Costiera Amalfitana

Costiera Amalfitana

“Il giorno del giudizio, per gli amalfitani che andranno in paradiso, sarà un giorno come tutti gli altri”

Renato Fucini

‘Costiera Amalfitana’ , un teatro a cielo aperto

Chi non hai mai desiderato sentirsi come una star in un film di quelli  girati nella ‘Costiera Amalfitana’?  Dal 1800 la  Costiera Amalfitana’  stimolò la fantasia di scrittori e pittori stranieri che la immortalarono in eterno nei loro libri o acquerelli. Ci sono arrivati per qualsivoglia motivo, o più spesso per ricercare un rifugio al loro ‘ozio ricreativo’.

Da allora si parlò della  Costiera Amalfitana’  come un porto felice per la sua bellezza. Essa continuò a essere un approdo ambito e ricercato per i vacanzieri d’èlite  negli anni Sessanta in pieno boom turistico . E sicuramente attirò  nell’olimpo dongiovanni di tutte l’età nel loro tentativo di abbordare qualche svedese. Esattamente come facevano  gli smidollati personaggi di  ‘Leoni al Sole’ del regista Vittorio Caprioli.

La mia estate è volata via  nella Costiera Amalfitana’ tra villaggi di pescatori soprammontati dai  Monti Lattari . E ancora presepi di case variopinte, che sbucano fuori da boschi, terrazzamenti di vigneti, limoneti, e frutteti. Uno scenario sublime interrotto da vallate strette e profonde e bastioni di rocce calcaree sfiorate dal riflesso di luce delle marine circostanti.

Seguitemi, vi consiglio cosa vedere e fare per le vostre vacanze in questa meraviglia tutta Italiana!

‘Costiera Amalfitana’ 12 gioielli per un viaggio nella bellezza

Dichiarata patrimonio dell’umanità dall’ ‘UNESCO’ nel 1997 , la Costiera Amalfitana’ ( 11.231 ettari  tra aree agricole e riserve naturali) è un eden di  enorme valore naturale e culturale. Essa  si snoda per 60 km attraverso la SS 163 e i suoi tornanti a senso unico attraverso 12 comuni a picco sul Mar Tirreno di :

  1. Vietri;
  2. Cetara; 
  3. Erchie;
  4. Maior;
  5. Minori;
  6. la Repubblica Marinara di Amalf; 
  7. il fiordo di Furore; 
  8. Praiano;
  9. Positano;
  10. Ravello; 
  11. Scala ; 
  12. Tramonti.

Storia della ‘Costiera Amalfitana’ 

Ci fu traccia della presenza dell’essere umano nella Costiera Amalfitana’  fin dall’epoca preistorica, come testimoniato da alcuni resti archeologici risalenti al Paleolitico e al Mesolitico rinvenuti a Positano.

Diventata colonia etrusca, greca e poi romana nel IV secolo, la zona è stata intensamente popolata sin dall’inizio del Medioevo, per poi essere assalita dai Saraceni . Dai pirati  si provava a difendersi con l’innalzamento di molte torri di avvistamento tuttora presenti, come:

Cetara, l’inizio della ‘Costiera Amalfitana’ 

Superata Vietri, che è   famosa per le sue ceramiche e per ilDuomo di San Giovanni Battista (X secolo) con la sua cupola maiolicata, giungo a Cetara, posta sotto il monte Falerio .

Ritrovarsi a Cetara significa fermarsi un attimo e respirare per godere di piccoli momenti infiniti: il dondolio lento delle barche legate a qualche scoglio basso, le palazzine colorate imbiancate dai panni stesi al sole, il calore dei passanti, che allegri ti salutano per strada.

Il tempo qui si è arrestato, quasi a proteggere questa oasi lontana dalla frenesia cittadina. Qui  i bambini mangiano un gelato sporcandosi felicemente la bocca, e le coppie si abbracciano e si tengono per mano.

La ‘Roccaforte Vicereale’ di Cetara

Una quiete che mi pervade le vene . Al punto di volermi isolare qui e prendere dimora nella ‘Roccaforte Vicereale’ innalzata nel 1500 per l’avvistamento delle incursioni dei terribili pirati!

Il nome di Cetara deriva da ‘tonnara’

Dal latino ‘Cetaria’, ‘tonnara’, o da ‘Cetari’, ‘venditori di pesci grossi’, Cetara deve la sua notorietà :

  • ‘Pesca del Tonno’;
  • ‘Colatura di alici’: questo è il liquido ambrato, ricavato dalla salatura delle alici, con cui per tradizione a Natale si condiscono le linguine. Specialità che ho divorato al noto  ristorante  ‘Convento’. Questo posto è una  tappa obbligatoria per chi volesse  assaggiare questa semplice e gustosa pasta all’ aglio , olio e peperoncino impreziosita dal prezioso condimento!

Ravello, l’entroterra della ‘Costiera Amalfitana’

Ravello è situata all’intenro della Costiera Amalfitana’ , su una vetta a circa 365 metri s.l.m. Durante l’Ottocento fu il salotto culturale di nobili inglesi, intellettuali e musicisti . Tutte queste personalità ne fecero il loro ritiro spirituale, trasformandola in un parco di ville.

2 cose da  vedere a Ravello

  1. ‘Villa Cimbrone’ : è un edificio storico oggi adibito ad albergo. L’area è in gran parte occupata da dei spettacolari giardini , che sono tra gli esempi più importanti della cultura paesaggistica e botanica anglosassone. Quello che si ammira è un parco ornato di statue, antichità, fontane e grotte. Si tratta di un vero e proprio gioiello d’arte, di cui la parte più grandiosa è il suo  superbo ‘Belvedere dell’Infinitocon una vista mozzafiato sul Golfo di Salerno’;
  2. Villa Rufolo’ : è un affascinante edificio risalente al XIII secolo, posto di fronte al ‘Duomo’ nella ‘Piazza del Vescovado’. Esso  ospitò  le famiglie più potenti di Ravello . Dai ‘Rufolo’ , che la fecero costruire per testimoniare la loro potenza,  ai Confalone’ .

Ravello è un tripudio di buganville e citazioni poetiche sparse ovunque da restare impietriti. La cittadina  è conosciuta anche per il celebre  ‘Ravello Festival’, un evento musicale istituito in onore del compositore Richard Wagner.

Amalfi, la ‘Repubblica Marinara’ della ‘Costiera Amalfitana’

Amalfi  fu una ‘Repubblica Marinara’, una potenza nel traffico commerciale con l’Oriente , e i suoi rapporti con gli arabi e i bizantini la resero ricca e grassa . Il genio degli Amalfitani è legato alla bussola di Flavio Gioia e alle ‘Tavole Amalfitane’, il padre dei codici di diritto marino.

6 Cose vedere ad Amalfi

Appena dalla darsena si tocca il suolo di Amalfi, si viene catturati dalla magnificenza del superbo:

  1. ‘Duomo di Sant’Andrea’ : principale luogo di culto cattolico della città, risale al IX secolo . Prevale lo stile Romanico Arabo-Normanno. Esso è stato più volte rimaneggiato, e comprende l’annessa ‘Basilica del Crocifisso’ (IX sec.),  la ‘Cripta di Sant’Andrea’ e il famoso ‘Chiostro del Paradiso’; 
  2. ‘Cripta di Sant’Andrea’: Sant’Andrea è il patrono di Amalfi . Questi evangelizzò la Grecia e la Russia e le sue spoglie attraversarono il mondo fino a giungere nella cittadina nel 1208. Questo episodio è il tema di un affresco all’interno della cripta (XVIII sec.) barocca del pittore Aniello Falcone. Sempre qui c’è l’altare sotto cui si trova il sepolcro e  la grande statua in bronzo del santo di 8 quintali;
  3. Chiostro del Paradiso’: posto sul lato sinistro del Duomo,  è l’ingresso ufficiale della cattedrale. La meraviglia degli archi bianchi in stile gotico colpiscono subito appena si entra. I due più significativi sono quelli del II sec. che rappresentano ‘il Ratto di Proserpina’ e quello delle ‘Nozze tra Peleo e Teti’ . Sono ancora visibili tracce di affreschi antichi;
  4.  ‘Arsenale’:  antico cantiere dove si costruivano le invincibili galee, che oggi è sede del ‘Museo della bussola e del Ducato’:
  5. ‘ Mulini’ erano i vecchi motori che pompavano energia per la produzione della ricercata  ‘Carta di Amalfi’‘Charta Bambagina’ , a cui è stato dedicato il ‘Museo della Carta di Amalfi’ ;
  6. ‘Valle delle Ferriere’: è un percorso all’interno della riserva che conduce  dai ‘Monti Lattari’ verso Amalfi attraversando i boschi e ruscelli. Il nome deriva proprio dai ruderi di ferriere di origine medievale che è possibile trovare lungo il percorso. L’ultima parte del percorso presenta mulini azionati ad acqua, impiegati per la produzione della famosa carta di Amalfi;

Positano, l’incanto della ‘Costiera Amalfitana’

Positano è una dea,  che come Venere dalle onde di Cipro, si mostra dalla Costiera Amalfitana’  in tutte le sue forme morbide e prorompenti.  Quasi a sfidare la forza di gravità con le sue costruzioni in verticale intonacate a calce.

I suoi terrazzi fioriti degradano romanticamente sugli abissi azzurri, le cui acque trasparenti lambiscono le spiagge dorate di:

Perché si chiama Positano?

Positano è dove  il mito si confonde con la storia e viceversa.  Si narra fu il dio Poseidone a modellarla per la sua amata ninfa Pasitea.

E si dice che fu chiamata  così da   ‘Posa’ ‘Posa’ . Si tratterebbe dell’invocazione di arresto che l’icona di una  Madonna Nera imprecò a  dei monaci marinari nel XII     per salvarli da un naufragio, inducendoli a sbarcarvi.

Dappoi in segno di gratitudine ai santi, fu edificata a  Positano la gloriosa  ‘Chiesa dell’Assunta’ (sorta su una precedente abbazia del X secolo consacrata a San Vito) . Questo edificio sacro   la custodisce come un angelo, aprendo le sue ali sul villaggio più desiderato e modaiolo della Costiera Amalfitana’  .

Perché Positano è cosi famosa? 

La bellezza disarmante di Positano è motivo del suo successo planetario, quasi sconosciuta e poco affollata nel 1800 e meta esclusiva  del jet set internazionale, artisti, bohemien e hippies negli anni Novanta.

Positano è un luogo dove tutti dovrebbero recarsi almeno una volta nella vita! Perché? Non credo ci sia altro modo che venire a Positano  per rispondere a questa domanda!

4 Cosa da vedere a Positano

  1. Visitare il centro storico di Positano: il centro storico non è grande . Si può visitare in un paio di ore. Vi si può accedere solamente a piedi dalla ‘Piazza dei Mulini’, punto di ingresso principale della parte storica. Si prosegue addentrandosi in una serie di stradine, vicoletti o scalinate che vi porteranno fino giù al mare e alla spiaggia;
  2. La ‘Chiesa di Santa Maria Assunta’ : risalente al X secolo, questa stupenda chiesa apparteneva a un vecchio monastero benedettino. Essa è la principale attrazione di Positano grazie soprattutto alla sua originale cupola ricoperta di maioliche gialle, verdi e blu;
  3. Prendere il sole nelle spiagge libere e negli stabilimenti di Positano;
  4. Fare il ‘Sentiero degli Dei’: lungo 10 chilometri parte da Agerola (frazione di Bomerano) e arriva a Nocelle-Montepertuso. Ci vuole una giornata intera per percorrere questo lungo percorso, e soprattutto occorre essere un po’ allentati.  Vi aspetta una vista incredibile sulla costiera camminando a qualche centinaio di metri di altitudine sul profilo;

La moda Positana

Positano  è magia allo stato puro. Positano  è leggerezza, libertà, lusso della semplicità, gli ingredienti oltretutto del successo della Moda Positana’.

Di questo stile di abbigliamento particolare si accorse già nell’Ottocento il pittore inglese John Ruskin , che in merito  alla iuta tinta indossata dalle ragazze del posto,  così esultava:

 “un fazzoletto obliquo sul petto di colore vivace, corsetto aperto, gonne corte e sandali ai piedi”.

I commercianti di Positano   si sono sempre dati da fare per assecondare le esigenze e i gusti sofisticati dei suoi ospiti viaggiatori quando esplose come fenomeno turistico negli anni Sessanta.

Brigitte Bardot e Jackie Onassis e Positano

Per farli muovere comodamente tra intimi litorali, calette, labirinti di hotel e barche senza rinunciare al glamour e alla qualità .

Essi  inventarono la Moda Positana’: parei, bermuda, pantaloncini, bikini e sandali bassi in cuoio,  che indossati da Brigitte Bardot e Jackie Onassis , decretarono il trionfo di Positano  in fatto di abbigliamento in tutto il mondo.

Non si può più tornare indietro dopo avere vagabondato per la Costiera Amalfitana’ , è un amore non consumato, è un bacio appena schioccato, è un eco che rimbomba nell’anima e che pace non ti darà se mai un’altra volta ci sarà.

‘Costiera Amalfitana’, Dio esiste! 

La Costiera Amalfitana’ è considerata uno dei tratti di costa più caratteristici della nostra penisola. Le coste alte, a picco sul mare, le insenature e le falesie popolate di case colorate, le acque limpidissime impreziosite dai tramonti infuocati fanno di questa zona un luogo turistico per eccellenza.

Solamente adesso posso capire l’estasi di tutti quei girovaghi sentimentali, che in Costiera Amalfitana’ hanno lasciato il cuore, me compresa, e voglio riprendermelo, ripercorrendo presto e nuovamente questi angoli di paradiso! Fatelo anche voi!

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Cosa è ‘Mosaico per Procida 2022’? Ve lo spiego subito!

Cosa è ‘Mosaico per Procida 2022’? Ve lo spiego subito!

“…È strano come l’eternità si lasci captare piuttosto in un segmento effimero che in una continuità estesa…“
Elsa Morante

‘Mosaico per Procida 2022’: una bottiglia celebrativa per  l’isola capitale della cultura

Siete curiosi di sapere cosa è  ‘Mosaico per Procida 2022’  ? Bene, è una grande cuvée di 26 vitgni campani nata dal genio di Roberto Cipresso , winemaker di fama internazionale che ha voluto  omaggiare  Procida , eletta capitale della cultura 2022. Questa iniziativa non sarebbe stata mai possibile senza il contributo di Gaetano Cataldo,  poliedrico gornalista e sommelier Con la sua assoc.  cult.  ‘Identità Mediterranee  ha sposato e promosso questa  straordianria iniziativa  parlandone nei suoi blog e potandola in giro per lo stivale.

Dovete sapere che non è la prima volta che sbarco a Procida! Questa è la più piccola e selvaggia delle tre isole del Golfo di Napoli , che ha fatto innamorare artisti, sognatori e scrittori a partire da Elsa Morante che vi ha ambientato il suo capolavoro L’ isola di Arturo . Per  la ricorrenza si produrranno circa 6000 bottiglie .  Alcune in formato magnum  saranno donate al papa e al presidente della Repubblica e  a tutte quelle personalità  che hanno reso possibile il miracolo!

Non tutti i mali vengono per nuocere!

Purtroppo, lo scorso luglio, ci ho messo piede in una situazione tutt’altro che piacevole: me lo sono letteralmente fratturato. Da allora, Procida è diventata per me come il canto di una sirena, una melodia misteriosa e irresistibile che si è insinuata nell’aria, fino a raggiungermi nuovamente. Così quel richiamo è arrivato anche all’orecchio di Roberto Cipresso , che mi ha invitata alla conferenza stampa di ‘Mosaico per Procida 2022’ . Il globetrotter del vino mi ha ridato la possibilità di raccontare , attraverso i miei articoli,  le storie delle cantine che lui segue,  un viaggio infinito che oggi ha compiuto cinque anni.

Un buon vento mi ha spinta a questo giro fino a Procida  per scoprire ‘Mosaico per Procida 2022’ che è più di uno straordianrio vino bianco . Abbiamo a che fare con un progetto enoico di valore che è dedicato alla rinascita della viticoltura isolana abbandonata da secoli, con l’obiettivo di riportare la vite al centro del suo paesaggio e della sua identità. Descrivervi appieno  la sensazione di essermi  trovata a Procida  per una manifestazione così  significativa come ‘Mosaico per Procida 2022’, mi porterebbe via troppo inchiostro.  Richiederebbe pagine e pagine… ma voglio provarci con qualche ricordo affidato a questo post. Siete pronti a seguirmi? Via!

Buona lettura!

‘Mosaico per Procida 2022’: ciak si gira! Il vino è la cultura, che non isola!

Sabato 26 Febbraio 2022 , al bar ‘Capriccio’ , vicino al porto di Procida , ho incontrato   Roberto CipressoGaetano Cataldo prima della conferenza stampa su ‘Mosaico per  Procida 2022’  Ho conosciuto altri partecipanti e nonostante la pioggia intensa e il freddo l’atmosfera si è riscaldata per la gioia di essere lì che prendeva forma nei sorrisi e nelle forti strette di mano . Rotto il ghiaccio inizale tutta la ciurma si è  accomodata nell’ aula consiliare del municipio di Procida, dove ‘Mosaico per  Procida 2022’  si è  finalmente svelato al  pubblico.

Sono stati presenti al convegno :

  1. Pasquale Persico capitano di lungo corso , proprietario del ‘Riccio Apartments’ , e soprattutto  primo procidano a credere nell’impresa con una lauta offerta spontanea;
  2. Alcuni dei viticoltori societari e imprenditori del settore enogastronomico;
  3. Tommaso Mascolo delegato di  ‘AIS Campania’ ;
  4. Ciro Adinolfi : dirigente ‘Agenzia Regionale Campania Turismo’.

Come è nato ‘Mosaico per Procida 2022’? Galeotta fu Pontelatone! 

Nel Settembre del 2021 a Pontelatone (CA) Roberto Cipresso e Gaetano Cataldo si sono riuniti  per discutere  delle  potenzialità vitivinicole della Campania. Da lì  l’idea  per l’ elisir per Procida  a inisiato  a trovare la sua strada! Da quel momento in poi si  è messo in moto un ingranaggio infernale per procedere con l’intento. Il primo passo  è stato quello  di trovare partner validi per lo scopo. E alla fine  26 cantine campane hanno accettato di aderire, tutte quante rigorosamente selezionate secondo i criteri di territorialità, sostenibilità agronomica ed enologia etica.

Queste  aziende successivamente hanno inviato  qualche ettolitro del loro vino nel laboratorio di Roberto Cipresso a Montalcino . Nello stesso periodo si è proseguito  con la vinificazione effettiva del bianco inedito presso la ‘Cantina Bellaria’  di  Antonio Pepe a  Roccabascerana  (AV). A suggellare il tutto ci hanno pensato i due celebri  enologi: Mario Mazzitelli e Luca Zirpol, che hanno diretto i lavori come  maestri d’orchestra,  Attualmente  invece si sta aspettando che il vino maturi  in attesa di poterlo   stappare ad Aprile 2022 per la  proclamazione ufficiale di Procida  a capitale della cultura 2022 .

Insieme si può! Anche al Sud!

La Campania ha un cuore che pulsa a dismisura, e una testa che funziona benissimo.  Con ‘Mosaico per Procida 2022’ siamo ben oltre  l’abbraccio della regione per la gloria di Procida nel 2022! Infatti la  realizzazione di ‘Mosaico per Procida 2022’ è stato  soprattutto un esempio di grande sinergia imprenditoriale campana, che ha toccato il cuore e ha lasciato il segno.

Questo è il Sud  che piace,  perchè quando vuole può. Si è fatto un vero e proprio gioco di squadra che ha trasformato la passione del popolo campano per il loro territorio in un business pulito ed efficiente! Questo succede quando  in campo scendono accanto alle competenze e ai saperi anche l’onestà e i buoni propositi .  E se poi si ha la fortuna di essere seguiti da mentori d’ eccezzione quali Roberto Cipresso  e Gaetano Cataldo, il sogno si realizza. 

Durante questi  quattro giorni a Procida ho imparato che se non alzi lo sguardo in alto non vedrai mai le stelle! Non bisogna mai  smettere di desiderare quello che si vuole! Questione di tempo, accadrà! Ma solo se si ha davanti una metà precisa, E se non puoi dirigere il vento, puoi comunque sempre orientare le vele!

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6 Motivi del successo di ‘Mosaico per Procida 2022’

‘Mosaico per Procida 2022’  è stata definita un’ impresa enoica di altissimo valore. Non poteva essere stato diversamente! Se si considera che non è stata affatto una manovra  commerciale, ma si è autoalimentata con libere donazioni! Roberto Cipresso e Gaetano Cataldo  sono stati i capitani di bordo di questa magnifica traversata.

A remare insieme a loto c’è stata una  fedele ciurma senza la quale  non si sarebbe neppure potuto  salpare! Vediamo più da vicino chi sono stati i magnifici 6 di  ‘Mosaico per  Procida 2022’ che hanno discusso sulle tappe più significative e importanti di questo percorso .

1. Ass. al turismo Leonardo Costagliola e il sindaco Dino Ambrosino. 

Intanto hanno preso la parola  l’ass, al tur.  Leonardo Costagliola e il sindaco Dino Ambrosino . Quasi commossi, il loro discorso di apertura ha avuto in comune un unico eleme nto : il loro amore per Procida. L’ hanno ricordata come una vecchia fotografia in bianco e nero, affollata da pescatori e bambini. Tra questi c’erano anche loro, che adesso da adulti si stanno prodigando  per cambiarla. In meglio!

2. Angelo Radica presidente di  ‘Città del Vino’ 

Angelo Radica,  sindaco di Tollo (Abbruzzo), ha annunciato orgoglioso l’adesione di Procida ai 460 comuni di ‘Città del Vino’. Partendo da un’ iniziale  terroir diffuso e grazie a un fondo di 3000 euro , si innescherà un processo importante . Cioè quello di educare i vigneron procidani ad avviare una  solida realtà enoturistica nella loro terra .

3. Roberto Cipresso: il  vino parla! 

Roberto Cipresso  è inequivocabilmente l’enologo di riferimento a livello nazionale! Con  ‘Mosaico per Procida 2022’ ha ripetuto un’altra magica  alchimia. Questa si aggiunge ad altre creazioni del passato, come, per esempio:  le magnum fatte per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia e per i papi Giovanni Paolo II e Francesco Bergoglio!  Da ambasciatore di ‘Città del Vino’, Roberto Cipresso ha sottolineato che il vino  deve fare emozionare al primo sorso e riportare al luogo dove è stato fatto!

4. Gaetano Cataldo : il ‘Corto Maltese’ di Castel San Giorgio

Gaetano Cataldo ,  personalità versatile con un passato da marianio e un master in food and beverage, ha spiegato che non è sempre tutto oro quello che luce. Ci ha parlato non solo dei  traguardi raggiunti con ‘Mosaico per Procida 2022’, ma anche delle tante difficoltà affrontate per realizzarlo.

5. 26 cantine campane per  ‘Mosaico per Procida’

Con orgoglio Gaetano Cataldo ha alzato il sipario sui nomi delle 26  imprese vitivinicole , che si sono imbarcate in questa sfida, che è proiettata verso un futuro più che brillante.  Questo è un team diffuso che ha testimonia che  in  Campania è possibile:

  • Fare sistema lavorativo ;
  • Abbattere unitamente le paure e le problematiche della concorrenza in fatto di vino ;
  • Porre le basi per un rilancio del tessuto economico locale  efficace e duraturo!

6. ‘MAVV Wine Art Museum’ ,  Portici

Non poteva mancare un vestito  per ‘Mosaico per Procida 2022’  ! Al  ‘MAVV Wine Art Musem’ di Portici il direttore  Eugenio Gervasio  ha premiato Claudia Albano come miglior artista per la produzione di ‘Incanto DiVino’ . Questa è l’etichetta dell’ampolla sacra, che riprende lo skyline stilizzato di questo isolotto colorato!

Conclusioni. Nulla è per caso! 

Senza dubbio ‘Mosaico per Procida 2022’  è stato più di un wine report: un’esperienza umana e culturale che  mi ha fatto innamorare perdutamente di quest’isola. Tra i vicoli colorati, i profumi del mare e il calore della comunità, ho riscoperto una dimensione di accoglienza unica. Ogni frammento di questa avventura è diventato parte integrante di momenti di vita indimenticabili. 
Avete presente quando vi sentite catapultati all’improvviso nella scena di un film? Ecco, questo è stato per me ‘Mosaico per Procida 2022’ ! Un cortometraggio d’autore, intenso e vibrante, lungo quanto basta per impressionare sulla pellicola del cuore tutta la bellezza incontaminata di Procida e la straordinaria generosità del suo popolo. Un’esperienza che si è conclusa solo sul calendario, ma che continuerà a brillare vivida nei miei ricordi.
Quartiere Sanità, Napoli

Quartiere Sanità, Napoli

“Erano sempre e sempre saranno nel tempo infinito” 

Empedocle

Quartiere Sanità, Napoli 

Senza dubbio il quartiere Sanità  è un’esperienza da fare almeno una volta nella vita per capire la vera essenza di Napoli . Definito un vero e proprio ghetto per trascuratezza estrema , il quartiere Sanità   oggi è invece  in  fase di rilancio. Questo grazie all’umanità e la professionalità di persone e istituzioni che ci hanno creduto. E hanno fatto bene.  Perchè si vedono già i risultati. Come per esempio nella gestione e fruizione del ricco patrimonio culturale e architettonico  rionale. O ancora nella nascita in loco di centri di studio e aggregazione di ogni genere.

Ma cosa è allora il quartiere Sanità ? Esso è in primis il sorriso e la gioia  del popolo napoletano, la fede mistica nella Madonna e in Maradona . Chi ci va avrà davanti a sè un labirinto di stradine strette . E qui tra bancarelle di vestiti,  frutta fresca e panni stesi al sole, saltano fuori monumenti straordinari. Oggi per il suo fascino e il suo magnetismo il quartiere Sanità  è diventato casa per molti artisti. Geni di ogni parte del globo lo hanno reso una tela urbana con  tanti murales che l’hanno colorato e valorizzato. Di tutto questo parlerò in questo post. Mi auguro che possiate presto visitarlo utilizzando i miei  percorsi che vi porteranno indietro nel tempo glorioso della cttà partenopea.

Quartiere Sanità di Napoli, un grido di speranza

Soprattutto il quartiere Sanità è voglia di vivere, nonostante tutte le difficoltà per la delinquenza, e gli scempi che si sono dovuti affrontare negli anni. Tuttavia, adesso le cose stanno cambiando. Perché si sono attuati dei piani di interventi tra privato e pubblico per il suo recupero sociale e urbanistico culturale.

La risultante di tutti questi sforzi  è stata quella di avere generato una delle zone più  amate del capoluogo campano .  A spiegarlo è difficile, ma ci proverò. Vi invito a scoprire di persona il fascino del quartiere Sanità .  Perché vale davvero la pena farci un salto. Buon viaggio!

Perché si chiama Sanità?

Vi starete chiedendo perché il quartiere si chiama  Sanità . Forse la motivazione sarebbe da ricondurre al fatto che in passato era una zona salubre (1500). Oppure  perché veniva ripulito dal fiume che scorreva da Capodimonte. Questa è  la collina  dov’è ubicato come parte della municipalità 3 Stella-San Carlo all’Arena.

Come arrivarci? Logicamente a piedi (o con  i mezzi) per evitare l’uso della macchina (il traffico di Napoli non ve lo raccomando , tanto meno l’ansia  da parcheggio!). Ci sono vari modi per raggiungerlo. Ma il più comodo è partire dal Centro Storico in direzione di  via Foria di fronte piazza Cavour  (10 minuti circa) . Nei paragi non fatevi scappare  la frontale  Porta di San Gennaro . Questa  è unica nel suo genere perché circondata da palazzi invece che da torrioni laterali. Merita un accenno l’affresco di San Gennaro  che la sovrasta. Questo  è un  ex voto eseguito da Mattia Preti fatto per scongiurare la peste del 1600.

Storia del quartiere Sanità

La storia del   quartiere Sanità   affonda le radici nell’era greco romana di Napoli . Destinato quasi sempre alla sepoltura dei morti (laddove non c’era più spazio nelle chiese o durante i periodi di epidemie) , ebbe il suo periodo di massimo splendore all’epoca dei Borbone.  Molte famiglie nobili si accasarano da queste parti. La golden age durò però poco. Esattamente  fino alla costruzione di un ponte, l’odierno Maddalena Cerasuolo (1806) . Questo collega due importanti snodi stradali, ovvero quello di via Santa Teresa degli Scalzi e corso Amedeo di Savoia.

I re   utilizzarono il ponte come passaggio dalla loro reggia a Capodimonte verso Napoli . Da allota  il quartiere Sanità   rimase abbandonato per anni . Quella infrastruttura diventò uno spartiacque che lo separava dal centro cittadino. Ben presto quella località aristocratica si modificò in una  periferia ingestibile. Di quel transito regale resta traccia in alcuni splendidi palazzi barocchi che descriverò in basso.

Quartiere Sanità ai tempi moderni

Dopo tanto  buio i riflettori si sono riaccesi sul quartiere Sanità   per l’impegno di uomini di valore,  associazioni e commercianti. Con la loro  passione e  dedizione hanno portato la luce laddove c’erano solo macerie. In breve il quartiere Sanità  è  diventando meta di pellegrinaggio  per molti turisti  e street artist di tutto il mondo.

Cè pure qualche  inglese e francese che al presente vi ha fatto fissa residenza. E la curiosità per il quartiere Sanità   è solo all’inizio.  Ed è palesamente  in  crescita. Cosa c’è da vedere e fare al quartiere Sanità   per una vacanza diversa e insolita? Seguitemi!

Padre Antonio Loffredo e il quartiere Sanità a Napoli

Padre Antonio Loffredo ha salvato il quartiere Sanità   dalla dimenticanza  . Lui è decisamente un parroco  visionario che appena si è stanziato da queste parti nel 2001 si è subito prodigato per rilanciarlo.  E sotto ogni punto di vista. Sua mossa  vincente per combattere la guerra allo sfacelo è stata la rincorsa ai fondi (circa 500 mila euro) per amministrare i gioielli rionali.  Il suo passo successivo è stato quello di impiegare gli scugnizzi in erba per riportare in superficie  la bellezza sotterrata del quartiere Sanità . 

Ed ecco che la sua rivolzuione  è scoppiata dalla rivalorizzazione della Basilica di San Severo fuori le mura  . Poi nel 2006 è nata  la prima cooperativa  La Paranza , a cui è stata affidata la guida delle catacombe sotterranee. Ne è subentrata un’altra nel 2014 , che è la Fondazione di Comunità di San Gennaro .

La ragione dell’esistenza di queste istituzioni fu quella di conferire stabilità a ciò che è stato realizzato.  Per cui si sono sempre promossi (e tuttora!)  nuovi progetti per la riqualificazione del quartiere Sanità . Tra questi la riattivazione del tour miglio sacro  che in tre ore vi conduce dalle  Catacombe di San Gennaro al suo Tesoro.

Le associazioni al quartiere Sanità

Si tratta di organizzazioni ONLUS che con effetti incredibili hanno portato avanti una realttà così complessa come quella del quartiere Sanità . Membri attivi sono tuttora quegli stessi ragazzi che sono stati tolti dalla miseria e che ridonano con la loro operosità l’aiuto che hanno ricevuto ! Parte del loro successo è stato un senso di forte collaborazione  che ha visto coinvolta la regione, la curia e altri investitori locali .

Così oltre a quelle relative all’ospitalità (B&B Monacone ) sono state via via promosse diverse  attività nel quartiere Sanità . Tutte quante sono state  dislocate tra le varie chiese e altri edifici come per esempio:

Cosa vedere al quartiere Sanità di Napoli?

Napoli è gigantesca e non basta un weekend per girarla tutta. Però se vi capita di starci per qualche settimana o ci tornate apposta, una giornata dedicatela al quartiere Sanità   . Vi propongo un itinerario di un giorno diviso in due tappe.  Di cui il prima potreste farlo la mattina, il secondo  il pomeriggio.

Mettetevi scarpe comode. E preparatevi ad assistere ad uno spettacolo a cielo aperto. Un biglietto gratuito per immergervi nella meraviglia del quartiere Sanità  . Un tuffo fra  ipogei greci, tombe romane, cimiteri medievali, chiese  e residenze signorili. Si apre un varco insolito tra  grovigli di case dalle facciate decadenti rianimate da murales titanici che abbagliano con i loro colori sgargianti. Il   quartiere Sanità  è dunque un  simbolo di speranza e rinnovamento che parte dal cuore e arriva dritto alle future generazioni che se ne prenderanno cura.

Affrettatevi a venire al quartiere Sanità

Come potrete immaginare la globalizzazione sta causando un’imbruttimento delle maggiori capitali europee. E questo si percepisce anche a Napoli . Molte zone che prima erano anonime e poche battute , come i Quartieri Spagnoli , sono state riprese dal loro deterioramento. E ciò  grazie a provvedimenti di varia natura. Tuttavia attualmente  c’è stato un  eccessivo cambiamento dell’atmosfera di questi angoli cittadini. Perché si sono sovraffolati di visitatori alla ricerca spasmodica del folklore napoletano.

Prima che questo incubo (speriamo di no!) tocchi il quartiere Sanità   vi consiglio di vederlo per afferrare lo spirito vero di una Napoli  . Quella delle donne che gridano a squarcia gola ai figli di rientrare per ora di pranzo. Del profumo della pummorola fresca  e schioppettante che fuoriesce dalle persiane dei bassi. E dei  bambini che giocano liberi nelle piazzette desolate sotto il sole cocente dell’estate o della pioggia battente dell’inverno.

Mappa Google primo itinerario rione Sanità  

Primo itinerario dal Borgo delle Vergini alla casa di Totò

Il primo itinerario che vi propongo comincia da Porta di San Gennaro. Da qui vi immetterete al Borgo delle Vergini , una piccola frazione fatta di vicolini che alternano arte e mercati di ogni genere. Il nome deriverebbe secondo la leggenda dagli Eunostidi. Quest’ultima è una confraternita religiosa di uomini vergini che tramandano il culto di Eunosto. Questi era un giovane bellissimo ucciso da Ocna , la pretendente rifiutata. L’ipotesi più realistica per l’epiteto sarebbe invece da ricollegare al ritrovamento di un tempietto delle Vestali  sacerdotesse romane che praticavano la castità.

Nel primo tratto di Borgo delle Vergini si incontra la Chiesa di S. Maria Succurre Miseris di Ferdinando San Felice (XVIII sec.) +.  In seguito si ammira la Chiesa dei Padri della Missione. La sua facciata è semplice ma il suo interno è molto sontuoso ed è attribuito a padre Andrea Garagni e Luigi Vanvitelli.

Si prosegue dal Borgo delle Vergini verso il terreno calpestato da Antonio de Curtis, alias Totò , il principe della risata . Celeberrimo attore e maschera Italiana , Totò  ebbe i suoi natali al terzo piano di un edificio in via Antaesecula, 110.  Tra il grigiore di abitazioni quasi pericolanti e le strizzatine d’occhio  di qualche guappo in motorino da scansare spuntano poi in ordine queste 5 chicche da non perdere.

Palazzo dello Spagnuolo 

Il Palazzo dello Spagnuolo  in Via Vergini 19  è  una villa patrizia battezzata così perché appartenuta al nobile spagnolo don Tommaso Atienza. Risale al 1738 e originariamente fu commissionato dal marchese di Poppano Nicola Moscati e fatto dall’ architetto Ferdinando Sanfelice .

Un grande esempio di barocco napoletano specie per la presenza all’entrata della monumentale doppia rampa di scale in marmo che è a forma d ventaglio (che fa sembrare quasi crollare la struttura al centro) .  L’ingegnere Francesco Attanasio e lo stuccatore Aniello Prezioso realizzarono gli stucchi in stile rococò degli interni ed esterni.

Nel corso dei secoli il Palazzo dello Spagnuolo   ha ospitato numerose personalità di spicco, tra cui nobili e personaggi importanti della storia napoletano. Esso è anche stato il set di molte produzioni cinematografche .

Complesso Vincenziano 

Il Complesso Vincenziano in via delle Vergini 51  è posto di fronte al Palazzo dello Spagnuolo . Questo monumento sta al di sopra delle rovine  del Convento dei Padri Crociferi  (1334), che era un ordine ospedaliero di origine medievale. Nel 1669 per volere del Cardinale Innico Caracciolo   vi si erano stanziati  i Missionari Vincenziani. Il primo missionario vincenziano ad arrivare a Napoli   fu Cosimo Galilei, nipote diretto di Galileo Galilei.

Facoltose donazioni della nobiltà napoletana, lungo il 1700, dettero la possibilità  ai Missionari Vincenzian di impiegare le maestranze migliori e gli  architetti di spicco di quel periodo. Ed ecco che internamente si possono ammirare la  cripta, la chiesa (XVIII sec.) , varie cappelle, un refettorio con il dipinto di Gerolamo Cenatiempo (allievo di Luca Giordano), e un altare di Luigi Vanvitelli.

Vicolo Cultura in via Montesilvano 

Vicolo Cultura in via Montesilvano  sta nel cuore del quartiere Sanità  . Qui si è creata una biblioteca all’aperto ricavata da un bene confiscato alla mafia. Abbellito con i murales che ritraggono Massimo Troisi, Pino Daniele, Peppino De Filippo, Totò e Sophia Loren è stata inaurata nel dicembre 2018.

A gestirla è la Opportunity Onlus presieduta da Davide D’ Errico che hanno visto anche la partecipazione  di alcune sezioni del Rotary e di altre realtà associative cittadine. E non ultima l’aiuto di Toraldo, la famosa azienda italiana produttrice di caffè. In flotte si sono uniti all’iniziativa di volontariato, dando un nuvo volto a questo punto straordinario di Napoli.

Palazzo San Felice 

Palazzo San Felice in via Sanità 2 è un palazzo in tipico barocco napoletano  con due rampe di scale in marmo . Esso fu voluto dall’architetto Ferdinando Sanfelice per la sua famiglia appositamente per allontanarsi dalla confusione del centro urbano. I suoi  materiali sono tutti in piperno, e lo avvolgono le sirene che sguizzano nel balcone del primo piano.

Si notano subito le finestre decorate con stucchi che si aprono in tutti e due i piani (al secondo si succedono decorazioni a sesto arcuato e tondi con busti) . Di grande prestigio sono i cortili , gli affreschi di Francesco Solimena e nella cappella privata le sculture di Giuseppe Sammartino (che ad oggi sono sparite).

Via Antaesecula

Via Antaesecula 110  è una  viuzza dove ebbe i natali il celebre Totò . Qui  si possono contemplare la Casa Museo con relativo mureales, e più in là altri  cimeli a lui dedicati. Lui era una forza della natura è ha lasciato il segno  non solo per la sua straordinaria comicità, ma anche per il suo talento nell’intepretazione di alcuni ruoli drammatici. Possiamo annoverarelo tra uno dei maggiori interpreti nella storia del teatro e del cinema italiani .

Altre dimostrazioni di affetto concrete per Totò  sono  a  Largò Totò . In particolare mi riferisco a una sagoma di pietra perforata di Giuseppe Desiato, che ritrae Totò in una delle sue tipiche pose. E per finire le installazioni luminose Core Analfabeta fatte da Tiziano Corbelli e molto altro ancora .

Mappa  Google secondo itinerario  rione Sanità

Secondo itinerario, dalla Basilica di Santa Maria al cimitero di Fontanelle

Una passeggiata nell’anima del quartiere Sanità   vi farà penetrare in delle sorprendenti realtà artistiche che non hanno uguali. Cominciamo con una chiesa che si  trova proprio all’inizio del Borgo delle Vergini  . Mi riferisco a quella di Santa Maria Misericordia ai Vergini .

Detta anche della Misericordiella  essa è del XIV secolo (su progetto degli architetti Bartolomeo Granucci e Ferdinando Sanfelice) fu per molto tempo lasciata a se stessa . Rinasce  nel 2015 sotto la spinta dell’associazione SMMAVE e della direzione di dell’artista Christian Leperino. Teatro di vari laboratori artistici  e culturali diventa un esempi da seguire come ripristino efficace dei beni culturali. Non possiamo certamente accontentarci.  Per cui proseguendo con buona lena arriviamo esattamente nelle mete più gettonate del quartiere Sanità   che sono elencati in basso.

Basilica di Santa Maria

Basilica di Santa Maria (1602-1610) in piazza Sanità 14 è un capolavoro del barocco napoletano frutto del genio dell’architetto domenicano Fra Nuvolo.  Essa è chiamata così perché vi è stata rinvenuta una raffigurazione della Madonna del V secolo, la più antica di Napoli. Anche se popolarmente essa  è conosciuta  come  S. Vincenzo, per via della statua di S. Vincenzo Ferrer ( ‘o munacone) , che è qui adorata  per avere allontanato il colera.

La Basilica di Santa Maria si conferma essere l’asse nevralgico e scrigno di tesori dell’intera area. La basilica ha la tipica conformazione a croce greca con la sua distintiva cupola a maioliche gialle e verdi visibile dal ponte della Sanità. Dentro si rimane ammaliati dall’altare maggiore innalzato sopra la cappella antistante l’ngresso delle Catacombe di San Gaudenzio (incorporate nella zona presbiteriale).  Questo è il secondo cimitero paleocristiano più grande di Napoli (dopo le  Catacombe di San Gennaro il cui ingresso è adiacente alla Basilica del Buon Consiglio, in via Capodimonte, 13). San Gaudenzio era un vescovo Africano che arrivò a Napoli nel 439 e ci morì nel 452.

I suoi interni preziozi 

La Basilica di Santa Maria  conserva inoltre opere di correnti manieristiche, classicistiche e barocche e della pittura napoletana del XVII secolo (tra cui Luca Giordano). E quelle di artisti contemporanei come Gianni Pisani, Annamaria Bova e Riccardo Dalisi. Senza scordare che qui si può venerare il  Presepe Favoloso inaugurato il 24 Dicembre 2021 un gioiello dei fratelli Scuotto e del restauratore e scenografo presepiale Biagio Roscigno. In fine fuori la piazzetta  c’è una scultura in bronzo In-ludere di Paolo La Motta che rappresenta Genny Cesarano, un ragazzino di 17 anni  ucciso per errore dalla camorra nel Settembre 2015.

Basilica di San Severo fuori le mura

Basilica di San Severo fuori le mura in piazzetta San Severo a Capodimonte, 8 è un omaggio a San Severo.  Questi  fu l’undicesimo vescovo di Napoli tra il 363 e il 409 d.C. Risalente al XVI nacque per volontà dell’arcivescovo Carafa e rimaneggiata dall’architetto Dionisio Lazzari. La chiesa presenta una pianta a croce latina con tre cappelle per lato e transetto. Vanta e custodisce opere, tra gli altri, di Leandro Carcano (L’Annunciazione), Paolo De Matteis (la Madonna del Rosario con i santi Domenicani), Pietro Lambertucci (Santi Pietro e Paolo).Nel 2017 fu restaurata coinvolgendo in modo particolare  la cupola,e  la  facciata .

Nella piazzetta adiacente spicca Perseveranza , il murales di geometrie colorate del cileno  Matu & Sal. Incastonata come una perla è la Cappella dei Banchi , cioè di quella confraternita che nel XVI secolo aveva il compito di confortare i condannati a morte. Tutte le pareti sono infatti affrescate con scene che rimandano al dolore e alla sorte dei giustiziati per mano di grandi talenti dell’epoca. Infine a fare riflettere sulla tragedia moderna dell’immigrazione c’è la scultura del Figlio Velato di Jago , che è stato aggiunto di recente. Si ispira al Cristo Velato di G. Sanmartino ed è stata tirata fuori a New York da un blocco di marmo del Vermont . Raffigura un bimbo morto con la pancia gonfia. Davvero commovente.

Cimitero di Fontanelle

Cimitero di Fontanelle  (al momento chiuso per messa in sicurrezza, dovrebbe riaprire primavera 2023) è così intitolato per i rigagnoli di acqua che scendono dalla collina di Materdei sotto il quale è ricavato (in un’antica cava di tufo). In 3000 mq sono seppelliti le ossa di tutte quei poveri che morirono di pestilenze. L’usura lo aveva segnato . Fino a quando non venne riordinato nel 1872 dal canonico Don Gaetano Barbati  con l’aiuto di alcune donne del quartiere. Fu poi messo in sicurezza e riordinato dopo il 2002 e riaperto definitivamente nel 2010.

Ci sono varie sezioni al Cimitero di Fontanelle  . Come quella dell’ossario che è suddivisa dentro solchi che accolgono i diversi resti catalogati per provenienza. Poi abbiamo anche un Tribunale . Questo è un crocifisso davanti il quale dovevano tenersi le sedute segrete dei malavitosi. Ci sono anche  degli scolatoi, dove venivano posti i cadaveri per far colare i liquidi.

Al Cimitero di Fontanelle   si praticava pure  il rito delle anime pezzentelle. In pratica chiunque volesse ricevere una grazia adottava un teschio . E se ne prendeva cura . Ma se non esaudivano nessun desiderio, i fedeli passavano ad altra capuzzella! Al riguardo meritano menzione le due cape  più visitate , coè quelle di Concetta e del Capitano.  La prima era venerata per trovare marito , la seconda è una star protetta addirittura da una teca di vetro. Leggenda vuole che la testa del Capitano si vendicò dell’esuberanza di un giovane sposino che non credeva ai suoi poteri. Per ripicca gli apparve insieme alla consorte durante le nozze causandone la morte.

Murales del quartiere Sanità

Logicamente quartiere Sanità   vuol dire anche street art , che a Napoli esordì già negli anni ’80 e che ebbe il suo picco nel 2015. Un’esplosione di cooperazioni tra i grandi nazionali e internazionali di questo genere artistico  che hanno avuto una duplice funzione.

Da una parte il loro operato ha provocato un rinnovamento di spazi decadenti, e dall’altra un input generale   a risorgere dall cneri. I messaggi di questi disegni giganteschi sono ovviamente urla di protesta contro  tutte le forme di degrado sociale e morale che si insinuano nella comunità napoletana.

Diamo allora uno sguardo generale alle migliori rappresentazioni dei murales che hanno portato good vibes  al quartiere Sanità   . Da quelle più famose a quelle più nascoste (potrete visualizzare meglio cliccando in questa Mappa interattiva dei murales di Napoli).

 

Piazza Miracoli: Maxi  murales di Diego Armando Maradona,   Diez , 2023

Palazzo Sanfelice: Il vento pesa quanto le catene Zilda,  2015

Vico Buongiorno: Nu ‘mmescà ‘e fantasme cu ll’anguile Collettivo FX, 2019

Vico Lammatari: Stencil di Maradona ,  Alex Senna  , 2017

Piazza Sanità:  Luce   e Totò e Peppino (scena del film La Banda degli Onesti ) ,  Cruz , 2016

Ponte della SanitàRe Si Stiamo , Bosoletti, 2016

Ponte della  Sanità: Tienime, ca te tengo , Jerico , 2019

Via Sanità :  Speranza Nascosta  ,  Bosoletti ,  2016

Salita San Raffaele :  Donne Partenopee ,  Bosoletti, 2016

Via Fontanelle: Chiesa della Santissima Maria del Carmine, Tono Cruz & Mono Gonzalez, 2016

Via Fontanelle: E Vir Napule e po’ muorFratelli Toqué, 2018

La cucina Napoletana 

La cucina a Napoli  non è solo pizza , anhce se qui non ha eguali ! La cucina napoletana è variegata, gustosa e fa sognare. Essa è la risultante delle varie domnazioni che hanno invaso e plasmato Napoli. In ogni piatto c’è qualcosa dei Greci, dei Romani, dei Francesi e degli Spgnoli. Sono le pietanze più povere quelle più apprezzate che sono state l’emulazione dei banchetti nobiliari dell’aristocrazia partenopea.

Mangiare Napoli vuol dire quind ripercorre le pagine della sua storia e l’offerta è logicamente infinta. Dallo street food, alle ricette di pesce e carne a una pasticcerria che solo a pensarci si ingrassa. Che soddisfazione però, compresa una tradizione enoica di bianchi e rossi che dalla Falanghina al Taurasi soddisfano i palati da quelli più semplici a quelli più raffinati. Vi è venuta fame? Ecco in baso un elenco delle principale pietanze :

Dove mangiare al quartiere Sanità

Quartiere Sanità, un’altra Napoli

In conclusione il quartiere Sanità rappresenta il lato più sacro e profano di Napoli, dove miseria e nobiltà camminano abbraccetto. Dove alle morti per sparatoie di rese dei conti si sovrappongono le vite di tutti coloro  che stanno camminando verso un futuro migliore. Il cammino verso il paradiso è ancora lungo ma la voglia di fare e di riscatto è tanta. Nonostante tutte le problematiche legate al rilancio del  quartiere Sanità  sono stati colmati tanti vuoti. E ce ne saranno ancora tanti da riempire. Però il motore è in azione e la linea di tendenza verso la ripresa è quella di una collettività unita che tenta di rispondere a tutti i bisogni e i diritti dell’essere umano.

Chissa cosa proverebbe Edoardo de Filippo se vagasse per le viuzze del quartiere Sanità .  Magari sarebbe ancora una volta  fonte di ispirazione per un’altra pièce teatrale irriverente  come Il Sindaco del Rione Sanità .  Forse avrebbe affiancato alle figure dei  camorristi anche quelli di eroi che si rimboccano le maniche per ricominciare da capo verso il traguardo  della legalità!

Info utili : 

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