Cantina Ribote, Dogliani. Prima Parte

Cantina Ribote, Dogliani. Prima Parte

“..Ci sono dei momenti significativi nella vita di ognuno di noi che possono ispirare la letteratura. Questo è ciò su cui si dovrebbe scrivere… ” 

R. Carver

‘Cantina Ribote’, Dogliani. Prima Parte

Fabrizio Porro , proprietario della ‘Cantina Ribote’,  viene a prendermi alla stazione di Savona in un pomeriggio afoso di Luglio. Nonostante un evidente male alla gamba, che lo fa faticare a camminare,  Fabrizio  mi accoglie con un sorriso smagliante. Si rompe subito il ghiaccio con una stretta forte di mano. Il suo benvenuto è meraviglioso!

Fabrizio  e io saliamo sul suo fuoristrada. Il caldo è davvero insopportabile, per cui si pompa a manetta  l’aria condizionata . Durante il tragitto intravedo dai finestrini le acque cristalline di Savona. Quest’ultima è una deliziosa località ligure, che per Fabrizio  rappresenta il rifugio estivo per eccellenza. Qui scappa  quando possibile con la sua compagna Monica  Virgilio, brillante manager  del laboratorio estetico ‘Essenza .

Piemonte e il mare della Liguria

Fabrizio  seguita a descrivere con orgoglio confinanti borghi liguri di  Bergeggi, Noli, Varigotti e Finale Ligure .  Intanto non riesco a credere che a breve sarò nelle Langhe , precisamente a Dogliani, dove risiede la sua  ‘Cantina Ribote’

Sto per vivere  l’esperienza di un altro nuovo ed avvincente wine reporting firmato Roberto Cipresso, enologo di fama internazionale con base a MontalcinoRoberto Cipresso è consulente e  soprattutto ‘nume tutelare’ della ‘Cantina Ribote’ Mi auguro che il mio racconto possa essere all’altezza di farvi provare  le stesse emozioni che Fabrizio  mi ha suscitato con questo pellegrinaggio divino  in  Piemonte .

Le Langhe, rotolare verso Nord fra paesaggi mozzafiato e tesori da scoprire

Lungo il percorso in macchina intravedo la maestosità delle Langhe, un fazzoletto di terra tutto prevalentemente collinare del basso Piemonte . Questo è compreso tra la provincia di Cuneo e quella di Asti  . Inoltre è suddiviso in Alta Langa (fino a 896 m.) e Bassa Langa (con quote genericamente inferiori ai 600 m.).

Un alone di mistero avvolge l’etimologia del termine Langhe,  che deriverebbe o da  ‘langenses’ ,  cioè gli antichi popoli liguri che qui si insediarono. Oppure si riferirebbe al latino ‘linguae’, in riferimento alla forma di morbide lingue dei dolci pendii stretti , che caratterizzano questa oasi verde del settentrione d’Italia.

Conformazione delle Langhe

L’intero comprensorio , a esclusione della Langa Astigiana (con un picco di 851 m. in prossimità di Seròle, Asti,) è grande quanto la Maremma in Toscana , e si snoda per 120 mila ettari . Esso è attraversato dai fiumi TànaroBelboBòrmida di Millesimo e Bòrmida di Spigno , ed è confinante con l’Astesana, il Monferrato e il Roero.

Qui prima c’era il mare Padano, che poi è sparito durante il Quaternario. I sollevamenti terrestri , dovuti alle spinte del continente Africano, hanno generato queste floride e spettacolari dorsali appenniniche. Queste oggi sono infatti ricoperte di strati sovrapposti di gessi, calcari, e sabbie, in cui si trovano facilmente conchiglie marine, frammenti di fossili, scheletri di pesce e alghe.

Cantina Ribote, Fabrizio Porro, Dogliani. Langhe
‘Cantina Ribote’, Fabrizio Porro, Dogliani. Langhe

‘Cantina Ribote’, Fabrizio Porro. Le Langhe. Non solo Barolo!

Fabrizio  e io arriviamo nella Valle del Belbo a  Montezemolo, la porta delle Langhe, che è molto rinomata per le 22 specie rare di orchidee. Ci fermiamo per prendere un po’ d’aria. Lo sguardo sconfina in un vasto prato verdeggiante puntellato da papaveri e fiori di campo, che poggiano i loro petali su covoni di paglia.

Fabrizio  comincia ad accennarmi a qualcosa di sé e della sua attività vitivinicola presso la sua ‘Cantina Ribote’ . Insieme al papà Bruno, lui  cura di preciso  l’aspetto enologico . Invece il compito dell’ospitalità è affidato alla mamma Irma . Infine la gestione commerciale e la comunicazione aziendale  alla sorella Cristina .

Il segreto del successo della ‘Cantina Ribote’

Così come un gran pittore crea un capolavoro con pennelli e tavolozza di colori, allo stesso modo Fabrizio  dipinge con parole precise e ricche di particolari questi luoghi. Questo sono per  lui sacri, perché sono quelli dell’infanzia. Quelli dove risiede davvero  la sua felicità fatta di: amore per la sua famiglia, il suo territorio e il suo vino.

Tre fattori essenziali questi ultimi che spiegano chiaramente il successo della ‘Cantina Ribote’,  che da cinque generazioni sono il simbolo dell’eccellenza della Dogliani DOCG. Questa è una  denominazione di origine riservata dal 2005 ai vini ‘Dogliani’ e ‘Dogliani superiore’ , prodotti dal vitigno Dolcetto in purezza.

Il Dolcetto di Dogliani

 ‘Cantina Ribote’  è operativa dal 1980, quando era ancora una minuscola cascina nelle vicinanze della località San Luigi.  Essa attualmente è senza dubbio il  crù del Dogliani DOCG , le cui altre sottozone sono:

Proprio in quest’ area Fabrizio coltiva 35 ettari di terreni distribuiti su colline esposte a Sud Ovest . Questi  sfiorano un’altitudine tra i 200 e i 600 m.  La presenza di argilla e calcare favorisce il fiorire dei pregiatissimi  DolcettoBarbera, Nebbiolo e Chardonnay.

Questi sono i  vitigni principe da cui derivano i loro rossi e bianchi. Si tratta di  piante di vite di 20-60 anni d’età con sistema di allevamento a guyot . Chiaramente la coltura è  rigorosamente biologica,  a partire dalla lotta contro la Tignola che aggredisce il Barbera attraverso la confusione sessuale.

La lista di accorgimenti ed espedienti per garantire l’integrità dei vini sarebbe davvero troppo lunga.  Perché operata da circa un secolo, grazie a una combinazione di sapere antico e tecnologie all’avanguardia. Tutto ciò  caratterizza il modus operandi della ‘Cantina Ribote’  in fatto di vino.

Fabrizio Porro, un viaggio nelle Langhe
Un itinerario di gioielli preziosi nelle Langhe

Rimontiamo nella Rav 4 verso la Valle del Tanaro delimitata dalle Alpi Marittime, e ci ritroviamo esattamente a:

Altre tappe che raggiungiamo  con Fabrizio  sono:

Si respira un passato nordico e misterioso nelle Langhe, crocevia di molti popoli stranieri, che la invasero perché attratti dalle sue risorse, e che la sfruttarono fino all’osso.  Dagli originari Celti e Liguri ai Romani e i Carolingi nel Medioevo.

Poi si passò dalla ripresa con i ‘Duca di Savoia’ nel ‘700  alla miseria e al degrado durante la Seconda Guerra Mondiale ( divenendo teatro della lotta di Resistenza, descritta nei romanzi dell’albese Beppe Fenoglio).

Da allora in poi, nell’arco di appena venti anni, le   Langhe  furono improvvisamente segnate da rapida e proficua  rivoluzione industriale , specie nel settore agroalimentare  , basti pensare al colosso  ‘Nutella’  di Michele Ferrero !

I tesori delle langhe: vino, nocciole e tartufi

Verso la seconda metà del Novecento ci fu una rapida urbanizzazione a scapito di un rapido spopolamento delle campagne. Accadde che  i contadini operai, stanchi delle fatiche e avidi di rendite più sicure e redditizie, sacrificarono presto le varietà colturali per le monoculture. Alcune di queste segnarono la fortuna dell’economia del Piemonte e del nostro bel paese. Cioè mi sto riferendo a :

Negli  anni Novanta tutta  questa ricchezza crebbe a dismisura. Attualmente le  Langhe fanno tendenza, e assurgono a un modello di crescita sociale e finanziaria per il nostro paese. Che dire,  una smart country, in cui si  investe nei vari ambiti per migliorare all’insegna di un proficuo vantaggio competitivo.

‘Slow Food’ di Carlo Petrini

Tuttavia, è maturata tra le nuove generazioni di imprenditori piemontesi la consapevolezza della necessità di un benessere, che deve essere gestito con delle politiche sagge all’insegna di uno sviluppo sostenibile.  C’è l’esigenza di garantire un’offerta di produzione che sia in grado di soddisfare ogni domanda senza snaturarsi . Per non ripetere catastrofi come quello del metanolo di Narzole (1986).!

Di conseguenza, si sente la necessità di abbracciare appieno la filosofia di Carlo Petrini , fautore del del fenomeno di ‘slow food’  sbocciato a Bra. Sarebbe  quella che risuona nelle  stesse parole del maestro, ovvero:  “salvaguardare la  biodiversità, perché nulla impatta sull’ecosistema come ciò che mangiamo e beviamo”!

Vini della ‘Cantina Ribote’ . A presto Fabrizio Porro

‘Vini Ribote’   sono green e di alta qualità. Una linea di vini tutta biologica, su cui si interviene solo laddove è estremamente necessario. Essi  sono una prova tangibile , che si può avere forma e contenuto nello stesso prodotto. Preservando parimenti la salute del nostro pianeta. E si spera sia questo il futuro della viticultura nazionale e internazionale.

 Le Langhe sono un quadro che ha i colori del cielo e del vino, dei mattoni e deitajarin’ all’uovo. Non esitate a venire in questo Nirvana, che fa innamorare per le sue bellezze e la gentilezza del suo popolo. E sicuramente programmerò a breve un’altra fuga nelle Langhe. Magari per perdermi nei colori dell’autunno, che è la stagione più indicata per apprezzarne la sua  magica essenza!

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Vinitaly 2022: Roberto Cipresso

Vinitaly 2022: Roberto Cipresso

“Non fidatevi di una persona che non ama il vino.”

Karl Marx

Vinitaly 2022: la cantina di  Roberto Cipresso 

Tutto è iniziato prima del Vinitaly 2022 , a Pisa,  durante una cena per sommelier. Ero tra gli ospiti.  Totalmente rapita dai suoi  aneddoti,  ascoltavo Roberto Cipresso , veneto di nascita ma toscano per scelta, presentare i suoi libri e i suoi elisir.

All’epoca Roberto Cipresso  era già  un winemaker di fama internazionale. Era a capo  della  sua omonima cantina a Montalcino , celebre per il suo  Brunello e per  la consulenza strategica per numerose aziende vinicole in Italia e all’estero.  Spinta dall’ispirazione di quella sera, ho preso l’iniziativa proponendogli di raccontare i suoi successi enoici. Il suo “” ha cambiato ogni mia prospettiva, confermandomi che quando ami ciò che fai, il vento soffia sempre nella giusta direzione.

Da lì iniziò un viaggio lungo cinque anni di gavetta, dal Nord al Sud Italia, isole comprese. Un percorso intenso che ha dato un significato ancora più profondo al mio cammino nella sommellerie, permettendomi di scrivere, come wine reporter, sulle diverse consulenze  vitivinicole  nazionali e oltre confine di Roberto Cipresso. 

La ripartenza dopo il Covid

Dal 10 al 13 aprile, questa incredibile avventura si materializzò davanti ai miei occhi con il Vinitaly 2022 . Dopo il lungo silenzio imposto dal  Covid-19  , la kermesse veronese riaprì finalmente le porte al mondo del vino. Quella 54ª edizione rappresentò molto più di un semplice appuntamento professionale: tra i padiglioni si respiravano rinascita, condivisione  e voglia di tornare a vivere. In quell’occasione ebbi il privilegio di vivere il Vinitaly 2022 da dietro le quinte  insieme al team della sua cantina :

Mi occupavo dell’accoglienza e della presentazione di sei produttori italiani e di uno spagnolo tutti uniti sotto la guida di Roberto Cipresso .Non so se è stata una semplice coincidenza , chi lo sa, ma il sogno non era finito perchè in occasione della manifestazione ho rivisto alcune delle prime cantine intervistate- dalla Sardegna alla Maremma, fino al Piemonte- per il genio di Bassano del Grappa  .  Stringere nuovamente la mano, specie dopo la pandemia, della gente e di quelle che qualche anno prima avevo descritto solo tra le righe è stata un’emozione difficile da spiegare. Per cui questo post  prova a essere un umile tentativo di convertire in parole quegli attimi di gioia indimenticabile.

Buona lettura!

Vinitaly 2022: Trend e novità ! 

Non c’ era alcun dubbio che i numeri del  Vinitaly 2022 sarebbero stati esplosivi (4.400 espositori) . Il format ha rispecchiato quello del passato, a cui  si sono aggiunti degli spazi inediti che hanno visto protagonisti:

  • ‘Vinitaly Bio’ :  vini green certificati italiani  e stranieri ;
  • ‘Micro Mega Wines’ , ‘Micro Size’, ‘Mega Quality’ : vini italiani di altissima qualità, reperibili in piccole quantità d’autore;
  • ‘Enolitech’ :  innovazione e   tecnologica applicata alla vitivinicoltura, olivicoltura e beverage;
  • Vinitaly Design’ : salone indirizzato a tutte le nuove mode in merito  agli accessori  per ristorazione e sommellerie ;
  • ‘International Wine Hall’ :  vini e distillati provenienti da ogni parte del pianeta.

Le tre novità di Roberto Cipresso al Vinitaly 2022

Che  Roberto Cipresso   non  finirà mai di stupirci è ormai una certezza. Perché propone sempre qualcosa di rivoluzionario. Come i suoi vini, che modella  di continuo con dei blend mai banali per regalarci qualcosa fuori dal comune! Il riflesso della sua filosofia aziendale è stato il suo stand al  Vinitaly 2022 : il n. 9  B12 Toscana   Quello è stato un vero e proprio laboratorio di vino e di idee che ha visto i riflettori puntati su:

  1. Sette cantine firmate Roberto Cipresso: I Garagisti di Sorgono (Sardegna), Cantina Ribote (Piemonte), MaremmAlta (Maremma), Cantina Corte Capitelli  (Veneto), Tenuta Donna Madia, (Puglia),  Centimetro Zero (Marche); Bodega Santa Caterina, (Palma di Maiorca);
  2. Mosaico per Procida 2022 : un  assemblaggio  di 26 vitigni campani . Si tratta della grand cuvée celebrativa creata da Roberto Cipresso in onore di Procida  capitale della cultura 2022. Un conccept enoico di successo lanciato dal giornalista  Gaetano Cataldo insieme all’ Ass. Cult. Identità Mediterranea di cui è presidente;
  3. Un vino per la pace in Ucraina : un’anticipazione di un altro capolavoro dell’enologo nazionale. L’idea prevede  di realizzare  per la pace in Ucraina un vino fatto dal suo vitigno autoctono, cioè l Odessa black . Così la vite  diventa simbolo di speranza per la fine della guerra con la Russia.

Vola solo chi sa osare! 

Per ordine entriamo nel vivo di questo grande circo del vino focalizzando l’attenzione sul primo punto descritto in alto, perchè è stato quello che ho toccato con mano. Ho letteralmente afferrato lo spirito  di Roberto Cipresso nel  fare vino :  andare oltre le regole! Testa e cuore, scienza e intuizione per creare dei blend inediti.

Nettari pregiati che sono il risultato del connubio dei vitigni più rappresentativi della viticultura globale.  Quelli cioè che si snodano lungo un filo immaginario posto sul 43° Parallelo Nord, che va dalla Georgia al Nuovo Mondo. Cerchiamo di capire di cosa sto parlando qui in basso.

Vinitaly 2022:  il vino secondo  Roberto Cipresso! 

Come avrete ben capito, Roberto Cipresso  ha un modus operandi in fatto di vino che sorprende sempre più , e conquista! La sua è un’ossessione calibrata  per ottenere  un vino che possa avvicinarsi alla perfezione. Per raggiungere questo traguardo  si affida alle straordinarie matrici dei suoli della Toscana, dell’Umbria e delle Marche. Queste tre regioni sono infatti attraversate in Italia dal leggendario 43° Parallelo Nord. Ma che cos’è esattamente questo concetto, base assoluta di tutto il suo lavoro?

Ci troviamo di fronte  a una congiunzione fortunata di terre  d’elezione dove nascono e prosperano alcune delle varietà più espressive in assoluto: Verdicchio, Sangiovese, Montepulciano, Vermentino e Sagrantino. Questa linea immaginaria non rappresenta un semplice dato cartografico, ma racchiude un concetto rivoluzionario di terroir diffuso.

Il 43° Parallelo Nord  è un asse simbolico, storico e profondamente mistico, capace di avvolgere l’intero globo terrestre. Questo orizzonte unisce idealmente i luoghi in cui la viticoltura ha emesso i suoi primissimi vagiti, come le antiche valli del Tigri e dell’Eufrate e le terre della Georgia, fino a toccare le nuove e avveniristiche frontiere vinicole oltreoceano  nell’Oregon. Si tratta di una coordinata geografica speciale, che sorvola santuari di immensa energia spirituale come Medjugorje, Assisi e Santiago de Compostela, quasi  a voler trasmettere ai frutti della terra un’aura ancestrale e identitaria.

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7 Cantine gioiello  firmate Roberto Cipresso!

L’ instancabile visione creativa di Roberto Cipresso  non conosce  sosta, vede castelli laddove altri ci scorgono solo pietre. Non a caso l’angolo divino di Roberto Cipresso al Vinitaly 2022  è stato un melting pot delle migliori aziende vitivinicole tutte legate da una forte partnership con l’enologo.

Il tocco del maestro ha impresso una svolta decisiva. Queste cantine stanno facendo rumore in campo  per la purezza e l’originalità dei loro sorsi. Ognuna di esse custodisce  un frammento di quel puzzle planetario racchiuso nel principio del 43° Parallelo Nord. Eccole nel dettaglio!

1. I Garagisti di Sorgono, Sardegna

Tra i ricordi più vivi del mio percorso nel vino, quello legato ai I Garagisti di Sorgono occupa un posto speciale. Fu infatti il primo wine report che sviluppai  per Roberto Cipresso, un’esperienza che accese la scintilla del vino vissuto e narrato fra i filari.

Chi sono ? Pietro UrasRenzo Manca, Simone Murru : tre giovani imprenditori della provincia di Nuoro che si sono affacciati sul  mercato nel 2015 . Il loro scopo è stato  chiarissimo: fare vino in modo puro, rubando il mestiere ai vecchi artigiani. Si sono ispirati al movimento francese dei  vins da garage.  

Come i vigneron d’Oltralpe hanno voluto solo imbottigliare poche bottiglie mettendoci l’anima dentro e  curando ogni singolo grappolo. Il risultato di questa marcia aziendale sono delle microproduzioni amatoriali di vino all’ interno della  Mandrolisai DOC : una piccola denominazione vinicola nel bel mezzo  della terra dei Nuraghi. Essa comprende i comuni di : OrtueriAtzaraSorgonoTonaraDesulo, e Samugheo. La sua unicità risiede nello storico uvaggio previsto dal disciplinare, ottenuto dall’unione dei tre principali vitigni sardi:

I Garagisti di Sorgono  stanno portando un’ondata di rinnovamento nei vini della Mandrolisai DOC. Rispetto al passato i tre amici possono essere considerati come i pionieri del vino della Sardegna centrale: non si accontentano più di assemblare quantità  casuali di vitigni. Al contrario studiano la vite  in modo più approfondito , concentrandosi sui tempi di maturazione dell’uva.  Sudano per guadagnare  equilibrio, precisione ed espressività. Da questo approccio nascono vini più intensi,  e capaci di esprimere con autenticità il carattere del Mandrolisai DOC.

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2. Cantina Ribote, Piemonte

SuaMaestà  Piemonte entra in scena con la Cantina Ribote  (1980): da cinque generazioni sono il simbolo dell’eccellenza dei vini piemontesi. Siamo nelle colline delle  Langhe  , un fazzoletto di terra vocato da secoli alla viticoltura. Guardando la mappa, questo paradiso tutto italiano si sviluppa tra la provincia di  Cuneo  e quella di Asti . I suoi confini geografici si suddividono in Alta Langa   (fino a 896 metri) e Bassa Langa (con quote genericamente inferiori ai 600 metri).

Nei loro 35 ettari di terreni a Dogliani (CN) la famiglia Porro   coltiva il Dolcetto , vitigno autoctono generoso e versatile. Da oltre vent’ anni  coltivano  queste uve, che provengono da piante che hanno un’ età compresa tra i 10 e i 95 anni, e  vinificandole prevalentemente in purezza. Le versioni più rappresentative sono:   Dogliani  , Dogliani DOCG, e Dogliani superiore. Vini Ribote sono biologici e di alto livello, su cui si interviene solo laddove è estremamente necessario. L’esclusione totale di sostanze chimiche, di diserbanti e di insetticidi, applicata rigorosamente fino all’imbottigliamento, garantisce vini  puliti che tutelano la salute del consumatore e l’integrità dell’ambiente.

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3. MaremmAlta, Toscana

MaremmAlta è la cantina di Stefano Rizzi che ci porta con i suoi vini  a Gavoranno , un piccolo paesino vicino a Grosseto . Siamo esattamente in  Maremma, la zona  più selvaggia  e meno  conosciuta della Toscana , che  si estende per  5000 km2   da Livorno fino a Civitavecchia. Vent’anni fa Stefano Rizzi vendeva il vino in qualità di   vicepresidente della Winebow (gruppo specializzato nell’export del vino italiano negli USA fondato da Leonardo Lo Cascio). Oggi lo produce, ed egregiamente. 

Da allora il poliedrico imprenditore romano si dedica alla sua splendida  azienda agricola  immersa in  16 ettari di rigogliosa e fertile campagna toscana. Qui coltiva Ciliegiolo, Syrah , SangioveseCabernet Sauvignon, Vermentino e Viognier . E ne vengono fuori vini straordinari  per lo più lavorati in purezza.

4. Cantina Corte Capitelli, Veneto

Cantina Corte Capitelli è un business giovane . Ci troviamo  a  Montebello Vicentino (Vicenza). Questa è una provincia  ad alta vocazione vitivinicola.  Il cammino di questa coppia di ragazzi  innamorati,  brillanti e capaci è appena iniziato! Il loro desiderio è quello di trarre il meglio dalla Garganega, vitigno a bacca bianca tipico delle colline vicentine. Da esso  confezionano le loro principali bottiglie.

I vigneti della Cantina Corte Capitelli sono prevalentemente disseminati in località Conca D’ Oro . Questo è un ampio anfiteatro naturale incastonato nelle Prealpi vicentine. Si tratta di una suggestiva dimora custode di un  terroir introvabile altrove. Le particolari caratteristiche di questo ambiente pedoclimatico sono una felice esposizione a sud-est  e la natura vulcanica dei suoli. In particolare vi suggerisco di ordinare il loro Doradorosè. Questo è un rosato di Syrah e Tai , che colpisce perchè riesce a essere delicato al primo assaggio, ma anche deciso nella sua elegante persistenza. Sicuranente è un vino ricercato , di cui ricordo la vivace freschezza e mineralità. 

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5. Centimetro Zero,  Marche

Ad onorare il ricco patrimonio vitivinicolo del centro Italia I Vini cm 0 : circa 600 etichette realizzate da Roberto Cipresso e dai ragazzi con disabilità intellettive del ristorante sociale  Centimetro Zero , a Pagliare (Spinetoli),  Ascoli Piceno. Con  il supporto e la supervisione di Roberta D’Emidio, responsabile della locanda del terzo settore, il guru del vino dimostra ancora una volta che il vino è motivo di crescita,  solidarietà e speranza.

Roberto Cipresso e Roberta D’Emidio sono due grandi personalità che hanno messo il loro sapere fare al servizio di chi è stato meno fortunato. E nonostante tutto si sorride e si va avanti! Un qualcosa di così speciale che anche il presidente della Repubblica Mattarella ha riconosciuto pubblicamente l’alto valore di questo modello di convivenza civile e solidale.

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6. Tenuta Donna Madia, Puglia

Rotoliamo verso il Sud d’Italia con la scheda di Tenuta Donna Madia : il desiderio del medico  Bartolomeo Lofano di  continuare  una vecchia attività di  famiglia. Con il prezioso aiuto di Roberto Cipresso la  Tenuta Donna Madia è un cantiere in divenire nella  soleggiata Contrada Petrarolo in Puglia . Un luogo speciale pieno di  filari di Fiano, Primitivo e Sangiovese e alberi di olivo, protetti dagli antichi muri a secco. Ad un’altitudine di circa 200 metri ,  il Mare Adriatico influisce sul vigore  delle tre uve  della tenuta, da cui scaturiscono queste due formidabili etichette:

  • Donna Madia 2019: un rosso esplosivo di 25%  Primitivo e 75%  Sangiovese. La vigna è coltivata  ad un’altitudine di 195 m s.l.m. nell’entroterra del territorio di Monopoli. Il colore è rosso rubino,  al naso regala sensazioni di ciliegia e confettura di fichi, e note che ricordano il cuoio e il tabacco. Al palato entra lentamente e poi si accende con un gusto  pieno e definito. Il gusto, coerente con l’olfatto, porta sensazioni retronasali di frutta matura. Ha una buona definizione e una buona persistenza;
  • Fiano Minutolo 2020: un bianco da Fiano  in purezza. Un vino da pasto dal colore  giallo con riflessi finemente verdognoli, al naso ricorda subito la pesca bianca , fiori secchi e zafferano.  Al palato è suadente con note vibrate di mela gialla e miele. Chiude con una buona acidità che imprime una buona persistenza e pulizia.

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7. Bodega Santa Caterina, Maiorca

Al presente la  consulenza internazionale di Roberto Cipresso è un fronte oggi in continua espansione globale. Spicca l’esempio della  Bodega Santa Caterina,  un cantina fondata nel 1984 da Stellan Lundqvist a Maiorca. Questi fu un viticoltore svedese che si innamorò  di questa perla delle Baleari,  e vi piantò per primo le varietà nobili di Francia:  Merlot, Cabernet Sauvignon, Chardonnay e Syrah.

Nel 2002 , dopo una serie di vicissitudini e problematiche personali , l’azienda cessò la sua attività produttiva , per poi ripartire  nel 2014  grazie all’impegno dei figli . Da allora in poi  Bodega Santa Caterina  è attiva nel consolidare uno standard elevato dei loro vini, dei quali vi descrivo le etichette più interessanti: 

  • Inguany 2020: un rosso dall’anima latina intitolato così dalla parola catalana  “inguany'” , che significa “carpe diem”. Non cogliere al volo l’occasione di bere questo vino fatto da Calette (Cannonau) e Mandò (Alicante), sarebbe un peccato!  Il colore è rosso porpora, con riflessi violacei. Al naso risulta  complesso, con aromi di frutta nera , pepe, caffè e  caramello e tostato. Il suo finale è elegante, rotondo e lungo, con  un retrogusto di caramello e note tostate;
  • Bianco Mallorca 2021: un bianco fatto di Viognier , Girò Ros e Prensal che piace a tutti, quasi un vino universale, che tira secco come uno champagne. Il colore è giallo paglierino. Al naso è fresco, molto espressivo con aromi di  mela ,  pera e ananas . Un vino bianco soave , con una buona un’acidità integrata, e  un retrogusto  vaniglia.

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Conclusioni. Vinitaly 2022

Innanzitutto per me viaggiare è come l’aria che respiro: una necessità prima che un capriccio. Apre la mente ,  insegna  a osservare il mondo da  prospettive differenti,  e inevitabilmente migliora l’approccio alla vita e il rapportarsi agli altri.  La lista dei motivi per fare le valigie  e lasciare la propria comfort zone è davvero infinita . E il vino, senza dubbio,  per me è diventato un fattore scatenante per vagabondare, perché  ti catapulta laddove tutto ha origine.  In fondo, questo è anche uno degli assiomi che   Roberto Cipresso  ripete  più spesso durante le sue lezioni sul vino nelle conferenze in giro per le unversità italiane.

Troppo spesso il vino è  associato  al solo atto del bere e al piacere del bere o ai momenti di convivialità. In verità è molto di più. Il vino è cultura quando nasce in vigna, quando viene prodotto e persino quando viene condiviso a tavola. Non si sceglie soltanto in base al gusto o a criteri pratici, ma  anche per le emozioni e le sensazioni che riesce a veicolare. Ogni bottiglia imprigiona un paesaggio, una saga familiare, e l’attaccamento alle proprie radici.  Proprio questo è il messaggio  che Roberto Cipresso  ha professato al Vinitaly 2022.

Vinitaly 2022: dati interessanti!

Infine, non bisogna dimenticare che il vino rappresenta anche uno dei grandi motori dell’economia italiana. Non a caso il Vinitaly 2022 ha dimostrato ancora una volta che il vino italiano resta la prima voce dell’export agroalimentare . Il suo fatturato è  in continuo aumento . Un successo non scontato in un mercato mondiale in continua evoluzione, sempre più affollato e competitivo. Leggiamo insieme  alcune delle più interessanti statistiche emerse secondo la  fonte ASNALI (Ass. Naz. Aut. Liberi Imprenditori):

  • Erano presenti ben 88.000 operatori, e il 28% di questi erano stranieri (25.000) provenienti da 139 paesi. Questo dato testimonia una  rinascita economica;
  • Sul fronte delle presenze estere, la leadership appartiene in ordine di importanza a: USA, Germania, Regno Unito, Canada, Francia. Seguono Svizzera, Belgio, Olanda, Repubblica Ceca e Danimarca.  In ambito extraeuropeo si segnalano come emergenti: Singapore, Corea del Sud, Vietnam, India e Africa.

A conti fatti ,  il  Vinitaly  ha scandito l’evoluzione del sistema vitivinicolo nazionale e internazionale. Sin dal 1967 anno della sua fondazione.  Perchè ha compiuto una vera rivoluzione culturale. Ha cambiato il volto del vino da semplice prodotto agricolo di consumo quotidiano a icona di stile, economia e turismo. Era arrivato il momento di dare  dignità internazionale al lavoro dei vignaioli.