Copenhagen in un weekend

Copenhagen in un weekend

“La vita si può capire solo all’indietro, ma si vive in avanti.”

S. Kierkegaard

Copenhagen in un weekend

Indubbiamente visitare  Copenaghen in un weekend non basta per afferrare a fondo l’anima della capitale (638.790 abitanti)  della Danimarca. Tuttavia, è un tempo sufficiente per farsi un’idea dello charme di questa spettacolare  città scandinava . Situata sulla riva orientale dell’isola di Sjælland , e separata  dalla Svezia dallo stretto di Øresund , Copenaghen è ricca di storia, arte, cultura e paesaggi mozzafiato.

Quello che mi ha colpito di più Copenaghen in un weekend è stato soprattutto il suo aspetto generale . C’è tantissimo verde .   L’ architettura urbana è sostenibile, minimale e  all’avanguardia. La società  è circolare, ovvero costruisce dove c’è già qualcosa , perché non c’è più spazio ! Le nuove costruzioni hanno non solo un look impattante , ma anche una funzionalità  ben definita pensata per l’interazione tra le persone.

Danimarca, la perfezione!

Perlustrare Copenaghen in un weekend è un must! I danesi sono insuperabili per l’ efficienza dei servizi pubblici di ogni genere e per le loro infrastrutture . Basta dare uno sguardo alla rete stradale in cui pedoni, macchine e biciclette convergono perfettamente senza mai scontrarsi . Insomma la Danimarca si distingue per un elevato standard di benessere e  per un forte senso di comunità, rendendola un modello da seguire per molti.

Vale davvero la pena fare una vacanza a Copenaghen in un weekend ! In questo post vi darò qualche consiglio su come peregrinare in questo luogo incantevole. Ma infilatevi un paio di scarpe comode e  togliete l’orologio dal polso .  Perdetevi tra i vicoli e i canali di Copenaghen in un weekend. Non c’è modo migliore per ritrovarsi. Buona lettura!

Storia di Copenhagen

Camminando per Copenaghen in un weekend e puntando gli occhi verso l’alto si notano palazzi sontuosi e casette colorate . Nidi della nobiltà e del popolo che hanno  lavorato per lo sviluppo di questa metropoli  che vanta una storia secolare. I suoi primi insediamenti  si aggirano attorno al 12000 a. C.

Ma le sue origini  riportano al IX secolo quando era un villaggio di pescatori vichingo ( oggi Gammel Strand) . Successivamente  crebbe come emporio ittico , specie di aringhe.  Da cui il suo nome danese Køpmannæhafn, che significa appunto “porto dei mercanti”. Il suo periodo di massima espansione fu tra il VIII e il XI secolo, quando si distinse come patria dei  Vichinghi . Questi erano i temuti guerrieri della Scandinavia, prodi marinai che  potevano contare sulle loro abili e potenti navi per conquistare nuovi popoli (come York in Inghilterra)

Il motore primo

Il  primo vero nucleo abitativo di Copenhagen è da identificare con l’odierno Palazzo di Christianborg . Questa infatti era una fortezza eretta nel 1167 da Absalon vescovo di Roskilde . Fu fatta per difendere la nascente cittadina dagli attacchi dei nemici . La grandezza territoriale era evidente . E a proteggerla ci fu il re Aroldo I Gormsson  . Detto  Dente Azzurro  questo monarca unificò la Danimarca alla fine del X secolo .  Questi fu il capostipite in definitiva del casato reale danese,  che adesso continua con l’attuale re Federico X . 

La golden age di Copenhagen fu però  l’anno di Cristiano IV soprannominato il “Re Costruttore”. Fu un’era di ricchezza e quella dell’ edificazione dei monumenti più rappresentativi di Copenhagen. Come per esempio  il Castello di Frederiksborg, la Biblioteca Nazionale, il Castello di Rosenborg e la torre Rundetårn. A lui si deve pure a nascita di Oslo, Norvegia.

Qust’ arco temporale non fu tutto rose e fiori perché si dovette lottare contro l’invasione della Svezia, epidemie, pesti e disastri ambientali. Gravi  furono  gli incendi del 1728 e del 1795  che aprirono una grossa voragine a Copenhagen dilaniando il suo tratto medievale. Di grosso impatto fu a metà del XIX la fondazione dei Giardini di Tivoli e della fabbrica di birra Carlsberg.

Copengahen e le battaglie

Dopo tutte le guerre, la Danimarca fu al collasso al punto da cedere  la Norvegia alla Svezia nel 1813. Dopo un po’ si riprese e lentamente nella fattispecie Copenhagen investì nell’istruzione rendendola gratuita e obligatoria e nella scienza.

Nel 1849 la Danimarca divenne una democrazia e in appresso si caratterizzò per una crescita economica stabile fino alla tragedia delle due guerre mondiali. Dopo il 1945 a seguito dell’occupazione nazista si contarono ben 8000  ebrei sterminati, di cui solo pochi riuscirono a salvarsi! Dal dopoguerra in poi certamente Copenaghen ha sempre mantenuto un’ideologia neutralista rispetto ai fatti politici e bellici dell’EU tra il XVIII e il XIX secolo. Questo per la distanza geografica , cosa che chiaramente riguarda il resto delle nazioni scandinave. In tutto questo la Danimarca fa parte della NATO dal 1943 e dell’Unione Europea dal 1973. Nonostante l’adesione politica non c’è stata  adozione dell’euro a fronte della corrente   corona danese.

Il XX secolo

A partire dal XXI secolo  Copenaghen è il  cuore pulsante e finanziario della Scandinavia e gettonatissima per conferenze e congressi internazionali. Con un sistema educativo e una rete universitaria eccellente, attualmente la politica di Copenaghen riflette quella della Danimarca. Vige  cioè una monarchia costituzionale con un sistema parlamentare.

L’economia è in forte crescita con  rapidi sviluppi nel settore dei servizi, dell’informatica, della farmaceutica e dell’economia verde. Sì perché Copenhagen è non solo una delle metropoli più green d’Europa ma anche una delle più innovative . Basti menzionare il completamento del ponte di Øresund che la integra alla provincia di Scania e la fanno divenire valevole di uno scatto fotografico immemorabile!


Copenhagen in un weekend.  22 Aprile

La prima giornata a Copenaghen l’ho trascorsa nel suo salotto, cioè il  lungomare di Nyhavn ! Mi sono mossa a piedi come piace a me . Da lì ho proseguito per  Slotsholmen  dove sorge Christianborg . Questo era il  fulcro primitivo di Copenaghen, ora sede del governo (ingloba anche il Museo di Thorvaldsens,  scultore danese – islandese ) .

Ho fatto poi un salto al Museo Nazionale Danese . Ho approfondito la conoscenza dell’età  preistorica e vichinga di Copenaghen .  C’era anche  una sezione riservata all’etnografia. Poi superato il vecchio Municipio dalle caratteristiche mattonelle rosse , sono balzata a  Stroget.  Questa è la lunghissima via dello shopping dove si fa baldoria fino a notte tarda.

Attraversato   Inderhavnsbroen , un ponte  pensato per pedoni e ciclisti, mi sono presa una pausa con un caffè a Ofelia Plads. Si tratta di uno stupendo pezzo del molo di Kvæsthus accanto al Royal Danish Playhouse  (studio   Lundgaard & Tranberg , 2016) . Dotato di un parcheggio sotterraneo per 500 auto è una piazza sull’acqua dove i locali si svagano e rilassano.

Copenhagen, immenso stupore

Rigenerata ho ripreso il cammino fino ai palazzi reali di Amaliemborg . E  la Marmorkirken , chiesa famosa perché ha la cupola come quella di San Pietro a Roma! Il mio percorso si è concluso all’ iconica Statua della Sirenetta , che gareggia con la vicina  Fontana di Gefion . Quest’ultima raffigura la leggenda delle origini della Zelanda. Secondo la mitologia norrena la Gefion era girovaga . Questa avrebbe trasformato i suoi figli in buoi per arare la terra promessa dal re di Svezia.

Qualche attimo  dopo mi sono catapultata al Kastellet , la fortezza militare di Federico II. Ho utilizzato la metro (2002) che serve il centro di Copenaghen. Mentre la periferia è collegata grazie ad un efficiente servizio ferroviario. Dopo mi sono riservata un succo d’arancia  alla libreria reale danese, nota come il Black Diamond (Diamante Nero) .  L’edificio è una perla dell’ architettura danese . Qui  si organizzano eventi di ogni genere.

Per concludere c’è stato l’ appuntamento con  Vesterbro, il lato orientale di Copenaghen. Precedentemente era un ex lupanara nel suo tratto più distintivo che è Istedgade . Questa è la via dei murales e dove ha esposto Banksy! Del suo trascorso a luci rosse non è rimasto nulla. Anzi è l’area più gettonata dove tutti si vorrebbero trasferire !

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Copenaghen in un weekend . Nyhavn

Benvenuti a Nyhavn , la destinazione da cartolina di Copenaghen, un  fiabesco canale del  XVII secolo. Questa è la  zona più affollata dai turisti. Originariamente era un porticciolo  vivace. I tetti spioventi e le casette pastello  che si vedono oggi erano i rifugi  di pescatori e mercanti in arrivo a.  Immaginate le storie che queste mura potrebbero raccontare!

Nyhavn è sicuramente il posto ideale per una sosta dagli affanni  sia per i residenti che per i visitatori.  Un’esplosione di colori e delizie culinarie tra tutti i ristorantini alla moda disseminati  lungo la riva! A ricordo delle radici marittime di Nyhavn tenete d’occhio le antiche navi in ​​legno che vi ormeggiano e dove molti vivono!

Hans Christian Andersen

Nyhavn  ha vissuto Hans Christian Andersen (1805-1875)   uno degli scrittori più illustri di Copenaghen. Tra il 1835 e il 1872, Andersen pubblicò numerose fiabe per bambini ( Fiabe e Racconti )  . Tra le sue storie più popolari:  La sirenetta  , I vestiti nuovi dell’imperatore, Il brutto anatroccolo, L’ acciarino  , Il piccolo Claus e il grande Claus, La principessa sul pisello, La regina delle nevi, L’ usignolo e Il soldatino di stagno.

Alcuni credono che le storie di Andersen siano diventate così popolari perché non erano pensate solo per i piccini, ma anche per gli adulti. Sebbene le trame  siano semplici e affascinanti, la maggior parte di esse contiene  profondi insegnamenti morali .

Copenaghen in un weekend . Palazzo di Christianborg

Il Palazzo di Christiansborg (info costi e orari)  consta di  cinque edifici (XV sec.)   che hanno ottocento anni.  Qui  si poggia  il Parlamento , il  Ministro di Stato , e la Corte suprema. Buona parte delle sue stanze sono destinate a uso della famiglia reale. Tra  queste si possono contemplare: la sala del trono, la sala dei ricevimenti, le cucine reali, la cappella reale, le scuderie ed il teatro di corte.

Le sue fondamenta sono quelle dell’ ormai disperso Castello di Absalons,   nucleo primordiale Copenhagen! Le sue mura furono  riportarono alla luce nel1907  , che dovevano avere un perimetro di 6-8 metri. Le rovine sono tuttora visitabili nei  sotterranei del  Palazzo di Christiansborg . In esso convergono diversi stili,  perché ha subito parecchi danni e modifiche dai vari regnanti.  La più significativa fu  la Torre Blu , per mano di re Erik VII di Pomerania. Qui ci fece imprigionare Leonora Christina (22 anni)  una principessa accusata di tradimento

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Copenaghen in un weekend . Museo Nazionale di Copenhagen

Non avevo con me l’ombrello per ripararmi da una pioggerellina improvvisa. Così mi sono fiondata dentro il Museo Nazionale di Copenhagen (info e costi). Esso ci fa ripercorrere  la time line della cultura danese (14.000 anni). Dai cacciatori di renne dell’era glaciale  e i Vichinghi  fino  alle  opere d’arte religiosa del Medioevo . Molti  oggetti esposti provengono dalla collezione privata di re Federico ( XVII secolo).  Tra le gemme più esclusive ricordiamo:

Il Museo Nazionale di Copenhagen include pure delle vetrine storiche su altre latitudini del nostro pianeta . Come Roma ,   Grecia,  Egitto, Vicino Oriente ,  Iraq, Rio de Janeiro, Groenlandia ,  Sud America, Polinesia, Artico e Giappone. Ci sono anche interessanti mostre che affrontano tematiche diverse e di  valore.

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Copenaghen in un weekend . Amalienborg 

Dopo una bella passeggiata sotto un sole tiepido , ho visitato solo dall’esterno Amalienborg  (info costi e orari). Questa è la residenza permanente e ufficiale della monarchia danese as seguito di terribile fuoco appiccato al Palazzo di Christiansborg . Si distinguono quattro palazzi  in stile rococò  (XVIII sec.) di  :

Questi tesori circondano una  piazza spettacolare. Alle 12:00 in punto vi aspetta giornalmente il cambio della guardia!  State attenti perché c’è sempre molta folla e un poliziotto che sorveglia e blocca chiunque oltrepassa la riga!

Marmorkirken

Davanti   Amalienborg c’è la sbalorditiva Marmorkirken  (info e costi) che letteralmente vuol dire Chiesa Marmorea. Come ho già scritto si ispira alla  Basilica di San Pietro in Vaticano per il  magnifico cupolone di 50 metri di altezza .

Essa è un ottimo esempio  di architettura barocca a Copenaghen  , cosa che la  contraddistingue dall’austerità degli altri monumenti cittadini. Eretta nel 1749  su richiesta  di Federico V fu limata  da Nicolai Eigtved. I lavori continuarono per un secolo e mezzo .. Internamente la volta è abbellita con affreschi dei dodici apostoli, intercalati a medaglioni in cui sono raffigurati i sacramenti cattolici. .

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Copenaghen in un weekend . Kastellet

Il cielo si era ingrigito non appena ero giunta a Kastellet . Questa era  un’antica fortezza  militare Copenaghen fatta su commissione  di Cristiano IV ( 1624) . A ornare l’ingresso meridionale c’è un monumento ai caduti  per il secondo conflitto mondiale  . Esso fu  celebrato  il 5 maggio 1960 nell’ anniversario della liberazione della Danimarca. Si deve a Federico III (per combattere  l’odiata Svezia)  il suo assetto odierno di cinque bastioni con fossato (1658-1660,  Henrik Rüse )   .

A completare la  struttura difensiva sono presenti anche : tre rivellini ,  due controguardie,  un carcere, una propria chiesa che è la Kastelskirken  .  Della cittadella originale si possono venerare due porte: quella di Sjællandsporten o Kongeporten a sud.  E quella di  Norgesporten , entrambe del  al 1663  in stile barocco olandese .

Qualche pezzo del Kastellet servì per innalzare la vicina stazione di Østerport verso la fine del 1800 e nell’aprile 1940 fu presa d’assalto dai nazisti . Oggigiorno è ancora un campo militare, con i suoi magazzini e le inconfondibili caserme rosse.  Ma ci si può entrare tranquillamente per riposarsi nelle panchine del parco con tanto di mulini al vento e alberi fronzuti.

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Copenaghen in un weekend . La Sirenetta

Cosa sarebbe Copenhagen senza la sua Sirenetta! Per mirarla mi sono diretta  catapultata a ovest , a Østerbro . Questo è un quartiere  vasto apprezzato per il  parco di Fælledparken)  , ed è anche  colmo di grandi magazzini.  Devo assolutamente ribattere contro  quanti sostengono che la Sirenetta sia minuscola (1,25 m )  e non  meritevole di così tanta fama.  Mi ha incantata per la sua armonia e per il suo mistero.

Questa dea marina ha le spalle rivolte allo spettatore . Forse per nascondere la tristezza per aver perso il suo amato . Come si legge nel racconto di Hans Christian Andersen  . Sì, perché lei è la protagonista di una delle sue favole . La stessa che travolse l’immaginazione del magnate Carl Jacobsen . Il ricco danese  la materializzò commissionandone l’esecuzione allo scultore  Edvard Eriksen (18761959)  .

Chi c’è dietro il suo volto? Si dice Eriksen si sia ispirato per il viso a Ellen Price. Questa fu la ballerina di danza classica che fece sognare la Danimarca per aver interpretato la divina sirenetta di Andersen. Ma non volle posare nuda, per cui per il corpo l’artista pregò la propria moglie ! Questo stravagante busto è stato mira di atti vandalici. Dalla decapitazione alla tinteggiatura, e altro. L’attuale testa è una replica perché quella originale fu rubata e mai più ritrovata!

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Copenaghen in un weekend . Vesterbro

Vesterbro è un’ala non troppo periferica di  Copenaghen che fu spianata nel XVI sec. Da terreno agricolo si urbanizzò ( XIX sec.)  con il congiungimento  a una stazione ferroviaria. Con questo suo rapido ampliamento si riempì di gruppi di persone eterogenee con prevalenza di classe operaia.

Lo  spirito ribelle di Vesterbro  si mantenne fino alla Seconda Guerra Mondiale giacché fu l’avanguardia del movimento di resistenza.  Da vicoli di perdizione si è tramutata in un’ambita oasi in cui abitare . Oltretutto non è distante da Copenaghen  ed è al contempo fuori dal caos urbano. E se si vuole fare un picnic ci si rifugia nella lussureggiante vegetazione di Vestre Kirkegard e Sønder Boulevard .

Cosa fare a Vesterbro?

Vesterbro è adatto a tutti, dai creativi agli studenti, dalle famiglie ai pensionati. Le sue palazzine sono a cinque piani come nel resto di Copenaghen.  L’intrattenimento è assicurato da mille attività e concerti, sport all’aperto e queste altre chicche:

  • Vega: fatto nel 1996 da Vilhelm Lauritzen è l’hub della musica e del divertimento per eccellenza ;
  • Meatpacking: sono ex fabbriche mutate in localini di alta gastronomia , dove si possono anche sorseggiare sofisticati cocktail ;
  • Værnedamsvej : è come una “piccola Parigi” , poiché è  una via che rammenta appunto la romantica capitale francese  ;
  • Havnebadet Fisketorvet: è una delle migliori piscine oceaniche di Copenaghen; d’estate, moltissimi residenti si ritrovano qui per rinfrescarsi;

Copenhagen in un weekend. 23  Aprile

Il secondo giorno mi ha rivelato una  Copenaghen borghese e bohemien . Un mix esplosivo che la rendono assolutamente affascinante. Per non parlare  della cucina danese gustata a Broens street food. Questo è un insieme di  baracchine in legno che servono street food nazionale, dove  sovrano è il  Rød pølse. Cosa è ?  Un’hot dog con salsiccia di maiale saporitissimo , che si fa fuori in un secondo. C’era davvero l’imbarazzo della scelta tra questi chioschetti allegri disseminati a Papier Island, una superficie residenziale raffinata e pubblica.

Non potevo  stare a Copenaghen senza aver dato un’occhiata al Design Museum. I danesi sono celebri in tutto il pianeta per i loro prodotti di design inimitabili. Con un grande carico di energia poi mi sono diretta ai Giardini e il Castello di Rosenborg. Qui  prima risiedevano i sovrano. All’uscita di questo luna park  sono entrata  nell’immenso Museo Statale di Copenhagen .

Tuttavia quello che mi ha rapito di più di Copenaghen è stato il mio peregrinare per Christiana , lo stato indipendente di Copenaghen! La  Woodstock danese che da comunità sex, drug and  rock & roll è diventata la meta preferita da famiglie e solitari aristocratici! Cosa ci poteva essere infine di meglio di finire al Reffen. Questo è  il mercato gastronomico danese per eccellenza. All’aperto e ventilato dalla brezza marina propone specialità nazionali e straniere. Io mi sono concessa dei gustosissimi tacos messicani con tanto di boccale di birra!

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Copenaghen in un weekend .  Museo del Design 

Il design è nel DNA dei danesi . Questa loro passione è tangibile al Design Museum  (1920, I. Bentzen-K. Klint) , che è stato  collocato dentro il Royal Frederik’s Hospital.  Quest’ultimo fu la prima clinica collettiva di Copenhagen. Dove Søren Kierkegaard fu ricoverato e morì nel 1855. Lo splendido  fabbricato  rococò è pieno o di dettagli e  ripercorre la storia del design danese dagli albori alla contemporaneità.

il picco massimo della migliore produzione del design danese fu   soprattutto tra il 1930 e il 1970 .   Prese linfa dal movimento artistico del modernismo  ,  e professò  le idee del Bauhaus . In questo settore la filosofia danese  è semplice. Si manifesta nel conferire eleganza e funzionalità agli oggetti  comuni fatti su scala industriale. Senza tralasciare l’attenzione ai materiali e all’ecologia.

Le sedie dei danesi

Un processo che ben esprimeva la crescita della Danimarca nel dopoguerra . Proprio quando si arricchì e investì nella generazione di moderne abitazioni. Per avere un’idea di cosa sia il design danese  ecco chi  ha convertito l’ordinario in straordinario:

Il design danese ebbe un clamore a livello globale grazie ai giri itineranti delle loro produzioni negli USA. Il loro carattere artigianale e minimalista sconvolse in positivo la penna di molti giornalisti americani. 

Mary Elisabeth’s Hospital

Nel Design Museum   ci sono 500 oggetti che spaziano dal 200 a. C.  al 1900 : carta, ossa, tessile,  porcellana, metallo e legno. Il tema è umani, animali, Giappone, piacere,  amore e morte.

A rammentarci che l’impulso primo dei manufatti di qualità  è da ricercare nel Sol Levante . E che l’arte in generale  è di enorme importanza per gli esseri umani. Pensiero quest’ultimo perfettamente espresso nel rivoluzionario modello del Mary Elisabeths Hospital . Un  ospedale  su sette piani che predilige il rosso esternamente al grigio e fa sorridere. Una casa di cura  i cui interni sono stati progettati non solo per guarire ma anche per vivere!

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Copenaghen in un weekend . Castello di Rosenborg

Il Castello di Rosenborg (info costi e orari) è una cittadella rinascimentale .  In principio nacque come villa estiva di Cristiano IV  (1606 ,  Bertel Lange) . Dopo la sua morte passò al figlio Federico III, che lo ingrandì insieme alla regina Sofia Amalia . Gli appartamenti furono  utilizzati dalla sovranità danese fino al 1720. Le ultime volte furono due occasioni speciali . Nel 1794 quando il Palazzo di Christiansborg s’incendiò.  E durante la Battaglia di Copenaghen del 1801.

Le sue particolarità sono i Giardini del Re (Kongens Have) sfavillanti di rose e fiori di ogni genere . Come i crochi con le loro magnifiche forme geometriche. Molte sculture di vari personaggi famosi popolano le varie aiuole .  Il Padiglione di Ercole invece vi coccolerà con i suoi caffè .

Sua maestà! 

Internamente si possono venerare, le stanze da letto e di udienza reali . Internamente  è ben conservato ed è  costituto dalle camere reali. Da tenere in considerazione sono:

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Copenaghen in un weekend . Galleria Nazionale d’Arte

La Galleria Nazionale d’Arte  ( info costi e orari) è una favolosa  pinacoteca . Mette in mostra le più prestigiose tele di artisti danesi e internazionali dal XIV secolo fimo ai giorni nostri. Una galleria enorme ubicata in due immobili rinascimentali giganteschi . Sono garantiscono ai visitatori tutti i comfort possibili e immaginabili . Dalle caffetterie agli spogliatoi e tanto altro ancora.

Si possono contare 9.000 tesori, tra dipinti e sculture, molte delle quali sono state omaggio della monarchia danese negli ultimi anni. Spiccano  in assoluto le sezioni inerenti:  l’ arte europea (1300-1800),  danese e nordica (1750-1900), francese (1900-1930), danese e internazionale (dal 1900 in poi)

Michelangelo imperfect

Sono stata fortunata ho anche goduto di una struggente esposizione   intitolata Michelangelo Imperfect (Marzo-Agosto 2025) . Un’esibizione artistica unica nel suo genere . Poiché  ha permesso di ammirare in un colpo 150  capolavori di Michelangelo Buonarroti (1475–1564).  Sebbene fossero tutti dei calchi e   presi in prestito dal Museo di Arte Moderna di Vienna.

L’attenzione di Michelangelo come artista visivo era quasi esclusivamente rivolta al corpo umano.  Questo  era per lui un enigma infinito e anche imperfezione. E di esso esprimeva con i le sue creature  titaniche le emozioni ,  le tenzioni dall’ansia fino all’esitazione.

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Copenaghen in un weekend . Christiana

Mi viene in mente ancora un’immagine stupenda , quella dei tulipani che tinteggiavano di giallo e arancio Christiana . Questa è una comunità anarchica  di Copenhagen  e conta 1000 residenti che si autogestiscono.

Spuntò nel 1971 dall’ occupazione di hippies di una precedente  base militare sull’isola di Amager . Era un gruppo di dissidenti guidati dal giornalista  Jacob Ludvigsen . Questi  disconosceva la mentalità dei borghesi e la confusione delle guerre e della bramosia della ricchezza. Il governo danese, pur non legalizzando la presenza  di questi ribelli, di fatto la tollerò . Con la  promessa però di riqualificare  con dei compromessi con i residenti.

Nemoland

Chiunque è il benvenuto a Christiana (7, 7 ettari) .  Anche perché posticini dove farsi servire uno Spritz  o uno spuntino come il Nemoland , sono un fattore trainante per molti viaggiatori. Tra vicoli di negozietti artigianali, camper e ville , inoltrarsi dentro Christiana  è una sensazione stranissima. Perché per la sua atmosfera vibrante è una  Copenaghen più selvaggia . Graffiti imponenti commemorano Natasja Saad, una rapper  amatissima dai danesi morta giovanissima a trentatreanni.

Le  regole esistenziali di Christiana sono quelle della non violenza e dell’ anticonformismo. Ma ci sono anche problemi seri di ordine pubblico. Come nella famosa stradina della droga ovvero  Pusher Street, che ora è in via di smantellamento.

Copenhagen in un weekend. 24 Aprile

A Copenaghen ho rivissuto  la street art di Banksy al MACA, un minuscolo museo d’arte moderna da non perdere! Poi mi sono addentrata   BLOX, una struttura multifunzionale che è contemporaneamente ricreativa per i cittadini . Qui spopola il  DAC  Danish Architecture Center: una lettura dell’evolversi dell’architettura danese dalle sue origini a oggi. Come anche   il Bloxhub, un incubatore multidisciplinare per lo sviluppo sostenibile.

Decisamente impegnativo è stato il pomeriggio passato alla  Nuova Carlsberg Glyptotek. Questa è il museo donato da  Carl Jacobsen (1842-1914) a Copenaghen  . Lui era  il proprietario del birrificio Home of  Carlsberg , mausoleo della popolarissima birra.

I  danesi rivoluzionano anche i cimieri, come quello di Assistens . Ne hanno fatto un giardino dove commemorare luminari come Christian Andersen . Ho portato i fiori sulla sua tomba!  A ricordare che la nostra permanenza terrena non ha una fine  ma continua sotto altre forme!

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Copenaghen in un weekend . Blox

Blox  è un esperimento architettonico  ben riuscito per vivacizzare la località portuale di Copenhagen. Un contenitore multifunzionale ed eclettico che raccoglie uffici , appartamenti, palestre . E il DAC , ovvero il Centro di Architettura Danese (info costi e orari) ,  una roccaforte culturale che spiega il genio dei danesi nell’arte del creare!

Prima fu l’argilla nell’800 d. C. , poi il legno per le prime capanne e scavallando i secoli bui del Medievo , si manifestò il rinascimento con Cristiano IV. Il progresso si determinò con l’avvento della democrazia nel 1894 . Superato il tracollo finanziario del  XX secolo fu tutto in salita per l’architettura danese. Proprio quando ispirò con  Jørn Utzon l’architetto che pose mano all’Opera House di Sydney in Australia. Dopodichè   l’attenzione delle grandi menti della Danimarca per l’architettura si lanciarono sul  rispetto per la natura e del riciclo .

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Copenaghen in un weekend . Nuova Carlsberg Glyptotek

La  Nuova Carlsberg Glyptotek Carlsberg (info costi e orari) è l’insieme dei pezzi d’arte della famiglia Carlsberg  conservati in un palazzo barocco di estrema bellezza. I suoi architetti furono  tra i massimi della Danimarca: Vilhelm Dahlerup (1836-1907), Hack Kampmann (1856-1920) e Henning Larsen (1925-2013).

Varcata la sua entrata con pavimenti a mosaico  mi sono imbattuta in un Giardino d’Inverno stracolmo di palme e coperto da un eclettico tetto in ferro e vetro . Al centro spicca  l’ appariscente fontana di Kai Nielsen l ‘Acquario (1919-20)  .

Dalla pittura danese a quella francese

Aggirando  una deliziosa caffetteria,  ho avuto accesso ai  quattro blocchi:

Attualmente la Nuova Carlsberg Glyptotek annovera 10. 000 perle d’arte . Tra queste vanno annoverate : busti antichi, e le creazioni di  Auguste Rodin, Paul Gauguin , ed Edgar Degas . La lista sarebbe troppo lunga . Essa comprende altre anche altri nomi altisonanti. Quali  Meunier, Klinger, Picasso e Giacometti .Renoir, Van Gogh, Picasso, Cézanne , Manet e  Delacroix,  Courbet, Rousseau, e Sisley

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Copenaghen in un weekend . Norrebro 

Norrebro  è il nord di Copenhagen . Possiede dei connotati medievali ,  agricoli e operai  che  a metà del XIX secolo si è ingrandito e modernizzato. Nel XX secolo c’erano ben 125.000 abitanti nel dopoguerra (XX sec.) con  movimenti indipendentisti che  fecero scappare la popolazione. Da allora Norrebro  andò in rovina e ci fu un  calo demografico piuttosto drastico. Il suo risveglio avvenne tra gli anni ’70 e ’80 . Questi  furono quelli di molti investimenti che lo hanno fatto evolvere e migliorare .

Esso  è divenuto dinamico e multiculturale , facilmente raggiungibile con metro o bici . Sono strepitosi i suoi  laghi quelli di Frederiksberg e  Østerbro. Il suo snodo essenziale è Nørrebrogade , che è molto trafficata e costellato di ristorantini, boutique e altro . Come del resto le altre due mitiche vie : quella di Jægersborggade e Blågårdsgade.  Fatevi una camminata nel cimitero di  Assistens   (XVIII sec.) e salutate Handersen! Oppure dirigetevi al parco Superkilen fatto dall’acclamatissimo designer danese Bjarke Ingels Group

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Copenaghen in un weekend . Tivoli

A due minuti dalla stazione centrale di Copenhagen c’è Tivoli (info e costi). Questo è  un parco giochi dove intrattenersi, e assistere a spettacoli. Se  ci si  trascorrono  le ultime ore del pomeriggio si ci sentirà avvolti dalle caldi lucine che brillano ovunque .  Fu avviato  il 15 agosto 1843 dal suo fondatore Georg Carstensen . Tutto qusto grazie alla concessione del  Re Cristiano VIII.  Nel 2017  Tivoli ha battuto il record di 4.6 milioni di visitatori.

Tivoli è una forza di quaranta attrazioni. Le sue numerose montagne russe, macchinari a forma di draghi e demoni  ti fanno volare a velocità pazzesche. Un paradiso per i bambini . In angoli fatti esclusivamente per loro possono incontrare orsetti come Rasmus Klump. L’animaletto peloso è il personaggio principale di una  serie a fumetti danese per bambini (1951 Carla e Vilhelm Hansen). Gli innamorati a Tivoli possono baciarsi al lago Dragon Boat Lake dopo una pantomima al Pantomime Theatre e una cena romantica al Nimb.

Copenhagen in un weekend. Cosa bolle in pentola!

Cosa si mangia a Copenhagen? Il piatto istituzionale  è lo smørrebrød che sarebbe pane di segale imburrato e salmone nella sua variante più rivisitata. Ma hanno il loro perché anche : la stegt flæsk, maiale croccante con patate lesse, le frikadeller, polpette di maiale   insaporite con noce moscata, cannella e cotte nella birra . E tanto altro ancora.

I danesi prediligono il cibo sano :  pesce, carne , verdure ,  tuberi ,bacche. Sanno essere anche golosi di dolci  con frutta e panna.  Sono pure  rinomati per i loro ristoranti stellati che sono tanti e tra i più richiesti. Stagionalità dei prodotti , disciplina , attenzione ai dettagli e minimalismo è il loro x  factor .

Se vi state domandando quali sono questi  templi della cuisine scandinava la risposta unica è  il  Noma in  Refshalevej 96, 1432 Indre By. Il suo superchef René Redzepi ha fatto la gavetta tra le cucine più sofisticate del globo . Lui è stata la risposta al successo di questa alcova del food danese. Nel suo menù si respira aria nordica: alghe islandesi, pesce faroese, buoi muschiati della Groenlandia e acetosella delle foreste danesi.

Dove mangiare a Copenhagen!

Non sono da meno per gli appassionati di nouvelle cuisine altri rifugi per il palato quali : il Geranium, Jordnær, Alchemist, AOC, Frederikshøj, Henne Kirkeby Kro, Kadeau Copenhagen
Il mio elenco di locande danesi per voi :

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Copenhagen in un weekend. Conclusioni

Andare a Copenaghen è un lusso da concedersi , vi ammalierà . Non fatevi ingannare sullo stereotipo dei danesi depressi per la poca luce invernale  e il clima rigido di questa stagione. Potrà essere anche vero per certi versi, ma si difendono bene.

Hanno reagito alle condizioni estreme con un motto tutto loro che è  Hygge! Questa è una parola danese , intraducibile in Italiano, che esprime il senso della felicità nelle piccole cose dell’esistenza. Come la capacità d’ inventarsi un’atmosfera accogliente e rilassante . Leggere un libro davanti un camino, cenare con gli affetti più intimi a lume di candela, scaldarsi dal freddo con una coperta calda.

Fino all’ultimo respiro!

La mia avventura a Copenaghen in un weekend è giunta al capolinea  con la visita di altre due attrattive:

Purtroppo non mi è riuscito fare il giro in battello di Copenhagen, fatelo voi al posto mio. Se volete risparmiare per come è cara Copenhagen rivolgetevi all’agenza Netto .  Con € 8 da Nyvn vi farà girare nei punti  più importanti! Vi auguro buon viaggio!

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Albergo Locanda sul Mare, Ischia Porto

Albergo Locanda sul Mare, Ischia Porto

“Ama il tuo sogno se pur ti tormenta”

Gabriele D’Annunzio

Albergo Locanda sul Mare, Ischia Porto

Innanzitutto, ci sono luoghi che si scelgono per comodità e altri che, quasi senza accorgersene, finiscono per integrarsi  nel viaggio. Per me l’ Abergo Locanda sul Mare  in via Iasolino, 80 a Ischia Porto , appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Ci ho soggiornato per la prima volta la scorsa estate in  occasione di  un wine report per Pietra di Tommasone, una delle cantine  più rappresentative del patrimonio vitivinicolo ischitano.

Proprio quel primo articolo era incentrato sul contributo  dell’azienda a Mosaico per Procida 2022: il bianco iconico ottenuto da 26 vitigni campani ideato per celebrare Procida capitale della Cultura 2022. Un progetto firmato dall’enologo  Roberto Cipresso  e raccontato dal giornalista  Gaetano Cataldo  , che è nato per richiamare l’attenzione sulla tradizione vinicola procidana, oggi purtroppo quasi scomparsa.

Quando i grappoli d’uva ti catapultano laddove crescono! 

A conti fatti, se il vino era stato il motivo della partenza, Ischia  si è trasformata  nel motivo del ritorno. Perché quest’isola non si limita a  essere un’oasi per le vacanze. Ti entra dentro lentamente, tra il profumo del mare, i vigneti affacciati sulle scogliere, i borghi sospesi nel tempo e quell’energia vulcanica che ne plasma il paesaggio e il carattere. Del resto è difficile restare indifferenti al fascino di una delle tre perle  del Golfo di Napoli insieme a Capri e Procida.

Per questo motivo , a  fine ottobre sono tornata a Ischia per una ragione ben precisa: non l’avevo mai davvero lasciata. Da  Pisa  ho ripercorso la strada verso l’isola con il desiderio di ritrovare quel frammento di cuore rimasto tra i granelli della spiaggia  dorata  di San Pietro.  Ancora una volta l’ Abergo Locanda sul Mare   è stato  il punto di partenza della mia esplorazione dell’ Isola Verde. Un soprannome che rimanda alla natura rigogliosa e l’anima mediterranea di questo straordinario lembo di terra. In una settimana ho attraversato  i quattro punti cardinali di questo eldorado  campano:

Mini gudia d’Ischia

Di conseguenza, da quel ritorno è nata la mini guida che segue. Otto articoli dedicati ai volti più autentici e riconoscibili dell’isola, narrati attraverso itinerari unici che giustificano il  magnetismo di questo angolo di paradiso:

  1. Ischia , Golfo di Napoli ;
  2. Ischia in 4 giorni
  3. Giardini della Mortella;
  4. Terme del Negombo
  5. Antiche Terme Romane di Cavascura;
  6. Terme di Nitrodi;
  7. Cantina Raustella ;
  8. Tour da Baia di Cartaromana alla Grotta del Mago con Il Borgo di Mare, servizi nautici di Ischia Ponte.

In conclusione, mi sono resa conto ben  presto che Ischia  non  è soltanto l’isola delle terme. Dietro la fama delle sue acque si nasconde un universo  fatto di storia, cultura, tradizioni, panorami  e sapori divini. Ma ciò che continua a richiamarmi qui, traversata dopo traversata, è soprattutto l’ospitalità degli ischitani. La stessa che ho ritrovato all’ Abergo Locanda sul Mare evolutosi per me in molto più di un semplice posto dove dormire: un piccolo rifugio affacciato sul mare, dove ogni sera lo  sciabordio delle onde accompagna i pensieri verso la quiete.

Buona lettura! 

Albergo Locanda sul Mare: una finestra sul ‘catino borbonico’ 

Sapevate che  l’ Abergo Locanda sul Mare a Ischia Porto  è custodito  all’ interno di un palazzo storico del 1900 ? Tutto bianco e azzurro,  in stile perfettamente mediterraneo, si eleva su due livelli abbracciati da rampicanti di bouganville rosa. La reception è subito all’entrata. Ed è proprio qui che  il proprietario Giuseppe Macrì, affettusonamante chamato Peppino, riceve  i suoi forestieri con un gran sorriso.

Varcato il cancelletto in ferro battuto, si accede a un ingresso lungo e raccolto, decorato con ceramiche pregiate e mosaici. Da qui si sale al piano superiore attraverso una scala che conduce a un corridoio ricco di oggetti da collezione: una rara macchina da scrivere Olivetti, specchi ornamentali,  e vecchie stampe d’Ischia. Lungo questo museo  si sviluppano le 9 camere della struttura, confortevoli e di varie dimensioni, 5 delle quali possono  contenere fino a quattro persone. Gli ambienti sono accoglienti e dotati di ottimi servizi, tra cui:

  • Finestre insonorizzate: per garantire il massimo riposo;
  • Bagno privato completo di  box doccia;
  • Aria condizionata;
  • Televisore a schermo piatto.

Tutto sommato,  il rapporto qualità-prezzo   si rivela eccezionale.  Nella tariffa è incluso il servizio di cambio giornaliero di lenzuola e asciugamani. L’ordine e la pulizia sono impeccabili e, per qualsiasi imprevisto o necessità, potete contare sulla totale disponibilità dei proprietari.

Il fattore woh dell’ Albergo Locanda sul Mare: lo sguardo verso  il porto borbonico!

In particolare l’emento distintivo dellAbergo Locanda sul Mare a Ischia Porto  è che si affaccia sul ‘catino borbonico’. Questo è il  termine con cui si è soliti soprannominare il porto della cittadina, voluto dal  re Ferdinando II di Borbone (1854). Il monarca  contribuì in modo decisivo allo sviluppo economico dell’isola, che passò  da realtà agricola a centro di traffici marittimi e commerciali.

In aggiunta a queste curiosità, grandi scrittori antichi, come Plinio il Vecchio, pensavano che il porto fosse in origine un lago vulcanico. A dimostrarlo c’è uno scoglio rotondo di tufo che spunta fuori  ancora oggi dalla baia , proprio  vicino al terminal degli  aliscafi. Per gli ischitani  è da sempre conosicuto come  il Tondo di Marco Aurelio. Questo nome deriverebbe da un aneddoto: si dice  infatti che il celebre  imperatore romano fosse solito discutere  di questa roccia insieme al  suo precettore Frontone.
Perchè  prenotare all’ Abergo Locanda sul Mare  a Ischia Porto? Ve lo spiego subito! 

In definitiva , l’ Abergo Locanda sul MareIschia Porto ha mutato la mia permanenza  a  Ischia  in un’esperienza indimenticabile. Sono entrata come cliente e sono finita per essere considerata come una di famiglia! Quello che più mi ha convinto  della struttura è la sua  posizione strategica .

Questo perché  appena scendete dall’aliscafo o dal traghetto vi ci fiondate  in circa  15  minuti a piedi!  Oltretutto se vi piace come me non essere schiavi della macchina , potete contare su una efficiente rete di bus ( EAV srl) il cui capolinea è ubicato proprio alle spalle dell’hotel in via Baldassarre Cossa, 4.

Altre 4 ragioni per bloccare un letto all’Albergo Locanda sul Mare

Tutt’ intorno all’alloggio non mancano servizi di ogni genere: agenzie per prenotare bici, motorini, e auto, supermercati, paninerie, distributori automatici. In più si trova:

  1. A due passi dal centro di Ischia Porto: questo si snoda da via Roma verso Corso Vittoria Colonna , che  sono le due arterie e principali , un boulevard puntellato di negozi ,   lidi attrezzati e spiagge libere ;
  2.  A venti minuti da Ischia Ponte una borgata antica nota per  il suo pittoresco  Castello Aragonese  e un concentrato di attrattive monumentali imperdibili . Non perdetevi i panini alla mortadella e pesto dell’Antico Panificio Boccia, e i gioielli di Valentino della sua bottega Guru Cat
  3. Vicino alla Rive Droite: questa è la riva destra del porto, che rappresenta l’anima pulsante della movida ischitana. Per cui a qualsiasi ora si rientri c’è sempre qualcosa da fare. Qui tra i ristoranti più rinomati vi suggerisco :  Attimo di Vino, I Ricci, Taverna Antonio, e I fratelli Riva. Si possono mangiare ottime specialità di pesce. Se poi volete bere vini pregiati concedetevi un calice freddo di  Biancolella, il bianco dell’isola.  Magari  da  Perazzo, che è un wine bar originale ricavato in grotte di tufo verde del XIX secolo. Per fare due salti fino a dopo mezza notte recatevi al cocktail bar  Porto 151;
  4. A 30 minuti di macchina o motorino ( o di autobus ) dai Maronti: questa è la spiaggia più gettonata dell’isola per la profondità e il turchese del suo mare e l’offerta variegata degli stabilimenti balneari . Da un lato all’altro di questo tratto di  costa meridionale sono collocati la Taverna di PietroPaolo e il Rena. Sono  tra i  due ritrovi più  ricercati dagli ischitani: rispettivament per gustare il coniglio all’ischitana e per fare aperitivi in riva al mare fino al calar del sole.

I 5 misteri d’ Ischia  

A proposito, dimenticavo di aggiungere  altre due motivazioni  per soggiornare all’ Abergo Locanda sul Mare Ischia Porto :

  • La colazione : è servita con caffè nero bollente e i classici  cornetti ischitani ad ape. Sono bicolori , perchè fatti con un doppio impasto di pasta frolla e brioche. Un mix che li rende  leggeri e squisiti. Vuoti o ripieni di crema con la classica goccia di amarena, vanno assaggiati rigorosamente caldi!
  • Le chiacchierate con  Giuseppe Macrì: ogni mattina mi parlava d’ Ischia , consigliandomi cosa fare e vedere , rivelandomi pure qualcuno dei misteri isolani. Ve ne accenno qualcuno :

1. Vittoria Colonna e Michelangelo

Primo: il  Castello Aragonese (474 a.C.) . Esso si staglia su un isolotto  nella frazione di  Ischia Ponte a cui è collegato da un ponte di 220 metri. Esso è certamente uno dei richiami d’interesse più straordinari d’Ischia  perché è simbolo dei suoi burrascosi trascorsi storici. Tuttavia,  come ogni castello che si rispetti,  è ricco  di leggende e spiriti .

Dopo essere passato  dai Greci, ai Romani, fino agli Aragonesi il sito celebrò nel 1509 le nozze tra Ferrante  Francesco D’Avalos e la poetessa Vittoria Colonna. Si dice che per la perdita del marito la nobildonna si fosse immersa nelle arti creando  in quella rupe abitata un  cenacolo culturale. A questo parteciparono tra gli altri i letterati Ludovico Ariosto, e Jacopo Sannazzaro . Nel gruppo c’era pure il celebre scultore Michelangelo Buonarroti, con il quale  pare   Vittoria Colonna avesse intrecciato una relazione amorosa . Una liaison romantica vissuta di nascosto attraverso un passaggio segreto nell’ adiacente Torre Guevara.  

2. Il Putridarium delle Clarisse

Secondo: l ‘inquietante Putridarium. Questa era la sala dove si mettevano a colare le monache decedute del  convento  delle Clarisse. Ciò serviva per purificare il loro spirito dalle impurità della vita terrena. L’aristocratica napoletana Beatrice Quadra fondò l’ordine dopo la perdita del consorte Muzio d’Avalos nel XVI secolo. In quel periodo  il Castello Aragonese assunse le dimensioni di un piccolo borgo comprendente:

Chissà che in questo Purgatorio non si possa ancora sentire il respiro di qualche defunta. Le suore di clausura sopravvissero per duecentocinquanta anni. Precisamente fino al 1810, quando Gioacchino Murat soppresse tutti gli ordini religiosi per impossessarsi delle loro ricchezze. Ceduto alla famiglia Mattera nel 1912 , il Castello Aragonese  fu recuperato dal suo stato di abbandono .  Negli anni ’90 finalmente fu aperto al pubblico. Clicca qui per orari e prezzi biglietti .

3. La Grotta del Mago

Terzo: la   Grotta del Mago, posta tra  Punta Lume e Punta Parata.  Questo è un  altro enigma che ha appassionato residenti, studiosi e persino le truppe tedesche. I sodlati del regime nazista vi si introdussero infatti aprendo un varco nella roccia, nella speranza di recuperare tesori da destinare a Hitler.

Secondo detti popolari all’interno della cavità alcuni pescatori avrebbero assistito a una strana apparizione:  un vecchio canuto dall’aspetto gentile  accompagnato da  alcune ninfe . La visione era interpretata come un segno benevolo, un presagio di abbondanti catture.

Di conseguenza, negli anni Trenta partirono numerose spedizioni speleologiche per studiare l’antro. Si innalzarono parecchie impalcature, che furono però smantellate da delle violente mareggiate. Da allora si spensero tutti i tentativi di scavare sui segreti della cavità.

4. La Chiesa del Soccorso

Quarto: la Chiesa del Soccorso . La sua semplicità architettonica color latte ci ricorda i paesaggi della Grecia. Dedicata alla Madonna della Neve è un  piccolo tempio sacro del 1350 sito su un promontorio a picco sul mare. Il punto giusto dove ammirare un tramonto.

Se siete fortunati al calare del sole, vedrete per pochi istanti un raggio verde all’orizzonte. In questo caso non è una leggenda.  Infatti è  un fenomeno ottico raro dovuto alla rifrazione della luce solare nell’aria. Questo accade se il cielo è limpido. Però  in assenza di  foschia,  c’è una veduta magnifica sul Lazio fino a Ventotene, Formia e Gaeta.

Superbo è il  piazzale antistante la Chiesa del Soccorso , che è stato battezzato in onore di Papa Giovanni Paolo II  -per la  visita pastorale del   5 maggio 2002. Internamente preserva diversi capolavori di  Cesare Calise , e un  crocifisso ligneo del XVI sec. d.C. Quest’ultimo, secondo alcune voci popolari, era diretto su una nave verso la Sardegna. A causa di una tempesta i marinai si fermarono presso la Chiesa del Soccorso . Al momento di salpare,  il  crocifisso ligneo   oppose resistenza. E si lasciò lì a proteggere ogni pellegrino!

5. Gli Agarthi

Quinto: il leggendario mondo di Agarthi. Questo sarebbe un popolo nascosto nelle viscere della Terra, un mito che risale al Medioevo . Precisamente quando il vescovo Corrado di Querfurt azzardò l’ipotesi che l’accesso alla Terra Cava di Agarthi coincidesse con un’entrata nelle viscere dell’Epomeo.

Alcune narrazioni più tarde sostengono che a questa teoria fosse interessato anche Hitler, che era appassionato di esoterismo. Secondo le sue interpretazioni ,  gli Agarthi sarebbero stati una sorta di razza primordiale da cui deriverebbe la stirpe ariana e, in senso più ampio, l’umanità.  Si dice pure che  il Führer  avrebbe ordinato ai suoi soldati di di scovare a Ischia Porto  il presunto passaggio per Agarthi . In questa ricerca sarebbero state esplorate la  Grotta di Mavone ( Forio d’Ischia) e la Grotta del Mago, già citata in precedenza.

Naturalmente, da un punto di vista rigorosamente scientifico, non vi è alcuna prova di tutto ciò. L’unica ipotesi plausibile è che, in epoche remote, qualcuno possa essersi smarrito e abbia poi trasformato luoghi reali in storie fantasiose.

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Albergo Locanda sul Mare,  l’approdo degli artisti. Hans Purrman

Non c’è da stupirsi  che in passato l’ Abergo Locanda sul Mare a Ischia Porto abbia ospitato personaggi di prestigio nazionale e internazionale. Del resto, appena sbarcati  sull’ isola, se lo trovavano proprio di fronte. Un buen retiro  elegante nella sua semplicità, con appartamentini comodi e arredati bene con tinte di blu che evocano il mare e lo spirito  marinaro d’ Ischia.

Come il nido n. 115, dove dormiva l’incisore tedesco Hans Purrman, che nel 1910 partecipò alla fondazione  della scuola di Matisse a Parigi. Dalle persiane spalancate  sul porticciolo Borbonico amava fissare sulla tela scorci dell’isola, frammenti di paesaggio che per varie vicessitudini non furono più  conservate  in  loco.

Con l’avvento del clima politico e delle persecuzioni razziali in Germania,  Purrman  fu costretto a vivere una condizione di crescente instabilità ed esilio. In questo contesto trovò più volte riparo a Ischia  eleggendo l’  Abergo Locanda sul Mare a  sua nuova dimora  lontana dalle tensioni e dalle inquietudini di quel periodo.

Durante i suoi soggiorni ischitani, il genio alemanno ebbe anche modo di entrare in contatto con la realtà locale, contribuendo a valorizzare figure del territorio: fu infatti tra i primi a intuire il talento di Luigi De Angelis . Si trattava di un semplice barbiere che finì per affermarsi come ritrattista e paesaggista.

Giuseppe Macrì, il pittore delle vele

L’ Abergo La Locanda sul Mare a Ischia si configura come una vera e propria galleria d’arte diffusa, in cui gli spazi dialogano con le opere di Peppino , tra i protagonisti più silenziosi e appartati di questa storia. L’ albergatore e pittore ha alle spalle due mostre collettive negli anni Novanta. Figura schiva e riservata, quasi defilata, custodisce una dimensione creativa che affiora con discrezione, intrecciandosi alla sua attività quotidiana.

Il suo rapporto con Ischia è totale, quasi organico . Il porto borbonico ne sembra scandire il carattere: quando si svuota si rallegra ; se  invece si riempie di flussi e presenze, tende a chiudersi, insofferente al frastuono della stagione turistica. Per mia fortuna era una  tranquilla mattina autunnale senza folle di pellegrini quando sono riuscita  a convincerlo a lasciare la sua “tana” per mostrarmi qualcosa di speciale della sua Ischia. 

Villa Altana, le cupole arabeggianti d’ Ischia Porto

Dopo una sosta a un bar per delle buone spremute d’arancia, io e Peppino  ci siamo avviati verso la parte sinistra d’ Ischia Porto. Giunti  in via delle Fornaci, sono rimasta colpita dalla maestosità delle grandi cupole dalle linee arabeggianti di Villa Altana. Questa era la residenza del colonnello Giovanni Masturzi, poi acquistata e messa a nuovo dal duca L. S. Camerini nel secondo dopoguerra.  Ovviamente non ci sarei mai arrivata da sola. Questa zona è conosciuta come Pagoda’  in memoria di un tempietto cinese in legno voluto da Ferdinando II di Borbone  per i suoi   gran galà.

Superato questo monumento, ci addentriamo nella villa comunale, adombrata da alberi secolari e gelsomini. Con tanto di veduta sul  Vesuvio  e Golfo di Napoli ci siamo appoggiati su un muretto ancora caldo per il sole. Qui San Gennaro ha fatto la grazia, perché il Duchamp ischitano mi ha concesso una breve intervista!

Chi è Giuseppe Macrì, l‘artista dell’ Albergo Locanda sul Mare a  Ischia Porto? 

Classe 1960, Peppino ha continuato l’attività alberghiera del padre e del nonno, che di origini calabresi si erano trasferiti per motivi di lavoro a Ischia . Nel 1940 i familiari acquisirono  progressivamente diverse terre, e aprirono un ristorante, una salumeria, e un minimarket.

Successivamente comprarono una palazzina da un vecchio vignaiolo, che per difficoltà economiche la mise all’asta a Viareggio. Quel rudere presto fu restaurato , e in appresso si fece fruttare come pensione e infine trasformato nell’ odierno Abergo  Locanda sul Mare.

Da venti anni Peppino porta avanti il suo lavoro con sacrificio e dedizione insieme a Olimpia de Angelis  e il figlio Pietro. Il suo apporto  all’espansione e al rendimento della proprietà fu decisivo.  Dall’affitto di un gozzo in legno per ì visitatori  per circumnavigare Ischia  , alla modernizzazione della proprietà nel 2006.

L’arte secondo Giuseppe Macrì . In principio fu una caverna!

Peppino  si è sempre dato da fare per mandare avanti i suoi affari e ci è riuscito egregiamente. Gli impegni lo hanno assorbito vorticosamente.  Solo di recente che ha ripreso la sua vera vocazione: la pittura. Si definisce  un autodidatta, fin dall’infanzia, quando a sei anni abbozzava i primi disegni con uno spazzolino da denti e colori recuperati da materiali di scarto.

Mi ha confessato di aver viaggiato molto da giovane in Europa. Nelle grandi capitali ha colto l’essenza di linguaggi artistici che ha poi rielaborato in forma personale. La sua musa ispiratrice resta comunque la bellezza d’ Ischia, la stessa che ogni giorno meraviglia  lui e i suoi concittadini. Questo è, per lui, un atto d’amore verso il pubblico: a esso regala pennellate di poesia, sempre più rare nella società contemporanea.

Vecchie ciabatte e porte d’oriente

L’ immaginario artistico di Peppino  si nutre di riferimenti eterogeni : dalle incisioni rupestri alla  Cappella Sistina fino alla lezione del ready-made. Tra i suoi maestri di riferimento compaiono:  Marc Chagall, Jackson Pollock,  Vektor Pisani, Aniellantonio Mascolo, Robert Rauschenberg,  Anselm Kiefer, e Piero Manzoni. Come per quest’ultimo, anche per  Peppino vale il concetto che: “un oggetto resta un oggetto finché l’artista non lo trasforma in opera d’arte”. Da questa contaminazione nasce un fil rouge che attraversa tutta la sua produzione artistica, caratterizzata da una forte componente sperimentale ed estremamente eterogenea:

  • Tele con le vele, che rimandano all’utopia di un pianeta migliore;
  • Schizzi stilizzati del Vesuvio, che è emblema di potenza e rinascita;
  • Installazioni fatte di salvagenti, sughero, ciabatte consumate, e rubinetti, che sono rappresentazione della forza distruttiva dell’uomo;
  • Porte con scritte orientali, che diventano un messaggio di speranza per trovare una via d’uscita al consumismo capitalistico.

Le sue opere condividono una tensione comune: stimolare lo sguardo dello spettatore come forma di resistenza alla superficialità del presente. Peppino  alterna tecniche pittoriche tradizionali all’uso del combine painting, realizzando spesso lavori  austeri e teatrali in cui l’oggetto si carica di valenze simboliche e narrative

La festa del porto del 17 Settembre 2014

Una fotografia leggermente sbiadita  del porto Borbonico ha catturato la mia attenzione durante l’ultima giornata all’ Abergo Locanda sul Mare . Quella cornice rappresentava  per Peppino  un ricordo particolarmente significativo. Si tratta dello scatto che immortala la sua partecipazione alla Festa del Porto del 17 Settembre del 2014.  Il Comune, insieme al sindaco Peppe Brandi , volle organizzare questo evento per celebrare i centocinquant’anni della nascita del porto d’Ischia nel 1854 per volontà di Ferdinando II di Borbone.

A bordo di una piccola imbarcazione Peppino  partecipò alla rievocazione dell’ingresso dei galeoni borbonici nel porto, accompagnata da ventuno colpi a salve e da una scenografia celebrativa. La Festa del Porto fu un evento in grande stile  che durò circa quindici giorni per un totale di sei edizioni. Lo sfarzo della kermesse era imponente, ad arricchirlo c’erano cortei storici, workshop,  stand enogastronomici, premi, fuochi pirotecnici, bande musicali e figuranti in costume borbonico.  Macrì si recò anche nelle scuole per diffondere la conoscenza della storia del MezzogiornoTuttavia, il sipario calò presto.  Il progetto si spense rapidamente, come una candela al vento, tra difficoltà organizzative e mancanza di fondi.

L’ Abergo Locanda sul Mare :  Ischia come non l’avete mai vista!

Non c’è nulla da fare, l’ Abergo Locanda sul Mare a Ischia Porto  è la base perfetta per perlustrare  Ischia. Non solo per la sua centralità che lo collega a tutti i versanti. Ma principalmente per la presenza di Olimpia de Angelis  e Giuseppe Macrì,  Mi hanno trasmesso la loro passione per la loro patria che è di uno charme disarmante. Compreso nella prenotazione all’ Abergo Locanda sul Mare è stato incluso il lusso delle piccole grandi cose. Come il rumore del mare che sveglia alle prime luci del mattino. O il canto dei gabbiani che la sera addormenta mentre volteggiano sopra le ultime barche che rientrano al molo.

Per concludere, a Ischia ancora oggi  si percepisce, in filigrana, l’eco della golden age degli anni Cinquanta, quando sull ‘isola arrivò il magnate milanese Angelo Rizzoli su invito di un amico .  Finì per innamorarsene a tal punto da avviare importanti investimenti. Quella stagione ha lasciato un’impronta profonda che il turismo di massa non ha del tutto cancellato.  Si percepisce ancora nell’architettura alberghiera, nei locali storici e nel calore della sua gente.

Ischia conserva così un’aura autentica, sospesa tra sviluppo e memoria, ancora in parte selvaggia nelle sue pieghe più intime. Basta passeggiare lungo il lungomare per incrociare sguardi di viaggiatori eleganti o  yacht sfavillanti. Però  è sufficiente addentrarsi in un vicolo per cambiare scena. Allora si sente l’odore  del pane appena sfornato, i banchi di frutta e verdura assaltati dalle massaie all’ora di pranzo. Tutta un’atmosfera quotidiana che ti avvolge. Sono queste le sensazioni di autenticità, a tratti sospesa, che mi sono rimaste addosso di Ischia Porto .

Vi auguro buon viaggio!