O’ Vagnitiello, parco termale a Ischia

O’ Vagnitiello, parco termale a Ischia

“Quando torno ad Ischia le ordino di essere perfettamente uguale a come era, e lei, la mia fattucchiera, mi obbedisce”
Erri De Luca

O Vagnitiello , parco termale a  Ischia. Il gioiello di Casamicciola

Ancora una volta , O’ Vagnitiello parco termale a Ischia è riuscito a curare almeno  temporaneamente, la “mia ischite acuta” Cosa è? Una dipendenza d’amore verso l’ Isola Verde, perla indiscussa del Golfo di Napoli. Chi me l’ha trasmessa ?  Il vino della cantina Tommasone e l’ospitalità e l’affetto di Peppino e Olimpia. Questi ultimo sono i  gestori di Albergo Locanda sul mare, a Ischia Porto, che ormai per me è diventata una seconda casa.

Senza dubbio, O’ Vagnitiello  è stata una piacevole sorpresa. Si trova nella deliziosa cittadina di Casamicciola. Qui ho trascorso alcuni giorni di giugno all’insegna del relax. Ho staccato la spina. Ho ritrovato energia, serenità e benessere.

Che aspettate a fare lo stesso? Non esitate nemmeno un secondo a prenotare un soggiorno in questi luoghi unici al mondo. È un regalo che fate a voi stessi. Un’esperienza che ricarica le batterie e lascia una piacevole sensazione di armonia e leggerezza. Ecco di seguito  un articolo in cui vi racconterò la storia del O’ Vagnitiello e di cosa potere fare in questo eden vista mare.

Buona lettura!

Luciano Schiano

Sono stata ospite per un’intera giornata a O’ Vagnitiello .  Luciano Schiano  , il proprietario, e la figlia Roberta mi hanno aperto le porte di questo angolo di paradiso. Incastonato come una gemma in una natura di straordinaria bellezza, O’ Vagnitiello parco termale a Ischia  mi ha letteralmente sedotta, non solo per le sue acque benefiche. Infatti, oltre a godere delle terme, si può anche pranzare, bere un drink o cenare in terazze a picco sul mare!

A conduzione familiare e curato da uno staff giovane e altamente professionale, la prima cosa che mi ha colpito di O’ Vagnitiello parco termale a Ischia è stata la sua posizione. Lontano dal caos del centro di Casamicciola, si può raggiungere a piedi oppure con i minivan che effettuano un servizio di navetta giornaliero.

Come è fatto  O’ Vagnitiello parco termale a Ischia?

Si cammina lungo gli scogli che si affacciano direttamente sul blu cobalto del Tirreno . I primi ad accoglierti sono i gabbiani che volteggiano quasi fossero i padroni di questi posti benedetti da Dio e baciati dal sole.

Poi si arriva all’ingresso che raccoglie tutto il complesso de O’ Vagnitiello parco termale a Ischia  , che comprende :

O ‘ Vagnitiello , la storia di Luciano Schiano

Che dire ,  la cucina ischitana a base di pesce fresco e i panorami mozzafiato su Napoli e il Vesuvio hanno avuto un effetto davvero “dannoso” sulla mia salute! Mi hanno lasciato addosso una nostalgia irresistibile e una sola certezza: dovrò tornare presto. Del resto, quando si lascia Ischia, una parte del cuore rimane sempre lì.

Dopo avere fatto un tuffo nel parco termale e nelle acque cristalline da cui si scorgevano i fondali, ho intervistato Luciano . Aveva molto da fare . Ma mi ha concesso un po’ del suo prezioso tempo per parlarmi della sua storia:  come nasce O’ Vagnitiello parco termale a Ischia . Essp affonda le sue origini in una leggenda. Il gesuita Camillo Eucherio Quinzi (1726) riporterebbe in un poema che in questo posto Acmeno, il figlio di una ninfa, sarebbe stato trasformato in un torrente guaritore.

Dal mito a oggi 

Per quanto affascinante possa essere una favola antica, esistono diverse testimonianze dell’utilizzo a scopo terapeutico delle acque di questa parte di Casamicciola. Precisamente nei documenti del medico calabrese Giulio Iasolino, diede un impulso decisivo alla moderna medicina termale (1500).

Vi riporto  intanto il testo dell’intervista con Luciano Schiano  che mi ha commosso. Traspare da ogni parola la  passione per la propria terra , per il proprio lavoro e gli affetti di sempre. Valori che non sono del tutto perduti e che ancora restano in piedi per farci sognare. Come la nascita de O’ Vagnitiello parco termale a Ischia

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Due chiacchiere con Luciano

Io: “Salve, mi chiamo Stefania . Sono del blog Weloveitaly.eu . Oggi sono al O’ Vagnitiello  con il signor Luciano , che  in un minuto o forse  meno racconterà la storia di questo paradiso a Ischia”

Signor Luciano: “Allora, questo signore che vedi in foto era mio nonno, il quale era il colone di questa proprietà.  Allora giustamente lui ogni anno quando faceva il mosto portava le botti di vino giù.  A lavarle con l’acqua di mare .

Essendo che l’acqua di mare era piena di alghe, il nonno fece un pozzo.  E scoprì l’acqua calda.  Intorno a questa sorgente di acqua calda che mio nonno scoprì è nato tutto O’Vagnietiello che oggi noi vediamo”

Io: “Le faccio una domanda, come si chiamava suo nonno?”

Signor Luciano: “Luigi”

Io: “Dopo Luigi, signor Lucino?”

Signor Luciano: “Dopo Luigi è venuto il mio papà che si chiama Niello, che ha cominciato con le barche a fare il trasporto da Casamicciola a O’ Vagnietiello . E poi con il tempo abbiamo comprato una barca nuova.  Più grande  con il pontile. E portavamo i  primi tedeschi. E quando mio nonno faceva la vasca di pietra per arrotondare un po’ mio nonno mi faceva l’occhiolino .

Io andavo nel terreno facevo l’uva, i fichi.  Facevo le prugne, le albicocche e le portavo ai tedeschi con un cassettina. Mi facevo rosso rosso ma ho buscato le prime venti lire”

Io: “Che meraviglia, e in tutto questo che periodo era , che anni erano ?”

Signor Luciano: “Anni ‘60 , ‘70. E poi da tutta questa avventura iniziale è nato questo posto che si chiama O’ Vagnitiello”

Io: “Signor Luciano La ringrazio per la sua gentilezza, il suo tempo e ci si rivedrà in un altro tempo”

Signor Luciano: “Tante cose belle”. 

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Conclusioni . O’ Vagnitiello parco termale a Ischia

O’ Vagnitiello parco termale a Ischia   è una destinazione esclusiva per trascorrere delle vacanze all’insegna del benessere fisico e mentale. Diventa anche un modo per visitare Ischia , che è vasta e offre tanto da vedere e fare. Dal mare alla montagna sarete sedotti da angoli di un fascino unico.

Una permanenza O’ Vagnitiello parco termale a Ischia  vuol dire coccolarsi e viziarsi Per poi procedere alla scoperta di questo atollo campano che ha fatto innamorare attori, imprenditori e registi. Un piccolo gioiello italiano che tutto il mondo ci invidia per il suo straordinario patrimonio culturale, artistico, paesaggistico ed enogastronomico. Ma più di ogni altra cosa, ciò che resta nell’anima è l’accoglienza della sua gente: il calore, la spontaneità . E  i sorrisi sinceri che continuano ad accompagnarvi  a lungo, ben oltre il momento della partenza.

Cosa è ‘Mosaico per Procida 2022’? Ve lo spiego subito!

Cosa è ‘Mosaico per Procida 2022’? Ve lo spiego subito!

“…È strano come l’eternità si lasci captare piuttosto in un segmento effimero che in una continuità estesa…“
Elsa Morante

‘Mosaico per Procida 2022’: una bottiglia celebrativa per  l’isola capitale della cultura

Siete curiosi di sapere cosa è  ‘Mosaico per Procida 2022’  ? Bene, è una grande cuvée di 26 vitgni campani nata dal genio di Roberto Cipresso , winemaker di fama internazionale che ha voluto  omaggiare  Procida , eletta capitale della cultura 2022. Questa iniziativa non sarebbe stata mai possibile senza il contributo di Gaetano Cataldo,  poliedrico gornalista e sommelier Con la sua assoc.  cult.  ‘Identità Mediterranee  ha sposato e promosso questa  straordianria iniziativa  parlandone nei suoi blog e potandola in giro per lo stivale.

Dovete sapere che non è la prima volta che sbarco a Procida! Questa è la più piccola e selvaggia delle tre isole del Golfo di Napoli , che ha fatto innamorare artisti, sognatori e scrittori a partire da Elsa Morante che vi ha ambientato il suo capolavoro L’ isola di Arturo . Per  la ricorrenza si produrranno circa 6000 bottiglie .  Alcune in formato magnum  saranno donate al papa e al presidente della Repubblica e  a tutte quelle personalità  che hanno reso possibile il miracolo!

Non tutti i mali vengono per nuocere!

Purtroppo, lo scorso luglio, ci ho messo piede in una situazione tutt’altro che piacevole: me lo sono letteralmente fratturato. Da allora, Procida è diventata per me come il canto di una sirena, una melodia misteriosa e irresistibile che si è insinuata nell’aria, fino a raggiungermi nuovamente. Così quel richiamo è arrivato anche all’orecchio di Roberto Cipresso , che mi ha invitata alla conferenza stampa di ‘Mosaico per Procida 2022’ . Il globetrotter del vino mi ha ridato la possibilità di raccontare , attraverso i miei articoli,  le storie delle cantine che lui segue,  un viaggio infinito che oggi ha compiuto cinque anni.

Un buon vento mi ha spinta a questo giro fino a Procida  per scoprire ‘Mosaico per Procida 2022’ che è più di uno straordianrio vino bianco . Abbiamo a che fare con un progetto enoico di valore che è dedicato alla rinascita della viticoltura isolana abbandonata da secoli, con l’obiettivo di riportare la vite al centro del suo paesaggio e della sua identità. Descrivervi appieno  la sensazione di essermi  trovata a Procida  per una manifestazione così  significativa come ‘Mosaico per Procida 2022’, mi porterebbe via troppo inchiostro.  Richiederebbe pagine e pagine… ma voglio provarci con qualche ricordo affidato a questo post. Siete pronti a seguirmi? Via!

Buona lettura!

‘Mosaico per Procida 2022’: ciak si gira! Il vino è la cultura, che non isola!

Sabato 26 Febbraio 2022 , al bar ‘Capriccio’ , vicino al porto di Procida , ho incontrato   Roberto CipressoGaetano Cataldo prima della conferenza stampa su ‘Mosaico per  Procida 2022’  Ho conosciuto altri partecipanti e nonostante la pioggia intensa e il freddo l’atmosfera si è riscaldata per la gioia di essere lì che prendeva forma nei sorrisi e nelle forti strette di mano . Rotto il ghiaccio inizale tutta la ciurma si è  accomodata nell’ aula consiliare del municipio di Procida, dove ‘Mosaico per  Procida 2022’  si è  finalmente svelato al  pubblico.

Sono stati presenti al convegno :

  1. Pasquale Persico capitano di lungo corso , proprietario del ‘Riccio Apartments’ , e soprattutto  primo procidano a credere nell’impresa con una lauta offerta spontanea;
  2. Alcuni dei viticoltori societari e imprenditori del settore enogastronomico;
  3. Tommaso Mascolo delegato di  ‘AIS Campania’ ;
  4. Ciro Adinolfi : dirigente ‘Agenzia Regionale Campania Turismo’.

Come è nato ‘Mosaico per Procida 2022’? Galeotta fu Pontelatone! 

Nel Settembre del 2021 a Pontelatone (CA) Roberto Cipresso e Gaetano Cataldo si sono riuniti  per discutere  delle  potenzialità vitivinicole della Campania. Da lì  l’idea  per l’ elisir per Procida  a inisiato  a trovare la sua strada! Da quel momento in poi si  è messo in moto un ingranaggio infernale per procedere con l’intento. Il primo passo  è stato quello  di trovare partner validi per lo scopo. E alla fine  26 cantine campane hanno accettato di aderire, tutte quante rigorosamente selezionate secondo i criteri di territorialità, sostenibilità agronomica ed enologia etica.

Queste  aziende successivamente hanno inviato  qualche ettolitro del loro vino nel laboratorio di Roberto Cipresso a Montalcino . Nello stesso periodo si è proseguito  con la vinificazione effettiva del bianco inedito presso la ‘Cantina Bellaria’  di  Antonio Pepe a  Roccabascerana  (AV). A suggellare il tutto ci hanno pensato i due celebri  enologi: Mario Mazzitelli e Luca Zirpol, che hanno diretto i lavori come  maestri d’orchestra,  Attualmente  invece si sta aspettando che il vino maturi  in attesa di poterlo   stappare ad Aprile 2022 per la  proclamazione ufficiale di Procida  a capitale della cultura 2022 .

Insieme si può! Anche al Sud!

La Campania ha un cuore che pulsa a dismisura, e una testa che funziona benissimo.  Con ‘Mosaico per Procida 2022’ siamo ben oltre  l’abbraccio della regione per la gloria di Procida nel 2022! Infatti la  realizzazione di ‘Mosaico per Procida 2022’ è stato  soprattutto un esempio di grande sinergia imprenditoriale campana, che ha toccato il cuore e ha lasciato il segno.

Questo è il Sud  che piace,  perchè quando vuole può. Si è fatto un vero e proprio gioco di squadra che ha trasformato la passione del popolo campano per il loro territorio in un business pulito ed efficiente! Questo succede quando  in campo scendono accanto alle competenze e ai saperi anche l’onestà e i buoni propositi .  E se poi si ha la fortuna di essere seguiti da mentori d’ eccezzione quali Roberto Cipresso  e Gaetano Cataldo, il sogno si realizza. 

Durante questi  quattro giorni a Procida ho imparato che se non alzi lo sguardo in alto non vedrai mai le stelle! Non bisogna mai  smettere di desiderare quello che si vuole! Questione di tempo, accadrà! Ma solo se si ha davanti una metà precisa, E se non puoi dirigere il vento, puoi comunque sempre orientare le vele!

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6 Motivi del successo di ‘Mosaico per Procida 2022’

‘Mosaico per Procida 2022’  è stata definita un’ impresa enoica di altissimo valore. Non poteva essere stato diversamente! Se si considera che non è stata affatto una manovra  commerciale, ma si è autoalimentata con libere donazioni! Roberto Cipresso e Gaetano Cataldo  sono stati i capitani di bordo di questa magnifica traversata.

A remare insieme a loto c’è stata una  fedele ciurma senza la quale  non si sarebbe neppure potuto  salpare! Vediamo più da vicino chi sono stati i magnifici 6 di  ‘Mosaico per  Procida 2022’ che hanno discusso sulle tappe più significative e importanti di questo percorso .

1. Ass. al turismo Leonardo Costagliola e il sindaco Dino Ambrosino. 

Intanto hanno preso la parola  l’ass, al tur.  Leonardo Costagliola e il sindaco Dino Ambrosino . Quasi commossi, il loro discorso di apertura ha avuto in comune un unico eleme nto : il loro amore per Procida. L’ hanno ricordata come una vecchia fotografia in bianco e nero, affollata da pescatori e bambini. Tra questi c’erano anche loro, che adesso da adulti si stanno prodigando  per cambiarla. In meglio!

2. Angelo Radica presidente di  ‘Città del Vino’ 

Angelo Radica,  sindaco di Tollo (Abbruzzo), ha annunciato orgoglioso l’adesione di Procida ai 460 comuni di ‘Città del Vino’. Partendo da un’ iniziale  terroir diffuso e grazie a un fondo di 3000 euro , si innescherà un processo importante . Cioè quello di educare i vigneron procidani ad avviare una  solida realtà enoturistica nella loro terra .

3. Roberto Cipresso: il  vino parla! 

Roberto Cipresso  è inequivocabilmente l’enologo di riferimento a livello nazionale! Con  ‘Mosaico per Procida 2022’ ha ripetuto un’altra magica  alchimia. Questa si aggiunge ad altre creazioni del passato, come, per esempio:  le magnum fatte per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia e per i papi Giovanni Paolo II e Francesco Bergoglio!  Da ambasciatore di ‘Città del Vino’, Roberto Cipresso ha sottolineato che il vino  deve fare emozionare al primo sorso e riportare al luogo dove è stato fatto!

4. Gaetano Cataldo : il ‘Corto Maltese’ di Castel San Giorgio

Gaetano Cataldo ,  personalità versatile con un passato da marianio e un master in food and beverage, ha spiegato che non è sempre tutto oro quello che luce. Ci ha parlato non solo dei  traguardi raggiunti con ‘Mosaico per Procida 2022’, ma anche delle tante difficoltà affrontate per realizzarlo.

5. 26 cantine campane per  ‘Mosaico per Procida’

Con orgoglio Gaetano Cataldo ha alzato il sipario sui nomi delle 26  imprese vitivinicole , che si sono imbarcate in questa sfida, che è proiettata verso un futuro più che brillante.  Questo è un team diffuso che ha testimonia che  in  Campania è possibile:

  • Fare sistema lavorativo ;
  • Abbattere unitamente le paure e le problematiche della concorrenza in fatto di vino ;
  • Porre le basi per un rilancio del tessuto economico locale  efficace e duraturo!

6. ‘MAVV Wine Art Museum’ ,  Portici

Non poteva mancare un vestito  per ‘Mosaico per Procida 2022’  ! Al  ‘MAVV Wine Art Musem’ di Portici il direttore  Eugenio Gervasio  ha premiato Claudia Albano come miglior artista per la produzione di ‘Incanto DiVino’ . Questa è l’etichetta dell’ampolla sacra, che riprende lo skyline stilizzato di questo isolotto colorato!

Conclusioni. Nulla è per caso! 

Senza dubbio ‘Mosaico per Procida 2022’  è stato più di un wine report: un’esperienza umana e culturale che  mi ha fatto innamorare perdutamente di quest’isola. Tra i vicoli colorati, i profumi del mare e il calore della comunità, ho riscoperto una dimensione di accoglienza unica. Ogni frammento di questa avventura è diventato parte integrante di momenti di vita indimenticabili. 
Avete presente quando vi sentite catapultati all’improvviso nella scena di un film? Ecco, questo è stato per me ‘Mosaico per Procida 2022’ ! Un cortometraggio d’autore, intenso e vibrante, lungo quanto basta per impressionare sulla pellicola del cuore tutta la bellezza incontaminata di Procida e la straordinaria generosità del suo popolo. Un’esperienza che si è conclusa solo sul calendario, ma che continuerà a brillare vivida nei miei ricordi.
Albergo Locanda sul Mare, Ischia Porto

Albergo Locanda sul Mare, Ischia Porto

“Ama il tuo sogno se pur ti tormenta”

Gabriele D’Annunzio

Albergo Locanda sul Mare, Ischia Porto

Innanzitutto, ci sono luoghi che si scelgono per comodità e altri che, quasi senza accorgersene, finiscono per integrarsi  nel viaggio. Per me l’ Abergo Locanda sul Mare  in via Iasolino, 80 a Ischia Porto , appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Ci ho soggiornato per la prima volta la scorsa estate in  occasione di  un wine report per Pietra di Tommasone, una delle cantine  più rappresentative del patrimonio vitivinicolo ischitano.

Proprio quel primo articolo era incentrato sul contributo  dell’azienda a Mosaico per Procida 2022: il bianco iconico ottenuto da 26 vitigni campani ideato per celebrare Procida capitale della Cultura 2022. Un progetto firmato dall’enologo  Roberto Cipresso  e raccontato dal giornalista  Gaetano Cataldo  , che è nato per richiamare l’attenzione sulla tradizione vinicola procidana, oggi purtroppo quasi scomparsa.

Quando i grappoli d’uva ti catapultano laddove crescono! 

A conti fatti, se il vino era stato il motivo della partenza, Ischia  si è trasformata  nel motivo del ritorno. Perché quest’isola non si limita a  essere un’oasi per le vacanze. Ti entra dentro lentamente, tra il profumo del mare, i vigneti affacciati sulle scogliere, i borghi sospesi nel tempo e quell’energia vulcanica che ne plasma il paesaggio e il carattere. Del resto è difficile restare indifferenti al fascino di una delle tre perle  del Golfo di Napoli insieme a Capri e Procida.

Per questo motivo , a  fine ottobre sono tornata a Ischia per una ragione ben precisa: non l’avevo mai davvero lasciata. Da  Pisa  ho ripercorso la strada verso l’isola con il desiderio di ritrovare quel frammento di cuore rimasto tra i granelli della spiaggia  dorata  di San Pietro.  Ancora una volta l’ Abergo Locanda sul Mare   è stato  il punto di partenza della mia esplorazione dell’ Isola Verde. Un soprannome che rimanda alla natura rigogliosa e l’anima mediterranea di questo straordinario lembo di terra. In una settimana ho attraversato  i quattro punti cardinali di questo eldorado  campano:

Minigudia d’Ischia

Di conseguenza, da quel ritorno sono venuti fuori 13 articoli dedicati ai volti più autentici e riconoscibili dell’isola, narrati attraverso itinerari unici che giustificano il  magnetismo di questo angolo di paradiso:

  1. Antiche Terme Romane di Cavascura;
  2. Tour da Baia di Cartaromana;
  3. Giardini della Mortella;
  4. Cantina Pietra di Tommasone
  5. Ischia Film Festival
  6. Ischia , Golfo di Napoli ;
  7. Terme del Negombo
  8. Ischia in 4 giorni
  9. Terme di Nitrodi;
  10. Cantina Raustella;
  11. Capri
  12. Procida
  13. Napoli

In conclusione, mi sono resa conto ben  presto che Ischia  non  è soltanto l’isola delle terme. Dietro la fama delle sue acque si nasconde un universo  fatto di storia, cultura, tradizioni, panorami  e sapori divini. Ma ciò che continua a richiamarmi qui, traversata dopo traversata, è soprattutto l’ospitalità degli ischitani. La stessa che ho ritrovato all’ Abergo Locanda sul Mare evolutosi per me in molto più di un semplice posto dove dormire: un piccolo rifugio affacciato sul mare, dove ogni sera lo  sciabordio delle onde accompagna i pensieri verso la quiete.

Buona lettura! 

Albergo Locanda sul Mare: una finestra sul ‘catino borbonico’ 

Sapevate che  l’ Abergo Locanda sul Mare a Ischia Porto  è custodito  all’ interno di un palazzo storico del 1900 ? Tutto bianco e azzurro,  in stile perfettamente mediterraneo, si eleva su due livelli abbracciati da rampicanti di bouganville rosa. La reception è subito all’entrata. Ed è proprio qui che  il proprietario Giuseppe Macrì, affettusonamante chiamato Peppino, riceve  i suoi forestieri con un gran sorriso.

Varcato il cancelletto in ferro battuto, si accede a un ingresso lungo e raccolto, decorato con ceramiche pregiate e mosaici. Da qui si sale al piano superiore attraverso una scala che conduce a un corridoio ricco di oggetti da collezione: una rara macchina da scrivere Olivetti, specchi ornamentali,  e vecchie stampe d’Ischia. Lungo questo museo  si sviluppano le 9 camere della struttura, confortevoli e di varie dimensioni, 5 delle quali possono  contenere fino a quattro persone. Gli ambienti sono accoglienti e dotati di ottimi servizi, tra cui:

  • Finestre insonorizzate: per garantire il massimo riposo;
  • Bagno privato completo di  box doccia;
  • Aria condizionata;
  • Televisore a schermo piatto.

Tutto sommato,  il rapporto qualità-prezzo   si rivela eccezionale.  Nella tariffa è incluso il servizio di cambio giornaliero di lenzuola e asciugamani. L’ordine e la pulizia sono impeccabili e, per qualsiasi imprevisto o necessità, potete contare sulla totale disponibilità dei proprietari.

Il fattore wow dell’ Albergo Locanda sul Mare: lo sguardo verso  il porto borbonico!

In particolare l’elemento distintivo dellAbergo Locanda sul Mare a Ischia Porto  è che si affaccia sul catino borbonico. Questo è il  termine con cui si è soliti soprannominare il porto della cittadina, voluto dal  re Ferdinando II di Borbone (1854). Il monarca  contribuì in modo decisivo allo sviluppo economico dell’isola, che passò  da realtà agricola a centro di traffici marittimi e commerciali.

In aggiunta a queste curiosità, grandi scrittori antichi, come Plinio il Vecchio, pensavano che il porto fosse in origine un lago vulcanico. A dimostrarlo c’è uno scoglio rotondo di tufo che spunta fuori  ancora oggi dalla baia , proprio  vicino al terminal degli  aliscafi. Per gli ischitani  è da sempre conosciuto come  il Tondo di Marco Aurelio. Questo nome deriverebbe da un aneddoto: si dice  infatti che il celebre  imperatore romano fosse solito discutere  di questa roccia insieme al  suo precettore Frontone.
Perché  prenotare all’ Abergo Locanda sul Mare  a Ischia Porto? Ve lo spiego subito! 

In definitiva , l’ Abergo Locanda sul MareIschia Porto ha mutato la mia permanenza  a  Ischia  in un’esperienza indimenticabile. Sono entrata come cliente e sono finita per essere considerata come una di famiglia! Quello che più mi ha convinto  della struttura è la sua  posizione strategica .

Questo perché  appena scendete dall’aliscafo o dal traghetto vi ci fiondate  in circa  15  minuti a piedi!  Oltretutto se vi piace come me non essere schiavi della macchina , potete contare su un’ efficiente rete di bus ( EAV srl) il cui capolinea è ubicato proprio alle spalle dell’hotel in via Baldassarre Cossa, 4.

Altre 4 ragioni per bloccare un letto all’Albergo Locanda sul Mare

Tutt’ intorno all’alloggio non mancano servizi di ogni genere: agenzie per prenotare bici, motorini, e auto, supermercati, paninerie, distributori automatici. In più si trova:

  1. A due passi dal centro di Ischia Porto: questo si snoda da via Roma verso Corso Vittoria Colonna , che  sono le due arterie  principali , puntellate di negozi ,   lidi attrezzati e spiagge libere ;
  2.  A venti minuti da Ischia Ponte una borgata antica nota per  il suo pittoresco  Castello Aragonese  e un concentrato di attrattive monumentali imperdibili . Non perdetevi i panini alla mortadella e pesto dell’Antico Panificio Boccia, e i gioielli di Valentino della sua bottega Guru Cat. Se avete voglia di un gelato invitante e goloso recatevi presso Ice da Luciano ;
  3. Vicino alla Rive Droite: questa è la riva destra del porto, che rappresenta l’anima pulsante della movida ischitana. Per cui a qualsiasi ora si rientri c’è sempre qualcosa da fare. Qui tra i ristoranti più rinomati vi suggerisco :  Attimo di Vino, I Ricci, Taverna Antonio, e I Fratelli Riva. Per bere il Biancolella, il bianco locale, recatevi da Perazzo, un wine bar originale ricavato in grotte di tufo verde del XIX secolo. Per fare due salti fino a dopo mezza notte recatevi al cocktail bar  Porto 151;
  4. A 30 minuti di macchina o motorino ( o di autobus ) dai Maronti: questa è la spiaggia più gettonata dell’isola per la profondità e il turchese del suo mare e l’offerta variegata degli stabilimenti balneari . Da un lato all’altro di questo tratto di  costa meridionale sono collocati la Taverna di PietroPaolo e il Rena. Sono  tra i  due ritrovi più  frequentati dagli ischitani: rispettivamente per gustare il coniglio all’ischitana e per fare aperitivi in riva al mare fino al calar del sole.

I 5 misteri d’ Ischia  

A proposito, dimenticavo di aggiungere  altre due motivazioni  per soggiornare all’ Abergo Locanda sul Mare Ischia Porto :

  • La colazione : è servita con caffè nero bollente e i classici  cornetti ischitani ad ape. Sono bicolori , perché fatti con un doppio impasto di pasta frolla e brioche. Un mix che li rende  leggeri e squisiti. Vuoti o ripieni di crema con la classica goccia di amarena, vanno assaggiati rigorosamente caldi!
  • Le chiacchierate con  Giuseppe Macrì: ogni mattina mi parlava d’ Ischia , consigliandomi cosa fare e vedere , rivelandomi pure qualcuno dei misteri isolani. Ve ne accenno qualcuno :

1. Vittoria Colonna e Michelangelo

Primo: il  Castello Aragonese (474 a.C.). Esso si staglia su un isolotto  nella frazione di  Ischia Ponte a cui è collegato da un ponte di 220 metri. Esso è certamente uno dei richiami d’interesse più straordinari d’Ischia  perché è simbolo dei suoi burrascosi trascorsi storici. Tuttavia,  come ogni castello che si rispetti,  è ricco  di leggende e spiriti .

Dopo essere passato  dai Greci, ai Romani, fino agli Aragonesi il sito celebrò nel 1509 le nozze tra Ferrante  Francesco D’Avalos e la poetessa Vittoria Colonna. Si dice che per la perdita del marito la nobildonna si fosse immersa nelle arti creando  in quella rupe abitata un  cenacolo culturale. A questo parteciparono tra gli altri i letterati Ludovico Ariosto, e Jacopo Sannazzaro . Nel gruppo c’era pure il celebre scultore Michelangelo Buonarroti, con il quale  pare   Vittoria Colonna avesse intrecciato una relazione amorosa . Una liaison romantica vissuta di nascosto attraverso un passaggio segreto nell’ adiacente Torre Guevara.  

2. Il Putridarium delle Clarisse

Secondo: l’ inquietante Putridarium. Questa era la sala dove si mettevano a colare le monache decedute del  convento  delle Clarisse. Ciò serviva per purificare il loro spirito dalle impurità della vita terrena. L’aristocratica napoletana Beatrice Quadra fondò l’ordine dopo la perdita del consorte Muzio d’Avalos nel XVI secolo. In quel periodo  il Castello Aragonese assunse le dimensioni di un piccolo borgo comprendente:

Chissà che in questo Purgatorio non si possa ancora sentire il respiro di qualche defunta. Le suore di clausura sopravvissero per duecentocinquanta anni. Precisamente fino al 1810, quando Gioacchino Murat soppresse tutti gli ordini religiosi per impossessarsi delle loro ricchezze. Ceduto alla famiglia Mattera nel 1912 , il Castello Aragonese  fu recuperato dal suo stato di abbandono .  Negli anni ’90 finalmente fu aperto al pubblico. Clicca qui per orari e prezzi biglietti .

3. La Grotta del Mago

Terzo: la   Grotta del Mago, posta tra  Punta Lume e Punta Parata.  Questo è un  altro enigma che ha appassionato residenti, studiosi e persino le truppe tedesche. I soldati del regime nazista vi si introdussero infatti aprendo un varco nella roccia, nella speranza di recuperare tesori da destinare a Hitler.

Secondo detti popolari all’interno della cavità alcuni pescatori avrebbero assistito a una strana apparizione:  un vecchio canuto dall’aspetto gentile  accompagnato da  alcune ninfe . La visione era interpretata come un segno benevolo, un presagio di abbondanti catture.

Di conseguenza, negli anni Trenta partirono numerose spedizioni speleologiche per studiare l’antro. Si innalzarono parecchie impalcature, che furono però smantellate da delle violente mareggiate. Da allora si spensero tutti i tentativi di scavare sui segreti della cavità.

4. La Chiesa del Soccorso

Quarto: la Chiesa del Soccorso . La sua semplicità architettonica color latte ci ricorda i paesaggi della Grecia. Dedicata alla Madonna della Neve è un  piccolo tempio sacro del 1350 sito su un promontorio a picco sul mare. Il punto giusto dove ammirare un tramonto.

Se siete fortunati al calare del sole, vedrete per pochi istanti un raggio verde all’orizzonte. In questo caso non è una leggenda.  Infatti è  un fenomeno ottico raro dovuto alla rifrazione della luce solare nell’aria. Questo accade se il cielo è limpido. Però  in assenza di  foschia,  c’è una veduta magnifica sul Lazio fino a Ventotene, Formia e Gaeta.

Superbo è il  piazzale antistante la Chiesa del Soccorso , che è stato battezzato in onore di Papa Giovanni Paolo II  -per la  visita pastorale del   5 maggio 2002. Internamente preserva diversi capolavori di  Cesare Calise , e un  crocifisso ligneo del XVI sec. d.C. Quest’ultimo, secondo alcune voci popolari, era diretto su una nave verso la Sardegna. A causa di una tempesta i marinai si fermarono presso la Chiesa del Soccorso . Al momento di salpare,  il  crocifisso ligneo   oppose resistenza. E si lasciò lì a proteggere ogni pellegrino!

5. Gli Agarthi

Quinto: il leggendario mondo di Agarthi. Questo sarebbe un popolo nascosto nelle viscere della Terra, un mito che risale al Medioevo . Precisamente quando il vescovo Corrado di Querfurt azzardò l’ipotesi che l’accesso alla Terra Cava di Agarthi coincidesse con un’entrata nelle viscere dell’Epomeo.

Alcune narrazioni più tarde sostengono che a questa teoria fosse interessato anche Hitler, che era appassionato di esoterismo. Secondo le sue interpretazioni ,  gli Agarthi sarebbero stati una sorta di razza primordiale da cui deriverebbe la stirpe ariana e, in senso più ampio, l’umanità.

Si dice pure che  il Führer  avrebbe ordinato ai suoi soldati  di scovare a Ischia Porto  il presunto passaggio per Agarthi . In questa ricerca sarebbero state esplorate la  Grotta di Mavone ( Forio d’Ischia) e la Grotta del Mago, già citata in precedenza.

Naturalmente, da un punto di vista rigorosamente scientifico, non vi è alcuna prova di tutto ciò. L’unica ipotesi plausibile è che, in epoche remote, qualcuno possa essersi smarrito e abbia poi trasformato luoghi reali in storie fantasiose.

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Albergo Locanda sul Mare,  l’approdo degli artisti. Hans Purrman

Non c’è da stupirsi  che in passato l’ Abergo Locanda sul Mare a Ischia Porto abbia ospitato personaggi di prestigio nazionale e internazionale. Del resto, appena sbarcati  sull’ isola, se lo trovavano proprio di fronte. Un buen retiro  elegante nella sua semplicità, con appartamentini comodi e arredati bene con tinte di blu che evocano il mare e lo spirito  marinaro d’ Ischia.

Come il nido n. 115, dove dormiva l’incisore tedesco Hans Purrman, che nel 1910 partecipò alla fondazione  della scuola di Matisse a Parigi. Dalle persiane spalancate  sul porticciolo Borbonico amava fissare sulla tela scorci dell’isola, frammenti di paesaggio che per varie vicissitudini non furono più  conservate  in  loco.

Via dall’inferno

Con l’avvento del clima politico e delle persecuzioni razziali in Germania,  Purrman  fu costretto a vivere una condizione di crescente instabilità ed esilio. In questo contesto trovò più volte riparo a Ischia  eleggendo l’  Abergo Locanda sul Mare a  sua nuova dimora  lontana dalle tensioni e dalle inquietudini di quel periodo.

Durante i suoi soggiorni ischitani, il genio alemanno ebbe anche modo di entrare in contatto con la realtà locale, contribuendo a valorizzare figure del territorio: fu infatti tra i primi a intuire il talento di Luigi De Angelis . Si trattava di un semplice barbiere che finì per affermarsi come ritrattista e paesaggista.

Giuseppe Macrì, il pittore delle vele

L’ Abergo Locanda sul Mare a Ischia si configura come una vera e propria galleria d’arte diffusa, in cui gli spazi dialogano con le opere di Peppino , tra i protagonisti più silenziosi e appartati di questa storia. L’ albergatore e pittore ha alle spalle due mostre collettive negli anni Novanta. Figura schiva e riservata, quasi defilata, custodisce una dimensione creativa che affiora con discrezione, intrecciandosi alla sua attività quotidiana.

Il suo rapporto con Ischia è totale, quasi organico . Il porto borbonico ne sembra scandire il carattere: quando si svuota si rallegra ; se  invece si riempie di flussi e presenze, tende a chiudersi, insofferente al frastuono della stagione turistica. Per mia fortuna era una  tranquilla mattina autunnale senza folle di pellegrini quando sono riuscita  a convincerlo a lasciare la sua “tana” per mostrarmi qualcosa di speciale della sua Ischia. 

Villa Altana, le cupole arabeggianti d’ Ischia Porto

Dopo una sosta a un bar per delle buone spremute d’arancia, io e Peppino  ci siamo avviati verso la parte sinistra d’ Ischia Porto. Giunti  in via delle Fornaci, sono rimasta colpita dalla maestosità delle grandi cupole dalle linee arabeggianti di Villa Altana. Questa era la residenza del colonnello Giovanni Masturzi, poi acquistata e messa a nuovo dal duca L. S. Camerini nel secondo dopoguerra.  Ovviamente non ci sarei mai arrivata da sola. Questa zona è conosciuta come Pagoda in memoria di un tempietto cinese in legno voluto da Ferdinando II di Borbone  per i suoi   gran galà.

Superato questo monumento, ci addentriamo nella villa comunale, adombrata da alberi secolari e gelsomini. Con tanto di veduta sul  Vesuvio  e Golfo di Napoli ci siamo appoggiati su un muretto ancora caldo per il sole. Qui San Gennaro ha fatto la grazia, perché il Duchamp ischitano mi ha concesso una breve intervista!

Chi è Giuseppe Macrì, l‘artista dell’ Albergo Locanda sul Mare a  Ischia Porto? 

Classe 1960, Peppino ha continuato l’attività alberghiera del padre e del nonno, che di origini calabresi si erano trasferiti per motivi di lavoro a Ischia . Nel 1940 i familiari acquisirono  progressivamente diverse terre, e aprirono un ristorante, una salumeria, e un minimarket.

Successivamente comprarono una palazzina da un vecchio vignaiolo, che per difficoltà economiche la mise all’asta a Viareggio. Quel rudere presto fu restaurato , e successivamente adibito a pensione, per poi trasformarsi nell’ odierno Albergo  Locanda sul Mare.

Da venti anni Peppino porta avanti il suo lavoro con sacrificio e dedizione insieme a Olimpia de Angelis  e il figlio Pietro. Il suo apporto  all’espansione e al rendimento della proprietà fu decisivo.  Dall’affitto di un gozzo in legno per i visitatori  per circumnavigare Ischia  , alla modernizzazione della proprietà nel 2006.

L’arte secondo Giuseppe Macrì . In principio fu una caverna!

Peppino  si è sempre dato da fare per mandare avanti i suoi affari e ci è riuscito egregiamente. Gli impegni lo hanno assorbito vorticosamente.  Solo di recente  ha ripreso la sua vera vocazione: la pittura. Si definisce  un autodidatta, fin dall’infanzia, quando a sei anni abbozzava i primi disegni con uno spazzolino da denti e colori recuperati da materiali di scarto.

Mi ha confessato di aver viaggiato molto da giovane in Europa. Nelle grandi capitali ha colto l’essenza di linguaggi artistici che ha poi rielaborato in forma personale. La sua musa ispiratrice resta comunque la bellezza d’ Ischia, la stessa che ogni giorno meraviglia  lui e i suoi concittadini. Questo è, per lui, un atto d’amore verso il pubblico: a esso regala pennellate di poesia, sempre più rare nella società contemporanea.

Vecchie ciabatte e porte d’oriente

L’ immaginario artistico di Peppino  si nutre di riferimenti eterogeni : dalle incisioni rupestri alla  Cappella Sistina , fino alla lezione del ready-made. Tra i suoi maestri di riferimento compaiono:  Marc Chagall, Jackson Pollock,  Vektor Pisani, Aniellantonio Mascolo, Robert Rauschenberg,  Anselm Kiefer, e Piero Manzoni.

Come per quest’ultimo, anche per  Peppino vale il concetto che: “un oggetto resta un oggetto finché l’artista non lo trasforma in opera d’arte”. Da questa contaminazione nasce un fil rouge che attraversa tutta la sua produzione artistica, caratterizzata da una forte componente sperimentale ed estremamente eterogenea.

  • Tele con le vele, che rimandano all’utopia di un pianeta migliore;
  • Schizzi stilizzati del Vesuvio, che è emblema di potenza e rinascita;
  • Installazioni fatte di salvagenti, sughero, ciabatte consumate, e rubinetti, che sono rappresentazione della forza distruttiva dell’uomo;
  • Porte con scritte orientali, che diventano un messaggio di speranza per trovare una via d’uscita al consumismo capitalistico.

Le sue opere condividono una tensione comune: stimolare lo sguardo dello spettatore come forma di resistenza alla superficialità del presente. Peppino  alterna tecniche pittoriche tradizionali all’uso del combine painting, realizzando spesso lavori  austeri e teatrali in cui l’oggetto si carica di valenze simboliche e narrative

La festa del porto del 17  settembre 2014

Una fotografia leggermente sbiadita  del porto Borbonico ha catturato la mia attenzione durante l’ultima giornata all’ Abergo Locanda sul Mare . Quella cornice rappresentava  per Peppino  un ricordo particolarmente significativo. Si tratta dello scatto che immortala la sua partecipazione alla Festa del Porto del 17 settembre del 2014.  Il Comune, insieme al sindaco Peppe Brandi , volle organizzare questo evento per celebrare i centocinquant’anni della nascita del porto d’Ischia nel 1854 per volontà di Ferdinando II di Borbone.

A bordo di una piccola imbarcazione Peppino  partecipò alla rievocazione dell’ingresso dei galeoni borbonici nel porto, accompagnata da ventuno colpi a salve e da una scenografia celebrativa. La Festa del Porto fu un evento in grande stile  che durò circa quindici giorni per un totale di sei edizioni. Lo sfarzo della kermesse era imponente, ad arricchirlo c’erano cortei storici, workshop,  stand enogastronomici, premi, fuochi pirotecnici, bande musicali e figuranti in costume borbonico.  Macrì si recò anche nelle scuole per diffondere la conoscenza della storia del MezzogiornoTuttavia, il sipario calò presto.  Il progetto si spense rapidamente, come una candela al vento, tra difficoltà organizzative e mancanza di fondi.

L’ Abergo Locanda sul Mare :  Ischia come non l’avete mai vista!

Non c’è nulla da fare, l’ Abergo Locanda sul Mare a Ischia Porto  è la base perfetta per perlustrare  Ischia:  per la sua centralità e la presenza di Olimpia de Angelis  e Giuseppe Macrì . Entrambi mi hanno trasmesso la loro passione per la loro patria che è di uno charme disarmante.

Compreso nella prenotazione all’ Abergo Locanda sul Mare è stato incluso il lusso delle piccole grandi cose. Come il rumore del mare che sveglia alle prime luci del mattino. O il canto dei gabbiani che la sera addormenta mentre volteggiano sopra le ultime barche che rientrano al molo.

Gli anni ‘ 50 

Per concludere, a Ischia ancora oggi  si percepisce, in filigrana, l’eco della golden age degli anni Cinquanta, quando sull ‘isola arrivò il magnate milanese Angelo Rizzoli su invito di un amico .  Finì per innamorarsene a tal punto da avviare importanti investimenti. Quella stagione ha lasciato un’impronta profonda che il turismo di massa non ha del tutto cancellato.  Si percepisce ancora nell’architettura alberghiera, nei locali storici e nel calore della sua gente.

Ischia conserva così un’aura autentica, sospesa tra sviluppo e memoria, ancora in parte selvaggia nelle sue pieghe più intime. Basta passeggiare lungo il lungomare per incrociare sguardi di viaggiatori eleganti o  yacht sfavillanti. Però  è sufficiente addentrarsi in un vicolo per cambiare scena. Allora si sente l’odore  del pane appena sfornato, i banchi di frutta e verdura assaltati dalle massaie all’ora di pranzo. Tutta un’atmosfera quotidiana che ti avvolge. Sono queste le sensazioni di autenticità, a tratti sospesa, che mi sono rimaste addosso di Ischia Porto .

Vi auguro buon viaggio!