Nizza in 3 giorni-We Love Italyeu

Nizza in 3 giorni-We Love Italyeu

“Una bella cortigiana, adagiata languidamente sulle rive di un azzurro specchio d’acqua, all’ombra dei suoi aranci in fiore, con i lunghi capelli abbandonati alla brezza marina, mentre le onde le bagnano i piedi nudi, perché Nizza è la città del dolce far niente e dei piaceri facili”

A. Dumas 

Nizza in 3 giorni

Senza dubbio Nizza in 3 giorni è la manifestazione di  Dio in terra : questa è stata  per me la sua   Baie des Anges ,  ovvero “La baia degli angeli”. Si tratta di una caletta quasi irreale, capace  di togliere il respiro dove  le onde accarezzano quella lingua di terra che da Cap de Nice si allunga  fino al porto vecchio. È stata la sua visione  che mi  ha fatto  capire una cosa: Nizza in 3 giorni è un’esperienza che ti resta addosso a lungo! Non siamo solo di fronte al glamour sfavillante della  Costa Azzurra , dove Nizza brilla  come una perla.  Qui protagonista è la natura, quella dolce e al contempo prorompente del  sud della Francia .  I  120 km di costa più leggendari d’ Europa: quelli che  da Cannes a Mentone  arrivano fino  al confine  con l’Italia .

Un fine settimana sono partita in auto da Pisa e mi sono avventurata alla scoperta di  Nizza in 3 giorni , un tempo sufficiente per farsi un’idea del fascino  di questa destinazione. Posso confermare che conquista poco a poco, senza bisogno di effetti speciali. Inoltre,  è vicinissima al nostro stivale ed è raggiungibile con ogni mezzo di trasporto, aereo compreso,  grazie alla presenza di un aeroporto internazionale. Questo garantisce collegamenti con tutto il globo e rafforza  la sua anima cosmopolita!

Perché visitare Nizza in 3 giorni? Beh, la lista sarebbe davvero lunga! Tuttavia quello che mi ha spinto maggiormente è la voglia di sole e di acque turchesi. Non da ultimo il desiderio di  capire perché tantissimi  artisti di fama mondiale se ne siano letteralmente innamorati,  al punto di viverci!

Nizza in 3 giorni: un’oasi a  due passi!

Un soggiorno a Nizza in 3 giorni è la garanzia di fare una vacanza che unisce cultura, svago, ed il piacere della tavola.  Perché ha molto da offrire a ogni tipo di viaggiatore . Non è sicuramente una meta economica ma prenotando con anticipo si possono riservare ottimi alloggi in centro . Il costo delle attrattive turistiche è moderato così come mangiare . Dallo street food alla cuisine stellata Nizza in 3 giorni sorprende ogni palato, dal più semplice al più raffinato.

Perciò questo post  con i miei consigli di viaggio è scritto  per chi desidera  ritagliarsi un angolo di paradiso  chiamato Nizza! C’è molto da vedere e fare perché possiede un enorme patrimonio storico, culturale, artistico, paesaggistico ed enogastronomico. Allora seguitemi nella patria di Garibaldi (1807 – 1882) , eroe del Risorgimento , nato qui nel 1807, simbolo dell’unificazione italiana. 

Pur non essendo enorme, Nizza in 3 giorni sorprende per la sua anima multiculturale e per quell’atmosfera elegante ma rilassata che si respira ovunque. Non a caso, secondo amici francesi, qui si vive meglio  che  a Parigi. Perché i  ritmi sono  più lenti, l’ aria è più pulita e l’azzurro del Mediterraneo ti accompagna per tutta l’esistenza.

Buona lettura!

Nizza in 3 giorni: dal mito greco a oggi

Ovviamente Nizza non si limita a svelarsi con garbo : sa  anche   travolgere  con la sua storia stratificata . Dove epoche diverse convivono in un equilibrio sorprendente e armonioso. E tutto comincia dal suo nome originario, un autentico  grido di trionfo: Nikaia. Furono i Greci nel 350 a.C. a battezzarla così . La fondarono in onore alla dea della Vittoria, che li aveva aiutati  a cacciare i  popoli liguri.

Ma la Nizza che calpestiamo oggi nasconde un cuore sdoppiato: se si scende nelle cripte o si sale sulla collina di Cimiez, appare  Cemenelum (I sec. d. C.) . Questa era il ricco  insediamento romano dove tra anfiteatri e terme si decidevano le sorti delle Alpi Marittime.

Il crollo di Roma trascinò Nizza nel fango delle invasioni, costringendo i sopravvissuti a rannicchiarsi ai piedi della rocca. Nacque così la Vieux Nice. Questa è la old city , una fortezza urbana progettata per intrappolare i pirati saraceni. Esattamente  è un intrico medievale di vicoli stretti e case color ocra, oggi amatissimo dai visitatori.

I Savoia e una popolana

La vera svolta, quella che ha dato a Nizza il suo tocco  aristocratico, risale al 1388 . Stanca delle lotte di successione in Provenza si legò ai Savoia con la Dedizione di Nizza . Per cinque secoli è stata il respiro marittimo di Torino. Ne assorbì  l’impronta urbanistica e barocca:  da Place Masséna alle  arcate di Place Garibaldi .   E ancora dai  suoi rigorosi  prospetti  barocchi al Porto Lympia, opera ingegneristica davvero titanica del  1750.

Se vi fermate davanti ai bassorilievi della Chiesa di Saint Martin Saint Augustin, cercherete invano l’effigie di un re. Troverete invece quella di un’ umile lavandaia: Catherine Ségurane. Nel 1543 questa umile donna si arrampicò sulle mura per dare l’allarme dell’attacco di turchi e francesi . Abbatté un alfiere con il suo bastone. Ma fu il gesto successivo a renderla immortale! In un atto di estremo disprezzo, si sollevò  le vesti e mostrò  il fondoschiena agli assedianti!

Quell’atto così beffardo non fu solo un’offesa, ma un urlo di resistenza che ridicolizzò il nemico e restituì coraggio alla città. Catherine resterà il simbolo della Nissartitude: quella fierezza popolare che non si piega ai potenti e risponde alle bombe con una risata dissacrante.

Garibaldi e la cessione della Francia

 Nel 1860, con il Trattato di Torino, Nizza fu ceduta alla Francia di Napoleone III come ricompensa per l’aiuto militare nell’Unità d’Italia. Fu un baratto che ferì profondamente Garibaldi. L’Eroe dei Due Mondi si ritrovò straniero in patria. Mentre molti nizzardi fuggivano verso l’Italia, la città iniziava la sua metamorfosi in capitale mondiale della joie de vivre. Accoglieva l’aristocrazia europea e russa lungo la nuova Promenade des Anglais che ci veniva per svernare nel lusso più sfrenato  e darsi alla pazza gioia

Dal 1900 a oggi

Il Novecento portò cicatrici profonde. Se la Grande Guerra trasformò Nizza  in un ospedale, la Seconda Guerra Mondiale la vide contesa. Prima fu  occupata dagli italiani (1942) e poi dai tedeschi (1943), che minarono le sue spiagge. I  nizzardi non aspettarono salvatori .  Il 28 agosto 1944  insorsero  liberando le proprie strade con una rivolta popolare eroica.

Nel dopoguerra, Nizza esplose  come metà turistica di alto livello attirando tante personalità del jet-set internazionale  .  Stregò anche  intellettuali  e artisti di ogni dove . Inoltre  si modernizzò  e  nel  2021 fu  riconosciuta Patrimonio dell’Umanità UNESCO.

Nizza in 3 giorni: un tesoro da scoprire!

Si capisce bene che Nizza ha avuto un passato tragliato che l’ha sì segnata ma anche plasmata in un capolavoro architettonico, che è davvero  unico nel suo genere. Quello che la rende intrigante è la  ambivalenza: è italiana ma anche francese, marittima e pure alpina! Di conseguenza tutte le principali attrattive sono permeate da un eclettismo particolare e irritrovabile altrove.

Si passa dal calore delle abitazioni colorate alla ligure e il rigore del barocco sabaudo . O al grandeur e al Neoclassicismo della Belle Époque: il bianco abbagliante e le  cupole fiabesche di hotel iconici come il Negrescoe il Palais de la Méditerranée.

Itinerario di due giorni a Nizza

Un weekend è più che sufficiente per rendersi conto della grandiosità di Nizza  e del suo charme. Immaginate la sua pianta urbana come un ventaglio , che si inarca  dal mare verso le colline.  Nizza  è estremamente compatta,  ovvero  le distanze tra i principali poli turistici  sono brevi e piacevoli,  perfetta da girare  a piedi.

Anche se per i pernottamenti (https://www.booking.com/ ) ci sono soluzioni per tutte le tasche, ho preferito soggiornare in pieno centro storico, meglio noto come   Vieux Nice , cioè la vecchia Nizza. Questa  è la sua parte più caratteristica .  Non è la soluzione  più economica,  ma i vantaggi sono tanti :

  • Anzitutto il contesto generale è magico e la  comodità è massima;
  • Si ha tutto a portata di mano ;
  • Si può tornare in camera per un rapido relax ;
  • La movida notturna è lì a due passi!

Oltre la old city , ci sono altri punti imperdibili che  ho contemplato in un fine settimana:  dal litorale sabbioso di Nizza e la  sua roccaforte antica fino ai suoi due splendidi musei dedicati ai maestri della pittura   Marc Chagall e Henri Matisse .

 

Prima giornata . Nizza in 3 giorni: Vieux Nice

Senz’altro Vieux Nice non è stato un semplice  segno  da spuntare su una mappa, ma  un incontro con lo spirito più autentico di Nizza. Tra i viottoli acciottolati della città vecchia ho trascorso  ore a vagabondare. Era come essere al teatro, in prima fila mentre assistevo allo spettacolo della vita ordinaria che scorreva davanti ai miei occhi. Ristoratori e camerieri sistemavano i bouquet di fiori sui tavoli per accogliere gli stranieri in visita. Dalle boulangerie, i panifici francesi, si sprigionavano profumi di ogni genere: dai croissant  fino alle classiche baguette da farcire.

Che dire, la mia passeggiata per Vieux Nice è rimasta sospesa tra rigore francese,  istinto mediterraneo e quotidianità . Ho spaziato  dalle sue  piazze monumentali intrise di storia ai suoi  carruggi ombrosi a tratti  silenziosi e  carichi di mistero . Ho indossato scarpe comode e mi sono fatta incantare da alcune  chicche che vi propongo di seguito .

Place Masséna

Certamente Place Masséna  è simbolo e grande crocevia di Nizza. Il suo artefice fu l’architetto Joseph Vernier . Nella seconda metà del XIX secolo la disegnò a tavolino come agorà destinata al ritrovo dei cittadini. Risente di una  marcata impronta della Torino di fine Ottocento.  Molte delle palazzine circostanti sono laccate di rosso pompeiano che contrastano con il verde delle persiane. La pavimentazione a scacchi bianchi e neri  ,   introdotta con la pedonalizzazione,  accentua visivamente il senso di  movimento e dialoga con la geometria rigorosa dei volumi urbani.

In mezzo si staglia Fontaine du Soleil  (1956, A.  Janniot) contraddistinta dalla statua di Apollo circondata da figure mitologiche (queste rappresentano i pianeti). Intorno, quasi naturalmente, convergono Avenue Jean Médecin e i viali storici. Di sera , le sette installazioni luminose antropomorfe di Jaume Plensa, ispirate ai continenti,  la illuminano  gradatamente.  E già che siete qui, fatevi tentare da una capatina al mitico store francese della Galeries La Fayette!

Cours Saleya Nizza

Cours Saleya

Poco più a est, il Cours Saleya si svela in tutta la sua vivacità  come centro pulsante  per  la mondanità di Nizza. Mantiene intatto il suo candore architettonico con l’aggiunta frizzante dell’allegro  mercato rionale. Noti sono i suoi fiori e  i sapori della gastronomia da asporto come i frutti di mare e le  torte di ceci.

Di fianco sorgono alcuni gioielli quali : la Chapelle de la Miséricorde (XIX sec., B. A. Vittone) perla del barocco nizzardo. Questa è soprannominata Chiesa del Pellicano per il simbolico pennuto sulla facciata. Molto suggestivo è anche ilMusée de la Photographie Charles Nègre. Quest’ultimo è intitolato all’omonimo fotografo  che nell’ Ottocento fu pioniere della fotografia in Francia e la rese una forma d’ arte indiscussa . Stanca , poi,  mi sono sdraiata sulla gettonatissima e adiacente spiaggia della Plage de la Ponchette:  era tutto una visione paradisiaca!

Cattedrale Santa Reparata Nizza wine travel blog WeLoveItalyeu

Cattedrale di Santa Reparata

Non dimenticherò mai  quel brunch fatto a  Place Rossetti, una delle prospettive più pittoresche   di Nizza. Mi ero adagiata  a  un tavolino di un bistrot per fare colazione: era buonissima. Nel mio piatto c’erano dei pancake al miele e due uova al tegamino accompagnati tanto da un caffè nero bollente e una spremuta di arancia.

Stavo osservando  la gente che entrava  per la messa nel duomo della città: la Cattedrale di Santa Reparata.  Essa fu fatta  nel 1650 sotto la direzione dell’architetto Jean-André Guibert ( sotto dei resti di una chiesa medievale; fu completata alla fine del XVII secolo).  Lo stile spiccatamente barocco si rivela nelle colonne corinzie, negli stucchi sontuosi, nelle proporzioni armoniose che catturano lo sguardo e lo guidano verso l’alto.

Internamente è meravigliosa:  le  cappelle laterali sono  di marmi policromi, ci sono degli affreschi e un maestoso soffitto a cassettoni . Il tutto è un’ emblema  della  devozione e della raffinatezza artistica dell’epoca.

A poca distanza valorizzano l’arte locale:

  1. Palazzo Lascaris: sfarzosa dimora della potente famiglia Lascaris‑Vintimille del XVII secolo ;  custodisce gelosamente mobili preziosi  , arazzi e strumenti musicali.

Seconda giornata. Nizza in 3 giorni:  dalla costa cittadina  alla Torre Bellanda

Senz’altro Nizza sembra sottrarsi alle logiche del turismo globale con una formula tutta sua. È una città capace di accogliere chiunque, senza mai rinunciare a una qualità che protegge la sua eccellenza. Un mix  ben bilnaciato e raro, che la mette al riparo dall’impatto della massa e lascia intatto, quasi custodito, il suo core aristocratico. Che si tratti di un teatro o un semplice balcone,  il profilo d’ elite di Nizza  è percepibile in ogni metro cubo urbano . Si manifesta  quasi glorioso  nei principali snodi cittadini.

A tal  proposito emblematica  è la  Promenade des Anglais , lo splendido  lungomare  di 7 km che nel pomeriggio ho percorso a metà. Ero distratta dalle spiagge dorate , dalle ville imponenti e dai lampioni slanciati. L’ architettura raffinata di fin de siècle di questo litorale racchiude memorie di  sfarzo e prestigio. L’epoca dorata in questione è quella dell’Ottocento che ancora scorre in tutta Nizza . Fu allora che  il piccolo borgo di pescatori venne  rimodellato in un buen retiro di classe per l’alta aristocrazia inglese. I nobili ci soggiornavano  per lunghi periodi. E proprio per questo furono eretti alberghi a cinque stelle oggi  disseminati ovunque.

Attualmente la Promenade des Anglais è un vero salotto cittadino,  impreziosito dalle famose Chaises Bleues: circa 800 poltroncine in ferro realizzate  nel 1950  dall’artigiano   Charles Tordo . Queste sedute sono ormai l’emblema  di Nizza, persino  protetto da copyright!   Anch’ io mi  sono sdraiata su una di esse: erano sorprendentemente comode. Intanto  ammiravo  la magnificenza delle spiagge limitrofe tra cui: Blue Beach, Plage du Centenaire  e   Neptune Beach. 

Castello e Port Lympia

A  un certo punto sono giunta alla fine della  Promenade , nel tratto denominato  Quai des États-Unis. È la naturale prosecuzione della curva costiera : meno ampia  ma ugualmente scenografica . Fatto nel XX secolo , esso rende  omaggio  ai rapporti diplomatici con gli USA. Il mio  stupore per la bellezza discreta e disarmante di Nizza è rimasto  costante per tutto il cammino verso est.

Lungo questa traiettoria mi sono imbattuta nello  stupefacente Castello  fino a toccare  Porto Lympia.  Questo porticciolo  , scavato nel 1745,  è una delle più alte espressioni dell’ingegneria sabauda.  Le banchine raccontano le peripezie di mercanti, marinai e viaggiatori, e di rotte lontane. A rallegrare questa insenatura cementata ci sono  le pointus, le singolari barchette a punta nizzarde.

Quai des États-Unis Nizza

I  tesori del Quai des États-Unis

Avanzavo  con passo rallentato , come se  Nizza stessa  chiedesse di essere attraversata senza fretta.  Il mare mutava tonalità a ogni istante, mentre l’aria si faceva  salmastra e sottile. Le architetture si lasciavano attraversare da ombre morbide che danzavano sulle pareti delle vecchie casette. Tra rampe silenziose, terrazze sospese e aperture improvvise sull’orizzonte, Nizza  si rivelava per gradi. Senza esibizionismo.

Mi sono imbattuta in  piccoli tesori architettonici e scorci sorprendenti di cui vi do un assaggio in basso:

  1. Statua della Libertà

Una  riproduzione in miniatura (3 m.) della Statua della Libertà di New York. Installata nel 2014 e  progettata  da  Auguste Bartholdi . La scultura celebra l’alleanza tra la città e gli USA, pur passando quasi inosservata rispetto alla gigantesca sorella americana;

  1. Opéra de Nice

Fatta nel 1885 da  F. Aune , si prenseta  solenne e baroccheggiante .   Custodisce  la memoria di Niccolò Paganini. Il celebre musicista italiano, detto anche  il  violinista del diavolo ,  visse prima di morire nel 1840. Si tramanda che in  notti silenziose, si possa ancora udire il graffio del suo archetto tra le quinte;

  1. Rue Droite

Questa è una via che  conduce  nel quartiere ebraico , ed è colma di atelier e botteghe artigiane . Qui l’odore dell’olio di lino si mescola a quello del cibo di strada nizzardo;

  1. Torre Bellanda

Salendo  verso la  collina del Castello  , la mole cilindrica dellaTorre Bellanda  sbalordisce all’improvviso!  Costruita nel XVIII secolo con funziona difensiva e poi residenziale ,  ospitò   il compositore Hector Berlioz. Si narra che qui scrisse l’Ouverture di Re Lear .  Poco distante si scorge una cascata artificiale che  serviva originariamente a regolare le acque della città . Attualmente è  un frequentatissimo belvedere.

Collina-Cimiez Musei Matisse e Chagall Nizza wine travel blog WeLoveItalyeu

La collina di Cimiez

Infilato  un paio di scarpe comode , mi sono sentita subito sollevata perché il tempo fuori era mite e soleggiato. Mi sono lasciata alle  spalle il traffico cittadino  , diretta a nord verso  il nucleo primitivo di Nizzala collina di Cimiez .  Qui ci si stabilirono per primi i Romani . I resti della loro civiltà  sono custoditi in  un sito archeologico . Esso include un museo e i resti di un anfiteatro e le  terme (II-III secolo d.C.) .

Dopo secoli di quiete monastica attorno al convento francescano, nel XIX secolo la collina di Cimiez si tramutò  nel  ritiro prediletto di nobili europei . Per la regina Vittoria , ad esempio, venne eretto l’Hotel Excelsior  , che accoglieva solamente pochi eletti. Successivamente quest’area divenne residenziale.

Si tratta di un’altura che domina Nizza e la distesa marina.  Un luogo  dove  tra viali ombreggiati da palme, si incontrano ville storiche ,  giardini rigogliosi e antichi uliveti. Un paradiso terrestre che ammaliò  anche Matisse e Chagall  . I due illustri pittori  la elessero a loro atelier traducendo la sua luce in colori immortali!  Lontano dal caos di Parigi e  dai tumulti della guerra ,  i due geni si isolarono in questo  ambiente stimolante e sereno. Del loro legame con  la collina di Cimiez restano al presente  due meravigliosi musei a  loro dedicati . Entrambi sono immersi in questo scenario da favola.

Museo Marc Chagall

Il  Museo Nazionale Marc Chagall a Nizza (info orari  prezzi) non è un semplice  contenitore d’arte, ma è un vero e proprio  tempio spirituale . Qui  le lancette dell’orologio si fermano  e  la narrazione biblica si spoglia di ogni severità per farsi danza , sogno e slancio . In questo museo Marc Chagall ci ha restituito il travaglio del suo  esilio attraverso  una  produzione artistica segnata dalla gioia cromatica più pura.

Nato in Bielorussia nel 1887   in una famiglia ebraica chassidica , Chagall non ruppe mai il rapporto  con il suo villaggio natale,  Vitebsk. Dopo essere fuggito dalla rivoluzione russa e dalle persecuzioni naziste, decise di stabilirsi a Nizza , attratto dal sole  e dalla quiete. Ritiratosi nella vicina Saint-Paul-de-Vence , donò allo Stato Francese il suo ciclo pittorico più importante. In cambio chiese la realizzazione di questo  museo appunto,  in riconoscimento dei suoi meriti . Nel 1973 i lavori furono commissionati all’ architetto  André Hermant  , che  mantenne un design lineare e sobrio. Impreziosito da un  patio esterno  adorno di alberi fu   inaugurato nel 1973.

L’impianto museale e le sezioni tematiche

Il museo si percorre  agevolmente  in 90 minuti e si articola in sale ampie e luminose organizzate per nuclei tematici:

Museo Matisse a Nizza

Che ci fosse una connessione indissolubile  tra Henri Matisse (1869–1954) e Nizza l’ho imparato appena ho varcato la soglia del Museo Matisse. Ospitato nella Villa des Arènes (XVII sec.) e  circondata  dal verde , il polo espositivo racconta l’evoluzione dello stile dell’artista, profondamente influenzato dai paesaggi mediterranei. Vi sono esposti  : 31 dipinti, 454 disegni e incisioni, 38 gouache (collage)  ,  57 sculture e alcuni oggetti personali del maestro. Inaugurato nel 1963 non è solo una  galleria d’arte, ma è il laboratorio  creativo di un uomo che ha rivoluzionato l’arte moderna. Anche quando le sue mani non riuscirono più a impugnare un pennello!

Nel 1927 Matisse si trasferì a Nizza  per curare una bronchite e vi rimase per quasi quarant’anni.  Prima abitò  al Cours Saleya e poi nello spettacolare Hotel Regina (situato accanto al museo ) . Lottò  costantemente per liberare il colore dalla schiavitù della forma; capofila dei Fauves (le “belve“), fece del rosso,  del blu e del giallo veicoli di emozioni pure. Il suo intento artistico era trasmettere la felicità mediterranea. Così facendo entrò  in una sorta di competizione creativa con Picasso. Con questi mantenne  anche un rapporto di amicizia e reciproca stima.

Dentro il Museo Matisse a Nizza

La visita al Museo Matisse richiede circa 2 ore per assaporarla appieno. Si  procede attraverso le  varie esposizioni , dai primi passi accademici di  Matisse fino alle sue ultime creazioni. Al suo interno spiccano:

La parentesi al Museo Matisse non è stata un semplice tributo alla cultura, bensì una rivelazione quasi mistica: un monito alla resilienza e una profonda lezione esistenziale. Il suo messaggio? Mai arrendersi!

Nizza nel piatto: tra terra e mare

Come è facile immaginare il DNA meticcio di Nizza si riscopre nella sua gastronomia. Questa è prevalentemente semplice e connotata  da  influenze francesi  , italiane .  Gusti oltreconfine che si intrecciano ai sapori della Provenza. Mi è principalmente piaciuto lo street food nizzardo .   Il re è  il pan bagnat,  un panino con  salade niçoise . Questa è un’insalata composta da verdure crude, uova sode, acciughe e/o tonno, olio d’oliva, sale e pepe.  La cuisine nizzarda si è chiaramente modernizzata e adesso brilla anche nelle ricette esclusive dei ristoranti stellati della Promenade.

Assaggiare i piatti di  Nizza significa viaggiare  tra contrasti meravigliosi negli svariati ristorantini. Tra le specialità di terra:

  •  Socca: una farinata di ceci croccante fuori e  morbida  dentro;
  •  Petits farcis : verdure ripiene;
  •  Daube niçoise: stufato di manzo brasato nel vino rosso e porcini;
  •  Pissaladière:  una focaccia densa dove le cipolle stufate incontrano la sapidità delle acciughe;

I sapori di mare sono stati il mio love at first sight :  i plateau di ostriche (come le pregiate gillardeau) sono stati  un rito giornaliero! Per non parlare  della bouillabaisse bouillabaisse: una zuppa di pesce succulenta aromatizzata  allo zafferano.  Ultima tentazione culinaria è stata la tourte aux blettes: una torta di bietole con pinoli e uvetta che  mi ha quasi commossa per la sua bontà!

Ho anche  degustato calici di  vini nizzardi della AOC Bellet . Tra i bianchi :  il  Rolle (Vermentino) e il Clairette, che sono minerali e agrumati. Sui rossi hanno primeggiato  il Braquet e Folle Noire : leggeri e versatili.

Per chiudere i pasti e digerire alla grande non mi sono fatta servire:  il  pastis(infuso di erbe) artigianale e  il Limoncello di Mentone.

Nizza in 3 giorni wine travel blog WeLoveItalyeu

Conclusioni. Nizza in 3 giorni

Per me  Nizza è stata davvero una piacevole sorpresa , capace di  superare le mie aspettative.   Ti entra dentro  piano piano , con grazia e ti fa venire voglia di ritornarci. Prima l’ immaginavo irraggiungibile , eterea , costruita  solo per soddisfare i capricci dei VIP  . In effetti lo è , ma non si limita a essere  la vetrina  patinata della Costa Azzurra.

In sostanza Nizza è pure a misura d’uomo, e sfoggia un lato selvaggio e ordinario che è  percepibile ovunque. Lo si avverte nel chiasso composto dei commercianti,  o nei  tramonti lenti  che si sciolgono  sulle terrazze panoramiche. O ancora nell’odore del pane fresco appena sfornato e nella lentezza dei pescatori che riordinano le nasse. È proprio in questi attimi che la sua essenza più autentica prende forma: in un’armonia accessibile, che non esclude ma accoglie. Per capire queste sensazioni bisogna solo mettere Nizza  in cima alla lista delle vostre prossime vacanze.

Bon voyage!

 

Albergo Locanda sul Mare, Ischia Porto

Albergo Locanda sul Mare, Ischia Porto

“Ama il tuo sogno se pur ti tormenta”

Gabriele D’Annunzio

Albergo Locanda sul Mare, Ischia Porto

Innanzitutto, ci sono luoghi che si scelgono per comodità e altri che, quasi senza accorgersene, finiscono per integrarsi  nel viaggio. Per me l’ Abergo Locanda sul Mare  in via Iasolino, 80 a Ischia Porto , appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Ci ho soggiornato per la prima volta la scorsa estate in  occasione di  un wine report per Pietra di Tommasone, una delle cantine  più rappresentative del patrimonio vitivinicolo ischitano.

Proprio quel primo articolo era incentrato sul contributo  dell’azienda a Mosaico per Procida 2022: il bianco iconico ottenuto da 26 vitigni campani ideato per celebrare Procida capitale della Cultura 2022. Un progetto firmato dall’enologo  Roberto Cipresso  e raccontato dal giornalista  Gaetano Cataldo  , che è nato per richiamare l’attenzione sulla tradizione vinicola procidana, oggi purtroppo quasi scomparsa.

Quando i grappoli d’uva ti catapultano laddove crescono! 

A conti fatti, se il vino era stato il motivo della partenza, Ischia  si è trasformata  nel motivo del ritorno. Perché quest’isola non si limita a  essere un’oasi per le vacanze. Ti entra dentro lentamente, tra il profumo del mare, i vigneti affacciati sulle scogliere, i borghi sospesi nel tempo e quell’energia vulcanica che ne plasma il paesaggio e il carattere. Del resto è difficile restare indifferenti al fascino di una delle tre perle  del Golfo di Napoli insieme a Capri e Procida.

Per questo motivo , a  fine ottobre sono tornata a Ischia per una ragione ben precisa: non l’avevo mai davvero lasciata. Da  Pisa  ho ripercorso la strada verso l’isola con il desiderio di ritrovare quel frammento di cuore rimasto tra i granelli della spiaggia  dorata  di San Pietro.  Ancora una volta l’ Abergo Locanda sul Mare   è stato  il punto di partenza della mia esplorazione dell’ Isola Verde. Un soprannome che rimanda alla natura rigogliosa e l’anima mediterranea di questo straordinario lembo di terra. In una settimana ho attraversato  i quattro punti cardinali di questo eldorado  campano:

Mini gudia d’Ischia

Di conseguenza, da quel ritorno è nata la mini guida che segue. Otto articoli dedicati ai volti più autentici e riconoscibili dell’isola, narrati attraverso itinerari unici che giustificano il  magnetismo di questo angolo di paradiso:

  1. Ischia , Golfo di Napoli ;
  2. Ischia in 4 giorni
  3. Giardini della Mortella;
  4. Terme del Negombo
  5. Antiche Terme Romane di Cavascura;
  6. Terme di Nitrodi;
  7. Cantina Raustella ;
  8. Tour da Baia di Cartaromana alla Grotta del Mago con Il Borgo di Mare, servizi nautici di Ischia Ponte.

In conclusione, mi sono resa conto ben  presto che Ischia  non  è soltanto l’isola delle terme. Dietro la fama delle sue acque si nasconde un universo  fatto di storia, cultura, tradizioni, panorami  e sapori divini. Ma ciò che continua a richiamarmi qui, traversata dopo traversata, è soprattutto l’ospitalità degli ischitani. La stessa che ho ritrovato all’ Abergo Locanda sul Mare evolutosi per me in molto più di un semplice posto dove dormire: un piccolo rifugio affacciato sul mare, dove ogni sera lo  sciabordio delle onde accompagna i pensieri verso la quiete.

Buona lettura! 

Albergo Locanda sul Mare: una finestra sul ‘catino borbonico’ 

Sapevate che  l’ Abergo Locanda sul Mare a Ischia Porto  è custodito  all’ interno di un palazzo storico del 1900 ? Tutto bianco e azzurro,  in stile perfettamente mediterraneo, si eleva su due livelli abbracciati da rampicanti di bouganville rosa. La reception è subito all’entrata. Ed è proprio qui che  il proprietario Giuseppe Macrì, affettusonamante chamato Peppino, riceve  i suoi forestieri con un gran sorriso.

Varcato il cancelletto in ferro battuto, si accede a un ingresso lungo e raccolto, decorato con ceramiche pregiate e mosaici. Da qui si sale al piano superiore attraverso una scala che conduce a un corridoio ricco di oggetti da collezione: una rara macchina da scrivere Olivetti, specchi ornamentali,  e vecchie stampe d’Ischia. Lungo questo museo  si sviluppano le 9 camere della struttura, confortevoli e di varie dimensioni, 5 delle quali possono  contenere fino a quattro persone. Gli ambienti sono accoglienti e dotati di ottimi servizi, tra cui:

  • Finestre insonorizzate: per garantire il massimo riposo;
  • Bagno privato completo di  box doccia;
  • Aria condizionata;
  • Televisore a schermo piatto.

Tutto sommato,  il rapporto qualità-prezzo   si rivela eccezionale.  Nella tariffa è incluso il servizio di cambio giornaliero di lenzuola e asciugamani. L’ordine e la pulizia sono impeccabili e, per qualsiasi imprevisto o necessità, potete contare sulla totale disponibilità dei proprietari.

Il fattore woh dell’ Albergo Locanda sul Mare: lo sguardo verso  il porto borbonico!

In particolare l’emento distintivo dellAbergo Locanda sul Mare a Ischia Porto  è che si affaccia sul ‘catino borbonico’. Questo è il  termine con cui si è soliti soprannominare il porto della cittadina, voluto dal  re Ferdinando II di Borbone (1854). Il monarca  contribuì in modo decisivo allo sviluppo economico dell’isola, che passò  da realtà agricola a centro di traffici marittimi e commerciali.

In aggiunta a queste curiosità, grandi scrittori antichi, come Plinio il Vecchio, pensavano che il porto fosse in origine un lago vulcanico. A dimostrarlo c’è uno scoglio rotondo di tufo che spunta fuori  ancora oggi dalla baia , proprio  vicino al terminal degli  aliscafi. Per gli ischitani  è da sempre conosicuto come  il Tondo di Marco Aurelio. Questo nome deriverebbe da un aneddoto: si dice  infatti che il celebre  imperatore romano fosse solito discutere  di questa roccia insieme al  suo precettore Frontone.
Perchè  prenotare all’ Abergo Locanda sul Mare  a Ischia Porto? Ve lo spiego subito! 

In definitiva , l’ Abergo Locanda sul MareIschia Porto ha mutato la mia permanenza  a  Ischia  in un’esperienza indimenticabile. Sono entrata come cliente e sono finita per essere considerata come una di famiglia! Quello che più mi ha convinto  della struttura è la sua  posizione strategica .

Questo perché  appena scendete dall’aliscafo o dal traghetto vi ci fiondate  in circa  15  minuti a piedi!  Oltretutto se vi piace come me non essere schiavi della macchina , potete contare su una efficiente rete di bus ( EAV srl) il cui capolinea è ubicato proprio alle spalle dell’hotel in via Baldassarre Cossa, 4.

Altre 4 ragioni per bloccare un letto all’Albergo Locanda sul Mare

Tutt’ intorno all’alloggio non mancano servizi di ogni genere: agenzie per prenotare bici, motorini, e auto, supermercati, paninerie, distributori automatici. In più si trova:

  1. A due passi dal centro di Ischia Porto: questo si snoda da via Roma verso Corso Vittoria Colonna , che  sono le due arterie e principali , un boulevard puntellato di negozi ,   lidi attrezzati e spiagge libere ;
  2.  A venti minuti da Ischia Ponte una borgata antica nota per  il suo pittoresco  Castello Aragonese  e un concentrato di attrattive monumentali imperdibili . Non perdetevi i panini alla mortadella e pesto dell’Antico Panificio Boccia, e i gioielli di Valentino della sua bottega Guru Cat
  3. Vicino alla Rive Droite: questa è la riva destra del porto, che rappresenta l’anima pulsante della movida ischitana. Per cui a qualsiasi ora si rientri c’è sempre qualcosa da fare. Qui tra i ristoranti più rinomati vi suggerisco :  Attimo di Vino, I Ricci, Taverna Antonio, e I fratelli Riva. Si possono mangiare ottime specialità di pesce. Se poi volete bere vini pregiati concedetevi un calice freddo di  Biancolella, il bianco dell’isola.  Magari  da  Perazzo, che è un wine bar originale ricavato in grotte di tufo verde del XIX secolo. Per fare due salti fino a dopo mezza notte recatevi al cocktail bar  Porto 151;
  4. A 30 minuti di macchina o motorino ( o di autobus ) dai Maronti: questa è la spiaggia più gettonata dell’isola per la profondità e il turchese del suo mare e l’offerta variegata degli stabilimenti balneari . Da un lato all’altro di questo tratto di  costa meridionale sono collocati la Taverna di PietroPaolo e il Rena. Sono  tra i  due ritrovi più  ricercati dagli ischitani: rispettivament per gustare il coniglio all’ischitana e per fare aperitivi in riva al mare fino al calar del sole.

I 5 misteri d’ Ischia  

A proposito, dimenticavo di aggiungere  altre due motivazioni  per soggiornare all’ Abergo Locanda sul Mare Ischia Porto :

  • La colazione : è servita con caffè nero bollente e i classici  cornetti ischitani ad ape. Sono bicolori , perchè fatti con un doppio impasto di pasta frolla e brioche. Un mix che li rende  leggeri e squisiti. Vuoti o ripieni di crema con la classica goccia di amarena, vanno assaggiati rigorosamente caldi!
  • Le chiacchierate con  Giuseppe Macrì: ogni mattina mi parlava d’ Ischia , consigliandomi cosa fare e vedere , rivelandomi pure qualcuno dei misteri isolani. Ve ne accenno qualcuno :

1. Vittoria Colonna e Michelangelo

Primo: il  Castello Aragonese (474 a.C.) . Esso si staglia su un isolotto  nella frazione di  Ischia Ponte a cui è collegato da un ponte di 220 metri. Esso è certamente uno dei richiami d’interesse più straordinari d’Ischia  perché è simbolo dei suoi burrascosi trascorsi storici. Tuttavia,  come ogni castello che si rispetti,  è ricco  di leggende e spiriti .

Dopo essere passato  dai Greci, ai Romani, fino agli Aragonesi il sito celebrò nel 1509 le nozze tra Ferrante  Francesco D’Avalos e la poetessa Vittoria Colonna. Si dice che per la perdita del marito la nobildonna si fosse immersa nelle arti creando  in quella rupe abitata un  cenacolo culturale. A questo parteciparono tra gli altri i letterati Ludovico Ariosto, e Jacopo Sannazzaro . Nel gruppo c’era pure il celebre scultore Michelangelo Buonarroti, con il quale  pare   Vittoria Colonna avesse intrecciato una relazione amorosa . Una liaison romantica vissuta di nascosto attraverso un passaggio segreto nell’ adiacente Torre Guevara.  

2. Il Putridarium delle Clarisse

Secondo: l ‘inquietante Putridarium. Questa era la sala dove si mettevano a colare le monache decedute del  convento  delle Clarisse. Ciò serviva per purificare il loro spirito dalle impurità della vita terrena. L’aristocratica napoletana Beatrice Quadra fondò l’ordine dopo la perdita del consorte Muzio d’Avalos nel XVI secolo. In quel periodo  il Castello Aragonese assunse le dimensioni di un piccolo borgo comprendente:

Chissà che in questo Purgatorio non si possa ancora sentire il respiro di qualche defunta. Le suore di clausura sopravvissero per duecentocinquanta anni. Precisamente fino al 1810, quando Gioacchino Murat soppresse tutti gli ordini religiosi per impossessarsi delle loro ricchezze. Ceduto alla famiglia Mattera nel 1912 , il Castello Aragonese  fu recuperato dal suo stato di abbandono .  Negli anni ’90 finalmente fu aperto al pubblico. Clicca qui per orari e prezzi biglietti .

3. La Grotta del Mago

Terzo: la   Grotta del Mago, posta tra  Punta Lume e Punta Parata.  Questo è un  altro enigma che ha appassionato residenti, studiosi e persino le truppe tedesche. I sodlati del regime nazista vi si introdussero infatti aprendo un varco nella roccia, nella speranza di recuperare tesori da destinare a Hitler.

Secondo detti popolari all’interno della cavità alcuni pescatori avrebbero assistito a una strana apparizione:  un vecchio canuto dall’aspetto gentile  accompagnato da  alcune ninfe . La visione era interpretata come un segno benevolo, un presagio di abbondanti catture.

Di conseguenza, negli anni Trenta partirono numerose spedizioni speleologiche per studiare l’antro. Si innalzarono parecchie impalcature, che furono però smantellate da delle violente mareggiate. Da allora si spensero tutti i tentativi di scavare sui segreti della cavità.

4. La Chiesa del Soccorso

Quarto: la Chiesa del Soccorso . La sua semplicità architettonica color latte ci ricorda i paesaggi della Grecia. Dedicata alla Madonna della Neve è un  piccolo tempio sacro del 1350 sito su un promontorio a picco sul mare. Il punto giusto dove ammirare un tramonto.

Se siete fortunati al calare del sole, vedrete per pochi istanti un raggio verde all’orizzonte. In questo caso non è una leggenda.  Infatti è  un fenomeno ottico raro dovuto alla rifrazione della luce solare nell’aria. Questo accade se il cielo è limpido. Però  in assenza di  foschia,  c’è una veduta magnifica sul Lazio fino a Ventotene, Formia e Gaeta.

Superbo è il  piazzale antistante la Chiesa del Soccorso , che è stato battezzato in onore di Papa Giovanni Paolo II  -per la  visita pastorale del   5 maggio 2002. Internamente preserva diversi capolavori di  Cesare Calise , e un  crocifisso ligneo del XVI sec. d.C. Quest’ultimo, secondo alcune voci popolari, era diretto su una nave verso la Sardegna. A causa di una tempesta i marinai si fermarono presso la Chiesa del Soccorso . Al momento di salpare,  il  crocifisso ligneo   oppose resistenza. E si lasciò lì a proteggere ogni pellegrino!

5. Gli Agarthi

Quinto: il leggendario mondo di Agarthi. Questo sarebbe un popolo nascosto nelle viscere della Terra, un mito che risale al Medioevo . Precisamente quando il vescovo Corrado di Querfurt azzardò l’ipotesi che l’accesso alla Terra Cava di Agarthi coincidesse con un’entrata nelle viscere dell’Epomeo.

Alcune narrazioni più tarde sostengono che a questa teoria fosse interessato anche Hitler, che era appassionato di esoterismo. Secondo le sue interpretazioni ,  gli Agarthi sarebbero stati una sorta di razza primordiale da cui deriverebbe la stirpe ariana e, in senso più ampio, l’umanità.  Si dice pure che  il Führer  avrebbe ordinato ai suoi soldati di di scovare a Ischia Porto  il presunto passaggio per Agarthi . In questa ricerca sarebbero state esplorate la  Grotta di Mavone ( Forio d’Ischia) e la Grotta del Mago, già citata in precedenza.

Naturalmente, da un punto di vista rigorosamente scientifico, non vi è alcuna prova di tutto ciò. L’unica ipotesi plausibile è che, in epoche remote, qualcuno possa essersi smarrito e abbia poi trasformato luoghi reali in storie fantasiose.

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Albergo Locanda sul Mare,  l’approdo degli artisti. Hans Purrman

Non c’è da stupirsi  che in passato l’ Abergo Locanda sul Mare a Ischia Porto abbia ospitato personaggi di prestigio nazionale e internazionale. Del resto, appena sbarcati  sull’ isola, se lo trovavano proprio di fronte. Un buen retiro  elegante nella sua semplicità, con appartamentini comodi e arredati bene con tinte di blu che evocano il mare e lo spirito  marinaro d’ Ischia.

Come il nido n. 115, dove dormiva l’incisore tedesco Hans Purrman, che nel 1910 partecipò alla fondazione  della scuola di Matisse a Parigi. Dalle persiane spalancate  sul porticciolo Borbonico amava fissare sulla tela scorci dell’isola, frammenti di paesaggio che per varie vicessitudini non furono più  conservate  in  loco.

Con l’avvento del clima politico e delle persecuzioni razziali in Germania,  Purrman  fu costretto a vivere una condizione di crescente instabilità ed esilio. In questo contesto trovò più volte riparo a Ischia  eleggendo l’  Abergo Locanda sul Mare a  sua nuova dimora  lontana dalle tensioni e dalle inquietudini di quel periodo.

Durante i suoi soggiorni ischitani, il genio alemanno ebbe anche modo di entrare in contatto con la realtà locale, contribuendo a valorizzare figure del territorio: fu infatti tra i primi a intuire il talento di Luigi De Angelis . Si trattava di un semplice barbiere che finì per affermarsi come ritrattista e paesaggista.

Giuseppe Macrì, il pittore delle vele

L’ Abergo La Locanda sul Mare a Ischia si configura come una vera e propria galleria d’arte diffusa, in cui gli spazi dialogano con le opere di Peppino , tra i protagonisti più silenziosi e appartati di questa storia. L’ albergatore e pittore ha alle spalle due mostre collettive negli anni Novanta. Figura schiva e riservata, quasi defilata, custodisce una dimensione creativa che affiora con discrezione, intrecciandosi alla sua attività quotidiana.

Il suo rapporto con Ischia è totale, quasi organico . Il porto borbonico ne sembra scandire il carattere: quando si svuota si rallegra ; se  invece si riempie di flussi e presenze, tende a chiudersi, insofferente al frastuono della stagione turistica. Per mia fortuna era una  tranquilla mattina autunnale senza folle di pellegrini quando sono riuscita  a convincerlo a lasciare la sua “tana” per mostrarmi qualcosa di speciale della sua Ischia. 

Villa Altana, le cupole arabeggianti d’ Ischia Porto

Dopo una sosta a un bar per delle buone spremute d’arancia, io e Peppino  ci siamo avviati verso la parte sinistra d’ Ischia Porto. Giunti  in via delle Fornaci, sono rimasta colpita dalla maestosità delle grandi cupole dalle linee arabeggianti di Villa Altana. Questa era la residenza del colonnello Giovanni Masturzi, poi acquistata e messa a nuovo dal duca L. S. Camerini nel secondo dopoguerra.  Ovviamente non ci sarei mai arrivata da sola. Questa zona è conosciuta come Pagoda’  in memoria di un tempietto cinese in legno voluto da Ferdinando II di Borbone  per i suoi   gran galà.

Superato questo monumento, ci addentriamo nella villa comunale, adombrata da alberi secolari e gelsomini. Con tanto di veduta sul  Vesuvio  e Golfo di Napoli ci siamo appoggiati su un muretto ancora caldo per il sole. Qui San Gennaro ha fatto la grazia, perché il Duchamp ischitano mi ha concesso una breve intervista!

Chi è Giuseppe Macrì, l‘artista dell’ Albergo Locanda sul Mare a  Ischia Porto? 

Classe 1960, Peppino ha continuato l’attività alberghiera del padre e del nonno, che di origini calabresi si erano trasferiti per motivi di lavoro a Ischia . Nel 1940 i familiari acquisirono  progressivamente diverse terre, e aprirono un ristorante, una salumeria, e un minimarket.

Successivamente comprarono una palazzina da un vecchio vignaiolo, che per difficoltà economiche la mise all’asta a Viareggio. Quel rudere presto fu restaurato , e in appresso si fece fruttare come pensione e infine trasformato nell’ odierno Abergo  Locanda sul Mare.

Da venti anni Peppino porta avanti il suo lavoro con sacrificio e dedizione insieme a Olimpia de Angelis  e il figlio Pietro. Il suo apporto  all’espansione e al rendimento della proprietà fu decisivo.  Dall’affitto di un gozzo in legno per ì visitatori  per circumnavigare Ischia  , alla modernizzazione della proprietà nel 2006.

L’arte secondo Giuseppe Macrì . In principio fu una caverna!

Peppino  si è sempre dato da fare per mandare avanti i suoi affari e ci è riuscito egregiamente. Gli impegni lo hanno assorbito vorticosamente.  Solo di recente che ha ripreso la sua vera vocazione: la pittura. Si definisce  un autodidatta, fin dall’infanzia, quando a sei anni abbozzava i primi disegni con uno spazzolino da denti e colori recuperati da materiali di scarto.

Mi ha confessato di aver viaggiato molto da giovane in Europa. Nelle grandi capitali ha colto l’essenza di linguaggi artistici che ha poi rielaborato in forma personale. La sua musa ispiratrice resta comunque la bellezza d’ Ischia, la stessa che ogni giorno meraviglia  lui e i suoi concittadini. Questo è, per lui, un atto d’amore verso il pubblico: a esso regala pennellate di poesia, sempre più rare nella società contemporanea.

Vecchie ciabatte e porte d’oriente

L’ immaginario artistico di Peppino  si nutre di riferimenti eterogeni : dalle incisioni rupestri alla  Cappella Sistina fino alla lezione del ready-made. Tra i suoi maestri di riferimento compaiono:  Marc Chagall, Jackson Pollock,  Vektor Pisani, Aniellantonio Mascolo, Robert Rauschenberg,  Anselm Kiefer, e Piero Manzoni. Come per quest’ultimo, anche per  Peppino vale il concetto che: “un oggetto resta un oggetto finché l’artista non lo trasforma in opera d’arte”. Da questa contaminazione nasce un fil rouge che attraversa tutta la sua produzione artistica, caratterizzata da una forte componente sperimentale ed estremamente eterogenea:

  • Tele con le vele, che rimandano all’utopia di un pianeta migliore;
  • Schizzi stilizzati del Vesuvio, che è emblema di potenza e rinascita;
  • Installazioni fatte di salvagenti, sughero, ciabatte consumate, e rubinetti, che sono rappresentazione della forza distruttiva dell’uomo;
  • Porte con scritte orientali, che diventano un messaggio di speranza per trovare una via d’uscita al consumismo capitalistico.

Le sue opere condividono una tensione comune: stimolare lo sguardo dello spettatore come forma di resistenza alla superficialità del presente. Peppino  alterna tecniche pittoriche tradizionali all’uso del combine painting, realizzando spesso lavori  austeri e teatrali in cui l’oggetto si carica di valenze simboliche e narrative

La festa del porto del 17 Settembre 2014

Una fotografia leggermente sbiadita  del porto Borbonico ha catturato la mia attenzione durante l’ultima giornata all’ Abergo Locanda sul Mare . Quella cornice rappresentava  per Peppino  un ricordo particolarmente significativo. Si tratta dello scatto che immortala la sua partecipazione alla Festa del Porto del 17 Settembre del 2014.  Il Comune, insieme al sindaco Peppe Brandi , volle organizzare questo evento per celebrare i centocinquant’anni della nascita del porto d’Ischia nel 1854 per volontà di Ferdinando II di Borbone.

A bordo di una piccola imbarcazione Peppino  partecipò alla rievocazione dell’ingresso dei galeoni borbonici nel porto, accompagnata da ventuno colpi a salve e da una scenografia celebrativa. La Festa del Porto fu un evento in grande stile  che durò circa quindici giorni per un totale di sei edizioni. Lo sfarzo della kermesse era imponente, ad arricchirlo c’erano cortei storici, workshop,  stand enogastronomici, premi, fuochi pirotecnici, bande musicali e figuranti in costume borbonico.  Macrì si recò anche nelle scuole per diffondere la conoscenza della storia del MezzogiornoTuttavia, il sipario calò presto.  Il progetto si spense rapidamente, come una candela al vento, tra difficoltà organizzative e mancanza di fondi.

L’ Abergo Locanda sul Mare :  Ischia come non l’avete mai vista!

Non c’è nulla da fare, l’ Abergo Locanda sul Mare a Ischia Porto  è la base perfetta per perlustrare  Ischia. Non solo per la sua centralità che lo collega a tutti i versanti. Ma principalmente per la presenza di Olimpia de Angelis  e Giuseppe Macrì,  Mi hanno trasmesso la loro passione per la loro patria che è di uno charme disarmante. Compreso nella prenotazione all’ Abergo Locanda sul Mare è stato incluso il lusso delle piccole grandi cose. Come il rumore del mare che sveglia alle prime luci del mattino. O il canto dei gabbiani che la sera addormenta mentre volteggiano sopra le ultime barche che rientrano al molo.

Per concludere, a Ischia ancora oggi  si percepisce, in filigrana, l’eco della golden age degli anni Cinquanta, quando sull ‘isola arrivò il magnate milanese Angelo Rizzoli su invito di un amico .  Finì per innamorarsene a tal punto da avviare importanti investimenti. Quella stagione ha lasciato un’impronta profonda che il turismo di massa non ha del tutto cancellato.  Si percepisce ancora nell’architettura alberghiera, nei locali storici e nel calore della sua gente.

Ischia conserva così un’aura autentica, sospesa tra sviluppo e memoria, ancora in parte selvaggia nelle sue pieghe più intime. Basta passeggiare lungo il lungomare per incrociare sguardi di viaggiatori eleganti o  yacht sfavillanti. Però  è sufficiente addentrarsi in un vicolo per cambiare scena. Allora si sente l’odore  del pane appena sfornato, i banchi di frutta e verdura assaltati dalle massaie all’ora di pranzo. Tutta un’atmosfera quotidiana che ti avvolge. Sono queste le sensazioni di autenticità, a tratti sospesa, che mi sono rimaste addosso di Ischia Porto .

Vi auguro buon viaggio!