Cannes in un weekend

Cannes in un weekend

“Ho avuto successo nella vita. Ora, intendo fare della mia vita un successo”

B.B. 

Cannes in un weekend: oltre il Red Carpet

Senza dubbio, visitare Cannes in un weekend è stata una fuga improvvisa, un incontro inaspettato con il primo sole di maggio. Questo è il periodo ideale per farsi  avvolgere da questo gioiello della Costa Azzurra, tra clima mite e poca folla. Il mio legame con il sud della Francia affonda le radici tra i vicoli di Nizza .  Diventa presto un’ossessione costante. Quale? Quella di conoscere ogni sfumatura di questa terra in bilico tra raffinatezza mediterranea e carattere ancestrale. In questo scenario, Cannes rappresenta una tappa inevitabile. Ma cosa mi spinge davvero a rincorrerla proprio ora? La curiosità di scoprire se esista un’anima più autentica oltre il cinema e la divina  Brigitte Bardot.

Ed è stata proprio questa ricerca a indurmi a esplorarla con occhi diversi, e a raccontarla in questo articolo. Tra queste righe troverete la mappa della mia esplorazione a Cannes in un weekend , fino a sfiorarne i dintorni:   Antibes e Saint-Tropez. Un percorso ritmato da una natura fatta di paesaggi mozzafiato, e da quell’ ospitalità discreta che si palesa nei sorrisi dei suoi abitanti. Seguitemi  per i sali e scendi di un antico borgo marinaro, che, tra gli anni ’30 e ’50 ha saputo reinventarsi come la destinazione più esclusiva della riviera francese. Come? Grazie al suo spirito ribelle e a una strana, fortunata combinazione di astri!

Cannes in un weekend: dal silenzio delle isole Lérins al fragore della Croisette

Nessuno penserebbe mai che la patinata Cannes (dal ligure Canoa: “altezza”) sia sbocciata da un umile villaggio di pescatori. Si adagia sulla collina del   Suquet, ed è  rivolta verso le incantevoli isole di Lérins. Io non ho avuto la possibilità di vederle, ma per salpare basta prendere un traghetto (15 minuti )  a Quai des îles. Un buon mtivo per tornare|

Una di queste è Sainte-Marguerite, che , per secoli, ha protetto il golfo con le sue fortificazioni militari. Fece anche da prigione  al misterioso Uomo dalla Maschera di Ferro .  Si suppone sia stato il gemello illegittimo di Luigi XIV. L’altra è Saint-Honorat, sede di una comunità di monaci cistercensi che nel Medioevo furono i principali signori feudali della baia.

Dal fango al fashion: Sir Henry Brougham

Ho provato a immaginare questa costa prima dei riflettori. Cannes, 1834: solo scogli e barche. Poi il colpo di scena: il colera bloccò la carrozza del barone inglese Henry Brougham (1778–1868), diretto in Italia per problemi di salute familiari.  Quella che doveva essere una quarantena forzata  diventò un colpo di fulmine. Stregato  da quel paradiso terrestre, decise di restare. In onore della figlia  a La Croix-des-Gardes  fece  anche costruire la splendida Villa Éléonore-Louise.

Ma Brougham non era un viaggiatore qualunque: era un ex Lord Cancelliere, uno degli uomini più influenti d’Europa. E usò quel peso. Scriveva, invitava, convinceva. Innescò un passaparola che trascinò l’aristocrazia britannica in quell’eldorado.  Poi passò ai fatti: si adoperò per il porto, e pretese la ferrovia.  Cambiò il volto di quella riva desolata in una stazione climatica d’élite. Nasceva Cannes: capitale del lusso e della villeggiatura europea.

Era l’alba della Belle Époque e Cannes cominciava a indossare i suoi abiti più nobili. Un vecchio sentiero sterrato si era rimodellato nella Croisette: un boulevard di 2 km che ricordava gli  Champs-Élysées . Si chiamò così per via di una croisette, che era  una minuscola croce posta sull’estremità del litorale. Attorno svettavano i giganti dell’ospitalità, come il maestoso Hotel Carlton, inaugurato nel 1911.

Cannes in un weeknd . Ciak si gira!

Osservando  Cannes  si percepisce subito l’impronta del Novecento che la rese simbolo globale di glamour. Viene spontaneo chiedersi se, oltre le passerelle e i lustrini, ci sia qualcosa di più profondo. La risposta è sì. Dietro la superficie luccicante si cela una storia diversa, più silenziosa: quella di una città che ha lottato per affermare la propria libertà culturale.

Da quest’ impulso germogliò il Festival di Cannes : un atto di sfida concepito come alternativa indipendente. Si voleva promuovere un cinema libero da condizionamenti politici. Il riferimento diretto era la  Mostra di Venezia, la rassegna rivale che in quell’epoca risentiva ormai fortemente del clima propagandistico del regime nazifascista.

Venezia, il leone da ingabbiare!

L’idea di una kermesse autonoma fu del diplomatico Philippe Erlanger, sostenuto dal Ministro Jean Zay . Insieme ipotizzarono un contraltare democratico sulla Costa Azzurra. Il progetto coinvolse anche Louis Lumière.  Il pioniere della pellicola  ne presiedette la prima, sfortunata edizione del 1939. La guerra interruppe l’iniziativa, ma il risveglio del 1946 suggellò questo evento come tempio internazionale del jet set.

Mi ero messa in fila per salire i gradini del tappeto rosso del Palais des Festivals et des Congrès ( 1979, H. Bennett e F. Druet) . Questo è l’imponente palazzo moderno che ogni anno per due settimane raduna i fan del  Festival di Cannes .

Per un attimo fantasticavo sulle tante premiazioni delle celebrità. Chissà cosa si prova alla consegna della Palma d’Oro (1955,  L. Lazon  ). Ispirata allo stemma di Cannes, la statuetta  si è imposta come il trofeo più ambito della cinematografia.

 

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Cannes in un weekend. Primo giorno

Buongiorno Cannes! Al mattino presto la mia sveglia è stata il profumo di burro che risaliva  dalle boulangerie di Rue d’Antibes. Pernottare  qui, nel salotto della città, è stata una coccola possibile grazie a una prenotazione fatta con largo anticipo.

Dopo una doccia veloce, mossa dalla fame, mi sono precipitata a far colazione. Caffè nero bollente, un pain au chocolat  e via. In strada, pronta a decifrare lo spirito di Cannes, la  femme fatale  della Costa Azzurra: affascinante, eppure così  gelosa del suo mistero.

 

Marche forville cannes wine travel blog weloveitalyeu

1. Mercato Forville e Chapelle de la Miséricorde

Lasciata Rue d’Antibes e superata la chiassosa  Rue Maynard  , la via dello shopping  , la mia prima tappa è stata il Marché  Forville (1929 , Henri-Bret).   Fu il sindaco André Capron a lanciare questo mercato di sapori, una gabbia di ferro Art Déco di 3.000 m², per sostituire il vecchio bazar all’aperto.

Varcare il suo ingresso (info orari ), un arco in muratura rosso ocra, è stato come buttarsi nel ventre della tradizione gastronomica della Provenza.  Cosa ho scovato? Tante delizie: dalla socca, ai frutti di mare, dai formaggi alla frutta e verdura, fino alle carni più pregiate e al pesce appena pescato.

Hotel de ville cannes wine travel blog weloveitalyeu

2. I Penitenti Neri e l’ Hôtel de Ville

Ho proseguito il mio cammino verso la Chapelle de la Miséricorde ( Cappella della Misericordia) . Fu eretta  nel 1617 come sede della Confraternita dei Penitenti Neri, dediti all’assistenza dei poveri e dei malati. Sebbene l’architetto originale sia ignoto, è un esempio di stile barocco . L’edificio fu ampliato nel XVIII secolo con un elegante portale in pietra e un campanile rivestito di tegole policrome smaltate, tipiche dell’architettura provenzale.

Ripresa la marcia, mi sono ritrovata davanti all’Hôtel de Ville, che è il municipio! Un paradosso francese, qui non si dorme ma si governa! Ho appreso che anticamente il termine hôtel indicava solo le dimore  di pregio  destinate a funzioni pubbliche. Questa splendida struttura  in stile eclettico (1876, L. Hourlier ) , sembra lì apposta per dare il benvenuto ai visitatori! Di fronte,  non si può  non notare per la sua mole un Monumento ai Caduti di Cannes (1927, A.  Cheuret), che ricorda gli orrori e i sacrifici umani della Prima Guerra Mondiale.

Souquet cannes wine travel blog weloveitalyeu

3. Le Suquet di Cannes

Zaino in spalla, e cappello d’ordinanza: ho continuato verso la sommità del Suquet , il fulcro medievale di Cannes .  Adagiato sulla collina del Mont Chevalier, questo quartiere è un dedalo di viuzze stretti, scalinate ripide e casette color pastello adornate da bouganville , rose ed agavi. Una volta in cima, Cannes   si è manifestata  in tutto il suo fascino:  le acque smeraldo punteggiate da yacht sfavillanti , l’arcipelago verdeggiante  delle Lérins, e  i tetti schiariti dalla calura.

Mi è piaciuto molto lo  Château de la Castre, l’antico castello della città. Si tratta di una fortezza militare del XII secolo innalzata dai frati leriniani per proteggere la costa dalle incursioni dei pirati.  Il complesso comprende:

Scendendo tra i vicoli del   Suquet, mi sono accostata con il mio gruppo di amici  a una ringhiera per venerare un murales monumentale conosciuto come Cannes Cinéma (o L’Hôtel des Tournages).  Realizzato su una parete di una autostazione è stato commissionato nel 2004 a Patrick Commecy (A. FRESCO)  per il centenario del cinema. Vi erano raffigurati:  Charlie Chaplin, Marilyn Monroe, Alfred Hitchcock,  Jean-Paul Belmondo , Marcello Mastroianni, fino a Topolino e Roger Rabbit.

Hotel martinez cannes wine travel blog weloveitalyeu

4. Il porto di Cannes e la Croisette

Salutate le alture del  Suquet, sono ridiscesa verso il Vieux Port di Cannes , cioè il porto vecchio.  L’odore del sale si faceva intenso mentre raggiungevo il molo. Il contrasto tra la semplicità delle barchette rosse e bianche e lo sfarzo di panfili è stato lampante; erano tutti ormeggiati lungo la banchina più antica, detta  Quai Saint-Pierre. Poco dopo mi sono diretta fino a Place Mérimée, dove è collocata una fontana abbellita da una  statua dedicata a Lord  Brougham (1953 ,  André Louis Trivero)  -animata tra l’ altro dall’adiacente mercato delle pulci.

Intanto la  Croisette si è srotolata davanti a me con tutte le marche più blasonate-Louis VuittonGucci Valentino– fino alla Malmaison. Quest’ultimo è un candido padiglione immerso nel verde, che in origine era la dependance di un albergo sontuoso demolito nel 1950. Intitolato come la reggia di Giuseppina Bonaparte vicino Parigi , nel 1946 ha ospitato le prime feste del Festival di Cannes . Inoltre, in passato ha esposto giganti come Picasso e Miró.

Adesso è un centro di arte contemporanea, in cui ho assistito alla mostra di Carole Benzaken (Grenoble,1964)  . La pittrice francese omaggia  il jazz, catturando nelle sue pennellate il movimento di una jam session. L’ esibizione stessa evolve in uno stato mentale, dove memoria, percezione e architettura si intrecciano in modo dinamico.

Bacco colpisce ancora!

Come per magia, la Croisette  ha accantonato le sue prestigiose boutique per fare spazio a una lunga successione di lidi moderni e attrezzati, affacciati sull’intera passeggiata lungomare. M è sembrato quasi estate: musica, camerieri in corsa  tra  i tavoli  per servire fantasiosi cocktail , e turisti sdraiati sui lettini ad abbronzarsi.

Essendo ora di pranzo, con lo stomaco che brontolava ,  mi sono viziata al ristorante dell’ Hotel Martinez lungo la promenade. Ho ordinato un carpaccio di polpo condito con olive, capperi e pomodorini accompagnato da un calice di rosé , come  solo in Provenza sanno fare bene.

5. Plage du Midi

Infine, ho deciso di chiudere il cerchio perlustrando l’area più tranquilla di Cannes  , che è attorno la collina del castello. Questa zona è caratterizzata da Place Mistral:  un’oasi di pini marittimi che fanno da sfondo alle splendide Spiagge del Midi. Mi sono sdraiata sulla sabbia senza fretta a guardare i bambini giocare, mentre il rumore delle onde faceva da colonna sonora a quello spettacolo in prima fila.

Questo è un ritrovo per cittadini e forestieri che vogliono riposare e staccare la spina. Ho osservato il tramonto: una palla arancione scivolava lentamente dietro l’orizzonte fino a scomparire dietro la roccia rossastra del massiccio dell’Esterel . Una quiete immensa, che mi ha dato la sensazione di aver colto l’essenza più profonda di Cannes, quella che respira lontano dalla ribalta.

Antibes wine travel blog weloveitalyeu

Cannes in un weekend. Pomeriggio pigro ad Antibes

Ovviamente non ho saputo resistere alla tentazione di fare un salto nella meravigliosa Antibes, antica colonia greco-romana scelta nel Medioevo dalla potente famiglia Grimaldi come proprio feudo. In seguito,  Antibes,  avamposto chiave sul Mediterraneo, venne convertita dal genio dell’ingegnere S.  L.  Vauban nel glorioso Fort Carré. Questo è una roccaforte quadrangolare  (XVII  sec.)  con bastioni maestosi fatti apposta per rimediare alle incursioni nemiche.

Questo gigante di pietra situato sulla penisola di Saint-Roch mi ha accolta appena sono scesa dal treno nella stazione di Antibes (10 minuti da Cannes). Erano già tardi  per ispezionarlo tutto. Un appunto interessante:  qui , nel 1794 il giovane Napoleone rischiò la ghigliottina perché sospettato di tradimento contro la Rivoluzione  Francese. Trascorse dieci giorni in cella prima di essere salvato dall’intervento del generale Dumerbion, un colpo di fortuna che preservò  il destino dell’Europa.

L’ombra di Picasso e l’eco della Sardegna

Qualche secolo più avanti,   Antibes  si è evoluta in un rifugio per artisti, bohemien e nobili.  La sua notorietà come musa dell’arte moderna si consolidò nel Novecento , quando  Picasso scelse il Castello Grimaldi come suo studio.  Purtroppo, era chiuso e non sono potuta entrare!

Mentre mi avviavo verso il centro storico , la città già si mostrava in lontananza come una perla incastonata nel mare. Mi sono sentita come a casa, percependo un legame immediato con  Alghero . Come la cittadina sarda , anche Antibes si sviluppa su una scogliera  avvolta dalla sua antica cinta muraria.

Antibes vecchia

Appena attraversata  Porta Marina (XVIII sec, Vauban)  mi sono subito  addentrata nella old city , girovagando per le stradine acciottolate. Pochi istanti dopo mi sono precipitata verso la Cattedrale di Notre-Dame-de-la-Platea .  La sua  facciata ambrata , rimaneggiata da  L. A.  de Valbelle nel XVIII secolo,  fa appena trasparire  lo stile barocco, attenuato da una sobria linearità architettonica. Da lì ho vagato a zonzo  fino Cours Masséna, che mi ha rapita per il suo vivace  Mercato Provenzale;  un emporio traboccante di delizie provenzali, dalla lavanda al pane, dai gioielli ai dolci.

La vera sorpresa di  Antibes  è stato qualche secondo dopo il quartiere del Safranier,  una chicca insolita. La sua peculiarità  è che si autodefinisce “Comune Libero” dal 1966 : l’intento della sua anarchia romantica era quello di mantenere vive le usanze marinare. Tutto intorno è come un quadro di Monet: decine di decorazioni floreali che ingentiliscono ogni suo angolo , specialmente  in Rue du Bas-Castelet .

Per concludere, riavviandomi verso i binari, sono approdata nella spiaggia della Gravette. È da lì che ho scorto a distanza  la sagoma bianca del Nomade: la monumentale scultura dello spagnolo  Jaume Plensa che, come un guardiano fatto di lettere, scruta immobile la linea del mare.

Saint tropez wine travel blog weloveitalyeu

Cannes in un weekend: Saint-Tropez

In realtà a Saint-Tropez mi ci ha guidato  lo spirito di Brigitte Bardot, astro del cinema mondiale,  scomparsa nel dicembre 2025.  L’ho sempre ammirata, non solo per il suo sex appeal, ma soprattutto per il suo anticonformismo e l’amore viscerale verso gli animali. La sua è stata una frattura epocale.  Ha riscritto l’immaginario femminile incarnando un desiderio di emancipazione che nel dopoguerra stava appena emergendo.

Chi era davvero B. B. ? Una figura complessa.  Parigina dell’alta borghesia ,  a 16  anni finì  sulla  copertina della rivista  ELLE.  Quello fu il suo trampolino di lancio, e la catapultò nelle braccia del futuro marito. Questi era  il regista Roger Vadim che la immortalò nel  film E Dio creò la donna (1956) .

Juliette

Siamo a Saint-Tropez,  un paesotto fino a quel momento ignorato dalla mondanità.  Qui è ambientata la storia di Juliette, un’ orfana indomabile , seducente come non mai, che sconvolgeva il perbenismo borghese. Ballava il mambo scalza con una gonna verde che volteggiando faceva vedere le gambe. Indossava tranquillamente il bikini sdoganandolo  a livello planetario!

Il successo di questa opera fu straordinario e oltrepassò  il confine europeo . Il suo look — capelli biondi spettinati, trucco marcato, abiti semplici ma provocanti — influenzò moda e costume nel Vecchio Continente e negli Stati Uniti.  E se da una parte B.B. alimentò lo scandalo, dall’altra incarnò un nuovo modello di donna. Quella indipendente, che era in netto contrasto con l’immagine femminile più rigida degli anni ’50. Un cambiamento colto  anche da  Simone de Beauvoir, compagna intellettuale e sentimentale di Sartre,  che le dedicò un saggio.

Saint-Tropez: il Museo dei Gendarmi

Con un cambio da Cannes a Saint-Raphaël  (TER Transport Express Régional) e il bus n.  876 mi sono recata a Saint-Tropez. Ho speso in tutto 15 euro circa contro i 90 di un taxi boat .  Il tragitto è stato tra i ricordi più belli.  Dai finestrini scorrevano in tutto il loro splendore le calette di Agay, La Gaillarde, Saint-Aygulf e Les Issambres. La fascia costiera si dispiegava tra il blu del mare, le pinete e ville da sogno.

Dal capolinea degli autobus mi sono incamminata per esplorare Saint-Tropez. Oltrepassata la statua di Bruno Catalano il Viaggiatore (2000), mi sono infilata nel Museo dei Gendarmi (2016). Il fabbricato (ex caserma, 1879- 2003) invita a leggere:

Pisa e San Torpete

Quando Saint-Tropez era una colonia dell’impero romano, si dice che il santo fosse un ufficiale martirizzato da Nerone per la sua fede cristiana. I suoi resti furono gettati a bordo di una barca con un gallo e un cane. Il corpo riposa in Francia .  La testa invece rotolò  fino  a Pisa,  è custodita nell’omonima chiesa. Persino un vino pisano è intitolato al martire: il Bianco Pisano di San Torpè DOC (da uve Trebbiano) .

Prima dei paparazzi, però, c’erano i cannoni. Nel 1637 questo borghettodifeso dai Grimaldi, fu un baluardo inespugnabile capace di respingere persino la flotta spagnola. A testimonianza di questo pezzo del suo passato c’è una cittadella del XVII secolo con  il suo  Museo Marittimo . Dopo una ripida  scalinata mi sono arrampicata fino  a un belvedere  indimenticabile sulla stessa Saint-Tropez . Da quassù si capisce perché nel 1892 il pittore Paul Signac se ne innamorò, trasformando con la sua tavolozza una borgata marinara nella culla dell’arte d’avanguardia.

Gli chef di saint tropez wine travel blog weloveitalyeu

Non è tutto oro quello che luccica!

Purtroppo, l’impatto con la  Saint-Tropez reale  ha deluso le mie aspettative:  rincorrevo l’istantanea dei suoi albori , quel  boom anni ’50 che fu la golden age italiana! Un’immagine romantica rimasta intrappolata soltanto nel mio immaginario.

Mi dispiace ammetterlo, ma mi è sembrato di varcare la soglia di un’enorme vetrina del lusso! Centinaia di turisti a caccia di griffe e dello scatto perfetto! Della  Saint-Tropez di nasse e marinai che Brigitte aveva letteralmente rivoluzionato, sopravvive ormai poco.

Tarte Tropézienne

Per consolarmi  mi sono accomodata a un tavolino di una pasticceria cittadina, concedendomi  quella  brioche dalla crema vellutata che conquistò Brigitte Bardot . Fu proprio lei a ribattezzarla Tarte Tropézienne, consacrandola come una delle delizie più golose di Saint-Tropez.

E con l’ultimo morso in bocca, riflettevo sulla biografia della diva e  sulla sua  inaspettata uscita  di scena: il ritiro dal palcoscenico nel 1973. A soli 39 anni Brigitte Bardot si ritirò nella La Madrague, il suo focolare stellato acquistato a Saint-Tropez,  donato poi alla sua fondazione animalista.

Francia e Italia: cronaca rosa di gusti diversi

Ad allietare la mattinata mi ha dato il benvenuto  Gli chef a Saint-Tropez . Questa è una manifestazione culinaria, che a inizio maggio per tre giorni nella Place des Lices segna l’apertura della stagione estiva nel Golfo di Saint-Tropez.

Che fiera di prelibatezze provenzali: specialità della cuisine della Francia meridionale con prevalenza di formaggi e insaccati. E inoltre fiumi di vino, specie di rosé.  In particolare, mi hanno colpito queste etichette per la loro leggerezza e mineralità e la presenza di un  blend fisso dei vitigni SyrahGrenache Cinsault , e Mourvèdre :

Assaggiandoli, non potevo fare a meno di riflettere sulla differenza, non solo chilometrica, dai nostri rosati italiani. Se i nostri sono figli della passione vibrante —  spesso carichi nel colore e strutturati perchè fatti da vitigni autoctoni corpulenti come il Negroamaro— questi provenzali sono processati  “senza sforzo“. Sono vini color cipria, quasi trasparenti, che non gridano ma sussurrano note di macchia mediterranea e brezza marina. Se il rosato italiano è una serata conviviale e audace, il rosé di Saint-Tropez è un vestito di lino bianco: essenziale, fresco, aristocratico nella sua semplicità.

Mentre l’ultimo sorso puliva il palato, ho realizzato che per i vini rosati non è solo una questione di uve, ma di attitude. Se  l’Italia mette nel calice la polpa e il calore di suoli infuocati,  la Provenza risponde con leggerezza e sale. Due modi diversi di intendere la bellezza, proprio come quella di Brigitte : un’eleganza naturale che, una volta svelata, non ha più bisogno delle luci della ribalta.

Cannes in un weekend costa azzurra francia wine travel blog weloveitalyeu

Conclusioni. Cannes in un weekend

La mia avventura a Cannes mi ha regalato la consapevolezza di essere stata in un luogo che stupisce oltre la sua vena modaiola. Perdersi tra i suoi cunicoli quelli più distanti dai flash dei fotografi , dal  Suquet ai suoi arenili dorati è il vero itinerario da fare, lo stesso che ha ispirato poeti come Guy de Maupassant. Nel suo diario di bordo Sur l’eau, scrisse parole che risuonano ancora oggi:

“J’ai vu de l’eau, du soleil, des nuages et des roches […] et j’ai pensé simplement, comme on pense quand le flot vous berce, vous engourdit et vous promène”(“Ho visto acqua, sole, nuvole e rocce […] e ho pensato semplicemente, come si pensa quando l’onda ti culla, ti intorpidisce e ti porta a spasso”).

È in questo abbandono meditativo, che consegno le mie impressioni di un viaggio che mi ha incantata e che vi consiglio di fare perché la Costa Azzurra è davvero tutta da assaporare. Come le ricette più golose di Cannes tra cui la bouillabaisse , la zuppa di pesce povera da ordinare in uno di questi tre ristoranti consigliati:

 

À tout à l’heure

 

Nizza in 3 giorni-We Love Italyeu

Nizza in 3 giorni-We Love Italyeu

“Una bella cortigiana, adagiata languidamente sulle rive di un azzurro specchio d’acqua, all’ombra dei suoi aranci in fiore, con i lunghi capelli abbandonati alla brezza marina, mentre le onde le bagnano i piedi nudi, perché Nizza è la città del dolce far niente e dei piaceri facili”

A. Dumas 

Nizza in 3 giorni

Senza dubbio Nizza in 3 giorni è la manifestazione di  Dio in terra : questa è stata  per me la sua   Baie des Anges ,  ovvero “La baia degli angeli”. Si tratta di una caletta quasi irreale, capace  di togliere il respiro dove  le onde accarezzano quella lingua di terra che da Cap de Nice si allunga  fino al porto vecchio. È stata la sua visione  che mi  ha fatto  capire una cosa: Nizza in 3 giorni è un’esperienza che ti resta addosso a lungo! Non siamo solo di fronte al glamour sfavillante della  Costa Azzurra , dove Nizza brilla  come una perla.  Qui protagonista è la natura, quella dolce e al contempo prorompente del  sud della Francia .  I  120 km di costa più leggendari d’ Europa: quelli che  da Cannes a Mentone  arrivano fino  al confine  con l’Italia .

Un fine settimana sono partita in auto da Pisa e mi sono avventurata alla scoperta di  Nizza in 3 giorni , un tempo sufficiente per farsi un’idea del fascino  di questa destinazione. Posso confermare che conquista poco a poco, senza bisogno di effetti speciali. Inoltre,  è vicinissima al nostro stivale ed è raggiungibile con ogni mezzo di trasporto, aereo compreso,  grazie alla presenza di un aeroporto internazionale. Questo garantisce collegamenti con tutto il globo e rafforza  la sua anima cosmopolita!

Perché visitare Nizza in 3 giorni? Beh, la lista sarebbe davvero lunga! Tuttavia quello che mi ha spinto maggiormente è la voglia di sole e di acque turchesi. Non da ultimo il desiderio di  capire perché tantissimi  artisti di fama mondiale se ne siano letteralmente innamorati,  al punto di viverci!

Nizza in 3 giorni: un’oasi a  due passi!

Un soggiorno a Nizza in 3 giorni è la garanzia di fare una vacanza che unisce cultura, svago, ed il piacere della tavola.  Perché ha molto da offrire a ogni tipo di viaggiatore . Non è sicuramente una meta economica ma prenotando con anticipo si possono riservare ottimi alloggi in centro . Il costo delle attrattive turistiche è moderato così come mangiare . Dallo street food alla cuisine stellata Nizza in 3 giorni sorprende ogni palato, dal più semplice al più raffinato.

Perciò questo post  con i miei consigli di viaggio è scritto  per chi desidera  ritagliarsi un angolo di paradiso  chiamato Nizza! C’è molto da vedere e fare perché possiede un enorme patrimonio storico, culturale, artistico, paesaggistico ed enogastronomico. Allora seguitemi nella patria di Garibaldi (1807 – 1882) , eroe del Risorgimento , nato qui nel 1807, simbolo dell’unificazione italiana. 

Pur non essendo enorme, Nizza in 3 giorni sorprende per la sua anima multiculturale e per quell’atmosfera elegante ma rilassata che si respira ovunque. Non a caso, secondo amici francesi, qui si vive meglio  che  a Parigi. Perché i  ritmi sono  più lenti, l’ aria è più pulita e l’azzurro del Mediterraneo ti accompagna per tutta l’esistenza.

Buona lettura!

Nizza in 3 giorni: dal mito greco a oggi

Ovviamente Nizza non si limita a svelarsi con garbo : sa  anche   travolgere  con la sua storia stratificata . Dove epoche diverse convivono in un equilibrio sorprendente e armonioso. E tutto comincia dal suo nome originario, un autentico  grido di trionfo: Nikaia. Furono i Greci nel 350 a.C. a battezzarla così . La fondarono in onore alla dea della Vittoria, che li aveva aiutati  a cacciare i  popoli liguri.

Ma la Nizza che calpestiamo oggi nasconde un cuore sdoppiato: se si scende nelle cripte o si sale sulla collina di Cimiez, appare  Cemenelum (I sec. d. C.) . Questa era il ricco  insediamento romano dove tra anfiteatri e terme si decidevano le sorti delle Alpi Marittime.

Il crollo di Roma trascinò Nizza nel fango delle invasioni, costringendo i sopravvissuti a rannicchiarsi ai piedi della rocca. Nacque così la Vieux Nice. Questa è la old city , una fortezza urbana progettata per intrappolare i pirati saraceni. Esattamente  è un intrico medievale di vicoli stretti e case color ocra, oggi amatissimo dai visitatori.

I Savoia e una popolana

La vera svolta, quella che ha dato a Nizza il suo tocco  aristocratico, risale al 1388 . Stanca delle lotte di successione in Provenza si legò ai Savoia con la Dedizione di Nizza . Per cinque secoli è stata il respiro marittimo di Torino. Ne assorbì  l’impronta urbanistica e barocca:  da Place Masséna alle  arcate di Place Garibaldi .   E ancora dai  suoi rigorosi  prospetti  barocchi al Porto Lympia, opera ingegneristica davvero titanica del  1750.

Se vi fermate davanti ai bassorilievi della Chiesa di Saint Martin Saint Augustin, cercherete invano l’effigie di un re. Troverete invece quella di un’ umile lavandaia: Catherine Ségurane. Nel 1543 questa umile donna si arrampicò sulle mura per dare l’allarme dell’attacco di turchi e francesi . Abbatté un alfiere con il suo bastone. Ma fu il gesto successivo a renderla immortale! In un atto di estremo disprezzo, si sollevò  le vesti e mostrò  il fondoschiena agli assedianti!

Quell’atto così beffardo non fu solo un’offesa, ma un urlo di resistenza che ridicolizzò il nemico e restituì coraggio alla città. Catherine resterà il simbolo della Nissartitude: quella fierezza popolare che non si piega ai potenti e risponde alle bombe con una risata dissacrante.

Garibaldi e la cessione della Francia

 Nel 1860, con il Trattato di Torino, Nizza fu ceduta alla Francia di Napoleone III come ricompensa per l’aiuto militare nell’Unità d’Italia. Fu un baratto che ferì profondamente Garibaldi. L’Eroe dei Due Mondi si ritrovò straniero in patria. Mentre molti nizzardi fuggivano verso l’Italia, la città iniziava la sua metamorfosi in capitale mondiale della joie de vivre. Accoglieva l’aristocrazia europea e russa lungo la nuova Promenade des Anglais che ci veniva per svernare nel lusso più sfrenato  e darsi alla pazza gioia

Dal 1900 a oggi

Il Novecento portò cicatrici profonde. Se la Grande Guerra trasformò Nizza  in un ospedale, la Seconda Guerra Mondiale la vide contesa. Prima fu  occupata dagli italiani (1942) e poi dai tedeschi (1943), che minarono le sue spiagge. I  nizzardi non aspettarono salvatori .  Il 28 agosto 1944  insorsero  liberando le proprie strade con una rivolta popolare eroica.

Nel dopoguerra, Nizza esplose  come metà turistica di alto livello attirando tante personalità del jet-set internazionale  .  Stregò anche  intellettuali  e artisti di ogni dove . Inoltre  si modernizzò  e  nel  2021 fu  riconosciuta Patrimonio dell’Umanità UNESCO.

Nizza in 3 giorni: un tesoro da scoprire!

Si capisce bene che Nizza ha avuto un passato tragliato che l’ha sì segnata ma anche plasmata in un capolavoro architettonico, che è davvero  unico nel suo genere. Quello che la rende intrigante è la  ambivalenza: è italiana ma anche francese, marittima e pure alpina! Di conseguenza tutte le principali attrattive sono permeate da un eclettismo particolare e irritrovabile altrove.

Si passa dal calore delle abitazioni colorate alla ligure e il rigore del barocco sabaudo . O al grandeur e al Neoclassicismo della Belle Époque: il bianco abbagliante e le  cupole fiabesche di hotel iconici come il Negrescoe il Palais de la Méditerranée.

Itinerario di due giorni a Nizza

Un weekend è più che sufficiente per rendersi conto della grandiosità di Nizza  e del suo charme. Immaginate la sua pianta urbana come un ventaglio , che si inarca  dal mare verso le colline.  Nizza  è estremamente compatta,  ovvero  le distanze tra i principali poli turistici  sono brevi e piacevoli,  perfetta da girare  a piedi.

Anche se per i pernottamenti (https://www.booking.com/ ) ci sono soluzioni per tutte le tasche, ho preferito soggiornare in pieno centro storico, meglio noto come   Vieux Nice , cioè la vecchia Nizza. Questa  è la sua parte più caratteristica .  Non è la soluzione  più economica,  ma i vantaggi sono tanti :

  • Anzitutto il contesto generale è magico e la  comodità è massima;
  • Si ha tutto a portata di mano ;
  • Si può tornare in camera per un rapido relax ;
  • La movida notturna è lì a due passi!

Oltre la old city , ci sono altri punti imperdibili che  ho contemplato in un fine settimana:  dal litorale sabbioso di Nizza e la  sua roccaforte antica fino ai suoi due splendidi musei dedicati ai maestri della pittura   Marc Chagall e Henri Matisse .

 

Prima giornata . Nizza in 3 giorni: Vieux Nice

Senz’altro Vieux Nice non è stato un semplice  segno  da spuntare su una mappa, ma  un incontro con lo spirito più autentico di Nizza. Tra i viottoli acciottolati della città vecchia ho trascorso  ore a vagabondare. Era come essere al teatro, in prima fila mentre assistevo allo spettacolo della vita ordinaria che scorreva davanti ai miei occhi. Ristoratori e camerieri sistemavano i bouquet di fiori sui tavoli per accogliere gli stranieri in visita. Dalle boulangerie, i panifici francesi, si sprigionavano profumi di ogni genere: dai croissant  fino alle classiche baguette da farcire.

Che dire, la mia passeggiata per Vieux Nice è rimasta sospesa tra rigore francese,  istinto mediterraneo e quotidianità . Ho spaziato  dalle sue  piazze monumentali intrise di storia ai suoi  carruggi ombrosi a tratti  silenziosi e  carichi di mistero . Ho indossato scarpe comode e mi sono fatta incantare da alcune  chicche che vi propongo di seguito .

Place Masséna

Certamente Place Masséna  è simbolo e grande crocevia di Nizza. Il suo artefice fu l’architetto Joseph Vernier . Nella seconda metà del XIX secolo la disegnò a tavolino come agorà destinata al ritrovo dei cittadini. Risente di una  marcata impronta della Torino di fine Ottocento.  Molte delle palazzine circostanti sono laccate di rosso pompeiano che contrastano con il verde delle persiane. La pavimentazione a scacchi bianchi e neri  ,   introdotta con la pedonalizzazione,  accentua visivamente il senso di  movimento e dialoga con la geometria rigorosa dei volumi urbani.

In mezzo si staglia Fontaine du Soleil  (1956, A.  Janniot) contraddistinta dalla statua di Apollo circondata da figure mitologiche (queste rappresentano i pianeti). Intorno, quasi naturalmente, convergono Avenue Jean Médecin e i viali storici. Di sera , le sette installazioni luminose antropomorfe di Jaume Plensa, ispirate ai continenti,  la illuminano  gradatamente.  E già che siete qui, fatevi tentare da una capatina al mitico store francese della Galeries La Fayette!

Cours Saleya Nizza

Cours Saleya

Poco più a est, il Cours Saleya si svela in tutta la sua vivacità  come centro pulsante  per  la mondanità di Nizza. Mantiene intatto il suo candore architettonico con l’aggiunta frizzante dell’allegro  mercato rionale. Noti sono i suoi fiori e  i sapori della gastronomia da asporto come i frutti di mare e le  torte di ceci.

Di fianco sorgono alcuni gioielli quali : la Chapelle de la Miséricorde (XIX sec., B. A. Vittone) perla del barocco nizzardo. Questa è soprannominata Chiesa del Pellicano per il simbolico pennuto sulla facciata. Molto suggestivo è anche ilMusée de la Photographie Charles Nègre. Quest’ultimo è intitolato all’omonimo fotografo  che nell’ Ottocento fu pioniere della fotografia in Francia e la rese una forma d’ arte indiscussa . Stanca , poi,  mi sono sdraiata sulla gettonatissima e adiacente spiaggia della Plage de la Ponchette:  era tutto una visione paradisiaca!

Cattedrale Santa Reparata Nizza wine travel blog WeLoveItalyeu

Cattedrale di Santa Reparata

Non dimenticherò mai  quel brunch fatto a  Place Rossetti, una delle prospettive più pittoresche   di Nizza. Mi ero adagiata  a  un tavolino di un bistrot per fare colazione: era buonissima. Nel mio piatto c’erano dei pancake al miele e due uova al tegamino accompagnati tanto da un caffè nero bollente e una spremuta di arancia.

Stavo osservando  la gente che entrava  per la messa nel duomo della città: la Cattedrale di Santa Reparata.  Essa fu fatta  nel 1650 sotto la direzione dell’architetto Jean-André Guibert ( sotto dei resti di una chiesa medievale; fu completata alla fine del XVII secolo).  Lo stile spiccatamente barocco si rivela nelle colonne corinzie, negli stucchi sontuosi, nelle proporzioni armoniose che catturano lo sguardo e lo guidano verso l’alto.

Internamente è meravigliosa:  le  cappelle laterali sono  di marmi policromi, ci sono degli affreschi e un maestoso soffitto a cassettoni . Il tutto è un’ emblema  della  devozione e della raffinatezza artistica dell’epoca.

A poca distanza valorizzano l’arte locale:

  1. Palazzo Lascaris: sfarzosa dimora della potente famiglia Lascaris‑Vintimille del XVII secolo ;  custodisce gelosamente mobili preziosi  , arazzi e strumenti musicali.

Seconda giornata. Nizza in 3 giorni:  dalla costa cittadina  alla Torre Bellanda

Senz’altro Nizza sembra sottrarsi alle logiche del turismo globale con una formula tutta sua. È una città capace di accogliere chiunque, senza mai rinunciare a una qualità che protegge la sua eccellenza. Un mix  ben bilnaciato e raro, che la mette al riparo dall’impatto della massa e lascia intatto, quasi custodito, il suo core aristocratico. Che si tratti di un teatro o un semplice balcone,  il profilo d’ elite di Nizza  è percepibile in ogni metro cubo urbano . Si manifesta  quasi glorioso  nei principali snodi cittadini.

A tal  proposito emblematica  è la  Promenade des Anglais , lo splendido  lungomare  di 7 km che nel pomeriggio ho percorso a metà. Ero distratta dalle spiagge dorate , dalle ville imponenti e dai lampioni slanciati. L’ architettura raffinata di fin de siècle di questo litorale racchiude memorie di  sfarzo e prestigio. L’epoca dorata in questione è quella dell’Ottocento che ancora scorre in tutta Nizza . Fu allora che  il piccolo borgo di pescatori venne  rimodellato in un buen retiro di classe per l’alta aristocrazia inglese. I nobili ci soggiornavano  per lunghi periodi. E proprio per questo furono eretti alberghi a cinque stelle oggi  disseminati ovunque.

Attualmente la Promenade des Anglais è un vero salotto cittadino,  impreziosito dalle famose Chaises Bleues: circa 800 poltroncine in ferro realizzate  nel 1950  dall’artigiano   Charles Tordo . Queste sedute sono ormai l’emblema  di Nizza, persino  protetto da copyright!   Anch’ io mi  sono sdraiata su una di esse: erano sorprendentemente comode. Intanto  ammiravo  la magnificenza delle spiagge limitrofe tra cui: Blue Beach, Plage du Centenaire  e   Neptune Beach. 

Castello e Port Lympia

A  un certo punto sono giunta alla fine della  Promenade , nel tratto denominato  Quai des États-Unis. È la naturale prosecuzione della curva costiera : meno ampia  ma ugualmente scenografica . Fatto nel XX secolo , esso rende  omaggio  ai rapporti diplomatici con gli USA. Il mio  stupore per la bellezza discreta e disarmante di Nizza è rimasto  costante per tutto il cammino verso est.

Lungo questa traiettoria mi sono imbattuta nello  stupefacente Castello  fino a toccare  Porto Lympia.  Questo porticciolo  , scavato nel 1745,  è una delle più alte espressioni dell’ingegneria sabauda.  Le banchine raccontano le peripezie di mercanti, marinai e viaggiatori, e di rotte lontane. A rallegrare questa insenatura cementata ci sono  le pointus, le singolari barchette a punta nizzarde.

Quai des États-Unis Nizza

I  tesori del Quai des États-Unis

Avanzavo  con passo rallentato , come se  Nizza stessa  chiedesse di essere attraversata senza fretta.  Il mare mutava tonalità a ogni istante, mentre l’aria si faceva  salmastra e sottile. Le architetture si lasciavano attraversare da ombre morbide che danzavano sulle pareti delle vecchie casette. Tra rampe silenziose, terrazze sospese e aperture improvvise sull’orizzonte, Nizza  si rivelava per gradi. Senza esibizionismo.

Mi sono imbattuta in  piccoli tesori architettonici e scorci sorprendenti di cui vi do un assaggio in basso:

  1. Statua della Libertà

Una  riproduzione in miniatura (3 m.) della Statua della Libertà di New York. Installata nel 2014 e  progettata  da  Auguste Bartholdi . La scultura celebra l’alleanza tra la città e gli USA, pur passando quasi inosservata rispetto alla gigantesca sorella americana;

  1. Opéra de Nice

Fatta nel 1885 da  F. Aune , si prenseta  solenne e baroccheggiante .   Custodisce  la memoria di Niccolò Paganini. Il celebre musicista italiano, detto anche  il  violinista del diavolo ,  visse prima di morire nel 1840. Si tramanda che in  notti silenziose, si possa ancora udire il graffio del suo archetto tra le quinte;

  1. Rue Droite

Questa è una via che  conduce  nel quartiere ebraico , ed è colma di atelier e botteghe artigiane . Qui l’odore dell’olio di lino si mescola a quello del cibo di strada nizzardo;

  1. Torre Bellanda

Salendo  verso la  collina del Castello  , la mole cilindrica dellaTorre Bellanda  sbalordisce all’improvviso!  Costruita nel XVIII secolo con funziona difensiva e poi residenziale ,  ospitò   il compositore Hector Berlioz. Si narra che qui scrisse l’Ouverture di Re Lear .  Poco distante si scorge una cascata artificiale che  serviva originariamente a regolare le acque della città . Attualmente è  un frequentatissimo belvedere.

Collina-Cimiez Musei Matisse e Chagall Nizza wine travel blog WeLoveItalyeu

La collina di Cimiez

Infilato  un paio di scarpe comode , mi sono sentita subito sollevata perché il tempo fuori era mite e soleggiato. Mi sono lasciata alle  spalle il traffico cittadino  , diretta a nord verso  il nucleo primitivo di Nizzala collina di Cimiez .  Qui ci si stabilirono per primi i Romani . I resti della loro civiltà  sono custoditi in  un sito archeologico . Esso include un museo e i resti di un anfiteatro e le  terme (II-III secolo d.C.) .

Dopo secoli di quiete monastica attorno al convento francescano, nel XIX secolo la collina di Cimiez si tramutò  nel  ritiro prediletto di nobili europei . Per la regina Vittoria , ad esempio, venne eretto l’Hotel Excelsior  , che accoglieva solamente pochi eletti. Successivamente quest’area divenne residenziale.

Si tratta di un’altura che domina Nizza e la distesa marina.  Un luogo  dove  tra viali ombreggiati da palme, si incontrano ville storiche ,  giardini rigogliosi e antichi uliveti. Un paradiso terrestre che ammaliò  anche Matisse e Chagall  . I due illustri pittori  la elessero a loro atelier traducendo la sua luce in colori immortali!  Lontano dal caos di Parigi e  dai tumulti della guerra ,  i due geni si isolarono in questo  ambiente stimolante e sereno. Del loro legame con  la collina di Cimiez restano al presente  due meravigliosi musei a  loro dedicati . Entrambi sono immersi in questo scenario da favola.

Museo Marc Chagall

Il  Museo Nazionale Marc Chagall a Nizza (info orari  prezzi) non è un semplice  contenitore d’arte, ma è un vero e proprio  tempio spirituale . Qui  le lancette dell’orologio si fermano  e  la narrazione biblica si spoglia di ogni severità per farsi danza , sogno e slancio . In questo museo Marc Chagall ci ha restituito il travaglio del suo  esilio attraverso  una  produzione artistica segnata dalla gioia cromatica più pura.

Nato in Bielorussia nel 1887   in una famiglia ebraica chassidica , Chagall non ruppe mai il rapporto  con il suo villaggio natale,  Vitebsk. Dopo essere fuggito dalla rivoluzione russa e dalle persecuzioni naziste, decise di stabilirsi a Nizza , attratto dal sole  e dalla quiete. Ritiratosi nella vicina Saint-Paul-de-Vence , donò allo Stato Francese il suo ciclo pittorico più importante. In cambio chiese la realizzazione di questo  museo appunto,  in riconoscimento dei suoi meriti . Nel 1973 i lavori furono commissionati all’ architetto  André Hermant  , che  mantenne un design lineare e sobrio. Impreziosito da un  patio esterno  adorno di alberi fu   inaugurato nel 1973.

L’impianto museale e le sezioni tematiche

Il museo si percorre  agevolmente  in 90 minuti e si articola in sale ampie e luminose organizzate per nuclei tematici:

Museo Matisse a Nizza

Che ci fosse una connessione indissolubile  tra Henri Matisse (1869–1954) e Nizza l’ho imparato appena ho varcato la soglia del Museo Matisse. Ospitato nella Villa des Arènes (XVII sec.) e  circondata  dal verde , il polo espositivo racconta l’evoluzione dello stile dell’artista, profondamente influenzato dai paesaggi mediterranei. Vi sono esposti  : 31 dipinti, 454 disegni e incisioni, 38 gouache (collage)  ,  57 sculture e alcuni oggetti personali del maestro. Inaugurato nel 1963 non è solo una  galleria d’arte, ma è il laboratorio  creativo di un uomo che ha rivoluzionato l’arte moderna. Anche quando le sue mani non riuscirono più a impugnare un pennello!

Nel 1927 Matisse si trasferì a Nizza  per curare una bronchite e vi rimase per quasi quarant’anni.  Prima abitò  al Cours Saleya e poi nello spettacolare Hotel Regina (situato accanto al museo ) . Lottò  costantemente per liberare il colore dalla schiavitù della forma; capofila dei Fauves (le “belve“), fece del rosso,  del blu e del giallo veicoli di emozioni pure. Il suo intento artistico era trasmettere la felicità mediterranea. Così facendo entrò  in una sorta di competizione creativa con Picasso. Con questi mantenne  anche un rapporto di amicizia e reciproca stima.

Dentro il Museo Matisse a Nizza

La visita al Museo Matisse richiede circa 2 ore per assaporarla appieno. Si  procede attraverso le  varie esposizioni , dai primi passi accademici di  Matisse fino alle sue ultime creazioni. Al suo interno spiccano:

La parentesi al Museo Matisse non è stata un semplice tributo alla cultura, bensì una rivelazione quasi mistica: un monito alla resilienza e una profonda lezione esistenziale. Il suo messaggio? Mai arrendersi!

Nizza nel piatto: tra terra e mare

Come è facile immaginare il DNA meticcio di Nizza si riscopre nella sua gastronomia. Questa è prevalentemente semplice e connotata  da  influenze francesi  , italiane .  Gusti oltreconfine che si intrecciano ai sapori della Provenza. Mi è principalmente piaciuto lo street food nizzardo .   Il re è  il pan bagnat,  un panino con  salade niçoise . Questa è un’insalata composta da verdure crude, uova sode, acciughe e/o tonno, olio d’oliva, sale e pepe.  La cuisine nizzarda si è chiaramente modernizzata e adesso brilla anche nelle ricette esclusive dei ristoranti stellati della Promenade.

Assaggiare i piatti di  Nizza significa viaggiare  tra contrasti meravigliosi negli svariati ristorantini. Tra le specialità di terra:

  •  Socca: una farinata di ceci croccante fuori e  morbida  dentro;
  •  Petits farcis : verdure ripiene;
  •  Daube niçoise: stufato di manzo brasato nel vino rosso e porcini;
  •  Pissaladière:  una focaccia densa dove le cipolle stufate incontrano la sapidità delle acciughe;

I sapori di mare sono stati il mio love at first sight :  i plateau di ostriche (come le pregiate gillardeau) sono stati  un rito giornaliero! Per non parlare  della bouillabaisse bouillabaisse: una zuppa di pesce succulenta aromatizzata  allo zafferano.  Ultima tentazione culinaria è stata la tourte aux blettes: una torta di bietole con pinoli e uvetta che  mi ha quasi commossa per la sua bontà!

Ho anche  degustato calici di  vini nizzardi della AOC Bellet . Tra i bianchi :  il  Rolle (Vermentino) e il Clairette, che sono minerali e agrumati. Sui rossi hanno primeggiato  il Braquet e Folle Noire : leggeri e versatili.

Per chiudere i pasti e digerire alla grande non mi sono fatta servire:  il  pastis(infuso di erbe) artigianale e  il Limoncello di Mentone.

Nizza in 3 giorni wine travel blog WeLoveItalyeu

Conclusioni. Nizza in 3 giorni

Per me  Nizza è stata davvero una piacevole sorpresa , capace di  superare le mie aspettative.   Ti entra dentro  piano piano , con grazia e ti fa venire voglia di ritornarci. Prima l’ immaginavo irraggiungibile , eterea , costruita  solo per soddisfare i capricci dei VIP  . In effetti lo è , ma non si limita a essere  la vetrina  patinata della Costa Azzurra.

In sostanza Nizza è pure a misura d’uomo, e sfoggia un lato selvaggio e ordinario che è  percepibile ovunque. Lo si avverte nel chiasso composto dei commercianti,  o nei  tramonti lenti  che si sciolgono  sulle terrazze panoramiche. O ancora nell’odore del pane fresco appena sfornato e nella lentezza dei pescatori che riordinano le nasse. È proprio in questi attimi che la sua essenza più autentica prende forma: in un’armonia accessibile, che non esclude ma accoglie. Per capire queste sensazioni bisogna solo mettere Nizza  in cima alla lista delle vostre prossime vacanze.

Bon voyage!