Marco de Canaveses

S.Caetano, Vinho Verde, Portogallo

“Sa volare solo chi osa farlo” . L. Sepulveda

L’oro verde del Portogallo.

Il Vinho Verde è un vino portoghese prevalentemente bianco, ma anche rosato e rosso (quest’ultimo è presente in quantità minore in Portogallo e di solito piace poco fuori confine per la sua struttura debole dovuta al basso contenuto in alcol, al contrario invece dell’alto consumo a livello locale nelle caratteristiche ciotole di ceramiche) che sta riscuotendo un’enorme popolarità. Perché? Il Vinho Verde è un lusso alla portata di tutti, che ammalia per la sua delicatezza, eleganza, e soprattutto per la sua versatilità perché adatto a tutti i tipi di piatti e palati, da quelli più semplici a quelli più esigenti. Altro e indiscutibile X factor del Vinho Verde è la sua frizzantezza, derivante in origine dal carbonio naturale dell’uva ed ultimamente procurata da molti vignaiuoli con l’aggiunta di una lieve dose di anidride carbonica per venire incontro al gusto dei consumatori specie quelli americani!

Il Vinho Verde è una Denominazione di Origine Protetta, ed è tipico delle sinuose alture del Nord del Portogallo che trasuda vino dagli albori della viticoltura. Forse si chiama così per il colore verde dei suoi vigneti e delle sue valli ,  per quello delle uve acerbe da cui è fatto perché raccolte in anticipo, o perché va bevuto giovane. Il Vinho Verde è fresco, erbaceo, ma leggermente sapido e con un sentore di frutta finale che stupisce, come la vita che ti regala sempre qualcosa di magnifico quando meno te lo aspetti. Ed è quello che accade a me con il mio blog sul vino e viaggi www.WeLoveItaly.eu che mi dà la possibilità di condividere le mie esperienze emozionali attraverso il racconto di persone e storie di successo che è misurato non in soldi guadagnati, ma in obiettivi raggiunti. Come ogni sommelier adoro andare in giro alla ricerca di nettari prelibati. Viaggiare poi è una droga da cui non tento neppure di disintossicarmi, non perché così si stacca dalla routine, o perché fa tendenza, o ci si va con qualcuno di speciale. Nulla di tutto questo. Viaggiare mi apre il cuore, non smetto mai di imparare, mi fa vedere le cose e la gente da una prospettiva diversa, controllo meglio i problemi, me stessa e avverto una pace interiore e con l’universo immensa. Miglioro ogni volta che faccio la valigia e poi la ripongo nell’armadio di casa mia, che sia la Sicilia, dove sono nata, o la Toscana dove vivo ormai felicemente da sei anni.

 

Andrè Amaral, cantina Quinta de Torre. Niente è per caso!

Per pura coincidenza o destino non lo so,  Andrè Amaral , responsabile di ‘Quinta de Torre’, una delle più prestigiose cantine di Vinho Verde del Portogallo, naviga sul mio sito www.WeLoveItaly.eu. Lo scorso Agosto due miei articoli dedicati a Lisbona e Faro lo incuriosiscono e  mi contatta  via social.   

Il Portogallo non me lo tolgo proprio di dosso, mi attiva una strana dipendenza. A Pasqua del  2017 atterro a  Lisbona , una moderna capitale che non appena sfiori con lo sguardo, la fai tua e non la lasci più per il suo patrimonio artistico culturale, il suo charme, l’azzurro del suo oceano e delle sue ceramiche, il calore del suo popolo . A Lisbona ci si perde tra i suoi vicoli irti e ciottolati. Lì si respira un passato glorioso fatto di esplorazioni e conquiste, cantate nelle languide musiche del  fado , la cui malinconia o saudade la senti nell’aria e pare manifestarsi al primo chiarore di luna annidandosi tra i tavoli delle piccole taverne sempre a festa  . Un’estate fa sono  a Sud , ad Algarve, nella splendida Faro. Faro è una deliziosa cittadina lusitana che ipnotizza con le sue falesie grandi e immobili come giganti, che acceca lo sguardo con le sue interminabili distese di sabbia dorata e le sue acque azzurre cristalline. Avere tra i miei follower un noto produttore di vino come Andrè Amaral mi lusinga, e il successivo Settembre, tra messaggi e video chiamate varie, ci faccio amicizia  e mi confessa che leggere i miei post gli fa venire voglia di andare in vacanza e di bere qualcosa di introvabile. Mi viene spontaneo confessargli che c’è una sorta di richiamo irresistibile verso il Portogallo, perché forse è così simile alla mia isola per il suo fascino decadente e misterioso.  

Food Life Style rivista ristoranti stellati
Food Life Style di Carmela Loragno, rivista ristoranti stellati

Andrè segue assiduamente il mio diario di bordo virtuale di questo mio girovagare per posti, e personaggi straordinari che ti entrano nell’anima. Duranti questi contatti via etere, tra me ed Andrè scatta una certa sintonia professionale, che presto si traduce in una collaborazione che ci porta a realizzare il desiderio comune di valicare i nostri confini territoriali: io da reporter del vino  in Portogallo, e lui da esportatore del suo Vinho Verde nel nostro Bel Paese! C’è molto entusiasmo, ma non è sufficiente, perché per la riuscita dei nostri intenti ci sono delle variabili esterne tutt’altro che trascurabili da considerare. Per prima cosa è abbastanza complicato avere dei risultati positivi in un settore competitivo come quello della vendita del vino in l’Italia, a cui basta il suo e per il quale oltre tutto è già famosa in tutto il globo. Con Andrè poi non ci conosciamo personalmente e ci separano chilometri di distanza. Non occorre solo che il suo vino sia eccellente, che il suo packaging sia curato, e che il suo sito web aziendale sia impeccabile sotto ogni punto di vista. Per sfondare necessita studiare qualcosa di strategico, e capire anzitutto se rispetto all’Italia:   

  • il Vinho Verde può essere adatto al nostro mercato;
  • si può impostare un piano di marketing efficace creando relazioni on line e off line ;
  • si possono fare eventi nell’immediato in presenza del winemaker portoghese in questione per dare visibilità al suo prodotto.

Vi spiego come tutto si è piano piano sbrogliato come il bozzolo di una matassa e come sboccia una fiducia e  stima tale da portare Andrè a  finanziare il mio soggiorno presso ‘Quinta de Torre’! Le  moderne tecnologie sono indispensabili, e nel frattempo io e Andrè ci diamo da fare senza sperare che la ruota giri da sola.  Ancora una volta il mio intuito non si sbaglia  e mi rendo conto che si fa sul serio quando Andrè mi spedisce a Pisa, con mia meraviglia, il primo di una serie di campioni dei suoi vini etichettati “San Caetano” , chiamati così  in onore di una cappella del suo wine relais che lo protegge come Dio fa con i suoi fedeli. Mi innamoro inevitabilmente di ognuna delle sei bottiglie di quell’oro verde! Se voglio fare l’inviata all’estero per toccare con mano ciò che stuzzica le mie papille gustative, ho davanti un’impresa quasi pioneristica da affrontare: lanciare i vini portoghesi in Italia, che certamente non ama molto i forestieri in campo enoico! In realtà c’è un algoritmo che potrebbe funzionare! In due regioni vocate per lo più ai rossi come Toscana e la vicina Puglia, in cui i bianchi non sono molti e quelli esistenti di un certo spessore sono piuttosto costosi, i vini  “San Caetano” potrebbero essere un’ottima alternativa! I vini  “San Caetano” potrebbero infatti fare gola ai ristoratori delle coste tirreniche e adriatiche, i quali avrebbero delle bollicine esotiche di alto livello per i loro clienti, che non hanno nulla da invidiare a un Riesling o a uno Chablis, a fronte però  di una spesa decisamente più contenuta (al momento attuale il Vinho Verde è accessibile, perché in passato l’economia del Portogallo ha sofferto della recessione globale, quindi il costo dei terreni e del lavoro è relativamente basso ).  

  

Il Vinho Verde in Toscana.

Per scendere in campo non posso combattere da sola! Mi avvalgo di tre solidi alleati a cui faccio avere l’arma potente dei vini ‘San Caetano’  per vincere la battaglia !

A Ottobre il primo è Andrea Baldeschi , Toscano puro sangue e grande degustatore Ais Toscana, che nel suo ristorante “Nautilus” a Tirrenia organizza delle cene a base di baccalà più elaborate di quelle fatte da me nel mio terrazzo con i miei amici. Come tutti i commensali anche Andrea  rimane piacevolmente stupito dal sapore avvolgente di quei vini bianchi portoghesi, che esaltano il gusto di ogni tipo di piatto leggero di terra o di mare che sia. Andrea cede al fascino di quel vino straniero al punto che per Maggio ha in mente di farne una degustazione al “Palace Hotel”,  un cinque stelle molto rinomato a  Livorno . A Dicembre il secondo è Orazio Sinigallia, un eclettico distributore di vini che, conosciuto fortuitamente a Bari nella sua bottega di vini georgiani in anfora, diventa promoter dei vini di Andrè in Puglia. Per merito di Orazio, il terzo è la strabiliante Carmela Loragno, direttrice di  Food Life Style’, un’illustre rivista stellata sulla gastronomia italiana per la quale a Natale mi commissiona una pagina tutta dedicata al Vinho Verde e ai vini di ‘San Caetano’ . Questi avvenimenti picareschi coinvolgono Andrè, che , dopo una lunga e giusta attesa, mi vuole avere come sua ospite a ‘Quinta de Torre’ per farmi sperimentare con mano la bellezza di quei luoghi lontani e per farmi vedere cosa ha combinato Bacco da quelle parti. Non ci sono più voli diretti ed economici da Pisa per il Portogallo né tanto meno date compatibili che ci vadano bene per impegni vari da parte di entrambi. Quando non c’è una soluzione cambio completamente direzione. Senza una ragione plausibile invece di rodermi dentro, pianifico il mio Capodanno dalla mia amica Lory a Bruxelles e poi perché non volare comodamente  dal centro dell’Europa verso Marco de Canaveses e starci per esempio tre giorni?  L’anno nuovo del 2020 è un sogno diventato realtà.

Bruxelles 2020
Bruxelles 2020

Capodanno 2020, Bruxelles

Esattamente come due anni fa in occasione del mio compleanno, al mio arrivo Lory mi fa perlustrare  Bruxelles in lungo e in largo.  Prima tappa il ‘Quartiere del Parlamento’  all’interno del ‘Parc Leopold’, dove con la sua solarità Lory si occupa dell’accoglienza al pubblico.

Si tratta di un complesso di edifici postmoderni in vetro e acciaio senza fronzoli, ove l’Unione Europea tiene le riunioni di comitato. Una struttura asciutta e minimale a parte la sovrastante cupola detta ‘Le Caprice de Dieux’ , un’enorme sfera a forma di emiciclo che è sede della camera parlamentare degli eurodeputati. Senza pagare nulla ed obbligo alcuno di prenotazione dopo facciamo un salto al ‘Planetarium’,  una sezione dedicata alla didattica, per far comprendere al viaggiatore come funziona l’ U.E. Un gruppo di hostess ci mostrano tre modelli architettonici dei quartier generali di  Bruxelles, Strasburgo e Lussemburgo e sintetizzano quali sono i  compiti più importanti del Parlamento del Consiglio Europeo , del Consiglio  e della Commissione Europea. La fama istituzionale di Bruxelles non deve ingannare, oltre ad essere frequentata assiduamente da politici e giornalisti, essa è da sempre una delle destinazioni turistiche più amate del Vecchio Continente. Passeggiando per l’urbe l’atmosfera è allegra e pittoresca dal suo simbolo il ‘Manneken-Pis’ a la  ‘Grand Place’, che riflette negli ori dei palazzi laterali le luci degli addobbi natalizi che la rendono ancora più baroccheggiante. Rivedere Lory poi è una sensazione indescrivibile, come il festeggiare a mezzanotte l’ultimo dell’anno ballando tra i cafè di Bruxelles fino all’alba, l’ultima insieme prima della mia partenza per il Portogallo.

 

Aeroporto Sà Carneiro Porto
Aeroporto Sà Carneiro Porto

3 Gennaio

Porto, Tre Gennaio 2020, otto del mattino. Andrè mi aspetta fuori dall’ Aeroporto Internazionale  “Francisco Sá Carneiro” . Appena lo intravedo mi fa un cenno, si avvicina e il suo sorriso smagliante scioglie l’imbarazzo dell’incontrarsi per la prima volta. Andrè carica me e il mio bagaglio nella sua macchina e ci dirigiamo verso Marco de Canaveses, un delizioso borgo a pochi chilometri da Porto attraversato dal fiume Tâmega. Ci troviamo nella feconda valle del Douro e proprio qui, dove la natura esplode in tutto il suo rigoglio dall’entroterra all’Oceano Atlantico, nasce il Vinho Verde, vitigni autoctoni che si abbarbicano dappertutto dai palazzi nobiliari alle piccole case di villaggi sperduti. Un cielo grigio con i suoi nuvoloni, che non rende giustizia all’unicità di quei paesaggi portoghesi,  una lunga ora di viaggio tra strade sinuose e larghe, e la  mia stanchezza non distraggono la mia attenzione dal racconto di Andrè della sua vita, della sua  azienda, e  del suo vino. Durante il tragitto Andrè mi svela nel dettaglio i segreti del Vinho Verde .

Ascoltare Andrè è come seguire la linea del tempo del Portogallo. Il Vinho Verde cresce solo nella regione del Minho, approdo ambito di antichi popoli a partire dal 100 AC, quando Fenici e Cartaginesi vi introducono, tra le altre cose, i primi vitigni che curati da Greci e Romani, cadono in abbandono durante il periodo dei Mori, e si risollevano grazie al generoso contributo dei monasteri e della corona portoghese nel Medioevo. Tra il XII ed il XIII secolo il Portogallo è protagonista di una crescente espansione demografica ed economica specie nel commercio agricolo a cui si associa un rapido sviluppo della moneta metallica. Tutto questo trasforma il vino in una fonte essenziale delle entrate, al punto che esso entra a far parte delle abitudini alimentari della popolazione della regione del Minho. Andrè sottolinea orgogliosamente che rispetto al porto, suo fratello liquoroso, il  Vinho Verde è più antico perché, secondo alcuni fonti scritte, se ne registrerebbe già l’esistenza nell’ 870 d.C nel convento di  ‘Alpendurada’ di Marco de Canaveses , anche se in entrambi i casi la prima documentazione della loro esportazione da parte degli Inglese in Europa è attestata alla fine del XIX secolo. Andrè mi confessa che non si stanca mai di vagare per il Minho, perché, ricco di storia, arte, cultura e panorami mozzafiato, è una delle zone più boscose del Portogallo caratterizzata da una vegetazione abbondante e verdeggiante, è. Ad un tratto Andrè si ferma e dal finestrino del veicolo mi fa guardare fuori ed entra nel vivo della sua novella raccontandomi altre cose interessanti sul Vinho Verde . Mi dice che il Minho possiede un terroir distintivo dato dal connubio tra alcuni fattori irritrovabili per la viticultura e la memoria del sapere umano tramandato da secoli di generazione in generazione, che dà alla luce vini dallo stile inimitabile e dall’ equilibrio quasi perfetto. Prosegue asserendo che  il Minho è un fazzoletto di suoli prevalentemente granitici, a tratti scistosi, calcarei e sabbiosi, che da Nord Ovest, bagnato dall’Oceano Atlantico, si apre a ventaglio verso Nord Est lungo la Galizia spagnola con vallate immense e lunghe e abbondanti corsi d’acqua, che rigenerano e rinfrescano le montagne  garanti di una barriera naturale contro i venti più dannosi. Andrè tiene a precisare che aspetti senza eguali quali una tipografia irregolare, che influenza un clima di tipo continentale, un tasso medio annuo di precipitazioni di 1200 mm (concentrate in inverno e primavera), e altitudini che sfiorano circa i 700 m, si riflettono superbamente nelle diverse tipologie di uve delle nove subregioni del Vinho Verde che sono Amarante, Monção, Melgaço, Lima, Basto, Cávado, Ave, Baião, Sousa e Paiva.  Andrè definisce la coltivazione della vite nella regione del Vinho Verde di tipo “eroica”, per la presenza di pendii molto scoscesi, e perché essendo i livelli di fertilità del Minho naturalmente bassi, esso è stato reso produttivo grazie ad una serie prolungata di interventi  quali terrazzamenti concimati con sostanze organiche. Andrè si sente pure risollevato che negli ultimi anni la qualità del Vinho Verde è migliorata notevolmente, ciò è dovuto in parte a una migliore formazione e ad un rinnovato trasporto tra i winemaker di oggi. Dove la vite per esempio una volta cresceva alta tra gli alberi e in pergole (questo per liberare il terreno sottostante per altre coltivazioni di cereali, frutta e ortaggi), attualmente molti dei vigneti invece sono formati lungo moderne righe cablate, in modo che le uve sono più esposte alla luce del sole e alla brezza, e quindi il vino è più maturo e più sano. Andrè mette in evidenza anche l’esistenza di una legislazione nazionale che ha contribuito, tra alti e bassi, a sigillare l’autenticità e il valore dei vitigni del Vinho Verde. A sentirlo sicuramente sono stati fatti passi da gigante. Si riprende la via e Andrè conclude rammentandomi che nel 1926 vengono fuori le linee guida per la produzione e la commercializzazione del Vinho Verde con la definizione dei suoi limiti geografici, e nel 1984 esso viene riconosciuto come D.O.C. sotto la supervisione di una ‘Commissione della Viticoltura della Regione del Vinho Verde’. Un progresso tutto in salita quello del Vinho Verde che registra adesso questi numeri nel Minho:

  • rappresenta 15% della produzione totale di vino di tutto il Portogallo;
  • occupa una superfice vitata di 21,000 ettari;
  • Ci sono 19,000 produttori;
  • Esistono 68 varietà di ‘Minho IGT’  e 47 varietà di ‘Vinho Verde D.O.C’.;
  • L’87 % della produzione di riguarda il bianco, il 7% riguarda il rosso, e il 6 % il rosé;
  • Circa 80 milioni di litri di vino prodotti all’anno e più di 100 paesi per le esportazioni (USA, Germania, Francia, Brasile, Canada, Svizzera, Regno Unito, Angola, Belgio, Lussemburgo, Olanda, Polonia, Giappone, Danimarca).

Stiamo quasi per arrivare percorrendo i paesaggi da favola del Minho (la sua demarcazione risale al 1756), che formano la cosiddetta ‘Strada del Vinho Verde’.  La ‘Strada del Vinho Verde’ è un ambiente grandioso, con vigneti terrazzati , e masserie imbiancate a calce arroccate in cima alle colline, tra le quali si scorgono villaggi fiabeschi quali Guimarães, Braga, Amarante, Barcelos, Viana do Castelo, Ponte de Lima, Ponte da Barca e Arcos de Valdevez. Il cancello della cantina di ‘Quinta de Torre’ si apre e quando lo oltrepasso capisco che qualunque traguardo dipende esclusivamente dalla nostra volontà e dal nostro atteggiamento. Il Portogallo è un refrain costante nella mia mente, come la  bossa nova , e in maniera quasi automatica a furia di sintonizzarmi su quelle frequenze per una sorta quasi di legge universale finalmente, mi spingo come wine blogger oltre le alpi per scoprire da dove provengono quei vini che sorseggiati mi emozionano ! Andrè mi accoglie a ‘Quinta de Torre’ facendomi sentire come a casa. Mi presenta alla mamma, ai suoi figli, e ai suoi dipendenti e per tutto il resto della mattinata esploriamo il suo regno in cui sono stata catapultata quasi per magia. C’è da recuperare un po’ di forze perché è ora di pranzo. Dopo avere nutrito dei buffi lama e delle pecore di angora,  io e  Andrè ci spostiamo  nella vicina locanda ‘Tapada do Xandoca’ per deliziarci di prelibatezze portoghesi quali: vongole stufate e pesce grigliato all’ aglio e olio d’oliva che fanno finire tutto il pane in tavola . Intanto Andrè mi spiega che  in origine ‘Quinta de Torre’ è una vecchia casa padronale acquistata in famiglia nel 1995 da Josè Manuel Mendes, che restaurata e ammodernata, diventa quella che è oggi, cioè un’azienda agricola a conduzione familiare di circa venticinque ettari, di cui dodici di vigna. Per smaltire il lauto pasto torniamo a passeggiare all’interno della sua tenuta che mi appare in tutto il suo splendore: filari infiniti, giardini, cascate d’acqua, alberi secolari di limoni e mirtilli, un mini zoo popolato da alpaca, canguri, lepri della Patagonia, pony, anatre selvatiche, tartarughe, pesci e altri animali rari che sembrano quasi bearsi della semplicità della loro esistenza. Andrè descrive ‘Quinta de Torre’ come fosse un quadro, essa è incastonata come un gioiello prezioso nell’ Amarante , con le sue viti immerse nel verde, che cercando il sole,  si arrampicano sugli arbusti o pergolati e abbelliscono i campi costellati dagli espigueiros , i tipici granai in pietra e legno costruiti su una base sopraelevata per essiccazione dei cereali. Il discorso si fa sempre più tecnico e preciso. L’ Amarante ha quei presupposti pedoclimatici specifici che la rende l’ambiente ideale per i principali vitigni autoctoni con cui si fanno i vini nella sua cantina ‘Quinta de Torre’: Alvarinho , Loureiro (contraddistinti da note tropicali e da una certa complessità se invecchiati in botti di rovere), Azal, Arinto e Avesso  (noti per  la loro spiccata acidità e ministerialità) per i bianchi, ed Espadeiro e Vinhão per i rossi. Queste sono dunque le uve base e anche il nome dei sette diversi tipi di vino firmati ‘San Caetano’ ,  che lasciano il segno per il loro carattere vivace, delicato e invitante. Con una produzione di 50,000 bottiglie annue,  ‘Quinta de Torre’ , premiata ogni anno in concorsi nazionali e internazionali,  dà alla luce un Vinho Verde  unico al mondo, che rivela rispetto per la vigna, per la tradizione e  per l’innovazione. I vini ‘San Caetano’  , monovitigno o cuvée , sono il risultato della raccolta di uve selezionate a mano durante la vendemmia, che,  una volta riposte in cassette da 20kg, vengono fatte affinare in serbatoi d’acciaio per garantirne il brio. Le vinificazioni avvengono secondo moderne tecniche che includono un sistema informatizzato per il monitoraggio della fermentazione, linea di imbottigliamento e un rigoroso laboratorio di analisi. I vini ‘San Caetano’ sono la migliore espressione del Vinho Verde, e devono il loro Woh  factor non solo alla generosa operosità di chi da sempre rende fertile e florido questo pezzo di Portogallo, ma anche ad un’attenta operazione di marketing e di comunicazione dirette a migliorare sempre più la distribuzione commerciale sia su territorio nazionale che internazionale. Tra una chiacchiera e l’altra non ci accorgiamo che cala la sera con la sua luna bianca e il suo manto di stelle, e per quanto piacevole la compagnia siamo vittime di  Morfeo che ci reclama! Rimontiamo nel suo fuoristrada direzione Porto dove mi attende il mio ‘Métier  Boutique hotel’, che con il suo charme e le sue comodità allieta il mio sonno fino alla sveglia dell’indomani.  

Porto
Porto

4 Gennaio

4 Gennaio. Il tenue sfarzo del ‘Métier  Boutique hotel’ mi coccola dal bianco candido delle lenzuola e degli asciugamani profumati alla ricca colazione della hall. I banconi del bar sono pieni di ogni delizia: spremuta di arance, dolci appena sfornati, burro, marmellate di more, miele e frutta.

Mi ricarico con un caffè nero bollente e sono pronta per un nuovo capitolo di un libro senza fine. Andrè viene a prendermi e via a ‘Quinta de Torre’. Appena giungiamo lì si entra nel laboratorio e nella barricaia di Andrè, che lavora senza sosta per garantire l’alto standard dei suoi vini. Davanti le vasche d’acciaio sigillate con le sigle delle varie annate, comprendo che trasformare l’uva in vino è un miracolo, essendo tutto ciò non solo fonte di rendita ma soprattutto di felicità. Ci sono spazi molto grandi e moderni, pieni di attrezzature all’avanguardia per conferire pregio al bene finale. La sala degustazione che si affaccia sui poggi di Marco de Canaveses è tutta a vetri, e nelle grandi vetrate si riflettono le sagome dell’erba che si confondono con il grigio di una fitta nebbiolina improvvisa che disturba la visuale. Un tavolo cerimoniale e una credenza antica piena di medaglie e riconoscimenti vari fanno bella mostra attorno a una vecchia Bedford. Terminata la visita il sole torna a splendere e nel primo pomeriggio Andrè mi accompagna nel centro storico di Porto, il leggendario quartiere della ‘Ribiera’ situato sulle sponde del fiume Duro che incanta qualsiasi visitatore con le sue casine dipinte e le sue facciate decorate, sorvegliate da gabbiani che si librano leggeri nell’aria a qualsiasi ora del giorno. I pescatori e i commercianti ambulanti ti sorridono e si lasciano osservare nel loro affaccendarsi quotidiano. Mi è familiare questa zona e mi perdo tra i labirinti delle sue viuzze strette per poi rilassarmi al ‘Cafe do Cais’ , un loft bar molto chic della  ‘Ribiera’ da cui mi godo la vista di  ‘Vila Nova de Gaia’. La temperatura diventa quasi estiva e mi dirigo verso l’altra parte della città. Salgo nel vecchio tram linea 1 che mi consegna letteralmente alle onde di un oceano blu cobalto. Entro al ‘Praia dos Ingleses’ un chiosco vista mare e ci resto fino al tramonto. Si fanno le sette e risalgo verso la stazione di ‘Sao Bento’, la cui entrata principale è rivestita da oltre ventimila ‘Azulejos’, le tradizionali piastrelle turchine che raffigurano i principali momenti storici del Portogallo e dei suoi mezzi di trasporto. Lì trovo Andrè che mi fa salire nella sua peugeout. Non c’è molto traffico e dopo aver parcheggiato Andrè e io ci  accomodiamo al ‘Royal 4’ , un delizioso posticino per gustarsi il meglio della cucina portoghese. Una cameriera simpatica e sorridente ci serve dei crostini con burro e formaggio, seguiti da un risotto ai gamberi fumanti e per finire del pane fritto con zucchero e gelato alla vaniglia. Non mi accorgo neppure che è ora di andare via, il locale sta per chiudere! Salutiamo ed eccoci al mio hotel dove a malincuore è l’ultima volta che sto con Andrè! Non è un addio ma solo un arrivederci! Appena rientro in stanza faccio fatica ad addormentarmi, penso a tutto quello che di incantevole sto vivendo. Non ho voglia di  riposare ma devo farlo l’indomani si torna a Pisa!

Portogallo
Portogallo

5 Gennaio

Un tassista mi viene a prelevare in albergo per condurmi all’aeroporto ed è inevitabile sentirmi come la protagonista di un romanzo inedito. Il mio pensiero non va su quello che è stato in Portogallo ma su quello che ancora sarà, perché ritornerò per inebriarmi da nord a sud del suo clima mite, del suo litorale dorato, delle sue sconfinate pianure, dei suoi tesori e dei suoi vini nobili che stanno uscendo a poco a poco dall’ombra grazie agli ultimi sforzi governativi per rilanciare un’economia fino a qualche decennio fa in bilico.

Riprendo la mia quotidianità aprendo la porta del mio appartamento a Pisa, nella mia comfort zone che mi sta subito stretta e di conseguenza la mia mente è al prossimo obiettivo. Non mi fermo mai, e questa non è sempre una bella caratteristica, perché non mi fa godere il cammino che è più importante della meta, ma fa parte del mio modo di essere. Sistemo i souvenir e mi metto sul divano per fare il punto della situazione e per orchestrare tra Febbraio e Marzo la giusta musica per animare le notti toscane con il Vinho Verde con l’estate che non è molto lontana. La lista delle serate predisposte a dare il benvenuto ai vini  ‘San Caetano’ di ‘Quinta de Torre’ è folta ma a bloccarla è il Covid-19.

Andrà tutto bene!

Stefania

 

Nautilus Restaurant, Tirrenia: Renato Keber incontro con il Produttore DiVino

Al “Nautilus”di  Tirrenia, Pisa

Appuntamento ormai immancabile quello del  giovedì sera con Andrea Baldeschi, esperto Sommelier AIS, che nel suo “Nautilus”, elegante ristorante a Tirrenia, intrattiene i suoi ospiti con una cena a tema.  Trovo questa iniziativa geniale.  Senza andare troppo lontano , direttamente a Pisa , ogni settimana  ho la possibilità di divertirmi, fare nuove amicizie, mangiare e bere di qualità, scoprire bottiglie importanti e grandi nomi della produzione vitivinicola italiana.

Andrea è un appassionato di Enogastronomia e lo scorso Aprile ha fatto il grande passo di mettersi in proprio, dopo una lunga  esperienza  di lavoro in  bar e catering. Così a Tirrenia, una delle località balneari più affascinanti della Toscana, nasce il “Nautilus”. Si tratta  di un piccolo ristorante raffinato, che racchiude tante innovazioni, a partire dalla cucina, non nascosta da muri e porte, ma a vista per permettere ai clienti di scrutare tra i vetri i cuochi all’opera. Andrea, affiancato da due chef professionisti nonostante la giovane età , ha scommesso sulla sua Passione per il Cibo e il Vino. Ha  iniziato un’avventura, puntando soprattutto sulla ricercatezza dei piatti: pranzi, cene e apericene, primi, secondi, pesce e  carne,  tutto preparato al momento con prodotti locali, toscani e sempre freschi. E le soddisfazioni non mancano! Andrea  ha già una sua  clientela fissa e l’affetto di tanti, me compresa, perché  oltre a essere un ristoratore esperto, è  soprattutto  un gran padrone di casa. Andrea ti accoglie sempre con un grande sorriso, ti  fa sentire come in famiglia, e ti fa venire voglia di ritornare.  Non  ti stanchi mai di ascoltare  i suoi  aneddoti sui suoi giri per le cantine Italiane. Da Nord a Sud Andrea esplora lo stivale per collezionare Vini d’Autore, tutti gelosamente esposti nella cantina del suo “Nautilus”. In questo prezioso scrigno divino scintillano le etichette di Renato Keber, Winemaker Friulano, protagonista indiscusso di questa indimenticabile serata. 

L’Azienda Renato Keber.

Renato Keber è un  enologo , un numero uno tra i Produttori di Vini Friulani,  che ha dedicato la sua vita alla propria famiglia e  alla sua Azienda Vinicola .  

L’ Azienda Keber si trova in Friuli Venezia Giulia,  una  terra di grandi vini, e precisamente a Zegla, a nord  di  Cormons, sul Collio, ai confini con la Slovenia. Le colline di Zegla sono un territorio meraviglioso dal punto di vista panoramico, e ideale per la viticoltura di qualità. Le colline  godono di un microclima eccezionale, grazie all’esposizione favorevole e ad un’escursione termica ideale. Il resto lo fa il terreno: le marne arenarie del periodo Medio Eocenico  (ponka) , che in questa zona conferiscono ai vini eleganza e longevità.  Renato Keber produce vino in questa zona  da quattro generazioni  dal lontano 1900.  La storia di famiglie contadine attaccate al loro lavoro, al proprio territorio, per cui l’allevamento di bestiame, e le coltivazioni agricole, la viticoltura, sono state da sempre le principali attività di sostentamento.  
L’Azienda Keber si estende per  15 ettari terrazzati , impianti fitti, allevati con sistema Gujot11  a Zegla, 2  a Cormons e 2 al confine di Plessiva. Vengono prodotte dalle 60 mila alle 70 mila bottiglie. Essa punta in prevalenza sui bianchi, non solamente  gli  autoctoni Friulano e Ribolla Gialla, ma anche gli internazionali Pinot Bianco, Pinot Grigio, e Chardonnay. Non mancano le varietà a bacca rossa: Merlot, Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon. L’ Azienda Keber si è oggi evoluta, adattandosi alle esigenze di utilizzare macchinari più moderni e complessi, senza rinunciare alla qualità del lavoro in vigna ed in cantina, che ha sempre contraddistinto i vini di Renato Keber.

A Tavola con Keber!

La Cena Degustazione al “Nautilus” con i Vini Bianchi e Rossi di Renato Keber, sapientemente abbinati con invitanti portate di pesce e carne, mi portano direttamente in Friuli Venezia Giulia, e vengono fuori i ricordi di questo posto straordinario dove sono stata un paio di anni fa.

Ecco un  viaggio enogastronomico nell’estremo Nord-Est della nostra Penisola attraverso il menù proposto dal “Nautilus” questa sera a cena:

La regia “culinaria” di Andrea e l’ingresso in scena dei Vini di Renato Keber sono un film da oscar. Il premio è per loro l’attenzione quasi sacra di noi commensali. C’è silenzio, parlano Andrea Baldeschi e Renato Keber, che regalano il meglio della Cucina Toscana e della Tradizione Vinicola Friulana, abilmente intrecciati e spiegati in ogni minimo particolare. Ed è questo il momento più bello di questo incontro con il produttore friulano. Siamo tutti incuriositi e rapiti dalle storie di Renato Keber sulla produzione dei suoi vini, che, tra una domanda e l’altra, degustiamo e comprendiamo meglio. I vini di Renato Keber non sono vini modaioli, ma di nicchia. Sono  fini , minerali, intriganti, ma anche molto complessi. Non sono vini facili e immediati, di quelli che ti seducono con poco,  per poi farsi dimenticare. I vini di Renato Keber hanno bisogno di un po’ di tempo per aprirsi, farsi conoscere, un po’ forse come gli stessi friulani, di quelli che all’inizio possono sembrare un po’ alteri, ma poi,  ti danno l’anima . Ciò che mi ha colpito di Renato Keber è la sua personalità, che ti coinvolge piano piano con gentilezza, con riservatezza. Scambiando due chiacchiere con Renato Keber capisci subito che è un uomo genuino, serio, che porta avanti i suoi ideali e con successo, senza gridarlo al mondo. E questo è tanto chiaro quanto il tono della sua voce, che diventa più penetrante, quando durante la serata ci fornisce l’anteprima del suo prossimo traguardo in viticultura, il “Progetto Cru di Zegla”. Renato Keber ha  deciso di creare un Cru seguendo un disciplinare ben preciso:  

E noi aspettiamo che questo sogno si realizzi, perché esiste vento favorevole solo per chi sa cosa vuole, e Renato Keber arriverà presto al suo porto, spinto dalla passione per il suo lavoro, per il vino e per il suo territorio, il   Friuli Venezia Giulia. Renato Keber ama ciò che fa e non lascia nulla al caso, come alcune delle etichette delle sue migliori bottiglie affidate a un artista veneto Maurizio Armellin, che cura anche l’immagine del ristorante stellato “La Madia”, di Pino Cuttaia a Licata, mia bella città natale in Sicilia. Come è piccolo il mondo! Non finisce qui il legame tra Arte e Vino. Renato Keber è tra coloro che finanziano il film del 2013  “Zoran, il mio nipote scemo”, del suo amico regista goriziano Matteo Oleotto. Un film che ha ricevuto vari riconoscimenti  come quello avuto alla 70° Mostra Cinema di Venezia, perché in modo semplice e diretto parla del Friuli Venezia Giulia e della Slovenia e del rapporto viscerale di questa gente con la terra e il vino! Nel film Paolo Bressan, quarant’anni, inaffidabile e dedito al piacere del buon vino, vive in un piccolo paesino vicino a Gorizia. Trascina le sue giornate nell’osteria del paese, l’”osmiza” ,che nella cultura rurale friulana e slovena è il luogo principale di aggregazione, più del bar, perché somiglia a una casa. Paolo si ostina in un infantile stalking ai danni dell’ex-moglie Stefania. Un giorno muore una sua vecchia zia, unica tutrice di Zoran, quindicenne un po’ strambo, nato e cresciuto tra le montagne della Slovenia, e a Paolo spetta il compito di supplire all’anziana signora. Prendendosi cura del ragazzo, Paolo ne scoprirà una abilità singolare: è un vero fenomeno a lanciare le freccette. Questa per Paolo è l’occasione tanto attesa per prendersi una rivincita nei confronti del mondo.

Il  vino di Renato Keber è un ottimo motivo per ritornare in Friuli, una terra magica, che anche se a  volte è dimenticata dai consueti itinerari turistici, è molto ricca di cose da scoprire. Storia, Arte, Cultura, e paesaggi diversi e mozzafiato, splendide città e borghi gioiello. Il Friuli Venezia Giulia ha tantissimi luoghi inaspettati e vale la pena andare alla ricerca di questi tesori che non hanno nulla da invidiare al resto del nostro Belpaese, così come i vini di Renato Keber. E se non sapete dove pernottare, Renato Keber ha pensato anche a questo: l’ ”Agriturismo Zegla” , situato proprio nel cuore dei vigneti dell’azienda. 

 Renato Keber, vi aspetta !

Enjoy it!

Stefania

Roberto Cipresso: a DiVine Novel

… perché se vuoi emozionare, devi provare per primo le emozioni che desideri suscitare…/…if you want to thrill someone,  try first to feel  the same emotions you desire to awake…” . 
R. Cipresso.

Wine Tasting at “Nautilus” Restaurant, Tirrenia, Pisa. 

Scanning across the bookshelves in my flat, it dawns on me that my collection falls into three categories: Wine, Food & Travel! Three passions that blend in perfect harmony to a special book, that is “Wine, the secret Novel” written by Roberto Cipresso.

This Outstanding Work is available for purchase in occasion of its presentation prepared by the same author Roberto Cipresso. It takes place at “Nautilius”, an elegant restaurant in Tirrenia, Pisa. On 28th November 2018  Andrea Baldeschi, an experienced Sommelier and the owner of the fascinating place by the seaside, invites me for this memorable event. It is especially a Guided Tasting of Wines from Roberto Cipresso’s most significant Labels , paired with delicious  dishes:

Guests  enjoy the pleasant atmosphere and the refined cooking, and they are under lovely Roberto‘s spell. Before I sit down together with the other people to taste the lavish food, “Nautilius” ‘s  Wine Cellar grabs my attention. After a while , Andrea leads me in a journey through his best Wines, such as “Masseto”, “Le Difese”, “Sassicaia”, “Keber”, “Dom Perignon 2009”, and more over. Andrea is very proud of his fine Wines Collection. He talks with me about his jewellery, his restaurant “Nautilius”. Andrea manages it with great enthusiasm and success since last April, after his former experience in the catering service. Our conversation about his great Wine Cellar goes on , and at a certain point, he tells me about an incredible story about his precious treasure: the White Wine “Chateau Montelena”-he owns the Top “Chateau Montelena” vintages! Let’s go to France! 

 

Chateau Montelena and the Judgment of Paris

“Chateau Montelena”’s history is unbelievable. It is in the Napa Valley and California.

Founded just North of Calistoga by a senator and San Francisco entrepreneur in 1882 at the turn of the century, it was one of the largest wineries in the state. Prohibition put an end to “Montelena”’s winemaking, and the next major era began in 1968, when Jim Barrett purchased the estate. Jim fell in love with this exceptional property. He had a dream of  winemaking at the highest quality level. In 1976 “Chateau Montelena” put California at the forefront of the wine world. That year there was an exclusive tasting at the “Inter-Continental” Hotel in Paris. Four white Burgundies were tasted against six California  Chardonnays. When the scores were tallied, the French Judges were convinced that the top-ranking white wine was one of their own. In fact, it was “Chateau Montelena’s 1973 Chardonnay”, rated above all other wines. This seminal event has been memorialized in the book ”The Judgment of Paris,”” by George Taber, as well as in the 2008 feature film “Bottle Shock”. Today “Chateau Montelena”’s distinct 19th century stone structure stands as a quality icon in Napa Valley , consistently producing some of the finest wines in California. Master Winemaker Bo Barrett, Jim’s son, now runs the estate with the help of Winemaker Matt Crafton .

Wine, the Secret Novel  by Roberto Cipresso

At the end of the “Chateau Montelena” ’s tale, Andrea brings me in the main lounge of his ”Nautilius”  to start the gala dinner in honour of  his friend Roberto CipressoI really enjoy Roberto ‘s  sentimental speech about his book “Wine, the secret Novel” . We  all Wine Lovers and Experts are delight to listen to Roberto, while speaking about his passion, Wine ! 

Roberto Cipresso is an Oenologist, a Winemaker, a Writer, but above all he is a Visionary Leader . His way of  life makes him stand out from the rest of the crowd in the Wine Field. I can feel Roberto‘s personality power, while presenting his book.  He can imagine things that others cannot imagine. He sees the whole process of a big picture, and not a single step. He is present and focused, you can connect with him when you  talk about what he has  in mind, when he  teaches you something about Wine, his Travels, his previous job experiences, his Life!  Roberto Cipresso, a native  of  Bassano del Grappa (Veneto), completes his agricultural studies and starts his  Winemaking career  at the outstanding estate of “Ciacci Piccolomini d’Aragona” in 1987 .  Some years later he and two partners founds “Fattoria La Fiorita”, located in Castelnuovo dell’Abate, near Montalcino. He collaborates with well-known  Wine Producers in Italy (“Case Basse”, “Poggio Antico”and abroad (Achaval-Ferrer Winery, Argentina). Roberto ‘s chances to put his professional skills and  ideas about Wine into action are three of his major projects:

    • “Wine Relais Poggio al Sole”: a secret lair for his visitors and his relax in  Montalcino, where Roberto  tries to give birth to his unique “Brunello di Montalcino”, that grows only in this  magical territory with just 5000 inhabitants ; it is on a hilltop at 567 meters above sea level, between Siena and Florence; 
    • “Winemaking”: a Wine Consultancy for  wine-industry professionals ( in collaboration with his brother Gianfranco, his friend Santiago Achaval , and the Universities of Padova, Venezia, Palermo,Torino, Pisa and Udine);
    • “Wine Circus”: a laboratory aimed at ones who don’t inherit a winery and want to manage a wine label! 

Roberto Cipresso Wine Awards

Recalling the most important Roberto‘s enterprising ventures and lifetime achievements awards in terms of Wine & Food  culture, means understanding his complex and sensitive soul: 

The list would already be too long! Roberto is a creative and multitalented man. Along with the benefits of his many abilities and passions, there is his love for writing, occuring in his books about Wine and its Mystery published between  2006 and 2009:

Roberto is also a frequent speaker at different national and international conferences on technical-scientific nature  at Wine Schools and important Universities world-wide.

The 43th Parallel

Roberto still continues his  incredbile adventure  in his challanging Wine Experiment  entitled “Cipresso 43th”, moving ahead with his ambitious and global vision of the concept of Terroir

“Cipresso 43th” is an attempt to create an Oenological Itinerary using only grapes grown at 43th degrees North Latitude.  According to Roberto’s recent researchesthe 43th Parallel is a magical line with  singular physical/spiritual features for Wine Production. It is  situated halfway between the Equator and the North Pole, running through central and florid places that have shaped the main phases in the evolution of Vine Culture from Mesopotamia  to the USA. A circular line that engulf the Earth among important autochthonous vines:

Roberto demonstrates his  theory about the inimitable  Terroir of Wines produced along the 43th Parallel in his three red Wines  I’m  sipping this evening: 

In collaboration with the University of Florence, Roberto Cipresso is studying what makes the 43th Parallel so special for Wine Production together with its general aspects (geography, geology, orography, climates, soils, altitudes,etc). Moreover, Roberto remarks that there is Something Magic and Mystical  behind the 43th Parallel, because it is the same axis where holy places are also  located, from Medjugorje, Assisi, Santiago De Compostela to Lourdes . And, of course, that is something very special for Roberto, who think of   himself as an atheist! 

Roberto‘s life is a strivinfor Exellence and Harmony  not only  for Wine, but above all for  Life.  

He is open minded . He doesn’t  limit himself to his own thoughts and ideas. When you talk to him, he listens to what you talk about attentively. He  encourages you to be as creative as possible and never afraid of presenting your point of view! Roberto  gives me a big picture of  his vision about Wine and living in this world. His job  is  an essential part of his existence. It’s not only about running a laboratory or doing analysis, it’s  mainly to be part of making Something Amazing. It’s to combine Science, Creativity and Love, that keeps things interesting, and a  great industry to be in as well. You are surrounded by great Food, Wine, and awesome People. It’s hard work, but very rewarding, like this unforgettable Tasting Dinner skillfully prepared  by Andrea Baldeschi at “Nautilius” restaurant Tirrenia, Pisa. .

Roberto experiments with unconventional colors to find inspiration for his Next Masterpiece, that is still to come! I’m looking forward to it!

Enjoy it! 

Stefania 

 

 

 

Top 10 things to do in Pisa

Pisa is a city in Tuscany, Central Italy, on the right bank of the mouth of the River Arno on the Tyrrhenian Sea.

Although Pisa is known worldwide for its Leaning tower (the Bell Tower of the City’s Cathedral), the city of over 88,627 residents (around 200,000 with the metropolitan area) contains more than 20 other historic churches, several palaces and various bridges across the River Arno . Much of the city’s architecture was financed from its history as one of the Italian Maritime Republics. The city is also home of the University of Pisa, which has a history going back to the 12th century and also has the mythic Napoleonic Scuola Normale Superiore di Pisa and Sant’Anna School of Advanced Studies as the best sanctioned Superior Graduate Schools in Italy.

Top 10 Things to Do in Pisa

When Pisa is mentioned, everybody thinks about its tower,  but this impressive “Leaning Bell Tower” it’s just one of the many monuments you can find in this nice Tuscan city.

The beautiful “Piazza del Duomo” collects, in a unique architectural complex in the world, the so called “Campo dei  Miracoli (Miracles Square), the main religious monuments of the city: the Tower,the Cathedral, the Baptistery and the “Campo Santo” (the graveyard).  Pisa, however, it’s not just about this square: it will be enough to move just a little to discover the artistic beauty that make Pisa one of the most beautiful cities in Italy. Buildings, monuments and museums keep alive the memory of a past time during which Pisa was the  Maritime Republic and, for a long time, the undisputed master of the Mediterranean sea . 

1. The Leaning Tower of Pisa

Symbol of the city, thanks to its characteristic slope, this tower is the most famous monument of “Piazza del Duomo” and it was built between the XII and the XIV century.

The Leaning Tower of Pisa  leans because the ground gave during its early stage of construction, and since then it has remained in this way. Even if it could looks scaring, you don’t have to worry about it: the vertical axis, passing through its centre of gravity, falls into the support base, so the tower will never fall down, unless the laws of physics should be subverted. We don’t have certain informations about who built this tower, maybe it was the architect Diotisalvi, who in that period was working at the Baptistery. But even if there are several analogies between the two monuments the diatribe about the paternity of the tower is still open.  

2. The Cathedral of Santa Maria Assunta in Pisa

The Cathedral of Pisa, dedicated to Santa Maria Assunta, is the most significant example of the Pisa Romanesque Art.

The architect Buscheto joined the classical tradition with elements from the Norman, Byzantine, Pre-Christian and Arabic Arts, creating a new style which anticipated the Florentine Renaissance. It testifies the prestige that the Maritime Republic of Pisa reached in its moment of maximum power. Its construction began in 1604, in the same date of the beginning of the works of  the Basilica of San Marco in Venice; probably it was risen a sort of silent competition between the two Republics for who was able to build the most beautiful and sumptuous worship place. The current aspect of the the Cathedral of Pisa is the result of continues restauration works made in different epochs. During the IX century some of the statues has been substituted with copies, the originals are now  in the Museum of Opera del Duomo of Pisa.

3. Pisa Baptistery

The Pisa Baptistery too forms the monumental complex of “Piazza del Duomo” (“Cathedral Square” or “Miracle’s Square”). Its construction began in 1153 thanks to the architect Diotisalvi, as an  inscription inside an interior pillar testifies, but a lot of the sculptures on the façade have been made by Nicola Pisano and his son Giovanni.

Nicola Pisano made also the pulpit that represents scenes from the Christ’s life and subject that represents the virtues: all masterpieces testify how their creator has been one of the principals precursors of the Renaissance Art. The external dome covers only the first part of columns and probably the lack of money caused it. The dome, in fact,  is made by different materials (red shingles and lead plates); for the same reason there are no frescoes on the ceiling, even if they were on the original plan. 

 

4. The monumental Graveyard of Pisa

The last wonder of “Piazza del Duomo”  is the monumental “Graveyard of Pisa”, a sacred place. The crusaders brought there the saint-ground taken on the Golgotha mountain, just outside Jerusalem.

There are buried the most important People of Pisa, and there can be found art works from the Etruscan time passing through the Roman and Medieval era until the last century. Simple white marble walls guards the graves; the most important persons were buried into the garden or in the Roman sarcophagi, while the other were buried under the arcades. In the XIX century “Graveyard of Pisa”, was restructured, the sarcophagi was moved under the arcades to protect them, so currently everything is under them. The mix between celebration of the history and the death made this “Graveyard of Pisa”, one of the most visited place during 1800 until the second world war bombardments caused serious damages to the frescoes. In 1945 started the renovation works and they are  still in progress.

5. Banks of the Arno

Pisa is also known for its Banks of the Arno: all the streets that go along the Arno are an important point of meeting for young people and reference’s point for the tourists. There are important buildings, dated back to the Middle Age, that during the centuries have been transformed. Towers, bridges and buildings, in spite of their actual Renaissance appearance, have a medieval soul, which can’t be ignored by the eye of an attentive tourist.

Among the great number of the banks of the Arno, the most famous is the Medicean one which hosts a great number of historical buildings, such as:  Palazzo dei Medici, Palazzo Toscanelli and the church of Matteo in Soarta.  On the bank of the Arno Gambacorti there’s a small gothic jewel, the church of “Santa Maria della Spina”. It took this name in 1333 when it hosted  the relic of a spur from Christ’s Crown (now exposed in the church of “Santa Chiara”). If you are in Pisa on 16th June, you cannot miss the illustrations of San Ranieri: the backs of the Arno are illuminated by candle lights enhancing the outlines of all buildings and  creating a play of light and colors.

6. “Piazza dei Cavalieri” –Knights Square in Pisa

 “Piazza dei Cavalieri” owes its name to the presence of the headquarter of the Order of Knights of St. Stephen.  For centuries it has been the site of a national civil power, even though today it’s above all a cultural and study place thanks to the presence of the  Scuola Normale of Pisa, housed in the Palace of the Caravan.

“Piazza dei Cavalieri”  is an example of Renaissance architecture designed by Giorgio Vasari, who decorated it  with allegorical figures and zodiacal signs. Close to it there is the beautiful “Palazzo dell’Orologio” (Clock Palace), medieval building in which it was built the “Torre della Fame” (Tower of Starvation). In the Divine Comedy Dante told the story that  the Count Ugolino della Gherardesca died in 1289, in that tower, with its children and grandchildren. The other buildings in the square are “Canonica”, “Palazzo del Consiglio dei Dodici”, the “Church of Santo Stefano” and the one of  “San Rocco”. At the center of the square stands the statue of Cosimo I as a Grand Master of the Knights.
 

7. The Mural made by Keith Haring in Pisa

In 1989, passing through Pisa, Keith Haring left to the city an extraordinary work of art: the mural “Tuttomondo”, painted on the rear façade of the convent of the friars “Servi di  Maria” of the “Church of St. Anthony”.

The “Church of St. Anthony”.is located close to the station, in an urban context in which the artist used to expressed itself at the best. A few months later Haring would die and this mural is one of his last works. He had this idea in  New York after a casual meeting with a Pisa student with whom he talked about world peace. The characters inside the murals are 30, stuck like a puzzle, and each one represents one aspect of a world in  peace: there are “humanized” scissors defeating the evil serpent that was eating the head of the another figure.   Then there is motherhood, represented by the woman with the baby in her arms, the nature with the two men supporting the dolphin and so on.Haring used soft colors, as a form of respect for the beauty of Pisa. He worked on it for a week, with the intention of making a permanent work, in fact, he used the colors specially made by craftsmen of the Caparol Center, tempera and acrylic that could keep intact the quality of color for a long time. After 20 years “Tuttomondo” is still there to remind us the brief and intense life of this extraordinary artist.

8. Narrow Borgo and Wide Borgo

If you pass through the old town centre of Pisa probably  you’ll pass through the “Narrow Borgo” (burg), or “the Borgo” as people of Pisa use to call it.

It’s the most typical street of the center, with its colonnades, the shops, the café. Along the way you can see buildings of the XIV and XV centuries that formed the nucleus of the ancient Pisa: here the noble families and merchants competed to build the most beautiful, the tallest and  colorful building. All that splendor can be seen so much today. Going along “Via delle Colonne” you can arrive in “Piazza Vettovaglie”, secular place of the food market, originally “Piazza dei Porci”. Once the arcades of “Narrow Borgo” are finished there is “Piazza del Pozzetto”.

9.Marina di Pisa and its Harbour 

 

Marina di Pisa and Its Tourist Harbour  (also called simply “Marina”) is a seaside town located just 12 km from Pisa and, unlikely the majority of the Tuscan cities, its foundation is rather recent.

In 1606, Ferdinando I de’ Medici, Grand Duke of Tuscany from 1587 to 1609, decided to reclaim the area by moving the River Arno mouth as he believed that the south-west wind could block the normal flow of the Arno River, increasing the risk of flooding in Pisa. On the left bank there was an hexagonal building surrounded by a moat, called “the Fort”, which was the custom for the river traffic. Probably the first houses of fishermen were built around this structure, but the official foundation of the town dates back to 1872, when the municipality of Pisa drew up a plan of a grid-pattern town divided by three squares connected to Pisa by a major road, currently known as “D’Annunzio Avenue” (Viale d’Annunzio). On June 23, 1892 a steam railway line from Pisa to Marina di Pisa was inaugurated (later replaced by an electric one, no longer working as well), which contributed to its rapid growth as a tourist destination. The first restaurants were built in this area, as well as beach resorts and inns. Also many beautiful Art Nouveau and Neo-Medieval Villas were built there, therefore many celebrities chose to buy a house in this new coastal town. Gabriele D’Annunzio, a famous Italian writer, poet and journalist, brought an house here and Marina di Pisa  has been a source and inspiration of many of his poems. Marina di Pisa is  a renowned destination for summer tourism, offering many accommodation facilities. Beaches are both sandy or with pebbles, and along the coast there are many bathing facilities and restaurants. In 2013, the “Porto di Pisa” harbor was inaugurated just 10 minutes away from the city and its famous Leaning Tower and its international Airport, Galileo Galilei. It is located in the center of the most extensive nature reserve of Tuscany, the Natural Park of Migliarino, San Rossore and Massaciuccoli, which covers about 24,000 hectares, ensuring that the view from the sea of dune plants is quite unique. The harbor has 354 seats and has been designed to be entirely walkable thus you can walk admiring the sea, the mouth of the Arno, the Apuan Alps and the port itself. Marina di Pisa offers relax and a beach break from the city, we suggest you to enjoy the seafront, a day at the (free) beaches or in a bathing establishment which is a structure with bathrooms, hot/cold showers, changing area, café and sometime restaurant. You can rent an umbrella with chairs for the day/week/month/season and the service is available seven days a week. The harbor is a perfect spot for a walk and you can have a drink or a coffee here.

 

At the end of the day you can watch the sunset by the sea at Sunset Cafè, where to relax and appreciate Food & Wine, good company and the passing of time!

 

10. Night Life in Pisa

Unlike other major European cities, Pisa is far from being the most sparkling venue when it comes to nightlife opportunities.

Gven the fact that Pisa is a university city and that students represent a consistent percentage of the population, a fairly solid buzz takes hold of certain parts of Pisa at night, especially nearby the University. Students, are, as it were, the most reliable barometer as to the places fitted for drinking, making conversation and, why not, dancing and listening to live music. Thus, Pisa hosts a reasonable number of pubs, bars and clubs which yield mild and yet appealing nightlife opportunities. Tourists with a penchant for long conversations, drinking and dancing may find the center of the city to be the best fitted for their nighttime activities. “Via Lungarno” is a thoroughfare in terms of nightlife venues, the old Caffe dell’Ussero (Lungarno Pacinotti 27, Pisa, Italy) being located here for the thrill of visitors and students alike. The nearby Bazeel pub (Lungarno Pacinotti 1, Pisa, Italy) is yet another popular pub on this street, just like  Amaltea (Lungarno Mediceo 49, Pisa, Italy). All these places offer good music, a fine selection of drinks and, why not, quick snacks in the early hours of the evening. Other recommendable venues in the city of Pisa refer to:  Pick a Flower  (Via Della Sapienza 7, Pisa, Italy)  and the Borderline Club (Via G. Vernaccini 7, Pisa, Italy) have to offer.  Teatro Verdi (Via Palestro 40, Pisa, Italy) is yet another option, and this venue hosts both opera and theater representations, which is always a tempting and pleasant manner of spending evenings for enthusiasts of this kind of performances. During summer nighttime buzz seems to shift from Pisa to the nearby Coastline Resorts, such as Tirrenia, Viareggio and Marina di Pisa. If accommodated in Pisa, a trip to one of these resorts is worth making, if for nothing else, than for sampling the wonderful nightlife opportunities they put forward!

Things to eat in Pisa

Pisa Gastronomy isn’t very popular, because it isn’t very different from the Tuscany one, even if it’s more spiced and abundant . 

Here below  it is the ultimate list of top 10 Foods you must eat in Tuscany with links to  recipes.

 

Lampredotto sandwich

1. Lampredotto (Street Food)

Crostini toscani

2. Crostini Toscani (Starter)

Panzanella

3. Panzanella  (First Course or Starter)

Lardo di Colonnata

4. Lardo di Colonnata (Cured meet served as Starter)

Ribollita

5. Ribollita (First Course)

Pappa al pomodoro

6. Pappa al Pomodoro (First Course)

Caciucco

7. Cacciucco (Fish Stew)

Bistecca alla fiorentina

8. Bistecca alla Fiorentina (Meat)

Castagnaccio

9. Castagnaccio (Dessert)

oliven oil

10. Extra Virgin Olive Oil

11. Tuscany Wine 

 

Where to sleep in Pisa

Pisa attracts about 1 million of different tourists: there are many foreigners, Italians who visit for a school weekend, many trips and even a good number of people who commute to the city to take advantage of the excellent local hospitals.

It’s therefore not easy to find a cheap room, especially in high season and during periods of school trips. I suggest, therefore, to book in advance especially if you want three stars midrange hotels in the tourist areas. Hotel prices in the center start from 80 € per night in a double room including breakfast. A good alternative are the hotels and cottages on the outskirts of Pisa. If you are looking for a right accomodation in Pisa, go to Booking.com . There is a big choice  with prices, pictures  and comments of guests already stayed there. 

Travelers come from all locations of the world to discover the Beauty of Pisa for several reasons: Art, Culture, Friendly People, Wine & Food, extraordinary country side ,  attractive beaches and  weather (spring and late summer are the best times to visit  Pisa)

Click  here Pisa Unica Terra  and discover what you can experience in this Beautiful City!

Enjoy It ! 

Stefania