Cantina Anastasia nell’isola di  Rodi

Cantina Anastasia nell’isola di Rodi

“Il vino è poesia imbottiglata”

Robert Louis Stevenson

Cantina Anastasia : l’isola di Rodi in un calice!

Sicuramente la mia visita alla Cantina Anastasia nell’isola di Rodi  ( +30 6973 42 3768 , la perla più grande dell’arcieplago del  Dodecaneso in Grecia, è stata un’esperienza divina e indimenticabile  Ancora una volta il vino mi ha portato a scoprire non solo una terra nuova e affascinante ,  manche il  suo lato più autentico e vero: quello dell’entroterra.

Travolta e stanca  dalla frenesia del divertimento estivo durante il  mio giro dell’isola di Rodi in 1 settimana , avevo deciso di ritagliarmi un po’ di tranquillità. Così mi sono spostata dalla caotica capitale  di Rodi città a nord verso l’interno a ovest.  Sono stata precisamente  a Embonas. Questo  oltre a essere un delizioso borgo  di montagna, è anche la zona più vocata alla viticoltura del paese. La presenza di antiche anfore  rodiesi ritrovate in tutto il Mediterraneo attesta  che  il  vino qui si faceva sin  dal  VII secolo a.C. . Senza scordare poi che durante il periodo ottomano l’isola di Rodi mantenne un ruolo centrale nel commercio dell’uva Malvasia praticamente ovunque fuori dai propri confini  .

A rendere la mia permanenza ancora più  speciale nell’isola greca   è stata l’accoglienza calorosa di Jason Zafeirakopoulos  , manager della Cantina Anastasia  . Il giovanissimo winemaker mi ha mostrato e fatto provare  il meglio della tradizione enogastronomica dell’isola di Rodi.   Quella che vi sognate di ritrovare nei  ristoranti del litorale a sud ,  che vengono pratiamente presi d’assalto dai turisti , specie nei mesi più caldi dell’anno.

Come arrivare alla Cantina Anastasia

La Cantina Anastasia  è collocata a circa 30 km dal capoluogo   (indirizzo : Epar.Od. Kalamonas-Psinthou 6, Paradeisi, 851 06).  Per raggiungerla :

In alternativa:

Ovviamente la posizione della Cantina Anastasia nell’isola di Rodi  non è centralissima , ma  è proprio questo  il suo charme . Perché si è avvolti dalla quiete e dal silenzio. E si è lontani dal rumore , e dalla confusione cittadina. Al massimo  sentirete il canto delle cicale,  o il miagolio di qualche gatto e le chiacchiere di quelle poche anime che  vivono nei dintorni. Questo post è dedicato a tutti i wine  lover che si chiedono che fine abbia fatto il vino in Grecia! Ed è proprio alla Cantina Anastasia  che lo ritroverete!

Buona lettura!

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Storia della Cantina Anastasia nell’isola Rodi

Dal porto dell’isola di  Rodi sono partita di mattina presto con un mini van verso la Cantina Anastasia . Dentro la macchina ho incontrato  un simpatico gruppo di americani con cui ho fatto amicizia.  Non appena sono arrivata sono scesa dal veicolo e ho attraversato il viale alberato dell’ingresso impreziosito con un cancello in ferro battutto. Purtroppo il caldo è stato asfissiante. Normale ad agosto! Ma mi sono risollevata non appena mi sono  rifugiata con altri ospiti  all’ ombra  di  un  pergolato in legno antistante il parcheggio dell’azienda vitivinicola.

Ad aspettarci c’era Jason . Dopo un piacevole bicchiere di benvenuto ci ha invitato ad accomodarci nel ristorante all’aperto della sua  cantina  e ad ascoltare la sua  storia . Più che altro hanno parlato i suo occhi :  pieni di entusiasmo, quello  tipico della sua giovane età. Di fronte ho avuto un padrone di casa che, dietro i suoi trentanni,  ha fatto subito trapelare una personalità forte e determinata.  La stessa che lo ha portato a Bordeaux   in Francia, dove ha vissuto per studiare  enologia.

Non solo vino!

Al termine dell’università Jason  si è trasferito definitivamente nell’isola di  Rodi  per portare avanti la sua tenuta. Questa prende il nome da sua madre ,  che è appunto  Anastasia Triantafyllou,  che insieme al marito  Nikos  , imprenditore edile, l’avevano fondata nel 1995.  Si è trattato sul serio di un sogno che è  diventato realtà grazie a tanta fatica e  tanto amore per il vino e la propria patria!  Una passione tramandata da generazione a generazione :  il  nonno infatti  era stato il fondatore della Cantina Emery, una  delle cantine più storiche di Embonas.

L’avventura enoica dei  signori  Zafeirakopoulos  è iniziata  con l’acquisto dei terreni e la costruzione di  due grandi  stabili dai tetti alti e spioventi .  Questi adesso sono colorati  di rosa pastello modellati volutamente in stile neoclassico , come le   celebri case dell’isola di  Symi.  Al loro interno entrambi i fabbricati ospitano spazi dedicati alla vinificazione, distilleria e ristorazione. Successivamente hanno fatto i primi  vini, e poi  sono seguiti  tanti altri nettari premiati .

Non contenti hanno introdotto  anche la produzione dello   Tsipouro, classica acquavite greca e dell’ olio. Beni preziosi che al presente si possono solo comprare  in loco.  Nel loro shop ( insieme ad altri souveniroppure  online attraverso intermediari come Vivino. La loro filosofia aziendale è quella di valorizzare il patrimonio viticolo isolano , rispettare l’ambiente, e modernizzare le tecniche di produzione. Passato e futuro si fondono alla Cantina Anastasia a Rodi  .cantina-anastasia-rodi-embonas-wine-travel-blog-weloveitalyeu

Cantina Anastasia a Rodi, perché fa del vino buono!

Dopo avere ascoltato attentamente le parole di Jason io e il gruppo di turisti lì presenti ci siamo  alzati dalle nostre sedie e   lo abbiamo seguito per un tour in mezzo ai filari piantati intorno la cantina ( 7000 ettari). Anzitutto ci ha spiegato che il  terroir di Embonas  (400 m.l.m.)  è unico per la sua posizione geografica e per  alcuni fattori pedoclimatici .

Come un gioiello  Embonas è incastonata alle pendici del  monte Attavyros ( 1.200 m.l.m.). E proprio qui,  come già accennato , che si concentra  la maggior parte delle cantine e dei vigneti  dell’isola . Il suo è un clima tipicamente mediterraneo. Le estati sono calde e secche , e ci sono  forti escursioni termiche tra giorno e notte. Di grande importanza sono anche i suoi  suoli che sono:  calcarei , ben drenati, collinari con un’ ottima esposizione solare . Il  loro punto di forza , essendo piuttosto impervi , è che sono stati risparmiati dalla fillossera del XIX secolo. Un mix esplosivo che conferisce mineralità e struttura ai vini, donandogli equilibrio e  aromaticità.

I vitigni della  Cantina Anastasia a Rodi

Mentre passeggiavamo   tra i vigneti Jason  ci ha anche spiegato che gestire una  cantina non è mai semplice: la natura può riservare imprevisti anche gravi. Quattro anni fa, ad esempio, hanno dovuto affrontare un incendio che ha causato danni ingenti.  Occorrono risorse economiche importanti sia per riparare queste inevitabili perdite sia per innovare impianti e macchinari. Infine  il suo racconto  è proseguito con una lezione interessantissima sul ciclo annuale  della vite , che è sato descritto in un inglese impeccabile. Ad aprile  le gemme cominciano a germogliare con  fiori e grappoli. Giugno e settembre è il periodo più delicato e rilevante di tutta la fase della fruttificazione: la vendemmia .

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L’uva tipica dell’isola di Rodi

Il risultato di tanto lavoro per la Cantina Anastasia è la produzione di varietà autoctone che si trovano solo nell’isola di Rodi, che rappresenta il cuore della viticoltura dell’intero arcipelago del Dodecaneso. In parte molti vitigni sono stati reimpiantati per dare nuovo vigore agli appezzamenti terrieri , tra le varietà più coltivate spiccano  :

Per i bianchi:

  • L’ Athiri:  il vino simbolo dell’isola di  Rodi  è  un bianco  DOP , delicato , molto agrumato con note di pera e  mela; buona acidità, e sapidità ,  performa particolarmente bene in vigneti d’alta quota;
  • Il  Muscat di Rodi:  un’ uva molto antica e  aromatica con sa di miele e albicocca; può essere elaborata anche in  versione liquorosa sia come vin doux naturel;

Per i rossi :

  • La  Mandilaria:  un vitigno rosso caratteristico dell’isola , speziato e ben strutturato; attecchisce in collina e pianura.

In seguito  Jason  ci ha confidato che è stato necessario allinearsi alle tendenze della viticoltura moderna: non ci si può isolare, e sperimentare è fondamentale. Con ottimi risultati – circa 12.000 bottiglie all’anno– hanno osato con dei  vitigni internazionali.

Rispettivamente.

Degustazione Cantina Anastasia a Rodi

Il momento magico è stato il  pop dell’apertura delle etichette più rappresentative della Cantina Anastasia a Rodi . Tra quelli che mi hanno colpito maggiormente :

  • Nefeli Dry 2022: da  Muscat di Rodi   , 12%, bianco brillante e fragrante. Al naso si apre con sentori di zagara, lime, mela verde e richiami salmastri. In bocca è fresco,  minerale , con  un finale agrumato;
  • Thalassinos Allegro 2022 : blend dei rossi della cantina, 13%; colore rubino intenso,  profumo di ribes nero ,  c’è del tabacco e tè nero.
  • Mandilari Dry 2022: fatto da  Mandilaria,   rosso dal carattere intenso, sentori di ciliegia , prugna, spezie.  Tannico, di struttura corposa, ha il gusto di  frutta matura ; corpo medi0-pieno, tannini presenti ma bilanciati, rotondo e raffinato;
  • Moscato di Alessandria: fatto dall’omonima uva, è un vino dolce molto aromatico. Si sente l’ albicocca, i fiori d’arancio e l’uva passa.  Vellutato e pieno, possiede equilibrio e una dolcezza che non è mai stucchevole.

La cooking class  alla Cantina Anastasia a Rodi

Inutile affermare che la parte più entusiasmante del mio giro alla Cantina Anastasia a Rodi è stata quella del corso di cucina greca.  Ho avuto il piacere di provarla in abbinamento con gli elisir divini assaggiati prima con  Jason  . Lui , con un’eleganza tutta francese,  ha cambiato ruolo: da enologo a chef!

Ci siamo radunati  attorno a un lungo  tavolo nella terrazza del ristorante .  Era imbandito con tutti gli ingredienti delle principali ricette greche. Queste recano tracce della travagliata storia della Grecia e dei suoi incontri e scontri con popoli stranieri. Come quelli del Mediterraneo, dei  Balcani e dell’Oriente.

Ormai è risaputo che cuisine greca è salutare . A livello internazionale Il segreto della sua fama è che si basa su prodotti poveri, di stagione e freschi . Gli stessi che colmavano le ciotole sparse nel nostro desco della cantina.

Cosa abbiamo mangiato?

Con molta professionalità Jason  ci ha illustrato la tecnica di preparazione e cottura dei mezedes, una selezione di assaggi tipici greci . Tra questi :

  • Tzatziki: la celebre crema di yogurt, cetriolo e aglio,  irresistibile, ideale per accompagnare pane caldo e piatti grigliati;
  • Melitzansolata:una mousse morbida di melanzane cotte alla griglia . Vengono condite con olio , sale, pepe, aglio, e aceto . Sono da accompagnare con pane tostato;
  • Dolmades: ho personalmente imparato a piegare le  iconiche foglie di vite ripiene di riso . Questo è aromatizzato con cipolla e poi cotto a vapore in pentole di coccio. Li ho mangiati al ristorante greco e non mi hanno fatto mai impazzire. Fatti in casa è tutta un’altra cosa!

Ognuno dei commensali ha messo le mani in pasta e creato  un succulento pranzo . Mi sono divertita tantissimo. Sì, perché condividere le portate insieme agli altri è il piacere stesso del cibo. Non dimentichiamo che siamo in Grecia , la terra in cui l’ospitalità e sacra.

Per di più  ho appreso che la semplicità e la bontà delle materie prime sono il successo di un piatto. Non si deve aggiungere nulla se si prediligono già componenti di prima scelta. E questi non mancano affatto nella variegata gastronomia greca: cereali, legumi, verdure, olio extra vergine, formaggi, carne e pesce di qualità. Ecco perché essa fa bene ed è adatta a una dieta equilibrata e sana.

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Conclusione . Cantina Anastasia a Rodi

Esplorare  la Cantina Anastasia a Rodi significa vivere l’isola  in modo intimo. Si respira un’ aria diversa: si è avvolti  da pace e  ci sono dei panorami suggestivi . Atmosfere irripetibili in quei luoghi presi d’assalto dai turisti, specie nei mesi più caldi dell’anno. Programmare una tappa qui è come assaporare l’isola di Rodi d’inverno :  quella più vera  dei suoi abitanti,  delle loro giornate, delle loro piccole grandi cose. I loro sorrisi, la loro allegria e  convivialità.

Recarsi in questa cantina è farsi un dono , quello di catapultarsi in un contesto che trasforma l’ordinario in straordinario! Oltretutto si entra nel vivo del  mondo del vino in Grecia , che  si   è finalmente risvegliato negli anni ‘ 80  dopo secoli di buio . Questo grazie alle nuove generazioni . Come nel caso di  Jason , che hanno studiato all’estero . Hanno riportato in patria nuove competenze insieme a una crescente apertura verso i mercati internazionali e il turismo. E se cliccate qui e bloccate il vostro biglietto per il paradiso capirete meglio di cosa ho scritto finora.

καλό ταξίδι

 

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L’ isola di Rodi in 7 giorni

L’ isola di Rodi in 7 giorni

L’ isola di Rodi in 7 giorni: il mio viaggio nel cuore del Dodecaneso

Senza dubbio la mia vacanza in Grecia nell’isola di Rodi in 7 giorni è stata un’esperienza indimenticabile. Sto parlando di un paradiso terrestre incastonato come una perla nell’arcipelago del Dodecaneso: dodici isolotti  bagnati dal Mar Egeo che fronteggiano  la Turchia. Per  l’isola di Rodi in 7 giorni , come al solito, sono partita ad agosto, il mese delle mie ferie.  Di certo non è il massimo lo so,  perchè in alta stagione è affolato e caro dappertutto.

Tuttavia un  vantaggio è che  posso prenotare alloggio e volo con molto anticipo,  per cui non rischio di spendere troppo. Ho infatti  pagato un ottimo prezzo per soggiornare in pieno centro storico della capitale , che è Rodi Città. Caotica ma il top per gli spostamenti nell’isola .

Per spostarmi verso luoghi più nascosti, mi affidavo ad agenzie locali per tour privati  ( niente male civitatis o get your guide)  . In questo modo riuscivo a peregrinare per tutta  l’isola di Rodi senza lo  stress  di noleggiare una macchina. Odio guidare specie all’estero perchè voglio rilassarmi e non pensare proprio a nulla!  Oltretutto  con un pò di buon senso riesco quasi sempre a evitare la folla dei turisti che  in questo periodo sono presenti ovunque. Per esempio sfrutto le mattinate per muovermi e nelle ore più afose mi rifugio nei musei con aria condizionata a palla !

Come essere in Sicilia!

Per quanto riguarda il caldo comunque  lo sopporto abbastanza.  Sono nata nel sud d’Italia , in quella meraviglia che è la  Sicilia, che  tra l’altro  è stata colonizzata dai greci! Per cui l’isola di Rodi in 7 giorni non è stata una semplice fuga estiva ma un vero ritorno alle radici.  Mi sono sentita in sostanza come  a casa mia: sregata dalla luna, abbagliata dalla bellezza della natura, il sale sulla pelle, il vento tra i capelli, i sorrisi della gente che scaldano l’anima.

Questo post è dedicato a chi desidera visitare  l’isola di Rodi in 7 giorni e vuole  consigli pratici per viverla al meglio. Vi garantisco che  il suo straordinario patrimonio storico, culturale, artistico, paesaggistico ed enogastronomico, e un clima mite tutto l’anno vi conquisterà fin dal primo istante.

Buona lettura!

L ‘isola di Rodi in 7 giorni. Giro in senso orario! 

Sapevate che Rodi  è l’isola più grande del Dodecaneso ? Prima di  atterare nell’Aeroporto di Rodi-Diagoras  dal finestrino dell’aereo ho intravisto la sua forma allungata. Sembra essere come  un grosso cetaceo  che fluttua tra  acque cristalline. Dalla testa alla pinna si estende per 1.394 km²  con dei panorami  che cambiano continuamente:

L ‘isola di Rodi :  tra mito e storia

Innanzitutto Rodi è un’isola antica: più di 2400 anni di storia documentata.  Le prime tracce di vita risalgono al Neolitico, con piccoli villaggi dediti all’agricoltura, alla pesca e all’allevamento. Intorno al 1500 a.C., i Dori fondarono le città-stato  (poleis ) di Lindo, Ialiso e Camiro . Tutte e tre si unirono  fra loro nel 408 a.C. generando la città di Rodi. Questa venne  progettata secondo i principi di Ippodamo: un modello di urbanistica avanzata. Da allora  l’isola divenne un importante crocevia commerciale e culturale del Mediterraneo.

Più tardi nel 305 a.C., Demetrio Poliorcete, generale di Alessandro Magno, assediò l’isola per quasi un anno. L’obiettivo era conquistarla e spezzare l’alleanza con i Tolomei d’Egitto. Tuttavia, i cittadini resistettero con coraggio. Per celebrare la vittoria, i rodiesi eressero il Colosso di Rodi, una statua gigantesca all’ingresso del porto. Emblema dell’isola  ne  rappresentava la sua forza ed era una delle Sette Meraviglie del Mondo.

Ordine di San Giovanni e Turchi

Più tardi,  dopo il passaggio dei Romani e dei Bizantini,  l’isola di Rodi fu governata dall’Ordine di San Giovanni (1309-1523). Esso fu fondato a Gerusalemme nell’XI secolo. Si trattava  di una confraternita religiosa e cavalleresca con l’obiettivo di assistere gli erranti e proteggere i territori cristiani in Terra Santa. Per tale  ragione venivano chiamati anche Cavalieri Ospitalieri, sottolineando la loro missione di cura e ospitalità.

Al termine del loro potere iniziale si appoggiarono a Malta con il nome appunto di Cavalieri di Malta. Continuarono pertanto  a combinare funzioni militari e ospedaliere in tutto il Mediterraneo. Dopo nel 1522 l’isola di Rodi fu conquistata dai Turchi, che aggiunsero di nuovi elementi culturali e architettonici alla città medievale: bagni pubblici, moschee, e mercati dal periodo italiano al ritorno alla Grecia.

Mussolini

Peraltro  dopo la guerra italo-turca, l’isola di Rodi passò sotto il controllo italiano. Strade, piazze e palazzi furono restaurati o costruiti ex novo, con uno stile italiano evidente ancora oggi. Mussolini promosse interventi urbanistici, mentre Vittorio Emanuele III visitò l’isola per ammirare i nuovi progetti.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, infine l’isola di Rodi fu teatro di scontri tra italiani, tedeschi e alleati. Con la caduta del fascismo, i tedeschi occuparono l’isola. Solo nel 1947, con i trattati di Parigi, l’isola tornò definitivamente alla Grecia, aprendo una nuova era sull’isola.

1° e 2° giorno. Rodi città alta e bassa

Com’ è  facile immaginare , le prime due  giornate nell’isola le ho trascorse  a  sondare il meglio  di  Rodi città  , che è suddivisa in :

In realtà esiste anche un’acropoli (III secolo a.C.) situata a ovest dell’isola  sul  Monte Smith . L’altura è alta 112 m. ed è curiosamente  intitolata a un omonimo ammiraglio inglese che si distinse nelle guerre napoleoniche. Per quanto riguarda l’accesso: il sito dista  2 km da Rodi città ed è raggiungile  in auto, bus (n. 5), o con una passeggiata di 30 min.   Attualmente si possono contemplare i resti di tre templi, uno stadio, un teatro e una palestra.

Dove dormire a Rodi città?

Scegliere un b&b nella old city è stata la mia mossa vincente:

Per prenotare il mio appartamento, ho usato Booking.comUn tip? Optate per Piazza degli Ebrei: è molto più quieta rispetto alla caotica ma pittoresca Piazza Ippocrate o Odos Socrates, sempre piene di turisti. Adesso, però, basta chiacchiere di logistica. Entriamo nel vivo della mia avventura,  partita proprio da Rodi città . Siete pronti? Venite con me!

L’isola di Rodi in 7 giorni. Rodi città vecchia e la sua cinta muraria

Avete mai fatto una colazione alla greca? Nutriente e golosa  era un rituale di cui non riuscivo a  farne a meno appena sveglia. Caffè nero bollente, pane tostato con miele e uova,  e spremuta d’arance fresche. La giusta dose di energia che mi   serviva per spendere una lunga mattinata e un intenso pomeriggio a conoscere  i gioielli più importanti della città vecchia. Tra questi le sue magnifiche  mura che la percorrono per   4 km. Dopo sei secoli, sono ancora perfettamente integre! Onestamente, non esiste nulla di simile al mondo!  Le mura di Rodi sono opera dell’ Ordine di San Giovanni  ( XIV -XV sec.) per difendere la città da:  Turchi, pirati, e dalle forze europee in lotta per il dominio del Mediterraneo.

Di sera perlustravo a pezzi  il complesso . Questo  è stato fatto  in pietra con la tecnica della  muratura  a secco  su delle preesistenti  fondamenta bizantine. Esso  comprende:

7 meraviglie di Rodi città vecchia

In sintesi, i tesori più preziosi dell’ isola si concentrano all’interno di Rodi città vecchia. Attenzione però: è un vero e proprio labirinto fatto di viuzze tutte ciottolate. Indossate scarpe basse e antiscivolo! Vi aspetta una lunga camminata, e un sipario che si apre davanti a uno spettacolo  chiamato vita!

Vagando per i vicoli di questo fantastico nucleo storico succedeva davvero di tutto. Ovunque spuntavano gatti che sonnecchiavano fino a quando  non esplodeva qualche danza. Come quella di un sirtaki   ballato tra sconosciuti in uno slargo con il sottofondo della colonna sonora del film Zorba il Greco . Intanto, camerieri sorridenti ti invitavano a gustare i sapori locali, cacciando gli zingari che volevano leggerti la mano!

Detto questo,  per  accompagnarvi passo dopo passo nel dedalo incantevole di Rodi città vecchia  ho preparato un itinerario che vi lascerà  senza fiato! Non solo per lo stupore, ma anche perché c’è da trottare! E non dimenticate  mai di avere   con voi una bottiglia d’acqua!

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L’isola di Rodi in 7 giorni. Piazza Ippocrate

Se c’è un luogo che rappresenta il vero salotto di Rodi città vecchia,  quello è Piazza Ippocrate, battezzata  in onore del padre della medicina.  Da secoli  è un ritrovo per commercianti, cittadini e forestieri. Si caratterizza per una fontana ottomana color turchese . Tra  taverne e  bar si collega con Odos Socrates , che è la via dello shopping per antonomasia.   Tra i monumenti imponenti figurano:  i

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L’isola di Rodi in 7 giorni.  Museo Archeologico

Varcata la soglia del Museo Archeologico di Rodi (info orari e costi) sono rimasta stregata dal fascino dell’architettura medievale dello stabile che lo accoglie . Questo è l’ Ospedale di San Gioanni dei Cavalieri di Rodi del XV secolo, completato nel 1440 sotto il Gran maestro Pierre d’Aubusson. Si rifinì nel 1914 per intervento del governo italiano. Da allora, il museo è stato acclamato come uno dei più  prestigiosi dell’Egeo. Questo perché  preserva reperti  che vanno dalla Rodi preistorica al suo apice medievale.

Al centro del patio  si staglia una  scultura funebre leonina tardo-ellenistica che si adagia su un mosaico pavimentale  paleocristiano  proveniente dalla basilica di Arkasa, sull’isola di Scarpanto. Le sale del primo e secondo piano espongono reperti che raccontano millenni: gioielli micenei, ceramiche antiche, statue, mosaici e monete dalle città di Ialyssos e Kamiros fino alla conquista romana.

Quali sono le collezioni di maggior rilievo?

Tra i pezzi più iconici spiccano:

Il suo giardino e il patio interno completano il percorso: colonne, e frammenti di sculture emergono tra alberi e fiori . Curatissima la disposizione delle piante e delle panche in marmo su cui si può sostare per pensare a quanto secolare sia questa isola!

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L’isola di Rodi in 7 giorni.  Via Dei Cavalieri e il Palazzo del Gran Maestro

Ho scovato lo spirito medievale dell’isola non appena mi sono immessa nel  quartiere militare (Collachium) di  Rodi città vecchia. Precisamente  nella Via dei Cavalieri (Odos Ippoton), rimasta intatta per com’era dal XV secolo. Vagabondavo per questa strada e me la immaginavo gremita degli stessi monaci-guerrieri che l’hanno plasmata. Mi sto riferendo sempre allOrdine di San Giovanni , che era composto da nazionalità diverse . Ognuno di loro aveva una residenza nelle locande (Auberges) che fiancheggiano questo cunicolo (tra l’altro oggi sede di ambasciate). L’architettura gotica e gli stemmi sopra le porte sono originali.

Situato all’estremità superiore di questa arteria principale del centro storico mi è apparso in tutta la sua imponenza il Palazzo del Gran Maestro (info orari e visite) .  Esso era la dimora fortificata  del capo  dell’ Ordine di San Giovanni  (XIV sec.) oltre che ufficio amministrativo dell’isola.  Maestoso e in stile gotico presenta: struttura massiccia,  quadrangolare , attorniata da pinnacoli e piena di finestre a guglia. L’aspetto odierno è per lo più quello che rimane della ricostruzione effettuata negli anni ‘ 30 . Fu proprio allora che gli italiani fecero degli interventi tempestivi per via dei danni alla costruzione avvenuti a causa  di un’esplosione nel 1856.

Attualmente il palazzo è accessibile al pubblico per venerare una ventina di sale riccamente decorate: il Salone dei Ricevimenti e la suggestiva Sala della Musica.  Più che gli arredi sfarzosi o le vetrine di armature scintillanti, ciò che lascia davvero a bocca aperta sono i suoi grandiosi  mosaici ellenistici e paleocristiani ( V sec.) . Questi sono stati  trasferiti qui dall’antica città di Kos.

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L’isola di Rodi in 7 giorni. Torre dell’Orologio e  la Moschea di Suleiman  

Dominano lo sky line di Rodi città vecchia la Torre dell’Orologio e la Moschea di Solimano. La prima è in stile barocco e fu innalzata dai membri della famiglia Balyan ( XVII sec.) per avvistare i nemici.  Si erge alta e slanciata tra le abitazioni rodiesi . Fu rimodellata nel 1850 da Ahmed Fethi Pash . Si può salire fino in cima per una vista incredibile su tutta la città. L’entrata è di appena  € 5 , con i quali avete un drink da consumare nel bar adiacente.

Esattamente di fronte  la Torre dell’Orologio risplende in tutta la sua gloria la Moschea di Solimano, il monumento ottomano più significativo dell’isola. Solimano il Magnifico la commissionò  nel 1522 per commemorare la sottomissione dei rodiesi. Subì via via delle modifiche nel 1808, ma la sua eleganza è eterna. Quello che risalta in assoluto è il colore rosa della sua facciata.

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L’isola di Rodi in 7 giorni.  Museo Paths of Gods

Inaspettatamente mi sono imbattuta in questo piccolo museo detto Paths of Gods (Miltiadou 1 ) , tradotto in Italiano  “Il Sentiero degli Dei”. Due ore piene impiegate per vedere un intrigante video sulla storia di Rodi e  ascoltare la guida che ci illuminava sulla nascita delle Olimpiadi. In principio erano dei rituali religiosi per onorare Zeus nella città di Olimpia e  consistevano in un’unica gara di corsa . Poi  si ingrandirono fino a  includere: lotta, pugilato, corse di carri e il pentathlon .

Diverse leggende mitologiche circondano la loro creazione.  Inclusi racconti che coinvolgono eroi e divinità come Eracle e Pelope, i quali,  pare che indissero i primi giochi per placare gli dei. Qualche curiosità:

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L’isola di Rodi in 7 giorni. Piazza degli Ebrei

Nascosta tra i vicoli medievali di Rodi città vecchiaPiazza dei Martiri Ebrei:  la sua è una  storia lunga duemila anni.   Non è solo un punto di ritrovo con una fontana di cavallucci marini:  è il cuore pulsante dell’antica Juderia. Vi avevano riparato tutti gli ebrei tati espulsi dalla Spagna a seguito del Decreto dell’Alhambra (XVI sec.) . Se ne contavano 5.000 all’inizio del XX secolo.  Il luglio del 1944 spezzò questa armonia. Le leggi razziali italiane, seguite dall’occupazione nazista, portarono alla deportazione di oltre 1.600 persone verso Auschwitz. La comunità, semplicemente, svanì.

Oggi, la piazza è un luogo di memoria. Il sobrio Monumento all’Olocausto ci ricorda quella cicatrice. A un passo da qui, potete visitare la Sinagoga Kal Kadosh Shalom, la più antica della Grecia, che sopravvive come testimone silenzioso. Visitare Piazza dei Martiri Ebrei non è solo turismo, è un’esperienza emotiva. È camminare su un pezzo di storia europea che non dimentica.

L’isola di Rodi in 7 giorni. Rodi città nuova

Tutto cambia ! Ed è stato inevitabile che a partire dal XX secolo sotto la spinta delle autorità italiane l’isola di Rodi si sia allargata oltre le sue mura fino al porto di Mandraki . Tutta una superficie urbanizzata che si identifica con quella che è definita  Rodi città nuova . Percorrendo il lungomare sono rimasta esterefatta dalla grandiosità di tre miracoli artistici :

  1. Delle  due famose colonne raffiguranti Elafos ed Elafina un cervo e una cerva ormai simbolo dell’isola.  Secondo leggenda avrebbero liberato i rodiesi dall’invasione di serpenti prendoendo  il posto del  leggendario Colosso di Rodi . Non si hanno notizie certe sull’autore delle statue;  forse ci sarebbe lo zampino  dello scultore Italiano Renato Brozzi ( (Traversetolo 1885-1963) ;
  2. Dei  fabbricati di stampo fascista sobri e solenni in stile Art Decò Tra questi : il  Palazzo del Municipio, il Tribunale, l ‘Ufficio Postale, e il Teatro Nazionale ;
  3. Della  tangibile evidenza dello sviluppo economico dell’isola ai tempi di Mussolini che culminò nella realizzazione del:

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Cosa vedere a Rodi città nuova?

Rodi città nuova è il risultato di  trentuno anni di colonialismo italiano durante i quali  l’isola si è modificata in meglio , ed è stata un avamposto strategico ed esclusivo  per l’Italia nel Mediterraneo. Ma le sorprese della new city continuano in queste altre quattro tappe :

  1. Fortezza di  San Nicola: una barricata difensiva da attribuire dall’Ordine di San Giovanni ( XIV sec.) . Accanto ad essa ci sono  tre mulini a Vento , che  servivano per la macinazione dei cereali. Posizionati proprio laddove spiravano le correnti, erano i motori alimentari dell’isola;
  2. Elli Beach : è la spiaggia cittadina , la più frequentata e popolare dell’isola. Pullula di stabilimenti balneari attrezzatissimi e molto alla moda. Sdraio e ombrelloni occupati da tedeschi , inglesi e americani che spalmano crema e sorseggiano coloratissimi cocktail;
  3. Acquario : fu  istituito nel 1930  sotto la dominazione del Regno d’Italia  dall’architetto Armando Bernabiti. Lo scopo era quello di studiare la flora e la fauna del Dodecaneso. Ci sono rare specie marine, tartarughe e foche monache;
  4. Parco Rodini : posto a Lindos Rhodes Avenue  (3 km dalla Rodi Città) è un’ oasi di serenità e annovera diverse tipologie di uccelli come i pavoni. A completare il pittoresco quadro ci sono anche: ponti, sentieri, stagni pieni di ninfee e le rimanenze della Tomba dei Tolomei   ( periodo ellenistico) .

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3° giorno. Spiaggia di Antony Queen Bay

Inutile resistere alla spiagge di Rodi per il timore di fare a gomitate fra le persone per garantirsi uno scoglio! Se si parte in piena estate la probabilità di sentirsi come delle sardine stipate fra la moltitudine di vacanzieri  è alta ovunque. Bisogna arrangiarsi.  Ma alla fine è una dolce sofferenza allietata da immersioni tra pesci colorati e l’ombra delle palme di chioschi da favola . Come il Kounna Beach & Resto Bar della  spiaggia di Anthony Quinn (info accesso)  , tentazione allo stato puro! Inutile ho ceduto al lido più gettonato dell’isola.

La  spiaggia di Anthony Quinn non è molto lontana da Faliraki, la città festaiola per eccellenza dell’isola di Rodi. La sua peculiarità è lo scenario da cartolina che la circonda: scogliere ripide e pini rigogliosi che si protendono verso il mare. Il fatto straordinario è il suo  passato da star di Hollywood. Nel 1961 ci si girarono alcune scene  del celebre colossal I cannoni di Navarone interpetato dall’attore Anthony Quinn . Questi ne rimase talmente folgorato che tentò persino di acquisire il terreno adiacente! Il suo sogno era ambizioso: fondare un centro culturale internazionale per artisti e registi. Anche se il governo greco blocco il progetto, il litorale da Baia di Vagies fu rinominato  come l’illustre divo americano .

L’isoa di Rodi a tavola! 

L’incantesimo culinario nell’isola  è stato in un intimo oyster bar il Poseidon a Kallithea. Gestito da una adorabile famigliola  sono stata accolta come solo i greci sanno fare. Al massimo ricordo cinque o sei tavoli con un’apparecchiatura semplice , ma un menù da urlo: insalata alal greca con feta e pomodi succhosi e dolci, sarde panate e a forno, pesce fresco di tutti i tipi, birra e vino dell’enoteca Oenoculture in 12ο χλμ Ρόδου-Λίνδου. 

Sono solo aperti a ora di pranzo e chiudono al tramonto quando la nonna , che è il cuoco, vuole tornare nelle sue stanze ad accudire i nipoti. Una musica di altri tempi, una specie di favola antica che ti riporta per un attimo ai ricordi della fanciulezza. Ho avvertito un brivido sulla pelle, perchè mi hanno trasmesso certi valori che ogni tanto si fa fatica a credere ancora esistino: passione e attacamento ai propri affetti.

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4° giorno. Acropoli di Lindos

Non nascondo che l’ emozione più intensa l’ho avuta quando sono stata a Lindos città e da lì alla sua acropoli (info e costi) arroccata su una collina (116 m.) . Collocata in mezzo a due  fantastiche e visitabili spiagge , Lindos è nota in tutto il pianeta per  il suo sito archeologico. Esistente sin dal Neolitico e l’Età del Bronzo ( 4000-2000 a.C.) crebbe in sfarzo e potenza  con i Micenei,  con fortificazioni aggiunte dai Cavalieri di San Giovanni nel Medioevo per la difesa contro gli Ottomani. 

Ho fatto un’arrampicata di appena 20 minuti  per  salire fino in cima. Ho messo a prova le mie gambe mentre mi inerpicavo tra grovigli di casettine bianche adagiate su mosaici bianchi e neri. Per i più pigri c’era l’opzione di un veicolo molto inusuale: il dorso di un simpatico asinello! Non ho avuto il coraggio di provarci, perché avevo paura di cascare !

Tutto intorno  all’ acropoli di Lindos (info e costi) è un susseguirsi di rovine che   documentano lo sfarzo di un’antica civiltà . La stessa che ha contribuito a fondare la mia città natale Licata in Sicilia. Al loro interno spiccano  :

  • Il Castello dei Cavalieri (XIV sec.) : a forma circolare e fatto con   funzione militare per proteggere lìisola da attacchi esterni;
  • La  Chiesa di San Giovanni (bizantina): si distingue per la sua cupola e campanile e per i suoi affreschi bizantini ;
  • Il  Tempio Dorico di Atena Lindia (IV sec. a.C.) : innalzato in onore delladea protettrice del commercio e della navigazione, presenta una perfetta simmetria architettonica con quattro colonne su entrambe le facciate principali;
  •  I Propilei : un ingresso monumentale del III secolo a.C.,  ispirati ai modelli ateniesi con una scalinata soprannominata “la scala per il Paradiso“;
  • La  Stoa  : un ampio  porticato di 87 metri con 42 colonne.

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5° giorno. Spiaggia di Gennadi e Prassonissi

Rotolando verso sud fino all’estrema punta  dell’isola di Rodi ho spalancato gli occhi su due  spiagge quasi surreali: quella   di Gennadi e di   Prassonissi. La prima è infinita ,  il suo mare è turchese e trasparente a ridosso dell’ omonimo paesino fatto di casupole color latte.  La seconda è un promontorio legato alla terra ferma da una lingua di sabbia ocra e fine che separa il Mare Egeo dal Mare Mediterraneo. Accarezzata dal vento secco del Meltemi che spira fortissimo qui solo ad Agosto è un paradiso per i surfisti e i kitesurfer.

Dopo avere divorato delle acciughe panate e fritte e bevuto una birra ghiacciata mi sono sdraiata sulla riva ad osservare . Tra le due locande , il minimarket e qualche residence sbucavano via via tante tende colorate. Erano le dimore momentanee  degli amanti della  van life  . O quelle  di atleti di tutte le età che si preparavano a cavalcare le onde.  Tiravano su la cerniera delle loro tute nere  e sistemavano le loro vele. Non c’è molto divettimento  su questo versante dell’isola di Rodi. Come a Ovest è poco bersagliato dal boom del turismo , cosa che gli conferisce un’aura leggendaria.

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6°  Rodi e il suo interno

Chi è alla ricerca di una profonda spiritualità deve avventurarsi tra i villaggi sperduti e gli arenili solitari del fianco occidentale  dell’isola di Rodi .  A sostituire le catene alberghiere isolane ci sono le cantine come quella in cui ho fatto un’intervista : l’azienda vinicola Anastasia  .

Questa tenuta  è posizionata ad  Embonas, il distretto vinicolo per antonomasia dell’isola. A conduzione familiare  è una delle  winery più all’avanguardia dell’isola.  Ho degustato i loro eleganti bianchi farri con il  vitigno autoctono  Athiri . Inoltre ho partecipato alle loro o cooking class .  Ho imparato a fare le loro dolmades , foglie di vite ripiene di riso, e le  mezédes , antipasti greci a base di verdure di stagione.

Decisamente mi sono riconnessa con me stessa una volta sopraggiunta nel Monastero di  Tsambika (XII sec.), che è una suggestiva cappella ortodossa vicino il paesino di  Archangelos. Sta  accovacciata su una collina di 287 m. Mi sono arrampicata per 300 gradini per pregare e staccare la mente da tutto e tutti.

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7° giorno. Monolitos e la Spiaggia di Lymni

Certe immagini restano impresse nell’anima, come la visione di un  tramonto nell’isola di Rodi. Il sole era una palla rosso fuoco che davanti al castello della cittadina di Monolitos (XIV sec.) affondava nel blu degli abissi con una lentezza struggente Lasciato l’ultimo bagliore ai gabbiani che volteggiavano attorno ai faraglioni,  mi sono ritirata in un alberghetto nel mezzo del nulla. Dopo aver assaporato delle prelibatezze montane nei dintorni mi sono fatta rapire dalle braccia di Morfeo!

L’indomani è trascorso a perlustrare altre borgate dell ’innland dell’isola di Rodi : Istrios , Profilia , Apollakia . Gli unici esseri viventi che ho avvistato erano dei pastori che facevano pascolare le loro capre. Ritratti bucolici che sono completamente cangiati una volta approdata alla indimenticabile e deserta Spiaggia di Lymni o Apollakia. Lunga 6 km è appartata e ci sono solo le onde a tenervi compagnia.

Symi

Come non farsi sedurre dall’isola di Symi ! Ad appena un’ora di traghetto (da prendere in uno dei tanti terminal di Rodi città) , è un posticino da favola. Citata già da Omero nell’Iliade , si arricchì nel corso dei secoli grazie alla fiorente pesca delle spugne e alla cantieristica. Un benessere economico che si riflette riflette oggi nell’architettura neoclassica mozzafiato del suo porto principale, Gialos. Dal waterfront a ferro di cavallo , fiancheggiato da ristorantini imbanditi a festa , si procede verso una spiaggetta di ciottoli e mare blu.

I palazzi di Symi sono di color pastello con  insoliti tetti spioventi e facciata a timpano, che  formano come un  anfiteatro . Sono pieni di dettagli architettonici che rimandano ai contatti con  la Turchia  e soprattutto l’Italia che la occupò nel XX secolo . Di grande effetto è il Monastero greco ortodosso  di Panormitis (450 d.C.)  dove si recano miglia di pellegrini.

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Conclusioni. L’isola di Rodi in 7 giorni

In definitiva il  mio soggiorno nell’isola di Rodi per una settimana mi ha donato ricordi così potenti e caldi da scaldare un inverno intero. Della Grecia sono innamorata . Non solamente perché è la culla del Mediterraneo a cui per nascita appartengo, ma per altri fattori. Quello che riconosco essere irresistibile è la sua natura così varia,  primordiale  e incontaminata nonostante sia una tra le destinazioni turistiche più ambite del globi. Altro riconoscimento che le devo:  offre un buon rapporto qualità-prezzo per le esigenze di ogni tipo di viaggiatore, dall’immersione culturale alla sfrenata vita notturna.

Volete scappare dalla routine quotidiana e riscoprire la gioia delle cose semplici dell’esistenza? L’isola di Rodi in 7 giorni è a vostra disposizione per realizzare questo sogno. Vagabondare nei suoi meandri ombreggiati da alberi di ibiscus e fiori rosa di  bougainvillea ascoltando solo il rumore del mare, non vi capiterà altrove! Vi prometto che qui vi attende  una fuga totale dalla frenesia, dalle preoccupazioni. L’isola di Rodi mi fa mantenere questa promessa, perché quando staccherete il biglietto per raggiungerla vi prenderete cura di voi stesso! Vi rigenererà e farete fatica a lasciarla!

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Isola di Skiathos in una settimana

Isola di Skiathos in una settimana

“Non credete al cavallo, Troiani.”

Virgilio

L’isola di Skiathos  in una settimana

Se dovessi descrivere l’estate potrei solo identificarla con la spensieratezza che ho vissuto nell’isola di  Skiathos in una settimana. Insieme a Skopelos ,  Alonissos e Skyros  , l’isola di Skiathos rientra  fra le isole delle Sporadi , che in greco vuol dire  “sparse” . Un significato che casca a pennello . Perché tutte e quattro sono come perle che si sono sfilate dalla schiena nuda di una qualche divinità dell’Olimpo per  poi  finire incastonate nel blu cobalto del Mar Egeo. Collocate a est della Grecia  e confinanti a  sud est con Evia ( la storica  Eubea ),  le Sporadi sono note per la loro bellezza disarmante . Siamo nell’antica Tessaglia per capirci, sempre contesa per la sua ricchezza e patria del pelide Achille!

Non si assomigliano affatto e sono completamente differenti l’una dall’altra .Skopelos è celebre per le scene del film cult Mamma Mia con tanto di colonna sonora degli ABBA .   Skyros è la più isolata e  Alonissos è una riserva naturale all’interno di un  Parco Nazionale Marino.

L’isola di Skyathos è la più animata . In estate è super gettonata  . Perché connessa a tutto  il mondo grazie all’aeroporto internazionale Alexandros Papadiamantis  (JSI)  , dedicato a  un famoso  scrittore locale.  Questo è in  verità la prima cosa che vi stupirà una volta atterrati perché è  ricavato  dalla spiaggia . Vi sembrerà di tuffarvi in mare.  Poiché è  un hub  (7.000 mq ) gremito di tanti curiosi che fanno a gara per postare uno scatto da urlo su instagram . In definitiva l’isola di  Skiathos   è una delle  poche “piste marine” esistenti al mondo, come quella di Saint Marteen nei Caraibi! Alla  Grecia invece è  agganciata con traghetti che partono da Salonicco e Volos . Non per questo l’isola di Skyathos   perde  la sua anima greca.

L’isola di Skiathos anche a Luglio!

Sono partita per l’ isola di  Skiathos     a Luglio . Certamente meglio la primavera, ma non posso fare altrimenti per lavoro. Per chi avesse lo stesso problema, non rinunciateci. Non date retta alle recenzioni di qualche viaggiatore che esclude a priori l’alta stagione!

Per carità le temperature sono altre, ma la brezza marina rinfresca. Troppe persone? Allora rifugiatevi in periferia e muovetevi con un veicolo. Ogni cosa costa il doppio?  Anticipatevi con i pagamenti! Vi assicuro che con un po’ di buon senso si possono evitare disagi e truffe . Quelle sono ovunque e capitano in qualsiasi momento. In merito al cibo si sa che la Grecia è abbastanza economica . Leggete qualche dritta in questo post,  e poi deciderete cosa fare! Buona lettura!

L’isola di Skiathos, cenni storici

Cosa da mettere in conto se si sceglie di stare nell’isola di Skiathos in una settimana  è che oggettivamente ci sono cose interessanti da vedere ma non sono tante.  Questo perché il suo non è un passato così glorioso come altri lembi  della Grecia. Come vedremo più avanti nell’articolo, il grosso delle attrattive dell’isola di Skiathos ,   è racchiuso nel reticolo del capoluogo omonimo.

Intanto pare che l’isola di Skiathos fu  da sempre abitata. Le prime tracce di popolazioni furono quelle dei  Pelasgi, seguiti dai Cretesi, dai Tessali (nell’epoca micenea) e dai Calcidesi. Subentrarono altre dominazioni: quella Ateniesi (IV sec. a. C. ) , Romani (II sec. a. C.), e  Bizantini  (XIV sec.) .

Turchi ,  Veneziani ed età moderna

Sotto Costantinopoli (XIV sec. d. C. ) l’attacco dei pirati provocç  l’esodo dei cittadini verso un’altura  di riparo identificata con l’odierno Kastrum (“Castello”) nell’estremo nord.  Sono visibili ancora i resti di questa urbe medievale: viuzze, palazzine, cisterne, ecc. Intrigante da ispezionare ma dovete munirvi di un mezzoDopo la conquista dei Veneziani seguì  quella dei Turchi fino all’indipendenza del 1821. Da allora in poi i citaddini tornarono nell’odierna città di Skiathos. Durante le due guerre mondiali poi l’isola fu bombardata e  divenne patria per parecchi dissertori.

Per il resto nel XX secolo  il turismo e la costruzione dell’aeroporto (1970)  rilanciarono l’economia isolana . Risorse economiche  fondamentali valide tuttora per l’isola di Skiathos che però dovranno essere gestiti a dovere in futuro. Si spera che non la si inonderà  di cemento per costruire  catene alberghiere  già abbondanti a sud e sud est . Giusto per non deturpare definitivamente la natura prorompente  e il fascino di questo atollo greco.

Italiani a Skiathos. Intervista a Massimo Cincotti

Sono un sommelier e chiaramente mi sarebbe piaciuto fare una degustazione di vini nell’unica cantina dell’isola , cioè quella di Parissis . Ci ho rinunciato per la mancanza di una mezza giornata a disposizione . Più che altro  ho mollato la preda per la distanza. Troppi chilometri da fare , anche se tuttosommato  ero alla ricerca di uno scooter in rete.

Non ho combinando nulla . Ma navigando tra un sito e l’altro ho avuto la  gran fortuna d’imbattermi  nella pagina di  Italiani a Skyathos . Si tratta di un’ agenzia turistica che fornisce rental, appartamenti, transfer di qualsiasi tipo , tour, e attività varie sul territorio. Ho chiamato il numero e al telefono mi ha risposto il suo proprietario Massimo Cincotti , per capire se poteva pianificare qualcosa  per assaggiare i nettari greci. Tra una chiacchiera e l’altra mi ha invitato a passare direttamente nel suo ufficio a Skiathos città  .

Uno scugnizzo napoletano nell’isola di Skiathos

Sono entrata nel suo studio e  mi ha letteralmente stritolato la mano sorridendo come non mai. Già avevo avverito il calore del meridione d’Italia! Effettivamente dopo i primi convenevoli esultò  presentandosi come  Napoletano DOC trapiantato altrove per “campà” (“campare”) . Vecchio refrain!

Non si è concluso nulla per farmi odorare le botti,  era diventato un affare troppo complicato perché andava concordato preventivamente.   In compenso, colpita dal suo fare squisitamente partenopeo , gli ho chiesto un’intervista. Perché mi aveva incuriosito  il suo passaggio dalla Campania alla Grecia. Abbiamo scelto una location adatta , ovvero il popolare ristorante Akrogiali Tavern da cui era partita la sua avventura . Messe le gambe sotto il tavolino , abbiamo ordinato  sardine fritte e pane pita 

Sono stata ad ascoltarlo e lui ha iniziato il suo canto. Dopo avere abbondato casa sua per problematiche familiari e lavorative, Massimo Cincotti decise di ricominciare da capo proprio in Grecia. La scelta non fu casuale perché l’aveva già circumnavigata rimanendone  stregato . Stabilitosi successivamente nell’isola di Skiathos   la partenza non fu semplice. Ma un bravo scugnizzo non si è fermato mai  davanti a nulla. L ’arte dell’arrangiarsi trasformò  tutto in oro. Da aiuto sbriga faccende riuscì , tra alti e bassi, ad aprire Italiani a Skyathos  . Quello che è ora è uno dei più noti sportelli turistici dell’isola che  garantisce un soggiorno da favola! Provare per credere!

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Skiathos in una settimana. Dove dormire

Vi consiglio di rivolgervi a  Booking  per un alloggio . Se fate presto potrete accedere a vantaggiose promozioni . Come è successo a me con il  b&b  Mitsa . Il  prezzo bomba per una settimana  includeva il pick up all’aeroporto di Alexandros Papadiamantis (JSI), il cui nome si riferisce a un famoso  scrittore locale. Cosa che mi ha fatto davvero comodo pur se i  collegamenti per/da  old city sono continui ( 2 km di lontananza).

Un hub di 7.000 mq ricavato dalla spiaggia che vi stupirà una volta atterrati perché vi sembrerà di fare veramente un tuffo. Troverete tanti curiosi che vi aspetteranno muniti di macchina fotografica per fare uno scatto da urlo. Insomma, l’isola di Skiathos   è una delle  poche “piste marine” al mondo, come quella di Saint Marteen nei Caraibi!

Il B&B  Mitsa a Skiathos città

Il primo giorno all’arrivo mi ha prelevato  Dimitri , il simpatico proprietario del mio b&b  Mitsa.  L’appartamento non era molto grande, ma grazioso ,   pulito, e fornito dei comfort più essenziali (aria condizionata e frigo bar). Indimenticabile il terrazzino privato. Questo si affacciva  a sua volta su un patio di limoni con  vele di tela che adornavano un giardino in comune con gli altri inquilini. Lo sfruttavo per la la siesta pomeridiana!

Lo stabile è  in via Karaiskaki, una stradina interna a via  Papadimanti , il  cuore pulsante di Skiathos città .   Una posizione strategica .  Potevo avere pace quando volevo.  O spassarmela perchè  in soli cinque minuti di camminata mi ritrovavo  lungo l’ asse pedonale principale puntellata di : ristoranti,  lounge bar, boutique, e qualsiasi tipo di servizi (supermercati, farmacie, estetica, parrucchieri, gioiellerie, bazar, ecc.)  .

C’era  anche a pochi passi il Garden Theater  , un teatro all’aperto dove si potevano assistere a spettacoli vari. La prima sera sull’isola ,  improvvisamente sotto la pioggia,  ho visto  la performance danzante  della compagnia  Plato’s Cave  . Un gruppo di professionisti che riprendono il mito della caverna di Platone per metterti in discussione sulla volontà di uscire fuori dalla nostra comfort zone!

E in  un quarto d’ora di camminata appena alzata mi recavo al Caffè del Mar Παραλία Μεγάλη Άμμοςlocalità Siferi . Era collocato presso la magnifica spiaggia  di Megali Ammos . Non aveva eguali fare  colazione accarezzati da un timido vento  guardando  l’orizzonte  dove l’azzurro delle acque si confondeva con quello del cielo !

 

L’isola di Skiathos in una settimana . Primo giorno

L’isola di  Skiathos è famosa per la sua natura delicata e a tratti selvaggia. C’è molto verde. I  suoi paesaggi  spaziano dalla collina e la montagna fino al mare. Senza dubbio vi stupirà  maggiormente per le sue spiagge  (circa 60)   . Queste ultime sono  fatte per lo più di fine sabbia bianca  .  Raramente di ciottoli,  se si esclude  l’eccezione di  Lalaria . Quest’ultima ,  che resta a nord dell’isola , è davvero meravigliosa  e incontaminata.  Ci sono stata in in barca (info utili). Le più frequentate e accessibili sono le baie della costa meridionale–  Quelle a  nord-ovest  sono invece meno frequentate e più protette  perché accessibili solamente da  strade non asfaltate.

Tappa primaria nell’isola è stata il capoluogo omonimo , ovvero Skyathos città ,  l’unico vero fulcro  urbano dell’intero comprensorio. La parte nuova  e  gli scali portuali si sviluppano  in basso verso est.   Attrezzatissima per i turisti , a Skiathos città  l’atmosfera è frizzante e  ci si scatena  a suon di jazz o hip hop ,  ballando  e facendo  le ore piccole .  Da informazioni precedenti in questo articolo sapete che ci sono dei tesori da scoperchiare . Ma  si contano sulle dite delle mani e sono da scovare nella porzione vecchia della città ,  che rimane in alto a ovest.

Skiathos, l’old town

In generale l’old town) rispetta la classica urbanistica greca inventata da Ippodamo. Cioè era una rete stradale ortogonale, fatta  di strade principali (πλατεῖαι ) e strade secondarie (στενωποί).  A completare lo schema urbano si incastravano due pilastri essenziali :     la piazza per le attività pubbliche (agorà) ,  e i templi per le cerimonie religiose (acropoli) .

Quando mi addentravo tra le viuzze strette e ciottolate di questo labirinto imperava il silenzio a tratti interrotto da qualcosa. Gli schiamazzi dei bimbi che giocavano a palla o le  chiacchiere degli anziani . Vecchi canuti e dal volto sereno che di tanto in tanto arrossivano per il passaggio di qualche avvenente  americana!  Chissà se hanno mai ispezionato con lo stesso fervore i quattro  cimeli patri di cui possono essere orgogliosi!

1. L’isola di Skiathos in una settimana . Skiathitiko Spiti 

Inaspettatamente interessante è stata la visita alla  dimora storica Skiathitiko Spiti  (info utili) in Politechniou, 370 02  . Frutto dell’impegno della famiglia Papadopoulis quest’ abitazione d’epoca ha mantenuto viva la memoria degli avi  raccogliendo  testimonianze varie della quotidianità isolana dal 1910.

Con  muri  in mattoni e tetto in tegole si sono perfettamente preservati : arredamenti originali, corredi, costumi tradizionali, tappeti, ricami, sedie in bambù .  Sbalorditivi sono i pomposi lampadari che scendevano giù dal soffitto che accesi illuminavano vecchi documenti sparsi tra tavoli.

Per salire in mansarda ho notato esserci  una scala che conduceva in  tre stanze. Particolarità  una sorta di macchina da cucire con cui si realizzavano abiti, e una collezione di foto , che ritraevano volti  comuni ritratte in qualche faccenda domestica. Gradito il bicchiere di vino offerto nel cortile antistante alla fine del percorso.

2.  L’isola di Skiathos in una settimana . Torre dell’ orologio

Appena  ho lasciato alle spalle  la rumorosa  via Papadimanti quasi a metà della sua lunghezza ho salito delle scale e mi si è profilata davanti  la Torre dell’Orologio , che è visibile da ogni lato  dell’isola di Skiathos . Svetta dalla chiesa di San Nicola (1950) , protettore dei marinai . Adagiata su una magnifica terrazza panoramica questo  tempio religioso ha un’architettura quasi basica esternamente. All’interno conserva delle pregiate reliquie sacre come  quella di Panagia Megalomata.

In questi meandri mi sono riscontrata con la vita semplice della  gente del posto . Ti  salutavano senza conoscerti  . A distrarti i miagolii dei gatti , che  fanno da padroni mentre sonnecchiano con fare distratto e distaccato .  Mi fiondavo  tra le  casette a due piani dipinte di bianco  e azzurro . E ogni tanto per l’arsura piombavo  sotto l’ombra di qualche albero di fichi dal profumo inebriante .

 

3.  L’isola di Skiathos in una settimana. Museo Papadiamanti

Quello che adesso è il Museo di Alessandro Papadiamanti (info utili) è stata allora l’abitazione di  Alessandro Papadiamanti (1851-1911)  , uno dei massimi autori della letteratura greca. Nato a  Skiathos città   apparteneva a una famiglia modesta.  Interruppe gli studi ad Atene per problemi finanziari , e le sue poesie e la pubblicazione di romanzi diventarono fonte dei suoi guadagni. Proprio perché era un self made man odiava i ricchi . E spesso destinava una quota dei suoi compensi (che rifiutava se troppo esosi) ai più bisognosi.

Alessandro Papadiamanti visse in una Grecia che lottava  per l’indipendenza politica per cui i suoi racconti sono intrisi di un forte patriottismo. Protagonisti delle sue opere sono anche i poveri essendo di  indole religiosa (ortodossa) molto accentuata. Non manca nelle sue pagine  qualche nota di nostalgia  , un enorme attaccamento alle sue radici.  Il tutto connotato da una  profonda introspezione psicologica. Tra  le sue opere più famose  merita attenzione l’Assassina . Un best seller che rimanda  alla  difficoltà dell’esistenza isolana attraverso l’epopea di una contadina che uccide le figlie femmine perché poco produttive alla società.

Una volta entrati nel Museo di Alessandro Papadiamanti si rimane esterrefatti di come tutto sia ben curato e conservato. L’edificio è a due piani ed è fatto in pietra e in legno. Stanze da letto, un camino, e una piccola biblioteca ne costituiscono il corpo principale. Lo stabile fu acquistato dallo Sato nel 1954 e aperto al pubblico negli anni’90.

3.  L’isola di Skiathos in una settimana.  Penisola di Bourtzi

La penisola di Bourtzi è un triangolo roccioso che delimita e chiude Skathos città  in prossimità dell’arenile portuale. Prima di attraversarla mi sono imbattuta in un memoriale in bronzo dedicato al sottomarino Katsonis affondato dai tedeschi nel secondo conflitto mondiale. Di fattura veneziana la  penisola di Bourtzi  fu  una fortezza (XIII sec.)  innalzata per proteggere gli isolani dai corsari. Era dotata di torri difensive e doveva esserci un castello e una chiesa fatta in onore di San Giorgio.

Il complesso fu demolito dall’ammiraglio Francesco Morosini (XVIII sec.). Successivamente servì da ospedale (quarantena per i malati ) ,  fino a quando il banchiere e filantropo Andreas Syngros ci edificò una scuola elementare .  Tuttora esiste ed è sede oltre che di eventi e spettacoli anche di un Museo Navale (2015) che espone 600 reperti di due secoli di cantieristica marittima dell’isola.

La penisola di Bourtzi mi ha incantato  perché è un piccolo parco sopra il mare pieno di panchine e vegetazione . La vera tentazione è il ristorante Bourtzi che dal 2014 è stato plasmato da due giovani architetti . Il loro talento e madre natura hanno fatto esplodere questo puntino dell’isola. Sedersi al bar ammirando  le sfumature d’arancione  del sole che scompare tra le onde marine è stato come un biglietto per la Marte!

L’isola di Skyathos in una settimana . Secondo giorno

Normalmente  per gli abitanti dell’isola di Skiathos il freddo preannuncia un lungo letargo .  In vista dei  150 000 pellegrini che vi si ributtano da maggio fino a ottobre inoltrato. Minuscola e con una popolazione di appena 5000 anime, mi sono sempre chiesta come sarebbe viverci d’inverno. Potrebbe essere una sfida , oppure  un’ esperienza catartica , perché si rimane soli  e il nulla cosmico!

Eppure circa venticinque anni fa un tedesco Ortwin Widmann con la moglie Ursula si sono innamorati dell’isola e si sono trasferiti definitivamente. Il naturalista ha tracciato oltre 200 km di sentieri, ben tenuti e messi in evidenza con segnali rossi e bianchi. Ne ha tracciato  e mappato 26 che vanno da 1,8 km a 11 km  . Parimenti ha scritto  un libro Hiking in the Aegean Paradise  (Escursioni nel paradiso dell’Egeo) che contiene informazioni varie, mappe e dettagli delle piste.

Alcuni dei trekking più popolari sono :

Camminare nell’entroterra dell’isola di Skiathos riserverà sorprese inimmaginabili. Panorami  unici fatti di dolci  cime milleformi,  valli fluviali e boschi con sorgenti. Una natura incontaminata e quasi selvaggia dove si avvistano villaggi abbondonati, qualche villa, e monasteri secolari come quello di  Evangelistria descritto a seguito . Ce ne è un altro , che  è quello di  Panagia Kounistra (XVII sec.)  che avrò modo di perlustrare un’altra volta!

4.  L’isola di Skiathos in una settimana.  Il Monastero  Evangelistria

 Sono montata  su un autobus . Ad appena 5 km di distanza dalla Skiathos città ho avvistato dalla finestra  il Monastero di Evangelistria ( XVIII sec. ). Fu realizzato sulle reliquie di una precedente chiesa da un gruppo di monaci dissidenti del Monte Athos dove nel 1801 si innalzò la bandiera della liberazione della Grecia. Il monastero fungeva da  roccaforte per proteggere i partigiani all’epoca della guerra contro gli Ottomani.

Il tragitto che conduceva fino al monastero era come un ritorno a Dio.  Gli occhi spaziavano dal color smeraldo dell’erba all’avorio scuro delle rocce brulle che sparivano ai primi tornanti. Si entrava da una porta.  Questa  dava su un cortile con un pozzo delimitato dalle celle degli asceti . Lateralmente dominava la statua di una madonna in marmo avvolta da corone di rose bianche. Mi sono sentita come protetta e benedetta da suo sguardo. Dai pertugi  di un’  abside laterale si intravedeva la fiammella fioca di una candela che avvolgeva il coro che recitava un’omelia.

La chiesa bizantina

Il Monastero di Evangelistria è una costruzione lineare e imponente come le tre cupole a mattoncini della sua chiesa  . Internamente si custodiscono :  icone bizantine e post-bizantine (secoli XVI, XVII e XVIII),   pregiati affreschi , una  preziosa iconostasi ( XVII sec.)  in legno intarsiato e dorato.  Dal sito religioso se si prosegue in salita  si giungeva fino  alla cima più alta dell’isola , il  Karaflizanakia (436 s.l.m.).

Nel 1833 il monastero contava 111 tenute, uliveti, vigneti e campi a cui si aggiunsero altre donazioni in seguito. Nel convento era  presente anche un museo sul folklore e un bar che vende vino, olio, liquori, grappe e  prepara deliziosi caffè serviti con cioccolatini e biscotti.

Le spiagge più belle dell’isola di Skiathos . Dal quarto al sesto giorno

L’isola di Skiathos ha una reputazione di lunga data come destinazione balneare esclusiva nell’Egeo.  Le numerose insenature dell’isola spaziano da lidi  da cartolina a insenature remote punteggiate da sassolini e pinete.

La costa nord occidentale  è quella più affascinante perché  è la meno battuta  e la più protetta  . Ci si va con i traghetti  e non di rado  sono popolate  da nudisti. Tra le più suggestive e  incontaminate ricordiamo : Krifi Ammos, Mandraki, Elia, Agkistros, Megalos e Mikros Aselinos, Ligaries e Kechria.  Così come anche quelle di Lechouni Nikotsara, Megas Gialos e Ksanemos. Sono da  escludere  se soffia vento, perché potrebbe essere pericoloso e difficoltoso nuotare.

Le spiagge più frequentate e accessibili sono quelle poste a sud   a cui ho riservato per intero  gli ultimi tre giorni. Sono super equipaggiate di tutto . Dall’essenziale come ombrelloni e  lettini al cocktail serviti in vassoi di vetro!  Tra queste non posso non citare: Megali Amnos, Kolios, Vromolimnos, Agia Paraskevi, Troulos, Kokounaries , e tante altre ancora.

Xanemos

Ubicata in prossimità dell’aeroporto in prossimità  di Kefalas,  Xamenos è una delle spiagge più appartate  dell’isola. Praticamente è  senza comodità se si fa eccezione di un chioschetto minimale che vende l’essenziale per rifocillarsi. Sarebbero perfette  le scarpette antiscivolo  per via delle pietruzze circostanti  e magari anche un materassino gonfiabile per sdraiarsi

Xamenos è stata una libertà infinita. Mi sono immersa in questo angolo di paradiso nel buio più pesto per spegnere i sudori di una serata danzante. Le stelle nella cupola celeste formavano una coperta  e la luna faceva capolino con i rami di una quercia  la cui sagoma abbraciava tutto il golfo. A farmi compagnia le lucciole che brillavano e saltellavano per aria.

Al rientro al mio  bed & breakfast era già l’alba. Percorre  via Papadimanti deserta e assistere alla cittadina che si svegliava mi ha commosso. I pescatori tiravano i remi in barca e sistemavano le nasse . Qualche coppietta sbarcava dalle navi forse per la loro luna  di miele. Nel lungomare tutti i ristoratori, i camerieri , i negozianti e gli albergatori si preparavano ad altre ventiquattrore  di lavoro. E mentre li osservavo mi ero concessa un espresso, ammirando il loro zelo e la loro energia

Vromolimnos

Vromolimnos è la spiaggia più ammaliante della penisola di Kalamaki, tana di molte piccole tartarughe . Questo incantevole anfratto  è poco ventoso , cosa che gli conferisce valore se si è  in cerca di totale benessere . Se invece si vuole schiacciare un pisolino alle sue spalle si può approfittare dei boschi di conifere che la trasformavano in una vera oasi.

Vromolimnos è lunga e strozzata e si srotola per sette chilometri . La renella era  morbida, le sue acqueturchesi e i fondali  sommessi , quasi una piscina naturale. Dotata di tutto  , se si ha fame tante piccole taverne sfornano pesce fresco per la gioia dei più golosi. Per gli sportivi  Vromolimnos è un’occasione per praticare beach volley,  moto d’acqua, e  windsurf. Chi ha più fiato si può avventurare ed addentrarsi nelle piccole foreste pluviali dove  incontrerete  degli splendidi e inconsueti cigni neri.

Kolios

Aprendosi a mezzaluna tra massicci  di media altezza,  Kolios  è un eldorado  perché non molto toccata dalle rotte turistiche . Anche qui s può profittare della macchia mediterranea  per ripararsi dalla calura estiva .  Mentre mi abbronzavo,  il mare  e dondolava tranquillamente barchette attraccate qui e lì. Si possono affittare delle sdraio . C’è anche un minimarket . Non si viene qui per la baldoria ma per  tranquillità e pr staccare la spina dalla confusione cittadina.

Per chi apprezza la buona tavola ci sono due tavernette tipiche che offrono le più squisite prelibatezze della cucina greca. Io ne ho approfittato per gustarmi la classica insalata greca di pomodori, cetrioli ,peperoni crudi,  olive e feta, formaggio di latte  di pecora.

Troulos

Troulos è una spiaggia  fatta per chi non vuole faticare troppo! Appena ci si mette piede è tutto intorno una serie di servizi che fanno comodo soprattutto alle famiglie e i loro piccoli:  supermercati, e osterie  che offrono  spuntini e bevande fredde. A tratti potrete anche stendere un telo tra gli ombrelloni a forma di palma che rigenerano  dall’afa a  volte un po’ insopportabile.

Troulos in greco significa “cupola”, perché ricorda la forma a capanna di uno scoglio che la fronteggia.  Si distingue per la finezza dei suoi  granelli sabbiosi e le sue acque trasparenti attraverso cui si possono scrutare i pesci variopinti che punzecchiano la pelle.

Mantraki 

Posta  a nord ovest dell’isola di Skiathos, Mantraki è una caletta da sogno. Ci sono stata con due cari amici greci .  Mi hanno scortato a bordo di una opel  in questo eldorado che emanava un’energia unica. All’inizio  era completamente desolata.  Trascorsa la mattinata qualche altro intrepido  avventuriero  l’ha scovata. Un numero ristretto di esseri umani si poteva sopportare. Al massimo ci si consolava contemplando le onde che dolcemente si infrangevano sulla battigia.

Con noi a Mantraki  c’era anche Rosa una jack rassell che non ha smesso di stare ferma un attimo. Equipaggiati per starci un paio di ore ci si è portati dietro dei panini e qualche lattina di birra e limonata .

Mi sono allontanata dal gruppo per meditare in solitaria sullo charme di Mantraki  .  Mi  ha devastato l’ocra intenso  dei suoi calanchi al di sotto dei quali c’era tutto l’occorrente per fare un regalo. Ho raccolto conchiglie e pezzi di legno con cui ho realizzato un quadro intitolato 04 Luglio , la data di quella giornata speciale.

Tsougria 

Tsougria è un puntino terroso circondato dal mare poco distante dall’isola di Skiathos. Ci si reca lì  con un taxi boat  che impiega poco più di una ventina  di minuti (3 corse all’andata dal porto vecchio di Skiathos città e 3 al ritorno (10 euro a persona) .

Ho pagato solo dieci euro per starci tutto il giorno.  C’erano pochi forestieri , e un elegante cafè bistrot. A fianco sbucava un delizioso bazar , dove una ragazza vendeva oggettistica varia e colorati pareo da abbinare ad altrettanti vivaci bikini. Non rinunciate a una  frittura mista di pesce nella locanda adiacente . E neppure a  un bel calice di  retsina fredda, il  bianco  della Grecia per antonomasia. Anche questo è un ottimo modo per godersi  Tsougria

Ovviamente Tsougria vive solo . Durante l’anno è graziata dalla  sola presenza di capre! Tutto intorno sbucano eucalipti e gigli marini. Il mare sfoggia delle tonalità di turchese impressionante e   non è molto profondo .

Koukounaries

Koukonaries è la spiaggia regina  dell’ isola di Skiathos, totalmente piena di villegianti,  taverne e agi per i più pigri. Sinceramente non mi è piaciuta, perché  troppo caotica  , cosa che ha  deturpato la sua oggettiva magnificenza.

A dire la verità non mi sono trattenuta  neppure un attimo. Ho fatto solo una lunga passeggiata . Fino a un porticciolo che confinava con il laghetto salato di   Strofylia. Dipende del periodo dell’anno si possono scorgere  contenere cigni , anatre  e persino aironi, cormorani, cicogne e altri uccelli migratori.

Small Banana beach

Small (Mikri) banana beach è ubicata nell’estremo nord dell’isola di Skiathos. Sarebbe la  continuazione di un’altra spiaggia più estesa, quella di  Big (Megali) banana  . Non ci sono stata, perché   le gambe non mi reggevano. Ma non mi sono pentita più di tanto perché ho letto che è molto rumorosa e adatta ai festaioli!  Entrambe le spiagge prima erano note come  Krassa. Ma ormai il termine  inglese ha preso il sopravvento , riferendosi alla loro forma che somglia appunto una banana.

Anche in Small banana beach ci si può tuffare in acque limpide che attirano soprattutto naturalisti in cerca di solitudine e privacy. Lo spazio è limitato ma l’atmosfera è decisamente magica.  Specialmente  se fisserete il calare del sole . Magari sorseggiando qualcosa di buono tra i drinks preparati dall’unico chioschetto prospiciente la spiaggia.

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Conclusioni al settimo giorno

Che altro dirvi dell’isola di Skiathos. Non ci sono parole sufficienti per spiegarvi l’essenza  di questo luogo. Dovete solamente partire. Ripeto non fatevi ingannare da chi ve la sconsiglia perché massacrata dal turismo di massa. L’isola di Skiathos vi sedurrà facilmente perché potrete isolarvi o catapultarvi nel divertimento più assoluto. Il ritmo della  vacanza lo deciderete voi.  A proposito vi starete domandando dove mangiare :

  • Scuna in Paraliakos : ambiente raffinato e panorama a riva, qui ho assaggiato le mitiche sarde panate e grigliate e un primo ai gamberoni che era da paura;
  • Marmita in Odos Eyaggelistrίas 30: ristorante raccomandato dalle migliori guide cartacee . Piatto forte è la moussakà. Non ne ho mai provato una così buona.  Questa  parmigiana greca con patate e carne tritata  sapeva  di affumicato perché cotta con schegge di legname . L’ ho accompagnata con il fantastico Assyrtiko , vino bianco di Santorini;
  • Totem e Blinding dog : per la vostra vita notturna nella città Skyathos direttamente in centro . O se volete testare una birra greca come la golden ale Repi . Questi disco pub sono l’occasione giusta . Band strepitose si esibiscono dal vivo cantando le ultime hit parade nazionali e internazionali .

Il periplo dell’ isola di Skiathos

Per finire , mi è dispiaciuto di aver preso un bel raffreddore quando ho fatto il  periplo di Skopelos ed Alonissos, di cui però ho ammirato qualche chicca con le poche forze rimaste . Se non volete rimanere senza un posto in battello, riservate un giorno prima della partenza presso gli info point disseminati nel  fronte del porto. Di Skopelos mi è rimasta impressa la chiesetta in cima a un faraglione dove hanno girato il già citato musical Mamma Mia. Di Alonissos il nucleo abitato che era costellato di  parrocchie incappellate con croce e campanili e balconi agghindati di fiori.

καλό ταξίδι!

 

Siti utili sull’isola di Skiathos in una settimana:

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