O’ Vagnitiello, parco termale a Ischia

O’ Vagnitiello, parco termale a Ischia

“Quando torno ad Ischia le ordino di essere perfettamente uguale a come era, e lei, la mia fattucchiera, mi obbedisce”
Erri De Luca

O Vagnitiello , parco termale a  Ischia. Il gioiello di Casamicciola

Ancora una volta , O’ Vagnitiello parco termale a Ischia è riuscito a curare almeno  temporaneamente, la “mia ischite acuta” Cosa è? Una dipendenza d’amore verso l’ Isola Verde, perla indiscussa del Golfo di Napoli. Chi me l’ha trasmessa ?  Il vino della cantina Tommasone e l’ospitalità e l’affetto di Peppino e Olimpia. Questi ultimo sono i  gestori di Albergo Locanda sul mare, a Ischia Porto, che ormai per me è diventata una seconda casa.

Senza dubbio, O’ Vagnitiello  è stata una piacevole sorpresa. Si trova nella deliziosa cittadina di Casamicciola. Qui ho trascorso alcuni giorni di giugno all’insegna del relax. Ho staccato la spina. Ho ritrovato energia, serenità e benessere.

Che aspettate a fare lo stesso? Non esitate nemmeno un secondo a prenotare un soggiorno in questi luoghi unici al mondo. È un regalo che fate a voi stessi. Un’esperienza che ricarica le batterie e lascia una piacevole sensazione di armonia e leggerezza. Ecco di seguito  un articolo in cui vi racconterò la storia del O’ Vagnitiello e di cosa potere fare in questo eden vista mare.

Buona lettura!

Luciano Schiano

Sono stata ospite per un’intera giornata a O’ Vagnitiello .  Luciano Schiano  , il proprietario, e la figlia Roberta mi hanno aperto le porte di questo angolo di paradiso. Incastonato come una gemma in una natura di straordinaria bellezza, O’ Vagnitiello parco termale a Ischia  mi ha letteralmente sedotta, non solo per le sue acque benefiche. Infatti, oltre a godere delle terme, si può anche pranzare, bere un drink o cenare in terazze a picco sul mare!

A conduzione familiare e curato da uno staff giovane e altamente professionale, la prima cosa che mi ha colpito di O’ Vagnitiello parco termale a Ischia è stata la sua posizione. Lontano dal caos del centro di Casamicciola, si può raggiungere a piedi oppure con i minivan che effettuano un servizio di navetta giornaliero.

Come è fatto  O’ Vagnitiello parco termale a Ischia?

Si cammina lungo gli scogli che si affacciano direttamente sul blu cobalto del Tirreno . I primi ad accoglierti sono i gabbiani che volteggiano quasi fossero i padroni di questi posti benedetti da Dio e baciati dal sole.

Poi si arriva all’ingresso che raccoglie tutto il complesso de O’ Vagnitiello parco termale a Ischia  , che comprende :

O ‘ Vagnitiello , la storia di Luciano Schiano

Che dire ,  la cucina ischitana a base di pesce fresco e i panorami mozzafiato su Napoli e il Vesuvio hanno avuto un effetto davvero “dannoso” sulla mia salute! Mi hanno lasciato addosso una nostalgia irresistibile e una sola certezza: dovrò tornare presto. Del resto, quando si lascia Ischia, una parte del cuore rimane sempre lì.

Dopo avere fatto un tuffo nel parco termale e nelle acque cristalline da cui si scorgevano i fondali, ho intervistato Luciano . Aveva molto da fare . Ma mi ha concesso un po’ del suo prezioso tempo per parlarmi della sua storia:  come nasce O’ Vagnitiello parco termale a Ischia . Essp affonda le sue origini in una leggenda. Il gesuita Camillo Eucherio Quinzi (1726) riporterebbe in un poema che in questo posto Acmeno, il figlio di una ninfa, sarebbe stato trasformato in un torrente guaritore.

Dal mito a oggi 

Per quanto affascinante possa essere una favola antica, esistono diverse testimonianze dell’utilizzo a scopo terapeutico delle acque di questa parte di Casamicciola. Precisamente nei documenti del medico calabrese Giulio Iasolino, diede un impulso decisivo alla moderna medicina termale (1500).

Vi riporto  intanto il testo dell’intervista con Luciano Schiano  che mi ha commosso. Traspare da ogni parola la  passione per la propria terra , per il proprio lavoro e gli affetti di sempre. Valori che non sono del tutto perduti e che ancora restano in piedi per farci sognare. Come la nascita de O’ Vagnitiello parco termale a Ischia

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Due chiacchiere con Luciano

Io: “Salve, mi chiamo Stefania . Sono del blog Weloveitaly.eu . Oggi sono al O’ Vagnitiello  con il signor Luciano , che  in un minuto o forse  meno racconterà la storia di questo paradiso a Ischia”

Signor Luciano: “Allora, questo signore che vedi in foto era mio nonno, il quale era il colone di questa proprietà.  Allora giustamente lui ogni anno quando faceva il mosto portava le botti di vino giù.  A lavarle con l’acqua di mare .

Essendo che l’acqua di mare era piena di alghe, il nonno fece un pozzo.  E scoprì l’acqua calda.  Intorno a questa sorgente di acqua calda che mio nonno scoprì è nato tutto O’Vagnietiello che oggi noi vediamo”

Io: “Le faccio una domanda, come si chiamava suo nonno?”

Signor Luciano: “Luigi”

Io: “Dopo Luigi, signor Lucino?”

Signor Luciano: “Dopo Luigi è venuto il mio papà che si chiama Niello, che ha cominciato con le barche a fare il trasporto da Casamicciola a O’ Vagnietiello . E poi con il tempo abbiamo comprato una barca nuova.  Più grande  con il pontile. E portavamo i  primi tedeschi. E quando mio nonno faceva la vasca di pietra per arrotondare un po’ mio nonno mi faceva l’occhiolino .

Io andavo nel terreno facevo l’uva, i fichi.  Facevo le prugne, le albicocche e le portavo ai tedeschi con un cassettina. Mi facevo rosso rosso ma ho buscato le prime venti lire”

Io: “Che meraviglia, e in tutto questo che periodo era , che anni erano ?”

Signor Luciano: “Anni ‘60 , ‘70. E poi da tutta questa avventura iniziale è nato questo posto che si chiama O’ Vagnitiello”

Io: “Signor Luciano La ringrazio per la sua gentilezza, il suo tempo e ci si rivedrà in un altro tempo”

Signor Luciano: “Tante cose belle”. 

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Conclusioni . O’ Vagnitiello parco termale a Ischia

O’ Vagnitiello parco termale a Ischia   è una destinazione esclusiva per trascorrere delle vacanze all’insegna del benessere fisico e mentale. Diventa anche un modo per visitare Ischia , che è vasta e offre tanto da vedere e fare. Dal mare alla montagna sarete sedotti da angoli di un fascino unico.

Una permanenza O’ Vagnitiello parco termale a Ischia  vuol dire coccolarsi e viziarsi Per poi procedere alla scoperta di questo atollo campano che ha fatto innamorare attori, imprenditori e registi. Un piccolo gioiello italiano che tutto il mondo ci invidia per il suo straordinario patrimonio culturale, artistico, paesaggistico ed enogastronomico. Ma più di ogni altra cosa, ciò che resta nell’anima è l’accoglienza della sua gente: il calore, la spontaneità . E  i sorrisi sinceri che continuano ad accompagnarvi  a lungo, ben oltre il momento della partenza.

Cantina Raustella , Ischia

Cantina Raustella , Ischia

“Alcuni non diventano mai folli. I loro vini devono essere proprio noiosi”
Charles Bukowski

Cantina Raustella , Ischia

Senza dubbio la  Cantina Raustella (+39 331 784 8052 ) è stata un’altra scoperta d’ Ischia , perla del Mare Tirreno durante uno dei miei immancabili ritorni all’Albergo Locanda sul Mare a Ischia Porto. Questo palazzo antico che fronteggia il porto non è soltanto un hotel accogliente e strategico dove soggiornare: per me è  una seconda casa.

Alla Cantina Raustella ci sono stata in un caldo pomeriggio di Luglio . In macchina mi sono avventurata  fino a via Lorenzo Fiore, 49 d, 80081 nel comune di  Serrara Fontana . Questo è un paesino ubicato nella parte più alta dell’isola : alle falde del Monte Epomeo . Qui  i contadini scavavano per creare delle grotte per conservare l’uva. La Cantina Raustella è la più antica di queste cave. Le sue mura sembrano trasudare una storia vecchia di trecento anni quando sui loro dorsi i muli trasportavano  i grappoli che dalla montagna erano poi scaricati al porto

La famiglia Mattera

La Cantina Raustellala  è un’azienda vitivinicola a conduzione familiare , fondata  dal nonno Francesco e portata avanti  dal  figlio Giuseppe e dal nipote Francesco . Il primo dedicò la propria vita alla terra, lavorando come fattore in un podere , che  originariamente apparteneva a dei coloni di Vico Equense. Instancabile lavoratore, fino a novant’anni fu chiamato “raustella”, che in dialetto vuol dire “dalle guance rosse”.  Soprannome che il secondo diede al podere, quando lo acquistò definitivamente nel 2010 . Venne successivamente aperto al pubblico , e nel 2019 fu rimodernato in un agriturismo di lusso .

Il terzo ha ereditato tutto. La sua missione è quella di fare conoscere  questo piccolo eldorado a una clientela prevalentemente straniera.  Sembra essere nato per fare ciò che fa e, si sa, è proprio in questo che risiede la felicità. La sua non è una strategia di marketing, ma una genuina voglia di far stare bene gli altri. Forse per restituire, almeno in parte, ciò che la vita gli ha donato e che lui sa custodire e valorizzare con rara sensibilità. Volete scoprire di più ? Allora leggete queste righe dedicate alla storia e alla descrizione di questo gioiello ischitano!

Buona lettura!

Storia della Cantina Raustella

Alla Cantina Raustella   ci sono andata con due mie amiche: Olimpia e Alessandra . Dopo aver parcheggiato l’auto lungo una stretta strada di campagna, ci siamo ritrovate immerse in un silenzio quasi irreale. Per qualche minuto abbiamo cercato la tenuta senza riuscire a individuarla. A indicarci la strada è stata un’anziana signora seduta accanto al suo gatto, gli unici abitanti visibili di quel piccolo borgo sospeso tra cielo e nuvole.

Ad accompagnarci lungo il cammino c’era il frinire incessante delle cicale. Intorno si apriva una valle aspra e luminosa, modellata dalle caratteristiche parracine, gli antichi terrazzamenti di tufo verde che sorreggono le vigne e raccontano il legame profondo tra l’uomo e la terra.

L’incontro con Francesco

Fu allora che la Cantina Raustella   si rivelò ai nostri occhi:  un antico casolare  lineare a cui si accede da un ingresso il cui tetto è un pergolato di foglie d’uva che facevano  ombra. Appariva davvero  come un santuario immerso nella quiete della campagna. Ad accoglierci sulla soglia c’era Francesco , il giovane responsabile dell’accolgienza. Con una stretta di mano sincera, ci ha accompagnate in un viaggio infinito attraverso la storia della sua famiglia e della cantina.

Francesco ci ha raccontato che sono serviti otto anni di lavoro perché quell’edificio usato in guerra come rifugio si riconvertisse  in un laboratorio di vino e convivialità. Oggi quel vecchio riparo è stato ristrutturato e modernizzato e accoglie  visitatori provenienti da ogni parte del mondo. Il successo arrivò fin dai primi anni di attività. Iniziò ad attirare migliaia di ospiti, soprattutto stranieri. Dopo la difficile parentesi della pandemia , l’impresa ha ripreso a crescere, confermandosi una delle realtà più apprezzate dell’isola.

Il segreto della Cantina Raustella

Alla domanda su quale fosse il segreto di questo successo, Francesco  non ha avuto dubbi. La forza della Cantina Raustella   risiede nella semplicità . E nella capacità di far sentire ogni visitatore parte di una storia più grande. In un’epoca dominata dalla velocità e dalla tecnologia, questo luogo continua a conquistare chi ricerca autenticità. Qui il vino è importante, ma lo sono ancora di più le persone e le tradizioni che lo accompagnano.

La nostra passeggiata era continuata nel cortile esterno dedicato al ristoro  abbellito con tre giardini e antiche lanterne provenienti dalle regge borboniche. Facevano bella mostra tante  collane di pomodorini gialli e trecce di cipolle .

Il coniglio all’ischitana

Ci siamo poi persi nella bellezza degli  interni della cantina, destinati all’ospitalità dei clienti. . Ogni stanza  era caratterizzata dalla presenza di diversi cimeli che sono legati alla tradizione agricola tramandata dalla famiglia nel corso delle generazioni. Ma quello che più mi ha colpito  è stato  il ristorante:  una magnifica sala da pranzo  imbandita a festa. Sparsi qui e lì c’erano quadri d’autore, un piano a coda e tavoli di legno di prestigio . Il locale è prenotabile su richiesta ed è aperto solo  per cene ed eventi privati.

Cosa propone il menù? Unicamente il  coniglio all’ischitana. Sono utilizzati solo animali allevati nelle fosse, cosa che dona al piatto un gusto unico. La sua peculiarità è che viene cucinato in un tegame di coccio . Poi viene condito con aglio, olio, peperoncino, piperna (timo selvatico) e i pomodori del piennolo. Infine, con il  sugo restante vengono conditi  i  bucatini ,  per i palati più più esigenti.

Se poi siete insaziabili si possono anche ordinare antipasti a base di verdure  a chilometro zero perché coltivate su un appezzamento di 13.000 metri quadrati. Un terreno infinito che alimenta parimenti i filari di grappoli isolani.

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Giuseppe : l’amore per il vino e la famiglia

Nulla è lasciato al caso in cantina. Davanti all’entrata  principale ci eravamo soffermate ad ammirare il grande portone ovale da cui poi si scendeva  giù nella barriccaia. La serratura del portale è realizzata a forma di “R” ed era stata forgiata in ferro battuto recuperato dal riciclo di vecchi mobili d’epoca. Nelle immediate vicinanze non si poteva non notare : un corno rosso . Un tocco di originalità per dare il benvenuto a tutti i wine lover ed expert!

Varcata la soglia  si apriva una suggestiva caverna scavata nella pietra nel 1885. Un lungo corridoio conduceva all’interno di ambienti caratterizzati da volte ad ogiva e sfiatatoi, elementi che conferivano al luogo un fascino antico e quasi solenne. Sulle pareti si susseguivano ritratti degli antenati, edicole votive e utensili agricoli. Torchi, frantoi, orci per l’aceto e focolari in pietra raccontavano la quotidianità di generazioni di contadini e vignaioli.

Una cantina museo

Molti degli spazi anticamente destinati alla lavorazione del vino sono stati recuperati e trasformati in ambienti accoglienti dedicati alla degustazione e alla convivialità. Qui il passato continua a dialogare con il presente attraverso storie, sapori ed emozioni. La visita si è conclusa salendo una piccola scalinata . Questa  conduceva  a uno dei simboli più suggestivi della cantina: un magnifico presepe napoletano realizzato da maestri artigiani partenopei. Un’opera che racchiudeva la stessa cura e lo stesso amore per la tradizione che si respirano in ogni angolo della Cantina Raustella   .

Dopo essere usciti fuori dalla bottaia , ci siamo dirette in un angolo particolare della cantina. Era una piccola area immersa nel verde in cui si adagiava  una grande macina per il grano . Questa era un vecchio strumento agricolo molto caro a  Giuseppe, uno degli assi principali dell’azienda.  Un uomo gentile e di poche parole che ha continuato a farci esplorare quell’oasi ischitana. Tra una chiacchiera Giuseppe ci parlava della sua passione per il collezionismo. Questa era cominciata quando era giovane e viaggiava per tutta  la penisola  per recuperare gli oggetti più strani . Ne aveva anche acquistati di prestigiosi , gli stessi che adesso arredano la sua cantina. Tra questi il suo grande orgoglio è  un tavolo in madreperla trafugato in una rigattiera di  Bologna. Una delle tante  rigattiere che ha perlustrato in giro per l’Italia .

Bacco colpisce ancora!

In seguito  Giuseppe ci ha guidato direttamente in un patio per la degustazione dei suoi nettari , che sono i principali vitigni isolani: il Biancolella e il Piede di Palumbo . Rispettivamente un bianco minerale e un rosso rotondo che sono perfetti per accompagnare le deliziose pietanze ischitane di mare e di  terra. Questi vini sono più leggeri di altre etichette testate a d’ Ischia . Perché le uve della Cantina Raustella  sono coltivate più in altura . E le vigne  sono accarezzate da  una frescura montana che mitiga dove serve l’aridità dei mesi estivi . Quelli che precedono la loro  vendemmia autunnale del 04 ottobre, quando si festeggia San Francesco.

Tra un calice e l’altro abbiamo anche divorato una bruschetta rossa spolverata di origano e olive . Non ci siamo più alzate dalle sedie. Il lauto banchetto è proseguito con un tagliare cadauno di salumi e formaggi . E si è concluso con profitterol, frutta di stagione e amari di ogni tipo. Eccezionali quelli al basilico e al finocchieto. Nulla da fare venire alla Cantina Raustella significa ubriacarsi ma di benessere , pace e allegria.

Conclusione. Cantina Raustella

Non smetterò mai di tornare a Ischia, un’isola straordinaria che crea dipendenza. Ogni volta riesce a sorprendermi con i suoi vini eroici, frutto della dedizione di imprenditori profondamente legati alla propria terra. Sono i custodi di un sapere enoico che tramandano con orgoglio, rinnovandolo e rendendolo sempre più sostenibile. Il risultato è una produzione di vini  rara e irripetibile, capace di racchiudere, al primo sorso, tutta la forza dei suoli vulcanici da cui nasce.

Viaggiare mi piace perché permette di conoscere realtà e culture diverse, ma spesso torno soprattutto per le persone che incontro: quelle che, da semplici incontri, sanno diventare legami autentici. Per questo suggerisco  vivamente di visitare la Cantina Raustella: vivrete un’esperienza intensa e coinvolgente, capace di accendere tutti i sensi e di lasciare un ricordo profondo, difficile da dimenticare.