Nizza in 3 giorni-We Love Italyeu

Nizza in 3 giorni-We Love Italyeu

“Una bella cortigiana, adagiata languidamente sulle rive di un azzurro specchio d’acqua, all’ombra dei suoi aranci in fiore, con i lunghi capelli abbandonati alla brezza marina, mentre le onde le bagnano i piedi nudi, perché Nizza è la città del dolce far niente e dei piaceri facili”

A. Dumas 

Nizza in 3 giorni

Senza dubbio Nizza in 3 giorni è la manifestazione di  Dio in terra : questa è stata  per me la sua   Baie des Anges ,  ovvero “La baia degli angeli”. Si tratta di una caletta quasi irreale, capace  di togliere il respiro dove  le onde accarezzano quella lingua di terra che da Cap de Nice si allunga  fino al porto vecchio. È stata la sua visione  che mi  ha fatto  capire una cosa: Nizza in 3 giorni è un’esperienza che ti resta addosso a lungo! Non siamo solo di fronte al glamour sfavillante della  Costa Azzurra , dove Nizza brilla  come una perla.  Qui protagonista è la natura, quella dolce e al contempo prorompente del  sud della Francia .  I  120 km di costa più leggendari d’ Europa: quelli che  da Cannes a Mentone  arrivano fino  al confine  con l’Italia .

Un fine settimana sono partita in auto da Pisa e mi sono avventurata alla scoperta di  Nizza in 3 giorni , un tempo sufficiente per farsi un’idea del fascino  di questa destinazione. Posso confermare che conquista poco a poco, senza bisogno di effetti speciali. Inoltre,  è vicinissima al nostro stivale ed è raggiungibile con ogni mezzo di trasporto, aereo compreso,  grazie alla presenza di un aeroporto internazionale. Questo garantisce collegamenti con tutto il globo e rafforza  la sua anima cosmopolita!

Perché visitare Nizza in 3 giorni? Beh, la lista sarebbe davvero lunga! Tuttavia quello che mi ha spinto maggiormente è la voglia di sole e di acque turchesi. Non da ultimo il desiderio di  capire perché tantissimi  artisti di fama mondiale se ne siano letteralmente innamorati,  al punto di viverci!

Nizza in 3 giorni: un’oasi a  due passi!

Un soggiorno a Nizza in 3 giorni è la garanzia di fare una vacanza che unisce cultura, svago, ed il piacere della tavola.  Perché ha molto da offrire a ogni tipo di viaggiatore . Non è sicuramente una meta economica ma prenotando con anticipo si possono riservare ottimi alloggi in centro . Il costo delle attrattive turistiche è moderato così come mangiare . Dallo street food alla cuisine stellata Nizza in 3 giorni sorprende ogni palato, dal più semplice al più raffinato.

Perciò questo post  con i miei consigli di viaggio è scritto  per chi desidera  ritagliarsi un angolo di paradiso  chiamato Nizza! C’è molto da vedere e fare perché possiede un enorme patrimonio storico, culturale, artistico, paesaggistico ed enogastronomico. Allora seguitemi nella patria di Garibaldi (1807 – 1882) , eroe del Risorgimento , nato qui nel 1807, simbolo dell’unificazione italiana. 

Pur non essendo enorme, Nizza in 3 giorni sorprende per la sua anima multiculturale e per quell’atmosfera elegante ma rilassata che si respira ovunque. Non a caso, secondo amici francesi, qui si vive meglio  che  a Parigi. Perché i  ritmi sono  più lenti, l’ aria è più pulita e l’azzurro del Mediterraneo ti accompagna per tutta l’esistenza.

Buona lettura!

Nizza in 3 giorni: dal mito greco a oggi

Ovviamente Nizza non si limita a svelarsi con garbo : sa  anche   travolgere  con la sua storia stratificata . Dove epoche diverse convivono in un equilibrio sorprendente e armonioso. E tutto comincia dal suo nome originario, un autentico  grido di trionfo: Nikaia. Furono i Greci nel 350 a.C. a battezzarla così . La fondarono in onore alla dea della Vittoria, che li aveva aiutati  a cacciare i  popoli liguri.

Ma la Nizza che calpestiamo oggi nasconde un cuore sdoppiato: se si scende nelle cripte o si sale sulla collina di Cimiez, appare  Cemenelum (I sec. d. C.) . Questa era il ricco  insediamento romano dove tra anfiteatri e terme si decidevano le sorti delle Alpi Marittime.

Il crollo di Roma trascinò Nizza nel fango delle invasioni, costringendo i sopravvissuti a rannicchiarsi ai piedi della rocca. Nacque così la Vieux Nice. Questa è la old city , una fortezza urbana progettata per intrappolare i pirati saraceni. Esattamente  è un intrico medievale di vicoli stretti e case color ocra, oggi amatissimo dai visitatori.

I Savoia e una popolana

La vera svolta, quella che ha dato a Nizza il suo tocco  aristocratico, risale al 1388 . Stanca delle lotte di successione in Provenza si legò ai Savoia con la Dedizione di Nizza . Per cinque secoli è stata il respiro marittimo di Torino. Ne assorbì  l’impronta urbanistica e barocca:  da Place Masséna alle  arcate di Place Garibaldi .   E ancora dai  suoi rigorosi  prospetti  barocchi al Porto Lympia, opera ingegneristica davvero titanica del  1750.

Se vi fermate davanti ai bassorilievi della Chiesa di Saint Martin Saint Augustin, cercherete invano l’effigie di un re. Troverete invece quella di un’ umile lavandaia: Catherine Ségurane. Nel 1543 questa umile donna si arrampicò sulle mura per dare l’allarme dell’attacco di turchi e francesi . Abbatté un alfiere con il suo bastone. Ma fu il gesto successivo a renderla immortale! In un atto di estremo disprezzo, si sollevò  le vesti e mostrò  il fondoschiena agli assedianti!

Quell’atto così beffardo non fu solo un’offesa, ma un urlo di resistenza che ridicolizzò il nemico e restituì coraggio alla città. Catherine resterà il simbolo della Nissartitude: quella fierezza popolare che non si piega ai potenti e risponde alle bombe con una risata dissacrante.

Garibaldi e la cessione della Francia

 Nel 1860, con il Trattato di Torino, Nizza fu ceduta alla Francia di Napoleone III come ricompensa per l’aiuto militare nell’Unità d’Italia. Fu un baratto che ferì profondamente Garibaldi. L’Eroe dei Due Mondi si ritrovò straniero in patria. Mentre molti nizzardi fuggivano verso l’Italia, la città iniziava la sua metamorfosi in capitale mondiale della joie de vivre. Accoglieva l’aristocrazia europea e russa lungo la nuova Promenade des Anglais che ci veniva per svernare nel lusso più sfrenato  e darsi alla pazza gioia

Dal 1900 a oggi

Il Novecento portò cicatrici profonde. Se la Grande Guerra trasformò Nizza  in un ospedale, la Seconda Guerra Mondiale la vide contesa. Prima fu  occupata dagli italiani (1942) e poi dai tedeschi (1943), che minarono le sue spiagge. I  nizzardi non aspettarono salvatori .  Il 28 agosto 1944  insorsero  liberando le proprie strade con una rivolta popolare eroica.

Nel dopoguerra, Nizza esplose  come metà turistica di alto livello attirando tante personalità del jet-set internazionale  .  Stregò anche  intellettuali  e artisti di ogni dove . Inoltre  si modernizzò  e  nel  2021 fu  riconosciuta Patrimonio dell’Umanità UNESCO.

Nizza in 3 giorni: un tesoro da scoprire!

Si capisce bene che Nizza ha avuto un passato tragliato che l’ha sì segnata ma anche plasmata in un capolavoro architettonico, che è davvero  unico nel suo genere. Quello che la rende intrigante è la  ambivalenza: è italiana ma anche francese, marittima e pure alpina! Di conseguenza tutte le principali attrattive sono permeate da un eclettismo particolare e irritrovabile altrove.

Si passa dal calore delle abitazioni colorate alla ligure e il rigore del barocco sabaudo . O al grandeur e al Neoclassicismo della Belle Époque: il bianco abbagliante e le  cupole fiabesche di hotel iconici come il Negrescoe il Palais de la Méditerranée.

Itinerario di due giorni a Nizza

Un weekend è più che sufficiente per rendersi conto della grandiosità di Nizza  e del suo charme. Immaginate la sua pianta urbana come un ventaglio , che si inarca  dal mare verso le colline.  Nizza  è estremamente compatta,  ovvero  le distanze tra i principali poli turistici  sono brevi e piacevoli,  perfetta da girare  a piedi.

Anche se per i pernottamenti (https://www.booking.com/ ) ci sono soluzioni per tutte le tasche, ho preferito soggiornare in pieno centro storico, meglio noto come   Vieux Nice , cioè la vecchia Nizza. Questa  è la sua parte più caratteristica .  Non è la soluzione  più economica,  ma i vantaggi sono tanti :

  • Anzitutto il contesto generale è magico e la  comodità è massima;
  • Si ha tutto a portata di mano ;
  • Si può tornare in camera per un rapido relax ;
  • La movida notturna è lì a due passi!

Oltre la old city , ci sono altri punti imperdibili che  ho contemplato in un fine settimana:  dal litorale sabbioso di Nizza e la  sua roccaforte antica fino ai suoi due splendidi musei dedicati ai maestri della pittura   Marc Chagall e Henri Matisse .

 

Prima giornata . Nizza in 3 giorni: Vieux Nice

Senz’altro Vieux Nice non è stato un semplice  segno  da spuntare su una mappa, ma  un incontro con lo spirito più autentico di Nizza. Tra i viottoli acciottolati della città vecchia ho trascorso  ore a vagabondare. Era come essere al teatro, in prima fila mentre assistevo allo spettacolo della vita ordinaria che scorreva davanti ai miei occhi. Ristoratori e camerieri sistemavano i bouquet di fiori sui tavoli per accogliere gli stranieri in visita. Dalle boulangerie, i panifici francesi, si sprigionavano profumi di ogni genere: dai croissant  fino alle classiche baguette da farcire.

Che dire, la mia passeggiata per Vieux Nice è rimasta sospesa tra rigore francese,  istinto mediterraneo e quotidianità . Ho spaziato  dalle sue  piazze monumentali intrise di storia ai suoi  carruggi ombrosi a tratti  silenziosi e  carichi di mistero . Ho indossato scarpe comode e mi sono fatta incantare da alcune  chicche che vi propongo di seguito .

Place Masséna

Certamente Place Masséna  è simbolo e grande crocevia di Nizza. Il suo artefice fu l’architetto Joseph Vernier . Nella seconda metà del XIX secolo la disegnò a tavolino come agorà destinata al ritrovo dei cittadini. Risente di una  marcata impronta della Torino di fine Ottocento.  Molte delle palazzine circostanti sono laccate di rosso pompeiano che contrastano con il verde delle persiane. La pavimentazione a scacchi bianchi e neri  ,   introdotta con la pedonalizzazione,  accentua visivamente il senso di  movimento e dialoga con la geometria rigorosa dei volumi urbani.

In mezzo si staglia Fontaine du Soleil  (1956, A.  Janniot) contraddistinta dalla statua di Apollo circondata da figure mitologiche (queste rappresentano i pianeti). Intorno, quasi naturalmente, convergono Avenue Jean Médecin e i viali storici. Di sera , le sette installazioni luminose antropomorfe di Jaume Plensa, ispirate ai continenti,  la illuminano  gradatamente.  E già che siete qui, fatevi tentare da una capatina al mitico store francese della Galeries La Fayette!

Cours Saleya Nizza

Cours Saleya

Poco più a est, il Cours Saleya si svela in tutta la sua vivacità  come centro pulsante  per  la mondanità di Nizza. Mantiene intatto il suo candore architettonico con l’aggiunta frizzante dell’allegro  mercato rionale. Noti sono i suoi fiori e  i sapori della gastronomia da asporto come i frutti di mare e le  torte di ceci.

Di fianco sorgono alcuni gioielli quali : la Chapelle de la Miséricorde (XIX sec., B. A. Vittone) perla del barocco nizzardo. Questa è soprannominata Chiesa del Pellicano per il simbolico pennuto sulla facciata. Molto suggestivo è anche ilMusée de la Photographie Charles Nègre. Quest’ultimo è intitolato all’omonimo fotografo  che nell’ Ottocento fu pioniere della fotografia in Francia e la rese una forma d’ arte indiscussa . Stanca , poi,  mi sono sdraiata sulla gettonatissima e adiacente spiaggia della Plage de la Ponchette:  era tutto una visione paradisiaca!

Cattedrale Santa Reparata Nizza wine travel blog WeLoveItalyeu

Cattedrale di Santa Reparata

Non dimenticherò mai  quel brunch fatto a  Place Rossetti, una delle prospettive più pittoresche   di Nizza. Mi ero adagiata  a  un tavolino di un bistrot per fare colazione: era buonissima. Nel mio piatto c’erano dei pancake al miele e due uova al tegamino accompagnati tanto da un caffè nero bollente e una spremuta di arancia.

Stavo osservando  la gente che entrava  per la messa nel duomo della città: la Cattedrale di Santa Reparata.  Essa fu fatta  nel 1650 sotto la direzione dell’architetto Jean-André Guibert ( sotto dei resti di una chiesa medievale; fu completata alla fine del XVII secolo).  Lo stile spiccatamente barocco si rivela nelle colonne corinzie, negli stucchi sontuosi, nelle proporzioni armoniose che catturano lo sguardo e lo guidano verso l’alto.

Internamente è meravigliosa:  le  cappelle laterali sono  di marmi policromi, ci sono degli affreschi e un maestoso soffitto a cassettoni . Il tutto è un’ emblema  della  devozione e della raffinatezza artistica dell’epoca.

A poca distanza valorizzano l’arte locale:

  1. Palazzo Lascaris: sfarzosa dimora della potente famiglia Lascaris‑Vintimille del XVII secolo ;  custodisce gelosamente mobili preziosi  , arazzi e strumenti musicali.

Seconda giornata. Nizza in 3 giorni:  dalla costa cittadina  alla Torre Bellanda

Senz’altro Nizza sembra sottrarsi alle logiche del turismo globale con una formula tutta sua. È una città capace di accogliere chiunque, senza mai rinunciare a una qualità che protegge la sua eccellenza. Un mix  ben bilnaciato e raro, che la mette al riparo dall’impatto della massa e lascia intatto, quasi custodito, il suo core aristocratico. Che si tratti di un teatro o un semplice balcone,  il profilo d’ elite di Nizza  è percepibile in ogni metro cubo urbano . Si manifesta  quasi glorioso  nei principali snodi cittadini.

A tal  proposito emblematica  è la  Promenade des Anglais , lo splendido  lungomare  di 7 km che nel pomeriggio ho percorso a metà. Ero distratta dalle spiagge dorate , dalle ville imponenti e dai lampioni slanciati. L’ architettura raffinata di fin de siècle di questo litorale racchiude memorie di  sfarzo e prestigio. L’epoca dorata in questione è quella dell’Ottocento che ancora scorre in tutta Nizza . Fu allora che  il piccolo borgo di pescatori venne  rimodellato in un buen retiro di classe per l’alta aristocrazia inglese. I nobili ci soggiornavano  per lunghi periodi. E proprio per questo furono eretti alberghi a cinque stelle oggi  disseminati ovunque.

Attualmente la Promenade des Anglais è un vero salotto cittadino,  impreziosito dalle famose Chaises Bleues: circa 800 poltroncine in ferro realizzate  nel 1950  dall’artigiano   Charles Tordo . Queste sedute sono ormai l’emblema  di Nizza, persino  protetto da copyright!   Anch’ io mi  sono sdraiata su una di esse: erano sorprendentemente comode. Intanto  ammiravo  la magnificenza delle spiagge limitrofe tra cui: Blue Beach, Plage du Centenaire  e   Neptune Beach. 

Castello e Port Lympia

A  un certo punto sono giunta alla fine della  Promenade , nel tratto denominato  Quai des États-Unis. È la naturale prosecuzione della curva costiera : meno ampia  ma ugualmente scenografica . Fatto nel XX secolo , esso rende  omaggio  ai rapporti diplomatici con gli USA. Il mio  stupore per la bellezza discreta e disarmante di Nizza è rimasto  costante per tutto il cammino verso est.

Lungo questa traiettoria mi sono imbattuta nello  stupefacente Castello  fino a toccare  Porto Lympia.  Questo porticciolo  , scavato nel 1745,  è una delle più alte espressioni dell’ingegneria sabauda.  Le banchine raccontano le peripezie di mercanti, marinai e viaggiatori, e di rotte lontane. A rallegrare questa insenatura cementata ci sono  le pointus, le singolari barchette a punta nizzarde.

Quai des États-Unis Nizza

I  tesori del Quai des États-Unis

Avanzavo  con passo rallentato , come se  Nizza stessa  chiedesse di essere attraversata senza fretta.  Il mare mutava tonalità a ogni istante, mentre l’aria si faceva  salmastra e sottile. Le architetture si lasciavano attraversare da ombre morbide che danzavano sulle pareti delle vecchie casette. Tra rampe silenziose, terrazze sospese e aperture improvvise sull’orizzonte, Nizza  si rivelava per gradi. Senza esibizionismo.

Mi sono imbattuta in  piccoli tesori architettonici e scorci sorprendenti di cui vi do un assaggio in basso:

  1. Statua della Libertà

Una  riproduzione in miniatura (3 m.) della Statua della Libertà di New York. Installata nel 2014 e  progettata  da  Auguste Bartholdi . La scultura celebra l’alleanza tra la città e gli USA, pur passando quasi inosservata rispetto alla gigantesca sorella americana;

  1. Opéra de Nice

Fatta nel 1885 da  F. Aune , si prenseta  solenne e baroccheggiante .   Custodisce  la memoria di Niccolò Paganini. Il celebre musicista italiano, detto anche  il  violinista del diavolo ,  visse prima di morire nel 1840. Si tramanda che in  notti silenziose, si possa ancora udire il graffio del suo archetto tra le quinte;

  1. Rue Droite

Questa è una via che  conduce  nel quartiere ebraico , ed è colma di atelier e botteghe artigiane . Qui l’odore dell’olio di lino si mescola a quello del cibo di strada nizzardo;

  1. Torre Bellanda

Salendo  verso la  collina del Castello  , la mole cilindrica dellaTorre Bellanda  sbalordisce all’improvviso!  Costruita nel XVIII secolo con funziona difensiva e poi residenziale ,  ospitò   il compositore Hector Berlioz. Si narra che qui scrisse l’Ouverture di Re Lear .  Poco distante si scorge una cascata artificiale che  serviva originariamente a regolare le acque della città . Attualmente è  un frequentatissimo belvedere.

Collina-Cimiez Musei Matisse e Chagall Nizza wine travel blog WeLoveItalyeu

La collina di Cimiez

Infilato  un paio di scarpe comode , mi sono sentita subito sollevata perché il tempo fuori era mite e soleggiato. Mi sono lasciata alle  spalle il traffico cittadino  , diretta a nord verso  il nucleo primitivo di Nizzala collina di Cimiez .  Qui ci si stabilirono per primi i Romani . I resti della loro civiltà  sono custoditi in  un sito archeologico . Esso include un museo e i resti di un anfiteatro e le  terme (II-III secolo d.C.) .

Dopo secoli di quiete monastica attorno al convento francescano, nel XIX secolo la collina di Cimiez si tramutò  nel  ritiro prediletto di nobili europei . Per la regina Vittoria , ad esempio, venne eretto l’Hotel Excelsior  , che accoglieva solamente pochi eletti. Successivamente quest’area divenne residenziale.

Si tratta di un’altura che domina Nizza e la distesa marina.  Un luogo  dove  tra viali ombreggiati da palme, si incontrano ville storiche ,  giardini rigogliosi e antichi uliveti. Un paradiso terrestre che ammaliò  anche Matisse e Chagall  . I due illustri pittori  la elessero a loro atelier traducendo la sua luce in colori immortali!  Lontano dal caos di Parigi e  dai tumulti della guerra ,  i due geni si isolarono in questo  ambiente stimolante e sereno. Del loro legame con  la collina di Cimiez restano al presente  due meravigliosi musei a  loro dedicati . Entrambi sono immersi in questo scenario da favola.

Museo Marc Chagall

Il  Museo Nazionale Marc Chagall a Nizza (info orari  prezzi) non è un semplice  contenitore d’arte, ma è un vero e proprio  tempio spirituale . Qui  le lancette dell’orologio si fermano  e  la narrazione biblica si spoglia di ogni severità per farsi danza , sogno e slancio . In questo museo Marc Chagall ci ha restituito il travaglio del suo  esilio attraverso  una  produzione artistica segnata dalla gioia cromatica più pura.

Nato in Bielorussia nel 1887   in una famiglia ebraica chassidica , Chagall non ruppe mai il rapporto  con il suo villaggio natale,  Vitebsk. Dopo essere fuggito dalla rivoluzione russa e dalle persecuzioni naziste, decise di stabilirsi a Nizza , attratto dal sole  e dalla quiete. Ritiratosi nella vicina Saint-Paul-de-Vence , donò allo Stato Francese il suo ciclo pittorico più importante. In cambio chiese la realizzazione di questo  museo appunto,  in riconoscimento dei suoi meriti . Nel 1973 i lavori furono commissionati all’ architetto  André Hermant  , che  mantenne un design lineare e sobrio. Impreziosito da un  patio esterno  adorno di alberi fu   inaugurato nel 1973.

L’impianto museale e le sezioni tematiche

Il museo si percorre  agevolmente  in 90 minuti e si articola in sale ampie e luminose organizzate per nuclei tematici:

Museo Matisse a Nizza

Che ci fosse una connessione indissolubile  tra Henri Matisse (1869–1954) e Nizza l’ho imparato appena ho varcato la soglia del Museo Matisse. Ospitato nella Villa des Arènes (XVII sec.) e  circondata  dal verde , il polo espositivo racconta l’evoluzione dello stile dell’artista, profondamente influenzato dai paesaggi mediterranei. Vi sono esposti  : 31 dipinti, 454 disegni e incisioni, 38 gouache (collage)  ,  57 sculture e alcuni oggetti personali del maestro. Inaugurato nel 1963 non è solo una  galleria d’arte, ma è il laboratorio  creativo di un uomo che ha rivoluzionato l’arte moderna. Anche quando le sue mani non riuscirono più a impugnare un pennello!

Nel 1927 Matisse si trasferì a Nizza  per curare una bronchite e vi rimase per quasi quarant’anni.  Prima abitò  al Cours Saleya e poi nello spettacolare Hotel Regina (situato accanto al museo ) . Lottò  costantemente per liberare il colore dalla schiavitù della forma; capofila dei Fauves (le “belve“), fece del rosso,  del blu e del giallo veicoli di emozioni pure. Il suo intento artistico era trasmettere la felicità mediterranea. Così facendo entrò  in una sorta di competizione creativa con Picasso. Con questi mantenne  anche un rapporto di amicizia e reciproca stima.

Dentro il Museo Matisse a Nizza

La visita al Museo Matisse richiede circa 2 ore per assaporarla appieno. Si  procede attraverso le  varie esposizioni , dai primi passi accademici di  Matisse fino alle sue ultime creazioni. Al suo interno spiccano:

La parentesi al Museo Matisse non è stata un semplice tributo alla cultura, bensì una rivelazione quasi mistica: un monito alla resilienza e una profonda lezione esistenziale. Il suo messaggio? Mai arrendersi!

Nizza nel piatto: tra terra e mare

Come è facile immaginare il DNA meticcio di Nizza si riscopre nella sua gastronomia. Questa è prevalentemente semplice e connotata  da  influenze francesi  , italiane .  Gusti oltreconfine che si intrecciano ai sapori della Provenza. Mi è principalmente piaciuto lo street food nizzardo .   Il re è  il pan bagnat,  un panino con  salade niçoise . Questa è un’insalata composta da verdure crude, uova sode, acciughe e/o tonno, olio d’oliva, sale e pepe.  La cuisine nizzarda si è chiaramente modernizzata e adesso brilla anche nelle ricette esclusive dei ristoranti stellati della Promenade.

Assaggiare i piatti di  Nizza significa viaggiare  tra contrasti meravigliosi negli svariati ristorantini. Tra le specialità di terra:

  •  Socca: una farinata di ceci croccante fuori e  morbida  dentro;
  •  Petits farcis : verdure ripiene;
  •  Daube niçoise: stufato di manzo brasato nel vino rosso e porcini;
  •  Pissaladière:  una focaccia densa dove le cipolle stufate incontrano la sapidità delle acciughe;

I sapori di mare sono stati il mio love at first sight :  i plateau di ostriche (come le pregiate gillardeau) sono stati  un rito giornaliero! Per non parlare  della bouillabaisse bouillabaisse: una zuppa di pesce succulenta aromatizzata  allo zafferano.  Ultima tentazione culinaria è stata la tourte aux blettes: una torta di bietole con pinoli e uvetta che  mi ha quasi commossa per la sua bontà!

Ho anche  degustato calici di  vini nizzardi della AOC Bellet . Tra i bianchi :  il  Rolle (Vermentino) e il Clairette, che sono minerali e agrumati. Sui rossi hanno primeggiato  il Braquet e Folle Noire : leggeri e versatili.

Per chiudere i pasti e digerire alla grande non mi sono fatta servire:  il  pastis(infuso di erbe) artigianale e  il Limoncello di Mentone.

Nizza in 3 giorni wine travel blog WeLoveItalyeu

Conclusioni. Nizza in 3 giorni

Per me  Nizza è stata davvero una piacevole sorpresa , capace di  superare le mie aspettative.   Ti entra dentro  piano piano , con grazia e ti fa venire voglia di ritornarci. Prima l’ immaginavo irraggiungibile , eterea , costruita  solo per soddisfare i capricci dei VIP  . In effetti lo è , ma non si limita a essere  la vetrina  patinata della Costa Azzurra.

In sostanza Nizza è pure a misura d’uomo, e sfoggia un lato selvaggio e ordinario che è  percepibile ovunque. Lo si avverte nel chiasso composto dei commercianti,  o nei  tramonti lenti  che si sciolgono  sulle terrazze panoramiche. O ancora nell’odore del pane fresco appena sfornato e nella lentezza dei pescatori che riordinano le nasse. È proprio in questi attimi che la sua essenza più autentica prende forma: in un’armonia accessibile, che non esclude ma accoglie. Per capire queste sensazioni bisogna solo mettere Nizza  in cima alla lista delle vostre prossime vacanze.

Bon voyage!

 

Marrakech , la città rossa

Marrakech , la città rossa

«…Davvero in quel momento mi sembrò di essere altrove, di aver raggiunto la meta del mio viaggio. Da lì non volevo più andarmene, ci ero già stato centinaia di anni prima, ma lo avevo dimenticato, ed ecco che ora tutto ritornava in me…”

Elias Canetti

Marrakech, la perla del Marocco

Senza dubbio visitare Marrakech in 4 giorni è stata un’esperienza indimenticabile. Posta al centro-sud del Marocco e a circa 150 km dalla costa dell’Oceano Atlantico, Marrakech  è una città araba con un ricco patrimonio storico, culturale, artistico, architettonico  e paesaggistico . Mi ha sempre attratta,  perché  è piena di contraddizioni, cosmopolita e in bilico tra il vecchio e il nuovo. Cliccando qui vi propongo 4 interessanti itinerari da fare per  esplorare Marrakech   e avere un’idea di questa  terra magica e incredibile.

Praticamente Marrakech in 4 giorni è stata un’avventura infinita.  Arrivarci dall’Italia è facile. Infatti, l’ Aeroporto Menara di Marrakech permette di collegarla con il resto del globo con voli economici e giornalieri. Il turismo così diventa una fonte indispensabile per l’economia locale. E in cambio offre a tutti i viaggiatori una meta unica. Vediamo qualche notizia in generale su questa perla del Marocco. Buona lettura!

Perché andare a Marrakech? 

Viaggiare apre la mente. E visitare  Marrakech  significa soprattutto avvicinarsi a un’Africa europeizzata. Si tratta di un territorio indigeno attaccato profondamente alle sue origini. Ma che al tempo stesso si presenta come una metropoli all’avanguardia, che non ha nulla da invidiare ad altre capitali europee. Infatti  Marrakech  è divisa in due parti distinte una antica (più a sud)  e una moderna (più a nord) .

La prima è quella della medina., il centro storico circondato da una muraglia di arenaria rossa lunga 10 km. Eletta nel 1985 patrimonio dell’UNESCO, al suo interno si racchiudono le principali attrattive di Marrakech  : piazza Piazza Jemaa el Fna , i souk, le moschee, i palazzi, i musei, i riad (tipiche case marocchine da mille e una notte), gli hamman e altro ancora.

La seconda è  quella dei  quartieri periferici di  Gueliz  ,   Hivernag  e Palmaraie. Un’area urbana voluta e pianificata  dal governo della Francia (1912) , che ha allargato i confini di   Marrakech dandole un’impronta decisamente internazionale. Ci trovate di tutto: discoteche, centri commerciali, grandi strade con semafori, stazioni di autobus e treni, ristoranti alla moda, hotel di lusso, gallerie d’arte, e persino campi da golf.

Marrakech, storia di una città imperiale

Marrakech   proviene dalla parola berbera “Mur-Akush”  , ovvero  “Terra di Dio”, e  ha dato  il nome all’intero paese del  Marocco. Questo perché fu la più importante città imperiale del passato insieme a Fès, Rabat, e Meknès.

Le sue origini risalgono al XII secolo quando   Yusuf ibn Tashfin       si stanziò nella piana di Haouz ai piedi dell’Alto Atlante. Questo era un sultano che fondò Marrakech per farne la capitale della dinastia degli Almoravidi ( tribù nomadi sahariane XI-XII) .

Poi succedettero  gli Almohadi (XIII ) che la fecero  risplendere,  come testimoniano  alcune meraviglie dell’epoca. Fra queste si annoverano  la gigantesca fortezza con la moschea della qasba . A seguire ci furono i Sa‘adiani   (XVI sec.), che la resero altrettanto magnifica,  lasciando numerosi monumenti di gran valore.

Dalla dinastia Alawide al protettorato francese

Successivamente a Marrakech  ci furono lotte per la supremazia al potere (dinastia Alawide XVIII sec. ) , fino a quando il centro governativo si spostò altrove. Da allora non ci furono altri grandi stravolgimenti. Marrakech  rimase una base meridionale per controllare le tribù berbere.

Tra il XVII ed il XIX secolo subentrò un devastante declino con una ripresa definitiva alla fine del Settecento con il regno di Sultan Muhammad Ibn Abdullah. Con l’istituzione  del protettorato francese nel 1912, Marrakech   si ingrandì. Proliferarono numerosi distretti periferici. Alcuni di essi erano costellati di ville Art Déco (ne rimangono poche) per la classe dirigente. Altri erano pieni di edifici in cemento piuttosto anonimi  per la massa degli abitanti che volle urbanizzarsi.

Marrakech oggi

Dall’indipendenza dalla Francia nel 1956 a ora Marrakech     conta più di un milione di abitanti. Come tutto il Marocco è regolata da una monarchia costituzionale  , sociale e democratica (1962). Dal 1999 regna  Mohammed VI  con una politica fatta di alti e bassi.

Nonostante il monarca sia stato fortemente attaccato per  il suo assenteismo dopo il terribile terremoto a Marrakech di questo settembre 2023,  si è fatto comunque apprezzare per aver favorito una certa stabilita politica nel suo regno. Un’Africa che sta cambiando in meglio, anche se a macchia di leopardo, nonostante tutte le difficoltà. Ha promosso  varie riforme, che hanno rilanciato l’economia, laicizzato la società e mitigato  l’Islam

Marrakech e l’Islam del  XX secolo

Sebbene lIslam sia  un credo religioso molto impattante nella vita privata e pubblica dei suoi credenti, ha smesso di essere troppo conservativo oggi.  Si sta moderando , e non è poca cosa  . Se si considera che  è  la seconda religione monoteista più diffusa nel pianeta con oltre 1,8 miliardi di fedeli.  Ci sono stati  chiari segni di apertura al presente da parte dell’Islam.

Per esempio qualche decennio fa ci fu  l’approvazione di una legge sulla libertà di culto Costituzione del 2011 ). Motivo per cui c’è una piccola minoranza di cristiani nello stato del Marocco . E ancora  molto significativa è stata  la Dichiarazione di Marrakech del 27 Gennaio 2016 si è palesemente espressa contro:

Queste riforme sono state fatte per una tutela del benessere della popolazione? O sono mosse governative nate prevalentemente per mantenere vive le relazioni commerciali tra il Marocco e il vicino Occidente?  Qualsiasi sia il motivo, rimane un dato di fatto: all’alba del XX secolo i paesi islamici si stanno allineando alle potenze occidentali.

Ma siamo ancora lontani da una loro radicale trasformazione. Perché il mondo islamico è immenso e poggia su un tessuto sociale complesso e millenario, che ragiona comunque ancora secondo logiche tribali difficili da sradicare.

Islam, la diversità è un valore condiviso

Non dobbiamo dimenticare che  il mondo islamico vanta  quattordici secoli di esistenza  e ha dato tanto all’umanità.  Abbiamo a che fare con una grande  civiltà  di cui si ha poca conoscenza, e su cui si hanno molti pregiudizi.

Quante volte si fa coincidere l’Islam con i fenomeni degenerativi del fondamentalismointegralismo e terrorismo  islamico? E che dire degli stereotipi della donna islamica sottomessa all’uomo , che  lo è a sua volta completamente a Dio? Chiaramente c’è un fondo di verità in tutti questi preconcetti.

Stando alle news purtroppo si verificano episodi di violenza a causa di gruppi isolati di estremisti. Quelli che per sete di prevaricazione interpretano in maniera assoluta le parole dei loro testi sacri. Ma questo accade anche in altri credi religiosi. E se è vero che le donne  in Iraq e Afghanistan non hanno diritti, in Tunisia e Turchia sono  più libere .

Non si può considerare l’Islam un blocco unico, statico senza una sua etica. Occorre accettare l’Islam come tante altre religioni monoteiste (Ebraismo e Cristianesimo) , che non sono esenti da imperfezioni!  La diversità e un valore condiviso . Ma vediamo nel dettaglio qualcosa in più sull’Islam.

Le origini dell’Islam

Per cominciare Islam significa in arabo  “abbandono alla divinità” . Fu  introdotto nella Penisola Arabica nel 680 d.C ( sottogruppi sono quelli  dei Sunniti, Sciiti e Ibaditi ). Il suo profeta è Maometto ( 570 ). I suoi dogmi sono basati su :

Le fondamenta dell’Islam

Le pratiche cultuali obbligatorie di ogni musulmano sono cinque:

  • Shahādah, cioè la fede e il rispetto dei principi religiosi;
  • Salāt, ovvero la preghiera quotidiana fatta cinque volte al giorno. Un rituale ricordato dal canto del muezzin (talacimanno in italiano ) ;
  • Zakat , che è un tributo verso la comunità per purificare la propria ricchezza;
  • Sawm  , che è l’astensione del mese di Ramadan (niente di cibo, bevande, fumo e rapporti sessuali) ;
  • Hajj pellegrinaggio da fare (almeno una volta prima di morire!)  nella città santa che è Mecca in Arabia Saudita ;
  • A questi assi portanti dell’Islam (arkān) si aggiunge un impegno fondamentale, quello “del singolo sulla strada di Dio” (Jihād ).

I ritrovi dell’Islam

L’’Islam non possiede una gerarchia religiosa, non ci sono sacramenti, istituzioni clericali. Il musulmano non ha intermediari, ha un rapporto diretto con Allah. La  moschea con la sua torre è il tempio dei credenti. Essa è priva di ogni immagine divina, perché  non può essere rappresentata dai mortali. Il suo interno è semplice, decorato  con scritte sacre e qualche figura geometrica  di tipo astratto.

Prima di metterci piede nella  moschea ci si deve:

Cosa è proibito o  ḥarām  nell’Islam?

In definitiva si capisce bene che per gli islamici c’è una insostituibile connessione tra religione e ogni ambito della vita pubblica e privata del seguace. Sopra tutto c’è la Sharīʿah, o legge coranica. Non esiste per loro diversità tra autorità religiosa e statale, ma solo distinzione tra chi crede e pratica e chi no.

Tra le cose vietate (o ḥarām ; halal è ciò che è lecito)  perché non rientranti nei principi religiosi, quelle principali sono :

Marakkech, sirena che incanta il marinaio

A Marrakech    ci si ritrova in una dimensione del tutto fuori dall’ordinario che stimola. Sarà per questo motivo che molti artisti, intellettuali, attori, designer, bohemien, ne hanno fatto e ne fanno tuttora la loro casa alla ricerca di ispirazione.

Si possono citare:  Eugène DelacroixHenri MatisseJacques Majorelle, Bill WillisPaul Getty, e poi Yves Saint Laurent Alain Delon e altri ancora. Marrakech  ha catturato l’attenzione di Vanessa Branson (sorella del famoso magnate inglese Richard Branson) , che ci ha fatto la Biennale  nel 2004.

Marrakech contemporanea

A Marrakech si è costantemente a contatto con una realtà culturale e artistica all’avanguardia e vibrante. Molti riad, le tipiche case marocchine da mille e una notte, cambiano pelle. Si fanno laboratori artistici di ogni genere. Si vedono dappertutto gallerie , atelier, fashion hub creativi e di progettazione.

Meritano un accenno altre particolari raltà quali:

Marrakech e il cinema 

Come potrete immaginare Marrakech è un palcoscenico vivente e  infinito. Tanto che nel 2002  Sua Maestà Mohammed V  ha creato  il Marrakech International Film Festival . Questo per promuovere l’arte e l’industria cinematografica in  Marocco. La sualuce lo rende palcoscenico naturale per ambientarci molti film.

Come hanno fatto registi del calibro di Ridley Scott, Martin Scorsese e Paul Greengrass negli studi di Ouarzawood, nella città di  Ouarzazate, alle porte del Sahara.     E di sicuro non vi annoierete mai. Non siete ancora convinti? Continuo allora a tentarvi.

La gente di Marrakech

A Marrakech  ci vanno quelli  che come me amano un’esistenza semplice e i valori di una volta. Questi sono profondamente radicati nel popolo, quello autentico che vive nella parte antica circondata dall’imponente muraglia reale. Qui c’è quasi un microcosmo dove si lavora e si fa tutto in nome della famiglia. Dove è sempre il momento giusto per bere un tè offerto al forestiero per socializzare o chiacchierare con parenti e amici.

Credo che sia proprio questo aspetto che mi piace molto di Marrakech . Cioè che prende il meglio dell’ Occidente (a volte il peggio come nel triste sfruttamento sessuale delle giovani marocchine da parte dei ricchi stranieri)  preservando al massimo le sue origini.

Marrakech in 4 giorni, un melting pot da brivido

Quella di Marrakech  e dell’intera nazione  è una società di base araba e berbera . Ma anticamente è stata conquistata da altre popolazioni che (spagnoli oltre i cugini d’Oltralpe). Ed è ormai multietnica (ebrei, africani, ed europei occidentali tra cui negli ultimi decenni anche gli inglesi e gli americani! ).

Quello che ne viene fuori è una Marrakech  che è un melting pot sbalorditivo che si riflette su  molti usi, costumi e legislazioni della sua comunità. E poi sulla lingua : quella  ufficiali sono l’arabo moderno e il dialetto berbero, la seconda lingua più parlata è il francese (studiata nelle scuole). Per non parlare dell’arte, dell’architettura, della cucina, della letteratura, del cinema, della musica e della danza e tanto altro ancora.  

La Marrakech  attuale  è poi un puzzle artistico ripensato dai suoi stessi artigiani in chiave contemporanea . A questi si aggiungono altri tasselli . Questi  sono i tanti  talenti  internazionali che, dai tempi della libertà politica, ci hanno trovato terreno fertile per creazioni di ogni genere.

Livello e condizioni di istruzione a Marakkech

Marrakech è sede di molte scuole pubbliche (e private ) di vario livello e della prestigiosa Cadi Ayyad  una delle più grandi università del Marocco. Il sistema educativo qui è suddiviso in: primario, secondario e terziario. Il governo fornisce istruzione gratuita fino al livello secondario, rendendola accessibile a tutti .

Si sono fatti molti passi avanti dall’era in cui erano le istituzioni religiose a occuparsi della scolarizzazione e formazione della classe dirigente. Dopo la fine del colonialismo (primi del Novecento) l’istruzione nazionale si modellò  sulla stregua di quello francese . Anche se  dopo l’avvento dell’autonomia politica degli anni Cinquanta la tendenza è stata sempre quella di dare un’offerta formativa ampia persistono parecchi problemi. Tra questi: un alto tasso di analfabetizazzione (specie femminile) , low tech, rigidità degli insegnamenti, mancanza di infrastrutture adeguate, barriere linguistiche, ecc.

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Marrakech in 4 giorni. Conclusioni

Sicuramente girare Marrakech in 4 giorni è stata un’emozione indelebile . Dentro le sue mura a Marrakech  il tempo scorre lento e l’orologio non serve. Si rimane incantati a guardare qualsiasi cosa, che diventa subito una fotografia da appendere in casa. Le bancarelle sono sempre adorne di ceste azzurre, che straboccano delle più improbabili spezie e prelibatezze. Gli artigiani lavorano indisturbati ogni genere di merce:  pelli, metallo, tessuti, gioielli . E infilano qualche cavigliera ai polpacci di avvenenti americane. I macellai  squartano animali  da vendere a qualche casalinga tutta fasciata di nero. E intanto appendono le teste sanguinanti  nei loro banconi sorridendoti con appena tre denti. I bambini  giocano a palla facendo dispetto ai passanti.

Fuori da quel recinto sacro Marrakech  non ha nulla da invidiare ad altre metropoli europee per benessere economico, sicurezza e  infrastrutture. C’è di tutto: divertimento, centri commerciali, teatri, cinema, strutture sportive, club, ristoranti alla moda, festival.

Ci vorrebbe almeno una settimana  per catturare tutta l’ essenza misteriosa ed esotica di  Marrakech  .  Mi riprometto di tornarci presto, e non solo per le palme, il sole e i cammelli. Ho letto di altri scenari da favola che sono raggiungibili a pochi chilometri di distanza. Come per esempio i villaggi rurali sperduti ai piedi della Jebel Toubkal (4165 mt), che è la cima più alta del Nord Africa . Oppure  la splendida valle del fiume Ourika . Questa si colora di tinte diverse se si attraversa il Sahara . E può anche  diventare una postazione da cui ammirare la neve dei monti, perché nella località di Oukaïmeden si scia!

Arak qrybaan Marrakech !

 

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