Nizza in 3 giorni-We Love Italyeu

Nizza in 3 giorni-We Love Italyeu

“Una bella cortigiana, adagiata languidamente sulle rive di un azzurro specchio d’acqua, all’ombra dei suoi aranci in fiore, con i lunghi capelli abbandonati alla brezza marina, mentre le onde le bagnano i piedi nudi, perché Nizza è la città del dolce far niente e dei piaceri facili”

A. Dumas 

Nizza in 3 giorni

Senza dubbio Nizza in 3 giorni è la manifestazione di  Dio in terra : questa è stata  per me la sua   Baie des Anges ,  ovvero “La baia degli angeli”. Si tratta di una caletta quasi irreale, capace  di togliere il respiro dove  le onde accarezzano quella lingua di terra che da Cap de Nice si allunga  fino al porto vecchio. È stata la sua visione  che mi  ha fatto  capire una cosa: Nizza in 3 giorni è un’esperienza che ti resta addosso a lungo! Non siamo solo di fronte al glamour sfavillante della  Costa Azzurra , dove Nizza brilla  come una perla.  Qui protagonista è la natura, quella dolce e al contempo prorompente del  sud della Francia .  I  120 km di costa più leggendari d’ Europa: quelli che  da Cannes a Mentone  arrivano fino  al confine  con l’Italia .

Un fine settimana sono partita in auto da Pisa e mi sono avventurata alla scoperta di  Nizza in 3 giorni , un tempo sufficiente per farsi un’idea del fascino  di questa destinazione. Posso confermare che conquista poco a poco, senza bisogno di effetti speciali. Inoltre,  è vicinissima al nostro stivale ed è raggiungibile con ogni mezzo di trasporto, aereo compreso,  grazie alla presenza di un aeroporto internazionale. Questo garantisce collegamenti con tutto il globo e rafforza  la sua anima cosmopolita!

Perché visitare Nizza in 3 giorni? Beh, la lista sarebbe davvero lunga! Tuttavia quello che mi ha spinto maggiormente è la voglia di sole e di acque turchesi. Non da ultimo il desiderio di  capire perché tantissimi  artisti di fama mondiale se ne siano letteralmente innamorati,  al punto di viverci!

Nizza in 3 giorni: un’oasi a  due passi!

Un soggiorno a Nizza in 3 giorni è la garanzia di fare una vacanza che unisce cultura, svago, ed il piacere della tavola.  Perché ha molto da offrire a ogni tipo di viaggiatore . Non è sicuramente una meta economica ma prenotando con anticipo si possono riservare ottimi alloggi in centro . Il costo delle attrattive turistiche è moderato così come mangiare . Dallo street food alla cuisine stellata Nizza in 3 giorni sorprende ogni palato, dal più semplice al più raffinato.

Perciò questo post  con i miei consigli di viaggio è scritto  per chi desidera  ritagliarsi un angolo di paradiso  chiamato Nizza! C’è molto da vedere e fare perché possiede un enorme patrimonio storico, culturale, artistico, paesaggistico ed enogastronomico. Allora seguitemi nella patria di Garibaldi (1807 – 1882) , eroe del Risorgimento , nato qui nel 1807, simbolo dell’unificazione italiana. 

Pur non essendo enorme, Nizza in 3 giorni sorprende per la sua anima multiculturale e per quell’atmosfera elegante ma rilassata che si respira ovunque. Non a caso, secondo amici francesi, qui si vive meglio  che  a Parigi. Perché i  ritmi sono  più lenti, l’ aria è più pulita e l’azzurro del Mediterraneo ti accompagna per tutta l’esistenza.

Buona lettura!

Nizza in 3 giorni: dal mito greco a oggi

Ovviamente Nizza non si limita a svelarsi con garbo : sa  anche   travolgere  con la sua storia stratificata . Dove epoche diverse convivono in un equilibrio sorprendente e armonioso. E tutto comincia dal suo nome originario, un autentico  grido di trionfo: Nikaia. Furono i Greci nel 350 a.C. a battezzarla così . La fondarono in onore alla dea della Vittoria, che li aveva aiutati  a cacciare i  popoli liguri.

Ma la Nizza che calpestiamo oggi nasconde un cuore sdoppiato: se si scende nelle cripte o si sale sulla collina di Cimiez, appare  Cemenelum (I sec. d. C.) . Questa era il ricco  insediamento romano dove tra anfiteatri e terme si decidevano le sorti delle Alpi Marittime.

Il crollo di Roma trascinò Nizza nel fango delle invasioni, costringendo i sopravvissuti a rannicchiarsi ai piedi della rocca. Nacque così la Vieux Nice. Questa è la old city , una fortezza urbana progettata per intrappolare i pirati saraceni. Esattamente  è un intrico medievale di vicoli stretti e case color ocra, oggi amatissimo dai visitatori.

I Savoia e una popolana

La vera svolta, quella che ha dato a Nizza il suo tocco  aristocratico, risale al 1388 . Stanca delle lotte di successione in Provenza si legò ai Savoia con la Dedizione di Nizza . Per cinque secoli è stata il respiro marittimo di Torino. Ne assorbì  l’impronta urbanistica e barocca:  da Place Masséna alle  arcate di Place Garibaldi .   E ancora dai  suoi rigorosi  prospetti  barocchi al Porto Lympia, opera ingegneristica davvero titanica del  1750.

Se vi fermate davanti ai bassorilievi della Chiesa di Saint Martin Saint Augustin, cercherete invano l’effigie di un re. Troverete invece quella di un’ umile lavandaia: Catherine Ségurane. Nel 1543 questa umile donna si arrampicò sulle mura per dare l’allarme dell’attacco di turchi e francesi . Abbatté un alfiere con il suo bastone. Ma fu il gesto successivo a renderla immortale! In un atto di estremo disprezzo, si sollevò  le vesti e mostrò  il fondoschiena agli assedianti!

Quell’atto così beffardo non fu solo un’offesa, ma un urlo di resistenza che ridicolizzò il nemico e restituì coraggio alla città. Catherine resterà il simbolo della Nissartitude: quella fierezza popolare che non si piega ai potenti e risponde alle bombe con una risata dissacrante.

Garibaldi e la cessione della Francia

 Nel 1860, con il Trattato di Torino, Nizza fu ceduta alla Francia di Napoleone III come ricompensa per l’aiuto militare nell’Unità d’Italia. Fu un baratto che ferì profondamente Garibaldi. L’Eroe dei Due Mondi si ritrovò straniero in patria. Mentre molti nizzardi fuggivano verso l’Italia, la città iniziava la sua metamorfosi in capitale mondiale della joie de vivre. Accoglieva l’aristocrazia europea e russa lungo la nuova Promenade des Anglais che ci veniva per svernare nel lusso più sfrenato  e darsi alla pazza gioia

Dal 1900 a oggi

Il Novecento portò cicatrici profonde. Se la Grande Guerra trasformò Nizza  in un ospedale, la Seconda Guerra Mondiale la vide contesa. Prima fu  occupata dagli italiani (1942) e poi dai tedeschi (1943), che minarono le sue spiagge. I  nizzardi non aspettarono salvatori .  Il 28 agosto 1944  insorsero  liberando le proprie strade con una rivolta popolare eroica.

Nel dopoguerra, Nizza esplose  come metà turistica di alto livello attirando tante personalità del jet-set internazionale  .  Stregò anche  intellettuali  e artisti di ogni dove . Inoltre  si modernizzò  e  nel  2021 fu  riconosciuta Patrimonio dell’Umanità UNESCO.

Nizza in 3 giorni: un tesoro da scoprire!

Si capisce bene che Nizza ha avuto un passato tragliato che l’ha sì segnata ma anche plasmata in un capolavoro architettonico, che è davvero  unico nel suo genere. Quello che la rende intrigante è la  ambivalenza: è italiana ma anche francese, marittima e pure alpina! Di conseguenza tutte le principali attrattive sono permeate da un eclettismo particolare e irritrovabile altrove.

Si passa dal calore delle abitazioni colorate alla ligure e il rigore del barocco sabaudo . O al grandeur e al Neoclassicismo della Belle Époque: il bianco abbagliante e le  cupole fiabesche di hotel iconici come il Negrescoe il Palais de la Méditerranée.

Itinerario di due giorni a Nizza

Un weekend è più che sufficiente per rendersi conto della grandiosità di Nizza  e del suo charme. Immaginate la sua pianta urbana come un ventaglio , che si inarca  dal mare verso le colline.  Nizza  è estremamente compatta,  ovvero  le distanze tra i principali poli turistici  sono brevi e piacevoli,  perfetta da girare  a piedi.

Anche se per i pernottamenti (https://www.booking.com/ ) ci sono soluzioni per tutte le tasche, ho preferito soggiornare in pieno centro storico, meglio noto come   Vieux Nice , cioè la vecchia Nizza. Questa  è la sua parte più caratteristica .  Non è la soluzione  più economica,  ma i vantaggi sono tanti :

  • Anzitutto il contesto generale è magico e la  comodità è massima;
  • Si ha tutto a portata di mano ;
  • Si può tornare in camera per un rapido relax ;
  • La movida notturna è lì a due passi!

Oltre la old city , ci sono altri punti imperdibili che  ho contemplato in un fine settimana:  dal litorale sabbioso di Nizza e la  sua roccaforte antica fino ai suoi due splendidi musei dedicati ai maestri della pittura   Marc Chagall e Henri Matisse .

 

Prima giornata . Nizza in 3 giorni: Vieux Nice

Senz’altro Vieux Nice non è stato un semplice  segno  da spuntare su una mappa, ma  un incontro con lo spirito più autentico di Nizza. Tra i viottoli acciottolati della città vecchia ho trascorso  ore a vagabondare. Era come essere al teatro, in prima fila mentre assistevo allo spettacolo della vita ordinaria che scorreva davanti ai miei occhi. Ristoratori e camerieri sistemavano i bouquet di fiori sui tavoli per accogliere gli stranieri in visita. Dalle boulangerie, i panifici francesi, si sprigionavano profumi di ogni genere: dai croissant  fino alle classiche baguette da farcire.

Che dire, la mia passeggiata per Vieux Nice è rimasta sospesa tra rigore francese,  istinto mediterraneo e quotidianità . Ho spaziato  dalle sue  piazze monumentali intrise di storia ai suoi  carruggi ombrosi a tratti  silenziosi e  carichi di mistero . Ho indossato scarpe comode e mi sono fatta incantare da alcune  chicche che vi propongo di seguito .

Place Masséna

Certamente Place Masséna  è simbolo e grande crocevia di Nizza. Il suo artefice fu l’architetto Joseph Vernier . Nella seconda metà del XIX secolo la disegnò a tavolino come agorà destinata al ritrovo dei cittadini. Risente di una  marcata impronta della Torino di fine Ottocento.  Molte delle palazzine circostanti sono laccate di rosso pompeiano che contrastano con il verde delle persiane. La pavimentazione a scacchi bianchi e neri  ,   introdotta con la pedonalizzazione,  accentua visivamente il senso di  movimento e dialoga con la geometria rigorosa dei volumi urbani.

In mezzo si staglia Fontaine du Soleil  (1956, A.  Janniot) contraddistinta dalla statua di Apollo circondata da figure mitologiche (queste rappresentano i pianeti). Intorno, quasi naturalmente, convergono Avenue Jean Médecin e i viali storici. Di sera , le sette installazioni luminose antropomorfe di Jaume Plensa, ispirate ai continenti,  la illuminano  gradatamente.  E già che siete qui, fatevi tentare da una capatina al mitico store francese della Galeries La Fayette!

Cours Saleya Nizza

Cours Saleya

Poco più a est, il Cours Saleya si svela in tutta la sua vivacità  come centro pulsante  per  la mondanità di Nizza. Mantiene intatto il suo candore architettonico con l’aggiunta frizzante dell’allegro  mercato rionale. Noti sono i suoi fiori e  i sapori della gastronomia da asporto come i frutti di mare e le  torte di ceci.

Di fianco sorgono alcuni gioielli quali : la Chapelle de la Miséricorde (XIX sec., B. A. Vittone) perla del barocco nizzardo. Questa è soprannominata Chiesa del Pellicano per il simbolico pennuto sulla facciata. Molto suggestivo è anche ilMusée de la Photographie Charles Nègre. Quest’ultimo è intitolato all’omonimo fotografo  che nell’ Ottocento fu pioniere della fotografia in Francia e la rese una forma d’ arte indiscussa . Stanca , poi,  mi sono sdraiata sulla gettonatissima e adiacente spiaggia della Plage de la Ponchette:  era tutto una visione paradisiaca!

Cattedrale Santa Reparata Nizza wine travel blog WeLoveItalyeu

Cattedrale di Santa Reparata

Non dimenticherò mai  quel brunch fatto a  Place Rossetti, una delle prospettive più pittoresche   di Nizza. Mi ero adagiata  a  un tavolino di un bistrot per fare colazione: era buonissima. Nel mio piatto c’erano dei pancake al miele e due uova al tegamino accompagnati tanto da un caffè nero bollente e una spremuta di arancia.

Stavo osservando  la gente che entrava  per la messa nel duomo della città: la Cattedrale di Santa Reparata.  Essa fu fatta  nel 1650 sotto la direzione dell’architetto Jean-André Guibert ( sotto dei resti di una chiesa medievale; fu completata alla fine del XVII secolo).  Lo stile spiccatamente barocco si rivela nelle colonne corinzie, negli stucchi sontuosi, nelle proporzioni armoniose che catturano lo sguardo e lo guidano verso l’alto.

Internamente è meravigliosa:  le  cappelle laterali sono  di marmi policromi, ci sono degli affreschi e un maestoso soffitto a cassettoni . Il tutto è un’ emblema  della  devozione e della raffinatezza artistica dell’epoca.

A poca distanza valorizzano l’arte locale:

  1. Palazzo Lascaris: sfarzosa dimora della potente famiglia Lascaris‑Vintimille del XVII secolo ;  custodisce gelosamente mobili preziosi  , arazzi e strumenti musicali.

Seconda giornata. Nizza in 3 giorni:  dalla costa cittadina  alla Torre Bellanda

Senz’altro Nizza sembra sottrarsi alle logiche del turismo globale con una formula tutta sua. È una città capace di accogliere chiunque, senza mai rinunciare a una qualità che protegge la sua eccellenza. Un mix  ben bilnaciato e raro, che la mette al riparo dall’impatto della massa e lascia intatto, quasi custodito, il suo core aristocratico. Che si tratti di un teatro o un semplice balcone,  il profilo d’ elite di Nizza  è percepibile in ogni metro cubo urbano . Si manifesta  quasi glorioso  nei principali snodi cittadini.

A tal  proposito emblematica  è la  Promenade des Anglais , lo splendido  lungomare  di 7 km che nel pomeriggio ho percorso a metà. Ero distratta dalle spiagge dorate , dalle ville imponenti e dai lampioni slanciati. L’ architettura raffinata di fin de siècle di questo litorale racchiude memorie di  sfarzo e prestigio. L’epoca dorata in questione è quella dell’Ottocento che ancora scorre in tutta Nizza . Fu allora che  il piccolo borgo di pescatori venne  rimodellato in un buen retiro di classe per l’alta aristocrazia inglese. I nobili ci soggiornavano  per lunghi periodi. E proprio per questo furono eretti alberghi a cinque stelle oggi  disseminati ovunque.

Attualmente la Promenade des Anglais è un vero salotto cittadino,  impreziosito dalle famose Chaises Bleues: circa 800 poltroncine in ferro realizzate  nel 1950  dall’artigiano   Charles Tordo . Queste sedute sono ormai l’emblema  di Nizza, persino  protetto da copyright!   Anch’ io mi  sono sdraiata su una di esse: erano sorprendentemente comode. Intanto  ammiravo  la magnificenza delle spiagge limitrofe tra cui: Blue Beach, Plage du Centenaire  e   Neptune Beach. 

Castello e Port Lympia

A  un certo punto sono giunta alla fine della  Promenade , nel tratto denominato  Quai des États-Unis. È la naturale prosecuzione della curva costiera : meno ampia  ma ugualmente scenografica . Fatto nel XX secolo , esso rende  omaggio  ai rapporti diplomatici con gli USA. Il mio  stupore per la bellezza discreta e disarmante di Nizza è rimasto  costante per tutto il cammino verso est.

Lungo questa traiettoria mi sono imbattuta nello  stupefacente Castello  fino a toccare  Porto Lympia.  Questo porticciolo  , scavato nel 1745,  è una delle più alte espressioni dell’ingegneria sabauda.  Le banchine raccontano le peripezie di mercanti, marinai e viaggiatori, e di rotte lontane. A rallegrare questa insenatura cementata ci sono  le pointus, le singolari barchette a punta nizzarde.

Quai des États-Unis Nizza

I  tesori del Quai des États-Unis

Avanzavo  con passo rallentato , come se  Nizza stessa  chiedesse di essere attraversata senza fretta.  Il mare mutava tonalità a ogni istante, mentre l’aria si faceva  salmastra e sottile. Le architetture si lasciavano attraversare da ombre morbide che danzavano sulle pareti delle vecchie casette. Tra rampe silenziose, terrazze sospese e aperture improvvise sull’orizzonte, Nizza  si rivelava per gradi. Senza esibizionismo.

Mi sono imbattuta in  piccoli tesori architettonici e scorci sorprendenti di cui vi do un assaggio in basso:

  1. Statua della Libertà

Una  riproduzione in miniatura (3 m.) della Statua della Libertà di New York. Installata nel 2014 e  progettata  da  Auguste Bartholdi . La scultura celebra l’alleanza tra la città e gli USA, pur passando quasi inosservata rispetto alla gigantesca sorella americana;

  1. Opéra de Nice

Fatta nel 1885 da  F. Aune , si prenseta  solenne e baroccheggiante .   Custodisce  la memoria di Niccolò Paganini. Il celebre musicista italiano, detto anche  il  violinista del diavolo ,  visse prima di morire nel 1840. Si tramanda che in  notti silenziose, si possa ancora udire il graffio del suo archetto tra le quinte;

  1. Rue Droite

Questa è una via che  conduce  nel quartiere ebraico , ed è colma di atelier e botteghe artigiane . Qui l’odore dell’olio di lino si mescola a quello del cibo di strada nizzardo;

  1. Torre Bellanda

Salendo  verso la  collina del Castello  , la mole cilindrica dellaTorre Bellanda  sbalordisce all’improvviso!  Costruita nel XVIII secolo con funziona difensiva e poi residenziale ,  ospitò   il compositore Hector Berlioz. Si narra che qui scrisse l’Ouverture di Re Lear .  Poco distante si scorge una cascata artificiale che  serviva originariamente a regolare le acque della città . Attualmente è  un frequentatissimo belvedere.

Collina-Cimiez Musei Matisse e Chagall Nizza wine travel blog WeLoveItalyeu

La collina di Cimiez

Infilato  un paio di scarpe comode , mi sono sentita subito sollevata perché il tempo fuori era mite e soleggiato. Mi sono lasciata alle  spalle il traffico cittadino  , diretta a nord verso  il nucleo primitivo di Nizzala collina di Cimiez .  Qui ci si stabilirono per primi i Romani . I resti della loro civiltà  sono custoditi in  un sito archeologico . Esso include un museo e i resti di un anfiteatro e le  terme (II-III secolo d.C.) .

Dopo secoli di quiete monastica attorno al convento francescano, nel XIX secolo la collina di Cimiez si tramutò  nel  ritiro prediletto di nobili europei . Per la regina Vittoria , ad esempio, venne eretto l’Hotel Excelsior  , che accoglieva solamente pochi eletti. Successivamente quest’area divenne residenziale.

Si tratta di un’altura che domina Nizza e la distesa marina.  Un luogo  dove  tra viali ombreggiati da palme, si incontrano ville storiche ,  giardini rigogliosi e antichi uliveti. Un paradiso terrestre che ammaliò  anche Matisse e Chagall  . I due illustri pittori  la elessero a loro atelier traducendo la sua luce in colori immortali!  Lontano dal caos di Parigi e  dai tumulti della guerra ,  i due geni si isolarono in questo  ambiente stimolante e sereno. Del loro legame con  la collina di Cimiez restano al presente  due meravigliosi musei a  loro dedicati . Entrambi sono immersi in questo scenario da favola.

Museo Marc Chagall

Il  Museo Nazionale Marc Chagall a Nizza (info orari  prezzi) non è un semplice  contenitore d’arte, ma è un vero e proprio  tempio spirituale . Qui  le lancette dell’orologio si fermano  e  la narrazione biblica si spoglia di ogni severità per farsi danza , sogno e slancio . In questo museo Marc Chagall ci ha restituito il travaglio del suo  esilio attraverso  una  produzione artistica segnata dalla gioia cromatica più pura.

Nato in Bielorussia nel 1887   in una famiglia ebraica chassidica , Chagall non ruppe mai il rapporto  con il suo villaggio natale,  Vitebsk. Dopo essere fuggito dalla rivoluzione russa e dalle persecuzioni naziste, decise di stabilirsi a Nizza , attratto dal sole  e dalla quiete. Ritiratosi nella vicina Saint-Paul-de-Vence , donò allo Stato Francese il suo ciclo pittorico più importante. In cambio chiese la realizzazione di questo  museo appunto,  in riconoscimento dei suoi meriti . Nel 1973 i lavori furono commissionati all’ architetto  André Hermant  , che  mantenne un design lineare e sobrio. Impreziosito da un  patio esterno  adorno di alberi fu   inaugurato nel 1973.

L’impianto museale e le sezioni tematiche

Il museo si percorre  agevolmente  in 90 minuti e si articola in sale ampie e luminose organizzate per nuclei tematici:

Museo Matisse a Nizza

Che ci fosse una connessione indissolubile  tra Henri Matisse (1869–1954) e Nizza l’ho imparato appena ho varcato la soglia del Museo Matisse. Ospitato nella Villa des Arènes (XVII sec.) e  circondata  dal verde , il polo espositivo racconta l’evoluzione dello stile dell’artista, profondamente influenzato dai paesaggi mediterranei. Vi sono esposti  : 31 dipinti, 454 disegni e incisioni, 38 gouache (collage)  ,  57 sculture e alcuni oggetti personali del maestro. Inaugurato nel 1963 non è solo una  galleria d’arte, ma è il laboratorio  creativo di un uomo che ha rivoluzionato l’arte moderna. Anche quando le sue mani non riuscirono più a impugnare un pennello!

Nel 1927 Matisse si trasferì a Nizza  per curare una bronchite e vi rimase per quasi quarant’anni.  Prima abitò  al Cours Saleya e poi nello spettacolare Hotel Regina (situato accanto al museo ) . Lottò  costantemente per liberare il colore dalla schiavitù della forma; capofila dei Fauves (le “belve“), fece del rosso,  del blu e del giallo veicoli di emozioni pure. Il suo intento artistico era trasmettere la felicità mediterranea. Così facendo entrò  in una sorta di competizione creativa con Picasso. Con questi mantenne  anche un rapporto di amicizia e reciproca stima.

Dentro il Museo Matisse a Nizza

La visita al Museo Matisse richiede circa 2 ore per assaporarla appieno. Si  procede attraverso le  varie esposizioni , dai primi passi accademici di  Matisse fino alle sue ultime creazioni. Al suo interno spiccano:

La parentesi al Museo Matisse non è stata un semplice tributo alla cultura, bensì una rivelazione quasi mistica: un monito alla resilienza e una profonda lezione esistenziale. Il suo messaggio? Mai arrendersi!

Nizza nel piatto: tra terra e mare

Come è facile immaginare il DNA meticcio di Nizza si riscopre nella sua gastronomia. Questa è prevalentemente semplice e connotata  da  influenze francesi  , italiane .  Gusti oltreconfine che si intrecciano ai sapori della Provenza. Mi è principalmente piaciuto lo street food nizzardo .   Il re è  il pan bagnat,  un panino con  salade niçoise . Questa è un’insalata composta da verdure crude, uova sode, acciughe e/o tonno, olio d’oliva, sale e pepe.  La cuisine nizzarda si è chiaramente modernizzata e adesso brilla anche nelle ricette esclusive dei ristoranti stellati della Promenade.

Assaggiare i piatti di  Nizza significa viaggiare  tra contrasti meravigliosi negli svariati ristorantini. Tra le specialità di terra:

  •  Socca: una farinata di ceci croccante fuori e  morbida  dentro;
  •  Petits farcis : verdure ripiene;
  •  Daube niçoise: stufato di manzo brasato nel vino rosso e porcini;
  •  Pissaladière:  una focaccia densa dove le cipolle stufate incontrano la sapidità delle acciughe;

I sapori di mare sono stati il mio love at first sight :  i plateau di ostriche (come le pregiate gillardeau) sono stati  un rito giornaliero! Per non parlare  della bouillabaisse bouillabaisse: una zuppa di pesce succulenta aromatizzata  allo zafferano.  Ultima tentazione culinaria è stata la tourte aux blettes: una torta di bietole con pinoli e uvetta che  mi ha quasi commossa per la sua bontà!

Ho anche  degustato calici di  vini nizzardi della AOC Bellet . Tra i bianchi :  il  Rolle (Vermentino) e il Clairette, che sono minerali e agrumati. Sui rossi hanno primeggiato  il Braquet e Folle Noire : leggeri e versatili.

Per chiudere i pasti e digerire alla grande non mi sono fatta servire:  il  pastis(infuso di erbe) artigianale e  il Limoncello di Mentone.

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Conclusioni. Nizza in 3 giorni

Per me  Nizza è stata davvero una piacevole sorpresa , capace di  superare le mie aspettative.   Ti entra dentro  piano piano , con grazia e ti fa venire voglia di ritornarci. Prima l’ immaginavo irraggiungibile , eterea , costruita  solo per soddisfare i capricci dei VIP  . In effetti lo è , ma non si limita a essere  la vetrina  patinata della Costa Azzurra.

In sostanza Nizza è pure a misura d’uomo, e sfoggia un lato selvaggio e ordinario che è  percepibile ovunque. Lo si avverte nel chiasso composto dei commercianti,  o nei  tramonti lenti  che si sciolgono  sulle terrazze panoramiche. O ancora nell’odore del pane fresco appena sfornato e nella lentezza dei pescatori che riordinano le nasse. È proprio in questi attimi che la sua essenza più autentica prende forma: in un’armonia accessibile, che non esclude ma accoglie. Per capire queste sensazioni bisogna solo mettere Nizza  in cima alla lista delle vostre prossime vacanze.

Bon voyage!

 

Corsica in 10 giorni

Corsica in 10 giorni

 

“Immaginatevi un mondo primordiale, un susseguirsi di montagne separate da stretti burroni dove scorrono i torrenti; non esistono pianure, ma immense crepe di granito e gigantesche onde di terra ricoperte da macchie intricate o da immense foreste di castagni e di pini.”
Guy de Maupassant

Corsica in 10 giorni

Senza dubbio la  Corsica in 10 giorni   rimarrà una delle vacanze più indimenticabili che abbia mai fatto in vita mia. Nessuna decisione presa a tavolino. Una mattina di Luglio ho  comprato una tenda da campeggio e via su quattro  ruote verso l’isola che c’è!

Non mi è mai capitato di avere un contatto così forte con la natura  come in Corsica in 10 giorni .  Il mio respiro e il battito del mio cuore sono stati gli unici suoni che ho sentito in mezzo all’infinito del mare e i sughereti. Così  questo articolo è un modesto tentativo di condividere il mio incredibile viaggio in Corsica in 10 giorni raccontandovi  di quei luoghi che mi hanno più emozionata. Buona lettura!

Come arrivare  dall’Italia

Sicuramente i mezzi più comodi per raggiungere la Corsica dalla nostra penisola sono 2  :

  1. Traghetto ( per i più  fortunati la barca a vela): ci sono due compagnie principali. La prima è la Corsica Ferries ,  la seconda è la Moby:
  2. Auto o moto: entrambe dovrebbero essere  di   piccole dimensioni a causa della morfologia isolana . Questo   perché le strade corse secondarie sono strette e difficoltose specie nell’interno.

3  collegamenti meno consigliati per l’isola

  1. Treno: ci sono solo due sole linee ferroviarie del 1800 che collegano Ajaccio, Bastia e Calvi (https://cf-corse.corsica/) . Problemi di orario e spostamenti non mancano mai;
  2. Aereo: se volete volare spesso c’è da fare uno scalo in Francia on in altri  hub principali. Esistono 4 aeroporti: l’ aeroporto di Bastia Porettaquello di Figari Corsica del Sud, di Ajaccio Napoleone Bonaparte,  e di Calvi Sainte-Catherine;
  3. Autobus: offrono una buona copertura (https://www.corsicabus.org) , ma hanno partenze solo una o due volte al giorno tra i comuni più grossi . Meglio sempre aggiornarsi per tabelle orari con gli uffici locali turistici.

Libri da leggere prima di partire

Nel XIX secolo grazie ad autori illustri come Prosper Mérimée  (Colomba), Alexandre Dumas ( I fratelli corsi) ,  Guy de Maupassant (Una vita), e Gustav Falubert (Viaggio nei Pirenni e in Corsica) la Corsica  iniziò a incuriosire gli stranieri. Intanto in loco si era generata una letteratura fatte di poesie e narrazioni tramandate di bocca in bocca da contadini e mandriani. Un’apertura letteraria più significativa si è avuta solo nel 1900 in lingua francese e corsa, di cui Rinatu Coti fu uno dei massimi rappresentanti.

Seguirono altri importanti scrittori tra i quali:

Capolavori letterari sulla Corsica

Uscendo  poco a poco dall’oscurità la  Corsica ha richiamato l’attenzione di molti intellettuali che l’hanno immortalata  in best seller  . Da avere  nella propria libreria:

Corsica in 10 giorni. Dov’ è ?

La Corsica (8680 km2)  è la quarta isola più grande del Mediterraneo , dopo la  Sicilia , Cipro , e la Sardegna , da cui è separata  dalle Bocche di Bonifacio  (11 km). Divisa dal 1976  in Alta Corsica e Corsica del Sud ,   è una regione della Francia (da cui dista 170 km) con statuto speciale. Ha come  capitale Ajaccio e conta  circa 279.600 abitanti .  

Con la sola  eccezione della piana di Aleria, il   territorio corso è prevalentemente montuoso (Monte Cinto, 2706 m) con fiumi brevi e a regime torrentizio (come quelli più rilevanti del Golo e del Tavignano). Il suo clima   è mite  .  Mentre  la sua vegetazione è tipicamente mediterranea con molti boschi e parchi . La sua economia si basa prevalentemente sul turismo, viticoltura e l’olivicoltura (inesistente l’industria , se non quella  di tipo artigianale ).

Storia della Corsica

Incerte sono  le ipotesi sul significato del nome di Corsica  . Esso che potrebbe derivare da :

  •  Còruioi, come i Greci chiamarono i primi autoctoni ivi insidiatesi;
  • Corsus  che forse fu un ipotetico conquistatore romano  o un amico  di Enea;
  • Cyrnum, un leggendario figlio di Ercole che si sarebbe stabilito sull’isola.

Di sicuro invece c’è che la Corsica  fu abitata  sin dalla preistoria come documentato dai vari ritrovamenti megalitici risalenti al 2° millennio a.C. Tra i vari invasori ci furono  i Romani  (IV secolo a.C.) , che ci rimasero più a lungo (circa 7 secoli).

Seguirono nel Medioevo:  Vandali,  Bizantini, Ostrogoti,  Longobardi fino all’arrivo dei Pisani (1092) e dei Genovesi che praticamente la plasmarono. Subentrarono poi  i Francesi e la rivoluzione per la libertà  dell’eroe nazionale P. Paoli  ,  che garantì   14 anni di indipendenza, fondando una costituzione repubblicana.

La mano della Francia

Successivamente il  dominio ripassò alla Francia di Re Luigi XV nel 1769. In questo anno nasce in Corsica   Napoleone Bonaparte , che all’inizio fu fedele agli ideali di autogoveno territoriale per poi sposare l’annessione a Parigi (1789).

Dopo un fallimentare intervento degli Inglesi la nazione  subì  le sventure dello stivale conseguenti alla due guerre mondiali, fino alla proclamazione dello stato indipendente nel 1982. Da allora fino ad oggi sono stati tanti i movimenti terroristici che si proclamano contro gli investimenti nel turismo e un aumento dei poteri della classe politica isolana (come il movimento FLNC nato nel 1976). Di religione cattolica i corsi parlano ufficialmente il francese , mentre  il Corsu è il loro dialetto (molto simile affine al toscano).

Periplo della Corsica  in 10 giorni on the road 

La  Corsica  in 10 giorni è stato un immergersi nella sua essenza selvaggia ancora poco ordinata dall’uomo. Questo è il lato più avvincente di questo eldorado che è ancora incontaminato. Soprattutto nell’entroterra dove tra cascate, laghi ,  e torrenti con le loro lagune gelide,  si aprono  valli verdeggianti  e 120 cime oltre i 2000 metri .

Lo scenario più sorprendente della Corsica   è quello delle aree protette e del Parco Naturale Regionale , che si spiega per 1500 km di sentieri. Il più famoso è il GR20. Questo è  uno degli itinerari di randonnée più impegnativi d’Europa (dislivello di 1300 metri) , che   traversa in diagonale l’intera Corsica  ( 200km da Calenzana a Conca).

Alle zone costiere che si estendono per 1000 km la Corsica  lascia la mole più cospicua del nucleo abitativo  e il lusso delle catene alberghiere . Per il resto è tutto un susseguirsi  di  baie da sogno attrezzate e libere  e anfratti nascosti raggiungibili solo in barca come il Desert des Agriates .

Corsica in 10 giorni : 4 camping da provare!

Senza pensarci un attimo d’estate sono partita  da Livorno in nave  con approdo a Bastia in macchina.  Faceva caldissimo. Ma non me ne importava. Perché  l’adrenalina era  in circolo per tutto il tragitto,  che è iniziato a est e finito all parte settentrionale della  Corsica  .

Afferrare lo spirito della  Corsica in 10 giorni in camping  è stata un’esperienza sensazionale. Dormire sotto le stelle, cenare con il canto delle cicale, e svegliarsi al mattino baciati dalla brezza marina è una poesia ancora da rimare.

La scelta delle stazioni di pernottamento è ricaduta strategicamente  su questi 4 in basso:

  1. U Punticchiu , Camping Caravaning, 20230 , Santa Lucia di Moriani;
  2. Acciol , Route D70, 20126 Evisa ;
  3.  La Rondinara, Route de la plage, 20169 , Bonifacio;
  4. Marina Camping , T30, 20220 Aregno.

1 Tappa. Corsica in 10 giorni verso est

Il mio primo giro prende il via da Bastia in giù verso la costa orientale della Corsica (80 km) , che   è meno gettonata  rispetto a quella meridionale ma a torto. Perché riserva dei paesaggi incredibili.

Consta di 3 microregioni: Costa Verde verso Moriani Plage, Costa Serena su  Aleria, e Costa Madreperla dal lato di Solenzara.

Ho  attraversato la  Riserva Naturale della Biguglia (Furiani) e  mi sono spinta fino alla Spiaggia della Mariana vicino San Nicolao con un inversione alla Fonte di Orezza. Altre chicche da non farsi scappare ni paraggi sono:

Bastia

Come un gabbiano appollaiato su uno scoglio gigante , Bastia (45715  abitanti) si rivela in tutto il suo charme adagiata su un promontorio da cui si può contemplare il traffico marittimo. L’unica nota dolente è trovare  parcheggio  (clicca qui per info).  Se lo scovate é piuttosto caro , ma ne vale la pena  per Bastia.  Fatta di tre quartieri: Place Saint-Nicolas, Terra Vecchia-Vieux Port e Cittadella si sviluppa in basso  .

Per il mio tour mi sono mossa dal suo vivace porto . Qui sono concentrati  ristorantini ,  bar  ,  boutique , che si snodano tra le facciate fatiscenti degli edifici medievali. I pescherecci colorati si alternano a yatch  da urlo , un contrasto tutto da contemplare.

Ho proseguito verso alto  la cittadella o Terra Nova , e  dopo avere superato il  Giardino Romieu  con le sue scale terrazzate ho apprezzato  l’ old city  . Il centro storico è  un labirinto di viuzze lastricate,  che recano  le tracce dell’occupazione dei genovesi (XIV sec. ), che contribuirono al suo sviluppo.

Cosa visitare a Bastia

Oltrepassata  la Porta Luigi XVI ho venerato alcune delle gemme di Bastia:

Fonte di Orezza

Dopo un tuffo nel verde smeraldo della Spiaggia di Mariani   (senza infrastrutture ma con servizi vari nelle vicinanze ) ho raggiunto San Nicolau . Questo è un delizioso paesino ai piedi del Monte Castello d’ Osari  .

Siamo nel cantone della Castagniccia. Appena  mi sono addentrata tra i suoi rigogliosi arbusti  ho scovato un sito industriale del 1800.  Questo (rimesso a norma nel 1998) è quello delle Acque Minerali di Orezza, tra le più costose (82,68 euro a pezzo)  e salutari (ferro) in circolazione. L’acqua da bere  in questione sgorga dall’alto e penetra nelle rocce millenarie fino a una profondità di 70 metri, trascinando  calcio, magnesio  e diossido di carbonio.

Zilia e Saint Georges

Ottima per la salute, le Acque Minerali di Orezza  sono un’istituzione tra i corsi insieme ad  altre due sorgenti:

2 Tappa . Corsica in 10 giorni verso il centro

 La Corsica   centrale  è stata scandagliata da Evisa e poi in direzione Corte con immersione finale nella Valle della Restonica dentro il Parco Naturale e Regionale della Corsica. Posso dire che questa deviazione è stata un sospiro di sollievo alla folla e all’arsura estiva!

Mi ha incantato la quiete di questi meandri meridionali lontani dal chiasso festoso del litorale corso. Ci si  proietta decisamente in un’altra dimensione ,  fatta di borghi medievali, vette infinte, e mini giungle fluviali. Per cui  l’appellativo di ile de beautè della Corsica (“isola della bellezza”) dei francesi ha qui davvero preso forma e significato .

La maquis della Corsica

Qui si lasciano alle spalle ombrelloni e secchielli per imbattersi  in  pianure di castagni e nella  maquis , ovvero la macchia corsa. Questa include  78 specie endemiche e 42 tipi  di orchidee e ancora: il corbezzolo, il mirto, e l’elicriso.

Paradossalmente si può nuotare anche in questi punti insoliti della Corsica mediana  . Precisamente in 10 laghetti  , e ci vuole proprio coraggio a immergersi per quanto ci si gela a 12°! Smarritevi pure in queste oasi di pace . Tra passeggiate nelle piazze di borgate fantasma , abbellite dai resti della tradizione contadina come : fontane ,  lavatoi e  casi padronali. Non scordatevi di infilarvi nelle botteghe sparse ovunque per acquistare dei souvenir dell’artigianato corso:   manufatti in vetro e in legno (coltelli) , ceramiche, coralli, ecc.

Evisa

Evisa  è uno dei tanti pittoreschi villaggi montani (850 m) della Corsica   da cui si  vede il mare. Precisamente a circa 40 km ci stanno le spiagge di Porto  di Sagone . Di stampo prettamente medievale Evisa  è stata una gioia infinita per la frescura e i ritmi lenti dei corsi che ci abitano. Ricordo perfettamente  le camminate  per le sue viuzze tranquille e i passanti che ti sorridevano a ogni ora.

Gettonatissima da biker ed escursionisti Evisa è immersa nella foresta di Aïtone    . Mi è entrata nell’anima per il silenzio e la beltà dei boschi e i pini larici che si insinuano fino al Passo di Vergio (1478 m).  In questo colle si può contemplare la caratteristica statua di Cristo Re (in granito rosa alta 6 m.) di Noël Bonardi, che delimita  il confine con la regione  di Niolo.

Corte

Costruita nel 1420 da Vincentello di Istria, signore feudale corso, Corte è:

Relativamente piccola di dimensione Corte è molto frequentata . Puntellata di barettini e trattorie si anima  vicino Piazza Paoli (dedicata all’eroe nazionale),  Piazza del Duca di Padova (generale nella rivoluzione francese), e Piazza Gaffory (altro patriota  corso ).

Corte dall’alto

L’atmosfera che ho respirato a Corte  era davvero allegra , piacevole e internazionale.  Svetta in cima con la sua cittadella (XV sec.) arroccata su uno sperone roccioso . Da non perdere :

3 Tappa. Corsica in 10 giorni verso sud

A detta di tutti il sud della Corsica  è quello che fa innamorare di più . In effetti è capitato anche a me !  Mi hanno letteralmente stregato:   Porto Vecchio ,   la punta estrema di Bonifacio ,  le spiagge della Palombaggia ,   Rondinara e  Sperone e i megaliti di  Filitosa.

Il sud della Corsica  è l’ ideale per chi ha voglia di una vita semplice per chi vuole  farsi scompigliare i capelli dal vento. Se  volete stendere un telo vicino  un catamarano arenato in una battigia   e aspettare il tramonto davanti a un calice di nettare divino, Ssete arrivati a destinazione! Perché non è necessario spostarsi alle Maldive quando le hai a portata di mano!

Porto Vecchio

Incassata nel golfo sovrastato dalla Foresta dell’Ospédale,  Porto Vecchio  è una meta ambita dagli escursionisti per numerosi trekking trai quali quelli più rinomati sono quelli che conducono a :

Nell’antichità  Porto Vecchio   fu uno scalo fondamentale per la variegata successione di sovrani che giunsero in Corsica. Riemersa dalla disgrazia della  malaria (debellata grazie agli interventi degli americani nel secondo dopoguerra),  si classifica attualmente come una delle località balneari più popolari  della Corsica.

Porto Vecchio divisa in due

Incantevole è  il  porto turistico di Porto Vecchio ,  che si popola fino a notte con concerti ed eventi vari . A poca distanza sono raggiungibili  le più superbe spiagge isolane quali quelle di : Santa Giulia, Cala Rossa , Carataggio, e  Pinarello. Porto Vecchio  è frizzante con un centro storico davvero esemplare . Qui  è possibile camminare tra terrazze panoramiche e chiese storiche come quella barocca di Saint-Jean-Baptiste.

Non potrete certo ignorare i lussuosi negozi e negarvi una pausa nei tanti caffè di Piazza della Repubblica. I prezzi non sono affatto bassi! Il tutto sullo sfondo di una cittadella severa ed elegante ( XVI sec.)   fatta dai genovesi. Arrivarci a piedi è faticoso , per cui sono stati messi a disposizione trenini e navette comunali.

Bonifacio

Bonifacio è una delle località corse che mi è piaciuta di più , perché molto elegante e romantica. Si sdraia come una sirena su una scogliera di calcare , che si bagna nelle  acque cristalline delle spiagge limitrofe di Faziò e Tonnara  .

Incastonata   nel cuore della Riserva naturale delle Bocche di Bonifacio, è un santuario che protegge le isole Lavezzi che le stanno di fronte. Ovunque a Bonifacio ci sono lounge bar, negozietti, e  locali di ogni tipo per godersi la movida diurna e notturna .

Bonifacio e le Scalinate del Re di Aragona

Ho perlustrato Bonifacio  a fondo suddividendo la mia girata in questo ordine  :

Sartène

Se si vuole fare un salto nel passato corso si possono  sfogliare i fumetti di Asterix in CorsicaRené Goscinny , Albert Uderzo , 2016) . Uno dei  personaggi è  Ocatarinetabelasciscix,   un prigioniero corso deportato nel continente perché capo della resistenza.

Dalla preistoria   all’Impero Romano la Corsica vanta 8.000 anni di storia testimoniata dalla presenza di  famosi siti archeologici delle civiltà megalitiche ( 3500 ed il 1000 a.C.). Queste ultime cominciarono ad erigere costruzioni legate al culto funerario.

Aleria e Cucuruzzu

Le più esemplari sono i menhir  e i dolmen,  cioè dei blocchi di pietra scolpiti in modo rudimentale rispettivamente  in verticale o raggruppate a cerchio. Quale fosse la ragione del loro essere,  non si sa.  Forse erano solo un modo per rappresentare la fertilità, o un talismano per scacciare i mostri. Oppure avevano la funzione di  calendario o di  osservatori astronomici .

Meritano una visita anche  quelli di  Aleria ,  Cucuruzzu (età del Bronzo) , e quelli di  Filitosa e  Cauria , che ho visto personalmente. Questi ultimi stanno vicino a  Sartène ( 35 minuti e 20 rispettivamente in macchina) nella valle del Rizzanese ,  un borgo del  XVI secolo.

Parco Archeologico di Filitosa

Precisamente a  Sollacaro nella valle del Taravo si incontra  Filitosa , uno dei più imponenti    megaliti  d’ Europa. Scopertonel 1946 dal proprietario del terreno Charles-Antoine Cesari ,  è un insieme di suggestive statue menhir (circa 13) antropomorfe alte 3 metri . Sono sparpagliate in aperta campagna assieme a capanne e altri complessi monumentali che non ancora svelato la loro esatta utilità. Il loro allineamento non è originario, ma è stato ipotizzato da alcuni archeologi.

All’ingresso di  Filitosa vengono forniti dei depliant con molte spiegazioni. Lungo tutto il percorso ci sono delle colonnine che forniscono altri dettagli in molte lingue. La passeggiata è di 800 metri e dura  1 ora e mezza. All’uscita è installato un museo che conserva in delle teche vari suppellettili rinvenuti durante gli scavi.

Sito Megalitico di Cauria

Il Sito Megalitico di Cauria si trova invece a circa 20 minuti da Sartène, percorrendo una strada sterrata. L’accesso è libero, seguendo un percorso ben indicato che permette ai visitatori di ammirare :

  • Dolmen di Fontanaccia: esempio più bello di dolmen in Corsica. Questo monumento funerario collettivo è il più noto e meglio conservato dell’isola: un’enorme lastra posta su 6 pietre verticali;
  • Stantari: 30 statue-menhir posizionate in un campo in maniera perfetta ;
  • Rinaiu:  un altro gruppo di pietre rialzate. Qui è stata valutata una cronologia. Sembra che ci fossero 60 pietre intorno al 4500 a.C. e 180 intorno al primo millennio a.C..

4 Tappa. Corsica in 10 giorni verso ovest

Esclusivo è   il versante occidentale della Corsica  .  L’ ho esplorato  da Ajaccio, dove è nato Napoleone, passando per Cargese, rifugio dei greci,  e con sosta  onirica sui  Calanchi di Piana ! Qui per poco non svenivo .  Non solo per l’eccezionale  visione  dei sassi poliformi, ma anche per la ripidità delle stradine percorse tutte  a chiocciola e senza alcuna protezione !

Incastonato come un gioiello tra il Golfo della Sanguinara e il Capo di Muru questo tratto  della Corsica   vi strabilierà per la trasparenza dei fondali e il proliferare  di paradisi interni : quali le colline di Cinarca e Gravona. Queste ultime si fanno  montuose nella foresta di Vizzanova fino alle Gole di Prunelli e del comune di  Bastelica.

Come se non bastasse se ci capiterete aggiungete alla lista queste meraviglie:

Ajaccio

Ajaccio è la capitale  della Corsica  e ha dato i natali a Napoleone (15 agosto 1769 ), intramontabile stratega per alcuni, tiranno per altri. La casa dove visse la sua infanzia con la sua numerosa e modesta famiglia   è in via Sait Charles , che è ora il museo più affollato dell’isola. Com’è adesso fu per iniziativa di Napoleone III perché ci furono vari smantellamenti.

Non c’è molto delle mobilia dell’epoca dell’infante prodigio,  a parte qualche pannello esplicativo sulla sua esistenza. L’arredamento è piuttosto semplice: una cartina della Corsica (XVIII sec. ), ritratti familiari, un divano , un comò Luigi XVI , una consolle rococò, lampadari italiani , una maschera mortuaria, un albero genealogico, oggetti feticci, ecc.

Ajaccio che stupisce  

Anche ad Ajaccio  sono stati i genovesi che hanno contribuito più di tutti a darle forma. C’è la classica ripartizione in marina portuale, molto accattivante con le sue spiaggette libere e i viali alberati, e la cittadella posta in alto.  Mettete in conto che ad Ajaccio   sarete fagocitati dal caos cittadino.  L’allegria è una costante specialmente quella del mercato  allestito tutte le mattine in piazza  Foch .

Ajaccio, Napoleone e lo zio Fesch

Ecco inoltre cosa vi aspetta:

Cargese

Nel 1774 a Cargese  i francesi   ci sistemarono  definitivamente  n un gruppo di greci di Oitylo (Peloponneso). Erano dei profughi che tentavano di scampare alla morsa dei turchi dal 1776 in Corsica,

Il villaggio crebbe . Si edificò  una chiesa cattolica greca ortodossa, quella di  Santo Spiridione . Anni dopo i corsi ne fecero una latina , la Chiesa di Santa Assunta.  Sicché  attualmente stanno una di fronte l’altra e sono il simbolo di Cargese  .

La torre genovese 

Particolari sono anche la  Cappella di Santo Erasmo e quelle di Sant’Elia e Santa Barbara a Paomia. E se avete ancora un po’ di fiato ecco altro da attenzionare:

L’aria è sottile, e Cargese  è molto raffinata con le sue casette bianche e azzurre  prospicienti il Golfo di Saidone. Essa è  molto  fashion all’estero .  Forse per il richiamo del Club Mediterranee nella Spiaggia di Chiuni, che ammalia a solo 8 km come quelle di Chiuni, di Topini , Capizzolu, Stagnoli, e  Però .

Calanchi di Piana

Solamente le parole di  Guy de Maupassant in Una vita  possono rendere omaggio allo spettacolo dei Calanchi di Piana :

 “Erano picchi, colonne, pinnacoli, figure sorprendenti modellate dal tempo, dal vento rosicchiante e dalla bruma marina. Alte fino a trecento metri, sottili, rotonde, contorte, uncinate, deformate, inaspettate, queste rocce sorprendenti sembravano alberi, piante, bestie, monumenti, monaci in tunica, diavoli cornuti, uccelli sproporzionati, tutto un popolo mostruoso, un serraglio di incubi pietrificato dalla volontà di qualche Dio stravagante”. 

I Calanchi di Piana sono delle bizzarre formazioni rocciose a 400 m sul livello del Mar Mediterraneo formatesi per erosione del vento e dell’acqua. Come nelle nuvole potete dare la forma che volete  a questo cortile di giganti e nani di pietra tinti di rosso, rosa, ruggine e miele. Sempre se non vi prende un attacco di panico come è successo a me salendo in automobile su  la D81 , che è davvero per chi sa tenere le mani al volante!

5 Tappa. Corsica in 10 giorni verso nord

Nella Corsica del nord mi sono spostata tra Aregnu e L’Ile Rousse   toccando  Calvì e Saint Florent . Mi sono insinuata in una microregione particolarissima, quella della Balagna. Questa  fu l’antico granaio della Corsica e oggi si mostra come un magnifico anfiteatro di montagne innevate  sul mare .

La Balagna è una distesa di limoni, uliveti, mandorli, e un continuo susseguirsi di festival di ogni genere che rallegrano la sua comunità . Vive principalmente di agricoltura e turismo e fa da sfondo al punto di partenza del celebre   Grande Randonnée GR 20.

Per spezzare si può fare una capatina anche a :  Lunghignano e il suo vecchio frantoio, Cassano e la sua piazza a punteMontemaggiore per la veduta  mozzafiato sul Golfo di Calvi, il nido d’aquila di Sant’Antonino, e   i centri artigianali  di Pigna e Corbara.

 Aregnu

Aregnu  è stata popolata da sempre, come attestano resti di placche bronzee degli eserciti di Vespasiano. Fu dei  genovesi fino alla metà del XVIII sec. , dopo  divenne proprietà francese. Aregnu  , con le sue frazioni di Torre e Praoli, è collinosa con una pianura che si estende fino al mare. Una piana agricola, che nonostante gli incendi, prospera con i suoi frutti. Oltre agli ulivi sono una gloria le sue arance, marchiate  Aregno citrus sinensis osbeck .

Altro vanto di Aregnu sono i suoi  mandorli che vanno in fiera la prima settimana di agosto . Dal 1997 sono i protagonisti di    un festival   appuntamento  che ha promosso  il settore agricolo e l’artigianato della Balagna.

I templi sacri di Aregnu

Da attenzionare ad Aregnu  oltre le sue fantastiche spiagge sono:

Ille Rousse

L’Ile Rousse  è come la vedete oggi dal 1758, quando P.  Paoli la fortificò per arenare l’invadenza dei genovesi.  Un luogo  singolare della Corsica.  Tanto glamour , da attrarre VIP che ci hanno stabilito le loro fastose residenze estive.  Quanto romantico da sedurre bohemien e sognatori d’ogni dove.

L’Ile Rousse  è un dedalo di meraviglie dalla Torre dello Scalo (del XVI sec.) alla chiesa al  monumento ai caduti  di Antoniucci Voltigero. Dall’Hotel Liberata, albergo per straricchi, fino all’ affollatissima Piazza Paoli, salotto urbano e zona in cui si pratica lo sport preferito dai cittadini , ovvero le bocce.

La città vecchia

Per i comuni mortali sempre nei pressi della old city si allestisce un mercato coperto sotto il tetto di un tempio greco. In sostanza L’Ile Rousse  è  un agglomerato raffinato di architetture sofisticate , casine di pescatori, e isolotti di porfido rosso . Il suo centro cittadino è impreziosito da piazze contenute e un pittoresco lungomare Marinella da godere nei suoi tanti ridenti cafè. Una foto da fare assolutamente è quella con la padrona di questo eden, una Sirena di bronzo realizzata nel 2016 da Gabriel Diana.

Tra questi accumuli di rocce rossastre si distingue l’Isola di Pietra con il suo faro  e  le sue estensioni di  Roccio, Roccetto e Piano. Battezza l’atollo corso e si può perlustrare arrivandoci in soli 15 minuti dal centro,  che  la battezzano e la  colorano di un arancione che si infiamma al tramonto . Le spiagge più paradisiache di Ile Rousse sono : Plage de Caruchetu, Plage de Bodri, Plage de Lozari, Davia , Algajola, Marina di Sant’Ambrogio, Arinella e Sainte-Restitude.

Corsica in 10 giorni : il cibo

La cucina della Corsica è il risultato delle varie dominazioni isolane , per cui prevale l’influenza francese e italiana. Tuttavia ha sviluppato un suo carattere distinto indirizzandosi soprattutto sulle gemme del suo entroterra montuoso.

I verdi pascoli offrono l’ambiente ottimale  per l’allevamento di  capre e pecore, il cui latte   genera squisiti formaggi  , di cui  i  più noti sono:

Charcuterie: salumi e zuppe corse

I pendii boscosi della Corsica brulicano di maiali e cinghiali selvaggi.  Ne vengono fuori delle prelibatezze esemplari, molte delle quali a marchio AOC, cioè Appellation d’origine contrôlée (Denominazione di Origine Controllata) . Tra le più note:

      • Figatellu : è una salsiccia di fegato di maiale affumicata ed essiccata, spesso grigliata o utilizzata nella zuppa di lenticchie;
      • Coppa o capicollu  AOC* : è ottenuto dal muscolo cervicale del maiale disossato e sottoposto a 6 mesi di stagionatura ;
      • Lonzu AOC: è un  filetto di maiale salato, affumicato e pepato, risulta leggermente untuoso e consistente;
      • Prisuttu AOC: è il prosciutto corso  d’eccellenza , che viene  stagionato minimo 12 mesi ricavato dal maiale razza Questi ultimi sono suini di taglia piccola che girellano liberi ad alta quota nutrendosi di radici ed erbe.

Queste carni pregiate sono pensate   per intingoli e stufati gustosissimi, tra cui si distinguono:

      • Zuppa corsa: è un minestrone di verdure in brodo di osso di prosciutto;
      • Civet de sanglier : è uno spezzatino denso di cinghiale, verdure, castagne, vino rosso e finocchietto;
      • Veau aux olives: è uno stufato  di vitello a cottura lenta, olive pomodori, erbe aromatiche e vino bianco o rosato ;
      • Agneau Corse: è l’ agnello arrosto con aglio e rosmarino.

Pesce

Allora cos’altro potrebbe esserci nel menu dei ristoranti della Corsica? Per quanto riguarda il pesce di mare, troverete tantissime:  triglie fresche, orate, acciughe, sarde e scampi. Dai fiumi dell’isola e dalle lagune della costa orientale provengono rispettivamente : abbondanti trote e anguille. La costa orientale è anche un’ importante produttrice di ostriche. Il piatto più strabiliante è :

Dolci in Corsica

Per chiudere un pasto ci sono i dolci corsi , ottimi anche  per   una bevanda bollente durante l’inverno . Stupiscono per varietà ,  consistenza e bontà . Una menzione speciale va fatta per le castagne, piantate nell’isola durante il dominio genovese (dal 1284 alla metà del XVIII sec.) come alternativa alle colture di cereali, di difficile coltivazione. La farina risultante viene utilizzata in molte  ricette corse,  come quella  per le fritelle . A questa cornucopia zuccherosa si aggiungono altre ghiottonerie:

  • Pisticcini: sono delle gallette cotte alla piastra dentro una foglia di castagno;
  • Pastizzu: è un dolce domenicale con  pane raffermo, latteuovazucchero a velozucchero vanigliato e burro;
  • Falculelle: sono delle brioche tipiche di Corte. Si preparano mescolando brocciu, tuorlo d’uovo, farina, zucchero e buccia d’arancia. Questa miscela viene poi cotta al forno su foglie di castagno;
  • Fiadone:  è il tradizionale  dolce leggero  al brocciu;
  • Cacavellu:  è a forma di ciambella ed è  fatto di pasta lievitata ;
  • Canistrelli: sono dei biscotti fatti  di vino bianco, anice, mandorle o nocciole.

Corsica in 10 giorni:  vino

La storia del vino corso è millenaria (VI secolo aC ) .  Greci, romani, pisani e genovesi  vi introdussero il vitigno autoctono principale che è il Nielluccio . Questo è  una variante del Sangiovese toscano.  Sotto i francesi ci fu un segno di ripresa per la viticultura corsa grazi all’agevolazione napoleonica dell’esenzione delle tasse sul commercio del vino corso. Tuttavia la filiera della produzione vinicola corsa ebbe un drastico declino con l’arrivo della fillossera nell’800 e con le Due Guerre Mondiali.

Gli anni ’60 segnarono una svolta . Il governo parigino introdusse  18000 algerini  ( detti pies noir ) a cui si concessero parecchi poderi a est della Corsica  per farli fruttare. Ma gli immigrati puntarono sulla quantità produttiva di vino, causando l’ira dei corsi. Questi si riunirono addirittura in un movimento politico detto  il  riacquistu che puntava sulla qualità di resa e sulla  valorizzazione delle uve autoctone.

Nel ventennio  successivo il vino corso fu  ricercatissimo perché sinonimo di eccellenza grazie a una vera e propria rinascita enologica . Ciò accadde per merito di grossi investimenti nel settore, per lo sforzo di imprenditori locali e l’introduzione di disciplinari (AOC, DOC e IGP) e nuove tecnologie.

Corsica, la carta dei vini!

I vigneti della Corsica (375.000 ettolitri all’ anno) coprono tutta la costa e il 45% viene venduto nel continente. Si sta parlando di circa 6.000 ettari quasi tutte coltivati biologicamente con le tre principali uve native:

I filari di questi grappoli corsi sono segmentati in generale in questi 2 blocchi:

Il terroir della Corsica

Ls viticultura corsa affonda le sue radici nei pendii   a est e nella Valle del Golo , a ridosso di alture che sfiorano i 1200 metri. Il terroir corso spiega la straordinarietà dei suoi vini:

      • Esposizione solare perfetta ( si ricorre ai terrazzamenti per aumentare le entrate di luce);
      • Inverni miti ed estati calde;
      • Diversi microclimi: mediterraneo (apporta calore) , montuoso (dona umidità buona   per la  vite specie in primavera) e marino (venti che rinfrescano);
      • Diversità di suoli: un misto di scisto, granito, gesso, argilla, sedimenti alluvionali :
Quali vini corsi assaggiare?

I vini corsi hanno carattere (per la mineralità del terreno)  e hanno un finale lungo in bocca.  I vini rossi hanno una buona struttura e un colore molto profondo. Sono morbidi, facili da bere e talvolta speziati. I vini bianchi sono molto aromatici, e fini, molto spesso sprigionano  note floreali o fruttate (agrumi) uniche. I rosati sono vivaci e colorati, fruttati e freschi, mentre i vini dolci sono setosi ed eleganti.  In basso vi propongo una selezione di etichette da degustare:

Bianchi:

Rossi:

Rosati:

Cosa bere in Corsica: birre, vini e liquori

La Corsica ha tante altre valide proposte in fatto di alcolici oltre il pastis e il liquore al mirto :

      • Cap Corse Mattei : si fa a Bastia (Louis Napoleon Mattei ed è il classico aperitivo dell’isola che è tra l’amaro e il dolce e rievoca i sapori della macchia mediterranea. La ricetta è segreta ma si possono avvertire le essenze di arance e china;
      • Birre PietraColombao Serena: La prima è  ambrata e ha un sapore deciso e aromatico. La seconda è una birra bianca prodotta con malto d’orzo e frumento, mentre la terza è una birra di puro malto al 100%.

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Corsica in 10 giorni : conclusioni

Concludendo sulla Corsica ve la  consiglio vivamente per  vostre prossime ferie. Si presta a soddisfare le esigenze di tutti i viaggiatori , compresi i lupi solitari in cerca di pace  solitudine . Sta a voi decidere il modo di vivervela e quando metterci piede, perché è una sorpresa in tutte le stagioni.

Personalmente quello che la Corsica mi ha lasciato addosso è la voglia di esplorarla nuovamente in lungo e in largo. A pochi passi dallo stivale ci si catapulta direttamente ai  Caraibi . Direttamente in mezze lune di sabbia fine e dorata accarezzate dalle onde gentili in cui sguazzano pesci di ogni razza.. Vi auguro un piacevole soggiorno!

 

 

Info utili

 

Guide sulla Corsica

Ufficio del Turismo in Corsica

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