Nizza in 3 giorni-We Love Italyeu

Nizza in 3 giorni-We Love Italyeu

“Una bella cortigiana, adagiata languidamente sulle rive di un azzurro specchio d’acqua, all’ombra dei suoi aranci in fiore, con i lunghi capelli abbandonati alla brezza marina, mentre le onde le bagnano i piedi nudi, perché Nizza è la città del dolce far niente e dei piaceri facili”

A. Dumas 

Nizza in 3 giorni

Senza dubbio Nizza in 3 giorni è la manifestazione di  Dio in terra : questa è stata  per me la sua   Baie des Anges ,  ovvero “La baia degli angeli”. Si tratta di una caletta quasi irreale, capace  di togliere il respiro dove  le onde accarezzano quella lingua di terra che da Cap de Nice si allunga  fino al porto vecchio. È stata la sua visione  che mi  ha fatto  capire una cosa: Nizza in 3 giorni è un’esperienza che ti resta addosso a lungo! Non siamo solo di fronte al glamour sfavillante della  Costa Azzurra , dove Nizza brilla  come una perla.  Qui protagonista è la natura, quella dolce e al contempo prorompente del  sud della Francia .  I  120 km di costa più leggendari d’ Europa: quelli che  da Cannes a Mentone  arrivano fino  al confine  con l’Italia .

Un fine settimana sono partita in auto da Pisa e mi sono avventurata alla scoperta di  Nizza in 3 giorni , un tempo sufficiente per farsi un’idea del fascino  di questa destinazione. Posso confermare che conquista poco a poco, senza bisogno di effetti speciali. Inoltre,  è vicinissima al nostro stivale ed è raggiungibile con ogni mezzo di trasporto, aereo compreso,  grazie alla presenza di un aeroporto internazionale. Questo garantisce collegamenti con tutto il globo e rafforza  la sua anima cosmopolita!

Perché visitare Nizza in 3 giorni? Beh, la lista sarebbe davvero lunga! Tuttavia quello che mi ha spinto maggiormente è la voglia di sole e di acque turchesi. Non da ultimo il desiderio di  capire perché tantissimi  artisti di fama mondiale se ne siano letteralmente innamorati,  al punto di viverci!

Nizza in 3 giorni: un’oasi a  due passi!

Un soggiorno a Nizza in 3 giorni è la garanzia di fare una vacanza che unisce cultura, svago, ed il piacere della tavola.  Perché ha molto da offrire a ogni tipo di viaggiatore . Non è sicuramente una meta economica ma prenotando con anticipo si possono riservare ottimi alloggi in centro . Il costo delle attrattive turistiche è moderato così come mangiare . Dallo street food alla cuisine stellata Nizza in 3 giorni sorprende ogni palato, dal più semplice al più raffinato.

Perciò questo post  con i miei consigli di viaggio è scritto  per chi desidera  ritagliarsi un angolo di paradiso  chiamato Nizza! C’è molto da vedere e fare perché possiede un enorme patrimonio storico, culturale, artistico, paesaggistico ed enogastronomico. Allora seguitemi nella patria di Garibaldi (1807 – 1882) , eroe del Risorgimento , nato qui nel 1807, simbolo dell’unificazione italiana. 

Pur non essendo enorme, Nizza in 3 giorni sorprende per la sua anima multiculturale e per quell’atmosfera elegante ma rilassata che si respira ovunque. Non a caso, secondo amici francesi, qui si vive meglio  che  a Parigi. Perché i  ritmi sono  più lenti, l’ aria è più pulita e l’azzurro del Mediterraneo ti accompagna per tutta l’esistenza.

Buona lettura!

Nizza in 3 giorni: dal mito greco a oggi

Ovviamente Nizza non si limita a svelarsi con garbo : sa  anche   travolgere  con la sua storia stratificata . Dove epoche diverse convivono in un equilibrio sorprendente e armonioso. E tutto comincia dal suo nome originario, un autentico  grido di trionfo: Nikaia. Furono i Greci nel 350 a.C. a battezzarla così . La fondarono in onore alla dea della Vittoria, che li aveva aiutati  a cacciare i  popoli liguri.

Ma la Nizza che calpestiamo oggi nasconde un cuore sdoppiato: se si scende nelle cripte o si sale sulla collina di Cimiez, appare  Cemenelum (I sec. d. C.) . Questa era il ricco  insediamento romano dove tra anfiteatri e terme si decidevano le sorti delle Alpi Marittime.

Il crollo di Roma trascinò Nizza nel fango delle invasioni, costringendo i sopravvissuti a rannicchiarsi ai piedi della rocca. Nacque così la Vieux Nice. Questa è la old city , una fortezza urbana progettata per intrappolare i pirati saraceni. Esattamente  è un intrico medievale di vicoli stretti e case color ocra, oggi amatissimo dai visitatori.

I Savoia e una popolana

La vera svolta, quella che ha dato a Nizza il suo tocco  aristocratico, risale al 1388 . Stanca delle lotte di successione in Provenza si legò ai Savoia con la Dedizione di Nizza . Per cinque secoli è stata il respiro marittimo di Torino. Ne assorbì  l’impronta urbanistica e barocca:  da Place Masséna alle  arcate di Place Garibaldi .   E ancora dai  suoi rigorosi  prospetti  barocchi al Porto Lympia, opera ingegneristica davvero titanica del  1750.

Se vi fermate davanti ai bassorilievi della Chiesa di Saint Martin Saint Augustin, cercherete invano l’effigie di un re. Troverete invece quella di un’ umile lavandaia: Catherine Ségurane. Nel 1543 questa umile donna si arrampicò sulle mura per dare l’allarme dell’attacco di turchi e francesi . Abbatté un alfiere con il suo bastone. Ma fu il gesto successivo a renderla immortale! In un atto di estremo disprezzo, si sollevò  le vesti e mostrò  il fondoschiena agli assedianti!

Quell’atto così beffardo non fu solo un’offesa, ma un urlo di resistenza che ridicolizzò il nemico e restituì coraggio alla città. Catherine resterà il simbolo della Nissartitude: quella fierezza popolare che non si piega ai potenti e risponde alle bombe con una risata dissacrante.

Garibaldi e la cessione della Francia

 Nel 1860, con il Trattato di Torino, Nizza fu ceduta alla Francia di Napoleone III come ricompensa per l’aiuto militare nell’Unità d’Italia. Fu un baratto che ferì profondamente Garibaldi. L’Eroe dei Due Mondi si ritrovò straniero in patria. Mentre molti nizzardi fuggivano verso l’Italia, la città iniziava la sua metamorfosi in capitale mondiale della joie de vivre. Accoglieva l’aristocrazia europea e russa lungo la nuova Promenade des Anglais che ci veniva per svernare nel lusso più sfrenato  e darsi alla pazza gioia

Dal 1900 a oggi

Il Novecento portò cicatrici profonde. Se la Grande Guerra trasformò Nizza  in un ospedale, la Seconda Guerra Mondiale la vide contesa. Prima fu  occupata dagli italiani (1942) e poi dai tedeschi (1943), che minarono le sue spiagge. I  nizzardi non aspettarono salvatori .  Il 28 agosto 1944  insorsero  liberando le proprie strade con una rivolta popolare eroica.

Nel dopoguerra, Nizza esplose  come metà turistica di alto livello attirando tante personalità del jet-set internazionale  .  Stregò anche  intellettuali  e artisti di ogni dove . Inoltre  si modernizzò  e  nel  2021 fu  riconosciuta Patrimonio dell’Umanità UNESCO.

Nizza in 3 giorni: un tesoro da scoprire!

Si capisce bene che Nizza ha avuto un passato tragliato che l’ha sì segnata ma anche plasmata in un capolavoro architettonico, che è davvero  unico nel suo genere. Quello che la rende intrigante è la  ambivalenza: è italiana ma anche francese, marittima e pure alpina! Di conseguenza tutte le principali attrattive sono permeate da un eclettismo particolare e irritrovabile altrove.

Si passa dal calore delle abitazioni colorate alla ligure e il rigore del barocco sabaudo . O al grandeur e al Neoclassicismo della Belle Époque: il bianco abbagliante e le  cupole fiabesche di hotel iconici come il Negrescoe il Palais de la Méditerranée.

Itinerario di due giorni a Nizza

Un weekend è più che sufficiente per rendersi conto della grandiosità di Nizza  e del suo charme. Immaginate la sua pianta urbana come un ventaglio , che si inarca  dal mare verso le colline.  Nizza  è estremamente compatta,  ovvero  le distanze tra i principali poli turistici  sono brevi e piacevoli,  perfetta da girare  a piedi.

Anche se per i pernottamenti (https://www.booking.com/ ) ci sono soluzioni per tutte le tasche, ho preferito soggiornare in pieno centro storico, meglio noto come   Vieux Nice , cioè la vecchia Nizza. Questa  è la sua parte più caratteristica .  Non è la soluzione  più economica,  ma i vantaggi sono tanti :

  • Anzitutto il contesto generale è magico e la  comodità è massima;
  • Si ha tutto a portata di mano ;
  • Si può tornare in camera per un rapido relax ;
  • La movida notturna è lì a due passi!

Oltre la old city , ci sono altri punti imperdibili che  ho contemplato in un fine settimana:  dal litorale sabbioso di Nizza e la  sua roccaforte antica fino ai suoi due splendidi musei dedicati ai maestri della pittura   Marc Chagall e Henri Matisse .

 

Prima giornata . Nizza in 3 giorni: Vieux Nice

Senz’altro Vieux Nice non è stato un semplice  segno  da spuntare su una mappa, ma  un incontro con lo spirito più autentico di Nizza. Tra i viottoli acciottolati della città vecchia ho trascorso  ore a vagabondare. Era come essere al teatro, in prima fila mentre assistevo allo spettacolo della vita ordinaria che scorreva davanti ai miei occhi. Ristoratori e camerieri sistemavano i bouquet di fiori sui tavoli per accogliere gli stranieri in visita. Dalle boulangerie, i panifici francesi, si sprigionavano profumi di ogni genere: dai croissant  fino alle classiche baguette da farcire.

Che dire, la mia passeggiata per Vieux Nice è rimasta sospesa tra rigore francese,  istinto mediterraneo e quotidianità . Ho spaziato  dalle sue  piazze monumentali intrise di storia ai suoi  carruggi ombrosi a tratti  silenziosi e  carichi di mistero . Ho indossato scarpe comode e mi sono fatta incantare da alcune  chicche che vi propongo di seguito .

Place Masséna

Certamente Place Masséna  è simbolo e grande crocevia di Nizza. Il suo artefice fu l’architetto Joseph Vernier . Nella seconda metà del XIX secolo la disegnò a tavolino come agorà destinata al ritrovo dei cittadini. Risente di una  marcata impronta della Torino di fine Ottocento.  Molte delle palazzine circostanti sono laccate di rosso pompeiano che contrastano con il verde delle persiane. La pavimentazione a scacchi bianchi e neri  ,   introdotta con la pedonalizzazione,  accentua visivamente il senso di  movimento e dialoga con la geometria rigorosa dei volumi urbani.

In mezzo si staglia Fontaine du Soleil  (1956, A.  Janniot) contraddistinta dalla statua di Apollo circondata da figure mitologiche (queste rappresentano i pianeti). Intorno, quasi naturalmente, convergono Avenue Jean Médecin e i viali storici. Di sera , le sette installazioni luminose antropomorfe di Jaume Plensa, ispirate ai continenti,  la illuminano  gradatamente.  E già che siete qui, fatevi tentare da una capatina al mitico store francese della Galeries La Fayette!

Cours Saleya Nizza

Cours Saleya

Poco più a est, il Cours Saleya si svela in tutta la sua vivacità  come centro pulsante  per  la mondanità di Nizza. Mantiene intatto il suo candore architettonico con l’aggiunta frizzante dell’allegro  mercato rionale. Noti sono i suoi fiori e  i sapori della gastronomia da asporto come i frutti di mare e le  torte di ceci.

Di fianco sorgono alcuni gioielli quali : la Chapelle de la Miséricorde (XIX sec., B. A. Vittone) perla del barocco nizzardo. Questa è soprannominata Chiesa del Pellicano per il simbolico pennuto sulla facciata. Molto suggestivo è anche ilMusée de la Photographie Charles Nègre. Quest’ultimo è intitolato all’omonimo fotografo  che nell’ Ottocento fu pioniere della fotografia in Francia e la rese una forma d’ arte indiscussa . Stanca , poi,  mi sono sdraiata sulla gettonatissima e adiacente spiaggia della Plage de la Ponchette:  era tutto una visione paradisiaca!

Cattedrale Santa Reparata Nizza wine travel blog WeLoveItalyeu

Cattedrale di Santa Reparata

Non dimenticherò mai  quel brunch fatto a  Place Rossetti, una delle prospettive più pittoresche   di Nizza. Mi ero adagiata  a  un tavolino di un bistrot per fare colazione: era buonissima. Nel mio piatto c’erano dei pancake al miele e due uova al tegamino accompagnati tanto da un caffè nero bollente e una spremuta di arancia.

Stavo osservando  la gente che entrava  per la messa nel duomo della città: la Cattedrale di Santa Reparata.  Essa fu fatta  nel 1650 sotto la direzione dell’architetto Jean-André Guibert ( sotto dei resti di una chiesa medievale; fu completata alla fine del XVII secolo).  Lo stile spiccatamente barocco si rivela nelle colonne corinzie, negli stucchi sontuosi, nelle proporzioni armoniose che catturano lo sguardo e lo guidano verso l’alto.

Internamente è meravigliosa:  le  cappelle laterali sono  di marmi policromi, ci sono degli affreschi e un maestoso soffitto a cassettoni . Il tutto è un’ emblema  della  devozione e della raffinatezza artistica dell’epoca.

A poca distanza valorizzano l’arte locale:

  1. Palazzo Lascaris: sfarzosa dimora della potente famiglia Lascaris‑Vintimille del XVII secolo ;  custodisce gelosamente mobili preziosi  , arazzi e strumenti musicali.

Seconda giornata. Nizza in 3 giorni:  dalla costa cittadina  alla Torre Bellanda

Senz’altro Nizza sembra sottrarsi alle logiche del turismo globale con una formula tutta sua. È una città capace di accogliere chiunque, senza mai rinunciare a una qualità che protegge la sua eccellenza. Un mix  ben bilnaciato e raro, che la mette al riparo dall’impatto della massa e lascia intatto, quasi custodito, il suo core aristocratico. Che si tratti di un teatro o un semplice balcone,  il profilo d’ elite di Nizza  è percepibile in ogni metro cubo urbano . Si manifesta  quasi glorioso  nei principali snodi cittadini.

A tal  proposito emblematica  è la  Promenade des Anglais , lo splendido  lungomare  di 7 km che nel pomeriggio ho percorso a metà. Ero distratta dalle spiagge dorate , dalle ville imponenti e dai lampioni slanciati. L’ architettura raffinata di fin de siècle di questo litorale racchiude memorie di  sfarzo e prestigio. L’epoca dorata in questione è quella dell’Ottocento che ancora scorre in tutta Nizza . Fu allora che  il piccolo borgo di pescatori venne  rimodellato in un buen retiro di classe per l’alta aristocrazia inglese. I nobili ci soggiornavano  per lunghi periodi. E proprio per questo furono eretti alberghi a cinque stelle oggi  disseminati ovunque.

Attualmente la Promenade des Anglais è un vero salotto cittadino,  impreziosito dalle famose Chaises Bleues: circa 800 poltroncine in ferro realizzate  nel 1950  dall’artigiano   Charles Tordo . Queste sedute sono ormai l’emblema  di Nizza, persino  protetto da copyright!   Anch’ io mi  sono sdraiata su una di esse: erano sorprendentemente comode. Intanto  ammiravo  la magnificenza delle spiagge limitrofe tra cui: Blue Beach, Plage du Centenaire  e   Neptune Beach. 

Castello e Port Lympia

A  un certo punto sono giunta alla fine della  Promenade , nel tratto denominato  Quai des États-Unis. È la naturale prosecuzione della curva costiera : meno ampia  ma ugualmente scenografica . Fatto nel XX secolo , esso rende  omaggio  ai rapporti diplomatici con gli USA. Il mio  stupore per la bellezza discreta e disarmante di Nizza è rimasto  costante per tutto il cammino verso est.

Lungo questa traiettoria mi sono imbattuta nello  stupefacente Castello  fino a toccare  Porto Lympia.  Questo porticciolo  , scavato nel 1745,  è una delle più alte espressioni dell’ingegneria sabauda.  Le banchine raccontano le peripezie di mercanti, marinai e viaggiatori, e di rotte lontane. A rallegrare questa insenatura cementata ci sono  le pointus, le singolari barchette a punta nizzarde.

Quai des États-Unis Nizza

I  tesori del Quai des États-Unis

Avanzavo  con passo rallentato , come se  Nizza stessa  chiedesse di essere attraversata senza fretta.  Il mare mutava tonalità a ogni istante, mentre l’aria si faceva  salmastra e sottile. Le architetture si lasciavano attraversare da ombre morbide che danzavano sulle pareti delle vecchie casette. Tra rampe silenziose, terrazze sospese e aperture improvvise sull’orizzonte, Nizza  si rivelava per gradi. Senza esibizionismo.

Mi sono imbattuta in  piccoli tesori architettonici e scorci sorprendenti di cui vi do un assaggio in basso:

  1. Statua della Libertà

Una  riproduzione in miniatura (3 m.) della Statua della Libertà di New York. Installata nel 2014 e  progettata  da  Auguste Bartholdi . La scultura celebra l’alleanza tra la città e gli USA, pur passando quasi inosservata rispetto alla gigantesca sorella americana;

  1. Opéra de Nice

Fatta nel 1885 da  F. Aune , si prenseta  solenne e baroccheggiante .   Custodisce  la memoria di Niccolò Paganini. Il celebre musicista italiano, detto anche  il  violinista del diavolo ,  visse prima di morire nel 1840. Si tramanda che in  notti silenziose, si possa ancora udire il graffio del suo archetto tra le quinte;

  1. Rue Droite

Questa è una via che  conduce  nel quartiere ebraico , ed è colma di atelier e botteghe artigiane . Qui l’odore dell’olio di lino si mescola a quello del cibo di strada nizzardo;

  1. Torre Bellanda

Salendo  verso la  collina del Castello  , la mole cilindrica dellaTorre Bellanda  sbalordisce all’improvviso!  Costruita nel XVIII secolo con funziona difensiva e poi residenziale ,  ospitò   il compositore Hector Berlioz. Si narra che qui scrisse l’Ouverture di Re Lear .  Poco distante si scorge una cascata artificiale che  serviva originariamente a regolare le acque della città . Attualmente è  un frequentatissimo belvedere.

Collina-Cimiez Musei Matisse e Chagall Nizza wine travel blog WeLoveItalyeu

La collina di Cimiez

Infilato  un paio di scarpe comode , mi sono sentita subito sollevata perché il tempo fuori era mite e soleggiato. Mi sono lasciata alle  spalle il traffico cittadino  , diretta a nord verso  il nucleo primitivo di Nizzala collina di Cimiez .  Qui ci si stabilirono per primi i Romani . I resti della loro civiltà  sono custoditi in  un sito archeologico . Esso include un museo e i resti di un anfiteatro e le  terme (II-III secolo d.C.) .

Dopo secoli di quiete monastica attorno al convento francescano, nel XIX secolo la collina di Cimiez si tramutò  nel  ritiro prediletto di nobili europei . Per la regina Vittoria , ad esempio, venne eretto l’Hotel Excelsior  , che accoglieva solamente pochi eletti. Successivamente quest’area divenne residenziale.

Si tratta di un’altura che domina Nizza e la distesa marina.  Un luogo  dove  tra viali ombreggiati da palme, si incontrano ville storiche ,  giardini rigogliosi e antichi uliveti. Un paradiso terrestre che ammaliò  anche Matisse e Chagall  . I due illustri pittori  la elessero a loro atelier traducendo la sua luce in colori immortali!  Lontano dal caos di Parigi e  dai tumulti della guerra ,  i due geni si isolarono in questo  ambiente stimolante e sereno. Del loro legame con  la collina di Cimiez restano al presente  due meravigliosi musei a  loro dedicati . Entrambi sono immersi in questo scenario da favola.

Museo Marc Chagall

Il  Museo Nazionale Marc Chagall a Nizza (info orari  prezzi) non è un semplice  contenitore d’arte, ma è un vero e proprio  tempio spirituale . Qui  le lancette dell’orologio si fermano  e  la narrazione biblica si spoglia di ogni severità per farsi danza , sogno e slancio . In questo museo Marc Chagall ci ha restituito il travaglio del suo  esilio attraverso  una  produzione artistica segnata dalla gioia cromatica più pura.

Nato in Bielorussia nel 1887   in una famiglia ebraica chassidica , Chagall non ruppe mai il rapporto  con il suo villaggio natale,  Vitebsk. Dopo essere fuggito dalla rivoluzione russa e dalle persecuzioni naziste, decise di stabilirsi a Nizza , attratto dal sole  e dalla quiete. Ritiratosi nella vicina Saint-Paul-de-Vence , donò allo Stato Francese il suo ciclo pittorico più importante. In cambio chiese la realizzazione di questo  museo appunto,  in riconoscimento dei suoi meriti . Nel 1973 i lavori furono commissionati all’ architetto  André Hermant  , che  mantenne un design lineare e sobrio. Impreziosito da un  patio esterno  adorno di alberi fu   inaugurato nel 1973.

L’impianto museale e le sezioni tematiche

Il museo si percorre  agevolmente  in 90 minuti e si articola in sale ampie e luminose organizzate per nuclei tematici:

Museo Matisse a Nizza

Che ci fosse una connessione indissolubile  tra Henri Matisse (1869–1954) e Nizza l’ho imparato appena ho varcato la soglia del Museo Matisse. Ospitato nella Villa des Arènes (XVII sec.) e  circondata  dal verde , il polo espositivo racconta l’evoluzione dello stile dell’artista, profondamente influenzato dai paesaggi mediterranei. Vi sono esposti  : 31 dipinti, 454 disegni e incisioni, 38 gouache (collage)  ,  57 sculture e alcuni oggetti personali del maestro. Inaugurato nel 1963 non è solo una  galleria d’arte, ma è il laboratorio  creativo di un uomo che ha rivoluzionato l’arte moderna. Anche quando le sue mani non riuscirono più a impugnare un pennello!

Nel 1927 Matisse si trasferì a Nizza  per curare una bronchite e vi rimase per quasi quarant’anni.  Prima abitò  al Cours Saleya e poi nello spettacolare Hotel Regina (situato accanto al museo ) . Lottò  costantemente per liberare il colore dalla schiavitù della forma; capofila dei Fauves (le “belve“), fece del rosso,  del blu e del giallo veicoli di emozioni pure. Il suo intento artistico era trasmettere la felicità mediterranea. Così facendo entrò  in una sorta di competizione creativa con Picasso. Con questi mantenne  anche un rapporto di amicizia e reciproca stima.

Dentro il Museo Matisse a Nizza

La visita al Museo Matisse richiede circa 2 ore per assaporarla appieno. Si  procede attraverso le  varie esposizioni , dai primi passi accademici di  Matisse fino alle sue ultime creazioni. Al suo interno spiccano:

La parentesi al Museo Matisse non è stata un semplice tributo alla cultura, bensì una rivelazione quasi mistica: un monito alla resilienza e una profonda lezione esistenziale. Il suo messaggio? Mai arrendersi!

Nizza nel piatto: tra terra e mare

Come è facile immaginare il DNA meticcio di Nizza si riscopre nella sua gastronomia. Questa è prevalentemente semplice e connotata  da  influenze francesi  , italiane .  Gusti oltreconfine che si intrecciano ai sapori della Provenza. Mi è principalmente piaciuto lo street food nizzardo .   Il re è  il pan bagnat,  un panino con  salade niçoise . Questa è un’insalata composta da verdure crude, uova sode, acciughe e/o tonno, olio d’oliva, sale e pepe.  La cuisine nizzarda si è chiaramente modernizzata e adesso brilla anche nelle ricette esclusive dei ristoranti stellati della Promenade.

Assaggiare i piatti di  Nizza significa viaggiare  tra contrasti meravigliosi negli svariati ristorantini. Tra le specialità di terra:

  •  Socca: una farinata di ceci croccante fuori e  morbida  dentro;
  •  Petits farcis : verdure ripiene;
  •  Daube niçoise: stufato di manzo brasato nel vino rosso e porcini;
  •  Pissaladière:  una focaccia densa dove le cipolle stufate incontrano la sapidità delle acciughe;

I sapori di mare sono stati il mio love at first sight :  i plateau di ostriche (come le pregiate gillardeau) sono stati  un rito giornaliero! Per non parlare  della bouillabaisse bouillabaisse: una zuppa di pesce succulenta aromatizzata  allo zafferano.  Ultima tentazione culinaria è stata la tourte aux blettes: una torta di bietole con pinoli e uvetta che  mi ha quasi commossa per la sua bontà!

Ho anche  degustato calici di  vini nizzardi della AOC Bellet . Tra i bianchi :  il  Rolle (Vermentino) e il Clairette, che sono minerali e agrumati. Sui rossi hanno primeggiato  il Braquet e Folle Noire : leggeri e versatili.

Per chiudere i pasti e digerire alla grande non mi sono fatta servire:  il  pastis(infuso di erbe) artigianale e  il Limoncello di Mentone.

Nizza in 3 giorni wine travel blog WeLoveItalyeu

Conclusioni. Nizza in 3 giorni

Per me  Nizza è stata davvero una piacevole sorpresa , capace di  superare le mie aspettative.   Ti entra dentro  piano piano , con grazia e ti fa venire voglia di ritornarci. Prima l’ immaginavo irraggiungibile , eterea , costruita  solo per soddisfare i capricci dei VIP  . In effetti lo è , ma non si limita a essere  la vetrina  patinata della Costa Azzurra.

In sostanza Nizza è pure a misura d’uomo, e sfoggia un lato selvaggio e ordinario che è  percepibile ovunque. Lo si avverte nel chiasso composto dei commercianti,  o nei  tramonti lenti  che si sciolgono  sulle terrazze panoramiche. O ancora nell’odore del pane fresco appena sfornato e nella lentezza dei pescatori che riordinano le nasse. È proprio in questi attimi che la sua essenza più autentica prende forma: in un’armonia accessibile, che non esclude ma accoglie. Per capire queste sensazioni bisogna solo mettere Nizza  in cima alla lista delle vostre prossime vacanze.

Bon voyage!

 

Ischia, Golfo di Napoli  

Ischia, Golfo di Napoli  

Ora sono commosso dalla Partenopea intrisa di luce,
il mio grazie è per te, Ischia,
cui un buon vento m’ ha portato
a goderti con dei cari amici”
W.H. Auden

Ischia: un tuffo nel blu del Golfo di Napoli  

Mare turchese, tramonti indimenticabili e un’atmosfera che invita a rallentare: benvenuti a  Ischia ! Paradiso mediterraneo , l’isola è  incastonata come una perla nel blu cobalto del  Golfo di Napoli . Dista 33 km  in direzione sud-ovest. Condivide la scena  cone le divine  Capri e Procida . Orgoglio e vanto del popolo partenopeo, Ischia  conquista per la sua autenticità, la varietà dei suoi paesaggi e la sua sorprendente estensione: non si può girare in pochi giorni, perché è immensa.

Spinta dal sogno di farmi travolgere dal suo charme a Ottobre sono partita da Pisa e sono arrivata alla Stazione di Piazza Garibaldi di Napolli.   Da qui poi ho preso la metropolitana: Linea 1, (Piscinola-Centro Direzioale) che è considerata tra le più belle d’Europa. Il tragitto verso il porto è stato semplice e  immediato, ci vogliono appena 10 minuti a piedi. Per il biglietto : il costo è di soli 1,50 € a tratta ed è acquistabile:

  • Presso le biglietterie automatiche nelle stazioni.
  • Nelle edicole, tabaccherie ;
  • Con pagamento contactless direttamente ai tornelli (carta o smartphone abilitato);
  • Tramite l’app UnicoCampania.

La fermata cambia in base al mezzo per approdare all’isola:

Da principio il vino : Cantina Pietra Tommasone!

Sbarcata sull’isola, la scelta della mia base è stata un ritorno alle origini: Ischia Porto . Proprio qui, tra il profumo di salsedine e il riflesso delle barche del suo porticciolo -detto  catino borbonico- è nato il mio legame più profondo con l’isola. La mia prima volta in questo eldorado risale a un wine report a una splendida cantina locale  Pietra di Tommasone . Fu nuovamente il vino, a guidarmi: un filo invisibile che mi ha condotta là dove è coltivato, tra colline e vigne che raccontano molto più di ciò che producono.

Per l’occasione sono stata ospitata all’ Abergo Locanda sul Mare  in via Iasolino, 80 .  In questo hotel, gestito da Giuseppe Macrì e Olimpia De Angelis , ho trovato molto più di un posto dove dormire: i proprietari mi hanno accolta sin dall’inizio come una di famiglia.  Da allora questo palazao bianco e azzurro del 1900 , centralissimo e a un quarto d’ora di camminata da entrambi i terminal marittimi,  è diventato il mio rifugio. Grazie ai loro  preziosi consigli   ho avuto la possibilità di esplorare  l’isola da viaggiatrice e non da turista.

Buona lettura!

Ischia : un’eruzione di meraviglie

Con i suoi 46, 3 km 2  Ischia (60.000 abitanti) è l’ottava isola più estesa d’Italia. Si trova all’interno  dell’area marina protetta del  Regno di Nettuno . Questo è un ecosistema straordinario dove è possibile fare immersioni e contemplare magnifiche grotte e archi, come quelle dette delle Formiche. Si può nuotare tra anfibi di varie specie, cetacei e delfini. E con un pizzico di fortuna magari si potrà scorgere il raro corallo nero  scovato dal giornalista subacqueo Franco Savastano nei pressi del borgo Sant’Angelo. Ischia si divide in sei comuni, che sono:

Se Dio in principio era il verbo, Ischia  è la più grande manifestazione della sua mano in terra. Il suo cielo si confonde con il mare al punto da unirsi in un’unica linea azzurra, sopra la quale i gabbiani volteggiano liberi  in una danza infinita. Soprannominata l’ Isola Verde per la sua rigogliosa vegetazione, Ischia è una cornucopia di piante rare: orchidee, felci, papiri, fiori dell’Ipomea, macchia mediterranea e castagneti.  Sopra questo giardino esotico svolazzano splendidi volatili quali l’airone cenerino, l’upupa, e il martin pescatore. Ciò che affascina di questo atollo campano è la varietà dei suoi scenari . Essi  vanno dalle pianure alle colline, dai boschi alle montagne che  degradano gentilmente verso le baie cristalline.

Ma come è nata Ischia?

Non è facile spiegare l’origine geologica d’Ischia.  In generale , secondo gli studi più recenti, si può dire si sia formata da una caldera di 7,5 km emersa dagli abissi 150.000 anni fa. Il sollevamento tettonico del fondale marino generò le montagne sui vari versanti isolani (con quote più elevate a nord che a sud), di cui la più alta è  l’ Epomeo . Questo monte si staglia nel bel mezzo d’Ischia   con i suoi 789 m. coprendo una superfice complessiva di 16 km².

Il tufo verde d’Ischia

Che  Ischia  ai suoi albori fosse sprofondata nelle sue acque è provato dal colore esclusivo di una roccia che esiste solo qui! Mi sto riferendo al tufo verde, una pietra vulcanica  di cui è composto l’ Epomeo.   La sua tinta verdognola è causata dal contatto prolungato con l’acqua marina prima di riaffiorare in superficie.

Il tufo verde   è simbolo indiscusso e anima stessa d’ Ischia. Esso è stato regolarmente adoperato per gli usi più svariati, da quelli ingegneristici a quelli ornamentali. Una testimonianza , questa, dell’eccezionale capacità adattativa dell’uomo al Creato, e di un passato che ora non c’è più.

Il mito di Tifeo

Proprio per questa sua natura vulcanica,  Ischia   è stata baciata per la presenza delle terme e maledetta per  le scosse telluriche . Però gli antichi erano meno scientifici nel dare una spiegazione dei pregi e dei difetti della loro patria. Secondo il mito, le terme erano infatti  le  lacrime del gigante Tifeo, che venne confinato nelle viscere d’ Ischia per la sua ribellione a Zeus.

La terra invece tremava, perchè ogni tanto il titano si stancava di reggere l’isola sulle proprie spalle e si scuoteva. Il dio greco non solo non permise al ribelle di prevaricarlo nella lotta per l’Olimpo, ma lo sconfisse, relegandolo sotto l’isola. Le varie parti del corpo di Tifeo, disteso nelle profondità, hanno battezzato alcune frazioni d’Ischia  quali: il Ciglio, la Bocca, Panza, il Testaccio,  e Piedimonte.

Storia d’ Ischia

Ischia   non è solamente un eden dove pellegrinare , ma è  anche un luogo in cui si vive benissimo. Non manca davvero nulla. Questo lo avevano capito anticamente altri popoli. La conquistarono e ci si stanziarono permanentemente per la sua posizione felice e le sue risorse.

Ischia   fu  la prima colonia della Magna Grecia  in Occidente!  I Greci di Eretria e di Calcide vi sbarcarono nel VIII secolo a. C.  denominandola  Pitechusa (ovvero “popolata dalle scimmie”). Del loro passaggio restano molti scavi archeologici a Lacco Ameno   eseguiti dal rinomato archeologo tedesco Giorgio Buchner .

I Romani e il Medioevo

I Romani (IV secolo a. C.) battezzarono Ischia con l’epiteto di Aenaria , che vuol dire  “metallo, poiché si estraeva ferro, piombo e rame. Un vero e proprio centro industriale infatti sorgeva in località Cartaromana . Nel 1972 ad una profondità di circa nove metri i due subacquei Pierino Boffelli e Rosario D’Ambra  riesumarono qualche resto di questa officina , che sparì per cause ancora sconosciute.

Dopo il disfacimento dell’Impero Romano seguirono secoli di saccheggi e barbarie ad di VisigotiVandaliArabi. Molte sono le strutture difensive che si disseminarono in tutta Ischia con funzioni di avvistamento e difesa. Come le torri sulle coste ischitane a base rotonde  fatte dai regnanti Angioini e a base quadrate degli  Aragonesi

Dai  Borbone all’ Unità d’Italia

Più tardi Ischia passò  sotto il controllo diretto della corona dei Borbone, che realizzarono numerose infrastrutture. La più importante fu  il porto voluto e  inaugurato nel  1854   da Ferdinando II. Da quel momento la comunità isolana prosperò economicamente essendosi  finalmente aperta ai traffici commerciali e turistici esterni.  Dal disfacimento del Regno delle due Sicilie  le vicende d’ Ischia  furono quelle relative  all’avvento dell’ Unità d’Italia.

Angelo Rizzoli :  la rinascita d’Ischia

Subito dopo le Due Guerre Mondiali Ischia rifiorì. Gli anni ’50 furono la golden age d’quando l’imprenditore milanese  Angelo Rizzoli (1889 – 1970) ci approdò per villeggiatura su invito dell’amico medico Pietro Malcovati. Fu questo brillante ginecologo che esortò il ‘cummenda’ a fare tutta una serie di finanziamenti che rimodernarono Ischia, che in breve si trasformò in un appuntamento inevitabile della mondanità cosmopolita . Anche se ovviamente non fu tutto in discesa!

Ovviamente Angelo Rizzoli finì per innamorarsi di quegli spazi immacolati, che mantennero la loro aura , fino a quando nello stesso periodo non scoppiò il boom del turismo  . Cosa che se da un lato fu un miracolo per le finanze d’Ischia, dall’altro in appresso scatenò una corsa per garantire la preservazione delle sue specificità ambientali (piaga dell’abusivismo edilizio).

Cosa ha fatto Angelo Rizzoli per Ischia? 

Angelo Rizzoli acquistò Villa Arbusto a Lacco Ameno (ora sede del Museo Angelo Rizzoli) e ne fece la sua residenza. Da allora iniziò a fare molti investimenti che promossero e svilupparono  Ischia  quali:

Ischia, l’sola dei VIP!

Senza dubbio Angelo Rizzoli  ribaltò  le sorti d’Ischia , che da selvaggia diventò tappa obbligatoria di uno star system internazionale . Era consuetudine potere incontrare attori quali :  Clark Gable ,  Ava Gardner , John Wayne, Delia Scala , e Anita Ekberg.

Oppure intravedere l’armatore greco Aristotele Onassis , il soprano  Maria Callas. Senza tralasciare i reali inglesi, i Duchi di Windsor, l’ultimo scià di Persia Mohammad  Reza Pahlavi,  gli scienziati Albert Sabin e Christiaan Barnard, i mitici De ChiricoHerbert Von Karajian ecc.

Giusto per citarne qualcuno! Angelo Rizzoli   fu anche un geniale produttore cinematografico che ambientò a Ischia  vari film con stelle del calibro di : Vittorio de Sica, Walter Chiari, Catherine Spaak, Peter Seller, Jack Lemmon, e Anna Magnani.

Ischia e il cinema

Comunque Ischia era  abituata ai riflettori sin da quando a Ischia Ponte nel 1909 aprì Unione,  la terza sala cinematografica più ampia d’Italia. Tuttavia, le luci della ribalta si accesero quando nel 1936 vi cominciarono le riprese del Corsaro Nero, di  Campane a Martello con Gina Lollobrigida, e del  Corsaro dell’isola Verde con Burt Lancaster.

Decisamente un colossale avvenimento fu quando nel 1957 Charlie Chaplin scelse Ischia   come anteprima mondiale per il suo capolavoro  Un Re a New York . La fortuna continuò nel 1963 quando in varie zone  d’ Ischia   la 20th Century Fox girò il colossal di Cleopatra con Liz Taylor  e Richard Burton ! Una produzione parecchio costosa in cui si possono ancora apprezzare alcune inquadrature della Baia di San Montano e che immolò Ischia   a una fama planetaria.

Da Lucchino Visconti all’era moderna

Certamente un’altra figura di rilievo per Ischia  fu Lucchino Visconti, padre del Neorealismo ,  primo movimento cinematografico di spicco in Italia del secondo dopo guerra. L’illustre regista lombardo si trasferì a Ischia  . Dal barone Fassini comprò un vistoso immobile , che  modificò in uno splendido cottage in stile liberty detto La Colombaia   (oggi mausoleo dedicato al regista)

Lucchino Visconti  ci visse fino al 1976 e fu il suo quartier generale , dove creò  pellicole eccezionali quali Senso,  Rocco e i suoi fratelli. Fu un via vai di collaboratori e celebrità quali Pasolini, Elsa Morante, Moravia

Il cinema a Ischia oggi

Dal 1970 in poi il cinema Italiano subì una crisi irreparabile e si spense anche  Ischia  , che si allontanò dal genere della commedia sexy all’italiana di quell’epoca. Qualche novità ci fu nel 2003 quando Michelangelo Messina lanciò l’  ‘Ischia Film Festival . Questo è un concorso per  lungometraggi che si tiene ogni Luglio presso il Castello Aragonese a Ischia Ponte. Di recente ci fu qualche risveglio con alcune riprese di successo con setting a Ischia, quali:

Le terme di Ischia   

Caratterizzata da un clima mite,  Ischia attrae tutto l’anno flussi di visitatori da ogni parte del globo per le sue famose terme. Fin dal 700 a.C.  Greci e Romani sfruttarono i poteri curativi delle sue acque termali , che resero pubbliche con l’apertura di edifici dedicati. Persino Plinio e Strabone  vantavano le loro proprietà terapeutiche nei loro scritti.

In seguito durante il Rinascimento il medico calabrese Giulio Iasolino  studiò e censì la  ricchezza termale ischitana , che venne impiegata in medicina. Il salto di qualità fu considerevole. Perciò si cominciò a catapultarsi a Ischia specificatamente per curare ferite, malattie e disturbi di vario genere.

Un bene che non era soltanto riservato ai ricchi e ai borghesi. Si pensò anche ai più bisognosi con la costruzione caritativa a Casamicciola del  Pio Monte della Misericordia. una delle Spa più gigantesche d’Europa.

Le terme a Ischia oggi

Il risultato dell’operato di   Iasolino fu che Ischia  venne riconosciuta come la stazione termale  più famosa del mondo! Ci si fiondarono pure Garibaldi a Camillo Benso  di Cavour ,   Arturo Toscanini  e altre insigni personalità .

Attualmente a Ischia ci sono più di trecento stabilimenti di diversa tipologia tra centri benessere, parchi termali e sorgenti spontanee: da quelli specifici per le esigenze curative a quelli ideati per il divertimento e il relax . Le fonti termali ischitane sono caratterizzate da acque notevolmente ricche di sali (da circa 2,5 a oltre 30 grammi/litro), cioè minerali, e calde o molto calde, cioè termali o ipertermali (dai 40 gradi in su).

Quante e quali sono le principali terme a Ischia?

In tutto si contano ventinove bacini idrotermali.  E ancora centinaia di fumarole. Il tutto  immerso in una natura esotica che abbaglia per la sua prepotente magnificenza. In basso un elenco delle terme ischitane in cui abbandonarsi, staccando la spina definitivamente da tutto e tutti:

Le Fonti di Nitrodi

A livello scientifico nelle vicinanze del paesino di Buonopane sono da visitare le Fonti di Nitrodi . Da cui sgorgano circa 12 mila litri di acqua all’ora , erogata a 28 ° attraverso docce, lavabi e piccole fontane . Il Ministero della Salute con il decreto n° 3509 del 9 ottobre 2003 ha dichiarato l’importanza di queste acque per la loro efficacia sul sistema gastrico, ginecologico, intestinale, ed epidermico. Hanno anche un effetto positivo per migliorare l’attività enzimatica, endocrina e respiratoria.

Alle Fonti di Nitrodi oltre a guarire ci si svaga perché  tra   fichi ,  ulivi e panorami mozzafiato c’è una struttura attrezzata per godersi tante iniziative rivolte al benessere fisico e mentale (yoga, musicoterapia, meditazione, mandala terapia, massaggi, terapie olistiche, ecc.). Si può anche finire la giornata stuzzicando qualcosa a un bio bar .

Ischia da mangiare!

Ischia  è un complesso di panorami molto diversi tra loro,  per tanto la gastronomia  è sia  marinara che contadina. Di base napoletana la cucina ischitana  è rivisitata, e risulta semplice e  molto saporita e con qualche asso nella manica. Quale? Per esempio il coniglio all’ischitana, cucinato a forno nell’immancabile tegame di coccio e spolverato con la piperna, un profumatissimo timo selvatico. Vi consiglio di provarlo  inseieme agli spaghetti conditi con il suo stesso sugo ai ristoranti:

Il coniglio all’ischitana  è il re dei piatti locali, la carne è tenera per la tecnica di allevamento degli animali che sono selvatici e  che vengono allevati in fosse.  Questi quadrupedi sono stati da sempre indispensabili . Perché soddisfacevano il fabbisogno alimentare della popolazione con pochi sforzi visto la loro proverbiale capacità riproduttiva!

6 piatti tipici d’ Ischia

1.  Pizza di scarola: una bontà smisurata, un calzone alle verdure condito con  olive nere, capperi, acciughe ,  pinoli, vino cotto ed a volte noci e uva passa;

2. Zingara ischitana: due golose fette di pane cafone farcito con prosciutto, mozzarella o fior di latte, maionese e lattuga. La ricetta originale prevede le pagnotte del leggendario Panificio Boccia a Ischia Ponte, dove praticamente è nata nel 1977 nel pub-paninoteca La Virgola ;

3. Pasta fagioli e cozze: le cozze si alternano ai legumi utilizzando la pasta mischiata,  cioè tutti gli avanzi che rimangono che è la premessa della filosofia dello zero sprechi;

4. Pesce spada all’ischitana: lo spada viene marinato con  limone, olio, sale e pepe, menta e salsa Worcestershire, e poi fatto arrosto. Assolutamente da provare;

5. Pollo alla Fumarola: i fusi di pollo messi in fogli di alluminio sono cotti  nelle fumarole (temperature tra i 30° e i 100°  gradi) in prossimità delle sorgenti termali d’ Ischia  . Specie nella spiaggia di Maronti è ordinario cimentarsi in cuochi stravaganti che si dilettano a sperimentare nuovi intingoli che includono uova, patate, pesci, e selvaggina;

6. Migliaccio:  un dolce tipico di carnevale fatto di spaghettini, uova, limone, e zucchero. La fantasia nei dolci spazia dal dolce al salato . Due sapori che si combinano in ricette abbastanza  estreme da sconvolgere anche i palati più esigenti.

Ischia da bere!

La vocazione d’ Ischia  alla viticoltura affonda le radici nell’antichità (quella addirittura precedente la colonizzazione greca). Ciò è testimoniato da un’iscrizione che inneggia al buon vino impressa sulla nota Coppa di Nestore  . Questa è una tazza di 10 cm (700 a. C.) che fu scoperta nel 1995 nella necropoli di San Montano .   I tre versi (il primo esemplare di scrittura alfabetica greca) recitano così:

 “Di Nestore… la coppa buona a bersi. Ma chi beva da questa coppa, subito quello sarà preso dal desiderio d’amore per Afrodite dalla bella corona”.

Quella d’ Ischia   è una tradizione vitivinicola millenaria. Essa si affina nel 1500 quando la produzione enoica poteva contare sull’esportazione del bianco sfuso in velieri da trasporto. Allora ad  Ischia   si contavano svariate tipologie di uve quali: Codacavallo, Coglionara, Fragola, Lentisco, Lugliese, Malvasia, Moscatella, Nocella, Pane, Sanfilippo, Sorbisogno, Zibibbo, Verdesca, Uvanta, Campotese, Montonico.

Cantina Pietra di Tommasone, il futuro enoico d’Ischia

Il boom del turismo del 1940 ebbe risvolti negativi per l’ambiente a Ischia  . Il cemento imperante ridusse drasticamente gli ettari vitati da 24. 000 a soli 300. Un piccolo tesoro agricolo preservato dal 1990 a venire da aziende di spicco. Tra queste la Cantina di Pietra di Tommasone, grazie alla quale ho scoperto Ischia .

Al presente purtroppo sono rimasti pochi vitigni autoctoni. Questi nelle loro eterogenee declinazioni costituiscono la Ischia DOC ( la seconda proclamata in Italia nel 1966) e sono:

La viticultura a Ischia è eroica! 

La problematicità della gestione delle vigne è lampante visto che il terriotrio è estremamente piccolo. Ecco perché La viticultura ischitana è di tipo eroica . Oltretutto Ischia ha un’orografia difficile che richiede molto sacrificio per la coltivazione e la cura della vigna. In linea di massima la raccolta delle uve avviene a mano. E  i grappoli vengono trascinati in cantina dai gozzi via Tirreno!

Per lo più si fa fatica nel versante orientale, che presenta dei pendii più scoscesi organizzati in terrazzamenti (50 % di pendenza) sorretti dalle cosiddette parracine .  Questi sono dei muretti a secco (senza cioè l’utilizzo di alcun tipo di legante) in  tufo verde . Questi divisori proteggono dal rischio frana, dal vento e dall’acqua, garantendo il normale deflusso delle piogge. A Sud Ovest d’Ischia   al contrario i filari di vite si allevano a spalliera essendo più pianeggiante.

Il terroir unico d’Ischia, suoli vulcanici e  vini minerali 

Eppure quello d’Ischia, è un terroir unico, caratterizzato da:

  • Terreni vulcanici , ben drenati e fertili;
  • Suoli ricchi di potassio, e altre sostanze fondamentali per la crescita del frutto;
  • Fresche brezze marine che mitigano la calura estiva ;
  • Altitudine delle colline che vanno dai 200 ai 600 metri slm .

Fattori pedoclimatici che generano risultati eccellenti in grado di appagare anche il più scettico dei viticoltori. L’enorme energia investita viene ripagata con una produzione di qualità, di  nettari rari, profumati, minerali e freschi.

10 artisti  ischitani

Il fascino d’Ischia  crea dipendenza al punto che tanti personaggi illustri, oltre a quelli menzionati, decisero di assuefarsi. Ricordiamo a tal proposito : Enrico Ibsen, Alphonse de Lamartine, Benedetto Croce, Stendhal, Verga, Maupassant, Nietzsche, Pasolini, Truman Capote, Eduardo De Filippo, ecc. Qualcuno di loro ci stava per un po’ , qualcuno invece si  trasferiva definitivamente.

Ischia ha dato anche i natali a parecchi artisti celebri tra i quali:

1. Cesare Calise 

Cesare Calise (1560-1640): questi fu un pittore manierista di Forio la cui attività artistica è documentata dal 1588 al 1641. Di lui ci sono scarse notizie. E quel poco che si sa proviene  dai contratti firmati dal pittore.  E ancora dai registri parrocchiali delle chiese di ‘S. Maria di Loreto’ e di ‘S. Vito’ a Forio  (per gli anni tra il 1588 e il 1641). 

Napoli ci rimangono oggi due sue tele: la Deposizione dalla Croce e 0 Il Battesimo di Cristo con San Francesco d’Assisi’, entrambe nella Chiesa di San Giovanni Battista. Sembra ebbe un destino avverso perché le sue produzioni andarono distrutte o mal restaurate. Si firmava in lingua latina Caesar Calensis pingebat. 

2. Giovanni Maltese 

Giovanni Maltese (1852-1913): fu uno scultore di Forio formatosi a Napoli e alla scuola romana di Giulio Monteverde. Partecipò agli interventi di abbellimento del castello di Chenonceaux, uno dei castelli della Loira. In patria ebbe in enfiteusi il  Torrione (adesso galleria permanente delle sue creazioni artistiche) che fu suo  atelier personale e alcova con l’amata Fanny Lane Fayer.

La decisione di ritirarsi a vita reclusa derivò dopo il lutto di alcuni familiari dopo il terribile terremoto di Casammicciola del 1883. Con la sua sposa Fanny Lane Fayer, che era una pittrice inglese, trovò una sua dimensione. E cominciò a scrivere poesie in dialetto foriano.

3. Luigi de Angelis

Luigi De Angelis (1883 – 1966): nato a Roma , presto si stabilizzò con la sua famigla a Ischia dove decise di lavorare come barbiere.  All’età di quarant’ann la magia d’Ischia  gli ispirò degli acquerelli con paesaggi isolani  che attacava con del sapone nelle vetrate del suo salone.

Per caso un giorno ebbe come cliente l’incisore tedesco Purrman .  Il fondatore  della celebre scuola di Matisse tra il 1904 e il 1914 , riconobbe il talento di Luigi De Angelis e ne decretò la fama.  Dopo avere acquistato una prima opera per duecento lire , Purrman provò a lanciare il pittore ischitano nella cerchia dei modernisti che contavano.

Fu un tentativo vano, perchè Luigi De Angelis  rimase fedele alla sua arte povera e naif .  Se si esclude la sua prima esposizione presso la Libreria del 900 di Napoli e un invito l’anno dopo alla Biennale di Venezia , Luigi De Angelis  fu per tutti il pittore del popolo. E perciò venne sempre amato e stimato.

4. Vincenzo Colucci

Vincenzo Colucci (1900-1975): fu un pttore molto venerato a Ischia, che venne celebrata in ogni suo dipinto. Sin da piccolo, quando il padre, scenografo del San Carlo a Napoli, gli regalò i primi pennelli. Nella capitale frequentò la scuola di nudo e poi ebbe una delle prime botteghe d’arte in una Ischia  ancora selvaggia.

Casa  Colucci fu un vero e proprio cenacolo artistico frequentato da personalità del calibro di  De Chirico e Montale. Vincenzo Colucci  viaggiava spesso quando poteva . Fu in  Francia, Olanda, America, Inghilterra, Giappone . A Venezia lasciò il segno , e a Palermo fu nominato professore n un liceo artistico. La chiamata alle armi spezzò questa parentesi della sua vita . Dopo la quale tornò con le valigie in mano e il suo cavalletto. Fino a quando un male al cuore lo spense.

5. Vincenzo Funiciello

Vincenzo Funiciello (1905-1987): questi fu un paesaggista ischitano di talento. Barche ancorate al porto, lune struggenti e stradine deserte sono i temi dei suoi collage con pezzi di stoffa colorati. Era abile in qualsiasi tecnica come quella dell’acquerello, e della china.

Ebbe la fortuna di essere apprezzato fin da subito, cosa che però non scalfì il suo carattere riservato. Un tratto distintivo della sua arte era anche la tonalità accessa dei sui quadri, che incorniciavano la dirompente sensualità di un’ Ischia   non ancora invasa dal progresso. Ciò che Vincenzo Funiciello  riproduceva erano le chiese, il Castello Aragonese, Ischia Ponte. E poi ancora i mercati e le processioni, che vibravano di un forte realismo. Alla sua morte lo ripiansero in molti, soprattutto per le sue doti di bravo mandolinista.

6. Matteo Sarno 

Matteo Sarno (1894-1957): questi fu un artista che dipingeva le onde che si rinfrangevano negli scogli della sua adorata Ischia da cui non si staccò mai.  A parte una ritirata  passeggera in America. Conosceva bene il mare, i suoi odori, la sua calma, e la sua furia. Lo dipingeva in ogni stagione, e non si stancava mai di guardarlo e raffigurarlo.

Matteo Sarno era anche un poeta e per un po’ si mise a vagabondare con una barca di porto in porto. Trovava in questo errare la sua felicità e rimaneva incantato per la gloria del Creato. Si sentiva una cosa unica con l’Universo e a esso tornava sempre con la sua arte e con le sue marine.

7. Federico Variopinto

Federico Variopinto (1905-1940): nativo del quartiere di ‘San Lorenzo’ a Napoli, fu un pittore che morì giovanissimo . A soli quarantacinque anni per un infarto. Un bohemien che parlava molte lingue ed era sempre in viaggio. Cosa non molto scontata per quel periodo.

Che dire, un artista inquieto che era sempre alla ricerca di qualcosa e forse non sapeva neppure lui cosa. Subiva felicemente il richiamo d’ Ischia, immortalata con le sue distintive pennellate di grigio. Le sue tele erano scene ischitane parecchio malinconiche. Come quelle di un mattino uggioso, o di qualche piazza isolata di periferia.

8. Mario Mazzella

Mario Mazzella (1923-2008): quasi un’istituzione .  Veniva da una famiglia di contadini e la sua fu un’esistenza piuttosto semplice. Sin dall’eta di cinque anni scarabocchiava santini, ed era molto viva la passione per l’arte. Questa raggiunse il culmine nell’incontro con il pittore rumeno  John Pletos nel 1932 , che era a  Ischia nel periodo del Grand Tour.

Mario Mazzella abbandonò la campagna subito dopo la guerra per dedicarsi ai suoi studi artistici. Si formò a Napoli e al centro delle sue creazioni pittoriche c’erano per lo più feste popolari , barche e nasse.  E donne dalle vesti lunghe che riecheggiavano le memoria della sua infanzia.

9. Aniello Antonio Mascolo

Aniello Antonio Mascolo (1903-1979): dopo la scuola di ‘Belle Arti’ a Siena, questi fu un genio poliedrico che si appassionò alla scultura, alla xilografia e alla terracotta. Di  Ischia ritraeva i suoi tratti bucolici precedentemente l’avvento del progresso. Chiaramente nostalgico di qualcosa che non c’era più, egli denunciò marcatamente le nefandezze della società moderna.

Aniello Antonio Mascolo oltrepassò i confini d’ Ischia  aderendo a due diverse edizioni della Biennale di Venezia nel 1948 e nel 1952, e alle Quadriennali di Roma. Non si faceva mancare neppure rassegne di rilievo internazionale. Tuttavia. lui apparteneva a Ischia e la sua apertura al mondo non offuscò la sua arte . Perchè le sue vendemmie, o la raccolta della frutta o o lo strascico delle reti della sua isola, furono sempre la linfa vitale della sua arte

10. Gabriele Mattera

Gabriele Mattera (1929 – 2005): questi fu soprannominato il pittore del  Castello Aragonese  allorquando i familiari lo acquisirono nei primi del ‘900. I suoi lavori spaziavano dalla pittura ad olio, al disegno, dall’incisione su linoleum alla ceramica. Tra mostre in Italia e Europa, la sua missione fu quella di attaccare la pubblicistica di un turismo che edulcorava la vita a Ischia  per vendere e guadagnare! A ciò contrapponeva dei cicli pittorici di stampo espressionistico in cui spuntavano soggetti delle classi povere che facevano emergere il suo spiccato realismo pessimistico.

La lista dei nomi autorevoli sarebbe ancora lunga , per cui finisco con quello di Massimo Venia che ho conosciuto personalmente. La sua piccola bottega in via Roma, 32  a Ischia Porto espone quadri che hanno come tema gli scenari sconfinati d’Ischia . Ha anche firmato le etichette delle bolle di Cantina di Pietra di Tommasone.

Conclusioni. Ischia nel cuore

Ischia  è frivolezza per chi ostenta il lusso, ma è anche intimità per chi ama la semplicità. Sono le piccole grandi cose che non dimenticherò mai, come il sole che scompariva all’orizzonte  davanti la terrazza della Tenuta C’est la vie. Questo è il nuovissimo wine relais di Lucia Moraschi e del marito Giorgio Besenzoni, imprenditori bresciani che hanno concretizzato il loro desiderio d’impresa vinicola a  Ischia. Per capire lo spirito d’Ischia  vi lascio un inno di Erri de Luca , perché di meglio non saprei fare :

“Ischia rappresenta tutti i centimetri che possiedo. Accadeva una cosa strana, durante la mia infanzia e poi durante la mia adolescenza, almeno fino ai sedici anni. Qui, durante i tre mesi estivi, crescevo. Accumulavo centimetri e ve ne era traccia sul muro, segnando le tacche all’altezza del mio cranio.

Al sole e al sole di Ischia devo quella crescita: a Napoli, misteriosamente, nei nove mesi restanti non crescevo. Quanto al Castello, a quest’isola nell’isola, si veniva a fine settembre in gita, con le prime piogge e l’aria fresca. Ricordo distintamente la cripta delle monache: quelle ossa ti restano impresse, mezzo secolo fa si trovavano i resti delle religiose. Amo tornare a Ischia, e qui in particolare.

Compiacendomi dei luoghi che restano inalterati. Adoro tornare laddove il tempo si ferma. Ma sono che posti immutabili sono un’eccezione e mi consolo, in fondo, con il fatto che sono un visionario: in fondo mi basta un dettaglio del tempo passato, per ricostruire tutto”. 

Info utili su Ischia: