“…Sbarcai d’inverno.
Il suo abito di zaffiro
l’isola conservava ai suoi piedi,
e nuda sorgeva nel suo vapore
di cattedrale marina.
Era di pietra la sua bellezza. In ogni
frammento della sua pelle rinverdiva
la primavera pura
che nascondeva nelle fenditure il suo tesoro…”
Capri: se non ci fosse bisognerebbe inventarla!
Dopo aver gustato un caffè al leggendario Vero bar del Professore in Piazza del Plebiscitoa Napoli , mi incammino verso il Molo Beverello di Napoli. Qui mi imbarco su un aliscafo, diretta a Capri in una caldissima giornata di luglio. La traversata è breve, ma intensa . Appena il porto scompare all’orizzonte, si ha la sensazione di entrare in un’altra dimensione. Mentre la metropoli partenopea si allontana lentamente, il mare prende il sopravvento. Tutto sembra rallentare. Come se il tempo stesso iniziasse a sciogliersi nella luce estiva.
Capri è una di quelle mete che appartengono prima all’immaginazione che alla geografia. Basta pronunciarne il nome per evocare scogliere bianche e mare profondo. È un’idea di bellezza che sembra fuori da ogni epoca. Insieme a Ischia e Procida è una delle tre perle dell’Arcipelago Campano , ma Capri conserva sempre un’aura diversa: più sospesa, più iconica, quasi irreale
Capri la divina!
Avvicinandosi all’isola, Capri appare come una forma che emerge dalla roccia e dall’acqua. Un equilibrio perfetto tra natura e verticalità. Non esiste un solo punto di vista che la racconti davvero, perché cambia volto a ogni sguardo. Da lontano è una visione, da vicino è un intreccio di dettagli. Luce, profumi e case aggrappate alla montagna si rincorrono senza sosta.
Da secoli Capri affascina chi vi arriva. Imperatori, scrittori, artisti, viaggiatori. Ognuno ha cercato qui qualcosa che va oltre la bellezza dei paesaggi. Un rifugio, un’ispirazione, o solo un momento sospeso in cui tutto diventa più intenso.
In questo viaggio mi affido alla guida del mio amico e collega sommelier Gabriele Massa. Mi accompagnerà alla scoperta dei sapori dell’isola e delle sue eccellenze. Ci sarà anche una tappa speciale ad Anacapri, uno dei suoi luoghi del cuore. Siete curiosi? Seguite in basso i miei appunti di viaggio!
Buona lettura!

Gabriele Massa: Caronte a Capri
Gabriele Massa mi aspetta a Marina Grande, l’unico scalo di Capri . Mi viene a prendere in vespa . Su due ruote ci inerpichiamo su dei tornanti di roccia calcarea. Persa tra tanta bellezza, ascolto le parole di Gabriele Massa , che descrive questo posto magico con tanta naturalezza e amore.
Classe 1969, Gabriele Massa ha una lunga carriera nel settore dell’enogastronomia ristorativa di lusso . Da quella caprese (è chef de rang all’hotel Punta Tragara) a quella oltre confine in Svizzera. Qui impara il rigore e la precisione del suo lavoro . Cosa che, unita all’estro della sua personalità, lo fanno andare lontano viaggiando dall’Austria, e Liguria, fino a New York.
Tra un impegno e l’altro Gabriele Massa non smette mai di tenere i suoi corsi sul vino come relatore sia all’ AIS che Fisar d. Parla Inglese, Tedesco e Spagnolo, ed è anche brand ambassador delle migliori aziende vitivinicole da lui stesso selezionate, tra cui:
Girando tra le viuzze strette di Capri ombreggiate da bouganville e dipinte dal verde accecante della macchia mediterranea, vivo Capri on the road!
Storia di Capri: terra di imperatori
La storia di Capri è legata a quella del Mar Mediterraneo e delle antiche popolazioni che lo hanno attraversato, e che qui si sono stanziate tra Capo Miseno e Punta Campanella , teatro di grandi eventi e scambi culturali.
Abitata sin dalla preistoria come risulta dal ritrovamento di cinte muraria megalitiche, Capri viene successivamente colonizzata prima dai Greci e poi dai Romani , come dimostrano i preziosissimi resti classici . Così come l’origine del suo nome: dal greco antico “kapros” (“cinghiale”) o dal latino “capraeae” (“capre”).
Da secoli la magia di questo posto rapisce chiunque ci metta piede , primo fra tutti Augusto, che nel 29 a.C. la scioglie dalle dipendenze di Napoli e inizia il suo dominio privato. Il suo successore, l’Imperatore Tiberio, la sceglie invece come sede per le sue manovre politiche sull’ Impero Romano e fa costruire ben 12 ville, tra cui :
Capri durante il Medioevo
Durante il Medioevo i Saraceni assaltano Capri , costringendo gli abitanti a spostarsi dal primo agglomerato urbano nei pressi della Chiesa di San Costanz a Marina Grande a quello seguente sorto accanto la Chiesa della Madonna delle Grazie, vicino l’ attuale via Le Botteghe.
Nel 1371 il Conte Giacomo Arcucci amministra Capri come segretario della regina Giovanna I d’Angiò, e fa edificare la magnifica:
- Certosa di San Giacomo: uno dei monumenti più interessanti da visitare nel nostro stivale.
Capri meta del gran tour nel XIX secolo,
Nel XIX secolo Capri è tra i tanti possedimenti contesi tra Inglesi e Francesi nel loro eterno conflitto di supremazia politica in Europa. Questa finisce con la vittoria dei cugini d’Oltralpe nel 1808 , guidati da Gioacchino Murat, e ivi restano fino al crollo dell’Impero Napoleonico e il ritorno dei Borbone nel 1815 con Ferdinando IV di Napoli.
Capri risorge nella seconda metà del XIX secolo , quando diventa una tappa fondamentale del Grand Tour . Grazie ad una natura immacolata e alla semplicità dei suoi abitanti , Capri fa innamorare tutti quei viaggiatori romantici che la costellano di dimore sfavillanti, un buen retiro per i loro lunghi periodi di voluto esilio artistico e intellettuale.
Capri si svela al mondo : la Grotta Azzurra
Nel 1826 due stranieri, August Kopisch e Ernst Fries, accompagnati dal pescatore locale Angelo Ferraro, scovano la Grotta Azzurra, in realtà già conosciuta da Augusto e Tiberio che la celebrano come loro ninfeo preferito.
Questo avvenimento è riportato in un volumetto che al momento della sua pubblicazione è un successo editoriale clamoroso per la descrizione romanzata della bellezza e del mistero di Capri. Ciò contribuisce alla notorietà di questa piccola oasi, che tra il XIX ed il XX secolo passa da un’economia agricola e marinara ad una di tipo turistica di un certo spessore .
Capri si arricchisce di una serie di servizi e di infrastrutture moderne ed esclusive che le valgono un decreto governativo che la dichiara stazione di cura e villeggiatura per la mitezza del suo clima.
Capri, rifugio per intellettuali, artisti e sognatori
Ed è così che la fama di Capri di un eden in cui potere scappare per trovare pace e serenità, comincia ad accrescere, annoverando tra i suoi esuli i personaggi più disparati:
- Imprenditori : Friedrich Alfred Krupp, Edwin Cerio ;
- Medici : Axel Munthe;
- Premi Nobel: Thomas Mann ;
- Leader russi: Massimo Gorki , Vladimir Lenin ;
- Scrittori: Pablo Neruda, Compton Mackenzie, Jacques d’Adelsward-Fersen, Norman Douglas, Filippo Tommaso Marinetti, Curzio Malaparte, Graham Greene, Raffaele La Capria .
Capri negli anni ’50
Negli gli anni cinquanta, quelli del boom economico in Italia, Capri è la destinazione privilegiata dei regnanti (Re Farouk d’Egitto, lo Scià di Persia con la moglie Soraya) e degli attori più noti (Liz Taylor, Totò, Rita Hayworth , ecc) di tutto il globo. Ieri come oggi Capri affascina con il suo canto, e come una sirena adagiata sul Golfo di Napoli ti distrae dalla tua rotta fino a farti perdere nelle sue dolci acque cristalline.
7 Cose da vedere a Capri
Capri è regina indiscussa delle isole del Golfo di Napoli . Una nobil donna che fa a meno di farti una prima impressione micidiale, preferisce stregarti dopo! Sicuramente l’avrete sentita nominare come tappa per trascorrere le ferie nel lusso più sfrenato all’insegna .
Senza dubbio Capri è da sempre chic , costosa e snob! Tuttavia, vista la vicinanza da Napoli, è possibile raggiungerla anche per una giornata e apprezzarne le attrattive più interessanti e strepitose. Tra queste ve ne elenco un paio da non perdere:
- Faraglioni di Capri;
- Giardini di Augusto;
- Via Krupp;
- Grotta Azzurra
- Piazzetta di Capri;
- Villa Jovis;
- Villa San Michele.
Anacapri : l’anima selvaggia di Capri
Il mio tour personalizzato con Gabriele Massa ha come destinazione speciale la parte a sud ovest di Capri , vale a dire quella meno battuta dalla folla dei turisti. Sto parlando di Anacapri , un delizioso comune alle pendici del Monte Solaro .
Il centro storico di Anacapri è caratterizzato da una serie di viuzze strette sulle quali si riversano delle case bianche, eleganti nella loro semplicità. E tra una dimora e l’altra si insinuano fiori e bouganville a decorare porte e finestre. Qui c’è quiete e silenzio, ed è la parte nascosta e misteriosa di Capri .
4 Cose vedere ad Anacapri
Se non avete la fortuna come me di affidarvi a una guida locale motorizzata, potete raggiungere Anacapri in taxi o in uno dei tanti bus di linea che troverete una volta sbarcati a Marina Grande. Ne vale davvero la pena salire in cima fino a qui!
Ci si impiega davvero poco per arrivare ad Anacapri , e potete approfittare percorrendo la bella strada panoramica per perdervi nella natura rigogliosa ed esplosiva di questo paradiso. Ci sono molte cose da vedere e fare in centro, cliccate qui per approfondire. In basso vi propongo qualcosa di diverso e gustoso da provare ad Anacapri !
1. Parco Filosofico e il Belvedere Migliera
Da non farsi scappare il Parco Filosofico di Anacapri , che è un percorso tra aforismi e massime del pensiero filosofico occidentale e orientale , gestito da una fondazione dell’economista svedese Gunnar Adler Karlsson , che abita a pochi passi da qui. Esso viene curato dalla fondazione no-profit Adler-Ehrnford- Karlsson, creata con l’obiettivo di preservare il luogo e la macchia mediterranea lasciata crescere spontaneamente
A seguire non potete rinunciare a un salto al Belvedere Migliera lontano dal caos e dalla folla di turisti , circondati da vigneti, giardini curati, pergolati di limoni, e querce secolari cinte dall’edera , improvvisamente mi metto a piangere davanti la vista drammatica dei tre faraglioni capresi .
2. I Faraglioni di Capri
I Faraglioni di Capri sono tre e si chiamano rispettivamente Saetta, Stella, e Scopolo’ . Non ci crederete, ma sono alti come dei giganti, che spuntano dal mare in tutto il loro splendore. Questi sorvegliati dai gabbiani reali, che librano nell’aria insieme a qualche falco pellegrino tra agavi, fichi d’india e ginestre. Posandosi ogni tanto più a Nord in cima sul Faro di punta Carena .
Guardare giù per quegli strapiombi infiniti lo spettacolo della di madre natura che si manifesta in tutto il suo splendore, ti fa pensare che da qualche parte c’è qualcosa di più grande che manovra le fila della nostra esistenza.
3. Da Gelsomina, il ristorante di Pasquale
Ci lasciamo alle spalle un orizzonte smisurato dove mare e cielo si confondono in un blu cobalto che ritroviamo nelle maioliche dell’ingresso del Ristorante da Gelsomina, in cui ci dirigiamo per depositare dei liquori.
Il proprietario Pasquale D’Ambrosio ci fa accomodare e ci intrattiene per qualche ora con un antipasto di pomodori secchie su pane casereccio ed un cocktail di benvenuto il ‘Cosmopolitano’ . Un mix esplosivo di vodka, cointreaux, e succo di mirto dell’orto antistante questa struttura pensata per i palati più fini e per chi vuole allontanarsi dalla mondanità isolana.
Gelsomina, da piccolo chiosco a ristorante di livello
Gabriele Massa è un vecchio amico di Pasquale D’Ambrosio e dei suoi genitori Gelsomina e Raffaele . Questi sono raffigurati in una foto in bianco e nero . Sembrano quasi salutarci, ed essere felici di sentire il figlio parlarci del passato del loro originario chiosco di panini e bibite risalente agli anni ’50 .
Questo oggi si è trasformato in una meta obbligatoria per chi vuole recarsi nell’anima più selvaggia di questo atollo e trovare un po’ di pace. Come d’altronde era solito fare Moravia, o lo scrittore svedese Axel Munthe , che cita Filomena, la mamma di Gelsomina, nel suo libro Storia di San Michele.
Pranzo con il meglio della cucina caprese
Ciò che conquista sempre più clienti è la loro cucina , che da morbide caciotte, gustose salsicce, ottime conserve e melanzane sottolio , si aggentilisce poi sotto le mani sapienti del loro chef Perillo .
Questi prepara ottimi primi, secondi e dessert, quali:
- Tortelloni al ragù di pesce;
- Spaghetti alla chiummenzana (una prelibatezza marinara che a quanto pare deriverebbe dal dialetto “chiorma” cioè ‘ciurma’, quella cioè dei marinai che prima di riprendere a navigare ne fanno una scorpacciata enorme!) in salsa rossa saltata con aglio, olio e peperoncino;
- Gnocchi di patate allo scoglio con barbabietole peperoncino ed origano;
- Sciurilli (fiori) di zucca in pastella ripieni di ricotta;
- Patate e totani , pescati a 1000 metri di profondità di Punta Campanella;
- Torta caprese .
4. Le Palette, un ristorante unico
Si fa ora di pranzo e potete immaginare il mio desiderio di gustare quelle delizie , desiderio che Gabriele Massa realizza invitandomi a Le Palette. Si tratta di uno dei locali più esclusivi di Anacapri, fondato nel 1960 dal violinista Paolo Falco e oggi diretto dal giovane imprenditore Alfredo Celio e lo chef Giacomo Olivieri .
Alfredo Celio recupera me e Gabriele Massa con una golf cart. Dopo qualche convenevole di presentazione, li ringraziamo per averci fatto risparmiare tanta strada in salita sotto un sole leone, un cadeaux che riservano a pochi!
Aria di Anacapri
Ci muoviamo attraverso un viottolo irto pieno di ibiscus rossi selvaggi . Una flora straripante che adorna le facciate bianche di case eleganti. Alcune semplici dimore con le loro persiane azzurre si alternano a ville e alberghi sfarzosi, tra i quali:
I vini di Gerardo Perillo
Lo staff del Le Palette, ci accoglie nella sua raffinata terrazza panoramica prospiciente la Baia di Marina Piccola con un vino eccezionale della cantina avellinese Gerardo Perillodi Castelfranci:
- Capri DOC 2018 : Blend di Biancolella, Falanghina e Greco , questo vino svela un colore giallo paglierino. Profuma di cedro, mela e fiori bianchi, e ci avvolge con il suo gusto aromatico attraverso un sorso leggero, sapido, minerale, fresco, e persistente.
Alfredo Perillo mi svela che non è facile ripartire dopo l’emergenza Covid che mette in seria difficoltà Capri e la sua economia locale . Con quell’umiltà che appartiene solo ai grandi, Alfredo Celio mi confessa che l’unica soluzione per lui possibile è portare avanti questo locale storico.

Storia del ristorante Le Palette ad Anacapri
Inizialmente c’era una piccola pensione qui denominata Reginella, dove si riuniva tutta una intellighenzia teutonica per discutere di arte e riposare . Oggi rimane un museo di quella folla di sognatori che ha dormito nei suoi letti:
- I pittori Walter Depas , e Hans Paule ;
- Il filosofo Willy Kluck l’eremita della Migliera ;
- La scultrice di busti in terracotta Annie Cottreau .
Finalmente anche io ho l’opportunità di assaggiare a pranzo una cuisine caprese, che rispetta la tradizione e modernizza le ricette della nonna con originalità senza stravolgerle nella loro genuinità .
Il pranzo è servito, le cozze di Capo Miseno
La semplicità è la base di piatti di successo appetitosi e indimenticabili come :
- Tartare di tonno marinato in crema di pomodorini secchi e marmellata di arancia;
- Linguine Gragnano condite con una spuma di friarelli e cozze di Capo Miseno (tra le più pregiate d’Italia) e spolverati da un mix piccante di erbe rosse;
- Spigola in crosta di pane;
- Tiramisù con vaniglia.
Quel tripudio di odori e sapori che risvegliano tutti i sensi, quel tramonto incombente che sta per spennellare di arancione le scogliere di marna bianca visibile a un metro di distanza, e la piacevole compagnia di questi tre brillanti napoletani fanno rallentare le lancette dell’orologio .

Conclusioni. A presto bella Capri!
Gabriele Massa mi accompagna al porticciolo. Una volta a Capri., però, mi smarrisco. Sbaglio l’orario del traghetto per Napoli di ben due ore. Recupero subito grazie alla gentilezza della mia guida. Ci tratteniamo al bar del Grand Hotel Quisisana per un amaro. Poco dopo, Gabriele deve rientrare a casa. Mi augura di tornare presto. Promessa che manterrò a breve. Ho già capito, però, che per stargli dietro mi serviranno un cambio d’abito e scarpe più comode!
