Ischia cosa fare in 4 giorni

Ischia cosa fare in 4 giorni

“… ora sono commosso dalla Partenopea intrisa di luce,
il mio grazie è per te, Ischia,
cui un buon vento m’ha portato
a goderti con dei cari amici …”

Ischia  in 4 giorni

Senza dubbio girare  Ischia  in 4 giorni è stato un antidoto efficace alla mia nostalgia dell’ Isola Verde. La bellezza di questa perla del Golfo di Napoli mi ha conquistato a tal punto da spingermi a tornarci una terza volta . Era  ottobre, e come  sempre sono stata ospite  presso  l’ Abergo Locanda sul Mare  in via Iasolino , 80  a Ischia Porto .

Grazie alla posizione strategica di questo delizioso hotel , ho potuto  esplorato gran parte d’ Ischia senza difficoltà. In questo articolo vi propongo alcuni  itinerari indimenticabili che cominciano dal porticciolo borbonico  e proseguono per  Sant’AngeloForio   e  Lacco Ameno .

Inoltre ,vivere Ischia in 4 giorni mi ha fatto capire che qui  c’è molto di più  delle sue celebri terme. L’isola è un mosaico di paesaggi diversi, ricchissima di storia, arte, cultura ed eccellenze enogastronomiche. Per questo motivo, vi consiglio di non fermarvi a un semplice finesettimana: sarebbe troppo poco per lasciarsi davvero sorprendere da tutti i 46,3 km² di meraviglie che Ischia  ha da offrire.

Buona lettura!

Ischia in 4 giorni:  I° Tappa,  Ischia Porto di mattina

Inevitabilmente il mio percorso è iniziato da Ischia Porto ,  in origine chiamata Villa dei Bagni per via delle fonti termali di Fornello e Fontana.   Questo magico borgo marinaro rappresentò la svolta di tutta l’isola  con l’inaugurazione del suo porticciolo il 17 settembre del 1854. Fu Ferdinando II di Borbone che ebbe l’intuizione straordinaria di trasformare quello che in passato era un lago vulcanico in un’opera pubblica fondamentale. Uno scalo portuale che favorì lo sviluppo economico locale, collegando la comunità isolana con i traffici commerciali e turistici esterni.

Situato tra la collina di S. Alessandro e il Castello Aragonese,  Ischia Porto  costituisce infatti l’ingresso principale per approdare nell’isola .  Nello specifico a  Ischia Porto  attraccano:

Tuttavia, ci sono altri accessi portuali  a Forio e  a  Casamicciola Terme; gli altri a Lacco Ameno e Sant’Angelo sono per lo più approdi per le barche da diporto. Sicuramente Ischia Porto  è la zona perfetta dove alloggiare perché è servitissima, ed  è connessa a tutte le principali attrattive isolane per la presenza di:

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La Rive Droite di Ischia Porto

Che dire! Ischia Porto  è il cuore pulsante d’Ischia  per la vivacità diurna e notturna della riva destra del  porto borbonico chiamat dagli ischitani Rive Droite. Questa banchina è puntellata da tanti ristoranti e locali per un dopo cena con musica dove ci si può divertire, mangiare e bere qualcosa.

A proposito, vi suggerisco:

Via Roma e Corso Vittoria Colonna:  il salotto di Ischia Ponte

Proprio a due passi dalla Rive Droite  per lo shopping basta imboccare via Roma e Corso Vittoria Colonna.  Queste sono le principali arterie di Ischia Porto  , che costituiscono un boulevard pieno di botteghe, gioiellerie, e bazar di prodotti tipici . Non mancano gli accessi alle spiagge più vicine: il Lido e  San Pietro .

Nelle ommediate vicinanze si erge l’ Acquario (1905). L’artefice di questo edificio dal caratteristico color porpora fu l’ architetto Carl Sattler  su commissione di Anton Dohrn (1840-1909), un insigne zoologo marino. Lo scienziato tedesco ci abitò quando ci studiava .

Spesso ospitava i suoi amici con i quali si svagava e si dilettava in colte dissertazioni. Negli anni ’60 l’ Acquario diventò un distaccamento della Stazione  Zoologica Napoletana e Laboratorio di Ecologia del Benthos  , istituzioni fondamentali per  le ricerche nel campo dell’ecologia marina.

Un panino alla Zingara con Massimo Venia

A Ischia Porto  ho avuto il piacere di fare due chiacchiere con  Massimo Venia, autore  delle migliori etichette della Cantina Pietra di Tommasone. Appena entrata nel suo atelier al in via Roma,  32 , questo talentuoso pittore ischitano, mi ha stretto calorosamente la mano. Erede del maestro Mario Mazzella , i suoi acquerelli sono una celebrazione degli scorci più incantevoli d’ Ischia

Non finirò mai di ringraziarlo per la piacevole compagnia e per lo spritz condiviso al  Bar dell’Orologio: storico bistrot in   via Vittoria Colonna, 195 . Come da tradizione ischitana, ci siamo fatti tentare da uno spuntino tipico dell’isola:  il panino alla Zingara ! Cosa è? Due golose fette di pane cafone farcito con prosciutto, mozzarella (o fior di latte), maionese e lattuga. La ricetta originale prevede le pagnotte del leggendario Panificio Boccia a Ischia Ponte, dove è nata nel 1977 nella paninoteca La Virgola .

5 cose da fare nel centro storico d’ Ischia Porto 

Bisogna ricordare che Ischia Porto  non è soltanto il core  dell’isola. Basta infatti allontanarsi di pochi passi dalle vie più frequentate per imbattersi in un universo di architetture insolite e un sorprendente patrimonio culturale, spesso invisibile agli occhi del turismo di massa.

Nelle prossime righe vi svelerò 5  architetture miliari della città: fermate  esclusive  che invitano a guardare oltre le apparenze per seguire le tracce dei Borbone e ascoltare le storie di santi, nobili e avventurieri. Siete pronti a una  Ischia segreta?

1. Villa Altana

Villa Altana: in via delle Fornaci si nasconde una palazzina dai tratti arabeggianti, che incanta con le sue cupole moresche, finestre bifore, e muri merlati. Era il rifugio del colonnello e avventuriero Giovanni Masturzi. Nella II°  Guerra Mondiale il duca S. Camerini comprò e salvò dall’oblio questa  imponente costruzione.

A sua volta essa era ricavata da un precedente tempietto cinese in legno. Questo fu ingegnato da Ferdinando II di Borbone per i gran galà  dell’inaugurazione del porto .  Era noto con l’appellativo di Pagoda con cui ancora oggi ci si riferisce a questo punto a sinistra di Ischia Porto.

2. Chiesa S. Maria del Porto Salvo e Palazzo Reale

Chiesa S. Maria del Porto Salvo : posizionata sotto il  Montagnone  fu fatta  nel 1856 per volere dei Borbone su progetto dell’ Ingegner  Quaranta . A pianta a croce latina  possiede  tre navate, le cui pareti sono decorate da stucchi con diversi motivi . Ci sono due piani ed è ricca internamente di opere di valore. 

Palazzo Reale : in piazza Antica Regia originariamente era una Spa per le classi benestanti . Apparteneva  alla famiglia  Buonocore,  veri e propri pionieri nello sfruttamento benefico delle sorgenti sottostanti di Fontana e Fornello. 

Rimane un mistero come la proprietà passò ai Borbone . Dal 1877 dopo molte controversie storiche legate al Regno di Napoli, il  Palazzo Reale, spettò al demanio militare con uso riservato per lo stesso esercito.

3. Chiesa di Santa Maria delle Grazie e Chiesa di San Girolamo

Chiesa di Santa Maria delle Grazie: questa chiesa è detta anche di Sant’Antonio alla Mandra, perché è posta in località Mandra, anticamente utilizzata come pascolo per le greggi. Risale al XIV secolo ed è in stile Barocco. Dal 30 settembre 2003 vi è custodita la salma di San Giovan Giuseppe della Croce, un altro patrono d’Ischia .

Chiesa di San Girolamo: questa parrocchia si staglia nell’omonima piazza . Tutta di color  bianco ispirò molti artisti che l’immortalarono nelle loro tele per l’essenzialità delle sue forme. Del 1301 fu edificata poco dopo  l’ultima e tremenda eruzione dell’Arso. Nel XVI secolo fu gestita dai frati di Santa Maria della Scala e continuò a essere rimaneggiata fino al 1950. Sono tre le sue particolarità  sono:

4. Chiesa S. G. G. della Croce

Chiesa S. G. G. della Croce: una chiesetta gialla piazzata esattamente accanto alla Spiaggia dei Pescatori in contrada  Mandra,  dove si venera il culto della Madonna bambina . Un tempietto lineare  a croce latina che fu fatto  nel 1636 e modificato più  volte fino al 1851 per iniziativa di Pio IX. Spiccano subito : una cupoletta di mattonelle smaltate di giallo e verde , una torre e la cappella di San Giovan Giuseppe della Croce.

Attraverso una rampa di scalini di marmo si accede all’ Arciconf. S Maria di Costantinopoli  eretta nel 1613 . Particolare è l’usanza del 25 agosto quando si porta in processione una statua della Madonna ivi riposta. C’è solo una navata.  Mentre negli archi reggenti il soffitto sono affrescati i principali episodi del Vecchio e del Nuovo Testamento.  Questi sovrastano un altare del XVIII fatto di marmi . Internamente sono  sparsi qua e là quadri che parlano dell’ecclesia ischitana.

5. Cattedrale dell’Assunta

Cattedrale dell’Assunta: questo monumento religioso a tre navate sostituì la primitiva cattedrale ischitana collocata all’altezza del Castello Aragonese (fu distrutta dai bombardamenti inglesi) . Si distingue per la sua  facciata  barocca ed è protetta da una cancellata in ferro. Al lato c’è un campanile antecedentemente adibito a fortezza per le scorrerie saracene.

Internamente  di grande effetto è un quadro raffigurante una Madonna. Il suo volto pare essere quello della moglie di Pietro Cossa (figlio di Giovanni Cossa governatore d’Ischia e Procida), che nel XIV secolo fece innalzare lo stesso duomo. Alla  Cattedrale dell’Assunta notevole è la cappella con un’altra Madonna alla quale Vittoria Colonna soleva pregare per il ritorno del suo amato sposo.

Ischia in 4 giorni: I° Tappa, Ischia Ponte di pomeriggio

Ischia Ponte è il nuclo antico di Ischia Porto  da cui dista poco più di 1, 5 km  ( andando a spasso per tutto  Corso Vittoria Colonna  ci si arriva in venti muniti) . Se ne attesta l’esistenza sin dal XIII secolo. Nel XIV secolo  Ischia Ponte era conosciuta con il nome di Borgo di Celsa per i gelsi che l’abbellivano. Nel 1700 questo semplice villaggio si riempì di gente per lo spopolamento del Castello Aragonese, che è uno dei suoi principali richiami insieme al Museo del  Mare. Quest’ultimo, fondato nel 1996, espone su tre piani gli antichi e storici attrezzi per la pesca, l’attività che un tempo costituiva la principale fonte di sostentamento dell’isola.

Affollatissimi d’estate sono altri tre richiami Ischia Ponte:

Il Castello Aragonese oggi

Non è facile peregrinare all’interno del  Castello Aragonese , perchè è immenso ed è composto da 15 parti:

  1. La Chiesa dell’Immacolata ;
  2. Il Convento di S. Maria della Consolazione ;
  3. Il Cimitero delle Monache;
  4. La Casa del Sole;
  5. La Chiesa di San Pietro a Pantaniello;
  6. Palmenti per la vinificazione e cellaio;
  7. Il Carcere Borbonico;
  8. La Chiesa S. Maria delle Grazie o dell’Ortodonico;
  9. L’ Antica torre di avvistamento e di difesa;
  10. Il Sentiero del sole;
  11. I Gradoni di S. Cristofaro;
  12. La Chiesa della Madonna della Libera;
  13. Il Viale dell’Ailantus;
  14. Resti del tempio del sole;
  15. La Cattedrale dell’Assunta.

Se si ha la fortuna di poterlo scandagliare per bene , esso ci  racconta delle conquiste dei Greci, dei Romani, degli Aragonesi.   E anche delle gloriose nozze del 1509 tra Fernando Francesco D’Avalos e la poetessa Vittoria Colonna. Questa  nobildonna per la perdita del marito si immerse totalmente nelle arti, creando in quella rupe abitata un cenacolo culturale.

Dopo varie vicissitudini il  Castello Aragonese  nel 1912 passò nelle mani della famiglia Mattera , e nel 1996 fu aperto al pubblico. Ci vollero anni di incessanti interventi di restaurazione per portarlo all’attuale splendore. Tuttora è visitabile ed è sede di importanti eventi come l’‘Ischia Film Festival’ ideato nel 2003 da Michelangelo  Messina.

Info utili :

Come raggiungere Ischia Porto;

Dove alloggiare a Ischia Porto ;

Dove mangiare a Ischia Porto ;

Spiagge a Ischia Porto;

Feste Principali a Ischia Porto

Trekking a Ischia Porto;

Gite in barca a Ischia Porto;

Guide a Ischia Porto.

 

Ischia in 4 giorni:  II ° Tappa, Sant’Angelo

Certamente Sant’Angelo  , presso il comune di Serrara Fontana ,  è l’angolo più chic e suggestivo d’Ischia . A renderlo ancora più speciale è l’assenza totale di auto: il centro è interamente pedonale (sono comunque disponibili parcheggi a pagamento per chi arriva in macchina). La parte alta si sviluppa in un magico gorviglio di casette colorate disposte a spirale sulla Madonella , una collina in tufo  abbellita da una torre difensiva e dalla Chiesa Arcangelo Michele ( 1850) .

La parte bassa, invece, conserva  il tipico aspetto di una borgata di pescatori , con una insenatura favolosa dove gallegiano  barchette e yacht da sogno.Per la sua quiete à e atmosfera avvolgente,  Sant’Angelo  attira soprattutto un turismo d’élite  . Tra i suoi estimatori spicca  l’ex  cancelliera tedesca Angela Merkel, che ne ha fatto un vero e proprio buen retiro , lotano dalla confusione della politica!

In riva in compagnia dei gabbiani!

Dalla fermata dell’autobus a  Sant’Angelo si snoda una suggestiva discesa a serpentina fatta di ciottoli e muretti impreziositi da ceramiche colorate. Dopo pochi minuti di cammino mi sono ritrovata in una piazzetta vivace, ricca di boutique, ristorantini e caffè alla moda. Per riposarmi un poè , mi sono fermata Bar della Taverna del Pirata in via Sant’Angelo, 77 .

Mentre sorseggiavo un calice ghiacciato di Forastera, lo sguardo si è perso fino a scorgere Capri in lontananza . Dopo un bagno rigenerante nelle acque delle magnifiche Antiche Terme di Cavascura  , proprio accanto alla vicina  Spiaggia dei Maronti , la prossima volta bel borgo prenoterò al Tropical  e all’  Aphrodite Apollon.  Sono due imponenti parchi termali con decine di piscine a temperature che vanno dai 20° ai 40° e dotate di tutti i comfort immaginabili.

2 Cose da fare nei dintorni di Sant’Angelo

Avendo avuto disposizione una  mezza giornata, a  Sant’Angelo  mi sono concessa solo queste due altre fughe a brevissima distanza dal suo centro abitato:

1. Le Fumarole dei Maronti: raggiungibile in soli 12 minuti a piedi da Sant’Angelo, questa spiaggia fuma continuamente a causa dell’energia vulcanica del sottosuolo, con emissioni di vapore che toccano i 100 °C. È uno spettacolo unico dove la sabbia diventa una cucina a cielo aperto:  chef e buongustai vi seppelliscono uova, pollo e altre pietanze per cuocerle grazie a questi focolari naturali;

2. Taverna Pietro Paolo detto Stalino: questa celebre e accogliente taverna rustica è ricavata in un anfratto Spiaggia dei Maronti  . Ci sono stata appositamente per gustare il piatto simbolo dell’isola: il  coniglio all’ischitana. Si usa il coniglio “di fossa”, allevato in profondi cunicoli che donano alla carne un sapore straordinario. Viene servito rigorosamente nel tegame di coccio con pomodorini e piperna, che è  il timo isolano.

Info utili :

Come raggiungere Borgo Sant’Angelo;

Dove alloggiare a Borgo Sant’Angelo ;

Dove mangiare a Borgo Sant’Angelo ;

Spiagge a Borgo Sant’Angelo;

Trekking a Sant’Angelo ;

Gite in barca a Sant’Angelo ;

Guide a Sant’Angelo .

Ischia in 4 giorni:  III° Tappa,  Forio

Forio è una sontuosa cittadina di 18.0000 abitanti, la più estesa di Ischia  . Sboccia come un fiore  tra Punta Imperatore e Punta Caruso, e si suddivide in quatto frazioni: San Francesco, la Chiaia, Citara e  Panza. La mia salvezza è stata incontrare la mia amica  Grazia Parpinel,  guida esperta del posto. Forio  splende a ovest, il  lato più soleggiato dell’isola, quello più vocato alla viticultura  per la fertilità dei terreni. Non a caso qui si adagia la cantina Pietra di Tommasone,  che mi ha fatto ubriacare d’Ischia!

Nonostante fosse autunno a Ischia, il caldo era quasi asfissiante. La mia passeggiata a Forio è cominciata inizialmente a piedi: dal lungomare di Forio verso il  viale principale di  Corso Francesco Regine    fino alle torri di avvistamento. Per stare dietro Grazia Parpinel   è stata necessaria tanta energia: sono state inevitabili a Forio le  pause caffè al Divino Cafè in  Via Erasmo di lustro, 6! Infine,  a  cena al  Kantharos , ricercata enoteca (in via Cesare Calise 3) ho realizzato che la  parmigiana non è stratosferica solo nella mia Sicilia!

La Baia di Citara e il wine relais C’est la Vie

Muoversi in macchina è stato vantaggioso per scovare qualche gioiello nascosto di Forio. Come per esempio il  Ristorante Bagno Viola  in via G. Mazzella, 109  nei dintorni della Spiaggia di Citara . Come scordare quel succulento sauté di vongole divorato all’ombra degli ombrelloni del lido!

Poetico il richamo di Forio al crepuscolo, mentre un aperitivo sulla terrazza del C’est la Vie,  raffinato wine relais a picco sul mare, regalava una vista mozzafiato e una sensazione di libertà infinita.

6 cose da vedere  nel centro storico di Forio

1. Chiesa di San Gaetano e la Basilica di S. Maria di Loreto

Chiesa di San Gaetano o Santa Maria Porto Salvo : questa è una sfavillante chiesa dalla cupola gialla che si intravede appena entrati a Forio. Furono i marinai a richiederla nel 1655 a protezione del loro navigare.   Fu rimaneggiata in appresso fino ad assumere tratti prevalentemente   barocchegianti . La sua navata è adornata da un mezzo busto di San Gaetano insieme ad ex voto e barche .

 Basilica di S. Maria di Loreto : lungo l’affollato Corso Francesco Regine   si apre questa basilica a tre navate , che è popolare per le sue calotte moresche, il pavimento maiolicato,  e i suoi orologi (XIII sec.) . Ci furono degli ampliamenti nei secoli a venire.  Dentro è impreziosito da : un’autorevole pinacoteca degli autorevoli pittori Cesare Calise   (XVII sec.) e Alfonso Di Spigna (XVIII sec.),  un archivio colmo di importanti documenti, pilastri fatti di marmi policromi. Considerevole è una statua lignea dell’Immacolata eseguita da  un seguace di Nicola Fumo , il tutto sormontato da un soffitto a cassettoni in oro e legno.

2. Torre Morgera e Basilica di San Vito

Torre Morgera o Quattrocchi: nel quartiere del Cierco si innalza questa torre in tufo, che è a pianta quadrata e su due livelli. Si fa fatica a identificare le fattezze di un’architettura militare contro l’attacco dei Turchi. Questo perché accanto si confonde con altre abitazioni.

Basilica di San Vito: addentrandosi a Forio ci si imbatte in questa importante basilica del XIV sec. Essa è dedicata a San Vito, protettore  di Forio   (pare abbia salvato i vitigni da una terribile pestilenza).  A croce latina e a tre navate primeggia per l’imponenza delle campane, ricavate dalla fusione di alcuni cannoni. Gli interni  sono decorati con:  stucchi di Cesare Starace , alcuni lavori dei geni di  Cesare Calise  e Alfonso Di Spigna, e una massiccia pala d’altare del 1745. Il sagrato al di fuori della chiesa rievoca il triste dilaniamento di tanti cittadini uccisi da delle bombe scagliate la notte dell’8 settembre del 1943 , giorno dell’armistizio.

3. Chiesa del Soccorso 

Chiesa del Soccorso: questo fantastico santuario del 1350 è intitolato alla Madonna della Neve, ed è custode di tutti i marinai. Tutta dipinta di bianco in perfetto stile Mediterraneo si accovaccia su un promontorio a strapiombo sui litorali dorati . Da cui si può contemplare un tramonto unico.

Se siete fortunati, vedrete per pochi istanti un raggio verde  all’orizzonte.  Questo è un fenomeno ottico raro della rifrazione della luce solare nell’aria che accade se il cielo è limpido. Oltretutto se non c’è foschia c’è una veduta spettacolare sul Lazio fino a Ventotene, Formia e Gaeta.  Superbo è il  suo piazzale battezzato Papa Giovanni Paolo II in occasione della visita pastorale del 5 Maggio 2002.

La Chiesa del Soccorso preserva diversi realizzazioni  artistiche di  Cesare Calise , e un  crocifisso ligneo del 1400. Tra il XVIII e la fine del XIX secolo, l’erosione marina a causato alcuni danni. Per questo motivo ci furono degli interventi, come quelli che hanno interessato il sagrato. A questo sono state aggiunte delle croci in piperno , ed il portale a cui furono aggiunte delle pregiate maioliche.

4. Chiesa di S. Francesco d’Assisi e Palazzo Covatta

Chiesa di S. Francesco d’Assisi: spunta in tutta la sua magnificenza in piazza del Municipio assieme a un convento francescano, e all’ Arciconfraternita Santa Maria Visitapoveri .  Della seconda metà del ‘600 è a una navata. Si dice fu fatta per conseguenza della devastante epidemia del 1656. Non è molto vistosa, a eccezione dei capolavori di Giuseppe Simonelli , del soffitto barocco a botte, e della vetrata alle spalle dell’abside maggiore.

Palazzo Covatta: in via Torrione, 42 questo è uno stabile dalla facciata esemplare per le bizzarre finestre, che per la forma del portone e della scala dovrebbe essere del XVII secolo. Si narra che ci venne confinata Donna Rachele Guidi in Mussolini .  La consorte del Duce fu esiliata a Ischia dove vi rimase fino al 1958. In virtù della sua dolcezza , pare che il popolo ischitano trattasse lei e i suoi tre figli con reverenza.

5. Chiesa di San Sebastiano e Bar Internazionale 

Chiesa di  San Sebastiano : in Sant’Antonio Abate, 26, questa chiesa è in pietrame di tufo e dovrebbe essere del XIV periodo della tremenda ed ultima eruzione dell’Arso. Il portale è neoclassico in rosa pastello, e sfoggia una pianta a croce greca con pilastri corinzi e una gigantesca cupola con decorazioni a lacunari.

Bar Internazionale : è il fanatstico cafè in Corso Francesco Regene 41  che deve la sua fama a Maria Senese , sua fondatrice negli anni ‘50. Da principio era una bettola di paese. E poi si allargò fino a cambiare in un’osteria in cui si servivano pranzi e bevande. Divenne ritrovo per personaggi illustri nazionali e internazionali. E in taluni casi anche ultimo riparo per intellettuali perseguitati per il loro orientamento sessuale. Come nel caso di Wystan Hugh Auden ,  che con  il suo compagno Chester Kallmann furono accolti da Maria Senese  con calore umano.  A lei Auden  si ispirò per la protagonista del suo libretto Carriera di un libertino, musicata da Igor Strawinskji. 

6. Il Torrione 

Il Torrione: in via Torrione 32, questa torre a base rotonda, emblema di Forio ,  è la più alta di tutte le altre circostanti.  Del 1480 fu fatta per prevenire e fermare le scorrerie dei pirati.

A pianterreno ci si sistemavano le artiglierie, al livello superiore ci alloggiava la guarnigione. Fu restaurata di recente e accoglie un museo civico e le creazioni di Giovanni Maltese, conosciuto  artista foriano che abitò il Torrione dal 1883 fino ai primi anni del ‘900.

3 Cose da fare on the road a Forio

1. Punta Imperatore

Punta Imperatore: questa è l’estremità più incantevole d’Ischia. Sono partita da Campotese, vicino Panza, per farci un sopralluogo. E dopo una mezz’ora attraverso un vecchio sentiero si giunge in questo paradiso.  Un fazzoletto di terra che si affaccia su tutto l’abitato di  Forio ,   la baia di Citara  e il monte Epomeo.

In seguito si procede attraverso degli scalini a un faro isolato, il cui guardiano negli anni ’30 morì fulminato. Sua moglie Lucia Capuano continuò  egregiamente il mestiere di vedetta campana. Merita menzione Lucianna De Falco, l’attrice ischitana che nel  2008 tirò fuori una pièce teatrale su questo commovente  racconto del  faro di Punta Imperatore.

2. Bosco di Zaro e La Colombaia

Bosco di Zaro: questa foresta a nord ovest d’ Ischia  presenta uno scenario indescrivibile di olivi centenari, carrubi, ginestre, ciclamini , mirto e funghi porcini. In un silenzio assordante tra qualche lumino e delle offerte votive  ci si venera la   Madonna di Zaro per le sue apparizioni  dal 1994.

Ogni 8 e 26 Settembre le veggenti lasciano una premonizione divina che riguarda tutta l’umanità. Una delle più chiacchierate profezie sarebbe stata quella sugli  attentati dell’11 settembre 2001 . Fu fatta da Simona P. e che nel 1995 fu registrata sul settimanale Epoca .

La Colombaia

Celata dagli alberi del Bosco di Zaro   compare La Colombaia mausoleo ed ex  abitazione liberty  del  regista Lucchino Visconti . Ci si rinchiudeva per dare sfogo al suo estremo gusto estetico, quello che ha pervaso tutta la sua produzione cinematografica. Dal 2001 La Colombaia è una fondazione che si occupa della diffusione e della comunicazione dello spettacolo.

3. Giardini della Mortella eGiardini Poseidon

Giardini della Mortella : questo è un eden botanico disegnato nel 1956 dall’architetto paesaggista Russell Page per  Lady Susanna. Questa giovane donna alla morte del marito il compositore Inglese Sir Walton ampliò il loro nido fino a farla divenire un’esplosione di flora mediterranea, roseti e piante tropicali.

Giardini Poseidon : con accesso diretto dalla baia di Citara queste terme sono la punta di diamante d’Ischia.  La struttura è immersa in una natura esotica . Dentro ci sono ventidue piscine termali curative, con una temperatura costante da 20° C a 40° C . Circa trenta euro del costo del biglietto (ristorazione esclusa) per regalarvi un attimo di assoluto benessere sia per il corpo che per la mente.

Info utili :

Come raggiungere Forio;

Dove alloggiare a Forio;

Dove mangiare a Forio ;

Spiagge a Forio;

Trekking a Forio;

Gite in barca a Forio ;

Guide a Forio .

Ischia in 4 giorni: IV ° Tappa, Lacco Ameno

All’ingresso portuale di Lacco Ameno   mi è restato impresso il pittoresco Fungo, ormai simbolo del paesino . Questo è un gigante di 10 metri  di tufo verde caduto dall’ Epomeo che da secoli modellato dal vento si è fissato in mezzo agli scogli.

Lacco Ameno  fu la prima colonia della Magna Grecia  in Occidente  (VIII  secolo a.C.). Negli anni ’50 il rinomato archeologo tedesco Giorgio Buchner  individuò proprio  sulle pendici del monte Vico le origini di  Pitechusa, ovvero la Ischia arcaica fondata dagli Eubei . A questa altezza probabilmente c’era l’area sacra, i templi, e le case. Di queste ultime si conosce poco.  Forse erano organizzate in piccoli agglomerati. Questi a loro volta erano disposti nelle aree collinari che circondavano le rade portuali.

Dalla darsena, oltrepassati i lidi, si raggiunge Corso Angelo Rizzoli, via principale ricca di negozi stilosi. Qui, gli appassionati di buon cibo e vino trovano l’affermato ristorante Cantina del Mare . Accanto al locale fa bella mostra la deliziosa chiesetta settecentesca  di Santa Maria delle Grazie (XVIII sec.)  voluta dalla famiglia Monti.

Angelo Rizzoli e la rinascita di Lacco Ameno

Non fatevi ingannare dalle dimensioni ridotte di Lacco Ameno , perché vi stupirà con le sue piccole pietre prezios, come per esempio  Piazza Santa Restituta . Si mostra in tutta la sua maestosità con lo sfarzo del   Reginella e  del Regina Isabella . Questi sono  due alberghi di lusso ,  risultato delle lungimiranti intuizioni del  milanese  Angelo Rizzoli .

Gli anni ’50 furono la golden age d’Ischia quando il Cavaliere vi approdò per villeggiatura su invito dell’amico e  medico Pietro Malcovati. Fu questo brillante ginecologo che esortò il ‘cumenda’ a fare tutta una serie di investimenti che rimodernarono Ischia, Finì per trasformarla in un appuntamento immancabile della mondanità internazionale.  Anche se il percorso non fu privo di ostacoli!cosa-fare-a-lacco-ameno-ischia-wine-travel-blog-weloveitalyeu

 

2 Cose da fare a Lacco Ameno

Ischia  si è formata 55000 anni fa in corrispondenza di una camera magmatica che si è svuotata per la fuoriuscita di magma fluido da crepacci sulla crosta terrestre. Tanti popoli l’hanno conquistata .

Ognuno di loro ha lasciato traccia della loro civiltà.  Fino a evolversi nell’era moderna in uno dei posti turistici più richiesti del pianeta.Una time line d’ Ischia  affascinante che si può approfondire in queste due importantissime attrattive della città:

1. Museo Archeologico di Pithecusae  

Museo Archeologico di Pithecusae  è un’enorme galleria di otto sale relativa  alla storia d’ Ischia . Dal Neolitico all’epoca classica. Si può avere  una panoramica dettagliata  dei principali fenomeni geologici isolani. Esso  è ospitato nella magnifica Villa Arbusto , dimora di Angelo Rizzoli  che non si fece sfuggire questo casolare seicentesco appartenuto a Don Carlo Acquaviva Duca d’Atri.

Operativo dal 1999 il museo fu voluto dal professor Vincenzo Mennella, sindaco di Lacco Ameno,  che ne curò la nascita dal 1979. Da allora in poi nei suoi ambienti sapientemente allestiti si possono apprezzare reperti archeologici di pregio quali:

2. Museo Angelo Rizzoli

Il Museo Angelo Rizzoli è  una collezione di memorie varie che rende omaggio ad Angelo Rizzoli , il benefattore e magnate di Lacco Ameno . Ci sono foto che documentano il suo impegno per il risveglio d’ Ischia,  che negli anni ’60 beneficiò dei suoi ospiti singolari: divi, intellettuali, giornalisti, ecc. Altri ricordi, più personali, sono legati al suo successo, come le selezione le gigantografie dei primi numeri del Corriere della Sera e della Gazzetta dello Sport di cui Angelo Rizzoli fu direttore.

La Basilica di Santa Restituta e il Parco Termale del Negombo

Fate un salto nella  Basilica e Museo di Santa Restituta: questo complesso sta al di sopra di un precedente santuario paleocristiano consacrato a Santa Restituta , martira cartaginese che naufragò miracolosamente nella caletta di San Montano .Subì varie distruzioni fino a quando non venne affidata alla custodia dei monaci benedettini intorno il 1000 . Fu poi ampliata nel 1470 con una torre difensiva. Questa fu  fatta nel 1590 apposta per i fedeli in caso di incursioni nemiche . Al presente ci sono gli uffici comunali.

Altri rimaneggiamenti seguirono nel 1600 fino al catastrofico terremoto del 1883, che danneggiò gravemente la basilica, inaugurata poi nel 1866. L’esterno è in stile Neoclassico con a destra un elegante campanile. La singola navata si arricchisce di: dipinti, un pavimento colorato, una statua in legno della santa, e le sue reliquie. Nel 1950 sotto la supervisione del prete Pietro Monti si effettuarono dei restauri alla cappella.

Non finisce qui!

Pertanto  si  rinvennero: necropoli feniciepuniche e grecoromane, ceramiche dell’età ellenistica . E anche quartieri artigianali, come quello metallifero a Mazzola (VII/VI sec a. C. )  .Nel 1974 venne istituito un museo che fu sovraordinato alla Curia di Napoli e alla Soprintendenza per i beni archeologici delle province di Napoli e Caserta.

Proseguite con la Spiaggia di San Montano: a pochi passi dal centro cittadino di Lacco Ameno c’è questa caletta di sabbia dorata caratterizza da fondali bassi e  acque  cristalline e dall’ sua ombra  del Monte Vico. Questa ingloba il Parco Termale del Negombo , una meraviglia architettonica voluta dal duca di Camerino nel 1947.

Info utili :

Come raggiungere Lacco Ameno;

Dove alloggiare a Lacco Ameno ;

Dove mangiare a Lacco Ameno ;

Spiagge a Lacco Ameno;

Trekking a Lacco Ameno ;

Gite in barca a Lacco Ameno ;

Guide a Lacco Ameno .

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Conclusioni: a Ischia , non serve l’orologio!

A Ischia l’estate sembra non finire mai, un’isola misteriosa ed eterna che ha il raro potere di accontentare proprio tutti. È la destinazione ideale per chi cerca lo sfarzo  sofisticato. Quello che prende forma  tra panfili da capogiro  ormeggiati in baie dal mare cristallino. Ma al tempo stesso è perfetta per chi ama la semplicità delle piccole, grandi cose. Come lo spettacolo silenzioso di un sole infuocato che scompare lentamente dietro una scogliera selvaggia.

Ischia è  un’ avventura  straordinaria unica che vi consiglio di sperimentare al più presto. E soprattutto senza fretta. Dovete lasciarvi cullare dai ritmi lenti dell’isola. Tuffarsi nelle sue atmosfere è la scelta migliore per rigenerare il corpo e lo spirito. Potrete davvero  staccare finalmente la spina dalle preoccupazioni. Intanto iniziate a sognare a occhi aperti questo paradiso. E se avete già in mano il vostro biglietto, non mi resta che augurarvi buon viaggio!

 

Cantina ‘Pietra di Tommasone’,  Ischia

Cantina ‘Pietra di Tommasone’, Ischia

“…A primma vota ca nce sò venuto
‘ncopp’ a stu scoglio d’oro illuminato,
senza parola sò rimasto, e muto
pe chesta spiaggia me sò ‘ncammenato…”

Totò

Cantina Pietra di Tommasone: Ischia in un bicchiere!

Indubbiamente la cantina Pietra di Tommasone  è stata  la mia porta per Ischia, una delle tre perle  del Golfo di Napoli  . L’ho scoperta in un caldo weekend di fine giugno, quando l’isola già vibra di luce e di mare. Con i suoi 64. 000 abitanti Ischia è l’isola  più popolosa d’Italia (dopo la Sicilia e la Sardegna), perfetta come meta di vacanza ma anche per viverci. Infatti i suoi paesini sono organizzati come delle piccole città . In tutto sono sei  i comuni che fanno parte di Ischia , i quali si susseguono l’uno dopo l’altro in tutto il loro splendore:

A portarmi in questo paradiso  è stato ancora una volta il vino , in particolare Mosaico per Procida 2022: una grande cuvée ( uve da 25 cantine campane) realizzata in occasione di Procida  Capitale della Cultura  2022. Un progetto firmato da  Roberto Cipresso, winemaker di fama internazionale, e raccontato da Gaetano Cataldo , direttore dell’  Associazione Identintità Mediterranee. 

Non finirò mai di ringraziare  Pietra di Tommasone per avermi preso per mano e fatto  conoscere la loro terra , una cantina giovane che insieme ad imprenditori agricoli locali  stanno investendo tanto per la ripresa economica isolana. Il mio viaggio verso sud prosegue tra queste righe. Vi porterò in giro per l’isola campana che è di una bellezza imbarazzante e da suoli minerali che danno vita a bianchi e rossi fini, aromatici e indimenticabili. Venite con me nel mondo e ubriacatevi pure d’ Ischia, vi consiglierò i migliori calici della tenuta ischitana. 

Buona lettura!

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Pietra di Tommasone, un giro in cantina

Che dire,  Ischia inebria per  l’arte, la cultura, e  sopratutto per  il  grande patrimonio vitivinicolo, che la cantina Pietra di Tommasone contribuisce ad arricchire con i suoi nettari divini. Dai banchi ai rossi fino alle bolliccine, si tratta di un’azienda vitivinicola di nicchia, che sta facendo molto rumore!

Appena sbarcata a Ischia Porto ho incontrato Giuseppe Andreoli, che, insieme alla moglie ed enologa Lucia Monti  guida la cantina Pietra di Tommasone . Questo brillante ragazzo , con estrema disponibilità, mi ha teso la mano fin dai primi istanti, attendendo il mio check-in all’ Albergo Locanda sul Mare,  la deliziosa struttura che mi ha ospitato per l’intero soggiorno. Situato a pochissimi passi dal terminal di aliscafi e traghetti, questo hotel è stata una scelta ottimale  per perlustrare  Ischia sia per la posizione strategica,  che per la gentilezza dei proprietari.

Una terrazza sul mare

Appena saliiti in macchina , ci siamo diretti alla cantina Pietra di Tommasone in via Pro.le Lacco Fango, 144, 80076 , a  Lacco Ameno.  L’ ospitalità dei campani è davvero proverbiale, in particolare quella di Giuseppe Andreoli  e Lucia Monti  , che fin da subito mi hanno fatto sentire come a casa.

Varcato il cancello, che si apre su un vero e proprio eden, marito e moglie mi hanno accompagnata alla scoperta della cantina. La struttura è moderna ed essenziale, progettata per seguire tutte le fasi della produzione del vino, dalla vinificazione all’imbottigliamento. Il momento più suggestivo è arrivato sulla terrazza panoramica: uno sguardo aperto sull’azzurro del Golfo di Napoli. Qui ho assaggiato i loro vini bianchi e rossi, ascoltando direttamente dalla loro voce la storia della tenuta e del territorio.

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La storia della cantina Pietra di Tommasone

La cantina Pietra di Tommasone è davvero un luogo benedetto da Dio, totalmente immersa in una natura ancora incontaminata. Le sue radici affondano nel 1870. L’hanno messa su mattone dopo mattone  il bisnonno, il nonno e il padre  di  Lucia Monti. Questi sono rispettivamente: Pietro, Tommaso e Antonio Monti. Ognuno di loro contribuì in modo diverso alla nascita della  cantina Pietra di Tommasone .

Pietro Monti ne costruì le fondamenta. Tommaso Monti, detto Tommasone” per via delle grosse proprietà terriere, l’allargò e la battezzò.  Antonio Monti invece l’ avviò definitivamente  nel 1999, gestendo parimenti  la sua  Osteria dei Centovini,  una trattoria Italiana molto rinomata a Colonia (Germania).

Antonio Monti smise di importare vini per i suoi banchetti, e si mise a farli!  Questo perché desiderava tornare alle sue origini contadine per farle fruttare in patria. Come del resto si faceva da secoli in famiglia. L’ antico palmeto e un vecchio torchio che adornano la cantina  Pietra di Tommasone , dimostrano  tuttora il forte legame della famiglia  Monti con la vite. Un legame che  non è stato cambiato, ma solo trasformato in meglio!

Pier Paolo Sirch e la svolta

Intanto Antonio Monti sposato con la teutonica Birgit, avviò le figlie Lucia e Barbara Monti in studi di settore. Successivamente per dare forma alle sue idee imprenditoriali, si affidò a importanti professionisti. Tra questi è da menzionare  Pier Paolo Sirch , luminare di agronomia, che gli fece una consulenza ad hoc per ottenere vini di prestigio.

A seguire ci fu  Renato Germini , direttore di Agrotecnica Isontina’. Questa  ditta friulana si occupò degli impianti aziendali , da quelli della vinificazione fino a quelli dell’ imbottigliamento. Da allora in poi fu tutto un divenire. Si attrezzò la cantina a regola d’arte, unendo il sapere antico alle tecniche più moderne.

Pitechusa, l’antica Ischia

Con dedizione e sacrifici la cantina Pietra di Tommasone  finalmente vendemmiò per la prima volta nel 2004 . Ne vennero fuori  due vini straordinari , che sono :

Non c’è da stupirsi per la scelta del nome Pithecusa (che da un termine greco significa “popolata dalle scimmie”, anche se non è stata mai trovata traccia di questi animali in zona!). Quest’ultimo infatti era il vecchio toponimo dato a Ischia dagli Eubei, i greci che la colonizzarono. E che  tra le altre cose vi introdussero  la viticultura.

Ischia e il vino, un passato glorioso

Sin dai tempi più remoti nelle vene degli abitanti di Ischia scorre vino, perché esso insieme all’olio era una preziosa fonte di alimentazione. Cosa che è attestata del resto dal ritrovamento  nella necropoli di San Montano  nei pressi di Lacco Ameno della famosa  Coppa di Nestore  .

Su questa piccola tazza di 10 cm. risalente al VIII sec a. C è incisa un’ iscrizione che fa riferimento al consumo del vino nei banchetti. Un reperto archeologico tra l’altro fondamentale perché è una delle testimonianze più antiche dell’uso del Greco arcaico.

Il buio del Medioevo 

Il paesaggio di Ischia è incorniciato dalle sue ordinate vigne , che degradano  dalle montagne  fino alle coste sabbiose. Inoltre esse , tra alti e bassi, rappresentarono una solida base per l’economia isolana per lunghi periodi storici. Alla profonda crisi agricola in epoca Medioevale,  subentrò una bella ripresa per i vini ischitani ( per lo più per i bianchi). Questi erano esportati con orgoglio nei principali mercati italiani fino in Dalmazia. E che dire del Greco di Ischia , che fu magnificato da Sante Lancerio, bottigliere di Papa Paolo III !

Nel XIX però la devastazione della fillossera determinò un cambio di rotta, favorendo a Ischia la diffusione della coltivazione del tabacco e di uve meno rappresentative del territorio. Tra queste il  Sangiovese, il  Barbera, e vitigni internazionali quali Merlot, Chardonnay e Cabernet Franc.

La rinascita enologica a Ischia

Successivamente il  boom economico degli anni Cinquanta  ebbe risvolti negativi per l’ambiente a Ischia . Gli isolani preferirono impiegare i loro sforzi nel  turismo en nell’edilizia per i guadagni più immediati e proficui (come del resto accadde in tutta Italia). Tutto ciò però ebbe gravi conseguenze , poichè l’interesse per la  viticultura andò a venire meno.  Oltretutto  il cemento imperante ridusse drasticamente gli ettari vitati da 24. 000 a soli 300.

Negli ultimi anni  per fortuna c’è stata una vera e propria rinascita vitivinicola a Ischia, che mira al recupero di uve autoctone. E anche  alla ricerca di  una filiera di mercato ricercata e di valore. Tutto questo lo si deve grazie all’impegno di nuove generazioni di winemaker preparati e appassionati. Esattamente  come Lucia Monti e Giuseppe Andreoli  della cantina ‘Pietra di Tommasone’  , che stanno lavorando sodo per salvaguardare il  futuro enoico di Ischia.

Pietra di Tommasone, il vino a Ischia oggi

Chi semina raccoglie! E se gli scaffali di Pietra di Tommasone sono perennemente svuotati, si può stare certi che la strada è quella giusta.  Con una produzione di  120.000 bottiglie di vino all’anno, il trend dell’ esportazione aziendale  è orientato per soddisfare una clientela per lo più regionale.  Con delle punte comunque anche in Lazio e Puglia e uno sguardo proiettato verso l’Europa e oltre Oceano.

Dal 2009 a oggi con i suoi Pietra di Tommasone  è una delle realtà vitivinicole più rappresentative di Ischia. In tutto  sono circa 17 ettari vitati di proprietà. Essi sono suddivisi in 15 parcelle di piccole dimensione distribuite tra Lacco Ameno a Nord, Forio a Ovest e  Sant’Angelo a Sud.

Tutti gli appezzamenti sono fertili, ma molti di loto sono ripidi e scoscesi. Per questo motivo per renderli coltivabili si ricorre ai caratteristici terrazzamenti detti in dialetto  parracine, che sono  muretti a secco in tufo verde. Ci troviamo di fronte a un dedalo di poggi mediamente alti,  che in località Monte Zunta sfiorano i 450 metri s.l.m.  Qui si pratica la  viticultura eroica, perché l’intervento delle macchine è praticamente impossibile.

Pietra di Tommasone, una cantina biologica

La determinazione  di Lucia Monti e il know-how squisitamente partenopeo di Giuseppe Andreoli sono gli assi principali  del  successo della cantina Pietra di Tommasone. Inoltre è  green , perché si pratica  un’agricoltura sostenibile. Per un rispetto totale e continuo dell’ambiente ifatti si seguono alcune regole rigide quali:

  • Trattamenti chimici nelle vigne solo in caso di danni irreparabili;
  • Ricorso ai diserbanti meccanici, insetticida bio, e funghicidi per contrastare i danni delle malattie più comuni dovuti all’umidità , alla peronospora  alla flavescenza dorata , e al mal d’esca ;
  • Riduzione al minimo del contenuto di anidride solforosa per i vini; questi sono imbottigliati in vetro leggero e imballati con un packaging eco-friendly;
  • Utilizzo di  silos in acciaio inox per la vinificazione dei bianchi;
  • Affinamento dei rossi  nel fresco  delle antiche grotte della cantina.

Pietra di Tommasone: un esempio di viticultura eroica a Ischia

La problematicità della gestione delle vigne per Pietra di Tommasone a Ischia  è dato dalle dimensioni ridotte del territorio vitato.  Oltretutto Ischia ha un’orografia difficile che richiede molto sacrificio per la coltivazione e la cura della vigna. I grappoli solitamenti vengono  raccolta delle uve a mano. Per queste e altre difficoltà si può davvero  parlare di viticultura  eroica.

Per lo più si fa fatica nel versante orientale dell’isola, che presenta dei pendii più scoscesi organizzati in terrazzamenti (50 % di pendenza) sorretti dalle cosiddette parracine .  Questi sono dei muretti a secco (senza cioè l’utilizzo di alcun tipo di legante) in  tufo verde . Questi divisori proteggono dal rischio frana, dal vento e dall’acqua, garantendo il normale deflusso delle piogge. A Sud Ovest d’Ischia   al contrario i filari di vite si allevano a spalliera essendo più pianeggiante.

Qual è il segreto dei vini di Pietra di Tommasone

Il segreto del carattere esclusivo dei vini di Pietra di Tommasone è che sono fatti a Ischia ! Si tratta di un terroir unico, un equilibrio perfetto di fattori pedoclimatici che si può trovare solo qui:

  • La presenza del Monte Epomeo  ( 789 mt), un vulcano sottomarino sprofondato negli ultimi 130.000 anni. Incastonato come un cameo al centro di Ischia, esso arricchisce i suoli di magnesio, fosforo e potassio. Sostanze queste ultime che conferiscono una spiccata mineralità  ai vini;
  • Terreni per la gran parte collinari, ben drenati, mitigati dal mare e protetti dai monti. Per cui si generano rossi e  bianchi freschi, di ottima beva, dal gusto ricco, equilibrati in acidità e sapidità, e molto longevi;
  • Un clima mite, un’esposizione solare costante, e una ventilazione che attenuano l’umidità, e di conseguenza il rischio di gravi malattie per la vite stessa.

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La degustazione dei vini di Ischia Biancolella e Ischia Forastera

Durante il corso della mia giornata a Pietra di Tommasone  ho avuto modo di imparare molte cose sul vino di  Ischia. Per la mia degustazione ho scelto due vini simbolo di questa terra magica che sono:

  • Ischia Biancolella Doc 2021: questo bianco è fatto da Biancolella in purezza. Esso è un vitigno millenario e fiore all’occhiello di Ischia. Originario della Corsica e diffuso qui dai Greci, il Biancolella è molto apprezzato e richiesto oltre oceano, specie in Australia e California. Al naso sprigiona odori di pesca gialla, e gelsomino. Al palato è consistente, sapido, con un finale tipicamente mandorlato. L’ideale per antipasti freddi con salse agrodolci, verdure, fritture di pesce, creme di verdure e carine bianche. Si sposa divinamente con il coniglio alla cacciatore, una delle ricetta locali più richieste dai buongustai;
  • Ischia Forastera Doc 2021 : questo bianco è ricavato al 100% dal Forastera. Le origini di questo vitigno sono sconosciute . La sua presenza a Ischia è attestata dal 1800. Però per essere un “forestiero” , si è ambientato benissimo . E pare che esso attecchisca solamente a Forio. Rispetto al Biancolella , il Forastera risulta essere più sapido. Al naso presenta sentori di frutta tropicale, pera Williams, e pepe bianco. Avvolge il palato, e si abbina bene con crostacei, e con gli spaghetti alle vongole.

I vitigni autoctoni  di Ischia

Ischia incanta per il  blu delle sue acque cristalline ,  il  giallo di un sol leone , ma principalmente per il verde dei suoi vigneti. . In questo scenario paradisiaco Pietra di Tommasone coltiva i seguenti vitigni autoctoni:

I vini della cantina Pietra di Tommasone

Grazie a questa grande  varietà di uve autoctone la cantina Pietra di Tommasone offre una variegata linea di vini bianchi  (il 70 % della produzione vinicola totale) , rosé (principalmente da Aglianico) , e rossi  . Tutti questi elisir sono etichettati dagli acquerelli di  Massimo Venia , che li illumina con il tocco delicato del suo pennello.

I vini della cantina Pietra di Tommasone stupiscono per le loro peculiarità organolettiche.  Oltretutto il loro ottimo rapporto qualità prezzo fa riscuotere molti  riconoscimenti , come quello conferito al vino Ischia Bianco Terradei 2020 dalla guida Berebene 2022 .

E per gli amanti  delle bollicine la cantina Pietra di Tommasone  realizza pure spumanti fruttati , eleganti, e dalla piacevole acidità .  Essi sono confezionati con uve selezionate , raccolte a mano, e sono vinificati con pressatura soffice e fermentazione a temperatura controllata.

Ischia Banco Spumante DOC  sotto gli abissi

Pietra di Tommasone  vuol dire anche voglia di sperimentare, unendo all’istinto il rigore della ricerca scientifiche. Sulla scia di un vecchio esperimento fatto a Portofino dalla Cantina Bissont di Pier Luigi Lugano , si sono calati negli abissi di Casamicciola (a 37 /40 metri di profondità):

Qual è la ragione  di tutto questo? Ha per caso a che fare con un piano specifico di marketing? Assolutamente no. Ci sono due valide motivazioni tecniche per invecchiare le bolle nelle acque salate di Ischia rispetto ad altri ambienti:

  • La prima è che  la seconda rifermentazione (24 mesi)  assicura meno contatto con la luce e una temperatura molto più costante;
  • La seconda è che c’è una contropressione tale da garantire un gusto e un perlage particolare e  intenso.

L’appuntamento per stappare il primo sughero sarà nel 2024. E non vediamo l’ora di assaggiare  i risultati di questa impresa faraonica che sta facendo molto rumore!

Cosmetica Tommasone, i benefici dell’uva per la pelle

Le novità non finiscono qui. L’uva non è solo impiegata per avere dell’eccellente vino. Niente viene sprecato da questo prezioso frutto. E dal suo succo e dalla sua polpa Barbara Monti, sorella di Lucia Monti,  crea Cosmetica Tommasone- : una marca di cosmetici preparati nei laboratori di Torino e acquistabili on line . Questi comprendono :

Si formulano così dei trattamenti naturali, che hanno per l’epidermide:

  • Ottime proprietà nutrienti ;
  • Un effetto rivitalizzante, purificante e ringiovanente

Cosa c’è nell’uva che fa bene alla pelle?

I polifenoli dell’uva , come il resveratrolo, ci proteggono dai radicali liberi e contrastano l’invecchiamento precoce. Oltretutto oligoelementi e minerali, come il magnesio e il calcio, stimolano la circolazione sanguigna e rassodano il tessuto cutaneo.

Tantissimi centri benessere all’avanguardia hanno attivato la vinoterapia tra i loro servizi. E sono sempre più i brand che stanno imboccando questa strada. Personalmente ho provato Vin Day ‘n’ Night , che è un unguento straordinario avere un aspetto luminoso, idratato e levigato.

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Conclusioni. Perché andare Ischia !

Ci sono stata tre volte a Ischia e credo di tornarci presto. Se mi chiedete quali sono i motivi per recarsi in questo giardino esotico non saprei da dove iniziare.  Dagli elisir minerali escluvi dell’isola allle sue baie cristalline, dalle escursioni del Monte Epomeo alle passeggiate nel bosco di Zaro. Per non dimenticare la cucina ischitana ricca di primi e secondi di mare e terra che potete trovare tra i tavoli di uno dei miei ristoranti isolani preferiti : la Cantina del Mare a Lacco Ameno di Pier Paolo Iovinelli . La lista è praticamente infinita.

Tuttavia l’’unicità di Ischia è nel sorriso dei passanti che incontri . O nella vista delle barchette che dondolano indisturbate nel mare. Oppure nell’ascolto del canto dei gabbiani che volteggiano nell’aria inseguendosi l’un l’altro in un gioco infinito. C’è altro da vedere e fare a Ischia?  Certamente! Ma non basta un weekend  per afferrarne l’ essenza, per cui staccate un biglietto per almeno una settimana!