Cantina Ribote, Dogliani. Prima Parte

Cantina Ribote, Dogliani. Prima Parte

“..Ci sono dei momenti significativi nella vita di ognuno di noi che possono ispirare la letteratura. Questo è ciò su cui si dovrebbe scrivere… ” 

R. Carver

‘Cantina Ribote’, Dogliani. Prima Parte

Fabrizio Porro , proprietario della ‘Cantina Ribote’,  viene a prendermi alla stazione di Savona in un pomeriggio afoso di Luglio. Nonostante un evidente male alla gamba, che lo fa faticare a camminare,  Fabrizio  mi accoglie con un sorriso smagliante. Si rompe subito il ghiaccio con una stretta forte di mano. Il suo benvenuto è meraviglioso!

Fabrizio  e io saliamo sul suo fuoristrada. Il caldo è davvero insopportabile, per cui si pompa a manetta  l’aria condizionata . Durante il tragitto intravedo dai finestrini le acque cristalline di Savona. Quest’ultima è una deliziosa località ligure, che per Fabrizio  rappresenta il rifugio estivo per eccellenza. Qui scappa  quando possibile con la sua compagna Monica  Virgilio, brillante manager  del laboratorio estetico ‘Essenza’ .

Piemonte e il mare della Liguria

Fabrizio  seguita a descrivere con orgoglio confinanti borghi liguri di  Bergeggi, Noli, Varigotti e Finale Ligure .  Intanto non riesco a credere che a breve sarò nelle Langhe , precisamente a Dogliani, dove risiede la sua  ‘Cantina Ribote’

Sto per vivere  l’esperienza di un altro nuovo ed avvincente wine reporting firmato Roberto Cipresso, enologo di fama internazionale con base a Montalcino .  Roberto Cipresso è consulente e  soprattutto ‘nume tutelare’ della ‘Cantina Ribote’ Mi auguro che il mio racconto possa essere all’altezza di farvi provare  le stesse emozioni che Fabrizio  mi ha suscitato con questo pellegrinaggio divino  in  Piemonte .

Le Langhe, rotolare verso Nord fra paesaggi mozzafiato e tesori da scoprire

Lungo il percorso in macchina intravedo la maestosità delle Langhe, un fazzoletto di terra tutto prevalentemente collinare del basso Piemonte . Questo è compreso tra la provincia di Cuneo e quella di Asti  . Inoltre è suddiviso in Alta Langa (fino a 896 m.) e Bassa Langa (con quote genericamente inferiori ai 600 m.).

Un alone di mistero avvolge l’etimologia del termine Langhe,  che deriverebbe o da  ‘langenses’ ,  cioè gli antichi popoli liguri che qui si insediarono. Oppure si riferirebbe al latino ‘linguae’, in riferimento alla forma di morbide lingue dei dolci pendii stretti , che caratterizzano questa oasi verde del settentrione d’Italia.

Conformazione delle Langhe

L’intero comprensorio , a esclusione della Langa Astigiana (con un picco di 851 m. in prossimità di Seròle, Asti,) è grande quanto la Maremma in Toscana , e si snoda per 120 mila ettari . Esso è attraversato dai fiumi Tànaro, Belbo, Bòrmida di Millesimo e Bòrmida di Spigno , ed è confinante con l’Astesana, il Monferrato e il Roero.

Qui prima c’era il mare Padano, che poi è sparito durante il Quaternario. I sollevamenti terrestri , dovuti alle spinte del continente Africano, hanno generato queste floride e spettacolari dorsali appenniniche. Queste oggi sono infatti ricoperte di strati sovrapposti di gessi, calcari, e sabbie, in cui si trovano facilmente conchiglie marine, frammenti di fossili, scheletri di pesce e alghe.

Cantina Ribote, Fabrizio Porro, Dogliani. Langhe
‘Cantina Ribote’, Fabrizio Porro, Dogliani. Langhe

‘Cantina Ribote’, Fabrizio Porro. Le Langhe. Non solo Barolo!

Fabrizio  e io arriviamo nella Valle del Belbo a  Montezemolo, la porta delle Langhe, che è molto rinomata per le 22 specie rare di orchidee. Ci fermiamo per prendere un po’ d’aria. Lo sguardo sconfina in un vasto prato verdeggiante puntellato da papaveri e fiori di campo, che poggiano i loro petali su covoni di paglia.

Fabrizio  comincia ad accennarmi a qualcosa di sé e della sua attività vitivinicola presso la sua ‘Cantina Ribote’ . Insieme al papà Bruno, lui  cura di preciso  l’aspetto enologico . Invece il compito dell’ospitalità è affidato alla mamma Irma . Infine la gestione commerciale e la comunicazione aziendale  alla sorella Cristina .

Il segreto del successo della ‘Cantina Ribote’! 

Così come un gran pittore crea un capolavoro con pennelli e tavolozza di colori, allo stesso modo Fabrizio  dipinge con parole precise e ricche di particolari questi luoghi. Questo sono per  lui sacri, perché sono quelli dell’infanzia. Quelli dove risiede davvero  la sua felicità fatta di: amore per la sua famiglia, il suo territorio e il suo vino.

Tre fattori essenziali questi ultimi che spiegano chiaramente il successo della ‘Cantina Ribote’,  che da cinque generazioni sono il simbolo dell’eccellenza della ‘Dogliani DOCG’. Questa è una  denominazione di origine riservata dal 2005 ai vini ‘Dogliani’ e ‘Dogliani superiore’ , prodotti dal vitigno Dolcetto in purezza.

Il Dolcetto di Dogliani

 ‘Cantina Ribote’  è operativa dal 1980, quando era ancora una minuscola cascina nelle vicinanze della località San Luigi.  Essa attualmente è senza dubbio il  crù del ‘Dogliani DOCG’ , le cui altre sottozone sono:

Proprio in quest’ area Fabrizio coltiva 35 ettari di terreni distribuiti su colline esposte a Sud Ovest . Questi  sfiorano un’altitudine tra i 200 e i 600 m.  La presenza di argilla e calcare favorisce il fiorire dei pregiatissimi  Dolcetto, Barbera, Nebbiolo e Chardonnay.

Questi sono i  vitigni principe da cui derivano i loro rossi e bianchi. Si tratta di  piante di vite di 20-60 anni d’età con sistema di allevamento a guyot . Chiaramente la coltura è  rigorosamente biologica,  a partire dalla lotta contro la Tignola che aggredisce il Barbera attraverso la confusione sessuale.

La lista di accorgimenti ed espedienti per garantire l’integrità dei vini sarebbe davvero troppo lunga.  Perché operata da circa un secolo, grazie a una combinazione di sapere antico e tecnologie all’avanguardia. Tutto ciò  caratterizza il modus operandi della ‘Cantina Ribote’  in fatto di vino.

Fabrizio Porro, un viaggio nelle Langhe
Un itinerario di gioielli preziosi nelle Langhe

Rimontiamo nella Rav 4 verso la Valle del Tanaro delimitata dalle Alpi Marittime, e ci ritroviamo esattamente a:

Altre tappe che raggiungiamo  con Fabrizio  sono:

Si respira un passato nordico e misterioso nelle Langhe, crocevia di molti popoli stranieri, che la invasero perché attratti dalle sue risorse, e che la sfruttarono fino all’osso.  Dagli originari Celti e Liguri ai Romani e i Carolingi nel Medioevo.

Poi si passò dalla ripresa con i ‘Duca di Savoia’ nel ‘700  alla miseria e al degrado durante la Seconda Guerra Mondiale ( divenendo teatro della lotta di Resistenza, descritta nei romanzi dell’albese Beppe Fenoglio).

Da allora in poi, nell’arco di appena venti anni, le   Langhe  furono improvvisamente segnate da rapida e proficua  rivoluzione industriale , specie nel settore agroalimentare  , basti pensare al colosso  ‘Nutella’  di Michele Ferrero !

I tesori delle langhe: vino, nocciole e tartufi

Verso la seconda metà del Novecento ci fu una rapida urbanizzazione a scapito di un rapido spopolamento delle campagne. Accadde che  i contadini operai, stanchi delle fatiche e avidi di rendite più sicure e redditizie, sacrificarono presto le varietà colturali per le monoculture. Alcune di queste segnarono la fortuna dell’economia del Piemonte e del nostro bel paese. Cioè mi sto riferendo a :

Negli  anni Novanta tutta  questa ricchezza crebbe a dismisura. Attualmente le  Langhe fanno tendenza, e assurgono a un modello di crescita sociale e finanziaria per il nostro paese. Che dire,  una smart country, in cui si  investe nei vari ambiti per migliorare all’insegna di un proficuo vantaggio competitivo.

‘Slow Food’ di Carlo Petrini

Tuttavia, è maturata tra le nuove generazioni di imprenditori piemontesi la consapevolezza della necessità di un benessere, che deve essere gestito con delle politiche sagge all’insegna di uno sviluppo sostenibile.  C’è l’esigenza di garantire un’offerta di produzione che sia in grado di soddisfare ogni domanda senza snaturarsi . Per non ripetere catastrofi come quello del metanolo di Narzole (1986).!

Di conseguenza, si sente la necessità di abbracciare appieno la filosofia di Carlo Petrini , fautore del del fenomeno di ‘slow food’  sbocciato a Bra. Sarebbe  quella che risuona nelle  stesse parole del maestro, ovvero:  “salvaguardare la  biodiversità, perché nulla impatta sull’ecosistema come ciò che mangiamo e beviamo”!

Vini della ‘Cantina Ribote’ . A presto Fabrizio Porro

I  ‘Vini Ribote’   sono green e di alta qualità. Una linea di vini tutta biologica, su cui si interviene solo laddove è estremamente necessario. Essi  sono una prova tangibile , che si può avere forma e contenuto nello stesso prodotto. Preservando parimenti la salute del nostro pianeta. E si spera sia questo il futuro della viticultura nazionale e internazionale.

 Le Langhe sono un quadro che ha i colori del cielo e del vino, dei mattoni e dei ‘tajarin’ all’uovo. Non esitate a venire in questo Nirvana, che fa innamorare per le sue bellezze e la gentilezza del suo popolo. E sicuramente programmerò a breve un’altra fuga nelle Langhe. Magari per perdermi nei colori dell’autunno, che è la stagione più indicata per apprezzarne la sua  magica essenza!

If you like my post, please subscribe to the socials of www.WeLoveitaly.eu :

 

 

 

 

 

Vinitaly 2022: Roberto Cipresso

Vinitaly 2022: Roberto Cipresso

“Non fidatevi di una persona che non ama il vino.”

Karl Marx

Vinitaly 2022: la cantina di  Roberto Cipresso 

Tutto è iniziato prima del Vinitaly 2022 , a Pisa,  durante una cena per sommelier. Ero tra gli ospiti.  Totalmente rapita dai suoi  aneddoti,  ascoltavo Roberto Cipresso , veneto di nascita ma toscano per scelta, presentare i suoi libri e i suoi elisir.

All’epoca Roberto Cipresso  era già  un winemaker di fama internazionale. Era a capo  della  sua omonima cantina a Montalcino , celebre per il suo  Brunello e per  la consulenza strategica per numerose aziende vinicole in Italia e all’estero.  Spinta dall’ispirazione di quella sera, ho preso l’iniziativa proponendogli di raccontare i suoi successi enoici. Il suo “sì” ha cambiato ogni mia prospettiva, confermandomi che quando ami ciò che fai, il vento soffia sempre nella giusta direzione.

Da lì iniziò un viaggio lungo cinque anni di gavetta, dal Nord al Sud Italia, isole comprese. Un percorso intenso che ha dato un significato ancora più profondo al mio cammino nella sommellerie, permettendomi di scrivere, come wine reporter, sulle diverse consulenze  vitivinicole  nazionali e oltre confine di Roberto Cipresso. 

La ripartenza dopo il Covid

Dal 10 al 13 aprile, questa incredibile avventura si materializzò davanti ai miei occhi con il Vinitaly 2022 . Dopo il lungo silenzio imposto dal  Covid-19  , la kermesse veronese riaprì finalmente le porte al mondo del vino. Quella 54ª edizione rappresentò molto più di un semplice appuntamento professionale: tra i padiglioni si respiravano rinascita, condivisione  e voglia di tornare a vivere. In quell’occasione ebbi il privilegio di vivere il Vinitaly 2022 da dietro le quinte  insieme al team della sua cantina :

Mi occupavo dell’accoglienza e della presentazione di sei produttori italiani e di uno spagnolo tutti uniti sotto la guida di Roberto Cipresso .Non so se è stata una semplice coincidenza , chi lo sa, ma il sogno non era finito perchè in occasione della manifestazione ho rivisto alcune delle prime cantine intervistate- dalla Sardegna alla Maremma, fino al Piemonte- per il genio di Bassano del Grappa  .  Stringere nuovamente la mano, specie dopo la pandemia, della gente e di quelle che qualche anno prima avevo descritto solo tra le righe è stata un’emozione difficile da spiegare. Per cui questo post  prova a essere un umile tentativo di convertire in parole quegli attimi di gioia indimenticabile.

Buona lettura!

Vinitaly 2022: Trend e novità ! 

Non c’ era alcun dubbio che i numeri del  Vinitaly 2022 sarebbero stati esplosivi (4.400 espositori) . Il format ha rispecchiato quello del passato, a cui  si sono aggiunti degli spazi inediti che hanno visto protagonisti:

  • ‘Vinitaly Bio’ :  vini green certificati italiani  e stranieri ;
  • ‘Micro Mega Wines’ , ‘Micro Size’, ‘Mega Quality’ : vini italiani di altissima qualità, reperibili in piccole quantità d’autore;
  • ‘Enolitech’ :  innovazione e   tecnologica applicata alla vitivinicoltura, olivicoltura e beverage;
  • ‘Vinitaly Design’ : salone indirizzato a tutte le nuove mode in merito  agli accessori  per ristorazione e sommellerie ;
  • ‘International Wine Hall’ :  vini e distillati provenienti da ogni parte del pianeta.

Le tre novità di Roberto Cipresso al Vinitaly 2022

Che  Roberto Cipresso   non  finirà mai di stupirci è ormai una certezza. Perché propone sempre qualcosa di rivoluzionario. Come i suoi vini, che modella  di continuo con dei blend mai banali per regalarci qualcosa fuori dal comune! Il riflesso della sua filosofia aziendale è stato il suo stand al  Vinitaly 2022 : il n. 9  B12 Toscana   Quello è stato un vero e proprio laboratorio di vino e di idee che ha visto i riflettori puntati su:

  1. Sette cantine firmate Roberto Cipresso: I Garagisti di Sorgono (Sardegna), Cantina Ribote (Piemonte), MaremmAlta (Maremma), Cantina Corte Capitelli  (Veneto), Tenuta Donna Madia, (Puglia),  Centimetro Zero (Marche); Bodega Santa Caterina, (Palma di Maiorca);
  2. Mosaico per Procida 2022 : un  assemblaggio  di 26 vitigni campani . Si tratta della grand cuvée celebrativa creata da Roberto Cipresso in onore di Procida  capitale della cultura 2022. Un conccept enoico di successo lanciato dal giornalista  Gaetano Cataldo insieme all’ Ass. Cult. Identità Mediterranea di cui è presidente;
  3. Un vino per la pace in Ucraina : un’anticipazione di un altro capolavoro dell’enologo nazionale. L’idea prevede  di realizzare  per la pace in Ucraina un vino fatto dal suo vitigno autoctono, cioè l Odessa black . Così la vite  diventa simbolo di speranza per la fine della guerra con la Russia.

Vola solo chi sa osare! 

Per ordine entriamo nel vivo di questo grande circo del vino focalizzando l’attenzione sul primo punto descritto in alto, perchè è stato quello che ho toccato con mano. Ho letteralmente afferrato lo spirito  di Roberto Cipresso nel  fare vino :  andare oltre le regole! Testa e cuore, scienza e intuizione per creare dei blend inediti.

Nettari pregiati che sono il risultato del connubio dei vitigni più rappresentativi della viticultura globale.  Quelli cioè che si snodano lungo un filo immaginario posto sul 43° Parallelo Nord, che va dalla Georgia al Nuovo Mondo. Cerchiamo di capire di cosa sto parlando qui in basso.

Vinitaly 2022:  il vino secondo  Roberto Cipresso! 

Come avrete ben capito, Roberto Cipresso  ha un modus operandi in fatto di vino che sorprende sempre più , e conquista! La sua è un’ossessione calibrata  per ottenere  un vino che possa avvicinarsi alla perfezione. Per raggiungere questo traguardo  si affida alle straordinarie matrici dei suoli della Toscana, dell’Umbria e delle Marche. Queste tre regioni sono infatti attraversate in Italia dal leggendario 43° Parallelo Nord. Ma che cos’è esattamente questo concetto, base assoluta di tutto il suo lavoro?

Ci troviamo di fronte  a una congiunzione fortunata di terre  d’elezione dove nascono e prosperano alcune delle varietà più espressive in assoluto: Verdicchio, Sangiovese, Montepulciano, Vermentino e Sagrantino. Questa linea immaginaria non rappresenta un semplice dato cartografico, ma racchiude un concetto rivoluzionario di terroir diffuso.

Il 43° Parallelo Nord  è un asse simbolico, storico e profondamente mistico, capace di avvolgere l’intero globo terrestre. Questo orizzonte unisce idealmente i luoghi in cui la viticoltura ha emesso i suoi primissimi vagiti, come le antiche valli del Tigri e dell’Eufrate e le terre della Georgia, fino a toccare le nuove e avveniristiche frontiere vinicole oltreoceano  nell’Oregon. Si tratta di una coordinata geografica speciale, che sorvola santuari di immensa energia spirituale come Medjugorje, Assisi e Santiago de Compostela, quasi  a voler trasmettere ai frutti della terra un’aura ancestrale e identitaria.

garagisti-di-sorgono-vinitaly-2022

7 Cantine gioiello  firmate Roberto Cipresso!

L’ instancabile visione creativa di Roberto Cipresso  non conosce  sosta, vede castelli laddove altri ci scorgono solo pietre. Non a caso l’angolo divino di Roberto Cipresso al Vinitaly 2022  è stato un melting pot delle migliori aziende vitivinicole tutte legate da una forte partnership con l’enologo.

Il tocco del maestro ha impresso una svolta decisiva. Queste cantine stanno facendo rumore in campo  per la purezza e l’originalità dei loro sorsi. Ognuna di esse custodisce  un frammento di quel puzzle planetario racchiuso nel principio del 43° Parallelo Nord. Eccole nel dettaglio!

1. I Garagisti di Sorgono, Sardegna

Tra i ricordi più vivi del mio percorso nel vino, quello legato ai I Garagisti di Sorgono occupa un posto speciale. Fu infatti il primo wine report che sviluppai  per Roberto Cipresso, un’esperienza che accese la scintilla del vino vissuto e narrato fra i filari.

Chi sono ? Pietro Uras, Renzo Manca, Simone Murru : tre giovani imprenditori della provincia di Nuoro che si sono affacciati sul  mercato nel 2015 . Il loro scopo è stato  chiarissimo: fare vino in modo puro, rubando il mestiere ai vecchi artigiani. Si sono ispirati al movimento francese dei  vins da garage.  

Come i vigneron d’Oltralpe hanno voluto solo imbottigliare poche bottiglie mettendoci l’anima dentro e  curando ogni singolo grappolo. Il risultato di questa marcia aziendale sono delle microproduzioni amatoriali di vino all’ interno della  Mandrolisai DOC : una piccola denominazione vinicola nel bel mezzo  della terra dei Nuraghi. Essa comprende i comuni di : Ortueri, Atzara, Sorgono, Tonara, Desulo, e Samugheo. La sua unicità risiede nello storico uvaggio previsto dal disciplinare, ottenuto dall’unione dei tre principali vitigni sardi:

I Garagisti di Sorgono  stanno portando un’ondata di rinnovamento nei vini della Mandrolisai DOC. Rispetto al passato i tre amici possono essere considerati come i pionieri del vino della Sardegna centrale: non si accontentano più di assemblare quantità  casuali di vitigni. Al contrario studiano la vite  in modo più approfondito , concentrandosi sui tempi di maturazione dell’uva.  Sudano per guadagnare  equilibrio, precisione ed espressività. Da questo approccio nascono vini più intensi,  e capaci di esprimere con autenticità il carattere del Mandrolisai DOC.

cantina-ribote-vinitaly-2022

2. Cantina Ribote, Piemonte

SuaMaestà  Piemonte entra in scena con la Cantina Ribote  (1980): da cinque generazioni sono il simbolo dell’eccellenza dei vini piemontesi. Siamo nelle colline delle  Langhe  , un fazzoletto di terra vocato da secoli alla viticoltura. Guardando la mappa, questo paradiso tutto italiano si sviluppa tra la provincia di  Cuneo  e quella di Asti . I suoi confini geografici si suddividono in Alta Langa   (fino a 896 metri) e Bassa Langa (con quote genericamente inferiori ai 600 metri).

Nei loro 35 ettari di terreni a Dogliani (CN) la famiglia Porro   coltiva il Dolcetto , vitigno autoctono generoso e versatile. Da oltre vent’ anni  coltivano  queste uve, che provengono da piante che hanno un’ età compresa tra i 10 e i 95 anni, e  vinificandole prevalentemente in purezza. Le versioni più rappresentative sono:   Dogliani  , Dogliani DOCG, e Dogliani superiore. I  Vini Ribote sono biologici e di alto livello, su cui si interviene solo laddove è estremamente necessario. L’esclusione totale di sostanze chimiche, di diserbanti e di insetticidi, applicata rigorosamente fino all’imbottigliamento, garantisce vini  puliti che tutelano la salute del consumatore e l’integrità dell’ambiente.

cantina-MaremmAlta-vinitaly-2022

3. MaremmAlta, Toscana

MaremmAlta è la cantina di Stefano Rizzi che ci porta con i suoi vini  a Gavoranno , un piccolo paesino vicino a Grosseto . Siamo esattamente in  Maremma, la zona  più selvaggia  e meno  conosciuta della Toscana , che  si estende per  5000 km2   da Livorno fino a Civitavecchia. Vent’anni fa Stefano Rizzi vendeva il vino in qualità di   vicepresidente della Winebow (gruppo specializzato nell’export del vino italiano negli USA fondato da Leonardo Lo Cascio). Oggi lo produce, ed egregiamente. 

Da allora il poliedrico imprenditore romano si dedica alla sua splendida  azienda agricola  immersa in  16 ettari di rigogliosa e fertile campagna toscana. Qui coltiva Ciliegiolo, Syrah , Sangiovese, Cabernet Sauvignon, Vermentino e Viognier . E ne vengono fuori vini straordinari  per lo più lavorati in purezza.

4. Cantina Corte Capitelli, Veneto

Cantina Corte Capitelli è un business giovane . Ci troviamo  a  Montebello Vicentino (Vicenza). Questa è una provincia  ad alta vocazione vitivinicola.  Il cammino di questa coppia di ragazzi  innamorati,  brillanti e capaci è appena iniziato! Il loro desiderio è quello di trarre il meglio dalla Garganega, vitigno a bacca bianca tipico delle colline vicentine. Da esso  confezionano le loro principali bottiglie.

I vigneti della Cantina Corte Capitelli sono prevalentemente disseminati in località Conca D’ Oro . Questo è un ampio anfiteatro naturale incastonato nelle Prealpi vicentine. Si tratta di una suggestiva dimora custode di un  terroir introvabile altrove. Le particolari caratteristiche di questo ambiente pedoclimatico sono una felice esposizione a sud-est  e la natura vulcanica dei suoli. In particolare vi suggerisco di ordinare il loro Doradorosè. Questo è un rosato di Syrah e Tai , che colpisce perchè riesce a essere delicato al primo assaggio, ma anche deciso nella sua elegante persistenza. Sicuranente è un vino ricercato , di cui ricordo la vivace freschezza e mineralità. 

centimetro-zero-roberto-cipresso-roberta-d'emidio-vinitaly-2022

5. Centimetro Zero,  Marche

Ad onorare il ricco patrimonio vitivinicolo del centro Italia I Vini cm 0 : circa 600 etichette realizzate da Roberto Cipresso e dai ragazzi con disabilità intellettive del ristorante sociale  Centimetro Zero , a Pagliare (Spinetoli),  Ascoli Piceno. Con  il supporto e la supervisione di Roberta D’Emidio, responsabile della locanda del terzo settore, il guru del vino dimostra ancora una volta che il vino è motivo di crescita,  solidarietà e speranza.

Roberto Cipresso e Roberta D’Emidio sono due grandi personalità che hanno messo il loro sapere fare al servizio di chi è stato meno fortunato. E nonostante tutto si sorride e si va avanti! Un qualcosa di così speciale che anche il presidente della Repubblica Mattarella ha riconosciuto pubblicamente l’alto valore di questo modello di convivenza civile e solidale.

tenuta-madia-vinitaly-wine-travel-blog-weloveitalyeu

6. Tenuta Donna Madia, Puglia

Rotoliamo verso il Sud d’Italia con la scheda di Tenuta Donna Madia : il desiderio del medico  Bartolomeo Lofano di  continuare  una vecchia attività di  famiglia. Con il prezioso aiuto di Roberto Cipresso la  Tenuta Donna Madia è un cantiere in divenire nella  soleggiata Contrada Petrarolo in Puglia . Un luogo speciale pieno di  filari di Fiano, Primitivo e Sangiovese e alberi di olivo, protetti dagli antichi muri a secco. Ad un’altitudine di circa 200 metri ,  il Mare Adriatico influisce sul vigore  delle tre uve  della tenuta, da cui scaturiscono queste due formidabili etichette:

  • Donna Madia 2019: un rosso esplosivo di 25%  Primitivo e 75%  Sangiovese. La vigna è coltivata  ad un’altitudine di 195 m s.l.m. nell’entroterra del territorio di Monopoli. Il colore è rosso rubino,  al naso regala sensazioni di ciliegia e confettura di fichi, e note che ricordano il cuoio e il tabacco. Al palato entra lentamente e poi si accende con un gusto  pieno e definito. Il gusto, coerente con l’olfatto, porta sensazioni retronasali di frutta matura. Ha una buona definizione e una buona persistenza;
  • Fiano Minutolo 2020: un bianco da Fiano  in purezza. Un vino da pasto dal colore  giallo con riflessi finemente verdognoli, al naso ricorda subito la pesca bianca , fiori secchi e zafferano.  Al palato è suadente con note vibrate di mela gialla e miele. Chiude con una buona acidità che imprime una buona persistenza e pulizia.

bodega-santa-caterina-mallorca-santa-caterina-weloveitalyeu

7. Bodega Santa Caterina, Maiorca

Al presente la  consulenza internazionale di Roberto Cipresso è un fronte oggi in continua espansione globale. Spicca l’esempio della  Bodega Santa Caterina,  un cantina fondata nel 1984 da Stellan Lundqvist a Maiorca. Questi fu un viticoltore svedese che si innamorò  di questa perla delle Baleari,  e vi piantò per primo le varietà nobili di Francia:  Merlot, Cabernet Sauvignon, Chardonnay e Syrah.

Nel 2002 , dopo una serie di vicissitudini e problematiche personali , l’azienda cessò la sua attività produttiva , per poi ripartire  nel 2014  grazie all’impegno dei figli . Da allora in poi  Bodega Santa Caterina  è attiva nel consolidare uno standard elevato dei loro vini, dei quali vi descrivo le etichette più interessanti: 

  • Inguany 2020: un rosso dall’anima latina intitolato così dalla parola catalana  “inguany'” , che significa “carpe diem”. Non cogliere al volo l’occasione di bere questo vino fatto da Calette (Cannonau) e Mandò (Alicante), sarebbe un peccato!  Il colore è rosso porpora, con riflessi violacei. Al naso risulta  complesso, con aromi di frutta nera , pepe, caffè e  caramello e tostato. Il suo finale è elegante, rotondo e lungo, con  un retrogusto di caramello e note tostate;
  • Bianco Mallorca 2021: un bianco fatto di Viognier , Girò Ros e Prensal che piace a tutti, quasi un vino universale, che tira secco come uno champagne. Il colore è giallo paglierino. Al naso è fresco, molto espressivo con aromi di  mela ,  pera e ananas . Un vino bianco soave , con una buona un’acidità integrata, e  un retrogusto  vaniglia.

vinitaly-2022-robeerto-cipresso-wine-blog-weloveitalyeu

Conclusioni. Vinitaly 2022

Innanzitutto per me viaggiare è come l’aria che respiro: una necessità prima che un capriccio. Apre la mente ,  insegna  a osservare il mondo da  prospettive differenti,  e inevitabilmente migliora l’approccio alla vita e il rapportarsi agli altri.  La lista dei motivi per fare le valigie  e lasciare la propria comfort zone è davvero infinita . E il vino, senza dubbio,  per me è diventato un fattore scatenante per vagabondare, perché  ti catapulta laddove tutto ha origine.  In fondo, questo è anche uno degli assiomi che   Roberto Cipresso  ripete  più spesso durante le sue lezioni sul vino nelle conferenze in giro per le unversità italiane.

Troppo spesso il vino è  associato  al solo atto del bere e al piacere del bere o ai momenti di convivialità. In verità è molto di più. Il vino è cultura quando nasce in vigna, quando viene prodotto e persino quando viene condiviso a tavola. Non si sceglie soltanto in base al gusto o a criteri pratici, ma  anche per le emozioni e le sensazioni che riesce a veicolare. Ogni bottiglia imprigiona un paesaggio, una saga familiare, e l’attaccamento alle proprie radici.  Proprio questo è il messaggio  che Roberto Cipresso  ha professato al Vinitaly 2022.

Vinitaly 2022: dati interessanti!

Infine, non bisogna dimenticare che il vino rappresenta anche uno dei grandi motori dell’economia italiana. Non a caso il Vinitaly 2022 ha dimostrato ancora una volta che il vino italiano resta la prima voce dell’export agroalimentare . Il suo fatturato è  in continuo aumento . Un successo non scontato in un mercato mondiale in continua evoluzione, sempre più affollato e competitivo. Leggiamo insieme  alcune delle più interessanti statistiche emerse secondo la  fonte ASNALI (Ass. Naz. Aut. Liberi Imprenditori):

  • Erano presenti ben 88.000 operatori, e il 28% di questi erano stranieri (25.000) provenienti da 139 paesi. Questo dato testimonia una  rinascita economica;
  • Sul fronte delle presenze estere, la leadership appartiene in ordine di importanza a: USA, Germania, Regno Unito, Canada, Francia. Seguono Svizzera, Belgio, Olanda, Repubblica Ceca e Danimarca.  In ambito extraeuropeo si segnalano come emergenti: Singapore, Corea del Sud, Vietnam, India e Africa.

A conti fatti ,  il  Vinitaly  ha scandito l’evoluzione del sistema vitivinicolo nazionale e internazionale. Sin dal 1967 anno della sua fondazione.  Perchè ha compiuto una vera rivoluzione culturale. Ha cambiato il volto del vino da semplice prodotto agricolo di consumo quotidiano a icona di stile, economia e turismo. Era arrivato il momento di dare  dignità internazionale al lavoro dei vignaioli.


‘Vinoè 2018’ , Florence

‘Vinoè 2018’ , Florence

“One should always be drunk. That’s all that matters…But with what? With wine, with poetry, or with virtue, as you chose. But get drunk.”
Charles Baudelaire

“Vinoè 2018” , a stunning wine exihibition in Florence

“Vinoè 2018” is an event in Florence, which is  dedicated to Italian and international wine wxcellence . Now it is in its third edition and is  organized by ‘FISAR’ (‘Italian Federation of Hotel and Catering Sommeliers’). There are not only exihibitors with their best bottles of white, sparkling, rosé and red wines, but also cooking shows .

15 reasons to go to “Vinoè 2018”,  in Florence

“Vinoè 2018” is a meeting point for wine lovers and expetrs.  It is possible in 3 days  to discover:

  1. 800 wine labels, among the famous and less famous wineries;
  2. 140 tasting counters, chaired by winemakers, providing a special glimpse of  national  and international  wine making tradition;
  3. Wine roducers from all over Italy, from the North to the South; in particular there will be a wide representation of Tuscany with its Brunello di Montalcino. This is a red DOCG Italian wine produced in the vineyards surrounding the town of Montalcino , which is located about 80 km South of Florence in the Tuscany Wine region;
  4. The great  ine excellence from beyond the Alps;
  5. An interesting debate about reduction and replacement of sulphites in wine launched by  Carlos Veloso dos Santos , CEO of “Amorim”; 
  6. The art of asting chocolate, grapes & distillates with a special workshop presented by Paolo Bini, whois a distillate expert;
  7. The secrets of winemaking in anfora from ancient to modern time with a seminar dedicated on this issue , a meeting whose speaker is the oenologist Francesco Bartoletti;
  8.  The terroir of Burgundy with the vertical tasting of “Vosne Romanée Clos des Réas 1er Cru” (Pinot Noir in purity produced between 2011 and 2015);
  9. A masterclass dedicated to champagne vintages led by Cristina Willemsen of  “Fier Ce Fit”;
  10. A vertical tasting of “Lauro Costa Toscana IGT Podere la Regola”,  and of “Brunello Montalcino Castello Banfi” ;
  11. Food and wine culture of eastern countries, the origins and rituals of  Sakè (a Japanese drink that is made by fermenting rice) told by Giovanni Baldini of “Firenze Sakè” and by “Arimitsu Sake Brewery” ;
  12. A professional talk about the physico-chemical composition or the organoleptic  characteristics of the wine by Monica Picchi, teacher at “Agrarian Faculty of the University of Florence”; 
  13. A journey around the world of the women entrepreneurs in the field of wine making moderated by the sommelier  Genni Setteducati;
  14. Emanuele Costantini, the best “FISAR” , who earned a nomination for best sommelier  2018;
  15. Cooking classes with a pool of experts: Michelangelo Masoni, who is  a famous butcher of Viareggio;  Simone Alessio Sparacino, who is the chef at the starred  “CumQuibus” of San Gimignano; Francesco Secci, who is a member of the “Prato Deak Team”; the partners of ” Consorzio di Tutela del Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale”, which is an Italian consortium for the protecion of native breeds, such as the Chianina  and the white veal from thecentral Apennines.

8 great Italian vines at “Vinoè 2018” 

“Vinoè 2018” is a really beautiful and inspiring experience. There are lots of visitors and I have the fantastic opportunity to taste high quality wine such as:
  1. “Tintilia (66)”, Claudio Cipressi, Molise;
  2. “Bianco di Mariagrazia”,Tenuta Benedetta Etna Bianco,  Sicily;
  3. “Tommaso Stellino”, Sicily;
  4. “Scalunera Etna Bianco”, Torre Mora/Piccini, Sicily/Tuscany;
  5. “Eleuteria”, Nerello Mascalese, Tenuta del Travale, Calabria;
  6. “Barolo”, Bruna Grimaldi, Piedmont;
  7. “Erbaluce”, Cieck, Piedmont;
  8. “Alta Langa”, Borgo Moncalvo, Piedmont.

3 great Italian wineries at “Vinoè 2018” 

Of course there are lot of wineries which deserve lot of attention, but I have selected three of them . They are located in the South of Italy .  The wines ofItaly’s southern wine districts are bold, full-bodied, and satisfying.

Southern Italy has been producing wine for over 4000 years. The wine business here was already booming in 2000 B.C. when the Phoenicians arrived. The Greeks dubbed southern Italy “The Land of Wine” and the Romans delighted in the wines of the Campania region.

In modern times, however, wine production in southern Italy has languished, and a large portion of wine produced there was sold to France and Germany as a blending wine. All that is changing!

Give a lokk to the rich and fine wine production of these wineries here above which are situated in Molise, Sicily, and Calabria. Have fun!

1. “Claudio Cipressi Winery”, Molise

“Claudio Cipressi Winery”, is located in San Felice del Molise, Campobasso. Since 2014 it has become officially certified as organic .  Moliseis a beautiful region with a unique landscape. It is largely uncontaminated and the vineyards have great potential, which is why Claudio Cipressi cultivates 16 hectares with enthusiasm. Claudio Cipressi has reintroduced the Tintilia,  a native white grape variety.

2. “Tenuta Mora Winery”, Sicily

“Tenuta Mora Winery“ is owned by the historic Tuscan producer “Tenute Piccini”, one of the most popular brand of Chianti, Chianti Classico, and Brunello Wines in Italy and the world. “Tenuta Mora Winery “ is a boutique winery located on the Etna volcano, a black mountain looking at a blue shining sea, a unique place able to craft hidden wine gems.

The two vineyards of “Tenuta Mora “ are located at about 650-700m in Contrada Rovittello, in the municipality of Castiglione di Sicilia and Contrada Torre, in the municipality of Linguaglossa. The philosophy of “Tenuta Mora Winery“ is one grape, one territory. Their main grapes are Nerello Mascalese and Nerello Cappuccio. The average age of vines sits at around 15 years old .

Vineyards on the Etna feature extremely fertile volcanic soils at an altitude of 650-700 meters above sea level (2100-2300 ft), with important temperature variations between day and night considerably influencing the quality of the grapes. Other properties under the Piccini umbrella are Valiano in Chianti Classico, Villa al Cortille in Montalcino, Tenuta Moraia in the Maremma Toscana, and Regio Cantinain the Aglianico del Vulture DOC zone of Basilicata.  They are passionate about Winemaking!

3. “Tenuta del Travale”, Cosenza

“Tenuta del Travale”  is located in Rovito, Cosenza, a thirty minute drive from the spectacular blue sea of the Tyrrhenian coast in Calabria. Calabria is a wine region waiting to be discovered. Calabrian Wine has not received the recognition it deserves, even though the region of Calabria has a very long history of vine cultivation. The territory is gorgeous, but the economic problems of the region have prevented it from achieving its full potential.

A goal that was pursued with determination by the owners of “Tenuta del Travale” , Raffaella Ciardullo and his husband Nicola Piluso. Today they run this stunning  estate revitalising the old territory.  They carry on the intent of defending the ancient Calabrian origin of Nerello Mascalese with one single label “Eleuteria” (there is  some evidence that Nerello Mascalese may be related to Mantonico Bianco, an ancientCalabrian grape). “Tenuta del Travale” covers two hectares of hilly terrain. Founded in 1993, the estate cultivates today only 2 varieties of vines, Nerello Mescalese and Nerello Cappuccio, from which are produced Red Wines with the IGP recognition.

_vinoe_fisar69

What is “Vinoè 2018” ? 

“Vinoè 2018”  is not only a sensorial experience. It’s the perfect place where you can understand why the story behind each wine in your glass matters. There’s the value of work according to human passion and effort. An example of authentic life to follow in the caos of these times!

“Vinoè 2018”   is a way to travel in the world of wine, which is one of the best attractive in Florence. The capital of Tuscany  has remarkable wines, most notably the deep red wine Chianti Classico,  which is made with perfect purple Sangiovese grapes grown in the golden sunlight of the Tuscan hills. You’ll also find fine wines like the Brunello di Montalcino, Pomino Vin Santo and other Trebiano white wines, and Moscadello varieties for sweet wines! It takes a long time to speak about wine in Tuscany, so it’s better for you to come and taste them! Have a nice trip!

If you like my post, please subscribe to the socials of www.WeLoveitaly.eu :

 

 

 

 

 

Stefania

 

Cantina Ribote. Dogliani. Parte seconda

Cantina Ribote. Dogliani. Parte seconda

Dogliani, il salotto sabaudo delle Basse Langhe. ‘Cantina Ribote’ . Parte seconda

L’afa continua a sfiancarci, fino a quando Fabrizio  non mi accompagna nel mio appartamento di sua proprietà  a Dogliani. Questa è  una piccola ed elegante cittadina piemontese , capitale del vitigno autoctono detto Dolcetto.  Sistemate le valigie, ci salutiamo per rilassarci e ricaricare le batterie.  Sprofondo  in un sonno atavico e mi crogiolo nelle lenzuola di lino bianco fino allo squillo telefonico di Fabrizio  .  Mi invita a preparami per continuare il nostro giro nel suo paesino.

Dopo una veloce rinfrescata, mi vesto, e ad attendermi nell’atrio ci sono Fabrizio   e Monica . In macchina  ci dirigiamo a  Bene Vagienna da ‘Marsam’, un suggestivo ristorante dei loro amici Marco e Alice,. Qui   ceniamo  scegliendo da un menù interregionale!

Eccoci qui, una  cuisine che spazia dalle Alpi alla Sicilia: un delicato vitello tonnato, servito con caponata di melanzane,  alici in agrodolce, e bollicine di un sofisticato  ‘Ettore Germano Rosanna Rosè Metodo Classico Extra Brut’.

La sera cala paziente quasi a fatica per il calore ancora asfissiante.  Uno scenario bucolico di arbusti, querce e vigneti, di cui si percepiscono appena le sagome per il buio imperante. Le cicale intonano il loro canto, e preannunciano l’arrivo dell’estate ormai alle porte.

Un filo di vento ci scompiglia i capelli , e torna il fiato per parlare, per cui apprendo della tappa successiva dell’indomani, ovvero Dogliani, il salotto sabaudo e capitale del Dolcetto. La stanchezza avanza e consegna tutti quanti alle braccia di Morfeo.

Risveglio a Dogliani, il salotto sabaudo delle Basse Langhe
Risveglio a Dogliani

Dogliani

L’indomani mi preparo un caffè nero bollente, che mi dà la carica giusta per godermi il proseguo del mio percorso. Fabrizio mi viene a prendere nella mia dimora per perlustrare Dogliani. Dopo due spremute di arancia ghiacciate al bar ‘Riviera’ , proviamo ad avviarci per il nostro tour .

Chiaramente, impresa quasi impossibile , perché Fabrizio  si ferma con tutti a chiacchierare , tra conoscenti e parenti , normale in un luogo di appena cinque mila anime ! Un’atmosfera intima e preziosa in contrasto con la frenesia dei soliti ritmi quotidiani.

Un romanticismo però interrotto bruscamente dalla foga e dal desiderio di Fabrizio  di mostrarmi il fascino della sua Dogliani . Due passi  verso il centro storico e  Fabrizio  mi riferisce tutto quello che può su Dogliani, a cominciare dal suo nome.

Origine del nome di Dogliani

Dogliani deriverebbe dal latino ‘Dolium Jani’ , cioè ‘la coppa di Giano’, in riferimento alla leggenda secondo cui la divinità romana giunse in loco per  approvvigionarsi del suo vino. Per questo motivo lo stemma del comune di Dogliani raffigurerebbe un leone che regge una ‘doglia’.

Una sorta di coppa per il vino, a memoria della sua vocazione vitivinicola, che affonda le radici nella preistoria. E che continua nell’eccellenza della produzione del vitigno autoctono del Dolcetto. Questo  in tutte le sue varianti , ed  insieme al Barbera , è alla base dell’economia locale.

Il Dolcetto di Dogliani

Il Dolcetto cresce robusto e vigoroso tra   Asti ,  Cuneo, Alessandria,  Ovada , e pure nella Riviera Ligure di Ponente . Esso è anche  noto con l’appellativo di Ormeasco. Si tratta di un rosso semplice, da tutto pasto, dal colore generalmente rubino, dal profumo vinoso e dal gusto di solito asciutto e mandorlato.

Questo va dal più diffuso Dolcetto d’Alba, ad  altre tipologie. Queste  a seconda della provenienza  si ditinguono in :

 

Dogliani, non solo Barolo

Storia di Dogliani 

Dogliani è di dominazione  romana ( I° – II° secolo d.C.). Poi per la difesa dai saccheggi e dalle scorribande di Ungari e Saraceni (X° secolo) . questo minuscolo villaggio si  espanse in cima a una rocca, ove oggi si erge un Castello medievale, che domina dall’alto l’intero abitato.

Il perimetro della cinta muraria delimitato da un lato opposto all’altro rispettivamente da  ‘Porta ‘Soprana’ e  ‘Porta Sottana’ , trasuda il passaggio a Dogliani di Francesi, Spagnoli , dei nobili Sabaudi, e di Bonaparte .

Questi dominatori  l’adornarono di monumenti, palazzi e templi di preghiera. Tutti questi tesori furono ben incastrati e distribuiti all’interno di un sorprendente ed efficace piano di riassetto urbanistico di  Giovan Battista Schellino (1818-1905).

4 buoni motivi per visitare Dogliani firmati Giovan Battista Schellino!

Giovan Battista Schellino fu un eclettico e stravagante architetto, che realizzò per Dogliani opere singolari. Queste rispecchiano nel loro dualismo di vivacità e severità delle forme lo spirito stacanovista del suo popolo genuinamente di stampo agricolo, che la salvò dalla crisi del Dopo Guerra  .

Dogliani infatti divenne presto un mercato importante di primizie e per il vino. Un paesino che trovò nello spirito imprenditoriale dell’economista Luigi Einaudi,  primo Presidente della Repubblica fino al 1955, la massima espressione del suo genius loci .

A fine colazione io e Fabrizio   percorriamo le viuzze strette e a tratti adombrate di Dogliani , dal cuore moderno del Borgo inferiore fino alla sommità del nucleo antico del Castello . Un cammino che attraverso ‘Porta  Soprana’ e  ‘Porta Sottana’ svela  gioielli di straordinaria grandezza, come quelli proposti in basso.

 

1. ‘Chiesa di San Quirico e Paolo’

La ‘Chiesa di San Quirico e Paolo’ è la magia più imponente di Schellino. In stile Neoclassico a croce greca, al suo interno questa superba cattedrale raccoglie numerosissime testimonianze artistiche:

2. ‘Palazzo municipale di Dogliani’

‘Palazzo municipale di Dogliani’ è il palazzo comunale che svetta  accanto il duomo con un ampio ingresso e porticato. Esso è ricavato da un convento  dei Carmelitani , costruito nel XVI secolo.

Questo palazzo è una bibbia vivente del passato di Dogliani, con queste quatrro importanti attrattive :

3. ‘Piazza Umberto I’

Io e Fabrizio arriviamo a questa caratteristica ‘Piazza Umberto I’ ,  un’ agorà caratteristica con i suoi empori rionali di Castelmagno e altri formaggi DOP piemontesi.

Fanno bella mostra i  suoi  negozi , e la più blasonata delle macellerie,  quella  di Nello Taricco. Questa ogni anno alla ‘Fiera del Bue Grasso di Carrù’ vince premi per la migliore bistecca di Fassona, altro fiore all’occhiello del carrello delle prelibatezze langarole.

Un mosaico di foto e manifesti di personaggi famosi della TV e dello spettacolo appesi ovunque, mettono perennemente in risalto il ‘Festival dei Media’. Un appuntamento imperdibile che dal 2012 si tiene dal 03 al 05 settembre per tutti questi vicoli , per capire meglio l’informazione, la televisione e il giornalismo italiano.

4. ‘Belvedere del Castello’

Il ‘Belvedere del Castello’  è custodito da un gigantesco e secolare ippocastano di 26 metri  . Questo  è un punto panoramico di incomparabile beltà.  Da cui , adagiati su una scarlatta  ‘Big Bench’, si può contemplare Dogliani dall’alto in tutta la sua magnificenza insieme alla vallata del Rea .

All’orizzonte la visuale è annebbiata  da altre perle di immenso valore artistico:

  • ‘Torre Civica’ : un monumento starodinario  , che è caratterizzato da una  merlatura ghibellina del 1862 , opera di  Schellino;
  • ‘Castello dei Perno di Caldara’: questo è un  fortilizio difensivo Medievale, che adibito a dimora residenziale tra il XVII e il XIX secolo . Nel 1970 esso fu poi acquistato dalla casa editrice ‘Giulio Einaudi’ , che lo trasformò in uno ‘scrittoio’ per famosi intellettuali, tra cui Primo Levi. Nel 2012 esso passa nelle mani del prof. Gregorio Gitti, ordinario di diritto civile dell’Università di Milano. Questi  se ne prende cura con il suo piano di recupero di casa per la cultura , della coltivazione della vite e della vinificazione delle uve di proprietà;
  • ‘Piste ciclabili e sentieri pedonali del  Gal Mongione’ : un percorso per escursionisti da fare a piedi o in bici in mezzo alla natura piemontese. Queste piste esistono per volontà dello stesso Fabrizio .  Con la sua formazione di  guida turistica e attivo ciclista, Fabrizio  ha sempre lottato per variegare l’offerta  turistica di Dogliani,  suscitando non poche invidie. Ha solamente ottenuto molte imitazioni delle sue stesse iniziative e davvero pochissimi se non nessun appogio da parte delle politiche comunali! Un difetto dobbiamo pur averlo noi Italiani. Il peggiore è quello di fare squadra solo sulla carta e mai in pratica, specie negli affari!
Dogliani Alta, Langhe

Tradizione enogastronomica delle Langhe, Barolo, plin e tajarain! 

Assetati e anche un po’ affamati io e Fabrizio   facciamo una sosta a  Dogliani  alta  presso il  ‘Bistrot Và Langa’,  di Fabrizio Caravero. Questo simpatico signore che è il proprietario del piccolo e scoppientante localino,   ci omaggia di uno spritz .

Fabrizio Caravero è anche titolare del pastificio ‘La Cucina delle Langhe’ . Per cui ci fa vedere degli stratosferici ‘plin’ e ‘agnolotti’. Questa è pasta fresca da condire come volete, che rappresenta il cavallo di battaglia della cucina piemontese. Li ho mangiati  crudi per provarli e sono ugualmente buoni!

‘Plin’ e ‘agnolotti’,  sono delle paste ripiene di verdure e carne. Queste vengono pizzicate o richiuse nella classica forma quadrata,. Normalmente vengono servite con ndei  sughi succulenti di carne!  Sono attimi di ilarità e spensieratezza, e vi prego di non cadere nello stereotipo  scontato , che l’accoglienza e l’ospitalità siano solo prerogativa del Sud! Se ciò ancora accade è perché non avete  messo ancora piede a Dogliani!

Storia del Barolo

Dopo alcuni scatti distratti, a Fabrizio   quasi di dovere, tocca come un cantastorie proferire sul più ricercato e inimitabile dei vini , sua maestà il Barolo, che è fatto esclusivamente da uve autoctone di Nebbiolo !

Il Barolo  (nelle sue quattro varietà Bolla, Michet, Lampia e il poco fruttuoso Rosé) è uno dei rossi più prestigiosi a livello nazionale e internazionale. Esso è paragonabile ai blasonati Bordeaux dei Cugini d’Oltralpe.

Il Barolo  era già apprezzato  2500 anni fa dai Liguri e dai Romani, che con Giulio Cesare iniziarono  a esportarlo nell’Urbe da Alba Pompeiana. Tuttavia, il Barolo  esordì  nel 1751 allorché un gruppo di diplomatici piemontesi ne spedì a Londra una partita .

Si tramanda che fu un grande successo, tanto che persino il futuro Presidente degli Stati Uniti Thomas Jefferson, in trasferta in quegli anni in Europa, ne citò la bontà nei suoi diari, definendolo ‘quasi amabile come il Bordeaux e vivace come lo Champagne’.

C’è da dire però che il Barolo  di allora era però dolce e leggermente mosso. Poiché  non si sapeva ancora come tramutare in alcol tutti gli zuccheri contenuti nel mosto, il Barolo    era quindi ben diverso da quello fermo, rotondo e strutturato, che al presente appassiona esperti di tutto il globo.

Giulia Corbert e Louis Outard alla base del successo del Barolo in Italia

Per fortuna, nei  primi dell’Ottocento l’enologo francese Louis Outard , chiamato al ‘Castello di Barolo’ dalla nobile Giulia Corbet sposa del Marchese Carlo Tancredi Falletti,  capì subito le virtù del Barolo   e lo processò secondo le tecniche di vinificazione degli chateaux bordolesi.

In appresso l’ascesa del Barolo    venne definitivamente sancita dall’interesse di personalità storiche, dal re Carlo Alberto di Savoia allo statista Camillo Benso di Cavour. Questi ne allargò la resa, fino a quando comparvero in scena dal 1895 la  ‘Opera Pia del Barolo’ e gli Abbona, che ne decretarono la popolarità e l’affermazione nei mercati di settore.

 

Maledetto Barolo, il re dei vini e un vino per i re!

Il Barolo   è frutto del continuo impegno  dei vigneron piemontesi, che ci regalano Barolo   per una superficie totale di 2150 ettari distribuiti in questi 11 comuni:

Perchè si chiama Barolo?

I Piemontesi venerano come una Madonna il loro Barolo  , al punto  ovviamente da farne   una  DOC nel 1966 e una  DOCG nel 1980. Ma sapete perché si chiama Nebbiolo ?  Per via della nebbia di Novembre, quando esso viene vendemmiato. Oppure dicono  per la pruina , che appanna un po’ l’acino una volta che vi si deposita per proteggerlo dai raggi UVA e per idratarlo in caso di necessità.

Ricordatevi che non c’è Barolo  uguale all’altro! Il  Nebbiolo da cui deriva in purezza, possiede  caratteristiche organolettiche, che cambiano a pochi metri di distanza da una zona all’altra in cui viene piantato . Esso  spesso è coltivato con allevamenti guyot a controspalliera e bassa intensità d’impianto (3 500 ceppi/ha.).

Perchè il Barolo è così speciale? Perchè si fa solo in Piemonte! 

Cosa fa del Barolo    un Barolo  ? Il suo terroir  , che è  esemplare nel suo genere per :

  • Alture non superiori ai 540 s.l.m,;
  • Clima continentale temperato;
  • Esposizione collinare a Nord e illuminazione solare;
  • Protezione a Nord Ovest  delle Alpi.

Una varietà di fattori, che rende il Nebbiolo  diverso a seconda della composizione dei suoli, mantenendo però inalterate alcune  peculiarità comuni, quali :

  • Tinta scarlatta trasparente virante all’aranciato se invecchiato; 
  • Bouquet complesso di spezie, cioccolato; 
  • Una  sorprendente longevità.
I migliori Barolo del Piemonte! 

Le migliori versioni del Barolo  sono quelli stagionati !  Per esempio:

Con una esplosione di 15 000 esemplari l’anno, una resa di circa 1, 500, 000 per ettaro, il Barolo   non è certo un vino da tavola. Esso va da una media di 15 euro al pezzo in enoteca , ai più ricercati da collezione come:

'Osteria Baruc', Murazzano, Langhe
‘Osteria Baruc’, Murazzano, Langhe

Murazzano, a cena da ‘Osteria Baruc’

Fabrizio è un’enciclopedia vivente, impossibile stargli dietro.  Monica   ci raggiunge in auto e ci preleva da Dogliani per portarci a Murazzano a stemperare la dotta conversazione dinanzi le pietanze stagionali di ‘Ca’ Baruc’. Questa è la  locanda rustica e accogliente  di Giovanni e della moglie  Marina. Entrambi  ci viziano con:

Cosa vedere a Murazzano?

A fine pasto soddisfatti e felici, ci divertiamo vagabondando per Murazzano, altro brioso quartiere  langarolo da non farsi sfuggire  per le sue più illustri attrattive. Tra queste da non perdere sono:

Quello che mi rimane più addosso è decisamente il brio dei suoi abitanti , che ti sorridono per strada , quasi a ricordarti quanto siano orgogliosi  dei loro natali . Per non parlare infine  del loro passatempo preferito, cioè  il gioco del ‘Pallone Elastico’ o ‘Pantalera’. Questa sorta di pallapugno si  pratica nelle piazze ed è molto diffuso nel basso Piemonte e nella confinante Liguria .

Degustazione Vini Ribote, San Luigi, Dogliani
 ‘Cantina Ribote’  a San Luigi,  crù del vitigno Dogliani

Le etichette di Giovanni Gallo

Domenica la calura si fa sentire già nel primo mattino. Fabrizio mi scorta di buon in un fondo immenso di boschi e anfiteatri di vigneti  di loro proprietà da cui ricavano il loro nettare,  e dove giacciono i ruderi del vecchio cascinale ‘Ribote’,  poco fuori Dogliani

In mezzo a un eden spunta questa immensa  costruzione  su due livelli, malandata, e attaccata a una casina prospiciente. Questa era la dimora  di  Giovanni Gallo, l’illustre ingegnere doglianese disegnatore di sogni ed  etichette dei vini delle Langhe, che firmò pure alcune delle eccellenze.

Sotto l’ombra di un castagno centenario simbolo della  ‘Cantina Ribote’, Fabrizio mi spiega che qui prima erano attivi i monaci  Carmelitani, che si dilettavano a far vino già nel Mille.

Nel Secondo Dopo Guerra queste proprietà invece andarono distrutte a seguito dei bombardamenti  dei Tedeschi, i quali fiutarono la presenza di partigiani, tra cui  Louis Chabas , messo in salvo furtivamente  dallo stesso  Gallo, episodio emblematico che diede luce al film ‘Lulù il Partigiano’  .

Basse Langhe, un tuffo al cuore

Fabrizio  sogna di ristrutturare quelle preziose rovine per ricavarci nuovi spazi da utilizzare per farci le nuove barriccaie , ma un passo alla volta.  Mentre mi illumina dei suoi progetti, andiamo verso le Basse Langhe.

Improvvisamente si apre un itinerario straordinario che tocca :

Il nostro tuffo alcolico finisce nella magnifica Barolo , che si fa contemplare con il suo  castello duecentesco dei  Falletti (ora di proprietà del comune di Barolo) e il suo ‘ Museo del Vino’ o ‘WiMu’ , uno spazio espositivo artistico e multimediale dedicato al vino e all’enologia, inaugurato nel 2010.

Degustazione dei ‘Vini Ribote’ 

Mi rendo conto dell’immensa fortuna che ho avuto di navigare il mare verde delle  Langhe  grazie a Fabrizio .  Concludo questa esperienza unica in  Piemonte  con una degustazioni delle sue migliori bottiglie:

Le Langhe un giardino a cielo aperto che incanta 

Fabrizio mi ha traghettato in un paradiso ancora poco conosciuto, quello delle ‘Langhe’, e ho preso coscienza di come il vino sia parte integrante della storia del Piemonte .

I Piemontesi hanno un  carattere fiero  e zelante , e hanno fatto la fortuna di questa regione . Sono passati dall’essere  contadini agli operai e industriali dello Stivale. Un patrimonio di cultura, arte e altro ancora racchiuso nei  libri di famosi scrittori piemontesiquali :

Questa avventura con  Fabrizio  nelle Langhe  mi ha toccato le corde dell’anima fino a farla scoppiare , fomentando in me il  singolo desiderio di ritornare, magari in autunno con un clima un po’ più mite, che accentua la bellezza di questi paesaggi unici al mondo non a caso dichiarati ‘Patrimonio dell’Unesco’ nel  2014.

If you like my post, please subscribe to the socials of www.WeLoveitaly.eu :