‘Piazza Plebiscito’ e ‘Lungomare Caracciolo’, Napoli

‘Piazza Plebiscito’ e ‘Lungomare Caracciolo’, Napoli

“Dovunque sono andato nel mondo ho visto che c’era bisogno di un poco di Napoli”
Luciano De Crescenzo

Napoli. Itinerario a piedi da ‘Piazza Plebiscito’ al ‘Lungomare Caracciolo’

Altra giornata, altra gloria! Ora di pranzo e mi regalo in  via Toledo un  ‘cuoppo di pesce fritto’ in un cono di delizie di mare a soli sei euro.  Bevuta una cola ghiacciata mi rialzo per fare una passeggiata a ‘Piazza del Plebiscito’.

Patrimonio dell’ ‘UNESCO dal 1995’,  ‘Piazza del Plebiscito’ è il ventre ellissoidale di Napoli ed è immensa e suggestiva. ‘Piazza del Plebiscito’ è epicentro di avvenimenti clamorosi e considerevoli, come appunto  il plebiscito che la battezza , quello del 21 Ottobre 1960 per l’annessione del regno delle Due Sicilie all’Italia.

Questo giardino di pietra è ricco di monumenti e tesori artistici di alto valore e da qui in poi si prosegue verso il mare di Napoli, il  ‘Lungomare Caracciolo’  , da cui si ha una vista mozzafiato sul Vesuvio! Siete pronti? Seguitemi in questo giro dal centro al mare di Napoli!

‘Piazza del Plebiscito’, il salotto di Napoli

Per secoli  ‘Piazza del Plebiscito’  è stata punto di ritrovo per tutti i Napoletani. Originariamente si chiamava ‘Largo di Palazzo’ e ‘Largo San Francesco di Paola’.

‘Piazza del Plebiscito’  visse un periodo glorioso tra  il 1890 e i tardi anni Trenta, quando l’apertura di bar storici quali il ‘Gambrinus’ e il ‘Turco’ (poi ribattezzato ‘Tripoli’) la animavano giorno e notte.

Oltretutto  ‘Piazza del Plebiscito’  non smise mai di essere palcoscenico di manifestazioni, installazioni d’arte e concerti. Però con il ridimensionamento e la chiusura dei noti locali sempre in festa , la piazza sembrò invasa da un’atmosfera rigorosa e severa che proprio non le si addiceva. Ed è solamente negli anni’ 90 che  è stata resa accessibile unicamente ai pedoni, diventando così  il simbolo del ‘Nuovo Rinascimento Napoletano’.

8 Cose da vedere  a ‘Piazza del Plebiscito’ 

    1. Le  statue equestri di ‘Carlo III di Borbone’ e di ‘Ferdinando I : Firmate dal Canova e dal suo allievo Antonio Calì ;
    2. ‘Palazzo Salerno’: Risale al  XVIII secolo e fu fatto  dall’architetto messinese Francesco Sicuro, e così chiamato da Leopoldo di Borbone-Napoli, principe di Salerno;
    3. ‘Palazzo della Prefettura’: Venne costruito nel 1815 dall’architetto Leopoldo Laperuta per volere di re Ferdinando I, per farne un posto dove accogliere gli ospiti.  La facciata si presenta su due ordini, con un basamento bugnato, nel quale si apre anche il portale in piperno, e con le finestre del piano nobile sormontate da timpani triangolari e arrotondati.  Il palazzo, oltre che della Prefettura, dal 1890 è sede del più famoso caffè della città, il ‘Caffè Gambrunus’;
    4. ‘Caffè Gambrunus’ : Il nome di questo storico caffè deriva dal re fiammingo Gambrinus, considerato inventore della birra. Tra marmi, stucchi e specchi i suoi interni sono  stati decorati da 43 pittori e scultori e hanno visto sedersi ai tavoli le più illustri personalità della storia italiana, dai vari presidenti della Repubblica, a letterati come Gabriele D’Annunzio;
    5. Chiesa di San Francesco di Paola’ : Un tempio a pianta circolare con 48 colonne (per questo rievoca il ‘Pantheon’ di Roma) in stile Neoclassico fatto dall’architetto Pietro Bianchi. Fu fatto erigere da  Ferdinando I di Borbone perché riuscì a riconquistare il regno dai francesi;
    6. ‘Palazzo Reale’ : Questo fu uno sfizio del vicerè  Fernando Ruiz de Castro conte di Lemos ! Esso fu rimaneggiato più volte con l’aggiunta di diciannove arcate. Queste vennero tappate dall’ingegnere napoletano Luigi Vanvitelli , perché causavano instabilità . Le arcate furono poi riempite da Umberto I nel 1880 con i busti dei capostipiti fondatori delle dinastie ascese al trono di Napoli: Ruggiero II, Federico II di Svevia, Carlo I D’angio, Alfonso V D’Aragona, Carlo V D’Asburgo  Carlo III, Gioacchino Murat, e Vittorio Emanuele II;
    7. Il ‘Castel Nuovo’: Detto anche ‘Maschio Angioino’, questa imponente fortezza domina il fronte del porto di Napoli. Questo è uno storico   castello medievale e rinascimentale, nonché uno dei simboli della città di Napoli. Il ‘Castel Nuovo’ ha subito varie modifiche nel corso del tempo. Esso è principalmente la rappresentazione plastica della potenza di Alfonso d’Aragona, che aveva conquistato il trono di Napoli nel 1443. Non poteva che essere simbolo stesso di Napoli , e tutto l’anno ospita eventi culturali ed è tra le altre cose sede  del ‘Museo Civico’ ;
    8. ‘Museo Civico’ : Quest’ultimo si trova dentro il ‘Castel Nuovo’ e venne  inaugurato nel 1990 . Esso  vanta capolavori quali la ‘Cappella Palatina’ e ‘La Sala dell’Armeria’ , insieme a sculture, oggetti e dipinti dall’epoca medievale al tardo Ottocento;
    9. ‘Teatro San Carlo di Napoli’: Questo è il più antico teatro d’opera del mondo fondato nel 1737.  Date le sue dimensioni, struttura e antichità è stato modello per i successivi teatri d’Europa. Affacciato sull’omonima via al civico 98, esso è stato inserito dall’ ‘UNESCO’ tra i monumenti considerati ‘Patrimonio dell’Umanità’;
    10. ‘Chiaia’ : Questa è la zona benestante e dello shopping di Napoli , sono presenti le griffes più importanti. Inoltre  qui è un punto centrale della movida partenopea grazie alla presenza di numerosi locali raffinati e alternativi . Il fascino di ‘Chiaia’ però non si esaurisce di certo qui, poiché è  un quartiere ricco di belle chiese, stupendi edifici storici ed eleganti piazze. Clicca qui per sapeere cosa vedere a Chiaia.

‘Lungomare Caracciolo’, Napoli da mare!

Napoli o la ami o la odi. E io torno sempre a riprenderci il cuore quando posso. Crea dipendenza, perché è un insieme di contrasti infiniti, come noi essere umani. Ha un’anima che vibra in maniera prepotente . Non si può fare a meno di perdersi nella  bellezza di Napoli . Come quella del ‘ Lungomare Caracciolo‘ e delle sue acque cristalline, a cui ci si giunge scendendo da ‘Piazza del Plebiscito’  .

Il ‘ Lungomare Caracciolo’   è lungo 3 km , e comprende 4 strade principali:

  1. ‘Via Nazario Sauro’: Parte  dal  ‘Molo di Santa Lucia’ fino a ‘Castel dell’Ovo’, attraversando i più famosi hotel di lusso della città come il ‘Grand Hotel Santa Lucia’ e ‘Hotel Miramare’. Ma anche celebri ristoranti come ‘La Bersagliera’  e ‘Zi Teresa’ (clicca qui per altri ristoranti al ‘Lungo Mare Caracciolo’);
  2. ‘Via Partenope‘: Qui si trovano le più  rinomate pizzerie di Napoli come ‘Sorbillo lievito Madre al Mare’  e ‘Vesi Pizzagourmet’, e  altri importanti alberghi  come il ‘Royal Continental Hotel’  e il ‘Grand Hotel Vesuvio’ (clicca qui per dove dormire nella zona del ‘Lungo Mare Caracciolo’ );
  3. ‘Via Caracciolo’: Questa è la parte più lunga che fiancheggia la ‘Villa Comunale’ e il mare .  A metà percorso c’è  la ‘Rotonda Diaz’   con la famosa statua equestre dell’omonimo  generale ;
  4. ‘Via Mergellina’:  Si estende da ‘Via Caracciolo’  a ‘Piedigrotta‘.  Qui siamo  a stretto contatto con la  Napoli più ‘verace’, tra reti di pescatori e barche ormeggiate. Non potete non andare al ‘Porto di Mergellina’, dove partono i traghetti per le isole. Ed è anche dove ci si può fermare in uno dei tanti chioschetti per  bere un caffè, mangiare un gelato o piatti base di pesce con vista mare!

‘Lungomare Caracciolo’, il mare di Napoli

Il ‘Lungomare Caracciolo’ è il mio luogo prediletto perché  da qui si gode di  un panorama strappalacrime sul Vesuvio , Capri ed il promontorio di ‘Posillipo’.  Questa è un’ incantevole  promenade che sta accesa dall’alba al tramonto ed è sempre sovraffollata per i suoi campionati di vela  e i suoi Capodanni. C’è molto da vedere e fare in questo posto, seguitemi.

Storia del ‘Lungomare Caracciolo’

Fino alla fine dell’‘800 il  ‘Lungomare Caracciolo’ non esisteva, ed il mare bagnava Napoli fino alla ‘Riviera di Chiaia’ (dall’altro lato della Villa Comunale’). Al posto di quello che c’è oggi  c’ era una spiaggia molto frequentata dai napoletani, che venne assorbita  dall’asfalto. Dieci anni fa il sindaco di Napoli Luigi De Magistris decise di chiudere il  ‘Lungomare Caracciolo’  al traffico  regalandola finalmente ai cittadini, che qui passano volentieri il loro tempo libero.

2 Cosa da non perdere  al ‘Lungomare Caracciolo’

1. ‘Borgo Marinari’

Al ‘Lungomare Caracciolo’   spicca il ‘Borgo Marinari’ , che è a ridosso del ‘Castel dell’Ovo’, nel quartiere ‘San Ferdinando’. Esso è unito alla terraferma tramite un istmo artificiale collegato col ‘Borgo Santa Lucia’.

Gli studiosi attestano che qui  sarebbe da individuare l’ ‘Isolotto di Megaride’  che sarebbe l’embrione di Napoli . I greci delle colonie di  Ischia e Cuma del IX secolo ci fecero un emporio commerciale. Questo  venne dapprima nominato ‘Partenope,’ in reverenza alla sirena di Ulisse , poi Neapolis’,  cioè ‘città Nuova’ . Volendola  appunto distinguere dalla ‘Paleoplis’ , ovvero ‘città vecchia’ , quando essa si espanse verso Monte Echia (‘Pizzofalcone’). Qui è tutto particolare, è una cittadella dove mangiare e bere di gusto o fumare  un‘narghilè’. Tutto è avvolto in un’atmosfera speciale, lontano dai ritmi frenetici di Napoli  .

2. ‘Castel dell’Ovo’

I  resti di un passato glorioso  fanno del  ‘Castel dell’Ovo’ un must irrinunciabile a Napoli. Quando si salgono gli  scaloni si arriva in cima al secondo piano. Qui a una finestra è scolpito  un piccolo ‘Gallo in Bronzo’ a opera dell’avellinese Antonello Leone), quasi a custodire tutto quel ben di Dio. Appena giunti nella terrazza panoramica, si ammira il blu del Tirreno che pare una cosa unica con il cielo pieno di gabbiani che virano assecondando il buon vento.

Il  ‘Castel dell’Ovo’ è  una costruzione prestigiosa . Secondo il mito è così soprannominato perché Virgilio celò nelle sue segrete un uovo per mantenere in piedi l’intera fortezza. La sua rottura avrebbe provocato non solo il crollo del castello, ma anche una serie di rovinose catastrofi a Napoli.

Perché  è famoso il ‘Castel dell’Ovo’?

C’è una lista di episodi eclatanti che riguardano il ‘Castel dell’Ovo’:

Nel corso del Medioevo la decadenza ‘Castel dell’Ovo’ regna sovrana fino alla riqualifica dei Borbone.  Le colmate al mare della prima metà dell’800 successivamente ampliarono la superficie abitabile, che si riempì di fastose residenze di personaggi illustri.

3 ‘Mergellina’

‘Mergellina’  è  una delle aree più spettacolari Napoli, perché si distribuisce su enormi spazi pubblici, vie larghe e un caratteristico lungomare , dove alle barchette di pescatori si alternano yatch di lusso. L’atmosfera è Mediterranea, e il mare cristallino, lo stesso che ha ispirato pittori, poeti e musicisti che hanno immortalato questa zona nelle loro opere. Pare che il suo nome derivi da una parola latina ‘mergus’, cioè ‘uccello marino tuffatore’ , o da un’altra ‘mare ialinum’,  ovvero ‘mare chiaro’. Clicca qui per sapere cosa vedere a ‘Mergellina’. 

Napoli è una poesia! 

‘Piazza del Plebiscito’ e ‘ Il Lungomare Caracciolo’   sono due tappe da non perdere a  Napoli . Per immergersi nell’arte e nel mare dell’urbe partenopea, e per godere di momenti di relax al mare e  per prendere il sole. La sera sono punti ideali poi per fare delle belle passeggiate e mentre avrete come sfondo un panorama mozzafiato.

Indipendentemente da cosa cercate da una vacanza, Napoli è in grado di soddisfare ogni vostra esigenza. E vi dirò d più, non programmate troppo, perché vi può succedere di cambiare idea semplicemente vivendola come è successo a me.

Ed è per questo che vi consiglio di affidarvi alla gente di Napoli per capirla e girarla in lungo e in largo seguendone i consigli. Io mi sono affidata a Roberta di Porzio proprietaria del ‘InCentro b&b’ in via Toledo 156  a Napoli. E me ne sono innamorata!

 

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Fonte delle Ninfe Nitrodi Parco Termale a Ischia

Fonte delle Ninfe Nitrodi Parco Termale a Ischia

“Prendo un piccolo pullman , anzi pulmàn , e in dieci minuti arrivo a Porto d’Ischia . È già sera . Ma questa è una città ! La pace di Casamicciola è un sogno . Qui vie , vicoli , lungomari sono scintillanti , la gente è un fiume”
P. P. Pasolini

Fonte delle Ninfe Nitrodi Parco Termale  a Ischia

Certamente la Fonte delle Ninfe Nitrodi Parco Termale  a  Ischia è stata un’esperienza unica che mi fatto scoprire  un altro angolo di paradiso dell’ Isola Verde. Queste terme non sono paragonabili alle altre strutture termali moderne isolane . Nel senso che non sono dotate di piscine artificiali e ambienti di lusso. Qui si fanno le terme con metodi tradizionali ridotti all’essenzialità delle risorse naturali dello stesso stabilimento. Si trovano incastonate come un gioiello nella macchia mediterranea del comune di Barano. Ci si giunge  sia in auto che con i bus isolani (c’è un parcheggio).

In una calda giornata estiva avevo voglia di stare lontana da tutti e tutto e mi sono rifugiata nell’ eden della Fonte delle Ninfe Nitrodi Parco Termale  a  Ischia. Nonostante il caldo, ho trovato refrigerio tra il verde e la quiete  dei suoi giardini . Per poco più di venticinque euro vi regalerete non solo l’accesso a  un meraviglioso  parco termale dalle origini secolari, autentico e introvabile. Ma coccolerete anche  il corpo e la mente, staccando letteralmente la spina. Penserete solo a voi stessi. Che ogni tanto male non fa! In questo post vi descriverò questo luogo magico, raccontandovi del suo passato ,  dei percorsi termali da fare . E perché sceglierlo tra e mille altre terme isolane!

Buona lettura !

Storia della  Fonte delle Ninfe Nitrodi Parco Termale  a Ischia

Quella della  Fonte delle Ninfe Nitrodi Parco Termale  a  Ischia è un racconto che affonda le radici nel mondo antico greco e romano. Possono essere classificate come tra le più antiche dell’atollo campano e d’Europa. Il nome deriverebbe dal termine greco “nitron”, che significa “puro, cristallino”  in riferimento alle sue  acque sorgive benefiche e miracolose.

Le prime tracce della sua frequentazione risalgono infatti alla colonizzazione greca d’Ischia. Quando la sorgente era già meta di chi cercava sollievo e guarigione. Da allora si veniva qui per approfittare dei poteri straordinari.  C’era di tutto. Guerrieri feriti, donne in cerca di fertilità, anziani afflitti da artriti o gotta.  E persino matrone romane che rivolevano la giovinezza.

L’acqua degli dei

In un’epoca in cui scienza e religione si confondevano, l’efficacia delle acque di Nitrodi era attribuita al dio Apollo e alle sue ninfe. Queste erano considerate divinità protettrici della cascata divina. La fama di questa area sacra fu tale che, tra il I secolo a.C. e il III secolo d.C., divenne un importante centro di culto. Ne sono testimonianza gli ex-voto marmorei rinvenuti nel 1757.  In sostanza si tratta di  tavolette che raccontano, attraverso incisioni e dediche, storie di salute rinvenuta.  Questi oggi sono conservati al Museo Archeologico di Napoli. Altri reperti, provenienti dallo stesso sito, sono oggi sparsi in musei internazionali, come l’Hermitage di San Pietroburgo

I primi ritrovamenti risalgono addirittura al Seicento, quando il medico Giovanni Pistoja ne segnalò alcuni nell’edizione aggiornata del De’ rimedi naturali che sono nell’ Isola di Pithecusa . L’opera è del medico calabrese G. Iasolino che nel XVI secolo censì tutte le terme a Ischia con rigore scientifico.

Infine negli anni ’50 Angelo Rizzoli, l’imprenditore che fece conoscere Ischia al mondo,  incaricò il Prof. Mancioli di studiare l’acqua di Nitrodi. Si scoprì allora   che aveva pure altri vantaggi medici. Tra questi : favoriva la diuresi, migliorava le funzioni renali e digestive . La qual cosa contribuì ad attestare sempre di più la celebrità delle suddette terme.

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Fonte delle Ninfe Parco Termale  a Ischia oggi:  un’oasi sospesa tra mare e cielo

Fonte delle Ninfe Nitrodi Parco Termale  a  Ischia è ubicata a 300 mslm  in località Buonopane. Un tocco di modernità glielo ha conferito la recente ristrutturazione della struttura . Si sono anche  introdotte importanti novità grazie all’intervento di illustri personalità come quella del professor Sollino scomparso nel 2022.

Il luminare introdusse dei percorsi particolari detti idroaromaterapici, cioè un viaggio benefico che inizia dalla sua acqua e finisce nei profumi intensi del suo giardino fatto di tante piante . Tra queste alberi di ulivo,  fichi d’India, rosmarino, melograni, aloe vera e lentisco. Molte erbe sono usate dal locale Bio Bar per la preparazione di  tisane e centrifughe fresche.

Struttura delle terme

Magicamente la Fonte delle Ninfe Nitrodi Parco Termale  a  Ischia si  affaccia sulla spiaggia dei Maronti e sul pittoresco Borgo di Sant’Angelo. Sembra un  quadro,  che cambia colore a seconda dell’ora del giorno . La tonalità prevalente è quella del blu del Tirreno e l’unico rumore che si sente è il canto delle cicale

Vi si accede attraverso un vicolo stretto  che conduce all’ ingresso del parco, dove un vecchio alimentari e un  piccolo ristorante tipico accoglie i clienti. All’entrata subito dopo la reception si notano subito le  copie degli antichi ex voto  e un piccolo negozio per souvenir e prodotti termali .

Ai confini del silenzio

Tutti gli spazi sono dotati del necessario per usufruire delle terme: come spogliatoi , sala massaggi ecc. Il cammino inizia lungo un sentiero che procede  in salita . Ai lati ci sono varie terrazze di piccola dimensione che sono dotate di docce a getto e sdraio e ombrelloni per rilassarsi all’ombra o prendere il sole.

Che dire  la Fonte delle Ninfe Nitrodi Parco Termale  a  Ischia è un posto  talmente bello da sembrare irreale. A ciò contribuisce anche la sua posizione piuttosto isolata rispetto al centro dell’isola. Comunque non è difficile arrivarci né in auto né con i bus isolani , cliccate qui per maggiori informazioni.

Sua Maestà l’acqua di Nitrodi

L’acqua che sgorga da Nitrodi è riconosciuta dal Ministero della Salute per le sue proprietà terapeutiche. Fuoriesce  a 27°, è oligominerale e si può anche bere. Leggera, ricca di bicarbonato, calcio e zolfo e  con la sua temperatura è  ideale per curare problemi cutanei, gastriti, irritazioni e disturbi digestivi.

Fin dall’antichità è rinomata per essere un elisir  contro mali e dolori.  E ancora oggi, gli abitanti  la definiscono “l’acqua che guarisce”, tramandando il rituale di raccoglierla in bottiglie durante gli ultimi giorni di apertura stagionale. Cosa che si può fare anche al parco e a pagamento .

La bellezza che nasce dall’acqua dalle Terme di Nitrodi

Dalla  Fonte delle Ninfe Nitrodi Parco Termale  a  Ischia   prende forma  la linea cosmetica delle Terme di Nitrodi realizzata dall’azienda Ischia SPAEH. Questa è  una collezione di prodotti naturali fatti con quest’acqua che è ricca di minerali preziosi , e proprietà lenitive, purificanti e cicatrizzanti. A questa viene combinata l’azione degli  estratti di piante mediterranee, oli vegetali ed essenziali . Il risultato è   un toccasana per la pelle, poiché è capace di restituirle equilibrio, morbidezza e luminosità.

Non sono utilizzati parabeni, siliconi, petrolati e coloranti sintetici, per garantire il massimo rispetto anche delle pelli più delicate. La filosofia aziendale è diretta e chiara: “salus per aquam et herbas”, ovvero salute attraverso l’acqua e le erbe. Ovviamente il tutto è  100% made in Italy . Dietro un marchio così importante e di prestigio c’è tanto lavoro,  anni  di ricerca e soprattutto tanta passione e disciplina.

Le linee e i prodotti della Fonte delle Ninfe Nitrodi Parco Termale  a  Ischia   

La gamma delle Terme di Nitrodi  è ampia e adatta a ogni esigenza:

Tra i prodotti più amati spiccano l’Acqua Termale di Nitrodi in spray, perfetta per rinfrescare e la pelle ogni volta che si sente la necessità . Ogni applicazione di questi cosmetici  è davvero un modo per coccolarsi .

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Conclusioni. Fonte delle Ninfe Nitrodi Parco Termale  a Ischia

Visitare  Fonte delle Ninfe Nitrodi Parco Termale  a  Ischia   vuol dire  venire  a contatto con la propria pace interiore e rinvigorirsi da dentro. Come tuffarsi in mare e lasciarsi alle spalle tutto quello che non serve più, che appesantisce.

Lo staff del parco è accogliente, discreto e attento e rendono la permanenza ancora più piacevole. Ti sorridono sempre e sono a disposizione per qualsiasi curiosità o eventuale richiesta.

Orari, periodo di apertura e consigli utili:

Sono aperte stagionalmente da aprile a novembre, con orari variabili in base al periodo:

  • Primavera e autunno: dalle 9:30 alle 18:00;
  • Estate: dalle 9:00 alle 19:00

Il sito ufficiale www.nitrodi.com fornisce aggiornamenti in tempo reale su aperture, tariffe e eventuali modifiche.

📍 Indirizzo: Via Pendio Nitrodi, 80070 Barano d’Ischia (NA)
📞 Telefono: +39 081 904316

 

Reggia di Capodimonte, Napoli

Reggia di Capodimonte, Napoli

“Prendo in prestito dei corpi e degli oggetti, li dipingo per ricordare a me stesso la magia dell’equilibrio che regola l’universo tutto. In questa magia l’anima mia risuona dell’Unico Suono che mi riporta a Dio”
Caravaggio

Reggia di  Capodimonte, Napoli

Sicuramente  la Reggia di Capodimonte a Napoli è uno dei musei più visitati e amati della città partenopea. Mi ci sono ritrovata partendo da Piazza Dante  in autobus (clicca qui per sapere come altro andare) in una giornata afosa di Luglio. Condizione perfetta per stare al fresco dell’aria condizionata  E così ho  esplorato in 124 gallerie i tesori dei re di Borbone , che l’hanno ideata come loro residenza nobiliare e casa per la Collezione Farnese.

Vi assicuro che girare per la Reggia di Capodimonte è un’esperienza unica. Perché vi fare capire il passato glorioso di Napoli   , che raggiunse il suo periodo di massimo splendore artistico culturale nel Settecento. La dinastia Borbone volle infatti fare diventare Napoli  un luogo capace di gareggiare con altre capitali europee come Parigi. E diciamo pure che ci sono riusciti, distinguendosi come una famiglia di politici capaci, lungimiranti, raffinati e dall’animo sensibile. Tra le luci e le ombre dei sovrani più discussi e curiosi degli annali italiani , vediamo più da vicino cosa c’è  di preciso all’interno della Reggia di Capodimonte a Napoli . Buon viaggio!

Storia della Regia di Capodimonte

Ancora una volta  i  Borbone hanno lasciato il segno a Napoli con la loro Reggia di Capodimonte, voluta da   re Carlo III  come sua  villa reale e riserva di caccia  . In più era un’ottima area per contenere la preziosa collezione d’arte della madre Elisabetta Farnese,  seconda moglie del padre Filippo V di Spagna. Chiaramente si scelse come location la collina di Capodimonte , poichè era lontana dalla confusione cittadina. E oltretutto c’era tanto terreno intorno e uno splendido panorama sul Golfo di Napoli! Niente male!

Ci volle un secolo per terminare la Reggia di Capodimonte: 14 000 metri quadri di bellezza artistica iniziata nel XVIII secolo (1738–1838) ,  inaugurata nel 1775 e aperta al pubblico  nel 1957. Da allora ne passò di acqua sotto i ponti, e ci abitarono altre personalità di spicco tra le quali Murat, i Savoia , i quali poi cedettero il tutto allo Stato nel 1910. E fu una salvezza per  i capolavori custoditi dai regali . Questi  per un periodo furono alloggiati al  Palazzo degli Studi per volontà di Ferdinando IV , figlio di Carlo. Parte di questa sfarzosa eredità oggi è spalmata tra il Museo Archeologico (MANN) e il Palazzo Reale di Napoli

La Collezione Farnese, cosa è ?

Senza dubbio la Collezione Farnese è una delle più importanti raccolte di opere artistiche e archeologiche mai esistita al mondo. Essa spazia da pitture, sculture  a  disegni, libri, bronzi, cammei, monete, medaglie e altro ancora.

Prima che i  Borbone diventassero ufficialmente (e per legami di parentelaù) gli unici titolari effettivi, essa era stata avviata da diversi esponenti della famiglia (di origini laziali)  dei Farnese, su tutti i cardinali Alessandro e Odoardo.

Come è strutturata la Regia di Capodimonte?

La Reggia di Capodimonte in stile Barocco e Neoclassico  è il frutto dell’inventiva di diversi architetti tra i quali: Giovanni Antonio Medrano, Antonio Canevari, Ferdinando Fuga e Antonio Niccolini. Lo stabile di un rosso brillante è a pianta rettangolare e sfoggia lateralmente delle colonne in piperno grigio .

L’entrata principale alla Reggia di Capodimonte è quella di Porta Milano (ce ne sono altre due Porta Piccola e Porta Grande) . Si estende su tre livelli con cortili interni. Il piano terra è adibito all’accoglienza dei visitatori con i vari servizi. Tra questi  la biglietteria, il  guardaroba, un bookshop, la caffetteria e un auditorium. Diamo un’occhiata agli itinerari da fare al suo interno.

Ammezzato

Questo  intermezzo ingloba il Gabinetto dei Disegni e delle Stampe (2500 fogli e 25000 pezzi) di cartoni che sono da ricondurre a Michelangelo, Raffaello, alla scuola parmense, bolognese e romana. Si distingue anche la Collezione Mele. Questa è l’insieme delle migliori affiches di fine Ottocento di Emiddio e Alfonso Mele. Furono fatte per i Grandi Magazzini Italiani che aprirono  nel 1889 in via S. Carlo a Napoli  .

Dall’ammezzato poi una scala esagonale conduce alla Ottocento Privato, che era una estensione degli ambenti abitati dalla corte dei Borbone e dei Savoia. Si possono venerare oltre 200 dipinti, sculture, mobili e arredi che ci riportano a come era la vita a palazzo.

Piano Nobile

Al primo piano fa bella mostra la perla della Reggia di Capodimonte , ovvero la Collezione Farnese (sale 1-30). Tra i membri più in vista di questa famiglia patrizia appare tra le cornici appese il Ritratto di Paolo III .  Il pontefice  romano che fu come fotografato da Tiziano con le pennellate del suo immancabile e intramontabile rosso. Colpisce il particolare della mano del papa, che cerca di nascondere il bottino dallo sguardo dei nipoti ai lati. Questo allude alle difficoltà dei rapporti tra eredi.

Di notevole impatto e valore è poi la Crocefissione del Masaccio (sala 3) che del 1426 rappresentava il comparto centrale superiore del Polittico di Pisa . Un capriccio che fu commissionato da Giuliano di Colino degli Scarsi da San Giusto per la sua cappella. Essa mostra la scena della Crocifissione con  la Vergine, San Giovanni e la Maddalena . Si evidenzia un forte patos e  uno studio preciso dello spazio e del corpo umano . In questo modo Masaccio rivoluzionò la pittura del Quattrocento anticipando quella del Rinascimento.

Cosa altro vedere al piano nobile?

Da non perdere all’interno del piano nobile tra le altre cose :

Secondo Piano

Questa galleria include tutte quei beni napoletani che provengono per lo più dalla Collezione d’Avalos e da chiese e monasteri soppressi nell’Ottocento per ordine di Gioacchino Murat.

Tra queste pareti sono custodite preziose tele databili dal 1200 al 1700 firmate da geni quali Colantonio, Caracciolo, Jusepe de Ribeira, M. Stanzione, A. Gentleschi, A. Vaccaro, A. Falcone e A. Caravaggio con la sua Flagellazione.  I colori scuri di questo Cristo morente sono tipiche del magnifico pittore lombardo, che contrastano con il chiaro del corpo dilaniato illuminato da un fascio di luce a sinistra. Un gioco di colori che mettono l’accento sulla tensione emotiva e psicologica dei personaggi.

All’epoca barocca si rifanno invece i dipinti di Mattia Preti e Luca Giordano. Mentre appaiono anche incanti artistici del XVIII di Francesco de Mura, Francesco Solimena e Paolo de Matteis . Di prestigio è anche la Gallleria degli Arazzi d’Avalos, che sono 7 tessuti giganti la battaglia di Pavia del 1525 tra le armate di Francesco I e quelle di Carlo V                   

Terzo Piano

Qui  spicca la Galleria dell’Ottocento che è ricca di opere neoclassiche dei pittori della Scuola di Posillipo (da Anton Pitloo a Giacinto Gigante e Francis Vervolet) e dei maestri del Naturalismo come Domenico Morelli, Francesco Saverio Altamura e Michele Cammarano.

Di grande interesse è anche la Collezione Fotografica con opere di Mimmo Jodice e la sezione dell’arte contemporanea , che è stata inaugurata nel 1798 e che annovera Burri, Warhol, Alfano, Buren, Kosuth, Pistoletto, Konellis, Merz, Bourgeonis.

Il parco della Reggia di Capodimonte

Il parco della Reggia di Capodimonte è di circa 130 ettari ed è stato progettato da Ferdinando San Felice (1734) come riserva di caccia del re Carlo di Borbone. Esso fu restaurato da Federico Dehnhardt (metà del XIX secolo).

Esso fu realizzato sulla stregua dei modelli dei giardini Inglese e Francesi. Ma ne venne fuori un qualcosa di originale e tipicamente barocco: 5 lunghi viali alberati che si irradiano dal piazzale dell’entrata abbelliti da statue di marmo (al presente ne resta solo una forse dedicata a una dea romana). Oltretutto disseminate ovunque si trovano panchine in bronzo abbellite con dei piedi a forma di serpente.

All’interno del parco della Reggia di Capodimonte furono piantate 400 diverse specie vegetali, tra cui orti, frutteti e alberi secolari, tra cui oggi risplendono una spettacolare Magnolia e una Canfora. Successivamente furono messe piante da frutta, e altre specie esotiche. Entrare in questo immenso paradiso significa immergersi in una natura rigogliosa e ordinata che è stata arricchita attualmente di molte palme.

Gli edifici del Parco di Capodimonte

Di enorme impatto sono i circa 17 edifici presenti che servivano a soddisfare le esigenze venatorie, agricole e spirituali dei Borbone. Tra i più caratteristici ricordiamo la Torre, la Fontana del Belvedere, la Vaccheria, il Casino della Regina, il Fabbricato Cattaneo, l’Eremo dei Cappuccini, il Granaio, la Cappella di San Gennaro, e la Real Fabbrca di Porcellana , che è sede dell’Istituto professionale per l’industria della Ceramica e della Porcellana.  Quest’ultimo merita un accenno perché era una vera e propria fabbrica che soddisfava le vanità dei Borbone. Ballavano e organizzavano banchetti con altri aristocratici di stampo internazionale. Perciò l’esigenza di avere un servizio di piatti numeroso e di alto livello. A tal proposito si può ammirare nella Reggia di Capodimonte .

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Reggia di Capodimonte, c’era una volta Napoli !

In conclusione posso dire che da sola la  Reggia di Capodimonte vale un viaggio a Napoli . Ci vuole una giornata intera per visitarla tutta, e vi garantisco che anche in estate è un’ottima alternativa all’afa cittadina!

Napoli stupisce sempre e non si finisce mai perché dietro ogni angolo di questa metropoli c’è sempre qualcosa che ti fa alzare lo sguardo verso l’alto. Per questo motivo non si può mai pensare di perlustrare Napoli in un weekend . E se volete perdetevi pure per una settimana senza programmi nell’urbe , perché è davvero l’unico modo per afferrarne la vera anima. Buone vacanze!

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‘B&B Domus Gemi’ , via dei Tribunali 309, Napoli

‘B&B Domus Gemi’ , via dei Tribunali 309, Napoli

“…Napule è mille culure
Napule è mille paure
Napule è a voce de’ criature
Che saglie chianu chianu
E tu sai ca’ non si sulo…”

Pino Daniele

b&b ‘Domus Gemi’ ,   Napoli

Il b&b ‘Domus Gemi’ in via dei Tribunali 309 di Pasquale Lomolino è il posto dove alloggiare se volete godervi il centro storico di  Napoli . Si trova a  19 minuti dalla Stazione Garibaldi e a 10 minuti dalla fermata della metropolitana ‘Cavour’ . Questo vi permetterà di raggiungere tranquillamente a piedi (e con i mezzi dove necessario)  i principali punti di interesse turistico della capitale partenopea.

Alloggiare la prima settimana di Luglio al b&b ‘Domus Gemi’  in via dei Tribunali 309  mi ha permesso infatti di perlustrare ancora una volta  Napoli . Mi sono nuovamente inebriata  della sua bellezza, dal blu del suo mare fino alla vetta del Vesuvio, imbiancata  dal volo di mille gabbiani. Per cui seguitemi in questo altro incantevole viaggio nella metropoli più incantevole del Sud Italia. Scoprirete altri tesori nascosti di questa parte così verace e autentica del  centro storico di  Napoli.

‘Napule è’…

Napoli è molto grande, conta circa un milione di abitanti. Per cui scegliere un alloggio strategico è fondamentale. E allora quale scelta migliore  del  b&b ‘Domus Gemi’  in via dei Tribunali 309?  E per questo contatto devo ringraziare Fabio Comella , la guida turistica  che  ho scelto  per vivermi la Napoli più verace!

‘Napule è mille culuri’, così canta  Pino Daniele   .  L’intramontabile cantautore napoletano ha sapientemente  racchiuso in un solo verso della sua canzone  l’essenza di questa incredibile megalopoli.  Napoli è variopinta , perché è tanto affascinante quanto problematica.

La perfezione annoia! 

Eppure nella sua emblematica imperfezione Napoli  ti entra a prepotenza dentro, al punto da creare dipendenza. Perché è piena di meraviglie  paesaggistiche, artistiche , e architettoniche. Perché qui puoi essere come vuoi, senza che nessuno ti giudichi. Rispetto ad altre parti d’Italia Napoli   mantiene uno stile do vita  semplice, e resiste all’appiattimento della globalizzazione e del boom del turismo!

Poi dovete sapere che a Napoli  ci si viene e ci si  ritorna principalmente per il calore della gente. Lo stesso che Pasquale Lomolino e Fabio Comella mi hanno trasmesso . Come? Ospitandomi e facendomi sentire come a casa!  La stessa cosa potrà succedere a voi,  se seguirete i miei consigli su dove dormire, cosa vedere e fare a Napoli . Buona lettura!

Clicca qui per visionare e prenotare le camere del b&b ‘Domus Gemi’ , via dei Tribunali, 309, Napoli

b&b ‘Domus Gemi’ ,  dove prenotare al centro storico di Napoli

Attiva dall’Aprile 2007, il b&b ‘Domus Gemi’   è una piccola e graziosa struttura posta al terzo piano di un palazzo d’epoca in via dei Tribunali 309. E più precisamente è il luogo da dove mi sono persa tra le viuzze strette , affollate e straboccanti di vita  di  Napoli.

Il b&b ‘Domus Gemi’   prende il nome dall’unione delle iniziali di Gerardina e Mimmo,  i genitori di Pasquale Lomolino . Li ha voluti così ricordare dopo la loro tragica scomparsa, quando era appena ragazzino. Da allora ereditò  un appartamento di famiglia , che  ristrutturò,  trasformandolo in un business di successo qual è oggi.

Nonostante questa perdita immane, Pasquale Lomolino non ha perso il sorriso, perché è quello che ti scalda appena ti accoglie nel suo b&b ‘Domus Gemi’ . Questo è quello che ha fatto con me ! In modo timido e gentile si è messo a mia completa  disposizione, rendendo  il mio soggiorno indimenticabile. Vediamo più da vicino com’ è questo mio nuovo rifugio nel  pieno  centro storico di  Napoli.

b&b ‘Domus Gemi’ ,  Napoli. Tre stanze su ‘piazza San Gaetano’

Appena  sistemata nella mia stanza nel b&b ‘Domus Gemi’ ,  l’ afa estiva di Napoli è stata alleviata dall’aria condizionata  . Questa è uno dei tanti comfort che si hanno a disposizione nelle tre camere. Inoltre quello che ho  apprezzato è stato:

Il b&b ‘Domus Gemi’  è l’ideale per chi è alla ricerca di una sistemazione confortevole e semplice. Si respira un’aria familiare all’interno di questa abitazione spaziosa dagli arredamenti un po’ retrò e lineari. La sua più grande caratteristica è la posizione strategica, che mi ha permesso di scovare altri angoli nascosti del centro storico di  Napoli.

‘Via dei Tribunali’ a Napoli secondo Fabio Comella

Quando ti affidi a un professionista per ottenere il massimo, la differenza la noti. E nel mio caso sto parlando di Fabio Comella, una giovane e brillante guida locale. In poche ore mi ha spiegato tutto quello che  il centro storico di  Napoli poteva offrirmi fuori dai consueti circuiti turistici. Mi ha cucito addosso un  tour personalizzato da fare a piedi a partire da ‘Via dei Tribunali’,  dov’è ubicato il b&b ‘Domus Gemi  .

Via dei Tribunali’  è la parte più autentica di  Napoli, dove la macchina non serve, piena come è di ZTL. L’ho percorsa in lungo e in largo. Ho sentito il profumo del soffritto di aglio , che le massaie usano per preparare la pummarola fresca a pranzo. Così sono andata oltre i classici itinerari  del centro storico di  Napoli  (di cui tra l’altro vi ho parlato in un precedente articolo) fra guglie, chiostri, cavità sotterranee, e i vicoli ciottolati di sanpietrino .

‘Via dei Tribunali’, il decumano maggiore di Napoli

 ‘Via dei Tribunali’  è il cuore pulsante di tutto il centro storico di  Napoli  . Quest’ultimo si estende per 17 km a est della città, inglobando  i quartieri di ‘San Giuseppe’, ‘Porto’, ‘Pendino’, ‘San Lorenzo’, e ‘Mercato’. Un gioiello di inestimabile valore che  è stato riconosciuto dall’ ‘UNESCO’ nel 1995 e inserito tra i beni dell’umanità.

‘Via dei Tribunali’  per di più è una delle tre strade principali dell’antico impianto urbano greco  . Per questa ragione è detto decumano , ed è quello maggiore di Napoli. Ce ne sono altri due:

Perché si chiama ‘Via dei Tribunali’ ?

‘Via dei Tribunali’  si snoda  per 800 metri . Comincia  a ‘Porta Alba’ e ‘Piazza Bellini’ e  finisce,  dopo l’incrocio con ‘via Duomo’ , in corrispondenza del ‘Castel Capuano’. In questo edificio nel XVI secolo Don Pedro di Toledo riunì cinque terribili corti di giustizia .  La loro spietatezza era talmente rinomata che si battezzò quest’area come quella   ‘via dei tribunali’ da non dovere mai percorrere nella vita! Fatto curioso è che la stessa ‘Piazza San Gaetano’  , quella che si staglia esattamente in mezzo a ‘Via dei Tribunali’ ,  sorge su una precedente agorà greca e foro romano.

Adesso andiamo a spasso per ‘Via dei Tribunali’per esplorare  posti esagerati che vi faranno apprezzare  la storia, l’arte e la cultura del centro storico di  Napoli . Poi vi darò delle dritte su dove gustarsi una pizza bomba o specialità locali, e su dove godersi la  movida notturna a Napoli . Siete pronti? Let’s go! 

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2 itinerari da fare a piedi in  ‘via dei Tribunali’, Napoli

Napoli è piena di sorprese, e sta  diventando una meta turistica molto ambita non solo dagli stranieri ma anche dagli stessi Italiani. Perché? Provate a farci un salto e vi accorgerete che non basta una volta per dire che la conoscete abbastanza. Anche gli stessi Napoletani si stupiscono della loro città,  perché trovano  sempre qualcosa di nuovo da vedere o fare.

Non è semplice quantificare le attrattive di ‘Via dei Tribunali’ perché sono infinite. Quando ci si entra si ha come la sensazione di entrare in un labirinto fatto  di stradine ciottolate, affollate da turisti e puntellate da famose pizzerie e ristoranti. Qui  avrete un posto in prima fila per un grande spettacolo, quello della vita in tutte le sue forme. Le signore anziane che stendono i panni bianchi al sole ,  i commercianti che lavorano per guadagnarsi la pagnotta, e i motorini che sfrecciano senza casco impaurendo qualche passante distratto.

Cosa dire, ‘Via dei Tribunali’  è un teatro a cielo aperto. Qui  gli sconosciuti vi sorridono, e si fa facilmente amicizia . E tra una chiacchiera e l’altra scorgerete residenze nobiliari, chiese, che spuntano qua e là tra venditori ambulanti di frutta e verdura e zingare che leggono le carte. Per voi ho creato :

Buona Napoli !

Giardini della Mortella, Ischia

Giardini della Mortella, Ischia

“Every man and woman alive is gifted by God in some special way. People who have a self-image of worth are going to see value in what they do. This is the attitude that motivates them to be and to do their best. It’s a drive that comes from within people”

Giardini della Mortella, Ischia 

I Giardini della Mortella sono un ottimo motivo per visitare Ischia , una delle tre perle del Golfo di Napoli, che offre tantissime attrattive . E che non contemplano solo le sue famose terme e le baie cristalline. L’atollo campano incanta il visitatore per il suo ricco patrimonio storico, culturale, artistico ed enogastronomico. Non ultimi i paesaggi isolani che spaziano dal mare alla montagna, fino alle colline terrazzate a vigneti.

Non si possono perdere i Giardini della Mortella, che si trovano in Via Francesco Calise Operaio Foriano, 45 a Forio . Incastonati all’interno di un paradiso che vi può accogliere tutto l’anno per il suo clima mite farete un biglietto per il paradiso.  Si tratta della villa faraonica dei coniugi Walton che si erano trasferiti a Ischia definitivamente dopo essersene rimasti stregati. Chi può biasimiarli? Una love story di altri tempi , che ci ha lasciato un’eredità inestimabile che oggi continua a essere preservata e valorizzata. Buona lettura.

Storia dei Giardini della Mortella

I  Giardini della Mortella  furono la residenza aristocratica circondata da lussureggianti giardini del compositore Sir William Walton  e della moglie Susana. Fu proprio la brillante e giovane argentina a volere questa meraviglia dell’architettura realizzata nel 1956 dal paesaggista Russel Page.

Inizialmente non c’era proprio nulla in questa parte del promontorio di Zaro, tranne che il deserto e tanta terra vulcanica. Pian piano invece prese forma questo orto botanico che fu diviso in due zone. Una a valle e l’altra in collina. La prima era adibita dalla flora di  tipo subtropicale per via del clima umido. La seconda era destinata alla macchia mediterranea perché più soleggiata e ventilata.

Così i Giardini della Mortella si espansero su un’area di circa 2 ettari , inglobando più di 3000 specie di piante esotiche e rare. Ad arricchire quest’opera d’arte si aggiunsero in seguito ruscelli ,  laghetti, fontane, piscine, corsi d’acqua. Tutto pensato per fare attecchire meraviglie acquatiche quali il papiro, fior di loto e le ninfee tropicali. Non mancano i belvedere che regalano una splendida vista sulla stessa Forio.

I Giardini della Mortella , la musica e  Sir William  Walton

I Giardini della Mortella è dunque un immenso orto botanico gestito dalla Fondazione Walton . Scopo dell’associazione non è solo quello di far funzionare e mantenere  Ma anche quello di promuovere eventi culturali che si tengono per lo più all’interno dell’annesso teatro greco di circa 400 posti. Ogni estate qui si tengono dei concerti estivi. Questi insieme a delle borse di studio per musicisti di talento (operate in un centro studio dedicato) ricordano il talento e lo spirito filantropico di Sir William Walton .

Sir William Walton  è annoverato tra i più famosi autori musicali   inglesi del ventesimo secolo. Dopo un periodo trascorso a Londra e una relazione con una donna più anziana di lui, si sposò con Susana dopo un suo viaggio in Argentina. Ebbe un periodo di intensa notorietà negli anni ‘50 e ‘60 negli Stati Uniti. Per la sua carriera di successo la regina Elisabetta lo nominò Cavaliere nel 1951 e nel 1967 gli conferì l’alta onorificenza dell’Ordine al Merito.

I Giardini della Mortella e Susana Walton

I Giardini della Mortella prendono il nome dal mirto che da queste parti cresce spontaneo . Il mirto  è simbolo di amore e vitalità , le stesse virtù che hanno contraddistinto Susana Valeria Rosa Maria Gil Passo (1926-2010). Di origini aristocratiche questa bella ragazza infranse il volere della famiglia andando a lavorare per  il Consolato Britannico di Buenos Aires, dove conobbe Sir William Walton . Gli organizzò la conferenza stampa internazionale della Performing Right Society . Il destino li fece unire nella capitale argentina e per il resto della loro vita.

Non appena giunsero a Forio  la coppia si dedicò incessantemente alla cura della loro tenuta e ne fecero un monumento che fu aperto al pubblico nel 1991. Alla morte di Sir William Walton , Susana continuò ad allargare , impreziosire e preservare il loro eldorado, che è oggi meta di molti turisti provenienti da tutto il mondo.  Lo spirito dei due amanti si avverte in ogni angolo della loro regia e rimarrà per sempre nel ricordo delle future generazioni di romantici e sognatori.

Susana e Sir William Walton. Niente è impossibile se si vuole veramente

Amare è una cosa semplce, succede e basta.   Sir William Walton e Susana  si sono innamorati sin da subito e dopo tre mesi sono convolati a nozze. Lei era molto più giovane di lui di venti anni, di ceto borghese molto indipendente e determinata. Lui era già un uomo maturo e di fama internazionale che scelse di ritirarsi in Campanua per scappare dalla caotica Londra. Troppi rumori,  voleva  respirare la stessa aria che Greci e  imperatori Romani avevano assorbito in questi suoli partenopei secoli fa.

 Ischia  è stata per loro un rifugio di tranquillità e un tempio di ispirazione. Sir William Walton componeva e viaggiava tanto, e tutte le volte portava a casa dei fiori o delle radici esotiche. Susana  aveva il pollice verde e si prendeva cura della loro villa e dei loro giardini con passione e dedizione. Niente fu lasciato al caso e la loro storia è un esmepio di come si può trasformare un rudere in un castello . Una danza infinita in cui però si è sempre in due!

giardini-mortella-Ischia

Cosa vedere nei Gardini della Mortella

Come vi ho accennato sopra i Giardini della Mortella sono suddivisi in due aree:

Non si può non rimanere estasiati camminati in questo labirinto di tesori dove il genio dell’uomo ha riordinato quello che naturalmente cresce spontaneo. Una sorta di oasi nel deserto per chiunque voglia fare un viaggio nel benessere del corpo e dello spirito. E per chi magari in maniera più pratica voglia avere un po’ di frescura dagli afosi mesi estivi.

Quali sono le specie vegetali più significatine dei Giardini della Mortella?

I  Giardini della Mortella vantano una straordinaria raccolta di specie vegetali che sono state importate da diverse parti del pianeta. Tra quelle che meritano di essere elencate senza dubbio sono :

a Susana e William piaceva. Quel posto era somigliante “ad un gigantesco vaso di fiori scolpito nel torrente di lava ed in seguito spaccato dai terremoti,

Ischia nel cuore

In conclusione, non si può descrivere in maniera completa l’emozione che ho provato entrando ai Giardini della Mortella  . Bisogna andarci, c’è poco da fare. Per cui vi invito a tenere in considerazione un vostro viaggio a  Ischia  . Penso che non occorre spingersi lontano dall’Italia per trovare posti esotici e di straordinaria bellezza. Allora che aspettate a prenotare?

Se volete un consiglio su dove alloggiare vi suggerisco l’hotel ‘Albergo sul Mare’ a Ischia Porto. Ormai sono di casa visto che ci sono stata tre volte! Non solo per la posizione strategica (praticamente di fronte il terminal degli aliscafi a pochissimi metri da quello dei traghetti), ma soprattutto per l’accoglienza e la professionalità dei gestori. Vi lascio sognare e intanto mi riprometto di ritornare presto nell’isola perché crea seria dipendenza. Io vi ho avvertito!

Info utili sui giorni di apertura

  • Stagione 2023:da Sabato 1 Aprile a Domenica 5 Novembre;
  • Il Giardino è aperto al pubblico nei seguenti giorni: Martedì, Giovedì, Sabato e Domenica dalle ore 9.00 alle ore 19.00 (ultimo ingresso alle ore 18.00);
  • Tariffe d’ingresso: € 12,00  intero ; € 10,00  ridotto 1 ( ragazzi da 12 a 18 anni; adulti oltre 70 anni; residenti dei comuni dell’ isola d’Ischia);  € 7,00 ridotto 2 (bambini da 6 a 11 anni);  € 0,00 gratuito (bambini fino 5 anni, disabili con attestato di invalidità oltre 51%).

Info utili su ingresso:

  • Il giardino ha due entrate: una in Via Francesco Calise 45 che è l’ ingresso pedonale e l’altro in Via Zaro che è quello carrabile con parcheggio gratuito – indicazioni del percorso QUI;
  • L’ingresso è consentito fino a 1 ora prima della chiusura;
  • Superficie circa 2 ettari su vari livelli, collegati con scale e rampe;
  • La visita non è guidata, si consigliano almeno due ore;
  • Disponibili in biglietteria mappa del giardino ed itinerario di visita;
  • Visita interattiva fruibile lungo il percorso tramite QR-Code.