Vinitaly 2022: Roberto Cipresso

Vinitaly 2022: Roberto Cipresso

“Non fidatevi di una persona che non ama il vino.”

Karl Marx

Vinitaly 2022: la cantina di  Roberto Cipresso 

Tutto è iniziato prima del Vinitaly 2022 , a Pisa,  durante una cena per sommelier. Ero tra gli ospiti.  Totalmente rapita dai suoi  aneddoti,  ascoltavo Roberto Cipresso , veneto di nascita ma toscano per scelta, presentare i suoi libri e i suoi elisir.

All’epoca Roberto Cipresso  era già  un winemaker di fama internazionale. Era a capo  della  sua omonima cantina a Montalcino , celebre per il suo  Brunello e per  la consulenza strategica per numerose aziende vinicole in Italia e all’estero.  Spinta dall’ispirazione di quella sera, ho preso l’iniziativa proponendogli di raccontare i suoi successi enoici. Il suo “” ha cambiato ogni mia prospettiva, confermandomi che quando ami ciò che fai, il vento soffia sempre nella giusta direzione.

Da lì iniziò un viaggio lungo cinque anni di gavetta, dal Nord al Sud Italia, isole comprese. Un percorso intenso che ha dato un significato ancora più profondo al mio cammino nella sommellerie, permettendomi di scrivere, come wine reporter, sulle diverse consulenze  vitivinicole  nazionali e oltre confine di Roberto Cipresso. 

La ripartenza dopo il Covid

Dal 10 al 13 aprile, questa incredibile avventura si materializzò davanti ai miei occhi con il Vinitaly 2022 . Dopo il lungo silenzio imposto dal  Covid-19  , la kermesse veronese riaprì finalmente le porte al mondo del vino. Quella 54ª edizione rappresentò molto più di un semplice appuntamento professionale: tra i padiglioni si respiravano rinascita, condivisione  e voglia di tornare a vivere. In quell’occasione ebbi il privilegio di vivere il Vinitaly 2022 da dietro le quinte  insieme al team della sua cantina :

Mi occupavo dell’accoglienza e della presentazione di sei produttori italiani e di uno spagnolo tutti uniti sotto la guida di Roberto Cipresso .Non so se è stata una semplice coincidenza , chi lo sa, ma il sogno non era finito perchè in occasione della manifestazione ho rivisto alcune delle prime cantine intervistate- dalla Sardegna alla Maremma, fino al Piemonte- per il genio di Bassano del Grappa  .  Stringere nuovamente la mano, specie dopo la pandemia, della gente e di quelle che qualche anno prima avevo descritto solo tra le righe è stata un’emozione difficile da spiegare. Per cui questo post  prova a essere un umile tentativo di convertire in parole quegli attimi di gioia indimenticabile.

Buona lettura!

Vinitaly 2022: Trend e novità ! 

Non c’ era alcun dubbio che i numeri del  Vinitaly 2022 sarebbero stati esplosivi (4.400 espositori) . Il format ha rispecchiato quello del passato, a cui  si sono aggiunti degli spazi inediti che hanno visto protagonisti:

  • ‘Vinitaly Bio’ :  vini green certificati italiani  e stranieri ;
  • ‘Micro Mega Wines’ , ‘Micro Size’, ‘Mega Quality’ : vini italiani di altissima qualità, reperibili in piccole quantità d’autore;
  • ‘Enolitech’ :  innovazione e   tecnologica applicata alla vitivinicoltura, olivicoltura e beverage;
  • Vinitaly Design’ : salone indirizzato a tutte le nuove mode in merito  agli accessori  per ristorazione e sommellerie ;
  • ‘International Wine Hall’ :  vini e distillati provenienti da ogni parte del pianeta.

Le tre novità di Roberto Cipresso al Vinitaly 2022

Che  Roberto Cipresso   non  finirà mai di stupirci è ormai una certezza. Perché propone sempre qualcosa di rivoluzionario. Come i suoi vini, che modella  di continuo con dei blend mai banali per regalarci qualcosa fuori dal comune! Il riflesso della sua filosofia aziendale è stato il suo stand al  Vinitaly 2022 : il n. 9  B12 Toscana   Quello è stato un vero e proprio laboratorio di vino e di idee che ha visto i riflettori puntati su:

  1. Sette cantine firmate Roberto Cipresso: I Garagisti di Sorgono (Sardegna), Cantina Ribote (Piemonte), MaremmAlta (Maremma), Cantina Corte Capitelli  (Veneto), Tenuta Donna Madia, (Puglia),  Centimetro Zero (Marche); Bodega Santa Caterina, (Palma di Maiorca);
  2. Mosaico per Procida 2022 : un  assemblaggio  di 26 vitigni campani . Si tratta della grand cuvée celebrativa creata da Roberto Cipresso in onore di Procida  capitale della cultura 2022. Un conccept enoico di successo lanciato dal giornalista  Gaetano Cataldo insieme all’ Ass. Cult. Identità Mediterranea di cui è presidente;
  3. Un vino per la pace in Ucraina : un’anticipazione di un altro capolavoro dell’enologo nazionale. L’idea prevede  di realizzare  per la pace in Ucraina un vino fatto dal suo vitigno autoctono, cioè l Odessa black . Così la vite  diventa simbolo di speranza per la fine della guerra con la Russia.

Vola solo chi sa osare! 

Per ordine entriamo nel vivo di questo grande circo del vino focalizzando l’attenzione sul primo punto descritto in alto, perchè è stato quello che ho toccato con mano. Ho letteralmente afferrato lo spirito  di Roberto Cipresso nel  fare vino :  andare oltre le regole! Testa e cuore, scienza e intuizione per creare dei blend inediti.

Nettari pregiati che sono il risultato del connubio dei vitigni più rappresentativi della viticultura globale.  Quelli cioè che si snodano lungo un filo immaginario posto sul 43° Parallelo Nord, che va dalla Georgia al Nuovo Mondo. Cerchiamo di capire di cosa sto parlando qui in basso.

Vinitaly 2022:  il vino secondo  Roberto Cipresso! 

Come avrete ben capito, Roberto Cipresso  ha un modus operandi in fatto di vino che sorprende sempre più , e conquista! La sua è un’ossessione calibrata  per ottenere  un vino che possa avvicinarsi alla perfezione. Per raggiungere questo traguardo  si affida alle straordinarie matrici dei suoli della Toscana, dell’Umbria e delle Marche. Queste tre regioni sono infatti attraversate in Italia dal leggendario 43° Parallelo Nord. Ma che cos’è esattamente questo concetto, base assoluta di tutto il suo lavoro?

Ci troviamo di fronte  a una congiunzione fortunata di terre  d’elezione dove nascono e prosperano alcune delle varietà più espressive in assoluto: Verdicchio, Sangiovese, Montepulciano, Vermentino e Sagrantino. Questa linea immaginaria non rappresenta un semplice dato cartografico, ma racchiude un concetto rivoluzionario di terroir diffuso.

Il 43° Parallelo Nord  è un asse simbolico, storico e profondamente mistico, capace di avvolgere l’intero globo terrestre. Questo orizzonte unisce idealmente i luoghi in cui la viticoltura ha emesso i suoi primissimi vagiti, come le antiche valli del Tigri e dell’Eufrate e le terre della Georgia, fino a toccare le nuove e avveniristiche frontiere vinicole oltreoceano  nell’Oregon. Si tratta di una coordinata geografica speciale, che sorvola santuari di immensa energia spirituale come Medjugorje, Assisi e Santiago de Compostela, quasi  a voler trasmettere ai frutti della terra un’aura ancestrale e identitaria.

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7 Cantine gioiello  firmate Roberto Cipresso!

L’ instancabile visione creativa di Roberto Cipresso  non conosce  sosta, vede castelli laddove altri ci scorgono solo pietre. Non a caso l’angolo divino di Roberto Cipresso al Vinitaly 2022  è stato un melting pot delle migliori aziende vitivinicole tutte legate da una forte partnership con l’enologo.

Il tocco del maestro ha impresso una svolta decisiva. Queste cantine stanno facendo rumore in campo  per la purezza e l’originalità dei loro sorsi. Ognuna di esse custodisce  un frammento di quel puzzle planetario racchiuso nel principio del 43° Parallelo Nord. Eccole nel dettaglio!

1. I Garagisti di Sorgono, Sardegna

Tra i ricordi più vivi del mio percorso nel vino, quello legato ai I Garagisti di Sorgono occupa un posto speciale. Fu infatti il primo wine report che sviluppai  per Roberto Cipresso, un’esperienza che accese la scintilla del vino vissuto e narrato fra i filari.

Chi sono ? Pietro UrasRenzo Manca, Simone Murru : tre giovani imprenditori della provincia di Nuoro che si sono affacciati sul  mercato nel 2015 . Il loro scopo è stato  chiarissimo: fare vino in modo puro, rubando il mestiere ai vecchi artigiani. Si sono ispirati al movimento francese dei  vins da garage.  

Come i vigneron d’Oltralpe hanno voluto solo imbottigliare poche bottiglie mettendoci l’anima dentro e  curando ogni singolo grappolo. Il risultato di questa marcia aziendale sono delle microproduzioni amatoriali di vino all’ interno della  Mandrolisai DOC : una piccola denominazione vinicola nel bel mezzo  della terra dei Nuraghi. Essa comprende i comuni di : OrtueriAtzaraSorgonoTonaraDesulo, e Samugheo. La sua unicità risiede nello storico uvaggio previsto dal disciplinare, ottenuto dall’unione dei tre principali vitigni sardi:

I Garagisti di Sorgono  stanno portando un’ondata di rinnovamento nei vini della Mandrolisai DOC. Rispetto al passato i tre amici possono essere considerati come i pionieri del vino della Sardegna centrale: non si accontentano più di assemblare quantità  casuali di vitigni. Al contrario studiano la vite  in modo più approfondito , concentrandosi sui tempi di maturazione dell’uva.  Sudano per guadagnare  equilibrio, precisione ed espressività. Da questo approccio nascono vini più intensi,  e capaci di esprimere con autenticità il carattere del Mandrolisai DOC.

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2. Cantina Ribote, Piemonte

SuaMaestà  Piemonte entra in scena con la Cantina Ribote  (1980): da cinque generazioni sono il simbolo dell’eccellenza dei vini piemontesi. Siamo nelle colline delle  Langhe  , un fazzoletto di terra vocato da secoli alla viticoltura. Guardando la mappa, questo paradiso tutto italiano si sviluppa tra la provincia di  Cuneo  e quella di Asti . I suoi confini geografici si suddividono in Alta Langa   (fino a 896 metri) e Bassa Langa (con quote genericamente inferiori ai 600 metri).

Nei loro 35 ettari di terreni a Dogliani (CN) la famiglia Porro   coltiva il Dolcetto , vitigno autoctono generoso e versatile. Da oltre vent’ anni  coltivano  queste uve, che provengono da piante che hanno un’ età compresa tra i 10 e i 95 anni, e  vinificandole prevalentemente in purezza. Le versioni più rappresentative sono:   Dogliani  , Dogliani DOCG, e Dogliani superiore. Vini Ribote sono biologici e di alto livello, su cui si interviene solo laddove è estremamente necessario. L’esclusione totale di sostanze chimiche, di diserbanti e di insetticidi, applicata rigorosamente fino all’imbottigliamento, garantisce vini  puliti che tutelano la salute del consumatore e l’integrità dell’ambiente.

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3. MaremmAlta, Toscana

MaremmAlta è la cantina di Stefano Rizzi che ci porta con i suoi vini  a Gavoranno , un piccolo paesino vicino a Grosseto . Siamo esattamente in  Maremma, la zona  più selvaggia  e meno  conosciuta della Toscana , che  si estende per  5000 km2   da Livorno fino a Civitavecchia. Vent’anni fa Stefano Rizzi vendeva il vino in qualità di   vicepresidente della Winebow (gruppo specializzato nell’export del vino italiano negli USA fondato da Leonardo Lo Cascio). Oggi lo produce, ed egregiamente. 

Da allora il poliedrico imprenditore romano si dedica alla sua splendida  azienda agricola  immersa in  16 ettari di rigogliosa e fertile campagna toscana. Qui coltiva Ciliegiolo, Syrah , SangioveseCabernet Sauvignon, Vermentino e Viognier . E ne vengono fuori vini straordinari  per lo più lavorati in purezza.

4. Cantina Corte Capitelli, Veneto

Cantina Corte Capitelli è un business giovane . Ci troviamo  a  Montebello Vicentino (Vicenza). Questa è una provincia  ad alta vocazione vitivinicola.  Il cammino di questa coppia di ragazzi  innamorati,  brillanti e capaci è appena iniziato! Il loro desiderio è quello di trarre il meglio dalla Garganega, vitigno a bacca bianca tipico delle colline vicentine. Da esso  confezionano le loro principali bottiglie.

I vigneti della Cantina Corte Capitelli sono prevalentemente disseminati in località Conca D’ Oro . Questo è un ampio anfiteatro naturale incastonato nelle Prealpi vicentine. Si tratta di una suggestiva dimora custode di un  terroir introvabile altrove. Le particolari caratteristiche di questo ambiente pedoclimatico sono una felice esposizione a sud-est  e la natura vulcanica dei suoli. In particolare vi suggerisco di ordinare il loro Doradorosè. Questo è un rosato di Syrah e Tai , che colpisce perchè riesce a essere delicato al primo assaggio, ma anche deciso nella sua elegante persistenza. Sicuranente è un vino ricercato , di cui ricordo la vivace freschezza e mineralità. 

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5. Centimetro Zero,  Marche

Ad onorare il ricco patrimonio vitivinicolo del centro Italia I Vini cm 0 : circa 600 etichette realizzate da Roberto Cipresso e dai ragazzi con disabilità intellettive del ristorante sociale  Centimetro Zero , a Pagliare (Spinetoli),  Ascoli Piceno. Con  il supporto e la supervisione di Roberta D’Emidio, responsabile della locanda del terzo settore, il guru del vino dimostra ancora una volta che il vino è motivo di crescita,  solidarietà e speranza.

Roberto Cipresso e Roberta D’Emidio sono due grandi personalità che hanno messo il loro sapere fare al servizio di chi è stato meno fortunato. E nonostante tutto si sorride e si va avanti! Un qualcosa di così speciale che anche il presidente della Repubblica Mattarella ha riconosciuto pubblicamente l’alto valore di questo modello di convivenza civile e solidale.

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6. Tenuta Donna Madia, Puglia

Rotoliamo verso il Sud d’Italia con la scheda di Tenuta Donna Madia : il desiderio del medico  Bartolomeo Lofano di  continuare  una vecchia attività di  famiglia. Con il prezioso aiuto di Roberto Cipresso la  Tenuta Donna Madia è un cantiere in divenire nella  soleggiata Contrada Petrarolo in Puglia . Un luogo speciale pieno di  filari di Fiano, Primitivo e Sangiovese e alberi di olivo, protetti dagli antichi muri a secco. Ad un’altitudine di circa 200 metri ,  il Mare Adriatico influisce sul vigore  delle tre uve  della tenuta, da cui scaturiscono queste due formidabili etichette:

  • Donna Madia 2019: un rosso esplosivo di 25%  Primitivo e 75%  Sangiovese. La vigna è coltivata  ad un’altitudine di 195 m s.l.m. nell’entroterra del territorio di Monopoli. Il colore è rosso rubino,  al naso regala sensazioni di ciliegia e confettura di fichi, e note che ricordano il cuoio e il tabacco. Al palato entra lentamente e poi si accende con un gusto  pieno e definito. Il gusto, coerente con l’olfatto, porta sensazioni retronasali di frutta matura. Ha una buona definizione e una buona persistenza;
  • Fiano Minutolo 2020: un bianco da Fiano  in purezza. Un vino da pasto dal colore  giallo con riflessi finemente verdognoli, al naso ricorda subito la pesca bianca , fiori secchi e zafferano.  Al palato è suadente con note vibrate di mela gialla e miele. Chiude con una buona acidità che imprime una buona persistenza e pulizia.

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7. Bodega Santa Caterina, Maiorca

Al presente la  consulenza internazionale di Roberto Cipresso è un fronte oggi in continua espansione globale. Spicca l’esempio della  Bodega Santa Caterina,  un cantina fondata nel 1984 da Stellan Lundqvist a Maiorca. Questi fu un viticoltore svedese che si innamorò  di questa perla delle Baleari,  e vi piantò per primo le varietà nobili di Francia:  Merlot, Cabernet Sauvignon, Chardonnay e Syrah.

Nel 2002 , dopo una serie di vicissitudini e problematiche personali , l’azienda cessò la sua attività produttiva , per poi ripartire  nel 2014  grazie all’impegno dei figli . Da allora in poi  Bodega Santa Caterina  è attiva nel consolidare uno standard elevato dei loro vini, dei quali vi descrivo le etichette più interessanti: 

  • Inguany 2020: un rosso dall’anima latina intitolato così dalla parola catalana  “inguany'” , che significa “carpe diem”. Non cogliere al volo l’occasione di bere questo vino fatto da Calette (Cannonau) e Mandò (Alicante), sarebbe un peccato!  Il colore è rosso porpora, con riflessi violacei. Al naso risulta  complesso, con aromi di frutta nera , pepe, caffè e  caramello e tostato. Il suo finale è elegante, rotondo e lungo, con  un retrogusto di caramello e note tostate;
  • Bianco Mallorca 2021: un bianco fatto di Viognier , Girò Ros e Prensal che piace a tutti, quasi un vino universale, che tira secco come uno champagne. Il colore è giallo paglierino. Al naso è fresco, molto espressivo con aromi di  mela ,  pera e ananas . Un vino bianco soave , con una buona un’acidità integrata, e  un retrogusto  vaniglia.

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Conclusioni. Vinitaly 2022

Innanzitutto per me viaggiare è come l’aria che respiro: una necessità prima che un capriccio. Apre la mente ,  insegna  a osservare il mondo da  prospettive differenti,  e inevitabilmente migliora l’approccio alla vita e il rapportarsi agli altri.  La lista dei motivi per fare le valigie  e lasciare la propria comfort zone è davvero infinita . E il vino, senza dubbio,  per me è diventato un fattore scatenante per vagabondare, perché  ti catapulta laddove tutto ha origine.  In fondo, questo è anche uno degli assiomi che   Roberto Cipresso  ripete  più spesso durante le sue lezioni sul vino nelle conferenze in giro per le unversità italiane.

Troppo spesso il vino è  associato  al solo atto del bere e al piacere del bere o ai momenti di convivialità. In verità è molto di più. Il vino è cultura quando nasce in vigna, quando viene prodotto e persino quando viene condiviso a tavola. Non si sceglie soltanto in base al gusto o a criteri pratici, ma  anche per le emozioni e le sensazioni che riesce a veicolare. Ogni bottiglia imprigiona un paesaggio, una saga familiare, e l’attaccamento alle proprie radici.  Proprio questo è il messaggio  che Roberto Cipresso  ha professato al Vinitaly 2022.

Vinitaly 2022: dati interessanti!

Infine, non bisogna dimenticare che il vino rappresenta anche uno dei grandi motori dell’economia italiana. Non a caso il Vinitaly 2022 ha dimostrato ancora una volta che il vino italiano resta la prima voce dell’export agroalimentare . Il suo fatturato è  in continuo aumento . Un successo non scontato in un mercato mondiale in continua evoluzione, sempre più affollato e competitivo. Leggiamo insieme  alcune delle più interessanti statistiche emerse secondo la  fonte ASNALI (Ass. Naz. Aut. Liberi Imprenditori):

  • Erano presenti ben 88.000 operatori, e il 28% di questi erano stranieri (25.000) provenienti da 139 paesi. Questo dato testimonia una  rinascita economica;
  • Sul fronte delle presenze estere, la leadership appartiene in ordine di importanza a: USA, Germania, Regno Unito, Canada, Francia. Seguono Svizzera, Belgio, Olanda, Repubblica Ceca e Danimarca.  In ambito extraeuropeo si segnalano come emergenti: Singapore, Corea del Sud, Vietnam, India e Africa.

A conti fatti ,  il  Vinitaly  ha scandito l’evoluzione del sistema vitivinicolo nazionale e internazionale. Sin dal 1967 anno della sua fondazione.  Perchè ha compiuto una vera rivoluzione culturale. Ha cambiato il volto del vino da semplice prodotto agricolo di consumo quotidiano a icona di stile, economia e turismo. Era arrivato il momento di dare  dignità internazionale al lavoro dei vignaioli.


Maiorca

Maiorca

“El mundo es un libro y aquellos que no viajan solo leen una página”
Agostino d’Ippona

Maiorca è il Mediterraneo

Che dire di Maiorca, che è la più grande isola  dell’arcipelago  delle Baleari in Spagna. Una terra  che fa sognare. Si estende per circa  3.640 km² . E conta circa  923.608 abitanti. Nonostante sia meta di un turismo internazionale di alto e medio livello, Maiorca è ancora tutta da esplorare. Perché a gli spazi sono infiniti.

Davvero Maiorca mi ha conquistato assieme alla sua capitale che è Palma . Il versante occidentale è quello che mi ha colpito maggiormente . Per le sue dolci colline e le sue baie cristalline.  L’ho perlustrato in quattro giorni a Pasqua. Ed è proprio di questo viaggio che  vi parlerò in questo articolo. Così avrete qualche spunto per una prossima vacanza magari proprio a  Maiorca! Buona lettura!

Palma di Maiorca, c’est la vie !

Senza dubbio Palma  di Maiorca è il luogo ideale dove soggiornare per visitare tutto l’atollo spagnolo. Vi consiglio vivamente  di scegliere un albergo a Plaza España Palma . Quest’ultima è la stazione principale in cui corrono tutti i mezzi di trasporto per girare Maiorca:

Inoltre Plaza España Palma  è dotata di cassette sicurezze per i bagagli. E ancora ci sono  postazioni per affitto bici, supermercati e bar.

Praticamente chiunque vorrebbe stare a Palma di Maiorca , perché è dinamica, e  organizzatissima. Oltretutto  il clima è mite tutto l’anno. Invidiabile  l’aeroporto Son Sant Joan che fa scalo in tutto  il pianeta e dista appena 8 km dalla metropoli (clicca qui per info) .

La fine dei viaggiatori romantici!

Sostanzialmente  Palma di Maiorca è un eden facile da raggiungere. Non a caso è sovraffollata costantemente da migliaia di turisti . E molti stranieri (per la stragrande maggioranza  nordeuropei in pensione) ci svernano!

Il volto di  Palma di Maiorca  è cambiato con l’avvento del   boom del turismo degli anni ’50. Ovviamente questo ha avuto vantaggi per l’economia locale.  Ma al contempo ha mortificato  la sua  natura  con il cemento delle  catene alberghiere che dilagano ovunque. Per questo motivo , Maiorca  rischia di perdere  molto del suo charme esotico.

Primo giorno. Nel cuore di Palma di Maiorca

Come potete immaginare, metà della popolazione risiede a Palma di Maiorca . Fondata dai Romani, il suo passato coincide con quello dell’intero territorio . Esso è stato devastato dai Vandali, e poi  plasmato dai Musulmani   e dai  Cristiani. Un crocevia  di culture diverse,  che hanno lasciato traccia del loro passaggio in ogn dove.

Palma di Maiorca  è   molto animata sia di notte che di giorno specialmente in due punti:

  • Lungomare e porto : qui si può fare sport . Oppure si può ascoltare musica davanti a un drink. Oltretutto esso è uno dei più importanti della Spagna. Infatti si distingue per l’intenso traffico di navi da crociera   e  per le famose regate . Tra queste vanno menzionate  quella della Coppa del Re e  del  Trofeo SAR Princesa Sofía;
  • Playa de Palma : questa è la spiaggia cittadina di 4km che è sia libera che attrezzata. Non sarà paragonabile agli anfratti sabbiosi più remoti di Maiorca. Ma è una fortuna averla così vicina. Per godersi il sole della city , accovacciati  come dei gabbiani nel relax più totale.

4 Cose da vedere nei dintorni di Palma di Maiorca in una mattinata

Non è una novità ,  Palma di Maiorca è gigantesca.  Ad ogni modo una giornata sarà sufficiente per rimanere affascinati dai sui tesori.  Quelli che vi propongo in due tappe. Una fatta la mattina , che ha toccato i posti semicentrali. E un’altra fatta il pomeriggio , che ha interessato il centro storico.

L’elenco di cosa vedere e fare a Palma di Maiorca è sinceramente interminabile. Perciò se avete meno di una settimana, vi suggerisco  di fare una selezione. Venite con me ad  afferrare lo spirito popolare e artistico dell’urbe.

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1. Il  Mercato Olivar e il Mercato di Santa Catalina

Il Mercato dell’ Olivar  (1951) e il Mercato di  Santa Catalina (1900) sono i due principali mercati al chiuso di Palma di Maiorca(clicca qui per saperne su altri ). Sinceramente è stata un’avventura enogastronomica formidabile. Perché  si possono sia acquistare che assaporare le specialità enogastronomiche più tipiche. Tra i banchi di pesce, carne, verdura, dolci, e i bazar di souvenir , le delizie che ho divorato sono:

Altre specialità della cuisine maiorchina sono:

Dove avere un assaggio di tutte queste bontà? Fate come me e recatevi in due osterie a Palma di Maiorca:

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2. La  Basilica di San Miguel

La Basilica di San Miguel  risale al XIII secolo . Essa è la chiesa più antica di  Palma di Maiorca , insieme a quelle di  Santa Eulalia, Sant Jaume and Santa Creu . In origine era una moschea.   Poi diventò tempio cristiano dedicato all’Arcangelo Gabriele.

La Basilica di San Miguel è a navata unica con cappelle laterali e campanile quadrato. Essa fu rimaneggiata nel corso del XVII secolo in stile gotico . Di notevole impatto è il portale (1398) eseguito dallo scultore Pere de Sant Joan. Vi è raffigurato il teologo Ramon Llull assieme a una Vergine con il Bambino e due angeli sul timpano.

Appena si mette piede dentro la  Basilica di San Miguel , il  Barocco esplode in tutto il suo rigoglio. Si fa notare una pala di altare attribuita a Francisco de Herrera. Qui il tema è quello di San Miguel che sconfigge il diavolo.  Oltre agli arcangeli San Gabriel e San Rafael.

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3.  La   Rambla

 La Rambla  nei paesi spagnoli ( e in America Latina) è un viale lungo e largo adibito a piazza . Fu introdotta nel XIX secolo quando si dovevano riprogettare nuovi impianti urbanistici. L’intento era quello di creare aree comuni per le attività sociali ed economiche.

La Rambla di Palma di Maiorca  sorse dove prima circolava il torrente Riera. Questo fu poi deviato nell’attuale Paseo Mallorca. Si estende per 350m  dall’incrocio di Los Olmos (Calle de los Olmos), Roma (Via Roma) e Baron Piapara (Carrer del Baro de Pinopar) al Teatro Principal.  Da cui i gradini  conducono alla Plaza Mayor (Piazza Principale).

La Rambla di Palma di Maiorca ha un passaggio pedonale al centro. Lateralmente si dtinguomo  due corsie alberate  per il traffico. SI può deifinire un  boulevard a tutti gli effetti . Esso è costellato da chioschi di fiori e piante, che  rallegrano la vista.

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4.  Il museo moderno dell’ Es Baluard

Es Baluard è un museo di arte contemporanea  in Plaça de la Porta de Santa Catalina, 10 . L’edificio è lineare e moderno. Dalla vetrata dell’ingresso si accede ai  tre piani. Qui  si allestiscono le mostre. Al mio arrivo sono state esposte installazioni, e opere.  L’argomento era quello dell’evoluzione degli esseri umani e delle  immigrazioni dall’Africa. Gli autori principali sono stati:

  • Eduardo Eielson e la riflessione sul linguaggio che coincide con i segni che riportano a loro volta a un concetto;
  • Susy Gomez e il ruolo della  memoria;
  • Nauzet Mayor e il senso dell’identità in azione attraverso frammenti ed equilibri.

4 Cose da vedere nel centro storico di Palma di Maiorca in un pomeriggio

Palma di Maiorca  è una metropoli che si può ammirare passeggiando tranquillamenti tra i suoi vicoli.  La mia prima destinazione è stato il suo centro storico, che si può  ispezionare in mezzagiornata .

Mi sono fatta sedurre dal fascino della città vecchia di Palma di Maiorca , che è chiamata  Casco Antiguo in Spagnolo. Il suo labirinto di viuzze pittoresche invita a fare tutto senza fretta. Quello che avrete di fronte è un tuffo in epoche diverse, raccontate da tanti  monumenti, chiese,  patio,  palazzi nobiliari, e molto altro ancora.

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1. La Llotja de Palma

La Llotja de Palma è un palazzo in arenaria del XV secolo, che era adibito a sede della borsa dei mercanti. Il genio maiorchino di Guillem Sagrera ne fu l’artefice. Ci si lavorò fino al 1448. Per cui la  Llotja de Palma rappresenta il massimo dell’espressione del  Gotico a Maiorca.

Internamente alla Llotja de Palma si susseguono sei esili colonne che sono attorcigliate su se stesse . Si uniscono poi ad un’ alta volta ogivale, avvalorata da  una torre ottagonale provvista di merlature. Le facciate laterali sono forate da enormi archi , raffinati trafori e doccioni con l’ aspetto di animali fantastici.

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2.  Il Palazzo Almudaina

Il Palazzo Almudaina era originariamente  la residenza ufficiale dei sovrani arabi.  E poi nel XIV secolo quella del re Giacomo II. Attualmente vi risiede il re spagnolo in qualche occasione ufficiale. La costruzione è ampia e la visita dura un’ora circa . Nella sua pianta quadrata vi  si possono contemplare due ale dstinte, quella a sud del Palazzo del Re e quello a ovest del Palazzo della Regina .

Lo stile è quello gotico e ha subito variazioni sul finire degli anni ’70. Le mura del Palazzo Almudaina proteggono dei piccoli orti botanici interni. Maestose sono le stanze egregiamente conservate, tra cui si annoverano:

  • Il ‘Patio de Armas o de Honor’ ( ‘Cortile delle Armi o dell’ Onore’) , dove adesso si svolgono i ricevimenti della Famiglia Reale;
  • I ‘Baños Árabes’ (‘Bagni Arabi’)  , terme del periodo musulmano ;
  • Il  ‘Salón Mayor’ (‘Salone Maggiore’)  ,  utilizzato  per fare eventi e ricevimenti.

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3. La Cattedrale di Palma di Maiorca, detta la Seu 

La Cattedrale di Santa Maria è qualcosa di davvero memorabile perché costeggia il porto.  Essa rimanda al XIII. Oltre al Gotico   predominano altri stili architettonici,   perché è stata modificata. L’intervento di maggiore spicco fu quello di Antonio Gaudi nel Novecento.

Detta comunemente  La Seu  ,  è  stata progettata dagli architetti Joan RubióJaime Fabre, e Ponç des Coll. Si abbatté una moschea per erigerla.  Palesemente essa simboleggia la potenza cristiana. Questo perchè fu fatta nel XIII secolo quando Giacomo I re d’Aragona cacciò gli Arabi. Il suo corpo e quello del figlio Giacomo II riposano nella Cappella Trinidad .

La Cattedrale di Santa Maria  misura 110 m in lunghezza,   33 m. in larghezza , e 44 m. in altezza. Tutto questo rimanda  alla vicinanza con il cielo e con Dio.  L’ attenzione viene rubata dal suo rosone  sul fronte orientale . Ha un diametro di 12,55 m ed è  composto da oltre 1.200 frammenti di vetro colorato. Quando il sole entra dalla finestra, la luce crea affascinanti riflessi caleidoscopici all’interno.

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4. I Bagni  Arabi

I Bagni Arabi (aperto tutti i giorni dalle 10:00 alle 18:30) sono collocati proprio dietro il duomo.  Anche se nascosti le indicazioni vi aiuteranno a scovarli. Con soli 3€ accederete ai resti  del dominio musulmano di circa 300 anni a Maiorca durato dal 902 al 1229.

In base alle dimensioni ridotte, si potrebbe suppore che questi Bagni Arabi più che un hammam pubblico potrebbero essere stati il  bagno di una residenza nobiliare.

Cosa vedere nei Bagni Arabi

Quello che si può ammirare nei Bagni Arabi sono due sale sotterranee:

  • Una è rettangolare con soffitto a volta. Caratteristica è la cupola in laterizio con lucernari. Questa è sorretta da 12 colonne con capitelli di diverso tipo, forse di origine romana o bizantina. Anticamente questa stanza era l’apodyterium (spogliatoio);
  • Il calidarium (stanza calda) e il tepidarium (stanza tiepida) . I  Bagni Arabi  copiavno  il sistema delle terme romane.

Una porta a ferro di cavallo immette in un piccolo giardino adornato  di palme, aranci . E molte altre piante in vaso , dove ci si può rilassare.

Secondo giorno. Maiorca, verso Nord Ovest

Senza esitare ho deciso di perlustrare la costa nord occidentale di Maiorca, che è quella più collinosa . Logicamente ho avuto la possibilità di fare qualche tappa lungo questo versante. Riserva davvero degli scenari incredibili. Primo fra tutti quello della  Sierra de Tramuntana , polmone verde e roccioso di questa estremità maiorchina.

Non c’è da stupirsi se nel 2011 l’ UNESCO ha dichiarato la Sierra de Tramuntana come  ‘Patrimonio dell’Umanità’ . Questo massiccio di 90 km è la spina dorsale di Maiorca, e si spinge fino a Nord a Cap de Fomentor. Qui fanno da padrone due laghi il Gord Blau ed il Cuber . E ancora le splendide vette di Puig Major, Teix, Massenella e Tomir.

Si rimane stupefatti da questi panorami a Maiorca, spigoli per alcuni versi inaccessibili e molto rurali. Ma è proprio questo il segreto del suo fascino. Occorre essere automuniti per godere della vista degli spettacoli naturali più sorprendenti. Come per esempio quello degli antichi belvederi in pietra, dei solenni declivi rocciosi, e degli ulivi centenari che ammorbidiscono gli scorci più brulli.

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Valdemossa

Solo 17 km separano Palma di Maiorca dal pittoresco borgo medievale di Valldemossa.  La sua vicinanza alla capitale e il suo indiscusso splendore sono alcune delle ragioni per esserci! Valldemossa è un gioiello incastonato in una valle verdeggiante . Essa è posta a 1.064 metri di altezza e protetto dalla vetta del  Puig des Teix .  Non manca il porto e la marina , dove si giunge dopo venti minuti di tornanti. Come in ogn minuscolo paesino di queste frazioni poco lontani dalle coste.

Innanzitutto il nome Valldemossa significa Valle de Mussa, che era un nobile arabo . Questi  ci si stabilì durante il periodo della dominazione islamica.  Gli arabi governarono Maiorca per 300 anni a partire dal X secolo e vi introdussero i terrazzamenti irrigati, consentendo la coltivazione delle colline.

Valdemossa, dove si è fermato il tempo!

La cittadina si è sviluppata attorno alla chiesa di Sant Bartomeu, costruita nel 1245 e trasformata poi secondo lo stile gotico. Ci si  arriva dal centro storico il cui imbocco è alla Plaça Ramon Llull. Questa piazza è dedicata al filosofo locale che fondò il Monasterio de Miramar nel 1276. Il monastero divenne un centro di apprendimento per i monaci francescani. E ha portato all’introduzione della prima macchina da stampa a Maiorca nel 1485.

2 Cose da non perdere a Valdemossa!

Successivamente si passa a Plaça Cartoixa . In questo snofo si sviluppa il  complesso monumentale della Cartoixa del Valdemossa (Certosa di Valdemossa) . Un capolavoro che attira da sempre milioni di visitatori . Si tratta nello specifico di due fabbricati storici:

  1. Real Cartuja: accanto alla Chiesa Cartuja in stile neoclassico datata 1751 sorge questo monastero certosino del XIII secolo in principio concepito come dimora reale. La sua fama è legata però al compositore polacco Chopin e alla compagna Georg Sand . Nell’inverno del 1838 i due amanti si rifugiarono nella cella n. 4 per fuggire dai pettegolezzi di Parigi. Una decisione presa anche per curare la tubercolosi di lui. Ma pare che le temperature furono avverse e l’accoglienza non fu il massimo. Tutto sommato il pianista compose i suoi ‘Preludi’. Mentre  la sua dolce metà , forse per disperazione,  scrisse ‘Un hiver à Majorque’ (‘Un inverno a Maiorca’);
  2. Palacio Rey Sancio: del XIV secolo fu il dono del  re Giacomo II di Maiorca per suo figlio Sancho . Fino a quando non subentrò la corona di Aragona e il tutto andò in disuso. In seguito, lo stesso re d’Aragona lo cedette per farvi la Certosa. Alle sue spalle fate una passeggiata nella promenade di Miranda des Lladroners  che affaccia direttamente nella sconfinata Sierra de Tramuntana .
Food stop a Valdemossa!

Devo confessarvi che i migliori momenti a Valldemossa sono state le fermate culinarie fra le sue piccole contrade  strette e ciottolate. C’è l’imbarazzo della scelta per mangiare . Fra tutti i locali che saltano fuori  qui e lì tra le  abitazioni tinte di  ocra. Ognuna di queste casupole è  ravvivata da vasi di fiori e dagli  azulejos che raccontano il martirio di Santa Catalina, patrona di Maiorca

Nel pomeriggio per un po’ di relax mi sono seduta in uno dei tanti cafè che puntellano il pueblo. E mi sono ristorata con una cioccolata calda accompagnata dalla coca de patata. Questa prelibatezza è un’istituzione . Ed è una sorta di brioche di patate da vellutare con del gelato di mandorla.

Comunque in alto in classifica metto il mio pranzo eccezionale (con tanto di prenotazione!)  all’ Hostal & Restaurant Can Mario  in Carrer Uetam, 8.  Mi ha sedotto l’immobile a due piani arredato  in maniera un po’  retrò e il menù: un’orata alla griglia e contorno di tumbet, una lasagna di verdure fritte da urlo.

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Port de Soler

Lungo i tornanti di queste località sperdute, il mio tragitto è proseguito fino a Port Soller, toccando villaggi indimenticabili come Soller e Deià. Peccato che non sono riuscita a vagabondarci. Fatelo voi se ci capitate. Hanno un trascorso davvero interessante.

Soller fu più affollata dopo l’inaugurazione nel 1970 di una strada che immetteva direttamente a Palma  (prima si poteva solo via binari). Essa è piena di monumenti. Deià dovrebbe contenere le case più chic di Maiorca . Essa è stata anche il buen ritiro dello scrittore bohemien Robert Graves.

Port Soller è un porticciolo a forma di ferro di cavallo . Esso  è inondato da alberghi cinque stelle e ristorantini per tutti gusti e tutte le tasche. A ridosso del lungomare ci si può prendere il sole a Es TravesPlaya d’en Repic . Queste sono due deliziose spiagge in ghiaia, con acque poco profonde. Il divertimento è assicurato . Sopratutto se prendete lo storico tram di legno per Soller. E e se continuate il percorso fino al paese di Fornatlutx.

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Terzo giorno. Maiorca , verso Cala Major

Se vi piace avere tutto a portata di mano per un soggiorno estivo  comodo Cala Maior è perfetto per voi. Difatti  questa è una tranquilla stazione di villeggiatura, che vanta un’ampia spiaggia protetta dagli scogli . Si contraddistingue per l’abbondanza dei servizi . Ma principalmente per il richiamo turistico esclusivo della Fundaciò  Mirò .

Adagiata su una rupe in Carrer de Saridakis 29  e operativa dal 1992,  la Fundaciò  Mirò è un omaggio a Joan Mirò (1893-1983). Questi fu un illustre pittore spagnolo  , massimo esponente dell’ Espressionismo.

Chi non conosce Joan Mirò! Pur essendo nato a Barcellona, si trasferì definitivamente a Maiorca per vari motivi. La necessità di pace assoluta in anzitutto.  E perché sua moglie Pilar Juncosa era nata qui (si sposarono nel 1929), come del resto  i nonni materni.

La nascita della Fundaciò Mirò

I due coniugi stabilirono nel 1981 di regalare alla città di Palma la collezione di tutte le  creazioni artistiche e i relativi laboratori . Nel 1983 si affidò all’architetto Rafael Moneo  l’incarico di costituire un nuovo blocco per ospitare i pezzi di Joan Mirò. Ecco come venne fuori la Fundaciò  Mirò .

L’architettura della Fundaciò  Mirò è molto acccativante nella sua essenzialità. Sembra quasi una cittadella con le sue aiuole di alberi e piscine all’esterno. Qui sbucano ovunque alcune tra le più significative sculture di Joan Mirò che si ritrovano anche dentro.

Joan Mirò e il suo eldorado a Cala Major

L’nterno della Fundaciò  Mirò  è fatto di poche stanze, che raccolgono le tele più preziose di  Joan Mirò. Ognuna di esse  fa  riflettere sulla sua concezione dell’arte. La  filosofia di Joan Mirò è che ogni oggetto nelle mani dell’artista prende forma.  Per cui con le sue mani faceva diventare eccezionale ciò che era ordinario.

La Fundaciò  Mirò comprende l’atelier del maestro disegnato dal suo amico l’architetto catalano Josep Lluis Sert  e il casale San Boter . In questo maniero Joan Mirò trascorse gli ultimi venticinque anni della sua fervente attività e intensa avventura estetica. Un arco temporale durante il quale lo spirito di lotta e il desiderio di sperimentazione non abbandonarono mai il genio spagnolo.

Quarto giorno. Rotta a Sud Ovest di Maiorca 

Maiorca a Ovest è l’escrusione da fare assolutamente appena si atterra! Rotolando appena verso sud ovest sarete abbagliati dal turchese del mare da centinaia di spiagge stratosferiche. Molte di esse sono accessibili con dei mezzi  attraverso  mulattiere datate. E quando alzate gli occhi in su vi saluta sempre sua maestà la Sierra de Tramuntana .

Il Sud ovest di Maiorca è esattamente come lo descriveva Chopin: ‘Un cielo come il turchese, un mare come il lapislazzuli, montagne come smeraldi e un’aria come il paradiso’ . L’atmosfera è quella che ho riscontrato in due gemme maiorchine che sono in ordine Puerto Portals  e Portal Andtrax.

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Puerto Portals

Posizionata  tra Palma e Palmanova, a Puerto Portals  ci sono venuta in  autobus . Ho fatto  due passi fino a un cancello di legno. Oltrepassato questo vi aspetta poco dopo una chiesetta . Poi c’è una terrazza panoramica , che è affacciata sui fondali verde smeraldo di Maiorca.

Scendendo ancora per un tratto di sentiero scosceso, entrerete in un lido attrezzato , che è quello del  Roxy’s Beach Club . Esso è solitamente pieno di bagnanti che scottano al primo sole di Aprile! Qui concedetevi una birra fresca o uno spritz, e fatevi un bel tuffo!

Superato  il Roxy’s Beach Club  vi immeterete direttamente a Puerto Portals  , che è più di un porto turistico . Esso  è  la mecca dei ricchi e dei famosi.  E probabilmente funziona così bene perché gestito privatamente. Potrebbe essere preso davvero a modello per fare del turismo sostenibile e all’avanguardia. Puerto Portals   è chic ma non ti mette a disagio. Questo dipende da quanto siete versatili verso la classe e l’esclusività che Puerto Portals  ne ha da vendere. Offreuna rada per le grosse imbarcazioni dei VIP, boutique e bistrò esclusivi.

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Portal Andtrax

Portal Andtrax è un ex nucleo di pescatori cambiato in un porto naturale e riparato. Potete piombarci in qualunque modo, perché è facilmente accessibile. Appena sopraggiunta mi si presenta davanti gli occhi un porticciolo di barchette e nasse rosse che a tratti hanno bloccato lo sguardo sui promontori antistanti macchiati da hotel e ville sfavillanti.

Mi sono lanciata nella passeggiata della marina lungo la quale ci si può accomodare in localini raffinati per una sosta di wine & food a tutto spiano. State attenti ai prezzi, un caffè mi è costato 3€, ma va bene a Portal Andtrax! Se volete accomodarvi per assaggiare del pesce fresco o qualche altra specialità, considerate che la spesa è sostanziosa tanto quanto la qualità! Comunque, niente paura è possibile pure ricorrere ai panifici e alle pasticcerie che inondano di odori Portal Andtrax.

Camminare a Portal Andtrax in lungo e in largo fa bene al corpo e alla mente. Non a caso è arrivata a essere come un quartiere residenziale del jet set internazionale,  del calibro di Brad Pitt e Clauda Schiffer !  Le calette più suggestive a Portal Andtrax sono quelle di Cala Lamp e  Cala Blanca . Mentre a 2 km dal centro a picco sui costoni di Cap de Sa Mola potrete immergervi nell’eccentrico Museo che racconta dell’artista tedesco Liedtke (fatto fra il 1987 e il 1993).

Maiorca, una Spagna diversa! 

Maiorca mi ha stregato per la sua bellezza dirompente e il calore della sua gente. Essa è la luce piena  del Mediterraneo.  Ed è  eterea come i fiori di mandorlo che la avvolgono in primavera.  Maiorca  non vi annoierà mai .Tuttavia quello che mi ha sorpreso è che Maiorca possiede un’ alma latina molto leggera e poco irruenta. Cosa che al contrario ho percepito quando sono stata in Spagna , in cui mi ci trasferirei  proprio perchè pulsa di vtalità .

Mi sono chiesta il perchè , è la risposta è abbastanza scontata. Il fatto è che ormai da quasi sessant’anni Maiorca è inondata da forestieri . Ed è diventata una macchina da guerra per averne ancora di pù e alzare il pil nazionale. Questo è un problema che non si puà trattare in breve, ma che andrebbe risolto urgentemente e non solo a Maiorca .

Per concludere , tutto magnfiico a Maiorca , a parte qualche effetto della globalizzazione . La qualità della vita è alta , ed  è un’ esplosione di emozioni incredibili . Mi sono ripromessa di partire prima possibile per  per completare il mio giro. Non pensateci due volte  staccate un biglietto per Maiorca , e  ¡buen viaje!

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