Cannes in un weekend

Cannes in un weekend

“Ho avuto successo nella vita. Ora, intendo fare della mia vita un successo”

B.B. 

Cannes in un weekend: oltre il Red Carpet

Senza dubbio, visitare Cannes in un weekend è stata una fuga improvvisa, un incontro inaspettato con il primo sole di maggio. Questo è il periodo ideale per farsi  avvolgere da questo gioiello della Costa Azzurra, tra clima mite e poca folla. Il mio legame con il sud della Francia affonda le radici tra i vicoli di Nizza .  Diventa presto un’ossessione costante. Quale? Quella di conoscere ogni sfumatura di questa terra in bilico tra raffinatezza mediterranea e carattere ancestrale. In questo scenario, Cannes rappresenta una tappa inevitabile. Ma cosa mi spinge davvero a rincorrerla proprio ora? La curiosità di scoprire se esista un’anima più autentica oltre il cinema e la divina  Brigitte Bardot.

Ed è stata proprio questa ricerca a indurmi a esplorarla con occhi diversi, e a raccontarla in questo articolo. Tra queste righe troverete la mappa della mia esplorazione a Cannes in un weekend , fino a sfiorarne i dintorni:   Antibes e Saint-Tropez. Un percorso ritmato da una natura fatta di paesaggi mozzafiato, e da quell’ ospitalità discreta che si palesa nei sorrisi dei suoi abitanti. Seguitemi  per i sali e scendi di un antico borgo marinaro, che, tra gli anni ’30 e ’50 ha saputo reinventarsi come la destinazione più esclusiva della riviera francese. Come? Grazie al suo spirito ribelle e a una strana, fortunata combinazione di astri!

Cannes in un weekend: dal silenzio delle isole Lérins al fragore della Croisette

Nessuno penserebbe mai che la patinata Cannes (dal ligure Canoa: “altezza”) sia sbocciata da un umile villaggio di pescatori. Si adagia sulla collina del   Suquet, ed è  rivolta verso le incantevoli isole di Lérins. Io non ho avuto la possibilità di vederle, ma per salpare basta prendere un traghetto (15 minuti )  a Quai des îles. Un buon mtivo per tornare|

Una di queste è Sainte-Marguerite, che , per secoli, ha protetto il golfo con le sue fortificazioni militari. Fece anche da prigione  al misterioso Uomo dalla Maschera di Ferro .  Si suppone sia stato il gemello illegittimo di Luigi XIV. L’altra è Saint-Honorat, sede di una comunità di monaci cistercensi che nel Medioevo furono i principali signori feudali della baia.

Dal fango al fashion: Sir Henry Brougham

Ho provato a immaginare questa costa prima dei riflettori. Cannes, 1834: solo scogli e barche. Poi il colpo di scena: il colera bloccò la carrozza del barone inglese Henry Brougham (1778–1868), diretto in Italia per problemi di salute familiari.  Quella che doveva essere una quarantena forzata  diventò un colpo di fulmine. Stregato  da quel paradiso terrestre, decise di restare. In onore della figlia  a La Croix-des-Gardes  fece  anche costruire la splendida Villa Éléonore-Louise.

Ma Brougham non era un viaggiatore qualunque: era un ex Lord Cancelliere, uno degli uomini più influenti d’Europa. E usò quel peso. Scriveva, invitava, convinceva. Innescò un passaparola che trascinò l’aristocrazia britannica in quell’eldorado.  Poi passò ai fatti: si adoperò per il porto, e pretese la ferrovia.  Cambiò il volto di quella riva desolata in una stazione climatica d’élite. Nasceva Cannes: capitale del lusso e della villeggiatura europea.

Era l’alba della Belle Époque e Cannes cominciava a indossare i suoi abiti più nobili. Un vecchio sentiero sterrato si era rimodellato nella Croisette: un boulevard di 2 km che ricordava gli  Champs-Élysées . Si chiamò così per via di una croisette, che era  una minuscola croce posta sull’estremità del litorale. Attorno svettavano i giganti dell’ospitalità, come il maestoso Hotel Carlton, inaugurato nel 1911.

Cannes in un weeknd . Ciak si gira!

Osservando  Cannes  si percepisce subito l’impronta del Novecento che la rese simbolo globale di glamour. Viene spontaneo chiedersi se, oltre le passerelle e i lustrini, ci sia qualcosa di più profondo. La risposta è sì. Dietro la superficie luccicante si cela una storia diversa, più silenziosa: quella di una città che ha lottato per affermare la propria libertà culturale.

Da quest’ impulso germogliò il Festival di Cannes : un atto di sfida concepito come alternativa indipendente. Si voleva promuovere un cinema libero da condizionamenti politici. Il riferimento diretto era la  Mostra di Venezia, la rassegna rivale che in quell’epoca risentiva ormai fortemente del clima propagandistico del regime nazifascista.

Venezia, il leone da ingabbiare!

L’idea di una kermesse autonoma fu del diplomatico Philippe Erlanger, sostenuto dal Ministro Jean Zay . Insieme ipotizzarono un contraltare democratico sulla Costa Azzurra. Il progetto coinvolse anche Louis Lumière.  Il pioniere della pellicola  ne presiedette la prima, sfortunata edizione del 1939. La guerra interruppe l’iniziativa, ma il risveglio del 1946 suggellò questo evento come tempio internazionale del jet set.

Mi ero messa in fila per salire i gradini del tappeto rosso del Palais des Festivals et des Congrès ( 1979, H. Bennett e F. Druet) . Questo è l’imponente palazzo moderno che ogni anno per due settimane raduna i fan del  Festival di Cannes .

Per un attimo fantasticavo sulle tante premiazioni delle celebrità. Chissà cosa si prova alla consegna della Palma d’Oro (1955,  L. Lazon  ). Ispirata allo stemma di Cannes, la statuetta  si è imposta come il trofeo più ambito della cinematografia.

 

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Cannes in un weekend. Primo giorno

Buongiorno Cannes! Al mattino presto la mia sveglia è stata il profumo di burro che risaliva  dalle boulangerie di Rue d’Antibes. Pernottare  qui, nel salotto della città, è stata una coccola possibile grazie a una prenotazione fatta con largo anticipo.

Dopo una doccia veloce, mossa dalla fame, mi sono precipitata a far colazione. Caffè nero bollente, un pain au chocolat  e via. In strada, pronta a decifrare lo spirito di Cannes, la  femme fatale  della Costa Azzurra: affascinante, eppure così  gelosa del suo mistero.

 

Marche forville cannes wine travel blog weloveitalyeu

1. Mercato Forville e Chapelle de la Miséricorde

Lasciata Rue d’Antibes e superata la chiassosa  Rue Maynard  , la via dello shopping  , la mia prima tappa è stata il Marché  Forville (1929 , Henri-Bret).   Fu il sindaco André Capron a lanciare questo mercato di sapori, una gabbia di ferro Art Déco di 3.000 m², per sostituire il vecchio bazar all’aperto.

Varcare il suo ingresso (info orari ), un arco in muratura rosso ocra, è stato come buttarsi nel ventre della tradizione gastronomica della Provenza.  Cosa ho scovato? Tante delizie: dalla socca, ai frutti di mare, dai formaggi alla frutta e verdura, fino alle carni più pregiate e al pesce appena pescato.

Hotel de ville cannes wine travel blog weloveitalyeu

2. I Penitenti Neri e l’ Hôtel de Ville

Ho proseguito il mio cammino verso la Chapelle de la Miséricorde ( Cappella della Misericordia) . Fu eretta  nel 1617 come sede della Confraternita dei Penitenti Neri, dediti all’assistenza dei poveri e dei malati. Sebbene l’architetto originale sia ignoto, è un esempio di stile barocco . L’edificio fu ampliato nel XVIII secolo con un elegante portale in pietra e un campanile rivestito di tegole policrome smaltate, tipiche dell’architettura provenzale.

Ripresa la marcia, mi sono ritrovata davanti all’Hôtel de Ville, che è il municipio! Un paradosso francese, qui non si dorme ma si governa! Ho appreso che anticamente il termine hôtel indicava solo le dimore  di pregio  destinate a funzioni pubbliche. Questa splendida struttura  in stile eclettico (1876, L. Hourlier ) , sembra lì apposta per dare il benvenuto ai visitatori! Di fronte,  non si può  non notare per la sua mole un Monumento ai Caduti di Cannes (1927, A.  Cheuret), che ricorda gli orrori e i sacrifici umani della Prima Guerra Mondiale.

Souquet cannes wine travel blog weloveitalyeu

3. Le Suquet di Cannes

Zaino in spalla, e cappello d’ordinanza: ho continuato verso la sommità del Suquet , il fulcro medievale di Cannes .  Adagiato sulla collina del Mont Chevalier, questo quartiere è un dedalo di viuzze stretti, scalinate ripide e casette color pastello adornate da bouganville , rose ed agavi. Una volta in cima, Cannes   si è manifestata  in tutto il suo fascino:  le acque smeraldo punteggiate da yacht sfavillanti , l’arcipelago verdeggiante  delle Lérins, e  i tetti schiariti dalla calura.

Mi è piaciuto molto lo  Château de la Castre, l’antico castello della città. Si tratta di una fortezza militare del XII secolo innalzata dai frati leriniani per proteggere la costa dalle incursioni dei pirati.  Il complesso comprende:

Scendendo tra i vicoli del   Suquet, mi sono accostata con il mio gruppo di amici  a una ringhiera per venerare un murales monumentale conosciuto come Cannes Cinéma (o L’Hôtel des Tournages).  Realizzato su una parete di una autostazione è stato commissionato nel 2004 a Patrick Commecy (A. FRESCO)  per il centenario del cinema. Vi erano raffigurati:  Charlie Chaplin, Marilyn Monroe, Alfred Hitchcock,  Jean-Paul Belmondo , Marcello Mastroianni, fino a Topolino e Roger Rabbit.

Hotel martinez cannes wine travel blog weloveitalyeu

4. Il porto di Cannes e la Croisette

Salutate le alture del  Suquet, sono ridiscesa verso il Vieux Port di Cannes , cioè il porto vecchio.  L’odore del sale si faceva intenso mentre raggiungevo il molo. Il contrasto tra la semplicità delle barchette rosse e bianche e lo sfarzo di panfili è stato lampante; erano tutti ormeggiati lungo la banchina più antica, detta  Quai Saint-Pierre. Poco dopo mi sono diretta fino a Place Mérimée, dove è collocata una fontana abbellita da una  statua dedicata a Lord  Brougham (1953 ,  André Louis Trivero)  -animata tra l’ altro dall’adiacente mercato delle pulci.

Intanto la  Croisette si è srotolata davanti a me con tutte le marche più blasonate-Louis VuittonGucci Valentino– fino alla Malmaison. Quest’ultimo è un candido padiglione immerso nel verde, che in origine era la dependance di un albergo sontuoso demolito nel 1950. Intitolato come la reggia di Giuseppina Bonaparte vicino Parigi , nel 1946 ha ospitato le prime feste del Festival di Cannes . Inoltre, in passato ha esposto giganti come Picasso e Miró.

Adesso è un centro di arte contemporanea, in cui ho assistito alla mostra di Carole Benzaken (Grenoble,1964)  . La pittrice francese omaggia  il jazz, catturando nelle sue pennellate il movimento di una jam session. L’ esibizione stessa evolve in uno stato mentale, dove memoria, percezione e architettura si intrecciano in modo dinamico.

Bacco colpisce ancora!

Come per magia, la Croisette  ha accantonato le sue prestigiose boutique per fare spazio a una lunga successione di lidi moderni e attrezzati, affacciati sull’intera passeggiata lungomare. M è sembrato quasi estate: musica, camerieri in corsa  tra  i tavoli  per servire fantasiosi cocktail , e turisti sdraiati sui lettini ad abbronzarsi.

Essendo ora di pranzo, con lo stomaco che brontolava ,  mi sono viziata al ristorante dell’ Hotel Martinez lungo la promenade. Ho ordinato un carpaccio di polpo condito con olive, capperi e pomodorini accompagnato da un calice di rosé , come  solo in Provenza sanno fare bene.

5. Plage du Midi

Infine, ho deciso di chiudere il cerchio perlustrando l’area più tranquilla di Cannes  , che è attorno la collina del castello. Questa zona è caratterizzata da Place Mistral:  un’oasi di pini marittimi che fanno da sfondo alle splendide Spiagge del Midi. Mi sono sdraiata sulla sabbia senza fretta a guardare i bambini giocare, mentre il rumore delle onde faceva da colonna sonora a quello spettacolo in prima fila.

Questo è un ritrovo per cittadini e forestieri che vogliono riposare e staccare la spina. Ho osservato il tramonto: una palla arancione scivolava lentamente dietro l’orizzonte fino a scomparire dietro la roccia rossastra del massiccio dell’Esterel . Una quiete immensa, che mi ha dato la sensazione di aver colto l’essenza più profonda di Cannes, quella che respira lontano dalla ribalta.

Antibes wine travel blog weloveitalyeu

Cannes in un weekend. Pomeriggio pigro ad Antibes

Ovviamente non ho saputo resistere alla tentazione di fare un salto nella meravigliosa Antibes, antica colonia greco-romana scelta nel Medioevo dalla potente famiglia Grimaldi come proprio feudo. In seguito,  Antibes,  avamposto chiave sul Mediterraneo, venne convertita dal genio dell’ingegnere S.  L.  Vauban nel glorioso Fort Carré. Questo è una roccaforte quadrangolare  (XVII  sec.)  con bastioni maestosi fatti apposta per rimediare alle incursioni nemiche.

Questo gigante di pietra situato sulla penisola di Saint-Roch mi ha accolta appena sono scesa dal treno nella stazione di Antibes (10 minuti da Cannes). Erano già tardi  per ispezionarlo tutto. Un appunto interessante:  qui , nel 1794 il giovane Napoleone rischiò la ghigliottina perché sospettato di tradimento contro la Rivoluzione  Francese. Trascorse dieci giorni in cella prima di essere salvato dall’intervento del generale Dumerbion, un colpo di fortuna che preservò  il destino dell’Europa.

L’ombra di Picasso e l’eco della Sardegna

Qualche secolo più avanti,   Antibes  si è evoluta in un rifugio per artisti, bohemien e nobili.  La sua notorietà come musa dell’arte moderna si consolidò nel Novecento , quando  Picasso scelse il Castello Grimaldi come suo studio.  Purtroppo, era chiuso e non sono potuta entrare!

Mentre mi avviavo verso il centro storico , la città già si mostrava in lontananza come una perla incastonata nel mare. Mi sono sentita come a casa, percependo un legame immediato con  Alghero . Come la cittadina sarda , anche Antibes si sviluppa su una scogliera  avvolta dalla sua antica cinta muraria.

Antibes vecchia

Appena attraversata  Porta Marina (XVIII sec, Vauban)  mi sono subito  addentrata nella old city , girovagando per le stradine acciottolate. Pochi istanti dopo mi sono precipitata verso la Cattedrale di Notre-Dame-de-la-Platea .  La sua  facciata ambrata , rimaneggiata da  L. A.  de Valbelle nel XVIII secolo,  fa appena trasparire  lo stile barocco, attenuato da una sobria linearità architettonica. Da lì ho vagato a zonzo  fino Cours Masséna, che mi ha rapita per il suo vivace  Mercato Provenzale;  un emporio traboccante di delizie provenzali, dalla lavanda al pane, dai gioielli ai dolci.

La vera sorpresa di  Antibes  è stato qualche secondo dopo il quartiere del Safranier,  una chicca insolita. La sua peculiarità  è che si autodefinisce “Comune Libero” dal 1966 : l’intento della sua anarchia romantica era quello di mantenere vive le usanze marinare. Tutto intorno è come un quadro di Monet: decine di decorazioni floreali che ingentiliscono ogni suo angolo , specialmente  in Rue du Bas-Castelet .

Per concludere, riavviandomi verso i binari, sono approdata nella spiaggia della Gravette. È da lì che ho scorto a distanza  la sagoma bianca del Nomade: la monumentale scultura dello spagnolo  Jaume Plensa che, come un guardiano fatto di lettere, scruta immobile la linea del mare.

Saint tropez wine travel blog weloveitalyeu

Cannes in un weekend: Saint-Tropez

In realtà a Saint-Tropez mi ci ha guidato  lo spirito di Brigitte Bardot, astro del cinema mondiale,  scomparsa nel dicembre 2025.  L’ho sempre ammirata, non solo per il suo sex appeal, ma soprattutto per il suo anticonformismo e l’amore viscerale verso gli animali. La sua è stata una frattura epocale.  Ha riscritto l’immaginario femminile incarnando un desiderio di emancipazione che nel dopoguerra stava appena emergendo.

Chi era davvero B. B. ? Una figura complessa.  Parigina dell’alta borghesia ,  a 16  anni finì  sulla  copertina della rivista  ELLE.  Quello fu il suo trampolino di lancio, e la catapultò nelle braccia del futuro marito. Questi era  il regista Roger Vadim che la immortalò nel  film E Dio creò la donna (1956) .

Juliette

Siamo a Saint-Tropez,  un paesotto fino a quel momento ignorato dalla mondanità.  Qui è ambientata la storia di Juliette, un’ orfana indomabile , seducente come non mai, che sconvolgeva il perbenismo borghese. Ballava il mambo scalza con una gonna verde che volteggiando faceva vedere le gambe. Indossava tranquillamente il bikini sdoganandolo  a livello planetario!

Il successo di questa opera fu straordinario e oltrepassò  il confine europeo . Il suo look — capelli biondi spettinati, trucco marcato, abiti semplici ma provocanti — influenzò moda e costume nel Vecchio Continente e negli Stati Uniti.  E se da una parte B.B. alimentò lo scandalo, dall’altra incarnò un nuovo modello di donna. Quella indipendente, che era in netto contrasto con l’immagine femminile più rigida degli anni ’50. Un cambiamento colto  anche da  Simone de Beauvoir, compagna intellettuale e sentimentale di Sartre,  che le dedicò un saggio.

Saint-Tropez: il Museo dei Gendarmi

Con un cambio da Cannes a Saint-Raphaël  (TER Transport Express Régional) e il bus n.  876 mi sono recata a Saint-Tropez. Ho speso in tutto 15 euro circa contro i 90 di un taxi boat .  Il tragitto è stato tra i ricordi più belli.  Dai finestrini scorrevano in tutto il loro splendore le calette di Agay, La Gaillarde, Saint-Aygulf e Les Issambres. La fascia costiera si dispiegava tra il blu del mare, le pinete e ville da sogno.

Dal capolinea degli autobus mi sono incamminata per esplorare Saint-Tropez. Oltrepassata la statua di Bruno Catalano il Viaggiatore (2000), mi sono infilata nel Museo dei Gendarmi (2016). Il fabbricato (ex caserma, 1879- 2003) invita a leggere:

Pisa e San Torpete

Quando Saint-Tropez era una colonia dell’impero romano, si dice che il santo fosse un ufficiale martirizzato da Nerone per la sua fede cristiana. I suoi resti furono gettati a bordo di una barca con un gallo e un cane. Il corpo riposa in Francia .  La testa invece rotolò  fino  a Pisa,  è custodita nell’omonima chiesa. Persino un vino pisano è intitolato al martire: il Bianco Pisano di San Torpè DOC (da uve Trebbiano) .

Prima dei paparazzi, però, c’erano i cannoni. Nel 1637 questo borghettodifeso dai Grimaldi, fu un baluardo inespugnabile capace di respingere persino la flotta spagnola. A testimonianza di questo pezzo del suo passato c’è una cittadella del XVII secolo con  il suo  Museo Marittimo . Dopo una ripida  scalinata mi sono arrampicata fino  a un belvedere  indimenticabile sulla stessa Saint-Tropez . Da quassù si capisce perché nel 1892 il pittore Paul Signac se ne innamorò, trasformando con la sua tavolozza una borgata marinara nella culla dell’arte d’avanguardia.

Gli chef di saint tropez wine travel blog weloveitalyeu

Non è tutto oro quello che luccica!

Purtroppo, l’impatto con la  Saint-Tropez reale  ha deluso le mie aspettative:  rincorrevo l’istantanea dei suoi albori , quel  boom anni ’50 che fu la golden age italiana! Un’immagine romantica rimasta intrappolata soltanto nel mio immaginario.

Mi dispiace ammetterlo, ma mi è sembrato di varcare la soglia di un’enorme vetrina del lusso! Centinaia di turisti a caccia di griffe e dello scatto perfetto! Della  Saint-Tropez di nasse e marinai che Brigitte aveva letteralmente rivoluzionato, sopravvive ormai poco.

Tarte Tropézienne

Per consolarmi  mi sono accomodata a un tavolino di una pasticceria cittadina, concedendomi  quella  brioche dalla crema vellutata che conquistò Brigitte Bardot . Fu proprio lei a ribattezzarla Tarte Tropézienne, consacrandola come una delle delizie più golose di Saint-Tropez.

E con l’ultimo morso in bocca, riflettevo sulla biografia della diva e  sulla sua  inaspettata uscita  di scena: il ritiro dal palcoscenico nel 1973. A soli 39 anni Brigitte Bardot si ritirò nella La Madrague, il suo focolare stellato acquistato a Saint-Tropez,  donato poi alla sua fondazione animalista.

Francia e Italia: cronaca rosa di gusti diversi

Ad allietare la mattinata mi ha dato il benvenuto  Gli chef a Saint-Tropez . Questa è una manifestazione culinaria, che a inizio maggio per tre giorni nella Place des Lices segna l’apertura della stagione estiva nel Golfo di Saint-Tropez.

Che fiera di prelibatezze provenzali: specialità della cuisine della Francia meridionale con prevalenza di formaggi e insaccati. E inoltre fiumi di vino, specie di rosé.  In particolare, mi hanno colpito queste etichette per la loro leggerezza e mineralità e la presenza di un  blend fisso dei vitigni SyrahGrenache Cinsault , e Mourvèdre :

Assaggiandoli, non potevo fare a meno di riflettere sulla differenza, non solo chilometrica, dai nostri rosati italiani. Se i nostri sono figli della passione vibrante —  spesso carichi nel colore e strutturati perchè fatti da vitigni autoctoni corpulenti come il Negroamaro— questi provenzali sono processati  “senza sforzo“. Sono vini color cipria, quasi trasparenti, che non gridano ma sussurrano note di macchia mediterranea e brezza marina. Se il rosato italiano è una serata conviviale e audace, il rosé di Saint-Tropez è un vestito di lino bianco: essenziale, fresco, aristocratico nella sua semplicità.

Mentre l’ultimo sorso puliva il palato, ho realizzato che per i vini rosati non è solo una questione di uve, ma di attitude. Se  l’Italia mette nel calice la polpa e il calore di suoli infuocati,  la Provenza risponde con leggerezza e sale. Due modi diversi di intendere la bellezza, proprio come quella di Brigitte : un’eleganza naturale che, una volta svelata, non ha più bisogno delle luci della ribalta.

Cannes in un weekend costa azzurra francia wine travel blog weloveitalyeu

Conclusioni. Cannes in un weekend

La mia avventura a Cannes mi ha regalato la consapevolezza di essere stata in un luogo che stupisce oltre la sua vena modaiola. Perdersi tra i suoi cunicoli quelli più distanti dai flash dei fotografi , dal  Suquet ai suoi arenili dorati è il vero itinerario da fare, lo stesso che ha ispirato poeti come Guy de Maupassant. Nel suo diario di bordo Sur l’eau, scrisse parole che risuonano ancora oggi:

“J’ai vu de l’eau, du soleil, des nuages et des roches […] et j’ai pensé simplement, comme on pense quand le flot vous berce, vous engourdit et vous promène”(“Ho visto acqua, sole, nuvole e rocce […] e ho pensato semplicemente, come si pensa quando l’onda ti culla, ti intorpidisce e ti porta a spasso”).

È in questo abbandono meditativo, che consegno le mie impressioni di un viaggio che mi ha incantata e che vi consiglio di fare perché la Costa Azzurra è davvero tutta da assaporare. Come le ricette più golose di Cannes tra cui la bouillabaisse , la zuppa di pesce povera da ordinare in uno di questi tre ristoranti consigliati:

 

À tout à l’heure

 

Capri, perla delle Isole del Golfo di Napoli

Capri, perla delle Isole del Golfo di Napoli

“…Sbarcai d’inverno.
Il suo abito di zaffiro
l’isola conservava ai suoi piedi,
e nuda sorgeva nel suo vapore
di cattedrale marina.
Era di pietra la sua bellezza. In ogni
frammento della sua pelle rinverdiva
la primavera pura
che nascondeva nelle fenditure il suo tesoro…”

P. Neruda

Capri: se non ci fosse bisognerebbe inventarla!

Dopo aver gustato un caffè al leggendario Vero bar del Professore in Piazza del Plebiscitoa Napoli , mi incammino verso il Molo Beverello di Napoli. Qui mi imbarco  su un aliscafo, diretta a Capri in una caldissima giornata di luglio.   La traversata  è breve, ma intensa .  Appena il porto scompare all’orizzonte, si ha la sensazione di entrare in un’altra dimensione. Mentre la metropoli partenopea si allontana lentamente, il mare prende il sopravvento. Tutto sembra rallentare.  Come se il tempo stesso iniziasse a sciogliersi nella luce estiva.

Capri è una di quelle mete che appartengono prima all’immaginazione che alla geografia. Basta pronunciarne il nome per evocare scogliere bianche e mare profondo. È un’idea di bellezza che sembra fuori da ogni epoca. Insieme a Ischia e Procida è una delle tre perle dell’Arcipelago Campano , ma Capri conserva sempre un’aura diversa: più sospesa, più iconica, quasi irreale

Capri la divina!

Avvicinandosi all’isola, Capri appare come una forma che emerge dalla roccia e dall’acqua. Un equilibrio perfetto tra natura e verticalità. Non esiste un solo punto di vista che la racconti davvero, perché cambia volto a ogni sguardo. Da lontano è una visione, da vicino è un intreccio di dettagli. Luce, profumi e case aggrappate alla montagna si rincorrono senza sosta.

Da secoli Capri affascina chi vi arriva. Imperatori, scrittori, artisti, viaggiatori. Ognuno ha cercato qui qualcosa che va oltre la bellezza dei paesaggi. Un rifugio, un’ispirazione, o solo un momento sospeso in cui tutto diventa più intenso.

In questo viaggio mi affido alla guida del mio amico e collega sommelier Gabriele Massa. Mi accompagnerà alla scoperta dei sapori dell’isola e delle sue eccellenze. Ci sarà anche una tappa speciale ad Anacapri, uno dei suoi luoghi del cuore. Siete curiosi? Seguite in basso i miei appunti di viaggio!

Buona lettura!

Capri, Marina Grande. Gabriele Massa local tour guide

Gabriele Massa: Caronte a  Capri

Gabriele Massa  mi aspetta a Marina Grande, l’unico scalo di Capri . Mi viene a prendere in vespa . Su due ruote ci inerpichiamo su dei tornanti di roccia calcarea. Persa tra tanta bellezza, ascolto le  parole di Gabriele Massa  , che descrive questo posto magico con tanta naturalezza e amore.

Classe 1969, Gabriele Massa ha  una lunga carriera nel settore dell’enogastronomia ristorativa di lusso . Da quella caprese (è chef de rang all’hotel Punta Tragara) a quella oltre confine in Svizzera. Qui  impara il rigore e la precisione del suo lavoro . Cosa che, unita all’estro della sua personalità, lo fanno andare lontano viaggiando dall’Austria, e Liguria, fino a New York.

Tra un impegno e l’altro Gabriele Massa non smette mai di tenere i suoi corsi sul vino come  relatore sia all’ AIS che Fisar d.  Parla Inglese, Tedesco e Spagnolo, ed è anche brand ambassador delle migliori aziende vitivinicole da lui stesso selezionate, tra cui:

Girando tra le viuzze strette di Capri ombreggiate da bouganville e dipinte dal verde accecante della macchia mediterranea,  vivo  Capri on the road!

Storia di Capri: terra di imperatori 

La storia di Capri è legata a quella del Mar Mediterraneo e delle antiche popolazioni che lo hanno attraversato, e che qui si sono stanziate tra Capo Miseno e Punta Campanella ,  teatro di grandi eventi e scambi culturali.

Abitata sin dalla preistoria come risulta dal ritrovamento di cinte muraria megalitiche, Capri viene successivamente colonizzata prima dai Greci e poi dai Romani , come dimostrano i preziosissimi resti classici . Così come  l’origine del suo nome:  dal greco antico “kapros” (“cinghiale”) o dal latino “capraeae” (“capre”).

Da secoli la magia di questo posto rapisce chiunque ci metta piede , primo fra tutti Augusto, che nel 29 a.C. la scioglie dalle dipendenze di Napoli e inizia il suo dominio privato. Il suo successore, l’Imperatore Tiberio, la sceglie invece come sede per le sue manovre politiche sull’ Impero Romano e fa costruire ben 12 ville, tra cui :

Capri durante il Medioevo

Durante il Medioevo i Saraceni assaltano Capri , costringendo gli abitanti a spostarsi dal primo agglomerato urbano nei pressi della Chiesa di San Costanz a Marina Grande a quello seguente sorto accanto la Chiesa della Madonna delle Grazie, vicino l’ attuale via Le Botteghe.

Nel 1371 il Conte Giacomo Arcucci amministra Capri come segretario della regina Giovanna I d’Angiò, e fa edificare la magnifica:

Capri meta del gran tour nel XIX secolo, 

Nel XIX secolo Capri è tra i tanti possedimenti contesi tra Inglesi e Francesi nel loro eterno conflitto di supremazia politica in Europa. Questa finisce con la vittoria dei cugini d’Oltralpe nel 1808 , guidati da Gioacchino Murat,  e ivi  restano fino al crollo dell’Impero Napoleonico e il ritorno dei Borbone nel 1815 con Ferdinando IV di Napoli.

Capri risorge nella seconda metà del XIX secolo , quando diventa una tappa fondamentale del Grand Tour . Grazie ad una natura immacolata e alla semplicità dei suoi abitanti , Capri  fa innamorare tutti quei viaggiatori romantici che la costellano di dimore sfavillanti, un  buen retiro per i loro lunghi periodi di voluto esilio artistico e intellettuale.

Capri si svela al mondo :  la Grotta Azzurra

Nel 1826 due stranieri, August Kopisch e Ernst Fries, accompagnati dal pescatore locale Angelo Ferraro, scovano la Grotta Azzurra, in realtà già conosciuta da Augusto e Tiberio che la celebrano come loro ninfeo preferito.

Questo avvenimento è riportato in un volumetto che al momento della sua pubblicazione è un successo editoriale clamoroso per la descrizione romanzata della bellezza e del mistero di  Capri. Ciò  contribuisce alla notorietà di questa piccola oasi, che tra il XIX ed il XX secolo passa da un’economia agricola e marinara ad una di tipo turistica di un certo spessore .

Capri si arricchisce di una serie di servizi e di infrastrutture moderne ed esclusive che le valgono un decreto governativo che la  dichiara  stazione di cura e villeggiatura per la mitezza del suo clima.

Capri, rifugio  per intellettuali, artisti e sognatori

Ed è così che la fama di  Capri  di un eden in cui potere scappare per trovare pace e serenità, comincia ad accrescere, annoverando tra i suoi esuli i personaggi più disparati:

Capri negli anni ’50

Negli gli anni cinquanta, quelli del boom economico in Italia,  Capri è la destinazione privilegiata dei regnanti (Re Farouk d’Egitto, lo Scià di Persia con la moglie Soraya) e degli attori più noti (Liz TaylorTotò, Rita Hayworth , ecc) di tutto il globo. Ieri come oggi Capri  affascina con il suo canto, e come una sirena adagiata sul Golfo di Napoli ti distrae dalla tua rotta fino a farti perdere nelle sue dolci acque cristalline.

 

7 Cose da vedere a Capri

Capri è regina indiscussa delle isole del Golfo di Napoli . Una nobil donna che fa a meno di farti una prima impressione micidiale, preferisce stregarti dopo! Sicuramente l’avrete sentita nominare come tappa per trascorrere le ferie nel lusso più sfrenato all’insegna .

Senza dubbio Capri  è da  sempre chic ,  costosa e snob!  Tuttavia, vista la vicinanza da Napoli, è possibile raggiungerla anche per una giornata e apprezzarne le attrattive più interessanti e strepitose. Tra queste ve ne elenco un paio da non perdere:

  1. Faraglioni di Capri;
  2. Giardini di Augusto;
  3. Via Krupp;
  4. Grotta Azzurra
  5. Piazzetta di Capri;  
  6. Villa Jovis;
  7. Villa San Michele.

Anacapri : l’anima  selvaggia di Capri

Il mio tour personalizzato con Gabriele Massa ha come destinazione speciale la parte a sud ovest di Capri  , vale a dire quella meno battuta dalla folla dei turisti. Sto parlando di Anacapri , un delizioso comune alle pendici del Monte Solaro .

Il centro storico di Anacapri  è caratterizzato da una serie di viuzze strette sulle quali si riversano delle case bianche, eleganti nella loro semplicità. E tra una dimora e l’altra si insinuano fiori e bouganville a decorare porte e finestre. Qui c’è quiete e silenzio, ed è la parte nascosta e misteriosa di Capri .

4 Cose vedere ad Anacapri

Se non avete la fortuna come me di affidarvi a una guida locale motorizzata, potete raggiungere Anacapri  in taxi o in uno dei tanti bus di linea che troverete una volta sbarcati a Marina Grande. Ne vale davvero la pena salire in cima fino a qui!

Ci si impiega davvero poco per arrivare ad Anacapri , e potete approfittare percorrendo la bella strada panoramica per perdervi nella natura rigogliosa ed esplosiva di questo paradiso. Ci sono molte cose da vedere e fare in centro, cliccate qui per approfondire. In basso vi propongo qualcosa di diverso e gustoso da provare ad Anacapri !

1. Parco Filosofico e il Belvedere Migliera

Da non farsi scappare il Parco Filosofico di Anacapri , che è un percorso tra aforismi e massime del pensiero filosofico occidentale e orientale , gestito da una fondazione dell’economista svedese Gunnar Adler Karlsson , che abita a pochi passi da qui. Esso viene curato dalla fondazione no-profit Adler-Ehrnford- Karlsson, creata con l’obiettivo di preservare il luogo e la macchia mediterranea lasciata crescere spontaneamente

A seguire non potete rinunciare a un salto al Belvedere Migliera lontano dal caos e dalla folla di turisti , circondati da vigneti, giardini curati, pergolati di limoni, e querce secolari cinte dall’edera , improvvisamente mi metto a piangere davanti la vista drammatica dei tre faraglioni capresi .

2. I Faraglioni di Capri

I Faraglioni di Capri sono  tre e si chiamano rispettivamente  Saetta, Stella,  e  Scopolo’ . Non ci crederete, ma sono alti come dei giganti, che spuntano dal mare in tutto il loro splendore. Questi  sorvegliati dai gabbiani reali, che librano nell’aria insieme a qualche falco pellegrino tra agavi, fichi d’india e ginestre.  Posandosi ogni tanto più a Nord in cima sul Faro di punta Carena .

Guardare  giù per quegli strapiombi infiniti lo spettacolo della di madre natura che si manifesta in tutto il suo splendore,  ti fa pensare che da qualche parte c’è qualcosa di più grande che manovra le fila della nostra esistenza.

3. Da Gelsominail ristorante di Pasquale 

Ci lasciamo alle spalle  un orizzonte smisurato dove mare e cielo si confondono in un blu cobalto che ritroviamo nelle maioliche dell’ingresso del Ristorante da Gelsomina, in cui ci dirigiamo per  depositare dei liquori.

Il proprietario Pasquale D’Ambrosio  ci fa accomodare e ci intrattiene per qualche ora con un antipasto di pomodori secchie su pane casereccio ed un cocktail di benvenuto il ‘Cosmopolitano’ . Un mix esplosivo di vodka, cointreaux, e succo di mirto dell’orto antistante questa struttura pensata per i palati più fini e per chi vuole allontanarsi dalla mondanità isolana.

Gelsomina, da piccolo chiosco a ristorante di livello

Gabriele Massa è un vecchio amico di Pasquale D’Ambrosio  e dei suoi genitori Gelsomina e Raffaele . Questi sono raffigurati in una foto in bianco e nero . Sembrano quasi salutarci, ed essere felici di sentire il figlio parlarci  del passato del loro originario chiosco di panini e bibite risalente agli anni ’50 .

Questo oggi si è trasformato in una meta obbligatoria per chi vuole recarsi nell’anima più selvaggia  di questo atollo e trovare un po’ di pace. Come d’altronde era solito fare Moravia, o lo scrittore svedese Axel Munthe , che cita Filomena, la mamma di Gelsomina, nel suo libro Storia di San Michele.

Pranzo con il meglio della cucina caprese

Ciò che conquista sempre più clienti è la loro cucina , che da morbide caciotte, gustose salsicce, ottime conserve e melanzane sottolio , si aggentilisce poi sotto le mani sapienti del loro chef Perillo .

Questi  prepara ottimi primi, secondi e dessert,  quali:

4.  Le Palette, un ristorante unico

Si fa ora di pranzo e potete immaginare il mio desiderio di gustare quelle delizie , desiderio che  Gabriele Massa realizza invitandomi a Le Palette. Si tratta di  uno dei locali più esclusivi di Anacapri, fondato nel 1960 dal violinista Paolo Falco e oggi diretto dal giovane imprenditore Alfredo Celio e lo chef Giacomo Olivieri .

Alfredo Celio recupera me e Gabriele Massa con una golf cart. Dopo qualche convenevole di presentazione,  li ringraziamo per averci fatto risparmiare tanta strada in salita sotto un sole leone, un cadeaux che riservano a pochi!

Aria di Anacapri

Ci muoviamo attraverso un viottolo irto pieno di ibiscus rossi selvaggi . Una flora straripante che adorna le facciate bianche di case eleganti. Alcune semplici dimore con le loro persiane azzurre si alternano  a ville e alberghi sfarzosi, tra i quali:

I vini di Gerardo Perillo

Lo staff del Le Palette, ci accoglie nella sua raffinata terrazza panoramica prospiciente la Baia di Marina Piccola  con un vino eccezionale della cantina avellinese  Gerardo Perillodi Castelfranci:

  • Capri DOC 2018 Blend di Biancolella, Falanghina e Greco  , questo vino svela un colore  giallo paglierino. Profuma di cedro, mela e fiori bianchi, e ci avvolge con il suo gusto aromatico attraverso un sorso leggero, sapido, minerale, fresco, e persistente.

Alfredo Perillo mi svela che non è facile ripartire dopo l’emergenza Covid  che mette in seria difficoltà Capri  e la sua economia locale . Con quell’umiltà che appartiene solo ai grandi,   Alfredo Celio  mi confessa che l’unica soluzione per lui possibile è portare avanti questo locale storico.

"Ristorante Le Palette", il rifugio degli artisti. Anacapri

Storia del ristorante Le Palette ad Anacapri

Inizialmente c’era una piccola pensione qui denominata Reginella,  dove si riuniva tutta una intellighenzia teutonica per discutere di arte e riposare . Oggi rimane  un museo di quella folla di sognatori che ha dormito nei suoi letti:

Finalmente anche io ho l’opportunità di assaggiare a pranzo una cuisine caprese, che rispetta la tradizione e modernizza le ricette della nonna con originalità senza stravolgerle nella loro genuinità .

Il pranzo è servito, le cozze di Capo Miseno

La semplicità è la base di piatti di successo appetitosi e indimenticabili come  :

  • Tartare di tonno marinato in crema di pomodorini secchi e marmellata di arancia;
  • Linguine Gragnano condite con una spuma di friarelli e cozze di Capo Miseno (tra le più pregiate d’Italia) e spolverati da un mix piccante di erbe rosse;
  • Spigola in crosta di pane;
  • Tiramisù con vaniglia.

Quel tripudio di odori e sapori che risvegliano tutti i sensi, quel tramonto incombente che sta per spennellare di arancione le scogliere di marna bianca visibile a un metro di distanza, e la  piacevole compagnia di questi tre brillanti napoletani fanno rallentare le lancette dell’orologio .

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Conclusioni. A presto bella Capri!

Gabriele Massa mi accompagna al porticciolo. Una volta a Capri., però, mi smarrisco. Sbaglio l’orario del traghetto per Napoli di ben due ore. Recupero subito grazie alla gentilezza della mia guida. Ci tratteniamo al bar del Grand Hotel Quisisana per un amaro. Poco dopo, Gabriele deve rientrare a casa. Mi augura di tornare presto. Promessa che manterrò a breve. Ho già capito, però, che per stargli dietro mi serviranno un cambio d’abito e scarpe più comode!

Il mio tempo è quasi scaduto. Prima di salutare l’isola, incontro il giornalista Luciano Garofano,. Parliamo per qualche minuto del suo libro, Un’altra Capri . Prendo appunti ai tavolini del celebre Bar Tiberio , proprio nella centralissima e paparazzatissima Piazza Umberto. Questa piazza è il vero emblema della “Dolce Vita”. Fa girare la testa a tutto il pianeta. Farà girare la testa anche a voi, appena verrete qui!

‘Via Toledo’ , ‘Città Antica’ e ‘Centro Storico’ , Napoli

‘Via Toledo’ , ‘Città Antica’ e ‘Centro Storico’ , Napoli

“Io amerei vivere su un pianeta tutto napoletano, perché so che ci starei bene, Napoli va presa come una città unica, molto intelligente, Napoli è troppo speciale, quindi non la possono capire tutti”
Marcello Mastroianni

Napoli,  da ‘Via Toledo’ alla ‘Città Antica’ fino al  ‘Centro Storico’

Napoli è fascino indiscusso, racchiuso nella celeberrima frase “vedi Napoli e poi muori” dello scrittore Goethe. E se lo scrive il globe trotter tedesco! Me ne rendo conto appena metto piede allaStazione Garibaldi di  Napoli .

LaStazione Garibaldiè il principale snodo ferroviario di  Napoli , terzo in Italia per traffico passegeri. Consiste di un efficiente sistema metropolitano, della circumvesuviana e comprende anche gli stazionamenti di autobus e taxi. Si estende per 60 mila metri quadrati , ed è nata dal genio dell’architetto Dominique Perrault. Sotto il suo pergolato di acciaio con i suoi pannelli in teflon forato, si apre una galleria commerciale dove intrattenersi tra negozi e bar di ogni genere.

Da qui proseguo in direzione di ‘Via Toledo’  per dirigermi poi verso la ‘Città Antica’  e il ‘Centro Storico e perdermi a piedi per i tesori di queste zone meravigliose di Napoli . Venite con me ! Vi propongo delle cose da vedere che vi lasceranno a bocca aperta!

Metropolitana di Napoli, un museo a cielo aperto

Non è stato facile seguire un programma preciso per la mia vacanza  in una metropoli come Napoli . C’è molto più di quello che immaginavo! E me ne sono accorta subito appena ho preso i mezzi pubblici!

Così la mia avventura   a Napoli  inizia dalla Metropolitana di Napoli’ ,  un museo a cielo aperto al costo di un biglietto della metro! Essa è distribuita in nove fermate, ed è progettata sia per la mobilità pubblica che per il godimento dell’arte contemporanea. Clicca qui per sapere quali sono le altre fermate!

‘Fermata Toledo’  celebrata dal ‘Daily Telegraph‘ e dalla ‘CNN’

La mia prima fermata è quella di  ‘Toledo’ , la stazione sotterranea più suggestiva d’Europa,  celebrata dal Daily Telegraph’  e dalla CNN! Oscar Tusquets Blanca è l’artefice di questa opera faraonica. La sua  attrattiva principale è dovuta soprattutto alle pareti del livello più interrato rivestite dai mosaici azzurri in pietra e pasta vitrea. Questi sono stati fatti dall’africano William Kentridge , e raffigurano la tragedia di  Ercolano e Pompei e la processione di San Gennaro.

Napoli sta giocando bene le sue carte in termini di accoglienza turistica. Una vera sfida dunque, che purtroppo ancora non è di certo vinta. Perché? A causa delle difficoltà economiche, della mancanza e del malfunzionamento delle infrastrutture. E principalmente di una mentalità un po’ baronale tipica del Meridione.

‘Via Toledo’, Napoli a festa

I raggi del primo sole penetrano nella mia suite ‘Posilipo’ dell’ ‘InCentrob&b’ in via Toledo 156 . Mi sembra di essere quasi in un film. Tutto un po’ surreale, forse perché non credo neppure io di essere finalmente a Napoli. Mi do una rinfrescata, indosso un vestito leggero, scarpe comode ed esco.

Faccio tutto con tranquillità, perché correre a Napoli non serve! C’è da fare colazione caffè , e  mi consigliano il bistrò ‘Augustus’ in via Toledo, che serve le più buone tazzulelle e cafè dal 1927! Ordino il mio oro nero, un croissant al burro e osservo Napoli che si sta svegliando.

Storia di ‘Via Toledo’

‘InCentrob&b’ in via Toledo 156′ è un punto di partenza da cui iniziare per perdersi nel cuore della capitale partenopea. Proprio come facevano i grandi viaggiatori all’epoca del Grand Tour’, che si spingevano nel nostro bel paese da Roma in giù  per arricchire il loro bagaglio culturale.

‘Via Toledo’ è l’emblema della ricca enogastronomia regionale. Essa si snoda per ben 1,2 km , da Piazza Dante’  fino a Piazza Trieste e Trento’ . Senza essa  dubbio rappresenta il centro dello shopping e del tran tran cittadino con i suoi bar e locali aperti fino a tarda notte. Come resistere ai ‘babbà’ , alle ‘sfogliatelle’ calde. Oppure al profumo del  ‘pane cafone’ , appena sfornato e della rosticceria, che fa leale concorrenza a quella siciliana!

Miseria e nobiltà

Il  viceré Pedro Álvarez de Toledo fu il promotore di  via Toledo’   nel 1536, e affidò i lavori agli architetti Ferdinando Manlio e Giovanni Benincasa. In ‘Via Toledo’  le boutique delle grandi firme alzano le saracinesche accanto ai negozietti di cianfrusaglie. La gente finemente vestita si alterna ai venditori ambulanti di calzini, che stanno lì pronti a mietere la loro prossima vittima.

Gli universitari e i pendolari si incamminano verso la vicina metro, nel cui sottopassaggio dormono clochard di tutte le razze. Le banche fasciste e rigorose nei decori sfornano dipendenti e clienti che vanno e vengono. Non c’è un ordine, ma quel caos ha un suo equilibrio. Napoli è unica proprio per questo. Perché è un mix di ricchezza e degrado, spalmati per quasi un milione di abitanti, tra cui un terzo sono quelli della sua stessa provincia e metà quelli dell’intera Campania!

6 Cosa da vedere in ‘Via Toledo’ 

 Via Toledo’ è l’essenza stessa di Napoli nel suo prepotente contrasto tra miseria e nobiltà. La vitalità dei suoi vicoli poveri gremiti di  ‘scugnizzi’  si alterna con gioielli architettonici inestimabili quali:

  1. Palazzo Carafa di Maddaloni’ al n.46‘: Fu edificato nel XVI secolo dall’ architetto Cosimo Fanzago su iniziativa del  Cesare d’Avalosmarchese del regno di Aragona . Appartenne per generazioni alla potentissima famiglia Carafa, che erano duchi del territorio di Maddaloni;
  2. ‘Palazzo Berio’ al n. 256 : Fu fatto nel XVI secolo da Giulio Romano, pupillo di Raffaello Sanzio, e restaurato in seguito da  Carlo Vanvitelli su disegni di Luigi Vanvitelli e su commissione della famiglia dei Tomacelli. Prende il nome dal marchese Francesco Berio di Salsalibrettista d’opera lirica e poeta;
  3. Palazzo Doria d’Angri’ in piazza VII Settembre: Realizzato dagli architetti Luigi Vanvitelli, Ferdinando Fuga , Mario Gioffredo e Carlo Vanvitelli  nel XVIII secolo è un palazzo in stile neoclassico a uso residenziale. Fu commissionato da Marcantonio Doria per la sua famiglia;
  4. ‘Chiesa di S. Nicola alla Carità’: La chiesa fu fatta dagli architetti Onofrio Antonio GisolfiCosimo Fanzago, e Francesco Solimena nel XVIII . In stile Barocco è sita tra Piazza Carità’ e Piazza Dante‘, ed è nota prevalentemente per il fatto che custodisce al suo interno opere eseguite dai maggiori pittori del Settecento Napoletano ;
  5. ‘Chiesa dello Spirito Santo’: Del XVII secolo questa chiesa venne costruita sotto la direzione di Pignaloso Cafaro e Giovanni Vincenzo Della Monica. Essa presenta una facciata Barocca sobria e imponente, dal cui corpo di fabbrica si eleva una delle più grandi ed eleganti cupole della città;
  6. ‘Galleria Umberto I’: Venne fatta in soli 3 anni dal 1887 e terminata nel 1890, nello stesso periodo stessi anni in cui, a Parigi, Gustave Eiffel realizzava la sua famosa ‘Torre Eiffel.  In poco tempo essa  divenne il centro mondano di Napoli. A oggi essa è caratterizzata da una struttura di ferro e vetro, la galleria è impreziosita da imponenti statue e affreschi, che rappresentano i continenti, le stagioni dell’anno e varie divinità classiche.

Tra i fasti dei vicini Teatro Augusteo’   e  ‘Teatro San Carlo’  e i rumori dei  ‘Quartieri Spagnoli , ‘Via Toledo’ è la folla dei colletti bianchi, che si affrettano addentando un calzone al volo prima di cominciare a lavorare! Sono in mezzo a un melting plot, a un quadro di Caravaggio . Una di quelle tele da porre nella ‘Galleria Zevallos’ , che a pochi passi dal mio ‘InCentrob&b’ , si erge imponente con la sua mostra dedicata alla Scuola dei Pittori di Posillipo’ di Anton Sminck van Pitloo.

La ‘Città Antica’ di Napoli

La ‘Città Antica’ di Napoli è un viaggio nel tempo. Un labirinto di viuzze ciottolate e piazze pieni di tesori artistici e architettonici, tra i più belli della città che rimanda alle sue origini greco-romane.

La ‘Città Antica’ di Napoli si sviluppa su un tracciato di tre assi principali detti  in latino ‘decumani’ che sono le strade principali che corrono da Est a Ovest . Queste a sua volta sono intersecate da arterie più strette chiamate ‘cardini’ , che corrono invece da da Est a Ovest.

Dove si trova la ‘Città Antica’ di Napoli?

La ‘Città Antica’ di Napoli è racchiusa tra ‘via Foria’ e ‘Corso Umberto’ da una parte e da Via Toledo’ ‘Via Duomo’ dall’altra.

Trasuda di storia e si svela essere l’anima pulsante della metropoli partenopea, un groviglio tumultuante di baristi che gridano, edicole votive, palazzi nobiliari, ristoranti,  pizzerie, locali alternativi, e laboratori di artigianato, dove curiosare e fare acquisti.

‘Spaccanapoli’

Ed è principalmente attraverso l’arteria nota come  ‘Spaccanapoli’ che si possono ammirare le perle ‘Città Antica’ di Napoli . Spaccanapoli’  è battezzata così perché è il decumano inferiore che  taglia appunto  in due l’urbe da ‘Via Benedetto Croce’ a Forcella(la migliore visuale per vedere la netta spaccatura si ha dalla ‘Certosa di San Martino’   e dal  ‘Castel Sant’Elmo’).

Soprattutto  ‘Spaccanapoli’  è la parte più verace di Napoli , affollata di b&b e piccoli alberghi, in cui  Napoletani, turisti e motorini convivono e non sempre pacificamente! Qui ci si puo’ perdere , perché qui tutto puo’ accadere! Anche semplicemente scambiando due chiacchiere con un passante per caso, o alzando gli occhi alla volta celeste . Ed è per me  l’essenza stessa del viaggio!

10 Cose da  vedere a ‘Spaccanapoli’

1. ‘Piazza del Gesù Nuovo’

‘Piazza del Gesù Nuovo’ è un eccentrico punto di aggregazione di studenti, musicisti e viandanti. Uno slargo raffinato e irregolare di Napoli . Qui si possono contemplare due meraviglie del Barocco Napoletano:

2. ‘Monastero di Santa Chiara’

Il ‘Monastero di Santa Chiara’  era  inizialmente  era una cappella di corte del re Roberto d’Angiò ,  edificata da  Gagliardo Primario nel 1328 in solenne stile gotico  . Per dare lustro al rango la si allargo con un convento per i frati  Francescani , con un monastero per l’ordine di clausura delle Clarisse. Disgraziatamente un violento bombardamento del 1943 la distrusse per essere successivamente  restaurata e preservata con molta pazienza.

 ‘Monastero di Santa Chiara’ comprende :

3. ‘Piazza Domenico Maggiore’

‘Piazza Domenico Maggiore’ fa da cornice alla splendida chiesa omonima e all’obelisco del santo, richiesto dal popolo napoletano dopo la peste del 1656, durante la quale scompare ben due terzi di Napoli .

‘Piazza Domenico Maggiore’ è da dove si passa per recarsi alla famosa statua del ‘Cristo Velato’, nonché il luogo preferito di ritrovo dei Napoletani, allietata da artisti di strada , stranieri e anticonformisti. In zona merita una sosta la popolare pasticceria ‘Scaturchio’ . Inoltre si susseguono nella loro sontuosità delle mirabili dimore storiche. Tra queste quella di:

4. ‘Piazzetta Nilo’ 

La ‘Piazzetta Nilo’ è la piazza intitolata alla ‘Statua del ‘Dio del Nilo’ simbolo di prosperità e benessere, e fu eretta dagli Alessandrini , che in questo punto si stanziarono 2000 anni fa con botteghe e abitazioni.

L’imponente scultura, eretta tra il II-III secolo d.C., ritrae il fiume Nilo con le sembianze di un uomo possente e barbuto. Questi è semi-sdraiato su un fianco, circondato da puttini a simboleggiare le varie ramificazioni del fiume.

La piazza è detta anche ‘Largo Corpo di Napoli’. Tale denominazione è dovuta alle lunghe vicissitudini  che la   ‘Statua del Dio del Nilo’  subì, sparendo nel XV secolo, con la testa ‘decapitata’ nel XVII.

Ci furono lavori di restauro,  e nel 1667 la   ‘Statua del Dio del Nilo’ venne adagiata su un  sedile in marmo. Sicuramente abbiamo a che fare con una testimonianza artistica che rappresenta l’essenza del centro antico e multiculturale di Napoli.

5. ‘San Gregorio Armeno’ e ‘San Biagio dei Librai’

Nelle zone di Napoli dette ‘San Gregorio Armeno’ e ‘San Biagio dei Librai’ sacro e profano si fondono insieme. Laddove tutto l’anno i pastori dei presepi di Natale cedono il posto alla moltitudine di corni rossi della tradizione scaramantica napoletana.

Sono le vie delle librerie, dei manufatti in ceramica, in legno, cuoio e vetro, che riempiono gli scaffali dei loro creatori affaccendati a venderli. Qui vi pervaderanno i profumi di incenso, e muschio, che si insinuano tra i banchi che vendono statuine dedicate a santi e personaggi popolari locali e non! Quest’ultima è un’usanza molto antica, perché nobili e ricchi borghesi si ordinavano la propria scultura ai figurinai come segno del loro potere.

6. ‘Ospedale delle Bambole’

Se i nostri giocattoli potessero parlare! Quanti ne abbiamo buttati via perch[ magari non erano più il nostro passatempo preferito. C’è invece chi se ne prende cura! Nell’era del digitale , si fa spazio un laboratorio incantato quello dell’ ‘Ospedale delle bambole’ di Tiziana Grassi , in cui si restaurano giochi e ricordi dei piccoli  da 100 anni  , costituendo un unicum in tutta Europa.

Luigi, il padre Tiziana Grassi , le lasciò in eredità il suo mestiere , che si inventò di sana pianta. Luigi era  uno scenografo teatrale che si improvvisò restauratore di una bambola rotta allorché per caso una passante gliene consegnò una!

L ‘Ospedale delle bambole’  è ubicato all’interno del ‘Palazzo Marigliano’, uno dei palazzi più belli di Napoli . Esso è stato trasformato in un vero e proprio museo delle bambole. E funziona proprio come in un pronto soccorso per le persone: c’è una accettazione, barella, ambulatorio, uno strumento per le radiografie, una sala operatoria.

7.  ‘San Lorenzo’ 

All’altezza di ‘Piazza San Gaetano’, l’area del foro greco-romano, si stagliano le basiliche di :

Proprio in quest’ultimo punto gli scavi hanno riportato alla luce importanti resti classici e medioevali . C’è anche da visitare la famosa :

8.  ‘Madonna con la Pistola di Banksy’

Il murales della  ‘Madonna con la Pistola’  si trova nei pressi di via DuomoPiazza dei Gerolomini è l’unico quadro urbano di sicura appartenenza al super quotato inglese  Banksy . L’ artista sconosciuto più famoso al monto sostituisce l’aureola della Vergine con un revolver , come segno del legame profondo tra la criminalità e la fede a  Napoli.

La ‘Madonna con la Pistola’ suscita anche un enorme impatto perché è accostata accanto ad un’altra Maria, disegnata con un’espressione rassegnata forse perché ha accanto una simile vicina! Solamente alcuni privanti hanno fiutato il potenziale da galleria della  ‘Madonna con la Pistola’ e l’ hanno rivestita con del plexiglass, dato che il resto dei politici è assente !

9. Altarino di Maradona

Tra ‘Piazzetta Niloe ‘Largo Corpo di Napoli‘ c’è il ‘Bar Nilo’ , ormai meta di pellegrinaggio dei  tifosi dell’immortale Maradona. Al ‘Pibe De Oro’ il proprietario Bruno Alcidi ha omaggiato infatti un piccolo tempietto. Al suo interno mise una ciocca di capelli presa per caso durante una trasferta con il divino calciatore. Tutto era nato per gioco, ma adesso si fa sul serio. La voce si è diffusa velocemente e gli appassionati da ogno parte del globo arrivano apposta per venerare l’atleta che ha fatto sognare Napoli.

10. ‘San Gennaro’ di Jorit

A Napoli nei pressi Forcella’  su un palazzo di ‘Piazza Crocelle ai Mannesi’, il patrono è protagonista   di una tra le maggiori  street art partenopee di JoritSan Gennaro’ , con il volto di un amico operaio dell’artista ,  è un  murales di ispirazione caravaggesca alto più di 15 metri ed ha lo sguardo assorto verso l’alto.

‘Centro Storico di Napoli’ , cuore della città

Il ‘Centro Storico di Napoli’ , patrimonio dell’ ‘UNESCO’ dal 1995, comprende i  quartieri di : ‘Avvocata’, Montecalvario’,  San Giuseppe’,  ‘Porto’,  ‘Pendino’, Mercato’, Chiaia’,  ‘San Ferdinando’, Stella’, ‘San Carlo all’Arena‘, ‘San Lorenzo’, Vicarìa’, ‘Parte delle colline del ‘Vomero’ e ‘Posillipo’.

Il ‘Centro Storico di Napoli’ è un itinerario turistico da fare  a piedi. Tra monumenti, muse, chiese, e vicoli, che trasudano secoli di storia, talora stratificati gli uni sugli altri, che rendono Napoli così vivace e caotica: dai Greci ai Romani, dai Bizantini agli Svevi-Normanni, dagli Angioini agli Aragonesi, dall’impero francese  dei Borbone ai  Bonaparte, da Garibaldi fino al Regno d’Italia.

‘Via Duomo’, tra sacro e profano a Napoli!

Tuttavia è ‘Via Duomo’ che racchiude le gemme più preziose di questo gigantesco bottino artistico e architettonico.  Questa è  lunga circa 1200 metri,  parte da via Foria e termina in via Marina, da anni è interessata a lavori di riqualificazione che hanno riguardato la pavimentazione, l’arredo urbano e l’illuminazione.

‘Via Duomo’ potrebbe a ragione considerarsi una delle vie di riferimento per il settore commerciale dei matrimoni, e questo a partire già dal Novecento. Ci sono infatti numerosi atellier di abiti da sposa e cerimonia, e di tessuti pregiati per confezione di vestiti e camicie su misura. E ancora raffinate boutique di alta moda Italiana e di calzature, saloni di coiffeur, e studi fotografici.

Ed il profano ancora dei vari bar e ristoranti alla moda, si mescola al sacro di  ‘Via Duomo’ , che abbraccia i tre ‘decumani’ dell’antica città greco-romana, diventandone il ‘cardine’ maggiore . Essa incarna il pieno sentimento religioso dei Napoletani con la meraviglia del  ‘Duomo di Napoli .

1 ‘Duomo di Napoli’

Il ‘Duomo di Napoli è  posto in  ‘Via Duomo’ . Risale al 1300 e fu ordinato da Carlo II d’Angio ed è dedicato alla Santa Maria Assunta. Tecnicamente non è un esempio di Gotico al cento per cento, perché è una cattedrale che conta stili diversi dal Paleocristiano a venire. In particolare si evidenziano quello Rinascimentale e Barocco, che lo abbellirono durante le ricostruzioni a seguito dei terremoti del Trecento e Quattrocento.

La parte più interessante del complesso è a ‘Basilica di Santa Restituta’dove si trova il battistero di ‘San Giovanni in Fonte’ considerato il più antico in occidente, e la cappella del Tesoro di San Gennaro’ che conserva le reliquie del patrono San Gennaro. Qui viene celebrata il 19 Settembre la festa del  santo con la solenne cerimonia della liquefazione del sangue del martire.

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Vita Notturna a ‘Piazza Bellini’

La movida partenopea si svolge prevalentemente all’aperto, nei week-end e nei giorni della settimana, grazie ai numerosi locali e baretti alternativi. Piazza Bellini’  è una delle aree più gettonate per ritrovarsi con gli amici per bere una birra o un bicchiere di vino . Ci sono ancora intorno le mura greche

6 posti da non perdere a ‘Piazza Bellini’

Ci sono diversi ritrovi culturali e caffè letterari che organizzano eventi live di vario tipo ,  tra questi da non farvi scappare sono:

  1. ‘Caffè Arabo’ ,  Piazza Bellini 74;
  2. ‘Caffè Letterario Intra Moenia5’,  Piazza Bellini, 70;
  3. ‘Perditempo’ ,  vico S. Pietro a Maiella, 8;
  4. Bourbon Street Jazz club’ , via V. Bellini, 52;
  5. ‘Kestè’  ,  via Via S. Giovanni Maggiore Pignatelli, 27; 
  6. ‘Mamamu Bar’  via Sedile di Porto, 46. 

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Napoli è un mondo da vivere!

Napoli ha molto da offrire dal può di vista paesaggistico, artistico, culturale, enogastronomico. Non posso assolutamente negare che è un’impresa possibile visitarla in una settimana. Sicuramente il tempo è sufficiente per afferrare ciò che di magico c’è da esplorare.

Non basterebbe una vita per capire Napoli . E per questo che il mio consiglio e di andarci più spesso, magari in periodi che non siano l’alta stagione turistica.  Insomma, sembra banale dirlo ma Napoli  è Napoli , perché fa innamorare, e toglie il fiato. Si respira un’aria diversa che nel resto d’Italia, quasi più autentica, genuina. Napoli  è colorata, anzi di  “mille culure” proprio come diceva il tanto compianto Pino Daniele!

 

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