‘Piazza Plebiscito’ e ‘Lungomare Caracciolo’, Napoli

‘Piazza Plebiscito’ e ‘Lungomare Caracciolo’, Napoli

“Dovunque sono andato nel mondo ho visto che c’era bisogno di un poco di Napoli”
Luciano De Crescenzo

Napoli. Itinerario a piedi da ‘Piazza Plebiscito’ al ‘Lungomare Caracciolo’

Altra giornata, altra gloria! Ora di pranzo e mi regalo in  via Toledo un  ‘cuoppo di pesce fritto’ in un cono di delizie di mare a soli sei euro.  Bevuta una cola ghiacciata mi rialzo per fare una passeggiata a ‘Piazza del Plebiscito’.

Patrimonio dell’ ‘UNESCO dal 1995’,  ‘Piazza del Plebiscito’ è il ventre ellissoidale di Napoli ed è immensa e suggestiva. ‘Piazza del Plebiscito’ è epicentro di avvenimenti clamorosi e considerevoli, come appunto  il plebiscito che la battezza , quello del 21 Ottobre 1960 per l’annessione del regno delle Due Sicilie all’Italia.

Questo giardino di pietra è ricco di monumenti e tesori artistici di alto valore e da qui in poi si prosegue verso il mare di Napoli, il  ‘Lungomare Caracciolo’  , da cui si ha una vista mozzafiato sul Vesuvio! Siete pronti? Seguitemi in questo giro dal centro al mare di Napoli!

‘Piazza del Plebiscito’, il salotto di Napoli

Per secoli  ‘Piazza del Plebiscito’  è stata punto di ritrovo per tutti i Napoletani. Originariamente si chiamava ‘Largo di Palazzo’ e ‘Largo San Francesco di Paola’.

‘Piazza del Plebiscito’  visse un periodo glorioso tra  il 1890 e i tardi anni Trenta, quando l’apertura di bar storici quali il ‘Gambrinus’ e il ‘Turco’ (poi ribattezzatoTripoli’) la animavano giorno e notte.

Oltretutto  ‘Piazza del Plebiscito’  non smise mai di essere palcoscenico di manifestazioni, installazioni d’arte e concerti. Però con il ridimensionamento e la chiusura dei noti locali sempre in festa , la piazza sembrò invasa da un’atmosfera rigorosa e severa che proprio non le si addiceva. Ed è solamente negli anni’ 90 che  è stata resa accessibile unicamente ai pedoni, diventando così  il simbolo del ‘Nuovo Rinascimento Napoletano’.

8 Cose da vedere  a ‘Piazza del Plebiscito’ 

    1. Le  statue equestri di Carlo III di Borbone’ e di Ferdinando I : Firmate dal Canova e dal suo allievo Antonio Calì ;
    2. ‘Palazzo Salerno’: Risale al  XVIII secolo e fu fatto  dall’architetto messinese Francesco Sicuro, e così chiamato da Leopoldo di Borbone-Napoli, principe di Salerno;
    3. ‘Palazzo della Prefettura: Venne costruito nel 1815 dall’architetto Leopoldo Laperuta per volere di re Ferdinando I, per farne un posto dove accogliere gli ospiti.  La facciata si presenta su due ordini, con un basamento bugnato, nel quale si apre anche il portale in piperno, e con le finestre del piano nobile sormontate da timpani triangolari e arrotondati.  Il palazzo, oltre che della Prefettura, dal 1890 è sede del più famoso caffè della città, il ‘Caffè Gambrunus’;
    4. ‘Caffè Gambrunus’ : Il nome di questo storico caffè deriva dal re fiammingo Gambrinus, considerato inventore della birra. Tra marmi, stucchi e specchi i suoi interni sono  stati decorati da 43 pittori e scultori e hanno visto sedersi ai tavoli le più illustri personalità della storia italiana, dai vari presidenti della Repubblica, a letterati come Gabriele D’Annunzio;
    5. Chiesa di San Francesco di Paola’ : Un tempio a pianta circolare con 48 colonne (per questo rievoca il ‘Pantheon’ di Roma) in stile Neoclassico fatto dall’architetto Pietro Bianchi. Fu fatto erigere da  Ferdinando I di Borbone perché riuscì a riconquistare il regno dai francesi;
    6. ‘Palazzo Reale’ : Questo fu uno sfizio del vicerè  Fernando Ruiz de Castro conte di Lemos ! Esso fu rimaneggiato più volte con l’aggiunta di diciannove arcate. Queste vennero tappate dall’ingegnere napoletano Luigi Vanvitelli , perché causavano instabilità . Le arcate furono poi riempite da Umberto I nel 1880 con i busti dei capostipiti fondatori delle dinastie ascese al trono di Napoli: Ruggiero II, Federico II di Svevia, Carlo I D’angio, Alfonso V D’Aragona, Carlo V D’Asburgo  Carlo III, Gioacchino Murat, e Vittorio Emanuele II;
    7. Il ‘Castel Nuovo’: Detto anche ‘Maschio Angioino’, questa imponente fortezza domina il fronte del porto di Napoli. Questo è uno storico   castello medievale e rinascimentale, nonché uno dei simboli della città di Napoli. Il ‘Castel Nuovo’ ha subito varie modifiche nel corso del tempo. Esso è principalmente la rappresentazione plastica della potenza di Alfonso d’Aragona, che aveva conquistato il trono di Napoli nel 1443. Non poteva che essere simbolo stesso di Napoli , e tutto l’anno ospita eventi culturali ed è tra le altre cose sede  del ‘Museo Civico’ ;
    8. ‘Museo Civico’ : Quest’ultimo si trova dentro il ‘Castel Nuovo’ e venne  inaugurato nel 1990 . Esso  vanta capolavori quali la Cappella Palatina’ e ‘La Sala dell’Armeria’ , insieme a sculture, oggetti e dipinti dall’epoca medievale al tardo Ottocento;
    9. Teatro San Carlo di Napoli’: Questo è il più antico teatro d’opera del mondo fondato nel 1737.  Date le sue dimensioni, struttura e antichità è stato modello per i successivi teatri d’Europa. Affacciato sull’omonima via al civico 98, esso è stato inserito dall’ ‘UNESCO’ tra i monumenti considerati ‘Patrimonio dell’Umanità’;
    10. ‘Chiaia’ : Questa è la zona benestante e dello shopping di Napoli , sono presenti le griffes più importanti. Inoltre  qui è un punto centrale della movida partenopea grazie alla presenza di numerosi locali raffinati e alternativi . Il fascino di ‘Chiaia’ però non si esaurisce di certo qui, poiché è  un quartiere ricco di belle chiese, stupendi edifici storici ed eleganti piazze. Clicca qui per sapeere cosa vedere a Chiaia.

‘Lungomare Caracciolo’, Napoli da mare!

Napoli o la ami o la odi. E io torno sempre a riprenderci il cuore quando posso. Crea dipendenza, perché è un insieme di contrasti infiniti, come noi essere umani. Ha un’anima che vibra in maniera prepotente . Non si può fare a meno di perdersi nella  bellezza di Napoli . Come quella del ‘ Lungomare Caraccioloe delle sue acque cristalline, a cui ci si giunge scendendo da ‘Piazza del Plebiscito’  .

Il ‘ Lungomare Caracciolo’   è lungo 3 km , e comprende 4 strade principali:

  1. ‘Via Nazario Sauro’: Parte  dal  ‘Molo di Santa Lucia’ fino a Castel dell’Ovo, attraversando i più famosi hotel di lusso della città come il ‘Grand Hotel Santa Lucia’ e ‘Hotel Miramare’. Ma anche celebri ristoranti come ‘La Bersagliera  e ‘Zi Teresa’ (clicca qui per altri ristoranti al ‘Lungo Mare Caracciolo’);
  2. ‘Via Partenope‘: Qui si trovano le più  rinomate pizzerie di Napoli come ‘Sorbillo lievito Madre al Mare’  e ‘Vesi Pizzagourmet’, e  altri importanti alberghi  come ilRoyal Continental Hotel’  e il ‘Grand Hotel Vesuvio’ (clicca qui per dove dormire nella zona del ‘Lungo Mare Caracciolo’ );
  3. ‘Via Caracciolo’: Questa è la parte più lunga che fiancheggia la ‘Villa Comunale’ e il mare .  A metà percorso c’è  la ‘Rotonda Diaz’   con la famosa statua equestre dell’omonimo  generale ;
  4. ‘Via Mergellina’:  Si estende da ‘Via Caracciolo’  a ‘Piedigrotta.  Qui siamo  a stretto contatto con la  Napoli più ‘verace’, tra reti di pescatori e barche ormeggiate. Non potete non andare al ‘Porto di Mergellina’, dove partono i traghetti per le isole. Ed è anche dove ci si può fermare in uno dei tanti chioschetti per  bere un caffè, mangiare un gelato o piatti base di pesce con vista mare!

‘Lungomare Caracciolo’, il mare di Napoli

Il Lungomare Caracciolo’ è il mio luogo prediletto perché  da qui si gode di  un panorama strappalacrime sul Vesuvio , Capri ed il promontorio diPosillipo’.  Questa è un’ incantevole  promenade che sta accesa dall’alba al tramonto ed è sempre sovraffollata per i suoi campionati di vela  e i suoi Capodanni. C’è molto da vedere e fare in questo posto, seguitemi.

Storia del ‘Lungomare Caracciolo’

Fino alla fine dell’‘800 il  Lungomare Caracciolo’ non esisteva, ed il mare bagnava Napoli fino alla ‘Riviera di Chiaia’ (dall’altro lato della Villa Comunale’). Al posto di quello che c’è oggi  c’ era una spiaggia molto frequentata dai napoletani, che venne assorbita  dall’asfalto. Dieci anni fa il sindaco di Napoli Luigi De Magistris decise di chiudere il  ‘Lungomare Caracciolo’  al traffico  regalandola finalmente ai cittadini, che qui passano volentieri il loro tempo libero.

2 Cosa da non perdere  al ‘Lungomare Caracciolo’

1. ‘Borgo Marinari’

Al ‘Lungomare Caracciolo’   spicca il ‘Borgo Marinari’ , che è a ridosso del Castel dell’Ovo’, nel quartiere San Ferdinando’. Esso è unito alla terraferma tramite un istmo artificiale collegato col Borgo Santa Lucia’.

Gli studiosi attestano che qui  sarebbe da individuare l’ ‘Isolotto di Megaride’  che sarebbe l’embrione di Napoli . I greci delle colonie di  Ischia e Cuma del IX secolo ci fecero un emporio commerciale. Questo  venne dapprima nominato Partenope,’ in reverenza alla sirena di Ulisse , poi Neapolis’,  cioè ‘città Nuova’ . Volendola  appunto distinguere dalla ‘Paleoplis’ , ovvero ‘città vecchia’ , quando essa si espanse verso Monte Echia (‘Pizzofalcone’). Qui è tutto particolare, è una cittadella dove mangiare e bere di gusto o fumare  unnarghilè’. Tutto è avvolto in un’atmosfera speciale, lontano dai ritmi frenetici di Napoli  .

2. ‘Castel dell’Ovo’

I  resti di un passato glorioso  fanno del  Castel dell’Ovoun must irrinunciabile a Napoli. Quando si salgono gli  scaloni si arriva in cima al secondo piano. Qui a una finestra è scolpito  un piccolo Gallo in Bronzo’ a opera dell’avellinese Antonello Leone), quasi a custodire tutto quel ben di Dio. Appena giunti nella terrazza panoramica, si ammira il blu del Tirreno che pare una cosa unica con il cielo pieno di gabbiani che virano assecondando il buon vento.

Il  Castel dell’Ovo è  una costruzione prestigiosa . Secondo il mito è così soprannominato perché Virgilio celò nelle sue segrete un uovo per mantenere in piedi l’intera fortezza. La sua rottura avrebbe provocato non solo il crollo del castello, ma anche una serie di rovinose catastrofi a Napoli.

Perché  è famoso il ‘Castel dell’Ovo’?

C’è una lista di episodi eclatanti che riguardano il ‘Castel dell’Ovo’:

Nel corso del Medioevo la decadenza ‘Castel dell’Ovo’ regna sovrana fino alla riqualifica dei Borbone.  Le colmate al mare della prima metà dell’800 successivamente ampliarono la superficie abitabile, che si riempì di fastose residenze di personaggi illustri.

3 ‘Mergellina’

‘Mergellina’  è  una delle aree più spettacolari Napoli, perché si distribuisce su enormi spazi pubblici, vie larghe e un caratteristico lungomare , dove alle barchette di pescatori si alternano yatch di lusso. L’atmosfera è Mediterranea, e il mare cristallino, lo stesso che ha ispirato pittori, poeti e musicisti che hanno immortalato questa zona nelle loro opere. Pare che il suo nome derivi da una parola latina ‘mergus’, cioè ‘uccello marino tuffatore’ , o da un’altra ‘mare ialinum’,  ovvero ‘mare chiaro’. Clicca qui per sapere cosa vedere a ‘Mergellina’. 

Napoli è una poesia! 

‘Piazza del Plebiscito’‘ Il Lungomare Caracciolo’   sono due tappe da non perdere a  Napoli . Per immergersi nell’arte e nel mare dell’urbe partenopea, e per godere di momenti di relax al mare e  per prendere il sole. La sera sono punti ideali poi per fare delle belle passeggiate e mentre avrete come sfondo un panorama mozzafiato.

Indipendentemente da cosa cercate da una vacanza, Napoli è in grado di soddisfare ogni vostra esigenza. E vi dirò d più, non programmate troppo, perché vi può succedere di cambiare idea semplicemente vivendola come è successo a me.

Ed è per questo che vi consiglio di affidarvi alla gente di Napoli per capirla e girarla in lungo e in largo seguendone i consigli. Io mi sono affidata a Roberta di Porzio proprietaria del ‘InCentro b&b’ in via Toledo 156  a Napoli. E me ne sono innamorata!

 

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Capri, perla delle Isole del Golfo di Napoli

Capri, perla delle Isole del Golfo di Napoli

“…Sbarcai d’inverno.
Il suo abito di zaffiro
l’isola conservava ai suoi piedi,
e nuda sorgeva nel suo vapore
di cattedrale marina.
Era di pietra la sua bellezza. In ogni
frammento della sua pelle rinverdiva
la primavera pura
che nascondeva nelle fenditure il suo tesoro…”

P. Neruda

Capri, un sogno a occhi aperti!

Dopo avere preso il caffè  nel leggendario ‘Vero bar del Professore’ ‘Piazza del Plebiscito’ mi incammino verso il Molo Beverello di Napoli’  per prendere un aliscafo , direzione paradiso,  Capri. Che dire è un sogno che si materializza davanti i miei occhi in una mattina caldissima di Luglio.

Capri è un’isola nel ‘Golfo di Napoli’, appartenente all’ Arcipelago Campano’ situata di fronte alla Penisola Sorrentina’. Un’isola dai mille colori, quelli del Sud, che la natura riesce bene a mescolare fino a creare un quadro d’autore!

Per scoprire Capri mi affido al mio amico e collega sommelier  Gabriele Massa, con cui esploro il meglio dell’isola, conoscendone i sapori e i nettari attraverso ‘Le Palette’ , suo ristorante preferito in località  Anacapri. Seguitemi, la favola inizia!

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Gabriele Massa, la mia guida a Capri

Gabriele Massa  mi aspetta a ‘Marina Grande, l’unico porticciolo dell’isolotto di Capri . Questo era originariamente  un tranquillo villaggio di pescatori, con casette colorate e reti appese ad asciugare al sole. A oggi si è trasformato nel principale porto di Capri,  affollato da turisti , barche,  e yatch di lusso.

Dopo avere salutato al telefono  bella moglie Raffaella Arcucci, Gabriele Massa  diventa il mio Caronte, e con lui traghetto  verso la famosissima Capri ! Gabriele Massa  mi viene a prendere in vespa e su due ruote  ci inerpichiamo su dei tornanti di roccia calcarea. Persa tra tanta bellezza, ascolto le  parole di Gabriele Massa  , che descrive questo posto magico con tanta naturalezza e amore.

E con questo post voglio condividere con voi questa esperienza indimenticabile, raccontandovi di luoghi unici che potranno essere meta della prossima vostra vacanza! Allora prendete appunti e rilassatevi, inizia il viaggio!

Chi è Gabriele Massa?

Classe 1969, Gabriele Massa ha  una lunga carriera nel settore dell’enogastronomia ristorativa di lusso . Da quella caprese (è chef de rang all’hotel ‘Punta Tragara’ ) a quella oltre confine in Svizzera, dove impara il rigore e la precisione del suo lavoro . Cosa che, unita all’estro della sua personalità, lo fanno andare lontano viaggiando dall’Austria, e Liguria, fino a New York.

Tra un impegno e l’altro Gabriele Massa non smette mai di tenere i suoi corsi sul vino come  relatore sia all’ ‘AIS’  che Fisar’ da relatore.  Parla Inglese, Tedesco e Spagnolo, ed è anche brand ambassador delle migliori aziende vitivinicole da lui stesso selezionate, tra cui:

Girando tra le viuzze strette di Capri ombreggiate da bouganville e dipinte dal verde accecante della macchia mediterranea,  vivo  Capri on the road!

Storia di Capri. Terra di imperatori 

La storia di Capri è legata a quella del Mar Mediterraneo e delle antiche popolazioni che lo hanno attraversato, e che qui si sono stanziate tra Capo Miseno e Punta Campanella ,  teatro di grandi eventi e scambi culturali.

Abitata sin dalla preistoria come risulta dal ritrovamento di cinte muraria megalitiche, Capri viene successivamente colonizzata prima dai Greci e poi dai Romani , come dimostrano i preziosissimi resti classici e l’origine del suo nome dal greco antico ‘Kapros’ (cinghiale) o dal latino ‘Capraeae’ (capre).

Da secoli la magia di questo posto rapisce chiunque ci metta piede , primo fra tutti Augusto, che nel 29 a.C. la scioglie dalle dipendenze di Napoli e inizia il suo dominio privato. Il suo successore, l’Imperatore Tiberio, la sceglie invece come sede per le sue manovre politiche sull’impero Romano e fa costruire ben 12 ville, tra cui :

Capri durante il Medioevo

Durante il Medioevo i Saraceni assaltano Capri , costringendo gli abitanti a spostarsi dal primo agglomerato urbano nei pressi della ‘Chiesa di San Costanzo’ ‘Marina Grande’ a quello seguente sorto accanto la ‘Chiesa della Madonna delle Grazie’ , vicino l’ attuale via Le Botteghe.

Nel 1371 il Conte Giacomo Arcucci amministra Capri come segretario della regina Giovanna I d’Angiò, e fa edificare la magnifica:

Capri meta del gran tour nel XIX secolo, 

Nel XIX secolo Capri è tra i tanti possedimenti contesi tra Inglesi e Francesi nel loro eterno conflitto di supremazia politica in Europa. Questa finisce con la vittoria dei cugini d’Oltralpe nel 1808 , guidati da Gioacchino Murat,  e ivi  restano fino al crollo dell’Impero Napoleonico e il ritorno dei Borbone nel 1815 con Ferdinando IV di Napoli.

Capri risorge nella seconda metà del XIX secolo , quando diventa una tappa fondamentale del Grand Tour . Grazie ad una natura immacolata e alla semplicità dei suoi abitanti , Capri  fa innamorare tutti quei viaggiatori romantici che la costellano di dimore sfavillanti, un  buen retiro per i loro lunghi periodi di voluto esilio artistico e intellettuale.

Capri si svela al mondo con la ‘Grotta Azzurra’

Nel 1826 due stranieri, August Kopisch e Ernst Fries, accompagnati dal pescatore locale Angelo Ferraro, scovano la ‘Grotta Azzurra’, in realtà già conosciuta da Augusto e Tiberio che la celebrano come loro ninfeo preferito.

Questo avvenimento è riportato in un volumetto che al momento della sua pubblicazione è un successo editoriale clamoroso per la descrizione romanzata della bellezza e del mistero di  Capri. Ciò  contribuisce alla notorietà di questa piccola oasi, che tra il XIX ed il XX secolo passa da un’economia agricola e marinara ad una di tipo turistica di un certo spessore .

Capri si arricchisce di una serie di servizi e di infrastrutture moderne ed esclusive che le valgono un decreto governativo che la  dichiara  stazione di cura e villeggiatura per la mitezza del suo clima.

Capri, rifugio  per intellettuali, artisti e sognatori

Ed è così che la fama di  Capri  di un eden in cui potere scappare per trovare pace e serenità, comincia ad accrescere, annoverando tra i suoi esuli i personaggi più disparati:

Capri negli anni ’50

Negli gli anni cinquanta, quelli del boom economico in Italia,  Capri è la destinazione privilegiata dei regnanti (Re Farouk d’Egitto, lo Scià di Persia con la moglie Soraya) e degli attori più noti (Liz TaylorTotò, Rita Hayworth , ecc) di tutto il globo. Ieri come oggi Capri  affascina con il suo canto, e come una sirena adagiata sulGolfo di Napoli’ ti distrae dalla tua rotta fino a farti perdere nelle sue dolci acque cristalline.

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7 Cose da vedere a Capri

Capri è regina indiscussa delle isole del Golfo di Napoli . Una nobil donna che fa a meno di farti una prima impressione micidiale, preferisce stregarti dopo! Sicuramente l’avrete sentita nominare come tappa per trascorrere le ferie nel lusso più sfrenato all’insegna .

Senza dubbio Capri  è da  sempre chic ,  costosa e snob!  Tuttavia, vista la vicinanza da Napoli, è possibile raggiungerla anche per una giornata e apprezzarne le attrattive più interessanti e strepitose. Tra queste ve ne elenco un paio da non perdere:

  1. ‘Faraglioni di Capri’;
  2. ‘Giardini di Augusto’;
  3. ‘Via Krupp’;
  4. ‘Grotta Azzurra’
  5. Piazzetta di Capri’;  
  6. ‘Villa Jovis’;
  7. ‘Villa San Michele’.

Anacapri , la parte più selvaggia di Capri

Il mio tour personalizzato con Gabriele Massa ha come destinazione speciale la parte a sud ovest di Capri  , vale a dire quella meno battuta dalla folla dei turisti. Sto parlando di Anacapri , un delizioso comune alle pendici del Monte Solaro .

Il centro storico di Anacapri  è caratterizzato da una serie di viuzze strette sulle quali si riversano delle case bianche, eleganti nella loro semplicità. E tra una dimora e l’altra si insinuano fiori e bouganville a decorare porte e finestre. Qui c’è quiete e silenzio, ed è la parte nascosta e misteriosa di Capri .

4 Cose vedere ad Anacapri

Se non avete la fortuna come me di affidarvi a una guida locale motorizzata, potete raggiungere Anacapri  in taxi o in uno dei tanti bus di linea che troverete una volta sbarcati a ‘Marina Grande. Ne vale davvero la pena salire in cima fino a qui!

Ci si impiega davvero poco per arrivare ad Anacapri , e potete approfittare percorrendo la bella strada panoramica per perdervi nella natura rigogliosa ed esplosiva di questo paradiso. Ci sono molte cose da vedere e fare in centro, cliccate qui per approfondire. In basso vi propongo qualcosa di diverso e gustoso da provare ad Anacapri !

1. ‘Parco Filosofico’ e il ‘Belvedere Migliera’

Da non farsi scappare il ‘Parco Filosofico’ di Anacapri , che è un percorso tra aforismi e massime del pensiero filosofico occidentale e orientale , gestito da una fondazione dell’economista svedese Gunnar Adler Karlsson , che abita a pochi passi da qui. Esso viene curato dalla fondazione no-profitAdler-Ehrnford- Karlsson’, creata con l’obiettivo di preservare il luogo e la macchia mediterranea lasciata crescere spontaneamente

A seguire non potete rinunciare a un salto al Belvedere Migliera’, lontano dal caos e dalla folla di turisti , circondati da vigneti, giardini curati, pergolati di limoni, e querce secolari cinte dall’edera , improvvisamente mi metto a piangere davanti la vista drammatica dei tre faraglioni capresi .

2. I ‘Faraglioni di Capri’

I ‘Faraglioni di Capri’ sono  tre e si chiamano rispettivamente  ‘Saetta’, ‘Stella’,  e ‘Scopolo’  . Non ci crederete, ma sono alti come dei giganti, che spuntano dal mare in tutto il loro splendore. Questi  sorvegliati dai gabbiani reali, che librano nell’aria insieme a qualche falco pellegrino tra agavi, fichi d’india e ginestre.  Posandosi ogni tanto più a Nord in cima sul Faro di punta Carena .

Guardare  giù per quegli strapiombi infiniti lo spettacolo della di madre natura che si manifesta in tutto il suo splendore,  ti fa pensare che da qualche parte c’è qualcosa di più grande che manovra le fila della nostra esistenza.

3. Da ‘Gelsomina‘, il ristorante di Pasquale 

Ci lasciamo alle spalle  un orizzonte smisurato dove mare e cielo si confondono in un blu cobalto che ritroviamo nelle maioliche dell’ingresso del ‘Ristorante da Gelsomina , in cui ci dirigiamo per  depositare dei liquori.

Il proprietario Pasquale D’Ambrosio  ci fa accomodare e ci intrattiene per qualche ora con un antipasto di pomodori secchie su pane casereccio ed un cocktail di benvenuto il ‘Cosmopolitano’ . Un mix esplosivo di vodka, cointreaux, e succo di mirto dell’orto antistante questa struttura pensata per i palati più fini e per chi vuole allontanarsi dalla mondanità isolana.

‘Gelsomina’ , da piccolo chiosco a ristorante di livello

Gabriele Massa è un vecchio amico di Pasquale D’Ambrosio  e dei suoi genitori Gelsomina e Raffaele . Questi sono raffigurati in una foto in bianco e nero . Sembrano quasi salutarci, ed essere felici di sentire il figlio parlarci  del passato del loro originario chiosco di panini e bibite risalente agli anni ’50 .

Questo oggi si è trasformato in una meta obbligatoria per chi vuole recarsi nell’anima più selvaggia  di questo atollo e trovare un po’ di pace. Come d’altronde era solito fare Moravia, o lo scrittore svedese Axel Munthe , che cita Filomena, la mamma di Gelsomina, nel suo libro ‘Storia di San Michele’.

Pranzo con il meglio della cucina caprese

Ciò che conquista sempre più clienti è la loro cucina , che da morbide caciotte, gustose salsicce, ottime conserve e melanzane sottolio , si aggentilisce poi sotto le mani sapienti del loro chef Perillo .

Questi  prepara ottimi primi, secondi e dessert,  quali:

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4.  ‘Le Palette’ , un ristorante unico

Si fa ora di pranzo e potete immaginare il mio desiderio di gustare quelle delizie , desiderio che  Gabriele Massa realizza invitandomi a ‘Le Palette’. Si tratta di  uno dei locali più esclusivi di Anacapri, fondato nel 1960 dal violinista Paolo Falco e oggi diretto dal giovane imprenditore Alfredo Celio e lo chef Giacomo Olivieri .

Alfredo Celio recupera me e Gabriele Massa con una golf cart. Dopo qualche convenevole di presentazione,  li ringraziamo per averci fatto risparmiare tanta strada in salita sotto un sole leone, un cadeaux che riservano a pochi!

Aria di Anacapri

Ci muoviamo attraverso un viottolo irto pieno di ibiscus rossi selvaggi . Una flora straripante che adorna le facciate bianche di case eleganti. Alcune semplici dimore con le loro persiane azzurre si alternano  a ville e alberghi sfarzosi, tra i quali:

I vini di ‘Gerardo Perillo’

Lo staff del ‘Le Palette, ci accoglie nella sua raffinata terrazza panoramica prospiciente la ‘Baia di Marina Piccola’  con un vino eccezionale della cantina avellinese  ‘Gerardo Perillo’ di Castelfranci:

  • Capri DOC 2018′ Blend di Biancolella, Falanghina e Greco  , questo vino svela un colore  giallo paglierino. Profuma di cedro, mela e fiori bianchi, e ci avvolge con il suo gusto aromatico attraverso un sorso leggero, sapido, minerale, fresco, e persistente.

Alfredo Perillo mi svela che non è facile ripartire dopo l’emergenza Covid  che mette in seria difficoltà Capri  e la sua economia locale . Con quell’umiltà che appartiene solo ai grandi,   Alfredo Celio  mi confessa che l’unica soluzione per lui possibile è portare avanti questo locale storico.

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Storia del ristorante ‘Le Palette’ ad Anacapri

Inizialmente c’era una piccola pensione qui denominata ‘Reginella‘,  dove si riuniva tutta una intellighenzia teutonica per discutere di arte e riposare . Oggi rimane  un museo di quella folla di sognatori che ha dormito nei suoi letti:

Finalmente anche io ho l’opportunità di assaggiare a pranzo una cuisine caprese, che rispetta la tradizione e modernizza le ricette della nonna con originalità senza stravolgerle nella loro genuinità .

Il pranzo è servito, le cozze di ‘Capo Miseno’

La semplicità è la base di piatti di successo appetitosi e indimenticabili come  :

  • Tartare di tonno marinato in crema di pomodorini secchi e marmellata di arancia;
  • Linguine Gragnano condite con una spuma di friarelli’ e cozze di ‘Capo Miseno’ (tra le più pregiate d’Italia) e spolverati da un mix piccante di erbe rosse;
  • Spigola in crosta di pane;
  • Tiramisù con vaniglia.

Quel tripudio di odori e sapori che risvegliano tutti i sensi, quel tramonto incombente che sta per spennellare di arancione le scogliere di marna bianca visibile a un metro di distanza, e la  piacevole compagnia di questi tre brillanti napoletani fanno rallentare le lancette dell’orologio .

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A presto bella Capri!

Gabriele Massa mi accompagna alla nave ed eccomi di fronte all’effetto di smarrimento una volta giunti a Capri. Sbaglio infatti l’orario di partenza per Napoli di ben due ore . Però recupero approfittando della gentilezza della mia guida che mi intrattiene ancora per un amaro in centro al ‘Quisisana Bar’

Gabriele Massa  deve tornare a casa. Mi augura di tornare presto, promessa che manterrò a breve, consapevole del fatto che per stargli dietro a Capri necessiterò di un altro paio di scarpe, e di almeno un cambio!

Il mio tempo è scaduto, e prima di salutare Capri, mi incontro con il giornalista Luciano Garofano, che per qualche minuto mi concede il piacere della sua presenza per parlare del suo libro Un’altra Capri’ .

Chissà magari mi ricapiterà in un’altra occasione di prendere appunti in questo stesso tavolino del ‘Bar Tiberio’ nella paparazzatissima e centralissima ‘Piazza Umberto’. Questa è l’ emblema della dolce vita caprese, che fa girare la testa a tutto il pianeta , voi compresi appena verrete qui!

 

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Salerno

Salerno

“Quando gli occhi sono chiusi, comincia il mondo reale

Gore Vidal

Salerno, il fascino del Sud e l’ordine del Nord

Salerno è la porta della Costiera Amalfitana’, e gode di un clima mite per la maggior parte dell’anno . La città campana  è conosciuta per la sua eccellente cucina. Qui, tradizione e modernità, si fondono perfettamente attraverso recenti trasformazioni urbane , che si integrano con il glorioso passato dell’antico principato Longobardo.

Il mio viaggio a Salerno è stato spostato di qualche settimana a Luglio. Questo succede perché mettendo per la prima volta piede a Napoli , me lo rompo letteralmente. Mentre passeggio infatti  inciampo sbadatamente nei quadrettoni sfalsati di basolato lavico di Napoli .

Mi auguro di ripercorrere nuovamente e più in salute a  Salerno   e in primavera, quando le temperature sono più basse! Non si mai, mi farò fare pure una fattura contro il malocchio!  O forse basta farsi regalare un corno rosso, ma di quelli potenti che fanno solo a Napoli ! Intanto seguitemi per scoprire questo gioiello tutto italiano!

Salerno, perla del Tirreno

Salerno ambisce a rafforzare la sua meritata fama di tappa irrinunciabile di una villeggiatura in Italia, non solo perché  transito per Amalfi e Positano.

Sicuramente Salerno è una città che ha fatto del suo ricco patrimonio storico, artistico, ed enogastronomico il suo futuro economico e sociale in termini di accoglienza turistica. Quella che non morde e fugge, ma che rimane e aggiunge valore al territorio.

Ed è così che sal 2012 Salerno  si è lanciata nella sfida di elevarsi al pari di una grande capitale europea, attraverso una serie di trasformazioni urbane promosse dall’ex sindaco Vincenzo De Luca.

Salerno, e l’architettura contemporanea

Un programma ambizioso che, a dispetto di varie difficoltà e critiche (generate in merito alla lentezza e corruzione che purtroppo è nel DNA di noi latini!), è tuttora in corso. Esso consiste nella realizzazione di un calendario di iniziative e di significative infrastrutture pubbliche firmate da personaggi di spicco dell’ architettura contemporanea. Tutti questi  hanno cambiato il volto di Salerno, allineandola tra le promesse turistiche del nostro Bel Paese.

Tra le meraviglie moderne di Salerno, ecco le più interessanti:

Salerno, perla del Tirreno

Salerno o Napoli? Bella domanda!

Salerno (140 000 abitanti) si trova tra la Costiera Amalfitana’, la ‘Piana del Sele’ e la Costiera Cilentana’. Attraversata dal fiume Picentino e Irno  (da cui probabilmente deriva il nome),   Salerno presenta un ambiente variegato, che si spinge dal mare  alle colline,  fino al monte Stella con i suoi 953 metri.

Salerno ha sempre attirato per le sue risorse dominazioni diverse, che hanno segnato il destino e il carattere di un popolo: dai Romani ai Longobardi, dai Bizantini ai Normanni, dagli Angioini alle nobili famiglie del Rinascimento, dai Borbone all’Unità d’Italia fino ai nostri giorni. Non vi nascondo che la prima volta che ho visitato Salerno,  mi è venuto spontaneo paragonarla a Napoli, e messe al confronto direi che sono diametralmente opposte.

Difficile rispondere! 

Nella sua media estensione, Salerno è un concentrato di precisione ed eleganza, ma non è oro tutto quello che luccica. Napoli è vita, ma pur sempre una metropoli meridionale, cioè caos allo stato puro con punte di eccellenza distribuite a macchia di leopardo. Davide contro Golia!

Comunque, sia Napoli  che Salerno sono le risultanti dei potenti che l’hanno attraversate e governate, lasciando in eredità tesori che sono da scoprire , indipendentemente dalla spesso discutibile gestione che ne caratterizza il valore d’ uso e dal torbido quadro politico-amministrativo di riferimento.

4 Cose da fare Salerno in 1 giorno!

Il mio itinerario turistico di 24 ore a Salerno vi permetterà di avere un’idea dello charme disarmante di questo tesoro nazionale. Qui tradizione e modernità, si fondono perfettamente attraverso recenti trasformazioni urbane che si integrano con il glorioso passato dell’antico principato Longobardo.

Salerno  il barocco fa da padrone, sovrapponendosi alle antiche architetture medioevali, comunque visibili e ben documentate in molti edifici.  Eccovi in basso alcuni interessanti consigli sul meglio di Salerno  girandola comodomante a piedi.

1. Passeggiata al ‘Lungomare Trieste’

Passando  per la ‘Fontana dei Delfini’ , simbolo della vocazione marinara di Salerno, ricavata nel 1997 dal genio di  Riccardo Dalisi, si prosegue per   ‘p.zza Flavio Gioia’ (o meglio nota come ‘La Rotonda’) .

Poi ci si puo’ dirigere a fare colazione con  caffè , brioche e gelato  al ‘Bar Nettuno’, il più rinomato bistrò del paese, al numero 136 dello spettacolare ‘Lungomare Trieste’.  Dal ‘Lungomare Trieste’ si mmira tutto lo splendore del Golfo di Salerno . Il ‘Lungomare Trieste’, che si estende per 2 km a ovest di  Salerno,   è il  più famoso degli altri a  oriente, quelli di Tafuri‘, ‘Marconi’ e ‘Colombo’.

Il ‘Lungomare Trieste’ è il punto di ritrovo per eccellenza dei salernitani. Questo è un giardino immenso battezzato nell’Ottocento, ombreggiato da palme, tamerici, lecci, pini d’Aleppo, che costeggia il Tirreno.

Esso comincia  dal nucleo centrale urbano con annesso l’ Arenile di Santa Teresa’ fino al porto turistico. In questa soleggiata parte di Salerno sorgono preziosi palazzi   Liberty , come per esempio il ‘Palazzo Edilizia’  e il ‘Palazzo Natella’.

2. ‘Duomo di Salerno’

Il  ‘Duomo di Salerno’  è noto anche come ‘Cattedrale di San Matteo’, le cui spoglie sono custodite nella cripta. Il Duomo romanico a tre navate fu voluto nel 1075 dal Duca Normanno Roberto di Altavilla  dopo la sconfitta dei longobardi,  ma fu modificato successivamente più volte in seguito a diversi eventi naturali e non. Di enorme effetto è il portale all’ingresso del Duomo. Questo è sorvegliato da due sculture di un leone e una leonessa che allatta, simbolo della potenza e della carità della Chiesa.

In cima, ornato da datteri beccati da uccelli e tralicci di vite, svetta l’architrave ricavato da un unico blocco di marmo istoriato, fusione perfetta di arte ellenistica, orientale e bizantina. Ai due lati si stagliano le raffigurazioni animalesche di una scimmia e di un altro leone, rispettivamente emblemi dell’eresia e della grandezza di Dio.

Superato il ‘Portale dei Leoni’, si apre un ampio atrio con un porticato di ventotto colonne di ordine diverso, che è abbellito da una vasca in granito, ( in origine una fonte battesimale), da vari sarcofagi di fattura romana di ecclesiastici e patrizi salernitani, e dalle statue marmoree di San Matteo, San Bonosio e San Grammario, realizzate dall’artista napoletano Matteo Bottiglieri.

In alto si erge il campanile  del XII secolo, che è  lungo 56 metri,  ed è opera di Guglielmo da Ravenna. Il campanile è di diverse epoche e dimensioni, ed è una testimonianza esemplare della convivenza a Salerno di Arabi e Normanni del periodo. Un’ imponente scalinata settecentesca in marmo e a doppia rampa permette di entrare nel Duomo, ricco di significativi capolavori, la cui porta è di bronzo fuso a Costantinopoli del 1099.

3. ‘Via dei Mercanti’

Dopo avere percorso per intero ‘Corso Vittorio Emanuele ’, ci si ritrova in ‘Via dei Mercanti’ , che è un’altra arteria principale di Salerno, rallegrata da negozi e deliziose trattorie,  abbellita da pregiati monumenti e i palazzi nobiliari ‘Pinto e Carrara.

Sulle mura dei  vicoli di ‘Via dei Mercanti’ sono incise le massime di Alfonso Gatto, giornalista e poeta ermetico salernitano, che fanno riflettere con tono amaro e nostalgico sul senso dell’amore e dell’esistenza.

Particolare interesse merita la ‘Chiesa di San Gregorio’, sepolcro longobardo dell’anno Mille, che ospita il  ‘Museo Virtuale della Scuola Medica Salernitana’,  che è stata la prima e più importante istituzione medica d’Europa nel Medioevo (IX secolo), e come tale è considerata da molti come l’antesignana delle moderne università.

4. ‘Architettura fascista’

Il ventennio fascista cambia il volto della città di Salerno, modernizzandola con la realizzazione di opere  pubbliche di cui prima era sprovvista , relegate al di là del fulcro abitato, quali:

Nella stessa epoca furono spostate in aree periferiche di Salerno al di là del fiume Irno attività diventate incontenibili per la loro espansione, come ‘il Macello’, ‘il Campo Boario’ e ‘il Mercato delle Erbe e della Frutta’

Dove mangiare e bere a Salerno

Mi rivolgo all’ ‘Ais di Salerno’ per mettermi in contatto con qualcuno di professionale che possa farmi da guida enogastronomica a Salerno.  Mi viene gentilmente segnalata Pina Gaimari, la bionda e spumeggiante imprenditrice del settore enogastronomico.

Pina   è la fondatrice dell ‘Antica Pagliera Wine House’, uno dei locali più rinomati di Salerno,  dove  per assurdo è in vacanza, essendosi trasferita recentemente a Venezia per formarsi di livello nel settore della ristorazione.  Pina  mi aspetta per un apericena al  ‘Mood Steakhouse & Garden’ in via G.  Angelo Papio 21, alle spalle del tribunale, ed è intesa a prima vista!

‘Mood’ , un pizzico di innovazione a Salerno! 

Pina mi mette subito a mio agio rompendo il ghiaccio con un sorriso smagliante, e cosciente della mia evidente stanchezza, mi fa accomodare all’interno di un garden che precede l’entrata al ‘Mood’, un mix tra una fornitissima e raffinatissima enoteca e un avveniristico steakhouse.

Il  ‘Mood’ è il progetto nato dalla passione per il cibo e il vino degli avvocati Gian Matteo e Nino e del sommelier Dragomir  del 2019, a cui si è unito il suo attuale manager , Roberto Adduono, pluripremiato maìtre , più volte  celebrato nella guida ‘Mangia & Bevi’ di Luciano Pignataro. Alla riuscita di questo piano contribuisce la bravura in cucina dello chef Gianni Mellone, con particolare attenzione agli amanti della carne.

‘Reverse searing’ , come cucinare davvero la carne! 

Il  ‘Mood’ ha come intento quello di ricreare a Salerno un punto d’incontro dove potere tastare il meglio di nettari e piatti campani e di oltre confine, cosa che vivo in prima persona ! Per gentile omaggio dei titolari del ‘Mood’   vivo a Salerno   un’ esperienza culinaria unica: una super degustazione delle migliori bollicine in abbinamento a taglieri di salumi e formaggi di alta qualità, e dei tagli di maialino iberico e manzi giapponesi , preparati alla ‘reverse searing’ ( o ‘metodo Finney’ dal suo inventore).

Si tratta di una prima cottura a 52°C con il forno digitale, per poi grigliare il tutto su una superficie ad altissima temperatura per ‘sigillare’ la parte esterna. In questo modo si ottiene un’interno perfettamente roseo, e un esterno cucinato omogeneamente aromatico e croccante. Mentre sono in piacevole compagnia , cala un silenzio sacro dinnanzi a quel lauto banchetto.

Mi soffermo sulla copertina del menù del ‘Mood’ , che reca la scritta: “Le idee migliori non vengono dalla ragione, ma da una lucida, visionaria follia”, e quanto mai di più vero! Al ‘Mood’ si respira un’aria diversa, si entra quasi in un’altra dimensione, come quella che ritrovo nel giro della barriccaia , dove riposano le più esclusive etichette da collezione .

Salerno, dove dormire

Alloggiando nel  confortevole ‘Albergo Santa Rosa’ del cordiale signor Mauro sito  in ‘Corso Vittorio Emanuele 14’, ho avuto modo di spostarmi agevolmente. ‘Corso Vittorio Emanuele ’, oltre che essere il boulevard di Salerno , è a pochi passi  dalla stazione ferroviaria e  dal  ‘Molo Masaccio’, da dove si salpa per la Costiera Amalfitana.

Oltretutto percorrendo questa strada festosa per tutta la sua lunghezza, in soli venti minuti di passeggiata si capita al centro storico, dove sono concentrate le principali attrattive dell’urbe, visitabili in un’unica giornata. Davvero una scelta azzeccata!

Salerno, a presto!

Si dice vedi Napoli e poi muori, ma vale la pena girare per Salerno . Sarete accarezzati dalla brezza  marina quando sarete vicino il mare che è due passi dal centro storico. Questo è il cuore pulsante della cittadina campana. E sicuramente non vi mancheranno spunti per visite culturali grazie a musei e pinacoteche ospitati in palazzi storici.

Ovunque a Salerno c’è sempre qualcosa da fare e vedere. Cammninate per le sue vie e perdetevi , senza avere una meta fissa ammirando scorci, facciate ed angoli storici. O semplicemente facendovi rapire dall’odore del pane caldo appena sfornato. O della gente che passeggia rilassata sorridendovi appena incorocia il vostro sguardo. Cosa aspettate per prenotare la prossima vacanza a Salerno ? Vi aspetta e sarà una sorpresa tutta da gustare senza la frenesia delle grandi metropoli !

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‘Cantina Sorrentino’, Boscotrecase, Vesuvio

‘Cantina Sorrentino’, Boscotrecase, Vesuvio

“Io amo la luna, assai più del sole. Amo la notte, le strade vuote, morte, la campagna buia, con le ombre, i fruscii, le rane che fanno cra cra, l’eleganza tetra della notte. È bella la notte: bella quanto il giorno è volgare. Io amo tutto ciò che è scuro, tranquillo, senza rumore. La risata fa rumore. Come il giorno.”

Totò

‘Cantina Sorrentino’,  i vini del  Vesuvio

2 Luglio 2020. Abbandono il mio ‘InCentro b&b via Toledo 156’ , la mia porta per Napoli , e mi dirigo verso la   Cantina Sorrentino’  Per me è un occasione di un viaggio enoico  nel mondo dei vini Vesuviani

Seguitemi in questo percorso affascinante, che vi farà venire la voglia di bere subito questi nettari divini! Prima di arrivare a destinazione nella  Cantina Sorrentino, vi racconto della mia tappa nella mitica  Sorrento , a località più visitata della Campania dopo Napoli!

Sorrento e la sua bellezza

Dopo un’ora di treno regionale da Napoli arrivo a Sorrento, una piccola cittadina che si trova nella ‘Penisola Sorrentina’ , di fronte alla baia di Napoli, nella parte sud-occidentale dell’Italia.

Adagiata sulla scogliera che la separa dal suo affollato porticciolo, Sorrento è famosa per  la sua bellezza, la sua notorietà e la sua posizione strategica attirano migliaia di turisti da tutto il mondo ogni anno. Si respira un’aria internazionale a scapito magari della sua vera natura di semplice borgo marinaro. Tuttavia il turismo è il principale volano di questo gioiello del Tirreno, che  da sempre richiama  artisti, scrittori e musicisti!

A differenza però degli altri paesi della ‘Costiera Amalfitana’ e di Capri, Sorrento rimane viva tutto l’anno. Trovare bar, ristoranti e negozi aperti non è mai un problema anche se a gennaio e febbraio molte attività turistiche chiudono.

3 Cose da vedere in ‘Piazza Tasso’ a  Sorrento

Dalla stazione a pochi passi mi ritrovo in  Piazza Tasso’ , il  salotto di Sorrento,  dedicata all’illustre e omonimo poeta Torquato Tasso,  che qui ha i suoi natali .

Questa piazza è adornata dalla statua del patrono Sant’Antonio Abbate. Inoltre è circondata da preziosi gioielli quali:

  1. La ‘Casa Correale’ , palazzo signorile con un bel cortile maiolicato;
  2. La chiesa di ‘Santa Maria del Carmine’  con la sua ricca facciata barocca;
  3. L’elegante Grand Hotel Vittoria’ , famoso per aver ospitato nel 1921 il grande Enrico Caruso.

2 Cose da  visitare nel centro storico di Sorrento

Mi rifugio immediatamente all’ombra di un chioschetto per rianimarmi dall’afa estiva di questo luglio bollente con una spremuta d’arancia ghiacciata.

Subito dopo mi addentro nel centro storico con le sue viuzze strette straripanti di negozi, ristoranti, e di attrattive artistiche e culturali, che richiamano ogni anno milioni di visitatori da tutto il mondo. Meritano sicuramente attenzione:

    1. Il ‘Duomo’ del XV secolo in stile Romanico ;
    2. La ‘Basilica di Sant’Antonio’, che risalente al XI secolo, è uno straordinario esempio di Barocco.

Sorrento, altre 3 cose non perdere

Le sorprese a Sorrento non mancano mai. Ci si sente come immersi in una favola, un sogno ad occhi aperti. Ovunque passeggiando per le viuzze strette del paese, o scendendo giù per qualche scalinata che vi porta in qualche spiaggetta piena di barchette,  sarete come in estasi.

Sarete ammaliati dalle infinite meraviglie della natura che si rivela in tutto il suo splendore, dall’odore dei limoni, alla vista di un mare blu cobalto.

Non c’è da stupirsi se Sorrento strega chiunque ci metta piede, e per quanti ancora stanno pensando di andarci in vacanza vi tento con  altre 3 attrattive da non farvi mancare. Siete ponti?

1. Il ‘Vallone dei Mulini’ di Sorrento. Fascino ancora poco conosciuto di un solco 

A pochi passi da ‘Piazza Tasso’ mi affaccio dalla  ringhiera di via Fuorimura per ammirare il  ‘Vallone dei Mulini’. Si tratta di un luogo affascinante e molto gettonato dai turisti, un solco profondo che attraversa tutta la montagna. Un insieme di valloni che sono venuti fuori da un’eruzione di 35000 anni fa, che devastò tutta la Campania.

Il vallone sparì con l’era moderna a fronte di riempimenti necessari per donare salubrità alla zona. Sinceramente la parte più bella di Sorrento per me sono i suoi due borghi marinari, che mi appaiono come un tripudio di colori , con le onde del loro mare azzurro,  che si infrangono sugli scogli bianchi,  su cui si affacciano case color pastello e strabilianti hotel  di lusso!

2. ‘Marina Grande di  Sorrento’

Il primo borgo marinaro è ‘Marina Grande’, a cui si accede da una strada di gradini ripidi. Un delizioso villaggio di pescatori, dove a parte qualche stabilimento balneare alla moda, pare che il tempo si sia fermato con tutte le barche e le reti tirate sulla riva.

‘Marina Grande’, è il setting del celebre film ‘Pane, amore e fantasia’ con la prorompente Sofia Loren. Rimane invece poco dei vecchi cantieri dove venivano realizzati i famosi ‘gozzi sorrentini’, imbarcazioni per la pesca fatti di legno, sia a remi che a vela.

3. ‘Marina Piccola di Sorrento’

Il secondo borgo marinaro è ‘Marina Piccola’, che in sostanza è il porto di Sorrento, importante approdo di traghetti e aliscafi. Il porto è ubicato in una caratteristica insenatura, chiamata prima ‘Marina di Capo Cervo’ dal nome del promontorio che lo sovrasta. Anche qui ci si può crogiolare al sole nei deliziosi lidi che per lo spazio esiguo sono fatte come delle palafitte sull’acqua.

‘Cantina Sorrentino’, un viaggio nel cuore del  ‘Parco del Vesuvio’

Lascio a malincuore  Sorrento  e raggiungo  Torre Annunziata  ,  dove mi viene a prendere  Giuseppe Sorrentino  , titolare della  Cantina Sorrentino’     nel cuore del Parco del Vesuvio’ ,  che  mi invita per un’intervista . La fortuna premia gli audaci,  specie se entri nelle grazie del mio amico sommelier  Gabriele Massa,  che mi fornisce questo  prezioso contatto!

Entriamo in macchina e durante  il tragitto Giuseppe Sorrentino racconta del suo lavoro,  della sua vita, dei suoi affetti, e dei suoi sogni, che si intersecano l’uno con l’altro senza problemi chiudendo il cerchio della sua esistenza che è assolutamente felice.

Boscotrecase, da riserva di caccia angioina a comune della ‘DOC Lacryma Christi’

Ci fermiamo a circa in località  Boscotrecase   250 metri sopra il livello del mare. Prima di essere uno dei più rinomati comuni della ‘DOC Lacryma Christi’ , questo paesino dal 1337 è poco più di un folto bosco detto “Sylva Mala , che diventò riserva di caccia angioina con tre monasteri al suo interno.

Prima di arrivare nel suo laboratorio divino, Giuseppe Sorrentino  mi parla dell’amore per la sua famiglia e della sua azienda la Cantina Sorrentino. Qui da tre generazioni si producono: vini di altissima qualità, olio, e confetture di frutta.

E che dire del fiore all’occhiello della produzione:

Questo pomodoro è un fiore all’ occhiello dell’agricoltura campana, orgoglio puro per la sua squisitezza, tanto da essere perfino rappresentato nella scena del tradizionale presepe napoletano. Giuseppe Sorrentino  mi fa scendere dalla sua vettura, che di bianco ormai non ha più nulla per via della polvere grigia, che la copre per intero non appena parcheggia davanti l’ingresso della cantina.

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Pranzo alla  Cantina Sorrentino’ con vista sul ‘Golfo di Napoli’

La tenuta della Cantina Sorrentinoconsiste di 35 ettari di proprietà prospiciente  il Vesuvio. L’ imponente vulcano fa da sfondo con tutta la sua solennità al mio pranzo luculliano all’interno dell’elegantissima  sala degustazione. Questa è un terrazzo in legno tutto a vetrate,  da cui si ha una vista mozzafiato sulla:

Cucina a km Zero!

Dalla cucina a vista gestita da mamma Angela Cascone, esce il menù del giorno rigorosamente a chilometri zero.

Cosa mi fa venire l’acquolina alla bocca? Un antipasto di bruschette con contorno di melanzane e zucchine grigliate, assieme a olive verdi, formaggi e salumi locali. E ancora mi gusto un primo di spaghetti  ‘sciuè sciuè’ , in dialetto ‘veloci veloci’ , con sugo di ‘pummarola fresca’ , basilico e parmigiano. E per finire una cocotte di parmigiana da urlo!

Storia della ‘Cantina Sorrentino’

Inizialmente la Cantina Sorrentinoera un podere rustico dell’Ottocento, che con tanta tenacia e determinazione venne trasformata nell’attuale azienda agricola.

Il successo arrivò presto.  Al presente l’impresa è di una importanza rilevante per tutta l’economia locale. Inoltre  copre tutta la filiera produttiva, da quella agroalimentare e vitivinicola a quella dell’accoglienza turistica.

In principio fu nonna Benigna

Il traino per la realizzazione di un business autentico per la  Cantina Sorrentino fu  nonna Benigna . Classe 1953 e cresciuta a pane e vino, Benigna ereditò dei possedimenti.

Nel 1965, la sua vena di contadina esperta e savia, finì   per fare organizzare tutti i suoi averi e quelli del marito per custodire e tramandare a prole e nipoti  i suoi tesori, dai vitigni autoctoni a tante varietà di frutta e ortaggi.

Paolo Sorrentino e il sogno di una vita

Da allora l’attività passò nelle mani del figlio Paolo Sorrentino.  Questi alternò giacca e cravatta in banca a guantoni da imprenditore agricolo.  Nel 1988 Paolo  intestò tutti i beni alla moglie Angela  , e dal 2001 l’intero impero fu gelosamente e attivamente gestito dalle sue tre creature, un maschio e due femmine.

C’è una forte identità in questa cantina. I Sorrentino sono degli appassionati di vino e sono consapevoli della responsabilità che ricoprono. La loro energia e competenza è devoluta al mantenimento degli elevati standard qualitativi del loro vino vesuviano, che è di nicchia, ricercato e molto di moda, mix perfetto di forma e contenuto!

Il cambio generazionale

A oggi la  Cantina Sorrentino è gestita da uno staff giovane e dinamico, eredi di questo antico patrimonio vitivinicolo.

Giuseppe Sorrentino  è il direttore generale, Benigna Sorrentino è l’enologa, e  Maria Paola Sorrentino,  si occupa del marketing e della comunicazione.

A loro fianco si aggiungono nuove figure di esperti enoici: da Bonaiuto Santolo e Marco Stefanini a Carmine Valentino, quest’ultimo rimasto fino al 2010.

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‘Vini Sorrentino’ il meglio della ‘Lacryma Christi DOC’   

Dal 1983 la ‘DOC Lacryma Christi’ è una denominazione che fa riferimento ai bianchi e i rossi prodotti con le uve auctone del Vesuvio.

La Cantina Sorrentino’  ci regala tra i vini più rappresentativi della ‘DOC Lacryma Christi’  fatti con queste secolari varietà locali:

Comuni della ‘DOC Lacryma Christi’ 

Il comprensorio della ‘DOC Lacryma Christi’ raggruppa 15 comuni interessati: San Sebastiano al Vesuvio, Boscoreale, Boscotrecase, Ottaviano, San Giuseppe Vesuviano, Trecase, Terzigno, Torre Annunziata, Ercolano, Portici, Torre del Greco, Pollena Trocchia, Sant’Anastasia, Cercola e Somma Vesuviana.

Si tratta di un fazzoletto di terra che fa vino dai  tempi degli antichi Romani. Le prime testimonianze della coltivazione dell’uva sul Vesuvio risalgono, infatti, al V secolo a.C.

6 vini della ‘Cantina Sorrentino’  in degustazione

Degustare i  ‘Vini Sorrentino’ davanti al panorama mozzafiato delGolfo di Napoli’ insieme a Giuseppe Sorrentino è impagabile.

Un regalo da farsi assolutamente, perché potrete degustare  il meglio dei vini vesuviani , di cui vi propongo  alcune delle migliori  etichette firmate ‘Cantina Sorrentino’ :

  1. ‘Dorè Lacryma Christi del Vesuvio Bianco Spumante DOC’ : Questo spumante è in assoluto il primo maestoso tentativo di Metodo Charmat’ da  ‘DOC Lacryma Christi’ a partire da Caprettone per il  90% e Falanghina per il rimanente 10%.  Giuseppe lo chiama  ‘Dorè’, per un duplice ossequio  alla musica e alla grandezza reale di  Carlo D’Angio. Questo spumante fa affinamento per otto mesi in tini di acciaio con delle bollicine tanto fini da sembrare quasi evanescenti. Esso ha un bel colore giallo paglierino chiaro, e sprigiona degli aromi fini e floreali. Alla bocca ha un gusto etereo e fruttato, ed è perfetto da abbinare con antipasti e golosità di mare,  e  secondi di carne bianca;
  2. ‘Benita 31 Caprettone DOC Bio 2019’ : Questo bianco è fatto in onore della nonna Benigna, è un vino biologico di Caprettone in purezza. L’etimologia di Caprettone potrebbe fare riferimento alla forma del grappolo, che ricorda la barbetta della capra, oppure ai pastori suoi probabili originari coltivatori. A lungo  scambiato per il più affermato Coda di Volpe, il vitigno Caprettone viene alla ribalta nel 2014 con l’inserimento della varietà nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite’.  Ciò catturò l’attenzione di tanti sommelier ed estimatori, che stanno contribuendo efficacemente al posizionamento del vino sulle principali piazze internazionali. ‘Benita 31 Caprettone DOC 2019’  è un bianco piacevole, deciso al naso con delle note minerali di grafite, mediterraneo nei sentori di finocchietto e timo e piacevolmente agrumato nei toni del bergamotto. Il sorso rimanda ad un’energia piena e succosa e con il suo finale lungo di note balsamiche di menta è l’ideale per calmare l’arsura estiva.  Magari davanti a delle invitanti linguine allo scoglio;
  3. ‘Vigna Lapilli Lacryma Christi del Vesuvio Bianco DOC Superiore 2018’ : Questo bianco nasce da uve selezionate di Caprettone 80% e Falanghina 20% del vigneto ‘Vigna Lapillo’ . Un terreno pieno appunto di lava e lapilli che si riflettono nella mineralità e grazia di questo bianco dal colore giallo paglierino. Dal profumo intenso, è corposo al gusto con sentori fruttati di mandorla, pesca bianca e pera. Se siete travolti dalla bontà di crostacei e molluschi, è il suo!
  4. ‘Lacryma Cristi del Vesuvio Rosato DOC Bio 2018’ : Questo vino da  Piedirosso 100%  è il rosé per ogni tipo di banchetto, che dona piacere tanto alle papille gustative quanto alla vista. Un rosato dal colore cerasuolo che colpisce per la sua mineralità , il suo essere amabilmente fruttato. Si presta a essere d’accompagnamento per arrosti di carne bianca, risotti, pesci tipici del napoletano, o per la classica ’zuppa di polipi’    servita con salsa di Pomodorini del Piennolo del Vesuvio D.O.P’.;
  5. ‘7 Moggi Vesuvio Piedirosso Bio 2018’ : Questo rosso dal profondo color rubino è fuoriuscito dalle mani di papà Paolo , che compra altra terra ove semina Piedirosso di cui questo rosso è fatto al 100% . Si chiama ‘moggio’ come l’unità di misura agraria vesuviana corrispondente ad un terzo di un ettaro. Si presenta fruttato al naso e morbido al palato. La sua dolcezza  simile a quella del Pinot Nero gli consente di sposarsi con cibi molto diversi tra loro, come lasagnette di pesce azzurro e pomodorini, ma anche pizza e formaggi assortiti;
  6. Lacryma Christi Rosso Vesuvio Bio 2016′ : Questo rosso proviene dai 500 m2 dati in gestione agli apicoltori , e da questo punto di alta salubrità dell’aria,  viene fuori  un rosso di  Piedirosso 80% e Aglianico 20%  . Esso è contraddistinto da un forte  colore rubino e dalle sue inconfondibili  note di more. In  bocca è molto asciutto e  leggero,  ma l’affinamento di 12 mesi in botte grande Allier di rovere sloveno ed altri 14 in bottiglia , gli rilascia una punta di  piccante e liquirizia, giusto carni, paste e agnello.

Cosa rende i ‘Vini Sorrentino’ così speciali?

Ma cos’è che rende i ‘Vini Sorrentino’ così speciali? La risposta è il loro ‘terroir’, unico e irritrovabile! I suoli delle vigne sono ricchi come sono di minerali, pietre pomici, lapilli e potassio. La loro fertilità è conseguenza delle varie eruzioni laviche nel versante sud-occidentale del Vesuvio , proprio dove stanno i vigneti aziendali.

Si tratta di un patrimonio enorme, una distesa di terreni lavorabili fino ad un massimo di altitudine che va dai 280 ai 780 metri, oltre i quali si trovano solo scenari lunari, una fonte di ricchezza custodita e regolamentata dal  ‘Consorzio Tutela dei Vini del Vesuvio’  risalente al 2015.

Un clima mite tutto l’anno

‘Consorzio Tutela dei Vini del Vesuvio’  persegue l’obiettivo di migliorare la viticultura portandola al massimo delle sue potenzialità, unendo  il sapere secolare all’utilizzo della tecnologia per tutto ciò che serve a garantirne il pregio, il monitoraggio e favorire la sperimentazione. Cose queste ultime che stanno alla base della filosofia aziendale della cantina ‘Cantina Sorrentino’ , che ne è membro attivo!

Se a ciò si aggiunge un clima mite d’ inverno e caldo d’estate, una posizione geografica che risente dell’influsso marino, e di un’importante ventosità moderata dall’azione riparatrice delle catene montuose, si può intuire l’incomparabile tipicità di queste viti. Inoltre queste sono tra le poche nel pianeta a essere a piede franco, grazie all’azione della sabbia, che le nutrì e le difese dagli effetti nefasti della fillossera di fine Ottocento.

‘Cantina Sorrentino’ è green

E che dire dell’alta porosità del sottosuolo e del costante stress idrico, che costituiscono un’arma efficace contro gli attacchi di patogeni.

In questo modo infatti si favorisce spontaneamente la conduzione biologica dei vigneti della Cantina Sorrentino’. Sono assolutamente dei prodotti sani, che vengono confezionati in modo naturale senza sconvolgere chimicamente le loro potenzialità.

3 linee tradizionali di vino della ‘Cantina Sorrentino’

La  ‘Cantina Sorrentino’  ha  tre linee aziendali da cui potere scegliere il meglio della ‘DOC Lacryma Christi’ :

5 caratteristiche della viticoltura della ‘Cantina Sorrentino’
  1. Uso di appropriati sistemi di allevamento (da quello usuale della pergola a quello più recente della spalliera);
  2. Accurata selezione delle uve;
  3. Terrazzamenti;
  4. Orientamento studiato dei filari;
  5. Rese equilibrate.

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‘Vesuvio Inn’, dormire tra le vigne del Vesuvio

Inebriata dai ‘Vini Sorrentino’ mi incammino con  Giuseppe Sorrentino  tra le magnifiche vigne aziendali, che avvolgono dei casolari di proprietà ristrutturati a ’Gest Houses’  per la gioia dei Wine Lovers .

Per concludere , posso davvero garantirvi che la famaglia  Sorrentino sanno  trasmettere la passione per la loro terra  attraverso la una produzione vinicola di eccellenza.

A ciò affiancano anche un lavoro di accoglienza turistica di alto livello pensato per  tutti quei viaggiatori, che vogliono concedersi una fuga da tutto e tutti . E per questo scopo mettono a dispozione i loro alloggi e servizi annessi :

Per farvi arrivare a casa tutto lo splendore di Napoli , deliziatevi con un’anteprima dei ‘Prodotti Sorrentino’, cliccando questo link in basso , omaggiandovi al contempo  di un coupon sconto  per un ordine online:

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‘Quartieri Spagnoli’ e ‘Vomero’ , Napoli

‘Quartieri Spagnoli’ e ‘Vomero’ , Napoli

“Il Papa è a Roma, Dio è a Napoli”
Jean Cocteau

Napoli, ‘Quartieri Spagnoli’ e ‘Vomero’ , cosa vedere 

Altro interessante itinerario a piedi da fare a partire dall’ InCentrob&b’  in via Toledo 156 è quello che mi porta a visitare i  Quartieri Spagnoli’ e il  ‘Vomero’ . Queste sono le due zone più caratteristiche e contrapposte di Napoli. Da una parte l’anima del popolo autentico, e dall’altra quella della borghesia benestante.

Il fascino di Napoli è proprio dettato dall’equlibrio dei suo opposti , tratto suo distintivo per eccellenza. E  tra miseria e nobiltà, tra caos e ordine, Napoli  è una città di contrasti che non finisce mai di stupire . Seguitemi in questo post , per scoprire cosa vedere in questi angoli della metropolitana. Armatevi di coraggio perché  ciò che vi illustrerò richiede davvero tanta energia e polmoni sani!

‘Quartieri Spagnoli’,  una storia  di Napoli

Mi avvio verso i  ‘Quartieri Spagnoli’ di  Napoli che nascono come accampamento temporaneo per le truppe regie spagnole. La posizione strategica ‘Quartieri Spagnoli’   a  Napoli  di fronte al ‘Palazzo del Vicerè’ e del porto  spiega la loro genesi militare, così come il loro schema urbanistico a scacchiera.

Ai ‘Quartieri Spagnoli’ di Napoli ci si addentra in un ammasso di stradine strette, su cui si adagiano i ‘vasci’, cioè i ‘bassi’ . Queste sono le odierne abitazioni anguste di famiglie spesso numerose, che all’origine erano i vecchi dormitori  per soldati elevati a più piani.

L’origine della ‘camorra’

Non stupisce se si pensa che questo tipo di habitat dei ‘Quartieri Spagnoli’  particolarmente chiuso è stato un giusto terreno per il proliferare della  camorra. In principio i camorristi erano probabilmente dei giustizieri loschi che compensavano un governo assente.

Pare che la parola  camorra derivi dallo spagnolo ‘rissa’ . Oppure starebbe a indicare una stoffa o un giubbotto che questi ‘poliziotti fai da te’ indossavano durante le loro ispezioni illegali! Tuttavia oggi  i  ‘Quartieri Spagnoli’ non è più l’area più malfamata di Napoli, ma sono un esempio di uno sforzo di riqualificazione finanziaria, sociale, ed urbanistica. Essa pullula di attrattive per i forestieri , impieghi inventati e graffiti di valore.

I ‘Quartieri Spagnoli’, un dedalo di gerani rossi, ruote bucate e pennellate di valore

Girovagando nel  labirinto dei ‘Quartieri Spagnoli’ , si ha come l’impressione di essere dentro un calderone, che ribolle di tutti i tipi della specie umana . Tutti con loro abitudini quotidiane e con il loro  magistrale affaccendarsi per fare un po’ di soldi e sbarcare il lunario.

I mercanti di frutta e verdura che gridano a voce alta i prezzi della loro merce fresca sono sparpagliati dappertutto.  Così come ogni sorta di ristorantini il cui menù è proposto dai camerieri, che con il loro fare scanzonato si avvicinano ai passanti nella speranza di fargli consumare un pasto!

‘Quartieri Spagnoli’ , la vera Napoli!

Napoli è la sintesi degli opposti, ogni arteria principale nasconde un tessuto popolare.  Napoli è vita, è paradiso, ma è anche inferno, perché i problemi ci sono: la criminalità organizzata, il clientelismo, l’emergenza rifiuti e il lassismo.

Non merita però di essere ridotta ad una semplice lista di opinioni rigidamente precostituite, perché qualsiasi altra metropoli soffre di qualcosa, e chissà se poi in misura maggiore o minore!

5 cose da vedere nei ‘Quartieri Spagnoli’ di Napoli

Ai Quartieri Spagnoli’ c’è una ventata di rinnovamento negli ultimi anni . Cresce l’offerta gastronomica, si moltiplicano le visite guidate, ed i murales sparsi ovunque restituiscono orgoglio a questa area dalle origine povere e degradate.

Napoletani e turisti vanno a caccia delle Edicole votive’  e dei grandi della  street art Napoletana che hanno contribuito a valorizzare  i Quartieri Spagnoli’  . Stesso discorso vale per la periferia remota del capoluogo campano, dove i murales da non perdere  sono:

1. ‘Edicole Votive’

LeEdicole votive’  sono degli ex voto  di strada. Poste all’interno di piccole o gigantesche teche di vetro,  i popolani ci venerano il patrono San Gennaro, l’idolo  Maradona , la Madonna , Gesù, e pure  insieme anche a foto dei defunti più cari. Le Edicole votive’  rappresentano un segno di totale riverenza verso Dio e verso la famiglia, che sono alla base del carattere dei Napoletani.

Alcune di queste Edicole votive’ sono di cattivo gusto, altre invece di gran valore artistico. A me ha colpito in modo particolare:

Esse sono sempre piene di fiori freschi e fiaccole.  Sono curate assiduamente dalle massaie , con la pulizia dei vetri e con il ricambio costante degli stoppini a ogni loro spegnersi. Clicca qui per altre info su le Edicole votive’ dei ‘Quartieri Spagnoli’ 

La storia del padre domenicano Rocco e il sistema di illuminazione a Napoli nel ‘700

Napoli possiede migliaia di Edicole votive’ sparse ovunque. Questa è un’antichissima usanza di derivazione romana che unisce sacro e profano. E sebbene tutti sono al corrente di questa realtà, nessuno forse sa che la loro  diffusione si deve al padre Gregorio Maria Rocco!

Il padre domenicano , già autore del  ‘Real Albergo dei Poveri’ (17511829) , infatti incitò il governo borbonico a favorire il proliferare delle Edicole votive’ nelle aree più povere e buie di Napoli, dove per la malavita  falli’ il brillante sistema di illuminazione regio.

Padre Gregorio Maria Rocco salvò letteralmente  Napoli dal buio nel 1700, sfruttando il forte sentimento religioso dei Napoletani, che [ sempre appartenuto a buoni e cattivi! (a volte molto più vicino alla superstizione che alla fede). Le Edicole votive’ erano infatti perennemente adornate con dei lumi,  perennemente alimentati da tutti i fedeli, delinquenti compresi. Tale pratica ebbe anche il vantaggio di scoraggiare il pericolo di vandalismi e atti impropri!

2. Alimentari di ‘Angelo & Tina Scogliamiglio’

La bottega alimentare diAngelo & Tina Scogliamiglio in vico Lungo Gelso si è trasformata in una scuola di cucina napoletana per gli immigrati di Napoli. Nel suo negozio di frutta e verdura ogni martedì alle 15,30 la signora Tina  organizza corsi gratuiti di cucina a chiunque voglia partecipare.

E naturalmente le classi si colorano di razze : cingalesi, senegalesi, russi, cinesi , magrebini, indiani, imparano le ricette più famose della cucina partenopea! Marito e moglie  sono stati geniali nell’avere fatto della loro ‘putia’ un laboratorio innovativo per promuovere Napoli .

3. ‘Via Portacarrarese’ e la ‘Fondazione Foqus’ 

‘Via Portacarrese’ è un vicolo a ‘Montecalvario’  pieno di sorprese, perché qui vi nacque Santa Francesca, la santa che aiutava le donne ad avere dei figli. Per non dimenticare i murales dedicati aTotò’ e ad altri figli dell’arte partenopea.

Foqus Napoli’, un esempio di rigenerazione urbana

Inoltre da queste parti è nato  ‘Foqus Napoli’ , un progetto di rigenerazione urbana ospitato in un ex monastero l’ ‘Istituto Montecalvario’. Si tratta di una Onlus di privati e imprese che stanno scommettendo sulla formazione, sulla cultura e sulla integrazione, una filosofia di investimento cara al suo stesso presidente Rachele Furfaro.

L’edificio è un insieme di scuole, corsi di arte, cooperative e start up giovanili, che sperimentano forme nuove di comunità e benessere sociale. Ci sono sempre tanti eventi che si svolgono tutto l’anno aperti a tutti all’interno di una corte interna elegante che accoglie anche mostre di installazioni e arte permanente.

4. ‘Quore Spinato’

‘Quore Spinato’ è un incredibile percorso  di  223 opere di street art dei Napoletani ‘Cyope & Kaf’ . Questi artisti vogliono denunciare ogni forma di ingiustizia sociale e il capitalismo. E al tempo stesso rallegrare il grigiore di saracinesche o panche sgarrupate. Così attraverso il concept dell’attrazione turistica, si arriva a un conseguente risultato di riqualificazione urbana. Che male non fa!

‘Quore Spinato’ è un campo di lavoro che abbraccia  tre livelli: il pittorico, l’audiovisivo e lo scritto. In maniera quasi multimediale gli artisti creano opere che parlano di queste aree, proponendole su  muri, portoni e cancelli. Clicca qui per vedere il percorso intero di ‘Quore Spinato’ !

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5. ‘Maradona e la Pudicizia’, murales in via Emanuele de Deo

Tra la street art più significativa di Napoli  , quella che racconta di tutti i suoi figli, naturali o acquisiti, vanno segnalati soprattutto le tele urbane in via Emanuele de Deo:

6.  ‘Trattoria da Nennella’

All’imbrunire  Marco, la mia guida napoletana, vuole farmi sperimentare la vera cucina  di Napoli . Mi trascina da ‘Nennella’ , l’ormai celebre trattoria in Lungo Teatro Nuovo  nei  ‘Quartieri Spagnoli’ .

Il nome ‘Nennella’ e è vezzeggiativo volgare per ‘piccola’. Come riporta la scritta di una targhetta in argento di una vespa rossa che  fa da insegna al locale. Papille gustative soddisfatte, e anche un live show del meglio e del peggio dell’esuberanza Napoletana!

 

Il mercato di Pignasecca 

Dai Quartieri Spagnoli’  mi spingo fino alla parte più verace di Napoli , il rione di ‘Pignasecca’,  ubicato da largo Carità a Ventaglieri . Rimarrete sbalorditi dal via via di persone che fa acquisti, si respira l’aria della quotidianità partenopea, con i suoi riti e le sue abitudini.

A ‘Pignasecca’ i marciapiedi sono scomparsi per dare largo ai banconi. In questi  oltre a pesce, corstacei e molluschi di  risaputa qualità, ci si rifornisce di tutto: latte, formaggi, salumi, spezie, scarpe, cravatte, vestiti, stufe, condizionatori, trucchi, penne,  bevande assortite!

La storia di ‘Pignasecca’

Una leggenda narra che agli albori questo souk napoletano era situato fuori le mura di Napoli . Sarebbe un pezzo della tenuta della famiglia Pignatelli di Monteleone . Esso era coperto da boschi , che è documentato prima con l’appellativo di ‘Biancomangiare’ (per via di un dolce tipico  di questi parti). Dopo di ‘pignasecca’ , cioè ‘pino secco’. Questo è quell’ultimo albero rimasto quando si cementa tutto per fare  via Toledo nel 1536!

Anche l’arbusto rinsecchito sarebbe stato raso al suolo dai residenti, perché focolare di alcune gazze ladre che li derubarono di tutto . Esse furono pure scomunicate da dei vescovi perché ritrovarono nella refurtiva nascosta indizi di atti illeciti con le loro perpetue!

Il ‘Vomero’, l’altra Napoli

Roberta di Porzio mi guida verso il  ‘Vomero’ , il versante collinare di Napoli. Ci arriviamo con la ‘Funivia di Montesanto’ ‘Pignasecca’. Pare che ‘Vomero’ si chiami così da un gioco  ‘vomere’, un passatempo che o vecchi contadini del posto  praticavano nei giorni festivi, sfidandosi a tracciare con l’aratro il solco più diritto.

Il ‘Vomero’ ha mantenuto a lungo la  sua vocazione contadina. Non a caso prima era chiamato ‘la collina dei broccoli’, con i suoi villaggi rurali pieni di mercati ortofrutticoli. In seguito alla paura della peste del 1656 accadde che l’aristocrazia Napoletana decidesse di trasferirsi quassù  costruendo dimore nobiliari a garanzia della loro salute. Questa fu una tendenza che furò per tutto il Settecento e l’Ottocento. A questo periodo si fa risalire vua Infrascata, la prima via carrozzabile oggi nota come via Salvator Rosa.

5 Cose da vedere  al ‘Vomero’

IlVomero’ è la parte più moderna di Napoli , in risposta ai piani di ampliamento messi a punto con la ‘bonifica’ conseguente all’epidemia del 1884. Il’ Vomero’ è una sorta di piccolo villaggio mondano , che dalle sue radici agricole è finito per essere un eden per cittadini benestanti pieno di palazzine in stile liberty e parchi (anche se qui la speculazione edilizia degli anni cinquanta non ha risparmiato niente e nessuno!).

La mondanità estrema del  ‘Vomero’ si articola su via Scarlatti, via Luca Giordano,  e ‘Piazza Vanvitelli’ . Qui ha sede il famoso studio di architettura di Salvatore di Vaia  . Questi insieme a Roberta di Porzio  proprietaria dell’ ‘InCentro b&b’  in via Toledo 156a Napoli sono state le mie guide per la divina Napoli .

1. ‘Certosa di San Martino’ 

La ‘Certosa di San Martino’   è un’antica vestigia realizzata da Tino di Camaino nel 1326 e  fu modificata notevolmente tra la fine del Cinquecento e gli inizi del Settecento. Furono tre gli architetti che intervennero alla certosa per consegnarla ai Napoletani come la venerano oggi:

La ‘Certosa di San Martino’  fu un via vai di monaci dal 1799 al periodo delle guerre mondiali per la soppressione degli ordini religiosi. Sul finire dell’Ottocento fu adibita a Museo Nazionale’ . La certosa è soprattutto il buen ritiro di chi vuole tuffarsi nella gloria di una vista su Napoli dall’alto, grazie ai suoi loggiati e belvederi.

2. L’antica  ‘Vigna di San Martino’ 

Nei pressi della ‘Certosa di San Martino’ si estende uno dei pochi polmoni verdi di Napoli , la cosiddetta ‘Vigna di San Martino’ . Si tratta di un terreno di 7 ettari coltivato a vite, ulivi e alberi da frutto. Da qui si gode di una vista spettacolare sul ‘Golfo di Napoli’. 

Queste terrazze coltivate risalgono ai primi dell’ 800,  sono miracolosamente scampati alla speculazione edilizia del Dopoguerra. Nel 1988 Giuseppe Morra, noto gallerista e mecenate,  acquistò questo angolo di paradiso, riportandolo al suo antico splendore. Dal 2010 la  ‘Vigna di San Martino’ rappresenta un esempio perfetto di azienda agricola urbana che produce vino e olio.

Il percorso di accesso si ha in Corso Vittorio Emanuele 340,  e su prenotazione si puo’ visitare, rimanendo affascinati dal sentiero che porta in cima alla collina, che offrono scorsi inediti su Napoli

Ai piedi della vigna salta poi fuori Hotel San Francesco al Monte’ della famiglia Pagliari , che  è ricavato da un convento del XVI secolo. Che dire un’ albergo museo . Quelle che erano le camere dei monaci adesso sono camere con vista Vesuvio e Capri!

3. ‘Castel Sant’Elmo’

Il ‘Castel Sant’Elmo’  domina la città di Napoli dal punto più alto  del ‘Vomero’   nel Largo San Martino, da cui si gode uno splendido panorama sul centro storico. Su una preesistente una cappella dedicata a Sant’Erasmo  (da cui ‘Eramo’ , ‘Ermo’ e poi ‘Elmo’, che diede il nome attuale della fortezza) , Roberto d’Angiò ci volle  impiantare un castello medievale nel 1300 sotto la supervisione dell’architetto Tino di Camaino .

Durante la lotta fra francesi e spagnoli per la conquista del Regno di Napoli, il castello venne più volte assediato. L’attuale pianta stellare a sei punte si deve ai rifacimenti nel 1547  sotto il vicerè spagnolo Don Pedro De Toledo.

Nel 1587 un fulmine colpì il castello distruggendo le dimore di castellani e militari e la chiesa interna. L’edificio fu quindi ricostruito tra il 1599 ed il 1610 dall’architetto Domenico Fontana. Attualmente il  ‘Castel Sant’Elmo’   ospita mostre ed esposizioni d’arte temporanee,  festival e rassegne teatrali e musicali. Inoltre esso  è sede permanente del ‘Museo Napoli Novecento 1910/1980’,  che raccoglie opere realizzate da artisti napoletani nel corso del XX secolo.

5. Le scale della ‘Pedamentina’

La ‘Pedamentina‘  è un complesso  di  414 scalini del risalente al XIV secolo a opera dagli architetti Tino di Campiono e Francesco de Vito. Possiamo considerarla un tentativo  di collegamento pedonale tra zone della città interessate da espansioni extra moenia. 

Questa discesa aveva il compito di unire due differenti zone della città di Napoli , vale a dire la ‘Certosa di San Martino’  ed il ‘Castel Sant’Elmo’  , collocati sulla collina del ‘Vomero’, ed il centro storico, posto a valle.

Percorrendo la  ‘Pedamentina, ad oggi considerata un capolavoro urbanistico,  si gode di uno spettacolare  panorama del ‘Golfo’, ma anche gli orti ed i giardini della Certosa di San Martino’.

4. ‘Ville Liberty’  del ‘Vomero’

Al ‘Vomero’ un itinerario interessante è quello relativo alle ville del  periodo d’oro del ‘liberty partenopeo’, firmate dall’ architetto napoletano Adolfo Avena (1860 – 1937) . Uno dei figli di Avena, Gino, ne seguì le orme facendo proliferare al diversi altri capolavori fino agli  30.

Le 4 ‘Ville Liberty’ da non perdere

  1. Villa La Santarella’: Posto tra tra via Luigia Sanfelice e via Filippo Palizzi, questo castello con quattro torri è figlio del celebre commediografo e attore Napoletano Edoardo Scarpetta (padre dei De Filippo) . Si intitolò questo gioiello in onore a ‘Na Santarella’, una delle sue opere più conosciute. Sulla facciata si legge “Qui rido io“! Vuol dire che se al teatro erano gli altri che ridevano alle sue battute, qui sarebbe stato lui a godere dei frutti del suo lavoro;
  2. ‘Casa Marotta’ : Si tratta di una residenza aristocratica a tre piani dell’architetto palermitano Leonardo Paterna Baldizzi , per cui si può considerare un esempio di ‘liberty siciliano‘. Ubicato in via Solimena 76,  l’ esterno presenta importanti balconate , e un  caratteristico color giallo ocra;
  3. ‘Palazzo Avena’: Tra via Renato Lordi e Piazza Ferdinando Fuga, questo tesoro è  costituito solo dalla facciata d’ingresso della settecentesca Villa Ruffo’ (o ‘Villa Palazzolo’ o ‘Villa Haas’). Questa venne rifatta da Adolfo Avena tra il 1927 e il 1928  per la risistemazione del piazzale di fronte alla Funicolare Centrale, che venne inaugurata nel 1928;

  4. ‘Villa Floridiana’: All’ingresso di questa villa si può accedere sia da via Domenico Cimarosa 77 che da via Aniello Falcone 171. Non è altro che la residenza estiva voluta da Ferdinando I di Borbone per la seconda moglie Lucia Migliaccio (duchessa di Floridia).. Al suo interno ospita dal 1927 il Museo nazionale della ceramica Duca di Martina’.

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Napoli è tutto!

La semplicità, l’autenticità delle persone. Il loro sorriso, il loro accento, la loro voglia di vivere. L’orgoglio per la loro città, la fierezza nei loro occhi quando parlano della magia di Napoli. Riescono a farti sentire a casa, in poco tempo.

Non sono Napoletana, ma questa metropoli mi appartiene, perché ci rivedo tutto quello che mi piace della vita, compreso il sole, il mare e la voglia di stare bene. Non vi perdete nulla di Napoli, e se volete dormire bene e avere consigli ulteriori non esiste posto migliore di l’ ‘InCentro b&b’ di  Roberta di Porzio e Salvatore di Vaia

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