Cosa fare a Brindisi in un weekend

Cosa fare a Brindisi in un weekend

“…L’intera Puglia è terra di passaggio di venti e di nuvole che galoppano tra mare e mare.  La vite, l’olivo e il mandorlo sono le piante della Puglia, e anche la sua principale ricchezza…”

Guido Piovene

B&B Acquapazza’, il migliore nel centro storico di Brindisi 

Indubbiamente la mia voglia di viaggiare e di scovare nuovi tesori in Italia non si ferma mai. Neppure con il freddo dell’inverno! Da brava Siciliana, la mia destinazione preferita è sempre il Sud. Così un weekend di febbraio mi decido a staccare un biglietto per Brindisi in  Puglia!

Chissà, forse sono più le persone a fare il posto, o il contrario!  Comunque sia, non finirò mai di ringraziare Anna Esposito per avermi fatto scoprire Brindisi! Con mia grande gioia  Anna mi accoglie per 3 giorni nel suo stupendo b&b Acquapazza’ , un palazzo nobiliare  in pieno centro storico. Da qui parte la mia avventura!

Grazie alla posizione strategica del b&b Acquapazza’ , perlustro il meglio di Brindisi. E  pure a piedi come piace a me! Ma ancora più importante , soggiornare presso il  ‘b&b Acquapazza’  è come essere a casa! E se vi viene fame, potete gustare le prelibatezze dell’omonimo e popolare ristorante al pian terreno, gestito da suo figlio Vincenzo Lapertosa. Non potevo fare scelta migliore! Pronti a partire ? Leggete allora la mia piccola guida su Brindisi !

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‘B&B Acquapazza’,  la mia porta per Brindisi!

Per tornare al punto, Venerdì pomeriggio da Pisa volo su Brindisi! Dall’aeroporto ‘Papola-Casale’ alla città c’è una distanza di appena 5km. E i mezzi per il transfer sono davvero efficienti! Infatti dopo neppure 30 minuti in autobus giungo a destinazione.

Ed eccomi al ‘b&b Acquapazza’ ! Questa è una stupenda dimora bianco latte a due piani del 1800 . Essa è sita in vico de Vavotici 1 , nel cuore di  Brindisi. Proprio all’ingresso mi attende Anna, che mi stringe forte la mano e mi fa accomodare.

La mia suite ‘Corallo’

Pertanto, saliamo le scale adorne di quadri d’autore. Queste ci portano  in cima all’appartamento di  tre camere in tutto. Quello che cercavo! Cioè qualcosa di intimo, accogliente e raffinato!  Mi sento a mio agio. Successivamente,  proseguiamo verso il corridoio, che si apre in due.

Da una parte c’è una cucina attrezzata. Dall’altra una sala colazione imbandita a festa. Dopo, Anna mi fa entrare nella mia stanza chiamata  ‘Corallo’, arredata con gusto . Qui ovviamente domina il tema della marina brindisina come nel resto dell’intero arredamento!  Il rosso, si mescola al blu e al giallo, proprio come i colori  della Puglia. Senz’altro, il  ‘b&b Acquapazza’ è un equilibrio perfetto tra tradizione e modernità. Per esempio, le tende bianche e merlettate si alternano a tutti i tipi comforts possibili e immaginabili!

‘Ristorante Acquapazza’ , un nome, una garanzia in fatto di cibo pugliese!

Disfatte le valigie, qualche istante più tardi  mi ritrovo giù nella locanda di famiglia per fare l’intervista. Logicamente, non possono mancare delle  bollicine per festeggiare l’incontro con Anna, che imi presenta il giovane chef Antonio Stifani .

Nel frattempo, tra uno stuzzichino e l’altro prendo appunti sulle vicende di questa piccola media impresa a conduzione familiare! Chi parla per primo è  Antonio , che mi dice orgoglioso:

“…lavoro al ristorante ‘Acquapazza da due anni, e ne sono entusiasta! Mi alzo preso ogni mattina per selezionare al mercato le primizie del pescato giornaliero . Ciò  è la base del nostro successo!  Se un brindisino vuole mangiare ottime bontà di mare, viene qui!  Che dire, la nostra cuisine  è semplice, gustosa e genuina. E le nostre specialità  invece sono i paccheri al ragù di polpo con pecorino….”

“B&B Acquapazza”, Anna Esposito, un’imprenditrice, una moglie, una mamma!

Già mi viene fame! Si fa tardi, Antonio  ritorna ai fornelli, e ora tocca ad  Anna  raccontarsi. Per cui prende fiato, si siede comoda . Con molta timidezza, Anna, mi parla commossa di come inizia il suo cammino nella ristorazione e nell’ accoglienza turistica.

In breve,  Anna  ama il cibo e la buona compagnia, e di questo ne fa un mestiere! La passione per la cucina è radicata in lei  per due ragioni. Una,  gliela trasmessa la  nonna. L’altra ha sempre avuto ospiti fissi a cena, tra affetti e amici! Quale migliore palestra!

I problemi vanno affrontati!

Sposata con Roberto Lapertosa, un grossista di pesce affettuoso e benestante, Anna conduce un’esistenza felice. Otto anni fa purtroppo subentrò la disgrazia improvvisa della scomparsa del marito. Questa perdita dolorosa lascia ad Anna  il peso di mandare avanti la baracca con due figlioli!

A un certo punto , Anna  si rimbocca le maniche, e rileva e ristruttura un immobile antico. Quest’ultimo è appunto il  ‘b&b Acquapazza’ , a cui aggiunge anche il business della rinomata trattoria. Cosa non si fa per le proprie creature E avendone due da crescere, Anna mette su l’attività  pensando al loro avvenire.

Anna e Roberto Pertosa, una famiglia che vale. Nonostante tutto

Tutto procede alla grande! Per più di dieci anni, le cose ad Anna  vanno a gonfie vele!  A parte le difficoltà generali della  pandemia e delle varie chiusure governative. Che si spera finiranno presto!

Veramente, nelle parole di Anna avverto un po’ di nostalgia. Ma c’è anche tanto orgoglio e determinazione. Con la consapevolezza che ci saranno sempre alti e bassi, Anna ama quello che fa. Lei va avanti , fidando nel cambio generazionale!

Brindisi, fiore all’occhiello della Puglia

Brindisi è una  meta turistica molto ambita per il suo passato glorioso, la sua arte, la sua cultura e la sua bellezza!  Perdersi in questo angolo di paradiso specialmente in bassa stagione, non ha prezzo! Effettivamente è un’esperienza che vi consiglio, sia per la vostra salute mentale che  fisica! Se avete poco tempo a disposizione come me,  anche  3 giornate vanno bene per  fare e vedere molte cose!

Qual è la storia di Brindisi?

Brindisi è un capoluogo di provincia di circa 90,000 abitanti, che si affaccia sul mare Adriatico. Questa deliziosa cittadina è stata abitata sin dai tempi della civiltà messapica. Proprio da quest’ultimo popolo deriverebbe il suo nome. Esso  pare vorrebbe dire ‘testa di cervo’ (termine Brendon o Brention). Infatti, l’insenatura portuale di Brindisi si biforca naturalmente assumendo  la forma delle corna di questo animale!

Le fortune di Brindisi derivano dal suo porto . Questo è sempre stato molto attivo, sia da un punto di vista commerciale che crocieristico (da qui ci si imbarca per la Grecia).

Brindisi, porta romana per l’Oriente

Non a caso i Romani si precipitarono a dominarla, trasformando Brindisi  nella ‘Porta d’Oriente’! Brindisi era lo sbocco naturale verso Levante , e dove  finiva la via Appia. Un  confine questo suggellato dalla costruzione delle famose colonne romane che adornano l’urbe.

Nel corso del tempo, Brindisi fece gola ad altri conquistatori, tra cui Goti, Longobardi e Saraceni.  I   Normanni segnarono una rinascita eccezionale, che al presente è testimoniata dall’esistenza di una sede vescovile e del castello federiciano. Successivamente Brindisi  passò quindi sotto il controllo di Venezia ,  degli spagnoli,  e dei Borbone, arrivando tra alti e bassi dopo l’Unità d’Italia (1869) a prosperare fino al presente!

2 Itinerari a piedi per scoprire Brindisi 

Brindisi  è il punto di arrivo per raggiungere il Salento in aereo. Vanta una posizione strategica , è una città moderna, che nasconde caratteristici scorci medievali e rovine dell’antica Roma.

Con un passato maestoso ed un porto naturale tra i più suggestivi del Mediterraneo, Brindisi è una città ricca di storia, cultura e bellezza. Nonostante la sua fama sia a volte oscurata  da Lecce, questo luogo vanta degli angoli capaci di ammaliare ogni viaggiatore. Vi propongo due itinerari da fare a piedi per perdervi nella magia di Brindisi dal centro storico al suo lungomare.

1    Itinerario a piedi nel centro storico di Brindisi

  1. ‘Piazza Santa Teresa’: Questa piazza che prende il nome dalla chiesa barocca omonima ( XVII secolo), stupisce per l’immenso ‘Monumento ai Caduti’. Lo scultore Edgardo Simone ne fu l’artefice intorno il 1930. Egli  raffigurò anche  il cervo (simbolo stesso del paese)  nella pavimentazione . Poco distante c’è un vecchio ‘Archivio di Stato’ al civico 4;
  2. ‘Piazza Duomo’ :Questa piccola agorà medievale è tappa d’obbligo per chi entra a Brindisi. Su di essa si  affacciano la  ‘Cattedrale’ o ‘Basilica di San Giovanni Battista’ (XI sec) , il ‘Seminario’ (XVI sec) e il Museo Archeologico Provinciale Francesco Ribezzo’  (1884);
  3. ‘Tempio di San Giovanni al Sepolcro’: Questa antica chiesa normanna (XI sec) fu rimaneggiata dai Templari’ e poi passò al culto dei ‘Cavalieri del Santo Sepolcro’. Si adottò la forma circolare per copiare il  ‘Santo Sepolcro di Gerusalemme’. Nonostante terremoti vari, questo tempietto continua a sopravvivere in tutto il suo splendore.

2 Itinerario del centro storico di Brindisi

Brindisi nel cuore

Non occorre andare all’estero, quando il paradiso è dietro l’angolo! Brindisi è una di quei posti da mettere in cima ai luoghi da esplorare. Vi sorprenderà, come ha fatto con me!  State già pianificando per  Brindisi. Vengo anche io ! Mi manca tanto da visitare ancora, come :

Allora, andiamo!  O come direbbero i pugliesi ‘sciamaninne’!

 

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Vinitaly 2022: Roberto Cipresso

Vinitaly 2022: Roberto Cipresso

“Non fidatevi di una persona che non ama il vino.”

Karl Marx

Vinitaly 2022: la cantina di  Roberto Cipresso 

Tutto è iniziato prima del Vinitaly 2022 , a Pisa,  durante una cena per sommelier. Ero tra gli ospiti.  Totalmente rapita dai suoi  aneddoti,  ascoltavo Roberto Cipresso , veneto di nascita ma toscano per scelta, presentare i suoi libri e i suoi elisir.

All’epoca Roberto Cipresso  era già  un winemaker di fama internazionale. Era a capo  della  sua omonima cantina a Montalcino , celebre per il suo  Brunello e per  la consulenza strategica per numerose aziende vinicole in Italia e all’estero.  Spinta dall’ispirazione di quella sera, ho preso l’iniziativa proponendogli di raccontare i suoi successi enoici. Il suo “” ha cambiato ogni mia prospettiva, confermandomi che quando ami ciò che fai, il vento soffia sempre nella giusta direzione.

Da lì iniziò un viaggio lungo cinque anni di gavetta, dal Nord al Sud Italia, isole comprese. Un percorso intenso che ha dato un significato ancora più profondo al mio cammino nella sommellerie, permettendomi di scrivere, come wine reporter, sulle diverse consulenze  vitivinicole  nazionali e oltre confine di Roberto Cipresso. 

La ripartenza dopo il Covid

Dal 10 al 13 aprile, questa incredibile avventura si materializzò davanti ai miei occhi con il Vinitaly 2022 . Dopo il lungo silenzio imposto dal  Covid-19  , la kermesse veronese riaprì finalmente le porte al mondo del vino. Quella 54ª edizione rappresentò molto più di un semplice appuntamento professionale: tra i padiglioni si respiravano rinascita, condivisione  e voglia di tornare a vivere. In quell’occasione ebbi il privilegio di vivere il Vinitaly 2022 da dietro le quinte  insieme al team della sua cantina :

Mi occupavo dell’accoglienza e della presentazione di sei produttori italiani e di uno spagnolo tutti uniti sotto la guida di Roberto Cipresso .Non so se è stata una semplice coincidenza , chi lo sa, ma il sogno non era finito perchè in occasione della manifestazione ho rivisto alcune delle prime cantine intervistate- dalla Sardegna alla Maremma, fino al Piemonte- per il genio di Bassano del Grappa  .  Stringere nuovamente la mano, specie dopo la pandemia, della gente e di quelle che qualche anno prima avevo descritto solo tra le righe è stata un’emozione difficile da spiegare. Per cui questo post  prova a essere un umile tentativo di convertire in parole quegli attimi di gioia indimenticabile.

Buona lettura!

Vinitaly 2022: Trend e novità ! 

Non c’ era alcun dubbio che i numeri del  Vinitaly 2022 sarebbero stati esplosivi (4.400 espositori) . Il format ha rispecchiato quello del passato, a cui  si sono aggiunti degli spazi inediti che hanno visto protagonisti:

  • ‘Vinitaly Bio’ :  vini green certificati italiani  e stranieri ;
  • ‘Micro Mega Wines’ , ‘Micro Size’, ‘Mega Quality’ : vini italiani di altissima qualità, reperibili in piccole quantità d’autore;
  • ‘Enolitech’ :  innovazione e   tecnologica applicata alla vitivinicoltura, olivicoltura e beverage;
  • Vinitaly Design’ : salone indirizzato a tutte le nuove mode in merito  agli accessori  per ristorazione e sommellerie ;
  • ‘International Wine Hall’ :  vini e distillati provenienti da ogni parte del pianeta.

Le tre novità di Roberto Cipresso al Vinitaly 2022

Che  Roberto Cipresso   non  finirà mai di stupirci è ormai una certezza. Perché propone sempre qualcosa di rivoluzionario. Come i suoi vini, che modella  di continuo con dei blend mai banali per regalarci qualcosa fuori dal comune! Il riflesso della sua filosofia aziendale è stato il suo stand al  Vinitaly 2022 : il n. 9  B12 Toscana   Quello è stato un vero e proprio laboratorio di vino e di idee che ha visto i riflettori puntati su:

  1. Sette cantine firmate Roberto Cipresso: I Garagisti di Sorgono (Sardegna), Cantina Ribote (Piemonte), MaremmAlta (Maremma), Cantina Corte Capitelli  (Veneto), Tenuta Donna Madia, (Puglia),  Centimetro Zero (Marche); Bodega Santa Caterina, (Palma di Maiorca);
  2. Mosaico per Procida 2022 : un  assemblaggio  di 26 vitigni campani . Si tratta della grand cuvée celebrativa creata da Roberto Cipresso in onore di Procida  capitale della cultura 2022. Un conccept enoico di successo lanciato dal giornalista  Gaetano Cataldo insieme all’ Ass. Cult. Identità Mediterranea di cui è presidente;
  3. Un vino per la pace in Ucraina : un’anticipazione di un altro capolavoro dell’enologo nazionale. L’idea prevede  di realizzare  per la pace in Ucraina un vino fatto dal suo vitigno autoctono, cioè l Odessa black . Così la vite  diventa simbolo di speranza per la fine della guerra con la Russia.

Vola solo chi sa osare! 

Per ordine entriamo nel vivo di questo grande circo del vino focalizzando l’attenzione sul primo punto descritto in alto, perchè è stato quello che ho toccato con mano. Ho letteralmente afferrato lo spirito  di Roberto Cipresso nel  fare vino :  andare oltre le regole! Testa e cuore, scienza e intuizione per creare dei blend inediti.

Nettari pregiati che sono il risultato del connubio dei vitigni più rappresentativi della viticultura globale.  Quelli cioè che si snodano lungo un filo immaginario posto sul 43° Parallelo Nord, che va dalla Georgia al Nuovo Mondo. Cerchiamo di capire di cosa sto parlando qui in basso.

Vinitaly 2022:  il vino secondo  Roberto Cipresso! 

Come avrete ben capito, Roberto Cipresso  ha un modus operandi in fatto di vino che sorprende sempre più , e conquista! La sua è un’ossessione calibrata  per ottenere  un vino che possa avvicinarsi alla perfezione. Per raggiungere questo traguardo  si affida alle straordinarie matrici dei suoli della Toscana, dell’Umbria e delle Marche. Queste tre regioni sono infatti attraversate in Italia dal leggendario 43° Parallelo Nord. Ma che cos’è esattamente questo concetto, base assoluta di tutto il suo lavoro?

Ci troviamo di fronte  a una congiunzione fortunata di terre  d’elezione dove nascono e prosperano alcune delle varietà più espressive in assoluto: Verdicchio, Sangiovese, Montepulciano, Vermentino e Sagrantino. Questa linea immaginaria non rappresenta un semplice dato cartografico, ma racchiude un concetto rivoluzionario di terroir diffuso.

Il 43° Parallelo Nord  è un asse simbolico, storico e profondamente mistico, capace di avvolgere l’intero globo terrestre. Questo orizzonte unisce idealmente i luoghi in cui la viticoltura ha emesso i suoi primissimi vagiti, come le antiche valli del Tigri e dell’Eufrate e le terre della Georgia, fino a toccare le nuove e avveniristiche frontiere vinicole oltreoceano  nell’Oregon. Si tratta di una coordinata geografica speciale, che sorvola santuari di immensa energia spirituale come Medjugorje, Assisi e Santiago de Compostela, quasi  a voler trasmettere ai frutti della terra un’aura ancestrale e identitaria.

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7 Cantine gioiello  firmate Roberto Cipresso!

L’ instancabile visione creativa di Roberto Cipresso  non conosce  sosta, vede castelli laddove altri ci scorgono solo pietre. Non a caso l’angolo divino di Roberto Cipresso al Vinitaly 2022  è stato un melting pot delle migliori aziende vitivinicole tutte legate da una forte partnership con l’enologo.

Il tocco del maestro ha impresso una svolta decisiva. Queste cantine stanno facendo rumore in campo  per la purezza e l’originalità dei loro sorsi. Ognuna di esse custodisce  un frammento di quel puzzle planetario racchiuso nel principio del 43° Parallelo Nord. Eccole nel dettaglio!

1. I Garagisti di Sorgono, Sardegna

Tra i ricordi più vivi del mio percorso nel vino, quello legato ai I Garagisti di Sorgono occupa un posto speciale. Fu infatti il primo wine report che sviluppai  per Roberto Cipresso, un’esperienza che accese la scintilla del vino vissuto e narrato fra i filari.

Chi sono ? Pietro UrasRenzo Manca, Simone Murru : tre giovani imprenditori della provincia di Nuoro che si sono affacciati sul  mercato nel 2015 . Il loro scopo è stato  chiarissimo: fare vino in modo puro, rubando il mestiere ai vecchi artigiani. Si sono ispirati al movimento francese dei  vins da garage.  

Come i vigneron d’Oltralpe hanno voluto solo imbottigliare poche bottiglie mettendoci l’anima dentro e  curando ogni singolo grappolo. Il risultato di questa marcia aziendale sono delle microproduzioni amatoriali di vino all’ interno della  Mandrolisai DOC : una piccola denominazione vinicola nel bel mezzo  della terra dei Nuraghi. Essa comprende i comuni di : OrtueriAtzaraSorgonoTonaraDesulo, e Samugheo. La sua unicità risiede nello storico uvaggio previsto dal disciplinare, ottenuto dall’unione dei tre principali vitigni sardi:

I Garagisti di Sorgono  stanno portando un’ondata di rinnovamento nei vini della Mandrolisai DOC. Rispetto al passato i tre amici possono essere considerati come i pionieri del vino della Sardegna centrale: non si accontentano più di assemblare quantità  casuali di vitigni. Al contrario studiano la vite  in modo più approfondito , concentrandosi sui tempi di maturazione dell’uva.  Sudano per guadagnare  equilibrio, precisione ed espressività. Da questo approccio nascono vini più intensi,  e capaci di esprimere con autenticità il carattere del Mandrolisai DOC.

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2. Cantina Ribote, Piemonte

SuaMaestà  Piemonte entra in scena con la Cantina Ribote  (1980): da cinque generazioni sono il simbolo dell’eccellenza dei vini piemontesi. Siamo nelle colline delle  Langhe  , un fazzoletto di terra vocato da secoli alla viticoltura. Guardando la mappa, questo paradiso tutto italiano si sviluppa tra la provincia di  Cuneo  e quella di Asti . I suoi confini geografici si suddividono in Alta Langa   (fino a 896 metri) e Bassa Langa (con quote genericamente inferiori ai 600 metri).

Nei loro 35 ettari di terreni a Dogliani (CN) la famiglia Porro   coltiva il Dolcetto , vitigno autoctono generoso e versatile. Da oltre vent’ anni  coltivano  queste uve, che provengono da piante che hanno un’ età compresa tra i 10 e i 95 anni, e  vinificandole prevalentemente in purezza. Le versioni più rappresentative sono:   Dogliani  , Dogliani DOCG, e Dogliani superiore. Vini Ribote sono biologici e di alto livello, su cui si interviene solo laddove è estremamente necessario. L’esclusione totale di sostanze chimiche, di diserbanti e di insetticidi, applicata rigorosamente fino all’imbottigliamento, garantisce vini  puliti che tutelano la salute del consumatore e l’integrità dell’ambiente.

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3. MaremmAlta, Toscana

MaremmAlta è la cantina di Stefano Rizzi che ci porta con i suoi vini  a Gavoranno , un piccolo paesino vicino a Grosseto . Siamo esattamente in  Maremma, la zona  più selvaggia  e meno  conosciuta della Toscana , che  si estende per  5000 km2   da Livorno fino a Civitavecchia. Vent’anni fa Stefano Rizzi vendeva il vino in qualità di   vicepresidente della Winebow (gruppo specializzato nell’export del vino italiano negli USA fondato da Leonardo Lo Cascio). Oggi lo produce, ed egregiamente. 

Da allora il poliedrico imprenditore romano si dedica alla sua splendida  azienda agricola  immersa in  16 ettari di rigogliosa e fertile campagna toscana. Qui coltiva Ciliegiolo, Syrah , SangioveseCabernet Sauvignon, Vermentino e Viognier . E ne vengono fuori vini straordinari  per lo più lavorati in purezza.

4. Cantina Corte Capitelli, Veneto

Cantina Corte Capitelli è un business giovane . Ci troviamo  a  Montebello Vicentino (Vicenza). Questa è una provincia  ad alta vocazione vitivinicola.  Il cammino di questa coppia di ragazzi  innamorati,  brillanti e capaci è appena iniziato! Il loro desiderio è quello di trarre il meglio dalla Garganega, vitigno a bacca bianca tipico delle colline vicentine. Da esso  confezionano le loro principali bottiglie.

I vigneti della Cantina Corte Capitelli sono prevalentemente disseminati in località Conca D’ Oro . Questo è un ampio anfiteatro naturale incastonato nelle Prealpi vicentine. Si tratta di una suggestiva dimora custode di un  terroir introvabile altrove. Le particolari caratteristiche di questo ambiente pedoclimatico sono una felice esposizione a sud-est  e la natura vulcanica dei suoli. In particolare vi suggerisco di ordinare il loro Doradorosè. Questo è un rosato di Syrah e Tai , che colpisce perchè riesce a essere delicato al primo assaggio, ma anche deciso nella sua elegante persistenza. Sicuranente è un vino ricercato , di cui ricordo la vivace freschezza e mineralità. 

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5. Centimetro Zero,  Marche

Ad onorare il ricco patrimonio vitivinicolo del centro Italia I Vini cm 0 : circa 600 etichette realizzate da Roberto Cipresso e dai ragazzi con disabilità intellettive del ristorante sociale  Centimetro Zero , a Pagliare (Spinetoli),  Ascoli Piceno. Con  il supporto e la supervisione di Roberta D’Emidio, responsabile della locanda del terzo settore, il guru del vino dimostra ancora una volta che il vino è motivo di crescita,  solidarietà e speranza.

Roberto Cipresso e Roberta D’Emidio sono due grandi personalità che hanno messo il loro sapere fare al servizio di chi è stato meno fortunato. E nonostante tutto si sorride e si va avanti! Un qualcosa di così speciale che anche il presidente della Repubblica Mattarella ha riconosciuto pubblicamente l’alto valore di questo modello di convivenza civile e solidale.

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6. Tenuta Donna Madia, Puglia

Rotoliamo verso il Sud d’Italia con la scheda di Tenuta Donna Madia : il desiderio del medico  Bartolomeo Lofano di  continuare  una vecchia attività di  famiglia. Con il prezioso aiuto di Roberto Cipresso la  Tenuta Donna Madia è un cantiere in divenire nella  soleggiata Contrada Petrarolo in Puglia . Un luogo speciale pieno di  filari di Fiano, Primitivo e Sangiovese e alberi di olivo, protetti dagli antichi muri a secco. Ad un’altitudine di circa 200 metri ,  il Mare Adriatico influisce sul vigore  delle tre uve  della tenuta, da cui scaturiscono queste due formidabili etichette:

  • Donna Madia 2019: un rosso esplosivo di 25%  Primitivo e 75%  Sangiovese. La vigna è coltivata  ad un’altitudine di 195 m s.l.m. nell’entroterra del territorio di Monopoli. Il colore è rosso rubino,  al naso regala sensazioni di ciliegia e confettura di fichi, e note che ricordano il cuoio e il tabacco. Al palato entra lentamente e poi si accende con un gusto  pieno e definito. Il gusto, coerente con l’olfatto, porta sensazioni retronasali di frutta matura. Ha una buona definizione e una buona persistenza;
  • Fiano Minutolo 2020: un bianco da Fiano  in purezza. Un vino da pasto dal colore  giallo con riflessi finemente verdognoli, al naso ricorda subito la pesca bianca , fiori secchi e zafferano.  Al palato è suadente con note vibrate di mela gialla e miele. Chiude con una buona acidità che imprime una buona persistenza e pulizia.

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7. Bodega Santa Caterina, Maiorca

Al presente la  consulenza internazionale di Roberto Cipresso è un fronte oggi in continua espansione globale. Spicca l’esempio della  Bodega Santa Caterina,  un cantina fondata nel 1984 da Stellan Lundqvist a Maiorca. Questi fu un viticoltore svedese che si innamorò  di questa perla delle Baleari,  e vi piantò per primo le varietà nobili di Francia:  Merlot, Cabernet Sauvignon, Chardonnay e Syrah.

Nel 2002 , dopo una serie di vicissitudini e problematiche personali , l’azienda cessò la sua attività produttiva , per poi ripartire  nel 2014  grazie all’impegno dei figli . Da allora in poi  Bodega Santa Caterina  è attiva nel consolidare uno standard elevato dei loro vini, dei quali vi descrivo le etichette più interessanti: 

  • Inguany 2020: un rosso dall’anima latina intitolato così dalla parola catalana  “inguany'” , che significa “carpe diem”. Non cogliere al volo l’occasione di bere questo vino fatto da Calette (Cannonau) e Mandò (Alicante), sarebbe un peccato!  Il colore è rosso porpora, con riflessi violacei. Al naso risulta  complesso, con aromi di frutta nera , pepe, caffè e  caramello e tostato. Il suo finale è elegante, rotondo e lungo, con  un retrogusto di caramello e note tostate;
  • Bianco Mallorca 2021: un bianco fatto di Viognier , Girò Ros e Prensal che piace a tutti, quasi un vino universale, che tira secco come uno champagne. Il colore è giallo paglierino. Al naso è fresco, molto espressivo con aromi di  mela ,  pera e ananas . Un vino bianco soave , con una buona un’acidità integrata, e  un retrogusto  vaniglia.

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Conclusioni. Vinitaly 2022

Innanzitutto per me viaggiare è come l’aria che respiro: una necessità prima che un capriccio. Apre la mente ,  insegna  a osservare il mondo da  prospettive differenti,  e inevitabilmente migliora l’approccio alla vita e il rapportarsi agli altri.  La lista dei motivi per fare le valigie  e lasciare la propria comfort zone è davvero infinita . E il vino, senza dubbio,  per me è diventato un fattore scatenante per vagabondare, perché  ti catapulta laddove tutto ha origine.  In fondo, questo è anche uno degli assiomi che   Roberto Cipresso  ripete  più spesso durante le sue lezioni sul vino nelle conferenze in giro per le unversità italiane.

Troppo spesso il vino è  associato  al solo atto del bere e al piacere del bere o ai momenti di convivialità. In verità è molto di più. Il vino è cultura quando nasce in vigna, quando viene prodotto e persino quando viene condiviso a tavola. Non si sceglie soltanto in base al gusto o a criteri pratici, ma  anche per le emozioni e le sensazioni che riesce a veicolare. Ogni bottiglia imprigiona un paesaggio, una saga familiare, e l’attaccamento alle proprie radici.  Proprio questo è il messaggio  che Roberto Cipresso  ha professato al Vinitaly 2022.

Vinitaly 2022: dati interessanti!

Infine, non bisogna dimenticare che il vino rappresenta anche uno dei grandi motori dell’economia italiana. Non a caso il Vinitaly 2022 ha dimostrato ancora una volta che il vino italiano resta la prima voce dell’export agroalimentare . Il suo fatturato è  in continuo aumento . Un successo non scontato in un mercato mondiale in continua evoluzione, sempre più affollato e competitivo. Leggiamo insieme  alcune delle più interessanti statistiche emerse secondo la  fonte ASNALI (Ass. Naz. Aut. Liberi Imprenditori):

  • Erano presenti ben 88.000 operatori, e il 28% di questi erano stranieri (25.000) provenienti da 139 paesi. Questo dato testimonia una  rinascita economica;
  • Sul fronte delle presenze estere, la leadership appartiene in ordine di importanza a: USA, Germania, Regno Unito, Canada, Francia. Seguono Svizzera, Belgio, Olanda, Repubblica Ceca e Danimarca.  In ambito extraeuropeo si segnalano come emergenti: Singapore, Corea del Sud, Vietnam, India e Africa.

A conti fatti ,  il  Vinitaly  ha scandito l’evoluzione del sistema vitivinicolo nazionale e internazionale. Sin dal 1967 anno della sua fondazione.  Perchè ha compiuto una vera rivoluzione culturale. Ha cambiato il volto del vino da semplice prodotto agricolo di consumo quotidiano a icona di stile, economia e turismo. Era arrivato il momento di dare  dignità internazionale al lavoro dei vignaioli.


‘Masseria Monache’, il tipico casolare di campagna da cui partire per visitare il Salento

‘Masseria Monache’, il tipico casolare di campagna da cui partire per visitare il Salento

“…Notte, spiaggia, Mare caldo, Luna bassa

Dà onda giallaaaa, Bagno di maree, A mezzanottee

Scif sciaf sotto la luna

A quest′ora più nessuno, Sulla spiaggia sta a guardare, Siamo soli mezzo al mare

A mezzanotte…”

Modugno

‘Masseria Monache’, un viaggio nel magico  Salento 

Un weekend di Febbraio sono ospite di Alberto Argentieri presso la sua  ‘Masseria Monache’ . Questo è un incantevole chateaux  cinque stelle a  San Pietro Vernotico,  vicino Brindisi . Non finirò mai di ringraziare Luigi Bressan, noto enogastronomo televisivo, per avermi fornito  il prezioso contatto!

In tre giorni  Alberto  mi aiuta realizzare un sogno! Quale? Quello di scoprire il fantastico universo  delle masserie in Puglia, di cui vi parlerò più avanti nell’articolo. Inoltre questo brillante ragazzo pugliese mi farà girare la provincia di Brindisi.  Mi svelerà i tesori nascosti del tacco del nostro stivale!

Allora siete pronti? Prendete appunti , perché  sono sicura che la   ‘Masseria Monache sarà la vostra prossima scelta per una vacanza alternativa al Sud  tra gli uliveti e le acque limpide della Puglia. Sono sicura che potrebbe essere la vostra prossima tappa per una vacanza indimenticabile!

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Si parte! San Pietro Vernotico. La provincia di Brindisi

Fortunatamente la mia avventura fuori porta comincia un venerdì pomeriggio! Lasciata ‘Piazza Duomo’  a Brindisi , vado in macchina con  Alberto alla volta di San Pietro Vernotico! Tanto per cominciare, durante il tragitto Alberto precisa che San Pietro Vernotico è il suo paese natale. Ma è anche quello del  grande Modugno. Pare che qui ‘Mr Volare’  trascorse sia la sua infanzia, che la sua adolescenza!

Cena gourmet al ‘Prato Bistrot’  

Intanto cala il buio,  e con essa anche la temperatura! Non è difficile trovare parcheggio a San Pietro Vernotico,  un piccolo comune di appena 13, 000 abitanti!  Scesi dall’auto ci avviamo  a cenare presso il ‘Prato Bistrot’ , rinomato ristorante  del suo  amico Pier Paolo Prato !

Gentilmente Pier Paolo  , ci fa accomodare in un tavolo per due. Ci offre delle bollicine di benvenuto. Prima di ordinare  Alberto  mi fa inzuppare il pane nel suo olio extravergine firmato ‘Masseria Monache’!  Che bontà! Una linea aromatizzata al limone, basilico, arancia e peperoncino!

Menù da re al ‘Prato Bistrot’!

Ed ecco che  il lauto banchetto si arricchisce di   cruditè di spada, tonno ,  ostriche, e linguine ai ricci! Non c’è da stupirsi se il pesce è freschissimo ! Il  ‘Prato Bistrot’ puo’ contare infatti  sulla pescheria di famiglia . Figuratevi, che prima esso era solo un bar ,  oggi invece è fiore all’occhiello della ristorazione locale,

In zona c’è solo Pier Paolo , che riesce a esplodere ad alti livelli! D’altronde. Non è un caseo se  Pier Paolo è da poco presidente neoeletto della ‘F.I.P.E.’ (‘Federazione Italiana Pubblici Esercizi di Brindisi’). Ci hanno visto bene! Purtroppo Pier Paolo va via perché indaffarato con altri clienti.

Si torna a al capoluogo! A concludere splendidamente  la serata, io e Alberto  ci concediamo un amaro al ‘Palazzo Nervegna’ . In questa dimora storica  dorme il capitello della colonna romana di Brindisi!

La costa brindisina. Un tour tra Ionio e Adriatico! 

Mamma mia! Un po’ di sole! Spalanco le finestre del mio ‘b&b Acquapazza’ nel cuore di Brindisi, e respiro l’aria fresca del mattino. Davanti i miei occhi la cupola della cattedrale, che maiolicata fa da faro a dei gabbiani giganteschi.

Come da rito, mi fiondo a rifare colazione con caffè nero  e pasticciotto pugliese! Questo goloso dolce di frolla ripieno di crema, varrebbe da solo una valida ragione per recarsi in Puglia!  Una goduria infinita! Mi rilasso mentre aspetto Alberto  . Si fa tardi e ora di andare via! C’è troppo da vedere e da fare! Alberto   mi fa salire nel suo fuoristrada per andare a contemplare il mare del Salento! Vediamo tre posti da girare , seguitemi!

1. ‘Campo di mare’

‘Campo di mare’ è un suggestivo borgo di pescatori del comune di Torchiarolo. Questa è meta ambita principalmente dalle famiglie locali. La  spiaggia è eccezionale nei giorni in cui spira il vento di tramontana!  Il fondale a riva è basso e sabbioso, ideale per lasciare giocare i bambini in tranquillità!

2.  ‘Torre San Gennaro’

Torre San Gennaro’ si affaccia sull’azzurro dell’Adriatico. Questa oasi è piena di  attrezzatissimi stabilimenti balneari, costellati da tipici chioschetti in cui trovare ristoro alla calura estiva. E in uno di questi  io e Alberto  ci concediamo due Negroni.

Siamo al  ‘Bar Nautico’ . Nel frattempo che Alberto  esce a fumare, chiacchiero del più e del meno con  Salvatore Paladini , il proprietario . Che coincidenza! In precedenza questo simpatico signore era cantiere a Montevarchi! Ci accomuna la passione per il vino e per la Toscana! Ci concediamo da Salvatore  per dirigerci verso ‘Masseria Monache’.

3.  ‘Parco del Negroamaro’

Inevitabilmente il  tratto di strada che porta da Brindisi  verso San Pietro Vernotico cambia decisamente. Si colora di un verde sgargiante. Stiamo percorrendo la pianura del ‘Tavoliere del Salento’ . Davanti a noi si staglia il ‘Parco del Negroamaro’, una distesa di filari infiniti destinati alla lavorazione del  famoso vino del Negroamaro.

Il Negroamaro è un  vitigno autoctono a bacca rossa del Salento!  Il nome Negroamaro fa riferimento  al colore scuro delle uve.  Probabilmente l’etimo deriverebbe dalla parola ‘nero’ dal greco ‘μαύρο’ o dal latino ‘niger’ (o da tutte e due!). Questo nettare divino  è  tra i rossi più corposi e pregiati d’Italia. Dove cresce il  Negroamaro i  suoli sono  fertili e il clima mite, specie a SquinzanoSalice Salentino, le due aree  ‘DOC’ !

‘Masseria Monache’, la tipica masseria del Salento

Si supera il ‘Parco del Negroamaro’,Alberto  svolta verso un vialetto in Strada Provinciale 86 a San Pietro Vernotico. Eccoci finalmente ‘Masseria Monache! Un resort incantato immerso nel favoloso  Salento, circondato dalla macchia mediterranea.  L’ideale per svagarsi all’insegna del benessere, del relax, e del divertimento.

Con mia grande gioia, si apre  un  cancello enorme che ci fa entrare dentro la  ‘Masseria Monache’.  All’istante quello che mi colpisce di questo eden incantato sono le magnifiche mura in tufo  e la vastità della sua superficie . E ancora il contrasto tra il bianco della pietra leccese che l’avvolge  e il blu cobalto del cielo!

Senza parole!  ‘Masseria Monache’ è un gioiello  incastonato in due ettari di terra, con altri 10.000 disseminati nelle vicinanze. Un giardino grandioso che alterna palme esotiche, ad orti, agrumeti e 150 ulivi, da cui producono il loro pluripremiato extravergine.

Mi rendo conto che soggiornare presso la ‘Masseria Monache equivale a ritornare al lusso e alla semplicità delle piccole cose. Questi erano i veri valori della vecchia vita contadina, che sta alla base della storia di  questo straordinario relais !

Nel dettaglio la Masseria Monache consta di due edifici. Il primo color rosso porpora era l’ex casa padronale, dove vive Alberto  insieme ai suoi affetti. Il secondo color latte , era un vecchio deposito che ora fa da  bed and breakfast. Ci sono quattro stanze in tutto. Queste sono sovrastate dai caratteristici tetti alti con volte a botta, e sono dotate di tutti i comforts. Gli arredamenti interni  sono lineari e di classe. Ma cerchiamo di capire un  po’ di più sulle masserie !

Come nascono le masserie? Un pezzo di storia del Sud Italia

Dunque, le masserie erano degli edifici rurali risalenti al Cinquecento, che  facevano parte di vere e proprie aziende agricole all’ epoca del latifondo. Ognuna di queste costruzioni in mattoni svolgeva un ruolo diverso.

Il fenomeno delle masserie esplode in tutto il Meridione durante il regno dei  ‘Borbone’ (XVII sec.). A seguito dell’espropriazione dei feudi ecclesiastici, i re spartirono i lotti di terra ai ‘massari’, cioè ‘capi reggenti’. Un escamotage per controllare l’operato dei contadini e al contempo per approvvigionarsi di cereali.

Il picco dell’evoluzione delle masserie si ebbe nel periodo del ‘Regno delle Due Sicilie’ (XVIIII). Allora si avvertì ulteriormente l’esigenza di favorire  questo tipo di comunità agricole per il ripopolamento di aree desolate.

Cosa sono allora le masserie?

In buona sostanza, le  masserie erano dei veri e propri villaggi agricoli, che comprendevano, oltre alla dimora del proprietario terriero, anche gli alloggi dei contadini, le stalle, i cortili e le aree di lavoro. Non a caso il termine deriva dalla parola ‘masserizie’, cioè oggetti e viveri di qualsiasi uso quotidiano riposti nei vari in spazi loro destinati.

A seconda della ricchezza dei proprietari, queste imprese agricole erano più o meno sfarzose.  Se c’era qualche stemma in più, le masserie erano anche fortificate. C’erano al loro interno cinta murarie e torri per difendersi dapprima dai Mori e briganti, e di poi da ladri comuni

Il lento decadimento delle masserie è da attribuire alla ‘riforma agraria’ a cavallo delle  due guerre mondiali. Normalmente quando le terre furono frazionate, si spense per sempre il senso di aggregazione di  queste realtà bucoliche! Il loro conseguente abbandono fu rapido. Ma non tutto andò perduto!

Come rinascono le masserie? Ve lo spiego nel dettaglio con la storia di Alberto!

Solo recentemente le masserie sopravvissute hanno cambiato look e funzionalità. Tutto questo grazie allo spirito d’iniziativa di privati che le hanno destinate a b&b, agriturismi, e relais, per la gioia dei vacanzieri!

Ne è un esempio la  ‘Masseria Monache’  di Alberto , una proprietà che ereditò dai genitori . Originariamente non era altro che un rudere. Questo era appartenuto prima a un convento, dopo a ‘Don Zonda’ , un nobile milanese che vi ci fece la sua residenza nobiliare!

Certamente per  Alberto  ‘Masseria Monache’   è una benedizione. Ma dieci anni di attività di successo hanno richiesto coraggio, impegno, costanza e determinazione! Vecchie foto dell’immobile fanno capire che la ‘Masseria Monache’  era proprio una catapecchia! Più facile forse a vendersi che a ristrutturare! Tuttavia la passione per la propria terra e l’attaccamento alle proprie radici hanno spinto Alberto  a rischiare, e l’audacia l’ha abbondantemente premiato!

Perché allora andare alla ‘Masseria Monache’.

Capirete bene che ‘Masseria Monache’ è il posto ideale dove rifugiarsi per una villeggiatura all’insegna del benessere!  Alla ‘Masseria Monache’  non dovete preoccuparvi di nulla! A coccolarvi ci pensa Alberto e il suo staff !  Al resto provvede madre natura! Immaginatevi di svegliarvi e oziare tra le aperte campagne pugliesi al cra cra cra dei grilli e delle cicale e a sentirvi parte del  Creato!

E se non siete troppo pigri potete noleggiare bici, o partecipare alle escursioni a cavallo organizzate apposta per farvi esplorare i dintorni! E tanto altro ancora! Non siete ancora cora convinti ? Seguitemi!

5 buoni motivi per prenotare alla ‘Masseria Monache’!

  1. Servizio navetta:
  • se non sapete come fare per piombare alla ‘Masseria Monache’ , avete a disposizione un servizio di transfer con tanto di navetta dall’aeroporto ‘Papola Casale’ di Brindisi (26 km);
  • Se siete auto muniti, potete contare sulla presenza di un ampio parcheggio sorvegliato h24!;
  1. Colazione inclusa:
  • Vi attende un’abbondante colazione biologica a buffet inclusa nel prezzo  (su richiesta anche gluten/lactose free!)
  1. Assaggi dei loro prodotti tipici:
  • La mamma di Alberto vi farà assaporare i succulenti piatti della tradizione gastronomica salentina a base delle loro verdure e frutta di stagione;
  1. Degustazione d’olio:
  1. Vicinanza a:

‘Cantina due Palme’, una tentazione divina a Cellino San Marco

Per aggiungere un’altra tentazione alla lista delle cose da fare alla ‘Masseria Monache’ , vi suggerisco un salto a Cellino San Marco. Non per ascoltare Albano Carrisi,  ma per tuffarvi nei vini  del Salento!

Prima di ritornare a Pisa, Alberto  mi porta presso lo  show room delle ‘Cantina Due Palme. Si tratta di un grandissimo stabile di 45.000 m² .  Qui si svolgono tutti i processi di vinificazione, invecchiamento, imbottigliamento, e stoccaggio dei vini.

I vitigni del Salento

‘Cantine Due Palme’  è una cooperativa di 1000 affiliati delle migliori imprese vitivinicole tra Lecce, Brindisi e Taranto. Dal 1989, anno della sua fondazione a opera di Antonio Maci, l’obiettivo aziendale è la realizzazione di vini di qualità. Vini  ottenuti esclusivamente da uve locali oltre il Negroamaro, quali:

Con una produzione di 18.000 bottiglie annue, proiettate quasi tutte nel mercato internazionale, ‘Cantina Due Palme’ rappresenta veramente l’eccellenza dell’enologia pugliese.

I vini della ‘Cantina due Palme’

Luigi Fortunato è il direttore vendite dello show room . Ci fa da cicerone in questa cattedrale del vino, perno su cui gira tutto l’indotto economico dell’interland. A celebrare il mio rientro a Pisa, stappiamo i sugheri delle etichette migliori della ‘Cantina Due Palme :

Grazie Alberto. Il Salento nel cuore!

Per concludere, voglio ricordarvi che alla ‘Masseria Monache’  l’ospitalità è disarmante,  il contatto con la natura e la riscoperta delle tradizioni garantite! Sarà un’esperienza indimenticabile! Manca solo fare le valigie ! Non aspettate per forza l’alta stagione! Ogni giorno dell’anno è valido per fuggire dallo stress! Perché c’è sempre la ‘Masseria Monache’  che si prenderà cura di voi, viziandovi. Ve lo garantisco! Proprio come Alberto ha fatto con me!

Venire in Puglia vuol dire regalarvi benessere perché è una regione di grande  tradizione enogastromica, ricca di  storia e fascino . Che sia autunno, inverno, primavera o estate non mancheranno eventi, sagre, feste paesane e spettacoli nei quali rivivere le abitudini di un tempo e lasciarsi andare ai piaceri culinari. Cosa aspettate? Fate le valigie e partite! La Puglia vi aspetta!

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Vinho Verde , l’oro verde del Portogallo. Parte prima

Vinho Verde , l’oro verde del Portogallo. Parte prima

“…Sa volare solo chi osa farlo…” 

L. Sepulveda

‘Vinho Verde’, l’oro verde del Portogallo. Parte prima

Il ‘Vinho Verde’ è un vino portoghese prevalentemente bianco. Questo  sta riscuotendo un’enorme popolarità. Perché? Esso è un lusso alla portata di tutti, per la sua delicatezza, eleganza, e  versatilità. Una tipologia di vini adatta a tutti i tipi di piatti e palati.  Da quelli più semplici a quelli più esigenti!

Altro e indiscutibile X factor del  ‘Vinho Verde’  è la sua frizzantezza, derivante in origine dal carbonio naturale dell’uva. Questa però è ultimamente procurata da molti vignaiuoli con l’aggiunta di una lieve dose di anidride carbonica . Ciò si fa per venire incontro al gusto dei consumatori , specie quelli americani! Venite a scoprire il ‘Vinho Verde’  con me!

‘Vinho Verde’ la DOC del Portogallo

Il ‘Vinho Verde’ è una ‘Denominazione di Origine Protetta’, ed è tipico delle sinuose alture del Nord del Portogallo.  Esso trasuda vino dagli albori della viticoltura. Forse il ‘Vinho Verde’  si chiama così per il colore verde dei suoi vigneti . Oppure per le sue uve acerbe , raccolte in anticipo, perché va bevuto giovane.

Come ogni sommelier adoro andare in giro alla ricerca di nettari prelibati.  Tra questi annovero il ‘Vinho Verde’ , un vino fresco, erbaceo, sapido, con un sentore di frutta finale che stupisce.  Come la vita che ti regala sempre qualcosa di magnifico, quando meno te lo aspetti.

Viaggiare per me è una droga da cui non tento neppure di disintossicarmi.  Non perché così si stacco dalla routine, o perché fa tendenza, ma perché mi apre il cuore. Non smetto mai di imparare. Mi  fa infatti vedere le cose e la gente da una prospettiva diversa. Controllo meglio i problemi, me stessa e avverto una pace interiore e con l’universo immensa.

Il mio amore per il Portogallo mi porta alla cantina ‘Quinta de Torre’ di Andrè Amaral 

Il Portogallo non me lo tolgo proprio di dosso. A Pasqua del 2017 atterro per la prima volta a  Lisbona , che mi strega per il suo patrimonio artistico culturale, il calore del suo popolo e l’azzurro del suo oceano.

A Lisbona ci si perde tra i suoi vicoli irti e ciottolati. Lì si respira un passato glorioso fatto di esplorazioni e conquiste. Queste sono cantate nelle languide musiche del  fado , la cui malinconia o saudade si sente nell’aria. Questa musica triste pare manifestarsi al primo chiarore di luna, annidandosi tra i tavoli delle piccole taverne sempre a festa.

Nel 2018 mi dirigo invece ad Algarve, nella splendida Faro, una deliziosa cittadina lusitana, che ipnotizza con le sue falesie grandi  come giganti. Una villaggio di pescatori, che acceca lo sguardo con le sue interminabili distese di sabbia dorata e le sue acque  cristalline.

Per pura coincidenza o destino non lo so,  Andrè Amaral , responsabile di ‘Quinta de Torre’, una delle più prestigiose cantine di ‘Vinho Verde’  del Portogallo, naviga sul mio sito www.WeLoveItaly.eu. Due articoli dedicati a Lisbona e Faro lo incuriosiscono . E così  mi contatta  attraverso i social.

Food Life Style rivista ristoranti stellati
‘Food Life Style’ di Carmela Loragno

‘Vinho Verde’ una scommessa in Italia

Andrè segue assiduamente il mio diario di bordo virtuale, e  questo mio girovagare per posti, e personaggi straordinari . Ci si contatta via etere, e decidiamo di collaborare. L’obiettivo comune è valicare i nostri confini territoriali.  Io da reporter del vino  in Portogallo, e lui da esportatore del suo Vinho Verde nel nostro bel paese!

Mi rendo conto che si fa sul serio, quando Andrè mi spedisce a Pisa dei campioni dei suoi vini etichettati ‘San Caetano’ . Questi sono chiamati così in onore di una cappella all’interno del suo wine relais . Mi innamoro inevitabilmente di ognuna delle sei bottiglie di ‘Vinho Verde’. Perché penso potrebbero funzionare sia in Toscana che in Puglia!

Inizia la partita! 

Queste due regioni infatti sono per lo più vocate ai rossi. E penso che  i vini  ‘San Caetano’  potrebbero fare gola ai ristoratori delle coste tirreniche e adriatiche. Perchè? Perchè  queste bollicine sono esotiche, di alto livello, e  hanno ottimo rapporto qualità prezzo. Non male!

Sulla base del ragionamento su fatto, ho provato alla fine a lanciare il ‘‘Vinho Verde’  al Centro Sud. Ed ecco che in Toscana mi avvalgo dell’aiuto di Andrea Baldeschi .  Nel suo ristorante ‘Nautilus’ a Tirrenia comincio a organizzare delle cene con i vini  ‘San Caetano’ .  Questi sono perfetti per esaltare il gusto di ogni tipo di piatto leggero, di terra o di mare che sia. Ed è un successo!

Per la Puglia mi rivolgo invece a Orazio Sinigallia, un eclettico commerciante che promuove i vini  ‘San Caetano’ a Bari. Per merito di   Orazio  mi ritrovo poi a conoscere  Carmela Loragno, direttrice di  Food Life Style. Questa è una rivista stellata sulla gastronomia italiana. E per questa  scrivo una pagina tutta dedicata al ‘Vinho Verde’  e ai vini di  ‘San Caetano’ . Da energia si passa ad altra energia, e si finisce per  creare solamente good wibes!

Da Bruxelles a Marco de Canaveses, presso la cantina ‘Quinta de Torre’

Da settembre a dicembre 2019 sono stata impegnata a promuovere i vini ‘San Caetano’ per come su vi ho detto.  La richiesta di questi vini portoghesi è stata molto alta. Proprio come mi aspettavo. Poichè questi nettari bianchi non hanno assolutamente nulla da invidiare a un Riesling o a uno Chablis,  E per di più  il loro costo è decisamente più contenuto.

Il motivo dell’ accessibilità di questi vini portoghesi è dovuta ai costanti sforzi del Portogallo di competere sul mercato internazionale (soprattutto dopo il disastro della sua recessione economica iniziata negli anni Ottanta, e in parte guarita dagli interventi della ‘Comunità Europea’ ).

Bruxelles 2020

Bruxelles e Lory 

Sulla base dei risultati eccezionali in Italia per la promozione dei suoi vini,  finalmente Andrè mi ospita presso la sua cantina ‘Quinta de Torre’Marco de Canaveses . Il miracolo accade nel 2020. Trascorro Capodanno di quell’anno con la mia amica Lory a Bruxelles. E da qui volo verso il Portogallo per sperimentare con mano la bellezza di quei luoghi lontani.

Vorrei ringraziare  Lory che ha contribuito a questa mia avventura accogliendomi a casa sua a Bruxelles per l’ultimo dell’anno. Questo è anche un modo per esortarvi ad andare in Belgio, perchlé merita davvero. Ecco una lista dei posti da vedere:

 

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Florence Wine Event 2017

Florence Wine Event 2017

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“Florence Wine Event 2017”, Italy in a glass!

Florence Wine Event 2017” is an annual celebration of wine & food around Italy and not only ! For two days-18th and 19th November  lots of artisan and winemakers from different part of Italy gathered to pour over organic, biodynamic and natural wines to consumers.

It was held  with success at “Artex” , which is the “Centre for Artistic and Traditional Craftsmanship of Florence”, in via Giano della Bella 20. Here is the heart of  “San Frediano” , one of Florence’s most characteristic neighbourhoods .

“Florence Wine Event 2017” makes it possible for wine producers to meet each other and share their work, concerns and innovations with their peers. It’s not just for wine producers and wineries, it is also open to wine enthusiasts and other people who work in the wine industry. Let’s go to visit great Italian wineries!

The Wine in Tuscany

Winemaking is embedded in Italian culture and is considered a valuable part of the nation’s history. Italians are as passionate about wines as they are about family, tradition and fine cuisine.

Tuscan wines’ garnet-red colour, medium body and unique aromas all result from the high tannin and acidity in a Sangiovese grape. This is the secret to Tuscany’s unrivaled viticulture and wine-making heritage. Florence Wine Event 2017” is the right place where to experience all this!

At Florence Wine Event 2017” the several participating companies were selected in order to give them the opportunity to make known their top products.

The droves of hungry visitors were fed by a dozen street food stalls manned by some of Florence’s top restaurants and suppliers , whilst those thirsty for knowledge were helped with the kind  explanations of the exhibitors.

8 Top restaurants in Italy at “Florence Wine Event 2017”

Rappresentative wine companies from TuscanySicilyCampania  and Puglia  attended the Florence Wine Event 2017”  together with important professionals of the catering sector in Florence for lovers of local and even of  Japanese food.

Just to remind some of the them:

  1. Due Mari di Vino“ (Puglia);
  2. Donne del Vino (Tuscany);
  3. Adelina Molettieri” (Irpinia, Campania);
  4. “Firenze Sakè”;
  5. Giapponese Cuore (Florence);
  6. “Enoteca Alessi” (Florence);
  7. Osteria Tripperia il Maggazino” (San Frediano, Florence);
  8. Prinz Beverage & Food(Florence).

"I Pilastri  Vermentino DOC "-Lunigiana-wine-blog-weloveitalyeu

6. “Talò Verdeca”, Puglia

7. Catarratto Chardonnay Principi di Corleone”, Sicily

 

Italy and wine, a perfect marriage!

Italy is home of a huge array of wines, regions, grape varieties and wine styles. From the misty, lush rolling hills of the north to the sun-drenched hills of Tuscany, Umbria, the Marche and Abruzzo, to the southern lands of Puglia, Calabria and Basilicata, while not forgetting the islands of Sicily and Sardinia.

Italy – the home of ChiantiBaroloProseccoValpolicellaSoaveOrvietoEtna – has a rich and diverse wine heritage dating back more than four thousand years. Famous for its bewildering diversity of both grape varieties and wine styles, Italy is also significant for the sheer volume of wine it produces: just over 5.6 billion liters (around 1.5 billion US gallons) in 2018, from 695,000 hectares (1.7 million acres) of vineyards.

Why don’t you come here for your next upcoming holiday? There’s lot of things to do, to see . We’re waiting for you!

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