“Una bella cortigiana, adagiata languidamente sulle rive di un azzurro specchio d’acqua, all’ombra dei suoi aranci in fiore, con i lunghi capelli abbandonati alla brezza marina, mentre le onde le bagnano i piedi nudi, perché Nizza è la città del dolce far niente e dei piaceri facili”
Nizza in 3 giorni
Senza dubbio Nizza in 3 giorni è la manifestazione di Dio in terra : questa è stata per me la sua Baie des Anges , ovvero “La baia degli angeli”. Si tratta di una caletta quasi irreale, capace di togliere il respiro dove le onde accarezzano quella lingua di terra che da Cap de Nice si allunga fino al porto vecchio. È stata la sua visione che mi ha fatto capire una cosa: Nizza in 3 giorni è un’esperienza che ti resta addosso a lungo! Non siamo solo di fronte al glamour sfavillante della Costa Azzurra , dove Nizza brilla come una perla. Qui protagonista è la natura, quella dolce e al contempo prorompente del sud della Francia . I 120 km di costa più leggendari d’ Europa: quelli che da Cannes a Mentone arrivano fino al confine con l’Italia .
Un fine settimana sono partita in auto da Pisa e mi sono avventurata alla scoperta di Nizza in 3 giorni , un tempo sufficiente per farsi un’idea del fascino di questa destinazione. Posso confermare che conquista poco a poco, senza bisogno di effetti speciali. Inoltre, è vicinissima al nostro stivale ed è raggiungibile con ogni mezzo di trasporto, aereo compreso, grazie alla presenza di un aeroporto internazionale. Questo garantisce collegamenti con tutto il globo e rafforza la sua anima cosmopolita!
Perché visitare Nizza in 3 giorni? Beh, la lista sarebbe davvero lunga! Tuttavia quello che mi ha spinto maggiormente è la voglia di sole e di acque turchesi. Non da ultimo il desiderio di capire perché tantissimi artisti di fama mondiale se ne siano letteralmente innamorati, al punto di viverci!
Nizza in 3 giorni: un’oasi a due passi!
Un soggiorno a Nizza in 3 giorni è la garanzia di fare una vacanza che unisce cultura, svago, ed il piacere della tavola. Perché ha molto da offrire a ogni tipo di viaggiatore . Non è sicuramente una meta economica ma prenotando con anticipo si possono riservare ottimi alloggi in centro . Il costo delle attrattive turistiche è moderato così come mangiare . Dallo street food alla cuisine stellata Nizza in 3 giorni sorprende ogni palato, dal più semplice al più raffinato.
Perciò questo post con i miei consigli di viaggio è scritto per chi desidera ritagliarsi un angolo di paradiso chiamato Nizza! C’è molto da vedere e fare perché possiede un enorme patrimonio storico, culturale, artistico, paesaggistico ed enogastronomico. Allora seguitemi nella patria di Garibaldi (1807 – 1882) , eroe del Risorgimento , nato qui nel 1807, simbolo dell’unificazione italiana.
Pur non essendo enorme, Nizza in 3 giorni sorprende per la sua anima multiculturale e per quell’atmosfera elegante ma rilassata che si respira ovunque. Non a caso, secondo amici francesi, qui si vive meglio che a Parigi. Perché i ritmi sono più lenti, l’ aria è più pulita e l’azzurro del Mediterraneo ti accompagna per tutta l’esistenza.
Buona lettura!
Nizza in 3 giorni: dal mito greco a oggi
Ovviamente Nizza non si limita a svelarsi con garbo : sa anche travolgere con la sua storia stratificata . Dove epoche diverse convivono in un equilibrio sorprendente e armonioso. E tutto comincia dal suo nome originario, un autentico grido di trionfo: Nikaia. Furono i Greci nel 350 a.C. a battezzarla così . La fondarono in onore alla dea della Vittoria, che li aveva aiutati a cacciare i popoli liguri.
Ma la Nizza che calpestiamo oggi nasconde un cuore sdoppiato: se si scende nelle cripte o si sale sulla collina di Cimiez, appare Cemenelum (I sec. d. C.) . Questa era il ricco insediamento romano dove tra anfiteatri e terme si decidevano le sorti delle Alpi Marittime.
Il crollo di Roma trascinò Nizza nel fango delle invasioni, costringendo i sopravvissuti a rannicchiarsi ai piedi della rocca. Nacque così la Vieux Nice. Questa è la old city , una fortezza urbana progettata per intrappolare i pirati saraceni. Esattamente è un intrico medievale di vicoli stretti e case color ocra, oggi amatissimo dai visitatori.
I Savoia e una popolana
La vera svolta, quella che ha dato a Nizza il suo tocco aristocratico, risale al 1388 . Stanca delle lotte di successione in Provenza si legò ai Savoia con la Dedizione di Nizza . Per cinque secoli è stata il respiro marittimo di Torino. Ne assorbì l’impronta urbanistica e barocca: da Place Masséna alle arcate di Place Garibaldi . E ancora dai suoi rigorosi prospetti barocchi al Porto Lympia, opera ingegneristica davvero titanica del 1750.
Se vi fermate davanti ai bassorilievi della Chiesa di Saint Martin Saint Augustin, cercherete invano l’effigie di un re. Troverete invece quella di un’ umile lavandaia: Catherine Ségurane. Nel 1543 questa umile donna si arrampicò sulle mura per dare l’allarme dell’attacco di turchi e francesi . Abbatté un alfiere con il suo bastone. Ma fu il gesto successivo a renderla immortale! In un atto di estremo disprezzo, si sollevò le vesti e mostrò il fondoschiena agli assedianti!
Quell’atto così beffardo non fu solo un’offesa, ma un urlo di resistenza che ridicolizzò il nemico e restituì coraggio alla città. Catherine resterà il simbolo della Nissartitude: quella fierezza popolare che non si piega ai potenti e risponde alle bombe con una risata dissacrante.
Garibaldi e la cessione della Francia
Nel 1860, con il Trattato di Torino, Nizza fu ceduta alla Francia di Napoleone III come ricompensa per l’aiuto militare nell’Unità d’Italia. Fu un baratto che ferì profondamente Garibaldi. L’Eroe dei Due Mondi si ritrovò straniero in patria. Mentre molti nizzardi fuggivano verso l’Italia, la città iniziava la sua metamorfosi in capitale mondiale della joie de vivre. Accoglieva l’aristocrazia europea e russa lungo la nuova Promenade des Anglais che ci veniva per svernare nel lusso più sfrenato e darsi alla pazza gioia
Dal 1900 a oggi
Il Novecento portò cicatrici profonde. Se la Grande Guerra trasformò Nizza in un ospedale, la Seconda Guerra Mondiale la vide contesa. Prima fu occupata dagli italiani (1942) e poi dai tedeschi (1943), che minarono le sue spiagge. I nizzardi non aspettarono salvatori . Il 28 agosto 1944 insorsero liberando le proprie strade con una rivolta popolare eroica.
Nel dopoguerra, Nizza esplose come metà turistica di alto livello attirando tante personalità del jet-set internazionale . Stregò anche intellettuali e artisti di ogni dove . Inoltre si modernizzò e nel 2021 fu riconosciuta Patrimonio dell’Umanità UNESCO.
Nizza in 3 giorni: un tesoro da scoprire!
Si capisce bene che Nizza ha avuto un passato tragliato che l’ha sì segnata ma anche plasmata in un capolavoro architettonico, che è davvero unico nel suo genere. Quello che la rende intrigante è la ambivalenza: è italiana ma anche francese, marittima e pure alpina! Di conseguenza tutte le principali attrattive sono permeate da un eclettismo particolare e irritrovabile altrove.
Si passa dal calore delle abitazioni colorate alla ligure e il rigore del barocco sabaudo . O al grandeur e al Neoclassicismo della Belle Époque: il bianco abbagliante e le cupole fiabesche di hotel iconici come il Negrescoe il Palais de la Méditerranée.
Itinerario di due giorni a Nizza
Un weekend è più che sufficiente per rendersi conto della grandiosità di Nizza e del suo charme. Immaginate la sua pianta urbana come un ventaglio , che si inarca dal mare verso le colline. Nizza è estremamente compatta, ovvero le distanze tra i principali poli turistici sono brevi e piacevoli, perfetta da girare a piedi.
Anche se per i pernottamenti (https://www.booking.com/ ) ci sono soluzioni per tutte le tasche, ho preferito soggiornare in pieno centro storico, meglio noto come Vieux Nice , cioè la vecchia Nizza. Questa è la sua parte più caratteristica . Non è la soluzione più economica, ma i vantaggi sono tanti :
- Anzitutto il contesto generale è magico e la comodità è massima;
- Si ha tutto a portata di mano ;
- Si può tornare in camera per un rapido relax ;
- La movida notturna è lì a due passi!
Oltre la old city , ci sono altri punti imperdibili che ho contemplato in un fine settimana: dal litorale sabbioso di Nizza e la sua roccaforte antica fino ai suoi due splendidi musei dedicati ai maestri della pittura Marc Chagall e Henri Matisse .
Prima giornata . Nizza in 3 giorni: Vieux Nice
Senz’altro Vieux Nice non è stato un semplice segno da spuntare su una mappa, ma un incontro con lo spirito più autentico di Nizza. Tra i viottoli acciottolati della città vecchia ho trascorso ore a vagabondare. Era come essere al teatro, in prima fila mentre assistevo allo spettacolo della vita ordinaria che scorreva davanti ai miei occhi. Ristoratori e camerieri sistemavano i bouquet di fiori sui tavoli per accogliere gli stranieri in visita. Dalle boulangerie, i panifici francesi, si sprigionavano profumi di ogni genere: dai croissant fino alle classiche baguette da farcire.
Che dire, la mia passeggiata per Vieux Nice è rimasta sospesa tra rigore francese, istinto mediterraneo e quotidianità . Ho spaziato dalle sue piazze monumentali intrise di storia ai suoi carruggi ombrosi a tratti silenziosi e carichi di mistero . Ho indossato scarpe comode e mi sono fatta incantare da alcune chicche che vi propongo di seguito .
Place Masséna
Certamente Place Masséna è simbolo e grande crocevia di Nizza. Il suo artefice fu l’architetto Joseph Vernier . Nella seconda metà del XIX secolo la disegnò a tavolino come agorà destinata al ritrovo dei cittadini. Risente di una marcata impronta della Torino di fine Ottocento. Molte delle palazzine circostanti sono laccate di rosso pompeiano che contrastano con il verde delle persiane. La pavimentazione a scacchi bianchi e neri , introdotta con la pedonalizzazione, accentua visivamente il senso di movimento e dialoga con la geometria rigorosa dei volumi urbani.
In mezzo si staglia Fontaine du Soleil (1956, A. Janniot) contraddistinta dalla statua di Apollo circondata da figure mitologiche (queste rappresentano i pianeti). Intorno, quasi naturalmente, convergono Avenue Jean Médecin e i viali storici. Di sera , le sette installazioni luminose antropomorfe di Jaume Plensa, ispirate ai continenti, la illuminano gradatamente. E già che siete qui, fatevi tentare da una capatina al mitico store francese della Galeries La Fayette!
Cours Saleya
Poco più a est, il Cours Saleya si svela in tutta la sua vivacità come centro pulsante per la mondanità di Nizza. Mantiene intatto il suo candore architettonico con l’aggiunta frizzante dell’allegro mercato rionale. Noti sono i suoi fiori e i sapori della gastronomia da asporto come i frutti di mare e le torte di ceci.
Di fianco sorgono alcuni gioielli quali : la Chapelle de la Miséricorde (XIX sec., B. A. Vittone) perla del barocco nizzardo. Questa è soprannominata Chiesa del Pellicano per il simbolico pennuto sulla facciata. Molto suggestivo è anche ilMusée de la Photographie Charles Nègre. Quest’ultimo è intitolato all’omonimo fotografo che nell’ Ottocento fu pioniere della fotografia in Francia e la rese una forma d’ arte indiscussa . Stanca , poi, mi sono sdraiata sulla gettonatissima e adiacente spiaggia della Plage de la Ponchette: era tutto una visione paradisiaca!

Cattedrale di Santa Reparata
Non dimenticherò mai quel brunch fatto a Place Rossetti, una delle prospettive più pittoresche di Nizza. Mi ero adagiata a un tavolino di un bistrot per fare colazione: era buonissima. Nel mio piatto c’erano dei pancake al miele e due uova al tegamino accompagnati tanto da un caffè nero bollente e una spremuta di arancia.
Stavo osservando la gente che entrava per la messa nel duomo della città: la Cattedrale di Santa Reparata. Essa fu fatta nel 1650 sotto la direzione dell’architetto Jean-André Guibert ( sotto dei resti di una chiesa medievale; fu completata alla fine del XVII secolo). Lo stile spiccatamente barocco si rivela nelle colonne corinzie, negli stucchi sontuosi, nelle proporzioni armoniose che catturano lo sguardo e lo guidano verso l’alto.
Internamente è meravigliosa: le cappelle laterali sono di marmi policromi, ci sono degli affreschi e un maestoso soffitto a cassettoni . Il tutto è un’ emblema della devozione e della raffinatezza artistica dell’epoca.
A poca distanza valorizzano l’arte locale:
- Palazzo Lascaris: sfarzosa dimora della potente famiglia Lascaris‑Vintimille del XVII secolo ; custodisce gelosamente mobili preziosi , arazzi e strumenti musicali.
Seconda giornata. Nizza in 3 giorni: dalla costa cittadina alla Torre Bellanda
Senz’altro Nizza sembra sottrarsi alle logiche del turismo globale con una formula tutta sua. È una città capace di accogliere chiunque, senza mai rinunciare a una qualità che protegge la sua eccellenza. Un mix ben bilnaciato e raro, che la mette al riparo dall’impatto della massa e lascia intatto, quasi custodito, il suo core aristocratico. Che si tratti di un teatro o un semplice balcone, il profilo d’ elite di Nizza è percepibile in ogni metro cubo urbano . Si manifesta quasi glorioso nei principali snodi cittadini.
A tal proposito emblematica è la Promenade des Anglais , lo splendido lungomare di 7 km che nel pomeriggio ho percorso a metà. Ero distratta dalle spiagge dorate , dalle ville imponenti e dai lampioni slanciati. L’ architettura raffinata di fin de siècle di questo litorale racchiude memorie di sfarzo e prestigio. L’epoca dorata in questione è quella dell’Ottocento che ancora scorre in tutta Nizza . Fu allora che il piccolo borgo di pescatori venne rimodellato in un buen retiro di classe per l’alta aristocrazia inglese. I nobili ci soggiornavano per lunghi periodi. E proprio per questo furono eretti alberghi a cinque stelle oggi disseminati ovunque.
Attualmente la Promenade des Anglais è un vero salotto cittadino, impreziosito dalle famose Chaises Bleues: circa 800 poltroncine in ferro realizzate nel 1950 dall’artigiano Charles Tordo . Queste sedute sono ormai l’emblema di Nizza, persino protetto da copyright! Anch’ io mi sono sdraiata su una di esse: erano sorprendentemente comode. Intanto ammiravo la magnificenza delle spiagge limitrofe tra cui: Blue Beach, Plage du Centenaire e Neptune Beach.
Castello e Port Lympia
A un certo punto sono giunta alla fine della Promenade , nel tratto denominato Quai des États-Unis. È la naturale prosecuzione della curva costiera : meno ampia ma ugualmente scenografica . Fatto nel XX secolo , esso rende omaggio ai rapporti diplomatici con gli USA. Il mio stupore per la bellezza discreta e disarmante di Nizza è rimasto costante per tutto il cammino verso est.
Lungo questa traiettoria mi sono imbattuta nello stupefacente Castello fino a toccare Porto Lympia. Questo porticciolo , scavato nel 1745, è una delle più alte espressioni dell’ingegneria sabauda. Le banchine raccontano le peripezie di mercanti, marinai e viaggiatori, e di rotte lontane. A rallegrare questa insenatura cementata ci sono le pointus, le singolari barchette a punta nizzarde.

I tesori del Quai des États-Unis
Avanzavo con passo rallentato , come se Nizza stessa chiedesse di essere attraversata senza fretta. Il mare mutava tonalità a ogni istante, mentre l’aria si faceva salmastra e sottile. Le architetture si lasciavano attraversare da ombre morbide che danzavano sulle pareti delle vecchie casette. Tra rampe silenziose, terrazze sospese e aperture improvvise sull’orizzonte, Nizza si rivelava per gradi. Senza esibizionismo.
Mi sono imbattuta in piccoli tesori architettonici e scorci sorprendenti di cui vi do un assaggio in basso:
Una riproduzione in miniatura (3 m.) della Statua della Libertà di New York. Installata nel 2014 e progettata da Auguste Bartholdi . La scultura celebra l’alleanza tra la città e gli USA, pur passando quasi inosservata rispetto alla gigantesca sorella americana;
Fatta nel 1885 da F. Aune , si prenseta solenne e baroccheggiante . Custodisce la memoria di Niccolò Paganini. Il celebre musicista italiano, detto anche il violinista del diavolo , visse prima di morire nel 1840. Si tramanda che in notti silenziose, si possa ancora udire il graffio del suo archetto tra le quinte;
Questa è una via che conduce nel quartiere ebraico , ed è colma di atelier e botteghe artigiane . Qui l’odore dell’olio di lino si mescola a quello del cibo di strada nizzardo;
Salendo verso la collina del Castello , la mole cilindrica dellaTorre Bellanda sbalordisce all’improvviso! Costruita nel XVIII secolo con funziona difensiva e poi residenziale , ospitò il compositore Hector Berlioz. Si narra che qui scrisse l’Ouverture di Re Lear . Poco distante si scorge una cascata artificiale che serviva originariamente a regolare le acque della città . Attualmente è un frequentatissimo belvedere.

La collina di Cimiez
Infilato un paio di scarpe comode , mi sono sentita subito sollevata perché il tempo fuori era mite e soleggiato. Mi sono lasciata alle spalle il traffico cittadino , diretta a nord verso il nucleo primitivo di Nizza : la collina di Cimiez . Qui ci si stabilirono per primi i Romani . I resti della loro civiltà sono custoditi in un sito archeologico . Esso include un museo e i resti di un anfiteatro e le terme (II-III secolo d.C.) .
Dopo secoli di quiete monastica attorno al convento francescano, nel XIX secolo la collina di Cimiez si tramutò nel ritiro prediletto di nobili europei . Per la regina Vittoria , ad esempio, venne eretto l’Hotel Excelsior , che accoglieva solamente pochi eletti. Successivamente quest’area divenne residenziale.
Si tratta di un’altura che domina Nizza e la distesa marina. Un luogo dove tra viali ombreggiati da palme, si incontrano ville storiche , giardini rigogliosi e antichi uliveti. Un paradiso terrestre che ammaliò anche Matisse e Chagall . I due illustri pittori la elessero a loro atelier traducendo la sua luce in colori immortali! Lontano dal caos di Parigi e dai tumulti della guerra , i due geni si isolarono in questo ambiente stimolante e sereno. Del loro legame con la collina di Cimiez restano al presente due meravigliosi musei a loro dedicati . Entrambi sono immersi in questo scenario da favola.
Museo Marc Chagall
Il Museo Nazionale Marc Chagall a Nizza (info orari prezzi) non è un semplice contenitore d’arte, ma è un vero e proprio tempio spirituale . Qui le lancette dell’orologio si fermano e la narrazione biblica si spoglia di ogni severità per farsi danza , sogno e slancio . In questo museo Marc Chagall ci ha restituito il travaglio del suo esilio attraverso una produzione artistica segnata dalla gioia cromatica più pura.
Nato in Bielorussia nel 1887 in una famiglia ebraica chassidica , Chagall non ruppe mai il rapporto con il suo villaggio natale, Vitebsk. Dopo essere fuggito dalla rivoluzione russa e dalle persecuzioni naziste, decise di stabilirsi a Nizza , attratto dal sole e dalla quiete. Ritiratosi nella vicina Saint-Paul-de-Vence , donò allo Stato Francese il suo ciclo pittorico più importante. In cambio chiese la realizzazione di questo museo appunto, in riconoscimento dei suoi meriti . Nel 1973 i lavori furono commissionati all’ architetto André Hermant , che mantenne un design lineare e sobrio. Impreziosito da un patio esterno adorno di alberi fu inaugurato nel 1973.
L’impianto museale e le sezioni tematiche
Il museo si percorre agevolmente in 90 minuti e si articola in sale ampie e luminose organizzate per nuclei tematici:
- Messaggio Biblico: parla dell‘Antico Testamento. In particolare sono descritte scene prese dalla Genesi, Esodo . Le più evocative sono quelle del Paradiso in cui Adamo ed Eva sono ritratti quasi trasparenti, fusi in un abbraccio tra creature fantastiche e vegetazione rigogliosa. Qui emerge il tratto distintivo di Chagall: i suoi personaggi spesso fluttuano ; per lui il volo impersonificava la libertà dello spirito e la forza dell’amore ;
- Sala del Cantico dei Cantici: in una stanza semicircolare molto intima cinque tele esplodono in sfumature di porpora calde e avvolgenti. Esse sono un inno all’umanità intesa come riflesso del divino. Qui la moglie Vava, musa eterna, incarna l’incontro tra sensualità e fede in una danza di figure sospese;
- Mosaico e le vetrate Blu: il percorso si chiude con la maestosità di due mosaici : Il profeta Elia sul suo carro di fuoco e la Creazione del Mondo. Entrambi ispirati all’artista ravennate Antonio Rocchi.
Museo Matisse a Nizza
Che ci fosse una connessione indissolubile tra Henri Matisse (1869–1954) e Nizza l’ho imparato appena ho varcato la soglia del Museo Matisse. Ospitato nella Villa des Arènes (XVII sec.) e circondata dal verde , il polo espositivo racconta l’evoluzione dello stile dell’artista, profondamente influenzato dai paesaggi mediterranei. Vi sono esposti : 31 dipinti, 454 disegni e incisioni, 38 gouache (collage) , 57 sculture e alcuni oggetti personali del maestro. Inaugurato nel 1963 non è solo una galleria d’arte, ma è il laboratorio creativo di un uomo che ha rivoluzionato l’arte moderna. Anche quando le sue mani non riuscirono più a impugnare un pennello!
Nel 1927 Matisse si trasferì a Nizza per curare una bronchite e vi rimase per quasi quarant’anni. Prima abitò al Cours Saleya e poi nello spettacolare Hotel Regina (situato accanto al museo ) . Lottò costantemente per liberare il colore dalla schiavitù della forma; capofila dei Fauves (le “belve“), fece del rosso, del blu e del giallo veicoli di emozioni pure. Il suo intento artistico era trasmettere la felicità mediterranea. Così facendo entrò in una sorta di competizione creativa con Picasso. Con questi mantenne anche un rapporto di amicizia e reciproca stima.
Dentro il Museo Matisse a Nizza
La visita al Museo Matisse richiede circa 2 ore per assaporarla appieno. Si procede attraverso le varie esposizioni , dai primi passi accademici di Matisse fino alle sue ultime creazioni. Al suo interno spiccano:
- Le Odalische: sono le modelle che fanno rivivere il suo adorato Oriente , popolato da femmine avvolte in un tripudio di decorazioni floreali e tessuti esotici;
- Natura morta con melograni : qui è il cromatismo a dettare legge. La tinta, svincolata dal contorno della matita, definisce da sola i volumi degli oggetti. Così svela un ritmo visivo pulsante che invita alla serenità;
- Découpées (Ritagli di Carta): quando la malattia lo costrinse all’immobilità, Matisse non si arrese, ma reinventò il proprio linguaggio. Icaro e le sontuose composizioni di Fiori e Frutti sono lo specchio di questa rinascita. Non potendo più lavorare al cavalletto, utilizzava lunghi bastoni con carboncini . Si aiutava con enormi forbici con le quali sagomava fogli di carta colorati a guazzo dai suoi assistenti. È qui che avviene la sintesi estrema: colore e forma diventano un unico, potente gesto creativo. Osservando da vicino, si scorgono i segni dei piccoli spilli e delle sovrapposizioni;
- La Cappella di Vence e il Testamento Artistico: sono bozzetti per la Cappella del Rosario a Vence, che Matisse considerava il suo masterpiece assoluto. I bozzetti a grandezza naturale (i cartoni) mostrano la sicurezza del suo tratto, capace di definire un’immagine sacra con una sola linea continua e perfetta.
La parentesi al Museo Matisse non è stata un semplice tributo alla cultura, bensì una rivelazione quasi mistica: un monito alla resilienza e una profonda lezione esistenziale. Il suo messaggio? Mai arrendersi!
Nizza nel piatto: tra terra e mare
Come è facile immaginare il DNA meticcio di Nizza si riscopre nella sua gastronomia. Questa è prevalentemente semplice e connotata da influenze francesi , italiane . Gusti oltreconfine che si intrecciano ai sapori della Provenza. Mi è principalmente piaciuto lo street food nizzardo . Il re è il pan bagnat, un panino con salade niçoise . Questa è un’insalata composta da verdure crude, uova sode, acciughe e/o tonno, olio d’oliva, sale e pepe. La cuisine nizzarda si è chiaramente modernizzata e adesso brilla anche nelle ricette esclusive dei ristoranti stellati della Promenade.
Assaggiare i piatti di Nizza significa viaggiare tra contrasti meravigliosi negli svariati ristorantini. Tra le specialità di terra:
- Socca: una farinata di ceci croccante fuori e morbida dentro;
- Petits farcis : verdure ripiene;
- Daube niçoise: stufato di manzo brasato nel vino rosso e porcini;
- Pissaladière: una focaccia densa dove le cipolle stufate incontrano la sapidità delle acciughe;
I sapori di mare sono stati il mio love at first sight : i plateau di ostriche (come le pregiate gillardeau) sono stati un rito giornaliero! Per non parlare della bouillabaisse bouillabaisse: una zuppa di pesce succulenta aromatizzata allo zafferano. Ultima tentazione culinaria è stata la tourte aux blettes: una torta di bietole con pinoli e uvetta che mi ha quasi commossa per la sua bontà!
Ho anche degustato calici di vini nizzardi della AOC Bellet . Tra i bianchi : il Rolle (Vermentino) e il Clairette, che sono minerali e agrumati. Sui rossi hanno primeggiato il Braquet e Folle Noire : leggeri e versatili.
Per chiudere i pasti e digerire alla grande non mi sono fatta servire: il pastis(infuso di erbe) artigianale e il Limoncello di Mentone.

Conclusioni. Nizza in 3 giorni
Per me Nizza è stata davvero una piacevole sorpresa , capace di superare le mie aspettative. Ti entra dentro piano piano , con grazia e ti fa venire voglia di ritornarci. Prima l’ immaginavo irraggiungibile , eterea , costruita solo per soddisfare i capricci dei VIP . In effetti lo è , ma non si limita a essere la vetrina patinata della Costa Azzurra.
In sostanza Nizza è pure a misura d’uomo, e sfoggia un lato selvaggio e ordinario che è percepibile ovunque. Lo si avverte nel chiasso composto dei commercianti, o nei tramonti lenti che si sciolgono sulle terrazze panoramiche. O ancora nell’odore del pane fresco appena sfornato e nella lentezza dei pescatori che riordinano le nasse. È proprio in questi attimi che la sua essenza più autentica prende forma: in un’armonia accessibile, che non esclude ma accoglie. Per capire queste sensazioni bisogna solo mettere Nizza in cima alla lista delle vostre prossime vacanze.
Bon voyage!

