‘B&B Domus Gemi’ , via dei Tribunali 309, Napoli

‘B&B Domus Gemi’ , via dei Tribunali 309, Napoli

“…Napule è mille culure
Napule è mille paure
Napule è a voce de’ criature
Che saglie chianu chianu
E tu sai ca’ non si sulo…”

Pino Daniele

b&b ‘Domus Gemi’ ,   Napoli

Il b&b ‘Domus Gemi’ in via dei Tribunali 309 di Pasquale Lomolino è il posto dove alloggiare se volete godervi il centro storico di  Napoli . Si trova a  19 minuti dalla Stazione Garibaldi e a 10 minuti dalla fermata della metropolitana ‘Cavour’ . Questo vi permetterà di raggiungere tranquillamente a piedi (e con i mezzi dove necessario)  i principali punti di interesse turistico della capitale partenopea.

Alloggiare la prima settimana di Luglio al b&b ‘Domus Gemi’  in via dei Tribunali 309  mi ha permesso infatti di perlustrare ancora una volta  Napoli . Mi sono nuovamente inebriata  della sua bellezza, dal blu del suo mare fino alla vetta del Vesuvio, imbiancata  dal volo di mille gabbiani. Per cui seguitemi in questo altro incantevole viaggio nella metropoli più incantevole del Sud Italia. Scoprirete altri tesori nascosti di questa parte così verace e autentica del  centro storico di  Napoli.

‘Napule è’…

Napoli è molto grande, conta circa un milione di abitanti. Per cui scegliere un alloggio strategico è fondamentale. E allora quale scelta migliore  del  b&b ‘Domus Gemi’  in via dei Tribunali 309?  E per questo contatto devo ringraziare Fabio Comella , la guida turistica  che  ho scelto  per vivermi la Napoli più verace!

‘Napule è mille culuri’, così canta  Pino Daniele   .  L’intramontabile cantautore napoletano ha sapientemente  racchiuso in un solo verso della sua canzone  l’essenza di questa incredibile megalopoli.  Napoli è variopinta , perché è tanto affascinante quanto problematica.

La perfezione annoia! 

Eppure nella sua emblematica imperfezione Napoli  ti entra a prepotenza dentro, al punto da creare dipendenza. Perché è piena di meraviglie  paesaggistiche, artistiche , e architettoniche. Perché qui puoi essere come vuoi, senza che nessuno ti giudichi. Rispetto ad altre parti d’Italia Napoli   mantiene uno stile do vita  semplice, e resiste all’appiattimento della globalizzazione e del boom del turismo!

Poi dovete sapere che a Napoli  ci si viene e ci si  ritorna principalmente per il calore della gente. Lo stesso che Pasquale Lomolino e Fabio Comella mi hanno trasmesso . Come? Ospitandomi e facendomi sentire come a casa!  La stessa cosa potrà succedere a voi,  se seguirete i miei consigli su dove dormire, cosa vedere e fare a Napoli . Buona lettura!

Clicca qui per visionare e prenotare le camere del b&b ‘Domus Gemi’ , via dei Tribunali, 309, Napoli

b&b ‘Domus Gemi’ ,  dove prenotare al centro storico di Napoli

Attiva dall’Aprile 2007, il b&b ‘Domus Gemi’   è una piccola e graziosa struttura posta al terzo piano di un palazzo d’epoca in via dei Tribunali 309. E più precisamente è il luogo da dove mi sono persa tra le viuzze strette , affollate e straboccanti di vita  di  Napoli.

Il b&b ‘Domus Gemi’   prende il nome dall’unione delle iniziali di Gerardina e Mimmo,  i genitori di Pasquale Lomolino . Li ha voluti così ricordare dopo la loro tragica scomparsa, quando era appena ragazzino. Da allora ereditò  un appartamento di famiglia , che  ristrutturò,  trasformandolo in un business di successo qual è oggi.

Nonostante questa perdita immane, Pasquale Lomolino non ha perso il sorriso, perché è quello che ti scalda appena ti accoglie nel suo b&b ‘Domus Gemi’ . Questo è quello che ha fatto con me ! In modo timido e gentile si è messo a mia completa  disposizione, rendendo  il mio soggiorno indimenticabile. Vediamo più da vicino com’ è questo mio nuovo rifugio nel  pieno  centro storico di  Napoli.

b&b ‘Domus Gemi’ ,  Napoli. Tre stanze su ‘piazza San Gaetano’

Appena  sistemata nella mia stanza nel b&b ‘Domus Gemi’ ,  l’ afa estiva di Napoli è stata alleviata dall’aria condizionata  . Questa è uno dei tanti comfort che si hanno a disposizione nelle tre camere. Inoltre quello che ho  apprezzato è stato:

Il b&b ‘Domus Gemi’  è l’ideale per chi è alla ricerca di una sistemazione confortevole e semplice. Si respira un’aria familiare all’interno di questa abitazione spaziosa dagli arredamenti un po’ retrò e lineari. La sua più grande caratteristica è la posizione strategica, che mi ha permesso di scovare altri angoli nascosti del centro storico di  Napoli.

‘Via dei Tribunali’ a Napoli secondo Fabio Comella

Quando ti affidi a un professionista per ottenere il massimo, la differenza la noti. E nel mio caso sto parlando di Fabio Comella, una giovane e brillante guida locale. In poche ore mi ha spiegato tutto quello che  il centro storico di  Napoli poteva offrirmi fuori dai consueti circuiti turistici. Mi ha cucito addosso un  tour personalizzato da fare a piedi a partire da ‘Via dei Tribunali’,  dov’è ubicato il b&b ‘Domus Gemi  .

Via dei Tribunali’  è la parte più autentica di  Napoli, dove la macchina non serve, piena come è di ZTL. L’ho percorsa in lungo e in largo. Ho sentito il profumo del soffritto di aglio , che le massaie usano per preparare la pummarola fresca a pranzo. Così sono andata oltre i classici itinerari  del centro storico di  Napoli  (di cui tra l’altro vi ho parlato in un precedente articolo) fra guglie, chiostri, cavità sotterranee, e i vicoli ciottolati di sanpietrino .

‘Via dei Tribunali’, il decumano maggiore di Napoli

 ‘Via dei Tribunali’  è il cuore pulsante di tutto il centro storico di  Napoli  . Quest’ultimo si estende per 17 km a est della città, inglobando  i quartieri di ‘San Giuseppe’, ‘Porto’, ‘Pendino’, ‘San Lorenzo’, e ‘Mercato’. Un gioiello di inestimabile valore che  è stato riconosciuto dall’ ‘UNESCO’ nel 1995 e inserito tra i beni dell’umanità.

‘Via dei Tribunali’  per di più è una delle tre strade principali dell’antico impianto urbano greco  . Per questa ragione è detto decumano , ed è quello maggiore di Napoli. Ce ne sono altri due:

Perché si chiama ‘Via dei Tribunali’ ?

‘Via dei Tribunali’  si snoda  per 800 metri . Comincia  a ‘Porta Alba’ e ‘Piazza Bellini’ e  finisce,  dopo l’incrocio con ‘via Duomo’ , in corrispondenza del ‘Castel Capuano’. In questo edificio nel XVI secolo Don Pedro di Toledo riunì cinque terribili corti di giustizia .  La loro spietatezza era talmente rinomata che si battezzò quest’area come quella   ‘via dei tribunali’ da non dovere mai percorrere nella vita! Fatto curioso è che la stessa ‘Piazza San Gaetano’  , quella che si staglia esattamente in mezzo a ‘Via dei Tribunali’ ,  sorge su una precedente agorà greca e foro romano.

Adesso andiamo a spasso per ‘Via dei Tribunali’per esplorare  posti esagerati che vi faranno apprezzare  la storia, l’arte e la cultura del centro storico di  Napoli . Poi vi darò delle dritte su dove gustarsi una pizza bomba o specialità locali, e su dove godersi la  movida notturna a Napoli . Siete pronti? Let’s go! 

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2 itinerari da fare a piedi in  ‘via dei Tribunali’, Napoli

Napoli è piena di sorprese, e sta  diventando una meta turistica molto ambita non solo dagli stranieri ma anche dagli stessi Italiani. Perché? Provate a farci un salto e vi accorgerete che non basta una volta per dire che la conoscete abbastanza. Anche gli stessi Napoletani si stupiscono della loro città,  perché trovano  sempre qualcosa di nuovo da vedere o fare.

Non è semplice quantificare le attrattive di ‘Via dei Tribunali’ perché sono infinite. Quando ci si entra si ha come la sensazione di entrare in un labirinto fatto  di stradine ciottolate, affollate da turisti e puntellate da famose pizzerie e ristoranti. Qui  avrete un posto in prima fila per un grande spettacolo, quello della vita in tutte le sue forme. Le signore anziane che stendono i panni bianchi al sole ,  i commercianti che lavorano per guadagnarsi la pagnotta, e i motorini che sfrecciano senza casco impaurendo qualche passante distratto.

Cosa dire, ‘Via dei Tribunali’  è un teatro a cielo aperto. Qui  gli sconosciuti vi sorridono, e si fa facilmente amicizia . E tra una chiacchiera e l’altra scorgerete residenze nobiliari, chiese, che spuntano qua e là tra venditori ambulanti di frutta e verdura e zingare che leggono le carte. Per voi ho creato :

Buona Napoli !

Cantina ‘Pietra di Tommasone’,  Ischia

Cantina ‘Pietra di Tommasone’, Ischia

“…‘A primma vota ca nce sò venuto
‘ncopp’ a stu scoglio d’oro illuminato,
senza parola sò rimasto, e muto
pe chesta spiaggia me sò ‘ncammenato…”

Totò

Cantina ‘Pietra di Tommasone’, Ischia in un bicchiere!

La cantina ‘Pietra di Tommasone’  è stata  la mia porta per Ischia,  quando  ho deciso di visitarla in un caldo weekend di fine Giugno. Ho esplorato  questa perla delle isole del ‘Golfo di Napoli’ grazie alle sue uve. Le stesse che insieme a quelle di altre 25 cantine campane  hanno contribuito alla creazione di ‘Mosaico per Procida 2022’.

‘Mosaico per Procida 2022’ è la  grand cuvée realizzata per  Procida in occasione della sua elezione a   capitale della cultura nel 2022 . Un progetto firmato da  Roberto Cipresso, winemaker di fama internazionale.  E capitanato da Gaetano Cataldo , eclettico sommelier e direttore della ‘Associazione Identintità Mediterranee’.

Ancora una volta il vino mi ha fatto rotolare verso Sud, che non è solo una meta di viaggio. Ma anche un luogo in cui ci sono chiari segnali di nuove generazioni di imprenditori che fanno sperare in un futuro migliore. Un esempio è  una  giovane coppia che ha in mano le redini della tenuta  ‘Pietra di Tommasone’ . Facciamo un giro in questa tenuta ishitana leggendo questo articolo a loro dedicato. Buona lettura

Ischia, un angolo di paradiso

Come vi dicevo , la cantina ‘Pietra di Tommasone’   per me è stato un  viaggio infinito  per scoprire Ischia . Perdersi a Ischia è un’esperienza da fare almeno una volta nella vita. Con i suoi 64. 000 abitanti Ischia è , dopo la Sicilia e la Sardegna , l’isola più popolosa d’Italia. L’impressione che si ha una volta che ci si va,  è quella di essere proiettati in una dimensione particolare.

Voglio dire che a Ischia ci si  sente sempre in vacanza , pur restando all’interno di paesini organizzati come delle piccole città. In tutto sono sei  i comuni che fanno parte di Ischia , i quali si susseguono l’uno dopo l’altro in tutto il loro splendore:

Ischia è il sorriso della sua gente!

Sicuramente Ischia  offre molto di più delle sue coste e dei  suoi rinomati centri termali. Quello che più mi ha colpito è stato il calore della sua gente. Come il mio  amico Pier Paolo Iovinelli . Un Napoletano dal cuore d’oro che gestisce la  Cantina del Mare’ , celebre ristorante e salotto di   Lacco Ameno.

Che dire,  Ischia inebria per  l’arte, la cultura.  E sopratutto per  il  grande patrimonio vitivinicolo, che la cantina ‘Pietra di Tommasone’ contribuisce  ad arricchire con i suoi nettari divini. Dai banchi ai rossi alle bolliccine, si tratta di un’azienda vitivinicola di nicchia, che sta facendo molto rumore!

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‘Pietra di Tommasone’, un giro in cantina

Appena approdata  a Ischia Porto ho incontrato Giuseppe Andreoli. Questo brillante ragazzo è insieme alla moglie Lucia Monti    la colonna portante della cantina ‘Pietra di Tommasone’ . Lui si occupa della gestione generale degli affari, lei è l0 enologa aziendale.

Giuseppe Andreoli  mi ha aspettato qualche secondo per il check in al mio hotel ‘ Albergo Locanda sul Mare’ . Questa è una delisziosa struttura in stile Mediterraneo a due passi dal terminal degli aliscafi. Ve la consiglio vivamente  per un eventuale vostro soggiorno a Ischia per la posizione strategica, e per la gentilezza dei proprietari.

Una terrazza sul mare

Appena siamo saliti in macchina ci siamo diretti alla cantina ‘Pietra di Tommasone’ in via Pro.le Lacco Fango, 144, 80076 , a  Lacco Ameno.  L’ ospitalità dei campani è davvero proverbiale, in particolare quella di Giuseppe Andreoli  e Lucia Monti  . Una volta giunti in loco mi hanno davvero fatto sentire come a casa .

Dopo che si è  spalancato il cancello di un eden immenso, marito e moglie mi hanno  fatto visitare la cantina ‘Pietra di Tommasone’ . L’architettura dello stabile è moderna e lineare e comprende tutti gli spazi necessari per la produzione del vino dall’inizio alla fine.

Il momento più bello è stato quando ci siamo seduti su una spettacolare terrazza con vista sull’azzurro del Golfo di Napoli. E ho avuto il piacere di assaggiare i loro bianchi e rossi e ascoltare la loro storia.

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La storia della cantina ‘Pietra di Tommasone’

La cantina ‘Pietra di Tommasone’ è davvero un luogo benedetto da Dio, totalmente immersa in una natura ancora incontaminata. Le sue radici affondano nel 1870. L’hanno messa su mattone dopo mattone  il bisnonno, il nonno e il padre  di  Lucia Monti. Questi sono rispettivamente: Pietro, Tommaso e Antonio Monti. Ognuno di loro contribuì in modo diverso alla nascita della  cantina ‘Pietra di Tommasone’ .

Pietro Monti ne costruì le fondamenta. Tommaso Monti, detto Tommasone’ per via delle grosse proprietà terriere, l’allargò e la battezzò.  Antonio Monti invece l’ avviò definitivamente  nel 1999, gestendo parimenti  la sua  ‘Osteria dei Centovini’ , una trattoria Italiana molto rinomata a Colonia (Germania).

Antonio Monti smise di importare vini per i suoi banchetti, e si mise a farli!  Questo perché desiderava tornare alle sue origini contadine per farle fruttare in patria. Come del resto si faceva da secoli in famiglia. L’ antico palmeto e un vecchio torchio che adornano la cantina  ‘Pietra di Tommasone’   , dimostrano  tuttora il forte legame della famiglia  Monti con la vite. Un legame che  non è stato cambiato, ma solo trasformato in meglio!

Pier Paolo Sirch e la svolta

Intanto Antonio Monti sposato con la teutonica Birgit, avviò le figlie Lucia e Barbara Monti in studi di settore. Successivamente per dare forma alle sue idee imprenditoriali, si affidò a importanti professionisti. Tra questi è da menzionare  Pier Paolo Sirch , luminare di agronomia, che gli fece una consulenza ad hoc per ottenere vini di prestigio.

A seguire ci fu  Renato Germini , direttore di ‘Agrotecnica Isontina’ . Questa  ditta friulana si occupò degli impianti aziendali , da quelli della vinificazione fino a quelli dell’ imbottigliamento. Da allora in poi fu tutto un divenire. Si attrezzò la cantina a regola d’arte, unendo il sapere antico alle tecniche più moderne.

‘Pitechusa’, l’antica Ischia

Con dedizione e sacrifici la cantina ‘Pietra di Tommasone’   finalmente vendemmiò per la prima volta nel 2004 . Ne vennero fuori  due vini straordinari , che sono :

Non c’è da stupirsi per la scelta del nome Pithecusa ( che da un termine greco significa ‘popolata dalle scimmie’ , anche se non è stata mai trovata traccia di questi animali in zona!). Quest’ultimo infatti era il vecchio toponimo dato a Ischia dagli Eubei, i greci che la colonizzarono. E che  tra le altre cose vi introdussero  la viticultura.

Ischia e il vino, un passato glorioso

Sin dai tempi più remoti nelle vene degli abitanti di Ischia scorre vino, perché esso insieme all’olio era una preziosa fonte di alimentazione. Cosa che è attestata del resto dal ritrovamento  nella necropoli di San Montano  nei pressi di Lacco Ameno della famosa  ‘Coppa di Nestore’  .

Su questa piccola tazza di 10 cm. risalente al VIII sec a. C è incisa un’ iscrizione che fa riferimento al consumo del vino nei banchetti. Un reperto archeologico tra l’altro fondamentale perché è una delle testimonianze più antiche dell’uso del Greco arcaico.

Il buio del Medioevo 

Il paesaggio di Ischia è incorniciato dalle sue ordinate vigne , che degradano  dalle montagne  fino alle coste sabbiose. Inoltre esse , tra alti e bassi, rappresentarono una solida base per l’economia isolana per lunghi periodi storici. Alla profonda crisi agricola in epoca Medioevale,  subentrò una bella ripresa per i vini ischitani ( per lo più per i bianchi). Questi erano esportati con orgoglio nei principali mercati italiani fino in Dalmazia. E che dire del Greco di Ischia , che fu magnificato da Sante Lancerio, bottigliere di Papa Paolo III!

Nel XIX però la devastazione della fillossera determinò un cambio di rotta, favorendo a Ischia la diffusione della coltivazione del tabacco e di uve meno rappresentative del territorio. Tra queste il  Sangiovese, il  Barbera, e vitigni internazionali quali Merlot, Chardonnay e Cabernet Franc.

La rinascita enologica a Ischia

Successivamente il  boom economico degli anni Cinquanta  ebbe risvolti negativi per l’ambiente a Ischia . Gli isolani preferirono impiegare i loro sforzi nel  turismo en nell’edilizia per i guadagni più immediati e proficui (come del resto accadde in tutta Italia). Tutto ciò però ebbe gravi conseguenze , poichè l’interesse per la  viticultura andò a venire meno.  Oltretutto  il cemento imperante ridusse drasticamente gli ettari vitati da 24. 000 a soli 300.

Negli ultimi anni  per fortuna c’è stata una vera e propria rinascita vitivinicola a Ischia, che mira al recupero di uve autoctone. E anche  alla ricerca di  una filiera di mercato ricercata e di valore. Tutto questo lo si deve grazie all’impegno di nuove generazioni di winemaker preparati e appassionati. Esattamente  come Lucia Monti e Giuseppe Andreoli  della cantina ‘Pietra di Tommasone’  , che stanno lavorando sodo per salvaguardare il  futuro enoico di Ischia.

‘Pietra di Tommasone’, il vino a Ischia oggi

Chi semina raccoglie! E se gli scaffali di ‘Pietra di Tommasone’  sono perennemente svuotati, si può stare certi che la strada è quella giusta.  Con una produzione di  120.000 bottiglie di vino all’anno, il trend dell’ esportazione aziendale  è orientato per soddisfare una clientela per lo più regionale.  Con delle punte comunque anche in Lazio e Puglia e uno sguardo proiettato verso l’Europa e oltre Oceano.

Dal 2009 a oggi con i suoi ‘Pietra di Tommasone’   è una delle realtà vitivinicole più rappresentative di Ischia. In tutto  sono circa 17 ettari vitati di proprietà. Essi sono suddivisi in 15 parcelle di piccole dimensione distribuite tra Lacco Ameno a Nord, Forio a Ovest e  Sant’Angelo a Sud.

Tutti gli appezzamenti sono fertili, ma molti di loto sono ripidi e scoscesi. Per questo motivo per renderli coltivabili si ricorre ai caratteristici terrazzamenti detti in dialetto  ‘parracine’ , che sono  muretti a secco in tufo verde. Ci troviamo di fronte a un dedalo di poggi mediamente alti,  che in località ‘Monte Zunta’ sfiorano i 450 metri s.l.m.  Qui si pratica la  viticultura eroica, perché l’intervento delle macchine è praticamente impossibile.

‘Pietra di Tommasone’, una cantina biologica

La determinazione  di Lucia Monti e il know-how squisitamente partenopeo di Giuseppe Andreoli sono gli assi principali  del  successo della cantina ‘Pietra di Tommasone’  . ‘Pietra di Tommasone’  è  green , perché si pratica  un’agricoltura sostenibile. Per un rispetto totale e continuo dell’ambiente ifatti si seguono alcune regole rigide quali:

  • Trattamenti chimici nelle vigne solo in caso di danni irreparabili;
  • Ricorso ai diserbanti meccanici, insetticida bio, e funghicidi per contrastare i danni delle malattie più comuni dovuti all’umidità , alla peronospora  alla flavescenza dorata , e al mal d’esca ;
  • Riduzione al minimo del contenuto di anidride solforosa per i vini; questi sono imbottigliati in vetro leggero e imballati con un packaging eco-friendly;
  • Utilizzo di  silos in acciaio inox per la vinificazione dei bianchi;
  • Affinamento dei rossi  nel fresco  delle antiche grotte della cantina.

‘Pietra di Tommasone’ , esempio di viticultura eroica a Ischia

La problematicità della gestione delle vigne per ‘Pietra di Tommasone’  a Ischia  è dato dalle dimensioni ridotte del territorio vitato.  Oltretutto Ischia ha un’orografia difficile che richiede molto sacrificio per la coltivazione e la cura della vigna. I grappoli solitamenti vengono  raccolta delle uve a mano. Per queste e altre difficoltà si può davvero  parlare di viticultura  eroica.

Per lo più si fa fatica nel versante orientale dell’isola, che presenta dei pendii più scoscesi organizzati in terrazzamenti (50 % di pendenza) sorretti dalle cosiddette ‘parracine’ .  Questi sono dei muretti a secco (senza cioè l’utilizzo di alcun tipo di legante) in  tufo verde . Questi divisori proteggono dal rischio frana, dal vento e dall’acqua, garantendo il normale deflusso delle piogge. A Sud Ovest d’Ischia   al contrario i filari di vite si allevano a spalliera essendo più pianeggiante.

Qual è il segreto dei vini di ‘Pietra di Tommasone’

Il segreto del carattere esclusivo dei vini di ‘Pietra di Tommasone’  è che sono fatti a Ischia ! Si tratta di un terroir unico, un equilibrio perfetto di fattori pedoclimatici che si può trovare solo qui:

  • La presenza del Monte Epomeo  ( 789 mt), un vulcano sottomarino sprofondato negli ultimi 130.000 anni. Incastonato come un cameo al centro di Ischia, esso arricchisce i suoli di magnesio, fosforo e potassio. Sostanze queste ultime che conferiscono una spiccata mineralità  ai vini;
  • Terreni per la gran parte collinari, ben drenati, mitigati dal mare e protetti dai monti. Per cui si generano rossi e  bianchi freschi, di ottima beva, dal gusto ricco, equilibrati in acidità e sapidità, e molto longevi;
  • Un clima mite, un’esposizione solare costante, e una ventilazione che attenuano l’umidità, e di conseguenza il rischio di gravi malattie per la vite stessa.

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La degustazione dei vini di ‘Ischia Biancolella’ e ‘Ischia Forastera’

Durante il corso della mia giornata a ‘Pietra di Tommasone’  ho avuto modo di imparare molte cose sul vino di  Ischia. Per la mia degustazione ho scelto due vini simbolo di questa terra magica che sono:

  • ‘Ischia Biancolella Doc 2021’ : Questo bianco è fatto da Biancolella in purezza. Esso è un vitigno millenario e fiore all’occhiello di Ischia. Originario della Corsica e diffuso qui dai Greci, il Biancolella è molto apprezzato e richiesto oltre oceano, specie in Australia e California. Al naso sprigiona odori di pesca gialla, e gelsomino. Al palato è consistente, sapido, con un finale tipicamente mandorlato. L’ideale per antipasti freddi con salse agrodolci, verdure, fritture di pesce, creme di verdure e carine bianche. Si sposa divinamente con il coniglio alla cacciatore, una delle ricetta locali più richieste dai buongustai;
  • ‘Ischia Forastera Doc 2021’  : Questo bianco è ricavato al 100% dal Forastera. Le origini di questo vitigno sono sconosciute . La sua presenza a Ischia è attestata dal 1800. Però per essere un ‘forestiero’ , si è ambientato benissimo . E pare che esso attecchisca solamente a Forio. Rispetto al Biancolella , il Forastera risulta essere più sapido. Al naso presenta sentori di frutta tropicale, pera Williams, e pepe bianco. Avvolge il palato, e si abbina bene con crostacei, e con gli spaghetti alle vongole.

I vitigni autoctoni  di Ischia

Ischia incanta per il  blu delle sue acque cristalline ,  il  giallo di un sol leone , ma principalmente per il verde dei suoi vigneti. . In questo scenario paradisiaco ‘Pietra di Tommasone’  coltiva i seguenti vitigni autoctoni:

I vini della cantina ‘Pietra di Tommasone’

Grazie a questa grande  varietà di uve autoctone la cantina ‘Pietra di Tommasone’  offre una variegata linea di vini bianchi  (il 70 % della produzione vinicola totale) , rosé (principalmente da Aglianico) , e rossi  . Tutti questi elisir sono etichettati dagli acquerelli di  Massimo Venia , che li illumina con il tocco delicato del suo pennello.

I vini della cantina ‘Pietra di Tommasone’ stupiscono per le loro peculiarità organolettiche.  Oltretutto il loro ottimo rapporto qualità prezzo fa riscuotere molti  riconoscimenti , come quello conferito al vino ‘Ischia Bianco Terradei 2020′ dalla guida ‘Berebene 2022’  .

E per gli amanti  delle bollicine la cantina ‘Pietra di Tommasone’  realizza pure spumanti fruttati , eleganti, e dalla piacevole acidità .  Essi sono confezionati con uve selezionate , raccolte a mano, e sono vinificati con pressatura soffice e fermentazione a temperatura controllata.

‘Ischia Banco Spumante DOC’  sotto gli abissi

‘Pietra di Tommasone’   vuol dire anche voglia di sperimentare, unendo all’istinto il rigore della ricerca scientifiche. Sulla scia di un vecchio esperimento fatto a Portofino dalla ‘Cantina Bissont’ di Pier Luigi Lugano , si sono calati negli abissi di Casamicciola (a 37 /40 metri di profondità):

Qual è la ragione  di tutto questo? Ha per caso a che fare con un piano specifico di marketing? Assolutamente no. Ci sono due valide motivazioni tecniche per invecchiare le bolle nelle acque salate di Ischia rispetto ad altri ambienti:

  • La prima è che  la seconda rifermentazione (24 mesi)  assicura meno contatto con la luce e una temperatura molto più costante;
  • La seconda è che c’è una contropressione tale da garantire un gusto e un perlage particolare e  intenso.

L’appuntamento per stappare il primo sughero sarà nel 2024. E non vediamo l’ora di assaggiare  i risultati di questa impresa faraonica che sta facendo molto rumore!

‘Cosmetica Tommasone’, i benefici dell’uva per la pelle

Le novità non finiscono qui. L’uva non è solo impiegata per avere dell’eccellente vino. Niente viene sprecato da questo prezioso frutto. E dal suo succo e dalla sua polpa Barbara Monti, sorella di Lucia Monti,  crea ‘Cosmetica Tommasone’. ‘Cosmetica Tommasone’ è una marca di cosmetici preparati nei laboratori di Torino e acquistabili on line . Questi comprendono :

Si formulano così dei trattamenti naturali, che hanno per l’epidermide:

  • Ottime proprietà nutrienti ;
  • Un effetto rivitalizzante, purificante e ringiovanente

Cosa c’è nell’uva che fa bene alla pelle?

I polifenoli dell’uva , come il resveratrolo, ci proteggono dai radicali liberi e contrastano l’invecchiamento precoce. Oltretutto oligoelementi e minerali, come il magnesio e il calcio, stimolano la circolazione sanguigna e rassodano il tessuto cutaneo.

Tantissimi centri benessere all’avanguardia hanno attivato la vinoterapia tra i loro servizi. E sono sempre più i brand che stanno imboccando questa strada. Personalmente ho provato ‘Vin Day ‘n’ Night’ , che è un unguento straordinario avere un aspetto luminoso, idratato e levigato.

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Perché andare Ischia !

Ci sono stata tre volte a Ischia e credo di tornarci presto. Se mi chiedete quali sono i motivi per recarsi in questo giardino esotico non saprei da dove iniziare.  Dagli elisir minerali escluvi dell’isola allle sue baie cristalline, dalle escursioni del Monte Epomeo alle passeggiate nel bosco di Zaro. La lista è praticamente infinita.

Tuttavia l’’unicità di Ischia è nel sorriso dei passanti che incontri . O nella vista delle barchette che dondolano indisturbate nel mare. Oppure nell’ascolto del canto dei gabbiani che volteggiano nell’aria inseguendosi l’un l’altro in un gioco infinito. C’è altro da vedere e fare a Ischia?  Certamente! Ma non basta un weekend  per afferrarne l’ essenza, per cui staccate un biglietto per almeno una settimana!

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‘Quartieri Spagnoli’ e ‘Vomero’ , Napoli

‘Quartieri Spagnoli’ e ‘Vomero’ , Napoli

“Il Papa è a Roma, Dio è a Napoli”
Jean Cocteau

Napoli, ‘Quartieri Spagnoli’ e ‘Vomero’ , cosa vedere 

Altro interessante itinerario a piedi da fare a partire dall’ InCentrob&b’  in via Toledo 156 è quello che mi porta a visitare i  Quartieri Spagnoli’ e il  ‘Vomero’ . Queste sono le due zone più caratteristiche e contrapposte di Napoli. Da una parte l’anima del popolo autentico, e dall’altra quella della borghesia benestante.

Il fascino di Napoli è proprio dettato dall’equlibrio dei suo opposti , tratto suo distintivo per eccellenza. E  tra miseria e nobiltà, tra caos e ordine, Napoli  è una città di contrasti che non finisce mai di stupire . Seguitemi in questo post , per scoprire cosa vedere in questi angoli della metropolitana. Armatevi di coraggio perché  ciò che vi illustrerò richiede davvero tanta energia e polmoni sani!

‘Quartieri Spagnoli’,  una storia  di Napoli

Mi avvio verso i  ‘Quartieri Spagnoli’ di  Napoli che nascono come accampamento temporaneo per le truppe regie spagnole. La posizione strategica ‘Quartieri Spagnoli’   a  Napoli  di fronte al ‘Palazzo del Vicerè’ e del porto  spiega la loro genesi militare, così come il loro schema urbanistico a scacchiera.

Ai ‘Quartieri Spagnoli’ di Napoli ci si addentra in un ammasso di stradine strette, su cui si adagiano i ‘vasci’, cioè i ‘bassi’ . Queste sono le odierne abitazioni anguste di famiglie spesso numerose, che all’origine erano i vecchi dormitori  per soldati elevati a più piani.

L’origine della ‘camorra’

Non stupisce se si pensa che questo tipo di habitat dei ‘Quartieri Spagnoli’  particolarmente chiuso è stato un giusto terreno per il proliferare della  camorra. In principio i camorristi erano probabilmente dei giustizieri loschi che compensavano un governo assente.

Pare che la parola  camorra derivi dallo spagnolo ‘rissa’ . Oppure starebbe a indicare una stoffa o un giubbotto che questi ‘poliziotti fai da te’ indossavano durante le loro ispezioni illegali! Tuttavia oggi  i  ‘Quartieri Spagnoli’ non è più l’area più malfamata di Napoli, ma sono un esempio di uno sforzo di riqualificazione finanziaria, sociale, ed urbanistica. Essa pullula di attrattive per i forestieri , impieghi inventati e graffiti di valore.

I ‘Quartieri Spagnoli’, un dedalo di gerani rossi, ruote bucate e pennellate di valore

Girovagando nel  labirinto dei ‘Quartieri Spagnoli’ , si ha come l’impressione di essere dentro un calderone, che ribolle di tutti i tipi della specie umana . Tutti con loro abitudini quotidiane e con il loro  magistrale affaccendarsi per fare un po’ di soldi e sbarcare il lunario.

I mercanti di frutta e verdura che gridano a voce alta i prezzi della loro merce fresca sono sparpagliati dappertutto.  Così come ogni sorta di ristorantini il cui menù è proposto dai camerieri, che con il loro fare scanzonato si avvicinano ai passanti nella speranza di fargli consumare un pasto!

‘Quartieri Spagnoli’ , la vera Napoli!

Napoli è la sintesi degli opposti, ogni arteria principale nasconde un tessuto popolare.  Napoli è vita, è paradiso, ma è anche inferno, perché i problemi ci sono: la criminalità organizzata, il clientelismo, l’emergenza rifiuti e il lassismo.

Non merita però di essere ridotta ad una semplice lista di opinioni rigidamente precostituite, perché qualsiasi altra metropoli soffre di qualcosa, e chissà se poi in misura maggiore o minore!

5 cose da vedere nei ‘Quartieri Spagnoli’ di Napoli

Ai Quartieri Spagnoli’ c’è una ventata di rinnovamento negli ultimi anni . Cresce l’offerta gastronomica, si moltiplicano le visite guidate, ed i murales sparsi ovunque restituiscono orgoglio a questa area dalle origine povere e degradate.

Napoletani e turisti vanno a caccia delle Edicole votive’  e dei grandi della  street art Napoletana che hanno contribuito a valorizzare  i Quartieri Spagnoli’  . Stesso discorso vale per la periferia remota del capoluogo campano, dove i murales da non perdere  sono:

1. ‘Edicole Votive’

LeEdicole votive’  sono degli ex voto  di strada. Poste all’interno di piccole o gigantesche teche di vetro,  i popolani ci venerano il patrono San Gennaro, l’idolo  Maradona , la Madonna , Gesù, e pure  insieme anche a foto dei defunti più cari. Le Edicole votive’  rappresentano un segno di totale riverenza verso Dio e verso la famiglia, che sono alla base del carattere dei Napoletani.

Alcune di queste Edicole votive’ sono di cattivo gusto, altre invece di gran valore artistico. A me ha colpito in modo particolare:

Esse sono sempre piene di fiori freschi e fiaccole.  Sono curate assiduamente dalle massaie , con la pulizia dei vetri e con il ricambio costante degli stoppini a ogni loro spegnersi. Clicca qui per altre info su le Edicole votive’ dei ‘Quartieri Spagnoli’ 

La storia del padre domenicano Rocco e il sistema di illuminazione a Napoli nel ‘700

Napoli possiede migliaia di Edicole votive’ sparse ovunque. Questa è un’antichissima usanza di derivazione romana che unisce sacro e profano. E sebbene tutti sono al corrente di questa realtà, nessuno forse sa che la loro  diffusione si deve al padre Gregorio Maria Rocco!

Il padre domenicano , già autore del  ‘Real Albergo dei Poveri’ (17511829) , infatti incitò il governo borbonico a favorire il proliferare delle Edicole votive’ nelle aree più povere e buie di Napoli, dove per la malavita  falli’ il brillante sistema di illuminazione regio.

Padre Gregorio Maria Rocco salvò letteralmente  Napoli dal buio nel 1700, sfruttando il forte sentimento religioso dei Napoletani, che [ sempre appartenuto a buoni e cattivi! (a volte molto più vicino alla superstizione che alla fede). Le Edicole votive’ erano infatti perennemente adornate con dei lumi,  perennemente alimentati da tutti i fedeli, delinquenti compresi. Tale pratica ebbe anche il vantaggio di scoraggiare il pericolo di vandalismi e atti impropri!

2. Alimentari di ‘Angelo & Tina Scogliamiglio’

La bottega alimentare diAngelo & Tina Scogliamiglio in vico Lungo Gelso si è trasformata in una scuola di cucina napoletana per gli immigrati di Napoli. Nel suo negozio di frutta e verdura ogni martedì alle 15,30 la signora Tina  organizza corsi gratuiti di cucina a chiunque voglia partecipare.

E naturalmente le classi si colorano di razze : cingalesi, senegalesi, russi, cinesi , magrebini, indiani, imparano le ricette più famose della cucina partenopea! Marito e moglie  sono stati geniali nell’avere fatto della loro ‘putia’ un laboratorio innovativo per promuovere Napoli .

3. ‘Via Portacarrarese’ e la ‘Fondazione Foqus’ 

‘Via Portacarrese’ è un vicolo a ‘Montecalvario’  pieno di sorprese, perché qui vi nacque Santa Francesca, la santa che aiutava le donne ad avere dei figli. Per non dimenticare i murales dedicati aTotò’ e ad altri figli dell’arte partenopea.

Foqus Napoli’, un esempio di rigenerazione urbana

Inoltre da queste parti è nato  ‘Foqus Napoli’ , un progetto di rigenerazione urbana ospitato in un ex monastero l’ ‘Istituto Montecalvario’. Si tratta di una Onlus di privati e imprese che stanno scommettendo sulla formazione, sulla cultura e sulla integrazione, una filosofia di investimento cara al suo stesso presidente Rachele Furfaro.

L’edificio è un insieme di scuole, corsi di arte, cooperative e start up giovanili, che sperimentano forme nuove di comunità e benessere sociale. Ci sono sempre tanti eventi che si svolgono tutto l’anno aperti a tutti all’interno di una corte interna elegante che accoglie anche mostre di installazioni e arte permanente.

4. ‘Quore Spinato’

‘Quore Spinato’ è un incredibile percorso  di  223 opere di street art dei Napoletani ‘Cyope & Kaf’ . Questi artisti vogliono denunciare ogni forma di ingiustizia sociale e il capitalismo. E al tempo stesso rallegrare il grigiore di saracinesche o panche sgarrupate. Così attraverso il concept dell’attrazione turistica, si arriva a un conseguente risultato di riqualificazione urbana. Che male non fa!

‘Quore Spinato’ è un campo di lavoro che abbraccia  tre livelli: il pittorico, l’audiovisivo e lo scritto. In maniera quasi multimediale gli artisti creano opere che parlano di queste aree, proponendole su  muri, portoni e cancelli. Clicca qui per vedere il percorso intero di ‘Quore Spinato’ !

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5. ‘Maradona e la Pudicizia’, murales in via Emanuele de Deo

Tra la street art più significativa di Napoli  , quella che racconta di tutti i suoi figli, naturali o acquisiti, vanno segnalati soprattutto le tele urbane in via Emanuele de Deo:

6.  ‘Trattoria da Nennella’

All’imbrunire  Marco, la mia guida napoletana, vuole farmi sperimentare la vera cucina  di Napoli . Mi trascina da ‘Nennella’ , l’ormai celebre trattoria in Lungo Teatro Nuovo  nei  ‘Quartieri Spagnoli’ .

Il nome ‘Nennella’ e è vezzeggiativo volgare per ‘piccola’. Come riporta la scritta di una targhetta in argento di una vespa rossa che  fa da insegna al locale. Papille gustative soddisfatte, e anche un live show del meglio e del peggio dell’esuberanza Napoletana!

 

Il mercato di Pignasecca 

Dai Quartieri Spagnoli’  mi spingo fino alla parte più verace di Napoli , il rione di ‘Pignasecca’,  ubicato da largo Carità a Ventaglieri . Rimarrete sbalorditi dal via via di persone che fa acquisti, si respira l’aria della quotidianità partenopea, con i suoi riti e le sue abitudini.

A ‘Pignasecca’ i marciapiedi sono scomparsi per dare largo ai banconi. In questi  oltre a pesce, corstacei e molluschi di  risaputa qualità, ci si rifornisce di tutto: latte, formaggi, salumi, spezie, scarpe, cravatte, vestiti, stufe, condizionatori, trucchi, penne,  bevande assortite!

La storia di ‘Pignasecca’

Una leggenda narra che agli albori questo souk napoletano era situato fuori le mura di Napoli . Sarebbe un pezzo della tenuta della famiglia Pignatelli di Monteleone . Esso era coperto da boschi , che è documentato prima con l’appellativo di ‘Biancomangiare’ (per via di un dolce tipico  di questi parti). Dopo di ‘pignasecca’ , cioè ‘pino secco’. Questo è quell’ultimo albero rimasto quando si cementa tutto per fare  via Toledo nel 1536!

Anche l’arbusto rinsecchito sarebbe stato raso al suolo dai residenti, perché focolare di alcune gazze ladre che li derubarono di tutto . Esse furono pure scomunicate da dei vescovi perché ritrovarono nella refurtiva nascosta indizi di atti illeciti con le loro perpetue!

Il ‘Vomero’, l’altra Napoli

Roberta di Porzio mi guida verso il  ‘Vomero’ , il versante collinare di Napoli. Ci arriviamo con la ‘Funivia di Montesanto’ ‘Pignasecca’. Pare che ‘Vomero’ si chiami così da un gioco  ‘vomere’, un passatempo che o vecchi contadini del posto  praticavano nei giorni festivi, sfidandosi a tracciare con l’aratro il solco più diritto.

Il ‘Vomero’ ha mantenuto a lungo la  sua vocazione contadina. Non a caso prima era chiamato ‘la collina dei broccoli’, con i suoi villaggi rurali pieni di mercati ortofrutticoli. In seguito alla paura della peste del 1656 accadde che l’aristocrazia Napoletana decidesse di trasferirsi quassù  costruendo dimore nobiliari a garanzia della loro salute. Questa fu una tendenza che furò per tutto il Settecento e l’Ottocento. A questo periodo si fa risalire vua Infrascata, la prima via carrozzabile oggi nota come via Salvator Rosa.

5 Cose da vedere  al ‘Vomero’

IlVomero’ è la parte più moderna di Napoli , in risposta ai piani di ampliamento messi a punto con la ‘bonifica’ conseguente all’epidemia del 1884. Il’ Vomero’ è una sorta di piccolo villaggio mondano , che dalle sue radici agricole è finito per essere un eden per cittadini benestanti pieno di palazzine in stile liberty e parchi (anche se qui la speculazione edilizia degli anni cinquanta non ha risparmiato niente e nessuno!).

La mondanità estrema del  ‘Vomero’ si articola su via Scarlatti, via Luca Giordano,  e ‘Piazza Vanvitelli’ . Qui ha sede il famoso studio di architettura di Salvatore di Vaia  . Questi insieme a Roberta di Porzio  proprietaria dell’ ‘InCentro b&b’  in via Toledo 156a Napoli sono state le mie guide per la divina Napoli .

1. ‘Certosa di San Martino’ 

La ‘Certosa di San Martino’   è un’antica vestigia realizzata da Tino di Camaino nel 1326 e  fu modificata notevolmente tra la fine del Cinquecento e gli inizi del Settecento. Furono tre gli architetti che intervennero alla certosa per consegnarla ai Napoletani come la venerano oggi:

La ‘Certosa di San Martino’  fu un via vai di monaci dal 1799 al periodo delle guerre mondiali per la soppressione degli ordini religiosi. Sul finire dell’Ottocento fu adibita a Museo Nazionale’ . La certosa è soprattutto il buen ritiro di chi vuole tuffarsi nella gloria di una vista su Napoli dall’alto, grazie ai suoi loggiati e belvederi.

2. L’antica  ‘Vigna di San Martino’ 

Nei pressi della ‘Certosa di San Martino’ si estende uno dei pochi polmoni verdi di Napoli , la cosiddetta ‘Vigna di San Martino’ . Si tratta di un terreno di 7 ettari coltivato a vite, ulivi e alberi da frutto. Da qui si gode di una vista spettacolare sul ‘Golfo di Napoli’. 

Queste terrazze coltivate risalgono ai primi dell’ 800,  sono miracolosamente scampati alla speculazione edilizia del Dopoguerra. Nel 1988 Giuseppe Morra, noto gallerista e mecenate,  acquistò questo angolo di paradiso, riportandolo al suo antico splendore. Dal 2010 la  ‘Vigna di San Martino’ rappresenta un esempio perfetto di azienda agricola urbana che produce vino e olio.

Il percorso di accesso si ha in Corso Vittorio Emanuele 340,  e su prenotazione si puo’ visitare, rimanendo affascinati dal sentiero che porta in cima alla collina, che offrono scorsi inediti su Napoli

Ai piedi della vigna salta poi fuori Hotel San Francesco al Monte’ della famiglia Pagliari , che  è ricavato da un convento del XVI secolo. Che dire un’ albergo museo . Quelle che erano le camere dei monaci adesso sono camere con vista Vesuvio e Capri!

3. ‘Castel Sant’Elmo’

Il ‘Castel Sant’Elmo’  domina la città di Napoli dal punto più alto  del ‘Vomero’   nel Largo San Martino, da cui si gode uno splendido panorama sul centro storico. Su una preesistente una cappella dedicata a Sant’Erasmo  (da cui ‘Eramo’ , ‘Ermo’ e poi ‘Elmo’, che diede il nome attuale della fortezza) , Roberto d’Angiò ci volle  impiantare un castello medievale nel 1300 sotto la supervisione dell’architetto Tino di Camaino .

Durante la lotta fra francesi e spagnoli per la conquista del Regno di Napoli, il castello venne più volte assediato. L’attuale pianta stellare a sei punte si deve ai rifacimenti nel 1547  sotto il vicerè spagnolo Don Pedro De Toledo.

Nel 1587 un fulmine colpì il castello distruggendo le dimore di castellani e militari e la chiesa interna. L’edificio fu quindi ricostruito tra il 1599 ed il 1610 dall’architetto Domenico Fontana. Attualmente il  ‘Castel Sant’Elmo’   ospita mostre ed esposizioni d’arte temporanee,  festival e rassegne teatrali e musicali. Inoltre esso  è sede permanente del ‘Museo Napoli Novecento 1910/1980’,  che raccoglie opere realizzate da artisti napoletani nel corso del XX secolo.

5. Le scale della ‘Pedamentina’

La ‘Pedamentina‘  è un complesso  di  414 scalini del risalente al XIV secolo a opera dagli architetti Tino di Campiono e Francesco de Vito. Possiamo considerarla un tentativo  di collegamento pedonale tra zone della città interessate da espansioni extra moenia. 

Questa discesa aveva il compito di unire due differenti zone della città di Napoli , vale a dire la ‘Certosa di San Martino’  ed il ‘Castel Sant’Elmo’  , collocati sulla collina del ‘Vomero’, ed il centro storico, posto a valle.

Percorrendo la  ‘Pedamentina, ad oggi considerata un capolavoro urbanistico,  si gode di uno spettacolare  panorama del ‘Golfo’, ma anche gli orti ed i giardini della Certosa di San Martino’.

4. ‘Ville Liberty’  del ‘Vomero’

Al ‘Vomero’ un itinerario interessante è quello relativo alle ville del  periodo d’oro del ‘liberty partenopeo’, firmate dall’ architetto napoletano Adolfo Avena (1860 – 1937) . Uno dei figli di Avena, Gino, ne seguì le orme facendo proliferare al diversi altri capolavori fino agli  30.

Le 4 ‘Ville Liberty’ da non perdere

  1. Villa La Santarella’: Posto tra tra via Luigia Sanfelice e via Filippo Palizzi, questo castello con quattro torri è figlio del celebre commediografo e attore Napoletano Edoardo Scarpetta (padre dei De Filippo) . Si intitolò questo gioiello in onore a ‘Na Santarella’, una delle sue opere più conosciute. Sulla facciata si legge “Qui rido io“! Vuol dire che se al teatro erano gli altri che ridevano alle sue battute, qui sarebbe stato lui a godere dei frutti del suo lavoro;
  2. ‘Casa Marotta’ : Si tratta di una residenza aristocratica a tre piani dell’architetto palermitano Leonardo Paterna Baldizzi , per cui si può considerare un esempio di ‘liberty siciliano‘. Ubicato in via Solimena 76,  l’ esterno presenta importanti balconate , e un  caratteristico color giallo ocra;
  3. ‘Palazzo Avena’: Tra via Renato Lordi e Piazza Ferdinando Fuga, questo tesoro è  costituito solo dalla facciata d’ingresso della settecentesca Villa Ruffo’ (o ‘Villa Palazzolo’ o ‘Villa Haas’). Questa venne rifatta da Adolfo Avena tra il 1927 e il 1928  per la risistemazione del piazzale di fronte alla Funicolare Centrale, che venne inaugurata nel 1928;

  4. ‘Villa Floridiana’: All’ingresso di questa villa si può accedere sia da via Domenico Cimarosa 77 che da via Aniello Falcone 171. Non è altro che la residenza estiva voluta da Ferdinando I di Borbone per la seconda moglie Lucia Migliaccio (duchessa di Floridia).. Al suo interno ospita dal 1927 il Museo nazionale della ceramica Duca di Martina’.

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Napoli è tutto!

La semplicità, l’autenticità delle persone. Il loro sorriso, il loro accento, la loro voglia di vivere. L’orgoglio per la loro città, la fierezza nei loro occhi quando parlano della magia di Napoli. Riescono a farti sentire a casa, in poco tempo.

Non sono Napoletana, ma questa metropoli mi appartiene, perché ci rivedo tutto quello che mi piace della vita, compreso il sole, il mare e la voglia di stare bene. Non vi perdete nulla di Napoli, e se volete dormire bene e avere consigli ulteriori non esiste posto migliore di l’ ‘InCentro b&b’ di  Roberta di Porzio e Salvatore di Vaia

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‘InCentrob&b’, via Toledo 156. Napoli in 1 settimana

‘InCentrob&b’, via Toledo 156. Napoli in 1 settimana

“Ho visto un angelo nel marmo e l’ho scolpito fino a liberarlo” 

Michelangelo 

‘InCentrob&b’, via Toledo 156. Napoli in 1 settimana

Attendere certe volte è solo un rimandare qualcosa, che in realtà hai già dentro di te, e che è pronta a venire fuori all’improvviso! Napoli è proprio questo: voglia di andarci da sempre! E sempre ho aspettato un’occasione speciale. E dopo un periodo così  meditativo come quello del Covid 19 prendo coscienza del fatto che la vita è adesso. Così un giorno a Luglio 2020, semplicemente ho fatto la valigia e sono partita!

InCentrob&b’ in via Toledo 156 a Napoli è la mia porta per Napoli. Roberta di Porzio , imprenditrice Napoletana vulcanica e solare, gestisce questo centralissimo e lussuoso b&b. Qui  mi ha ospitato per 1 settimana  in cambio di un post emozionale per  vivere  Napoli   in tutta la sua magia! Se volete venire a Napoli  per le vostre vacanze, seguitemi! In questo articolo vi darò alcuni suggerimenti per cercare di esplorare al massimo l’urbe partenopea!

Napoli, perla del Tirreno

Napoli si affaccia sul Tirreno con tutta la sua prorompente bellezza e storia. Essa è delimitata a sud-est dalla Penisola Sorrentina’ e a nord-ovest dalla ‘Penisola Flegrea’, che a sua volta abbraccia il  Golfo di Pozzuoli’  tra capo Miseno e Posillipo.

Insieme al suo arcipelago,  e il VesuvioNapoli è la terza città d’Italia dopo Roma e Milano per numero di abitanti che sfiora quasi il milione. Con un passato glorioso e una realtà difficile da vivere da un punto di vista sociale ed economico, Napoli guarda al futuro con ottimismo, perché si sta lavorando per renderla sempre più vivibile e ospitale.

Arte e vita in 17 kilometri quadri 

Pochi luoghi in un territorio così esteso per 17 kilometri quadri possono vantare una presenza costante di paesaggi mozzafiato, storia, arte, musica, letteratura, cinema, teatro come Napoli. Il mio invito è quello di lasciarvi trasportare dalla memoria e dallo spirito di questo eden metropolitano, con tutti i suoi pregi e difetti!

Vivendo alle falde del Vesuvio, i Napoletani sanno bene interpretare il motto ‘carpe diem’. La scomparsa di Pompei ed Ercolano (IX sec. a. C.) è un memento moris corrente di questo popolo straordinario, che ritrova nella sua leggerezza di vivere l’esistenza il suo stesso antidoto!

Come orientarsi a Napoli 

I quartieri di Napoli sono circa 30, e non esistono delimitazioni nette. Gli  itinerari che vi propongo a Napoli si concentrano tra il  quartiere di  ‘San Ferdinando’ (che è la parte moderna e antica insieme) ,   la zona del porto  e il ‘Vomero’ (la zona più nuova e residenziale). Tutto è  facilmente raggiungibile in pochi minuti dall’ InCentrob&b’  in via Toledo 156.

Vi avviso, c’è troppo da vedere e fare a Napoli ! Datevi pure una tabella di marcia, ma è garantito che non riuscirete mai a rispettarla! Ma è proprio questo  il bello di Napoli , e così  l’unico segreto per venirne fuori è chiacchierare con la gente e fidarsi dei loro consigli! Proprio come ho fatto io con Roberta di Porzio !

6 itinerari a piedi per scoprire Napoli in 7 giorni

Mi rendo conto che è inutile cercare il paradiso all’estero, perché si trova a  Napoli , la città più bella del mondo!  Seguitemi in questo viaggio infinito che inizia dal ‘Cristo Velato’ e prosegue per altri 5 itinerari urbani da fare a partire dall’ ‘InCentrob&b’  in via Toledo 156 a Napoli:

  1. ‘Via Toledo’, ‘Città Antica’ e ‘Centro Storico’ ;
  2.  ‘Piazza del Plebiscito’ e ‘Lungomare Caracciolo’ ;
  3. ‘Quartieri Spagnoli’, ‘Pignasecca’ e‘Vomero’;
  4. ‘Via dei Tribunali’ ;
  5. ‘Quartiere Sanità’ ;
  6. ‘Reggia di Capodimonte’.

5 Aree protette e green  di Napoli 

Infine, anche fuori Napoli  se avrete ancora fiato vi attend0no dei percorsi naturalistici che dalla montagna vi portano al mare e viceversa:

  1. Parco Nazionale del Vesuvio’;
  2. Parco Regionale dei Campi Flegrei’ ;
  3. ‘Parco Sommerso di Baia’ ;
  4. ‘Parco Sommerso di Gaiola’;
  5. ‘Regno di Nettuno’ .

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‘Incentrob&b’ via Toledo 156,  Napoli. Una casa a Napoli!

Il mio primo giorno a Napoli  è scandito dal suono al  campanello del  portone dell’ ‘InCentrob&b’  in via Toledo 156 .  Una posizione davvero  strategica , perché  permette di godersi Napoli in lungo e largo!

In ascensore mi fermo al quinto piano di un gigantesco grattacielo. Roberta di Porzio, mi accoglie come se la conoscessi da sempre. Mi stringe forte la mano e ci mettiamo a sedere in un bel divano della reception. Prima di mostrarmi il suo capolavoro, mi offre un bel caffè e mi racconta qualcosa della sua vita e della sua carriera.

La storia di Roberta di Porzio

Roberta di Porzio è una donna  mediterranea , belle e solare. Mi colpisce subito la sua  spontaneità e la sua classe innata. Da generazioni  insieme ai suoi cari Roberta di Porzio si occupa di ‘ Umberto’ , uno dei ristoranti più noti e antichi di Napoli, che è situato in via degli Alabardieri 30  .

Si tratta di locale prestigioso , che affonda le radici nel lontano  1916. Quella  della famiglia Di Porzio è una passione infinita per la terra partenopea, il suo cibo e il  suo vino. E ancora oggi con le loro pizze e la loro cucina locale deliziano  tutti i tipi di palati , da quelli più semplici a quelli più esigenti.

A questa sua prima attività, insieme a una qualifica di sommelier e una passione smodata per la fotografia, Roberta di Porzio gestisce anche il  InCentrob&b’  in  via Toledo 156.   L’architetto Salvatore di Vaia è suo socio in questa avventura,  un carissimo amico d’infanzia e collega d’università.

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‘Incentro b&b’ in via Toled0 156 , l’alloggio chic  per visitare Napoli!

‘InCentrob&b’ in via Toledo 156 è più che un business! Senza dubbio è la realizzazione del sogno di Roberta di Porzio e Salvatore di Vaia. Quello cioè di fare amare Napoli  ai viaggiatori che la visitano o ci ritornano. E ci riescono perfettamente!

L’appartemento è moderno , lineare e raffinato. Gli arredamenti sono sobri, minimali e avvolgenti. I colori che predominano sono quelli del blu, del giallo e del rosso , cioè quelli  di  Napoli. Ci sono 4 stanze:

  1. Borgomarinaro’; 
  2. ‘Pizzofalcone’; 
  3. ‘Spaccanapoli’
  4. ‘Posillipo’

‘Posillipo’, la mia suite a Napoli!

In omaggio ad uno dei quartieri più suggestivi di , Roberta Di Porzio mi accompagna alla mia suite. Questa si chiama ‘Posillipo’, che dal greco vuol dire ‘riposo dagli affanni’ . Quanto mai di più vero, dopo il mio  viaggio interminabile dalla Toscana!

Il design degli interni dell’ ‘InCentrob&b’ in  via Toledo 156   è semplice e ricercato.  Come i suoi controsoffitti a forma di vela, che sovrastano il mio  letto pieno di cuscini e coperte profumate! L’azzurro è la tonalità principale di questo mio nido.

Il Vesuvio ed il mare sono i  temi inevitabili dei quadri e degli scatti particolari di Roberta di Porzio che adornano le pareti dell’ InCentrob&b’   in  via Toledo 156.

‘Incentro b&b’ in via Toled0 156, eleganza e comfort!

Tutte le camere dell’ ‘InCentrob&b’   in  via Toledo 156  hanno il nome delle parti più suggestive di Napoli. Esse sono anche dotate di tutti i comfort:

  • Aria condizionata;
  • Asciugacapelli;
  • Cambio biancheria;
  • Cassaforte;
  • Doccia;
  • Frigo;
  • Internet;
  • Smart tv.

Il ‘Cristo Velato’, quando l’arte riscalda il marmo

Lascio l’ ‘InCentrob&b’  in via Toled 156 e e saluto Roberta di Porzio . Poi allaccio il casco e  Salvatore di Vaia mi lascia nei pressi di Piazza San Domenico’. Mi avverte di non versare troppe lacrime per il  ‘Cristo Velato’ conservato nella  Cappella di San Severo’ in via Francesco de Sanctis, 19/21. Si tratta di uno dei maggiori capolavori della scultura mondiale e meta di migliaia di visitatori ogni anno.

Raimondo di Sangro Principe di San Severo, noto scienziato e alchimista della prima metà del ’700, ordinò il   ‘Cristo Velato’ come coronamento della ristrutturazione della  Cappella di San Severo’, che era patrimonio dei suoi avi .

Storia del ‘Cristo Velato’

Raimondo di Sangro  aveva un’idea ben precisa per il suo tempietto per cui ingaggia il meglio della maestria allora disponibile. Questi diede il suo contributo ingegnandosi a produrre anche le pitture per gli affreschi interni.

Inizialmente il Principe di San Severo commissionò il Gesù morente al veneto Antonio Corradini, esperto della tecnica delle trasparenze. Questi però morì prima di terminarla e Giuseppe Sanmartino , costruttore di presepi e di pastori, fu incaricato di continuare la sua opera.

Chi ha scolpito il ‘Cristo Velato’?

Nel 1753 Giuseppe Sanmartino creò il  ‘Cristo Velato’ da unico blocco  di marmo di Carrara per  dare corpo  alla visione geniale del suo titolato e poliedrico committente. Sanmartino ignorò la bozza in terracotta del  Corradini (oggi custodita al ‘Museo di San Martino’ di Napoli). Sanmartino impose il suo tocco personale dando alla luce un tesoro inestimabile ed una delle migliori rappresentazioni del Barocco Napoletano. Il  ‘Cristo Velato’ è una testimonianza di come l’arte possa avvicinare l’uomo a Dio, nell’atto di concepire una creatura marmorea così realistica da volerla toccare!

La freddezza del marmo cede il passo al calore del  ‘Cristo Velato’

Non mi accorgo quasi che accanto a me ci sono altri spettatori, che in un silenzio quasi imbarazzante e mistico ammirano questo Cristo nei suoi attimi dopo la crocefissione. Il Cristo redentore è adagiato su di un letto funebre.

Il Salvatore è coperto solo da un lenzuolo dalle pieghe morbide e trasparenti, che vela senza nascondere il corpo. Da questo si intravedono i segni del martirio e della sofferenza, divenendo simbolo del destino e del riscatto dell’intera umanità.

La cura dei dettagli mi incanta: il capo chine con gli occhi socchiusi, quasi a serena accettazione di un momentaneo dolore prima della sua risurrezione. E ancora il costato lacerato dal supplizio, e gli strumenti della tortura giacenti accanto al sudario tra cui la corona di spine, la tenaglia ed alcuni chiodi.

Il  mistero del  ‘Cristo Velato’

Il drappo di marmo che avvolge la salma è impalpabile. Sembra talmente vero che una leggenda lo attribuisce ad un’invenzione chimica del Principe di San Severo piuttosto che all’abilità del  Sanmartino. C’è molto  mistero attorno al ‘Cristo Velato’ , e non a caso esso continua a destare l’attenzione dei più grandi studiosi .

Tra i grandi estimatori del ‘Cristo Velato’  si annovera lo stesso Antonio Canova, che si dichiarò disposto a dare dieci anni della propria esistenza per acquistare questa incomparabile magnificenza e attribuirsene la paternità! Non posso altro che augurarvi di avere la mia stessa buona sorte, cioè di commuovervi di fronte a un miracolo della mente umana qual è il  ‘Cristo Velato’.

Le ‘Macchine per Studi Anatomici’ della ‘Cappella di San Severo’

I custodi ci buttano fuori dalla Cappella di San Severo’,  perché devono chiudere. Mi soffermo nella cavea sottostante inquietata alla visione di due scheletri, quelli noti come le ‘Macchine per Studi  Anatomici’ . Pare che il  Principe di San Severo  li avesse acquistati per analizzare la funzionalità dell’apparato circolatorio. La loro realizzazione è attribuita al medico siciliano Giuseppe Salerno .

Anche in questo caso la verosimiglianza estrema del sistema arterovenoso ripropone l’enigma (ormai sfatato!) che quelle ossature appartenessero a due servi fatti ammazzare apposta dal  Principe di San Severo per utilizzarli come da cavia.

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‘Santa Chiara Cafè’ a Largo Banchi Nuovi 2, Napoli

Cala la sera. Le stelle iniziano a  luccicare sopra Napoli. Mi concedo una bevuta con degli amici al ‘Santa Chiara Cafè’ a Largo Banchi Nuovi 2′. Tutto intorno ha un qualcosa di familiare. Sorseggiamo  un bianco ghiacciato  di pura Falanghina  godendoci  Napoli, che ad un tratto mi ricorda Catania per il nero della pietra delle case circostanti.

Luca Bianco , il Napoletano più esuberante della brigata, insiste nel montare tutti in macchina su verso la ‘Chiesa di Sant’Antonio’ . Rimaniamo a bocca aperta davanti lo scenario di Posillipo accarezzata da un vento dolce e scaldata dalle lanterne delle barche della marina. Il tempo vola a Napoli , perché è un oceano traboccante di sorprese.  Per  navigarlo devi solo veleggiare oltre la riva!

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Napoli è!

Raccontare di Napoli non è cosa semplice. Ci si perde a parlare delle sue bellezze, della sua storia, e della sua accesa  complessità. Senza ombra di dubbio a Napoli non si puo’ trascorre qualche giorno. Perché come il suo caffè va assaporata lentamente e gustata in tutta la sua inebriante totalità.

Non a caso la leggenda dice che in origine Napoli fosse Partenope, la sirena incantatrice che ammaliò Ulisse! Andandoci si ripete lo stesso incantesimo, perché chiunque ci mette piede ne viene ammaliato. E se volete perdervi a Napoli nel modo giusto vi consiglio di alloggiare all’ ‘InCentrob&b’ in via Toledo 156 , perché qui siete di casa e straviziati da Roberta di Porzio e Salvatore di Vaia.

 

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‘Piazza Plebiscito’ e ‘Lungomare Caracciolo’, Napoli

‘Piazza Plebiscito’ e ‘Lungomare Caracciolo’, Napoli

“Dovunque sono andato nel mondo ho visto che c’era bisogno di un poco di Napoli”
Luciano De Crescenzo

Napoli. Itinerario a piedi da ‘Piazza Plebiscito’ al ‘Lungomare Caracciolo’

Altra giornata, altra gloria! Ora di pranzo e mi regalo in  via Toledo un  ‘cuoppo di pesce fritto’ in un cono di delizie di mare a soli sei euro.  Bevuta una cola ghiacciata mi rialzo per fare una passeggiata a ‘Piazza del Plebiscito’.

Patrimonio dell’ ‘UNESCO dal 1995’,  ‘Piazza del Plebiscito’ è il ventre ellissoidale di Napoli ed è immensa e suggestiva. ‘Piazza del Plebiscito’ è epicentro di avvenimenti clamorosi e considerevoli, come appunto  il plebiscito che la battezza , quello del 21 Ottobre 1960 per l’annessione del regno delle Due Sicilie all’Italia.

Questo giardino di pietra è ricco di monumenti e tesori artistici di alto valore e da qui in poi si prosegue verso il mare di Napoli, il  ‘Lungomare Caracciolo’  , da cui si ha una vista mozzafiato sul Vesuvio! Siete pronti? Seguitemi in questo giro dal centro al mare di Napoli!

‘Piazza del Plebiscito’, il salotto di Napoli

Per secoli  ‘Piazza del Plebiscito’  è stata punto di ritrovo per tutti i Napoletani. Originariamente si chiamava ‘Largo di Palazzo’ e ‘Largo San Francesco di Paola’.

‘Piazza del Plebiscito’  visse un periodo glorioso tra  il 1890 e i tardi anni Trenta, quando l’apertura di bar storici quali il ‘Gambrinus’ e il ‘Turco’ (poi ribattezzatoTripoli’) la animavano giorno e notte.

Oltretutto  ‘Piazza del Plebiscito’  non smise mai di essere palcoscenico di manifestazioni, installazioni d’arte e concerti. Però con il ridimensionamento e la chiusura dei noti locali sempre in festa , la piazza sembrò invasa da un’atmosfera rigorosa e severa che proprio non le si addiceva. Ed è solamente negli anni’ 90 che  è stata resa accessibile unicamente ai pedoni, diventando così  il simbolo del ‘Nuovo Rinascimento Napoletano’.

8 Cose da vedere  a ‘Piazza del Plebiscito’ 

    1. Le  statue equestri di Carlo III di Borbone’ e di Ferdinando I : Firmate dal Canova e dal suo allievo Antonio Calì ;
    2. ‘Palazzo Salerno’: Risale al  XVIII secolo e fu fatto  dall’architetto messinese Francesco Sicuro, e così chiamato da Leopoldo di Borbone-Napoli, principe di Salerno;
    3. ‘Palazzo della Prefettura: Venne costruito nel 1815 dall’architetto Leopoldo Laperuta per volere di re Ferdinando I, per farne un posto dove accogliere gli ospiti.  La facciata si presenta su due ordini, con un basamento bugnato, nel quale si apre anche il portale in piperno, e con le finestre del piano nobile sormontate da timpani triangolari e arrotondati.  Il palazzo, oltre che della Prefettura, dal 1890 è sede del più famoso caffè della città, il ‘Caffè Gambrunus’;
    4. ‘Caffè Gambrunus’ : Il nome di questo storico caffè deriva dal re fiammingo Gambrinus, considerato inventore della birra. Tra marmi, stucchi e specchi i suoi interni sono  stati decorati da 43 pittori e scultori e hanno visto sedersi ai tavoli le più illustri personalità della storia italiana, dai vari presidenti della Repubblica, a letterati come Gabriele D’Annunzio;
    5. Chiesa di San Francesco di Paola’ : Un tempio a pianta circolare con 48 colonne (per questo rievoca il ‘Pantheon’ di Roma) in stile Neoclassico fatto dall’architetto Pietro Bianchi. Fu fatto erigere da  Ferdinando I di Borbone perché riuscì a riconquistare il regno dai francesi;
    6. ‘Palazzo Reale’ : Questo fu uno sfizio del vicerè  Fernando Ruiz de Castro conte di Lemos ! Esso fu rimaneggiato più volte con l’aggiunta di diciannove arcate. Queste vennero tappate dall’ingegnere napoletano Luigi Vanvitelli , perché causavano instabilità . Le arcate furono poi riempite da Umberto I nel 1880 con i busti dei capostipiti fondatori delle dinastie ascese al trono di Napoli: Ruggiero II, Federico II di Svevia, Carlo I D’angio, Alfonso V D’Aragona, Carlo V D’Asburgo  Carlo III, Gioacchino Murat, e Vittorio Emanuele II;
    7. Il ‘Castel Nuovo’: Detto anche ‘Maschio Angioino’, questa imponente fortezza domina il fronte del porto di Napoli. Questo è uno storico   castello medievale e rinascimentale, nonché uno dei simboli della città di Napoli. Il ‘Castel Nuovo’ ha subito varie modifiche nel corso del tempo. Esso è principalmente la rappresentazione plastica della potenza di Alfonso d’Aragona, che aveva conquistato il trono di Napoli nel 1443. Non poteva che essere simbolo stesso di Napoli , e tutto l’anno ospita eventi culturali ed è tra le altre cose sede  del ‘Museo Civico’ ;
    8. ‘Museo Civico’ : Quest’ultimo si trova dentro il ‘Castel Nuovo’ e venne  inaugurato nel 1990 . Esso  vanta capolavori quali la Cappella Palatina’ e ‘La Sala dell’Armeria’ , insieme a sculture, oggetti e dipinti dall’epoca medievale al tardo Ottocento;
    9. Teatro San Carlo di Napoli’: Questo è il più antico teatro d’opera del mondo fondato nel 1737.  Date le sue dimensioni, struttura e antichità è stato modello per i successivi teatri d’Europa. Affacciato sull’omonima via al civico 98, esso è stato inserito dall’ ‘UNESCO’ tra i monumenti considerati ‘Patrimonio dell’Umanità’;
    10. ‘Chiaia’ : Questa è la zona benestante e dello shopping di Napoli , sono presenti le griffes più importanti. Inoltre  qui è un punto centrale della movida partenopea grazie alla presenza di numerosi locali raffinati e alternativi . Il fascino di ‘Chiaia’ però non si esaurisce di certo qui, poiché è  un quartiere ricco di belle chiese, stupendi edifici storici ed eleganti piazze. Clicca qui per sapeere cosa vedere a Chiaia.

‘Lungomare Caracciolo’, Napoli da mare!

Napoli o la ami o la odi. E io torno sempre a riprenderci il cuore quando posso. Crea dipendenza, perché è un insieme di contrasti infiniti, come noi essere umani. Ha un’anima che vibra in maniera prepotente . Non si può fare a meno di perdersi nella  bellezza di Napoli . Come quella del ‘ Lungomare Caraccioloe delle sue acque cristalline, a cui ci si giunge scendendo da ‘Piazza del Plebiscito’  .

Il ‘ Lungomare Caracciolo’   è lungo 3 km , e comprende 4 strade principali:

  1. ‘Via Nazario Sauro’: Parte  dal  ‘Molo di Santa Lucia’ fino a Castel dell’Ovo, attraversando i più famosi hotel di lusso della città come il ‘Grand Hotel Santa Lucia’ e ‘Hotel Miramare’. Ma anche celebri ristoranti come ‘La Bersagliera  e ‘Zi Teresa’ (clicca qui per altri ristoranti al ‘Lungo Mare Caracciolo’);
  2. ‘Via Partenope‘: Qui si trovano le più  rinomate pizzerie di Napoli come ‘Sorbillo lievito Madre al Mare’  e ‘Vesi Pizzagourmet’, e  altri importanti alberghi  come ilRoyal Continental Hotel’  e il ‘Grand Hotel Vesuvio’ (clicca qui per dove dormire nella zona del ‘Lungo Mare Caracciolo’ );
  3. ‘Via Caracciolo’: Questa è la parte più lunga che fiancheggia la ‘Villa Comunale’ e il mare .  A metà percorso c’è  la ‘Rotonda Diaz’   con la famosa statua equestre dell’omonimo  generale ;
  4. ‘Via Mergellina’:  Si estende da ‘Via Caracciolo’  a ‘Piedigrotta.  Qui siamo  a stretto contatto con la  Napoli più ‘verace’, tra reti di pescatori e barche ormeggiate. Non potete non andare al ‘Porto di Mergellina’, dove partono i traghetti per le isole. Ed è anche dove ci si può fermare in uno dei tanti chioschetti per  bere un caffè, mangiare un gelato o piatti base di pesce con vista mare!

‘Lungomare Caracciolo’, il mare di Napoli

Il Lungomare Caracciolo’ è il mio luogo prediletto perché  da qui si gode di  un panorama strappalacrime sul Vesuvio , Capri ed il promontorio diPosillipo’.  Questa è un’ incantevole  promenade che sta accesa dall’alba al tramonto ed è sempre sovraffollata per i suoi campionati di vela  e i suoi Capodanni. C’è molto da vedere e fare in questo posto, seguitemi.

Storia del ‘Lungomare Caracciolo’

Fino alla fine dell’‘800 il  Lungomare Caracciolo’ non esisteva, ed il mare bagnava Napoli fino alla ‘Riviera di Chiaia’ (dall’altro lato della Villa Comunale’). Al posto di quello che c’è oggi  c’ era una spiaggia molto frequentata dai napoletani, che venne assorbita  dall’asfalto. Dieci anni fa il sindaco di Napoli Luigi De Magistris decise di chiudere il  ‘Lungomare Caracciolo’  al traffico  regalandola finalmente ai cittadini, che qui passano volentieri il loro tempo libero.

2 Cosa da non perdere  al ‘Lungomare Caracciolo’

1. ‘Borgo Marinari’

Al ‘Lungomare Caracciolo’   spicca il ‘Borgo Marinari’ , che è a ridosso del Castel dell’Ovo’, nel quartiere San Ferdinando’. Esso è unito alla terraferma tramite un istmo artificiale collegato col Borgo Santa Lucia’.

Gli studiosi attestano che qui  sarebbe da individuare l’ ‘Isolotto di Megaride’  che sarebbe l’embrione di Napoli . I greci delle colonie di  Ischia e Cuma del IX secolo ci fecero un emporio commerciale. Questo  venne dapprima nominato Partenope,’ in reverenza alla sirena di Ulisse , poi Neapolis’,  cioè ‘città Nuova’ . Volendola  appunto distinguere dalla ‘Paleoplis’ , ovvero ‘città vecchia’ , quando essa si espanse verso Monte Echia (‘Pizzofalcone’). Qui è tutto particolare, è una cittadella dove mangiare e bere di gusto o fumare  unnarghilè’. Tutto è avvolto in un’atmosfera speciale, lontano dai ritmi frenetici di Napoli  .

2. ‘Castel dell’Ovo’

I  resti di un passato glorioso  fanno del  Castel dell’Ovoun must irrinunciabile a Napoli. Quando si salgono gli  scaloni si arriva in cima al secondo piano. Qui a una finestra è scolpito  un piccolo Gallo in Bronzo’ a opera dell’avellinese Antonello Leone), quasi a custodire tutto quel ben di Dio. Appena giunti nella terrazza panoramica, si ammira il blu del Tirreno che pare una cosa unica con il cielo pieno di gabbiani che virano assecondando il buon vento.

Il  Castel dell’Ovo è  una costruzione prestigiosa . Secondo il mito è così soprannominato perché Virgilio celò nelle sue segrete un uovo per mantenere in piedi l’intera fortezza. La sua rottura avrebbe provocato non solo il crollo del castello, ma anche una serie di rovinose catastrofi a Napoli.

Perché  è famoso il ‘Castel dell’Ovo’?

C’è una lista di episodi eclatanti che riguardano il ‘Castel dell’Ovo’:

Nel corso del Medioevo la decadenza ‘Castel dell’Ovo’ regna sovrana fino alla riqualifica dei Borbone.  Le colmate al mare della prima metà dell’800 successivamente ampliarono la superficie abitabile, che si riempì di fastose residenze di personaggi illustri.

3 ‘Mergellina’

‘Mergellina’  è  una delle aree più spettacolari Napoli, perché si distribuisce su enormi spazi pubblici, vie larghe e un caratteristico lungomare , dove alle barchette di pescatori si alternano yatch di lusso. L’atmosfera è Mediterranea, e il mare cristallino, lo stesso che ha ispirato pittori, poeti e musicisti che hanno immortalato questa zona nelle loro opere. Pare che il suo nome derivi da una parola latina ‘mergus’, cioè ‘uccello marino tuffatore’ , o da un’altra ‘mare ialinum’,  ovvero ‘mare chiaro’. Clicca qui per sapere cosa vedere a ‘Mergellina’. 

Napoli è una poesia! 

‘Piazza del Plebiscito’‘ Il Lungomare Caracciolo’   sono due tappe da non perdere a  Napoli . Per immergersi nell’arte e nel mare dell’urbe partenopea, e per godere di momenti di relax al mare e  per prendere il sole. La sera sono punti ideali poi per fare delle belle passeggiate e mentre avrete come sfondo un panorama mozzafiato.

Indipendentemente da cosa cercate da una vacanza, Napoli è in grado di soddisfare ogni vostra esigenza. E vi dirò d più, non programmate troppo, perché vi può succedere di cambiare idea semplicemente vivendola come è successo a me.

Ed è per questo che vi consiglio di affidarvi alla gente di Napoli per capirla e girarla in lungo e in largo seguendone i consigli. Io mi sono affidata a Roberta di Porzio proprietaria del ‘InCentro b&b’ in via Toledo 156  a Napoli. E me ne sono innamorata!

 

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