai 40° e dotate di tutti i comfort immaginabili.

2 Cose da fare nei dintorni di Sant’Angelo

Avendo avuto disposizione una  mezza giornata, a  Sant’Angelo  mi sono concessa solo queste due altre fughe a brevissima distanza dal suo centro abitato:

1. Le Fumarole dei Maronti: raggiungibile in soli 12 minuti a piedi da Sant’Angelo, questa spiaggia fuma continuamente a causa dell’energia vulcanica del sottosuolo, con emissioni di vapore che toccano i 100 °C. È uno spettacolo unico dove la sabbia diventa una cucina a cielo aperto:  chef e buongustai vi seppelliscono uova, pollo e altre pietanze per cuocerle grazie a questi focolari naturali;

2. Taverna Pietro Paolo detto Stalino: questa celebre e accogliente taverna rustica è ricavata in un anfratto Spiaggia dei Maronti  . Ci sono stata appositamente per gustare il piatto simbolo dell’isola: il  coniglio all’ischitana. Si usa il coniglio “di fossa”, allevato in profondi cunicoli che donano alla carne un sapore straordinario. Viene servito rigorosamente nel tegame di coccio con pomodorini e piperna, che è  il timo isolano.

Info utili :

Come raggiungere Borgo Sant’Angelo;

Dove alloggiare a Borgo Sant’Angelo ;

Dove mangiare a Borgo Sant’Angelo ;

Spiagge a Borgo Sant’Angelo;

Trekking a Sant’Angelo ;

Gite in barca a Sant’Angelo ;

Guide a Sant’Angelo .

Ischia in 4 giorni:  III° Tappa,  Forio

Forio è una sontuosa cittadina di 18.0000 abitanti, la più estesa di Ischia  . Sboccia come un fiore  tra Punta Imperatore e Punta Caruso, e si suddivide in quatto frazioni: San Francesco, la Chiaia, Citara e  Panza. La mia salvezza è stata incontrare la mia amica  Grazia Parpinel,  guida esperta del posto. Forio  splende a ovest, il  lato più soleggiato dell’isola, quello più vocato alla viticultura  per la fertilità dei terreni. Non a caso qui si adagia la cantina Pietra di Tommasone,  che mi ha fatto ubriacare d’Ischia!

Nonostante fosse autunno a Ischia, il caldo era quasi asfissiante. La mia passeggiata a Forio è cominciata inizialmente a piedi: dal lungomare di Forio verso il  viale principale di  Corso Francesco Regine    fino alle torri di avvistamento. Per stare dietro Grazia Parpinel   è stata necessaria tanta energia: sono state inevitabili a Forio le  pause caffè al Divino Cafè in  Via Erasmo di lustro, 6! Infine,  a  cena al  Kantharos , ricercata enoteca (in via Cesare Calise 3) ho realizzato che la  parmigiana non è stratosferica solo nella mia Sicilia!

La Baia di Citara e il wine relais C’est la Vie

Muoversi in macchina è stato vantaggioso per scovare qualche gioiello nascosto di Forio. Come per esempio il  Ristorante Bagno Viola  in via G. Mazzella, 109  nei dintorni della Spiaggia di Citara . Come scordare quel succulento sauté di vongole divorato all’ombra degli ombrelloni del lido!

Poetico il richamo di Forio al crepuscolo, mentre un aperitivo sulla terrazza del C’est la Vie,  raffinato wine relais a picco sul mare, regalava una vista mozzafiato e una sensazione di libertà infinita.

6 cose da vedere  nel centro storico di Forio

1. Chiesa di San Gaetano e la Basilica di S. Maria di Loreto

Chiesa di San Gaetano o Santa Maria Porto Salvo : questa è una sfavillante chiesa dalla cupola gialla che si intravede appena entrati a Forio. Furono i marinai a richiederla nel 1655 a protezione del loro navigare.   Fu rimaneggiata in appresso fino ad assumere tratti prevalentemente   barocchegianti . La sua navata è adornata da un mezzo busto di San Gaetano insieme ad ex voto e barche .

 Basilica di S. Maria di Loreto : lungo l’affollato Corso Francesco Regine   si apre questa basilica a tre navate , che è popolare per le sue calotte moresche, il pavimento maiolicato,  e i suoi orologi (XIII sec.) . Ci furono degli ampliamenti nei secoli a venire.  Dentro è impreziosito da : un’autorevole pinacoteca degli autorevoli pittori Cesare Calise   (XVII sec.) e Alfonso Di Spigna (XVIII sec.),  un archivio colmo di importanti documenti, pilastri fatti di marmi policromi. Considerevole è una statua lignea dell’Immacolata eseguita da  un seguace di Nicola Fumo , il tutto sormontato da un soffitto a cassettoni in oro e legno.

2. Torre Morgera e Basilica di San Vito

Torre Morgera o Quattrocchi: nel quartiere del Cierco si innalza questa torre in tufo, che è a pianta quadrata e su due livelli. Si fa fatica a identificare le fattezze di un’architettura militare contro l’attacco dei Turchi. Questo perché accanto si confonde con altre abitazioni.

Basilica di San Vito: addentrandosi a Forio ci si imbatte in questa importante basilica del XIV sec. Essa è dedicata a San Vito, protettore  di Forio   (pare abbia salvato i vitigni da una terribile pestilenza).  A croce latina e a tre navate primeggia per l’imponenza delle campane, ricavate dalla fusione di alcuni cannoni. Gli interni  sono decorati con:  stucchi di Cesare Starace , alcuni lavori dei geni di  Cesare Calise  e Alfonso Di Spigna, e una massiccia pala d’altare del 1745. Il sagrato al di fuori della chiesa rievoca il triste dilaniamento di tanti cittadini uccisi da delle bombe scagliate la notte dell’8 settembre del 1943 , giorno dell’armistizio.

3. Chiesa del Soccorso 

Chiesa del Soccorso: questo fantastico santuario del 1350 è intitolato alla Madonna della Neve, ed è custode di tutti i marinai. Tutta dipinta di bianco in perfetto stile Mediterraneo si accovaccia su un promontorio a strapiombo sui litorali dorati . Da cui si può contemplare un tramonto unico.

Se siete fortunati, vedrete per pochi istanti un raggio verde  all’orizzonte.  Questo è un fenomeno ottico raro della rifrazione della luce solare nell’aria che accade se il cielo è limpido. Oltretutto se non c’è foschia c’è una veduta spettacolare sul Lazio fino a Ventotene, Formia e Gaeta.  Superbo è il  suo piazzale battezzato Papa Giovanni Paolo II in occasione della visita pastorale del 5 Maggio 2002.

La Chiesa del Soccorso preserva diversi realizzazioni  artistiche di  Cesare Calise , e un  crocifisso ligneo del 1400. Tra il XVIII e la fine del XIX secolo, l’erosione marina a causato alcuni danni. Per questo motivo ci furono degli interventi, come quelli che hanno interessato il sagrato. A questo sono state aggiunte delle croci in piperno , ed il portale a cui furono aggiunte delle pregiate maioliche.

4. Chiesa di S. Francesco d’Assisi e Palazzo Covatta

Chiesa di S. Francesco d’Assisi: spunta in tutta la sua magnificenza in piazza del Municipio assieme a un convento francescano, e all’ Arciconfraternita Santa Maria Visitapoveri .  Della seconda metà del ‘600 è a una navata. Si dice fu fatta per conseguenza della devastante epidemia del 1656. Non è molto vistosa, a eccezione dei capolavori di Giuseppe Simonelli , del soffitto barocco a botte, e della vetrata alle spalle dell’abside maggiore.

Palazzo Covatta: in via Torrione, 42 questo è uno stabile dalla facciata esemplare per le bizzarre finestre, che per la forma del portone e della scala dovrebbe essere del XVII secolo. Si narra che ci venne confinata Donna Rachele Guidi in Mussolini .  La consorte del Duce fu esiliata a Ischia dove vi rimase fino al 1958. In virtù della sua dolcezza , pare che il popolo ischitano trattasse lei e i suoi tre figli con reverenza.

5. Chiesa di San Sebastiano e Bar Internazionale 

Chiesa di  San Sebastiano : in Sant’Antonio Abate, 26, questa chiesa è in pietrame di tufo e dovrebbe essere del XIV periodo della tremenda ed ultima eruzione dell’Arso. Il portale è neoclassico in rosa pastello, e sfoggia una pianta a croce greca con pilastri corinzi e una gigantesca cupola con decorazioni a lacunari.

Bar Internazionale : è il fanatstico cafè in Corso Francesco Regene 41  che deve la sua fama a Maria Senese , sua fondatrice negli anni ‘50. Da principio era una bettola di paese. E poi si allargò fino a cambiare in un’osteria in cui si servivano pranzi e bevande. Divenne ritrovo per personaggi illustri nazionali e internazionali. E in taluni casi anche ultimo riparo per intellettuali perseguitati per il loro orientamento sessuale. Come nel caso di Wystan Hugh Auden ,  che con  il suo compagno Chester Kallmann furono accolti da Maria Senese  con calore umano.  A lei Auden  si ispirò per la protagonista del suo libretto Carriera di un libertino, musicata da Igor Strawinskji. 

6. Il Torrione 

Il Torrione: in via Torrione 32, questa torre a base rotonda, emblema di Forio ,  è la più alta di tutte le altre circostanti.  Del 1480 fu fatta per prevenire e fermare le scorrerie dei pirati.

A pianterreno ci si sistemavano le artiglierie, al livello superiore ci alloggiava la guarnigione. Fu restaurata di recente e accoglie un museo civico e le creazioni di Giovanni Maltese, conosciuto  artista foriano che abitò il Torrione dal 1883 fino ai primi anni del ‘900.

3 Cose da fare on the road a Forio

1. Punta Imperatore

Punta Imperatore: questa è l’estremità più incantevole d’Ischia. Sono partita da Campotese, vicino Panza, per farci un sopralluogo. E dopo una mezz’ora attraverso un vecchio sentiero si giunge in questo paradiso.  Un fazzoletto di terra che si affaccia su tutto l’abitato di  Forio ,   la baia di Citara  e il monte Epomeo.

In seguito si procede attraverso degli scalini a un faro isolato, il cui guardiano negli anni ’30 morì fulminato. Sua moglie Lucia Capuano continuò  egregiamente il mestiere di vedetta campana. Merita menzione Lucianna De Falco, l’attrice ischitana che nel  2008 tirò fuori una pièce teatrale su questo commovente  racconto del  faro di Punta Imperatore.

2. Bosco di Zaro e La Colombaia

Bosco di Zaro: questa foresta a nord ovest d’ Ischia  presenta uno scenario indescrivibile di olivi centenari, carrubi, ginestre, ciclamini , mirto e funghi porcini. In un silenzio assordante tra qualche lumino e delle offerte votive  ci si venera la   Madonna di Zaro per le sue apparizioni  dal 1994.

Ogni 8 e 26 Settembre le veggenti lasciano una premonizione divina che riguarda tutta l’umanità. Una delle più chiacchierate profezie sarebbe stata quella sugli  attentati dell’11 settembre 2001 . Fu fatta da Simona P. e che nel 1995 fu registrata sul settimanale Epoca .

La Colombaia

Celata dagli alberi del Bosco di Zaro   compare La Colombaia mausoleo ed ex  abitazione liberty  del  regista Lucchino Visconti . Ci si rinchiudeva per dare sfogo al suo estremo gusto estetico, quello che ha pervaso tutta la sua produzione cinematografica. Dal 2001 La Colombaia è una fondazione che si occupa della diffusione e della comunicazione dello spettacolo.

3. Giardini della Mortella eGiardini Poseidon

Giardini della Mortella : questo è un eden botanico disegnato nel 1956 dall’architetto paesaggista Russell Page per  Lady Susanna. Questa giovane donna alla morte del marito il compositore Inglese Sir Walton ampliò il loro nido fino a farla divenire un’esplosione di flora mediterranea, roseti e piante tropicali.

Giardini Poseidon : con accesso diretto dalla baia di Citara queste terme sono la punta di diamante d’Ischia.  La struttura è immersa in una natura esotica . Dentro ci sono ventidue piscine termali curative, con una temperatura costante da 20° C a 40° C . Circa trenta euro del costo del biglietto (ristorazione esclusa) per regalarvi un attimo di assoluto benessere sia per il corpo che per la mente.

Info utili :

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Guide a Forio .

Ischia in 4 giorni: IV ° Tappa, Lacco Ameno

All’ingresso portuale di Lacco Ameno   mi è restato impresso il pittoresco Fungo, ormai simbolo del paesino . Questo è un gigante di 10 metri  di tufo verde caduto dall’ Epomeo che da secoli modellato dal vento si è fissato in mezzo agli scogli.

Lacco Ameno  fu la prima colonia della Magna Grecia  in Occidente  (VIII  secolo a.C.). Negli anni ’50 il rinomato archeologo tedesco Giorgio Buchner  individuò proprio  sulle pendici del monte Vico le origini di  Pitechusa, ovvero la Ischia arcaica fondata dagli Eubei . A questa altezza probabilmente c’era l’area sacra, i templi, e le case. Di queste ultime si conosce poco.  Forse erano organizzate in piccoli agglomerati. Questi a loro volta erano disposti nelle aree collinari che circondavano le rade portuali.

Dalla darsena, oltrepassati i lidi, si raggiunge Corso Angelo Rizzoli, via principale ricca di negozi stilosi. Qui, gli appassionati di buon cibo e vino trovano l’affermato ristorante Cantina del Mare . Accanto al locale fa bella mostra la deliziosa chiesetta settecentesca  di Santa Maria delle Grazie (XVIII sec.)  voluta dalla famiglia Monti.

Angelo Rizzoli e la rinascita di Lacco Ameno

Non fatevi ingannare dalle dimensioni ridotte di Lacco Ameno , perché vi stupirà con le sue piccole pietre prezios, come per esempio  Piazza Santa Restituta . Si mostra in tutta la sua maestosità con lo sfarzo del   Reginella e  del Regina Isabella . Questi sono  due alberghi di lusso ,  risultato delle lungimiranti intuizioni del  milanese  Angelo Rizzoli .

Gli anni ’50 furono la golden age d’Ischia quando il Cavaliere vi approdò per villeggiatura su invito dell’amico e  medico Pietro Malcovati. Fu questo brillante ginecologo che esortò il ‘cumenda’ a fare tutta una serie di investimenti che rimodernarono Ischia, Finì per trasformarla in un appuntamento immancabile della mondanità internazionale.  Anche se il percorso non fu privo di ostacoli!cosa-fare-a-lacco-ameno-ischia-wine-travel-blog-weloveitalyeu

 

2 Cose da fare a Lacco Ameno

Ischia  si è formata 55000 anni fa in corrispondenza di una camera magmatica che si è svuotata per la fuoriuscita di magma fluido da crepacci sulla crosta terrestre. Tanti popoli l’hanno conquistata .

Ognuno di loro ha lasciato traccia della loro civiltà.  Fino a evolversi nell’era moderna in uno dei posti turistici più richiesti del pianeta.Una time line d’ Ischia  affascinante che si può approfondire in queste due importantissime attrattive della città:

1. Museo Archeologico di Pithecusae  

Museo Archeologico di Pithecusae  è un’enorme galleria di otto sale relativa  alla storia d’ Ischia . Dal Neolitico all’epoca classica. Si può avere  una panoramica dettagliata  dei principali fenomeni geologici isolani. Esso  è ospitato nella magnifica Villa Arbusto , dimora di Angelo Rizzoli  che non si fece sfuggire questo casolare seicentesco appartenuto a Don Carlo Acquaviva Duca d’Atri.

Operativo dal 1999 il museo fu voluto dal professor Vincenzo Mennella, sindaco di Lacco Ameno,  che ne curò la nascita dal 1979. Da allora in poi nei suoi ambienti sapientemente allestiti si possono apprezzare reperti archeologici di pregio quali:

2. Museo Angelo Rizzoli

Il Museo Angelo Rizzoli è  una collezione di memorie varie che rende omaggio ad Angelo Rizzoli , il benefattore e magnate di Lacco Ameno . Ci sono foto che documentano il suo impegno per il risveglio d’ Ischia,  che negli anni ’60 beneficiò dei suoi ospiti singolari: divi, intellettuali, giornalisti, ecc. Altri ricordi, più personali, sono legati al suo successo, come le selezione le gigantografie dei primi numeri del Corriere della Sera e della Gazzetta dello Sport di cui Angelo Rizzoli fu direttore.

La Basilica di Santa Restituta e il Parco Termale del Negombo

Fate un salto nella  Basilica e Museo di Santa Restituta: questo complesso sta al di sopra di un precedente santuario paleocristiano consacrato a Santa Restituta , martira cartaginese che naufragò miracolosamente nella caletta di San Montano .Subì varie distruzioni fino a quando non venne affidata alla custodia dei monaci benedettini intorno il 1000 . Fu poi ampliata nel 1470 con una torre difensiva. Questa fu  fatta nel 1590 apposta per i fedeli in caso di incursioni nemiche . Al presente ci sono gli uffici comunali.

Altri rimaneggiamenti seguirono nel 1600 fino al catastrofico terremoto del 1883, che danneggiò gravemente la basilica, inaugurata poi nel 1866. L’esterno è in stile Neoclassico con a destra un elegante campanile. La singola navata si arricchisce di: dipinti, un pavimento colorato, una statua in legno della santa, e le sue reliquie. Nel 1950 sotto la supervisione del prete Pietro Monti si effettuarono dei restauri alla cappella.

Non finisce qui!

Pertanto  si  rinvennero: necropoli feniciepuniche e grecoromane, ceramiche dell’età ellenistica . E anche quartieri artigianali, come quello metallifero a Mazzola (VII/VI sec a. C. )  .Nel 1974 venne istituito un museo che fu sovraordinato alla Curia di Napoli e alla Soprintendenza per i beni archeologici delle province di Napoli e Caserta.

Proseguite con la Spiaggia di San Montano: a pochi passi dal centro cittadino di Lacco Ameno c’è questa caletta di sabbia dorata caratterizza da fondali bassi e  acque  cristalline e dall’ sua ombra  del Monte Vico. Questa ingloba il Parco Termale del Negombo , una meraviglia architettonica voluta dal duca di Camerino nel 1947.

Info utili :

Come raggiungere Lacco Ameno;

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Spiagge a Lacco Ameno;

Trekking a Lacco Ameno ;

Gite in barca a Lacco Ameno ;

Guide a Lacco Ameno .

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Conclusioni: a Ischia , non serve l’orologio!

A Ischia l’estate sembra non finire mai, un’isola misteriosa ed eterna che ha il raro potere di accontentare proprio tutti. È la destinazione ideale per chi cerca lo sfarzo  sofisticato. Quello che prende forma  tra panfili da capogiro  ormeggiati in baie dal mare cristallino. Ma al tempo stesso è perfetta per chi ama la semplicità delle piccole, grandi cose. Come lo spettacolo silenzioso di un sole infuocato che scompare lentamente dietro una scogliera selvaggia.

Ischia è  un’ avventura  straordinaria unica che vi consiglio di sperimentare al più presto. E soprattutto senza fretta. Dovete lasciarvi cullare dai ritmi lenti dell’isola. Tuffarsi nelle sue atmosfere è la scelta migliore per rigenerare il corpo e lo spirito. Potrete davvero  staccare finalmente la spina dalle preoccupazioni. Intanto iniziate a sognare a occhi aperti questo paradiso. E se avete già in mano il vostro biglietto, non mi resta che augurarvi buon viaggio!

 

O’ Vagnitiello, parco termale a Ischia

O’ Vagnitiello, parco termale a Ischia

“Quando torno ad Ischia le ordino di essere perfettamente uguale a come era, e lei, la mia fattucchiera, mi obbedisce”
Erri De Luca

O Vagnitiello , parco termale a  Ischia. Il gioiello di Casamicciola

Ancora una volta , O’ Vagnitiello parco termale a Ischia è riuscito a curare almeno  temporaneamente, la “mia ischite acuta” Cosa è? Una dipendenza d’amore verso l’ Isola Verde, perla indiscussa del Golfo di Napoli. Chi me l’ha trasmessa ?  Il vino della cantina Tommasone e l’ospitalità e l’affetto di Peppino e Olimpia. Questi ultimo sono i  gestori di Albergo Locanda sul mare, a Ischia Porto, che ormai per me è diventata una seconda casa.

Senza dubbio, O’ Vagnitiello  è stata una piacevole sorpresa. Si trova nella deliziosa cittadina di Casamicciola. Qui ho trascorso alcuni giorni di giugno all’insegna del relax. Ho staccato la spina. Ho ritrovato energia, serenità e benessere.

Che aspettate a fare lo stesso? Non esitate nemmeno un secondo a prenotare un soggiorno in questi luoghi unici al mondo. È un regalo che fate a voi stessi. Un’esperienza che ricarica le batterie e lascia una piacevole sensazione di armonia e leggerezza. Ecco di seguito  un articolo in cui vi racconterò la storia del O’ Vagnitiello e di cosa potere fare in questo eden vista mare.

Buona lettura!

Luciano Schiano

Sono stata ospite per un’intera giornata a O’ Vagnitiello .  Luciano Schiano  , il proprietario, e la figlia Roberta mi hanno aperto le porte di questo angolo di paradiso. Incastonato come una gemma in una natura di straordinaria bellezza, O’ Vagnitiello parco termale a Ischia  mi ha letteralmente sedotta, non solo per le sue acque benefiche. Infatti, oltre a godere delle terme, si può anche pranzare, bere un drink o cenare in terazze a picco sul mare!

A conduzione familiare e curato da uno staff giovane e altamente professionale, la prima cosa che mi ha colpito di O’ Vagnitiello parco termale a Ischia è stata la sua posizione. Lontano dal caos del centro di Casamicciola, si può raggiungere a piedi oppure con i minivan che effettuano un servizio di navetta giornaliero.

Come è fatto  O’ Vagnitiello parco termale a Ischia?

Si cammina lungo gli scogli che si affacciano direttamente sul blu cobalto del Tirreno . I primi ad accoglierti sono i gabbiani che volteggiano quasi fossero i padroni di questi posti benedetti da Dio e baciati dal sole.

Poi si arriva all’ingresso che raccoglie tutto il complesso de O’ Vagnitiello parco termale a Ischia  , che comprende :

O ‘ Vagnitiello , la storia di Luciano Schiano

Che dire ,  la cucina ischitana a base di pesce fresco e i panorami mozzafiato su Napoli e il Vesuvio hanno avuto un effetto davvero “dannoso” sulla mia salute! Mi hanno lasciato addosso una nostalgia irresistibile e una sola certezza: dovrò tornare presto. Del resto, quando si lascia Ischia, una parte del cuore rimane sempre lì.

Dopo avere fatto un tuffo nel parco termale e nelle acque cristalline da cui si scorgevano i fondali, ho intervistato Luciano . Aveva molto da fare . Ma mi ha concesso un po’ del suo prezioso tempo per parlarmi della sua storia:  come nasce O’ Vagnitiello parco termale a Ischia . Essp affonda le sue origini in una leggenda. Il gesuita Camillo Eucherio Quinzi (1726) riporterebbe in un poema che in questo posto Acmeno, il figlio di una ninfa, sarebbe stato trasformato in un torrente guaritore.

Dal mito a oggi 

Per quanto affascinante possa essere una favola antica, esistono diverse testimonianze dell’utilizzo a scopo terapeutico delle acque di questa parte di Casamicciola. Precisamente nei documenti del medico calabrese Giulio Iasolino, diede un impulso decisivo alla moderna medicina termale (1500).

Vi riporto  intanto il testo dell’intervista con Luciano Schiano  che mi ha commosso. Traspare da ogni parola la  passione per la propria terra , per il proprio lavoro e gli affetti di sempre. Valori che non sono del tutto perduti e che ancora restano in piedi per farci sognare. Come la nascita de O’ Vagnitiello parco termale a Ischia

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Due chiacchiere con Luciano

Io: “Salve, mi chiamo Stefania . Sono del blog Weloveitaly.eu . Oggi sono al O’ Vagnitiello  con il signor Luciano , che  in un minuto o forse  meno racconterà la storia di questo paradiso a Ischia”

Signor Luciano: “Allora, questo signore che vedi in foto era mio nonno, il quale era il colone di questa proprietà.  Allora giustamente lui ogni anno quando faceva il mosto portava le botti di vino giù.  A lavarle con l’acqua di mare .

Essendo che l’acqua di mare era piena di alghe, il nonno fece un pozzo.  E scoprì l’acqua calda.  Intorno a questa sorgente di acqua calda che mio nonno scoprì è nato tutto O’Vagnietiello che oggi noi vediamo”

Io: “Le faccio una domanda, come si chiamava suo nonno?”

Signor Luciano: “Luigi”

Io: “Dopo Luigi, signor Lucino?”

Signor Luciano: “Dopo Luigi è venuto il mio papà che si chiama Niello, che ha cominciato con le barche a fare il trasporto da Casamicciola a O’ Vagnietiello . E poi con il tempo abbiamo comprato una barca nuova.  Più grande  con il pontile. E portavamo i  primi tedeschi. E quando mio nonno faceva la vasca di pietra per arrotondare un po’ mio nonno mi faceva l’occhiolino .

Io andavo nel terreno facevo l’uva, i fichi.  Facevo le prugne, le albicocche e le portavo ai tedeschi con un cassettina. Mi facevo rosso rosso ma ho buscato le prime venti lire”

Io: “Che meraviglia, e in tutto questo che periodo era , che anni erano ?”

Signor Luciano: “Anni ‘60 , ‘70. E poi da tutta questa avventura iniziale è nato questo posto che si chiama O’ Vagnitiello”

Io: “Signor Luciano La ringrazio per la sua gentilezza, il suo tempo e ci si rivedrà in un altro tempo”

Signor Luciano: “Tante cose belle”. 

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Conclusioni . O’ Vagnitiello parco termale a Ischia

O’ Vagnitiello parco termale a Ischia   è una destinazione esclusiva per trascorrere delle vacanze all’insegna del benessere fisico e mentale. Diventa anche un modo per visitare Ischia , che è vasta e offre tanto da vedere e fare. Dal mare alla montagna sarete sedotti da angoli di un fascino unico.

Una permanenza O’ Vagnitiello parco termale a Ischia  vuol dire coccolarsi e viziarsi Per poi procedere alla scoperta di questo atollo campano che ha fatto innamorare attori, imprenditori e registi. Un piccolo gioiello italiano che tutto il mondo ci invidia per il suo straordinario patrimonio culturale, artistico, paesaggistico ed enogastronomico. Ma più di ogni altra cosa, ciò che resta nell’anima è l’accoglienza della sua gente: il calore, la spontaneità . E  i sorrisi sinceri che continuano ad accompagnarvi  a lungo, ben oltre il momento della partenza.

Cantina Raustella , Ischia

Cantina Raustella , Ischia

“Alcuni non diventano mai folli. I loro vini devono essere proprio noiosi”
Charles Bukowski

Cantina Raustella , Ischia

Senza dubbio la  Cantina Raustella (+39 331 784 8052 ) è stata un’altra scoperta d’ Ischia , perla del Mare Tirreno durante uno dei miei immancabili ritorni all’Albergo Locanda sul Mare a Ischia Porto. Questo palazzo antico che fronteggia il porto non è soltanto un hotel accogliente e strategico dove soggiornare: per me è  una seconda casa.

Alla Cantina Raustella ci sono stata in un caldo pomeriggio di Luglio . In macchina mi sono avventurata  fino a via Lorenzo Fiore, 49 d, 80081 nel comune di  Serrara Fontana . Questo è un paesino ubicato nella parte più alta dell’isola : alle falde del Monte Epomeo . Qui  i contadini scavavano per creare delle grotte per conservare l’uva. La Cantina Raustella è la più antica di queste cave. Le sue mura sembrano trasudare una storia vecchia di trecento anni quando sui loro dorsi i muli trasportavano  i grappoli che dalla montagna erano poi scaricati al porto

La famiglia Mattera

La Cantina Raustellala  è un’azienda vitivinicola a conduzione familiare , fondata  dal nonno Francesco e portata avanti  dal  figlio Giuseppe e dal nipote Francesco . Il primo dedicò la propria vita alla terra, lavorando come fattore in un podere , che  originariamente apparteneva a dei coloni di Vico Equense. Instancabile lavoratore, fino a novant’anni fu chiamato “raustella”, che in dialetto vuol dire “dalle guance rosse”.  Soprannome che il secondo diede al podere, quando lo acquistò definitivamente nel 2010 . Venne successivamente aperto al pubblico , e nel 2019 fu rimodernato in un agriturismo di lusso .

Il terzo ha ereditato tutto. La sua missione è quella di fare conoscere  questo piccolo eldorado a una clientela prevalentemente straniera.  Sembra essere nato per fare ciò che fa e, si sa, è proprio in questo che risiede la felicità. La sua non è una strategia di marketing, ma una genuina voglia di far stare bene gli altri. Forse per restituire, almeno in parte, ciò che la vita gli ha donato e che lui sa custodire e valorizzare con rara sensibilità. Volete scoprire di più ? Allora leggete queste righe dedicate alla storia e alla descrizione di questo gioiello ischitano!

Buona lettura!

Storia della Cantina Raustella

Alla Cantina Raustella   ci sono andata con due mie amiche: Olimpia e Alessandra . Dopo aver parcheggiato l’auto lungo una stretta strada di campagna, ci siamo ritrovate immerse in un silenzio quasi irreale. Per qualche minuto abbiamo cercato la tenuta senza riuscire a individuarla. A indicarci la strada è stata un’anziana signora seduta accanto al suo gatto, gli unici abitanti visibili di quel piccolo borgo sospeso tra cielo e nuvole.

Ad accompagnarci lungo il cammino c’era il frinire incessante delle cicale. Intorno si apriva una valle aspra e luminosa, modellata dalle caratteristiche parracine, gli antichi terrazzamenti di tufo verde che sorreggono le vigne e raccontano il legame profondo tra l’uomo e la terra.

L’incontro con Francesco

Fu allora che la Cantina Raustella   si rivelò ai nostri occhi:  un antico casolare  lineare a cui si accede da un ingresso il cui tetto è un pergolato di foglie d’uva che facevano  ombra. Appariva davvero  come un santuario immerso nella quiete della campagna. Ad accoglierci sulla soglia c’era Francesco , il giovane responsabile dell’accolgienza. Con una stretta di mano sincera, ci ha accompagnate in un viaggio infinito attraverso la storia della sua famiglia e della cantina.

Francesco ci ha raccontato che sono serviti otto anni di lavoro perché quell’edificio usato in guerra come rifugio si riconvertisse  in un laboratorio di vino e convivialità. Oggi quel vecchio riparo è stato ristrutturato e modernizzato e accoglie  visitatori provenienti da ogni parte del mondo. Il successo arrivò fin dai primi anni di attività. Iniziò ad attirare migliaia di ospiti, soprattutto stranieri. Dopo la difficile parentesi della pandemia , l’impresa ha ripreso a crescere, confermandosi una delle realtà più apprezzate dell’isola.

Il segreto della Cantina Raustella

Alla domanda su quale fosse il segreto di questo successo, Francesco  non ha avuto dubbi. La forza della Cantina Raustella   risiede nella semplicità . E nella capacità di far sentire ogni visitatore parte di una storia più grande. In un’epoca dominata dalla velocità e dalla tecnologia, questo luogo continua a conquistare chi ricerca autenticità. Qui il vino è importante, ma lo sono ancora di più le persone e le tradizioni che lo accompagnano.

La nostra passeggiata era continuata nel cortile esterno dedicato al ristoro  abbellito con tre giardini e antiche lanterne provenienti dalle regge borboniche. Facevano bella mostra tante  collane di pomodorini gialli e trecce di cipolle .

Il coniglio all’ischitana

Ci siamo poi persi nella bellezza degli  interni della cantina, destinati all’ospitalità dei clienti. . Ogni stanza  era caratterizzata dalla presenza di diversi cimeli che sono legati alla tradizione agricola tramandata dalla famiglia nel corso delle generazioni. Ma quello che più mi ha colpito  è stato  il ristorante:  una magnifica sala da pranzo  imbandita a festa. Sparsi qui e lì c’erano quadri d’autore, un piano a coda e tavoli di legno di prestigio . Il locale è prenotabile su richiesta ed è aperto solo  per cene ed eventi privati.

Cosa propone il menù? Unicamente il  coniglio all’ischitana. Sono utilizzati solo animali allevati nelle fosse, cosa che dona al piatto un gusto unico. La sua peculiarità è che viene cucinato in un tegame di coccio . Poi viene condito con aglio, olio, peperoncino, piperna (timo selvatico) e i pomodori del piennolo. Infine, con il  sugo restante vengono conditi  i  bucatini ,  per i palati più più esigenti.

Se poi siete insaziabili si possono anche ordinare antipasti a base di verdure  a chilometro zero perché coltivate su un appezzamento di 13.000 metri quadrati. Un terreno infinito che alimenta parimenti i filari di grappoli isolani.

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Giuseppe : l’amore per il vino e la famiglia

Nulla è lasciato al caso in cantina. Davanti all’entrata  principale ci eravamo soffermate ad ammirare il grande portone ovale da cui poi si scendeva  giù nella barriccaia. La serratura del portale è realizzata a forma di “R” ed era stata forgiata in ferro battuto recuperato dal riciclo di vecchi mobili d’epoca. Nelle immediate vicinanze non si poteva non notare : un corno rosso . Un tocco di originalità per dare il benvenuto a tutti i wine lover ed expert!

Varcata la soglia  si apriva una suggestiva caverna scavata nella pietra nel 1885. Un lungo corridoio conduceva all’interno di ambienti caratterizzati da volte ad ogiva e sfiatatoi, elementi che conferivano al luogo un fascino antico e quasi solenne. Sulle pareti si susseguivano ritratti degli antenati, edicole votive e utensili agricoli. Torchi, frantoi, orci per l’aceto e focolari in pietra raccontavano la quotidianità di generazioni di contadini e vignaioli.

Una cantina museo

Molti degli spazi anticamente destinati alla lavorazione del vino sono stati recuperati e trasformati in ambienti accoglienti dedicati alla degustazione e alla convivialità. Qui il passato continua a dialogare con il presente attraverso storie, sapori ed emozioni. La visita si è conclusa salendo una piccola scalinata . Questa  conduceva  a uno dei simboli più suggestivi della cantina: un magnifico presepe napoletano realizzato da maestri artigiani partenopei. Un’opera che racchiudeva la stessa cura e lo stesso amore per la tradizione che si respirano in ogni angolo della Cantina Raustella   .

Dopo essere usciti fuori dalla bottaia , ci siamo dirette in un angolo particolare della cantina. Era una piccola area immersa nel verde in cui si adagiava  una grande macina per il grano . Questa era un vecchio strumento agricolo molto caro a  Giuseppe, uno degli assi principali dell’azienda.  Un uomo gentile e di poche parole che ha continuato a farci esplorare quell’oasi ischitana. Tra una chiacchiera Giuseppe ci parlava della sua passione per il collezionismo. Questa era cominciata quando era giovane e viaggiava per tutta  la penisola  per recuperare gli oggetti più strani . Ne aveva anche acquistati di prestigiosi , gli stessi che adesso arredano la sua cantina. Tra questi il suo grande orgoglio è  un tavolo in madreperla trafugato in una rigattiera di  Bologna. Una delle tante  rigattiere che ha perlustrato in giro per l’Italia .

Bacco colpisce ancora!

In seguito  Giuseppe ci ha guidato direttamente in un patio per la degustazione dei suoi nettari , che sono i principali vitigni isolani: il Biancolella e il Piede di Palumbo . Rispettivamente un bianco minerale e un rosso rotondo che sono perfetti per accompagnare le deliziose pietanze ischitane di mare e di  terra. Questi vini sono più leggeri di altre etichette testate a d’ Ischia . Perché le uve della Cantina Raustella  sono coltivate più in altura . E le vigne  sono accarezzate da  una frescura montana che mitiga dove serve l’aridità dei mesi estivi . Quelli che precedono la loro  vendemmia autunnale del 04 ottobre, quando si festeggia San Francesco.

Tra un calice e l’altro abbiamo anche divorato una bruschetta rossa spolverata di origano e olive . Non ci siamo più alzate dalle sedie. Il lauto banchetto è proseguito con un tagliare cadauno di salumi e formaggi . E si è concluso con profitterol, frutta di stagione e amari di ogni tipo. Eccezionali quelli al basilico e al finocchieto. Nulla da fare venire alla Cantina Raustella significa ubriacarsi ma di benessere , pace e allegria.

Conclusione. Cantina Raustella

Non smetterò mai di tornare a Ischia, un’isola straordinaria che crea dipendenza. Ogni volta riesce a sorprendermi con i suoi vini eroici, frutto della dedizione di imprenditori profondamente legati alla propria terra. Sono i custodi di un sapere enoico che tramandano con orgoglio, rinnovandolo e rendendolo sempre più sostenibile. Il risultato è una produzione di vini  rara e irripetibile, capace di racchiudere, al primo sorso, tutta la forza dei suoli vulcanici da cui nasce.

Viaggiare mi piace perché permette di conoscere realtà e culture diverse, ma spesso torno soprattutto per le persone che incontro: quelle che, da semplici incontri, sanno diventare legami autentici. Per questo suggerisco  vivamente di visitare la Cantina Raustella: vivrete un’esperienza intensa e coinvolgente, capace di accendere tutti i sensi e di lasciare un ricordo profondo, difficile da dimenticare.