Ischia, Golfo di Napoli  

Ischia, Golfo di Napoli  

Ora sono commosso dalla Partenopea intrisa di luce,
il mio grazie è per te, Ischia,
cui un buon vento m’ ha portato
a goderti con dei cari amici”
W.H. Auden

Ischia: un tuffo nel blu del Golfo di Napoli  

Mare turchese, tramonti indimenticabili e un’atmosfera che invita a rallentare: benvenuti a  Ischia ! Paradiso mediterraneo , l’isola è  incastonata come una perla nel blu cobalto del  Golfo di Napoli . Dista 33 km  in direzione sud-ovest. Condivide la scena  cone le divine  Capri e Procida . Orgoglio e vanto del popolo partenopeo, Ischia  conquista per la sua autenticità, la varietà dei suoi paesaggi e la sua sorprendente estensione: non si può girare in pochi giorni, perché è immensa.

Spinta dal sogno di farmi travolgere dal suo charme a Ottobre sono partita da Pisa e sono arrivata alla Stazione di Piazza Garibaldi di Napolli.   Da qui poi ho preso la metropolitana: Linea 1, (Piscinola-Centro Direzioale) che è considerata tra le più belle d’Europa. Il tragitto verso il porto è stato semplice e  immediato, ci vogliono appena 10 minuti a piedi. Per il biglietto : il costo è di soli 1,50 € a tratta ed è acquistabile:

  • Presso le biglietterie automatiche nelle stazioni.
  • Nelle edicole, tabaccherie ;
  • Con pagamento contactless direttamente ai tornelli (carta o smartphone abilitato);
  • Tramite l’app UnicoCampania.

La fermata cambia in base al mezzo per approdare all’isola:

Da principio il vino : Cantina Pietra Tommasone!

Sbarcata sull’isola, la scelta della mia base è stata un ritorno alle origini: Ischia Porto . Proprio qui, tra il profumo di salsedine e il riflesso delle barche del suo porticciolo -detto  catino borbonico- è nato il mio legame più profondo con l’isola. La mia prima volta in questo eldorado risale a un wine report a una splendida cantina locale  Pietra di Tommasone . Fu nuovamente il vino, a guidarmi: un filo invisibile che mi ha condotta là dove è coltivato, tra colline e vigne che raccontano molto più di ciò che producono.

Per l’occasione sono stata ospitata all’ Abergo Locanda sul Mare  in via Iasolino, 80 .  In questo hotel, gestito da Giuseppe Macrì e Olimpia De Angelis , ho trovato molto più di un posto dove dormire: i proprietari mi hanno accolta sin dall’inizio come una di famiglia.  Da allora questo palazao bianco e azzurro del 1900 , centralissimo e a un quarto d’ora di camminata da entrambi i terminal marittimi,  è diventato il mio rifugio. Grazie ai loro  preziosi consigli   ho avuto la possibilità di esplorare  l’isola da viaggiatrice e non da turista.

Buona lettura!

Ischia : un’eruzione di meraviglie

Con i suoi 46, 3 km 2  Ischia (60.000 abitanti) è l’ottava isola più estesa d’Italia. Si trova all’interno  dell’area marina protetta del  Regno di Nettuno . Questo è un ecosistema straordinario dove è possibile fare immersioni e contemplare magnifiche grotte e archi, come quelle dette delle Formiche. Si può nuotare tra anfibi di varie specie, cetacei e delfini. E con un pizzico di fortuna magari si potrà scorgere il raro corallo nero  scovato dal giornalista subacqueo Franco Savastano nei pressi del borgo Sant’Angelo. Ischia si divide in sei comuni, che sono:

Se Dio in principio era il verbo, Ischia  è la più grande manifestazione della sua mano in terra. Il suo cielo si confonde con il mare al punto da unirsi in un’unica linea azzurra, sopra la quale i gabbiani volteggiano liberi  in una danza infinita. Soprannominata l’ Isola Verde per la sua rigogliosa vegetazione, Ischia è una cornucopia di piante rare: orchidee, felci, papiri, fiori dell’Ipomea, macchia mediterranea e castagneti.  Sopra questo giardino esotico svolazzano splendidi volatili quali l’airone cenerino, l’upupa, e il martin pescatore. Ciò che affascina di questo atollo campano è la varietà dei suoi scenari . Essi  vanno dalle pianure alle colline, dai boschi alle montagne che  degradano gentilmente verso le baie cristalline.

Ma come è nata Ischia?

Non è facile spiegare l’origine geologica d’Ischia.  In generale , secondo gli studi più recenti, si può dire si sia formata da una caldera di 7,5 km emersa dagli abissi 150.000 anni fa. Il sollevamento tettonico del fondale marino generò le montagne sui vari versanti isolani (con quote più elevate a nord che a sud), di cui la più alta è  l’ Epomeo . Questo monte si staglia nel bel mezzo d’Ischia   con i suoi 789 m. coprendo una superfice complessiva di 16 km².

Il tufo verde d’Ischia

Che  Ischia  ai suoi albori fosse sprofondata nelle sue acque è provato dal colore esclusivo di una roccia che esiste solo qui! Mi sto riferendo al tufo verde, una pietra vulcanica  di cui è composto l’ Epomeo.   La sua tinta verdognola è causata dal contatto prolungato con l’acqua marina prima di riaffiorare in superficie.

Il tufo verde   è simbolo indiscusso e anima stessa d’ Ischia. Esso è stato regolarmente adoperato per gli usi più svariati, da quelli ingegneristici a quelli ornamentali. Una testimonianza , questa, dell’eccezionale capacità adattativa dell’uomo al Creato, e di un passato che ora non c’è più.

Il mito di Tifeo

Proprio per questa sua natura vulcanica,  Ischia   è stata baciata per la presenza delle terme e maledetta per  le scosse telluriche . Però gli antichi erano meno scientifici nel dare una spiegazione dei pregi e dei difetti della loro patria. Secondo il mito, le terme erano infatti  le  lacrime del gigante Tifeo, che venne confinato nelle viscere d’ Ischia per la sua ribellione a Zeus.

La terra invece tremava, perchè ogni tanto il titano si stancava di reggere l’isola sulle proprie spalle e si scuoteva. Il dio greco non solo non permise al ribelle di prevaricarlo nella lotta per l’Olimpo, ma lo sconfisse, relegandolo sotto l’isola. Le varie parti del corpo di Tifeo, disteso nelle profondità, hanno battezzato alcune frazioni d’Ischia  quali: il Ciglio, la Bocca, Panza, il Testaccio,  e Piedimonte.

Storia d’ Ischia

Ischia   non è solamente un eden dove pellegrinare , ma è  anche un luogo in cui si vive benissimo. Non manca davvero nulla. Questo lo avevano capito anticamente altri popoli. La conquistarono e ci si stanziarono permanentemente per la sua posizione felice e le sue risorse.

Ischia   fu  la prima colonia della Magna Grecia  in Occidente!  I Greci di Eretria e di Calcide vi sbarcarono nel VIII secolo a. C.  denominandola  Pitechusa (ovvero “popolata dalle scimmie”). Del loro passaggio restano molti scavi archeologici a Lacco Ameno   eseguiti dal rinomato archeologo tedesco Giorgio Buchner .

I Romani e il Medioevo

I Romani (IV secolo a. C.) battezzarono Ischia con l’epiteto di Aenaria , che vuol dire  “metallo, poiché si estraeva ferro, piombo e rame. Un vero e proprio centro industriale infatti sorgeva in località Cartaromana . Nel 1972 ad una profondità di circa nove metri i due subacquei Pierino Boffelli e Rosario D’Ambra  riesumarono qualche resto di questa officina , che sparì per cause ancora sconosciute.

Dopo il disfacimento dell’Impero Romano seguirono secoli di saccheggi e barbarie ad di VisigotiVandaliArabi. Molte sono le strutture difensive che si disseminarono in tutta Ischia con funzioni di avvistamento e difesa. Come le torri sulle coste ischitane a base rotonde  fatte dai regnanti Angioini e a base quadrate degli  Aragonesi

Dai  Borbone all’ Unità d’Italia

Più tardi Ischia passò  sotto il controllo diretto della corona dei Borbone, che realizzarono numerose infrastrutture. La più importante fu  il porto voluto e  inaugurato nel  1854   da Ferdinando II. Da quel momento la comunità isolana prosperò economicamente essendosi  finalmente aperta ai traffici commerciali e turistici esterni.  Dal disfacimento del Regno delle due Sicilie  le vicende d’ Ischia  furono quelle relative  all’avvento dell’ Unità d’Italia.

Angelo Rizzoli :  la rinascita d’Ischia

Subito dopo le Due Guerre Mondiali Ischia rifiorì. Gli anni ’50 furono la golden age d’quando l’imprenditore milanese  Angelo Rizzoli (1889 – 1970) ci approdò per villeggiatura su invito dell’amico medico Pietro Malcovati. Fu questo brillante ginecologo che esortò il ‘cummenda’ a fare tutta una serie di finanziamenti che rimodernarono Ischia, che in breve si trasformò in un appuntamento inevitabile della mondanità cosmopolita . Anche se ovviamente non fu tutto in discesa!

Ovviamente Angelo Rizzoli finì per innamorarsi di quegli spazi immacolati, che mantennero la loro aura , fino a quando nello stesso periodo non scoppiò il boom del turismo  . Cosa che se da un lato fu un miracolo per le finanze d’Ischia, dall’altro in appresso scatenò una corsa per garantire la preservazione delle sue specificità ambientali (piaga dell’abusivismo edilizio).

Cosa ha fatto Angelo Rizzoli per Ischia? 

Angelo Rizzoli acquistò Villa Arbusto a Lacco Ameno (ora sede del Museo Angelo Rizzoli) e ne fece la sua residenza. Da allora iniziò a fare molti investimenti che promossero e svilupparono  Ischia  quali:

Ischia, l’sola dei VIP!

Senza dubbio Angelo Rizzoli  ribaltò  le sorti d’Ischia , che da selvaggia diventò tappa obbligatoria di uno star system internazionale . Era consuetudine potere incontrare attori quali :  Clark Gable ,  Ava Gardner , John Wayne, Delia Scala , e Anita Ekberg.

Oppure intravedere l’armatore greco Aristotele Onassis , il soprano  Maria Callas. Senza tralasciare i reali inglesi, i Duchi di Windsor, l’ultimo scià di Persia Mohammad  Reza Pahlavi,  gli scienziati Albert Sabin e Christiaan Barnard, i mitici De ChiricoHerbert Von Karajian ecc.

Giusto per citarne qualcuno! Angelo Rizzoli   fu anche un geniale produttore cinematografico che ambientò a Ischia  vari film con stelle del calibro di : Vittorio de Sica, Walter Chiari, Catherine Spaak, Peter Seller, Jack Lemmon, e Anna Magnani.

Ischia e il cinema

Comunque Ischia era  abituata ai riflettori sin da quando a Ischia Ponte nel 1909 aprì Unione,  la terza sala cinematografica più ampia d’Italia. Tuttavia, le luci della ribalta si accesero quando nel 1936 vi cominciarono le riprese del Corsaro Nero, di  Campane a Martello con Gina Lollobrigida, e del  Corsaro dell’isola Verde con Burt Lancaster.

Decisamente un colossale avvenimento fu quando nel 1957 Charlie Chaplin scelse Ischia   come anteprima mondiale per il suo capolavoro  Un Re a New York . La fortuna continuò nel 1963 quando in varie zone  d’ Ischia   la 20th Century Fox girò il colossal di Cleopatra con Liz Taylor  e Richard Burton ! Una produzione parecchio costosa in cui si possono ancora apprezzare alcune inquadrature della Baia di San Montano e che immolò Ischia   a una fama planetaria.

Da Lucchino Visconti all’era moderna

Certamente un’altra figura di rilievo per Ischia  fu Lucchino Visconti, padre del Neorealismo ,  primo movimento cinematografico di spicco in Italia del secondo dopo guerra. L’illustre regista lombardo si trasferì a Ischia  . Dal barone Fassini comprò un vistoso immobile , che  modificò in uno splendido cottage in stile liberty detto La Colombaia   (oggi mausoleo dedicato al regista)

Lucchino Visconti  ci visse fino al 1976 e fu il suo quartier generale , dove creò  pellicole eccezionali quali Senso,  Rocco e i suoi fratelli. Fu un via vai di collaboratori e celebrità quali Pasolini, Elsa Morante, Moravia

Il cinema a Ischia oggi

Dal 1970 in poi il cinema Italiano subì una crisi irreparabile e si spense anche  Ischia  , che si allontanò dal genere della commedia sexy all’italiana di quell’epoca. Qualche novità ci fu nel 2003 quando Michelangelo Messina lanciò l’  ‘Ischia Film Festival . Questo è un concorso per  lungometraggi che si tiene ogni Luglio presso il Castello Aragonese a Ischia Ponte. Di recente ci fu qualche risveglio con alcune riprese di successo con setting a Ischia, quali:

Le terme di Ischia   

Caratterizzata da un clima mite,  Ischia attrae tutto l’anno flussi di visitatori da ogni parte del globo per le sue famose terme. Fin dal 700 a.C.  Greci e Romani sfruttarono i poteri curativi delle sue acque termali , che resero pubbliche con l’apertura di edifici dedicati. Persino Plinio e Strabone  vantavano le loro proprietà terapeutiche nei loro scritti.

In seguito durante il Rinascimento il medico calabrese Giulio Iasolino  studiò e censì la  ricchezza termale ischitana , che venne impiegata in medicina. Il salto di qualità fu considerevole. Perciò si cominciò a catapultarsi a Ischia specificatamente per curare ferite, malattie e disturbi di vario genere.

Un bene che non era soltanto riservato ai ricchi e ai borghesi. Si pensò anche ai più bisognosi con la costruzione caritativa a Casamicciola del  Pio Monte della Misericordia. una delle Spa più gigantesche d’Europa.

Le terme a Ischia oggi

Il risultato dell’operato di   Iasolino fu che Ischia  venne riconosciuta come la stazione termale  più famosa del mondo! Ci si fiondarono pure Garibaldi a Camillo Benso  di Cavour ,   Arturo Toscanini  e altre insigni personalità .

Attualmente a Ischia ci sono più di trecento stabilimenti di diversa tipologia tra centri benessere, parchi termali e sorgenti spontanee: da quelli specifici per le esigenze curative a quelli ideati per il divertimento e il relax . Le fonti termali ischitane sono caratterizzate da acque notevolmente ricche di sali (da circa 2,5 a oltre 30 grammi/litro), cioè minerali, e calde o molto calde, cioè termali o ipertermali (dai 40 gradi in su).

Quante e quali sono le principali terme a Ischia?

In tutto si contano ventinove bacini idrotermali.  E ancora centinaia di fumarole. Il tutto  immerso in una natura esotica che abbaglia per la sua prepotente magnificenza. In basso un elenco delle terme ischitane in cui abbandonarsi, staccando la spina definitivamente da tutto e tutti:

Le Fonti di Nitrodi

A livello scientifico nelle vicinanze del paesino di Buonopane sono da visitare le Fonti di Nitrodi . Da cui sgorgano circa 12 mila litri di acqua all’ora , erogata a 28 ° attraverso docce, lavabi e piccole fontane . Il Ministero della Salute con il decreto n° 3509 del 9 ottobre 2003 ha dichiarato l’importanza di queste acque per la loro efficacia sul sistema gastrico, ginecologico, intestinale, ed epidermico. Hanno anche un effetto positivo per migliorare l’attività enzimatica, endocrina e respiratoria.

Alle Fonti di Nitrodi oltre a guarire ci si svaga perché  tra   fichi ,  ulivi e panorami mozzafiato c’è una struttura attrezzata per godersi tante iniziative rivolte al benessere fisico e mentale (yoga, musicoterapia, meditazione, mandala terapia, massaggi, terapie olistiche, ecc.). Si può anche finire la giornata stuzzicando qualcosa a un bio bar .

Ischia da mangiare!

Ischia  è un complesso di panorami molto diversi tra loro,  per tanto la gastronomia  è sia  marinara che contadina. Di base napoletana la cucina ischitana  è rivisitata, e risulta semplice e  molto saporita e con qualche asso nella manica. Quale? Per esempio il coniglio all’ischitana, cucinato a forno nell’immancabile tegame di coccio e spolverato con la piperna, un profumatissimo timo selvatico. Vi consiglio di provarlo  inseieme agli spaghetti conditi con il suo stesso sugo ai ristoranti:

Il coniglio all’ischitana  è il re dei piatti locali, la carne è tenera per la tecnica di allevamento degli animali che sono selvatici e  che vengono allevati in fosse.  Questi quadrupedi sono stati da sempre indispensabili . Perché soddisfacevano il fabbisogno alimentare della popolazione con pochi sforzi visto la loro proverbiale capacità riproduttiva!

6 piatti tipici d’ Ischia

1.  Pizza di scarola: una bontà smisurata, un calzone alle verdure condito con  olive nere, capperi, acciughe ,  pinoli, vino cotto ed a volte noci e uva passa;

2. Zingara ischitana: due golose fette di pane cafone farcito con prosciutto, mozzarella o fior di latte, maionese e lattuga. La ricetta originale prevede le pagnotte del leggendario Panificio Boccia a Ischia Ponte, dove praticamente è nata nel 1977 nel pub-paninoteca La Virgola ;

3. Pasta fagioli e cozze: le cozze si alternano ai legumi utilizzando la pasta mischiata,  cioè tutti gli avanzi che rimangono che è la premessa della filosofia dello zero sprechi;

4. Pesce spada all’ischitana: lo spada viene marinato con  limone, olio, sale e pepe, menta e salsa Worcestershire, e poi fatto arrosto. Assolutamente da provare;

5. Pollo alla Fumarola: i fusi di pollo messi in fogli di alluminio sono cotti  nelle fumarole (temperature tra i 30° e i 100°  gradi) in prossimità delle sorgenti termali d’ Ischia  . Specie nella spiaggia di Maronti è ordinario cimentarsi in cuochi stravaganti che si dilettano a sperimentare nuovi intingoli che includono uova, patate, pesci, e selvaggina;

6. Migliaccio:  un dolce tipico di carnevale fatto di spaghettini, uova, limone, e zucchero. La fantasia nei dolci spazia dal dolce al salato . Due sapori che si combinano in ricette abbastanza  estreme da sconvolgere anche i palati più esigenti.

Ischia da bere!

La vocazione d’ Ischia  alla viticoltura affonda le radici nell’antichità (quella addirittura precedente la colonizzazione greca). Ciò è testimoniato da un’iscrizione che inneggia al buon vino impressa sulla nota Coppa di Nestore  . Questa è una tazza di 10 cm (700 a. C.) che fu scoperta nel 1995 nella necropoli di San Montano .   I tre versi (il primo esemplare di scrittura alfabetica greca) recitano così:

 “Di Nestore… la coppa buona a bersi. Ma chi beva da questa coppa, subito quello sarà preso dal desiderio d’amore per Afrodite dalla bella corona”.

Quella d’ Ischia   è una tradizione vitivinicola millenaria. Essa si affina nel 1500 quando la produzione enoica poteva contare sull’esportazione del bianco sfuso in velieri da trasporto. Allora ad  Ischia   si contavano svariate tipologie di uve quali: Codacavallo, Coglionara, Fragola, Lentisco, Lugliese, Malvasia, Moscatella, Nocella, Pane, Sanfilippo, Sorbisogno, Zibibbo, Verdesca, Uvanta, Campotese, Montonico.

Cantina Pietra di Tommasone, il futuro enoico d’Ischia

Il boom del turismo del 1940 ebbe risvolti negativi per l’ambiente a Ischia  . Il cemento imperante ridusse drasticamente gli ettari vitati da 24. 000 a soli 300. Un piccolo tesoro agricolo preservato dal 1990 a venire da aziende di spicco. Tra queste la Cantina di Pietra di Tommasone, grazie alla quale ho scoperto Ischia .

Al presente purtroppo sono rimasti pochi vitigni autoctoni. Questi nelle loro eterogenee declinazioni costituiscono la Ischia DOC ( la seconda proclamata in Italia nel 1966) e sono:

La viticultura a Ischia è eroica! 

La problematicità della gestione delle vigne è lampante visto che il terriotrio è estremamente piccolo. Ecco perché La viticultura ischitana è di tipo eroica . Oltretutto Ischia ha un’orografia difficile che richiede molto sacrificio per la coltivazione e la cura della vigna. In linea di massima la raccolta delle uve avviene a mano. E  i grappoli vengono trascinati in cantina dai gozzi via Tirreno!

Per lo più si fa fatica nel versante orientale, che presenta dei pendii più scoscesi organizzati in terrazzamenti (50 % di pendenza) sorretti dalle cosiddette parracine .  Questi sono dei muretti a secco (senza cioè l’utilizzo di alcun tipo di legante) in  tufo verde . Questi divisori proteggono dal rischio frana, dal vento e dall’acqua, garantendo il normale deflusso delle piogge. A Sud Ovest d’Ischia   al contrario i filari di vite si allevano a spalliera essendo più pianeggiante.

Il terroir unico d’Ischia, suoli vulcanici e  vini minerali 

Eppure quello d’Ischia, è un terroir unico, caratterizzato da:

  • Terreni vulcanici , ben drenati e fertili;
  • Suoli ricchi di potassio, e altre sostanze fondamentali per la crescita del frutto;
  • Fresche brezze marine che mitigano la calura estiva ;
  • Altitudine delle colline che vanno dai 200 ai 600 metri slm .

Fattori pedoclimatici che generano risultati eccellenti in grado di appagare anche il più scettico dei viticoltori. L’enorme energia investita viene ripagata con una produzione di qualità, di  nettari rari, profumati, minerali e freschi.

10 artisti  ischitani

Il fascino d’Ischia  crea dipendenza al punto che tanti personaggi illustri, oltre a quelli menzionati, decisero di assuefarsi. Ricordiamo a tal proposito : Enrico Ibsen, Alphonse de Lamartine, Benedetto Croce, Stendhal, Verga, Maupassant, Nietzsche, Pasolini, Truman Capote, Eduardo De Filippo, ecc. Qualcuno di loro ci stava per un po’ , qualcuno invece si  trasferiva definitivamente.

Ischia ha dato anche i natali a parecchi artisti celebri tra i quali:

1. Cesare Calise 

Cesare Calise (1560-1640): questi fu un pittore manierista di Forio la cui attività artistica è documentata dal 1588 al 1641. Di lui ci sono scarse notizie. E quel poco che si sa proviene  dai contratti firmati dal pittore.  E ancora dai registri parrocchiali delle chiese di ‘S. Maria di Loreto’ e di ‘S. Vito’ a Forio  (per gli anni tra il 1588 e il 1641). 

Napoli ci rimangono oggi due sue tele: la Deposizione dalla Croce e 0 Il Battesimo di Cristo con San Francesco d’Assisi’, entrambe nella Chiesa di San Giovanni Battista. Sembra ebbe un destino avverso perché le sue produzioni andarono distrutte o mal restaurate. Si firmava in lingua latina Caesar Calensis pingebat. 

2. Giovanni Maltese 

Giovanni Maltese (1852-1913): fu uno scultore di Forio formatosi a Napoli e alla scuola romana di Giulio Monteverde. Partecipò agli interventi di abbellimento del castello di Chenonceaux, uno dei castelli della Loira. In patria ebbe in enfiteusi il  Torrione (adesso galleria permanente delle sue creazioni artistiche) che fu suo  atelier personale e alcova con l’amata Fanny Lane Fayer.

La decisione di ritirarsi a vita reclusa derivò dopo il lutto di alcuni familiari dopo il terribile terremoto di Casammicciola del 1883. Con la sua sposa Fanny Lane Fayer, che era una pittrice inglese, trovò una sua dimensione. E cominciò a scrivere poesie in dialetto foriano.

3. Luigi de Angelis

Luigi De Angelis (1883 – 1966): nato a Roma , presto si stabilizzò con la sua famigla a Ischia dove decise di lavorare come barbiere.  All’età di quarant’ann la magia d’Ischia  gli ispirò degli acquerelli con paesaggi isolani  che attacava con del sapone nelle vetrate del suo salone.

Per caso un giorno ebbe come cliente l’incisore tedesco Purrman .  Il fondatore  della celebre scuola di Matisse tra il 1904 e il 1914 , riconobbe il talento di Luigi De Angelis e ne decretò la fama.  Dopo avere acquistato una prima opera per duecento lire , Purrman provò a lanciare il pittore ischitano nella cerchia dei modernisti che contavano.

Fu un tentativo vano, perchè Luigi De Angelis  rimase fedele alla sua arte povera e naif .  Se si esclude la sua prima esposizione presso la Libreria del 900 di Napoli e un invito l’anno dopo alla Biennale di Venezia , Luigi De Angelis  fu per tutti il pittore del popolo. E perciò venne sempre amato e stimato.

4. Vincenzo Colucci

Vincenzo Colucci (1900-1975): fu un pttore molto venerato a Ischia, che venne celebrata in ogni suo dipinto. Sin da piccolo, quando il padre, scenografo del San Carlo a Napoli, gli regalò i primi pennelli. Nella capitale frequentò la scuola di nudo e poi ebbe una delle prime botteghe d’arte in una Ischia  ancora selvaggia.

Casa  Colucci fu un vero e proprio cenacolo artistico frequentato da personalità del calibro di  De Chirico e Montale. Vincenzo Colucci  viaggiava spesso quando poteva . Fu in  Francia, Olanda, America, Inghilterra, Giappone . A Venezia lasciò il segno , e a Palermo fu nominato professore n un liceo artistico. La chiamata alle armi spezzò questa parentesi della sua vita . Dopo la quale tornò con le valigie in mano e il suo cavalletto. Fino a quando un male al cuore lo spense.

5. Vincenzo Funiciello

Vincenzo Funiciello (1905-1987): questi fu un paesaggista ischitano di talento. Barche ancorate al porto, lune struggenti e stradine deserte sono i temi dei suoi collage con pezzi di stoffa colorati. Era abile in qualsiasi tecnica come quella dell’acquerello, e della china.

Ebbe la fortuna di essere apprezzato fin da subito, cosa che però non scalfì il suo carattere riservato. Un tratto distintivo della sua arte era anche la tonalità accessa dei sui quadri, che incorniciavano la dirompente sensualità di un’ Ischia   non ancora invasa dal progresso. Ciò che Vincenzo Funiciello  riproduceva erano le chiese, il Castello Aragonese, Ischia Ponte. E poi ancora i mercati e le processioni, che vibravano di un forte realismo. Alla sua morte lo ripiansero in molti, soprattutto per le sue doti di bravo mandolinista.

6. Matteo Sarno 

Matteo Sarno (1894-1957): questi fu un artista che dipingeva le onde che si rinfrangevano negli scogli della sua adorata Ischia da cui non si staccò mai.  A parte una ritirata  passeggera in America. Conosceva bene il mare, i suoi odori, la sua calma, e la sua furia. Lo dipingeva in ogni stagione, e non si stancava mai di guardarlo e raffigurarlo.

Matteo Sarno era anche un poeta e per un po’ si mise a vagabondare con una barca di porto in porto. Trovava in questo errare la sua felicità e rimaneva incantato per la gloria del Creato. Si sentiva una cosa unica con l’Universo e a esso tornava sempre con la sua arte e con le sue marine.

7. Federico Variopinto

Federico Variopinto (1905-1940): nativo del quartiere di ‘San Lorenzo’ a Napoli, fu un pittore che morì giovanissimo . A soli quarantacinque anni per un infarto. Un bohemien che parlava molte lingue ed era sempre in viaggio. Cosa non molto scontata per quel periodo.

Che dire, un artista inquieto che era sempre alla ricerca di qualcosa e forse non sapeva neppure lui cosa. Subiva felicemente il richiamo d’ Ischia, immortalata con le sue distintive pennellate di grigio. Le sue tele erano scene ischitane parecchio malinconiche. Come quelle di un mattino uggioso, o di qualche piazza isolata di periferia.

8. Mario Mazzella

Mario Mazzella (1923-2008): quasi un’istituzione .  Veniva da una famiglia di contadini e la sua fu un’esistenza piuttosto semplice. Sin dall’eta di cinque anni scarabocchiava santini, ed era molto viva la passione per l’arte. Questa raggiunse il culmine nell’incontro con il pittore rumeno  John Pletos nel 1932 , che era a  Ischia nel periodo del Grand Tour.

Mario Mazzella abbandonò la campagna subito dopo la guerra per dedicarsi ai suoi studi artistici. Si formò a Napoli e al centro delle sue creazioni pittoriche c’erano per lo più feste popolari , barche e nasse.  E donne dalle vesti lunghe che riecheggiavano le memoria della sua infanzia.

9. Aniello Antonio Mascolo

Aniello Antonio Mascolo (1903-1979): dopo la scuola di ‘Belle Arti’ a Siena, questi fu un genio poliedrico che si appassionò alla scultura, alla xilografia e alla terracotta. Di  Ischia ritraeva i suoi tratti bucolici precedentemente l’avvento del progresso. Chiaramente nostalgico di qualcosa che non c’era più, egli denunciò marcatamente le nefandezze della società moderna.

Aniello Antonio Mascolo oltrepassò i confini d’ Ischia  aderendo a due diverse edizioni della Biennale di Venezia nel 1948 e nel 1952, e alle Quadriennali di Roma. Non si faceva mancare neppure rassegne di rilievo internazionale. Tuttavia. lui apparteneva a Ischia e la sua apertura al mondo non offuscò la sua arte . Perchè le sue vendemmie, o la raccolta della frutta o o lo strascico delle reti della sua isola, furono sempre la linfa vitale della sua arte

10. Gabriele Mattera

Gabriele Mattera (1929 – 2005): questi fu soprannominato il pittore del  Castello Aragonese  allorquando i familiari lo acquisirono nei primi del ‘900. I suoi lavori spaziavano dalla pittura ad olio, al disegno, dall’incisione su linoleum alla ceramica. Tra mostre in Italia e Europa, la sua missione fu quella di attaccare la pubblicistica di un turismo che edulcorava la vita a Ischia  per vendere e guadagnare! A ciò contrapponeva dei cicli pittorici di stampo espressionistico in cui spuntavano soggetti delle classi povere che facevano emergere il suo spiccato realismo pessimistico.

La lista dei nomi autorevoli sarebbe ancora lunga , per cui finisco con quello di Massimo Venia che ho conosciuto personalmente. La sua piccola bottega in via Roma, 32  a Ischia Porto espone quadri che hanno come tema gli scenari sconfinati d’Ischia . Ha anche firmato le etichette delle bolle di Cantina di Pietra di Tommasone.

Conclusioni. Ischia nel cuore

Ischia  è frivolezza per chi ostenta il lusso, ma è anche intimità per chi ama la semplicità. Sono le piccole grandi cose che non dimenticherò mai, come il sole che scompariva all’orizzonte  davanti la terrazza della Tenuta C’est la vie. Questo è il nuovissimo wine relais di Lucia Moraschi e del marito Giorgio Besenzoni, imprenditori bresciani che hanno concretizzato il loro desiderio d’impresa vinicola a  Ischia. Per capire lo spirito d’Ischia  vi lascio un inno di Erri de Luca , perché di meglio non saprei fare :

“Ischia rappresenta tutti i centimetri che possiedo. Accadeva una cosa strana, durante la mia infanzia e poi durante la mia adolescenza, almeno fino ai sedici anni. Qui, durante i tre mesi estivi, crescevo. Accumulavo centimetri e ve ne era traccia sul muro, segnando le tacche all’altezza del mio cranio.

Al sole e al sole di Ischia devo quella crescita: a Napoli, misteriosamente, nei nove mesi restanti non crescevo. Quanto al Castello, a quest’isola nell’isola, si veniva a fine settembre in gita, con le prime piogge e l’aria fresca. Ricordo distintamente la cripta delle monache: quelle ossa ti restano impresse, mezzo secolo fa si trovavano i resti delle religiose. Amo tornare a Ischia, e qui in particolare.

Compiacendomi dei luoghi che restano inalterati. Adoro tornare laddove il tempo si ferma. Ma sono che posti immutabili sono un’eccezione e mi consolo, in fondo, con il fatto che sono un visionario: in fondo mi basta un dettaglio del tempo passato, per ricostruire tutto”. 

Info utili su Ischia:

Vinitaly 2022: Roberto Cipresso

Vinitaly 2022: Roberto Cipresso

“Non fidatevi di una persona che non ama il vino.”

Karl Marx

Vinitaly 2022: la cantina di  Roberto Cipresso 

Tutto è iniziato prima del Vinitaly 2022 , a Pisa,  durante una cena per sommelier. Ero tra gli ospiti.  Totalmente rapita dai suoi  aneddoti,  ascoltavo Roberto Cipresso , veneto di nascita ma toscano per scelta, presentare i suoi libri e i suoi elisir.

All’epoca Roberto Cipresso  era già  un winemaker di fama internazionale. Era a capo  della  sua omonima cantina a Montalcino , celebre per il suo  Brunello e per  la consulenza strategica per numerose aziende vinicole in Italia e all’estero.  Spinta dall’ispirazione di quella sera, ho preso l’iniziativa proponendogli di raccontare i suoi successi enoici. Il suo “” ha cambiato ogni mia prospettiva, confermandomi che quando ami ciò che fai, il vento soffia sempre nella giusta direzione.

Da lì iniziò un viaggio lungo cinque anni di gavetta, dal Nord al Sud Italia, isole comprese. Un percorso intenso che ha dato un significato ancora più profondo al mio cammino nella sommellerie, permettendomi di scrivere, come wine reporter, sulle diverse consulenze  vitivinicole  nazionali e oltre confine di Roberto Cipresso. 

La ripartenza dopo il Covid

Dal 10 al 13 aprile, questa incredibile avventura si materializzò davanti ai miei occhi con il Vinitaly 2022 . Dopo il lungo silenzio imposto dal  Covid-19  , la kermesse veronese riaprì finalmente le porte al mondo del vino. Quella 54ª edizione rappresentò molto più di un semplice appuntamento professionale: tra i padiglioni si respiravano rinascita, condivisione  e voglia di tornare a vivere. In quell’occasione ebbi il privilegio di vivere il Vinitaly 2022 da dietro le quinte  insieme al team della sua cantina :

Mi occupavo dell’accoglienza e della presentazione di sei produttori italiani e di uno spagnolo tutti uniti sotto la guida di Roberto Cipresso .Non so se è stata una semplice coincidenza , chi lo sa, ma il sogno non era finito perchè in occasione della manifestazione ho rivisto alcune delle prime cantine intervistate- dalla Sardegna alla Maremma, fino al Piemonte- per il genio di Bassano del Grappa  .  Stringere nuovamente la mano, specie dopo la pandemia, della gente e di quelle che qualche anno prima avevo descritto solo tra le righe è stata un’emozione difficile da spiegare. Per cui questo post  prova a essere un umile tentativo di convertire in parole quegli attimi di gioia indimenticabile.

Buona lettura!

Vinitaly 2022: Trend e novità ! 

Non c’ era alcun dubbio che i numeri del  Vinitaly 2022 sarebbero stati esplosivi (4.400 espositori) . Il format ha rispecchiato quello del passato, a cui  si sono aggiunti degli spazi inediti che hanno visto protagonisti:

  • ‘Vinitaly Bio’ :  vini green certificati italiani  e stranieri ;
  • ‘Micro Mega Wines’ , ‘Micro Size’, ‘Mega Quality’ : vini italiani di altissima qualità, reperibili in piccole quantità d’autore;
  • ‘Enolitech’ :  innovazione e   tecnologica applicata alla vitivinicoltura, olivicoltura e beverage;
  • Vinitaly Design’ : salone indirizzato a tutte le nuove mode in merito  agli accessori  per ristorazione e sommellerie ;
  • ‘International Wine Hall’ :  vini e distillati provenienti da ogni parte del pianeta.

Le tre novità di Roberto Cipresso al Vinitaly 2022

Che  Roberto Cipresso   non  finirà mai di stupirci è ormai una certezza. Perché propone sempre qualcosa di rivoluzionario. Come i suoi vini, che modella  di continuo con dei blend mai banali per regalarci qualcosa fuori dal comune! Il riflesso della sua filosofia aziendale è stato il suo stand al  Vinitaly 2022 : il n. 9  B12 Toscana   Quello è stato un vero e proprio laboratorio di vino e di idee che ha visto i riflettori puntati su:

  1. Sette cantine firmate Roberto Cipresso: I Garagisti di Sorgono (Sardegna), Cantina Ribote (Piemonte), MaremmAlta (Maremma), Cantina Corte Capitelli  (Veneto), Tenuta Donna Madia, (Puglia),  Centimetro Zero (Marche); Bodega Santa Caterina, (Palma di Maiorca);
  2. Mosaico per Procida 2022 : un  assemblaggio  di 26 vitigni campani . Si tratta della grand cuvée celebrativa creata da Roberto Cipresso in onore di Procida  capitale della cultura 2022. Un conccept enoico di successo lanciato dal giornalista  Gaetano Cataldo insieme all’ Ass. Cult. Identità Mediterranea di cui è presidente;
  3. Un vino per la pace in Ucraina : un’anticipazione di un altro capolavoro dell’enologo nazionale. L’idea prevede  di realizzare  per la pace in Ucraina un vino fatto dal suo vitigno autoctono, cioè l Odessa black . Così la vite  diventa simbolo di speranza per la fine della guerra con la Russia.

Vola solo chi sa osare! 

Per ordine entriamo nel vivo di questo grande circo del vino focalizzando l’attenzione sul primo punto descritto in alto, perchè è stato quello che ho toccato con mano. Ho letteralmente afferrato lo spirito  di Roberto Cipresso nel  fare vino :  andare oltre le regole! Testa e cuore, scienza e intuizione per creare dei blend inediti.

Nettari pregiati che sono il risultato del connubio dei vitigni più rappresentativi della viticultura globale.  Quelli cioè che si snodano lungo un filo immaginario posto sul 43° Parallelo Nord, che va dalla Georgia al Nuovo Mondo. Cerchiamo di capire di cosa sto parlando qui in basso.

Vinitaly 2022:  il vino secondo  Roberto Cipresso! 

Come avrete ben capito, Roberto Cipresso  ha un modus operandi in fatto di vino che sorprende sempre più , e conquista! La sua è un’ossessione calibrata  per ottenere  un vino che possa avvicinarsi alla perfezione. Per raggiungere questo traguardo  si affida alle straordinarie matrici dei suoli della Toscana, dell’Umbria e delle Marche. Queste tre regioni sono infatti attraversate in Italia dal leggendario 43° Parallelo Nord. Ma che cos’è esattamente questo concetto, base assoluta di tutto il suo lavoro?

Ci troviamo di fronte  a una congiunzione fortunata di terre  d’elezione dove nascono e prosperano alcune delle varietà più espressive in assoluto: Verdicchio, Sangiovese, Montepulciano, Vermentino e Sagrantino. Questa linea immaginaria non rappresenta un semplice dato cartografico, ma racchiude un concetto rivoluzionario di terroir diffuso.

Il 43° Parallelo Nord  è un asse simbolico, storico e profondamente mistico, capace di avvolgere l’intero globo terrestre. Questo orizzonte unisce idealmente i luoghi in cui la viticoltura ha emesso i suoi primissimi vagiti, come le antiche valli del Tigri e dell’Eufrate e le terre della Georgia, fino a toccare le nuove e avveniristiche frontiere vinicole oltreoceano  nell’Oregon. Si tratta di una coordinata geografica speciale, che sorvola santuari di immensa energia spirituale come Medjugorje, Assisi e Santiago de Compostela, quasi  a voler trasmettere ai frutti della terra un’aura ancestrale e identitaria.

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7 Cantine gioiello  firmate Roberto Cipresso!

L’ instancabile visione creativa di Roberto Cipresso  non conosce  sosta, vede castelli laddove altri ci scorgono solo pietre. Non a caso l’angolo divino di Roberto Cipresso al Vinitaly 2022  è stato un melting pot delle migliori aziende vitivinicole tutte legate da una forte partnership con l’enologo.

Il tocco del maestro ha impresso una svolta decisiva. Queste cantine stanno facendo rumore in campo  per la purezza e l’originalità dei loro sorsi. Ognuna di esse custodisce  un frammento di quel puzzle planetario racchiuso nel principio del 43° Parallelo Nord. Eccole nel dettaglio!

1. I Garagisti di Sorgono, Sardegna

Tra i ricordi più vivi del mio percorso nel vino, quello legato ai I Garagisti di Sorgono occupa un posto speciale. Fu infatti il primo wine report che sviluppai  per Roberto Cipresso, un’esperienza che accese la scintilla del vino vissuto e narrato fra i filari.

Chi sono ? Pietro UrasRenzo Manca, Simone Murru : tre giovani imprenditori della provincia di Nuoro che si sono affacciati sul  mercato nel 2015 . Il loro scopo è stato  chiarissimo: fare vino in modo puro, rubando il mestiere ai vecchi artigiani. Si sono ispirati al movimento francese dei  vins da garage.  

Come i vigneron d’Oltralpe hanno voluto solo imbottigliare poche bottiglie mettendoci l’anima dentro e  curando ogni singolo grappolo. Il risultato di questa marcia aziendale sono delle microproduzioni amatoriali di vino all’ interno della  Mandrolisai DOC : una piccola denominazione vinicola nel bel mezzo  della terra dei Nuraghi. Essa comprende i comuni di : OrtueriAtzaraSorgonoTonaraDesulo, e Samugheo. La sua unicità risiede nello storico uvaggio previsto dal disciplinare, ottenuto dall’unione dei tre principali vitigni sardi:

I Garagisti di Sorgono  stanno portando un’ondata di rinnovamento nei vini della Mandrolisai DOC. Rispetto al passato i tre amici possono essere considerati come i pionieri del vino della Sardegna centrale: non si accontentano più di assemblare quantità  casuali di vitigni. Al contrario studiano la vite  in modo più approfondito , concentrandosi sui tempi di maturazione dell’uva.  Sudano per guadagnare  equilibrio, precisione ed espressività. Da questo approccio nascono vini più intensi,  e capaci di esprimere con autenticità il carattere del Mandrolisai DOC.

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2. Cantina Ribote, Piemonte

SuaMaestà  Piemonte entra in scena con la Cantina Ribote  (1980): da cinque generazioni sono il simbolo dell’eccellenza dei vini piemontesi. Siamo nelle colline delle  Langhe  , un fazzoletto di terra vocato da secoli alla viticoltura. Guardando la mappa, questo paradiso tutto italiano si sviluppa tra la provincia di  Cuneo  e quella di Asti . I suoi confini geografici si suddividono in Alta Langa   (fino a 896 metri) e Bassa Langa (con quote genericamente inferiori ai 600 metri).

Nei loro 35 ettari di terreni a Dogliani (CN) la famiglia Porro   coltiva il Dolcetto , vitigno autoctono generoso e versatile. Da oltre vent’ anni  coltivano  queste uve, che provengono da piante che hanno un’ età compresa tra i 10 e i 95 anni, e  vinificandole prevalentemente in purezza. Le versioni più rappresentative sono:   Dogliani  , Dogliani DOCG, e Dogliani superiore. Vini Ribote sono biologici e di alto livello, su cui si interviene solo laddove è estremamente necessario. L’esclusione totale di sostanze chimiche, di diserbanti e di insetticidi, applicata rigorosamente fino all’imbottigliamento, garantisce vini  puliti che tutelano la salute del consumatore e l’integrità dell’ambiente.

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3. MaremmAlta, Toscana

MaremmAlta è la cantina di Stefano Rizzi che ci porta con i suoi vini  a Gavoranno , un piccolo paesino vicino a Grosseto . Siamo esattamente in  Maremma, la zona  più selvaggia  e meno  conosciuta della Toscana , che  si estende per  5000 km2   da Livorno fino a Civitavecchia. Vent’anni fa Stefano Rizzi vendeva il vino in qualità di   vicepresidente della Winebow (gruppo specializzato nell’export del vino italiano negli USA fondato da Leonardo Lo Cascio). Oggi lo produce, ed egregiamente. 

Da allora il poliedrico imprenditore romano si dedica alla sua splendida  azienda agricola  immersa in  16 ettari di rigogliosa e fertile campagna toscana. Qui coltiva Ciliegiolo, Syrah , SangioveseCabernet Sauvignon, Vermentino e Viognier . E ne vengono fuori vini straordinari  per lo più lavorati in purezza.

4. Cantina Corte Capitelli, Veneto

Cantina Corte Capitelli è un business giovane . Ci troviamo  a  Montebello Vicentino (Vicenza). Questa è una provincia  ad alta vocazione vitivinicola.  Il cammino di questa coppia di ragazzi  innamorati,  brillanti e capaci è appena iniziato! Il loro desiderio è quello di trarre il meglio dalla Garganega, vitigno a bacca bianca tipico delle colline vicentine. Da esso  confezionano le loro principali bottiglie.

I vigneti della Cantina Corte Capitelli sono prevalentemente disseminati in località Conca D’ Oro . Questo è un ampio anfiteatro naturale incastonato nelle Prealpi vicentine. Si tratta di una suggestiva dimora custode di un  terroir introvabile altrove. Le particolari caratteristiche di questo ambiente pedoclimatico sono una felice esposizione a sud-est  e la natura vulcanica dei suoli. In particolare vi suggerisco di ordinare il loro Doradorosè. Questo è un rosato di Syrah e Tai , che colpisce perchè riesce a essere delicato al primo assaggio, ma anche deciso nella sua elegante persistenza. Sicuranente è un vino ricercato , di cui ricordo la vivace freschezza e mineralità. 

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5. Centimetro Zero,  Marche

Ad onorare il ricco patrimonio vitivinicolo del centro Italia I Vini cm 0 : circa 600 etichette realizzate da Roberto Cipresso e dai ragazzi con disabilità intellettive del ristorante sociale  Centimetro Zero , a Pagliare (Spinetoli),  Ascoli Piceno. Con  il supporto e la supervisione di Roberta D’Emidio, responsabile della locanda del terzo settore, il guru del vino dimostra ancora una volta che il vino è motivo di crescita,  solidarietà e speranza.

Roberto Cipresso e Roberta D’Emidio sono due grandi personalità che hanno messo il loro sapere fare al servizio di chi è stato meno fortunato. E nonostante tutto si sorride e si va avanti! Un qualcosa di così speciale che anche il presidente della Repubblica Mattarella ha riconosciuto pubblicamente l’alto valore di questo modello di convivenza civile e solidale.

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6. Tenuta Donna Madia, Puglia

Rotoliamo verso il Sud d’Italia con la scheda di Tenuta Donna Madia : il desiderio del medico  Bartolomeo Lofano di  continuare  una vecchia attività di  famiglia. Con il prezioso aiuto di Roberto Cipresso la  Tenuta Donna Madia è un cantiere in divenire nella  soleggiata Contrada Petrarolo in Puglia . Un luogo speciale pieno di  filari di Fiano, Primitivo e Sangiovese e alberi di olivo, protetti dagli antichi muri a secco. Ad un’altitudine di circa 200 metri ,  il Mare Adriatico influisce sul vigore  delle tre uve  della tenuta, da cui scaturiscono queste due formidabili etichette:

  • Donna Madia 2019: un rosso esplosivo di 25%  Primitivo e 75%  Sangiovese. La vigna è coltivata  ad un’altitudine di 195 m s.l.m. nell’entroterra del territorio di Monopoli. Il colore è rosso rubino,  al naso regala sensazioni di ciliegia e confettura di fichi, e note che ricordano il cuoio e il tabacco. Al palato entra lentamente e poi si accende con un gusto  pieno e definito. Il gusto, coerente con l’olfatto, porta sensazioni retronasali di frutta matura. Ha una buona definizione e una buona persistenza;
  • Fiano Minutolo 2020: un bianco da Fiano  in purezza. Un vino da pasto dal colore  giallo con riflessi finemente verdognoli, al naso ricorda subito la pesca bianca , fiori secchi e zafferano.  Al palato è suadente con note vibrate di mela gialla e miele. Chiude con una buona acidità che imprime una buona persistenza e pulizia.

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7. Bodega Santa Caterina, Maiorca

Al presente la  consulenza internazionale di Roberto Cipresso è un fronte oggi in continua espansione globale. Spicca l’esempio della  Bodega Santa Caterina,  un cantina fondata nel 1984 da Stellan Lundqvist a Maiorca. Questi fu un viticoltore svedese che si innamorò  di questa perla delle Baleari,  e vi piantò per primo le varietà nobili di Francia:  Merlot, Cabernet Sauvignon, Chardonnay e Syrah.

Nel 2002 , dopo una serie di vicissitudini e problematiche personali , l’azienda cessò la sua attività produttiva , per poi ripartire  nel 2014  grazie all’impegno dei figli . Da allora in poi  Bodega Santa Caterina  è attiva nel consolidare uno standard elevato dei loro vini, dei quali vi descrivo le etichette più interessanti: 

  • Inguany 2020: un rosso dall’anima latina intitolato così dalla parola catalana  “inguany'” , che significa “carpe diem”. Non cogliere al volo l’occasione di bere questo vino fatto da Calette (Cannonau) e Mandò (Alicante), sarebbe un peccato!  Il colore è rosso porpora, con riflessi violacei. Al naso risulta  complesso, con aromi di frutta nera , pepe, caffè e  caramello e tostato. Il suo finale è elegante, rotondo e lungo, con  un retrogusto di caramello e note tostate;
  • Bianco Mallorca 2021: un bianco fatto di Viognier , Girò Ros e Prensal che piace a tutti, quasi un vino universale, che tira secco come uno champagne. Il colore è giallo paglierino. Al naso è fresco, molto espressivo con aromi di  mela ,  pera e ananas . Un vino bianco soave , con una buona un’acidità integrata, e  un retrogusto  vaniglia.

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Conclusioni. Vinitaly 2022

Innanzitutto per me viaggiare è come l’aria che respiro: una necessità prima che un capriccio. Apre la mente ,  insegna  a osservare il mondo da  prospettive differenti,  e inevitabilmente migliora l’approccio alla vita e il rapportarsi agli altri.  La lista dei motivi per fare le valigie  e lasciare la propria comfort zone è davvero infinita . E il vino, senza dubbio,  per me è diventato un fattore scatenante per vagabondare, perché  ti catapulta laddove tutto ha origine.  In fondo, questo è anche uno degli assiomi che   Roberto Cipresso  ripete  più spesso durante le sue lezioni sul vino nelle conferenze in giro per le unversità italiane.

Troppo spesso il vino è  associato  al solo atto del bere e al piacere del bere o ai momenti di convivialità. In verità è molto di più. Il vino è cultura quando nasce in vigna, quando viene prodotto e persino quando viene condiviso a tavola. Non si sceglie soltanto in base al gusto o a criteri pratici, ma  anche per le emozioni e le sensazioni che riesce a veicolare. Ogni bottiglia imprigiona un paesaggio, una saga familiare, e l’attaccamento alle proprie radici.  Proprio questo è il messaggio  che Roberto Cipresso  ha professato al Vinitaly 2022.

Vinitaly 2022: dati interessanti!

Infine, non bisogna dimenticare che il vino rappresenta anche uno dei grandi motori dell’economia italiana. Non a caso il Vinitaly 2022 ha dimostrato ancora una volta che il vino italiano resta la prima voce dell’export agroalimentare . Il suo fatturato è  in continuo aumento . Un successo non scontato in un mercato mondiale in continua evoluzione, sempre più affollato e competitivo. Leggiamo insieme  alcune delle più interessanti statistiche emerse secondo la  fonte ASNALI (Ass. Naz. Aut. Liberi Imprenditori):

  • Erano presenti ben 88.000 operatori, e il 28% di questi erano stranieri (25.000) provenienti da 139 paesi. Questo dato testimonia una  rinascita economica;
  • Sul fronte delle presenze estere, la leadership appartiene in ordine di importanza a: USA, Germania, Regno Unito, Canada, Francia. Seguono Svizzera, Belgio, Olanda, Repubblica Ceca e Danimarca.  In ambito extraeuropeo si segnalano come emergenti: Singapore, Corea del Sud, Vietnam, India e Africa.

A conti fatti ,  il  Vinitaly  ha scandito l’evoluzione del sistema vitivinicolo nazionale e internazionale. Sin dal 1967 anno della sua fondazione.  Perchè ha compiuto una vera rivoluzione culturale. Ha cambiato il volto del vino da semplice prodotto agricolo di consumo quotidiano a icona di stile, economia e turismo. Era arrivato il momento di dare  dignità internazionale al lavoro dei vignaioli.


Procida capitale della cultura 2022

Procida capitale della cultura 2022

“…Ah, io non chiederei di essere un gabbiano, né un delfino;

mi accontenterei di essere uno scorfano, ch’è il pesce più brutto del mare,

pur di ritrovarmi laggiù, a scherzare in quell’acqua…”

Elsa Morante 

Procida, ‘Capitale della cultura 2022’: un’ottima annata!

Mi sono sempre chiesta quale fosse stato il motivo del mio piede rotto la  prima volta che visitai  Procida  lo scorso anno! Ero distrutta in una sedia a rotelle al pronto soccorso dell’isola, con una magnifica vista però su Ischia!

Con il senno di poi capisco che non tutto il mal vien per nuocere! Ci ritorno infatti nuovamente in salute  quando  Roberto Cipresso, winemaker di fama internazionale, mi ha invitato a una conferenza stampa su ‘Mosaico per Procida 2022 ’! Questa iconica  bottiglia celebrativa in onore di ‘Procida Capitale della Cultura 2022’  , mi ha fatto scoprire Procida nell’unico modo in cui forse qualcuno lassù desiderava  che la consoscessi!

Alloggiando al ‘Riccio Apartments’ di Pasquale Persico e della sua famiglia ho trovato poi una casa, più che una struttura ricettiva moderna e accogliente!  Pasquale, capitano di lungo bordo, mi ha fatto da cicerone a Procida per un’esperienza indimenticabile lunga un weekend!

Seguitemi in questo viaggio infinito a Procida , la più piccola, bella e selvaggia delle perle delGolfo di Napoli’. Un fazzoletto di terra  lungo 4km, con una popolazione di appena 10.000 anime, che vi incanterà se ci andrete per le vostre prossime vacanze!

Buona Lettura!

Procida un viaggio nella bellezza

‘Capitale Italiana della cultura 2022’,  Procida:  si prepara ad ospitare i visitatori con un calendario ricco di eventi. Un’ occasione di riscatto per questo minuscolo isolotto baciato dal sole! Proprio così, Procida non è solo il coloratissimo borgo marinaro della ‘Marina di Corricella’.

Stiamo parlando del regno dell’ ‘Isola di Arturo’ , celebre capolavoro di Elsa Morante. E ancora del set di  celebri film quali : il ‘Postino’ con Massimo Troisi ,  ‘Il talento di Mr Ripley’ con Matt Damon, e ‘Detenuto in attesa di giudizio’ con Alberto Sordi! Solo per citarne alcuni della lunga lista.

Slow down! A Procida  l’orologio non serve!

E chissà quanti altri quanti altri artisti, intellettuali, e bohemien si ritireranno a Procida per raccontarla a modo loro. Continuamente incantati da questa sirena dalla lunga coda, che si insinua tra abitazioni abbarbicate sugli scogli, limoneti e vigneti.

Il mio augurio è che l’amministrazione comunale di  Procida sia in grado di sfruttare questa grande opportunità di ‘Capitale Italiana della cultura 2022’  per  una ripresa sociale ed economica sostenibile e duratura. Senza però rinunciare a quella semplicità e quei  ritmi lenti, che caratterizzano questo piccolo atollo !

Certamente, perché Procida è per molti, ma non per tutti. Potrei solamente prescriverla al viaggiatore, che cammina senza orologio, e che trova poesia nel volo di un gabbiano. Oppure potrei suggerirla a chi ha  pensato di abbandonare il piacere dell’avere, per passare al vero lusso dell’essere!

Procida, tra storia e mito

La leggenda vuole che Procida sia nata da una battaglia tra Zeus e i Giganti , con la conseguente sepoltura di uno dei colossi uccisi. Questo episodio forse spiegherebbe il significato del nome  ‘Procida’. Esso deriverebbe dal greco ‘prochetai’ , cioè ‘ che giace’ (altre fonti fanno riferimento a a una  delle nutrici di Enea che si chiamava  Procida )

In verità , le origini di Procida sono vulcaniche e ad esse si deve la sua conformazione capricciosa, con ampie insenature generate dalla trasformazione degli antichi crateri. Un territorio che anticamente per la sua ricchezza e posizione geografica sedusse diversi popoli. Dai  Micenei ai Greci, dai Romani, agli Arabi , che via via la conquistarono e plasmarono.

Successivamente si passò al dominio del feudatario Giovanni da Procida (1210 -1258). A questi   subentrarono i  ‘Cossa (1339-1529),  i ‘D’Avalos’  (1530 -1729), e i Borbone . E durante la parentesi della ‘Repubblica Partenopea’ (1796-1787), Procida non si fece neppure mancare  gli occupanti inglesi. Le successive vicende  storiche seguirono per lo più le vicende di Napoli.

Cosa vedere a Procida? Tre itinerari per scoprirla 

Procida conserva ancora  il fascino della Portofino di un tempo, fuori come è dai circuiti turistici  più battuti. A parte le folle estive di Agosto, che comunque imperversano in ogni parte d’Italia, anche le più remote!

Scambiando delle chiacchiere con i cittadini di  Procida, l’impressione è stata quella di esseri umani felici e soddisfatti di quello che hanno. Se c’è di più non dicono no! Ma a loro basta il mare, che ha fatto allontanare molti di loro tra pescatori e capitani. Lo stesso azzurro che alla fine delle loro traversate li ha riportati al nido. Vediamo in basso cosa c’è da vedere e fare a Procida.

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1. Primo itinerario a piedi . 7 cose da vedere da ‘Marina Grande’ a ‘Piazza dei Martiri’ 

Senza dubbio una delle zone più affascinanti di Procida è quella da fare piedi che porta da  ‘Marina Grande’ (o ‘Marina di Sancio Cattolico’) a ‘Piazza dei Martiri’.  Essa è molto trafficata , perché funge  da porto per lo sbarco di aliscafi e traghetti da e per Napoli e Pozzuoli . Inoltre essa è punto di raccordo di tutti i mezzi di trasporto pubblico (autobus, taxi, microtaxi, noleggio, e  scooter). In direzione per il centro storico si possono ammirare:

  1. ‘Palazzo Montefusco’ : questo è un edificio del XII secolo dall’intonaco rossastro con delle belle merlature arabeggianti. Per questa particolarità esso è detto anche Palazzo Merlato’ . Altro appellativo è quello di ‘Palazzo della Catena’ per la presenza di una precedente sbarra che impediva l’ingresso quando era residenza estiva del re;
  2. ‘Crocifisso dei Pescatori’ : questo è un ex voto in legno scolpito dai marinai nel 1845. Questo è protetto da una edicola votiva maiolicata, oggetto al  presente di una devota e accorata venerazione di molti fedeli;
  3. ‘Chiesa della Santa Annunziata’: questa chiesa risale al 1521 , ma è stata ultimata nel Seicento. Al suo interno ci sono delle tele di valore, tra cui una dell’Annunciazione, e una statua lignea del XIX secolo. Nel sagrato si custodisce un singolare altare a forma di poppa di nave  con una statua della Vergine piena di conchiglie;
  4. ‘Piazza dei Martiri’: nota come ‘Sèmmarèzio’, la piazzetta tuttavia è intitolata a sedici martiri che qui furono impiccati per aver aderito alla ‘Repubblica napoletana’ (fine Settecento). Chiunque ci capiti è stregato dal magnifico panorama. Oltretutto proprio questa parte di Procida è stata quella dei primi insediamenti urbani sviluppatesi al di fuori della cittadella di ‘Terra Murata’.  Di questi casali del XVI secolo, che si adagiano su viuzze strette, il più singolare è indubbiamente il ‘Casale Vascello’;
  5. ‘Santuario di Santa Maria delle Grazie’: esempio di architettura in stile barocco sorse nel 1679 per volere dell’arcivescovo Innico Caracciolo a ‘Piazza dei Martiri’. Questo tempio religioso , affacciato con tutto il suo splendore a ‘Marina di Corricella’  è l’oggetto più fotografato di Procida;
  6. ‘Chiesa di Santa Maria della Pietà’: costruita nel 1760 insieme a ‘Torre Murata’ è  uno dei primi elementi visibili via nave a chi sbarca a Procida, con la su torre campanaria in stile barocco e  un orologio a quattro quadranti;
  7. ‘Chiesa di San Leonardo’: sita in via Vittorio Emanuele , essa fu eretta sui resti di una preesistente cappella fondata nel XVI secolo  e dedicata  a San Leonardo l’Orlèans. Questi è il protettore e liberatore degli schiavi imprigionati dai turchi. La chiesa a croce latina, presenta esternamente una facciata in stile Barocco affiancata da un campanile del XIX secolo.

2. Secondo itinerario in macchina . 6 cose da  vedere in direzione di ‘Torre Murata

  1. ‘Torre Murata’: questo è il nucleo antico del primo centro abitato di Procida. Originariamente si denominò ‘Torre casata’ per il folto numero delle casine ivi arroccate. Perché questo promontorio a picco sul Tirreno, fu per gli indigeni rifugio agli attacchi dei nemici per diverse epoche. L’insieme, visto dall’esterno, dà una forte idea di compattezza, per via delle mura possenti che lo circondano;
  2. ‘Palazzo D’Avalos’ : Pasquale ha organizzato un tour con la  guida Carla Vitiello presso  questo vecchio palazzo rinascimentale . Questo è stato  edificato dagli architetti Cavagna e Tortelli  per volere del Cardinale Innico d’Avalos ( XVI sec) . Esso domina tutta  ‘Torre Murata’  , ed è stato  modificato dopo in palazzo reale dai Borbone  (XVIII sec). Per ultimo si è trasformato in un carcere per gli ergastolani (1830). Poi è stato chiuso per le condizioni disumane definitivamente nel 1988. Si divide in tre piani. Quello sottoterra destinato alla conservazione del grano e per le colpe più gravi. Il primo per i detenuti più compromessi, e l’ultimo livello per i reati più leggeri. Ho avvertito tutta la sofferenza dei condannati per tutta la durata della visita. Il trattamento riservato ai rei  è stato descritto come al limite della decenza umana;
  3. ‘Abbazia di San Michele Arcangelo’ : risalente al XVI secolo il gigantesco complesso è stato un centro religioso e culturale di riferimento per i procidani. Internamente si fanno ammirare inestimabili opere d’arte. Tra queste un presepe permanente composto prevalentemente da antichi pastori in legno e terracotta della scuola napoletana del XVIII secolo;
  4. ‘Museo della Graziella’ : ubicato dentro il ‘Palazzo della Cultura a Terra Murata’ , dal 2011 testimonia la tipica casetta procidana. Principalmente ci si custodiscono tutti i cimeli della love story a triste epilogo tra la giovane  Graziella e Alphonse Lamartine, che scrisse un best seller sul romantico avvenimento. Questa dolce giovane fanciulla morì precocemente lasciando il suo adorato francese nel dolore più profondo prima del suo ritorno promesso a Procida. Uscendo dal museo si apre una splendida loggia con veduta Vesuvio e Golfo di Napoli;
  5. ‘Belvedere dei due Cannoni’ : da qui la vista si perde dalla ‘Corricella’ per tutta Procida, che sembra una mano dall’alto, con tutte le sue insenature naturali. A completare il quadro si stagliano in lontananza l’isolotto di ‘Vivara’ e la cima del monte Epomeo;
  6. ‘Marina di Corricella’: per antonomasia è l’immagine simbolo di Procida. Un villaggio marinaro di palazzine lunghe e slanciate. Queste sono pennellate di giallo, rosso e arancio per essere riconoscibili al rientro dei marittimi. Un labirinto di stradine di sampietrini, che si inerpicano in salita. Le stesse poi ridiscendono a ridosso della riva, quasi bagnando i tutti i bistrot che la punteggiano;

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3. Terzo itinerario in macchina. 5 cose da vedere in direzione di  ‘Vivara’ 

  1. ‘Spiaggia del Pozzo Vecchio’: qui tra ciottoli e scogli Mario corteggia la sua amata Beatrice! Chi non ricorda l’immortale scena del film ‘Il Postino’ , che battezza questa magica baia, a cui si accede costeggiando il cimitero;
  2. ‘Spiaggia del Ciraccio’: due faraglioni imponenti di tufo fanno da cornice a questa distesa di sassolini e gusci di granchio. Questa è tra spiagge più isolate e magnifiche di  Procida, assieme a quelle soprannominate  ‘della Lingua’, ‘della Chiaia’, e ‘della Silurenza’;
  3. ‘Belvedere di Elsa Morante’ : da questa ringhiera la famosa scrittrice ebbe l’ispirazione per la nascita di Arturo, il ragazzino attore principale del suo  più grande romanzo. Da cui le acque cristalline fanno capolino con il cielo turchino,  ammutolendo ogni i rumore e spingendo alla ricerca dell’infinito;
  4. ‘Marina di Chiaiolella’: una delle mete preferite dai turisti più sofisticati, attratti dalla presenza di alberghi sontuosi e localini alla moda. Camminando lungo i moli all’altezza di ‘via Giovanni da Procida’ , ci si imbatte nel caratteristico ‘Santuario di San Giuseppe’ del 1836. Qui è arenata ‘bella ‘mbriana’, la ‘lucertola palmata’ di Pasquale. Con questa barchettina lavora divertendosi con i tanti clienti che affollano il suo ‘Riccio Apartments’ ! Specie quando il caldo imperversa;
  5. ‘Vivara’: l’ ex parco privato della fondazione ‘Albano Francescano’ dal 2002 è stato fatto riserva naturale statale , per preservarne la tipica flora e fauna del Mediterraneo. Attualmente però non è visitabile (visita guidata riservata a gruppi limitati di escursionisti).

Come è la cucina a Procida? Fatevi la domanda e venite a provarla!

Esiste una tradizione gastronomica a Procida , che si basa principalmente sulla freschezza, la stagionalità e la semplicità dei prodotti. Di terra o di mare i piatti di Procida si mescolano con gli aromi selvatici per creare delle portate stellate. Tra le star della cuisine locale spiccano:

A cena dalla famiglia Persico!

Qualche assaggio della cucina procidana mi è stato servito in tavola a cena dalla famiglia Persico con  Gaetano Cataldo, come ospite d’onore. Ottima occasione per festeggiare il successo di ‘Mosaico per Procida 2022’  e anche la mia partenza, perché nessuno ha avuto intenzione di adottarmi! Peccato!

Il  menù di Lina  è stato un susseguirsi di sapori e profumi indimenticabili:

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Dove mangiare a Procida?

Tra un’escursione e l’altra Pasquale, mi ha anche portato in giro per mostrarmi altri  locali di Procida, dove potere mangiare qualcos’di caratteristico:

Non vi nascondo che l’argomento principale delle mie conversazioni con Pasquale, in queste soste gourmet  è stato ovviamente il cibo.

6 Segreti della cucina procidana

Non sono riuscita a strappargli i segreti delle ricette di Procida,  ma almeno un elenco abbastanza importante di quelle più tipiche:

  1. ‘Luvari’: si tratta del pagello fragolino, o pesce imperatore, e si presta a molti tipi di cotture, bollito, in crosta di pane, e anche fatto a insalata;
  2. ‘Coniglio: a differenza di quello di Ischia, il coniglio di Procida cucina lentamente in una pentola di coccio con il soffritto, pomodoro e rosmarino compreso. La maggior parte degli animaletti è allevato, anche se non sono rari quelli selvaggi;
  3. ‘Gli spaghetti con alici , pomodori e pecorino’: un pasto da poveri ma che fa sentire dei re , rosolando della pasta con alici , i peperoni verdi . E una grattata di pecorino per i più audaci!
  4. ‘La parmigiana di melanzane alla procidana’ : non è facile stabilire la paternità della parmigiana, che Sicilia, Campania ed Emilia Romagna si contendono! Tuttavia la bontà è la stessa, e quella procidana è per lo più vegetale con l’utilizzo di pomodori del tipo ‘lampadina’;
  5. ‘Casatiello procidano’: molto diverso da quello napoletano, è un pane alto e lievitato, cosparso di ‘naspro’ o ‘diavulilli’ (zuccherini dolci colorati). Si consuma principalmente nel periodo pasquale;
  6. ‘Lingua di Procida’: si ordina anche come ‘Lingua di bue’ o  ‘Lingua di suocera’ (  a quanto pare in omaggio alla vena pettegola dei procidani!) , ed è  un dessert con due strati di pasta sfoglia, farcito con crema pasticciera aromatizzata al limone, e  ricoperto con granelli di zucchero.

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Procida sacra: feste, santi e donne

Inevitabilmente Procida.   possiede quel  je ne sais quoi e crea dipendenza! Sembra di essere trasportati come in un’altra dimensione, la stessa che ha incatenato amanti nei libri e nella vita reale! Procida stupisce soprattutto per il carattere forte delle sue donne.

Creature fragili sì ma forti, che lontane per mesi o anni dai loro uomini imbarcati, sono sempre state l’asso portante dell’intera società. La loro solitudine è stata assorbita in qualche modo dai figli da crescere. Ma  anche dalla religione, perché la chiesa è diventata per loro punto di riferimento e  centro di aggregazione.

6 Eventi da non perdere a Procida

Per cui si  capisce l’attaccamento degli isolani a Dio, le Madonne e santi, che hanno sempre osannato con appuntamenti immancabili come questi:

  1. ‘Festa di San Michele’ : San Michele è il santo patrono di Procida. I festeggiamenti cadono l’08 Maggio e il 29 Settembre per glorificare il suo intervento divino che allontanò in passato briganti e pirati!
  2. ‘La Processione dei Misteri’:questa è un’antichissima quanto famosa processione che si tiene a  Procida dalla fine del ‘600. Durante le prime ore del mattino del Venerdì Santo, al risuonar di diversi squilli di tromba, da ‘Torre Murata’ parte un corteo di devoti e confraternite che si conclude a ‘Marina Grande’ ;
  3. ‘Sagra del Mare: di solito si svolge l’ultima settimana di luglio. Un evento molto atteso in cui viene proclamata la ‘Graziella’, la femme procidana che meglio rappresenta il personaggio del racconto di Alphonse de Lamartine. La manifestazione si articola con musica, stand di assaggi vari, gare sportive e altro ancora;
  4. ‘Festa del Vino’: a San Martino, l’11 novembre anche  Procida si onora Bacco  con un gioioso galà popolano,  che è un inno alla inno alla fertilità delle viti procidane. Le ragazza vestite con costumi d’epoca della ‘Graziella’ girano per le locande isolane con boccali di vino che esaltano il meglio delle prelibatezze procidane;
  5. ‘Corricella In Jazz Festival’: tra luglio e agosto l’ ‘Associazione Artistika’ a ‘Marina di Corricella’ promuove una serie di concerti, che ha  richiamano sul palco musicisti di alto  prestigio come Daniele SepeAndrea Rea Trioe gli ‘Almamegretta’:
  6. ‘Procida Racconta’ : un festival letterario diretto dall’artista Chiara Gamberale. Questo si organizza dal 5 al 9 giugno a Procida con la collaborazione di ‘Nutrimenti’ , la libreria indipendente di Andrea Palombi. Sei scrittori si sguinzagliano nell’oasi campana in cerca di una storia di un abitante su cui scrivere, trasformando il quotidiano in straordinario!

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5 Locali per vivere Procida

La vita notturna di Procida è tranquilla, chic, elegante ed autentica e di certo non delude le aspettative di chi vuole divertirsi in coppia o con un gruppo di amici. Ecco una lista dei luoghi più esclusivi:

  1. ‘Vineria Letteraria’: sulla riva della ‘Marina di Corricella’ al civico 96-88 spunta questa enoteca letteraria dove io e Pasquale, abbiamo sorseggiato un fresco fiano di Avellino. Un’enoteca  straordinaria che combina la passione del vino del titolare Tarcisio Ambrosino con quella della letteratura, con la vendita al pubblico degli ultimi successi editoriali ;
  2. ‘Flamingo’: su piazza della Repubblica si trova il  disco pub più trendy di Procida che la ravviva h 24. Dal mattino con le paste più golose a notte fonda per un dopo cena con cocktail fantasiosi e dell’ultima generazione;
  3. Il Ciracciolo’ e il ‘Maresia Solarium’ : sono tra i più attrezzati e incantevoli  stabilimenti  balneari  di Procida. Sorgono rispettivamente il primo sulla ‘spiaggia del Ciracciolo’ e il secondo sulla ‘spiaggia di Chiaiolella’. Dispongono di tutti i comfort , e di uno strepitoso lounge bar da dove potere vedere tramontare il sole;
  4. ‘Il GM Bar’  e ‘Il Sea Bar’ : a ‘Marina Grande’  sono i club più vivi e modaioli di Procida.  Ci si può sostare per colazioni, per un abbondante aperitivo o per assistere a spettacoli dal vivo con tanto di musica;
  5. Le discoteche ‘Not Found 404’  in via Libertà, 72 e ‘ Procida Hall’  in  via Roma, 4.

Conclusione. Procida nel cuore!

Se Capri fa impazzire, Ischia ti fa girare la testa, a Procida ci resti! C’è qualcosa nell’aria che respiri che ti inebria, come potrebbe solo fare un nettare divino. Non ci sono parole o immagini che possono davvero fare capire la profonda emozione che si prova una volta giunti qui. Si deve vivere Procida in prima persona!

In conclusione, la mia permanenza a Procida è stata come una favola che si è conclusa anche troppo presto, perché sinceramente non volevo più andare via. Al mio rientro a Pisa, il mio pensiero è stato costante su questi giorni Procida con la promessa di riviverli ancora una volta persa tra il verde di una natura ancora incontaminata!

PS: Sostieni il documentario in alto  ‘Procida l’isola conclusa’ di Massimo Saccares e Alessandra Attiani: Due artisti Romani che con il loro inedito cortometraggio parlano della dimensione di essere isolani . Questo video sarà presentato al ‘Ischia Film Festival 2022’. Clicca qui e fai il tuo dovere con una donazione  ! 

Ischia cosa fare in 4 giorni

Ischia cosa fare in 4 giorni

“… ora sono commosso dalla Partenopea intrisa di luce,
il mio grazie è per te, Ischia,
cui un buon vento m’ha portato
a goderti con dei cari amici …”

Ischia  in 4 giorni

Senza dubbio girare  Ischia  in 4 giorni è stato un antidoto efficace alla mia nostalgia dell’ Isola Verde. La bellezza di questa perla del Golfo di Napoli mi ha conquistato a tal punto da spingermi a tornarci una terza volta . Era  ottobre, e come  sempre sono stata ospite  presso  l’ Abergo Locanda sul Mare  in via Iasolino , 80  a Ischia Porto .

Grazie alla posizione strategica di questo delizioso hotel , ho potuto  esplorato gran parte d’ Ischia senza difficoltà. In questo articolo vi propongo alcuni  itinerari indimenticabili che cominciano dal porticciolo borbonico  e proseguono per  Sant’AngeloForio   e  Lacco Ameno .

Inoltre ,vivere Ischia in 4 giorni mi ha fatto capire che qui  c’è molto di più  delle sue celebri terme. L’isola è un mosaico di paesaggi diversi, ricchissima di storia, arte, cultura ed eccellenze enogastronomiche. Per questo motivo, vi consiglio di non fermarvi a un semplice finesettimana: sarebbe troppo poco per lasciarsi davvero sorprendere da tutti i 46,3 km² di meraviglie che Ischia  ha da offrire.

Buona lettura!

Ischia in 4 giorni:  I° Tappa,  Ischia Porto di mattina

Inevitabilmente il mio percorso è iniziato da Ischia Porto ,  in origine chiamata Villa dei Bagni per via delle fonti termali di Fornello e Fontana.   Questo magico borgo marinaro rappresentò la svolta di tutta l’isola  con l’inaugurazione del suo porticciolo il 17 settembre del 1854. Fu Ferdinando II di Borbone che ebbe l’intuizione straordinaria di trasformare quello che in passato era un lago vulcanico in un’opera pubblica fondamentale. Uno scalo portuale che favorì lo sviluppo economico locale, collegando la comunità isolana con i traffici commerciali e turistici esterni.

Situato tra la collina di S. Alessandro e il Castello Aragonese,  Ischia Porto  costituisce infatti l’ingresso principale per approdare nell’isola .  Nello specifico a  Ischia Porto  attraccano:

Tuttavia, ci sono altri accessi portuali  a Forio e  a  Casamicciola Terme; gli altri a Lacco Ameno e Sant’Angelo sono per lo più approdi per le barche da diporto. Sicuramente Ischia Porto  è la zona perfetta dove alloggiare perché è servitissima, ed  è connessa a tutte le principali attrattive isolane per la presenza di:

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La Rive Droite di Ischia Porto

Che dire! Ischia Porto  è il cuore pulsante d’Ischia  per la vivacità diurna e notturna della riva destra del  porto borbonico chiamat dagli ischitani Rive Droite. Questa banchina è puntellata da tanti ristoranti e locali per un dopo cena con musica dove ci si può divertire, mangiare e bere qualcosa.

A proposito, vi suggerisco:

Via Roma e Corso Vittoria Colonna:  il salotto di Ischia Ponte

Proprio a due passi dalla Rive Droite  per lo shopping basta imboccare via Roma e Corso Vittoria Colonna.  Queste sono le principali arterie di Ischia Porto  , che costituiscono un boulevard pieno di botteghe, gioiellerie, e bazar di prodotti tipici . Non mancano gli accessi alle spiagge più vicine: il Lido e  San Pietro .

Nelle ommediate vicinanze si erge l’ Acquario (1905). L’artefice di questo edificio dal caratteristico color porpora fu l’ architetto Carl Sattler  su commissione di Anton Dohrn (1840-1909), un insigne zoologo marino. Lo scienziato tedesco ci abitò quando ci studiava .

Spesso ospitava i suoi amici con i quali si svagava e si dilettava in colte dissertazioni. Negli anni ’60 l’ Acquario diventò un distaccamento della Stazione  Zoologica Napoletana e Laboratorio di Ecologia del Benthos  , istituzioni fondamentali per  le ricerche nel campo dell’ecologia marina.

Un panino alla Zingara con Massimo Venia

A Ischia Porto  ho avuto il piacere di fare due chiacchiere con  Massimo Venia, autore  delle migliori etichette della Cantina Pietra di Tommasone. Appena entrata nel suo atelier al in via Roma,  32 , questo talentuoso pittore ischitano, mi ha stretto calorosamente la mano. Erede del maestro Mario Mazzella , i suoi acquerelli sono una celebrazione degli scorci più incantevoli d’ Ischia

Non finirò mai di ringraziarlo per la piacevole compagnia e per lo spritz condiviso al  Bar dell’Orologio: storico bistrot in   via Vittoria Colonna, 195 . Come da tradizione ischitana, ci siamo fatti tentare da uno spuntino tipico dell’isola:  il panino alla Zingara ! Cosa è? Due golose fette di pane cafone farcito con prosciutto, mozzarella (o fior di latte), maionese e lattuga. La ricetta originale prevede le pagnotte del leggendario Panificio Boccia a Ischia Ponte, dove è nata nel 1977 nella paninoteca La Virgola .

5 cose da fare nel centro storico d’ Ischia Porto 

Bisogna ricordare che Ischia Porto  non è soltanto il core  dell’isola. Basta infatti allontanarsi di pochi passi dalle vie più frequentate per imbattersi in un universo di architetture insolite e un sorprendente patrimonio culturale, spesso invisibile agli occhi del turismo di massa.

Nelle prossime righe vi svelerò 5  architetture miliari della città: fermate  esclusive  che invitano a guardare oltre le apparenze per seguire le tracce dei Borbone e ascoltare le storie di santi, nobili e avventurieri. Siete pronti a una  Ischia segreta?

1. Villa Altana

Villa Altana: in via delle Fornaci si nasconde una palazzina dai tratti arabeggianti, che incanta con le sue cupole moresche, finestre bifore, e muri merlati. Era il rifugio del colonnello e avventuriero Giovanni Masturzi. Nella II°  Guerra Mondiale il duca S. Camerini comprò e salvò dall’oblio questa  imponente costruzione.

A sua volta essa era ricavata da un precedente tempietto cinese in legno. Questo fu ingegnato da Ferdinando II di Borbone per i gran galà  dell’inaugurazione del porto .  Era noto con l’appellativo di Pagoda con cui ancora oggi ci si riferisce a questo punto a sinistra di Ischia Porto.

2. Chiesa S. Maria del Porto Salvo e Palazzo Reale

Chiesa S. Maria del Porto Salvo : posizionata sotto il  Montagnone  fu fatta  nel 1856 per volere dei Borbone su progetto dell’ Ingegner  Quaranta . A pianta a croce latina  possiede  tre navate, le cui pareti sono decorate da stucchi con diversi motivi . Ci sono due piani ed è ricca internamente di opere di valore. 

Palazzo Reale : in piazza Antica Regia originariamente era una Spa per le classi benestanti . Apparteneva  alla famiglia  Buonocore,  veri e propri pionieri nello sfruttamento benefico delle sorgenti sottostanti di Fontana e Fornello. 

Rimane un mistero come la proprietà passò ai Borbone . Dal 1877 dopo molte controversie storiche legate al Regno di Napoli, il  Palazzo Reale, spettò al demanio militare con uso riservato per lo stesso esercito.

3. Chiesa di Santa Maria delle Grazie e Chiesa di San Girolamo

Chiesa di Santa Maria delle Grazie: questa chiesa è detta anche di Sant’Antonio alla Mandra, perché è posta in località Mandra, anticamente utilizzata come pascolo per le greggi. Risale al XIV secolo ed è in stile Barocco. Dal 30 settembre 2003 vi è custodita la salma di San Giovan Giuseppe della Croce, un altro patrono d’Ischia .

Chiesa di San Girolamo: questa parrocchia si staglia nell’omonima piazza . Tutta di color  bianco ispirò molti artisti che l’immortalarono nelle loro tele per l’essenzialità delle sue forme. Del 1301 fu edificata poco dopo  l’ultima e tremenda eruzione dell’Arso. Nel XVI secolo fu gestita dai frati di Santa Maria della Scala e continuò a essere rimaneggiata fino al 1950. Sono tre le sue particolarità  sono:

4. Chiesa S. G. G. della Croce

Chiesa S. G. G. della Croce: una chiesetta gialla piazzata esattamente accanto alla Spiaggia dei Pescatori in contrada  Mandra,  dove si venera il culto della Madonna bambina . Un tempietto lineare  a croce latina che fu fatto  nel 1636 e modificato più  volte fino al 1851 per iniziativa di Pio IX. Spiccano subito : una cupoletta di mattonelle smaltate di giallo e verde , una torre e la cappella di San Giovan Giuseppe della Croce.

Attraverso una rampa di scalini di marmo si accede all’ Arciconf. S Maria di Costantinopoli  eretta nel 1613 . Particolare è l’usanza del 25 agosto quando si porta in processione una statua della Madonna ivi riposta. C’è solo una navata.  Mentre negli archi reggenti il soffitto sono affrescati i principali episodi del Vecchio e del Nuovo Testamento.  Questi sovrastano un altare del XVIII fatto di marmi . Internamente sono  sparsi qua e là quadri che parlano dell’ecclesia ischitana.

5. Cattedrale dell’Assunta

Cattedrale dell’Assunta: questo monumento religioso a tre navate sostituì la primitiva cattedrale ischitana collocata all’altezza del Castello Aragonese (fu distrutta dai bombardamenti inglesi) . Si distingue per la sua  facciata  barocca ed è protetta da una cancellata in ferro. Al lato c’è un campanile antecedentemente adibito a fortezza per le scorrerie saracene.

Internamente  di grande effetto è un quadro raffigurante una Madonna. Il suo volto pare essere quello della moglie di Pietro Cossa (figlio di Giovanni Cossa governatore d’Ischia e Procida), che nel XIV secolo fece innalzare lo stesso duomo. Alla  Cattedrale dell’Assunta notevole è la cappella con un’altra Madonna alla quale Vittoria Colonna soleva pregare per il ritorno del suo amato sposo.

Ischia in 4 giorni: I° Tappa, Ischia Ponte di pomeriggio

Ischia Ponte è il nuclo antico di Ischia Porto  da cui dista poco più di 1, 5 km  ( andando a spasso per tutto  Corso Vittoria Colonna  ci si arriva in venti muniti) . Se ne attesta l’esistenza sin dal XIII secolo. Nel XIV secolo  Ischia Ponte era conosciuta con il nome di Borgo di Celsa per i gelsi che l’abbellivano. Nel 1700 questo semplice villaggio si riempì di gente per lo spopolamento del Castello Aragonese, che è uno dei suoi principali richiami insieme al Museo del  Mare. Quest’ultimo, fondato nel 1996, espone su tre piani gli antichi e storici attrezzi per la pesca, l’attività che un tempo costituiva la principale fonte di sostentamento dell’isola.

Affollatissimi d’estate sono altri tre richiami Ischia Ponte:

Il Castello Aragonese oggi

Non è facile peregrinare all’interno del  Castello Aragonese , perchè è immenso ed è composto da 15 parti:

  1. La Chiesa dell’Immacolata ;
  2. Il Convento di S. Maria della Consolazione ;
  3. Il Cimitero delle Monache;
  4. La Casa del Sole;
  5. La Chiesa di San Pietro a Pantaniello;
  6. Palmenti per la vinificazione e cellaio;
  7. Il Carcere Borbonico;
  8. La Chiesa S. Maria delle Grazie o dell’Ortodonico;
  9. L’ Antica torre di avvistamento e di difesa;
  10. Il Sentiero del sole;
  11. I Gradoni di S. Cristofaro;
  12. La Chiesa della Madonna della Libera;
  13. Il Viale dell’Ailantus;
  14. Resti del tempio del sole;
  15. La Cattedrale dell’Assunta.

Se si ha la fortuna di poterlo scandagliare per bene , esso ci  racconta delle conquiste dei Greci, dei Romani, degli Aragonesi.   E anche delle gloriose nozze del 1509 tra Fernando Francesco D’Avalos e la poetessa Vittoria Colonna. Questa  nobildonna per la perdita del marito si immerse totalmente nelle arti, creando in quella rupe abitata un cenacolo culturale.

Dopo varie vicissitudini il  Castello Aragonese  nel 1912 passò nelle mani della famiglia Mattera , e nel 1996 fu aperto al pubblico. Ci vollero anni di incessanti interventi di restaurazione per portarlo all’attuale splendore. Tuttora è visitabile ed è sede di importanti eventi come l’‘Ischia Film Festival’ ideato nel 2003 da Michelangelo  Messina.

Info utili :

Come raggiungere Ischia Porto;

Dove alloggiare a Ischia Porto ;

Dove mangiare a Ischia Porto ;

Spiagge a Ischia Porto;

Feste Principali a Ischia Porto

Trekking a Ischia Porto;

Gite in barca a Ischia Porto;

Guide a Ischia Porto.

 

Ischia in 4 giorni:  II ° Tappa, Sant’Angelo

Certamente Sant’Angelo  , presso il comune di Serrara Fontana ,  è l’angolo più chic e suggestivo d’Ischia . A renderlo ancora più speciale è l’assenza totale di auto: il centro è interamente pedonale (sono comunque disponibili parcheggi a pagamento per chi arriva in macchina). La parte alta si sviluppa in un magico gorviglio di casette colorate disposte a spirale sulla Madonella , una collina in tufo  abbellita da una torre difensiva e dalla Chiesa Arcangelo Michele ( 1850) .

La parte bassa, invece, conserva  il tipico aspetto di una borgata di pescatori , con una insenatura favolosa dove gallegiano  barchette e yacht da sogno.Per la sua quiete à e atmosfera avvolgente,  Sant’Angelo  attira soprattutto un turismo d’élite  . Tra i suoi estimatori spicca  l’ex  cancelliera tedesca Angela Merkel, che ne ha fatto un vero e proprio buen retiro , lotano dalla confusione della politica!

In riva in compagnia dei gabbiani!

Dalla fermata dell’autobus a  Sant’Angelo si snoda una suggestiva discesa a serpentina fatta di ciottoli e muretti impreziositi da ceramiche colorate. Dopo pochi minuti di cammino mi sono ritrovata in una piazzetta vivace, ricca di boutique, ristorantini e caffè alla moda. Per riposarmi un poè , mi sono fermata Bar della Taverna del Pirata in via Sant’Angelo, 77 .

Mentre sorseggiavo un calice ghiacciato di Forastera, lo sguardo si è perso fino a scorgere Capri in lontananza . Dopo un bagno rigenerante nelle acque delle magnifiche Antiche Terme di Cavascura  , proprio accanto alla vicina  Spiaggia dei Maronti , la prossima volta bel borgo prenoterò al Tropical  e all’  Aphrodite Apollon.  Sono due imponenti parchi termali con decine di piscine a temperature che vanno dai 20° ai 40° e dotate di tutti i comfort immaginabili.

2 Cose da fare nei dintorni di Sant’Angelo

Avendo avuto disposizione una  mezza giornata, a  Sant’Angelo  mi sono concessa solo queste due altre fughe a brevissima distanza dal suo centro abitato:

1. Le Fumarole dei Maronti: raggiungibile in soli 12 minuti a piedi da Sant’Angelo, questa spiaggia fuma continuamente a causa dell’energia vulcanica del sottosuolo, con emissioni di vapore che toccano i 100 °C. È uno spettacolo unico dove la sabbia diventa una cucina a cielo aperto:  chef e buongustai vi seppelliscono uova, pollo e altre pietanze per cuocerle grazie a questi focolari naturali;

2. Taverna Pietro Paolo detto Stalino: questa celebre e accogliente taverna rustica è ricavata in un anfratto Spiaggia dei Maronti  . Ci sono stata appositamente per gustare il piatto simbolo dell’isola: il  coniglio all’ischitana. Si usa il coniglio “di fossa”, allevato in profondi cunicoli che donano alla carne un sapore straordinario. Viene servito rigorosamente nel tegame di coccio con pomodorini e piperna, che è  il timo isolano.

Info utili :

Come raggiungere Borgo Sant’Angelo;

Dove alloggiare a Borgo Sant’Angelo ;

Dove mangiare a Borgo Sant’Angelo ;

Spiagge a Borgo Sant’Angelo;

Trekking a Sant’Angelo ;

Gite in barca a Sant’Angelo ;

Guide a Sant’Angelo .

Ischia in 4 giorni:  III° Tappa,  Forio

Forio è una sontuosa cittadina di 18.0000 abitanti, la più estesa di Ischia  . Sboccia come un fiore  tra Punta Imperatore e Punta Caruso, e si suddivide in quatto frazioni: San Francesco, la Chiaia, Citara e  Panza. La mia salvezza è stata incontrare la mia amica  Grazia Parpinel,  guida esperta del posto. Forio  splende a ovest, il  lato più soleggiato dell’isola, quello più vocato alla viticultura  per la fertilità dei terreni. Non a caso qui si adagia la cantina Pietra di Tommasone,  che mi ha fatto ubriacare d’Ischia!

Nonostante fosse autunno a Ischia, il caldo era quasi asfissiante. La mia passeggiata a Forio è cominciata inizialmente a piedi: dal lungomare di Forio verso il  viale principale di  Corso Francesco Regine    fino alle torri di avvistamento. Per stare dietro Grazia Parpinel   è stata necessaria tanta energia: sono state inevitabili a Forio le  pause caffè al Divino Cafè in  Via Erasmo di lustro, 6! Infine,  a  cena al  Kantharos , ricercata enoteca (in via Cesare Calise 3) ho realizzato che la  parmigiana non è stratosferica solo nella mia Sicilia!

La Baia di Citara e il wine relais C’est la Vie

Muoversi in macchina è stato vantaggioso per scovare qualche gioiello nascosto di Forio. Come per esempio il  Ristorante Bagno Viola  in via G. Mazzella, 109  nei dintorni della Spiaggia di Citara . Come scordare quel succulento sauté di vongole divorato all’ombra degli ombrelloni del lido!

Poetico il richamo di Forio al crepuscolo, mentre un aperitivo sulla terrazza del C’est la Vie,  raffinato wine relais a picco sul mare, regalava una vista mozzafiato e una sensazione di libertà infinita.

6 cose da vedere  nel centro storico di Forio

1. Chiesa di San Gaetano e la Basilica di S. Maria di Loreto

Chiesa di San Gaetano o Santa Maria Porto Salvo : questa è una sfavillante chiesa dalla cupola gialla che si intravede appena entrati a Forio. Furono i marinai a richiederla nel 1655 a protezione del loro navigare.   Fu rimaneggiata in appresso fino ad assumere tratti prevalentemente   barocchegianti . La sua navata è adornata da un mezzo busto di San Gaetano insieme ad ex voto e barche .

 Basilica di S. Maria di Loreto : lungo l’affollato Corso Francesco Regine   si apre questa basilica a tre navate , che è popolare per le sue calotte moresche, il pavimento maiolicato,  e i suoi orologi (XIII sec.) . Ci furono degli ampliamenti nei secoli a venire.  Dentro è impreziosito da : un’autorevole pinacoteca degli autorevoli pittori Cesare Calise   (XVII sec.) e Alfonso Di Spigna (XVIII sec.),  un archivio colmo di importanti documenti, pilastri fatti di marmi policromi. Considerevole è una statua lignea dell’Immacolata eseguita da  un seguace di Nicola Fumo , il tutto sormontato da un soffitto a cassettoni in oro e legno.

2. Torre Morgera e Basilica di San Vito

Torre Morgera o Quattrocchi: nel quartiere del Cierco si innalza questa torre in tufo, che è a pianta quadrata e su due livelli. Si fa fatica a identificare le fattezze di un’architettura militare contro l’attacco dei Turchi. Questo perché accanto si confonde con altre abitazioni.

Basilica di San Vito: addentrandosi a Forio ci si imbatte in questa importante basilica del XIV sec. Essa è dedicata a San Vito, protettore  di Forio   (pare abbia salvato i vitigni da una terribile pestilenza).  A croce latina e a tre navate primeggia per l’imponenza delle campane, ricavate dalla fusione di alcuni cannoni. Gli interni  sono decorati con:  stucchi di Cesare Starace , alcuni lavori dei geni di  Cesare Calise  e Alfonso Di Spigna, e una massiccia pala d’altare del 1745. Il sagrato al di fuori della chiesa rievoca il triste dilaniamento di tanti cittadini uccisi da delle bombe scagliate la notte dell’8 settembre del 1943 , giorno dell’armistizio.

3. Chiesa del Soccorso 

Chiesa del Soccorso: questo fantastico santuario del 1350 è intitolato alla Madonna della Neve, ed è custode di tutti i marinai. Tutta dipinta di bianco in perfetto stile Mediterraneo si accovaccia su un promontorio a strapiombo sui litorali dorati . Da cui si può contemplare un tramonto unico.

Se siete fortunati, vedrete per pochi istanti un raggio verde  all’orizzonte.  Questo è un fenomeno ottico raro della rifrazione della luce solare nell’aria che accade se il cielo è limpido. Oltretutto se non c’è foschia c’è una veduta spettacolare sul Lazio fino a Ventotene, Formia e Gaeta.  Superbo è il  suo piazzale battezzato Papa Giovanni Paolo II in occasione della visita pastorale del 5 Maggio 2002.

La Chiesa del Soccorso preserva diversi realizzazioni  artistiche di  Cesare Calise , e un  crocifisso ligneo del 1400. Tra il XVIII e la fine del XIX secolo, l’erosione marina a causato alcuni danni. Per questo motivo ci furono degli interventi, come quelli che hanno interessato il sagrato. A questo sono state aggiunte delle croci in piperno , ed il portale a cui furono aggiunte delle pregiate maioliche.

4. Chiesa di S. Francesco d’Assisi e Palazzo Covatta

Chiesa di S. Francesco d’Assisi: spunta in tutta la sua magnificenza in piazza del Municipio assieme a un convento francescano, e all’ Arciconfraternita Santa Maria Visitapoveri .  Della seconda metà del ‘600 è a una navata. Si dice fu fatta per conseguenza della devastante epidemia del 1656. Non è molto vistosa, a eccezione dei capolavori di Giuseppe Simonelli , del soffitto barocco a botte, e della vetrata alle spalle dell’abside maggiore.

Palazzo Covatta: in via Torrione, 42 questo è uno stabile dalla facciata esemplare per le bizzarre finestre, che per la forma del portone e della scala dovrebbe essere del XVII secolo. Si narra che ci venne confinata Donna Rachele Guidi in Mussolini .  La consorte del Duce fu esiliata a Ischia dove vi rimase fino al 1958. In virtù della sua dolcezza , pare che il popolo ischitano trattasse lei e i suoi tre figli con reverenza.

5. Chiesa di San Sebastiano e Bar Internazionale 

Chiesa di  San Sebastiano : in Sant’Antonio Abate, 26, questa chiesa è in pietrame di tufo e dovrebbe essere del XIV periodo della tremenda ed ultima eruzione dell’Arso. Il portale è neoclassico in rosa pastello, e sfoggia una pianta a croce greca con pilastri corinzi e una gigantesca cupola con decorazioni a lacunari.

Bar Internazionale : è il fanatstico cafè in Corso Francesco Regene 41  che deve la sua fama a Maria Senese , sua fondatrice negli anni ‘50. Da principio era una bettola di paese. E poi si allargò fino a cambiare in un’osteria in cui si servivano pranzi e bevande. Divenne ritrovo per personaggi illustri nazionali e internazionali. E in taluni casi anche ultimo riparo per intellettuali perseguitati per il loro orientamento sessuale. Come nel caso di Wystan Hugh Auden ,  che con  il suo compagno Chester Kallmann furono accolti da Maria Senese  con calore umano.  A lei Auden  si ispirò per la protagonista del suo libretto Carriera di un libertino, musicata da Igor Strawinskji. 

6. Il Torrione 

Il Torrione: in via Torrione 32, questa torre a base rotonda, emblema di Forio ,  è la più alta di tutte le altre circostanti.  Del 1480 fu fatta per prevenire e fermare le scorrerie dei pirati.

A pianterreno ci si sistemavano le artiglierie, al livello superiore ci alloggiava la guarnigione. Fu restaurata di recente e accoglie un museo civico e le creazioni di Giovanni Maltese, conosciuto  artista foriano che abitò il Torrione dal 1883 fino ai primi anni del ‘900.

3 Cose da fare on the road a Forio

1. Punta Imperatore

Punta Imperatore: questa è l’estremità più incantevole d’Ischia. Sono partita da Campotese, vicino Panza, per farci un sopralluogo. E dopo una mezz’ora attraverso un vecchio sentiero si giunge in questo paradiso.  Un fazzoletto di terra che si affaccia su tutto l’abitato di  Forio ,   la baia di Citara  e il monte Epomeo.

In seguito si procede attraverso degli scalini a un faro isolato, il cui guardiano negli anni ’30 morì fulminato. Sua moglie Lucia Capuano continuò  egregiamente il mestiere di vedetta campana. Merita menzione Lucianna De Falco, l’attrice ischitana che nel  2008 tirò fuori una pièce teatrale su questo commovente  racconto del  faro di Punta Imperatore.

2. Bosco di Zaro e La Colombaia

Bosco di Zaro: questa foresta a nord ovest d’ Ischia  presenta uno scenario indescrivibile di olivi centenari, carrubi, ginestre, ciclamini , mirto e funghi porcini. In un silenzio assordante tra qualche lumino e delle offerte votive  ci si venera la   Madonna di Zaro per le sue apparizioni  dal 1994.

Ogni 8 e 26 Settembre le veggenti lasciano una premonizione divina che riguarda tutta l’umanità. Una delle più chiacchierate profezie sarebbe stata quella sugli  attentati dell’11 settembre 2001 . Fu fatta da Simona P. e che nel 1995 fu registrata sul settimanale Epoca .

La Colombaia

Celata dagli alberi del Bosco di Zaro   compare La Colombaia mausoleo ed ex  abitazione liberty  del  regista Lucchino Visconti . Ci si rinchiudeva per dare sfogo al suo estremo gusto estetico, quello che ha pervaso tutta la sua produzione cinematografica. Dal 2001 La Colombaia è una fondazione che si occupa della diffusione e della comunicazione dello spettacolo.

3. Giardini della Mortella eGiardini Poseidon

Giardini della Mortella : questo è un eden botanico disegnato nel 1956 dall’architetto paesaggista Russell Page per  Lady Susanna. Questa giovane donna alla morte del marito il compositore Inglese Sir Walton ampliò il loro nido fino a farla divenire un’esplosione di flora mediterranea, roseti e piante tropicali.

Giardini Poseidon : con accesso diretto dalla baia di Citara queste terme sono la punta di diamante d’Ischia.  La struttura è immersa in una natura esotica . Dentro ci sono ventidue piscine termali curative, con una temperatura costante da 20° C a 40° C . Circa trenta euro del costo del biglietto (ristorazione esclusa) per regalarvi un attimo di assoluto benessere sia per il corpo che per la mente.

Info utili :

Come raggiungere Forio;

Dove alloggiare a Forio;

Dove mangiare a Forio ;

Spiagge a Forio;

Trekking a Forio;

Gite in barca a Forio ;

Guide a Forio .

Ischia in 4 giorni: IV ° Tappa, Lacco Ameno

All’ingresso portuale di Lacco Ameno   mi è restato impresso il pittoresco Fungo, ormai simbolo del paesino . Questo è un gigante di 10 metri  di tufo verde caduto dall’ Epomeo che da secoli modellato dal vento si è fissato in mezzo agli scogli.

Lacco Ameno  fu la prima colonia della Magna Grecia  in Occidente  (VIII  secolo a.C.). Negli anni ’50 il rinomato archeologo tedesco Giorgio Buchner  individuò proprio  sulle pendici del monte Vico le origini di  Pitechusa, ovvero la Ischia arcaica fondata dagli Eubei . A questa altezza probabilmente c’era l’area sacra, i templi, e le case. Di queste ultime si conosce poco.  Forse erano organizzate in piccoli agglomerati. Questi a loro volta erano disposti nelle aree collinari che circondavano le rade portuali.

Dalla darsena, oltrepassati i lidi, si raggiunge Corso Angelo Rizzoli, via principale ricca di negozi stilosi. Qui, gli appassionati di buon cibo e vino trovano l’affermato ristorante Cantina del Mare . Accanto al locale fa bella mostra la deliziosa chiesetta settecentesca  di Santa Maria delle Grazie (XVIII sec.)  voluta dalla famiglia Monti.

Angelo Rizzoli e la rinascita di Lacco Ameno

Non fatevi ingannare dalle dimensioni ridotte di Lacco Ameno , perché vi stupirà con le sue piccole pietre prezios, come per esempio  Piazza Santa Restituta . Si mostra in tutta la sua maestosità con lo sfarzo del   Reginella e  del Regina Isabella . Questi sono  due alberghi di lusso ,  risultato delle lungimiranti intuizioni del  milanese  Angelo Rizzoli .

Gli anni ’50 furono la golden age d’Ischia quando il Cavaliere vi approdò per villeggiatura su invito dell’amico e  medico Pietro Malcovati. Fu questo brillante ginecologo che esortò il ‘cumenda’ a fare tutta una serie di investimenti che rimodernarono Ischia, Finì per trasformarla in un appuntamento immancabile della mondanità internazionale.  Anche se il percorso non fu privo di ostacoli!cosa-fare-a-lacco-ameno-ischia-wine-travel-blog-weloveitalyeu

 

2 Cose da fare a Lacco Ameno

Ischia  si è formata 55000 anni fa in corrispondenza di una camera magmatica che si è svuotata per la fuoriuscita di magma fluido da crepacci sulla crosta terrestre. Tanti popoli l’hanno conquistata .

Ognuno di loro ha lasciato traccia della loro civiltà.  Fino a evolversi nell’era moderna in uno dei posti turistici più richiesti del pianeta.Una time line d’ Ischia  affascinante che si può approfondire in queste due importantissime attrattive della città:

1. Museo Archeologico di Pithecusae  

Museo Archeologico di Pithecusae  è un’enorme galleria di otto sale relativa  alla storia d’ Ischia . Dal Neolitico all’epoca classica. Si può avere  una panoramica dettagliata  dei principali fenomeni geologici isolani. Esso  è ospitato nella magnifica Villa Arbusto , dimora di Angelo Rizzoli  che non si fece sfuggire questo casolare seicentesco appartenuto a Don Carlo Acquaviva Duca d’Atri.

Operativo dal 1999 il museo fu voluto dal professor Vincenzo Mennella, sindaco di Lacco Ameno,  che ne curò la nascita dal 1979. Da allora in poi nei suoi ambienti sapientemente allestiti si possono apprezzare reperti archeologici di pregio quali:

2. Museo Angelo Rizzoli

Il Museo Angelo Rizzoli è  una collezione di memorie varie che rende omaggio ad Angelo Rizzoli , il benefattore e magnate di Lacco Ameno . Ci sono foto che documentano il suo impegno per il risveglio d’ Ischia,  che negli anni ’60 beneficiò dei suoi ospiti singolari: divi, intellettuali, giornalisti, ecc. Altri ricordi, più personali, sono legati al suo successo, come le selezione le gigantografie dei primi numeri del Corriere della Sera e della Gazzetta dello Sport di cui Angelo Rizzoli fu direttore.

La Basilica di Santa Restituta e il Parco Termale del Negombo

Fate un salto nella  Basilica e Museo di Santa Restituta: questo complesso sta al di sopra di un precedente santuario paleocristiano consacrato a Santa Restituta , martira cartaginese che naufragò miracolosamente nella caletta di San Montano .Subì varie distruzioni fino a quando non venne affidata alla custodia dei monaci benedettini intorno il 1000 . Fu poi ampliata nel 1470 con una torre difensiva. Questa fu  fatta nel 1590 apposta per i fedeli in caso di incursioni nemiche . Al presente ci sono gli uffici comunali.

Altri rimaneggiamenti seguirono nel 1600 fino al catastrofico terremoto del 1883, che danneggiò gravemente la basilica, inaugurata poi nel 1866. L’esterno è in stile Neoclassico con a destra un elegante campanile. La singola navata si arricchisce di: dipinti, un pavimento colorato, una statua in legno della santa, e le sue reliquie. Nel 1950 sotto la supervisione del prete Pietro Monti si effettuarono dei restauri alla cappella.

Non finisce qui!

Pertanto  si  rinvennero: necropoli feniciepuniche e grecoromane, ceramiche dell’età ellenistica . E anche quartieri artigianali, come quello metallifero a Mazzola (VII/VI sec a. C. )  .Nel 1974 venne istituito un museo che fu sovraordinato alla Curia di Napoli e alla Soprintendenza per i beni archeologici delle province di Napoli e Caserta.

Proseguite con la Spiaggia di San Montano: a pochi passi dal centro cittadino di Lacco Ameno c’è questa caletta di sabbia dorata caratterizza da fondali bassi e  acque  cristalline e dall’ sua ombra  del Monte Vico. Questa ingloba il Parco Termale del Negombo , una meraviglia architettonica voluta dal duca di Camerino nel 1947.

Info utili :

Come raggiungere Lacco Ameno;

Dove alloggiare a Lacco Ameno ;

Dove mangiare a Lacco Ameno ;

Spiagge a Lacco Ameno;

Trekking a Lacco Ameno ;

Gite in barca a Lacco Ameno ;

Guide a Lacco Ameno .

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Conclusioni: a Ischia , non serve l’orologio!

A Ischia l’estate sembra non finire mai, un’isola misteriosa ed eterna che ha il raro potere di accontentare proprio tutti. È la destinazione ideale per chi cerca lo sfarzo  sofisticato. Quello che prende forma  tra panfili da capogiro  ormeggiati in baie dal mare cristallino. Ma al tempo stesso è perfetta per chi ama la semplicità delle piccole, grandi cose. Come lo spettacolo silenzioso di un sole infuocato che scompare lentamente dietro una scogliera selvaggia.

Ischia è  un’ avventura  straordinaria unica che vi consiglio di sperimentare al più presto. E soprattutto senza fretta. Dovete lasciarvi cullare dai ritmi lenti dell’isola. Tuffarsi nelle sue atmosfere è la scelta migliore per rigenerare il corpo e lo spirito. Potrete davvero  staccare finalmente la spina dalle preoccupazioni. Intanto iniziate a sognare a occhi aperti questo paradiso. E se avete già in mano il vostro biglietto, non mi resta che augurarvi buon viaggio!