L’ isola di Rodi in 7 giorni

L’ isola di Rodi in 7 giorni

L’ isola di Rodi in 7 giorni: il mio viaggio nel cuore del Dodecaneso

Senza dubbio la mia vacanza in Grecia nell’isola di Rodi in 7 giorni è stata un’esperienza indimenticabile. Sto parlando di un paradiso terrestre incastonato come una perla nell’arcipelago del Dodecaneso: dodici isolotti  bagnati dal Mar Egeo che fronteggiano  la Turchia. Per  l’isola di Rodi in 7 giorni , come al solito, sono partita ad agosto, il mese delle mie ferie.  Di certo non è il massimo lo so,  perchè in alta stagione è affolato e caro dappertutto.

Tuttavia un  vantaggio è che  posso prenotare alloggio e volo con molto anticipo,  per cui non rischio di spendere troppo. Ho infatti  pagato un ottimo prezzo per soggiornare in pieno centro storico della capitale , che è Rodi Città. Caotica ma il top per gli spostamenti nell’isola .

Per spostarmi verso luoghi più nascosti, mi affidavo ad agenzie locali per tour privati  ( niente male civitatis o get your guide)  . In questo modo riuscivo a peregrinare per tutta  l’isola di Rodi senza lo  stress  di noleggiare una macchina. Odio guidare specie all’estero perchè voglio rilassarmi e non pensare proprio a nulla!  Oltretutto  con un pò di buon senso riesco quasi sempre a evitare la folla dei turisti che  in questo periodo sono presenti ovunque. Per esempio sfrutto le mattinate per muovermi e nelle ore più afose mi rifugio nei musei con aria condizionata a palla !

Come essere in Sicilia!

Per quanto riguarda il caldo comunque  lo sopporto abbastanza.  Sono nata nel sud d’Italia , in quella meraviglia che è la  Sicilia, che  tra l’altro  è stata colonizzata dai greci! Per cui l’isola di Rodi in 7 giorni non è stata una semplice fuga estiva ma un vero ritorno alle radici.  Mi sono sentita in sostanza come  a casa mia: sregata dalla luna, abbagliata dalla bellezza della natura, il sale sulla pelle, il vento tra i capelli, i sorrisi della gente che scaldano l’anima.

Questo post è dedicato a chi desidera visitare  l’isola di Rodi in 7 giorni e vuole  consigli pratici per viverla al meglio. Vi garantisco che  il suo straordinario patrimonio storico, culturale, artistico, paesaggistico ed enogastronomico, e un clima mite tutto l’anno vi conquisterà fin dal primo istante.

Buona lettura!

L ‘isola di Rodi in 7 giorni. Giro in senso orario! 

Sapevate che Rodi  è l’isola più grande del Dodecaneso ? Prima di  atterare nell’Aeroporto di Rodi-Diagoras  dal finestrino dell’aereo ho intravisto la sua forma allungata. Sembra essere come  un grosso cetaceo  che fluttua tra  acque cristalline. Dalla testa alla pinna si estende per 1.394 km²  con dei panorami  che cambiano continuamente:

L ‘isola di Rodi :  tra mito e storia

Innanzitutto Rodi è un’isola antica: più di 2400 anni di storia documentata.  Le prime tracce di vita risalgono al Neolitico, con piccoli villaggi dediti all’agricoltura, alla pesca e all’allevamento. Intorno al 1500 a.C., i Dori fondarono le città-stato  (poleis ) di Lindo, Ialiso e Camiro . Tutte e tre si unirono  fra loro nel 408 a.C. generando la città di Rodi. Questa venne  progettata secondo i principi di Ippodamo: un modello di urbanistica avanzata. Da allora  l’isola divenne un importante crocevia commerciale e culturale del Mediterraneo.

Più tardi nel 305 a.C., Demetrio Poliorcete, generale di Alessandro Magno, assediò l’isola per quasi un anno. L’obiettivo era conquistarla e spezzare l’alleanza con i Tolomei d’Egitto. Tuttavia, i cittadini resistettero con coraggio. Per celebrare la vittoria, i rodiesi eressero il Colosso di Rodi, una statua gigantesca all’ingresso del porto. Emblema dell’isola  ne  rappresentava la sua forza ed era una delle Sette Meraviglie del Mondo.

Ordine di San Giovanni e Turchi

Più tardi,  dopo il passaggio dei Romani e dei Bizantini,  l’isola di Rodi fu governata dall’Ordine di San Giovanni (1309-1523). Esso fu fondato a Gerusalemme nell’XI secolo. Si trattava  di una confraternita religiosa e cavalleresca con l’obiettivo di assistere gli erranti e proteggere i territori cristiani in Terra Santa. Per tale  ragione venivano chiamati anche Cavalieri Ospitalieri, sottolineando la loro missione di cura e ospitalità.

Al termine del loro potere iniziale si appoggiarono a Malta con il nome appunto di Cavalieri di Malta. Continuarono pertanto  a combinare funzioni militari e ospedaliere in tutto il Mediterraneo. Dopo nel 1522 l’isola di Rodi fu conquistata dai Turchi, che aggiunsero di nuovi elementi culturali e architettonici alla città medievale: bagni pubblici, moschee, e mercati dal periodo italiano al ritorno alla Grecia.

Mussolini

Peraltro  dopo la guerra italo-turca, l’isola di Rodi passò sotto il controllo italiano. Strade, piazze e palazzi furono restaurati o costruiti ex novo, con uno stile italiano evidente ancora oggi. Mussolini promosse interventi urbanistici, mentre Vittorio Emanuele III visitò l’isola per ammirare i nuovi progetti.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, infine l’isola di Rodi fu teatro di scontri tra italiani, tedeschi e alleati. Con la caduta del fascismo, i tedeschi occuparono l’isola. Solo nel 1947, con i trattati di Parigi, l’isola tornò definitivamente alla Grecia, aprendo una nuova era sull’isola.

1° e 2° giorno. Rodi città alta e bassa

Com’ è  facile immaginare , le prime due  giornate nell’isola le ho trascorse  a  sondare il meglio  di  Rodi città  , che è suddivisa in :

In realtà esiste anche un’acropoli (III secolo a.C.) situata a ovest dell’isola  sul  Monte Smith . L’altura è alta 112 m. ed è curiosamente  intitolata a un omonimo ammiraglio inglese che si distinse nelle guerre napoleoniche. Per quanto riguarda l’accesso: il sito dista  2 km da Rodi città ed è raggiungile  in auto, bus (n. 5), o con una passeggiata di 30 min.   Attualmente si possono contemplare i resti di tre templi, uno stadio, un teatro e una palestra.

Dove dormire a Rodi città?

Scegliere un b&b nella old city è stata la mia mossa vincente:

Per prenotare il mio appartamento, ho usato Booking.comUn tip? Optate per Piazza degli Ebrei: è molto più quieta rispetto alla caotica ma pittoresca Piazza Ippocrate o Odos Socrates, sempre piene di turisti. Adesso, però, basta chiacchiere di logistica. Entriamo nel vivo della mia avventura,  partita proprio da Rodi città . Siete pronti? Venite con me!

L’isola di Rodi in 7 giorni. Rodi città vecchia e la sua cinta muraria

Avete mai fatto una colazione alla greca? Nutriente e golosa  era un rituale di cui non riuscivo a  farne a meno appena sveglia. Caffè nero bollente, pane tostato con miele e uova,  e spremuta d’arance fresche. La giusta dose di energia che mi   serviva per spendere una lunga mattinata e un intenso pomeriggio a conoscere  i gioielli più importanti della città vecchia. Tra questi le sue magnifiche  mura che la percorrono per   4 km. Dopo sei secoli, sono ancora perfettamente integre! Onestamente, non esiste nulla di simile al mondo!  Le mura di Rodi sono opera dell’ Ordine di San Giovanni  ( XIV -XV sec.) per difendere la città da:  Turchi, pirati, e dalle forze europee in lotta per il dominio del Mediterraneo.

Di sera perlustravo a pezzi  il complesso . Questo  è stato fatto  in pietra con la tecnica della  muratura  a secco  su delle preesistenti  fondamenta bizantine. Esso  comprende:

7 meraviglie di Rodi città vecchia

In sintesi, i tesori più preziosi dell’ isola si concentrano all’interno di Rodi città vecchia. Attenzione però: è un vero e proprio labirinto fatto di viuzze tutte ciottolate. Indossate scarpe basse e antiscivolo! Vi aspetta una lunga camminata, e un sipario che si apre davanti a uno spettacolo  chiamato vita!

Vagando per i vicoli di questo fantastico nucleo storico succedeva davvero di tutto. Ovunque spuntavano gatti che sonnecchiavano fino a quando  non esplodeva qualche danza. Come quella di un sirtaki   ballato tra sconosciuti in uno slargo con il sottofondo della colonna sonora del film Zorba il Greco . Intanto, camerieri sorridenti ti invitavano a gustare i sapori locali, cacciando gli zingari che volevano leggerti la mano!

Detto questo,  per  accompagnarvi passo dopo passo nel dedalo incantevole di Rodi città vecchia  ho preparato un itinerario che vi lascerà  senza fiato! Non solo per lo stupore, ma anche perché c’è da trottare! E non dimenticate  mai di avere   con voi una bottiglia d’acqua!

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L’isola di Rodi in 7 giorni. Piazza Ippocrate

Se c’è un luogo che rappresenta il vero salotto di Rodi città vecchia,  quello è Piazza Ippocrate, battezzata  in onore del padre della medicina.  Da secoli  è un ritrovo per commercianti, cittadini e forestieri. Si caratterizza per una fontana ottomana color turchese . Tra  taverne e  bar si collega con Odos Socrates , che è la via dello shopping per antonomasia.   Tra i monumenti imponenti figurano:  i

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L’isola di Rodi in 7 giorni.  Museo Archeologico

Varcata la soglia del Museo Archeologico di Rodi (info orari e costi) sono rimasta stregata dal fascino dell’architettura medievale dello stabile che lo accoglie . Questo è l’ Ospedale di San Gioanni dei Cavalieri di Rodi del XV secolo, completato nel 1440 sotto il Gran maestro Pierre d’Aubusson. Si rifinì nel 1914 per intervento del governo italiano. Da allora, il museo è stato acclamato come uno dei più  prestigiosi dell’Egeo. Questo perché  preserva reperti  che vanno dalla Rodi preistorica al suo apice medievale.

Al centro del patio  si staglia una  scultura funebre leonina tardo-ellenistica che si adagia su un mosaico pavimentale  paleocristiano  proveniente dalla basilica di Arkasa, sull’isola di Scarpanto. Le sale del primo e secondo piano espongono reperti che raccontano millenni: gioielli micenei, ceramiche antiche, statue, mosaici e monete dalle città di Ialyssos e Kamiros fino alla conquista romana.

Quali sono le collezioni di maggior rilievo?

Tra i pezzi più iconici spiccano:

Il suo giardino e il patio interno completano il percorso: colonne, e frammenti di sculture emergono tra alberi e fiori . Curatissima la disposizione delle piante e delle panche in marmo su cui si può sostare per pensare a quanto secolare sia questa isola!

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L’isola di Rodi in 7 giorni.  Via Dei Cavalieri e il Palazzo del Gran Maestro

Ho scovato lo spirito medievale dell’isola non appena mi sono immessa nel  quartiere militare (Collachium) di  Rodi città vecchia. Precisamente  nella Via dei Cavalieri (Odos Ippoton), rimasta intatta per com’era dal XV secolo. Vagabondavo per questa strada e me la immaginavo gremita degli stessi monaci-guerrieri che l’hanno plasmata. Mi sto riferendo sempre allOrdine di San Giovanni , che era composto da nazionalità diverse . Ognuno di loro aveva una residenza nelle locande (Auberges) che fiancheggiano questo cunicolo (tra l’altro oggi sede di ambasciate). L’architettura gotica e gli stemmi sopra le porte sono originali.

Situato all’estremità superiore di questa arteria principale del centro storico mi è apparso in tutta la sua imponenza il Palazzo del Gran Maestro (info orari e visite) .  Esso era la dimora fortificata  del capo  dell’ Ordine di San Giovanni  (XIV sec.) oltre che ufficio amministrativo dell’isola.  Maestoso e in stile gotico presenta: struttura massiccia,  quadrangolare , attorniata da pinnacoli e piena di finestre a guglia. L’aspetto odierno è per lo più quello che rimane della ricostruzione effettuata negli anni ‘ 30 . Fu proprio allora che gli italiani fecero degli interventi tempestivi per via dei danni alla costruzione avvenuti a causa  di un’esplosione nel 1856.

Attualmente il palazzo è accessibile al pubblico per venerare una ventina di sale riccamente decorate: il Salone dei Ricevimenti e la suggestiva Sala della Musica.  Più che gli arredi sfarzosi o le vetrine di armature scintillanti, ciò che lascia davvero a bocca aperta sono i suoi grandiosi  mosaici ellenistici e paleocristiani ( V sec.) . Questi sono stati  trasferiti qui dall’antica città di Kos.

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L’isola di Rodi in 7 giorni. Torre dell’Orologio e  la Moschea di Suleiman  

Dominano lo sky line di Rodi città vecchia la Torre dell’Orologio e la Moschea di Solimano. La prima è in stile barocco e fu innalzata dai membri della famiglia Balyan ( XVII sec.) per avvistare i nemici.  Si erge alta e slanciata tra le abitazioni rodiesi . Fu rimodellata nel 1850 da Ahmed Fethi Pash . Si può salire fino in cima per una vista incredibile su tutta la città. L’entrata è di appena  € 5 , con i quali avete un drink da consumare nel bar adiacente.

Esattamente di fronte  la Torre dell’Orologio risplende in tutta la sua gloria la Moschea di Solimano, il monumento ottomano più significativo dell’isola. Solimano il Magnifico la commissionò  nel 1522 per commemorare la sottomissione dei rodiesi. Subì via via delle modifiche nel 1808, ma la sua eleganza è eterna. Quello che risalta in assoluto è il colore rosa della sua facciata.

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L’isola di Rodi in 7 giorni.  Museo Paths of Gods

Inaspettatamente mi sono imbattuta in questo piccolo museo detto Paths of Gods (Miltiadou 1 ) , tradotto in Italiano  “Il Sentiero degli Dei”. Due ore piene impiegate per vedere un intrigante video sulla storia di Rodi e  ascoltare la guida che ci illuminava sulla nascita delle Olimpiadi. In principio erano dei rituali religiosi per onorare Zeus nella città di Olimpia e  consistevano in un’unica gara di corsa . Poi  si ingrandirono fino a  includere: lotta, pugilato, corse di carri e il pentathlon .

Diverse leggende mitologiche circondano la loro creazione.  Inclusi racconti che coinvolgono eroi e divinità come Eracle e Pelope, i quali,  pare che indissero i primi giochi per placare gli dei. Qualche curiosità:

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L’isola di Rodi in 7 giorni. Piazza degli Ebrei

Nascosta tra i vicoli medievali di Rodi città vecchiaPiazza dei Martiri Ebrei:  la sua è una  storia lunga duemila anni.   Non è solo un punto di ritrovo con una fontana di cavallucci marini:  è il cuore pulsante dell’antica Juderia. Vi avevano riparato tutti gli ebrei tati espulsi dalla Spagna a seguito del Decreto dell’Alhambra (XVI sec.) . Se ne contavano 5.000 all’inizio del XX secolo.  Il luglio del 1944 spezzò questa armonia. Le leggi razziali italiane, seguite dall’occupazione nazista, portarono alla deportazione di oltre 1.600 persone verso Auschwitz. La comunità, semplicemente, svanì.

Oggi, la piazza è un luogo di memoria. Il sobrio Monumento all’Olocausto ci ricorda quella cicatrice. A un passo da qui, potete visitare la Sinagoga Kal Kadosh Shalom, la più antica della Grecia, che sopravvive come testimone silenzioso. Visitare Piazza dei Martiri Ebrei non è solo turismo, è un’esperienza emotiva. È camminare su un pezzo di storia europea che non dimentica.

L’isola di Rodi in 7 giorni. Rodi città nuova

Tutto cambia ! Ed è stato inevitabile che a partire dal XX secolo sotto la spinta delle autorità italiane l’isola di Rodi si sia allargata oltre le sue mura fino al porto di Mandraki . Tutta una superficie urbanizzata che si identifica con quella che è definita  Rodi città nuova . Percorrendo il lungomare sono rimasta esterefatta dalla grandiosità di tre miracoli artistici :

  1. Delle  due famose colonne raffiguranti Elafos ed Elafina un cervo e una cerva ormai simbolo dell’isola.  Secondo leggenda avrebbero liberato i rodiesi dall’invasione di serpenti prendoendo  il posto del  leggendario Colosso di Rodi . Non si hanno notizie certe sull’autore delle statue;  forse ci sarebbe lo zampino  dello scultore Italiano Renato Brozzi ( (Traversetolo 1885-1963) ;
  2. Dei  fabbricati di stampo fascista sobri e solenni in stile Art Decò Tra questi : il  Palazzo del Municipio, il Tribunale, l ‘Ufficio Postale, e il Teatro Nazionale ;
  3. Della  tangibile evidenza dello sviluppo economico dell’isola ai tempi di Mussolini che culminò nella realizzazione del:

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Cosa vedere a Rodi città nuova?

Rodi città nuova è il risultato di  trentuno anni di colonialismo italiano durante i quali  l’isola si è modificata in meglio , ed è stata un avamposto strategico ed esclusivo  per l’Italia nel Mediterraneo. Ma le sorprese della new city continuano in queste altre quattro tappe :

  1. Fortezza di  San Nicola: una barricata difensiva da attribuire dall’Ordine di San Giovanni ( XIV sec.) . Accanto ad essa ci sono  tre mulini a Vento , che  servivano per la macinazione dei cereali. Posizionati proprio laddove spiravano le correnti, erano i motori alimentari dell’isola;
  2. Elli Beach : è la spiaggia cittadina , la più frequentata e popolare dell’isola. Pullula di stabilimenti balneari attrezzatissimi e molto alla moda. Sdraio e ombrelloni occupati da tedeschi , inglesi e americani che spalmano crema e sorseggiano coloratissimi cocktail;
  3. Acquario : fu  istituito nel 1930  sotto la dominazione del Regno d’Italia  dall’architetto Armando Bernabiti. Lo scopo era quello di studiare la flora e la fauna del Dodecaneso. Ci sono rare specie marine, tartarughe e foche monache;
  4. Parco Rodini : posto a Lindos Rhodes Avenue  (3 km dalla Rodi Città) è un’ oasi di serenità e annovera diverse tipologie di uccelli come i pavoni. A completare il pittoresco quadro ci sono anche: ponti, sentieri, stagni pieni di ninfee e le rimanenze della Tomba dei Tolomei   ( periodo ellenistico) .

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3° giorno. Spiaggia di Antony Queen Bay

Inutile resistere alla spiagge di Rodi per il timore di fare a gomitate fra le persone per garantirsi uno scoglio! Se si parte in piena estate la probabilità di sentirsi come delle sardine stipate fra la moltitudine di vacanzieri  è alta ovunque. Bisogna arrangiarsi.  Ma alla fine è una dolce sofferenza allietata da immersioni tra pesci colorati e l’ombra delle palme di chioschi da favola . Come il Kounna Beach & Resto Bar della  spiaggia di Anthony Quinn (info accesso)  , tentazione allo stato puro! Inutile ho ceduto al lido più gettonato dell’isola.

La  spiaggia di Anthony Quinn non è molto lontana da Faliraki, la città festaiola per eccellenza dell’isola di Rodi. La sua peculiarità è lo scenario da cartolina che la circonda: scogliere ripide e pini rigogliosi che si protendono verso il mare. Il fatto straordinario è il suo  passato da star di Hollywood. Nel 1961 ci si girarono alcune scene  del celebre colossal I cannoni di Navarone interpetato dall’attore Anthony Quinn . Questi ne rimase talmente folgorato che tentò persino di acquisire il terreno adiacente! Il suo sogno era ambizioso: fondare un centro culturale internazionale per artisti e registi. Anche se il governo greco blocco il progetto, il litorale da Baia di Vagies fu rinominato  come l’illustre divo americano .

L’isoa di Rodi a tavola! 

L’incantesimo culinario nell’isola  è stato in un intimo oyster bar il Poseidon a Kallithea. Gestito da una adorabile famigliola  sono stata accolta come solo i greci sanno fare. Al massimo ricordo cinque o sei tavoli con un’apparecchiatura semplice , ma un menù da urlo: insalata alal greca con feta e pomodi succhosi e dolci, sarde panate e a forno, pesce fresco di tutti i tipi, birra e vino dell’enoteca Oenoculture in 12ο χλμ Ρόδου-Λίνδου. 

Sono solo aperti a ora di pranzo e chiudono al tramonto quando la nonna , che è il cuoco, vuole tornare nelle sue stanze ad accudire i nipoti. Una musica di altri tempi, una specie di favola antica che ti riporta per un attimo ai ricordi della fanciulezza. Ho avvertito un brivido sulla pelle, perchè mi hanno trasmesso certi valori che ogni tanto si fa fatica a credere ancora esistino: passione e attacamento ai propri affetti.

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4° giorno. Acropoli di Lindos

Non nascondo che l’ emozione più intensa l’ho avuta quando sono stata a Lindos città e da lì alla sua acropoli (info e costi) arroccata su una collina (116 m.) . Collocata in mezzo a due  fantastiche e visitabili spiagge , Lindos è nota in tutto il pianeta per  il suo sito archeologico. Esistente sin dal Neolitico e l’Età del Bronzo ( 4000-2000 a.C.) crebbe in sfarzo e potenza  con i Micenei,  con fortificazioni aggiunte dai Cavalieri di San Giovanni nel Medioevo per la difesa contro gli Ottomani. 

Ho fatto un’arrampicata di appena 20 minuti  per  salire fino in cima. Ho messo a prova le mie gambe mentre mi inerpicavo tra grovigli di casettine bianche adagiate su mosaici bianchi e neri. Per i più pigri c’era l’opzione di un veicolo molto inusuale: il dorso di un simpatico asinello! Non ho avuto il coraggio di provarci, perché avevo paura di cascare !

Tutto intorno  all’ acropoli di Lindos (info e costi) è un susseguirsi di rovine che   documentano lo sfarzo di un’antica civiltà . La stessa che ha contribuito a fondare la mia città natale Licata in Sicilia. Al loro interno spiccano  :

  • Il Castello dei Cavalieri (XIV sec.) : a forma circolare e fatto con   funzione militare per proteggere lìisola da attacchi esterni;
  • La  Chiesa di San Giovanni (bizantina): si distingue per la sua cupola e campanile e per i suoi affreschi bizantini ;
  • Il  Tempio Dorico di Atena Lindia (IV sec. a.C.) : innalzato in onore delladea protettrice del commercio e della navigazione, presenta una perfetta simmetria architettonica con quattro colonne su entrambe le facciate principali;
  •  I Propilei : un ingresso monumentale del III secolo a.C.,  ispirati ai modelli ateniesi con una scalinata soprannominata “la scala per il Paradiso“;
  • La  Stoa  : un ampio  porticato di 87 metri con 42 colonne.

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5° giorno. Spiaggia di Gennadi e Prassonissi

Rotolando verso sud fino all’estrema punta  dell’isola di Rodi ho spalancato gli occhi su due  spiagge quasi surreali: quella   di Gennadi e di   Prassonissi. La prima è infinita ,  il suo mare è turchese e trasparente a ridosso dell’ omonimo paesino fatto di casupole color latte.  La seconda è un promontorio legato alla terra ferma da una lingua di sabbia ocra e fine che separa il Mare Egeo dal Mare Mediterraneo. Accarezzata dal vento secco del Meltemi che spira fortissimo qui solo ad Agosto è un paradiso per i surfisti e i kitesurfer.

Dopo avere divorato delle acciughe panate e fritte e bevuto una birra ghiacciata mi sono sdraiata sulla riva ad osservare . Tra le due locande , il minimarket e qualche residence sbucavano via via tante tende colorate. Erano le dimore momentanee  degli amanti della  van life  . O quelle  di atleti di tutte le età che si preparavano a cavalcare le onde.  Tiravano su la cerniera delle loro tute nere  e sistemavano le loro vele. Non c’è molto divettimento  su questo versante dell’isola di Rodi. Come a Ovest è poco bersagliato dal boom del turismo , cosa che gli conferisce un’aura leggendaria.

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6°  Rodi e il suo interno

Chi è alla ricerca di una profonda spiritualità deve avventurarsi tra i villaggi sperduti e gli arenili solitari del fianco occidentale  dell’isola di Rodi .  A sostituire le catene alberghiere isolane ci sono le cantine come quella in cui ho fatto un’intervista : l’azienda vinicola Anastasia  .

Questa tenuta  è posizionata ad  Embonas, il distretto vinicolo per antonomasia dell’isola. A conduzione familiare  è una delle  winery più all’avanguardia dell’isola.  Ho degustato i loro eleganti bianchi farri con il  vitigno autoctono  Athiri . Inoltre ho partecipato alle loro o cooking class .  Ho imparato a fare le loro dolmades , foglie di vite ripiene di riso, e le  mezédes , antipasti greci a base di verdure di stagione.

Decisamente mi sono riconnessa con me stessa una volta sopraggiunta nel Monastero di  Tsambika (XII sec.), che è una suggestiva cappella ortodossa vicino il paesino di  Archangelos. Sta  accovacciata su una collina di 287 m. Mi sono arrampicata per 300 gradini per pregare e staccare la mente da tutto e tutti.

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7° giorno. Monolitos e la Spiaggia di Lymni

Certe immagini restano impresse nell’anima, come la visione di un  tramonto nell’isola di Rodi. Il sole era una palla rosso fuoco che davanti al castello della cittadina di Monolitos (XIV sec.) affondava nel blu degli abissi con una lentezza struggente Lasciato l’ultimo bagliore ai gabbiani che volteggiavano attorno ai faraglioni,  mi sono ritirata in un alberghetto nel mezzo del nulla. Dopo aver assaporato delle prelibatezze montane nei dintorni mi sono fatta rapire dalle braccia di Morfeo!

L’indomani è trascorso a perlustrare altre borgate dell ’innland dell’isola di Rodi : Istrios , Profilia , Apollakia . Gli unici esseri viventi che ho avvistato erano dei pastori che facevano pascolare le loro capre. Ritratti bucolici che sono completamente cangiati una volta approdata alla indimenticabile e deserta Spiaggia di Lymni o Apollakia. Lunga 6 km è appartata e ci sono solo le onde a tenervi compagnia.

Symi

Come non farsi sedurre dall’isola di Symi ! Ad appena un’ora di traghetto (da prendere in uno dei tanti terminal di Rodi città) , è un posticino da favola. Citata già da Omero nell’Iliade , si arricchì nel corso dei secoli grazie alla fiorente pesca delle spugne e alla cantieristica. Un benessere economico che si riflette riflette oggi nell’architettura neoclassica mozzafiato del suo porto principale, Gialos. Dal waterfront a ferro di cavallo , fiancheggiato da ristorantini imbanditi a festa , si procede verso una spiaggetta di ciottoli e mare blu.

I palazzi di Symi sono di color pastello con  insoliti tetti spioventi e facciata a timpano, che  formano come un  anfiteatro . Sono pieni di dettagli architettonici che rimandano ai contatti con  la Turchia  e soprattutto l’Italia che la occupò nel XX secolo . Di grande effetto è il Monastero greco ortodosso  di Panormitis (450 d.C.)  dove si recano miglia di pellegrini.

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Conclusioni. L’isola di Rodi in 7 giorni

In definitiva il  mio soggiorno nell’isola di Rodi per una settimana mi ha donato ricordi così potenti e caldi da scaldare un inverno intero. Della Grecia sono innamorata . Non solamente perché è la culla del Mediterraneo a cui per nascita appartengo, ma per altri fattori. Quello che riconosco essere irresistibile è la sua natura così varia,  primordiale  e incontaminata nonostante sia una tra le destinazioni turistiche più ambite del globi. Altro riconoscimento che le devo:  offre un buon rapporto qualità-prezzo per le esigenze di ogni tipo di viaggiatore, dall’immersione culturale alla sfrenata vita notturna.

Volete scappare dalla routine quotidiana e riscoprire la gioia delle cose semplici dell’esistenza? L’isola di Rodi in 7 giorni è a vostra disposizione per realizzare questo sogno. Vagabondare nei suoi meandri ombreggiati da alberi di ibiscus e fiori rosa di  bougainvillea ascoltando solo il rumore del mare, non vi capiterà altrove! Vi prometto che qui vi attende  una fuga totale dalla frenesia, dalle preoccupazioni. L’isola di Rodi mi fa mantenere questa promessa, perché quando staccherete il biglietto per raggiungerla vi prenderete cura di voi stesso! Vi rigenererà e farete fatica a lasciarla!

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Budapest la perla del Danubio

Budapest la perla del Danubio

 

“Dietro la bellezza, che in fin dei conti si compone di una materia fragile e caduca, si agita sempre la fiamma di una fortevolontà”

Budapest , la perla del Danubio

Quale migliore meta di Budapest per il mio Natale 2024 ! Un’esperienza indimenticabile. La maestosa capitale dell’Ungheria si estende per 525 km2, ed è divisa in 23 distretti ( circa 1,7 milioni di abitanti).  La città magiara fa a gara per bellezza con  Vienna e Praga  , ma vince perché meno austera e più romantica. Come ha scritto il germanista Claudio Magris, Budapest è la vera perla del Danubio (largo 350 metri).  Questo è l’osannato fiume, che taglia la metropoli :

  • Nella collinare  e antica Buda   (a  destra);
  • Nella pianeggiante e moderna Pest (a sinistra).

Collegate da 10 ponti   Buda  e Pest sono molto diverse tra loro . Nel centro dell’acqua hanno in comune  solo l’isola Margherita.  Questa è una delle tante oasi verdi , che è  aperta al pubblico dal 1908  (dopo essere stata trasformata  in un harem nel 1700).

Senza dubbio quello che mi ha lasciato senza fiato a Budapest sono  gli ampi viali  (út) e le  strade più strette (útca )  con i loro sontuosi edifici di fin de siècle . Per non parlare delle piazze monumentali (tér ) che incorniciano le  principali attrattive di Budapest , che  illuminata di sera evoca  un’atmosfera fiabesca.

In bilico tra il vecchio e il nuovo Budapest vi farà innamorare  per il suo fascino e il suo ricco patrimonio artistico, culturale, storico ed enogastronomico.  Cliccate nel mio post in questo link per visitare Budapest in 4 giorni .  E leggete quin basso per scoprire qualcosa di più su Budapest! Buon viaggio!

Budapest tra mito e leggenda

Secondo una leggenda  le origini degli ungheresi risalirebbero a Honor e Magor , figli del sovrano Nimròd.  I due fratelli si imbatterono in uno splendido cervo dalle corna d’oro durante una battuta di caccia. Lo inseguirono invano per catturarlo. Ma in compenso si ritrovarono nel bacino dei Carpazi. Qui incontrarono due principesse . La loro unione generò gli Unni e Magiari.

Questi ultimi storicamente furono delle tribù del centro Asia. Nel IX sec. d. C. questi guerrieri nomadi  invasero quell’Ungheria romana che, con qualche sostrato celtico, era detta Pannonia . La sede principale dell’impero romano era ad  Aquincum , l’odierna Obuda.  Il suo nome significava “fonte d’acqua” . Cosa dovuta alla presenza delle terme , che tuttora sono una delle principali meraviglie di Budapest.

Arpad e re Stefano

Capostipite dell’Ungheria fu il condottiero Arpad . Suo nipote cristianizzato Stefano (XI sec. d. C. ) la plasmò definitivamente governandola da re.

Da allora in poi , a parte un’incursione dei Mongoli nel 1241 , il regno ungherese prosperò per 500 anni fino alla corona di Mattia Corvino (XV sec. d. C. ) .

Dovete sapere che  la storia di Budapest fu tanto gloriosa quanto travagliata. Molti stranieri la invasero,  però nessuno mai  riuscì del tutto a domare la natura ribelle di questo popolo geniale e  fiero .

Durante il Medioevo Budapest fu assediata dai Turchi con Solimano il Magnifico (1520–1566) . Dopo la Battaglia di Mohács ( 1526 )  per due secoli rimase nelle mani dell’Impero ottomano (fino al 1699).

Budapest e l’Austria

Subentrarono gli austriaci (1687) . Questi ebbero sempre la meglio contro i tentativi di liberazione dell’Ungheria da parte dei rivoluzionari Rákóczi (1704) e Kossuth (1848).

Sotto il re Francesco Giuseppe (1867)  ci fu una certa autonomia e si  costituì  il regno Austro Ungarico . E nel 1873 Buda si unì   a  Pest e la secolare Obuda generando ufficialmete l’odierna Budapest .

Budapest durante  le 2 Guerre Mondiali

All’indomani della Prima Guerra Mondiale l’Ungheria perse molti territori :  Croazia, Slovacchia, Transilvania e parte dell’Ucraina . Questo accadde per gli accordi della Pace di Trianon (1920). Questo smacco politico scatenò il passaggio dell’Ungheria all’asse Germania Italia nella Secondo Guerra Mondiale.  Tremenda  sconfitta per l’Ungheria.

In seguito gli Sovietici la invasero . Scoppiò una rivoluzione nel 1956 che fu a sua volta repressa nel sangue.Quando cadde la Cortina di Ferro (1989) l’Ungheria diventò una Repubblica Parlamentare.

Nel 1999 passò alla NATO. Mentre nel 2004 entrò a far parte dell’Unione Europea. Questa  elargì un prestito di  20 miliardi di euro per  risanare la crisi economica del paese nel 2008.

Budapest oggi

Al momento il presidente è  Katalin Éva Novák, che  si è da poco   dimessa per uno scandalo giudiziario! Come si vede la situazione politica ungherese è abbastanza complessa e fragile.  Anche se adesso in Ungheria c’è la democrazia,  molti la definiscono illiberale .  Perché è  totalmente sotto il controllo del  primo ministro Viktor Orbán (3 mandati dal 2010) e del  partito di destra Fidesz.

Parecchie sono le critiche mosse al suo governo .  Perché è stato  accusato di: corruzione, di diniego di asilo politico per gli immigrati . E ancora di controllo dei media e magistrati, e di mal funzionamento di scuole e ospedali.  Speriamo in meglio, anche perché la nostra Italia non mi sembra essere messa meglio!

Budapest è l’Ungheria!

Tutto passa da Budapest . Soprattutto l’efficiente sistema infrastrutturale che attraversa la nazione . Ma se non ci abiti gli spostamenti sono praticamente impossibili. In sostanza Budapest   è l’arteria principale dell’Ungheria, dove è concentrata metà della ricchezza nazionale. Si trovano qui la maggior parte degli istituti per la finanza e il commercio e le principali aziende (per lo più di farmaceutica e biotecnologia).

Grazie al turismo Budapest si sta  sempre più arricchendo . Ogni anno accoglie oltre 4 milioni di visitatori da tutto il mondo. Perché  è un mosaico di tesori da non farsi scappare, economica ed organizzatissima per il turista.

Praticamente Budapest è stata un’emozione infinita. Anzitutto tutti i suoi principali monumenti sono concentrati sulle due sponde del Danubio . Per cui è facile muoversi.  E in totale sicurezza perché ovunque c’è sorveglianza ( escluse le periferie anonime dove è inutile addentrarsi ).

Un finesettimana a Budapest potrebbe bastare per perlustrarla al meglio.  Ma non è sufficiente per rubare tutta la sua essenza.  Quando andare? Quando volete, perché ogni stagione offre qualcosa di straordinario. Il clima d’inverno è rigido ma anche secco. L’ideale sarebbe la primavera sarebbe per le temperature miti rispetto alle umide estati.

11 tips prima della partenza per Budapest, a parte un paio di scarpe comode!

  1. Lingua:è l’ungherese ( gruppo  della famiglia ugro-finnica attestata a partire dalla fine del sec. XIII.). L’inglese e il tedesco sono molto parlate;
  2. Religione: cristiana, minoranza ebraica e protestante;
  3. Sport: calcio, ciclismo, trekking, equitazione, basket,  atletica , Gran Premio di Formula 1 nel circuito dell’Hungaroring;
  4. Wellness : a Budapest ci sono 125 sorgenti termali , e i Bagni Termali di Szecheny sono la SPA più gigantesca d’Europa;
  5. Fuso orario: lo stesso orario dell’Italia;
  6. Come telefonare: prefisso + 00 39 per l’Italia  / + 00 36 dall’Italia. Il wi-fi free è  quasi ovunque, per cui meglio chiamare con whatsup, skype o simili;
  7. Film contemporanei: Angi Vera(1978) di Pál Gábor ,  Mephisto  di  István Szabó (1981) , Il trapanatore di muri (1986) di  György Szomjas,  Hamu – Ashes  di Ferenc Cakó (1996);
  8. La moneta a Budapest è il fiorino ungherese HUF: ovunque si può pagare in euro.  Tranne magari nei piccoli negoziConviene portarsi dietro qualche soldo locale per piccole emergenze.  E poi prelevate somme più alte direttamente a Budapest. Si può fare nei centri di cambio più convenienti,  che potete visualizzare in questo link . Evitate aeroporti, stazioni e hotel dove il tasso di cambio è più alto;
  9. Presa elettrica: Tipo C e F, quelle di tipo europeo;
  10. Documenti: passaporto o carta di identità;
  11. Come arrivare a Budapest: in aereo (da Milano, Roma, Bergamo, Venezia, Forlì, Napoli, Bari, Catania e Pisa) . Oppure in treno da Roma, Firenze, Bologna, Milano, Venezia, Udine passando da Vienna ; e da Trieste con un cambio a Lubiana).

Cosa fare prima della partenza e all’arrivo a Budapest! 

Budapest da mangiare!

Budapest  emoziona   non solo l’anima ma anche il palato! La cucina ungherese è una miscela ghiotta di derivazioni asiatiche, turche e mediterranee. In tavola regnano salumi,  carne, verdure, che sono sempre insaporite con crème fraîche, cipolla, aglio,  strutto, e  spezie .Tra queste ultime la regina è la paprika, che è un peperone importato dalla Spagna. Può essere sia dolce (per colorare e insaporire) che piccante (come sostituto del peperoncino).

Molti di voi avranno già assaggiato il loro piatto nazionale , cioè il gulash  (o gulyás) . Si tratta di uno stufato di manzo cotto in abbondante brodo , carote, cipolle, patate , il tutto  spolverato con  l’intramontabile paprika. Il nome della pietanza vuol dire “alla bovara”.  E ci racconta la sua origine: il   companatico povero dei pastori magiari.

Questi mandriani erano soliti divorarlo in un capiente paiolo quando pascolavano le lore vacche dalla pianura della Puszta nei vari mercati europei. Da non confondere con il pörkölt , che è simile ma più concentrato , con pomodoro, cumino e accompagnato con gnocchetti di semola (galuska) . Questa pietanza è quella che è più diffusa all’estero.

12 piatti  ungheresi da leccarsi i baffi!

  1. Crema di lenticchie con fegatini di pollo : è un contorno per selvaggina o arrosti fatto da lenticchie e fegatini;
  2. Fogas egeszaben sutve (luccioperca in padella): è un  pesce che viene lardellato con pancetta affumicata e  con  burro;
  3. Gombapaprikás : è un intingolo di funghi;
  4. Halászlé : è una zuppa a base di pesce gatto, carpa, pesce siluro e luccio servito di solito la Vigilia di Natale;
  5. Krumplimpaprikas: è una crema di patate con peperoni, cipolla e aglio;
  6. Lángos : è una focaccia fritta da condire con panna acida e formaggio e tanto altro ancora;
  7. Lecsó : è come la nostra peperonata;
  8. Libamaj:(fegato grasso in padella): è il  fois gras ungherese , rosolato in grasso d’oca;
  9. Rántott sajt : formaggio (trappista) di mucca a pasta dura fritto, come tutto quello che passa per l mani degli ungheresi;
  10. Szalami : un salume fatto di carne magra di suino della specie Mangalica , unico presidio slow food ungherese. Poi c’ è anche del bovino;
  11. Tokay Herany: stufato di rognone, manzo , maiale, e aromi;
  12. Töltött káposzta : involtini di cavolo ripieni di carne tritata, e riso.

La dolce vita di Budapest in 8 zuccherose golosità!

Gli ungheresi non sono grandi  fan delle colazioni. Prediligono il salato al dolce . E pranzo e cena si fanno in ordine verso le 13:00 e non dopo le 19:30. Comunque a  Budapest  non sono di meno le prelibatezze della pasticceria create e ridefinite durante l’epopea austroungarica.  Tra le più gettonate:

  1. Bejgli: è un rotolo di bontà alla nocciola e semi di papavero . Spesso è servito per le festività natalizie e pasquali;
  2. Kürtőskalács : sono dei cilindri di pasta brioches cotti al forno imburrati e spolverati con semi di papavero;
  3. Flódni: un’elaborata torta multistrato composta da quattro diversi ripieni: prima marmellata di prugne, poi noci, mele e semi di papavero. Ognuno di essi è racchiuso tra fogli di pasta;
  4. Palacsinta : sono uguali alle crepes francesi. Ma all’impasto si mette acqua frizzante e si fanno ripiene di marmellata e nutella;
  5. Rákóczi : è una pastafrolla con ricotta ungherese, marmellata e con chiusura di meringa, perfetta per il tè del pomeriggio!
  6. Somlói: fu ideato nel ristorante Gundel negli anni ’50 . Ed è il pasticcino più in voga fra gli ungheresi. Una golosità di pan di spagna, crema di vaniglia, cioccolata e panna montata;
  7. Torta Dobos: sono 6 strati di pan di spagna a cui si alterna una crema al burro, una al cioccolato e  caramello;
  8. Torta Esterhazy: è fatta da strati di daquoise , che è un disco di albumi montati e farina di frutta secca. La farcitura è di nocciole alternate con crema al burro , e il finale è un tocco di glassa.

Torta Gerbaud e i café storici di Budapest

Merita un discorso a parte la Torta Gerbeaud (o zserbó),  perché   è un’istituzione in Ungheria. Questa è un dolcetto  pazzesco che  alterna pasta frolla, albicocca, noci e cioccolato . Fu inventato da  Emil Gerbeaud . Questi fu il    pasticcere svizzero che acquisì l’ omonimo café  Kávéház Gerbeaud ( da Henrik Kluger nel 1858) in Vörösmarty tér .

Il  Kávéház Gerbeaud non è solo il paradiso delle paste. Sotto l’impero austro ungarico fu rifugio per artisti, scrittori , uominid’affari e cospiratori. Ancora adesso si respira l’atmosfera decadente della Belle Époque (XIX sec) con i suoi soffitti alti, marmi policromi, affreschi e vetrate. Per fama compete solo con il New York Cafè in Erzsébet krt. 9-11 ( clicccate qui per  scovare altri café storici  a Budapest).

Etterem, il ristorante a Budapest!

Budapest   può vantare ristoranti con stelle Michelin. Qui  le  sacre ricette ungheresi dalle radici contadine si rinnovano con la sperimentazione di chef talentuosi e di grido! Di ristoranti soprattutto a Pest ce ne è un’infinità e di tutte le tipologie. Solitamente sono chiusi la domenica e quelli più di livello anche il lunedì. Consigliato lasciare la mancia anche se non è obbligatoria. E spesso nello scontrino viene segnato anche l’importo del servizio (scala da 0, 10 , 15% ).

A Budapest   non rinunciare a una capatina presso i  borozós . Queste sono delle cantinette sparse ovunque , dove servono di tutto a poco prezzo. Sono l’evoluzione dei primi spacci di bevande che apparvero a Pest nel Settecento che proseguirono fino a Buda. Se non volete staccarvi dal banco, fa per voi!

Brindare con la birra a Budapest, si può?

Ma scordatevi di brindare con la birra a Budapest ! Perché i budapestini , almeno la vecchia generazione, ci rinunciò  dal 1848. Gesto scaramantico per allontanare il ricordo dell’invasione degli austriaci, che invece festeggiarono proprio con il luppolo!

Questo trauma nazionale non ha però impedito l’affollamento dei sörözős o birrerie dove si possono provare bionde e altro di tutto rispetto (come le ungheresi Dreher, Borsodi e Soproni)

La mia selezioni dei 6 locali più esclusivi a Budapest

  1. Mercato centrale di Budapest,   Vámház krt. 1-3, 1093  (se desiderate in particolare lo street food e volete acquistare souvenir)  ;
  2. Trofea Grill , Király u. 30-32, 1061 Ungheria  ( cucina classica ungherese e internazionale a prezzo fisso .  Potete mangiare tutto quello che volete fino a quando non vi saziate,  bevande incluse!);
  3. Lecso Hungarian Restaurant,  Szent István krt. 10, 1137 (trattoria cucina tipica ungherese , economica) ;
  4. Dobrumba, Dob u. 5, 1074   ( menù internazionale di piatti europei e mediorientali) ;
  5. Ensō Budapest, Baross u 85, 1082  (cucina asiatica);
  6. Lánchíd Söröző,  Fő u. 4, 1011 (birreria che serve dal pranzo alla cena piatti ungheresi con musica rock, jazz e blues) ;

Budapest da bere!

Con una tradizione vitivinicola antichissima  risalente ai romani l’Ungheira è pure patria di ottimo vino nazionale e internazionale. Le sue colline calcaree ricche di terreni vulcanici  producono dei nettari strepitosi, fra cui il mitico Champagne Törley.

In Ungheria ci sono 22 regioni vinicole regolate da severi disciplinari (1990)  .  Anche se la parte a nord est di Budapest è quella più fertile,  specie per i bianchi. Così se a Eger primeggia il rosso più strutturato che è il Bikavér ( o Sangue di Toro, nella cittadina di Tokaj cresce il furmint.

Questo è il principale vitigno autoctono per i bianchi , responsabile del celebre Tokaj ungherese . Nelle sue varie declinazioni secche e dolci, il più celebre tra tutti è il Tokaji Aszú (passito) a cui  si aggiungono  le  varietà di Hárslevelü, Sárgamuskotály, Oremus.

Tokaji Aszú , palinka e Unicum

Budapest si sorseggia in un bicchiere di Tokaji Aszú . Battezzato l’ elisir degli zar di Russia nacque per caso nel (XVII sec.) da filari abbandonati per l’incursione dei turchi. All’arrivo dell’autunno le muffe nobili attaccarono gli acini .  Sebbene malandati furono raccolti e messi a riposare nelle botti fino a Pasqua. Al primo pop del tappo durante le feste il gusto sedusse fino ai nostri giorni.

E per un dopocena in Ungheria potrete ordinare le loro palinka, che sono dei distillati forti ottenuti dalla frutta (prugne, pere , albicocche). O il classico Unicum l’amaro ungherese per antonomasia .  Ai wine lovers più audaci segnalo il Wine Festival di Budapest . Questa è una  manifestazione enologica di successo che ormai è giunta alla sua 32 ° edizione ( 12/15 Settembre presso il Castello di Buda).

4 enoteche strabilianti

  1. DiVino Bar   Szent István tér 3, 1051 (molto elegante);
  2. Drop Shop Wine Bar,  Balassi Bálint u. 27 (easy chic) ;
  3. Vino wonka, Corvin sétány 2 (intimo e informale); 
  4. Boutiq bar, Paulay Ede u. 5, 1061 (ottimo anche per i cocktail).

Budapest nei secoli  

Logicamente Budapest  è perfetta per  gli appassionati d’ arte e architettura,  che si sono evolute a ritmo delle varie fasi storiche dell’Ungheria. Un melting plot di influenze celtiche, romane, turche, austriache e locali, che si sono fuse tra loro dando alla luce l’incantevole urbe magiara .

Dare uno sguardo generale alla genesi di Budapest  dalle sue fondamenta romane  fino al presente è doveroso per afferrarne il suo vero spirito. Un libro tutto da sfogliare!

Budapest romana

Quello che attualmente è il quartiere di Óbuda-Békásmegyer  racchiude i resti del sito romano che rappresenta il nucleo primario dell’odierna Budapest. Nell’area archeologica sono visitabili :

Budapest medievale

L’ aspetto odierno di Budapest risale invece al Medioevo quando il re Stefano I (X-XI sec.) pose la prima pietra per creare Buda. Da allora si susseguirono muraglie , guglie, e  fortificazioni . E altri capolavori incentivati dal monarca  Bela IV non appena Pest fu distrutta dai Mongoli (1242);

In seguito sotto il regno degli Angioini Buda si ampliò e si abbellì con il Castello Reale . Esso fu dotato di mura  imponenti,  che toccavano il Danubio. Questo ricco complesso, che fa di Budapest una cartolina, fu arricchito dal re Sigismondo di Lussemburgo (1387-1437)  .

Mattia Corvino

A seguire Mattia Corvino (1458)    immortalò  il Castello Reale nell’eternità arricchendolo di ampliamenti in stile italiano. Il suo regno diventò crocevia di intellettuali, filosofi, poeti e anche pittori del calibro del Verrocchio e di Filippo Lippi.

Ovviamente Mattia Corvino amava l’Italia al punto da sposare Beatrice d’Aragona, una nobile napoletana. Perciò il Rinascimento  toccò prima l’Ungheria di altri posti in Europa. Ne è un’esempio la famosa Biblioteca Corviniana , una delle più fastose del vecchio continente.

Budapest turca

Del dominio Ottomano (1541-1699) rimangono a  Budapest :

Budapest  austro ungarica 

 Ben risaputo è che il secolo d’ oro dell’architettura per Budapest fu l’Ottocento sotto l’impero austro-ungarico , quando  diventò  canvas  per i progetti urbanistici più ambiziosi.

Protagonista in assoluto di questa era fu il conte  Ferenc Széchényi (1784-1820). Questi fu un  illustre mecenate, fondatore della Biblioteca e Museo Nazionale . Uomo politico di un pezzo si distinse per aver fondato nel 1808 la Commissione per lo Sviluppo urbanistico di Budapest .

Ferenc Széchényi   con il figlio István rivoluzionarono lo skyline cittadino, realizzando celebri architetture. Tra queste il Ponte delle Catene e gli infiniti boluveard di Budapest , come  la straordinaria Andràssy ut (2, 5 km) . Fra le immense infrastrutture  ottocentesche si annovera anche il quartiere ebraico di Erzsebetvaros e lo straordinario  Parco di Varosliget.

Budapest nel fin de siècle

Nella sua complessità Budapest  si modellò infine  tra fine del 1800 e gli inizi del 1900. Si andò da una sensibilità artistica legata allo spirito patriotico ad un’altra che impose un certo ecclettismo.   Gli architetti di allora mescolarono stili differenti in modo anacronistico, dando vita a strutture uniche che ancora oggi definiscono il panorama della città. Tra questi:

Al passaggio dall’impero asburgico a quello austro ungarico (1867 ) si registrò una certa crescita urbana a  Budapest (si sviluppò oltretutto la scultura ) E   nel 1896 si celebrò una magnifica Esposizione ( una fiera millenaria). Si edificarono nuove residenze aristocratiche, si aprirono strade, la metro e nuovi spazi residenziali al pari .

Budapest dal 1900  al Comunismo

A parte la realizzazione del Ponte di Elisabetta il 1900  non si distinse  gloriosità . Sono i tempi delle fabbriche e delle abitazioni degli operai e degli sfollati e rifugiati di guerra. Il Modernismo prese piede e la funzionalità cominciò a prevalere sugli ornamenti.

Dal 1930 Budapest si ingrandì vertiginosamente e prevalse l’Art Nouveau   , detta szecesszió (secessione) , che  si percepisce :

Optical Art di Viktor Vasanley

Di notevole successo fu solamente la nascita della Optical Art di Viktor Vasanley.  che sbalordiva con gli inaganni ottici delle sue zebre dipinte di bianco e nero.  Per il resto nel primo dopo guerra l’impegno della comunità  fu tutto devoluto alla ricostruzione focalizzata sulla praticità, spesso a scapito della bellezza storica.

Sotto il regime comunista a Budapest pullularono strutture rigide e utilitaristiche.   Come quelli preseti nel quartiere di Újlipótváros. Specchio tangibile di un’epoca in cui l’espressione individuale era inesistente in ogni settore.

Budapest moderna

Dalla caduta del Comunismo a ora Budapest non cambiò molto. In 25 anni di svolta  di regime e mercato (da socialista a libero) ,   non si registrarono  rilevanti effetti sull’  urbanistica cittadina.

I principali interventi riguardano il restauro di edifici storici o il ripristino di spazi pubblici:

Visto poi i grandi introiti del turismo a  Budapest per lo più  si fecero sforzi per il mantenimento dei beni artistici. Per preservare l’old city si destinarono in lontananza da esso le novità architettoniche come :

Ferenc Puskás, il numero 10 non è solo Maradona!

Il calcio non è solo un affare italiano santificato da Maradona. L’ungherese Ferenc Puskás  stravolse il pianeta quando negli anni ’50 battè l’Inghilterra. Una tecnica di gioco da fuori classe che fece da scuola all’Olanda e che lasciò strascichi nei nostri stadi.

Ferenc Puskás iniziò da giovanissimo a correre nei campetti d’erba portandosi dietro la stessa forza interiore di quando lottava da soldato contro gli oppressori. Al culmine della sua carriera calcistica si trasferì a Milano e poi Liguria per le problematiche politiche della sua patria. Amava il cibo e lo stivale . E per una serie di coincidenze si ritrovò dopo una brutta depressione a stravincere nella squadra del  Real Madrid.

Le note di Budapest

Capodanno a Budapest è qualcosa da fare almeno una volta nella vita. A spasso per i suoi viali alberati e addobbati a festa ho sempre notato ovunque manifesti su Zoltán Mága . Quest’ultimo è un ricercatissimo violinista ungherese che benedice ogni  nuovo anno con un suo concerto all’ Arena dello Sport di László Papp (campione di pugilato ungherese).Una performance seguita da più di 10 mila  spettatori con un repertorio   musicale ungherese e non . La sua musica è spesso associata a motivi gitani .

Sì perché l’Ungheria si distingue per l’antichità , la qualità e l’importanza dei suoi canti e delle sue danze popolari . Per il suo ritmo così ardente il ballo  Verbunkosh  simboleggia perfettamente il temperamento ungherese. Poi esso fu ripreso con una transizione graduale da tempi lenti a tempi più veloci da  Strauss, Brahms, Liszt, e  Čajkovskij.

Liszt, Kodály e Bartók

Comunque l’Ungheria affondò le sue radici da un punto di vista musicale  nel 1800 , cavalcando l’onda del sentimento patriottico umanistico del secolo che pervase la Scandinavia .

Per merito di  tre grandi personalità quali Liszt, Kodály e Bartók   la musica ungherese assunse un tono squisitamente nazionale . Il primo si occupò di variegare l’offerta musicale  a un pubblico sempre più vasto e internazionale. Il secondo e il terzo raccolsero tutti i testi musicali di campagna promuovendo contenuti  esclusivamente ungheresi (non furono esclusi  sostrati zingari e del meglio delle varie culture del territorio).

Budapest e la musica di oggi 

Le platee del Teatro dell’Opera di Stato Ungherese , dell’Accademia Musicale Ferenc Liszt , e del Palazzo delle Arti MÜPA sono sempre gremite, che si tratti della messa in scena di capolavori tradizionali, di interpretazioni contemporanee o di brani sperimentali dei giovani innovatori.

Budapest  è orgogliosa anche delle sue band emergenti:

Migliori posti dove ascoltare musica a Budapest
  1. Filarmonica Nazionale Ungherese : è da oltre novant’anni una delle principali orchestre sinfoniche ungheresi. Dal 1997  Zoltán Kocsis è stato assolto come direttore . Ottimo per la musica classica;
  2. A38 (Petőfi híd, 1117 ), Barba Negra (Szállító u. 3) ,  Dürer Kert (Öböl utca 1, 1117 ),  l’Ackuarium Club (Erzsébet tér 12, 1051):  musica dal vivo dei migliori artisti ungheresi e internazionali;
  3. Jazz Club (Hollán Ernő u. 7, 1136 ), Dobló ( Dob u. 20, 1072)  ,  Jedermann (  Ráday u. 58, 1092 ):  musica jazz dal vivo .
3 eventi top a  Budapest
  1. Il Budapest Summer Festival all’aperto sull’Isola Margherita: è  il più emblematico festival artistico dell’Ungheria . Nel teatro all’aperto di  Városmajor si svolgono: concerti di musica classica e moderna , balletti,  e tanto altro ancora;
  2. Festival di Primavera : arrivato alla sua 39° edizione (5-22 aprile) presenta anteprime mondiali sull’arte in generale con eventi di musica classica, opera, e jazz;
  3. Settimane artistiche in autunno: rassegne artistiche di ogni tipo invadono Budapest che si prepara al freddo dell’inverno con il calore di spettacoli di ogni genere.

Ungheria, terra di geni ed eroi

L’Ungheria  è una nazione piccola ma ha dato tanto all’umanità in ogni campo: arte, sport, la musica, poesia, scienza, la matematica e tanto altro ancora. E che dire del cinemaHollywood non sarebbe stata la stessa senza la Twentieth Century Fox e gli studi della  Paramount ideati dai magiari Wilhelm Fuchs e  Adolph Zukor .

Purtroppo dopo la Seconda Guerra Mondiale l’animo degli ungheresi fu distrutto da tanti episodi devastanti,  quali la presenza dei nazisti, l’Olocausto, i russi e i comunisti.  Purtroppo a loro proverbiale  melanconia    spinse molti al suicidio (triste primato per questo fazzoletto di terra magiara). Però in molti casi questa sorta di tristezza atavica fu canalizzata in un fare positivo . L’Ungheria partori talenti di fama internazionale (la maggior parte erano ebrei emigrati specie negli USA) di cui provo a citarne qualcuno.

9 ungheresi famosi nel mondo

  1. László József Bíró  (1899 – 1985) fu  un giornalista e inventore ungherese naturalizzato argentino, famoso per aver ideato la penna a sfera che porta il suo nome;
  2. Robert Capa:1913–  1954), pseudonimo di Endre Ernő Friedmann fu  un fotografo ungherese naturalizzato statunitense. I suoi reportage documentarono cinque diversi conflitti bellici, tra cui la Seconda Guerra MondialeLondra, nel Nordafrica ed in Italia. Ed in particolare lo sbarco in Normandia dell’esercito alleato e la liberazione di Parigi;
  3. Harry Houdini: (1874–  1926), fu un illusionistaattore austro-ungarico  celebre pr le  sue fughe impossibili;
  4. Il caffè di Francesco Illy: ( 1892–  1956) fu un imprenditore e inventore austro-ungarico naturalizzato italiano; fu il fondatore della Illycaffè;
  5. Sándor Márai:1900–  1989) fu  uno scrittore e giornalista ungherese . La sua fama è legata in particolare al romanzo Le braci del 1942 (apparso in Italia nel 1998) e L’eredità di Eszter (pubblicato nel 1999);
  6. Ferenc Molnár: (1878 –  1952), fu uno  drammaturgo  ungherese di origine tedesco-ebraica.  Fu l’autore del libro I ragazzi della via Pál, classico della letteratura per ragazzi, pubblicato nel 1906;
  7. Joseph Pulitzer: (1847 – 1911) fu  un  editore e politico ungherese  Nato a Makó (Ungheria)  e vissuto negli Stati Uniti. A sua memoria e per sua volontà è stato istituito un premio, il premio Pulitzer, il più significativo nel campo giornalistico, assegnato per la prima volta nel 1917;
  8. Ernő Rubik: (1944) è un designer,  e architetto ungherese all’istituto universitario d’arte e design Moholy-Nagy Művészeti Egyetem di Budapest. Deve principalmente la sua notorietà all’invenzione dell’omonimo cubo e di altri giochi di logica e strategia;
  9. Sándor Petőfi : è considerato il poeta nazionale ungherese del romanticismo, nonché una figura chiave della rivoluzione ungherese del 1848;

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Conclusioni

Per concludere Budapest  è stata al disopra delle mie aspettative. Un territorio così minuscolo ma  straboccante di  gioielli  che lo impreziosiscono finemente.   Budapest è senz’altro una tappa da prendere in considerazione per le prossime festività !

Ho avuto modo di immergermi nella cultura ungherese e l’ho trovata poliedrica, attaccata alle sue tradizioni ma desiderosa di innovarsi.  Budapest è  perfetta per qualsiasi tipo di viaggiatore, per le famiglie e per i bambini. Ad ogni angolo  di Budapest vi aspetterà  qualcosa di sorprendente. Mi raccomando non ci lasciate il cuore. Mal che vada potrete andarvelo a riprendere. Io la farò presto!

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Poggio al Sole, il buen ritiro di  Roberto Cipresso a Montalcino

Poggio al Sole, il buen ritiro di Roberto Cipresso a Montalcino

“…Se riesci a parlare con la canaglia
senza perdere la tua onestà
o a passeggiare con i re
senza perdere il senso comune…

…Se riesci a colmare l’inesorabile minuto
con un momento fatto di sessanta secondi
tua è la terra e tutto ciò che è in essa
e quel che più conta sarai un uomo, figlio mio…”

Rudyard Kipling

Intervista ‘Poggio a Sole’ a Roberto Cipresso, winemaker di fama internazionale 

Nulla è per caso, c’è sempre una ragione perché qualcosa accada. E senza dubbio la fortuna fu dalla mia parte l’08 novembre del  2008 quando per la prima volta incontrai Roberto Cipresso , winemaker di fama internazionale!

In quella data speciale si organizzò una cena con la degustazione dei vini di Roberto Cipresso   al ristorante ‘Nautilus’  di Tirrenia , vicino Pisa. Tutti gli ospiti rimasero travolti dal carisma e dalla sua personalità. Tutti quanti rimanemmo immobili ad ascoltare la storia della sua vita e dei suoi successi.

Da allora  Roberto Cipresso è stato  il mio mentore del vino e non finirò mai di ringraziarlo  per la fiducia che ha sempre dato alla mia penna! Mi ha spedito  un po’ ovunque in Italia per raccontare di vigne e di territorio presso le aziende a cui fa  da consulente. E ancora una volta vorrei tentare di parlarvi in questo post  dell’eclettico vigneron che hatto del vino una missione di vita!

Il mio primo report sul vino della Sardegna per Roberto Cipresso

Per me Roberto Cipresso fu,  e continua a essere, un’ occasione unica. Per cui non dimenticherò mai  il primo  wine report per l’enologo nazionale. Un articolo dedicato alla cantina dei ‘Garagisti di Sorgono’ alla scoperta della Sardegna e della ‘DOC Mandrolisai’  .

Quella fu un’esperienza indimenticabile, che mi portò continuamente a riempire le pagine del mio blog sul meglio del panorama enoico italiano! E da lì il passo a intervistare Roberto Cipresso fu breve. Mi ospitò un weekend di Giugno  a  ‘Poggio al Sole‘ , il suo agriturismo cinque stelle a Montalcino. Non potei essere più felice! Per me fu un modo per avvicinarmi in punta di piedi al suo fantastico mondo . E spero con questo mio articolo di farlo conoscere anche a voi!

‘Poggio al Sole’,  splendore della campagna toscana

Era inizio estate quando soggiornai a ‘Poggio al Sole’, un’ esclusivo  wine relais vicino Montalcino , immerso in due ettari di terra coltivati per lo più a Brunello . Nel 1996 Roberto Cipresso trasformò un vecchio rudere del 1700 in quello che oggi è ‘Poggio al Sole’ . Cioè un casale  stellato di  cinque appartamenti in perfetto stile toscano , dotato di tutti i comfort per una vacanza diversa dall’ordinario. Un eden in cui rifugiarsi sito tra  Castelnuovo dell’Abate , Sant’Angelo in Colle, e il Monte Amiata .

La mi camera si chiamava  ‘Sole’ . Sistemate le valigie,  rimasi  sul davanzale di un balconcino intrappolata dalle bellezza di una natura, che si rivelava in tutto il suo rigoglio. Filari infiniti, e borghi medievali dal sapore antico , che si intravedevano tra le morbide colline che circondavano tutta la tenuta.

Poggio al Sole

A cena  con Roberto Cipresso e la sua famiglia

A distrarmi da quella meraviglia e pace fu solo la fame! Appena lo stomaco brontolò, scesi giù dalle scale e montai in macchina con Roberto Cipresso  per andare a mangiare una pizza con la sua famiglia. E il suo braccio destro, Fabio Degli Stefani. Giunti a destinazione ci sedemmo a una trattoria  molto intima e accogliente.  Per tutta la serata  Roberto Cipresso   mi raccontò su di lui, i suoi affetti e la sua passione per il vino  . Prendendo qualche appunto, lo ascoltavo meravigliata.

Si fece  tardi e ritornammo  sfiancati dall’afa a ‘Poggio al Sole’. Andai a letto, ma non chiusi occhio. Il cielo era  un manto di stelle, che giocavano con le punte dei cipressi alti nel viale alberato all’ingresso del casolare.

Vino, il Romanzo Segreto’,  il libro di Roberto Cipresso

L’ndomani mi alzai verso le cinque. ero proprio insonne. Forse perché ero emozionata  per quello che stavo vivendo.  Dalle persiana della mia stanza l’occhio cadde su delle sagome di alcuni contadini, che stanno vendemmiando. Era come ammirare  un quadro di Monet.

Non potei riprendere sonno, così aspettai in giardino l’alba sdraiata su una chaise longue. Mi svegliai quando Macchia,  il gatto di quell’oasi,  con le sue zampette si strusciò addosso a me . Dopo un’ abbondante colazione mi misi all’ombra di una quercia a  mettere in ordine gli appunti su Roberto Cipresso e la sua esistenza. Non fu facile, ma di seguito troverete un riassunto su di un uomo, che  ha stravolto  in meglio il modo di fare vino !

La storia di Roberto Cipresso 

Classe 1963, Roberto Cipresso è nativo di Bassano del Grappa. La passione per la montagna contraddistinse in assoluto la sua esistenza. Questa gli insegnò a  essere curioso . E gli  procurò anche la forza di superare i propri limiti , con la capacità di sapere  fin dove potere arrivare. Tuttavia da giovane Roberto ebbe un grave incidente durante un’arrampicata, che lo distolse dalle vette innevate. E da allora si dedicò al vino, facendone il suo mestiere!

Nel 1987 Roberto Cipresso concluse gli studi di agraria a Padova.  Spronato e referenziato dall’allora suo professore e oggi amico Attilio Scienza, poi si recò a Montalcino   per un incarico di lavoro. I tre mesi di permanenza, si prolungarono fino al suo trasferimento definitivo nella città del Brunello. Qui mise su famiglia, sposando Marina Fiorani, proprietaria del ‘Boccon Divino’, noto ristorante ilcinese. Da lei ebbe due figli Gian Marco e Mattia.

Roberto Cipresso, tanta esperienza e sogni nel cassetto

Da subito Roberto Cipresso collaborò con alcuni dei più importanti produttori di vino di Montalcino . Già negli anni ’90 fu  direttore aziendale di  ‘Ciacci Piccolomini d’Aragona. Con questa rinomata cantina ottenne i suoi primi successi :

La tensione faustiana di Roberto Cipresso nei suoi primi anni toscani fu  inarrestabile. La sua sete di conoscenza, di azione, di conquista del bene, lo  portarono dritto al successo.

La teoria dei vini del Parallelo 43

Parallelamente alla nascita dei celebri e blasonati super tuscan, nel 1995 Roberto Cipresso sviluppò la sua  ‘Teoria dei vini del Parallelo 43’! Cioè  pose le basi alla sua filosofia aziendale, che è:

  • Sperimentazione;
  • Mescolanza dei terroir più espressivi e vigorosi sul piano nazionale ed estero.

Roberto Cipresso  brevettava formule nuove di  vino, Come? Semplice, mescolando vitigni selezionati , tutti allineati sul ‘parallelo 43′, Questa venne nda lui  definita come una sorta di itinerario enologico, situato tra l’Equatore e il Polo Nord, passante tutti  i luoghi  più vocati  della vite:  dalla Mesopotamia agli USA.

Quella di Roberto fu  una visione ambiziosa e globale del concetto di terroir , che  scandalizzò gli addetti del settore di allora. Una  sorta di ‘taglio della tela’ di Lucio Fontana!  Così come l’artista argentino  muoveva  il suo capolavoro avanti lo spazio e fuori da ogni cornice fisica, Roberto usciva  fuori dai comuni canoni . Perché  anelava a fare  un vino quasi  perfetto! 

Pur essendo ateo, Roberto Cipresso era  convinto inoltre ,  che ci fosse qualcosa di ultraterreno nel 43° Parallelo.  Essendo la stessa retta dei pellegrinaggi religiosi più suggestivi:  da Santiago di Compostela alla Grotta di Lourdes, dalla Francescana Assisi a Medjugorje.

Il vino ideale non esiste, ma ci si può provare !

Nel 1995 Roberto Cipresso materializzò le sue intuizioni sul vino con la bottiglia de  ‘La Quadratura del Cerchio’. Questo era infatti la prima prova di un rosso ideale.  Ne venne fuori un blend di Sangiovese,  Montepulciano ,   e Sagrantino , cioè  i vitigni più rappresentativi d’Italia,  rispettivamente di ToscanaUmbria e  Marche. E guarda caso erano proprio quelle regioni a essere  toccate  dal  43° Parallelo!

Da quel momento in poi poche chiare e importanti regole caratterizzarono il modus operandi di Roberto Cipresso per fare vino:

  • Vitigni autoctoni;
  • Coltivazione all’interno del 43° Parallelo,;
  • Provenienza  da vigneti di proprietà;
  • Totale vinificazione nella  cantina di Roberto Cipresso;
  • Pratiche di viticultura  sostenibili, con rese contenute (1 pianta, 1 bottiglia);
  • Continua ricerca e   collaborazione con le più importanti Università d’Italia.

‘Winecircus’  , la svolta del vino a Montalcino

Da allora in avanti Roberto Cipresso non si fermò più, fondando Winecircus’ a Montalcino nel 2000 ‘, che era un gruppo di consulenza agronomica. La stessa società  poi fu battezzata nel 2016  ‘Cipresso 43‘, l’attuale cantina di Roberto Cipresso in   Bivio dell’Asso, 53024 Montalcino , Con l’aiuto del fratello Gianfranco mise a disposizione di imprese vitivinicole nazionali ed estere (soprattutto in Sud America) il suo sapere e un supporto tailor made!

A sua volta nel 2019 Roberto Cipresso acquistò un rudere nelle vicinanze di Montalcino  . Lo rimodernò dando alla luce a ‘Poggio al Sole’ , quell’angolo di  paradiso dove alloggiai per conoscere qualcosa in più di Roberto Cipresso!

Il maestro André Tchelistcheff  

Durante il suo percorso professionale Roberto Cipresso affinò le sue capacità di winemaker allorché scovò un trattato di André Tchelistcheff  . Questi era un agronomo russo, padre della viticoltura californiana ( a cui gli americani dedicarono una statua nella Napa Valley ).

Leggendo tra le righe del suo maestro, Roberto Cipresso ebbe l’intuizione di combinare il Sangiovese al Primitivo di Manduria ed eureka! Un equilibrio perfetto per dei vini strepitosi da rifare e perfezionare!

Da Montalcino all’Argentina, il sogno continua

Come è facile intuire, Roberto Cipresso non smise più di esplorare, facendosi aiutare da professionisti , Università ed Enti del specializzati in vino. Dal suo porto sicuro  di Montalcino, Roberto Cipresso si muoveva dall’ Europa al Nuovo Mondo per oltrepassare nuove frontiere.

In ognuno di questi anfratti sperduti e lontani  Roberto Cipresso, con l’aiuto di altri impresari, valorizzò  il più remoto dei terroir , generando vini di carattere.

Tra i suoi primi grandi traguardi da ricordare sono  il suo contributo alla nascita di :

Roberto Cipresso

Roberto Cipresso e le sue wine hits parade

Prendete fiato ! Roberto Cipresso fu come un vulcano attivo che non si arrestò mai nel settore del vino! Non si limitò solo a farlo e anche in grande. A un certo punto sentì la necessità di raccontarlo in pubblico , nero su bianco. Eccovi una lista dei suoi più incredibili trionfi:

Grigliata argentina  al  ‘Poggio al Sole’,  Montalcino

Grigliata Argentina a ‘Poggio al Sole’

Dopo avere sistemato i miei appunti su Roberto Cipresso , calò la sera e si cenò con lui sotto il pergolato di ‘Poggio al Sole’. C’erano degli ospiti speciali:  Simone Lago , la  moglie Cristine e il loro piccolo Pablo. 

Simone e Cristine proprietari della ditta ‘Demetra di Vicenza , fecero visita a Roberto Cipresso per fornire le loro preziose anfore in ceramica . Questo materiale permette al vino, mentre riposa, di mantenere integre le proprie qualità e caratteristiche. Questo succede per merito della facoltà di questo materiale  di essere impermeabile, resistente e isolante.

3 Vini top firmati Roberto Cipresso

Davanti a un’ appetitosissima grigliata di carne argentina, tutti quanti insieme degustammo i seguenti rossi di Roberto Cipressooberto Cipresso :

‘Cipresso 43’, il laboratorio cantina di Roberto Cipresso

Sentirsi a casa era quello che più mi faceva stare bene a ‘Poggio al Sole’. Un tranquillo  barbeque tra amici era nello stesso tempo una fonte inesauribile  di conoscenza su ogni tipo di argomento, vino compreso. E su quest’ ultimo appressi tantissimo  il mattino seguente con la mia visita a ‘Cipresso 43 ‘  ,  la cantina laboratorio di Roberto CipressoMontalcino. Ricavata da un ex fabbrica abbandonata,  la cantina   ‘Cipresso 43 ‘   era una struttura   immensa , con una architettura esterna lineare e gli arredamenti eleganti  e sobri.

Un edificio a tre piani moderno  con barriccaie, uffici e sale degustazioni . Quando giunsi lì ,  Roberto Cipresso stava facendo fare un giro a un gruppo folto di Wine Lovers argentini e colombiani. Mi aggregai a loro, e assaggiai  in anteprima le etichette più esclusive  dei suoi vini .

Cucina sarda a Montalcino sotto un sol leone 

Finiti gli assaggi di vino , si fece ora di pranzo e Roberto Cipresso portò tutti a Montalcino a mangiare sardo presso l’ ‘Osteria dei Briganti e dei Poeti. Protagonisti di quel banchetto  furono  i  toscanissimi pici  al ragù’  e i succulenti  ‘culurgiones’, specialità  della ‘Terra dei Nuraghi’ . Questi erano  degli gnocchi di patate ripieni di formaggio, menta e conditi al sugo di pomodoro semplice.

Una vera delizia che si sposò benissimo con un  Achaval Ferrer 2000′. Questo era un rosso   di Malbec, Cabernet Sauvignon e Merlot dal colore, profumo, e gusto decisamente esplosivo! Era tutto talmente perfetto che non si sentiva addosso neppure l’afa estiva!

Tutto un Sorso 2019 Montalcino
‘Tutto in un Sorso 2019′,  Montalcino

‘Tutto in un Sorso 2019’, evento sul vino a  Montalcino

Congedati i Sud Americani, per degli appuntamenti urgenti  Roberto Cipresso si allontanò dalla sua cantina e salutò i clienti e me. Lo ringraziai per tutto e sorrise sparendo velocemente per i suoi affari. Ne approfittai per  avviarmi con Simone e Cristine a ‘Tutto  in un sorso 2019‘,  una kermesse sul vino in  centro a Montalcino,

All’interno del  ‘Complesso di Sant’Agostino’ , un’antica fortezza medievale, si svolse questa interessante fiera enologica di vini importanti provenienti da tutta Europa. Quello che più mi colpì fu:

Finito lo spettacolo divino,   Cristine e il marito mi riaccompagnarono a  ‘Poggio al Sole .  Quello a Montalcino fu davvero un  interminabile e indimenticabile  weekend nel cuore della Toscana e dei suoi tesori!

Roberto Cipresso

Roberto Cipresso, un vulcano in continua eruzione! 

Che dire ! Roberto Cipresso è alla perenne ricerca dell’ eccellenza, della tradizione e dell’innovazione per il vino. Non smette mai un momento di pianificare cose nuove. Roberto Cipresso e Montalcino sono dei punti fermi per l’enologia nazionale e internazionale. Perché  Roberto Cipresso vede l’orizzionte laddove gli altri invece segnano un confine!

Immaginatevi di riuscire a indovinare alla cieca le percentuali dei diversi vitigni di uno  Châteauneuf-du-Pape’Non è una cosa che almeno io sarei mai in grado di fare ! Perché  questo è  il celebre rosso francese fatto da ben tredici  varietà di uve diverse sia a bacca nera che bianca!

Ecco, la stessa cosa succede con Roberto Cipresso! Nel senso che è difficile cogliere le singole componenti della sua personalità, perché è complessa. La si percepisce al massimo nella sua interezza, come accadde a me  a   ‘Poggio al Sole’ a Montalcino!

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