O’ Vagnitiello, parco termale a Ischia

O’ Vagnitiello, parco termale a Ischia

“Quando torno ad Ischia le ordino di essere perfettamente uguale a come era, e lei, la mia fattucchiera, mi obbedisce”
Erri De Luca

O Vagnitiello , parco termale a  Ischia. Il gioiello di Casamicciola

Ancora una volta , O’ Vagnitiello parco termale a Ischia è riuscito a curare almeno  temporaneamente, la “mia ischite acuta” Cosa è? Una dipendenza d’amore verso l’ Isola Verde, perla indiscussa del Golfo di Napoli. Chi me l’ha trasmessa ?  Il vino della cantina Tommasone e l’ospitalità e l’affetto di Peppino e Olimpia. Questi ultimo sono i  gestori di Albergo Locanda sul mare, a Ischia Porto, che ormai per me è diventata una seconda casa.

Senza dubbio, O’ Vagnitiello  è stata una piacevole sorpresa. Si trova nella deliziosa cittadina di Casamicciola. Qui ho trascorso alcuni giorni di giugno all’insegna del relax. Ho staccato la spina. Ho ritrovato energia, serenità e benessere.

Che aspettate a fare lo stesso? Non esitate nemmeno un secondo a prenotare un soggiorno in questi luoghi unici al mondo. È un regalo che fate a voi stessi. Un’esperienza che ricarica le batterie e lascia una piacevole sensazione di armonia e leggerezza. Ecco di seguito  un articolo in cui vi racconterò la storia del O’ Vagnitiello e di cosa potere fare in questo eden vista mare.

Buona lettura!

Luciano Schiano

Sono stata ospite per un’intera giornata a O’ Vagnitiello .  Luciano Schiano  , il proprietario, e la figlia Roberta mi hanno aperto le porte di questo angolo di paradiso. Incastonato come una gemma in una natura di straordinaria bellezza, O’ Vagnitiello parco termale a Ischia  mi ha letteralmente sedotta, non solo per le sue acque benefiche. Infatti, oltre a godere delle terme, si può anche pranzare, bere un drink o cenare in terazze a picco sul mare!

A conduzione familiare e curato da uno staff giovane e altamente professionale, la prima cosa che mi ha colpito di O’ Vagnitiello parco termale a Ischia è stata la sua posizione. Lontano dal caos del centro di Casamicciola, si può raggiungere a piedi oppure con i minivan che effettuano un servizio di navetta giornaliero.

Come è fatto  O’ Vagnitiello parco termale a Ischia?

Si cammina lungo gli scogli che si affacciano direttamente sul blu cobalto del Tirreno . I primi ad accoglierti sono i gabbiani che volteggiano quasi fossero i padroni di questi posti benedetti da Dio e baciati dal sole.

Poi si arriva all’ingresso che raccoglie tutto il complesso de O’ Vagnitiello parco termale a Ischia  , che comprende :

O ‘ Vagnitiello , la storia di Luciano Schiano

Che dire ,  la cucina ischitana a base di pesce fresco e i panorami mozzafiato su Napoli e il Vesuvio hanno avuto un effetto davvero “dannoso” sulla mia salute! Mi hanno lasciato addosso una nostalgia irresistibile e una sola certezza: dovrò tornare presto. Del resto, quando si lascia Ischia, una parte del cuore rimane sempre lì.

Dopo avere fatto un tuffo nel parco termale e nelle acque cristalline da cui si scorgevano i fondali, ho intervistato Luciano . Aveva molto da fare . Ma mi ha concesso un po’ del suo prezioso tempo per parlarmi della sua storia:  come nasce O’ Vagnitiello parco termale a Ischia . Essp affonda le sue origini in una leggenda. Il gesuita Camillo Eucherio Quinzi (1726) riporterebbe in un poema che in questo posto Acmeno, il figlio di una ninfa, sarebbe stato trasformato in un torrente guaritore.

Dal mito a oggi 

Per quanto affascinante possa essere una favola antica, esistono diverse testimonianze dell’utilizzo a scopo terapeutico delle acque di questa parte di Casamicciola. Precisamente nei documenti del medico calabrese Giulio Iasolino, diede un impulso decisivo alla moderna medicina termale (1500).

Vi riporto  intanto il testo dell’intervista con Luciano Schiano  che mi ha commosso. Traspare da ogni parola la  passione per la propria terra , per il proprio lavoro e gli affetti di sempre. Valori che non sono del tutto perduti e che ancora restano in piedi per farci sognare. Come la nascita de O’ Vagnitiello parco termale a Ischia

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Due chiacchiere con Luciano

Io: “Salve, mi chiamo Stefania . Sono del blog Weloveitaly.eu . Oggi sono al O’ Vagnitiello  con il signor Luciano , che  in un minuto o forse  meno racconterà la storia di questo paradiso a Ischia”

Signor Luciano: “Allora, questo signore che vedi in foto era mio nonno, il quale era il colone di questa proprietà.  Allora giustamente lui ogni anno quando faceva il mosto portava le botti di vino giù.  A lavarle con l’acqua di mare .

Essendo che l’acqua di mare era piena di alghe, il nonno fece un pozzo.  E scoprì l’acqua calda.  Intorno a questa sorgente di acqua calda che mio nonno scoprì è nato tutto O’Vagnietiello che oggi noi vediamo”

Io: “Le faccio una domanda, come si chiamava suo nonno?”

Signor Luciano: “Luigi”

Io: “Dopo Luigi, signor Lucino?”

Signor Luciano: “Dopo Luigi è venuto il mio papà che si chiama Niello, che ha cominciato con le barche a fare il trasporto da Casamicciola a O’ Vagnietiello . E poi con il tempo abbiamo comprato una barca nuova.  Più grande  con il pontile. E portavamo i  primi tedeschi. E quando mio nonno faceva la vasca di pietra per arrotondare un po’ mio nonno mi faceva l’occhiolino .

Io andavo nel terreno facevo l’uva, i fichi.  Facevo le prugne, le albicocche e le portavo ai tedeschi con un cassettina. Mi facevo rosso rosso ma ho buscato le prime venti lire”

Io: “Che meraviglia, e in tutto questo che periodo era , che anni erano ?”

Signor Luciano: “Anni ‘60 , ‘70. E poi da tutta questa avventura iniziale è nato questo posto che si chiama O’ Vagnitiello”

Io: “Signor Luciano La ringrazio per la sua gentilezza, il suo tempo e ci si rivedrà in un altro tempo”

Signor Luciano: “Tante cose belle”. 

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Conclusioni . O’ Vagnitiello parco termale a Ischia

O’ Vagnitiello parco termale a Ischia   è una destinazione esclusiva per trascorrere delle vacanze all’insegna del benessere fisico e mentale. Diventa anche un modo per visitare Ischia , che è vasta e offre tanto da vedere e fare. Dal mare alla montagna sarete sedotti da angoli di un fascino unico.

Una permanenza O’ Vagnitiello parco termale a Ischia  vuol dire coccolarsi e viziarsi Per poi procedere alla scoperta di questo atollo campano che ha fatto innamorare attori, imprenditori e registi. Un piccolo gioiello italiano che tutto il mondo ci invidia per il suo straordinario patrimonio culturale, artistico, paesaggistico ed enogastronomico. Ma più di ogni altra cosa, ciò che resta nell’anima è l’accoglienza della sua gente: il calore, la spontaneità . E  i sorrisi sinceri che continuano ad accompagnarvi  a lungo, ben oltre il momento della partenza.

Cantina Raustella , Ischia

Cantina Raustella , Ischia

“Alcuni non diventano mai folli. I loro vini devono essere proprio noiosi”
Charles Bukowski

Cantina Raustella , Ischia

Senza dubbio la  Cantina Raustella (+39 331 784 8052 ) è stata un’altra scoperta d’ Ischia , perla del Mare Tirreno durante uno dei miei immancabili ritorni all’Albergo Locanda sul Mare a Ischia Porto. Questo palazzo antico che fronteggia il porto non è soltanto un hotel accogliente e strategico dove soggiornare: per me è  una seconda casa.

Alla Cantina Raustella ci sono stata in un caldo pomeriggio di Luglio . In macchina mi sono avventurata  fino a via Lorenzo Fiore, 49 d, 80081 nel comune di  Serrara Fontana . Questo è un paesino ubicato nella parte più alta dell’isola : alle falde del Monte Epomeo . Qui  i contadini scavavano per creare delle grotte per conservare l’uva. La Cantina Raustella è la più antica di queste cave. Le sue mura sembrano trasudare una storia vecchia di trecento anni quando sui loro dorsi i muli trasportavano  i grappoli che dalla montagna erano poi scaricati al porto

La famiglia Mattera

La Cantina Raustellala  è un’azienda vitivinicola a conduzione familiare , fondata  dal nonno Francesco e portata avanti  dal  figlio Giuseppe e dal nipote Francesco . Il primo dedicò la propria vita alla terra, lavorando come fattore in un podere , che  originariamente apparteneva a dei coloni di Vico Equense. Instancabile lavoratore, fino a novant’anni fu chiamato “raustella”, che in dialetto vuol dire “dalle guance rosse”.  Soprannome che il secondo diede al podere, quando lo acquistò definitivamente nel 2010 . Venne successivamente aperto al pubblico , e nel 2019 fu rimodernato in un agriturismo di lusso .

Il terzo ha ereditato tutto. La sua missione è quella di fare conoscere  questo piccolo eldorado a una clientela prevalentemente straniera.  Sembra essere nato per fare ciò che fa e, si sa, è proprio in questo che risiede la felicità. La sua non è una strategia di marketing, ma una genuina voglia di far stare bene gli altri. Forse per restituire, almeno in parte, ciò che la vita gli ha donato e che lui sa custodire e valorizzare con rara sensibilità. Volete scoprire di più ? Allora leggete queste righe dedicate alla storia e alla descrizione di questo gioiello ischitano!

Buona lettura!

Storia della Cantina Raustella

Alla Cantina Raustella   ci sono andata con due mie amiche: Olimpia e Alessandra . Dopo aver parcheggiato l’auto lungo una stretta strada di campagna, ci siamo ritrovate immerse in un silenzio quasi irreale. Per qualche minuto abbiamo cercato la tenuta senza riuscire a individuarla. A indicarci la strada è stata un’anziana signora seduta accanto al suo gatto, gli unici abitanti visibili di quel piccolo borgo sospeso tra cielo e nuvole.

Ad accompagnarci lungo il cammino c’era il frinire incessante delle cicale. Intorno si apriva una valle aspra e luminosa, modellata dalle caratteristiche parracine, gli antichi terrazzamenti di tufo verde che sorreggono le vigne e raccontano il legame profondo tra l’uomo e la terra.

L’incontro con Francesco

Fu allora che la Cantina Raustella   si rivelò ai nostri occhi:  un antico casolare  lineare a cui si accede da un ingresso il cui tetto è un pergolato di foglie d’uva che facevano  ombra. Appariva davvero  come un santuario immerso nella quiete della campagna. Ad accoglierci sulla soglia c’era Francesco , il giovane responsabile dell’accolgienza. Con una stretta di mano sincera, ci ha accompagnate in un viaggio infinito attraverso la storia della sua famiglia e della cantina.

Francesco ci ha raccontato che sono serviti otto anni di lavoro perché quell’edificio usato in guerra come rifugio si riconvertisse  in un laboratorio di vino e convivialità. Oggi quel vecchio riparo è stato ristrutturato e modernizzato e accoglie  visitatori provenienti da ogni parte del mondo. Il successo arrivò fin dai primi anni di attività. Iniziò ad attirare migliaia di ospiti, soprattutto stranieri. Dopo la difficile parentesi della pandemia , l’impresa ha ripreso a crescere, confermandosi una delle realtà più apprezzate dell’isola.

Il segreto della Cantina Raustella

Alla domanda su quale fosse il segreto di questo successo, Francesco  non ha avuto dubbi. La forza della Cantina Raustella   risiede nella semplicità . E nella capacità di far sentire ogni visitatore parte di una storia più grande. In un’epoca dominata dalla velocità e dalla tecnologia, questo luogo continua a conquistare chi ricerca autenticità. Qui il vino è importante, ma lo sono ancora di più le persone e le tradizioni che lo accompagnano.

La nostra passeggiata era continuata nel cortile esterno dedicato al ristoro  abbellito con tre giardini e antiche lanterne provenienti dalle regge borboniche. Facevano bella mostra tante  collane di pomodorini gialli e trecce di cipolle .

Il coniglio all’ischitana

Ci siamo poi persi nella bellezza degli  interni della cantina, destinati all’ospitalità dei clienti. . Ogni stanza  era caratterizzata dalla presenza di diversi cimeli che sono legati alla tradizione agricola tramandata dalla famiglia nel corso delle generazioni. Ma quello che più mi ha colpito  è stato  il ristorante:  una magnifica sala da pranzo  imbandita a festa. Sparsi qui e lì c’erano quadri d’autore, un piano a coda e tavoli di legno di prestigio . Il locale è prenotabile su richiesta ed è aperto solo  per cene ed eventi privati.

Cosa propone il menù? Unicamente il  coniglio all’ischitana. Sono utilizzati solo animali allevati nelle fosse, cosa che dona al piatto un gusto unico. La sua peculiarità è che viene cucinato in un tegame di coccio . Poi viene condito con aglio, olio, peperoncino, piperna (timo selvatico) e i pomodori del piennolo. Infine, con il  sugo restante vengono conditi  i  bucatini ,  per i palati più più esigenti.

Se poi siete insaziabili si possono anche ordinare antipasti a base di verdure  a chilometro zero perché coltivate su un appezzamento di 13.000 metri quadrati. Un terreno infinito che alimenta parimenti i filari di grappoli isolani.

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Giuseppe : l’amore per il vino e la famiglia

Nulla è lasciato al caso in cantina. Davanti all’entrata  principale ci eravamo soffermate ad ammirare il grande portone ovale da cui poi si scendeva  giù nella barriccaia. La serratura del portale è realizzata a forma di “R” ed era stata forgiata in ferro battuto recuperato dal riciclo di vecchi mobili d’epoca. Nelle immediate vicinanze non si poteva non notare : un corno rosso . Un tocco di originalità per dare il benvenuto a tutti i wine lover ed expert!

Varcata la soglia  si apriva una suggestiva caverna scavata nella pietra nel 1885. Un lungo corridoio conduceva all’interno di ambienti caratterizzati da volte ad ogiva e sfiatatoi, elementi che conferivano al luogo un fascino antico e quasi solenne. Sulle pareti si susseguivano ritratti degli antenati, edicole votive e utensili agricoli. Torchi, frantoi, orci per l’aceto e focolari in pietra raccontavano la quotidianità di generazioni di contadini e vignaioli.

Una cantina museo

Molti degli spazi anticamente destinati alla lavorazione del vino sono stati recuperati e trasformati in ambienti accoglienti dedicati alla degustazione e alla convivialità. Qui il passato continua a dialogare con il presente attraverso storie, sapori ed emozioni. La visita si è conclusa salendo una piccola scalinata . Questa  conduceva  a uno dei simboli più suggestivi della cantina: un magnifico presepe napoletano realizzato da maestri artigiani partenopei. Un’opera che racchiudeva la stessa cura e lo stesso amore per la tradizione che si respirano in ogni angolo della Cantina Raustella   .

Dopo essere usciti fuori dalla bottaia , ci siamo dirette in un angolo particolare della cantina. Era una piccola area immersa nel verde in cui si adagiava  una grande macina per il grano . Questa era un vecchio strumento agricolo molto caro a  Giuseppe, uno degli assi principali dell’azienda.  Un uomo gentile e di poche parole che ha continuato a farci esplorare quell’oasi ischitana. Tra una chiacchiera Giuseppe ci parlava della sua passione per il collezionismo. Questa era cominciata quando era giovane e viaggiava per tutta  la penisola  per recuperare gli oggetti più strani . Ne aveva anche acquistati di prestigiosi , gli stessi che adesso arredano la sua cantina. Tra questi il suo grande orgoglio è  un tavolo in madreperla trafugato in una rigattiera di  Bologna. Una delle tante  rigattiere che ha perlustrato in giro per l’Italia .

Bacco colpisce ancora!

In seguito  Giuseppe ci ha guidato direttamente in un patio per la degustazione dei suoi nettari , che sono i principali vitigni isolani: il Biancolella e il Piede di Palumbo . Rispettivamente un bianco minerale e un rosso rotondo che sono perfetti per accompagnare le deliziose pietanze ischitane di mare e di  terra. Questi vini sono più leggeri di altre etichette testate a d’ Ischia . Perché le uve della Cantina Raustella  sono coltivate più in altura . E le vigne  sono accarezzate da  una frescura montana che mitiga dove serve l’aridità dei mesi estivi . Quelli che precedono la loro  vendemmia autunnale del 04 ottobre, quando si festeggia San Francesco.

Tra un calice e l’altro abbiamo anche divorato una bruschetta rossa spolverata di origano e olive . Non ci siamo più alzate dalle sedie. Il lauto banchetto è proseguito con un tagliare cadauno di salumi e formaggi . E si è concluso con profitterol, frutta di stagione e amari di ogni tipo. Eccezionali quelli al basilico e al finocchieto. Nulla da fare venire alla Cantina Raustella significa ubriacarsi ma di benessere , pace e allegria.

Conclusione. Cantina Raustella

Non smetterò mai di tornare a Ischia, un’isola straordinaria che crea dipendenza. Ogni volta riesce a sorprendermi con i suoi vini eroici, frutto della dedizione di imprenditori profondamente legati alla propria terra. Sono i custodi di un sapere enoico che tramandano con orgoglio, rinnovandolo e rendendolo sempre più sostenibile. Il risultato è una produzione di vini  rara e irripetibile, capace di racchiudere, al primo sorso, tutta la forza dei suoli vulcanici da cui nasce.

Viaggiare mi piace perché permette di conoscere realtà e culture diverse, ma spesso torno soprattutto per le persone che incontro: quelle che, da semplici incontri, sanno diventare legami autentici. Per questo suggerisco  vivamente di visitare la Cantina Raustella: vivrete un’esperienza intensa e coinvolgente, capace di accendere tutti i sensi e di lasciare un ricordo profondo, difficile da dimenticare.

Albergo Locanda sul Mare, Ischia Porto

Albergo Locanda sul Mare, Ischia Porto

“Ama il tuo sogno se pur ti tormenta”

Gabriele D’Annunzio

Albergo Locanda sul Mare, Ischia Porto

Innanzitutto, ci sono luoghi che si scelgono per comodità e altri che, quasi senza accorgersene, finiscono per integrarsi  nel viaggio. Per me l’ Abergo Locanda sul Mare  in via Iasolino, 80 a Ischia Porto , appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Ci ho soggiornato per la prima volta la scorsa estate in  occasione di  un wine report per Pietra di Tommasone, una delle cantine  più rappresentative del patrimonio vitivinicolo ischitano.

Proprio quel primo articolo era incentrato sul contributo  dell’azienda a Mosaico per Procida 2022: il bianco iconico ottenuto da 26 vitigni campani ideato per celebrare Procida capitale della Cultura 2022. Un progetto firmato dall’enologo  Roberto Cipresso  e raccontato dal giornalista  Gaetano Cataldo  , che è nato per richiamare l’attenzione sulla tradizione vinicola procidana, oggi purtroppo quasi scomparsa.

Quando i grappoli d’uva ti catapultano laddove crescono! 

A conti fatti, se il vino era stato il motivo della partenza, Ischia  si è trasformata  nel motivo del ritorno. Perché quest’isola non si limita a  essere un’oasi per le vacanze. Ti entra dentro lentamente, tra il profumo del mare, i vigneti affacciati sulle scogliere, i borghi sospesi nel tempo e quell’energia vulcanica che ne plasma il paesaggio e il carattere. Del resto è difficile restare indifferenti al fascino di una delle tre perle  del Golfo di Napoli insieme a Capri e Procida.

Per questo motivo , a  fine ottobre sono tornata a Ischia per una ragione ben precisa: non l’avevo mai davvero lasciata. Da  Pisa  ho ripercorso la strada verso l’isola con il desiderio di ritrovare quel frammento di cuore rimasto tra i granelli della spiaggia  dorata  di San Pietro.  Ancora una volta l’ Abergo Locanda sul Mare   è stato  il punto di partenza della mia esplorazione dell’ Isola Verde. Un soprannome che rimanda alla natura rigogliosa e l’anima mediterranea di questo straordinario lembo di terra. In una settimana ho attraversato  i quattro punti cardinali di questo eldorado  campano:

Minigudia d’Ischia

Di conseguenza, da quel ritorno sono venuti fuori 13 articoli dedicati ai volti più autentici e riconoscibili dell’isola, narrati attraverso itinerari unici che giustificano il  magnetismo di questo angolo di paradiso:

  1. Antiche Terme Romane di Cavascura;
  2. Tour da Baia di Cartaromana;
  3. Giardini della Mortella;
  4. Cantina Pietra di Tommasone
  5. Ischia Film Festival
  6. Ischia , Golfo di Napoli ;
  7. Terme del Negombo
  8. Ischia in 4 giorni
  9. Terme di Nitrodi;
  10. Cantina Raustella;
  11. Capri
  12. Procida
  13. Napoli

In conclusione, mi sono resa conto ben  presto che Ischia  non  è soltanto l’isola delle terme. Dietro la fama delle sue acque si nasconde un universo  fatto di storia, cultura, tradizioni, panorami  e sapori divini. Ma ciò che continua a richiamarmi qui, traversata dopo traversata, è soprattutto l’ospitalità degli ischitani. La stessa che ho ritrovato all’ Abergo Locanda sul Mare evolutosi per me in molto più di un semplice posto dove dormire: un piccolo rifugio affacciato sul mare, dove ogni sera lo  sciabordio delle onde accompagna i pensieri verso la quiete.

Buona lettura! 

Albergo Locanda sul Mare: una finestra sul ‘catino borbonico’ 

Sapevate che  l’ Abergo Locanda sul Mare a Ischia Porto  è custodito  all’ interno di un palazzo storico del 1900 ? Tutto bianco e azzurro,  in stile perfettamente mediterraneo, si eleva su due livelli abbracciati da rampicanti di bouganville rosa. La reception è subito all’entrata. Ed è proprio qui che  il proprietario Giuseppe Macrì, affettusonamante chiamato Peppino, riceve  i suoi forestieri con un gran sorriso.

Varcato il cancelletto in ferro battuto, si accede a un ingresso lungo e raccolto, decorato con ceramiche pregiate e mosaici. Da qui si sale al piano superiore attraverso una scala che conduce a un corridoio ricco di oggetti da collezione: una rara macchina da scrivere Olivetti, specchi ornamentali,  e vecchie stampe d’Ischia. Lungo questo museo  si sviluppano le 9 camere della struttura, confortevoli e di varie dimensioni, 5 delle quali possono  contenere fino a quattro persone. Gli ambienti sono accoglienti e dotati di ottimi servizi, tra cui:

  • Finestre insonorizzate: per garantire il massimo riposo;
  • Bagno privato completo di  box doccia;
  • Aria condizionata;
  • Televisore a schermo piatto.

Tutto sommato,  il rapporto qualità-prezzo   si rivela eccezionale.  Nella tariffa è incluso il servizio di cambio giornaliero di lenzuola e asciugamani. L’ordine e la pulizia sono impeccabili e, per qualsiasi imprevisto o necessità, potete contare sulla totale disponibilità dei proprietari.

Il fattore wow dell’ Albergo Locanda sul Mare: lo sguardo verso  il porto borbonico!

In particolare l’elemento distintivo dellAbergo Locanda sul Mare a Ischia Porto  è che si affaccia sul catino borbonico. Questo è il  termine con cui si è soliti soprannominare il porto della cittadina, voluto dal  re Ferdinando II di Borbone (1854). Il monarca  contribuì in modo decisivo allo sviluppo economico dell’isola, che passò  da realtà agricola a centro di traffici marittimi e commerciali.

In aggiunta a queste curiosità, grandi scrittori antichi, come Plinio il Vecchio, pensavano che il porto fosse in origine un lago vulcanico. A dimostrarlo c’è uno scoglio rotondo di tufo che spunta fuori  ancora oggi dalla baia , proprio  vicino al terminal degli  aliscafi. Per gli ischitani  è da sempre conosciuto come  il Tondo di Marco Aurelio. Questo nome deriverebbe da un aneddoto: si dice  infatti che il celebre  imperatore romano fosse solito discutere  di questa roccia insieme al  suo precettore Frontone.
Perché  prenotare all’ Abergo Locanda sul Mare  a Ischia Porto? Ve lo spiego subito! 

In definitiva , l’ Abergo Locanda sul MareIschia Porto ha mutato la mia permanenza  a  Ischia  in un’esperienza indimenticabile. Sono entrata come cliente e sono finita per essere considerata come una di famiglia! Quello che più mi ha convinto  della struttura è la sua  posizione strategica .

Questo perché  appena scendete dall’aliscafo o dal traghetto vi ci fiondate  in circa  15  minuti a piedi!  Oltretutto se vi piace come me non essere schiavi della macchina , potete contare su un’ efficiente rete di bus ( EAV srl) il cui capolinea è ubicato proprio alle spalle dell’hotel in via Baldassarre Cossa, 4.

Altre 4 ragioni per bloccare un letto all’Albergo Locanda sul Mare

Tutt’ intorno all’alloggio non mancano servizi di ogni genere: agenzie per prenotare bici, motorini, e auto, supermercati, paninerie, distributori automatici. In più si trova:

  1. A due passi dal centro di Ischia Porto: questo si snoda da via Roma verso Corso Vittoria Colonna , che  sono le due arterie  principali , puntellate di negozi ,   lidi attrezzati e spiagge libere ;
  2.  A venti minuti da Ischia Ponte una borgata antica nota per  il suo pittoresco  Castello Aragonese  e un concentrato di attrattive monumentali imperdibili . Non perdetevi i panini alla mortadella e pesto dell’Antico Panificio Boccia, e i gioielli di Valentino della sua bottega Guru Cat. Se avete voglia di un gelato invitante e goloso recatevi presso Ice da Luciano ;
  3. Vicino alla Rive Droite: questa è la riva destra del porto, che rappresenta l’anima pulsante della movida ischitana. Per cui a qualsiasi ora si rientri c’è sempre qualcosa da fare. Qui tra i ristoranti più rinomati vi suggerisco :  Attimo di Vino, I Ricci, Taverna Antonio, e I Fratelli Riva. Per bere il Biancolella, il bianco locale, recatevi da Perazzo, un wine bar originale ricavato in grotte di tufo verde del XIX secolo. Per fare due salti fino a dopo mezza notte recatevi al cocktail bar  Porto 151;
  4. A 30 minuti di macchina o motorino ( o di autobus ) dai Maronti: questa è la spiaggia più gettonata dell’isola per la profondità e il turchese del suo mare e l’offerta variegata degli stabilimenti balneari . Da un lato all’altro di questo tratto di  costa meridionale sono collocati la Taverna di PietroPaolo e il Rena. Sono  tra i  due ritrovi più  frequentati dagli ischitani: rispettivamente per gustare il coniglio all’ischitana e per fare aperitivi in riva al mare fino al calar del sole.

I 5 misteri d’ Ischia  

A proposito, dimenticavo di aggiungere  altre due motivazioni  per soggiornare all’ Abergo Locanda sul Mare Ischia Porto :

  • La colazione : è servita con caffè nero bollente e i classici  cornetti ischitani ad ape. Sono bicolori , perché fatti con un doppio impasto di pasta frolla e brioche. Un mix che li rende  leggeri e squisiti. Vuoti o ripieni di crema con la classica goccia di amarena, vanno assaggiati rigorosamente caldi!
  • Le chiacchierate con  Giuseppe Macrì: ogni mattina mi parlava d’ Ischia , consigliandomi cosa fare e vedere , rivelandomi pure qualcuno dei misteri isolani. Ve ne accenno qualcuno :

1. Vittoria Colonna e Michelangelo

Primo: il  Castello Aragonese (474 a.C.). Esso si staglia su un isolotto  nella frazione di  Ischia Ponte a cui è collegato da un ponte di 220 metri. Esso è certamente uno dei richiami d’interesse più straordinari d’Ischia  perché è simbolo dei suoi burrascosi trascorsi storici. Tuttavia,  come ogni castello che si rispetti,  è ricco  di leggende e spiriti .

Dopo essere passato  dai Greci, ai Romani, fino agli Aragonesi il sito celebrò nel 1509 le nozze tra Ferrante  Francesco D’Avalos e la poetessa Vittoria Colonna. Si dice che per la perdita del marito la nobildonna si fosse immersa nelle arti creando  in quella rupe abitata un  cenacolo culturale. A questo parteciparono tra gli altri i letterati Ludovico Ariosto, e Jacopo Sannazzaro . Nel gruppo c’era pure il celebre scultore Michelangelo Buonarroti, con il quale  pare   Vittoria Colonna avesse intrecciato una relazione amorosa . Una liaison romantica vissuta di nascosto attraverso un passaggio segreto nell’ adiacente Torre Guevara.  

2. Il Putridarium delle Clarisse

Secondo: l’ inquietante Putridarium. Questa era la sala dove si mettevano a colare le monache decedute del  convento  delle Clarisse. Ciò serviva per purificare il loro spirito dalle impurità della vita terrena. L’aristocratica napoletana Beatrice Quadra fondò l’ordine dopo la perdita del consorte Muzio d’Avalos nel XVI secolo. In quel periodo  il Castello Aragonese assunse le dimensioni di un piccolo borgo comprendente:

Chissà che in questo Purgatorio non si possa ancora sentire il respiro di qualche defunta. Le suore di clausura sopravvissero per duecentocinquanta anni. Precisamente fino al 1810, quando Gioacchino Murat soppresse tutti gli ordini religiosi per impossessarsi delle loro ricchezze. Ceduto alla famiglia Mattera nel 1912 , il Castello Aragonese  fu recuperato dal suo stato di abbandono .  Negli anni ’90 finalmente fu aperto al pubblico. Clicca qui per orari e prezzi biglietti .

3. La Grotta del Mago

Terzo: la   Grotta del Mago, posta tra  Punta Lume e Punta Parata.  Questo è un  altro enigma che ha appassionato residenti, studiosi e persino le truppe tedesche. I soldati del regime nazista vi si introdussero infatti aprendo un varco nella roccia, nella speranza di recuperare tesori da destinare a Hitler.

Secondo detti popolari all’interno della cavità alcuni pescatori avrebbero assistito a una strana apparizione:  un vecchio canuto dall’aspetto gentile  accompagnato da  alcune ninfe . La visione era interpretata come un segno benevolo, un presagio di abbondanti catture.

Di conseguenza, negli anni Trenta partirono numerose spedizioni speleologiche per studiare l’antro. Si innalzarono parecchie impalcature, che furono però smantellate da delle violente mareggiate. Da allora si spensero tutti i tentativi di scavare sui segreti della cavità.

4. La Chiesa del Soccorso

Quarto: la Chiesa del Soccorso . La sua semplicità architettonica color latte ci ricorda i paesaggi della Grecia. Dedicata alla Madonna della Neve è un  piccolo tempio sacro del 1350 sito su un promontorio a picco sul mare. Il punto giusto dove ammirare un tramonto.

Se siete fortunati al calare del sole, vedrete per pochi istanti un raggio verde all’orizzonte. In questo caso non è una leggenda.  Infatti è  un fenomeno ottico raro dovuto alla rifrazione della luce solare nell’aria. Questo accade se il cielo è limpido. Però  in assenza di  foschia,  c’è una veduta magnifica sul Lazio fino a Ventotene, Formia e Gaeta.

Superbo è il  piazzale antistante la Chiesa del Soccorso , che è stato battezzato in onore di Papa Giovanni Paolo II  -per la  visita pastorale del   5 maggio 2002. Internamente preserva diversi capolavori di  Cesare Calise , e un  crocifisso ligneo del XVI sec. d.C. Quest’ultimo, secondo alcune voci popolari, era diretto su una nave verso la Sardegna. A causa di una tempesta i marinai si fermarono presso la Chiesa del Soccorso . Al momento di salpare,  il  crocifisso ligneo   oppose resistenza. E si lasciò lì a proteggere ogni pellegrino!

5. Gli Agarthi

Quinto: il leggendario mondo di Agarthi. Questo sarebbe un popolo nascosto nelle viscere della Terra, un mito che risale al Medioevo . Precisamente quando il vescovo Corrado di Querfurt azzardò l’ipotesi che l’accesso alla Terra Cava di Agarthi coincidesse con un’entrata nelle viscere dell’Epomeo.

Alcune narrazioni più tarde sostengono che a questa teoria fosse interessato anche Hitler, che era appassionato di esoterismo. Secondo le sue interpretazioni ,  gli Agarthi sarebbero stati una sorta di razza primordiale da cui deriverebbe la stirpe ariana e, in senso più ampio, l’umanità.

Si dice pure che  il Führer  avrebbe ordinato ai suoi soldati  di scovare a Ischia Porto  il presunto passaggio per Agarthi . In questa ricerca sarebbero state esplorate la  Grotta di Mavone ( Forio d’Ischia) e la Grotta del Mago, già citata in precedenza.

Naturalmente, da un punto di vista rigorosamente scientifico, non vi è alcuna prova di tutto ciò. L’unica ipotesi plausibile è che, in epoche remote, qualcuno possa essersi smarrito e abbia poi trasformato luoghi reali in storie fantasiose.

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Albergo Locanda sul Mare,  l’approdo degli artisti. Hans Purrman

Non c’è da stupirsi  che in passato l’ Abergo Locanda sul Mare a Ischia Porto abbia ospitato personaggi di prestigio nazionale e internazionale. Del resto, appena sbarcati  sull’ isola, se lo trovavano proprio di fronte. Un buen retiro  elegante nella sua semplicità, con appartamentini comodi e arredati bene con tinte di blu che evocano il mare e lo spirito  marinaro d’ Ischia.

Come il nido n. 115, dove dormiva l’incisore tedesco Hans Purrman, che nel 1910 partecipò alla fondazione  della scuola di Matisse a Parigi. Dalle persiane spalancate  sul porticciolo Borbonico amava fissare sulla tela scorci dell’isola, frammenti di paesaggio che per varie vicissitudini non furono più  conservate  in  loco.

Via dall’inferno

Con l’avvento del clima politico e delle persecuzioni razziali in Germania,  Purrman  fu costretto a vivere una condizione di crescente instabilità ed esilio. In questo contesto trovò più volte riparo a Ischia  eleggendo l’  Abergo Locanda sul Mare a  sua nuova dimora  lontana dalle tensioni e dalle inquietudini di quel periodo.

Durante i suoi soggiorni ischitani, il genio alemanno ebbe anche modo di entrare in contatto con la realtà locale, contribuendo a valorizzare figure del territorio: fu infatti tra i primi a intuire il talento di Luigi De Angelis . Si trattava di un semplice barbiere che finì per affermarsi come ritrattista e paesaggista.

Giuseppe Macrì, il pittore delle vele

L’ Abergo Locanda sul Mare a Ischia si configura come una vera e propria galleria d’arte diffusa, in cui gli spazi dialogano con le opere di Peppino , tra i protagonisti più silenziosi e appartati di questa storia. L’ albergatore e pittore ha alle spalle due mostre collettive negli anni Novanta. Figura schiva e riservata, quasi defilata, custodisce una dimensione creativa che affiora con discrezione, intrecciandosi alla sua attività quotidiana.

Il suo rapporto con Ischia è totale, quasi organico . Il porto borbonico ne sembra scandire il carattere: quando si svuota si rallegra ; se  invece si riempie di flussi e presenze, tende a chiudersi, insofferente al frastuono della stagione turistica. Per mia fortuna era una  tranquilla mattina autunnale senza folle di pellegrini quando sono riuscita  a convincerlo a lasciare la sua “tana” per mostrarmi qualcosa di speciale della sua Ischia. 

Villa Altana, le cupole arabeggianti d’ Ischia Porto

Dopo una sosta a un bar per delle buone spremute d’arancia, io e Peppino  ci siamo avviati verso la parte sinistra d’ Ischia Porto. Giunti  in via delle Fornaci, sono rimasta colpita dalla maestosità delle grandi cupole dalle linee arabeggianti di Villa Altana. Questa era la residenza del colonnello Giovanni Masturzi, poi acquistata e messa a nuovo dal duca L. S. Camerini nel secondo dopoguerra.  Ovviamente non ci sarei mai arrivata da sola. Questa zona è conosciuta come Pagoda in memoria di un tempietto cinese in legno voluto da Ferdinando II di Borbone  per i suoi   gran galà.

Superato questo monumento, ci addentriamo nella villa comunale, adombrata da alberi secolari e gelsomini. Con tanto di veduta sul  Vesuvio  e Golfo di Napoli ci siamo appoggiati su un muretto ancora caldo per il sole. Qui San Gennaro ha fatto la grazia, perché il Duchamp ischitano mi ha concesso una breve intervista!

Chi è Giuseppe Macrì, l‘artista dell’ Albergo Locanda sul Mare a  Ischia Porto? 

Classe 1960, Peppino ha continuato l’attività alberghiera del padre e del nonno, che di origini calabresi si erano trasferiti per motivi di lavoro a Ischia . Nel 1940 i familiari acquisirono  progressivamente diverse terre, e aprirono un ristorante, una salumeria, e un minimarket.

Successivamente comprarono una palazzina da un vecchio vignaiolo, che per difficoltà economiche la mise all’asta a Viareggio. Quel rudere presto fu restaurato , e successivamente adibito a pensione, per poi trasformarsi nell’ odierno Albergo  Locanda sul Mare.

Da venti anni Peppino porta avanti il suo lavoro con sacrificio e dedizione insieme a Olimpia de Angelis  e il figlio Pietro. Il suo apporto  all’espansione e al rendimento della proprietà fu decisivo.  Dall’affitto di un gozzo in legno per i visitatori  per circumnavigare Ischia  , alla modernizzazione della proprietà nel 2006.

L’arte secondo Giuseppe Macrì . In principio fu una caverna!

Peppino  si è sempre dato da fare per mandare avanti i suoi affari e ci è riuscito egregiamente. Gli impegni lo hanno assorbito vorticosamente.  Solo di recente  ha ripreso la sua vera vocazione: la pittura. Si definisce  un autodidatta, fin dall’infanzia, quando a sei anni abbozzava i primi disegni con uno spazzolino da denti e colori recuperati da materiali di scarto.

Mi ha confessato di aver viaggiato molto da giovane in Europa. Nelle grandi capitali ha colto l’essenza di linguaggi artistici che ha poi rielaborato in forma personale. La sua musa ispiratrice resta comunque la bellezza d’ Ischia, la stessa che ogni giorno meraviglia  lui e i suoi concittadini. Questo è, per lui, un atto d’amore verso il pubblico: a esso regala pennellate di poesia, sempre più rare nella società contemporanea.

Vecchie ciabatte e porte d’oriente

L’ immaginario artistico di Peppino  si nutre di riferimenti eterogeni : dalle incisioni rupestri alla  Cappella Sistina , fino alla lezione del ready-made. Tra i suoi maestri di riferimento compaiono:  Marc Chagall, Jackson Pollock,  Vektor Pisani, Aniellantonio Mascolo, Robert Rauschenberg,  Anselm Kiefer, e Piero Manzoni.

Come per quest’ultimo, anche per  Peppino vale il concetto che: “un oggetto resta un oggetto finché l’artista non lo trasforma in opera d’arte”. Da questa contaminazione nasce un fil rouge che attraversa tutta la sua produzione artistica, caratterizzata da una forte componente sperimentale ed estremamente eterogenea.

  • Tele con le vele, che rimandano all’utopia di un pianeta migliore;
  • Schizzi stilizzati del Vesuvio, che è emblema di potenza e rinascita;
  • Installazioni fatte di salvagenti, sughero, ciabatte consumate, e rubinetti, che sono rappresentazione della forza distruttiva dell’uomo;
  • Porte con scritte orientali, che diventano un messaggio di speranza per trovare una via d’uscita al consumismo capitalistico.

Le sue opere condividono una tensione comune: stimolare lo sguardo dello spettatore come forma di resistenza alla superficialità del presente. Peppino  alterna tecniche pittoriche tradizionali all’uso del combine painting, realizzando spesso lavori  austeri e teatrali in cui l’oggetto si carica di valenze simboliche e narrative

La festa del porto del 17  settembre 2014

Una fotografia leggermente sbiadita  del porto Borbonico ha catturato la mia attenzione durante l’ultima giornata all’ Abergo Locanda sul Mare . Quella cornice rappresentava  per Peppino  un ricordo particolarmente significativo. Si tratta dello scatto che immortala la sua partecipazione alla Festa del Porto del 17 settembre del 2014.  Il Comune, insieme al sindaco Peppe Brandi , volle organizzare questo evento per celebrare i centocinquant’anni della nascita del porto d’Ischia nel 1854 per volontà di Ferdinando II di Borbone.

A bordo di una piccola imbarcazione Peppino  partecipò alla rievocazione dell’ingresso dei galeoni borbonici nel porto, accompagnata da ventuno colpi a salve e da una scenografia celebrativa. La Festa del Porto fu un evento in grande stile  che durò circa quindici giorni per un totale di sei edizioni. Lo sfarzo della kermesse era imponente, ad arricchirlo c’erano cortei storici, workshop,  stand enogastronomici, premi, fuochi pirotecnici, bande musicali e figuranti in costume borbonico.  Macrì si recò anche nelle scuole per diffondere la conoscenza della storia del MezzogiornoTuttavia, il sipario calò presto.  Il progetto si spense rapidamente, come una candela al vento, tra difficoltà organizzative e mancanza di fondi.

L’ Abergo Locanda sul Mare :  Ischia come non l’avete mai vista!

Non c’è nulla da fare, l’ Abergo Locanda sul Mare a Ischia Porto  è la base perfetta per perlustrare  Ischia:  per la sua centralità e la presenza di Olimpia de Angelis  e Giuseppe Macrì . Entrambi mi hanno trasmesso la loro passione per la loro patria che è di uno charme disarmante.

Compreso nella prenotazione all’ Abergo Locanda sul Mare è stato incluso il lusso delle piccole grandi cose. Come il rumore del mare che sveglia alle prime luci del mattino. O il canto dei gabbiani che la sera addormenta mentre volteggiano sopra le ultime barche che rientrano al molo.

Gli anni ‘ 50 

Per concludere, a Ischia ancora oggi  si percepisce, in filigrana, l’eco della golden age degli anni Cinquanta, quando sull ‘isola arrivò il magnate milanese Angelo Rizzoli su invito di un amico .  Finì per innamorarsene a tal punto da avviare importanti investimenti. Quella stagione ha lasciato un’impronta profonda che il turismo di massa non ha del tutto cancellato.  Si percepisce ancora nell’architettura alberghiera, nei locali storici e nel calore della sua gente.

Ischia conserva così un’aura autentica, sospesa tra sviluppo e memoria, ancora in parte selvaggia nelle sue pieghe più intime. Basta passeggiare lungo il lungomare per incrociare sguardi di viaggiatori eleganti o  yacht sfavillanti. Però  è sufficiente addentrarsi in un vicolo per cambiare scena. Allora si sente l’odore  del pane appena sfornato, i banchi di frutta e verdura assaltati dalle massaie all’ora di pranzo. Tutta un’atmosfera quotidiana che ti avvolge. Sono queste le sensazioni di autenticità, a tratti sospesa, che mi sono rimaste addosso di Ischia Porto .

Vi auguro buon viaggio!

Cantina ‘Pietra di Tommasone’,  Ischia

Cantina ‘Pietra di Tommasone’, Ischia

“…A primma vota ca nce sò venuto
‘ncopp’ a stu scoglio d’oro illuminato,
senza parola sò rimasto, e muto
pe chesta spiaggia me sò ‘ncammenato…”

Totò

Cantina Pietra di Tommasone: Ischia in un bicchiere!

Indubbiamente la cantina Pietra di Tommasone  è stata  la mia porta per Ischia, una delle tre perle  del Golfo di Napoli  . L’ho scoperta in un caldo weekend di fine giugno, quando l’isola già vibra di luce e di mare. Con i suoi 64. 000 abitanti Ischia è l’isola  più popolosa d’Italia (dopo la Sicilia e la Sardegna), perfetta come meta di vacanza ma anche per viverci. Infatti i suoi paesini sono organizzati come delle piccole città . In tutto sono sei  i comuni che fanno parte di Ischia , i quali si susseguono l’uno dopo l’altro in tutto il loro splendore:

A portarmi in questo paradiso  è stato ancora una volta il vino , in particolare Mosaico per Procida 2022: una grande cuvée ( uve da 25 cantine campane) realizzata in occasione di Procida  Capitale della Cultura  2022. Un progetto firmato da  Roberto Cipresso, winemaker di fama internazionale, e raccontato da Gaetano Cataldo , direttore dell’  Associazione Identintità Mediterranee. 

Non finirò mai di ringraziare  Pietra di Tommasone per avermi preso per mano e fatto  conoscere la loro terra , una cantina giovane che insieme ad imprenditori agricoli locali  stanno investendo tanto per la ripresa economica isolana. Il mio viaggio verso sud prosegue tra queste righe. Vi porterò in giro per l’isola campana che è di una bellezza imbarazzante e da suoli minerali che danno vita a bianchi e rossi fini, aromatici e indimenticabili. Venite con me nel mondo e ubriacatevi pure d’ Ischia, vi consiglierò i migliori calici della tenuta ischitana. 

Buona lettura!

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Pietra di Tommasone, un giro in cantina

Che dire,  Ischia inebria per  l’arte, la cultura, e  sopratutto per  il  grande patrimonio vitivinicolo, che la cantina Pietra di Tommasone contribuisce ad arricchire con i suoi nettari divini. Dai banchi ai rossi fino alle bolliccine, si tratta di un’azienda vitivinicola di nicchia, che sta facendo molto rumore!

Appena sbarcata a Ischia Porto ho incontrato Giuseppe Andreoli, che, insieme alla moglie ed enologa Lucia Monti  guida la cantina Pietra di Tommasone . Questo brillante ragazzo , con estrema disponibilità, mi ha teso la mano fin dai primi istanti, attendendo il mio check-in all’ Albergo Locanda sul Mare,  la deliziosa struttura che mi ha ospitato per l’intero soggiorno. Situato a pochissimi passi dal terminal di aliscafi e traghetti, questo hotel è stata una scelta ottimale  per perlustrare  Ischia sia per la posizione strategica,  che per la gentilezza dei proprietari.

Una terrazza sul mare

Appena saliiti in macchina , ci siamo diretti alla cantina Pietra di Tommasone in via Pro.le Lacco Fango, 144, 80076 , a  Lacco Ameno.  L’ ospitalità dei campani è davvero proverbiale, in particolare quella di Giuseppe Andreoli  e Lucia Monti  , che fin da subito mi hanno fatto sentire come a casa.

Varcato il cancello, che si apre su un vero e proprio eden, marito e moglie mi hanno accompagnata alla scoperta della cantina. La struttura è moderna ed essenziale, progettata per seguire tutte le fasi della produzione del vino, dalla vinificazione all’imbottigliamento. Il momento più suggestivo è arrivato sulla terrazza panoramica: uno sguardo aperto sull’azzurro del Golfo di Napoli. Qui ho assaggiato i loro vini bianchi e rossi, ascoltando direttamente dalla loro voce la storia della tenuta e del territorio.

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La storia della cantina Pietra di Tommasone

La cantina Pietra di Tommasone è davvero un luogo benedetto da Dio, totalmente immersa in una natura ancora incontaminata. Le sue radici affondano nel 1870. L’hanno messa su mattone dopo mattone  il bisnonno, il nonno e il padre  di  Lucia Monti. Questi sono rispettivamente: Pietro, Tommaso e Antonio Monti. Ognuno di loro contribuì in modo diverso alla nascita della  cantina Pietra di Tommasone .

Pietro Monti ne costruì le fondamenta. Tommaso Monti, detto Tommasone” per via delle grosse proprietà terriere, l’allargò e la battezzò.  Antonio Monti invece l’ avviò definitivamente  nel 1999, gestendo parimenti  la sua  Osteria dei Centovini,  una trattoria Italiana molto rinomata a Colonia (Germania).

Antonio Monti smise di importare vini per i suoi banchetti, e si mise a farli!  Questo perché desiderava tornare alle sue origini contadine per farle fruttare in patria. Come del resto si faceva da secoli in famiglia. L’ antico palmeto e un vecchio torchio che adornano la cantina  Pietra di Tommasone , dimostrano  tuttora il forte legame della famiglia  Monti con la vite. Un legame che  non è stato cambiato, ma solo trasformato in meglio!

Pier Paolo Sirch e la svolta

Intanto Antonio Monti sposato con la teutonica Birgit, avviò le figlie Lucia e Barbara Monti in studi di settore. Successivamente per dare forma alle sue idee imprenditoriali, si affidò a importanti professionisti. Tra questi è da menzionare  Pier Paolo Sirch , luminare di agronomia, che gli fece una consulenza ad hoc per ottenere vini di prestigio.

A seguire ci fu  Renato Germini , direttore di Agrotecnica Isontina’. Questa  ditta friulana si occupò degli impianti aziendali , da quelli della vinificazione fino a quelli dell’ imbottigliamento. Da allora in poi fu tutto un divenire. Si attrezzò la cantina a regola d’arte, unendo il sapere antico alle tecniche più moderne.

Pitechusa, l’antica Ischia

Con dedizione e sacrifici la cantina Pietra di Tommasone  finalmente vendemmiò per la prima volta nel 2004 . Ne vennero fuori  due vini straordinari , che sono :

Non c’è da stupirsi per la scelta del nome Pithecusa (che da un termine greco significa “popolata dalle scimmie”, anche se non è stata mai trovata traccia di questi animali in zona!). Quest’ultimo infatti era il vecchio toponimo dato a Ischia dagli Eubei, i greci che la colonizzarono. E che  tra le altre cose vi introdussero  la viticultura.

Ischia e il vino, un passato glorioso

Sin dai tempi più remoti nelle vene degli abitanti di Ischia scorre vino, perché esso insieme all’olio era una preziosa fonte di alimentazione. Cosa che è attestata del resto dal ritrovamento  nella necropoli di San Montano  nei pressi di Lacco Ameno della famosa  Coppa di Nestore  .

Su questa piccola tazza di 10 cm. risalente al VIII sec a. C è incisa un’ iscrizione che fa riferimento al consumo del vino nei banchetti. Un reperto archeologico tra l’altro fondamentale perché è una delle testimonianze più antiche dell’uso del Greco arcaico.

Il buio del Medioevo 

Il paesaggio di Ischia è incorniciato dalle sue ordinate vigne , che degradano  dalle montagne  fino alle coste sabbiose. Inoltre esse , tra alti e bassi, rappresentarono una solida base per l’economia isolana per lunghi periodi storici. Alla profonda crisi agricola in epoca Medioevale,  subentrò una bella ripresa per i vini ischitani ( per lo più per i bianchi). Questi erano esportati con orgoglio nei principali mercati italiani fino in Dalmazia. E che dire del Greco di Ischia , che fu magnificato da Sante Lancerio, bottigliere di Papa Paolo III !

Nel XIX però la devastazione della fillossera determinò un cambio di rotta, favorendo a Ischia la diffusione della coltivazione del tabacco e di uve meno rappresentative del territorio. Tra queste il  Sangiovese, il  Barbera, e vitigni internazionali quali Merlot, Chardonnay e Cabernet Franc.

La rinascita enologica a Ischia

Successivamente il  boom economico degli anni Cinquanta  ebbe risvolti negativi per l’ambiente a Ischia . Gli isolani preferirono impiegare i loro sforzi nel  turismo en nell’edilizia per i guadagni più immediati e proficui (come del resto accadde in tutta Italia). Tutto ciò però ebbe gravi conseguenze , poichè l’interesse per la  viticultura andò a venire meno.  Oltretutto  il cemento imperante ridusse drasticamente gli ettari vitati da 24. 000 a soli 300.

Negli ultimi anni  per fortuna c’è stata una vera e propria rinascita vitivinicola a Ischia, che mira al recupero di uve autoctone. E anche  alla ricerca di  una filiera di mercato ricercata e di valore. Tutto questo lo si deve grazie all’impegno di nuove generazioni di winemaker preparati e appassionati. Esattamente  come Lucia Monti e Giuseppe Andreoli  della cantina ‘Pietra di Tommasone’  , che stanno lavorando sodo per salvaguardare il  futuro enoico di Ischia.

Pietra di Tommasone, il vino a Ischia oggi

Chi semina raccoglie! E se gli scaffali di Pietra di Tommasone sono perennemente svuotati, si può stare certi che la strada è quella giusta.  Con una produzione di  120.000 bottiglie di vino all’anno, il trend dell’ esportazione aziendale  è orientato per soddisfare una clientela per lo più regionale.  Con delle punte comunque anche in Lazio e Puglia e uno sguardo proiettato verso l’Europa e oltre Oceano.

Dal 2009 a oggi con i suoi Pietra di Tommasone  è una delle realtà vitivinicole più rappresentative di Ischia. In tutto  sono circa 17 ettari vitati di proprietà. Essi sono suddivisi in 15 parcelle di piccole dimensione distribuite tra Lacco Ameno a Nord, Forio a Ovest e  Sant’Angelo a Sud.

Tutti gli appezzamenti sono fertili, ma molti di loto sono ripidi e scoscesi. Per questo motivo per renderli coltivabili si ricorre ai caratteristici terrazzamenti detti in dialetto  parracine, che sono  muretti a secco in tufo verde. Ci troviamo di fronte a un dedalo di poggi mediamente alti,  che in località Monte Zunta sfiorano i 450 metri s.l.m.  Qui si pratica la  viticultura eroica, perché l’intervento delle macchine è praticamente impossibile.

Pietra di Tommasone, una cantina biologica

La determinazione  di Lucia Monti e il know-how squisitamente partenopeo di Giuseppe Andreoli sono gli assi principali  del  successo della cantina Pietra di Tommasone. Inoltre è  green , perché si pratica  un’agricoltura sostenibile. Per un rispetto totale e continuo dell’ambiente ifatti si seguono alcune regole rigide quali:

  • Trattamenti chimici nelle vigne solo in caso di danni irreparabili;
  • Ricorso ai diserbanti meccanici, insetticida bio, e funghicidi per contrastare i danni delle malattie più comuni dovuti all’umidità , alla peronospora  alla flavescenza dorata , e al mal d’esca ;
  • Riduzione al minimo del contenuto di anidride solforosa per i vini; questi sono imbottigliati in vetro leggero e imballati con un packaging eco-friendly;
  • Utilizzo di  silos in acciaio inox per la vinificazione dei bianchi;
  • Affinamento dei rossi  nel fresco  delle antiche grotte della cantina.

Pietra di Tommasone: un esempio di viticultura eroica a Ischia

La problematicità della gestione delle vigne per Pietra di Tommasone a Ischia  è dato dalle dimensioni ridotte del territorio vitato.  Oltretutto Ischia ha un’orografia difficile che richiede molto sacrificio per la coltivazione e la cura della vigna. I grappoli solitamenti vengono  raccolta delle uve a mano. Per queste e altre difficoltà si può davvero  parlare di viticultura  eroica.

Per lo più si fa fatica nel versante orientale dell’isola, che presenta dei pendii più scoscesi organizzati in terrazzamenti (50 % di pendenza) sorretti dalle cosiddette parracine .  Questi sono dei muretti a secco (senza cioè l’utilizzo di alcun tipo di legante) in  tufo verde . Questi divisori proteggono dal rischio frana, dal vento e dall’acqua, garantendo il normale deflusso delle piogge. A Sud Ovest d’Ischia   al contrario i filari di vite si allevano a spalliera essendo più pianeggiante.

Qual è il segreto dei vini di Pietra di Tommasone

Il segreto del carattere esclusivo dei vini di Pietra di Tommasone è che sono fatti a Ischia ! Si tratta di un terroir unico, un equilibrio perfetto di fattori pedoclimatici che si può trovare solo qui:

  • La presenza del Monte Epomeo  ( 789 mt), un vulcano sottomarino sprofondato negli ultimi 130.000 anni. Incastonato come un cameo al centro di Ischia, esso arricchisce i suoli di magnesio, fosforo e potassio. Sostanze queste ultime che conferiscono una spiccata mineralità  ai vini;
  • Terreni per la gran parte collinari, ben drenati, mitigati dal mare e protetti dai monti. Per cui si generano rossi e  bianchi freschi, di ottima beva, dal gusto ricco, equilibrati in acidità e sapidità, e molto longevi;
  • Un clima mite, un’esposizione solare costante, e una ventilazione che attenuano l’umidità, e di conseguenza il rischio di gravi malattie per la vite stessa.

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La degustazione dei vini di Ischia Biancolella e Ischia Forastera

Durante il corso della mia giornata a Pietra di Tommasone  ho avuto modo di imparare molte cose sul vino di  Ischia. Per la mia degustazione ho scelto due vini simbolo di questa terra magica che sono:

  • Ischia Biancolella Doc 2021: questo bianco è fatto da Biancolella in purezza. Esso è un vitigno millenario e fiore all’occhiello di Ischia. Originario della Corsica e diffuso qui dai Greci, il Biancolella è molto apprezzato e richiesto oltre oceano, specie in Australia e California. Al naso sprigiona odori di pesca gialla, e gelsomino. Al palato è consistente, sapido, con un finale tipicamente mandorlato. L’ideale per antipasti freddi con salse agrodolci, verdure, fritture di pesce, creme di verdure e carine bianche. Si sposa divinamente con il coniglio alla cacciatore, una delle ricetta locali più richieste dai buongustai;
  • Ischia Forastera Doc 2021 : questo bianco è ricavato al 100% dal Forastera. Le origini di questo vitigno sono sconosciute . La sua presenza a Ischia è attestata dal 1800. Però per essere un “forestiero” , si è ambientato benissimo . E pare che esso attecchisca solamente a Forio. Rispetto al Biancolella , il Forastera risulta essere più sapido. Al naso presenta sentori di frutta tropicale, pera Williams, e pepe bianco. Avvolge il palato, e si abbina bene con crostacei, e con gli spaghetti alle vongole.

I vitigni autoctoni  di Ischia

Ischia incanta per il  blu delle sue acque cristalline ,  il  giallo di un sol leone , ma principalmente per il verde dei suoi vigneti. . In questo scenario paradisiaco Pietra di Tommasone coltiva i seguenti vitigni autoctoni:

I vini della cantina Pietra di Tommasone

Grazie a questa grande  varietà di uve autoctone la cantina Pietra di Tommasone offre una variegata linea di vini bianchi  (il 70 % della produzione vinicola totale) , rosé (principalmente da Aglianico) , e rossi  . Tutti questi elisir sono etichettati dagli acquerelli di  Massimo Venia , che li illumina con il tocco delicato del suo pennello.

I vini della cantina Pietra di Tommasone stupiscono per le loro peculiarità organolettiche.  Oltretutto il loro ottimo rapporto qualità prezzo fa riscuotere molti  riconoscimenti , come quello conferito al vino Ischia Bianco Terradei 2020 dalla guida Berebene 2022 .

E per gli amanti  delle bollicine la cantina Pietra di Tommasone  realizza pure spumanti fruttati , eleganti, e dalla piacevole acidità .  Essi sono confezionati con uve selezionate , raccolte a mano, e sono vinificati con pressatura soffice e fermentazione a temperatura controllata.

Ischia Banco Spumante DOC  sotto gli abissi

Pietra di Tommasone  vuol dire anche voglia di sperimentare, unendo all’istinto il rigore della ricerca scientifiche. Sulla scia di un vecchio esperimento fatto a Portofino dalla Cantina Bissont di Pier Luigi Lugano , si sono calati negli abissi di Casamicciola (a 37 /40 metri di profondità):

Qual è la ragione  di tutto questo? Ha per caso a che fare con un piano specifico di marketing? Assolutamente no. Ci sono due valide motivazioni tecniche per invecchiare le bolle nelle acque salate di Ischia rispetto ad altri ambienti:

  • La prima è che  la seconda rifermentazione (24 mesi)  assicura meno contatto con la luce e una temperatura molto più costante;
  • La seconda è che c’è una contropressione tale da garantire un gusto e un perlage particolare e  intenso.

L’appuntamento per stappare il primo sughero sarà nel 2024. E non vediamo l’ora di assaggiare  i risultati di questa impresa faraonica che sta facendo molto rumore!

Cosmetica Tommasone, i benefici dell’uva per la pelle

Le novità non finiscono qui. L’uva non è solo impiegata per avere dell’eccellente vino. Niente viene sprecato da questo prezioso frutto. E dal suo succo e dalla sua polpa Barbara Monti, sorella di Lucia Monti,  crea Cosmetica Tommasone- : una marca di cosmetici preparati nei laboratori di Torino e acquistabili on line . Questi comprendono :

Si formulano così dei trattamenti naturali, che hanno per l’epidermide:

  • Ottime proprietà nutrienti ;
  • Un effetto rivitalizzante, purificante e ringiovanente

Cosa c’è nell’uva che fa bene alla pelle?

I polifenoli dell’uva , come il resveratrolo, ci proteggono dai radicali liberi e contrastano l’invecchiamento precoce. Oltretutto oligoelementi e minerali, come il magnesio e il calcio, stimolano la circolazione sanguigna e rassodano il tessuto cutaneo.

Tantissimi centri benessere all’avanguardia hanno attivato la vinoterapia tra i loro servizi. E sono sempre più i brand che stanno imboccando questa strada. Personalmente ho provato Vin Day ‘n’ Night , che è un unguento straordinario avere un aspetto luminoso, idratato e levigato.

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Conclusioni. Perché andare Ischia !

Ci sono stata tre volte a Ischia e credo di tornarci presto. Se mi chiedete quali sono i motivi per recarsi in questo giardino esotico non saprei da dove iniziare.  Dagli elisir minerali escluvi dell’isola allle sue baie cristalline, dalle escursioni del Monte Epomeo alle passeggiate nel bosco di Zaro. Per non dimenticare la cucina ischitana ricca di primi e secondi di mare e terra che potete trovare tra i tavoli di uno dei miei ristoranti isolani preferiti : la Cantina del Mare a Lacco Ameno di Pier Paolo Iovinelli . La lista è praticamente infinita.

Tuttavia l’’unicità di Ischia è nel sorriso dei passanti che incontri . O nella vista delle barchette che dondolano indisturbate nel mare. Oppure nell’ascolto del canto dei gabbiani che volteggiano nell’aria inseguendosi l’un l’altro in un gioco infinito. C’è altro da vedere e fare a Ischia?  Certamente! Ma non basta un weekend  per afferrarne l’ essenza, per cui staccate un biglietto per almeno una settimana!