Ca Avignone, cantina dei Colli Euganei

Ca Avignone, cantina dei Colli Euganei

Cominciano agli ultimi di giugno, nelle splendide
mattinate; cominciano ad accordare in lirica
monotonia le voci argute e squillanti.
Prima una, due, tre, quattro, da altrettanti alberi;
poi dieci, venti, cento, mille, non si sa di dove,
pazze di sole; poi tutto un gran coro che aumenta
d’intonazione e di intensità col calore e col luglio, e
canta, canta, canta, sui capi, d’attorno, ai piedi
dei mietitori.
Finisce la mietitura, ma non il coro.

G. Carducci

Cà Avignone, Cantina dei Colli Euganei

Un freddo fine settimana di un Dicembre del 2020 mi ritrovo alla stazione di Monselice, una pittoresca cittadina vicino Padova, nel Veneto. Mi allontano dai binari per cercare l’uscita dove mi attende Nicola Ercolino, che insieme alla moglie Antonella La Sala  , è responsabile della cantina ‘Ca Avignone’, presso cui trascorro  tutto il weekend. ‘Ca Avignone’, fiorisce otto anni fa grazie al prezioso sodalizio con Roberto Cipresso, enologo di fama internazionale a Montalcino, con cui ho iniziato l’avventura del mio wine reporting alla scoperta delle più pregiate ed interessanti aziende vinicole con cui collabora. Un viaggio anche questo che mi porta in un posto straordinario e mai visto prima, che mi dimostra ancora una volta, che un vino racconta un territorio e molto di più.

È quasi l’imbrunire. Tutto intorno è deserto per le disposizioni contro il  Covid 19, un virus che senza nessun preavviso ha sconvolto le nostre vite e  il pianeta intero con  tutte le terribili  conseguenze per la salute, l’economia, la socialità e la lista sarebbe interminabile. Il sangue però scorre ancora nelle vene e il mio auspicio è quello che tutti possano avere la possibilità e la forza di reagire, di considerare i propri comportamenti e modificarli in modo più efficace rispetto alle difficoltà innescate da questo morbo. Bisognerebbe assumere un atteggiamento positivo volto alla soluzione di un problema, piuttosto che all’autodistruzione nel dolore, che se momentaneo è umano e in qualche modo addirittura consolante, ma alla lunga risulta essere inutile e frustrante. Questa mia spedizione è diversa dalle altre, è catartica, introspettiva, è un tentativo per non spegnere del tutto il fuoco che hai dentro. E per alimentare questa fiammella che scalda, mi godo tutto, ogni istante, pure il silenzio rumoroso, manifesto di come tutto ciò che prima era normale adesso è un miraggio. Parafrasando  Goethe, vale davvero la pena “vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo”!

Ca Avignone, cantina dei Colli Euganei
‘Ca Avignone’, cantina dei Colli Euganei

Un po’ smarrita tra lo scroscio della pioggia e gli ultimi sbuffi dei treni che si arrestano al capolinea, mi guardo intorno, e la vista di una rocca mi lascia attonita con quel fascio di luci rosse che la avvolge  quasi a proteggerla. Una targhetta di fianco a una fontana mi informa che  in cima lassù si erge il ‘Castello Cini’, un complesso di  quattro nuclei principali (l’XI – XVI secolo) con annessa la massiccia torre fatta da Ezzelino III da Romano su ordine dell’imperatore Federico II di Svevia. L’ Italia! Non inizi neppure il cammino che già ti stupisce e ti lascia senza parole. Intanto mi avvicino al parcheggio, dove incontro Nicola  che mi viene a prendere in auto e mi accoglie con un sorriso smagliante che colora un po’ il grigiore di quel venerdì uggioso. Rotto il ghiaccio dei primi convenevoli, Nicola  mi mette subito a mio agio e mi accenna un po’ di sé e della sua famiglia durante il tragitto verso ‘Petrarca Holiday House’, il mio alloggio esclusivo di fronte i colli bolognesi. Nicola e Antonella sono una coppia d’imprenditori che amano  la natura, e dopo anni di lavoro e di giri per il mondo, hanno deciso di dedicarsi quasi del tutto alla loro attività di winemaker nella loro tenuta, ‘Ca Avignone’, incastonata come una gemma  nel ‘Parco dei Colli Euganei’, una delle prime aree verdi istituite nel Veneto nel 1989 .

I Colli Euganei

Vini minerali e di una eleganza sopraffina quelli che regalano gli Euganei, un paradiso di 52 colline di tipo vulcanico , la cui origine geologica risale a 135 milioni di anni fa, quando il pianeta era spartito in due grossi blocchi divisi da un oceano ,che per tensioni crostali fecero innalzare la catena alpina. I Colli Euganei si generarono più avanti a causa di eruzioni vulcaniche sottomarine non del tutto esplose in superficie per il ristagno del magma. Si tratta  di  ‘laccoliti’ , come sono conosciuti in gergo tecnico , cioè una sorta di accumulo di detriti a forma di  fungo , che una volta emersi , si diversificarono in altitudine  (dai 53 ai 400 metri ) , di cui la massima è  quella del  Monte Venda (600 mt) . Un arcipelago di rilievi sospinti su dalla lava e rimasti tali   fino a quando il mare gradualmente si ritirò  innanzi alla Pianura Padana , che si  fece  spazio in seguito a processi  alluvionali.

Ci inerpichiamo su una stradina piccola e stretta che ci conduce a destinazione. Siamo ad Arquà Petrarca, una deliziosa e incantevole borgata medievale di poche anime, che con i suoi addobbi natalizi sembra quasi essere un presepe vivente, spoglio però di tutta la gente che normalmente sotto le feste affolla le sue contrade, riempiendola di allegria e spensieratezza. La salita ci porta fino al mio b&b attraverso un sentiero illuminato da dei lampioni. Il cancello fa quasi fatica ad aprirsi. I suoi intagli in ferro battuto picchiettano contro gli aghi dei pini fronzuti, che per il loro peso crollano su dei cespugli di rosmarino e capperi  che preannunciano la mediterraneità di questa oasi sperduta nel deserto. Nicola  chiude la vettura e mi dà una mano a sistemare i bagagli davanti l’uscio, quando improvvisamente mi fermo a contemplare la bellezza del paesaggio. Dei piccoli faretti sparsi tra gli alberi di castagno e una coperta di stelle schiariscono il fondo valle, dove in mezzo a una nebbiolina fitta si scorgono i contorni di uno skyline ondeggiante, che dal mare Adriatico alle mie spalle gira in modo circolare attraversando tutti i piccoli villaggi dell’entroterra veneto per poi sparire nell’orizzonte infinito.  A distrarmi da quell’incanto lo scodinzolio di Lana, un pastore bianco maremmano che mi si struscia addosso, una guardia perfetta per i ladri, che con un fare goffo e docile mi invita a entrare in casa. Nicola mi fa accomodare e mi sento in alta quota quando intravedo un bel piatto fumante di pasta e fagioli con delle porzioni abbondanti di: soppressata, pane in crosta, olive nere, parmigiano, evo in purezza, e un singolare taglio bordolese di produzione propria. Dopo essersi accertato che fosse tutto di mio gradimento e che non mi mancasse nulla, Nicola   mi augura una buona serata. Si scusa di non potersi intrattenere a lungo  e di una cena parca ,  casalinga , arrangiata  alla buona da Antonella  per le chiusure di Conte. Riduttivo esternargli che la sua classe e il gesto della sua dolce metà mi spiazzano, vorrei ringraziare, ma non serve molto, perché sarebbe un continuo, e capisco che la gentilezza e la generosità fa parte del loro modo di essere. Mi limito a salutare, in qualche modo farò per mostrare loro la mia riconoscenza.

Degustazione '3 Tinto', il taglio bordolese Italiano, a Petrarca Holiday House, Arquà Petrarca
‘3 Tinto’, il taglio bordolese Italiano,  ‘Petrarca Holiday House’ 

Con calma assaporo quel pasto luculliano finendo praticamente tutto. Nella pace più assoluta, ascoltando un po’ di musica jazz, mi accosto al camino stanca ma felice. Lo scoppiettio del fuoco mi coccola mentre leggo delle guide che mi anticipano i segreti di quei luoghi ameni. Le pagine di quei libri  sono ormai impolverate a furia di non essere più sfogliate dai turisti dopo lo scorso segno di una crisi economica imperante ovunque, che ha affondato tutti i settori senza esclusione di colpi. Sono attimi in cui rifletti su quanto sta succedendo di così inaspettato, crudele e quasi a i limiti dell’assurdo, e nell’animo avverto tutta la fragilità e la vulnerabilità dell’essere umano. Poi però mi riprendo rapita dalle immagini di qui volumi sul  Veneto  , sul   suo immenso patrimonio, artistico, culturale, paesaggistico ed enogastronomico.  Mi pervade un senso di libertà.  Quella è per me come un’ora d’aria dalla prigione, respirata in totale sicurezza per raccontare un’esperienza indelebile nella memoria, per condividere una storia di chi con molta tenacia e determinazione nonostante tutto, va avanti. Un inno alla collaborazione, alla solidarietà, alla fratellanza. Una promessa al reinventare in meglio noi stessi e la nostra presenza su questo pianeta, che è saturo e che, se non corriamo ai ripari, giustamente si ribellerà eliminando la nostra specie che di tutto il Creato è la più distruttiva. Un messaggio di speranza per chi sta soffrendo più di altri, per non arrendersi.  Un augurio affinché questa maledetta pandemia possa essere presto debellata, perché ce la stiamo mettendo tutta! Ed è l’energia di cui necessito, di cui necessitiamo, quella che mi piace trasmettere, perché come affermavano gli antichi greci πάντα ῥεῖ’’,  “tutto passa”. Spalanco la finestra per contemplare ancora un po’ quella meraviglia, che già a notte fonda è un teatro plen air. Due leprotti che giocano sotto gli ulivi, il susseguirsi di alture dai contorni non ben definiti e di vallate che accolgono minuscoli paesini con i loro tetti spioventi e qualche campanile che fa capolino da una luna gigante, la cui luce bianca si riflette fin dove riesco a vedere, sbiadendo man mano fino a sparire all’arrivo  dell’alba di domani.

Risveglio ad Arquà Petrarca

I galli cantano e mi svegliano. Scendo giù dalle scale della soffitta che ha accolto il mio sonno. Rimango ancora un po’ sotto il piumone infreddolita. Mentre il calore delle stufe si propaga nelle stanze, mi preparo un caffè nero bollente e dopo una doccia tonificante , il programma è quello di recarmi in centro ad Arquà Petrarca, che , posta tra il Monte Piccolo e il  Monte Ventolone, è  in assoluto la perla  dei Colli Euganei. L’incombere di una forte tempesta di vento mi fa cambiare idea, così esco fuori in veranda a inebriarmi dell’odore della terra bagnata prima che Nicola   venga a prelevarmi.

La fame vince sulle intemperie! A metà mattinata lo stomaco brontola e per farlo tacere, mi decido di cercare un bar nelle vicinanze per divorare un cornetto e scaldarmi con un cappuccino d’asporto! Per mia fortuna Matteo Zanato , il proprietario di Petrarca Holiday House’, mi raggiunge per assicurarsi che tutto sia apposto e per scortarmi giù ad Arquà  a rifocillarmi . Matteo  è dispiaciuto di non avermi lasciato nulla di pronto da mangiare, e gli rammento che in quelle condizioni di restrizioni si è fatto più di un miracolo a organizzare il mio fine settimana per l’intervista. Matteo non può darmi torto, e più sollevato mi fa cenno di montare sulla sua jeep per mettere qualcosa sotto i denti. Mentre discendiamo giù per quelle viuzze ciottolate e venate dalle radici di tronchi titanici, Matteo mi dice sommariamente qualcosa su di lui, definendosi un self made man. Dopo aver  rinunciato  al ruolo di d-jay per una nota band musicale per portare avanti la baracca tra consorte e due bambini, Matteo eredita un podere dal padre e lo adibisce a b&b , offrendo agli stranieri lì in vacanza un servizio alquanto insolito quanto ricercato, quello della pesca dell’ introvabile pesce persico. Le stagioni primaverili sono una fucina di tedeschi che calano giù per divertirsi con lui nei laghi a bordo delle sue barche, che purtroppo al presente sono ormeggiate nel prato della sua dépendance per colpa della peste cinese!  Anche per Matteo è lontano il ricordo del suono di quel motore, che azionava con ottimi risultati la sua impresa concepita poco a poco con così tanto sforzo e devozione.  Matteo non molla, perché primo non ne ha voglia, secondo non può neppure permetterselo, per cui escogiterà un piano B! Intanto ci avviamo e dopo pochi minuti giungiamo ad Arquà Petrarca . Ci intrufoliamo in un bistrot per far colazione, siamo gli unici clienti, e al riparo dal freddo consumiamo in piedi delle paste al miele e un buon tè alla vaniglia.

Francesco Petrarca
Francesco Petrarca

Tra una chiacchiera e l’altra la mia attenzione casca su un imponente mausoleo che scorgo da un lucernaio, e  Matteo   soddisfa la mia curiosità, riferendomi che  quella è la chiesetta  di  ‘Santa Maria Assunta’, il cui sagrato, sito accanto al massiccio ‘Palazzo Contarini’ e ‘Casa Strozzi’ (esempi emblematici dell’architettura delle antiche famiglie patrizie veneziane), da secoli custodisce gelosamente le spoglie di Francesco Petrarca, il sommo poeta italiano. I suoi resti , alcuni  dei quali misteriosamente trafugati, giacciono all’interno di una tomba in pregiato marmo rosso di Verona , costruita dal genero Francescuolo da Borsano, il quale si ispirò ai sarcofagi romani e ai sepolcri più classici su modello di ‘Antenore’ a Padova. Usciamo per scrutare più da vicino quel monumento sacro, e con mesta reverenza tolgo alcune foglie ringrinzite da un’iscrizione commemorativa, che recita le ultime volontà del dotto Toscano: “Questa pietra ricopre le fredde ossa di Francesco Petrarca, accogli o Vergine Madre, l’Anima sua e tu, figlio della Vergine, perdona. Possa essa stanca della terra, riposare nella rocca celeste”. Matteo mi spiega che Petrarca per sfuggire all’epidemia che colpì Milano (coincidenza strana che mi fa quasi paura!) si trasferì prima a Padova,  e poi su invito dell’amico Francesco il Vecchio da Carrara ad Arquà, dove acquistò una villa del Duecento, adibita  ora a  museo , in cui si stabilì definitivamente insieme alla figlia e la nipote. Come narra una legenda, Petrarca esalò gli ultimi respiri (1374) nella quiete del suo giardino, mentre stava ultimando i suoi scritti. Petrarca  ha ribattezzato Arquà e  l’ha resa famosa,  un tempio per pellegrini da ogni dove, un turismo per lo più letterario  fatto di  scrittori  di fama internazionale, da Shelley, Foscolo, Guinizelli, Ruzante e D’Annunzio fino a Zanzotto e molti altri. Le lancette dell’orologio si fermano quando stai bene, non mi sono accorta che è già mezzogiorno, sono in ritardo perché devo andare in cantina da Nicola ! Per fortuna   Matteo  si presta gentilmente ad accompagnarmi.

Il Mediterraneo nella pianura Padana, Colli Euganei
Il Mediterraneo nella pianura Padana, Colli Euganei

Il passo a ‘Ca Avignone’ è davvero breve. Un sole leone inaugura il nostro ingresso nel possedimento di Nicola  e Antonella  , immerso in filari di vigne dal  verde sgargiante, dove ci danno un caloroso benvenuto, stringendoci così affettuosamente la mano da farci male! A Matteo squilla il telefono, e ci comunica rammaricato che si deve allontanare per degli impegni e il suo improrogabile torneo a golf. Antonella è una spumeggiante morettina dai lineamenti aggraziati, e il suo modo di fare è tipico di una donna determinata e realizzata. Percepisco questi tratti della sua personalità, sarà l’istinto femminile, ancora prima di approfondire la sua conoscenza, e ne ho conferma non appena perlustriamo il suo casolare. Mi colpisce la raffinatezza e la semplicità dello stile country chic degli esterni quasi in contrasto con quello ultramoderno degli arredamenti.  Un gioco equilibrato di opposti, ingentilito dai quadri e dai mobili shabby di Antonella , artista a tutto tondo quando sveste i panni di commercialista e mamma premurosa. Il bianco predomina, come il colore degli infissi delle due ampie vetrate all’inglese che abbelliscono una terrazza con pavimento in cotto, oltre la quale spunta un salone enorme ammobiliato con pochi pezzi importanti e minimali.  A sinistra del soggiorno c’è una scala che porta alle camere da letto, un caminetto, e una cucina total black con un’isola centrale, dotata di tanti di quei comfort e accessori da fare invidia a Cracco! Antonella , da brava chef, vuole essere da sola a preparare il banchetto. Chi osa contraddirla! Nicola  ne approfitta per mostrarmi il suo studio dove mi decanta come si è immolato a Dioniso.

 

I Vini dei Colli Euganei

Nelle mensole fanno bella mostra vari oggetti estrosi, orientaleggianti, tutti disposti in maniera ordinata. Penso siano dei souvenir, gli ultimi cimeli di un trascorso da globe trotter, e non mi sbaglio. Quella vita da affarista cosmopolita è stata appesa a un chiodo, a    Nicola   non  importa più, o meglio gli è servita fino a quando gli interessava.  In questo c’è la risultante del suo background   educativo, illustratomi con molta poca attenzione ai dettagli, perché Nicola   non è uno da riflettori, ma da dietro le quinte, va alla sostanza! Nicola  studia a Venezia e dopo una laurea in economia  e un master in business administration, si dedica prima al commercio e  manifattura di gioielli  (importando dalla Cina la tecnica di vuotatura dell’oro sconosciuta in Italia), e dopo anni di spola tra l’ Asia e il Bel Paese,  passa a immettere nel mercato grosse realtà industriali locali. Annoiato e deluso dagli individui e dalle istituzioni che bramano solamente soldi senza altro fine, Nicola  fa della sua passione che è il vino  il suo business  principale , ed è così che nasce ‘Ca Avignone’, che da sette anni  delizia i palati dei più esigenti  wine lover / expert nazionali ed esteri. Difficile stare chiusi fra le mura domestiche quando una giornata frizzante quasi primaverile ti sprona a farti baciare dai raggi solari, e allora ci spostiamo sotto il portico e proseguiamo la nostra conversazione stando comodi su un divanetto all’aperto.

Snodandosi per circa quattro ettari e collocata a un’altezza di  1, 86 metri  ‘Cà Avignone’   è una cantina intitolata dalla via omonima in cui è ubicata al civico 13, zona rinomata per le sue terme frequentate dai papi. Le terme euganee sono attestate qui sin dalla preistoria, si sono progredite attraverso i Romani e i Veneziani  fino  a ciò che sono attualmente, un complesso di 13 stabilimenti, 220 piscine , con  una capacità ricettiva di 13.000 posti. Il bacino idrominerario dei Colli Euganei include i comuni di: Abano Terme, Arquà Petrarca, Baone, Battaglia Terme, Due Carrare, Galzignano Terme, Monselice, Montegrotto Terme, Teolo e Torreglia, per un’estensione complessiva di circa 23 Km2, costituendo una delle più stupefacenti risorse termali a livello europeo e una meta turistica di alto livello senza eguali in Italia. In base a delle ricerche degli anni Settanta, si è scoperto che la fonte di calore di queste acque termali non è vulcanico come qualcuno potrebbe immaginare, ma meteorico (precipitazioni). Queste acque provengono dai bacini dei Monti Lessini nelle Prealpi, e discendendo nelle Piccole Dolomiti (Monte Pasubio) si riscaldano automaticamente  , arrivando a toccare delle fratture di rocce calcaree a una profondità di circa 3.000 metri.  Appena sfiorano un basamento solido e impermeabile, queste acque si arrestano e si arricchiscono di sali minerali e altre sostanze disciolte nel loro lungo percorso a cascata.  Poi per pressione idraulica risalgono verso il mantello un po’ saline e leggermente radioattive ad una temperatura media di 75°C.

Gli Ercolini, vini di ‘Ca Avignone’, Colli Euganei

Sto prendendo appunti , Nicola  conversa animosamente, Antonella  si avvicina e si siede accanto a noi nelle poltrone in vimini e mi omaggia del  suo diario di bordo ‘Storia di un insolito viaggio sui Colli Euganei’, un  baedeker che narra i luoghi dell’ infanzia , l’  esodo  dalla città alla campagna, un resoconto su un passaggio significativo quello da un’esistenza frenetica a una più autentica e intima nei Colli Euganei . La coppia si apparta per imbastire la tavola, e nell’attesa divoro un capitolo sulla viticoltura dei Colli Euganei, che Antonella documenta con riferimenti al suo sopralluogo al ‘Museo del Vino dei Colli Euganei’ allestito a Vò nella sede del ‘Consorzio di Tutela dei Vini Euganei’ fondato nel 1972 . Scavi fatti a Este di reperti archeologici in terracotta, ciotole e coppe legati al consumo del vino, testimoniano come Bacco abbia trionfato da queste parti a partire  dal VII – VI secolo a.C fino all ’impero Romano , cadendo nell’oblio fino a  quando resuscitò grazie ai  monaci nell’anno Mille. Fu poi nel Cinquecento che entra in scena il re delle uve degli  Euganei , l’asiatico e dolcissimo Moscato Giallo , introdotto come ingegnosa alternativa alle spezie per le pietanze dei nobili dalle signore dei potenti governatori Veneziani quali gli   Emo Capodilista, i Selvatico, i Contarini e i Mocenigo ,  che circondarono i colli di sontuose residenze e li sanarono con sistemi di bonifica. Successivamente il Moscato Giallo fu selezionato come biotipo  dai viticoltori e da allora  coltivato fino a ottenere l’ambito riconoscimento della DOC nel 1994  e  quella di ‘Colli Euganei Fior d’Arancio DOCG’ o ‘Fior d’Arancio Colli Euganei D OCG’ nel 2011, baldante denominazione che riporta  ai profumi di zagara e di agrumi tipici della vite in  questione, che esplode in tutto il suo sapore  nella versione spumante, passito e secco. La denominazione include il comprensorio padovano di Arquà PetrarcaGalzignano TermeTorreglia ed in parte quello dei comuni di Abano TermeMontegrotto TermeBattaglia TermeDue CarrareMonseliceBaoneEsteCinto EuganeoLozzo AtestinoVo’RovolonCervarese Santa CroceTeoloSelvazzano Dentro .

Il terroir dei Colli  Euganei  (22 mila ettari) è di essenza vulcanica. Diversi orientamenti e altitudini (dai 50 a un massimo di 400 metri) qui favoriscono dei microclimi variegati e un clima quasi mediterraneo: inverni miti, estati calde, asciutte e buone escursioni termiche fra il giorno e la notte. La piovosità media annuale oscilla tra i 700 e i 900 mm con due punte massime, in primavera e autunno. L’umidità relativa è variabile tra la pianura e la collina, dove i valori sono notevolmente inferiori e si registra una temperatura superiore nelle giornate limpide e nelle prime ore del mattino  per il fenomeno dell’inversione termica. Per queste peculiarità i  Colli  Euganei sono ideali per la coltivazione della vite, situata prevalentemente in pendii e declivi che consentono il deflusso delle acque evitando i ristagni. L’alto pregio dei vini euganei è prevalentemente dettato dai suoli di queste montagne, che sono derivati dalla disgregazione delle rocce vulcaniche. Essi  hanno un buon scheletro, e sono ricchi di vulcaniti (rioliti trachiti, basalti,), rocce sedimentarie (biancone, scaglia rossa e marna), alluvioni (conoidi di deiezione, fondovalle alluvionale). Da questa varietà di microelementi ne consegue  l’eccezionale varietà dei vitigni :

Non si finisce mai di imparare.  Ma qual è l’X-factor dei vini di  ‘Cà Avignone’  ? Il terroir unico dei Colli  Euganei  e la mano sapiente dell’uomo!

'Ca Avignone' , Carboon Foot Print , vini green
‘Ca Avignone’ , Carboon Foot Print , vini green

Le etichette Cà Avignone, Carboon Foot Print

Nicola   da bravo sommelier , e con quella umiltà che appartiene solo ai grandi, desidera che esprima il mio giudizio da collega sui suoi nettari , che sono prodotti seguendo i principi più rigorosi sia della tradizione vitivinicola euganea che della innovazione tecnologica, un giusto compromesso tra passato e futuro per questa cantina di nicchia, che oggi vanta  un numero  di  circa 12 000 bottiglie annue.

Sì perché Nicola   e Antonella sono profondamente legati all’immenso patrimonio enologico regionale, e il loro obiettivo è quello di esaltarlo facendo dei vini esclusivi. Nicola   e Antonella desiderano sperimentare e hanno continuamente  meditato su quale fosse  per i loro vini quel qualcosa che facesse la differenza!  Eureka! La matassa si dipanò  quando i coniugi ‘divini’ riportarono  la faccenda a Sabrina, la locandiera de ‘Il Guerriero’, un ristorantino di Arquà, che li mise  in contatto con Roberto Cipresso! Love at first sight! Dopo una serie di ritrovi e colloqui vari, Nicola   e Antonella si affidarono all’esperienza pluriennale e di successo di Roberto da cui scaturirono strategie importantissime. Su tutte primeggia in assoluto quella del ‘vincere senza combattere’, ossia generare nuova domanda,  piuttosto che rimanere bloccato in una spietata lotta concorrenziale senza via di uscita ! Questa tattica di guerra acquisita dalla lettura di ‘Oceano Blu’, la bibbia di Cipresso, nella fattispecie un rivoluzionario manuale sul management di R. Castaldo , insieme all’abilità del sapere delegare agli altri  appresa da Antonella, è tutto quello che Nicola  mi confessa essere alla base della sua nuova visione di fare del vino un grande affare. Questa crescita , a cui aggiungo lo spirito critico e le doti dirigenziali di Nicola sviluppate nel corso della sua brillante carriera (perché personalmente non si attribuirebbe neppure una virtù!), hanno elevato lo standard che contraddistingue i vini della cantina ‘Cà Avignone’, per il  cui lancio sono state fatte alcune scelte cardinali che posso essere così sintetizzate:

  • Il recupero di terreni più adatti alle loro viti;
  • La perizia enologica di Andrea Boaretti, numero uno nella viticultura euganea;
  • Rispetto per l’ecosistema e piena sostenibilità della catena produttiva con vini ‘Carbon Footprint’, cioè fatti riducendo al minimo l’emissione  di CO2. Gli espedienti più esemplari per raggiungere questo traguardo pioneristico sono: l’adozione di vetri sottili e leggeri, tappi in canna da zucchero (che permettono di mantenere l’ossidazione stabile almeno per dieci anni), e Cor-ten per i pali,  un tipo di ferro  più affidabile dello zinco perché emette una patina di ruggine, che presenta un’ottima resistenza alla corrosione atmosferica. Certificata dalla società senese ‘Indaco 2’ ( specializzata nell’ individuare azioni migliorative di mitigazione e compensazione degli impatti ambientali), questa è tutta una metodologia imprenditoriale  che  non è certo dettata da piani di marketing , quanto piuttosto dall’esigenza morale di fornire beni ricorrendo a  fonti pulite e rinnovabili, apportando un contributo per risolvere problemi di considerevole attualità che riguardano l’intera società globale: dal riscaldamento del pianeta ai mutamenti climatici, dall’estinzione graduale della biosfera sino a rischi di assottigliamento della biodiversità.

‘Cà Avignone’ è dunque una cantina dal profilo green, con una politica ecologica che, includendo l’assenza di fitosanitari, diserbanti chimici, e di irrigazione per le loro viti (salvo situazioni realmente problematiche in cui è quasi impossibile non ricorre al rame e allo zolfo e al drenaggio dei terreni), può classificare i suoi vini come biologici, biodinamici e naturali.

Casa Ercolino, vini di ‘Ca Avignone’, ‘3 Tinto’ e ‘Cicale di Arquà’, Colli Euganei

Un certo languorino distoglie me e  Nicola  dai dotti argomenti enoici, traditore è il convivio e la piacevole compagnia. La fine della dissertazione quasi accademica è segnata dallo svolazzare di una tovaglia candida di lino che si srotola lentamente sotto i nostri occhi, su cui Antonella poggia un vaso smaltato di fiori freschi, una brocca d’acqua naturale, un servizio di porcellana e delle posate di argento. Una mise en place curata nei particolari che per gli Ercolini è la regola e non l’eccezione, quindi non una cortesia per gli ospiti, ma una pratica quotidiana, un rituale per manifestare gratitudine al Creatore. Inalo a polmoni pieni quel soffritto d’aglio che esala dalle orecchiette e cime di rapa, che di nordico hanno ben poco, un dubbio che Antonella percepisce subito e sfata sbottando ironicamente: ‘benvenuta giù a Nord! Nicola è di padre napoletano e io di madre calabrese!’ In quella frase è racchiuso il segreto di questa coppia straordinaria, temperamento latino e rigore teutonico in un bicchiere!  Eccovi i protagonisti indiscussi della mia prima degustazione sui Colli Euganei:

  • ‘Cicale di Arquà’: così apostrofato da Antonella per un voluto rimando al frinire delle cicale , un coro mediterraneo che in estate allieta i ritmi lenti dei Colli Euganei, un rifugio dell’anima che assaporo in un calice di questo prosecco ‘col fondo’,  Glera e Moscato al  5 % , che fa macerazione sulle bucce per 15 giorni. Per la sua spiccata struttura ‘Cicale di Arquà’ è paragonabile ai ‘sur lie’ della Francia o agli ‘Orange Wine’ dell’Est. Ancora giovane e torbido è un bianco complesso con bollicine fini, sentori erbacei e di pera,  sapido e morbido al primo sorso con una gradevole persistenza aromatica;
  • ‘3 Tinto 2019 ’: tre rossi come evoca l’etichetta. Un bordolese tutto italiano di Merlot , Cabernet e Carmenere, non filtrato e senza lieviti aggiunti, che pur essendo ancora del 2019, è maledettamente sofisticato al naso per i profumi di frutti di bosco e spezie, è al palato spicca per una contrapposizione calibrata tra morbidezze e tannini.  ‘3 Tinto’ è un rosso pronto, che darà il meglio di sé riposando al fresco e al buio.  Questo vino non può essere annoverato tra le DOC per un 5 %  Carmenere  acquistato di poco oltre i confini, una regolamentazione che se da un lato tutela i vini, dall’altro a volte è troppo ferrea e addio  nuove frontiere. Nicola  allude ai suoi sogni nel cassetto per cui è disposto a superare ogni ostacolo: fare un  Merlot  in purezza e un metodo classico, ma non aggiunge altro! Top secret!
Colli Euganei, mille motivi per esserci
Colli Euganei, mille motivi per esserci

Le nuvole sopraggiungono con l’imbrunire. Finite tutte quelle bontà, sparecchiamo, e andiamo a riposarci un po’. Quando sono nel mio cottage, sdraiata accanto al comignolo il vademecum di Antonella mi alletta allorché elenca tutta una serie di prelibatezze cucinate per dei suoi commensali, tramandate da generazione in generazione e fiore all’occhiello della cuisinè veneta. Lo ‘schissotto’ per esempio apprendo essere il ‘…tipico pane basso e stuzzicante preparato sui colli Euganei , usando farina, strutto-nei tempi andati le nonne mettevano il grasso d’oca-, un po’ di sale e un po’ di zuccherò’. E ancora un primo vegetale con  ‘i bisi di Baone’ , che è ‘…un risotto prelibato preparato con i piselli coltivati nel paese euganeo di Baone…’. Un secondo succulento a base di ‘…galinella alla canavera…’ che ‘…richiede assolutamente la gallina padovana…inconfondibile, è una gallinella molto bella, dalle piume lucide e da un caratteristico ciuffo di penne molto lunghe poste sulla testa …’, condita con ‘pissacan’ , che ‘…è del Tarassaco, un’ erba primaverile che ha al suo centro quei bei fiori gialli….chiamata così perché i cani se ne nutrono quando hanno bisogno di depurarsi’. Dulcis in fundo la crostata di mele, e mi sciolgo in ‘brodo di giuggiole’ , che è nientemeno il liquore di accompagnamento del dessert ‘…di Arquà, molto originale ricavato dai frutti del giuggiolo, che sa di mandorle e frutta secca’. Improvvisamente uno stato di totale e sana pigrizia prende il sopravvento, e mi accascio su dei cuscini morbidi, su cui poggio il viso e sprofondo in un dolce sonno ristoratore. Passa qualche ora e mi ritrovo insieme da Nicola   e Antonella  per desinare e gustare una grigliata di carne , e del gustosissimo radicchio avvolto da della pancetta croccante , il  tutto abbinato ai vini di ‘Cà Avignone’ e a un ‘Friularo’ del 1998  , un rosso simile al  ‘Raboso del Piave’, appartenente alla DOCG Bagnoli (comune di Due Carrare): colore granato, aroma di frutta rossa matura, caldo, con un tannino compatto ma non invasivo, pieno e persistente. Mi ricorda l’Amarone,  Nicola   infatti sottolinea che questo vino un po’ rustico se non troppo maturo, si vendemmia in Novembre dopo l’estate di San Martino, quando sui tralci si posa la prima brina, cosa che gli conferisce l’epiteto di ‘frigoearo’ , cioè ‘freddo’ dal latino  ‘frigus’ .  I fumi dell’alcol ancora non ci abbattono e sono abbastanza sobria per ammirare quel simposio circondata da un lusso smart, confortevole, tra il classico e l’urbano che non passa mai di moda e si fa notare! Trattata come una principessa, la mezzanotte scocca pure per me e mi ritiro nella mia corte con il cuore pieno di gioia che trabocca fino al mio ritorno in patria.

Michele Satta, Bolgheri

Michele Satta, Bolgheri

L’essenziale è invisibile agli occhi”. 
Antoine de Saint-Exupéry

Michele Satta, un giorno in Cantina

I vini di Michele Satta sono l’essenza di Bolgheri e raccontano la Toscana.   La Toscana è maledetta, pensi di starci poco e poi ci rimani stanziale! Michele Satta, uno tra gli storici winemaker di Bolgheri, è stato vittima di questo incantesimo, quando appena diciannovenne nel 1974 , ci trascorre le vacanze di famiglia. Come biasimarlo, la Toscana rapisce anche me, che nel  mio peregrinare dalla Sicilia ci finisco per scelta,  galeotta  una gita scolastica del liceo a Firenze. Vi risparmio questo lungo aneddoto, e sono qui per condividere con voi la scoperta di un altro angolo di paradiso posto tra Nord e Sud , perfetto bilanciamento degli opposti!

Novembre 2019, una mattina soleggiata e si parte in macchina lungo le vie strette che in pianura si srotolano come tappeti d’erba puntellati da papaveri, trifogli e alberi maestosi.  Direzione Bolgheri, destinazione la cantina di Michele Satta, che mi inebria con il suo ‘Bolgheri Rosso’ qualche Pasqua fa a una cena all’ ‘Osteria San Guido’, vivamente consigliata per chi vuol perdersi tra i sapori , le meraviglie e i tesori  di questa regione centrale da annoverare  tra i patrimoni dell’UNESCO.

Michele Satta
Matteo Bonaguidi racconta i vini di Michele Satta 

Ad accogliere me e gli altri ospiti da Michele Satta è Matteo Bonaguidi, un giovane e brillante sommelier. L’ ingresso semplice e minimale della cantina  inganna perché la sua struttura invece si impone con tutta la modernità, la raffinatezza e la maestosità dell’architettura dei suoi due piani, quello sotterraneo per l’affinamento dei vini, e la terrazza panoramica prospiciente la famosa Costa degli Estruschi, dove siamo riuniti per ascoltare i segreti di Michele Satta. Appoggiandosi al muretto rovente della balconata, Matteo  ci  indica un punto preciso di Bolgheri tra acque trasparenti, cielo ed ulivi da cui inizia l’avventura di Michele Satta. Si tratta della ‘Vigna del Cavaliere’, il cui rudere è l’ombelico di quella che adesso è una superficie vitata di 24 ettari con una media di 150.000 bottiglie annue ottenute tutte da uva propria. In questa area benedetta da Dio il vino è nato molto prima dell’uomo, il vino qui è cultura, è tradizione, è l’anima stessa di Bolgheri che Michele Satta è riuscito perfettamente a svelare e che noi apprendiamo attraverso le parole di Matteo prima del banchetto!

Michele Satta, l’uomo

Sant’ Ambrogio Olona, un paesino vicino Varese, da i natali a  Michele Satta, che è di sangue mezzo sardo e mezzo piemontese. Dopo il Classico il giovane varesino si iscrive ad Agraria a Milano per un richiamo istintivo verso la natura, che da bimbetto in villeggiatura gli appare in tutta la sua magnificenza ora sotto forma di paesaggi nudi brulicanti di pecore e spiagge bianche della Sardegna ora sotto forma di girasoli e dolci pendii della Toscana.

E tra una punta e l’altra dello stivale con le sue diramazioni isolane, come la verità che sta in mezzo, Michele Satta si ritrova a vivere a Castagneto Carducci inizialmente metà estiva per un impiego occasionale da fattore propostogli da un amico del padre ingegnere. Nulla è per caso, ed evidentemente c’è una linea sottile, misteriosa, l’Io più profondo, che unisce tutti questi eventi e che spingono Michele Satta a spiegare le vele verso il suo porto. Così ventiquattrenne Michele Satta continua l’università a Pisa e sposa Lucia da cui ha sei figli, di cui Giacomo, l’enologo, e Benedetta, responsabile comunicazione, costituiscono l’asse portante dell’azienda agricola. Il 1983 è un periodo faticoso per  Michele Satta , che però lo tempra e lo fortifica nello spirito.  Per mandare avanti la baracca si sporca le mani, quelle stesse con cui sfoglia i libri da cui apprende con passione l’Ars Agricolae,  ma la poesia dura davvero poco!  Michele Satta  è infatti testimone di un’agricoltura che sta mutando a vista d’occhio, si sta ammodernando con il conseguente e negativo effetto di prediligere la quantità alla qualità e ciò fa abbassare i costi della merce. Non si guadagna molto con quella fattoria ormai fuori moda di appena settanta ettari coltivati a pesche, fragole, carciofi, grano, e un po’ di vigna rivenduti per una miseria ogni mattina all’alba ai mercati centrali limitrofi.  Michele Satta ce la mette tutta per fare funzionare gli ingranaggi di una macchina che però ormai è al collasso, come le sue finanze. C’è da affannarsi il pane tanto quanto basta per sfamare la cospicua prole. Un concorso in banca a Roma potrebbe essere l’ancora di salvezza, un peso troppo grande tuttavia da sopportare, allorché da parte del suo vecchio capo sopraggiunge la proposta di curare la parte commerciale e i proventi delle vigne della stessa fattoria che abbandona in preecedenza per sfinimento! Michele Satta non esita neppure un attimo e fa ritorno al solo destino cui è designato, il più nobile della terra, il vino! Da allora non si ferma più. 

Degustazione vini Michele Satta
Degustazione vini Michele Satta, Bolgheri

Michele Satta, i vini

Il nostro viaggio a Bolgheri   prosegue con la degustazione dei vini Michele Satta. Matteo  si fa notare subito per la sua classe e la sua professionalità e si capisce subito che fa quello che gli piace fare. Matteo  prepara i tavoli con dei cestini di pane sciocco e taglieri di salumi e formaggi locali.

Matteo  sistema in fila tutti i bicchieri che riflettono una luce calda che entra attraverso le vetrate in modo gentile e che ci avvolge come il gusto del meglio della selezione dei rossi e dei bianchi di Michele Satta. Tra quelli che proviamo  mi hanno particolarmente colpito:

  • ‘Bolgheri Bianco Costa di Giulia 2019’: battezzato così dal vigneto da cui proviene oltre che quello di ‘Querciola’, è  una bomba esplosiva di 70% di Vermentino e di 30% Sauvignon e fa innamorare Michele Obama in occasione del suo quarantunesimo compleanno al  ‘Caffè Milano’ di Washington. Questo bianco  a contatto con le fecce fini fa affinamento lungo per circa sei mesi in tini di acciaio. Dal colore giallo paglierino, alterna i suoi profumi di pesca bianca e fiori delicati a evidenti sentori di  timo,  erba appena tagliata, miele , vaniglia. Dal finale lungo si presta a invecchiare qualche anno ;
  • ‘Syrah Michele Satta 2016’: 100% Syrah del vigneto ‘Vignanova’ è un vino mediterraneo sofisticato che non ha nulla da invidiare ai superbi rossi francesi del Rodano. Fermenta in botti di rovere da trenta hl ed affina diciotto mesi in barriques di secondo, terzo e quarto passaggio ed un anno in bottiglia con capacità di invecchiamento fino a venti anni. Nel calice si annuncia con un colore rosso rubino cupo, con note di frutta a bacca nera e si arricchisce di sensazioni speziate e nuance di erbe aromatiche. In bocca è di ottimo corpo, con un tannino maturo e termina con una chiusura persistente;
  • ‘Il Cavaliere 2017’: 100% da selezione di uve Sangiovese raccolte a mano nei vigneti di ‘Vignanova’ e ‘Torre’ fa cemento per diciotto mesi e può invecchiare fino a venti anni. Presenta un colore rubino ed al naso è molto aperto, con aromi di prugna, violetta, tabacco, cuoio e terra di bosco. In bocca è sapido e con tannini morbidi, con un retrogusto di liquirizia e un piacevole finale;
  • ‘Piastraia Michele Satta’ 2017: è un taglio bordolese di Cabernet, Merlot e Sangiovese che con l’aggiunta di una punta di Syrah prende il corpo  dei vini del Sud. Le uve provengono da cinque diversi vigneti che sono ‘Torre’, ‘Poderini’, ‘Vignanova’, i ‘Castagni’ e ‘Campastrello’. Ciascuna varietà è fermentata separatamente in botti di rovere troncoconiche da trenta hl.  Sosta in barriques di legni francesi tra i diciotto ed i ventiquattro mesi. Un vino smart con un colore tendente al porpora con riflessi violacei. Al naso emergono note di ciliegia, cacao, e fiori blu. Il vino è sapido, con tannini rotondi e finale lungo. Capacità di invecchiamento fino a venti anni.
DOC Bolgheri Consorzio di Tutela Vini
DOC Bolgheri Consorzio di Tutela Vini

I vini di Michele Satta stregano e fanno venire voglia di stare bene, di godersi la vita, di rilassarsi. Ogni commensale è fermo al suo posto a sentire Matteo  che si volta verso una foto gigantesca che ritrae  Michele Satta insieme a chi ha per così dire inventato il ‘caso Bolgheri’! Prendete un calice magari di bollicine, o di cosa vi pare, e unitevi a noi! Il silenzio cala, e la voce di Matteo è l’unica melodia che vogliamo udire.

Bolgheri, la Bordeaux d’Italia

Chiunque arrivi a Bolgheri finisce vittima del suo incantesimo non appena si percorrono i cinque chilometri dell’Aurelia fiancheggiati da 2500 “cipressi che alti e schietti quasi in corsa giganti giovinetti vanno fino a San Guido in duplice filar “. Questi ultimi sono i versi del poeta Giosuè Carducci, premio  Nobel per la letteratura italiana nel 1906, che immortalano questo antico borgo medievale fondato nel XI dal Conte Gherardo della Gherardesca, il cui stemma all’ingresso del castello in mattoni rossi   saluta migliaia di visitatori all’arrivo della bella stagione . Bolgheri è una frazione del comune di Castagneto Carducci, in provincia di Livorno, la cui  posizione strategica, tra le Colline Metallifere e la leggendaria ‘Costa degli Etruschi’, fa di questo villaggio un territorio unico al mondo per arte, cultura, tradizione vitivinicola e paesaggi mozzafiato.

Immersa in una vegetazione rigogliosa e con le sue torri  affacciate su un mare cristallino,  Bolgheri è il fiore all’occhiello della Toscana grazie al Marchese Mario Incisa della Rocchetta, la cui genialità si materializza in tre suoi capolavori e ora attrattive del posto:  il celebre vino Sassicaia, il purosangue Ribot, e il Rifugio Faunistico Padule . Cominciamo da Bacco, perché è una forza divina inebriante quella che invade il Marchese e gli fa realizzare il nettare, il purosangue e l’ oasi dei suoi sogni.

In principio è il Sassicaia, il Marchese Mario Incisa della Rocchetta

Il Marchese nato a Roma e di stirpe sabauda, giunge in Maremma al seguito del suo matrimonio nel 1930 con l’affascinante Clarice, discendente del conte Ugolino cantato da Dante nella sua ‘Divina Commedia’. Agronomo, cosmopolita, visionario e di classe il Marchese  ‘colonizza’ Bolgheri, un centro agricolo di appena cento abitanti e dimenticato da Dio, e la trasforma in una corte stupenda con il suo entourage aristocratico.

Nei poderi ereditati il Marchese  apre un allevamento di cavalli da corsa da cui fuoriesce Ribot, che tra il 1955 e il 1958, vince sedici competizioni su sedici, dall’Arc de Triomphe, al Royal Ascot da San Siro a Longchamp. Ci fa anche una fattoria e in particolare a Castiglioncello di Bolgheri nel 1944 il Marchese semina delle barbatelle di Cabernet importate dai Duchi Salviati di Migliarino , che frequenta ai tempi dell’università a Pisa, e come il cappellaio matto tira fuori il primo taglio bordolese della Maremma. Il Marchese  non è del tutto soddisfatto di quella miscela di vitigni per nulla armonico, ma in fin dei conti gli sta bene, è un esperimento, il suo vino non vuole venderlo ma solo goderselo con chi gli sta intorno e con gli amici. Il Marchese  non si arrende e azzarda a regolare il tiro spostando il vigneto in un campo più alto che chiama ‘Sassicaia’ per il mix di sassi e ghiaia che la caratterizza in onore a Graves a cui si ispira,  e da cui ha origine l’omonimo vino che farà di  Bolgheri la Bordeaux d’Italia e un prestigioso centro di riferimento per l’enologia europea. Ci vogliono venti anni di perfezionamenti e vicende varie prima che nasca il rinomato ‘Sassicaia’ che ognuno di noi vorrebbe in uno scaffale in bella mostra! In questo arco temporale di fondamentale importanza è lo slancio e la lungimiranza del Marchese  nell’avere individuato in Bolgheri la base per la replica di quella tipologia di vini particolari francesi che sono di gran tendenza in Europa e oltre oceano,  in modo tale da offrire qualcosa di nuovo al mercato italiano che, da dopo il sofferente e disastroso dopoguerra alla lenta ripresa economica, dorme almeno fino agli  anni ottanta in fatto di vini! E senza dubbio lo scossone del terremoto  ‘Sassicaia’ con epicentro a Bolgheri si avvertirà in superficie e profondità lungo tutta la penisola ! Pazzo o pioniere, il Marchese  lascia il segno a Bolgheri. A differenza dei contadini della sua era per cui il vino è un modo per sopravvivere e da bere prima dell’inverno successivo, il Marchese è un nobile dentro e fuori , e vuole fare un vino di pregio, si interessa ai problemi agricoli evidenziando la necessità dì uscire dall’improvvisazione e di imitare i francesi dando un tono alla materia. Seguendo il metodo francese e in controtendenza con l’allora dominante produzione di massa dovuta all’avvento delle nuove tecnologie, il Marchese  impianta vitigni selezionati e sperimenta nuovi metodi di vinificazione; preferisce basse rese in vigna e vitigni alloctoni a quelli autoctoni, lascia perdere il torchio a favore di una pressatura più dolce, e introduce l’affinamento in botte. Tutti questi sforzi sarebbero stati forse vani se ad un certo punto di questo bel romanzo non ci sarebbero stati altri protagonisti! Da una parte il figlio Nicolò Incisa della Rocchetta,  che, capendo la reale potenzialità di quel  ‘primitivo’ ‘Sassicaia’   osa commercializzarlo, e dall’ altra i parenti patrizi degli Antinori nelle figure di Niccolò e Piero , che si occupano del marketing. Questi ultimi fanno scacco matto facendo assumere il loro enologo,  il pater vinorum Giacomo Tachis, che, stabilendo tecniche  e tempi di affinamento, ingentilisce e struttura quello che sta per essere il primo cru del Bel Paese! Con l’inconfondibile etichetta della rosa dei venti dorata su sfondo blu disegnata dallo stesso Marchese  , il ‘Sassicaia’ viene imbottigliato per la prima volta nel 1968 e messo in distribuzione nel 1972 . L’oro rosso di Bolgheri è sgrezzato dalle sue impurezze a tal punto da abbagliare i big del giornalismo enogastronomico. Le prime luci del ‘Sassicaia’ colpiscono Luigi Veronelli , pietra miliare nostrana del  wine & food , che gli dedica un articolo intero su ‘Panorama’ nel 1974. Successivamente  con l’annata del 1978 il  ‘Sassicaia’ vola oltre i  confini quando la rivista inglese ‘Decanter’   lo proclama come migliore Cabernet tra quelli in competizione di altri trentatré paesi in un concorso tenutosi a Londra , dove prevale addirittura sui famosi chateaux bordoles . La vendemmia del 1985 regala al ‘Sassicaia’ 100 punti assegnati dalla penna di  Robert Parker,  guru della critica americana che lo consacra a fama internazionale.

Sassicaia

E se vi dico che il ‘Sassicaia’ star indiscussa del jet set planetario usciva con la denominazione ‘vino da tavola’? Un paradosso questo che scatena e indigna al punto che, per questa categoria di vini speciali che non si adattano  alle regole dei rigidi disciplinari di allora come le DOC del 1983 che tutelano i soli bianchi e rosé, si conia in America il termine di ‘super tuscan’, dove ‘super’ sta per ‘diverso’ e non ‘migliore’. Bisogna attendere fino al 1994 con la formazione delle ‘DOC Bolgheri’ ,  ‘DOC Bolgheri Superiore’ e ‘DOC Bolgheri Sassicaia’ per placare le ire funeste . La costituzione  del ‘Consorzio per la Tutela dei Vini Bolgheri DOC’ , di cui Michele Satta è uno dei soci fondatori, nel 1955 con le sue cinquantacinque imprese agricole, sigilla a fuoco una business venture che ricerca costantemente di preservare sapere antico congiunto a modernità  e innovazione con lo scopo  di garantire a Bolgheri  un futuro tutto in salita. In soli cinquanta anni Bolgheri  passa da 120 a circa 1300 ettari di vigna e assurge a  fenomeno di  vini da collezione che oltre al ‘Sassicaia’ vede spuntare nelle immediate vicinanze  mostri sacri del made in Italy quali ‘Ornellaia’, ‘Guado al Tasso’, ‘Grattamacco’ e  il ‘Masseto’ , Merlot al cento per cento che nel 2001 il ‘Wine Spectator’ celebra come secondo solo al ‘Petrus’ di Pomerol. Bolgheri non è una moda o un capriccio di qualche blasonato ma il ‘Rinascimento’ del vino in Toscana, nel momento in cui il ‘Brunello’ e l’Italia sonnecchia per poi svegliarsi del tutto a fine anni Novanta ed essere in classifica tra le potenze enoiche del globo . Bolgheri è il frutto del lavoro e il più dolce dei piaceri di uomini intelligenti e illuminati che, titolati con risorse o artigiani con pochi mezzi e tanta voglia di fare, hanno collaborato e dialogato ribaltando le sorti di questa deliziosa cittadina. Bolgheri ieri landa del deserto e considerata addirittura non vocata alla viticultura oggi chicca dell’enologia italiana e luogo densamente popolato e affollato di turisti, curiosi e investitori provenienti da ogni parte del pianeta.

Cantina Michele Satta
Cantina Michele Satta

Michele Satta, l’azienda

Michele Satta scommette tutto il suo essere e il suo avere a Bolgheri sin da quando ci mette piede. Genius loci , vate, o cosa? Michele Satta è certamente un imprenditore fuori dagli schemi, dotato di grande personalità, sensibilità ed intuito.

Non dimentichiamo però che se Michele Satta è un’autorità in fatto di vino non è solo per  i suoi studi, il suo carattere, le sue esperienze, e certe circostante favorevoli, ma principalmente per la devozione, la costanza , la  gioia e la serietà con cui ha perseguito  i suoi obiettivi, i suoi ideali. Tutto quello che dai ti torna indietro nel bene e nel male, e quanto è vero per  Michele Satta ! E si sa che la fortuna non è una dea cieca ma aiuta gli audaci!  Tutto questo associato a un rapporto quasi ancestrale tra  Michele Satta  e la terra, che è il leitmotiv della sua esistenza stessa, si traduce nella nascita della sua azienda nel 1983 e nel suo primo vigneto nel 1991. Michele Satta si distingue dagli altri fuoriclasse a Bolgheri  perché è una voce fuori coro nel dare largo spazio alle uve del posto quali Sangiovese e Vermentino (sia in assemblaggio che in purezza), e nel cimentarsi con altre varietà quali per esempio il Sauvignon Blanc, il Tempranillo e il Petit Verdot. Una mossa alquanto temeraria quella di Michele Satta in un ambiente di altolocati e di certezze stellate tra le quali primeggia quella del ‘Sassicaia’ , ma mossa del tutto inevitabile per movimentare l’identità territoriale di questo paesotto maremmano, rispettandone sempre l’inclinazione per i vini bordolesi. In linea con i bolgheresi classici,  Michele Satta ha una sua personale visione del vino in cui soggiace prevalentemente l’intenzione di esaltare al massimo la complessità aromatica tipica del terroir mediterraneo che Bolgheri riesce a sprigionare. Ciò si incarna perfettamente in tappe importanti della sua carriera enoica che dà alla luce nel 1987 il ‘Costa Giulia’ , 100% Vermentino,  e  nel 1994 il ‘Piastraia’ , blend di Cabernet Sauvignon, Merlot e Sangiovese. A fine anni novanta, reduce di una consulenza presso l’ ‘Ornellaia’ e sotto la supervisione del prof. Attilio ScienzaMichele Satta pianta anche una piccola porzione di Teroldego, quest’ultimo ingrediente di un’altra opera d’arte di Michele Satta che è il ‘I Castagni’.

Michele Satta, Paolo Lazzarotti studio fotografico
Michele Satta, Paolo Lazzarotti studio fotografico

Scendendo giù nella cella rocciosa in cui i vini riposano, Matteo ci confessa che alcuni Wine Lovers & Experts snobbano i vini bolgheresi perché troppo freschi, fin troppo fruttati e non tipici, ed accontentano in maggiore misura il palato degli intenditori americani e cinesi. Lo ascoltiamo attenti lì tra le botti e le anfore di terracotta, e dopo avere assaggiato i vini di Michele Satta, nessuno dei presenti ha dubbio alcuno che il bello per Bolgheri  deve ancora arrivare. E come non credere ad un avvenire glorioso per questi vini marittimi, sontuosi, con una traccia balsamica indimenticabile che è il ricordo della macchia mediterranea, tratto specifico che li rende irripetibili.  Michele Satta vanta una superficie vitata di 24 ettari e affiancato tecnicamente e moralmente dai suoi affetti frutta attualmente 150.000 bottiglie ottenute da uva propria. Matteo ci fa fare un giro all’interno della bottaia ed è orgoglioso di quello che ci sta descrivendo. I suoi occhi brillano quasi a illuminare quegli spazi bui e freschi della grotta dove i vini di Michele Satta dormono per esprimere al meglio tutto il loro valore, che è strettamente legato a quelle specifiche peculiarità pedoclimatiche che stanno solamente a Bolgheri e che la fanno oggetto di invidia di tutti! Una alchimia naturale di sole, mare e terra questa è Bolgheri! Matteo ci spiega il motivo. Le vigne di Michele Satta sono tra quelle più a sud di tutto il comprensorio, il cui suolo è particolarmente fertile essendo  variegato per struttura (per lo più sabbia e in molti punti argilla e  limo) ,  di medio impasto,  drenante, e privo di sedimenti, cosa che facilita alle radici delle viti di scendere giù a fondo per alimentarsi.  Il nostro bell’Antonio va avanti narrando che i filari, trattati con pratiche biologiche, sono protetti dal vento a est dalle colline, mentre a sud beneficiano degli effetti del mare e dei fiumi Cornia e Cecina che li irrorano di luce favorendo la fotosintesi, ne mitigano il clima con estati fresche e inverni miti, e vi apportano brezze gentili che tolgono la dannosa umidità in superficie.  

Bolgheri, a presto
Bolgheri, a presto!

Una passeggiata tra le stradine ciottolate di   Bolgheri  e una cena a lume di candela nell’ intima e raffinata ‘Enoteca del Centro’ conclude magicamente il mio incontro con Michele Satta. Un sorso del suo ‘Syrah 2015’ è in poesia una frase di Antoine de Saint-Exupéry: “E’ il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante”. 

Grazie Matteo, Michele e Paolo Lazzarotti per il suo infallibile obiettivo fotografico! 

 ‘A chi ancora è capace di emozionare. La bellezza non si misura con ciò che possiamo apprezzare semplicemente guardando con il senso della vista, la vera bellezza  è un atteggiamento. ‘ 

Stefania

 

Podere Marcampo, Volterra

Podere Marcampo, Volterra

“Accept what life offers you and try to drink from every cup. All wines should be tasted; some should only be sipped, but with others, drink the whole bottle.”
Paulo Coelho

Podere Marcampo, Volterra, Tuscany

Six years ago two things happened to change my life. First of all I fell in love with Tuscany and then I became a sommelier. These were the starting points allowing me to discover the hidden delights of the Pisa wine country, a charming sun kissed land, stretching from the hills to the sea, blessed by God, as beautiful as unexpected!

Wine runs deep in the veins of Tuscany, being woven into the cultural identity of this central Italian paradise. Pisa wines are synonymous with excellence thanks to the efforts of many skilled professionals.‘Podere Marcampo’ is one of the most important wineries in the area being representative of Pisa and its province.  ‘Pisa Hills is not only a ‘DOC label’ but also a ‘wine road’ playing an increasingly important role in wine production in Tuscany and it is a wine area that is on the rise only recently starting to get the recognition that is deserves. ‘Pisa Hills meanders through the hills of the valley of the Era River and the lower part of the Arno Valley crossing a territory with traditions dating back to the time of the Etruscans. If you head towards this entrancing place you will be greeted by an environment almost untouched by modernity ranging from picturesque scenery of mesmerising color set amongst the trees to places where wine and oil are still cultivated and produced in the traditional way. ‘Podere Marcampo’ is an organic biodynamic wine estate which reflects all the beauty and wine production potential of the ‘Pisa Hills’ area.

Claudia del Duca

I sipped the elegant ‘Podere Marcampo’ wines for the first time at ‘Terre di Toscana’, a wine exhibition which took place at the ‘Luna Hotel’ in Viarreggio. I really liked these wines and Claudia Del Duca, the owner of ‘Podere Marcampo’, described them with reverence.

Claudia was very friendly, professional and kind, though what impressed me the most about her was her dedication to her work and her love for wine which was shared with her parents Genuino and Ivana. I promised myself to return again to her winery for another memorable experience! I arrived at ‘Podere Marcampo’ on a rainy day in late November in Volterra. ‘Podere Marcampo’ is a family farm business which produces both excellent and also rare red and white wines, extra virgin olive oil and grappa. At the front of her estate surrounded by lush and verdant countryside, Claudia welcomed me with a big smile. Looking at this scene where sky and sea converge at the Tuscan horizon in an endless embrace I felt overcome with emotion as we sat down in a small patio near the front of her private residence, where we talked about the history of her family . 

Genuino del Duca

Claudia explained that ‘Podere Marcampo’ was born in 1971 when her father Genuino , having been promoted at work as a policeman, had moved from Abruzzo to Volterra and came up with the idea of transforming his passion for food and wine into a full time job. He wanted to create a new career in food and wine, so that he could resign from his day to day work as a policeman, and worked hard to make this dream come true! In the beginning it was not easy, though having climbed through the ranks at work in 2001 he was able to open a small inn in Saline, a small town near Volterra. By 2003 he had earned enough money to be able to open an exclusive restaurant in the center of Volterra, ‘Enoteca del Duca’ which is still running today! In 2005 he managed to buy ‘Marcampo’ a historic homestead, which had been abandoned though captured his heart as well as sparking his imagination. Genuino restored ‘Marcampo’ shortly afterwards transforming it into what ‘Podere Marcampo’ is today, an extraordinary holiday home as well as a farm and winery surrounded by four hectares of countryside, where to produce his wine he takes care of the best local grapes (Vermentino, Merlot, Sangiovese, Pugnitello and Ciliegiolo). Genuino  had to work hard to make his land suitable for wine growing because of the original salt and clay content of the soil. He had to plant the best rootstocks with roots to a maximum depth of 1 meter and having made sure that his preparation has been the best winemaking is now not so much of a challenge as more of an opportunity. Today, ‘Podere Marcampo’ is a real gem situated within the National Park known as ‘Le Balze’, a magical place where visitors can slow down and unwind. There is an outdoor swimming pool, a sunlit terrace, vineyards, gardens and imposing vistas of the Tuscan countryside encouraging guests to explore this modern wine country retreat, a corner of the world created for relaxation of body and soul with manicured cypress trees, sunflowers, olive groves and vineyards.

 

Podere Marcampo Tour

After a short walk through the vineyards Claudia explained the winemaking process starting with the working of the land to the bottling in the wine cellar and this for me was the best part of the tour.

In the tasting room I sampled high quality wines paired with homemade cured meats and local cheeses. ‘Podere Marcampo’ is completely handworked by Genuino and Claudia and is organic, completely free of any pesticides. A couple of million years ago this area lay at the bottom of the sea so the soil is rich in fossil shells and is characterised by a particular geology of sand, silt, clay and limestone which has been stable for centuries giving a complexity, structure and minerality to these well balanced wines. These are the best award winning labels I tasted:

‘Terrablu’: made from Vermentino and Malvasia the grapes are first processed by the modern technique of maceration in order to preserve all the aromas of the variety followed by four months of fermentation in temperature controlled stainless steel tanks. On the palate there are notes of lime, almond, green apple and white florals with a unique sense of refreshing acidity, its charm being in its delicate, briny nose and long, fresh palate;

‘Giusto alle Balze’: made from a careful and limited selection of 100% Merlot, vinified in stainless steel vats, then aged in oak barrels for 12 months the wine is then left to settle for another 6 months before bottling. It is my favourite wine because of its soft and sensual texture and approachable style being a velvety red wine that pairs well with the best Tuscan foods. This wine has won the Silver Medal at ‘Mondial du Merlot’ in Lugano and the ‘Concours Mondial Merlot’ in Brussels;

‘Severus’: made from a selection of 100% Sangiovese, vinified in stainless steel vats then aged in oak barrels for 12 months, this wine is then left to settle for another 12 months before bottling. Tasting of clove spice and cherries this wine is like drinking Christmas. It is also savoury providing a wide range of tastes from the very earthy and rustic to the rounded and red fruit;

‘Marcampo’: made from 50% Sangiovese and 50% Merlot, these two varieties are vinified separately in stainless steel vats and blended after 12 months in oak barrels. The wine is left to settle for another 6 months before being bottled. It is a powerful combination of the sweet, juicy, fruit flavors of Merlot and the rustic, sour-cherry tang of Sangiovese. It reminds me of a duet between a soprano and a bass as you can hear each one distinctly since they sing at different frequencies and the feeling is one of absolute pleasure;

‘Genuino’: made from 80% Sangiovese and 20% Merlot, these two varieties are vinified separately in stainless steel vats and then blended and bottled after 10 months. ‘Genuino’ is a medium bodied moderately tannic wine with a lovely cherry flavor which impresses with its ruby red, vinous though also fruity and floral, dry and firm taste.

From the start Genuino and Claudia make wines just as they envisage them. Their winemaking takes its course, the grapes being gently guided through a gentle process until they arrive at carefully selected barrels for resting, maturing and evolving. The more I meet the winemakers of Italy, the more I gain an appreciation for what is in my glass. Years of hard work, research and experimentation have gone into tending the vines to create a product that brings so much pleasure and joy to the palate.

Enoteca del Duca restaurant Volterra
Enoteca del Duca restaurant Volterra

L’Enoteca del Duca. Volterra

After our fantastic wine tasting, Genuino , Claudia and myself made our way down to ‘Enoteca del Duca’ their restaurant in the centre of Volterra. Genuino’s wife, Ivana runs this fine and intimate restaurant which is equipped with a terrific outdoor garden and excellent wine cellar housed in a historic building situated between the ‘acropolis’ and ‘Priori Square’

L ‘Enoteca del Duca’ offers gourmet cuisine and the menu changes according to the season and the availability of ingredients. My lunch there was really wonderful and the service impeccable. I tried their best wines along with the ‘burrata’ and vegetable soufflé as well as their home-made pasta in beef broth and their boar stew. The quality of food was outstanding, the ambience wonderfully inviting and the exquisite wine list to die for. When you go, ask to see their beautiful wine cellar which is packed with many unknown treasures! Genuino’s family form a perfect team when it comes to satisfying food and wine lovers. Claudia also organizes cooking classes at their farm demonstrating how to make fresh pasta or ‘focaccia’ whilst also allowing you to discover the secrets of homemade cake making all under the guidance of a professional Italian chef.

Volterra

It was time to go and I thanked Genuino and Claudia warmly for the wonderful memories they had provided me. They had made me feel at home and now I have yet another good reason to return to Volterra to be able to admire its considerable treasures.

Actually I am familiar with Volterra as three years ago I started working there as an English teacher. At the time it was really challenging having to go to Volterra every day from Pisa, considering that I was also attending a sommelier course in Lucca at the time though everything worked out well in the end and now I am really happy.I had enough time during this period to explore Volterra, a delightful, old hamlet full of history dating back to before 7BC with Etruscan, Roman and Medieval art and culture. The narrow streets are full of old are full of old churches, palaces, secret chapels, intimate restaurants and alabaster shops where you can watch artisans at work. Alabaster has long been a big industry in Volterra. Softer and easier to work than marble, this translucent material was traditionally thinly sliced to provide windows for Italy’s medieval churches. The best way to appreciate Volterra is to walk through its cobbled lanes, enjoying the beautiful ‘Palazzo dei Priori’, the Cathedral, the evocative ruins of the ‘Roman Amphitheater’ and the beautiful park dominated by the ‘Medicean Fortress’ with its ‘Rocca del Mastio’.

Other things to see in Volterra include:

The Alabaster Eco Museum’: Volterra has an ancient alabaster tradition. Art fans can watch sculptors at work and can purchase locally made alabaster in the studio shop;

The Etruscan Museum’: The museum is full of rare artefacts from centuries before Christ. There are decorated pot handles and crafted jewellery, the museum’s extensive collection of urns being a reminder that the Etruscans believed that the afterlife could be fun;

The Volterra City Museum and Art Gallery’: Housed in the ‘Minucci-Solaini Palace’, it contains the famous painting ‘The Deposition’ by Rosso Fiorentino;

• ‘Roman Cistern’: Located at the top of the hill by the ‘Medicean Fortress’, the it can be accessed by a winding iron staircase.

In recent years Volterra has attracted international recognition for its connection with the ‘Twilight’ series of books and movies, part of the second movie ‘New Moon’ being set in Volterra though most of the movie was actually filmed in another Tuscan town. More than 2000 years ago Volterra was a key trading center and one of the most important Etruscan cities and was protected by a wall four miles long, twice the length of the wall that encircles Volterra today. You can still see the mighty Etruscan gate, built from volcanic stone.

Tuscany is a pretty large region, and all of it is stunning. There is so much to see and do that I can’t suggest any particula good guide or website! But even in the short time I spent here, there’s so much to recommend to you I don’t even know where to start! It would be a good idea to enjoy any good wines here,  not just to drink them, but to experience the people, places, and cultures  . Even Bacchus, the god of wine, would envy a road trip through Tuscany’s wine heartlands, marveling at the most spectacular scenery on earth. To taste, drink and dine exceedingly well, this magical land has no peers. For who could resist the sumptuous, extravagantly green, the undulating farm fields that look like a painting, the twisty rural roads, the dreamy sunsets, and the circles of trees perched just so in resplendent tableaus? But it’s not just the culture, the art, the food, the wine, and the landscape. Beauty is in the DNA of Tuscans. The  Tuscans consider themselves the inheritors and stewards of a centuries-long legacy of beauty. Every tree that’s planted, every farmhouse that’s restored, every road that’s re-routed — it’s all carefully considered not only on practical or economic merits, but also on aesthetics. Get lost among  this huge amount of artistic wonders! 

Tenute Delogu, Alghero

Tenute Delogu, Alghero

“Faremo scherzi al vento,  lo chiuderemo in una stanza,
ma promettiamo di liberarlo , se ci aiuterà a volare” 
P. Marras

Alghero

Andare ad  Alghero, è come essere in “compagnia di uno straniero” , parafrasando una famosa canzone di Juni Russo : ti innamori e hai voglia di ritornarci! A Luglio, in  meno di un’ora di volo da Pisa, attero per la seconda volta ad Alghero, per riprendermi il cuore lasciato in questo gioiello incastonato nella “Riviera del Corallo” a  Nord Ovest della Sardegna . Ancora ebbra dei paesaggi, della gente, dei colori, degli odori, e del vino,  sorseggiando un calice di Chelos, vi racconto una bella  storia: Alghero in un bicchiere! 

Piero  le Tenute  e i Vini Delogu

Piero Delogu  viene a prendermi all’aeroporto di Fertilia Alghero . In pochi minuti  raggiungiamo il  suo splendido Wine Resort le  “Tenute Delogudove ci aspetta il figlio Lorenzo, per continuare una chiacchierata tra amici iniziata con Valeria Crabuzza, manager di “Alghero Conciergie”, all’hotel Carlos V di Alghero , in occasione di una degustazione dei vini d’eccellenza dell’inesauribile imprenditore sardo.

Piero , classe 1962, nasce a Ittiri , Sassari, inizia la sua carriera lavorativa alla fine degli anni Ottanta.  Partendo da zero, Piero si dedica alla produzione di  impianti all’avanguardia di mungitura degli ovini. Nel giro di pochi anni raggiunge un grande successo e reinveste quanto guadagnato nella realizzazione dell’azienda “Carpenterie Metalliche” (attività di progettazione sviluppo e realizzazione di strutture in profilati di acciaio), nell’acquisto di dieci ettari di zona industriale e nella costruzione di appartamenti da rivendere a Olmedo. Questi sono alcuni dei  capitoli della vita di Piero, raccontanti  con un gran sorriso lungo un tragitto in macchina verso la  sua elegante bottaia, e i primi di un libro che hanno poi per protagonista la  passione di famiglia: il vino. Il salto dalla realtà al cinema, per narrare con ironia delle gioie e dei dolori di una cantina vinicola sarda è in “Bianco di Babbudoiuou”.  Si tratta di un film comico del 2016,  girato in parte nelle “Tenute Delogu” , diretto da Igor Biddau , con l’esordio cinematografico del trio comico Pino & gli anticorpi e la partecipazione della esotica Caterina Murino. Tutto ‘made in Sassari’ !

Nel 2004 nasce “Tenute Delogu” : da 5  ettari di superficie vitata sotto il  Nuraghe di Palmavera a 20 nel 2008 tra le campagne dorate e pianeggianti  della Nurra e il mare crsitallino di Alghero, la cui brezza soffia gentile in una zona dove la coltivazione della vite è una tradizione dai tempi dei tempi. Si tratta di un terreno con caratteristiche uniche per la viticoltura, con i suoi inverni miti ed estati ventilate.  Ed è proprio in questo territorio, fatto di argille rosse, calcare e ricco in minerali, che si adagiano i filari (allevamento Guyot) di Vermentino, Cannonau, Cagnulari, Merlot, Cabernet e Syrah. Vitigni autoctoni e internazionali di grande pregio che Piero cura personalmente insieme al giovane enologo Antonio Puddu e la consulenza esterna di Piero Cella ( della scuola di Tachis!) .

Un patrimonio straordinario e Piero ne ha subito  capito il valore e lo ha lavorato con amore: l’attaccamento alla sua Terra, il suo  instancabile lavoro e quello dei suoi preziosi collaboratori sono racchiusi nei suoi vini e nei  nomi delle 6 etichette dell’azienda vinicola (circa 100 mila bottiglie annue): “Ego”, Cannonau in purezza, “Geo” riuscitissimo blend di Cannonau, Cabernet e Syrah, “Cagnulari” pregiato vitigno autoctono,  “Ide” Vermentino maturato in botti per un anno, “Die” Vermentino di Sardegna DOC,“Chelos” spumante di Vermentino e Chardonnay (Metodo Charmat).

7 giorni in Paradiso: Tenute Delogu

Piero e Lorenzo mi accolgono come se fossi di famiglia. La mia vacanza  inizia sotto un sole cocente di Luglio nell’orto delle “Tenute Delogu”, ettari di terra in cui sono coltivati e allevati  tutti i loro prodotti a km 0!

Allievo la calura estiva con  una doccia fredda nella mia camera “il Grappolo”, arredata con gusto e dotata di tutti i comfort, un tuffo nella magnifica  piscina tra palme e cicas ed è ora di cena. Mi incammino attraverso un percorso di fiori e statue in pietra.  Una luna gigante e il sottofondo delle cicale mi accompagnano fino al ristorante della “Tenute Delogu”, composto da una sala interna ed una esterna su prato, una  location immersa nel verde alle quali fanno da cornice delle scenografiche cascate. Conosco Vincenzo il cuoco, un signore gentile, che mi anticipa il menù della cena, senza svelarmi però i segreti della sua cucina. La tradizione sarda in tavola, tra vini superbi e tavoli sapientemente imbanditi: antipasti di verdure, gnocchetti sardi e  ‘culurgiònes’  (gnocchi di patate con formaggio e menta) al sugo di pomodoro fresco, basilico e pecorino, ‘porcheddu’ con patate, e in fine il mirto ! Piero e Lorenzo mi guardano con aria soddisfatta, perché faccio fuori tutto compiaciuta! Si fa tardi e gli ospiti della sala tornano a casa loro con un’aria leggera di chi è stato bene. Piero e Lorenzo continuano il romanzo della loro vita. Passione, costanza, perseveranza,  duro lavoro, attaccamento alla terra, rispetto delle tradizioni,  modernizzazione strutture aziendali, amore per la gente: gli ingredienti del loro successo. Incredula di quanta bellezza ci sia in ogni gesto loro, mi sento per un attimo come la protagonista di una favola, in cui c’è sempre qualcuno che ti fa felice, protegge e ti mette prima di ogni altra cosa, fosse anche la più urgente. L’attenzione ai dettagli fa la differenza e io l’ho provato sulla mia pelle! Ascolto con grande ammirazione un padre e un figlio che portano avanti il loro progetto di vita , e con molta naturalezza mi rendono partecipe di questa gioia tra una telefonata e l’altra, mille pensieri per iniziare la giornata a seguire, compreso il mio tour ! Non ho con me un orologio, e la sveglia per alzarmi  la mattina alle “Tenute Delogu” non serve. Apro la finestra e davanti a me lo spettacolo in prima fila di una natura rigogliosa. Colazione, e giro per le tenute: parcheggio  molto ampio, spazi immensi costellati da due blocchi di appartamenti nuovi del residence,  cantina e  vigneti. Cerco un po’  d’ombra e la trovo sotto una folta  bouganvillea , leggo la mia guida sulla Sardegna e sogno di percorrere  tutta la costa Nord Occidentale , perché la posizione della tenuta a tal proposito è strategica. Seguitemi!

10 Posti Top da non perdere

  • Pranzo con famiglia sarda:  patrimonio dell’UNESCO! Piero conosce tutti ed è di casa ovunque! Non riesco a non divorare spaghetti al tonno con gamberi freschi, parago con patate, insalata di polpo, tre tipi di formaggio,  “casu marzu” compreso, e vassoi di dolci infiniti!
  • Bombarde, Spiagge: un chilometro di sabbia finissima affacciata su un mare azzurro, rallegrato  dalla dolcissima Annapaola, che prepara le cozze cotte al carbone nel suo lido. Indimenticabile;
  • Stintino:  il profumo della salsedine si respira da lontano  e fa venir voglia di tuffarti a mare. Un mare, quello di Stintino, che una volta scoperto, assaporato e vissuto, non ti lascia più!
  • La Pelosauna spiaggia tropicale  con un mare turchese sul  Golfo dell’ Asinara; 
  • Cala Mugoni: a ridosso di una pineta si trova questa baia di sabbia bianca calda e mare blu , nei pressi di Porto Conte;
  • Fertilia: fondata nel 1933 con lo scopo di diventare il centro economico amministrativo di tutta la zona rurale della Nurra di Alghero, colpisce per la sua terrazza severa  prospiciente un porticciolo;
  • Sugheria di Suni: piccolo centro in provincia di Oristano, noto per la produzione di sughero e malvasia;
  • Bosa: un incantevole e affascinante borgo mediterraneo fatto di case colorate, dove tradizione e modernità si fondono;
  • Alghero:  catalana, superba e altezzosa che ti abbraccia e non si fa scordare con i suoi paesaggi mozzafiato, le strette viuzze piene di storia, e un mare tra i più belli che abbia mai visto;
  • Ristorante “Sa Mesa” ad Alghero: per capire ed assaporare in fondo il meglio della Enogastronomia Sarda, con  una cucina tipica rivisitata e  la ricerca dei migliori prodotti locali.

L’unico rimpianto quello di non cogliere i segni del destino, del  mio volo di ritorno cancellato per i soliti disagi della Ryanair . Riparto per la Toscana. Qualcuno forse vuole che rimanga  più a lungo ad Alghero e alle “Tenute Delogu”. Quel fine settimana mi perdo il concerto dal vivo di Piero Marras , un famoso cantautore sardo,  in occasione dei suoi 40 anni di carriera, un grande artista a cui Piero, dedica una Magnum di Geo , come fa  anche con il gruppo dei  Tazendas. E insieme ai musicisti e i poeti,  Piero canta della sua Sardegna attraverso l’Arte del suo Vino.

Grazie Piero &  Lorenzo

Enjoy it! 

Stefania

 

Pisa, Wine Event “I Pisani più Schietti 2017”

Pisa, Wine Event “I Pisani più Schietti 2017”

Pisa: since its golden era from the 9th to the 13th century, the city of Galileo Galilei, the father of Modern Science,  has been a sanctuary for Artists, Writers and Poets.

Of course the ideal period to visit Pisa: is in June . This period, known as “Pisan June”, is a celebration of a glorious past, when Pisa was an Independent Maritime Republic. The whole city becomes a spectacle, with concerts, festivals, exhibitions and fairs. Actually Pisa worths to be explored all the year around!

Even in the course of a rainy day there’s something interesting to do in Pisa

On the 25th November 2017  a Wine Event called  “I  Pisani  più Schietti 2017” was held in an old convent ” I Cappuccini in San Giusto” inside the restaurant “Il Giardino del Colombre” . It was organized by the “F.I.S.A.R  of Pisa” (“Confederation of Wine Tasting Experts, Hotels and Restaurants”). “I  Pisani  più Schietti 2017” in its XVIII edition is a Provincial Exhibition of the Best Wines produced from the “Etruscan Coast” to the “Colline Pisane” . There were Local Wineries of Pisa and its Province promoting the vast heritage of autochthonous grapes: SangioveseCanaiolo Nero, Trebbiano Toscano & Malvasia Bianca Lunga . The province of Pisa extends over an area characterized by plains and hills that reach an elevation of 200 metres above sea-leve. Pisa and Its Province’s  best Wines belong to a specific area and are associated with a road that leads gently along green hills in a charming landscape. There are many  family-run Wine Farms : they have changed into businesses and  promote their “D.O.C. Wines” (Registered Designation of Origin) and “D.O.C.G. Wines” (Registered and Guaranteed Designation of Origin)  in Italy and abroad. Between the provinces of Pisa and Livorno exist zones highly suited to winemaking, with the mother of Tuscan coastal wines, Bolgheri, at the centre, such as :

 

 

“I  Pisani più Schietti 2017” included a Competion for the Best  Pisa and Its Province’s Wines  for the categories  therein indicated: 

  1. First Category: White Wines Chianti Colline Pisane”
  2. Second Category : “Chianti Colline Pisane”  ;
  3. Third Category: Red Processed Wines  with a designation of  I.G.T.  (“Indicazione Geografica Tipica”/”Typical Geographic Indication”) ; 
  4. Fourth Category: Red Not Processed Wines  with a designation of  I.G.T.  (“Indicazione Geografica Tipica”/”Typical Geographic Indication”) ; 
  5. Fifth Category: “Vin Santo”, D.O.C./D.O.C.G.  (“Di Origine Controllata” /”Registered Designation of Origin”; “Di Origine Controllata e Garantita“/”Registered and Guaranteed Designation of Origin”).

A special Commission of members of Pisa Chamber of Commerce and of the Municipality of Pisa  awarded the following Wineries :

  1. First Category: “Tre Sassi”, Fontemorsi, Montescudaio
  2. Second Category: “980 AD”, Villa Scaletta di Palaia
  3. Third Category: “Il Sagrestano”, Le Palaie, Peccioli
  4. Fourth Category: Cuore Perduto”, Riccardi Toscanelli, Pontedera
  5. Fifth Category: “Desiderio”, San Torpè

The audience was welcomed in a friendly atmosphere inside the beautiful location  ” I Cappuccini in San Giusto” , the old convent surrounded by a big garden . Despite the pouring rain on , each guest tasted all the Wines guided by the advices of the Wine Tasting Experts. They explained the story of “I Pisani più Schietti 2017” and people in charge of the realization of  “I Pisani più Schietti 2017” were very proud of the quality of the Wines . There was the possibility to order something to eat something local as well. It was a great moment to realize what Pisa and Its Province can offer in terms of Food and Wine  Excellencies. Pisa and Its Province are very proud of its Wine production in a region like Tuscany with wineries of National and International fame scattered throughout the country!

It was time to go home and while  looking out from the window to check out the awful weather conditions, I tried to establish ex post what the Best Wine was for me. My answer was:  “Il Sagrestano”, “Le Palaie”, Peccioli. I visited this charming house farm in Peccioli weeks ago and I was very satisfied with the tasting of its 5 Top Wines. All the 5 Top Wines were fantastic, but   “Il Sagrestano” had a “particular” something.  That same “particular” something that gained it the “I Pisani  più Schietti 2017” Prize and made me buy a bottle of it !

What a better time to prepare a “Carbonara” than that cold  Saturday Evening  at the end of the “I Pisani  più Schietti 2017” !

I went running straigth to a nearby  supermarket . While I was looking for some bacon for my “Carbonara dinner”  , a beautiful lady promoting  the Awarded Red Wine “Cuore Perduto”  fell under my eyes. She was Nadia Pesce,  owner  of  the “Ricciardi Toscanelli Estate “  in Pontedera that produced that special wine. I congratuled her for the Prize, but she didn’t know anything yet! It was so nice to read her happiness in her big green eyes! She was there to share her products with common people in a ordinary day while shopping at a local supermarket rather than with the presumed cream of  Wine Conosseurs!  Actually Nadia , the fashionable entrepreneur of Veneto Region, admitted she always  snobbed Wine Events, because Wine belonged to the hands of farmes ! We went on speaking about her personal history.  Her family moved 20 years ago from Veneto Region to Tuscany to manage that historical plot of land in the heart of Tuscany that today goes by name “Ricciardi Toscanelli Estate “ . In addition to the cultural historic value of  the “Ricciardi Toscanelli Estate “ , the scenic and environmental significance of the area is also notable, which combines the rural character of the agricultural plain and the rich vegetation of the wooded areas of the hills. It has been a great satisfaction to see that Tuscany has a huge heritage in wine-making sector that attracts entrepreneurs from every part of Italy! If Tuscany is a land of great wines, the province of Pisa is no exception. Pisa  is magical, but there’s much more to it than the “Leaning Tower” and its rich art history: there are loads of hidden places  and a fabulous Wine & Food side that should not be overlooked! The wine region around Pisa is called the “Chianti Colline Pisane”Pisa Wine Production has been appreciated ever since the Etruscan period. The Wine Tradition of this area has very ancient roots: references to the wines produced in this hills have been found in fifteenth century writings. Here agriculture and wine-growing were encouraged under the “Grand Duchy of Tuscany” and, according to written testimonies, the excellent wines produced reached the markets of Florence where they had a very good reputation. According to some written sources Pisa’s  “White San Torpè has been produced here since 110 AD. It became a “D.O.C. Wine”  (Registered Designation of Origin) in 1980 and this name was chosen to remember  a Christian Martyr  from Pisa, “San Torpè” . He was a Nero’s soldier , who for his conversion to Catholicism  . His body was  abandoned on a boat with a dog and a rooster . After a long sailing, the boat landed at a village on the French coast, which was then named for him: “Saint Tropez City”. San Torpè’s head is still kept in the Pisan Church dedicated to himPisa’s  “White San Torpè D.O.C.” is typical of several municipalities in the province of Pisa and in one municipality in Livorno. It is produced from  “Trebbiano Toscano Grapes” (minimum 75%) and it is also produced in the two versions of “Vin Santo ” and “Vin Santo Riserva”.

 

The Cuisine in Pisa and its Province offers lots of variety and taste. It is famous for  grain, olives.

There  are lots of  restaurants in the historic center of Pisa . They offer typical dishes and products:  “Monte Pisano Olive Oil”, “Pecorino Cheese”, “Parco di Migliarino Lamb”, “Pisan Beef”, “San Miniato Truffle”, “Pine Nuts”,  “Pisanello Tomatoes” and so on.  Pisa’s Cuisine varies from fish (eel, octopus) and seafood specialties to game dishes.  As far as desserts, a particular mention goes to “Torta con i Bischeri”, a pastry based tart filled with rice cooked in milk and flavored with lemon, vanilla and nutmeg with the addition of chocolate pieces, candy fruit, raisins and maraschino liqueur. Vegetables grow in abundance here, given the mild climate of this part of Tuscany, and are used mostly to make quiche and frittatas. Beans are widely used. Pisa is famous even for its Chocolate Valley” a place located between Pisa, Pistoia and Prato where you can find some of the best Italian chocolatiers. Starting from the Pisa Province, in Pontedera, there is the historic “Amedei” chocolate maker, winner of numerous awards, including the “Golden Bean Award” from the “Academy of Chocolate in 2013” while in “Cascine di Buti” you can find “Torrefazione Trinci” and its great chocolate tablet. Travelling around Pisa you can find a very Special Kind of Honey: it’s an  organic honey with its unique seaside aroma. It’s produced in the coastal park of Migliarino di S. Rossore Massacciucoli. The bees are kept in wooden beehives, which are spread out across the sand and naturally protected by the dunes. The area surrounding the hives is uncontaminated and rich in Mediterranean vegetation.

 

I’m starving now by dint writing about Food & Wine! Now I leave you with an  easy Tuscan Recipe “Pappa al Pomodoro”  (made of stale bread,  peeled tomatoes, garlic, basil and olive oil) that you could combine for example with one of those incredible  Tuscan Wines already mentioned! Try to guess which one is the best ! Now it’s your turn!

Enjoy it !

Stefania